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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 26 aprile 2016

La rivincita delle bionde - Robert Luketic (film commedia)

Reduce da alcuni film un po’ impegnati (non guardate la lista degli ultimi recensiti, non c’è corrispondenza perfetta tra i due ordini di film visti e film recensiti), volevo qualcosa di leggero da vedere con tranquillità, e la scelta è caduta su La rivincita delle bionde, cui sono arrivato – se mi ricordo bene – guardando la filmografia di Selma Blair dopo che l’avevo vista in Cose da maschi prima e in Hellboy dopo.

Stavolta l’ho vista in un ruolo da antagonista, giacché ne La rivincita delle bionde si contrappone alla protagonista Reese Witherspoon (con cui peraltro aveva già recitato in Cruel intentions, e che mi ricordo sempre volentieri nell'ispiratissimo Pleasantville).

Ecco subito la trama del film: Elle Woods è una ragazza bella, ricca e bionda, molto versata per feste, organizzazioni, moda, etc. Essa, e con lei le sue compagne di confraternita, sta ansiosamente aspettando che il suo fidanzato Warner le chieda di sposarla, e una sera finalmente lui si decide a… dirle che la molla, in quanto, avviando la sua carriera di studente e poi praticante legale, ha bisogno a suo dire di una fidanzata a modo, più seria e meno festaiola.

Elle ci rimane malissimo, ma poi progetta di entrare anche lei ad Harvard, nota per essere un’università assai tosta sia in ingresso sia nel corso di studi, per fargli vedere quanto vale...

La rivincita delle bionde è uno di quei film che sai già come finisce non appena ne vedi tre secondi, e man mano che si aggiungono i vari personaggi sai già che fine fanno pure loro e come si evolveranno le cose.
Diciamo quindi che non brilla per originalità.
Con i dialoghi se la cava, e il cast è sufficientemente di valore (Reese Witherspoon, Selma Blair, Luke Wilson), e inoltre (soprattutto per merito della brava Reese Witherspoon) ha una certa verve, una freschezza che gli dà valore, e inoltre non commette mai l’errore di sfociare nel volgare-terra terra-inguardabile.

Insomma, non sarà certo un film indimenticabile, ma si fa vedere con sufficiente piacere, e non disdegna nemmeno qualche insegnamento sparso: volontà, fiducia in se stessi, fiducia nella vita, intuizione.

Certo, se volete vedervi un colossal, non guardatevi La rivincita delle bionde, e nemmeno se cercate un film originale e brillante.
Ma se vi va bene un discreto filmetto da compagnia e di buon brio, allora potrebbe pure fare al caso vostro.

Fosco Del Nero



Titolo: La rivincita delle bionde (Legally blonde).
Genere: commedia, comico.
Regista: Robert Luketic.
Attori: Reese Witherspoon, Luke Wilson, Matthew Davis, Selma Blair, Raquel Welch, Linda Cardellini, Ali Larter, Victor Garber, Jennifer Coolidge.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 20 aprile 2016

Avatar - La leggenda di Aang - Michael Dante DiMartino, Bryan Konietzko (serie tv)

È da un po’ di tempo, ormai, che mi guardo la serie Avatar - La leggenda di Aang, di cui ero venuto a conoscenza guardando il film The last airbender - L’ultimo dominatore dell’aria, tratto per l’appunto dalla suddetta serie animata.

Il film non era granché, ma avevo letto che la serie viceversa contava numerosi fan, tanto che non solo aveva completato tre stagioni intere, con 61 episodi in totale, ma che aveva dato luogo al seguito Avatar - La leggenda di Korra, nonché a fumetti e altro ancora.

Pian piano mi sono dunque visto i suddetti 61 episodi, e devo dire che il tutto mi è piaciuto parecchio, e che anzi considero La leggenda di Aang il modo ideale per comunicare bellezza e principi di vita ai bambini e ai giovanissimi, giacché la serie ha un ampio target di pubblico, a cominciare dai piccoli per finire coi più grandi. 

Parto subito con la trama sommaria: il mondo, un mondo immaginario ma comunque con richiami molto forti alle culture e alle geografie di vari posti della Terra, asiatici soprattutto, è suddiviso in quattro nazioni, secondo l’elemento dominante: terra (Regno della terra), fuoco (Nazione del fuoco), acqua (Tribù dell'acqua) e aria (Nomadi dell'aria).
A garantire l’equilibrio generale, c’è l’Avatar, capace di dominare tutti gli elementi.
Un giorno, tuttavia, l’Avatar sparisce, dando campo libero alle mire di egemonia della Nazione del Fuoco.
La guerra, che dura ormai da 100 anni circa e che vede gli altri tre regni quasi del tutto sottomessi, si vivacizza quando l’Avatar riappare, sotto forma di giovane monaco, Aang, trovato da Sokka e Katara, fratello e sorella della Tribù dell’Acqua (il primo guerriero e la seconda dominatrice dell’acqua).
I tre a quel punto gireranno il mondo, con l’obiettivo di ripristinare l’equilibrio delle forze, in compagnia di vari altri personaggi, gli animali Happa e Momo in primis, e poi svariati altri esseri umani, come la giovane Toph, dominatrice della terra, e Suki, abile guerriera.

Tra i nemici, i vari dominatori del fuoco: il Signore del Fuoco Ozai, il figlio Zuko, ossessionato dall’idea di catturare l’Avatar per recuperare il suo onore, la figlia Azula, cinica e spietata.
Menzione speciale per Iroh, ex generale della Nazione del Fuoco, grande appassionato di tè, e spirito particolarmente saggio ed evoluto, che costituisce una sorta di risvegliato in panni animati. 

L’equilibrio è il tema esistenziale centrale di Avatar - La leggenda di Aang, e il tutto devo dire che è davvero molto bello, sia per gli occhi (la serie non è degli ultimissimi anni, essendo stata girata tra il 2005 e il 2010, ma comunque è sufficientemente recente per scorre via con scioltezza) che per lo spirito.
E, ribadisco, sono questi i prodotti educativi e ispiranti che dovrebbero girare per le tv. 

Paradossalmente, peraltro, la prima stagione è forse quella meno valida, e senza dubbio anche quella più povera dal punto di vista degli insegnamenti, se così si può dire, mentre dalla seconda in poi si assiste ad una vera escalation in questo senso, tra chakra, principi esistenziali simil-tao, etc.

Nella parte finale, poi, il tutto assume un contorno quasi commovente, un po’ per la missione di vita di Aang, un po’ per il percorso esistenziale di Zuko, forse il personaggio più umano tra tutti, nelle sue difficili peripezie di vita.

Lo stile visivo della serie animata è ispirato nettamente all’Oriente, pur tra varie differenziazioni, e persino legato a determinati periodi storici, cinesi soprattutto, su cui comunque non è il caso di dilungarsi, e inoltre propone differenti stili di arti marziali, anch’essi abbinati ciascuno ai vari elementi.
Culturalmente, si divide tra taoismo, induismo, buddhismo e principi dello yoga, col tutto che è molto variegato, e che non si presta a nessuna rigida classificazione.
Anche lo stile dell’animazione è un meticcio, misto tra animazione orientale-anime e animazione occidentale. Alla fine, si dica che è una serie animata di genere fantasy-avventuroso, e ciò basti.

Ma, soprattutto, basti sapere che è un gran bel prodotto, davvero meritevole di visione, e che non mancherà né di ispirare, né di far affezionare gli spettatori ai suoi personaggi e al suo mondo.
Anzi, di mio considero Avatar - La leggenda di Aang un segno dei cambiamenti dei tempi e del risveglio delle coscienze, laddove anche solo una ventina di anni fa un tale prodotto per i più giovani sarebbe stato letteralmente impensabile.

Fosco Del Nero



Titolo: Avatar - La leggenda di Aang (Avatar: The Last Airbender).
Genere: serie tv, animazione, fantastico, fantasy, avventura, esistenziale.
Autori: Michael Dante DiMartino, Bryan Konietzko.
Anno: 2005-2010.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 aprile 2016

I guardiani del destino - George Nolfi (film fantascienza)

Ho visto I guardiani del destino perché mi era stato consigliato (da un mio lettore, peraltro), sia come film bello, sia come film dai contenuti esistenzialmente interessanti.

Quanto al primo punto, tutto ok, il film è in effetti interessante, originale e accattivante.

Quanto al secondo, in realtà non c’è molto, sia perché la storia è molto “all’americana” (il buono che lotta contro gli ostacoli per far trionfare la libertà e l’amore), sia perché il film contraddice svariati insegnamenti spirituali tradizionali, per cui da questo punto di vista non offre granché di “didattico”.

Vediamo subito la trama de I guardiani del destino, precisando innanzitutto che il film è tratto da un romanzo di Philip Dick, uno degli autori di fantascienza più celebrati di tutti i tempi, nonché probabilmente il più convertito in film (Atto di forza, A scanner darkly - Un oscuro scrutareBlade runnerMinority report, Paycheck, e altri ancora): David Norris (Matt Damon; Dogma, La leggenda di Bagger Vance, Rounders - Il giocatore, Hunting - Genio ribelle) è un giovane uomo predestinato, il quale, dopo una giovinezza difficile, pare avere successo in tutto: prima nello sport, e poi nella politica, tanto che pare vicino a diventare il più giovane senatore dello stato di New York… e peraltro c’è già chi parla di Casa Bianca.

Un bel giorno, tuttavia, la sua vita subisce una svolta, precisamente quando incontra la bella ed affascinante Elise (Emily Blunt; Il diavolo veste Prada, Looper - In fuga dal passato), la quale lo colpisce in modo particolare.
La frequentazione è tuttavia ostacolata da un gruppo di uomini chiamati “Guardiani”, i quali sostengono che la relazione tra lui ed Elise non fa parte del piano del “Presidente” (che sarebbe Dio, per quanto ciò non viene detto esplicitamente), e che perciò non dovrà avvenire.

Ma David, va da sé, è un giovane uomo testardo, e cercherà in tutti i modi di aggirare il controllo e gli aggiustamenti dei Guardiani.

Tecnicamente siamo nel fantastico-fantascienza, interiormente si parla invece di destino e libero arbitrio… anche se in modo infantile e cinematografico-americano, come detto, tanto che l’elemento predominante del film è la storia d’amore romantico tra i due protagonisti.

Tuttavia, tra la buona fattura del film (ottima la coppia di attori, e coinvolgente la trama) e il tema esistenziale (seppur trattato in modo semplicistico e non conforme al vero), il film vale la visione.

Fosco Del Nero



Titolo: I guardiani del destino (The Adjustment Bureau).
Genere: fantascienza, fantastico, sentimentale.
Regista: George Nolf.
Attori: Matt Damon, Emily Blunt, Shohreh Aghdashloo, John Slattery, Terence Stamp, Anthony Mackie, Michael Kelly, Anthony Ruivivar, Purva Bedi, Shane McRae, Sandi Carroll.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 6 aprile 2016

Arrugas - Rughe - Ignacio Ferreras (film drammatico)

Non mi ricordo come ero arrivato al film Arrugas - Rughe, film d’animazione spagnolo del 2011… sta di fatto che ci sono arrivato e me lo sono visto.

Si tratta di un film d’animazione in 2D, basato sul romanzo grafico omonimo di Paco Roca, che già dal titolo fa intuire di essere dedicato al mondo degli anziani, come difatti è…

… ma attenzione, e non inganni l’animazione, spesso associata a prodotti teneri, giacché Arrugas - Rughe è un film che non fa sconti, che è attraversato da una buona dose di cinismo, e che propone situazioni di vita davvero difficili.

Ecco in breve la trama, che aiuterà a comprendere il quadro generale: Emilio è un ex direttore di banca, il quale, tra l’età e qualche problema, viene infine sistemato dal figlio e dalla nuora, con cui viveva, in un ospizio.

L’ospizio in questione, si viene a sapere presto, è strutturato in due piani: al piano terra gli anziani indipendenti, e al piano superiore quelli non autosufficienti, che per essere maggiormente gestibili finiscono per essere imbottiti di farmaci e dunque vivono in stato vegetativo o quasi.

La regia ci risparmia le riprese del secondo piano, se non per brevissime scene, ma in compenso ci mostra la paura di finirci che hanno "quelli di sotto".

Nell’ospizio, Emilio farà amicizia con Miguel, uomo sveglio ma che sembra anche piuttosto cinico e disilluso, che lo chiama per tutto il tempo “Rockefeller”. Ma sarà un rapporto travagliato: un po’ perché ad Emilio, uomo onesto e tutto d’un pezzo, non piace che Miguel si approfitti dei membri dell’ospizio meno lucidi, un po’ perché a un certo punto iniziano a sparirgli delle cose: il portafoglio, l’orologio…

Arrugas è un film sulla morte, sulla degenerazione del corpo fisico, sulla paura, sulla tristezza e sulla solitudine… il che non è certo troppo invitante, ma non mancano in esso dei momenti di dolcezza ed affetto, nonché alcuni sprazzi di bellezza, specialmente nelle scene “fuori porta”: ricordi d’infanzia, paesi natii, scene di passata felicità, nonché la maturazione interiore di Miguel, che pian piano prende il posto di protagonista del film, o comunque se lo scambia con Emilio quasi fosse una staffetta.

Nel complesso, Arrugas- Rughe è un film che si può vedere: propone molta tristezza, è vero, ma anche una certa dose di bellezza… ed è facile che ispiri tenerezza, per continuare la rima.
Preciso che l’ho visto in lingua originale, lo spagnolo, e che tale doppiaggio mi è piaciuto molto, mentre non so che lavoro è stato fatto con l’italiano.

Fosco Del Nero



Titolo: Arrugas - Rughe (Arrugas).
Genere: drammatico, animazione.
Regista: Ignacio Ferrera.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.