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Whisper of the heart - Kondo Yoshifumi (anime)

Titolo: Whisper of the heart (Mimi wo sumaseba).
Genere: anime, animazione, commedia.
Regista: Kondo Yoshifumi.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.


Ecco un altro di quei prodotti, che siano animazione o film non ha importanza, che mi fa riflettere sul trend culturale in Italia: questo bellissimo film dello Studio Ghibli, diretto da Kondo Yoshifumi e sceneggiato da Hayao Miyazaki (di cui ho già recensito Nausicaa della valle del vento, Il castello errante di Howl, La città incantata, Lupin III - Il castello di Cagliostro) non è mai sta importato in Italia, tanto che lo si trova solo sottotitolato (se va bene in italiano, se no ci si deve accontentare del'inglese, del francese o della lingua straniera che si conosce :), mentre al cinema e in tv è pieno di robaccia immonda per ragazzini decerebrati o adulti dalla mente ottenebrata.

Ehm, forse ho esagerato... o forse no? :p
Vabbé, questo per dire che Whisper of the heart (che in italiano sarebbe "sussurro del cuore") è un ottimo film... come peraltro capita sempre quando di mezzo c'è lo Studio Ghibli.

Ma torniamo al film: Shizuku è una ragazzina che vive in una tranquilla cittadina giapponese, e ha due grandi passioni: la lettura e l'arrangiamento in giapponese di canzoni straniere.

Una di queste, che peraltro fa da sigla di apertura al film, è la nota "Country road" di John Denver, che per l'appunto Shizuku sta cercando di arrangiare nella sua lingua madre.

Durante una delle sue ricerche bibliografiche (tra l'altro suo padre fa il bibliotecario), la ragazza si accorge che nella lista di coloro che hanno preso in prestito i medesimi libri che ha preso lei c'è sempre un certo Asegawa... chi sarà mai?

Questo in sostanza è l'avvio di Whisper of the heart, un film di animazione molto tenero e dolce che si fa guardare con grande piacere e che contiene degli spunti sia narrativi sia esistenziali di spessore.

Tra i primi, cito alcuni episodi particolarmente efficaci: la rincorsa del gatto Moon (chiamato così perchè talmente grasso da sembrare una luna piena), che inizia dalla metropolitana e finisce in un curioso negozietto; la scena del bellissimo orologio a pendolo; la piccola orchestra che si viene a creare spontaneamente tra Shizuku, il suo amico violinista Seiji e altre persone; i viaggi fantastici della ragazza con il Barone (che si rincontrerà poi nel seguito del film, The cut returns).

Tra i secondi, ne cito uno, di non poco valore: Shizuku, nel sentir parlare Seiji, che ha deciso di volersi specializzare nella costruzione di violini nella città italiana di Cremona, si rende conto che al contrario lei non ha un simile sogno e che anzi deve ancora decidere che fare nella sua vita.

Ma forse un film di animazione la cui realizzazione tecnica è impeccabile, originale e pieno di momenti profondi e coinvolgenti non è abbastanza per il pubblico italiano... e allora, torniamo a guardare il festival di Sanremo o il Grande fratello (oggi sono un po' polemico ;)!

Scherzi a parte (beh, non scherzavo poi tanto), io il film ve l'ho consigliato, ora tocca a voi.
In chiusura, allego uno spezzone del film, quello dell'orchestrina improvvisata.
Buona visione.

Fosco Del Nero

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Getta la mamma dal treno - Danny De Vito (film commedia)

Titolo: Getta la mamma dal treno (Throw momma from the train).
Genere: commedia.
Regista: Danny De Vito.
Attori: Danny De Vito, Billy Crystal, Anne Ramsey, Kim Greist, Bruce Kirby, Kate Mulgrew, Rob Reiner, Brandford Marsalis.
Anno: 1987.
Voto: 5.


Getta la mamma dal treno è sostanzialmente una commedia degli equivoci basata sulle incomprensioni tra i due protagonisti, Larry Donner (Billy Crystal), ex scrittore e professore in un corso di scrittura, e Owen Lift (Danny De Vito), un bizzarro personaggio che frequenta proprio il corso del primo, che si è messo in testa di scrivere dei romanzi gialli pur essendo evidentemente privo di talento.

Ma Owen è una persona semplice, e non si rende conto di piccolezze come letteratura e talento, e insiste nel suo proposito, stressando a più riprese il suo professore, che, un po' per suggerimento e un po' per toglierselo di torno, gli consiglia di trarre spunto dai film di Alfred Hitchcock.

E Owen lo farà davvero, prendendo spunto dal film in cui i due protagonisti si "scambiano" i rispettivi omicidi in modo che il movente fosse del tutto assente, mentre gli alibi dei diretti interessati di ferro.

E già, perchè sia Larry sia Owen hanno qualcuno che odiano: lo scrittore fallito l'ex moglie, che guarda caso gli ha rubato il suo romanzo facendone un caso editoriale di successo, e il piccolo ometto la madre, donna prepotente e insopportabile (che tra l'altro è interpretata dala stessa attrice che ha fatto la mamma Fratelli ne I Goonies).

Da qui iniziano la vicende tragi-comiche di questo film.

In realtà, il film si dimostra poco divertente, con molti skatch forzati.

Senza contare che il professore interpretato da Billy Crystal, improvvisamente sospettato per l'omicidio dell'ex moglie (che non ha commesso), pare agire cercando a tutti i costi di sembrare lui il colpevole: appena saputa la cosa da una fonte privata (il presunto assassino ;), come prima cosa telefona a casa di lei, poi va da amici e fidanzata balbettando qualcosa sulla morte dell'ex moglie, poi inizia a mettere le sue impronte dappertutto (sprattutto dove non dovrebbe), poi si dà alla macchia, etc.

Stringi stringi, l'unico momento del film che mi ha fatto ridere è l'episodio delle telefonate dalle Hawai.
Altro momento rimarchevole, ma non per essere divertente, bensì per la sua tenerezza, è quello della collezione di monete.

Un'altra cosa riuscita del film è il personaggio della signora Lift, la madre iperpossessiva di Owen: se l'intento era creare un personaggio fastidioso e irritante, beh, è stato raggiunto in pieno... spesso veniva anche a me voglia di ucciderla... :)

In conclusione, un filmetto con pochi spunti di qualità, ma che tuttavia non è del tutto pessimo.

Fosco Del Nero

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I Goonies - Richard Donner (film avventura)

Titolo: I Goonies (The Goonies).
Genere: avventura.
Regista: Richard Donner.
Attori: Sean Astin, Josh Brolin, Jeff Cohen, Corey Feldman, Kerri Green, Jonathan Ke Quan, John Matuszak, Robert Davi.
Anno: 1885.
Voto: 6.5.


Un altro film cult degli anni 80, vera e propria icona cinematografica di quel periodo: I Goonies.
Era da molto che non vedevo questo film, che ho riguardato proprio per l'occasione della recensione. :)

Partiamo dalle basi: la sceneggiatura è di Chris Columbus (regista di Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire, L'uomo bicentenario, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, nonchè produttore di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, diretto invece da Alfonso Cuaron).

La produzione, invece, è di Steven Spielberg (tra regia, produzione e sceneggiatura sono veramente troppi i suoi film: come regista cito Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Poltergeist - Demoniache presenze, I predatori dell'Arca perduta, E.T. l'extra-terrestre, Jurassic Park, Schindler's list; come produttore cito Gremlins, Ritorno al futuro, Piramide di paura, Men in black).

La regia, infine, è meno nota, per quanto anch'essa di spessore: dietro la macchina da presa c'è Richard Donner (il bellissimo Lady Hawke, la serie di Arma letale, il sorprendente S.O.S. fantasmi, Superman, l'inquietante Omen - Il presagio).

Quanto ai protagonisti, invece, tutti assai giovani, nessuno di loro è diventato col tempo un attore importante; da segnalare solamente Sean Astin (ossia lo hobbit Sam ne Il signore degli anelli).

Bene, immagino che la storia sia nota ai più. Comunque, la sintetizzo: i Goonies sono una banda di ragazzini che vive in una zona dell' Oregon nota come "Goon Docks", da cui il nome del gruppo. Gruppo che, seguendo le tracce di un'antica mappa del tesoro del leggendario pirata Willy l'Orbo, si avventura alla ricerca di oro e dobloni.

I giovani avventurieri avranno però la disavventura di incrociare il cammino della famiglia Fratelli (di chiara inflessione siciliana), che peraltro apre il film con un inseguimento autobobilistico successivo alla fuga da prigione di uno di loro.
Seguiranno trabocchetti (anzi, "tragobbetti", come alcuni dei Goonies dicono a più riprese :), sotterranei, navi, etc.

Dopo produzione e storia, eccoci arrivati al giudizio: il film è senza dubbio caruccio e si fa guardare volentieri. Inoltre i ricordi infantili-adolescenziali (li dico entrambi perchè non mi ricordo a quanti anni l'ho visto per la prima volta :) aiutano a farlo considerare con più benevolenza.

Rimane il fatto, però, che si tratta di un prodotto destinato palesemente a un target demograficamente basso, e che di certo non si distingue né per originalità di trama, né per spessore concettuale.

Un piacevole film per famiglie, dunque, e nulla più.

Fosco Del Nero

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Existenz - David Cronenberg (film fantastico)

Titolo: Existenz (Existenz).
Genere: fantastico, surreale.
Regista: David Cronenberg.
Attori: Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Willem Dafoe, Don McKellar, Callum Keith Rennie, Sarah Polley, Christopher Eccleston.
Anno: 1999.
Voto: 8.5.


Mi sono stufato di recensire film con Jude Law: questo infatti è già il terzo dopo Sleuth - Gli insospettabili e Alfie.

Se i primi due mi erano piaciuti, e l'ho scritto, Existenz mi è parso uno dei film più sottovalutati di sempre, forse semplicemente perchè diretto da un regista non addentro ai circuiti commerciali e molto controverso, ossia David Cronenberg.

Anni fa, quando passavo di fronte a un'edicola vicino a casa, ne vedevo una copia all'interno di una di quelle riviste di cinema con una videocassetta allegata (eh sì, erano molti anni fa :p): l'immagine mi aveva sempre incuriosito, ma per molto tempo non approfondii.

Un bel giorno lo feci, e trovai una sorpresa lietissima: Existenz è un film strepitoso, originale, appassionante e conturbante.
E' un gioco di specchi, in cui sia i protagonisti che gli spettatori non sono mai certi di quello che succede.

Il cast è ottimo: oltre al bravo Jude Law, vi sono Jennifer Jason Leigh (sensuale più che bella), Willem Dafoe (uno degli attori più caratterizzati che abbia mai visto), Ian Holm (attore della vecchia guardia, presente in film del calibro di Alien di Ridley Scott, Il pasto nudo dello stesso Cronenberg, Brazil di Terry Gilliam, Il quinto elemento di Luc Besson, Il signore degli anelli di Peter Jackson, La vera storia di Jack lo squartatore di Albert Hughes).

Vi accenno in breve la trama: il film si apre con una riunione di appassionati di videogiochi, alle prese, in un prossimo futuro, con una nuova piattaforma di realtà virtuale, Existenz per l'appunto.

Ad essa si accede attraverso la connessione tra una specie di joystick esterno e un'apertura, chiamata bioporta, che le persone si installano alla base della colonna vertebrale.
Tra l'altro, sia il pod-joystick, sia la bioporta sono chiaramente allusivi in senso sensuale-sessuale (sia il maneggiare il pod, sia inserire il cavo nella bioporta... vabbè, ci siamo capiti... :).

All'interno di un film così innovativo e coinvolgente, l'unica controindicazione che intravedo è quella di una certa ruvidità in determinate scene: sangue, smembramenti di strani (e un poco disgustosi) esseri, pallottole di denti sparate in piena faccia, etc.
Ma è veramente poca roba, e sarebbe un peccato non vedere un film di questo calibro per questo motivo...

Un bravo a David Cronenberg, allora, per averci regalato Existenz.
Se non lo avete già visto, cercatelo assolutamente e fatemi sapere.

Fosco Del Nero

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Qualcuno verrà - Vincente Minnelli (film commedia)

Titolo: Qualcuno verrà (Some came running).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Vincente Minnelli.
Attori: Frank Sinatra, Shirley MacLaine, Dean Martin, Arthur Kennedy, Martha Hyer.
Anno: 1958.
Voto: 6.5.


Lo confesso: prima di vedere Qualcuno verrà, non avevo idea di che faccia avesse Frank Sinatra.

E nemmeno, se vogliamo dirla tutta, Shirley MacLaine.

Ora invece lo so. :)

Ad ogni modo, Dave (Frank Sinatra) è uno scrittore reduce dall'esercito che torna nel suo piccolo paesello, da cui se n'era andato essendo un signor nessuno e a cui ritorna da persona famosa.

Insieme a lui c'è anche Ginny (Shirley MacLaine), una donna dall'aria assai frivola (che si lascia intendere essere una prostituta o semi-tale), che Dave mostrerà da subito di volersi togliere di torno... anche perchè si invaghisce di Gwen, maestrina educata e morigerata.

Aggiungiamo al gruppetto anche Fischio (Dean Martin), amico di Dave e suo compagno di gioco e di bisboccia.

Dave è un individuo interessante: schietto, sarcastico, cinico, cosa che, unita a un'ambientazione piccolo borghese e assai moralista, ne fa una sorta di pecora nera, personaggio assai fuori contesto.

In effetti, questa è la variabile più interessante di tutto il film, che ebbe peraltro un buon successo all'epoca (con tanto di sei nomination all'Oscar).

A essere onesti, tuttavia, la storia è più coinvolgente nella sua prima parte che non nella seconda (il film dura circa due ore), laddove anzi sembra perdere di incisività.

Si tratta comunque, secondo me, di un buon prodotto, e anzi spesso mi sorprendo di come vi siano bei film o bei libri del passato che nessuno si è mai dato la pena di suggerire o di citare, e che spesso si trovano per puro caso (un altro bel film dei quegli anni che ho trovato per coincidenza, e che anzi mi è piaciuto assai più di questo è Come sposare una figlia, con Sandra Dee come protagonista, guarda caso dello stesso regista,Vincente Minnelli).

Ma forse è meglio così: le cose belle bisogna sudarsele... :)

Fosco Del Nero

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Jeff Dunham - Peanut e José (video divertente)

Ritorna su Cinema e film il favoloso Jeff Dunham, ventriloquo di rare doti comunicative e comiche.

Dopo Achmed e Walter, stavolta è il turno del pupazzo Peanut, un esserino violastro dalla grande e irriverente verve (che spesso si sfoga sullo stesso Dunham, come in una sorta di bizzarra autoironia). :)

A Peanut si affianca poi José, un peperoncino messicano infilzato su una stecca di legno. :)
Ecco a voi il primo spezzone del numero comico.



Scommetto che anche voi avete iniziato a dire Dun-haaam e Dot-cooom! :)
Il mio preferito rimane sempre Achmed il terrorista, ma anche Peanut è divertentissimo!

Buona visione con il secondo e ultimo spezzone.



Fosco Del Nero

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Nessuna notizia da Dio - Agustin Diaz Yanes (film fantastico)

Titolo: Nessuna notizia da Dio (Sin noticias de Dios).
Genere: fantastico, commedia, drammatico.
Regista: Agustin Diaz Yanes.
Attori: Penelope Cruz, Victoria Abril, Fanny Ardant, Gael Garcia Bernal, Demian Bichir, Juan Echanove, Emilio Gutierrez Caba, Bruno Bichir, Cristina Marcos, Luis Tosar.
Anno: 2001.
Voto: 7.5.


Un altro film di genere meticcio, come piace a me. :)

Tecnicamente si tratta di una storia fantastica, come vedrete tra poco, ma le altre due anime del film (termine scelto non a caso), la commedia e il dramma, fanno la loro importante parte.

Ma veniamo a noi: negli ultimi anni il numero di anime che ha avuto accesso al Paradiso è calato drasticamente, mentre al contrario l'Inferno pullula di (ex) persone.

Le sorti della battaglia sembrano dunque pendere dal lato dell'Inferno (il cui amministratore è Davenport, ben interpretato da Gael Garcia Bernal, protagonista di importanti film come La mala educacion o I diari della motocicletta), ma il Paradiso (governato da Marina D'Angelo, ossia Fanny Ardant, attrice francese assai navigata; citiamo, tra gli altri, il divertente musical 8 donne e un mistero), non si arrende. Per un particolare caso, la guerra sembra giocarsi sul "possesso" di una partcolare anima, quella di Many, un pugile dal passato turbolento e dal presente altrettanto incerto.

Ognuno dei due schieramenti manda dunque il prorpio inviato: dal lato della fiamme la cinica Carmen Ramos (Penelope Cruz, attrice protagonista dell'ottimo Volver e del bellissimo Apri gli occhi), un ex gangster misogino che ha avuto la pena del contrappasso di reincarnarsi in una donna; da quello del cielo la dolce Lola Nevado (Victoria Abril).

Da qui, si scatenano le danze, con mosse e contromosse da ambo i lati.

La storia, come si è intuito è vivace, oltre che assai originale, fattori entrambi da premiare.
Spirito drammatico e commedia si alternano, generando un film intrigante e gustosissimo, con una sempre ottima e notevole Penelope Cruz (che qua recita la difficile parte di un uomo reincarnato in una donna).

Guardatelo e vedrete che vi conquisterà.
Concludo con uno spezzone del film (non molto rappresentativo del film stesso, in realtà, ma non ho resistito :).

Fosco Del Nero
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Trainspotting - Danny Boyle (film drammatico)

Titolo: Trainspotting (Trainspotting).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Danny Boyle.
Attori: Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Kelly MacDonald, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Peter Mullan, James Cosmo.
Anno: 1996.
Voto: 7.


Quando decido di vedere Trainspotting (l'avrò visto tre o quattro volte) lo faccio con uno stato d'animo allegro, considerando il film alla stregua di una commedia.

E il tono della pellicola è davvero allegro è scanzonato: la droga, argomento principale del film, è vissuta come una gioia, senza pudori o risentimenti.
Il progatonista, Mark Renton (Ewan McGregor, la cui carriera nel cinema ha preso il volo proprio da qui), e i suoi amici, Sick Boy, Spud, Tommy e Francis Begbie, sono tutti a loro modo coinvolti e ossessionati dalla droga in tutte le sue forme: siringa, acidi, pastiglie, etc.

Tutti, tranne Francis, che viceversa odia le droghe ma che, paradossalmente, è il più squilibrato di tutti.

Se il film si apre e per una buona parte della sua durata procede su binari disincatati e frivoli, non mancano i momenti drammatici: la scena del neonato è particolarmente triste, coì come è drammatica la scena di Mark bloccato a letto e in crisi di astinenza.

Il film può vantare, oltre a delle scene di ilarità e di dramma, anche degli episodi decisamente disgustosi. Due momenti, in particolare, si giocano questo poco onoverole primato: Mark dentro la "latrina più sporca di tutta la Scozia" e Spud all'indomani di una nottata di eccessive bevute.

Vedete, tratto il film quasi come se fosse un film comico...

Ma non è esattamente così, e infatti con l'andare avanti della storia il regista Danny Boyle (28 giorni dopo) propone dei momenti sempre più difficili: uno del gruppo che muore (molto triste anche la scena del gatto rimasto da solo nell'appartamento lurido), le difficoltà della vita a Londra, il tradimento di uno di loro...

E Trainspotting, tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh, finisce così, senza alcun moralismo o spirito etico.

Da sottolineare la splendida colonna sonora dei Pulp.
Molto bello anche l'incipit del film, sorta di sintetico manifesto di vita dei suoi protagonisti (con dietro le note di "Lust for live" di Iggy Pop).

Fosco Del Nero

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Ushio e Tora - Kazuhiro Fujita (manga)

Titolo: Ushio e Tora (Ushio to Tora).
Genere: fantastico, commedia, drammatico, horror.
Autore: Kazuhiro Fujita.
Anno: 1990.
Voto: 8.


Quinto manga recensito, dopo Video Girl Ai, Berserk, Maison Ikkoku e Kimagure Orange Road.

A differenza degli altri quattro, assai famosi anche in Italia e apprezzati da un pubblico di appassionati di manga sempre crescente, Ushio e Tora non è poi così famoso, benché esso sia celebre in patria e sia noto anche tra i nostri appassionati.

Da segnalare anche il premio Shogakukan Manga Award che Kazuhiro Fujita vinse con questo fumetto nel 1992.

La storia è semplice: Ushio è un adolescente liceale che vive col padre nella loro casa vicino a un tempio buddista, di cui il padre è per l'appunto il custode.
Un giorno il ragazzo si imbatte in una botola in un vecchio magazzino, la apre e ci si cala dentro. E dentro lo aspetta una sorpresa, sotto forma di antico demone rinchiuso là sotto da 500 anni: Tora, per l'appunto ("tora" significa tigre, animale che il mostro ricorda di aspetto).

Il demone gli chiede di liberarlo dalla lancia che lo tiene imprigionato nel tempio, ma il ragazzo saggiamente diniega.

Salvo poi cambiare idea una volta visto che tutta l'area si riempie di spiriti mostruosi, richiamati evidentemente dall'aura di Tora: il ragazzo, che non sa che altro fare visto anche che il padre è fuori, accetta allora di liberarlo dietro la promessa di scacciare gli spiriti.

Tora mantiene la promessa, ma poi cerca di mangiare il ragazzo (leit motiv di tutto il manga, anche se inizialmente in versione seria e poi comica), che però a contatto con la lancia si trasforma in un guerriero fortissimo.
La lancia, peraltro, è l'antica e nota "lancia della bestia", e legherà sia Ushio sia Tora a un compito gravoso ma appassionante.

Iniziano qui le avventure dei due, che costituiranno presto una bizzarra coppia.
Da questo momento, nella vita del ragazzo si affacceranno molte domande.

Chi è Tora?
Cosa è la Lancia della Bestia?
I mostri dunque esistono?
E vi sono diversi tipi di mostri?
Chi era il monaco che ha impriginato Tora?

E ancora, che relazione ha con tutto ciò la famiglia di Ushio?
E cosa è chiamato a fare Ushio stesso?

La risposta a queste domande porterà Ushio a compiere un lungo e difficile viaggio per tutto il Giappone.

Ushio e Tora è un fumetto di grande spessore: c'è inventiva, c'è azione, c'è riflessione, c'è umorismo, c'è sofferenza, ci sono personaggi (e mostri!) carismatici e interessanti.
La serie peraltro è discretamente lunga (inzialmente stampata in Italia dalla Granata Press, è stata poi ultimata dalla Star Comics dopo il fallimento della prima), e vi terrà incollati alle sue pagine fino alla fine.

Fosco Del Nero

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Titolo: L'esercito delle dodici scimmie (Twelve monkeys).
Genere: fantascienza, thriller, psicologico.
Regista: Terry Gilliam .
Attori: Bruce Willis, Brad Pitt, Madeleine Stowe, Christopher Plummer, Jon Seda, Frank Gorshin, Bill Raymond, David Morse.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.


Il 1995 è stato un anno d'oro per il cinema fantastico (come peraltro lo sono state molte delle annate seguenti, visto che fantasy, fantascienza e surreale in genere stanno acquistando mercato pian piano), con l'uscita di diverse ottime pellicole.

Il lato negativo, tuttavia, è stato che una di esse, probabilmente per motivi di marketing (oltre che per il suo valore intrinseco, intendiamoci), ha letteralmente spopolato, mantenendo le atre sotto la sua ombra: parliamo ovviamente di Matrix con Keanu Reeves.

Altri ottimi film di quell'anno, tuttora poco conosciuti, sono stati Il tredicesimo piano e per l'appunto questo L'esercito delle dodici scimmie, un incrocio tra fim di fantascienza, thriller e film psicologico.

Il protagonista principale è Bruce Willis, uomo del futuro, galeotto del futuro per la precisione, che si trova costretto ad andare nel passato per indagare su un virus che nel frattempo ha devastato la popolazione terrestre.

Ebbene, nel passato, ossia nel nostro presente, egli ci va, ma gli viene il dubbio di essere un pazzo che si è immaginato tutto (in effetti, il dubbio viene anche a chi guarda :p).

Certo non gli giova l'essere stato rinchiuso in un manicomio, in cui peraltro fa la conoscenza di un Brad Pitt che così squilibrato non si era mai visto (beh, in realtà lo si era visto un po' fuori di testa anche in Kalifornia, in cui recita accanto al mitico David Duchovny, ossia colui che pochi anni più tardi sarebbe stato l'agente Mulder in X-Files).

La trama si sviluppa così su tre diversi livelli spazio-temporali, contribuendo non poco alla confusione del protagonista e dello spettatore, incuriosito dagli eventi.

Oltre alle recitazioni di Brad Pitt e Bruce Willis, entrambe ottime, vale la pena di segnalare la regia di Terry Gilliam, regista noto per i suoi lavori bizzarri e ingegnosi; si pensi per esempo all'eccezionale Brazil.

E questo stesso L'esercito delle dodici scimmie non mancherà di sorprendere chi ne avrà acquistato il dvd, con le sue numerose trovate.
Insomma, un film da vedere, specialmente se si apprezzano le trame fantastiche e contorte.

Fosco Del Nero

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I due superpiedi quasi piatti - E.B. Clucher (film commedia)

Titolo: I due superpiedi quasi piatti (I due superpiedi quasi piatti).
Genere: commedia.
Regista: E.B. Clucher (Enzo Barboni).
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, David Huddleston, Luciano Catenacci,
Riccardo Pizzuti, Jill Flanter, April Cloud, Laura Gemser, Claudio Ruffini, Luciano Rossi.
Anno: 1976.
Voto: 8.5.


Ecco un'altra delle mie grandi passioni: i film con Bud Spencer (vero nome Carlo Pedersoli) e Terence Hill (all'anagrafe Mario Girotti).

La coppia, che è stata a lungo protagonista del cinema italiano, ha girato assieme ben 17 film, con questo I due superpiedi quasi piatti che è stato il decimo della serie.

Peraltro, ne approfitto in tale sede per citare anche chi si è "preso la briga" non solo di scoprire e lanciare il duo, ma anche di scrivere i film di maggior successo cui Bud e Terence hanno partecipato, a cominciare da Lo chiamavano Trinità (1970) e Continuavano a chiamarlo Trinità (1971), quest'ultimo, semplicemente, il film italiano che ha incassato di più al mondo (e scusate se è poco ;): il regista e sceneggiatore in questione è E. B. Clucher (nome d'arte di Enzo Barboni).

Se devo essere onesto, tuttavia, i film della coppia Bud & Terence che preferisco non sono quelli del cosiddetto "spaghetti western", ma quelli metropolitani, e guarda caso i miei favoriti in assoluto li ha diretti proprio E. B. Clucher: parlo di I due superpiedi quasi piatti (1976) e di Nati con la camicia (1983).

Finita la lezione di storia, veniamo al film: chiunque lo abbia visto non potrà che ricordarsi dell'introverso Wilbur Walsh - Bud Spencer ("Dì al vescovo che il grande drago ha già seguito il consiglio della puzzola... e c'è rimasto fregato!"), del guascone Matt Kirby - Terence Hill ("C'ho il crimine nel sangue, io"), del mitico capitano McBride ("Fortuna la chiama? Io dico buon addestramento!"), di John Philip Forsythe detto Geronimo ("Ricordatevi di Alamo!"), di Galina Kocilova ("Ruspa, Galina, ruspa!" :p) o della dolce Susy Lee ("Il mio onorevole nonno dice che è difficile leggere nei vostri grandi occhi bovini e inespressivi, ma sente che il grande drago è buono, e il tigrotto è furbo e svelto") .

E che dire delle scene dello storpio e del sordomuto ("Grazie omone"), dell'incidente stradale ("Ma quello è matto! Io c'ho lo stop, lui c'ha la precedenza e pretende di passare prima di me"), del tipo sospetto di fronte alla gioielleria sulla 24esima strada ("Una telefonata di un cittadino ci ha avvertito che c'era un tipo sospetto di fronte alla gioielleria della 24esima strada: lo abbiamo beccato col sorcio in bocca!"), di tutte le volte in cui il capitano McBride mostra di preferire Terence Hill a Bud Spencer ("Kirby capo pattuglia"), o di quando Terence Hill entra in una casa cinese dicendo "banzai" (parola giapponese che letteralmente significa "moltissimi anni": più o meno come se qualcuno entrasse in casa nostra dicendo "mille di questi giorni" in portoghese)?
Semplicemente mitico.

La storia in breve (ma presumo che la conoscano tutti): Wilbur e Matt, conosciutisi al molo 16, sono due disoccupati alla ricerca del colpo della vita, individuato in una rapina alle buste paga di un supermercato.

Ma qualcosa va storto, e i due si ritrovano in pochi secondi da potenziali criminali ad allievi del corso poliziotti, che peraltro, nonostante i loro generosi tentativi di venire cacciati, superano con successo.

E, nel mentre, indagano al caso di un cinese che avevano entrambi incontrato al porto proprio il giorno in cui si erano conoscuti.

Imperdibile: storia del cinema.
E mi stavo dimenticando di citare le splendide musiche di Guido e Maurizio De Angelis (gli Oliver Onions)!

Fosco Del Nero

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Brazil - Terry Gilliam (film fantastico)

Titolo: Brazil (Brazil).
Genere: fantastico, commedia, utopia.
Regista: Terry Gilliam .
Attori: Jonathan Pryce, Robert De Niro, Katherine Helmond, Ian Holm, Bob Hoskins, Michael Palin, Jim Broadbent, Kim Greist, Ian Richardson, Peter Vaughan.
Anno: 1985.
Voto: 8.


Quando ho visto questo film dietro suggerimento di una mia amica non ho creduto ai miei occhi: come poteva un tale capolavoro filmico e concettuale essere (essermi) rimasto sconosciuto per così tanto tempo?

Com'è possibile che tanta spazzatura sia sotto gli occhi di tutti, pompata da marketing e mass media, mentre della vera arte non ci si accorga o passi sotto silenzio?

Vabbè, meglio tardi che mai... ;)

Una cosa comunque l'ho imparata: anziché comprarsi il libro pubblicizzato qui e là dalla Mondadori o andare a vedere il film di cassetta che danno in 13 delle 15 sale del multisala vicino a casa, è molto meglio andare alla ricerca delle opere di quegli scrittori o di quei registi che ci so piaciuti in passato.

Faccio un esempio: ho letto un libro meraviglioso di Orson Scott Card (Il gioco di Ender) e poi, pur essenso un autore da noi sconosciuto, ne ho letti altri sei, tutti molto belli.

Ancora: vedo un bel film di David Fincher (Seven) e poi vado a vedermi anche un altro paio dei suoi (Fight Club e The game), e guarda a caso sono bellissimi anche gli altri due.
Idem per David Lynch, Hayao Miyazaki, Michael Ende, etc.

Gli americani hanno un detto molto bello: "follow your bliss". Sarebbe a dire: segui la tua estasi, le tue passioni.

E' quello che faccio con libri e film.

Ma torniamo a Brazil. ;)

In primis, il regista è Terry Gilliam, che ha diretto, tra gli altri, l'ormai storico Brian di Nazareth, nonchè il più recente L'esercito delle dodici scimmie.

Originariamente Gilliam voleva chiamare il film 1984 & 1/2 , omaggiando così sia George Orwell (per 1984) che Federico Fellini (per 8 e 1/2).

Poi lo ha chiamato invece Brazil, prendendo spunto dalla canzone Aquarela do Brasil di tale Ary Barroso, che è praticamente l'intera colonna sonora del film e che funge da tragicomica contrapposizione tra il suo tono melodico e confortante e gli eventi claustrofobici e opprimenti del film.

Ma non equivocate: nonostante esso dipinga una società futura in cui la burocrazia ha preso il sopravvento e la creatività umana praticamente è scomparsa (salvo piccole - ma neanche tanto - sacche di resistenza), il tono di Brazil non è pessimistico o cupo, ma anzi ironico e dissacrante, ben rappresentato del protagonista, Sam Lawry, uomo disincantato poco interessato al potere e alle poltrone e più propenso invece al sogno.

E il sogno ricorrente di Lawry, dall'ambientazione fantasy, sarà per l'appunto una componente importante del film: particolarmente emblematico, peraltro, nel frangente in cui egli si trova a lottare contro un Samurai, che poi si rivelerà avere la sua stessa faccia (Samurai in inglese si legge come "Sam you're I", ossia "Sam, tu sei me").

Ad ogni modo, lo grottesche dis-avventure della storia prendono il via da un banale errore di una stampante, causato semplicemente da un insetto, che darà via a tutta una serie di fraintendimenti e problemi che in qualche modo coinvolgeranno proprio Sam.

Una curiosità: al casting prese parte anche una giovane Veronica
Ciccone, che tuttavia fu scartata; naturalmente allora non era ancora la Madonna che conosciamo oggi.
Tra gli attori, invece, troviamo Robert De Niro e Bob Hoskins (Chi ha incastrato Roger Rabbit?)
Straconsigliato.

Fosco Del Nero

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Ragazze interrotte - James Mangold (film drammatico)

Titolo: Ragazze interrotte (Girl interrupted).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: James Mangold.
Attori: Winona Ryder, Angelina Jolie, Whoopi Goldberg, Vanessa Redgrave, Clea Duvall, Brittany Murphy, Jared Leto.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.


Come linea di principio io non amo i film drammatici che si estrinsecano in suicidi, squilibri mentali, sofferenza di vario tipo.

Tuttavia, per Ragazze interrotte, che ho visto più di una volta, faccio un'eccezione, perchè il film, a mio avviso, merita.

Non che in esso non vi siano drammi e sofferenza, anzi...

Un breve accenno alla trama chiarirà il perchè: Susanna Kaysen (Winona Ryder), personaggio reale dal cui diario è stato tratto il film, viene ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo aver ingurgitato troppe pastiglie, peraltro mischiate ad alcol.

La qual cosa, unita alla sua personalità tendente alla depressione e a delle visioni di cui soffre (che in qualche modo alterano la sua concenzione del tempo), porta alla diagnosi: tentativo di suicidio causato dalla sindrome di borderline.

Dopo un iniziale periodo di rifiuto della situazione, Susanna inizia ad ambientarsi, tanto da farsi delle amiche, spesso ben più squilibrate di lei (che anzi appare più che altro depressa e maliconica, ma non certo pazza):

- Lisa (Angelina Jolie), una sociopatica tanto disturbata quanto affascinante;
- Daisy (Brittany Murphy), una viziata ragazza di buona famiglia, probabilmente il caso più grave a causa del suo malato rapporto col padre;
- Polly, il cui viso è sfigurato dalle ustioni che si è autoinflitta da piccola;
- Georgina, una bugiarda patologica;
- Janet, un'anoressica con una sigaretta sempre in bocca.

Citiamo anche una delle infermiere della casa di cura, Valerie (Whoopi Goldberg), che finirà per diventare il punto di riferimento di Susanna.

Come è intuibile, la vita in tale istituto psichatrico non è certo noiosa, dato il tenore di chi vi abita, anche se la mancanza di noia non è attribuibile a degli eventi divertenti.
Tra pastiglie, sedute psichiatriche, tentativi di fuga, ribellioni, camera di solamento ed eventi ancora peggiori, infatti, tempo per annoiarsi proprio non ce n'è.

La sofferenza, in sintesi, è l'elemento predominante dell'intero film.

Un film che, a mio parere, è di spessore: coinvolgente e ben recitato (in particolare dalle protagoniste Winona Ryder e Angelina Jolie, ognuna a suo modo bellissima pur nella deviazione della stortura mentale).

Il finale è agrodolce, in qualche modo sospensivo.

Fosco Del Nero

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Sin City - Robert Rodriguez, Frank Miller (film fantastico)

Titolo: Sin City (Sin City).
Genere: fantastico, thriller, drammatico.
Regista: Robert Rodriguez, Frank Miller.
Attori: Jessica Alba, Rosario Dawson, Elijah Wood, Bruce Willis, Benicio Del Toro, Michael Clarke Duncan, Carla Gugino, Josh Hartnett, Michael Madsen, Jaime King, Brittany Murphy, Clive Owen, Mickey Rourke, Nick Stahl, Marley Shelton, Arie Verveen, Alexis Bledel.
Anno: 2005.
Voto: 7.5.


Per cominciare, un po' di storia: Sin City è un fumetto di Frank Miller, da cui nel 2005 è stato tratto questo omonimo film, codiretto dallo stesso Miller e da Robert Rodriguez (con l'amico Quentin Tarantino che ha collaborato alle riprese), lo stesso regista di C'era una volta in Messico, già recensito.

Anticipo subito di non conoscere l'opera originaria, in quanto non leggo che fumetti orientali, e dunque giudico il film per il prodotto in sé.

Un'altra cosa da dire è che il film è stato un mezzo fiasco negli Stati Uniti, dova al cinema ha incassato molto meno del previsto, nonostante l'imponente campagna pubblicitaria.

Altra cosa imponente della produzione è il cast, davvero notevole: la storia è divisa in tre episodi (Un duro addio, Un'abbuffata di morte e Quel bastardo giallo), aventi ognuno un protagonista maschile: rispettivamente Mickey Rourke (Marv),
Clive Owen (Dwight) e Bruce Willis (Hartigan).

Ai quali si aggiungono Elijah Wood (Frodo!), Alexis Bledel (Una mamma per amica), Brittany Murphy (varie commedie leggere, da Ragazze a Beverly Hills a Oggi sposi, niente sesso, nonchè alcuni film drammatici, come Ragazze interrotte), Benicio Del Toro (The snatch, Traffic), Jessica Alba (Dark angel, I fantastici quattro), Josh Hartnett (40 giorni e 40 notti), Michael Madsen (Kill Bill, Le iene).

Tutte stelle di prima e di seconda grandezza, che danno l'idea di che tipo di produzione si tratti.

Ok, però a me dei nomi in fondo non è mai importato molto; dunque analizziamo il film per il suo valore intrinseco.

Immancabile è il commento sulla scelta cromatica: l'intero film è in bianco e nero, con l'eccezione di aluni particolari: gli occhi blu, il letto rosso, la pelle gialla e via dicendo.
L'impressione generale è magnificente, e la fotografia veramente strepitosa.

Ok, esteticamente il prodotto è buono.

Quanto alla tensione? Buona anche quella... forse sovrabbondante persino: il film certo non difetta né nell'azione né nel coinvolgimento.

L'unica controindicazione potrebbe essere l'eccesso di violenza, visiva ed emotiva, proposto.

In questo senso, l'impronta pulp si vede in modo palese, e si riflette tanto nell'uso abbondante di sangue quanto nell'irrealismo di molte scene.
Se tuttavia questo per voi non è un grosso ostacolo, siate i benvenuti.

Come dite, qual è la trama? :)

In breve, Sin City è una città oscura, talmente oscura che nessun personaggio è esente da peccato, e chi più chi meno sconta i suoi peccati.
La carrellata di morti, violenze e membra umane sarà in tal senso abbondantemente esplicativa.

Ad ogni modo, a me è piaciuto.
Vedete se piace anche a voi.

Fosco Del Nero

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Ali grigie - Haibane renmei - Tomokazu Tokoro (anime)

Titolo: Ali grigie (Haibane renmei).
Genere: fantasy, drammatico.
Regista: Tomokazu Tokoro.
Anno: 2002.
Voto: 7.5.


Mi è stato fatto notare che era da un po' che non recensivo anime, e allora ho voluto rimediare. ;)

Inizio col dire che l'anime in questione è tratto da un manga disegnato da Yoshitoshi Abe, ma confesso di non conoscere né il fumetto né il suo autore.

Ho però avuto la fortuna di incrociare la serie animata suddetta, composta da tredici episodi, il cui incipit è letteralmente favoloso.

Una piccola descrizione è d'obbligo: gli Haibane sono dei giovani, alcuni ragazzi e alcuni adolescenti, che nascono da un bozzolo e vivono in una comunità di consimili all'interno di una città umana, la quale a sua vola sta all'interno di un perimetro di altissime mura, invalicabili e portatrici di morte se le si tocca.
Solo i corvi le possono sorpassare, ovviamente volando.

E proprio un corvo vi era nel sogno di Rakka, la protagonista, che, prima di "incarnarsi" nel bozzolo, ha sognato di cadere con un corvo che le volava accanto.
Rakka, per l'appunto, significa "cadere", giacché gli Haibane prendono nome da un elemento caratteristico del loro sogno, che peraltro fanno in modo ricorrente.

Haibane renmei significa invece "ali grigie", proprio perchè gli Haibane hanno delle piccole ali, di un grigio variabile da individuo a individuo.

Tra l'altro proprio le ali costuituiranno un elemento importante della storia, visto che manifesteranno un collegamento con la vita emotiva degli Haibane... e la vita emotiva in realtà è proprio il nucleo dell'opera: perchè gli Haibane esistono? Perchè hanno quelle piccole ali? Perchè dopo un certo periodo di tempo svaniscono? Perchè fanno un sogno ricorrente (ma alcune non lo ricordano... come mai?)? Da dove vengono? E perchè sono costretti a quella sorta di "purgatorio"; che abbiano dei peccati da scontare?

La serie animata è di una delicatezza unica: profonda, misteriosa e coinvolgente: ve la consiglio spassionatamente.

Il primo episodio, in particolare, è molto bello, ma anche il resto dell'anime è di ottimo livello.
Inserisco ora non il trailer o un pezzo di un episodio, ma la sigla finale, che dà l'idea di che tipo di atmosfera si respiri nella serie e che, peraltro, è accompagnata da una canzone molto bella (si chiama Free bird, nel caso vi interessasse ;).

Fosco Del Nero

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The game - Nessuna regola - David Fincher (film thriller)

Titolo: The game - Nessuna regola (The game).
Genere: thriller.
Regista: David Fincher.
Attori: Michael Douglas, Sean Penn, Deborah Unger, James Rebhorn, Peter Donat, Carroll Baker, Anna Katerina, Armin Mueller-Stahl, Charles Martinet.
Anno: 1997.
Voto: 7.5.


The game - Nessuna regola non ha ottenuto lo stesso successo di Seven e Fight club, i due più importanti film di David Fincher, ma a mio avviso è comunque un prodotto eccellente.

E' eccellente perchè le recitazioni, soprattutto degli attori protagonisti Michael Douglas e Sean Penn, sono convincenti, perchè la trama è originalissima, perchè pur durando due ore non annoia mai, e anzi tiene o spettatore perennemente con il fiato sospeso e in dubbio su cosa stia realmente accadendo nella storia.

In effetti è questa la caratteristica principale di The game: è rutilante e pieno di colpi di scena, veri capovolgimenti di fronte.
Tanto che il protagonista della storia, un ricco uomo d'affari di San Francisco... non diciamo niente, và...

Sottolineiamo solamente la grande capacità del regista di costruire storie al contempo appassionanti e niente affatto scontate: se avete visto Fight club e Seven, d'altronde, sapete bene che raramente le cose sono come sembrano...

In questo film tanto coinvolgente nel suo incedere da apparire a tratti claustrofobico (perchè non se ne vede l'uscita), forse l'unica critica che si può muovere è l'improbabilità di una tale organizzazione imprenditoriale.

Già, perchè al protagonista, Nicholas Van Orton, uomo freddo e distaccato, viene fatto un bizzarro regalo: un gioco, organizzatogli da una fantomatica società...

Fosco Del Nero

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Una top model nel mio letto - Francis Veber (film commedia)

Titolo: Una top model nel mio letto (La doublure).
Genere: commedia.
Regista: Francis Veber.
Attori: Daniel Auteuil, Gad Elmaleh, Alice Taglioni, Virginie Ledoyen, Kristin Scott Thomas, Richard Berry, Dany Boon, Michel Aumont.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.


Una delle mie commedie preferite: un film al contempo divertente, tenero ed educativo.

Ho già accennato in un passato post a quanto apprezzi le commedie di Francis Veber, sceneggiatore teatrale prestato al cinema: considero film come La cena dei cretini , Le placard - L'apparenza inganna, Sta’ zitto, non rompere, La capra, nonché questo stesso Una top model nel mio letto, delle pellicole strepitose, gustose, fresche e originali.

Una delle cose divertenti di Veber, tra l'altro, è che usa in modo ciclico gli stessi attori (un po' alla Pieraccioni, se volete :), spostandoli di volta in volta in parti assai differenti.

Per esempio, Daniel Auteil è il "cattivo" in Una top model nel mio letto, miliardario cinico e senza scrupoli, mentre è il protagonista buono in L'apparenza inganna, uomo timido e assolutamente bonario (devo dire che il ruolo che gli calza meglio è quest'ultimo).

Altro esempio è Michel Aumont, che in questo film recita la parte di un medico un po' svampito e irresistibilmente divertente.

Ciò che viceversa non cambia mai nei film di Veber è il nome del protagonista, François Pignon, che inevitabilmente è un personaggio un po' sotto le righe, introverso e riservato se non proprio imbranato.

In breve la trama: Pierre Lavassieur è un ricco uomo d'affari che, per salvaguardare il suo matrimonio da un gossip che lo vorrebbe (e a ragione) amante di una famosa top model, è costretto a escogitare (in realtà l'idea è del suo vivace avvocato) una trama che porterà con sé tanti equivoci... coinvolgendo naturalmente l'ignaro François Pignon (Gad Elmaleh), modesto parcheggiatore di macchine.

Pignon si troverà infatti tra la ragazza di cui è innamorato, Emilie (la bella Virginie Ledoyen, già protagonista di 8 donne e un mistero e di Saint Ange), e una famosa modella, Elèna (l'altrettanto bella Alice Taglioni).

In una produzione ottima, a mio avviso la cosa peggiore è il titolo italiano, pessimo riadattamento dell'originale La doublure... adattamento che peraltro dà l'idea di che tipo di mercato gli esperti del marketing ritengono che siamo...

Ma poco importa: ignorate il titolo del film e gustatevi il film stesso.
Buona visione.

Fosco Del Nero

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Funeral party - Frank Oz (film comico)

Titolo: Funeral party (Death at a funeral).
Genere: commedia, comico.
Regista: Frank Oz.
Attori: Matthew MacFadyen, Rupert Graves, Peter Dinklage, Daisy Donovan, Alan Tudyk, Kris Marshall, Andy Nyman.
Anno: 2007.
Voto: 7.


Un'impresa di pompe funebri porta un feretro nella casa dove si svolgerà l'elogio funebre dedicato a un uomo scomparso: questo è l'incipit di Funeral party.

Il nome del film è parecchio esplicativo dell'atmosfera che si respirerà durante la storia, di fatto un incredibile intrecciarsi di situazioni comiche che vanno dall'ironia alla vera e propria farsa.

Frank Oz, regista e autore di numerosi film (tra i quali il noto In & Out), non risparmia proprio nulla a quello che col senno di poi risulterà il funerale più malriuscito della storia dei funerali.

E lo spettatore ne risulta decisamente coinvolto: d'altronde, la mole di gag è tale che, anche solo statisticamente, qualcuna di esse far pur ridere chi guarda.

E, a proposito di ridere, l'ultimo fotogramma del film è imperdibile, degna conclusione di un siffatto film.

In sintesi, non si tratta dello stato dell'arte del cinema, ma, se lo scopo di questa commedia è quello di divertire, allora lo raggiunge bene.

Fosco Del Nero

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Gattaca - La porta dell'universo - Andrew Niccol (film fantascienza)

Titolo: Gattaca - La porta dell'universo (Gattaca).
Genere: fantascienza.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Ethan Hawke, Uma Thurman, Alan Arkin, Jude Law, Gore Vidal, Elias Koteas.
Anno: 1997.
Voto: 7.


Un bel film di fantascienza, improntato sugli possibili sviluppi medico-politico-sociali.

Per farla breve, in un futuro non troppo distante la società sarà fondamentalemente divisa in due gruppi umani: i Validi e i Non-Validi.

I primi sono stati concepiti in provetta, unendo il meglio del patrimonio genetico dei genitori e sono tendenzialmente belli, sani, non violenti, etc.

I secondi, invece, sono i concepiti tradizionalmente, con tutti i difetti del caso, dalla salute al carattere.
Ebbene, di fatto i secondi sono discriminati, tanto socialmente quanto nelle possibilità di carriera.

Gattaca è la storia di Vincent, un Non-valido cresciuto all'ombra del fratello Anton, un Valido dal patrimonio genetico straordinario. Stando ai dati di partenza (pochi secondi dopo la nascita ai genitori vengono comunicate aspettative di vita, probabili malattie e deviazioni caratteriali del figlio), Vincent avrebbe dovuto morire giovane e avere un potenziale assai inferiore rispetto a quello del fratello, il confronto con il quale sarà sempre vivo e presente.

Il confronto, poi, si ripeterà con Jerome, altro Valido dal patrimonio genetico strabiliante, che diventerà complice di Vincent nel suo progetto di entrare a Gattaca, la stazione spaziale da cui poi sarebbe partito per lo spazio.
Non vi dico naturalmente se il ragazzo riuscirà nel suo intento.

Un buon film di fantascienza, dunque, poco d'azione e viceversa molto concettoso.

Trittico di attori d'eccezione: Ethan Hawke, Uma Thurman e Jude Law, con i primi due conosciutisi sul set del film e poi sposatisi nella realtà (un po' di gossip :).

Bene, vedetelo e fatevi una vostra idea.

Fosco Del Nero

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Il castello errante di Howl - Hayao Miyazaki (anime)

Titolo: Il castello errante di Howl (Hauru no ugoku shiro).
Genere: anime, animazione, fantastico, fantasy.
Autore: Hayao Miyazaki.
Anno: 2004.
Voto: 8.5.


Dopo Nausicaa, La città incantata e Il castello di Cagliostro, ecco recensito un altro dei film del maestro Miyazaki, che gli è valso peraltro l'assegnazione del Leone d'Oro alla carriera (dopo il Leone d'Oro e l'Oscar per lo stesso La città incantata... e tenetevi forte perchè quest'anno dovrebbe uscire la sua nuova creazione).

Naturalmente dietro Hayao Miyazaki c'è lo Studio Ghibli, ma stavolta la storia non è originale, bensì tratta da un romanzo, scritto da tale Diana Wynne Jones, che confesso di non conoscere, ma che in futuro leggerò sicuramente.

Ma veniamo al film vero e proprio.

Tanto per gradire, diversi sono gli elementi comuni ai lavori precedenti: una ragazzina come protagonista (sebbene per buona parte del film sia una vecchia a causa di una maledizione ricevuta), la forte critica al desiderio di potere dell'uomo che spesso sfocia nella guerra, e naturalmente l'elemento fantastico, con la storia ambientata in un ipotetico passato, condito però da magia, streghe, macchine ipertecnologiche, strani esseri, etc.

A parte questo, l'ambientazione delle città e dei paesaggi sembra prevalentemente mitteleuropea.

Una cosa che colpisce è l'ambivalenza dei personaggi principali:
- Sophie passa da ragazzina a vecchia in un baleno (paradossalmente, caratterialmente sembra calzare meglio i panni della donna anziana)
- Howl è parte ragazzo, parte uccello mostruoso, e oscilla dalla condizione di grand'uomo a quella di anti-eroe;
- la Strega delle Lande da temibile strega passa a nonnina dolce e indifesa (che peraltro fa tenerezza quando dice a più riprese "ma che bel fuoco!");
- persino Markl, il bambino assistente di Howl, si tramuta in vecchio grazie a un mantello magico.

Bellissimi inoltre alcuni personaggi, come il fuoco Calcifer e lo spaventapasseri Rapa.

Bellissima, ma non varrebbe nemmeno la pena di dirlo, è anche la grafica, dai colori molto vivaci.
A questo proposito, alcuni paesaggi risultano particolarmente efficaci: la maestosa capitale imperiale, il vivace paese sul mare, il prato di fiori tra le montagne.

Non si può non citare anche la trovata fenomenale della porta stregata che dà su più luoghi... idea tanto semplice quanto geniale (e che peraltro, ora che ci penso, quando ero bambino applicavo insieme a mio fratello agli armadi di casa... naturalmente senza riuscire ad andare nei posti programmati).

Non vi dico come si conclude l'anime, ma vi anticipo solo che dovrete aspettarvi un castello volante in versione delux. :)

Fosco Del Nero

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Jeff Dunham - Walter (video divertente)



Ecco di nuovo lo strepitoso Jeff Dunham in azione, stavolta alle prese con un'altra sua creazione: dopo Achmed il terrorista, è la volta di Walter, una sorta di zio bisbetico e fastidioso.
Fastidioso, ma dannatamente divertente. :)

Qua sopra ho riportato il primo spezzone del video, seguito dal secondo e dal terzo, che trovate poco più sotto.
Ma forse ci sareste arrivati da soli... :p

Ecco, Walter mi ha già contagiato!!

E ora l'ultimo pezzo del video: buona visione... e lasciate un commento per farmi sapere se vi ha divertito! :)
O anche per suggerirmi degli altri video divertenti su Youtube.

p.s. Mi sono accorto a posteriori che andava visto prima questo video e poi quello di Achmed, skatch successivo all'interno della serata, ma va bene uguale... :)



Fosco Del Nero

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Kimagure Orange Road - È quasi magia Johnny - Izumi Matsumoto (manga)

Titolo: Kimagure Orange Road - È quasi magia Johnny (Kimagure Orange Road).
Genere: commedia, fantastico.
Autore: Izumi Matsumoto.
Anno: 1984-1987.
Voto: 8.


Alzi la mano chi di voi non ha mai letto il manga o visto la serie animata di Kimagure Orange Road ("La capricciosa via delle arance"), più conosciuto in Italia con il (risibile) titolo È quasi magia Johnny? :)

Si tratta di un fumetto storico, disegnato dal mangaka Izumi Matsumoto e diffusosi nel Bel Paese grazie soprattutto al cartone animato proposto su Italia 1, cartone animato - ahimè - pesantemente censurato e riadattato, per trama e dialoghi, a un pubblico basso-adolescenziale.

Una seconda edizione video è stata poi proposta dalla Dynamic Italia, stavolta in modo fedele all'originale.

In effetti, il manga si presenta un poco più adulto rispetto all'anime che abbiamo conosciuto sulla rete Mediaset, con il triangolo Kyosuke-Madoka-Hikaru più vivace e se vogliamo più maturo.

Alcuni passi e persino interi volumetti del manga erano stati infatti cancellati, lasciando dei buchi nella trama (il finale, per esempio, io non lo ricordavo dalla serie tv), scherzetto fatto peraltro per molti altri manga-anime: si pensi a Georgie, che in Italia è stato letteralmente devastato.

Chissà perchè poi: se un prodotto non ti piace manda in onda qualcos'altro... ma proporre un'opera mutilata e a tratti incomprensibile è da stupidi.

Ma torniamo a noi: Kimagure Orange Road è la storia di Kyosuke Kasuga (nella versione italiana Johnny), Madoka Ayukawa (Sabrina) e Hikaru Hiyama (Tinetta).
Sorvolando sulla genialità di chi non solo non conserva i nomi originali, ma li sostiuisce con degli altri quantomeno discutibili, diciamo che Kyosuke fa parte di una famiglia dotata di poteri esp, che ha dovuto traslocare spesso per evitare di essere scoperta.

Al termine di un nuovo trasloco, Kyosuke conosce Madoka, che gli regala un cappello rosso di paglia.
Poco tempo dopo, fa la conoscenza anche della sua migliore amica, Hikaru, che si innamora perdutamente di lui.
Ma a Kyosuke piace soprattutto Madoka... e il triangolo infinito prende il via.

Forse è inutile soffremarsi più di tanto a commentare un'opera che ha in qualche modo segnato diverse generazioni e che dunque è conociutissima.
Aggiungo solamente che si tratta di uno dei manga cui sono più affezionato in assoluto: la storia è al contempo divertente, dolce e appassionante, con quel pizzico di fantastico (i poteri esp di Kyosuke e famiglia sono spesso lo spunto per la descrizione di situazioni imbarazzanti) che non guasta mai.

Fosco Del Nero

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Ottavo Padiglione (musica)

Nome: Ottavo Padiglione.
Nazione: Italia.
Genere: rock, pop, folk.


Dopo aver presentato un gruppo hip-hop maghrebino, uno rock argentino, uno folk spagnolo, un gruppo di british-pop e un altro pop tedesco, ossia non propriamente la musica dell'"italiano medio" (si sarà capito: io non amo le cose "medie"), ve ne propongo un altro.
Anch'esso strano, ma stavolta italiano. :)
Almeno questo... :)

Sono gli Ottavo Padiglione, gruppo storico livornese che fa capo a Roberto "Bobo" Rondelli, cantante dalla voce assai espressiva.

Già il perchè del loro nome dice molto: l'ottavo padiglione era quello attribuito nell'ospedale di Livorno al reparto di psichiatria... chiaro, no? :)

Il gruppo piano piano si fa conoscere prima in città, poi in Toscana, travalicando infine i confini della regionalità, per approdare al palcoscenico nazionale grazie soprattutto al fortunato e divertente singolo Ho picchiato la testa, inciso nel 1993.

Rondelli è un personaggio eclettico: scrive musiche per musical e film, partecipa lui stesso come attore prima a musical e successivamente anche a film. Non a caso, lui e il gruppo godono fama di essere animali da palcoscenico.

Ma torniamo alla loro musica: originale, graffiante, divertente, ironica e autoironica.

Come al solito vi suggerisco alcuni titoli:
Ho picchiato la testa
Quando non ci sei
Sei andata via
Oh mama oh papa
Dal balcone
Corri treno
Dimi che nome hai
Gimme money
Industriale rapito
Notte di luna calante
Armiamoci e partite
Oroscopami
Misantropia
Tutti gay
Vitelloni
Canzone truce
Comunque vada

Buon ascolto. :)

Fosco Del Nero

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Il tredicesimo piano - Josef Rusnak (film fantascienza)

Titolo: Il tredicesimo piano (The thirteenth floor).
Genere: fantascienza.
Regista: Josef Rusnak.
Attori: Craig Bierko, Armin Mueller-Stahl, Vincent D'Onofrio, Gretchen Mol, Dennis Haysbert, Steve Schub, Janet MacLachlan, Shiri Appleby.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.


Film di fantascienza assai conosciuto dagli appassionati, ma poco noto al grande pubblico.

La coincidenza con Matrix è abbastanza singolare: entrambi i film sono usciti nel 1995 e trattano il tema della realtà virtuale, ma le avventure di Neo hanno avuto molto più successo, e questo nonostante tanti siano convinti della superiorità de Il tredicesimo piano, al contempo complesso e comprensible, e senza bisogno di una trilogia a sostegno.

La domanda "come mai?" è risolta in una parola sola: marketing.
Marketing e grandi nomi, posto che il presente film non propone personaggi eclatanti, al contrario di Keanu Reeves e soci.

Per essere precisi, l'unico attore semi-famoso tra i protagonisti è Vincent D'Onofrio, il noto "Palla di lardo" di Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. :)

Lasciando perdere i paragoni, comunque, si tratta di un ottimo film, godibile e pieno di colpi di scena, affatto scontati.

Se la trama è avvincente, idem dicasi per l'ambientazione, a cavallo tra il presente e gli anni "30.

Qualche dialogo un po' scontato tra i due protagonisti maschile e femminile.

In generale, quindi, un ottimo film, la cui visione è assolutamente consigliata.

Concludo con due frasi che mi sono venute in mente durante il film stesso:
- la prima è "chi la fa, l'aspetti".
- la seconda è una sola parola: relativismo.

Fosco Del Nero

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Dune - David Lynch (film fantascienza)

Titolo: Dune (Dune).
Genere: fantascienza.
Regista: David Lynch.
Attori: Kyle MacLachlan, Silvana Mangano, Sean Young, Sting, Jurgen Prochnow, Kenneth McMillan, Francesca Annis, Virginia Madsen, Jack Nance, Everett McGill, Patrick Stewart, Dean Stockwell, Max von Sydow, Brad Dourif, Linda Hunt, Paul Smith, Freddie Jones, Sian Phillips, Alicia Witt, José Ferrer.
Anno: 1984.
Voto: 8.


Un altro film culto degli anni "80, nonché un'altra trasposizione da un ciclo fantastico: stiamo parlando di Dune, tratto dai romanzi di Frank Herbert e diretto da David Lynch.

Non posso non partire dal cast: in primis, ovviamente, il beniamino di David Lynch (per chi non lo sapesse, il regista di Twin Peaks, Velluto blu, Mulholland drive, etc), Kyle MacLachlan (protagonista degli stessi Twin Peaks, Velluto blu, etc).

Poi, la nostra Silvana Mangano.
Ancora, il cantante Sting.
Ancora, Jack Nance e Everett McGill, anch'essi tra i protagonisti di Twin Peaks (il primo inoltre è protagonista di Eraserhead - La mente che cancella, uno tra i primi e senza dubbio tra i più inquietanti film di Lynch).

Andiamo avanti con Patrick Stewart, uno dei capitani di Star Trek, e con Dean Stockwell, co-protagonista della bellissima serie In viaggio nel tempo - Quantum Leap al fianco dell'ottimo Scott Bakula, guarda caso un altro capitano di Star Trek.

Altro personaggio eccellente: Sean Young, indimenticata coprotagonista di Blade Runner. E si continua con Max von Sydow, nientemeno che Padre Merrin de L'esorcista!
E questo per citare solo gli attori più famosi...

Insomma il cast di attori è stellare, e il prodotto veramente di marca.

Punto primo: ammetto le mie colpe nel non avere ancora letto il ciclo di Dune di Herbert... prima o poi rimedierò.

Punto secondo: alcuni fan dei romanzi sono rimasti delusi dalla trasposizione, ritenuta incompleta e frammentaria.

Punto terzo: benchè si tratti di un prodotto di fantascienza, l'accento è posto tutto sulle dinamiche sociali, politiche, culturali.

Persino religiose, se è vero che molto spesso si strizza l'occhio alla religione musulmana: l'ambientazione del pianeta Arrakis è desertica, con una popolazione indigena, i Fremen, che fisiognomicamente e culturalmente ricorda molto i berberi del Maghreb; si parla continuamente di messia dai poteri straordinari, ed egli è definito "muaddib", assonanza assai curiosa con la parola "mahdi", per l'appunto messia in arabo; ci si riferisce addirittura alla guerra santa ("jihad") cui il messia avrebbe condotto i Fremen contro l'invasore straniero.

Insomma, tra riferimenti religiosi, intrighi politici (soprattutto all'interno del triangolo Imperatore, casa Atreides, casa Harkonnen) e interessi eonomici, Dune si presenta come una storia abbastanza complessa e densa di avvenimenti.

Un appunto relativo agli effetti speciali, che con l'occhio del futuro appaiono certamente ingenui o pacchiani: alcuni tra i miei film preferiti, secondo me ancora oggi tra i più belli di sempre, e cito Labyrinth, Ghostbusters, lo stesso Dune, ma anche Mary Poppins o Il mago di Oz, per aggiungere anche due classici, non possono vantare certo un livello tecnologico da paura... ma se sono i migliori, evidentemente la tecnica non è tutto...

Insomma, a dispetto delle critiche che Lynch ha subito per aver osato troppo, ossia condensare un ciclo di numerosi libri in un unico film, a mio avviso Dune è una pellicola di livello, con una storia di valore e dei contenuti di spessore, che consiglio a tutti, specialmente agli amanti del settore fantastico.

Tra l'altro, il fim è stato rimasterizzato di recente, di modo che ora trovate la nuova versione del dvd in vendita.

Fosco Del Nero

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Titolo: Piramide di paura (Young Sherlock Holmes).
Genere: avventura, giallo, drammatico, commedia.
Regista: Barry Levinson.
Attori: Nicholas Rowe, Alan Cox, Sophie Ward, Anthony Higgins, Susan Fleetwood, Freddie Jones.
Anno: 1985.
Voto: 8.


Le finestre di una casa danno tutte a sud. Di fronte alla porta della casa c'è un orso. Di che colore è l'orso?".

Lo so, non è un modo ortodosso per iniziare la recensione di un film, ma non ho resistito a citare l'indovinello che il giovane Sherlock Holmes fa al giovane John Watson.

Già, perchè Piramide di paura non è nient'altro che la storia di un'avventura capitata ai due, quando ancora erano ragazzi.

Diciamo subito due cose: primo, nonostante il titolo, non si tratta di un horror o di un thriller; secondo, le vicende non fanno parte del corpus letterario di Arthur Conan Doyle, ma sono semplicemente ispirate ad esse (nei racconti dello scrittore inglese i due detective si conoscono già adulti).

Partiamo dai produttori, nomi che già dicono qualcosa della bontà del prodotto: il film lo presenta un certo Spielberg (lo conoscete, no?), lo produce Harry Winkler (niente di meno che Fonzie!), lo sceneggia Chris Columbus (alla regia dei primi due Harry Potter, L'uomo bicentenario, Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire, etc) e lo dirige Barry Levinson (regista di Good morning Vietnam, Rain man - L'uomo della pioggia, Avalon, Toys, etc).

Niente male come pedigree, no? ;)

E la qualità si vede tutta: la storia è coinvolgente, la fotografia ottima, i personaggi ispirati, la colonna sonora bellissima (a dirla tutta, fin da quando l'ho visto da ragazzino mi ricordo una canzone del film, il coro del Ramethep).
In effetti, siamo di fronte a un film culto, una delle migliori produzioni degli anni "80.

Come, non lo avete mai visto nè sentito?
E cosa ci fate ancora qua? Andate a procurarvelo!
La bellezza della tecnologia moderna è che ci vuole poco a vedersi un film di decenni fa...

A proposito, di che colore è l'orso? :)

Fosco Del Nero

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I racconti di Terramare - Goro Miyazaki (anime)

Titolo: I racconti di Terramare (Gedo Senki).
Genere: anime, animazione, fantastico, fantasy.
Regista: Goro Miyazaki.
Anno: 2006.
Voto: 7.


Lo avevo promesso, ed ecco qui la recensione de I racconti di Terramare di Miyazaki junior.

Prima di tutto, un breve cenno storico introduttivo. Negli anni "80 Hayao Miyazaki chiese a Ursula Le Guin, la scrittrice autrice dei romanzi da cui è stata tratta l'opera (il ciclo di Earthsea), di poterla adattare in versione animata; al tempo, però, il regista nipponico non era ancora un pezzo grosso, e la scrittrice rifiutò.

Anni più tardi, dopo che Miyazaki divenne noto anche al di fuori dei confini del Sol Levante, Ursula Le Guin ci ripensò e stavolta gli propose lei stessa la cosa. Ma il regista era impegnato allora con il progetto de Il castello errante di Howl e non potè accettare.

A questo punto, prese la palla al balzo Goro, ossia Miyazaki junior, incaricandosi della realizzazione de I racconti di Terramare.

Concludiamo dicendo che Miyazaki senior era contrario che il figlio accettasse il lavoro, considerandolo non ancora maturo per dirigere un film d'animazione, che l'opera finale non ha riscosso il gradimento della scrittrice, nè è stata particolarmente apprezzata dalla critica, mentre al botteghino il successo è stato discreto.

Ora, giacchè il paragone col padre è inevitabile, e infatti molti hanno detto che il figlio si è limitato a scimmiottarlo, vediamo i punti in comune con le opere del Miyazaki grande.

A dispetto di tale voce comune, non sono poi tanti: vi è la sceneggiatura fantasy (ma il 98% dei film d'animazione è di tipo fantastico), i protagonisti ragazzini (idem come sopra), l'importanza attribuita al nome pesonale (similmente a La città incantata, ma magari questo è un concetto tipico orientale, o forse era presente anche nei libri della Le Guin, che io già conoscevo ma che non ho letto), il messaggio ecologista.

Dei quattro, solo l'ultimo punto pare in stretta connessione con il lavoro di Miyazaki senior.

Ed è un punto ben presente anche nel lavoro del figlio: i numerosi paesaggi bucolici, la condanna della droga, il rifiuto della vita eterna, le critiche alla schiavitù e alla caccia ale streghe paiono tutti elementi inseribili nel filone ecologico, laddove l'ecologia è sia fisica sia mentale.

Adesso veniamo al film in sé.

L'anime inizia subito con un momento di tensione: una nave sorpresa durante una tempesta e due dragoni che lottano tra di loro. Ecco, questo è un punto in contraddizione con i lavori di Hayao Miyazaki, che partono sempre da momenti rassicuranti e sereni.

Subito dopo si passa a un regno e al suo palazzo reale, e si viene a conoscere uno dei protagonisti, Arren, il principe. Non vi dico che succcede, naturalmente, limitandomi a giudicare l'opera.

Che colpisce da subito per la bellezza grafica: è una produzione Studio Ghibli, e si vede, con i paesaggi e i colori che ammaliano lo sguardo.

In particolare, l'ambientazione della città di Hort è meravigliosa e multiforme, con il suo sembrare un meticcio storico (sembra una città medievale mediterranea, con i suoi archi e i suoi palazzi di stile romano, le sue colonne e le sue fontane di reminiscenza greca, ma anche con il suo mercato che pare il Gran Bazar di Istanbul).

Quindi, i disegni sono bellissimi.
Quanto al ritmo?

Quello è piuttosto blando, e potrebbe far storcere il naso a chi pretende azione su azione.
La storia è comunque coinvolgente e si fa seguire bene sino alla fine.

Quindi un ottimo prodotto?

Ottimo no, ed ecco i suoi difetti. La figura del protagonista andava tratteggiata meglio, e in quasi due ore il tempo c'era: in particolare, il momento del patricidio appare del tutto slegato dal resto, così come poco chiaro appare il turbamento interiore, in realtà vera e propria scissione della personalità.

Non è affatto spiegata inoltre la presenza dei draghi (ci si limita a dire che in origine gli uomini scelsero di vivere sulla terra e sul mare, mentre i draghi optarono per aria e fuoco), né la tramutazione di uomini in draghi, appena accennata a fine film.

E, forse non a caso, la Le Guin non è rimasta soddisfatta di come i suoi romanzi siano stati portati in video.

Come detto, non avendo letto i suddetti non posso effettuare un raffronto, e mi limito al solo prodotto di animazione, che è senza dubbio buono, anche se non ha la profonda genialità dei capolavori di Hayao Miyazaki senior.

Fosco Del Nero

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Pulp (musica)

Nome: Pulp.
Nazione: Gran Bretagna.
Genere: british pop, rock.


I Pulp sono dei miei tre gruppi preferiti storici, insieme ai già citati Los Fabulosos Cadillacs e Zebda, e anch'essi sono poco noti in Italia, sebbene un poco di più degli altri due.

Un poco di storia: il gruppo nasce nel 1978 per iniziativa dell'allora quindicenne Jarvis Cocker ma, nonostante la pubblicazione di tre album, It (1983), Freaks (1987) e Separations (1992), non ottiene praticamente alcun riconoscimento, tanto da generare una forte delusione nel suo leader e cantante, Jarvis Cocker per l'appunto.

Il successo, viceversa, arriva tutto d'un botto, e con la nuova etichetta Island: nel 1994 esce His 'n' hers, da alcuni considerato il vertice artistico della band di Sheffield.

L'anno seguente esce anche Different class, che consegna definitivamete il gruppo alla fama e alla gloria: l'album è record di vendite in Gran Bretagna e si diffonde in tutto il continente.

Aiutano in tal senso i bellissimi singoli Common people e Disco 2000, nonchè la colonna sonora al celebe film Trainspotting.

I Pulp si trovano così a cavalcare l'onda del brit pop accanto a gruppi come Oasis, Suede, Blur, peraltro senza avere con essi alcun punto in comune se non la terra d'Albione.

La frenetica attività che ne segue, però, fatta di concerti, apparizioni televisive e uno stile di vita che ormai per i componenti del gruppo è cambiato, lascia degli effetti negativi, e il successivo album, This is hardcore (1998) si mostra assai differente, cupo e melodrammatico.

Tre anni dopo uscirà invece We love life, che sembra un addio alle scene.

In effetti,ancora non è chiaro se il gruppo si sia sciolto o meno.

Da lì in poi, infatti, nessuna attività, salvo qualche collaborazione di Jarvis Cocker, ormai personaggio richiestissimo, come quella al film di Harry Potter - Il calice di fuoco.

Due parole per riassumere lo stile dei Pulp: intenso ma al contempo dal sapore frivolo, drammatico ma a tratti triviale, assai melodico ma con accenni di motivi molto coinvolgenti.

Un mix decisamente irripetibile.

Se può aiutare a fare un'idea, il gruppo ha dichiarato di ispirarsi a David Bowie, Cure, Beatles e Kinks.

Ora vi indico alcune canzoni particolarmente meritevoli e poi vi lascio.

Common people
Disco 2000
Mile end
Mis-shapes
Something changed
Underwear
Monday morning
Bar Italia
Lipgloss
Babies
Do you remember the first time?
Have you seen her lately?
Pink glove
Joyriders
Happy endings
This is hardcore
Help the aged
Like a friend
I'm a man

E vi allego anche il video di Common people, così avete subito un assaggio. ;)
Buon ascolto.



Fosco Del Nero

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C'era una volta in Messico - Robert Rodriguez (film drammatico)

Titolo: C'era una volta in Messico (Once upon a time in Mexico).
Genere: pulp, thriller, drammatico, commedia.
Regista: Robert Rodriguez.
Attori: Antonio Banderas, Salma Hayek, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Enrique Iglesias, Eva Mendes, Marco Leonardi.
Anno: 2003.
Voto: 6.5.


Terzo episodio della trilogia del burrito-western di Rodriguez, dopo El Mariachi e Desperado, C'era una volta in Messico è ufficialmente ambientato nell'attuale Messico, dipinto però come una sorta di terra di conquista priva di qualunque ordine pubblico e in cui vige la pura e semplice legge del più forte.

Dunque, politici senza scrupoli, signori della droga, agenti federali corrotti, killer e chi più ne ha più ne metta si danno battaglia a colpi di pistole, mitra e cavaocchi (ebbene, sì, e ci lasceranno le penne due occhi eccellenti) per stabilire la propria supremazia.

Il film è quindi un incrocio di attentati presidenziali, controattentati, piani di vendetta e contropiani, al termine dei quali molti dei protagonisti non potranno più vantarsi di essere vivi.

Ma d'altronde, che aspettarsi da un film la cui prima scena d'azione (che non tarderà ad arrivare) rappresenta un'improbabile fuga di due giustizieri-amanti (Antonio Banderas e Salma Hayek) incatenati tra di loro, gettatisi da una finestra alta 25 metri e impronosticabilmente sopravvissuti nonostante l'abbondante fuoco nemico?

Vedere per credere.

Esteticamente il film è pressocché impeccabile, sia per l'ottima fotografia sia per il cast a dir poco stellare che lo anima: Antonio Banderas, Salma Hayek, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Enrique Iglesias, Eva Mendes farebbero le fortune di qualunque film.

Ciò che viceversa sembra fare difetto al film è per l'appunto un'eccessiva e forzata azione, a tratti veramente poco realistica; ok, il realismo non è l'obiettivo di questa storia, ma a tutto c'è un limite... ;)

Altra nota dolente è il massiccio intrecciarsi di personaggi, obiettivi e interessi: a volte si ha la sensazione di perdere il filo del discorso.

In conclusione, per me un discreto film, che non mancherà di appassionare gli amanti dello stile pulp (non a caso, il titolo del film è stato proposto da Quentin Tarantino in omaggio ai western di Sergio Leone), o dell'azione in generale, nonchè i fan di questo o di quell'altro attore.
A proposito, impossibile non citare la recitazione del bravissimo Johnny Depp.

Fosco Del Nero

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Lupin III - Il castello di Cagliostro - Hayao Miyazaki (anime)

Titolo: Lupin III - Il castello di Cagliostro (Rupan sansei: Kariosutoro no shiro).
Genere: anime, animazione, commedia.
Regista: Hayao Miyazaki.
Anno: 1979.
Voto: 7.


In parte mi smentisco da solo: avevo detto che i film di Miyazaki avrebbero preso tutti un voto altissimo, mentre questo Il castello di Cagliostro si limita a un 7, comunque discreto per definizione.

Il motivo è presto detto: non sono mai stato un fan sfegatato di Lupin, tanto che la cosa che ricordo con più piacere del'opera di Monkey Punch è la prima sigla della serie animata. :

Non che Lupin, Jigen e Goemon mi siano antipatici... semplicemente non mi fanno impazzire.

E il voto infatti si deve tutto alla componente realizzativa dell'opera: i disegni sono ottimi (l'anime è del 1979!), le animazioni pure... ogni tanto poi spunta fuori qualche personaggio che ricorda chi Nausicaa, chi Conan... :)

Vi accenno la storia: Lupin e soci si trovano alle prese con un'antica dinastia di falsari, avente sede nell'immaginario regno di Cagliostro, ambientato in Italia e definito come il più piccolo stato del mondo con i suoi 3500 abitanti.
E l'ambientazione italiana si fa notare spesso, tra piatti di spaghetti e inseguimenti in 500... :)

Svolgimento e finale, quando c'è di mezzo Lupin, sono puramente accessori, posto che tutto praticamente si sa già in anticipo. Si tratta solo di vedere quali leggi della fisica saranno violate di volta in volta... :p

In definitiva, un buon prodotto, il cui valore aumenterà o meno a seconda di quanto vi piaccia Arsenio Lupin Terzo.

Fosco Del Nero

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Jeff Dunham - Achmed (video divertente)




Mi sono imbattuto per puro caso in questo video comico e Jeff Dunham e i suoi pupazzi sono già diventati dei miei idoli.

Un umorismo vivace e graffiante, poco "politically correct" ma molto brillante, che assolutamente non potevo non proporre nel mio sito.

Dunham ne ha per tutti, anche per se stesso, e il sarcasmo è distribuito davvero a piene mani.
Qualche riferimento ci sfugge, visto che i dialoghi sono intrisi di cultura americana, ma lo spettacolo é comunque esilarante, con i sottotitoli he peraltro fanno bene il loro lavoro.

E se faccio il confronto con la televisione italiana (che ormai non guardo più)...
Non c'è niente da fare: internet è una risorsa pressocché infinita.

Fosco Del Nero

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La cena dei cretini - Francis Veber (film commedia)

Titolo: La cena dei cretini (Le dîner de cons).
Genere: commedia.
Regista: Francis Veber.
Attori: Thierry Lhermitte, Jacques Villeret, Francis Huster,
Daniel Prevost, Alexandra Vandernoot, Catherine Frot, Edgar Givry.
Anno: 1998.
Voto: 8.5.


La cena dei cretini è uno dei film che mi ha più divertito in assoluto, una valanga di situazioni comico-ironiche dal primo all'ultimo minuto della storia.

Che peraltro non dura molto, visto che a malapena si arriva agli 80 minuti... ma sono 80 minuti fantastici...

Intanto, diciamo subito che si tratta di un adattamento da una commedia teatrale, e che lo stesso Francis Veber lavora soprattutto in teatro.

E la cosa si nota: pochi ambienti di regia (per il 95% tre stanze di un appartamento), grande cura per i dialoghi e per la mimica corporea.

Veber continua la scia legata al suo personaggio immaginario, François Pignon, cui ha dedicato ormai diversi film.

Si tratta di un uomo, di volta in volta interpretato da un diverso attore (ci è passato anche Gerard Depardieu) e calato in diversi contesti sociali, che invariabilmente presenta i tratti di una persona imbranata e pasticciona, assai incline alla gaffe.

E di gaffe il François Pignon de La cena dei cretini ne commetterà a iosa, con lo spettacolo che è irresistibile.

Con un avvertimento, però.
Non è comicità all'italiana, quella dei film commerciali o delle fiction popolari... Veber ha un umorismo suo, che io adoro (mi sono visto anche i film vecchi), così come adoro in generale le commedie francesi...
Mi rendo conto però che questo mio gusto può non corrispondere a quello altrui.

Da segnalare le ottime recitazioni di Jacques Villeret nei panni del Pignon nazionale e di Thierry Lhermitte in in quelli di Pierre Brochand.

Straconsigliato: come spesso accade, al successo di pubblico e di critica estero ha corrisposto un quasi silenzio nello stivale... purtroppo le cose belle ce le dobbiamo cercare da noi...

Fosco Del Nero

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