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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 17 luglio 2018

I quattro dell'Ave Maria - Giuseppe Colizzi (film western)

Il giorno prima che morisse Bud Spencer avevo deciso di guardarmi tutta la filmografia del duo Bud Spencer-Terence Hill, e sto tuttora proseguendo con gli ultimi film rimastimi.
Tra questi, i primi film tra i sedici in questione, i film western, genere che non mi è mai piaciuto… ma per Bud e Terence faccio un eccezione e li guardo.
Oggi è la volta de I quattro dell'Ave Maria, film girato nel 1968 da Giuseppe Colizzi, che poi è colui che ha lanciato il duo nel mondo del cinema (con Dio perdona… io no!, I quattro dell’Ave Maria e La collina degli stivali)… anche se il successo vero e proprio a dire il vero verrà poi con i film di E.B. Clucher (Lo chiamavano Trinità, Continuavano a chiamarlo Trinità, I due superpiedi quasi piatti, Nati con la camicia, etc).

Peraltro, de I quattro dell'Ave Maria non si può dire che Bud e Terence siano la coppia protagonista, giacché un altro personaggio si fa notare spesso… e anzi più di loro: l’istrionico Eli Wallach, davvero bravo e pure ben doppiato.

Ma andiamo a tratteggiare per sommi capi la trama: Cat Stevens e Hutch Bessy sono due cacciatori di taglie che si recano nell’ufficio dello sceriffo per intascare una ricompensa, anche se non hanno purtroppo le prove dell’avvenuta “eliminazione” del malvivente. Intuiscono però che egli fosse in combutta col direttore di una banca, per cui vanno da lui e gli estorcono una bella somma di denaro.
L'uomo non la prende bene e, per reazione, libera Cacopoulos, un carcerato atteso a breve dall’impiccagione, dietro la promessa che lui si disfi dei due ricattatori. Cacopoulos, però, ha programmi diversi e riguardano il vendicarsi dei suoi vecchi soci che, a seguito di una rapina, lo abbandonarono agli inseguitori, condannandolo quindi a quindici anni di prigione. Uno era lo stesso direttore della banca, e un paio d’altri seguiranno; al fine di vendicarsi di tutti, proporrà dunque un’alleanza proprio ai due che era stato incaricato di eliminare…

I quattro dell'Ave Maria non rientra nel filone umoristico dello spaghetti western, e si discosta grandemente dal tenore medio dei film di Bud e Terence, tuttavia grazie a Dio non è nemmeno troppo serioso, e anzi, soprattutto grazie al personaggio di Cacopoulos, si fa guardare volentieri.

A fargli da spalla semicomica, il solo Bud, mentre Terence Hill recita un ruolo davvero “western”, e quindi superserio, tra l’altro non doppiato dal solito doppiatore, che verrà in futuro, ma da uno meno gioviale e più tosto.

Per il resto, che dire? Nel film non vi sono tante scazzottate, anzi quasi per niente, ma molte pistolettate, come si conviene a un western. Vi è azione in quantità, ma anche qualche inserto umoristico, nonché qualche scena memorabile: quella della festa ispanica, ad esempio, o la scena finale dei quattro dell’Ave Maria di fronte ai loro cinque avversari, tutti pistole alla mano e con tanto di commento musicale sullo sfondo, scena davvero bella.

Nel complesso, I quattro dell'Ave Maria è davvero un bel film, non lo si può negare: ha qualche passaggio a vuoto, ma regge benissimo e propone molte cose buone.
Era la prima volta che lo vedevo, e ne son rimasto contento, pur non essendo appassionato delle ambientazioni western.

Fosco Del Nero



Titolo: I quattro dell'Ave Maria.
Genere: western, commedia.
Regista: Giuseppe Colizzi.
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Eli Wallach, Livio Lorenzon, Brock Peters, Armando Bandini, Corrado Olmi, Edoardo Torricella, Bruno Corazzari.
Anno: 1968.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 10 luglio 2018

Epic - Il mondo segreto - Chris Wedge (film animazione)

Ennesimo film d’animazione recensito su Cinema e film: stavolta è il turno di Epic - Il mondo segreto, film d’animazione uscito nel 2013 anche in formato 3D.
Io però l’ho visto su un normale schermo, per cui la mia sarà una recensione 2D.

Partiamo dal regista: è quel Chris Wedge che aveva già diretto, con grande successo, L’erà glaciale e Robots: un palmares breve ma molto promettente… perlomeno a livello di incassi.

Veniamo ora sinteticamente alla trama, precisando intanto che il genere si muove tra fantasy e natura, pur venato da un po’ di tecnologia semi-fantascientifica: a seguito della morte della madre, con cui stava, Mary Katherine torna dal padre, il Professor Bomba, che non vedeva da tempo e dal quale evidentemente la madre si era separata. Motivo della separazione: l’uomo, pur brillante scienziato, si era fissato con un’ipotetica popolazione minuscola che abitava nella foresta, all’interno della quale l’uomo era per l’appunto rimasto, collocando telecamere e sensori ovunque al fine di catturare o perlomeno riprendere qualche minuscolo abitante della foresta.
La ragazza, tuttavia, non tarda ad arrivare alle medesime conclusioni della madre (ossia che l'uomo è pazzo), tanto che decide di lasciare l’abitazione del padre.
Però capita un evento a dir poco sincronico… che la rende proprio come uno di quei minuscolo abitanti della foresta, e anzi avrà un ruolo decisivo nella lotta tra forze della vita (guidate da Ronin) e forze della morte (guidate da Mandrake… nota di biasimo per la scelta dei nomi, compresi anche il Professor Bomba, la Regina Tara, lumache Mub e Grub, etc), forze della luce e forze dell’oscurità, della creazione e della distruzione. Verrebbe da dire tra bene e male senonché il film si muove proprio all’interno di un discorso ciclico e di alternanza, per cui, seppur i “cattivi” vogliono rompere quell’equilibrio, si intuisce che vi è un equilibrio da rispettare, per l’appunto.
Un altro contrasto che propone il film è quello tra il grande e il piccolo, tra il lento e il veloce, e in ciò dona una bella dose di relativismo a chi guarda.

Come andrà a finire il film è piuttosto ovvio, e fin dall’avvio, giacché trattasi di una commedia fantasy animata per famiglie, che dunque prevede per contratto il lieto fine, nonché una massiccia dose di azione, umorismo leggero e buoni sentimenti.

In questo, e stante la poca originalità, che potrebbe far avvicinare il film a numerosi altri assai simili (Arthur e il popolo dei Minimei, Mune - Il guardiano della Luna, lo stesso Avatar, etc), il film dovrebbe ricevere una valutazione tiepida, essendo ben realizzato, visivamente d’effetto e con un’animazione ben fluida, ma non troppo innovativo.

Tuttavia, i suoi contenuti ne aumentano la valutazione, e anzi lo indirizzano perfettamente come prodotto educativo per l’infanzia, dal momento che non solo propone bellezza e buoni sentimenti, ma anche alcuni principi esistenziali, gettati qui e lì e in modo poco evidente, ma comunque presenti.

Si pensi, ad esempio, ai “rotoli della conoscenza”, concetto praticamente identico agli “annali dell’Akasha”.
Certo, da solo potrebbe essere una mera coincidenza, ma il film contiene svariate frasi di sapore esistenziale, e proprio con esse chiudo la recensione.

“Molte foglie, un solo albero.”
“Che significa?”
“Siamo singoli individui, ma sempre connessi tra noi.”

“Nessuno è mai solo.”

“La verità non è mai brutta come sembra.”

“Sei qui per una ragione. Forse ancora non riesci a capire quale sia, ma il fatto che tu non l’abbia capito non significa che non ci sia.
So che hai paura, ma resta con il baccello, sii presente quando si schiuderà… e poi riavrai quello che hai dato.”

“Ci sono cose che semplicemente si sentono…”

Fosco Del Nero



Titolo: Epic - Il mondo segreto (Epic).
Genere: animazione, fantasy, azione.
Regista: Chris Wedge.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 luglio 2018

La casa sul lago del tempo - Alejandro Agresti (film sentimentale)

Oggi siamo in compagnia de La casa sul lago del tempo.
Il film è il remake del film coreano Si-wor-ae, e nella sua versione americana è stato girato da Alejandro Agresti, regista a me sconosciuto.

Esso si basa su un elemento fantastico piuttosto originale: una cassetta postale che mette in comunicazione due persone di due tempi differenti; una sorta di piccola e limitata macchina del tempo dunque, tramite la quale Alex Wyler (Keanu ReevesLe riserveMatrixConstantineThe gift - Il dono, A scanner darkly - Un oscuro scrutare, Dracula) e Kate Forster (Sandra Bullock; Crash - Contatto fisico, Un amore tutto suo, Gravity) possono comunicare.
Se il tempo li separa di due anni (lei più avanti di lui), essi hanno una cosa in comune: la casa nei sobborghi di Chicago davanti a cui sta la cassetta delle lettere, in cui hanno abitato entrambi (lui prima di lei).

I due, inizialmente scioccati da quell’evento, iniziano a scriversi e la corrispondenza diverrà sempre più tenera… anche perché scoprono col senno di poi (espressione tuttavia imprecisa in questo caso) che si erano già incontrati… e ovviamente si incontreranno anche dopo, giacché essenzialmente La casa sul lago del tempo è un film d’amore super-romantico, e la cosa è chiara fin da subito.

Il film è essenzialmente una storia d’amore anche perché il contorno è per l’appunto tale: solo contorno, e quindi trascurabile.
I disagi sentimentali di Kate, o il rapporto difficile di Alex col padre, sono solo sfondo a quella che è una storia d’amore “paranormale”, per così dire.
Peraltro, il cast è ridottissimo, e gli altri ruoli sono del tutto marginali.

L’idea di fondo è interessantissima (e non lo dico solo perché tempo fa ho scritto un romanzo che si basa su un’idea assai simile: Il mondo dall’altra parte), però non è sfruttata appieno, e anzi conserva un panorama assai ristretto, quello delle due piccole vite dei protagonisti.
Non vi sono spiegazioni del fenomeno, nemmeno tentate, e non vi è da parte dei protagonisti una ricerca esistenziale, fatto che sarebbe quasi scontato date queste premesse… nemmeno la relazione tra i due convince appieno, a dirla tutto, e anzi la stessa recitazione ha un tono un po’ dimesso.
Altro piccolo difetto: a volte si fa un po’ di confusione nel capire a quale linea temporale appartiene la scena sullo schermo, giacché non si è pensato a qualche “evidenziatore” in tal senso.
Ottimo invece il doppiaggio.

Nel complesso, La casa sul lago del tempo non mi è dispiaciuto: c’è una bella idea dietro, e una discreta esecuzione, cosa ovvia peraltro quando si chiamano due big di Hollywood come Reeves o Bullock a interpretare un film, tuttavia la valutazione è solo sufficiente per i motivi elencati: è stato eseguito un buon compitino, ma il film non ha un grande valore in sé e funge soprattutto da commedia romantica.

Fosco Del Nero



Titolo: La casa sul lago del tempo (Lake house).
Genere: sentimentale, commedia, fantastico.
Regista: Alejandro Agresti.
Attori: Keanu Reeves, Sandra Bullock, Dylan Walsh, Shohreh Aghdashloo, Christopher Plummer, Lynn Collins, Mike Bacarella, Ebon Moss-Bachrach.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 27 giugno 2018

Origine - Keiichi Sugiyama (film fantastico)

Avevo visto il film d’animazione Origine (titolo inglese Origin - Spirits of the past; titolo giapponese Gin-iro no kami no Agito) segnalato da qualche parte online, e da buon appassionato di animazione nipponica ho deciso di vederlo.

Tuttavia, e lo dico subito, il film mi ha per buona parte deluso, nonostante un incipit promettente.

Andiamo subito a descrivere la trama sommaria di Origine: in futuro, per cercare di ripopolare la vegetazione del pianeta Terra, alcuni scienziati avviano un programma visionario, che prevede la sperimentazione genetica su alcune piante, che vengono poste sulla Luna. Tuttavia, tali piante crescono in un modo inaspettato, divengono aggressive e riescono persino ad arrivare sulla Terra, dove attaccano l’umanità e nel giro di pochi anni la annichiliscono.
Tre secoli più avanti, la situazione è questa: la Terra è dominata dalle piante, che hanno addirittura generato degli umanoidi, i druidi, e i pochi umani superstiti sono schierati in due fazioni: un regno militarizzato che combatte le piante e vuole riportare il mondo al passato, quando l’uomo dominava sulla natura, e un gruppo di persone che si sono adattate a vivere in pace con la natura, e che vivono nella cosiddetta Città Neutrale, che poi non è altro che i resti cadenti dei vecchi edifici.
Un giorno, mentre Agito e Yolda stanno compiendo un’incursione nella foresta per rubare un po’ di acqua alla foresta stessa, il primo finisce per caso in una struttura tecnologica vecchia di secoli, e senza farlo apposta risveglia la giovane Toola. Questo innescherà una serie di avvenimenti, che ancora una volta metteranno di fronte l’uomo e la natura.

Si sarà capito: dettagli a parte, la sceneggiatura di Origine è piuttosto banale, e riguarda il solito conflitto tra uomo e natura, con estremisti e moderati, il solito futuro apocalittico, il solito rischio di distruzione globale, i soliti resti di una civiltà passata assai progredita, etc.

Come dico sempre, quando il progetto non è troppo originale, occorre che l’esecuzione sia impeccabile, pena il cadere nella mediocrità o ancor più in basso.
Origine riesce perlomeno in questo obiettivo?

Vediamo: gli sfondi disegnati a mano sono piuttosto belli, e questo va bene; purtroppo, però, la computer grafica si integra davvero male in tali scenari, e spesso dà luogo ad animazioni macchinose e sgradevoli, sia nei personaggi ma soprattutto negli oggetti in movimento.

E questo non è l’unico punto critico del film: i personaggi sono stereotipati quanto la trama, e la loro caratterizzazione è davvero carente. I dialoghi stessi sono piuttosto insipidi.
Si è cercato di inserire qualche elemento estetico di originalità, senza dubbio per colmare l’assenza di originalità strutturale, ma l’esito è quantomeno opinabile: penso alle curiose vesti prive di spalle, davvero improbabili, tanto nel passato quanto nel futuro.

In tale mediocrità generale, le uniche cose che si salvano sono un incipit discreto e una colonna sonora altrettanto discreta.
Per il resto, Origine è un film d’animazione davvero trascurabile, tanto che mi segno il nome dello studio che lo ha prodotto, Gonzo (già dal nome dello studio avrei dovuto intuire qualcosa), come promemoria per future opere da evitare.
E, se posso permettermi, che distanzia dallo Studio Ghibli.

Fosco Del Nero



Titolo: Origine (Gin-iro no kami no Agito).
Genere: animazione, drammatico, fantastico.
Regista: Keiichi Sugiyama.
Anno: 2006.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 26 giugno 2018

Bel ami - Storia di un seduttore - Declan Donnellan, Nick Ormerod (film drammatico)

La recensione odierna è dedicata a Bel ami - Storia di un seduttore, del 2012.

Premessa: al tempo del liceo, quando lessi Bel ami di Maupassant, ne rimasi impressionato in modo assai positivo, tanto che lo lessi più volte in seguito.
L’aver saputo, per quanto con qualche anno di ritardo, che era stato girato un film tratto dall’opera in questione mi ha ovviamente incuriosito, tanto più che, nomi alla mano, il film si prospettava di alto profilo, e dunque me lo sono visto.

Veniamo come prima cosa ai nomi suddetti: non mi riferivo a quelli dei due registi, Declan Donnellan e Nick Ormerod, mai sentiti, ma proprio a quelli degli attori protagonisti. Anzi, coprotagonisti più che protagonisti.
Al centro della scena vi è Robert Pattinson, divenuto celebre per il ruolo di Edward Cullen nella saga giovanile e vampiresca di Twilight, ma già in precedenza fattosi notare per quello di Cedric Diggory in Harry Potter e il calice di fuoco. Egli è letteralmente circondato di bellezze femminili, di ogni età: la matura ma sempre elegante Kristin Scott Thomas (Una top model nel mio letto, Piccoli tradimenti, Un matrimonio all’inglese, Arsenio Lupin), l’ancor piacente Uma Thurman (Gattaca - La porta dell'universo, Le avventure del barone di Munchausen, Kill Bill), la sensuale Christina Ricci (SireneIl mistero di Sleepy Hollow, Anything else, La famiglia Addams), e la giovane Holliday Grainger, con cui chiuderà il suo personale tour della Parigi di fine '800.
Anzi, mi stavo dimenticando la rustica Natalia Tena (Il trono di spade), con cui in realtà lo inizia.

E fatto questo lungo elenco, veniamo alla trama di Bel amiGeorges Duroy è un giovane proveniente dalla provincia francese. Non particolarmente acculturato, è tuttavia dotato di una bellezza e di un fascino fuori dal comune, che, a dispetto delle sue non eccellenti doti personali, gli apriranno molte porte della Parigi che conta… e si tratta soprattutto di porte di camere da letto, giacché egli, cogliendo il consiglio dell’esperta Madeleine Forestier, sceglie di far carriera sfruttando i favori delle donne che contano piuttosto che degli uomini che contano.
In tal senso, ricordando sempre la sua provenienza provinciale e povera, egli mette da parte piacere personale e sentimenti, e vive la scalata al successo mondano come un dovere.
Il quadro che ne deriva è in effetti quello di un personaggio cinico e senza scrupoli, che peraltro non si fa amare proprio in alcun senso: né per la sua gentilezza, né per la sua saggezza, né per qualche suo talento.
Due talenti, comunque, li ha, e sono la bellezza e la determinazione, e a quanto pare per la Parigi di quegli anni sono più che sufficienti, giacché, tra salite e cadute, la sua condizione economica e sociale va a migliorare sempre.

Passo ora al mio commento: è passato tanto tempo da quando ho letto Bel ami, e onestamente non sono in grado di verificare tutte le corrispondenze col film: mi ricordavo tuttavia un personaggio sì determinato e per certi versi anche cinico, però non così tanto, e comunque non così altezzoso e a tratti riprovevole come il Bel ami interpretato da Robert Pattinson, la cui prova dunque non mi ha convinto appieno (dico la sua prova, ma magari gli è stato chiesto quel personaggio dai registi, e questo non lo sappiamo). Anzi, a dirla tutta io mi ricordavo un George Duroy carismatico e forte, mentre qua pare che sia una specie di burattino al vento, che si salva solo grazie alla dabbenaggine di qualche donna ingenua.

Nel film, a dirla tutta, il personaggio di Patterson viene messo in assoluto secondo piano dal gineceo che gli ruota intorno: nell’ordine, una scintillante Christina Ricci (che si sa essere brava attrice sin da quando era bambina),un’efficace Uma Thurman (che però ha fatto meglio altrove), e la sempre brava Kristin Scott Thomas (che tuttavia forse non era la più adatta al personaggio interpretato, giacché sono stati abbinati eleganza e debolezza, in modo forse poco efficace).
Vi sono anche attori uomini, ma con ruoli infinitamente meno importanti, per cui il film si gioca essenzialmente qui.

Diciamo qualcos’altro: la scenografia è bella, anche se curiosamente il film non è stato girato a Parigi, ma in altre città europee (Budapest,  Londra).
I costumi sono molto belli.
La fotografia ugualmente colpisce in positivo.
Altalenante la recitazione, come detto: alcuni attori bene, altri meno bene.
Dialoghi non troppo importanti, e anzi piuttosto debolucci.
Colonna sonora abbastanza trascurabile.
Ma soprattutto manca l’aria del romanzo originale… e questa me la ricordo bene.

Nel complesso, Bel ami - Storia di un seduttore ci porta nell’Europa aristocratico-borghese di fine '800, e al contempo ci porta dentro un importante romanzo francese… ma lo fa in modo un po’ pacchiano, apparsomi più commerciale che letterale e artistico, per così dire.

Fosco Del Nero



Titolo: Bel ami - Storia di un seduttore (Star wars: the force awakens).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: Declan Donnellan, Nick Ormerod.
Attori:  Robert Pattinson, Christina Ricci, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Colm Meaney, Philip Glenister, Holly Grainger, Natalia Tena, James Lance.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 19 giugno 2018

Star wars - 7 - Il risveglio della forza - J.J. Abrams (film fantascienza)

Era solo questione di tempo prima che vedessi e recensissi Il risveglio della forza, episodio numero sette della saga di Guerre stellari.
Il presente episodio si presentava tra l’altro come particolarmente importante, essendo il primo della trilogia conclusiva (episodi 7, 8 e 9), nonché quello di raccordo tra la trilogia originaria (episodi 4, 5 e 6) e la fase finale dell’opera, mentre la seconda trilogia, quella degli anni Duemila, era risalita fino all’esordio della storia (episodi 1, 2 e 3).

Un’opera magna, per così dire, pensata nell’ottica di decenni… e decenni di ipotizzato successo ininterrotto, come difatti è stato.

Andiamo subito a descrivere brevemente la trama e a tracciare il punto della situazione: circa trent’anni dopo la battaglia di Endor e la distruzione della seconda Morte Nera (raccontati ne Il ritorno dello Jedi, il terzo episodio della trilogia originaria) siamo punto e a capo (e la cosa inizia a divenire quasi ridicola a dire il vero): l’Impero è crollato ma ha preso il suo posto il Primo Ordine; la Repubblica si difende dalla sua minaccia aiutando la Resistenza; i jedi, nella figura di Luke Skywalker e dei suoi allievi, sono spariti, il Lato Oscuro si è riorganizzato (il Leader Supremo Snoke ha presto raccolto l’eredità di Palpatine, e ha preso come allievo Kylo Ren, che, neanche a dirlo, va in giro con una maschera che ne altera la voce in stile Darth Vader), e ovviamente Han Solo si è rimesso a fare il contrabbandiere, insieme al fidato compagno di avventure Chewbacca.
Un giorno accade che un’incursione del Primo Ordine conduca alla fuga il pilota della Resistenza Poe Dameron, nonché FN-2187, presto ribattezzato Finn, soldato rinnegato che decide di disertare dal Primo Ordine.
I due, nella loro fuga, precipitano e si perdono di vista. Il primo lo ritroveremo alla fine, mentre il secondo incontra Rey, una ragazza assai sveglia di mente e di corpo, che si assumerà il compito di riportare alla Resistenza la mappa per ritrovare lo scomparso Luke Skywalker, contenuta in un droide.
I due, per un disegno della Forza, si imbattono prima nel Millennium Falcon, e poco dopo in Han Solo e Chewbacca. Completerà l’opera l’incontro con Leila Organa, al tempo Principessa e ora Generale della Resistenza… che si viene a sapere avere nel mentre generato un figlio con Han Solo… il quale è divenuto per l’appunto Kylo Ren, il cattivo addestrato dal Leader Supremo Snoke, sorta di nuovo Darth Vader.

Sintesi lunga, e ovviamente ho citato solo le cose principali, ma tuttavia sufficienti ad evidenziare un fatto: Il risveglio della forza, diretto da J.J. Abrams (Lost, Fringe, Star Trek), è un’enorme minestra riscaldata.
O, se preferite un’espressione più positiva, punta sull’usato sicuro, forse al fine di proporre l'esperienza di Guerre stellari alle nuove generazioni, ben lontane dai fasti della prima trilogia.

Eccovi una breve lista di somiglianze con i passati episodi di Star wars:
- un padre e un figlio si trovano su lati opposti della forza,
- si finisce dentro un locale-cabaret pieno di razze strane con tanto di gruppo musicale che fa da colonna sonora,
- c’è una persona che all’improvviso scopre di essere grandemente dotata di forza,
- l’Impero è stato sconfitto… ma ora c’è il Primo Ordine, in tutto e per tutto uguale al suo predecessore (il leader che dà istruzioni via ologramma al suo giovane adepto, la macchina bellica che si affianca ai guerrieri dotati di forza, i soldati identici a quelli dell’Impero, etc),
- il cattivo ha una maschera nera e minacciosa che ne altera la voce (e in questo caso non c’è alcun motivo per cui la debba portare, e infatti ogni tanto se la toglie tranquillamente),
- la Morte Nera è stata distrutta, ma ora c’è Base Starkiller, che è uguale alla Morte Nera, però più grande (il nome stesso di “Stella assassina” è molto vicino come significato a quello di “Morte nera”),
- c’è una grande battaglia spaziale con inseguimento dentro un tunnel e infine distruzione dell’ordigno che minacciava di eliminare i buoni,
- ovviamente Han Solo e Chewbacca rientrano in possesso del Millennium Falcon e scorrazzano in giro per l’universo.

Più usato sicuro di questo non riesco proprio a immaginarlo.
E, a proposito di usato sicuro… come sono invecchiati gli attori della trilogia originaria?
Malino: Harrison Ford ancora se la cavicchia, ma ormai è andato, Carrie Fisher è nota per aver preso una deriva non troppo positiva (ed è morta poco dopo che ho scritto la recensione, ndr), e Mark Hamill, che compare solo a fine film per pochi fotogrammi, pare forse quello messo peggio dei tre.
Ok, sono passai trent’anni, ma ho visto personaggi famosi invecchiati assai meglio rispetto alla loro giovinezza; di recente, per esempio, mi ha colpito in positivo il cantante e attore Lenny Kravitz, rivisto nei vari Hunger Games.

E, sempre a proposito di persone invecchiate, stavolta direi benino considerando i suoi 86 anni, il film inizia con una comparsa di Max von Sydow, il mitico Esorcista (e che ricordo con piacere anche ne Il settimo sigillo e Al di là dei sogni).

Per il resto, che altro dire de Il risveglio della forza?
Vi è una quantità enorme di azione, combattimenti ed effetti speciali, ma questo era ovvio.
Ed era ugualmente ovvio che il film sarebbe stato una gioia per gli occhi, offrendo molta bellezza visiva (con tanto di panorami dell’Irlanda).
Ultimo appunto sui il cast dei nuovi personaggi: molto bene Daisy Ridley (Rey), e benino anche John Boyega (Finn). Tanti dubbi invece sulla scelta di Adam Driver per il ruolo di Kylo Ren.

Quanto a incassi e successo, era facile prevedere numeri da capogiro, ed infatti tali sono stati: maggior incasso del 2015, il terzo maggior incasso di sempre, il maggior incasso di sempre in Nord America e il maggior incasso della saga di Star wars.
Mica poco… e ancora devono arrivare l’Episodio VIII e l’Episodio IX… si spera più originali di questo.

Lato positivo: nel film ogni tanto spuntano della frasi di discreto valore esistenziale, come peraltro anche negli altri film della saga. Eccone qualcuna di seguito.

"Tu stai scappando da questa lotta da troppo tempo"
"Quale lotta?"
"L'unica lotta: quella contro il lato oscuro."

"Negli anni ho visto il Male assumere molte forme."

"Lo sento di nuovo: il richiamo della Luce."

"C'è stato un risveglio... lo hai percepito?"

"Questi sono i tuoi primi passi: la Forza attraversa e circonda tutte le cose viventi.
Chiudi gli occhi, percepiscila la luce: è sempre stata lì. Ti guiderà."

Fosco Del Nero



Titolo: Il risveglio della forza (Star wars: the force awakens).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: J.J. Abrams.
Attori:  Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Kenny Baker, John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Lupita Nyong'o.
Anno: 2015.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 giugno 2018

Kick-Ass - Matthew Vaughn (film surreale)

Niente da fare: la mia esperienza con i film in cui c’è Nicolas Cage continua ad essere scarsa. Un po’ perché proprio non riesco ad apprezzarlo come attore (anche se devo dire che in Kick-Ass è meno peggio di altre volte), un po’ perché evidentemente pur di lavorare accetta copioni di non elevato tenore.
Libera scelta, per carità, però poi i risultati sono questi.

Ma cominciamo dalla trama sommaria di Kick-Ass, film tratto dall’omonimo fumetto di Mark Millar: Dave Lizewski (Aaron Johnson; The illusionist, La mia vita è un disastro) è un adolescente normale salvo per una discreta tendenza ad essere nerd e ad essere maltrattato dagli altri.
Un bel giorno, egli decide di diventare un supereroe: si mette una tunica verde, si autonomina Kick-Ass e inizia ad andare in giro per New York… rimediando una quantità enorme di colpi, una coltellata, un investimento automobilistico e finendo in ospedale, dove viene rimesso in piedi solo grazie a un ricco apparato di placche metalliche sparse in tutto il corpo.
Le quali paradossalmente, una volta ripresosi, renderanno più facile la sua successiva vita come supereroe: continuerà a prendere colpi, ma stavolta li incasserà assai meglio grazie a quella sorta di scheletro di metallo.
Il caso vuole che egli finisca in mezzo alle faccende di Frank D'Amico (Mark Strong; Rocknrolla, Revolver), boss della malavita di chiara origine italiana (solito vago accento siciliano di tutta la sua combriccola di gangster), e che conosca altri “supereroi”: Damon Macready/Big Daddy (Nicolas CageSegnali dal futuroArizona junior, L’apprendista stregone, Il ladro di orchidee) e Mindy Macready/Hit Girl (Chloë Moretz; 500 giorni insiemeDark shadows), nonché Chris D'Amico/Red Mist (Christopher Mintz-Plasse).

Completiamo l’elenco dei nomi con quello del regista: Matthew Vaughn, di cui finora ho visto il solo Stardust, un buon film fantasy dal sapore di commedia brillante.

Quanto al genere di Kick-Ass, si tratta essenzialmente di una sorta di parodia gel genere supereroi: in realtà di supereroe non ce n’è neanche uno, ma ciascun aspirante tale si arrangia con i mezzi che ha a disposizione: chi con le placche metalliche nel corpo, chi con armi e addestramento, chi con soldi e strumenti tecnologici.

Sullo sfondo, malavita, e quindi sangue, torture e assassinii, ma anche relazioni sentimentali, e quindi scene di seminudo e semisesso, e un substrato da commedia tendente al comico-grottesto che poi è la vera essenza del film.
Non vi sono dialoghi importanti o contenuti ugualmente importanti.

Rimane dunque l’intrattenimento offerto da tutto il bailamme, i numerosi equivoci e le ancor più numerose scene d’azione, con due dei supereroi che non saranno veri supereroi ma che quantomeno combattono in stile Matrix… specialmente la bambina.

Non c’è molto altro da dire su Kick-Ass: non mi ricordo come vi sono arrivato, ma in effetti avrei potuto tranquillamente fare a meno di segnarmelo.
Gli incassi nel mondo, non così elogiativi, inducono a ritenere il mio parere non isolato; persino negli Usa, patria del fumetto originale e paese notoriamente amante di supereroi e affini, gli incassi sono stati solamente discreti, e in Europa ancor meno che decenti (certo, il successo presso il largo pubblico non è prova di niente, ma quantomeno è un indizio).
Purtuttavia, il riscontro è stato sufficiente da generare il suo seguito, Kick-Ass 2, che però temo che non mi vedrò. 

Fosco Del Nero



Titolo: Kick Ass (Kick Ass).
Genere: drammatico, grottesco, azione.
Regista: Matthew Vaughn.
Attori: Aaron Johnson, Chloë Grace Moretz, Nicolas Cage, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Clark Duke, Evan Peters, Lyndsy Fonseca, Michael Rispoli.
Anno: 2010.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui