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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

lunedì 28 gennaio 2013

Essi vivono - John Carpenter (film fantastico)

Di Essi vivono, film di John Carpenter del 1988, avevo letto che era un film che, invariabilmente, o si odiava o si amava.

Ebbene, io ho aderito alla seconda possibilità.

Il film si basa su un racconto di Ray Nelson, e in sostanza è un film di fantascienza sociale, che sa più di 1984 di Orwell che non di una delle produzioni horror per le quali Carpenter è famoso (Halloween - La notte delle streghe, La cosa, Il villaggio dei dannati).

A dire il vero, non l’ho guardato per una mia passione per il genere fanta-horror, o per l’ammirazione per i lavori di John Carpenter (finora su Cinema e film è passato solo un suo film, peraltro secondario come importanza: Dark star), ma per il fatto che secondo alcuni si tratta né più né meno di quello che succede davvero sulla Terra.
Essi vivono non sarebbe dunque una critica sociale al consumismo o agli eccessivi poteri dei mass media, ma proprio il manifesto-denuncia di ciò che sta accadendo all’umanità e al pianeta Terra.

Ma andiamo con ordine, e vediamo in sintesi cosa accade nel film.
John Nada (interpretato da Roddy Piper, nientemeno che un lottatore di wrestling!) arriva a Los Angeles alla ricerca di lavoro. Completamente al verde, si arrangia in una specie di campo nomadi, e inizia a lavorare come operaio edile in una zona periferica della città.
Un bel giorno, attratto dagli strani movimenti intorno a una chiesa vicina al posto in cui sta, intuisce l’esistenza di un gruppo segreto, ma ignora la cosa fino a che non trova per caso degli occhiali scuri con cui inizia a vedere il modo per quello che vi è realmente: da un lato una somma di messaggi subliminali volti a tenere l’umanità addormentata e schiava; dall’altro, la presenza di numerosi esseri alieni, che senza occhiali sembrano del tutto umani, ma che con gli occhiali hanno una specie di faccia da zombie-cadavere.
Una volta accettata la cosa, e ci mette poco, ci mette poco anche a passare all’azione…

Dunque l’essenza di Essi vivono è la seguente: una razza aliena si è introdotta tra l’umanità allo scopo di soggiogarla completamente, si è infiltrata nelle posizioni di potere, polizia e mezzi di comunicazione soprattutto, e utilizza i media, dai giornali alle tv ai cartelloni pubblicitari, come mezzo di propaganda-addormentamento.

Che poi, stringi stringi, è esattamente quanto si sostiene in diversi rami di conoscenza: l’ufologia, l’esoterismo, l’astroarcheologia. Con una sola variante: mentre normalmente ci si riferisce a razze aliene associate a serpenti, draghi e rettili vari, il film mostra degli alieni cadaverici, forse per mantenere una generica dimensione horror.
O forse per non farla troppo simile a Visitors

Anche se, a ben vedere, anzi sentire, a inizio film si sentono queste parole testuali. “Loro vivono”, “Ci stanno alle calcagna come ombre”, “Si mimetizzano tra di noi come serpenti”, “A loro si sono prostituiti tutti i governanti”, “Svegliatevi, hanno preso il posto di Dio”, “Loro decidono come devi vivere”, “Ci rendono schiavi delle forze oscure, della materia corporale”, “Si sono impadroniti della Terra e ci manovreranno indisturbati finché non li scopriremo”, “Davanti a noi ci sono le case di coloro che ci stanno sostituendo”, “Loro vivono, noi dormiamo”, “Abbiamo ceduto il nostro pianeta, e loro ci trattano come polli di allevamento”, “Riceviamo i loro ordini e dobbiamo fare ciò che dicono: sono i nostri padroni”.
Anche qua serpenti, dunque... e il resto dei messaggi sa proprio di 1984 e di "nuovo ordine mondiale".

Ma torniamo al film al di là di possibili altri significati: Essi vivono è piuttosto ingenuo in molti frangenti, a cominciare dalla recitazione del protagonista Roddy Piper, che è quasi convincente, ma che comunque si vede che è un “ospite”.
Fa sorridere la scena di lotta con Frank per convincerlo a mettersi gli occhiali, sia come scena di lotta in sé, decisamente poco realistica, sia perché per convincerlo a provare gli occhiali sarebbe bastato usare due o tre parole, senza passare necessariamente alle prese di wrestling.

Anche i dialoghi lasciano il tempo che trovano, nonché, devo dirlo, pure la trama, sempliciotta sia nelle scelte di comportamento del protagonista, sia nella sua evoluzione e nella sua conclusione.

Il film in compenso si riscatta sul ritmo, che è piuttosto trascinante, e sulle dinamiche sociali in generale, che sarebbe stato bene esplorare maggiormente, anche come durata della pellicola, senza andare subito al sodo di sparatorie ed esplosioni.

Essi vivono, comunque, è un film che merita la visione, e che non a caso è considerato un film culto… sia da chi sospetta che esso dica qualcosa di vero, sia da coloro che lo hanno apprezzato solamente come opera cinematografica. 

Fosco Del Nero



Titolo: Essi vivono (They live).
Genere: azione, fantascienza, horror.
Regista: John Carpenter.
Attori: Roddy Piper, Keith David, Meg Foster, Peter Jason, George Buck Flower, Jason Robards III, John Lawrence, Susan Barnes, Raymond St. Jacques.
Anno: 1988.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui

martedì 22 gennaio 2013

L’uomo che venne dalla Terra - Richard Schenkman (film fantastico)

L’uomo che venne dalla Terra è certamente un film piuttosto particolare, sia come sceneggiatura, sia come realizzazione, sia come contenuti.

È stato girato nel 2007, anche se a dire il vero sembra parecchio più vecchio… forse perché la sua sceneggiatura risale addirittura agli anni ''60, o forse perché è stato girato con un budget bassissimo, e dunque è completamente privo non solo di effetti speciali, ma persino di una scenografia vera e propria, posto che tutto il film si svolge nel salotto di una casa di campagna.

Se la scenografia è carente, se non vi sono effetti speciali, se persino la colonna sonora latita, va da sé che il film deve puntare obbligatoriamente tutto sui dialoghi, e difatti così è.

Daloghi piuttosto intellettuali, a dirla tutta, che prendono le mosse da una sorta di improvvisata festa di addio a beneficio di John Oldman (David Lee Smith), professore di provincia che ha deciso di cambiare aria e che quindi è salutato dai suoi amici professori.
Abbiamo così un biologo, uno storico, una teologa, un dottore, etc.

La conversazione, che sulle prime sembra proprio un banalissimo incontro di saluto, prende una piega inaspettata quando David risponde alla domanda dei suoi amici che gli chiedono il suo segreto per non essere invecchiato per nulla nei dieci anni da che lo conoscono.

L’uomo, infatti, rivelerà agli amici di essere in realtà un uomo di cro-magnon, vecchio di 14.000 anni, che per un qualche motivo inspiegato e ignoto anche a lui non invecchia e non muore.

A questa rivelazione, accolta sulle prime con ovvia circospezione e con altrettanti ovvi dubbi, seguono numerose domande degli amici-professori, che cercano chi di far cadere in contraddizione David, chi di capire qualcosa del suo passato e del passato dell’umanità.
Fino a una successiva rivelazione, questa persino più sconvolgente della precedente…

Non svelo troppo della trama per lasciare il gusto di vedere il film a chi lo volesse.
Tra l’altro, il finale, proprio quando sembra essersi tutto tranquillizzato, rivela un altro colpo di scena, senza dubbio il più evocativo di tutto il film.

L’uomo che venne dalla Terra è un film difficile da giudicare: parte da un’idea interessantissima, ma è svolto con dei mezzi e un cast di basso livello.
Gli attori protagonisti in particolare, non convincono per nulla, tanto da far immediatamente collocare il prodotto nella categoria “film di serie B”.

Peccato, perché come detto la sceneggiatura è notevole, anche se non sempre è sostenuta da dialoghi all’altezza dell’idea originaria (che tra l'altro credo sia stata ispirata da un vecchio racconto di A.E. Van Vogt, intitolato L'uomo nodoso), sia nei concetti sia nel registro comunicativo.

Nel complesso, comunque, L’uomo che venne dalla Terra è probabilmente un film che vale la pena vedere, anche se, come detto, lascia un certo senso di rimpianto per come avrebbe potuto essere…

Fosco Del Nero



Titolo: L’uomo che venne dalla Terra (The man from Earth).
Genere: fantastico, psicologico.
Regista: Richard Schenkman.
Attori: David Lee Smith, Tony Todd, John Billingsley, Ellen Crawford, Annika Peterson, William Katt, Thorpe, Richard Riehle.
Anno: 2007.
Voto: 6.
 Dove lo trovi: qui.

lunedì 14 gennaio 2013

Inside man - Spike Lee (film poliziesco)

Inside man è il primo film di Spike Lee, il noto regista “urbano” afroamericano, che passa su Cinema e film.

Si tratta di un film uscito al cinema nel 2006 e che ha ottenuto un certo successo, sostenuto anche da un cast di un certo livello, con Clive Owen (già visto in Closer) e Denzel Washington (Déjà vu - Corsa contro il tempo) nelle parti principali dei rivali galantuomini e Jodie Foster (Contact) come piacevole extra, senza dimenticare anche l’algido Christopher Plummer (Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo).

Il genere è presto detto: è una criminal story, ma di genere un poco diverso dal solito “sparatutto” tutto azione e sangue.
Inside man, infatti, gioca le sue carte sul piano dell’architettura mentale, dello scontro sulla scacchiera tra i due protagonisti: da un lato abbiamo i bianchi mossi dal detective Frazier (Denzel Washington), dall’altro i neri guidati da Dalton Russell (Clive Owen), il primo poliziotto di New York e il secondo criminale dal piano ardito.

Partiamo dalla trama, originale: un bel giorno un gruppo di rapinatori si chiude in una banca di New York con una cinquantina di ostaggi dentro, tra dipendenti della banca e clienti.
A comandarli, Dalton Russell, che intavolerà una sorta di duetto telefonico con la controparte dei “buoni”, il detective Frazier.

In quello che sembra uno scontro piuttosto manicheo del tipo buoni-cattivi, si inseriscono altri personaggi, che mostrano come la dicotomia di partenza non fosse in realtà così netta, sfumando in modo deciso le simpatie dello spettatore, fino al finale che fa “quasi” tutti felici e contenti.

Con un cast di buon livello, un buon regista dietro la macchina da presa e una trama originale, sembra inevitabile che il prodotto finale sia di eccellente fattura… ma non è così.
Nel senso che Inside man prende abbastanza, cattura e incuriosisce, ma in certi momenti lascia perplessi per certe scelte narrative, non del tutto convincenti, generando la sensazione che si sia proceduto in modo un po’ forzato e improbabile.

Nessun problema, comunque, data la natura del film che si presenta fin da subito come una storia “particolare”.
Complessivamente, Inside man è un film sufficiente-più che sufficiente, ma a mio avviso non di più. Se siete fan di Spike Lee o amanti del genere poliziesco-scontro mentale tra polizia e criminali farà comunque al caso vostro.

Fosco Del Nero



Titolo: Inside man (Inside man).
Genere: drammatico, poliziesco. Regista: Spike Lee.
Attori: Clive Owen, Denzel Washington, Jodie Foster, Willem Dafoe, Christopher Plummer, Chiwetel Ejiofor, Carlos Andrés Gómez, Kim Director, James Ransone, Victor Colicchio, Cassandra Freeman.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 7 gennaio 2013

In time - Andrew Niccol (film fantascienza)

La recensione odierna su Cinema e film è relativa a un film di buon successo dell’anno passato: In time, noto sia per la sua trama originale, sia per la presenza in esso del cantante Justin Timberlake (che, devo dire, se la cava bene).

Accanto a Justin Timberlake, c’è Amanda Seyfried, già vista in Mean girls (buono), Cappuccetto rosso sangue (mediocre) e Jennifer’s body (scarso).

Se il film ha avuto una buona eco qua da noi in Italia, va detto che negli Usa invece il riscontro al cinema è stato un po’ deludente.

Ma andiamo subito a tratteggiare in breve la trama di In time, diretto da Andrew Niccol (che a sua volta avevo già recensito per il ben fatto Gattaca - La porta dell’universo, sempre di genere fantascientifico): nel futuro ogni persona ha incorporata una sorta di orologio biologico che riporta quanto tempo le rimane da vivere. Il tempo si guadagna col proprio lavoro, tanto che la gran massa della popolazione deve lavorare ogni giorno per allontanare la propria morte di un altro giorno.

Questo non vale per le persone abbienti, capaci di divenire letteralmente immortali dato il tempo virtualmente infinito che hanno a disposizione.

In una società siffatta, così discriminante, e in cui “ricchi” e “poveri” vivono persino in zone diverse per passare le quali occorre pagare una forte tassa in termini di tempo (che i poveri ovviamente non si possono permettere), i motivi di rivoluzione non mancano di certo…

… e a portarla avanti, per quanto in modo prima casuale, è Will Salas, 25enne che ha compiuto i 25 anni solo poche volte (a fronte di quelli che li hanno compiuti centinaia e centinaia di volte) trovatosi al centro di un equivoco che poi diverrà vera e propria carriera “criminale”. Affiancato in questo dalla bella Sylvia Weis, figlia di un ricco uomo d’affari, e osteggiato invece dal guardiano del tempo Raymond Leon, sorta di controllore dello statu quo, un po’ rigido ma a modo suo coerente.

In time rientra dunque in quel particolare sottogenere della fantascienza che è la distopia, opposto all’utopia di memoria moresca, allungando il filone dei vari 1984 (Orwell), Il mondo nuovo (Huxley), etc, in cui è descritta una società del futuro se non totalitaria, quantomeno ingiusta, ipercontrollata, in cui la popolazione normale è praticamente resa schiava.

Forse una situazione non molto dissimile da quella che viviamo al giorno d’oggi... ma rimaniamo sulla fantascienza di In time.

Per farla breve, In time è un film che non mi è dispiaciuto: pur se l’evoluzione della trama è per buoni tratti pretestuosa (per esempio, da un’accusa di furto si è passati a una fuga e a una carriera criminale assolutamente non messe in preventivo, per non parlare dell’improbabilità di successo di un ragazzo di “provincia” contro il mega-sistema politico e poliziesco che si trova ad affrontare e di cui si fa beffe ogni volta), il film è gradevole e scorre via bene, proponendo peraltro un’idea di fondo originale e interessante, cosa non da tutti, e indagando sui temi del potere, del tempo e delle possibilità.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: In time (In time).
Genere: fantascienza, azione, sentimentale.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Vincent Kartheiser, Cillian Murphy, Olivia Wilde, Alex Pettyfer, Rachel Roberts, Johnny Galecki, Matthew Bomer, Yaya DaCosta.
Anno: 2011.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.