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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 15 novembre 2017

Boxtrolls - Le scatole magiche - Graham Annable, Anthony Stacchi (film animazione)

Ultimamente mi sono dato ai film d’animazione, visto che non ne vedevo da molto tempo e quindi avevo una discreta lista da cui attingere.

È così che negli ultimi mesi sono passati sul blog i vari The secret of Kells (incantevole), Momo alla conquista del tempo (mal riuscito), Rango (brillante), Ralph Spaccatutto (sufficiente), Zootropolis (divertentissimo), Inside out (vivace), The boy and the beast (magnifico), Planet 51 (carino) e Frozen - Il regno del ghiaccio (infantile).

Quest’oggi è il turno di Boxtrolls - Le scatole magiche, film del 2014 realizzato con la tecnica della stop-motion: vediamo come se l’è cavata.

Partiamo dalla trama di quello che è un film d’animazione e fortemente fantastico come genere: siamo nella città di stile vittoriano di Ponte Cacio, alle prese con coprifuoco e terrore per via degli spaventosi "boxtrolls", strane creature dentro delle scatole che escono di notte a prendere tutti i congegni meccanici che trovano.
La popolazione è terrorizzata, cosicché il sindaco Lord Gorgon-Zole, dà mandato ad Archibald Arraffa  di eliminarli tutti… in cambio di una sorta di titolo onorifico.

Dopo poco, tuttavia, lo spettatore si rende conto che i boxtrolls sono creature innocue e pacifiche, e che anzi sono le vittime della cattiveria di Archibald Arraffa, nonché dell’ingenuità di tutta la popolazione, sobillata in questo anche da una famosa cantante… che poi è sempre Archibald Arraffa sotto mentite spoglie.
A sovvertire le sorti della situazione, e ad evitare la sparizione di tutti i boxtrolls, ci pensano la figlia del governatore Winnie e Uovo, ragazzo allevato dai boxtrolls fin da piccolo, tanto che egli si crede uno di loro.

Partiamo dalla base: l’aspetto visivo.
Boxtrolls - Le scatole magiche è realizzato in modo fantastico, ed è davvero bello vederlo, sia negli sfondi fermi, sia nelle immagini in movimento.
D’altronde, dietro il film c’è lo Studio Laika, già produttore dell’ottimo Coraline e la porta magica e del discreto Paranorman.

Secondo punto: la sceneggiatura è buona: sufficientemente originale e sufficientemente interessante, anche se non memorabile.
Idem dicasi per i personaggi: ben realizzati, ma non memorabili.

Terzo punto, che poi è quello che lo limita: il film non è eccessivamente divertente da un lato, né ha una profondità particolare dall’altro. Insomma, non eccelle né per intrattenimento, né per aspetto didattico-introspettivo, ragione della sua valutazione non eccelsa.
Si salvano in tal senso solo i dialoghi tra Mr. Pasticcio e Mr. Trota, due tirapiedi di Archibald Arraffa che ogni tanto si pongono il problema di chi sono i buoni e chi i cattivi.

Nel complesso, il film si guadagna una discreta valutazione per via dell’ottima realizzazione, ma Boxtrolls - Le scatole magiche non è a mio avviso un film imperdibile.

Tra gli ultimi film d’animazione visti, continuano a dominare la classifica The secret of Kells,  RangoZootropolis e The boy and the beast (il primo per l'atmosfera e la bellezza visiva, il secondo per simbolismo e bellezza interiore, il terzo per il connubio tra realizzazione e divertimento, il quarto per la sceneggiatura) mentre Boxtrolls - Le scatole magiche si accoda al gruppo che segue a distanza, non distinguendosi in nessun senso.

Fosco Del Nero



Titolo: Boxtrolls - Le scatole magiche (The boxtrolls).
Genere: animazione, fantastico, grottesco, commedia.
Regista: Graham Annable, Anthony Stacchi.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 14 novembre 2017

L’attimo fuggente - Peter Weir (film drammatico)

Non mi ero mai visto per intero L’attimo fuggente, ma ne avevo visto solo spezzoni, per il semplice fatto che non mi aveva mai ispirato.
Robin Williams, uno dei suoi protagonisti, per quanto qui un po’ defilato e sullo sfondo, è mai stato uno dei miei attori preferiti, per cui non avevo neanche quell’attrattiva.
Nemmeno il fatto che il film fosse spesso consigliato come film didattico, e anzi proprio di genere esistenziale, mi aveva spinto a vederlo… fino ad ora.

Ebbene, tutte le mie impressioni di base sono state confermate, compresa la mia reticenza inconscia a non considerarlo come film “esistenziale”.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama sommaria: siamo nel New England del 1959, e segnatamente nella scuola di Welton, una scuola superiore rinomata per i suoi risultati e per la preparazione offerta alla futura università, oggetto di desiderio di molte famiglie benestanti e altolocate.
È una scuola maschile, peraltro, il che ci propone protagonisti quasi eslusivamente maschili, con l’eccezione di qualche madre di famiglia e di qualche ragazza di una vicina scuola mista.

I protagonisti della storia sono diversi: si tratta di un gruppo di ragazzi della suddetta scuola, tutti tra i sedici e i diciassette anni, tra cui spiccano Neil Perry, Todd Anderson e Knox Overstreet.
Ma vi sono anche Charlie Dalton, Richard Cameron, Steven Meeks, e Gerard Pitts.
Su di essi ha una forte influenza il professor John Keating (Robin Williams; Al di là dei sogni, L’uomo bicentenario, Patch Adams, La leggenda del re pescatore), loro insegnante di letteratura, che li indirizza al pensare con la propria testa e al non conformismo.
E inoltre alla bellezza delle poesia e della vita.

Peccato che l’ambiente in cui essi vivono, ragazzi e professore, sia tutt’altro che libertario, tanto che due delle quattro parole d’ordine dell’istituto sono "disciplina" e "tradizione", cosa che porterà problemi sia agli uni che all’altro.
E problemi seri…

Allora, essenzialmente L’attimo fuggente è un ottimo film: molto ben realizzato, molto ben recitato, con un’ambientazione convincente e una storia intrigante.
In esso sono presenti inoltre molte citazioni o motteggi che hanno un effettivo valore educativo, anche se non ci indirizziamo mai sull'esistenziale come mi era stato erroneamente detto da molti; in compenso, nell'indicare libertà e bellezza il film ha certamente un suo valore e in questo senso può insegnare e trasmettere qualcosa.

Eppure, c’è un però, che poi è un però molto simile a quello del film Into the wild: i protagonisti finiscono male, il che contraddice in pieno quanto “insegnato” nella storia.
Seppure il film pare avere una direzione differente, e seppure il professore ottiene la gratificazione consolatoria dei ragazzi che si alzano in piedi sui tavoli per solidarietà nei suoi confronti, il messaggio inconscio che passa è questo: agisci così e avrai problemi. L’energia che passa è questa: comportati in questo modo e otterrai questo risultato negativo (e il risultato negativo non è tanto qualcosa di pesante che succede, o una qualche punizione per aver vissuto a modo proprio, il che non è un problema è per chi è sereno e centrato interiormente, ma la dichiarazione di fallimento e di vuoto interiore del suicidio).
Il che, dal mio punto di vista, lo rende diseducativo piuttosto che educativo; o almeno educativo con riserva, tenendo ben presente tale fattore (se non si conoscono le cose, esse hanno un effetto automatico ma inconscio su di noi).
Ad ogni modo, mettendo da parte il finale tragico, ho segnato le citazioni più ispiranti del film, e con esse chiudo la recensione de L’attimo fuggente, il quale, comunque, come film mi è piaciuto.

“Cogli la rosa quand’è il momento.”

“Cogliete l’attimo.
Rendete straordinaria la vostra vita.”

“Il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire con un verso.
Quale sarà il tuo verso?”

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarlo da un’altra prospettiva.”

“Dovete combattere per trovare la vostra voce.
Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo.”

“Due strade trovai nel bosco, e io scelsi la meno battuta.
È per questo che sono diverso.”
(citazione di Robert Frost, poeta statunitense)

Fosco Del Nero 



Titolo: L’attimo fuggente (Dead poets set).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: Peter Weir.
Attori: Robin Williams, Ethan Hawke, Norman Lloyd, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Gale Hansen, Dylan Kussman, Allelon Ruggiero, James Waterston.
Anno: 1989.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 7 novembre 2017

La comunidad - Intrigo all'ultimo piano - Alex de la Iglesia (film grottesco)

Finora ho visto due film di Alex de la Iglesia, e mi hanno intrigato parecchio entrambi: parlo di Crimen perfecto - Finchè morte non li separi e di Oxford murders - Teorema di un delitto.
Ho deciso quindi di fare un salto indietro di qualche anno andando a un film del 2000, La comunidad - Intrigo all'ultimo piano.

Siamo in perfetto stile Crimen perfecto: ambientazione spagnola, abbastanza contenuto in quanto a scenografia e personaggi, e soprattutto un genere grottesco che non disdegna qualche episodio macabro.

Con l’eccezione di quest’ultimo punto, è un mix che mi piace molto… anche se devo dire in tutta onestà che Crimen perfecto era nettamente meglio di questo La comunidad, e ne sembra quasi un’evoluzione in termini di stile e di lavoro.

Trame completamente differente, per carità, però si intravede un’evoluzione nel lavoro di Alex de la Iglesia, a svantaggio de La comunidad, che nasce da un’idea tutto sommato originale, ma che la sviluppa in modo un po’ raffazzonato, e con tante concessioni alla credibilità, dal momento che la sceneggiatura presenta parecchie falle.

Ma ecco la trama: Julia (la brava Carmen Maura, già vista in Volver e ne Le donne del sesto piano) è un’agente immobiliare incaricata di vendere un appartamento, che è appartamento ben curato, lussuoso persino, ma sito in un immobile un po’ fatiscente… e con dei condomini alquanto strani.
A peggiorare la situazione, vi è la situazione dell’appartamento di sopra, dove proprio mentre lei è lì, si scopre il cadavere dell’inquilino, morto da settimane e mezzo mangiucchiato dal suo gatto… senza contare spazzatura, topi e scarafaggi.
Come mai l’uomo è morto dentro casa, praticamente autosegregatosi?

Di mezzo vi sono tanti soldi e una vincita al totocalcio spagnolo… e come detto un vicinato alquanto strano, a cominciare dall’amministratore Emilio…

La comunidad - Intrigo all'ultimo piano non è malaccio: offre un discreto intrattenimento, ma lo fa in modo un po’ grossolano … proprio come tutti i suoi protagonisti, non riuscendo a distaccarsi da loro.

C’è vivacità, ma è una vivacità un po’ grezza, che dopo un poco stanca, e che peraltro lascia perplessi per via delle falle di sceneggiatura di cui sopra… ovviamente utili a far andare la storia in un certo modo, pur se forzato.

Per gli amanti di sangue e splatter, inoltre, si dica che in mezzo vi sono cadaveri, omicidi, violenze varie e incidenti domestici… anche troppi, probabilmente.

Insomma, film men che sufficiente a mio avviso, nettamente distante da Crimen perfecto (parimenti grottesco ma più elaborato) e da Oxford murders (viceversa elegante e di ambientazione british).

Fosco Del Nero



Titolo: La comunidad - Intrigo all'ultimo piano (La comunidad).
Genere: drammatico, grottesco, commedia.
Regista: Alex de la Iglesia.
Attori: Carmen Maura, Eduardo Antuña, Jesús Bonilla, Paca Gabaldón, María Asquerino, Terele Pávez, Sancho Gracia, Marta Fernández Muro, Emilio Gutiérrez Caba, Roberto Perdomo.
Anno: 2000.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 31 ottobre 2017

Byzantium - Neil Jordan (film fantastico)

Sono arrivato a Byzantium seguendo la filmografia di Saoirse Ronan, brava protagonista del meno bravo The host e del decente Ember - Il mistero della città di luce, nonché comprimaria dell’ottimo Grand Budapest Hotel.

Quanto all’altra protagonista del film, la più matura e procace Gemma Arterton, l’avevo già vista in Prince of Persia - Le sabbie del tempo, Scontro tra titani e Rocknrolla.

Ecco subito la trama sommaria di Byzantium, film peraltro basato su una pièce teatrale: Eleanor e Clara fuggono da una casa in città, subito dopo un violento crimine, per nascondersi in una più tranquilla cittadina, dove cercano di sistemarsi al meglio.
Il “meglio” per la bella Clara comprende anche la prostituzione, esercitata in prima persona e organizzata con ragazze giovani, che essa raccoglie per strada e piazza nell’albergo di Noel, timido uomo conosciuto nel frattempo.

Questa premessa sembra alludere a una storia su povertà esteriore e interiore… ma non è proprio così, visto che Byzantium è una storia sui vampiri: sia Clara che Eleanor, che poi sono madre e figlia, sono vampire, anche se lo sono in modo molto diverso: la prima più disinibita e senza scrupoli, la seconda più tenera e gentile, cosa che causa continui scontri tra le due rispetto alla visione della vita e al modo di comportarsi (elemento già presente nel più risalente Intervista col vampiro, non a caso girato dallo stesso regista).
Altro problema: le due sono cercate da una misteriosa Fratellanza, ansiosa di regolare vecchi conti…

Byzantium si muove in direzioni molto diverse, e quando un film si comporta in tal modo rischia di fallire: drammatico, thriller, un pizzico di horror o comunque di splatter, sentimentale…

… tuttavia, il film dosa abbastanza bene gli ingredienti, e alla fine la ricetta funziona a sufficienza.

Certo, è un film di intrattenimento, e non ha la minima pretesa di colossal.
Scordatevi dunque storie ambiziose come Intervista col vampiro (che ha reso famoso il regista Neil Jordan), e non parliamo nemmeno di Dracula o di Nosferatu… mentre ci avviciniamo decisamente di più ai moderni film metropolitani sui vampiri, mezzo dramma, mezzo amore, mezzo avventura.
Insomma, è l’epoca di Twilight (che peraltro non è nemmeno male, a differenza di molte sue imitazioni), e questo viene prodotto.

Pur tuttavia, nonostante il genere sia più o meno questo, ma meno infantile per fortuna,  Byzantium non è da buttare, e si guadagna una sufficienza.
Inoltre, propone anche qualche frase interessante, diciamo così, per chi sa leggerla, e che conferisce al film un valore un poco superiore.

Eccola.

“Soltanto chi è pronto a morire avrà in dono la vita eterna.”

“La vita eterna arriva solamente a chi è pronto a morire.”

“Questa è la fine.
Di cosa?
Del tempo.”

“La pace sia con te.
Possa la luce risplendere su di te.”

“Per la prossima volta dovete scrivere un saggio intitolato ‘Io sono’.”

E con questo è tutto con Byzantium, alla prossima recensione.

Fosco Del Nero



Titolo: Byzantium (Byzantium).
Genere: drammatico, fantastico, thriller, sentimentale.
Regista: Neil Jordan.
Attori: Gemma Arterton, Saoirse Ronan, Sam Riley, Jonny Lee Miller, Daniel Mays, Caleb Landry Jones, Tom Hollander, Uri Gavriel, Jeff Mash, Glenn Doherty.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 24 ottobre 2017

Frozen - Il regno del ghiaccio - Chris Buck, Jennifer Lee (film animazione)

Ho trovato Frozen - Il regno del ghiaccio in una classifica online dei migliori film d’animazione di sempre, ed essendo da sempre un appassionato di film d’animazione, me lo sono guardato, confortato anche dal fatto che avesse vinto svariati premi e ottenuto incassi eccellenti.

Dico “confortato” per il fatto che, spesso, i film d’animazione occidentali equivalgono a film per bambini, o quasi, assai superficiali e privi di contenuti, semplice intrattenimento.
E per Frozen non dico che è così, ma quasi…

Il target è difatti assai giovane: siamo su bambini e famiglie, il tono generale è molto infantile, dai dialoghi alle canzoni.

Ora, c’è un luogo comune che in Occidente dobbiamo ancora sfatare: animazione non vuol dire infanzia. Animazione è un mezzo espressivo, come i film recitati, come i fumetti, come i libri, come  i video musicali… così come anche la scultura, la pittura, etc.

All’interno di ciascuno di tali mezzi espressivi certamente si può realizzare un’opera destinata agli adulti oppure all’infanzia, nessuno lo vieta… ma l’inserire un film sempliciotto come questo, per quanto realizzato in modo eccellente dal punto di vista tecnico, in una classifica dei migliori film d’animazione di tutti i tempi è pura follia, un non senso.

Specie se poi certi film d’animazione, come quelli di Hayao Miyazaki, o come gli eccellenti I figli della pioggia Azur e Asmar, o The secret of Kells, o Akira, o L’ultimo unicorno, o altri ancora, non sono inclusi nella classifica oppure seguono agli ultimi posti.

Ma fa niente, procediamo con la recensione, partendo dalla trama, che poi è una rivisitazione di una fiaba di Hans Christian Andersen, ossia La regina delle nevi: la Principessa Elsa e la sua sorella minore Anna sono due bambine molto affiatate, e giocano spesso insieme, spesso avvalendosi dei poteri della prima, capace di generare fenomeni di ghiaccio.
Un giorno, però, Elsa fa male per sbaglio ad Anna, e da allora le due vengono separate dai genitori… praticamente fino alla maggiore età, quando Elsa deve essere incoronata regina, dal momento che i genitori nel mentre sono morti in un incidente in mare.

Le due si rivedono, ma il problema è che Elsa non ha ancora imparato a controllare i suoi poteri, che anzi sono ora cresciuti… ne deriverà un guaio per tutto il reame, e non solo per le due sorelle.

Frozen - Il regno del ghiaccio procede tra balletti, canti, fraintendimenti, ed effetti speciali… e ovviamente anche tra amori e amicizie.
Come da copione, non manca la componente umoristica, anche se assai semplice e banale, commisurata al target del film, molto giovane come detto.

Insomma, il copione è rispettato, in pieno stile Disney (oddio, anche se la Disney ha scheletri nell’armadio, a proposito di copioni rispettati), e la favola procede fino al lieto fine.

Nel mezzo, una componente visiva eccellente, un accompagnamento musicale piuttosto naif e banalotto, dei personaggi standard e una trama ugualmente standard.

La domanda a questo punto è: basta l’eccellente realizzazione visiva per giustificare un prodotto che ha poco altro da offrire?
La mia risposta è no… o meglio, basta per i bambini, e in effetti in tal senso il film va benissimo: il problema sorge quando viene consigliato per altre fasce di pubblico.

Menzione positiva per l’unico personaggio originale del film, che peraltro è anche l’unico che regala divertimento: il pupazzo di neve Olaf.
Quanto alle due sorelle, una più aristocratica e una più alla mano, ai due pretendenti Kristoff e Hans, uno falso e l’altro sincero, e agli altri personaggi secondari, beh, siamo nella banalità più totale.

Fosco Del Nero



Titolo: Frozen - Il regno del ghiaccio (Frozen).
Genere: animazione, sentimentale, drammatico, commedia, musicale.
Regista: Chris Buck, Jennifer Lee.
Anno: 2013.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 18 ottobre 2017

Giovane e bella - François Ozon (film drammatico)

La recensione odierna è dedicata a un film francese, Giovane e bella, diretto nel 2013 da François Ozon.

Conosco da anni François Ozon, e l’ho apprezzato in alcuni film, come ad esempio l’incantevole 8 donne e un mistero, cui erano seguiti poi i decisamente meno validi ma comunque in qualche modo originali Ricky - Una storia d’amore e libertà e Swimming pool.

Ogni tanto vado a vedermi cos’altro ha prodotto… anche se a dire il vero la direzione che ha preso la sua carriera non mi piace molto, giacché ha perso la freschezza e l’originalità dei primi lavori per dirigersi verso opere drammatiche e tendenti a nudità ed erotismo.

Come purtroppo anche il film odierno, che mi sa tanto che sancisce la fine del mio seguire il regista francese.

Andiamo subito alla trama di Giovane e bella: Isabelle (Marine Vacht) è una diciassettenne figlia di buona famiglia. I genitori sono separati e lei vive con madre, patrigno e fratello minore, ma tutto sommato le cose vanno bene e non le manca niente.

Nel mondo di fuori, almeno, ma nel mondo interiore evidentemente la ragazza ha qualche vuoto, nonché qualche squilibrio, tanto che inizia a dedicarsi alla prostituzione: volontaria, e d’alto borgo, con ricchi uomini pronti a sborsare 300-400 euro per volta, ma pur sempre prostituzione.

Ad accompagnarla, nonché ad accompagnare in generale la vita della ragazza, una freddezza, un vivere le cose in modo algido e distaccato, che ne testimonia il disamore e il disagio interiore.
Peraltro, se dapprima i suoi familiari non sospettano niente, dopo un incidente…

Giovane e bella è tutto qui: un film drammatico-psicologico sulla prostituzione volontaria di alto borgo… che però più che una disamina psicologica della questione sembra una scusa per mettere in mostra la bellezza dell’attrice protagonista, giacché il regista non cerca nemmeno di spiegare, limitandosi invece a filmare.

Quanto alla protagonista, ha un viso molto bello: perlomeno va dato atto al regista, o comunque a chi si è occupato del cast, di aver piazzato davanti alla telecamera una bellezza che buca letteralmente lo schermo, soprattutto nei primi piani.

Non basta di certo, però, e anzi in tutto il film aleggia una certa atmosfera di vuoto e di superficialità che certamente non è un buon intrattenimento.
E che peraltro dista anni luce dalla tipica leggerezza dei film francesi, o perlomeno delle commedie, che preferisco nettamente. 

Insomma, per tirare le somme con Giovane e bella, arrivederci François Ozon.

Fosco Del Nero



Titolo: Giovane e bella (Jeune et jolie).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: François Ozon.
Attori: Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 17 ottobre 2017

Planet 51 - Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez (film animazione)

Amo l’animazione e amo il genere fantastico, così come amo l’umorismo, per cui era solo questione di tempo prima che vedessi Planet 51, film che per l’appunto riunisce tali tre filoni.

Cominciamo col dire una cosa: certi film nascono con un’ambizione, quella di essere dei capolavori e di essere ricordati come tali, mentre altri nascono con un’ambizione più modesta, quella di essere un semplice intrattenimento.
Un buon intrattenimento, possibilmente, questo è chiaro.

Planet 51 appartiene a questo secondo filone, e non ha affatto velleità riguardo al primo.

Si tratta peraltro di un film estremamente citazionista, a cominciare dal titolo, che richiama la famosa Area 51, che però, nel sovvertimento dei ruoli tra terrestri e alieni, diventa Area 9, mentre il pianeta è il Pianeta 51, un pianeta sul quale si reca l’astronauta solitario Charles Baker, che viene però scambiato per un alieno minaccioso e invasore.

Il fatto è che egli è capitato in una sorta di anni "60 alieni: città, macchine, musica e cultura dicono anni "60, con tanto di frangia di figli dei fiori.
In tale contesto, andavano di moda i film di fantascienza sugli alieni invasori, e in questo caso l’alieno invasore era per l’appunto un essere umano.

Nel corso della storia vi sono altri riferimenti: da Independence day a Star wars, da Alien a Terminator, da Cantando sotto la pioggia a 2001 Odissea nello spazio.
E sospetto che vi fosse un qualche accenno anche a Ritorno al futuro.

E, nel corso della storia, Charles conoscerà tanti alieni, dal Generale Grawl, deciso ad annientarlo a tutti i costi, al Professor Kipple, deciso a estrargli il cervello a tutti i costi per studiarlo.
Ma soprattutto conoscerà Lem, Skiff ed Eckle, che lo aiuteranno a fuggire.
Menzione anche per l’adorabile robottino Rover.

Nel complesso Planet 51 è un film caruccio, simpatico e scorrevole, che spesso fa sorridere e a tratti anche ridere (memorabile la scena della sparatoria multipla nella base segreta aliena), ma che non ha la stoffa del fuoriclasse.
Un lavoro ottimamente compilato ed eseguito, ma non di prima fascia per la quale gli mancano profondità e spessore.

Comunque, ripeto: un film d’animazione carino e gradevole.

Fosco Del Nero



Titolo: Planet 51 (Planet 51).
Genere: animazione, fantascienza, comico.
Regista: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.