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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

sabato 28 dicembre 2013

The Big Bang theory - Chuck Lorre, Bill Prady (serie tv)

The Big Bang theory è uno di quei casi in cui sapere certe cose ti mantiene schermato e riparato rispetto a certi messaggi subliminali-pubblicitari-mediatici-di fondo con cui i realizzatori di un prodotto hanno deciso di investirti, volente o nolente.

Passo a spiegare perché, cominciando a dire che The Big Bang theory è una delle sit-com degli ultimi anni di maggior successo, vincitrice di numerosi premi ed esportata un po’ in tutto il mondo, giunta alla sua sesta serie per un totale di 135 episodi e non ancora conclusa.

Per chi non lo sapesse, le sit-com sono le serie comiche alla Friends, Dharma e Greg, Will & Grace, I Robinson, Will il principe di Bel Air, etc.

Mi sono accostato alla prima puntata non sapendo minimamente chi avesse prodotto la serie televisiva, quali fossero i protagonisti, di che argomenti trattasse, etc. Ci sono dunque arrivato “pulito”, senza alcun pregiudizio. 

Ancora prima di vedere il primo episodio, mi ha colpito la sigla piena zeppa di simboli e concetti massonico-esoterico-iniziatici, sparati peraltro in forma di fotogrammi ad alta velocità, tanto che nel giro di 30 secondi c'erano tante immagini parecchio significative, cosa che peraltro ricorda molto i loro tipici mezzi subdoli.

Veniamo all’elenco, che non spiegherò lasciando a chi già sa il sorriderci su, e a chi non sa eventualmente fare ricerche per conto proprio.
La sigla di 30 secondi, tra le altre cose, raffigura: la teoria del big bang, la teoria dell'evoluzione, sauri e primati simpaticamente visualizzati gli uni dopo gli altri, l’Isola di Pasqua, Stonehenge, le Piramidi di Giza, una piramide sudamericana, la Tour Eiffel, la statua della libertà, il simbolo massonico di squadra e compasso, una foto dell’uomo sulla Luna, un’immagine di Gesù Cristo, l’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, svariati presidenti americani e chissà quanti altri volti del giro che io non conosco, la piramide massonica sul dollaro con il noto occhio che tutto vede, le caravelle di Cristoforo Colombo, il documento del congresso americano del 4 luglio 1776, che tra l’altro è l’anno di fondazione degli Illuminati di Baviera.
Curioso notare poi che, non bastando tutto questo, la sigla mostra in rapida successione i simboli di alcune branche di influenza e manipolazione dell’élite in questione: la medicina, il cinema, la musica, la storia, la scienza, i videogiochi.
Come dire: noi siamo questi, e noi vi controlliamo tramite questi.
Un po’ troppe coincidenze per i miei gusti.

In questo senso, non mi ha sorpreso affatto vedere che nella serie alcune cose venivano regolarmente messe in ridicolo: il vegetarianesimo, il contatto con la natura, l’omeopatia e la medicina alternativa, l’astrologia e la spiritualità in generale, la creatività.

E che, parallelamente, alcune cose venivano invece esaltate: il sesso al suo livello più basso e istintuale (mentre di amore e affetto c’è pochissima traccia, quasi nulla), cinismo, freddezza e calcolo mentale,  la sperimentazione sugli animali, abitudinarietà e tradizionalismo, l'abuso di alcol, l'abuso di farmaci, l'esasperazione del quoziente intellettivo (in luogo di cuore e intuizione, praticamente assenti), il presentare come normali fobie o sociopatie (o anche malattie).

Così come non mi ha stupito sapere, a posteriori, che il cast di produttori e attori aveva a che fare con sionismo, olocausto, confraternite, esercito Usa, omosessualità, Belgio, etc. 
E, anche qui, lascio al lettore rifletterci o ricercare per conto suo.

Detto questo, che mi sembrava doveroso, vengo ora alla serie tv come prodotto di intrattenimento: la serie è bellissima e divertentissima ed è veramente un prodotto di alto livello e umorismo. Fatto che ci si poteva aspettare, dal momento che uno degli ideatori-produttori è Chuck Lorre, già produttore di Dharma & Greg, un’altra serie in cui spiritualità, vegetarianesimo, stile di vita naturale e cultura alternativa venivano messi alla berlina (che coincidenza), e il cui attore principale figura in film "curiosi" come Eyes wide shut, altra coincidenza... mentre il protagonista di The Big Bang theory invece ha fatto una comparsata in un altro film "curioso" che vedeva come protagonista sempre Tom Cruise, noto anch'esso per la sua vicinanza a circoli esoterici: Vanilla sky. Come sempre, in questi ambiti, le coincidenze si sprecano (altra coincidenza: ogni tanto compaiono indizi non vocalizzati, come il libro The secret, in una puntata preso "distrattamente" in mano da Leonard).

Ma torniamo a The Big Bang theory: i personaggi principali sono i quattro amici Leonard Hofstadter, Sheldon Cooper, Howard Wolowitz e Raj Koothrappali, tutti ricercatori di materie scientifiche dall’alto quoziente intellettivo ma un po’ imbranati nella vita sociale, tanto da essere dei veri e propri nerd, dediti essenzialmente a fumetti, videogiochi e tecnologia in generale (e al contrario decisamente poco propensi al contatto con la natura, al movimento, al cibo sano e in generale ad uno stile di vita sano).

I primi due sono anche coinquilini, e un bel giorno nell’appartamento di fronte al loro va ad abitare Penny, ragazza di provincia trasferitasi lì per cercare di diventare un’attrice di successo.
Leonard si invaghirà all’istante della ragazza, molto avvenente, e comincerà così una sorta di mix tra i loro modi di vivere la vita.

Tra l’altro, già conoscevo la bella Kaley Cuoco-Penny per l’altra sit-com 8 semplici regole, anch’essa assai divertente.

In conclusione: The Big Bang theory è una sit-com di alto spessore dal punto di vista di umorismo, dialoghi e caratterizzazione dei personaggi… e se la si guarda schermati dal punto di vista che ho evidenziato si evitano quei condizionamenti poco carini cui ho accennato... o magari li si guarda non con rabbia o fastidio, ma con tenerezza.

Nel caso, buona visione, e mi perdonino i fan della serie per ciò che ho evidenziato, ma d’altronde già dalla sigla, senza aver visto un solo fotogramma, ero sicuro di cosa vi avrei trovato dentro, giacché i simboli non sono mai utilizzati a caso.

Fosco Del Nero



Titolo: Big Bang theory (Big Bang theory).
Genere: comico, situation comedy, serie tv.
Ideatore: Chuck Lorre, Bill Prady.
Attori: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Mayim Bialik, Melissa Rauch.
Anno: 2007-in corso.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 26 dicembre 2013

The fountain - L’albero della vita - Darren Aronofsky (film psicologico)

The fountain - L’albero della vita, che non conoscevo, è un film arrivato per caso, che mi è stato consigliato e che, per pura coincidenza, ha seguito un altro film dello stesso regista, cosa ancor più rara dal momento che non si tratta di un regista famoso, né di un regista prolifico: Darren Aronofsky
Il film precedente era Pi greco - Il teorema del delirio
Giacché ci sono, cito anche un altro film del medesimo regista divenuto discretamente famoso, e che avevo visto anni fa, prima di aprire questo blog: Requiem for a dream

Tutti e tre i film sono piuttosto immaginifico-psichedelici, e affrontano temi impegnativi, e persino metafisici: la morte, Dio, la droga, la malattia. 

Temi non troppo allegri, come si vede, e in effetti questo stesso L’albero della vita non è proprio un film gioioso, come si evince dalla trama: Tomas Creo (Hugh Jackman; X-Men, Val Helsing, Scoop) è un dottore ricercatore, e la ragione principale della sua ricerca medica è la moglie Isabel (Rachel Weisz; La mummiaConstantine, Il grande e potente Oz), malata di tumore in fase avanzato.

Se da un lato il film segue le vicende del dottore e della sua giovane moglie, dall’altro lato esplora due filoni fantastico-onirici: uno vede l’uomo nelle vesti di monaco meditante accanto all’albero della vita, mentre l’altro vede l’uomo nei panni del guerriero spagnolo alla ricerca di un’antica piramide maya in Sud America, ciò ispirato da un romanzo scritto dalla stessa Isabel.

I tre filoni narrativi si intrecciano, con il "filone realtà" che perde man mano peso nel corso della storia. Alla fin fine, gli unici elementi in comune sono l’amore del protagonista, sempre intento a salvare qualcuno, che egli sia dottore, monaco o guerriero, e la morte, che incombe inevitabilmente, nonostante le nostre lotte e le nostre paure.

La parte più interessante del film è certamente quella più spirituale, con tanto di posizione del loto, visioni new age, luci mistiche, etc, e che rappresenta, a un certo punto anche visivamente, la tensione all’ascesa spirituale dell’essere umano.

In questo senso, nonostante il film sia piuttosto triste, dentro vi è anche un’energia di resa-accettazione (quella di Isabel, che si è già riappacificata con la vita… e quindi con la morte) e un’energia di forza (quella di Thomas, che cerca la sua centratura nonostante e anzi grazie agli eventi della vita).

Nel complesso, The fountain - L’albero della vita mi è piaciuto: buona tensione narrativa, buone recitazioni, begli effetti speciali, e un senso di profondità raro da incontrare in un film. 
Normalmente evito i film tristi e drammatici, ma questo a mio avviso val la pena vederlo.

Fosco Del Nero



Titolo: The fountain - L’albero della vita (The fountain).
Genere: psicologico, drammatico.
Regista: Darren Aronofsky.
Attori: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Stephen McHattie, Mark Margolis, Ellen Burstyn, Fernando Hernandez, Sean Patrick Thomas, Cliff Curtis.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 19 dicembre 2013

Chi ha incastrato Roger Rabbit - Robert Zemeckis (film fantastico)

Credo non vi sia nessuno che non abbia ancora visto Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma approfitto comunque di questa mia ennesima visione del film culto del 1988 per scriverne una recensione.

Ci sarebbe molto da dire su questo film, ma cercherò di essere sintetico.

È un film a tecnica mista, che unisce dunque recitazione con attori in carne ed ossa e animazione.
Tra gli attori in carne e ossa abbiamo Bob Hoskins (Sirene, Brazil) e Christopher Lloyd (Ritorno al futuro, Interstate 60, La famiglia Addams), mentre tra i personaggi animati abbiamo letteralmente di tutto, visto che il film ha ospitato personaggi della Disney, della Warner Bros, della Paramount Pictures, etc.
In mezzo ai vari Topolino, Paperino, Bugs Bunny, Daffy Duck, Titti, etc, i protagonisti sono comunque altri: sul versante umano abbiamo il detective Eddie Valiant e la fidanzata Dolores, e su quello non umano Roger Rabbit e l'affascinante e celebre moglie Jessica.

Le storie delle due coppie si incroceranno per due motivi: il primo sono le dicerie secondo cui la conturbante Jessica avrebbe tradito il marito coniglio, e il secondo è il presunto testamento scritto da Marvin Acme, il proprietario dell’ACME Corporation, le cui proprietà ospitano la città di Cartoonia, sita vicino a Hollywood, California, in cui vive la gran parte dei cartoni, anche se molti altri vivono a Los Angeles, ben integrati con gli uomini.
Tuttavia c’è qualcuno che a dire il vero odia i cartoni, e lo stesso Eddie Valiant non prova una grande simpatia per loro, visto che è stato proprio un cartone a uccidere suo fratello…

Più di lui, comunque, sembra odiarli il giudice Morton, l’inventore della salamoia, una sostanza capace di uccidere i cartoni liquefacendoli, laddove invece fino ad allora si era pensato che non potessero morire.
A proposito della salamoia e della sofferenza fisica e psicologica che i cartoni-creature viventi provano quando sono immersi in essa: ricorda molto la questione degli animali e delle tante torture cui li sottoponiamo (allevamenti, macelli, sperimentazioni, etc).

Chi ha incastrato Roger Rabbit è uno spettacolo da diversi punti di vista: visivo innanzi tutto, nonostante l’età ormai avanzata del film, dal momento che offre paesaggi e momenti di grande impatto, ma anche a livello di humor e di trama il film si difende molto bene, tanto che lo si riguarda sempre volentieri, anche grazie alla simpatia dei due suoi protagonisti, Eddie Valiant e Roger Rabbit.

Non a caso, è un film che ha segnato la storia del cinema, e che ha fatto scuola, con tanto di imitatori più o meno velati: si pensi al di poco successivo, ma non tanto riuscito, Fuga dal mondo dei sogni… anche se è solo più avanti negli anni, col migliorare della tecnologia, che animazione e recitazione sono state fuse con buoni risultati, laddove al tempo questo era stato un esperimento-scommessa.

Vinta, evidentemente.

Fosco Del Nero



Titolo: Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who framed Roger Rabbit).
Genere: commedia, animazione, fantastico.
Regista: Robert Zemeckis.
Attori: Bob Hoskins, Christopher Lloyd, Joanna Cassidy, Frank Sinatra, Stubby Kaye, Betsy Brantley, Pat Buttram, Joe Alaskey, Mae Questel.
Anno: 1988.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 16 dicembre 2013

Un sogno per domani - Mimi Leder (film drammatico)

Ormai mi accosto con una certa curiosità ai film in cui recita Kevin Spacey (o a quelli in cui figura come produttore) dal momento che l’esperienza mi ha insegnato che si tratta sovente di film non banali e con dei contenuti importanti: penso ai vari American beauty, K-Pax - Da un altro mondo, The big kahuna, L’uomo che fissa le capre.

Un sogno per domani conferma la regola di fondo, e il film si rivela storia, oltre che ben fatta, anche importante nei contenuti.

Ma andiamo subito a tratteggiare la trama per sommi capi: Trevor McKinney (Haley Joel Osment, il bambino de Il sesto senso) è un ragazzino undicenne parecchio sveglio… e che la vita stessa ha contribuito a “svegliare”, dal momento che i suoi genitori sono divorziati e che sua madre è un’ex alcolizzata che ogni tanto ci ricasca.
La madre Arlene (Helen Hunt; La maledizione dello scorpione di giada), dal canto suo, ha una vita difficile, e per tirare avanti porta avanti due diversi lavori, nessuno dei due gratificante.

Nella loro vita si inserirà Eugene Simonet (Kevin Spacey), nuovo insegnante di Trevor, col tutto che parte da un compito che il docente assegna ai suoi alunni: fare qualcosa per cambiare il mondo. Trevor lo prende alla lettera, e lancia “passa il favore”, sorta di catena che farà il giro degli Stati Uniti, facendo persino finire in tv il bambino.

Un sogno per domani è un mix tra commedia, film drammatico e film di crescita personale, e si distingue bene in tutti e tre i campi, pur dando a tratti l’impressione di non riuscire a sfondare, se così si può dire, e di restare sempre a metà strada.

Recitazione buona, trama tutto sommato scontata ma interessante, e dialoghi spesso accattivanti. Con anche, come si diceva, qualche vero e proprio spunto di crescita personale, come il seguente, pronunciato proprio dal piccolo Trevor.
“Per me certe persone hanno troppa paura per pensare che le cose possano essere diverse. Insomma, il mondo non è tutto quanto… merda. Ma credo che sia difficile per certa gente che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare. E le persone si arrendono. E quando lo fanno, poi tutti ci perdono.”

Nel complesso, Un sogno per domani è un buon film, con diversi livello di lettura-visione, e che vale certamente la pena vedere.

Fosco Del Nero



Titolo: Un sogno per domani (Pay it forward).
Genere: drammatico, psicologico, commedia, sentimentale.
Regista: Mimi Leder.
Attori: Haley Joel Osment, Kevin Spacey, Helen Hunt, Jay Mohr, Angie Dickinson, James Caviezel, Jon Bon Jovi.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

sabato 14 dicembre 2013

Django unchained - Quentin Tarantino (film drammatico)

Ho visto quasi tutti i film di Quentin Tarantino, anche se su Cinema e film finora ho recensito solamente Le iene, Bastardi senza gloria e Kill Bill.
Oltre che Sin City, cui Tarantino ha partecipato come coregista, e Dal tramonto all'alba, cui ha partecipato come attore, diretto dal suo amico Robert Rodriguez.

Ad ogni modo, un paio di giorni fa mi sono visto anche il suo ultimo lavoro: Django unchained, film di ambientazione western con una serie praticamente interminabile di riferimenti, a cominciare dal titolo (Django, film di Sergio Corbucci, regista di svariati film della coppia Bud Spencer e Terence Hill) fino alla sigla finale (Lo chiamavano Trinità).

In mezzo, tante altre citazioni, spesso autocitazioni, nonché molte situazioni tipiche “tarantiniane”, tra violenza, sangue, ironia e legami affettivi. 

Ecco in breve la trama: il dottor King Schultz (Christoph Waltz; Bastardi senza gloria, The zero theorem), un cacciatore di taglie che va in giro con un carretto da dentista ambulante, sta cercando alcuni criminali su cui pende una taglia, e incontra per caso lo schiavo Django, che potrebbe aiutarlo nella sua ricerca.
Lo prende dunque con sé, come uomo libero e collaboratore.

Django (Jamie Foxx; Ray, Collateral), dal canto suo, ha un solo obiettivo: ritrovare la moglie Broomhilda (Kerry Washington; Ray, Lei mi odia), anch’essa schiava e finita chissà dove…

I due lo scopriranno, e inizierà così una sorta di partita a scacchi con Calvin Candie (Leonardo Di CaprioInception, Revolutionary road, Romeo & Giulietta, The beach, Titanic) e il suo capo-schiavo Stephen (Samuel L. Jackson; Pulp fiction, Die hard, Old boy).

La storia di per sé non è nulla di particolarmente originale, specialmente rispetto ai canoni di Tarantino, ma il film è praticamente impeccabile sotto ogni punto di vista: fotografia, colonna sonora, dialoghi, tanto che, nonostante sia il film più lungo del regista americano, con i suoi 165 minuti, comunque si segue più che volentieri fino alla fine.

Pur non essendo un fan sfegatato di Quentin Tarantino, devo dire che ho gradito tutti i suoi film, e così è stato anche per Django unchained, film che ha una sua bellezza, un suo incedere maestoso, e anche più umorismo di molti suoi predecessori.

Anche se, a dirla tutta, sconta una sceneggiatura non troppo brillante, nonché alcuni punti che non mi hanno convinto molto (come la scoperta della copertura dei due cacciataglie presso la fattoria di Calvin Candie), utili a far proseguire la trama in un certo modo ma un po’ forzati.

Nel complesso, comunque, Django unchained mi è piaciuto e, dettagli a parte, se tutti i film fossero così curati, gusti di genere a parte, non avremmo nulla di cui lamentarci…

Fosco Del Nero



Titolo: Django unchained (Django unchained).
Genere: drammatico.
Regista: Quentin Tarantino.
Attori: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Leonardo Di Caprio, Kerry Washington, Dennis Christopher, Walton Goggins.
Anno: 2012.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 11 dicembre 2013

I sogni segreti di Walter Mitty - Ben Stiller (film commedia)

Se Ben Stiller si è conquistato un indiscussa fama di attore comico e brillante, grazie a interpretazioni di film come Tutti pazzi per Mary, Ti presento i miei, Starsky & Hutch, Una notte al museo ed altri ancora, non ha fatto il salto di qualità come regista, dal momento Giovani, carini e disoccupati, Il rompiscatole, Zoolander e Tropic thunder, pur evidenziando una certa verve, non si sono segnalati come capolavori.

Adesso il buon Ben ci riprova col film che uscirà nei cinema italiani il 19 dicembre: I sogni segreti di Walter Mitty, in cui è sia regista che attore protagonista, al fianco di Kristen Wiig (Le amiche della sposa) e di Sean Penn (Carlito's way, The game - Nessuna regola, Accordi e disaccordi).

Ecco in sintesi la trama de I sogni segreti di Walter Mitty (titolo originale: The secret life of Walter Mitty): Walter Mitty di lavoro fa l’editor fotografico, e di carattere è un sognatore, tanto che spesso si perde in sogni e fantasie ricolme di avventura e pericolo (da cui i sogni segreti del titolo).

Ma è solo quando lui e la collega Cheryl Melhoff, di cui è segretamente innamorato, rischieranno di perdere il lavoro, che sarà davvero protagonista di un viaggio inatteso, un viaggio intorno al mondo più avventuroso e straordinario di quanto avrebbe mai pensato, che farà emergere il meglio di lui, amore o non amore.

I sogni segreti di Walter Mitty, dunque, oltre ad essere una commedia è anche un film sui sentimenti e sul vivere la vita in modo pieno… proprio il contrario di ciò cui Walter aveva abituato se stesso, tanto che il motto del film diventa una sua frase: “La vita è avere coraggio e affrontare l’ignoto”.

C'è da scommettere peraltro che i sogni segreti di Walter sono i viaggi anche dell'uomo comune, bloccato tra lavoro e routine di vita e sospeso tra la realtà quotidiana, che siano i sogni d'amore o sogni d'avventure.
In questo caso la storia di Walter Mitty è la storia di tante persone "normali", a cui Ben Stiller ha dato un volto e una voce. In questo senso, il film può essere sia svago che ispirazione...

Buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: I sogni segreti di Walter Mitty (The secret life of Walter Mitty).
Genere: commedia, avventura.
Regista: Ben Stiller.
Attori: Ben Stiller, Shirley MacLaine, Sean Penn, Kristen Wiig, Adam Scott, Patton Oswalt, Terence Bernie Hines.
Anno: 2013.
Dove lo trovi: qui.


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domenica 8 dicembre 2013

Eyes wide shut - Stanley Kubrick (film drammatico)

Va da sé che apprezzo molto Stanley Kubrick come regista, anche se finora nel blog ho recensito il solo Il dottor Stranamore.
Oggi faccio il bis, con un altro suo classico (ma quale dei suoi film non è diventato un classico?): Eyes wide shut, senza dubbio il suo film più controverso, durante la lavorazione del quale, peraltro, il regista è morto in circostanze sospette.

E il fatto che il film parli in buona sostanza di logge massoniche e riti magico-sessuali ha fatto fare ad alcuni due più due.

In un film così tanto palese, peraltro, la ricerca di riferimenti più o meno nascosti, come il grembiulino massonico, la scultura a forma di pigna-ghiandola pineale, i riferimenti all’arcobaleno, la stella di Ishtar, il nome di Zsandor che riecheggia quello del fondatore della Chiesa di Satana, la villa dei Rothschild in cui è stato girato il rito magico-sessuale, l'utilizzo delle donne come oggetti sessuali, la liturgia cantata al contrario, il cerchio magico, l'aquila bicipite con corona, i numerosi specchi e maschere, assassini e suicidi simulati, manipolazione mediatica e gente che sparisce, lascia persino il tempo che trova: Eyes wide shut parla di gruppi massonico-esoterici nascosti e di riti a sfondo sessuale, su questo non ci piove.

Così come non ci piove sul fatto che, stringi stringi, la vita dei due protagonisti, inizialmente due persone ignare, cambi profondamente, e non perché si siano addentrate in tali gruppi, cosa che al contrario è stata impedita a William Harford (mentre la moglie Alice l’ha vissuta… in un sogno), ma perché cambia profondamente il loro modo di concepire la vita, la coppia e il sesso stesso.

Il dialogo finale del film rivela sul film stesso molto più di tutto il resto: 
"Nessun sogno è mai soltanto sogno."
"L’importante è che ora siamo svegli."
Come a dire che prima erano addormentati, o comunque meno consapevoli delle cose.

Eyes wide shut è dunque il racconto della presa di consapevolezza di Bill e Alice, per quanto periferica e marginale rispetto ai riti intravisti da lui nella realtà e da lei nel sogno.
Ma d’altronde, quale dei due sia veglia e quale sogno è un dubbio che lo stesso protagonista si pone. 
I due, per così dire, hanno saputo per caso la parola d’ordine, hanno intravisto qualcosa, quanto bastava per cambiare il loro paradigma della vita, ma poi non sono potuti andare oltre (perché quello era un mondo inaccessibile per la gente comune, nonostante tutta la buona volontà di Bill, indirizzato ai luoghi "oltre l'arcobaleno" dall'uccellino-usignolo-Nightingale), rimanendo infatti in una situazione emotiva di turbolenza, di mancanza e di paura...

... che potrebbe peraltro essere quella richiamata dal titolo, gli "occhi largamente chiusi", figura stante a simboleggiare lo stato di inconsapevolezza... il quale peraltro potrebbe anche riferirsi all'uomo comune, e quindi allo spettatore che Kubrick voleva mettere in guardia, per l'appunto distratto (dalle cose della sua vita) e inconsapevole (di ciò che veramente succede intorno a lui).

Secondo alcuni Stanley Kubrick, che già dai suoi film precedenti aveva mostrato di sapere qualcosa, e quindi di essere del giro di massoneria e gruppi esoterici, ha rivelato troppo, ed è stato per questo eliminato… proprio come succede peraltro ai personaggi scomodi del film.
Altre coincidenze curiose: nel film ha una piccola parte Thomas Gibson, il Greg di Dharma e Greg, serie che mette in ridicolo la cultura alternativo-natural-spirituale, tanto quanto la serie successiva dei medesimi autori (entrambe molto ben fatte, peraltro), ossia la celebre The Big Bang Theory, la cui sigla è praticamente un manifesto dell'élite massonica (e in cui peraltro è protagonista Johnny Galecki, che ebbe una parte in un altro film con Tom Cruise, Vanilla sky... e lo stesso Tom Cruise non è certo lontano dagli ambienti da logge settarie, come noto).

Fuori da tutto questo, Eyes wide shut è un bel film: esteticamente è curato in modo strepitoso, e ha una forte tensione emotiva che accompagna lo spettatore per tutta la sua durata, non indifferente tra l’altro, visto che sfonda le due ore.

La valutazione si riferisce dunque al film in se stesso… quanto al resto, vedete voi.

Fosco Del Nero



Titolo: Eyes wide shut (Eyes wide shut).
Genere: surreale, psicologico, drammatico.
Regista: Stanley Kubrick.
Attori: Tom Cruise, Nicole Kidman, Madison Eginton, Jackie Sawris, Sydney Pollack, Peter Benson, Todd Field, Michael Doven, Sky Dumont, Louise Taylor.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 5 dicembre 2013

La collina dei papaveri - Goro Miyazaki (anime)

Sono da tanti anni ormai un grande fan dei film di Miyazaki, tanto che su Cinema e film sono già apparse le recensioni di quasi tutti i suoi film: Nausicaa della valle del ventoLa città incantataLupin III - Il castello di CagliostroIl castello errante di HowlPorco RossoPonyo sulla scoglieraLaputa - Castello nel cielo, Kiki - Consegne a domicilio.

Oltre che a film, sempre di animazione ovviamente,cui egli ha collaborato in qualche modo, pur non dirigendo il film: Pom PokoI sospiri del cuore, Arrietty.

Oltre che, ovviamente, il primo film diretto dal figlio, Goro Miyazaki: I racconti di Terramare.

Il secondo, invece, è l’oggetto della recensione odierna: La collina dei papaveri. Con cui si cambia decisamente genere, passando dal fantastico di praticamente tutti i film del padre, e dello stesso I racconti di Terramare, a un’ambientazione storico recente: il Giappone del 1963, e specificatamente la città di Yokohama.

Siamo quindi nel Giappone post seconda guerra mondiale, fase di ricostruzione e di grande cambiamento. 

Cambiamento nel grande a livello di nazione, ma anche nel piccolo per la protagonista della storia, Umi, ragazza di 16 anni orfana di padre e sorta di vice-madre nell’affollato dormitorio in cui vive con le sue sorelle, la nonna e due affittuarie. 
La madre, infatti, è professoressa negli Stati Uniti, e quindi assente quasi sempre.

Il film racconta l’avvicinamento tra lei e Shun, 17enne che va alla sua stessa scuola, tra l’amicizia personale e l’avventura di pulizia e ristrutturazione del Quartier Latino, vecchio immobile sede dei numerosi gruppi scolastici: dall’astrologia alla filosofia.

Subito dopo aver completato la pulizia-ammodernamento generale, tuttavia, giunge notizia che ai piani alti hanno deciso di smantellare l’edificio.

Dall’altro lato, invece, arriva una notizia ancora più difficile per Umi e Shun…

La collina dei papaveri ha un sapore un po’ melodrammatico, e il solito nippo-target giovanile ma adulto al tempo stesso (protagonisti adolescenti e tematiche adulte). In questo caso, il concetto di fondo è l’andare avanti, ma tenendo conto del passato: sia la vita dei due giovani, sia la vita del Quartier Latino ha subito dei cambiamenti, e tutto sta nell’equilibrare vecchio e nuovo… proprio come il Giappone moderno.

Anche se, a onor del vero, il film mantiene un gusto un po’ retrò, che pare sottintendere una certa malinconia per quello che è passato: il codice nautico e le bandiere, la colonna sonora, vecchia anch’essa, dal sapore antico, etc.

Ho letto in rete commenti che consideravano La collina dei papaveri un passo avanti per Goro rispetto a I racconti di Terramare, che però personalmente ho preferito.
E questo nonostante il fatto che a La collina dei papaveri abbia partecipato il Miyazaki senior come co-sceneggiatore. 

A questi due film del figlio, però, manca il respiro epico e immaginifico dei film del padre (di tutti, direi, tranne forse Lupin).
Ciononostante, La collina dei papaveri è un film d’animazione che vale comunque la pena di guardare: animazione e colonna sonora fanno la loro, e anche i personaggi sono discretamente caratterizzati.

Fosco Del Nero



Titolo: La collina dei papaveri (Kokuriko-zaka kara).
Genere: anime, sentimentale.
Regista: Goro Miyazaki.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.