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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 19 giugno 2018

Star wars - 7 - Il risveglio della forza - J.J. Abrams (film fantascienza)

Era solo questione di tempo prima che vedessi e recensissi Il risveglio della forza, episodio numero sette della saga di Guerre stellari.
Il presente episodio si presentava tra l’altro come particolarmente importante, essendo il primo della trilogia conclusiva (episodi 7, 8 e 9), nonché quello di raccordo tra la trilogia originaria (episodi 4, 5 e 6) e la fase finale dell’opera, mentre la seconda trilogia, quella degli anni Duemila, era risalita fino all’esordio della storia (episodi 1, 2 e 3).

Un’opera magna, per così dire, pensata nell’ottica di decenni… e decenni di successo ininterrotto, come difatti è stato.

Andiamo subito a descrivere brevemente la trama e a tracciare il punto della situazione: circa trent’anni dopo la battaglia di Endor e la distruzione della seconda Morte Nera (raccontati ne Il ritorno dello Jedi, il terzo episodio della trilogia originaria) siamo punto e a capo (e la cosa inizia a divenire quasi ridicola a dire il vero): l’Impero è crollato ma ha preso il suo posto il Primo Ordine; la Repubblica si difende dalla sua minaccia aiutando la Resistenza; i jedi, nella figura di Luke Skywalker e dei suoi allievi, sono spariti, il Lato Oscuro si è riorganizzato (il Leader Supremo Snoke ha presto raccolto l’eredità di Palpatine, e ha preso come allievo Kylo Ren, che, neanche a dirlo, va in giro con una maschera che ne altera la voce in stile Darth Vader), e ovviamente Han Solo si è rimesso a fare il contrabbandiere, insieme al fidato compagno di avventure Chewbacca.

Un giorno accade che un’incursione del Primo Ordine conduca alla fuga il pilota della Resistenza Poe Dameron, nonché FN-2187, presto ribattezzato Finn, soldato rinnegato che decide di disertare dal Primo Ordine.
I due, nella loro fuga, precipitano e si perdono di vista. Il primo lo ritroveremo alla fine, mentre il secondo incontra Rey, una ragazza assai sveglia di mente e di corpo, che si assumerà il compito di riportare alla Resistenza la mappa per ritrovare lo scomparso Luke Skywalker, contenuta in un droide.
I due, per un disegno della Forza, si imbattono prima nel Millennium Falcon, e poco dopo in Han Solo e Chewbacca. Completerà l’opera l’incontro con Leila Organa, al tempo principessa e ora Generale della Resistenza… che si viene a sapere avere nel mentre generato un figlio con Han Solo… il quale è divenuto per l’appunto Kylo Ren, il cattivo addestrato dal Leader Supremo Snoke, sorta di nuovo Darth Vader.

Sintesi lunga, e ovviamente ho citato solo le cose principali, ma tuttavia sufficienti ad evidenziare un fatto: Il risveglio della forza, diretto da J.J. Abrams (Lost, Fringe, Star Trek), è un’enorme minestra riscaldata.
O, se preferite un’espressione più positiva, punta sull’usato sicuro.

Eccovi una breve lista di somiglianze con i passati episodi di Star wars:
- un padre e un figlio si trovano su lati opposti della forza,
- si finisce dentro un locale-cabaret pieno di razze strane con tanto di gruppo musicale che fa da colonna sonora,
- c’è una persona che all’improvviso scopre di essere grandemente dotata di forza,
- l’Impero è stato sconfitto… ma ora c’è il Primo Ordine, in tutto e per tutto uguale al suo predecessore (il leader che dà istruzioni via ologramma al suo giovane adepto, la macchina bellica che si affianca ai guerrieri dotati di forza, i soldati identici a quelli dell’Impero, etc),
- il cattivo ha una maschera nera e minacciosa che ne altera la voce (e in questo caso non c’è alcun motivo per cui la debba portare, e infatti ogni tanto se la toglie tranquillamente),
- la Morte Nera è stata distrutta, ma ora c’è Base Starkiller, che è uguale alla Morte Nera, però più grande (il nome stesso di “Stella assassina” è molto vicino come significato a quello di “Morte nera”),
- c’è una grande battaglia spaziale con inseguimento dentro un tunnel e infine distruzione dell’ordigno che minacciava di eliminare i buoni,
- ovviamente Han Solo e Chewbacca rientrano in possesso del Millennium Falcon e scorrazzano in giro per l’universo.

Più usato sicuro di questo non riesco proprio a immaginarlo.
E, a proposito di usato sicuro… come sono invecchiati gli attori della trilogia originaria?
Malino: Harrison Ford ancora se la cavicchia, ma ormai è andato, Carrie Fisher è nota per aver preso una deriva non troppo positiva (ed è morta poco dopo che ho scritto la recensione, ndr), e Mark Hamill, che compare solo a fine film per pochi fotogrammi, pare forse quello messo peggio dei tre.
Ok, sono passai trent’anni, ma ho visto personaggi famosi invecchiati assai meglio; da poco, per esempio, mi ha colpito in positivo il cantante e attore Lenny Kravitz, rivisto nei vari Hunger Games.

E, sempre a proposito di persone invecchiate, stavolta direi benino considerando i suoi 86 anni, il film inizia con una comparsa di Max von Sydow, il mitico Esorcista (e che ricordo con piacere anche ne Il settimo sigillo e Al di là dei sogni).

Per il resto, che altro dire de Il risveglio della forza?
Vi è una quantità enorme di azione, combattimenti ed effetti speciali, ma questo era ovvio.
Ed era ugualmente ovvio che il film sarebbe stato una gioia per gli occhi, offrendo molta bellezza visiva (con tanto di panorami dell’Irlanda).
Ultimo appunto sui il cast dei nuovi personaggi: molto bene Daisy Ridley (Rey), e benino anche John Boyega (Finn). Tanti dubbi invece sulla scelta di Adam Driver per il ruolo di Kylo Ren.

Quanto a incassi e successo, era facile prevedere numeri da capogiro, ed infatti tali sono stati: maggior incasso del 2015, il terzo maggior incasso di sempre, il maggior incasso di sempre in Nord America e il maggior incasso della saga di Star wars.
Mica poco… e ancora devono arrivare l’Episodio VIII e l’Episodio IX… si spera più originali di questo.

Fosco Del Nero



Titolo: Il risveglio della forza (Star wars: the force awakens).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: J.J. Abrams.
Attori:  Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Kenny Baker, John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Lupita Nyong'o.
Anno: 2015.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 giugno 2018

Kick-Ass - Matthew Vaughn (film surreale)

Niente da fare: la mia esperienza con i film in cui c’è Nicolas Cage continua ad essere scarsa. Un po’ perché proprio non riesco ad apprezzarlo come attore (anche se devo dire che in Kick-Ass è meno peggio di altre volte), un po’ perché evidentemente pur di lavorare accetta copioni di non elevato tenore.
Libera scelta, per carità, però poi i risultati sono questi.

Ma cominciamo dalla trama sommaria di Kick-Ass, film tratto dall’omonimo fumetto di Mark Millar: Dave Lizewski (Aaron Johnson; The illusionist, La mia vita è un disastro) è un adolescente normale salvo per una discreta tendenza ad essere nerd e ad essere maltrattato dagli altri.
Un bel giorno, egli decide di diventare un supereroe: si mette una tunica verde, si autonomina Kick-Ass e inizia ad andare in giro per New York… rimediando una quantità enorme di colpi, una coltellata, un investimento automobilistico e finendo in ospedale, dove viene rimesso in piedi solo grazie a un ricco apparato di placche metalliche sparse in tutto il corpo.
Le quali paradossalmente, una volta ripresosi, renderanno più facile la sua successiva vita come supereroe: continuerà a prendere colpi, ma stavolta li incasserà assai meglio grazie a quella sorta di scheletro di metallo.
Il caso vuole che egli finisca in mezzo alle faccende di Frank D'Amico (Mark Strong; Rocknrolla, Revolver), boss della malavita di chiara origine italiana (solito vago accento siciliano di tutta la sua combriccola di gangster), e che conosca altri “supereroi”: Damon Macready/Big Daddy (Nicolas CageSegnali dal futuroArizona junior, L’apprendista stregone, Il ladro di orchidee) e Mindy Macready/Hit Girl (Chloë Moretz; 500 giorni insiemeDark shadows), nonché Chris D'Amico/Red Mist (Christopher Mintz-Plasse).

Completiamo l’elenco dei nomi con quello del regista: Matthew Vaughn, di cui finora ho visto il solo Stardust, un buon film fantasy dal sapore di commedia brillante.

Quanto al genere di Kick-Ass, si tratta essenzialmente di una sorta di parodia gel genere supereroi: in realtà di supereroe non ce n’è neanche uno, ma ciascun aspirante tale si arrangia con i mezzi che ha a disposizione: chi con le placche metalliche nel corpo, chi con armi e addestramento, chi con soldi e strumenti tecnologici.

Sullo sfondo, malavita, e quindi sangue, torture e assassinii, ma anche relazioni sentimentali, e quindi scene di seminudo e semisesso, e un substrato da commedia tendente al comico-grottesto che poi è la vera essenza del film.
Non vi sono dialoghi importanti o contenuti ugualmente importanti.

Rimane dunque l’intrattenimento offerto da tutto il bailamme, i numerosi equivoci e le ancor più numerose scene d’azione, con due dei supereroi che non saranno veri supereroi ma che quantomeno combattono in stile Matrix… specialmente la bambina.

Non c’è molto altro da dire su Kick-Ass: non mi ricordo come vi sono arrivato, ma in effetti avrei potuto tranquillamente fare a meno di segnarmelo.
Gli incassi nel mondo, non così elogiativi, inducono a ritenere il mio parere non isolato; persino negli Usa, patria del fumetto originale e paese notoriamente amante di supereroi e affini, gli incassi sono stati solamente discreti, e in Europa ancor meno che decenti (certo, il successo presso il largo pubblico non è prova di niente, ma quantomeno è un indizio).
Purtuttavia, il riscontro è stato sufficiente da generare il suo seguito, Kick-Ass 2, che però temo che non mi vedrò. 

Fosco Del Nero



Titolo: Kick Ass (Kick Ass).
Genere: drammatico, grottesco, azione.
Regista: Matthew Vaughn.
Attori: Aaron Johnson, Chloë Grace Moretz, Nicolas Cage, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Clark Duke, Evan Peters, Lyndsy Fonseca, Michael Rispoli.
Anno: 2010.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui

martedì 12 giugno 2018

La profezia di Kaena - Chris Delaporte, Pascal Pinon (film animazione)

Avevo trovato La profezia di Kaena in qualche classifica di film d’animazione e, nonostante non tutti i pareri su di esso fossero positivi, avevo deciso di vederlo.

Parto dicendo che i pareri non positivi erano giustificati anche solo dalla grafica: l’apparato visivo del film, pur non eccessivamente vecchio (è del 2003), risulta a dir poco antiquato, bruttino nei colori (scuri e opprimenti), nei disegni (piuttosto grezzi) e anche nell’animazione (farraginosa anch’essa).

Un prodotto da bocciare totalmente, dunque?

Non del tutto, e la provenienza del film ci svela da sola il perché: La profezia di Kaena è una produzione francese (franco-canadese per la precisione), e come noto la scuola d’animazione francese è una delle migliori al mondo (insieme a quella giapponese e a quella statunitense), e fa dei contenuti, della profondità e dell’originalità il suo punto di forza.
Elementi che si notano anche ne La profezia di Kaena, seppur meno che in altre produzioni.

Ma sospendiamo per un poco il commento e tracciamo la trama sommaria del film: in un luogo di fantasia non meglio precisato vive un popolo piuttosto primitivo, e direi persino arboricolo, giacché si muove tra enormi alberi, tronchi, liane, etc.
Se il livello tecnologico è assai basso, lo è anche quello cultural-religioso-superstizioso, e il suddetto popolo passa parte del suo tempo a raccogliere linfa dagli alberi da offrire in dono agli dei per ingraziarseli, di continuo spronato in ciò da una sorta di gran sacerdote che spadroneggia nella comunità.
In tale paesaggio umano, Kaena è una sorta di spirito ribelle: non crede molto negli dei di cui parla il sacerdote, e invece si affida alla creatura in cui essi vivono, chiamata Axis, che invoca di tanto in tanto.
Da un lato dunque abbiamo una religione superstiziosa in cui si parla di servire gli dei, e dall’altro la fiducia nell’esistenza e nella creazione, con tanto di qualche principio esistenziale enunciato di tanto in tanto, come i seguenti:

“Non ti servono le ali per essere libero.”

“Sotto è sopra e sopra è sotto.”

“Dobbiamo affrontare il destino, e il tempo che abbiamo è poco.”

La trama però non è così semplice, e anzi si ingarbuglia alquanto: Axis in realtà non è un mondo a sé stante, ma è nato secoli addietro dopo l’incidente di un’astronave di un’altra e progredita civiltà, incidente che ha generato quella sorta di creatura arboricola enorme, che sta come sospesa tra due pianeti, a metà via tra le rispettive attrazioni gravitazionali (lo so, lo so, molto fantascientifica come ipotesi, ma fa niente).
Kaena, nel suo girovagare, s’imbatterà nella verità… e in molto di più.

Dunque, abbiamo detto: grafica assai pacchiana, molto scura e poco fluida. Il commento sonoro è invece bello. Il personaggio di Kaena è ben caratterizzato, ma gli altri personaggi sono tutti delle macchiette… senza contare che la stessa protagonista femminile è troppo sottolineata: ad esempio nel suo essere una sorta di maggiorata alla Lara Croft, o nel suo andare in giro con uno slip minuscolo sotto e un top sopra, mentre tutti gli altri sono vestiti normalmente con pantaloni e maglie. E quando poi viene soccorsa da degli alieni che la trovano ferita… la vestono con una tuta sexy superaderente. Davvero poco credibile e poco coerente col resto del paesaggio.
Altro dato positivo: negli 80 minuti del film vi è un discreto livello di umorismo e ironia.

Nel complesso, La profezia di Kaena è un film d’animazione che ha qualche merito dalla sua, ma che è troppo arretrato tecnicamente per essere competitivo con gli altri prodotti di questi ultimi due decenni… o perché si abbia voglia di vederlo una seconda volta.

Fosco Del Nero



Titolo: La profezia di Kaena (Kaena: La prophétie).
Genere: animazione, fantastico, fantascienza.
Regista: Chris Delaporte, Pascal Pinon.
Anno: 2003.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 5 giugno 2018

Il racconto dei racconti - Matteo Garrone (film fantasy)

Avendo saputo che di recente era stato prodotto un film fantasy in Italia, evento più unico che raro, non potevo non guardarmelo. Il film in questione è Il racconto dei racconti, ed è stato diretto da Matteo Garrone nel 2015.

Premessa: il film ha preso spunto da tre racconti contenuti nel Lo cunto de li cunti (1634) di Giambattista Basile, testo da cui il film prende anche il titolo, liberamente adattati e parzialmente uniti nel finale.

I tre racconti in questione sono: La cerva, La pulce e La vecchia scorticata, e si alternano nella narrazione in modo indipendente, fino a unirsi come detto nel finale, per quanto in modo assolutamente blando, più per facciata che per sostanza.

Altra premessa: di Garrone, regista di Gomorra così come di svariati altri film, non ho mai visto niente, né ho mai letto Lo cunto de li cunti, per cui valuterò Il racconto dei racconti di per se stesso, senza riferimenti esterni.

La prima cosa che colpisce del film è la fotografia: incantevole. Aiutata in questo grandemente dalle bellezze italiane, sia architettoniche che naturali, tra Sicilia, Abruzzo, Napoli, Campania, Puglia e Toscana.
Anzi, occorre sottolineare come la ricchezza storico-architettonica dell’Italia si presta molto bene a scenari fantasy o comunque antico-medievali, cosa poco sfruttata sino ad ora.
In particolare, nel film fanno bella mostra di sé Castel del Monte (episodio de La pulce), il Castello di Donnafugata (episodio de La cerva) e il Castello di Roccascalegna (episodio de La vecchia scorticata).
Ma non solo l’architettura a mostrare bellezza: anche i costumi sono notevoli, così come il trucco. Insomma, sotto l’aspetto della bellezza visiva Il racconto dei racconti non ha molti rivali.

Le cose iniziano a peggiorare però sotto altri punti di vista: il doppiaggio in italiano è carente, e i dialoghi non sono all’altezza della scenografia. Pure la colonna sonora non incide troppo.
Ma soprattutto è l’atmosfera generale ad essere tiepida: nonostante nella storia avvengano eventi crudi e violenti, c’è un’aria distante in tutto, e non ci sono passione e vitalità.

Ultima cosa: gli effetti speciali sono insufficienti. Non come numero, ma proprio come qualità: drago e pulce gigante fanno anzi sorridere, e viene il sospetto che la gran parte del budget sia stata spesa in nomi altisonanti (Salma Hayek, Vincent Cassel… cui si contrappone simpaticamente la presenza pur marginale di Massimo Ceccherini) piuttosto che in virtuosismi di altro tipo.

Insomma, al film manca qualcosa, ed è qualcosa di importante, a livello di profondità emotiva.
Con tutto che avrebbe anche una sua morale e quindi, come tutte le fiabe che si rispettino, avrebbe anche una valenza educativa.
Essenzialmente, le tre storie si concentrano sul tema dell’amore distorto: la donna che vuole a tutti i costi un figlio, fino a sacrificare il marito, l’amico fraterno del figlio e se stessa (La cerva); il re che desidera possedere quante più donne possibile, ovviamente giovani e belle, col paradosso di finire in sposo a una vecchia che gli suscita ribrezzo (La vecchia scorticata); il padre che desidera che la figlia rimanga presso di lui e si comporta in modo manipolatorio, salvo poi scoprire che la sua astuzia si rivolterà contro di lui (La pulce).

Forse avrebbe giovato al film una narrazione continua di ciascun episodio piuttosto che l’alternanza che è stata decisa… ma forse non sarebbe bastato, giacché comunque sarebbe rimasta quella atmosfera di freddezza e distanza.
Peccato, ma rimane comunque l’enorme bellezza visiva che il film ha offerto.

Il film ha ottenuto incassi decenti in Italia, ma assai più bassi negli Usa e all’estero.
E per i premi stessa storia: tanti premi… ma solo in Italia, tra David di Donatello e Nastri d’Argento, a confermare il discorso.

Fosco Del Nero



Titolo: Il racconto dei racconti - Tale of tales.
Genere: fantasy, fantastico, fiaba, drammatico.
Regista: Matteo Garrone.
Attori: Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Franco Pistoni, Toby Jones, Bebe Cave, Guillaume Delaunay, Eric MacLennan, Massimo Ceccherini, Vincent Cassel, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Stacy Martin, Kathryn Hunter.
Anno: 2015.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 29 maggio 2018

Welcome to the NHK - Yusuke Yamamoto (anime)

In rete, leggendo classifiche di animazioni giapponesi, avevo trovato Welcome to the NHK, serie animata del 2006, e mi sono deciso a guardare il primo episodio per vedere com’era…

… per poi vedermi tutta la serie, che comunque non è lunga con i suoi ventiquattro episodi di circa ventidue minuti a testa.

Della serie non sapevo nulla, neanche la trama sommaria, e mi sono trovato di fronte a un prodotto davvero strano, nato peraltro come romanzo, poi divenuto manga e infine serie animata.

Ecco la trama generica della storia: Tatsuhiro Sato è un hikikomori, parola giapponese che descrive quel triste fenomeno sociale, assai diffuso nel paese del Sol Levante, in cui una persona si chiude in casa, interrompe qualunque rapporto sociale, non studia, non lavora, e si mantiene o con i soldi messi da parte o con un assegno mensile passato dai genitori, cercando di contenere il più possibile le spese per prolungare indefinitamente il suo stato di inedia e isolamento.
Solitamente, tale stile di vita si abbina a un uso sfrenato del computer e di internet, nonché di videogiochi. Insomma, mondo finto in luogo di mondo reale.

Sato ha per l’appunto interrotto l’università, non lavora, e vive con l’assegno, pur modesto, inviatogli ogni mese dai suoi genitori.
Il suo vicino di casa è Kaoru Yamazaki, un ragazzo non troppo dissimile da lui, ma con tendenza da otaku più che da hikikomori. Un otaku, a sua volta, è un fissato con manga e anime, che riempie la sua stanza dei suddetti generi di intrattenimento, nonché di poster, pupazzetti e gadget vari, altra tendenza diffusissima in Giappone.

I pochi altri personaggi che popolano il mondo ristretto di Sato sono Hitomi Kashiwa, sua vecchia senpai al liceo (giacché sto compilando un piccolo dizionario italiano-giapponese, senpai è il collega più anziano negli studi o nel lavoro), e Misaki Nakahara, una ragazzina che spunta dal nulla e che convince Sato a seguire una sorta di corso per smettere di essere un hikikomori.

Il titolo della serie si riferisce al presunto complotto messo in atto dalla NHK, una rete televisiva giapponese, per rendere le persone hikikomori o comunque dipendenti e fragili.

Welcome to the NHK affronta una tematica difficile, dunque, e peraltro oltre che di isolamento e solitudine sa anche di paranoia e follia… ma ovviamente lo fa in modo non troppo pesante, e anzi quasi leggero.
La serie animata, difatti, oscilla tra dramma e commedia, con punte di umorismo e di sentimentalismo.

Curiosa l’incursione nei videogiochi fantasy, sorta di ambientazione all’interno dell’ambientazione. Come curiosi sono anche i vari mostriciattoli che popolano il mondo paranoico di Sato (“educato” in questo proprio dalla sua senpai al tempo del liceo).

Nel complesso, Welcome to the NHK è un anime sufficientemente gradevole, per quanto a tratti un po’ pesante e spesso fuori dal mondo… anche se dai commenti in rete ho letto che esso dipinge piuttosto bene la situazioni degli hikikomori, tanto che chi si è particolarmente identificato lo ha definito come capolavoro.
Io non arrivo a tanto (grazie a Dio, dovrei forse dire), ma comunque l’ho gradito discretamente, pur nelle sue forzature.

Fosco Del Nero



Titolo: Welcome to the NHK.
Genere: anime, drammatico, commedia, sentimentale.
Regista: Yusuke Yamamoto.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 22 maggio 2018

Confusi e felici - Massimiliano Bruno (film commedia)

Il primo impatto con il regista Massimiliano Bruno è stato Viva l’Italia, che mi aveva mezzo folgorato per la sua verve e la sua freschezza.
Il secondo impatto, al contrario, ossia il film Nessuno mi può giudicare, mi aveva largamente deluso… ma essendo quest’ultimo film diretto da Bruno ma su sceneggiatura altrui, ho pensato di tornare alla doppietta iniziale: regia e sceneggiatura, e il candidato in questione rispondeva al nome di Confusi e felici.
Vediamo come è andata.

Partiamo dalla trama sommaria di Confusi e felici (film che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Tutti per uno): Marcello (Claudio Bisio; Puerto escondido, Nirvana, Benvenuti al sud) è uno psicanalista ben avviato, con un fedele gruppo di pazienti… decisamente trasandato, ma fedele. Un giorno, tuttavia, mentre è impegnato in una sessione di tiro con l’arco, nota qualche problema di vista, e a ciò segue l’infausta diagnosi: diventerà completamente cieco in breve tempo. Da ciò deriva un ripensamento della propria vita, con tanto di chiusura dello studio… e di ribellione dei pazienti!
Tra di essi, lo spacciatore Nazareno (Marco Giallini), l’autista di autobus Pasquale (lo stesso regista Massimiliano Bruno), la coppia in crisi Betta ed Enrico (Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti), la ninfomane Vitaliana (Paola Minaccioni), il telecronista sportivo Michelangelo (Rocco Papaleo). E a questi va aggiunta la segretaria di Marcello, Silvia (Anna Foglietta).
Si aggiunge poi ai personaggi di spicco Andrea (il sempre bravo Gioele Dix), uno psicanalista da cui va in cura Marcello… portandosi appresso tutto il suo gruppo.
Gruppo che, curiosamente, farà esso stesso da medico guaritore di Marcello, ovviamente ognuno a suo modo… e trattasi inevitabilmente di modi rozzi.

Ora segue il mio commento al film: Viva l’Italia è purtroppo ben lontano.
Non credo peraltro che la cosa dipenda solo dagli interpreti dei film, giacché anche in Confusi e felici vi sono buoni attori, per quanto decisamente tendenti verso il comico e il cabaret (Claudio Bisio, Caterina Guzzanti, Gioele Dix, Rocco Papaleo, lo stesso Massimiliano Bruno in un ruolo assai comico), ma proprio nella sceneggiatura di fondo, che peraltro si avvale di un’idea di base assai usata e abusata, quella della crisi che colpisce un personaggio il quale è costretto a rivalutare la sua vita.

E, come dico sempre, quando l’idea di fondo non è originale, deve eccellere la realizzazione.
Qua non vi è eccellenza, ma solo un prodotto di svago e di intrattenimento, e quindi salta tutto il discorso.
O meglio, rimane il prodotto di svago, con battute e umorismo frequenti, e spesso, come detto, di genere basso-rozzo… quindi deve valutare la singola persona se il film fa al caso suo o meno.

Curiosità: in un cameo appaiono i tre cantautori Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, in qualità di supporto musicale a una serenata sotto la finestra di un appartamento.

In conclusione, che dire? Proverò un’ultima volta con il rimanente film di Bruno, ossia Gli ultimi saranno ultimi (titolo profetico all’interno di tale discorso), anche se ormai ho il timore che Viva l’Italia sia stato un’eccezione piuttosto che la regola.

Fosco Del Nero



Titolo: Confusi e felici.
Genere: commedia, comico.
Regista: Massimiliano Bruno.
Attori: Claudio Bisio, Anna Foglietta, Marco Giallini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Massimiliano Bruno, Kelly Palacios, Rocco Papaleo, Gioele Dix,.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 16 maggio 2018

Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo - Mamoru Hosoda (film animazione)

Dopo essermi visto quel gioiello di The boy and the beast, che a sua volta andava a rafforzare l’altro film di Mamoru Hosoda che avevo visto, La ragazza che saltava nel tempo, sono andato a completare la sua filmografia, composta da soli film d’animazione, e mi sono visto Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo, film d’animazione uscito nel 2012

Se siamo sempre in ambito genere fantastico, ognuno di questi tre film lo è stato in modo assai diverso: la fantascienza dei viaggio del tempo de La ragazza che saltava nel tempo, che aveva inoltre un’anima da commedia e da film sentimentale; il fantasy guerresco e dal taglio esistenziale di The boy and the beast; l’elemento fantastico degli uomini lupo inserito nella società odierna giapponese di Wolf children, e qua oscilliamo tra dramma e commedia.

Ecco in grande sintesi la trama  di Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo: Hana è una studentessa universitaria che per caso conosce un ragazzo-lupo. I due iniziano a frequentarsi e s’invaghiscono reciprocamente. Quando lui mostra a lei la sua vera natura, lei non scappa, ed è così che i due si mettono assieme e mettono su famiglia. Nascono difatti Yuki e Ame, e la coppia è molto felice, anche se vive in modo difficile per ovvi motivi: non possono frequentare nessun altro, non possono portare i bambini dal medico, etc.
La situazione si aggrava enormemente quanto Hana rimane sola: il compagno infatti muore annegato in una sera tempestosa, e lei rimane sola con i due bambini-lupo, senza sapere minimamente come si crescono dei bambini-lupo.
La città comincia però a diventare problematica: i bambini hanno imparato a trasformarsi a comando, infatti, e spesso ululano al cielo, cosa che li espone al rischio di essere scoperti.
Hana prenderà così l’estrema decisione di trasferirsi in una solitaria campagna, dove le cose son sì difficili, ma sembrano procedere meglio…

Diciamo subito una cosa: l’animazione è da subito molto bella e si mantiene tale per tutto il film.

Seconda cosa: la storia è pervasa da un’aria di tenerezza e dolcezza rare da trovare in un prodotto cinematografico, animazione o meno che sia.
Se, difatti, le immagini sono molto vivaci nei colori e nei movimenti, nell’essenza i toni sono molto delicati.

L’oscillazione tra dramma e commedia è presto illustrata: da un lato il film presenta il tema assai utilizzato della madre single che deve crescere i suoi figli da sola tra mille difficoltà, di tempo, di denaro, etc… e qua se ne aggiunge un’altra bella grossa, nonché la solitudine che è una sorta di condanna.

Dall’altro lato ci si immerge nella semplicità e nella gioia di vivere, soprattutto allorquando i tre si trasferiscono in campagna e i due bambini sono ancora piccoli e gioiosi.
In tal senso, si tocca anche un tema caro all’animazione nipponica: la semplicità e la bellezza della campagna contrapposta al grigiore e al malessere della città, tema che peraltro si accompagna al fatto statistico dell’alto numero di suicidi nelle città giapponesi.
Il ritorno alla natura pare dunque essere un tema caro a più cineasti giapponesi, non solo Miyazaki.

E, a proposito di Miyazaki, Wolf children, nella sua parte più gioiosa, ricorda un po’ Il mio vicino Totoro, e ovviamente è un bel ricordo.

Volendolo sintetizzare, Wolf children è un film sull’amore, sulle difficoltà della vita, sull’andare avanti comunque con fiducia, sulle differenze tra le persone, sul rispetto per le scelte altrui e sul lasciare andare coloro che si amano… in questo ordine.
Ed è presentato in modo visivamente assai bello, come già detto, cosa che lo rende un film consigliato.

Fosco Del Nero



Titolo: Wolf children (Okami kodomo no Ame to Yuki).
Genere: animazione, fantastico, commedia, drammatico.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.