Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 21 agosto 2019

Oculus - Il riflesso del male - Mike Flanagan

I film horror, praticamente tutti, si basano su un assunto di fondo: l’essere umano è stupido.
Ed è particolarmente stupido quando sa di avere a che fare con:
- una casa infestata,
- un oggetto malefico,
- un luogo maledetto…
… e tuttavia non scappa a gambe levate, ma resta in zona.

Anzi, non solo resta in zona, ma sfida il suddetto luogo/oggetto/casa.
Questo è esattamente quello che accade in Oculus - Lo sguardo del male, film horror a budget non troppo alto che comunque si giostra molto bene pur usando giusto un paio di attori e di location… ma mescolandoli sapientemente tra di loro e ottenendo un incremento della tensione graduale fino alla scena finale.

Partiamo dalle basi: il film è del 2013 ed è girato da Mike Flanagan, specializzato in film horror. Genere che mi piaceva molto da ragazzino, ma che nell’ultimo quindicennio praticamente ho snobbato. Per la cronaca, vi sono arrivato dalla filmografia di uno dei protagonisti del film, il giovane Brenton Thwaites, appena visto in The signal, anch’esso film di tensione, ma più tendente al fantastico e allo psicologico.
Anche Oculus - Il riflesso del male propone una componente psicologica, che però va scemando man mano, lasciando presto il campo a quella pienamente horrorifica.

Ecco in sintesi la trama del film, che poi è l’allungamento di un precedente cortometraggio: siamo nel 2013, quando il giovane Tim viene finalmente dimesso, al compimento dei 21 anni, dall’istituto psichiatrico nel quale era stato rinchiuso fin da quando aveva dieci anni. Motivo: al tempo uccise suo padre sparandogli un colpo di pistola, evento che nel frattempo ha rielaborato grazie all’aiuto degli psicologi: il padre era violento e aveva torturato e ucciso la madre, e aggredito gli stessi figli.
Sua sorella Kaylie, però, ha dei ricordi molto diversi, ed è convinta, anche dopo aver effettuato numerose ricerche storiche, che la follia che colpì i loro genitori fu dovuta all’influenza malvagia di uno specchio maledetto, che ha segnato in modo tragico la vita di tutti i suoi possessori negli ultimi secoli… compresa la sua famiglia.
E, siccome la ragazza è una di quelle persone sventate di cui si parlava all’inizio dell’articolo, si dà la pena di recuperare lo specchio in questione, di portarlo proprio nella loro vecchia casa di famiglia, nel mentre rimasta disabitata, di circondarlo di una miriade di strumenti scientifici, tra telecamere, luci e sistemi protettivi vari, in modo da affrontarlo e, finalmente, distruggerlo.
Ovviamente si porta appresso il fratellino Tim, appena uscito dall’istituto psichiatrico… e che forse avrebbe fatto bene ad andare da un’altra parte come “primo luogo frequentato dopo il manicomio”.

Se per certi versi Oculus - Il riflesso del male non è troppo originale (oggetto/casa infestata e gente poco sveglia che non scappa), per altri lo è parecchio: la regia è brillante, e il montaggio pure. La commistione tra passato e futuro nelle varie scene, dapprima sporadica e poi massiccia, contribuisce in modo efficace a calare lo spettatore nella tensione scenica, e come presumibile non mancano i colpi di scena o i momenti spaventevoli.

Anzi, a dirla tutta Oculus - Il riflesso del male è l’esempio di come si possa realizzare un buon prodotto cinematografico con pochi mezzi ma con buone idee, e questo al di là del genere del film.
Detto della buona esecuzione del film, rimane il fatto che il genere orrorifico ora mi interessa molto meno di prima, e anzi praticamente niente.

Fosco Del Nero



Titolo: Oculus - Il riflesso del male (Oculus).
Genere: horror, drammatico, psicologico.
Regista: Mike Flanagan.
Attori: Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, Miguel Sandoval, Katie Parker.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 20 agosto 2019

Guardiani della galassia - James Gunn

Non son mai stato un grande fan dei cinecomic, dal momento che spesso sono stati dei fenomeni commerciali atti ad attrarre il folto pubblico dei fumetti americani e l’ancor più folto pubblico dello spettatore medio, il che vuol dire appiattimento e mediocrità, tuttavia qualche buon prodotto ogni tanto spunta fuori, e in ogni caso i film in questione spesso sono ottimamente realizzati e discretamente avventurosi e divertenti.

Per questo motivo, mi sono avventurato a guardarmi Guardiani della galassia, film del 2014 diretto da James Gunn che ha avuto un clamoroso successo in termini di incassi, tanto che è già stato prodotto il suo seguito, Guardiani della galassia 2.

Cominciamo dalla trama sommaria, che parte da una scena del passato e poi si sposta nel presente del film, che ovviamente è un lontano futuro rispetto a noi: il piccolo Peter Quill (Chris Pratt) da bambino viene rapito da un gruppo di  pirati spaziali denominati Ravagers, capitanati da un certo Yondu Udonta, un alieno dalla pelle blu.
Da grande, lo ritroviamo per contro proprio, a sua volta nominatosi Star-Lord, a rubare oggetti di valore da rivendere. Capita così ch’egli s’imbatte nell’orb,una piccola sfera ricercata da tanti per il suo grande potere. Da tanti tra cui dal feroce Ronan (Lee Pace), a sua volta a capo di un gruppo di alieni cattivi, all’interno del gruppo ancora più ampio dell’ancora più cattivo Thanos. Si vorranno chi impossessare dell’orb, chi proprio di Peter, svariati personaggi, i principali dei quali saranno la bella Gamora, un’aliena verde (Zoe Saldana), il procione parlante Rocket, espertissimo in cose meccaniche, e il di lui braccio destro Groot, una creatura arboricola (deliziosa nella sua versione baby, visibile a fine film mentre balla) che dice solo “Io sono Groot”.

Piccolo appunto: il regista James Gunn non mi diceva niente, e infatti non aveva diretto praticamente niente.
Mi ha fatto piacere invece rincontrare alcuni nomi a me noti, come Lee Pace (Wonderfalls, Pushing Daisy), Benicio Del Toro (Sin City, The snatch - Lo strappo), John C. Reilly (Chicago, Boogie nights - L’altra Hollywood), Zoe Saldana (Star trek).

Torniamo ora al commento di Guardiani della galassia: il film fa una cosa intelligente, e non si prende mai sul serio, ma per niente per niente, nonostante una vaga aria da Star trek nei temi e nelle ambientazioni.
Tecnicamente è davvero ben fatto, e non si potrebbe chiedere di meglio quanto a realizzazione, azione ed effetti speciali.
La componente fantascientifica, quella avventurosa e quella umoristica sono ben dosate (alcune battute ironiche sono fulminanti), e anche la caratterizzazione dei personaggi principali, per quanto non originalissima e non strepitosa (lui in gamba, belloccio e un po’ ribelle, guarda caso proprio come il giovane James T. Kirk del film Star trek; lei dura ma sotto sotto dolce, guarda caso attrice del film Star trek; il tipo piccoletto e scaltro e la sua spalla meno brillante ma fortissima.. e di sicuro in Star trek ci sarà un personaggio così), funziona abbastanza bene.

Il problema di Guardiani della galassia, ammesso che vogliamo trovargli un problema, è che è tutto quanto “non originalissimo e non strepitoso”, e davvero non propone niente di nuovo.
Tanto che le due ore suonate potrebbero risultare un po’ lunghette per tutto quanto.
Inoltre, con le molte ambientazioni e le molte strutture organizzative (ufficiali e criminali), nonché col titolo stesso, il film vorrebbe senza dubbio proporre qualcosa di arioso, ma vi riesce solo in parte, e alla fine quel che rimane di Guardiani della galassia è essenzialmente la dinamica storia d’azione di Peter Quill e del suo simpatico gruppo.

Comunque, la realizzazione tecnica è eccellente, la storia sufficientemente animata, i personaggi sufficientemente d’impatto, l’umorismo ottimo, ciò che vale a Guardiani della galassia perlomeno una valutazione discreta.

Fosco Del Nero



Titolo: Guardiani della galassia (Guardians of the galaxy).
Genere: fantascienza, commedia, avventura.
Regista: James Gunn.
Attori: Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace, Michael Rooker, Karen Gillan, Djimon Hounsou, John C. Reilly, Glenn Close, Benicio Del Toro, Laura Haddock.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 14 agosto 2019

The signal - Will Eubank

Avevo trovato The signal in una lista online di film di fantascienza di valore, insieme ad altri che conoscevo e che valutato ottimi… ragion per cui mi son fidato dell’indicazione e mi sono visto il suddetto film.

Il quale, per la cronaca, è un film indipendente a basso costo, cosa che si nota in alcuni dettagli, per quanto il tutto sia molto ben mascherato.

Ecco la trama sommaria di The signal, diretto nel 2014 da tale Will Eubank, regista mai sentito: Nic, Jonah e Haley sono  tre studenti del MIT che effettuano un viaggio per accompagnare Haley in California, prospettiva che causa tensioni nella relazione sentimentale tra lei e Nic, costretti così a stare lontani per un anno, senza contare che il ragazzo si sente per lei un ostacolo per via della sua distrofia muscolare.
Tutto ciò smetterà di avere importanza quando i tre decideranno di fermarsi nel bel mezzo del deserto del Nevada, dove hanno rintracciato un hacker, tale Nomad, con cui da tempo si scambiano dispetti e sfide informatiche. Arriveranno nel punto di trasmissione del segnale nel bel mezzo della notte, ma vi troveranno solo una catapecchia abbandonata.
Quello che succede dopo è misterioso, e avvia una catena di misteri: la ragazza, rimasta in macchina, urla, i due corrono fuori e la vedono come ascendere in cielo, rapita da una qualche forza; poi svengono, e si ritrovano, ognuno per conto proprio, all’interno di una struttura militare-ospedaliera in chiaro stato di segretezza, prigionia e sperimentazione… tutte e tre cose poco incoraggianti.
La telecamera segue Nic, a cui il dottor Wallace Damon parla di un’entità extraterrestre (Nevada, Area 51), di un contagio avvenuto, del rischio di tornare in superficie e via discorrendo, rimanendo tuttavia sempre elusivo e poco chiaro.

Valutare The signal non è semplice: da un lato il film è di buona fattura, ed è ben eseguito, anche con soluzioni tecniche interessanti. Inoltre è ben recitato, ha una buona fotografia e un livello di tensione costante.
Dall’altro lato, però, si sente che si tratta di una produzione non troppo importante, si vede il cast ridottissimo (c’è Laurence Fishburne, il Morppheus di Matrix, tre ragazzini e poi basta), si assiste a continue domande senza spiegazioni, e anche nel finale vien spiegato poco. Insomma, tutta la tensione del film, tutte le domande e gli interrogativi, vengono quasi interamente frustrati, meccanismo psicologico che da spettatore non amo affatto, e che mi sa ogni santa volta di idee confuse mal dirette e tenute nella nebbia in modo da mascherare la pochezza di sostanza.

Peccato, perché c’erano le premesse per fare di meglio, a mio avviso.
In tal senso, nella valutazione preferisco sottolineare il “fattore nebbia”, caratteristico sempre di idee confuse, che non il fattore tecnico di buon livello.

Fosco Del Nero



Titolo: The signal (The signal).
Genere: fantascienza, thriller, psicologico.
Regista: Will Eubank.
Attori: Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp, Sarah Clarke, Lin Shaye, Robert Longstreet, Brenton Thwaites, Jeffrey Grover.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 13 agosto 2019

Misora per sempre - Mitsuru Adachi

Misora per sempre è ormai il quinto manga di Mitsuru Adachi che leggo... e praticamente tutti in rapida serie, dal momento che fino a questo momento avevo ignorato l’autore giapponese, per poi scoprirlo con entusiasmo grazie a Rough, cui sono seguiti poi TouchMiyuki e Slow step.
Il che, per coincidenza, è anche la mia personale classifica di gradimento, in cui purtroppo si inserisce lo stesso Misora per sempre.
Forse è un caso, ma quelli che ho gradito meno, ossia gli ultimi due, sono anche i più corti: forse Adachi si esprime meglio sul medio e sul lungo piuttosto che sul breve.

Ma andiamo a tratteggiare la trama sommaria di Misora per sempre, opera composta di cinque volumetti piuttosto corposi: il trio di amici Misora, Ryudo e Jushiro e l’altro trio di amici Miyako, Kouta e Chiyonosuke, in aperta rivalità tra di loro, si conoscono fin da bambini, e hanno condiviso un’esperienza strana, allorquando, all'età di sei anni, in una circostanza anomala fu predetto loro da un dio locale che al compimento dei tredici anni ciascuno di loro avrebbe ricevuto in dono un regalo come ringraziamento per la buona azione compiuta.
La prima a compiere i suddetti 13 anni è proprio Misora, la quale effettivamente riceve un dono: la capacità di spostare gli oggetti, per quanto di pochi centimetri e a costo di grande fatica fisica. Via via seguiranno tutti gli altri, ciascuno con un potere apparentemente di scarsa rilevanza.
Ma i poteri saranno decisivi allorquando i sei, ora amici anche per via della vicinanza nel Rental Club, club sportivo che “affitta” i suoi membri agli altri club che ne hanno di volta in volta bisogno, si troveranno ad affrontare una minaccia addirittura mondiale.

Misora per sempre, è notorio, è un manga atipico nella produzione di Mitsuru Adachi: intanto, il disegnatore giapponese solitamente si esprime in opere più lunghe.
Inoltre, di solito egli esplora la vita quotidiana, mentre in questo caso si lancia nel fantastico con tanto di poteri esp.
Ancora, solitamente vi è un protagonista e un triangolo amoroso, mentre qua abbiamo un gruppo di sei personaggi… nonché due nemici, altra novità.
E ancora: di solito Adachi riprende ragazzi del liceo, mentre qua abbiamo a che fare con tredicenni… per quanto con tredicenni che sembrano ragazzi del liceo sia nell’aspetto che nel comportamento.
Vi sono meno sentimenti, invero quasi del tutto assenti, e più gag e umorismo.
Ma, soprattutto, quasi non si parla di sport: un evento per un autore che ha sempre messo in mezzo in modo sostanzioso baseball, softball, pugilato, e via discorrendo.
Tocco finale alle stranezze: il gatto parlante Bake.

Detto questo, gli amanti dell’Adachi “puro” saranno forse rimasti delusi da tutte queste novità. Io, personalmente no, sia perché il genere fantastico mi piace, sia perché Misora per sempre è molto bello a vedersi, e anzi assai più maturo nei tratti rispetto ad altri fumetti di Adachi, non a caso precedenti.

Il problema di Misora per sempre, ciò che lo fa precipitare nella classifica di gradimento, a giocarsi l’ultimo posto con Slow step (ultimo, ma pur sempre relativo a opere discrete), è che la serie è incostante, va a salti, e si conclude in modo a dir poco frettoloso, oltre che inverosimile.

Sembra quasi che Adachi non sapesse come farla evolvere, o avesse altro da fare, e l’abbia conclusa il prima possibile.
Ma, in generale, dal momento in cui sono entrati in scena i fratelli cattivi la sceneggiatura è degenerata.

Peccato: opera comunque gradevole e più che sufficiente, ma ben lontana dalle vette di Rough o Touch.

Ed ora procedo con H2, la serie più lunga di Mitsuru Adachi… e vedrò se la mia teoria sul fatto che Adachi si esprima meglio sul medio-lungo è corretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Misora per sempre (Itsumo Misora).
Genere: manga, commedia, fantastico.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 2000-2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 7 agosto 2019

Come d’incanto - Kevin Lima

Come d’incanto è un film particolare, dal momento che si presenta spurio per differenti motivi.

Intanto, parte come film d’animazione, ma poi diviene recitato, salvo riproporre ogni tanto qualche altro pezzo animato. Già questo lo rende un film anomalo.

In secondo luogo, si tratta di un film musicale, altro fattore particolare.

Ma forse la cosa più curiosa è che esso propone, in salsa da commedia sentimentale, molti topos di note fiabe, diventate peraltro a loro volta film animati marcati Disney: c’è un po’ di Biancaneve, un po’ di Cenerentola, un po’ de La bella addormentata nel bosco, si cita Cappuccetto Rosso e via discorrendo.

A dirigere le danze c’è Kevin Lima, nome che personalmente non mi dice niente, mentre davanti alla macchina da presa vi sono svariati personaggi famosi, anche se non troppo vicini ai miei interessi, almeno per i due attori principali, che ho incontrato ben di rado: Patrick Dempsey (The freedom writers) ed Amy Adams (Big eyes, Lei, Cruel intentions 2).
Ho incontrato più spesso, invece, alcuni dei comprimari: Susan Sarandon (Alfie, The Rocky horror picture show, Prima pagina, Le streghe di Eastwick, Cloud Atlas, Bill Durham - Un gioco a due mani), James Marsden (Interstate 60, The box) e Timothy Spall (i vari film di Harry Potter), 

Ecco in sintesi la trama di Come d’incanto: Giselle vive nel regno animato e magico di Andalasia, ed è la promessa sposa di Edward, un principe che se ne è innamorato a prima vista.
La di lui madre, però, la regina Narissa, non vuole che il figlio si sposi, altrimenti non sarebbe più lei la regina; allo scopo di non perdere il trono, spedisce Giselle in un altro mondo, che poi sarebbe New York, dove la ragazza è ora in carne ed ossa, e alle prese con una realtà ben diversa da quella che conosceva. Viene aiutata da Robert, buon uomo e padre della piccola Morgan, con esiti assai facilmente prevedibili.

Come d’incanto sta un poco al di sotto del film per famiglie, nel senso che è specificamente dedicato all’infanzia… e a qualche genitore compiacente.
Personaggi, situazioni e dialoghi sono infatti sempre semplici e lineari, e tutto è facilmente prevedibile a orientato ai buoni sentimenti e al lieto fine.

Detto così, sembra un prodotto banale e da evitare, e destinato solamente ai più piccoli, tuttavia Come d’incanto ha qualche elemento di valore trasversale che lo rende sufficientemente bello per tutti.
La parte animata, come prima cosa, è molto ben animata e bella a vedersi: disegni, colori, movimenti, tutto scorre bene ed è piacevole alla vista.
La parte audio comprende canzoni ugualmente gradevoli, anche se un po’ troppo sentimentaloidi e zuccherose per i miei gusti.
Gli attori protagonisti sono di buon livello.
I dialoghi sono vivacizzati dalla parlata fiabesca dei personaggi provenienti da Andalasia.
E in generale il film mostra molta positività.

Insomma, Come d’incanto non sarà certo un capolavoro del cinema, ma è un film di sufficiente valore, e tale valore va ad aumentare in presenza di bambini.

Fosco Del Nero



Titolo: Come d’incanto (Enchanted).
Genere: sentimentale, fantastico, animazione, commedia, musicale.
Regista:  Kevin Lima.
Attori: Amy Adams, Patrick Dempsey, James Marsden, Timothy Spall, Idina Menzel, Rachel Covey, Susan Sarandon, Julie Andrews, Jeff Bennett, Kevin Lima, Emma Rose Lima.
Anno: 2007.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 6 agosto 2019

Natural City - Byung-Chun Min

Avevo già visto Natural City molto tempo fa, ma senza dubbio non avevo ancora aperto il blog Cinema e film, motivo per cui esso non vi era recensito.
Poco male: ecco qui la recensione.

Al tempo, Natural City, film coreano del 2003, uscì con uno slogan dal sapore di proclama: “Finisce l’era di Blade runner, inizia il mito di Natural City”. 
Un proclama neanche di poco conto, e anzi parecchio ambizioso.

Ora vediamo la trama sintetica del film, e poi passiamo al commento: siamo nell’anno 2080, in Oriente. Il livello tecnologico è comprensibilmente molto più elevato, tanto che la società è letteralmente invasa dai cyborg, che fanno praticamente tutto: i camerieri, le ballerine, i soldati, e ovviamente le donne di piacere. 
C’è però un limite: i cyborg hanno una durata di vita molto bassa, di appena tre anni, e dopo vanno smaltiti, proprio come semplici oggetti… con l’unica difficoltà che molte persone si sono nel mentre affezionati a loro, che fossero aiutanti in negozio oppure sostituti di partner.
È questo il caso del poliziotto R, che peraltro ha strani traffici illegali col mercato nero, il quale si è invaghito della cyborg ballerina Ria, e vorrebbe salvarla trasferendo la sua identità dentro il corpo di una persona vera e propria, ovviamente sacrificandola.
A tal scopo, ha individuato chi dovrebbe eseguire l’operazione, lo scienziato Gyro, e su chi dovrebbe essere eseguita, la prostituta di strada Syon.  
Nel mentre però dovrà preoccuparsi anche di Cyper, un cyborg guerriero che vuole attuare la medesima cosa su di sé al fine di sopravvivere. 

E ora veniamo al commento: effettivamente Natural City ricorda Blade runner, giacché l’universo in cui è ambientato è identico, letteralmente identico: esseri umani, cyborg ribelli, cyborg amati, negozietti di strada, insegne luminose, megalopoli del futuro, e via discorrendo.
L’unica differenza estetica sta nel fatto che qua i protagonisti della storia hanno gli occhi a mandorla.
Il genere è dunque la fantascienza cyberpunk, con tendenza verso sentimenti e azione. Anche la trama ha certi elementi in comune, cosa che non facilita di certo la sua emancipazione dal famoso predecessore.

I lati positivi di Natural City: bella fotografia e bella l’atmosfera generale; inoltre, il doppiaggio italiano è buono.

I lati così così di Natural City: la colonna sonora a volte è ispirante, mentre a volte e fuori luogo e troppo discontinua. Anche il volume, di musica ed effetti sonori, è curiosamente discontinuo: a volte occorre alzarlo per sentire i dialoghi, e poco dopo occorre abbassarlo, e di molto, per via di sparatorie o rumoracci di altra natura.

I lati negativi di Natural City: la sceneggiatura è piatta, occorre dirlo, nonché eccessivamente ispirata a Blade runner. Inoltre, i personaggi hanno una caratterizzazione davvero scarsa, e si fatica a ricordarli nel tempo. Persino durante il film già ce li si è dimenticati.
Ancora: i dialoghi sono davvero pacchiani, cosa che fa di Natural City un film con una bella esecuzione tecnica, ma con un’anima interiore praticamente assente… e infatti il film è scomparso da qualunque radar, visto forse solo in Corea del Sud, e forse manco lì (la Corea del Nord credo non lo abbia mai visto per ripicca).

E se si pensa al proclama originario, beh, allora inevitabile considerare Natural City come un clamoroso tonfo.

Fosco Del Nero



Titolo: Natural City (Natural City).
Genere: fantascienza, cyberpunk, drammatico.
Regista:  Byung-Chun Min.
Attori: Yoo Ji-tae, Rin Seon, Lee Jae-eun, Yoon Chan, Yoon Eun-pyo, Shin Gu, Um Chun-nae, Yoo Ju-sang, Jung Doo-hong
Anno: 2003.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 31 luglio 2019

Ghost in the shell 2 - Innocence - Mamoru Oshii

Vidi per la prima volta Ghost in the shell 2 - Innocence (chiamato anche L’attacco dei cyborg) ormai parecchi anni fa, poco dopo la sua uscita nel 2004…
… e rimasi folgorato per la bellezza visiva che proponeva, nonché per la colonna sonora di stampo lirico, con le due cose che, abbinate, creavamo momenti di vera e propria poesia.
Una poesia drammatica, tragica, profonda e anche impegnativa, ma pur sempre poesia.

Ho rivisto Ghost in the shell 2 – Innocence adesso, ad anni di distanza, con due risultati: la visione degli occhi fisici è risultata meno notevole, essendosi essi abituati nel mentre a meraviglie tecniche ancora più avanti rispetto alle opere, pur ottime del 2004; la visione degli occhi interiori si è invece approfondita, e ho potuto apprezzare meglio i contenuti esistenziali del film di Mamoru Oshii.

Ma partiamo dalle basi: Ghost in the shell 2 - Innocence segue a distanza di nove anni il primo Ghost in the shell, col quale Mamoru Oshii aveva ottenuto un successo notevolissimo in tutto il mondo, e non solo in Giappone dove manga e anime sono pane quotidiano.
A proposito, ricordo che Ghost in the shell è ispirato al manga omonimo di Masamume Shirow… che per la cronaca era uno dei miei mangaka preferiti di quando ero un adolescente liceale (mi ricordo ancora di un giorno in cui mi portai Appleseed a scuola per leggerlo nel tempo libero).

A distanza di nove anni, e con un grande successo alle spalle il rischio era alto: non bissare i contenuti importanti del primo film, magari puntando tutto sull’avanzamento tecnologico.
Beh, Oshii non ha saltato il pericolo, e anzi ha avuto il coraggio di tenere da parte il protagonista del primo film, il maggiore (la maggiore, e pure bella) Motoko Kusanagi, mezza donna e mezzo cyborg che era stata assorbita da una sorta di rete collettiva-coscienza collettiva.
Il protagonista di questo secondo film è il suo ex partner, Batou, anche lui mezzo cyborg, il quale porta avanti il suo lavoro e la sua vita solitaria, addolcita solamente dalla presenza di un buffo cane. Il casus belli stavolta è l’apparente follia di alcuni cyborg (detti “ginoidi”), i quali hanno ucciso i loro padroni; il modello, ritenuto difettoso, viene ritirato dal mercato, e la polizia indaga.

Come detto, tecnicamente Ghost in the shell 2 - Innocence è un film di fantascienza, con derivazione cyberpunk, ma ha dei contenuti interiori piuttosto smaccati e importanti, con tanto di citazioni di filosofi e maestri del passato (Confucio, Buddha, etc).
Anzi, devo dire che, non amando personalmente le ambientazioni molto tecnologiche da metropoli squilibrate del futuro, senza tali contenuti non lo avrei probabilmente apprezzato, o forse avrei apprezzato solo le scene di grande bellezza visiva e uditiva, ma non l’opera nel suo insieme.

A questo riguardo, mi sono segnato alcune frasi significative, che diranno molto alle persone interessate ai temi esistenziali, tra principio speculare, ego, stati di consapevolezza, dualità tra veglia e sonno, etc.

“Non serve dare la colpa allo specchio se la nostra faccia non ci piace.”

“Perché gli umani sono così ossessionati dal ricreare loro stessi?”

“Il segreto per andare avanti è non tradire mai se stessi.”

“Dice il saggio: fallo camminare da solo senza commettere peccati.
Con pochi desideri, come gli elefanti nella foresta.”

“C’è una realtà che protegge i segreti e una realtà che protegge la verità.
Non puoi servire tutti e due i padroni.
Di chi è al servizio la tua realtà?”

“Vita e morte vanno e vengono come marionette che danzano su un tavolo.
Una volta recisi i fili, crollano all’istante.”

“È peccato dormire come i morti.”

“Se non conosciamo bene la vita, come facciamo a conoscere la morte?
Lo dice anche Confucio.”

“Molti vanno incontro alla morte impreparati, armati solo di una fiduciosa ignoranza.”

“Se una creatura sembra viva, è viva realmente?
O al contrario, se un oggetto è senza vita, può vivere?”

“Noi umani siamo anche noi parte del nulla.”

“Se tutto in natura è calcolabile, anche gli esseri umani sono riducibili a parti elementari, meccaniche, della natura stessa.
Il corpo umano non è altro che una macchina che innesca le sue stesse molle.”

“La sventura, come la sorte, ci dà tre segnali: uno sguardo sommesso, un riconoscimento taciuto, un consiglio non richiesto.
Senza rendercene conto, diamo il benvenuto alla catastrofe.”

“Come fai a capire se questa realtà è autentica o è solo l’estensione di false illusioni generate da segnali virtuali?”
“Come faccio a capirlo? Me lo sussurra la mia anima.”

“Gli umani non sono altro che il filo di cui è tessuto il sogno della vita.
I sogni, la coscienza e quella che tu chiami anima non solo che squarci orditi nella tessitura invariabile della matrice.”

“Gli uccelli cercano rifugio nei cieli.
I pesci si immergono nelle profondità del mare.”

“Ricorda sempre: ogni volta che entrerai nella rete, io sarò sempre e comunque a tuo fianco.”

Dire che ce n’è abbastanza, e anzi personalmente ho gradito Ghost in the shell 2 – Innocence anche più del primo Ghost in the shell.

Fosco Del Nero



Titolo: Ghost in the shell 2 - Innocence (Inosensu).
Genere: anime, animazione, cyberpunk, fantascienza.
Regista: Mamoru Oshii.
Anno: 2004.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.