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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 28 settembre 2022

Disjointed - Chuck Lorre, David Javerbaum

Mi sono guardato la prima e unica stagione di Disjointed per due motivi: il primo, umoristico, è quello per cui uno dei due ideatori-produttori è quel Chuck Lorre che ha fama di non sbagliare un colpo: dopo grandi successi nel mondo delle sit-com come Pappa e cicciaDharma & GregDue uomini e mezzoThe Big Bang theoryMom, etc, la nomea è ben meritata.
Tra gli altri prodotti, cito anche Young SheldonIl metodo Kominsky e Bob hearts Abishola, serie ancora in corso (solo l’ultima è una sit-com).

Il secondo motivo è che mi ero imbattuto, in rete, in uno spezzone di video tratto da uno degli episodi della serie ch’era una sorta di riassunto delle varie tematiche cospirative: si andava dalla massoneria al signoraggio, dalle Torri Gemelle agli alieni. Giacché per vari motivi avevo già individuato in Chuck Lorre qualcuno addentro a certe tematiche, e anzi probabilmente a certi ambienti, la cosa mi ha ovviamente incuriosito.

Ma rimaniamo sulla serie tv senza divagare: essenzialmente, il tema centrale della sit-com è la marijuana, come il tema centrale di Mom era l’alcolismo, come il tema centrale di The Big Bang theory è l'ottuso scientismo materialista e privo di slanci di tipo superiore, come il tema centrale de Il metodo Kominsky è il successo mondano e una vecchiaia altrettanto mondana/materiale: Chuck Lorre, da buon esponente di certi poteri, ama porre al centro temi di basso tenore umano-energetico… difatti,, nonostante le dichiarazioni di facciata, la questione della marijuana non è affrontata in senso elevato, quindi l’utilizzo curativo e magari anche un accompagnamento interiore delle persone, ma viene tutto buttato sul ridicolo.

Il risultato è che è ridicola l’intera serie, il che mi ha sorpreso alquanto: va bene servire gli interessi e l’agenda del mondialismo, ma realizzare un prodotto di così basso livello può rovinare la carriera di uno sceneggiatore-produttore, e in ogni caso resta come macchia indelebile sul curriculum.

Ecco la trama sommaria di Disjointed: Ruth Whitefeather Feldman è un avvocato che ha dedicato tutta la sua vita alla legalizzazione della cannabis; ottenuto finalmente l’obiettivo, almeno dal punto di vista medico, apre un dispensario a Los Angeles (e dove, se non in California, una delle patrie dei poteri globalisti, dove non a caso erano ambientati anche Dharma & GregThe Big Bang theory), dove lavora col figlio Travis e con gli aiutanti Olivia, Jenny, Pete e Carter.
Tutti quanti sono, ognuno a modo suo, parecchio strani; non solo perché sono per buona parte del tempo sotto gli effetti della droga, ma perché hanno turbe psichiche di una certa rilevanza… e ancora non sono entrati in scena certi clienti, come Maria (…), Dank e Debbie, sorta di emblema della stupidità elevata a valore umano (altra questione molto di moda nella cultura globalista e nel suo modello di intrattenimento orientato verso il basso).
Anche il personaggio avversativo del vicino di negozio, Tae Kwon Douglas, è dipinto in modo grottesco, in una sorta di rivalità tra la droga-marijuana e le arti marziali: davvero tutto molto pacchiano e ridicolo.

Disjointed si sforza di essere originale in tanti sensi, ma praticamente fallisce sempre: la sigla iniziale s’impegna per farsi odiare, e difatti dopo alcuni episodi viene tagliata (forse anche per abbreviare la durata degli episodi stessi, che s’attesta sui 30 minuti, e dunque ben di più della media di 20-22 dei prodotti consimili); le scenette delle varietà del giorno non fanno ridere; gli spunti extra tipo il robot senziente o la personificazione della marjiuana che fa sesso con colui che la coltiva sono senza senso e pacchiani essi stessi; le scene animate portano un elemento di varietà ma virano presto sullo psichedelico e risultano poco efficaci e spesso anche sgradevoli alla vista.

Ma quel che è peggio è che l’umorismo della serie è di bassissimo livello: Chuck Lorre col tempo si era adeguato ai nuovi costumi della tv, e probabilmente anche ai suoi nuovi datori di lavoro (Netflix e dintorni, diciamo così), ma così in basso non era mai sceso. Nonostante il suo pedigree, difatti, la serie è stata cancellata dopo una sola stagione di venti episodi. Diciannove di troppo, probabilmente… anche se proprio in uno degli ultimi c’è la scena (animata) di cui vi ho detto, inserito verso la fine dell’opera probabilmente per via dell’imminente chiusura della serie; in questi casi c'è sempre il dubbio sulle intenzioni dell'autore: vuol ridicolizzare o vuol far sapere?

La serie ha anche qualche elemento interessante, per carità, ma immerso in un mare di idiozie, pacchianerie, qualunquismo e volgarità quasi senza fine. 

Fosco Del Nero



Titolo: Disjointed.
Genere: serie tv, comico.
Ideatore: Chuck Lorre, David Javerbaum.
Attori: Kathy Bates, Aaron Moten, Elizabeth Ho, Elizabeth Alderfer, Tone Bell, Chris Redd, Dougie Baldwin, Betsy Sodaro, Michael Trucco, Nicole Sullivan.
Anno: 2017-2018.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui



martedì 27 settembre 2022

Impiegati… male! - Mike Judge

Ho guardato Impiegati… male! perché l’ho trovato consigliato da qualche parte, anche se ora non ricordo dove. In seguito ho saputo che si tratta di un film molto famoso negli USA, ma misconosciuto da noi in Italia, nonostante la sua oramai discreta anzianità, essendo stato girato nel 1999.

Quanto al genere, Impiegati… male! oscilla tra la commedia e la vera e propria comicità, per quanto non disdegni qualche riflessione seria e qualche inserto sentimentale.

Ecco in sintesi la trama del film: Peter Gibbons è un giovane programmatore di una società informatica, collega di Samir e Michael. Dei tre è il più frustrato, tra un rapporto sentimentale problematico e il lavoro ripetitivo e poco stimolante… tanto che, dopo una seduta ipnotica finita male poiché interrotta a causa del malore del terapeuta, e rimasto grossomodo nello stato mentale di rilassamento dell’ipnosi, cambia stile di vita. 
Inizia ad assentarsi dal lavoro, si propone alla cameriera carina che gli era sempre piaciuta e addirittura progetta una sorta di rapina informatica ai danni della stessa azienda… la quale, nonostante il suo mutato atteggiamento e il suo assenteismo, non solo non lo licenzia, ma addirittura gli propone una promozione, per il tramite di due consulenti che erano stati appena incaricati di ristrutturare il personale al fine di ottimizzare il tutto.

Cinematograficamente parlando, Impiegati… male! non è certo un film imperdibile; anche dal punto di vista dell’umorismo lascia il tempo che trova, non essendovi niente di brillante o di memorabile; pure sul versante dei personaggi non vi sono caratterizzazioni e recitazioni degni di menzione… tuttavia, il film ha riscosso col tempo un notevole successo di pubblico, e un motivo ci sarà pure. 
Probabilmente esso sta nel desiderio delle masse ch’è simile a quello del protagonista: da un lato ha in odio il suo lavoro e la spersonalizzazione dell’essere umano, operata in certi contesti aziendali e sociali, e dall’altro lato vorrebbe vivere in modo più libero e rilassato.

Probabilmente, e molto banalmente, il successo del film si basa su tale elemento psichico di “vicinanza-risonanza”. In tal senso, Impiegati… male! è una valida testimonianza, e anche come prodotto filmico in sé, pur se non irresistibile, genera una sufficiente simpatia.

Fosco Del Nero



Titolo: Impiegati… male! (Office space).
Genere: comico, commedia.
Regista: Mike Judge.
Attori: Gary Cole, Ron Livingston, Ajay Naidu, Orlando Jones, Jennifer Aniston, John C. McGinley, Stephen Root.
Anno: 1999.
Voto: 6.5
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 21 settembre 2022

Mike & Molly - Mark Roberts

Mi sono guardato la sit-com Mike & Molly, molto semplicemente, perché tra i nomi dei suoi produttori c’era quello di Chuck Lorre, sorta di mago delle serie televisive umoristiche: tra i suoi successi vi sono titoli come Pappa e cicciaDharma & Greg, Due uomini e mezzoThe Big Bang theoryMomYoung Sheldon, nonché qualche progetto più recente come Il metodo Kominsky e Bob hearts Abishola.
Il creatore di Mike & Molly è tuttavia Mark Roberts, che finora non avevo mai incontrato.

In verità questo era il secondo tentativo con la serie suddetta: quando ero più giovane, alla ricerca di qualche erede di Friends e Dharma & Greg, tentai un primo approccio, ma il prodotto non mi ispirò troppo e lascia perdere.

Stavolta ho iniziato più convinto e sono andato fino alla fine, per un totale di sei stagioni e 127 episodi.
La qualità media di Mike & Molly è discreta, lo dico subito: sarebbe persino buona se la serie non fosse letteralmente tirata in basso in ogni direzione: alcol, droga, alimentazione sbagliata, sessualità di livello basso, farmaci, stile di vita di livello basso, etc.

A dirla tutta, sembra un prodotto pensato per condizionare le masse, simpatico da un lato e diseducativo dall’altro… e considerando il nome che c’è dietro, brillante quanto a umorismo ma esponente di un certo ambiente umano (me ne accorsi per la prima volta dalla sigla di The Big Bang theory, e da lì in poi sono state solo conferme), è probabile che sia così.

Per questo motivo, la valutazione rimane solo più che sufficiente-discreta e non procede oltre.
La serie inoltre, a livello meramente umoristico, paga una certa ripetitività delle situazioni, nonché un certo livello di banalità; i personaggi inoltre son parecchio stereotipati, per quanto efficaci. Il lavoro di divertire, comunque, lo svolge abbastanza bene, pur con le tare già evidenziate.
A proposito di personaggi stereotipati e un po’ pacchiani: il più pacchiano di tutti è un uomo tarchiato e volgare di origine italiana… ma a dire il vero tutta la serie è un trionfo della pacchianeria, da ogni punto di vista: estetico, culturale, sessuale, etc.

Anche per questo, non so se la rivedrò mai più, mentre con altri prodotti del settore (Dharma & Greg, Seinfeld, Il principe di Bel-Air, The Big Bang theory) son già a quattro-cinque visioni integrali cadauno.

Fosco Del Nero



Titolo: Mike & Molly (Mike & Molly).
Genere: serie tv, comico.
Ideatore: Mark Roberts.
Attori: Billy Gardell, Reno Wilson, Melissa McCarthy, Nyambi Nyambi, Katy Mixon, Swoosie Kurtz, Louis Mustillo, Rondi Reed, Cleo King, David Anthony Higgins.
Anno: 2010-2016.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 20 settembre 2022

La terza stella - Alberto Ferrari

Mi sono guardato La terza stella essenzialmente perché, avendone visto per caso un breve stralcio iniziale, mi era piaciuto tanto da farmi decidere di vedere l’intero film.
Il quale purtroppo non si è rivelato all’altezza di quello stralcio… ma andiamo con ordine.

I due protagonisti centrali del film sono Alessandro Besentini e Francesco Villa, ossia i noti Ale e Franz di Zelig; essi sono accompagnati nel film da altri comici dell'allora circuito Mediaset come Stefano Chiodaroli e Diego Parassole, pur se in ruoli marginali.
A tali personaggi si accompagnano poi attori “di ruolo”… tra cui un personaggio femminile che ricorda molto Michelle Hunziker, a proposito di Zelig (Petra Faksova): la cosa non può essere casuale.

Riferisco subito la trama del film: Ale è il proprietario di un alberghetto di un paese di provincia nel quale lavora anche la moglie Linda. Il cognato Franz invece lavora nel carcere lì vicino; entrambi partecipano alla partita di scacchi dal vivo che viene organizzata ogni anno e che vede contrapporsi due contrade del paese.
Fin qui tutto tranquillo, nonostante le stranezze di Franz, ch’è un tipo svampito a dir poco… senonché un giorno si presentano in albergo persone alquanto losche, che si rivelano essere dei malviventi con intenzioni alquanto bellicose.

Ecco in breve il commento al film: l’abbrivio iniziale, quello che mi aveva ispirato, è la parte migliore dell’opera e si muove tra gag del duo, l’inserimento tra il duo del personaggio di Linda e un tono assai leggero ma vivace. Quando però s’inserisce la trama vera e propria del film, ossia i malviventi e le loro intenzioni, tutto va a decadere abbastanza rapidamente. Di lì in avanti c’è ancora qualcosa di grazioso, ma poca roba.

Il lato negativo non è che si tratti di un film leggero (se ci sono personaggi di Zelig è chiaro che ci si muove tra comicità e leggerezza), ma che s’installa prima una trama poco interessante e per certi versi anche risibile, e poi che il livello di comicità cala nettamente.

Peccato: rimane comunque un inizio di buon valore e qualcosa di divertente e gradevole nel corso della pellicola.

Ultimo appunto: il titolo del film, La terza stella, si riferisce per l'appunto alla terza stella che il proprietario dell’albergo sta cercando disperatamente di ottenere per la sua struttura.

Fosco Del Nero



Titolo: La terza stella.
Genere: commedia, comico.
Regista: Alberto Ferrari.
Attori: Alessandro Besentini, Francesco Villa, Petra Faksova, Francesca Giovannetti, Marica Coco, Stefano Venturi, Sergio Romano, Amerigo Fontani, Mauro Pirovano, Stefano Chiodaroli, Diego Parassole.
Anno: 2005.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 14 settembre 2022

Requiem - Hans-Christian Schmid

Di recente ho recensito il film L’esorcismo di Emily Rose e, giacché c’ero, sono andato a vedermi anche l’altro film tratto dalla vera storia di Annaliese Michel: Requiem.

I due film, pur raccontando essenzialmente la medesima storia, sono molto differenti, praticamente da ogni punto di vista.

L’esorcismo di Emily Rose, manco a dirlo, americanizza tutto quanto: la storia è ambientata negli USA, negli Stati Uniti contemporanei, e mostra anche e soprattutto le parti conturbanti delle vicende della ragazza, esorcismi e possessioni incluse. In tal senso, abbondano gli effetti speciali: volti demoniaci, contorsionismi, etc.

Requiem, viceversa, si propone più come biografia e si concentra soprattutto sulle cause che hanno poi condotto alla triste fine: Annaliese Michel difatti è morta a soli 24 anni, peraltro predicendo la propria morte, durante un esorcismo, in condizioni fisiche molto compromesse (non mangiava e non beveva più, giacché a suo dire i demoni glielo impedivano, e si automutilava, sempre costretta a ciò).

Requiem non mostra niente di tutto questo, ciò che è invece il centro del film statunitense, e focalizza la sua attenzione sulla famiglia della ragazza e sul suo percorso di vita.
Ecco in sintesi la trama del film: Michaela è una ragazza di 21 anni proveniente da una famiglia di provincia molto religiosa. Ha dovuto saltare un anno delle scuole superiori per quella che forse è epilessia, ma vorrebbe riprendere gli studi e andare all’università. La madre è contraria, ma il padre la sostiene, e così la giovane va in affitto in un pensionato studentesco a Tubinga, dove incontra Hanna, una sua vecchia compagna di scuola, la quale la introduce nel suo giro di amici e alle esperienze studentesche in generale: feste, balli, alcol e ragazzi. Michaela si lega a Stefan, un bravo ragazzo il quale tuttavia vede la giovane peggiorare di continuo.
Si arriva a un punto in cui le presunte crisi epilettiche sono frequenti e gravi, Michaela non riesce più a toccare alcun simbolo religioso, non riesce nemmeno più a studiare e afferma di vedere volti e sentire voci ovunque, che le dicono le cose più brutte.

Requiem è certamente un film in tono minore rispetto a L’esorcismo di Emily Rose; curiosamente, pur essendo uscito un anno prima sembra più vecchio di un paio di decenni… a quanto pare l’ambientamento negli anni “70 ha funzionato. 
L’esorcismo di Emily Rose, invece, è alquanto più moderno e, oltre alla spettacolarizzazione generale, aveva introdotto una storia parallela, quella dell’avvocatessa che seguiva la causa legale.

Complessivamente, ho gradito ambo i film, nei quali peraltro non erano assenti alcuni insegnamenti: sia quello più esplicito e orrorifico americano, sia quello più intimista e biografico tedesco.

Concludo con qualche citazione estrapolata da Requiem… più significativa di quanto penserebbe una mente semplice.
 
“La mia fede mi dà molta forza. Anche tu hai fede, e ti assicuro che è molto più forte del lato oscuro che ha cercato di sopraffarti.”

“La mano di nostro Signore è potente e può proteggerci. Nella preghiera ci avviciniamo a Dio.”

“Talvolta ho l’impressione che cerchiamo di spiegare scientificamente le cose che non si possono spiegare. Che può fare la scienza quando una persona è realmente in difficoltà?”

“Noi viviamo in tempi in cui le forze del male sono molto forti e tentano continuamente di prendere il sopravvento.”

“Dio non punisce. Dio mette alla prova coloro che ama di più.”

“Pregare non è necessario? Ma che razza di prete è lei?”

“C’è una ragione se accade questo. Io devo seguire il mio cammino.”

Fosco Del Nero



Titolo: Requiem (Requiem).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: Hans-Christian Schmid.
Attori: Sandra Hüller, Burghart Klaußner, Imogen Kogge, Anna Blomeier, Nicholas Reinke, Jens Harzer.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 13 settembre 2022

Messiah - Michael Petroni

Prima di procedere con la descrizione e il commento della serie tv Messiah, partiamo dalle basi.

Il produttore è Netflix, piattaforma nota per le sue produzioni di basso livello umano e psichico; cosa che non sorprende, essendo uno dei bracci divulgativi del mondialismo. Non  a caso, una delle prime cose che si vedono in Messiah è una croce capovolta: non certo un caso.

L’ideatore, Michael Petroni, è un nome poco noto: al suo attivo ha, come regista, quattro film praticamente sconosciuti, mentre hanno avuto sorte migliore alcuni film di cui ha scritto la sceneggiatura: Il rito, Storia di una ladra di libri, Possession, Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero, The dangerous lives of altar boysLa regina dei dannati.
Ci muoviamo dunque tra possessioni-dannazione e storie per l'infanzia: un connubio nemmeno tanto curioso, conoscendo certi ambienti.

Ancora, Petroni ha scritto una precedente serie, del 2003, intitolata Miracles, nella quale un ex seminarista indaga su presunti miracoli, tutti rivelatisi falsi, fino a imbattersi in un caso inquietante fatto di scritte di sangue. Anche in quel caso, proprio come per Messiah, la serie, che non conosco, ebbe una sola stagione e fu poi abbandonata.

Passiamo ora a Messiah, serie tv di appena 10 episodi di genere giallo-religioso, a seconda del lato da cui la si vuol guardare… lato dello spettatore ma anche dei vari protagonisti coinvolti.

In Siria, un dì, spunta fuori un giovane uomo che predica per strada: predica la legge di Dio e afferma che i malvagi verranno sconfitti. Dopo un clamoroso evento atmosferico che sembra attinente alle sue parole, e dopo quello che sembra un altro miracolo, egli si crea un nutrito gruppo di seguaci che lo segue fino al confine con Israele, dove l’uomo viene preso in consegna dalla polizia locale. Tuttavia, sparisce misteriosamente dalla cella in cui era rinchiuso e poco dopo appare negli Stati Uniti, dove ugualmente agisce in favore delle forze della natura: salva la vita di una ragazza da un uragano e l’unico edificio che rimane in piedi è la chiesa dove si trovava. 
Il predicatore Felix Iguero, il padre della ragazza, si mette allora al servizio di colui che oramai, sia in Palestina che negli USA, è chiamato “il Messia”, il quale giungerà fino a Washington e alle televisioni nazionali, mentre gli agenti speciali iniziano a indagare sul suo conto, trovando notizie sul suo passato.

Sgombro subito il campo da ogni dubbio: la serie tv Messiah al massimo può essere definita di tipo “religioso”, ma non di tipo “spirituale”: non vi sono infatti in essa contenuti di genere evolutivo, se non qualche frase di luogo comune di stampo religioso-new age.
Data la produzione che c’era dietro, peraltro, non mi attendevo niente di diverso e, anzi, mi attendevo pure di peggio... ma quantomeno la serie tv è un buon prodotto televisivo. La sceneggiatura è interessante, la realizzazione è ottima, il casting eccellente (praticamente perfetto Mehdi Dehb nel ruolo del Mahdi… anche il nome lo conferma), la caratterizzazione dei personaggi è ben fatta, anche se leggermente stereotipata, e i dialoghi sono sufficientemente credibili, nonostante la mancata profondità esistenziale di cui sopra (che però si può permettere solo chi è arrivato a un certo livello coscienziale: non è dunque un discorso di essere buoni professionisti o meno in un determinato lavoro).

La serie, dopo la sola prima stagione, rimane monca, visto che non le è stato permesso di andare oltre, nonostante i buoni ascolti e il nutrito gruppo di fan, ma in ogni caso l’ultimo episodio realizzato dava quantomeno una risposta alla domanda di fondo, ossia “È un vero messia oppure un impostore?”.

Nel complesso, Messiah è un buon prodotto nelle sue singole componenti ma soprattutto nell’atmosfera che riesce a creare.

Fosco Del Nero



Titolo: Messiah (Messiah).
Genere: serie tv, drammatico.
Ideatore: Michael Petroni.
Attori: Michelle Monaghan, Mehdi Dehbi, Tomer Sisley, Fares Landoulsi, Jane Adams, Beau Bridges, Philip Baker Hall, John Ortiz, Barbara Eve Harris
Anno: 2020.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 7 settembre 2022

Il vigile - Luigi Zampa

Avevo già visto, in passato, Il vigile, film del 1960 con Alberto Sordi, ma forse non integralmente, o forse talmente tanto tempo fa, da ragazzino, che non me ne ricordavo i dettagli.

Ad ogni modo, ecco per sommi capi la trama del film diretto da Luigi Zampa, regista di cui, nonostante l’ampia filmografia, finora non avevo recensito nulla (Alberto Sordi invece è già apparso ne Il boom): in una cittadina di provincia romana Otello Celletti, disoccupato di lungo corso, ottiene un posto di lavoro grazie all’intercessione di un assessore, il cui figlio è stato salvato da un annegamento proprio dal figlio di Otello. Questi, tuttavia, non gradisce il lavoro di fatica propostogli e insiste per divenire vigile.
Ottenuto l’incarico dopo varie insistenze, ne combina una dietro l’altra, a volte per negligenza e a volte per eccessivo rigore.
Da citare i personaggi di Vittorio De Sica, che interpreta il sindaco, e di Silva Koscina, che interpreta sé stessa.

Essenzialmente Il vigile è una commedia, con ovvia pendenza comica da un lato, ma con un’altrettanto pendenza satirica dall’altro. Anche se… anche se, a essere onesto, il prodotto più che un film di denuncia sembra un film d’intrattenimento costruito su certe fondamenta, e la differenza di approccio, nonché di risultati sul pubblico che guarda, è notevole. 
Nel primo caso, infatti, l’ideale di fondo è che “così non va bene, tutto questo va cambiato”; nel secondo caso, invece, lo sfondo è quello per cui “le cose funzionano in questo modo, in fin dei conti va bene così”.

Peraltro, molto spesso, nei film che ha girato, Alberto Sordi ha interpretato la figura tipica dell’italiano che pensa ai suoi interessi e calpesta tutto il resto: i diritti degli altri, la verità, gli ideali, l’onestà… con un’aggravante: essendo particolarmente bravo e simpatico, è riuscito a far sembrare altrettanto simpatici dei personaggi che viceversa sarebbero deplorevoli: parassiti, ladri, bugiardi, truffatori, corrotti, arrampicatori sociali (vigili, medici o altro che fossero).
Stesso discorso per Vittorio De Sica, con la differenza che quest’ultimo si sposta dalla “simpatia-gradevolezza” al “fascino-eleganza”.

Il vigile, così, è un ottimo film dal punto di vista del prodotto cinematografico (brioso, divertente, interessante anche come affaccio sull’Italia di allora), ma è un prodotto pericoloso a livello culturale.
Non a caso, non è un’opera di fantasia, o almeno solamente per certi tratti, giacché è tratto dalla storia vera di un vigile che aveva osato multare il Questore di Roma per un sorpasso vietato e che poi era stato ricattato relativamente a certe sue questioni familiari, in primis la sorella che faceva la prostituta. Quelle cose dunque succedevano e succedono ancora, e come ci si pone in relazione a esse fa la differenza, in termini educativi, verso il pubblico.

Fosco Del Nero



Titolo: Il vigile.
Genere: comico, commedia.
Regista: Luigi Zampa.
Attori: Alberto Sordi, Marisa Merlini, Vittorio De Sica, Mario Riva, Lia Zoppelli, Nando Bruno, Carlo Pisacane, Vincenzo Talarico, Sylva Koscina, Nerio Bernardi, Fausto Guerzoni, Giulio Calì.
Anno: 1960.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 6 settembre 2022

Sotto il cielo delle Hawaai - Cameron Crowe

Mi son guardato Sotto il cielo delle Hawaai, essenzialmente, perché sia il regista sia il cast deponevano a suo favore.
Dietro alla macchina da presa, difatti, c’era quel Cameron Crowe che aveva già diretto film di valore come Vanilla skyQuasi famosiElizabethtownJerry Maguire, La mia vita è uno zoo (film belli da vedere e con dei contenuti interessanti), mentre dietro alla cinepresa c’erano attori che avevo già avuto modo di apprezzare come Bradley Cooper (Il lato positivoLimitlessUna notte da leoni), Emma Stone (Benvenuti a Zombieland, The help), Rachel McAdams (Mean girlsSherlock HolmesThe lucky ones) e Bill Murray (Ghostbusters, S.O.S. fantasmiRicomincio da capo).
Tuttavia, purtroppo, questo è uno di quei casi in cui la somma degli addendi non porta a un totale adeguato.

Cominciamo con la trama sommaria di Sotto il cielo delle Hawaai: Brian Gilcrest era un ufficiale dell’aviazione statunitense ma dopo un grave incidente, comprensivo di un suo grave errore, si è trovato, oltre che fisicamente menomato, anche disoccupato; ha tentato così di rilanciarsi nel settore privato, lavorando per il miliardario Carson Welch. In una missione alle Hawaai, ritrova la sua vecchia fidanzata, Tracy Woodside, la quale nel frattempo ha messo su famiglia, e conosce il Capitano Allison Ng, una giovane donna super-motivata inviatale dall’aeronautica come collegamento e supervisione alla missione.

Essenzialmente, Sotto il cielo delle Hawaai è una commedia romantica; nonostante di mezzo vi siano tematiche molto serie, come i missili spaziali, i trattati internazionali, il rapporto tra lo stato federale e una comunità locale la quale ancora rivendita la sua sovranità, e ancora l'hackeraggio internazionale, l'esercito, etc, di fatto il film si concentra sui rapporti interpersonali del protagonista Brian, e conserva per tutto il tempo un tono umoristico, o comunque leggero.

Il problema è che qualcosa non torna: il film non diverte perché non è un film comico, vorrebbe essere brillante ma di fatto non lo è, mentre l’aspetto romantico-sentimentale lascia il tempo che trova, e peraltro si presenta largamente prevedibile.
Qualcosa non quadra a livello di regia o di montaggio e il tutto risulta in buona parte inefficace, pur senza essere disastroso (è pur sempre un film girato da un ottimo regista).

Belli i paesaggi delle Hawaai e alcune scene di balli locali.

Fosco Del Nero



Titolo: Sotto il cielo delle Hawaai (Aloha).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Cameron Crowe.
Attori: Emma Stone, Bradley Cooper, Rachel McAdams, Bill Murray, Ivana Milicevic, John Krasinski, Jay Baruchel, Alec Baldwin, Danny McBride, Jaeden Martell, Edi Gathegi.
Anno: 2015.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



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