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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 13 novembre 2019

Rogue one - A star wars story - Gareth Edwards

Rogue one - A star wars story è il primo film ambientato nel mondo di Star wars, pur se esterno alla saga di fondo, che prima era trilogia, poi è divenuta esalogia, e che dovrebbe terminare come un ennealogia (ossia, nove film).

Ciò non solo apre il campo a un numero di film imprecisato, e ci si può scommettere fin da ora che sarà consistente per sfruttare appieno il fenomeno commerciale, ma trasforma Guerre stellari da saga a universo, composto non solo dalla storia principale, chiamiamola così, ma da una collezione di film ambientati in quel mondo ma indipendenti, definiti come Anthology.

Ecco la trama di questo primo film, intitolato Rogue one - A star wars story: siamo tra il quarto e il quinto film della saga, con gli Imperiali che stanno per ultimare la Morte Nera, il pianeta-arma capace di distruggere un mondo con un sol colpo.
A completare il lavoro è stato Galen Erso (Mads Mikkelsen, memorabile in Adam's apples - Le mele di adamo e bravo anche in Doctor Strange), il quale è stato praticamente costretto. Egli, che voleva semplicemente vivere con la sua famiglia e che ha visto al moglie uccisa sotto i suoi occhi e la figlia fuggitiva, e che interiormente è rimasto fedele alla causa dei ribelli, ha tuttavia progettato l’arma con un difetto interno, rivelato dai piani di progettazione dell’arma.
Nel mentre, la figlia Jyn (Felicity Jones) si è salvata grazie al ribelle Saw Gerrera, e poi vivendo per conto suo sul pianeta Jedha.
La sua sorte si incrocerà con quella del pilota spaziale Cassian Andor (Diego Luna, che inevitabilmente fa pensare a Y tu mama tambien) e del suo fido K-2SO, un droide imperiale riprogrammato, nonché con quella del monaco cieco Chirrut Imwe e del suo amico guerriero Baze Malbus.
Tutto ciò in un’epoca in cui i jedi sono praticamente scomparsi, in cui l’Impero Galattico è sempre più forte, e in cui i ribelli arrancano, quasi sopraffatti e aggrappati alla sola speranza.

Rogue one - A star wars story, chiamato anche semplicemente Rogue one, è oggettivamente un buon film da tanti punti di vista: scenografia, effetti speciali, dinamismo, recitazione, costumi, tanto che ha ricevuto numerosi premi per questi fattori. La bellezza visiva, in particolare, è notevole, con molti scenari diversi e tante bellissime ambientazioni.
Tuttavia, gli manca qualcosa, e si distingue più per essere un film d’azione pieno di inseguimenti e combattimenti che per essere un gran film… e infatti non lo è.
Va detto inoltre che ricalca un po’ troppo il copione della trilogia originale: c’è il pilota spaziale un po’ ribelle con un fido aiutante non umano, e una bella ragazza con cui dapprincipio son scintille ma con cui poi è affetto. E nel mentre sparatorie, inseguimenti, fughe, tanti soldati imperiali dalla pessima mira… suona familiare?
È stato fatto un buon lavoro compilativo, per dirla con i termini di una tesi di laurea, ma non un lavoro innovativo.

Da sottolineare la figura del regista Gareth Edwards, non all’esordio ma quasi visti i soli due film sulle spalle, e nessuno di spessore… scelta davvero strana per un blockbuster ad alto budget, ma rivelatasi vincente almeno per il fattore commerciale, visto che il film ha incassato molto… come farà peraltro qualunque film della serie Star wars fino a che la qualità media non sarà divenuta sufficientemente bassa da attirare da quel momento in poi solo i nostalgici o gli appassionati di film d’azione senza troppi contenuti.

Chiudo la recensione del film con le immancabili citazioni sulla forza, che peraltro son ciò che lo nobilita più di tutto, certamente più degli effetti speciali e della computer grafica.

“La forza è con me e io sono con la forza.
E nulla io temo, perché tutto è come la forza vuole.”

“La forza è con e me.
Sono un tutt’uno con la forza.”

“Ci sono molti tipi di prigione, capitano.
Sento che la sua se la porta ovunque vada.”

Fosco Del Nero



Titolo: Rogue one - A star wars story (Rogue one - A Star Wars story)
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Gareth Edwards.
Attori: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed, Forest Whitaker, Donnie Yen, Jiang Wen, Alan Tudyk, Jonathan Aris.
Anno: 2016.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 12 novembre 2019

World War Z - Marc Forster

Normalmente non sono molto attratto da blockbuster e film super-commerciali, specie quando hanno una componente d’azione molto spiccata, ma è pure vero che da ragazzino amavo i film horror (frase che è una contraddizione in termini, peraltro), e che pure da grande mi è rimasta una simpatia per i film su vampiri, morti viventi e affini… anche se ora li guardo con occhio ben diverso, legato al motivo per cui tale filone di film ha così istintivamente tanto successo: ossia perché ricorda alle masse il proprio stato di addormentamento.

Ma lasciamo perdere tale concetto e veniamo al film di oggi: World War Z, che mi ero segnato perché diretto da Marc Forster, che avevo appena apprezzato nell’originalissimo Vero come la finzione.

… peraltro, il film è stato prodotto dalla casa di produzione dello stesso Brad Pitt, il che spiega la sua presenza.

Ecco in sintesi la trama di World War Z, film che è la trasposizione filmica del romanzo di Max Brooks  World War Z - La guerra mondiale degli zombi: Gerry Lane è ex impiegato delle Nazioni Unite, ancora molto apprezzato, anche se ha preferito lasciare il lavoro per dedicarsi alla sua famiglia: moglie e tre figli ancora piccoli.
Un bel giorno, in macchina a Philadelphia, la gente per strada sembra come impazzire, e molti si tramutano in veri e propri zombie; quel che è successo a Philadelphia, peraltro, è successo quasi n contemporanea in tutto il mondo, tanto che si fa fatica a individuare l’origine di quella sorta di virus zombie.
Se l’origine è difficile da stabilire, comprendere come il virus si propaghi è invece molto semplice: la persona infettata diviene uno zombie in pochi secondi, una decina, e da lì in poi tenta con tutte le sue forze di mordere qualcun altro, in modo da passare l’infezione.
Gerry e la sua famiglia si salvano grazie al Sottosegretario Nazioni Unite Thierry Umutoni, vecchio collega di Gerry, al quale vien proposto, dietro l’impegno di proteggere i congiunti su una nave al largo dell’oceano, di indagare il mistero del virus. La prima tappa è la Corea del Sud, ma ci saranno anche India, Israele Galles, etc.

World War Z è un po’ 28 giorni dopo e un po’ Resident evil, senza contare i vecchi film sugli zombie, dai quali però prende solo lo spunto di fondo, rimanendo invece sul contemporaneo, sul metropolitano e sullo tecnologico in quanto ad ambientazione.
Il film ha azione, ha scene horror, ha tensione, ma si dedica anche ai buoni sentimenti, e ha indubbi punti di forza: un bel dinamismo, tuttavia ben alternato a scene più raccolte, una bella fotografia e un bel montaggio, nonché una certa spettacolarità, data anche dalle numerose inquadrature dall’alto.
In questo senso, non sorprende il grande successo di pubblico clamoroso, nonché il buon approccio anche della critica.

Tuttavia, World War Z ha anche dei punti deboli: intanto, non è affatto originale, con lo spunto di fondo già affrontato da decine di altri film.
Presenta inoltre una figura di eroe che, se ha il pregio di non essere un eroe tutto muscoli e azione  (ma anche un eroe riflessivo e sentimentale), eccede in senso opposto: oltre che soldato e condottiero tuttofare, trova anche il tempo per avere intuizioni di tipo scientifico che gli scienziati non avevano avuto… davvero un po’ troppo.
Ancora: il capitolo su Israele è poco convincente, e anzi è proprio ridicolo il modo in cui gli zombie entrano nel paese.
Ed è sempliciotto il motivo per cui gli zombie attaccano certe persone e altre no.

Il tutto, messo sulla bilancia, fornisce un film di sufficiente valore, ma non certo memorabile o imperdibile o riguardabile.

Chiudo la recensione con una bella frase tratta dall’opera che peraltro si abbina molto bene a quanto ho evidenziato a inizio articolo, ossia il motivo “esistenziale” per cui tali film piacciono molto alle masse: da un lato addormentamento, dall’altro lato lavoro-lotta interiore.

“Se potete combattere, combattete.
Aiutate gli altri.
Siate pronti a tutto.
La guerra è appena cominciata.”

Fosco Del Nero



Titolo: World War Z  (World War Z).
Genere: drammatico, azione, horror.
Regista: Marc Forster.
Attori: Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox,
David Morse, Fana Mokoena, Abigail Hargrove, Pierfrancesco Favino.
Anno: 2013.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 6 novembre 2019

Vero come la finzione - Marc Forster

Vero come la finzione è la prova provata che si può ancora essere originali, nonostante tutti i libri e tutti i film che sono stati prodotti: il film di Marc Forster, anzi, lo è partendo da un’idea tutto sommato semplice, quella per cui a un certo punto il protagonista della storia inizia a sentire una voce che narra la sua storia, ossia racconta esattamente quello che sta facendo.

Andiamo allora subito alla trama, per avere un’idea più completa di Vero come la finzione: Harold Crick (Will Ferrell; Melinda e Melinda, Zoolander, 2 single a nozzeStarsky & Hutch) è un agente del fisco super-preciso, un tipo che conta il numero dei gradini delle scale e il numero dei movimenti dello spazzolino da denti, e che sa eseguire complicate operazioni matematiche mentalmente. La sua vita scandita e noiosa riceve una bella scossa nel momento in cui, proprio mentre una mattina sta contando le spazzolate dello spazzolino da denti, inizia a sentire una voce, la quale descrive esattamente quello che egli sta facendo, come fosse un narratore che racconta una storia. Un narratore onnisciente, che a un certo punto, in una di quelle “visite casuali”, gli preannuncia la sua imminente morte.
Come presumibile, la vita di Harold salta un po’ per aria: inizialmente credutosi pazzo, egli si rivolge poi a un esperto di trame, il professor Jules Hilbert (Dustin Hoffman; Tootsie, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Ishtar, Il laureato, Piccolo grande uomoRain man), il quale gli farà da consulente in quella bizzarra vicenda.

Vicenda in cui entreranno, pur a titolo assai diverso, due donne: la prima è Ana Pascal (Maggie Gyllenhaal; Donnie Darko, Il ladro di orchidee, Crazy heart), e la seconda è Kay Eiffel (Emma Thompson; Casa Howard, Molto rumore per nulla, Nel nome del padreHarry Potter e il prigioniero di Azkaban).

Non anticipo cosa avviene nel film e cosa infine si rivela essere la voce che sente Harold, e mi limito ora a lasciare un mio commento.
Detto dell’originalità dello spunto iniziale, va necessariamente sottolineata anche l’originalità e direi persino la brillantezza della regia: allo spettatore più legato a inquadrature classiche potrebbe anche non piacere, ma io l’ho trovata adorabile, specialmente abbinata alla voce fuori campo del narratore.
Anche la figura di Harold Crick, pur se meno originale (un uomo iper-mentale e super-matematico), è efficace, e ben portata avanti da Will Ferrell. Mi è piaciuta molto meno invece Maggie Gyllenhaal, tanto che avrei affidato il suo ruolo a qualche altra attrice, ma fa niente.
Molto bene Dustin Hoffman, ma non è una novità, e bene anche Emma Thompson, che comunque non mi fa impazzire in generale.

Un appunto personale: un film con un tale spunto di partenza avrebbe facilmente potuto avere un contenuto di genere esistenziale, o quantomeno una morale, che invece mancano del tutto: c’è solo la storia.

Nel complesso, ho assai apprezzato Vero come la finzione, film originale e molto ben diretto… anche se una volta concluso rimane il dubbio del fatto che avrebbe potuto esser un film più importante.

Fosco Del Nero



Titolo: Vero come la finzione (Stranger than fiction).
Genere: commedia, drammatico, surreale.
Regista: Marc Forster.
Attori: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Tom Hulce, Tony Hale, Denise Hughes, Linda Hunt.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 5 novembre 2019

Under the skin - Jonathan Glazer

È davvero difficile riuscire a trovare un senso per Under the skin, il film diretto da Jonathan Glazer nel 2013 e basato sul romanzo Sotto la pelle, di Michel Faber.
E non parlo del senso del film, ossia la sua trama, ma del fatto che avesse senso girarlo. D’altronde, è stato girato di tutto, per cui anche questo non dovrebbe sorprendere.

L’unica cosa che dovrebbe sorprendere, forse, è che lo si trovi in qualche classifica tra i migliori film di fantascienza di tutti i tempi, cosa che per l’appunto mi aveva indotto a guardarlo pur senza conoscere il regista… o meglio, senza ricordarmi di lui, pur avendo visto tanto tempo fa Birth - Io sono Sean, mentre non avevo mai sentito il titolo del terzo film della sua breve filmografia, ossia Sexy beast - L'ultimo colpo della bestia (entrambe le cose mi avrebbero probabilmente dissuaso dalla visione).

Come prima cosa, ecco la sintesi della trama di Under the skin: a Glasgow, in Scozia, un motociclista recupera il corpo di una ragazza morta, che poi verrà spogliata da un’altra ragazza, la quale si veste con gli abiti della prima.

Questa seconda ragazza, chiamata Laura (una Scarlett Johansson mai così nuda, già vista nel blog in Scoop, Match point, Vicky Cristina Barcelona, The Island, Lucy e The prestige), è in realtà un’aliena, che passa il suo tempo girando per la città con un furgone, preferibilmente di notte e preferibilmente in quartieri un po’ degradati, adescando uomini grazie alla sua grande avvenenza. Una volta adescati, li conduce in una sorta di luogo onirico, dove essi diverranno una specie di carburante per le macchine degli alieni (l’uomo motociclista è anch’egli un alieno).
Un giorno, però, la ragazza conosce un ragazzo gravemente deformato nel volto: dapprima lo adesca, ma poi ne ha compassione e lo lascia andare. Da quel momento, in lei iniziano a crescere delle emozioni “umane”, e si apre ad esperienze emotive e sensoriali come mangiare una torta, girare nella natura, fare l’amore, etc.

Il film essenzialmente è questo, e riguarda il tema trito e ritrito dell’essere alieno che diventa umano: il concetto forse più antropocentrico e banale che possa esistere, affrontato peraltro in talmente tanti altri film che, per accostarsi ad esso in modo notevole, occorre farlo con una certa originalità.

Under the skin, per certi versi, la ha: il film, piuttosto lungo con i suoi 107 minuti, è lentissimo, privo di colonna sonora, quasi privo di dialoghi, e propone una notevole dose di bellezza visiva: non solo Scarlett Johansson, ma anche e soprattutto tanti bei panorami della Scozia, tra mare e montagna, tra alberi e neve che cade, tutto ciò confezionato in una fotografia piuttosto notevole.

Il problema è che il film ha una sceneggiatura piuttosto ridicola, finale compreso, non riesce affatto a risollevarsi dallo spunto di partenza assai banale, e anzi si fa ricordare per una forte pesantezza.
E infatti ha avuto uno scarso successo, sia di pubblico che di critica.

Non basta esser strani per essere belli.

Fosco Del Nero



Titolo: Under the skin (Under the skin).
Genere: fantascienza, psicologico, drammatico.
Regista: Jonathan Glazer.
Attori: Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin, Scott Dymond, Michael Moreland, Jessica Mance.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


martedì 29 ottobre 2019

Screamers - Urla dallo spazio - Christian Duguay

Ho già visto svariati film tratti da racconti o romanzi di Philip Dick: Blade runnerPaycheckAtto di forzaMinority reportA scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino.
Al già nutrito elenco si aggiunge oggi Screamers - Urla dallo spazio, certamente uno dei film minori tra gli adattamenti cinematografici delle opere di Dick, e probabilmente uno dei meno riusciti, almeno a confronto con quelli che ho visto.

Per la precisione, il film è tratto dal racconto Modello Due: il racconto è del 1952 e il film è del 1995, quindi abbastanza recente… anche se onestamente sembra più vecchio, forse per il budget limitato, o forse per il fatto d’avere come protagonista centrale Peter Weller, attore al tempo già piuttosto datato, e probabilmente poco adatto a scene d’azione o di combattimento come ce ne sono nel film… con risultati infatti davvero scarsini.
Anche bacio e relazione sentimentale con una donna di quindici anni più giovane risultano piuttosto pretenziosi e poco realistici, e infatti le relative scene paiono a dir poco forzate.

Ma veniamo alla trama di Screamers - Urla dallo spazio: siamo sul pianeta Sirius 6B, un avamposto ricco di minerali e oggetto di contesa tra la NEB, l’organizzazione che lo stava sfruttando economicamente, e l’Alleanza, la corporazione di scienziati e minatori che a un certo punto si oppone per via dei rischi dell’estrazione: ne deriva una guerra vera e propria, divenuta poi col tempo una guerra fredda.
Il Colonnello Joseph Hendricksson (Peter Weller; Il pasto nudo, Robocop, La dea dell’amore) comanda un avamposto dell’Alleanza, e un giorno riceve diverse sorprese: la prima è un soldato rivale che porta un messaggio di pace da parte dei nemici, e che per portarlo si fa uccidere dagli screamers, e la seconda è una proiezione olografica a dir poco sospetta.
Gi screamers, dal canto loro, sono delle creature meccaniche inventate proprio dall’Alleanza come strumento di difesa contro le preponderanti forse del NEB. Il problema è che tale strumento, capace di aggiornarsi e riprodursi da solo, è divenuto assai pericoloso, e per la stessa Alleanza, tanto da costituire ora il principale pericolo su tutto il pianeta. 

Queste sono le premesse di Screamers - Urla dallo spazio, film che nell’atmosfera ricorda inizialmente Dune per l’ambientazione, che mostra un pericolo simile a Tremors… ma che poi vira decisamente sulla fantascienza tecnologica e, come tipico per le opere di Dick, sulla difficoltà di riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è il filone conduttore dell’opera dello scrittore statunitense.

Screamers - Urla dallo spazio non fa eccezione in tal senso, anche se percorre questa via non tanto dal punto di vista psicologico-interiore (dilemmi, droghe, visioni, amnesie), come più frequente, ma dal punto di vista tecnologico-esteriore (un mondo ostile difficile da interpretare).

La storia è intrigante, ma, detto molto semplicemente, avrebbe meritato un prodotto migliore: mezzi tecnici non elevatissimi, cast mediocre, dialoghi un po’ forzati e scontati, sceneggiatura non del tutto convincente.

Insomma, Screamers - Urla dallo spazio non è proprio da buttare, ma avrebbe potuto esser molto meglio.
Probabilmente non è un caso che il regista Christian Duguay non abbia mai sfondato e sia finito a fare prima film e poi serie tv di basso livello.

Fosco Del Nero



Titolo: Screamers - Urla dallo spazio (Screamers).
Genere: fantascienza, thriller, drammatico.
Regista: Christian Duguay.
Attori: Peter Weller, Jennifer Rubin, Roy Dupuis, Andy Lauer, Charles Powell, Ron White, Michael Caloz, Liliana Komorowska.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 22 ottobre 2019

The village - M. Night Shyamalan

Avevo visto The village ormai tanti anni fa, ed esso era stato, insieme a Il sesto senso, il motivo per cui avevo iniziato a seguire M. Night Shyamalan, che però purtroppo non si è mai ripetuto ai livelli iniziali della sua carriera cinematografica… per utilizzare un eufemismo, giacché in realtà c’è stato un crollo della qualità delle sue opere difficilmente eguagliato in altri casi.

Approfitto di questa nuova visione per inserire la recensione in Cinema e film.

Ecco subito la trama sommaria di The village, almeno per quanto possibile raccontare in partenza senza svelare niente dell’essenza del film: all’interno di una vallata circondata dalla foresta vive una comunità, in quella che sembra essere il Nord America del diciannovesimo secolo.
Tutto sa di vecchio: le case, i vestiti, l’agricoltura, lo stile di vita e le stesse credenze di quella gente, che ritiene che la foresta sia abitata da esseri malvagi, chiamati “le creature innominabili", che non invadono il territorio umano per via di un antico patto secondo il quale gli uomini non devono entrare nel loro territorio, ossia la foresta, che non a caso è delimitata da bandiere e fiaccole.
Credenza nella credenza: il colore giallo salva, mentre il colore rosso è il colore del male, e attira le creature malvagie.
Ma, si sa, i giovani, un po’ per coraggio e un po’ per ribellione, tendono a sfidare la cultura antica, per cui c’è sempre qualcuno che “gioca col fuoco”: chi staziona sul confine a lungo, in una sorta di sfida di coraggio con gli amici, e chi chiede apertamente al consiglio degli anziani di poter attraversare la foresta, ufficialmente per andare a cercare medicine o altre cose utili oltre il confine.

I protagonisti del film sono soprattutto tre: il taciturno Lucius Hunt (Joaquin Phoenix; Innocenza infranta, Lei, Il gladiatore, Signs), la coraggiosa e non vedente Ivy Walker (Bryce Dallas Howard; The help, Lady in the water, 50 e 50) e il malato di mente Noah Percy (Adrien Brody; Detachment - Il distacco, Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Predators, Splice).
Ma nel cast figurano altri attori ben noti, anche se alcuni in ruoli marginali: William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Michael Pitt, etc. Il cast, insomma, c'è.

Il film al tempo fu presentato praticamente come un horror, in modo quasi truffaldino, e la cosa non giovò a livello di reazioni e critica: in realtà, The village non ha nulla di orrorifico, ma è un magnifico thriller psicologico, con sprazzi di dramma e sentimenti.
Alla sceneggiatura ottima si uniscono una scenografia molto evocativa, e una fotografia a dir poco eccellente: i colori sono magistrali, e M. Night Shyamalan, per quanto azzecchi un film sì e tre no, ha comunque la mano da regista di valore.

The village, oltre che essere un eccellente film nel suo genere, ha un altro valore, non da poco dal mio punto di vista: rappresenta in pieno la società odierna a livello di indottrinamento e mezzi di comunicazione di massa, i quali “insegnano” alle persone cosa devono credere e cosa no, e con tanta forza che quanto viene divulgato diviene verità, e verità sicura, tanto sicura quanto temuta…
… la società di oggi è un esempio di tale manipolazione collettiva, da ogni punto di vista: alimentazione, storia, salute, cultura, spiritualità, etc.
Non c’è un campo che sia “puro”, evidentemente perché la fonte a monte è contaminata, e in questo senso siamo tutti nel “villaggio”.
Così, che la cosa sia stata voluta o meno, The village è un film grandemente metaforico e simbolico,  anche didattico per chi si ferma a rifletterci un poco.

In aggiunta, nel film sono presenti alcune frasi interessanti, che riporto di seguito.

“Ci si può sottrarre al dolore, come abbiamo fatto noi…
… ma lui ti trova, sente l’odore.”

“Tu resti impassibile e noi siamo terrorizzati. Come mai?”
“Non mi preoccupo di cosa può capitare, ma di cosa bisogna fare.”

“Tu hai grande forza.
Tu sai guidare chi sa solo seguire.
Tu vedi la luce quando c’è solo tenebra.”

“Il mondo si muove per amore, si inginocchia davanti ad esso, ammirato.”

Fosco Del Nero



Titolo: The village (The village).
Genere: thriller, drammatico, horror, sentimentale.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Cherry Jones, Celia Weston, John Christopher Jones, Frank Collison, Jayne Atkinson.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 15 ottobre 2019

Total recall - Atto di forza - Len Wiseman

Total recall - Atto di forza è il remake di Atto di forza, il celebre film di fantascienza del 1990 con protagonista Arnold Schwarzenegger
… anche se si potrebbe dire, e forse anche più correttamente, che è la seconda trasposizione cinematografica del racconto di Philip Dick Ricordiamo per voi.

Le due versioni filmiche sono peraltro piuttosto diverse, per cui non è nemmeno il caso di confrontarle quanto a trama e ambientazione, che anzi differisce in alcuni aspetti importanti: mentre il primo Atto di forza vedeva il protagonista recarsi su Marte, in questo caso egli rimane sulla Terra, benché si sposti ai suoi antipodi tramite una sorta di potentissimo “ascensore”.

Ecco in sintesi la trama di Total recall - Atto di forza, diretto nel 2012 da Len Wiseman (regista di pochi film, tra cui Underworld e Die hard - Vivere o morire): siamo alla fine del XXI secolo, e il pianeta, dopo una distruttiva guerra mondiale, è rimasto abitabile e abitato solo in due punti: l’Unione Federale di Britannia, ossia la Gran Bretagna e l'Europa occidentale più vicina, e la Colonia, in Australia. La prima, più ricca, usa i lavoratori della seconda come manodopera a basso costo, e ogni giorno fa loro percorrere la distanza tra i due pianeti tramite un ascensore che passa attraverso il centro della Terra fino all’opposta zona del globo.
L’ascensore è chiamato la "Discesa”… e sì, come premessa non siamo messi bene a livello scientifico.
Douglas  Quaid (il bravo Colin Farrell; The new world - Il nuovo mondo, Sogni e delitti, In Bruges - La coscienza dell’assassino, Animali fantastici e dove trovarli) è uno di tali lavoratori della Colonia, ed stufo della sua vita, che immaginava ben diversa: la delusione di una mancata promozione sul lavoro lo spinge a rivolgersi alla Rekall, un’azienda che in pratica vende ricordi, del tipo che preferisce il cliente: amore, avventura, ricchezza, successo, etc.
Douglas sceglie i ricordi di una vita da agente segreto… se non che qualcosa va storto, e sembra che i ricordi fittizi che avrebbero dovuto essergli installati nel cervello siano andati in conflitto con ricordi autentici di una vita da agente segreto. Di cui Doug non sa nulla, ma che dovrà affrontare ben presto, districandosi tra sua moglie Lori (Kate Beckinsale; Cambia la tua vita con un click) e la ragazza che gli appariva in sogno, e che finisce per apparirgli anche nella realtà (Melina; Jessica Biel; London, The illusionist, Un matrimonio all’inglese).

La trama di Total recall è simile ma contemporaneamente molto diversa da Atto di forza, tanto che i due film son solamente lontani parenti. Total recall si distanzia così molto sia dal suo predecessore sia dall’originario racconto di Philip Dick. E devo essere onesto: nel cambio non ci guadagna affatto: pur nella sua arretratezza tecnologica, fattore non irrilevante in un film di fantascienza, Atto di forza era un film con una sceneggiatura solida e ben bilanciato, persino intrigante, mentre Total recall è un mediocre film di fantascienza d’azione.

La tematica centrale, quella dei ricordi veri o falsi e dell'impossibilità di distinguere tra illusione e verità, che in Dick oscilla tra la paranoia e il senso di compassione verso il genere umano, giacché essa è una metafora della sua condizione esistenziale, diviene qua mera scusa per un film action essenzialmente composto da un unico, lunghissimo inseguimento. Troppo, troppo lungo.

Vi sono solo due cose in cui Total recall supera Atto di forza: la prima è la bellezza dei protagonisti (il trio originario Schwarzenegger-Stone-Ticotin, pur certamente non disprezzabile, è battuto dal trio contemporaneo Farrell- Beckinsale-Biel),

La seconda sono alcune frasi da sapore esistenziale (sapore che tradizionalmente si abbina bene ai film tratte dalle opere di Philip Dick, tra cui ricordiamo Blade runner, Minority report, A scanner darkly - Un oscuro scrutareI guardiani del destino), che riporto qua di seguito.

“Svegliati! Svegliati! Svegliati!”

“La discesa ci rende tutti schiavi.”

“Trova il sistema di affrontare qualunque cosa stai passando prima di incasinarti la vita del tutto.”

“La missione di ogni uomo è quella di scoprire chi è veramente.
La risposta si trova nel presente, non nel passato.”

“Il passato è solo una costruzione della mente, che ci acceca, ci inganna facendocelo vedere, mentre il cuore vuole vivere nel presente.”

Ad esse si aggiungono vaghi accenni a tematiche cospirative e ad attentati di stato.
Troppo poco però sia per fare di Total recall - Atto di forza un prodotto all’altezza del suo predecessore, sia per farne un buon film in generale.
Peccato perché, con una tecnica superiore e un’ispirazione esistenziale alla spalle, e un progetto ricco a livello di budget e di cast, avrebbe potuto uscire fuori un film assai migliore.

Fosco Del Nero



Titolo: Total recall - Atto di forza (Total recall).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Len Wiseman.
Attori:  Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, John Cho, Bill Nighy, Bokeem Woodbine, Will Yun Lee, Currie Graham, Steve Byers.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.