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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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lunedì 25 febbraio 2013

Journey

Su Cinema e film, nomen omen, solitamente vengono recensiti film.

Tuttavia a volte capita anche che ci passi qualcos’altro: dalle serie televisive, che comunque sono parenti stretti dei film, ai fumetti, che con essi hanno in comune l’aspetto visivo, ai videogiochi, che se non ne sono vicini parenti, ne sono quantomeno cugini più o meno lontani.

Di videogiochi ne avevo recensito finora appena due, anche perché negli ultimi anni non è che abbia video video-giocato molto, per non dire nulla. 
Anche i due già apparsi (i bellissimi Planetscape Torment e Final Fantasy VIII) sono apparsi più come memoria di vecchie glorie, che non come passatempi del momento. 
Il terzo della lista, invece, l’ho giocato adesso ed è stata una vera e propria esperienza di vita: parlo di Journey, videogioco del 2012 per Playstation 3.

Journey, e chi lo ha giocato concorderà senz’altro, non è un videogioco classico, tanto che non vi è uno scopo, non vi è un ritmo, non vi è una trama.

C’è solo un viaggio: un viaggio surreale effettuato da uno strano personaggio umanoide con mantello e cappuccio che parte da un deserto e attraversa rovine e situazioni atmosferiche di vario genere.

Il viaggio parte come solitario, ma a tratti la figura incappucciata incontrerà delle creature di vario tipo, per quanto il viaggio rimanga essenzialmente solitario… 
… proprio come la vita.

La bellezza di Journey, oltre che estetica e auditiva, sta anche nel suo essere simbolo dell'esistenza: si viaggia da soli, ma in certi momenti abbiamo compagnia, vi è un obiettivo all’orizzonte, ma vi è soprattutto un flusso da seguire, vi sono sfide e difficoltà, ma ci sono anche le risorse per superare tutto… e alla fine ci si accorge che l’esistenza è ciclica.

Bellezza umana nella bellezza sensoriale: i programmatori, nella modalità multiplayer online, hanno predisposto la possibilità di incontrare durante il proprio viaggio (che dura poco, circa 3 ore o anche meno), altri giocatori online, e interagire con loro… nel modo più semplice possibile: emettendo una nota, unica modalità comunicativa del personaggio, e cooperando per il reciproco vantaggio con la semplice vicinanza.
Lo dico da sempre: i videogiochi, come qualunque strumento, possono educare in positivo come in negativo… proprio come televisione, film, libri, fumetti, scuola, etc.

Nella confezione di Journey, peraltro, sono inclusi altri due giochi, Flow e Flower, anch’essi molto particolari, originali e sensorialmente bellissimi (perlomeno, per i due sensi coinvolti: vista e udito… anche se pure il tatto, con le vibrazioni dei joypad moderni, ha un inizio di coinvolgimento).

Se questi due sono originali e interessanti, Journey è pero letteralmente magnificente, e ve ne consiglio l’esperienza di cuore, giacché proprio di questo si tratta: un’esperienza… e magnifica. 

Fosco Del Nero



Titolo: Journey.
Genere: avventura.
Produttore: Thatgamecompany.
Anno: 2012.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.

domenica 4 gennaio 2009

Final Fantasy VIII

Dopo aver recensito solo film per un bel po’ di tempo, per una volta cambio argomento, e ne approfitto per mettere il tassello “due” alla categoria dei videogiochi (dopo il bellissimo Torment).

Posto che è da molto tempo che non ne faccio, il videogame in questione sarà anch’esso piuttosto vecchiotto, e nello specifico è uno dei videogiochi che ho amato di più in assoluto, probabilmente il più bel capitolo di una famosissima saga.
Sto parlando di Final Fantasy VIII, creato nel 1999 dalla Squaresoft (ora Square-Enix).

Probabilmente a coloro che vi hanno giocato staranno già luccicando gli occhi, tanto è il livello di coinvolgimento che di solito Final Fantasy regala a chi lo gioca (a chi lo vive).
Se ci hai giocato, infatti, come dimenticarsi di Squall, Rinoa, Zell, del Garden di Balamb??
Impossibile…

Tuttavia, per chi non lo avesse mai fatto, ecco in breve la complessissima trama di Final Fantasy VIII, riassunta in estrema sintesi.

Dalla fine della Guerra di Galbadia, avvenuta 17 anni prima, è stato creato un gruppo di soldati scelti, i SeeD, addestrati nei tre Garden esistenti.
Uno di essi è il Garden di Balamb, nel quale inizia la nostra storia, con protagonista centrale Squall Leonhart, un adolescente talentuoso ma molto introverso e taciturno.
Egli si aprirà poco a poco, grazie anche alle amicizie con alcuni compagni di studio del Garden: Zell Dincht, un giovane impulsivo ma fidato, Selphie Tilmitt, una ragazza allegra e solare.
Ma, soprattutto, si aprirà per via dell’affetto che nasce tra lui e Rinoa Heartilly, capo della resistenza di Timber all’occupazione dei soldati di Galbadia.

Parte della crescita di Squall sarà dovuta anche alla rivalità con Seifer Almasy, sua nemesi nel Garden di Balamb e suo futuro nemico al di fuori dello studio, visto che egli passerà presto dalla parte della strega Artemisia.

Tra i personaggi secondari (ma non tanto, perché la trama in Final Fantasy VIII è fittissima e ricca di colpi di scena), il preside Cid Kramer, sua moglie Edea Kramer, la giovane insegnante Quistis Trepe, il latin lover Irvine Kinneas, la giovane Ellione, il soldato di Galbadia Laguna Loire.

E come non citare i Guardian Force, sorta di armi-divinità che si possono abbinare ai vari personaggi, naturalmente una volta vinti al nemico di turno o conquistati al termine di difficoltose missioni?
Ancora mi ricordo i loro nome, in parte originali e in parte mitici: Shiva, Bahamut, Odino, Ifrid, Quetzal, Cerberus, etc.

Da citare assolutamente il Triple Triad, un gioco di carte che non influisce sulla trama del gioco, ma che è una presenza fissa, posto che in ogni luogo si trova qualche personaggio con cui giocare.
In sostanza, in un quadro di nove carte i giocatori ne dispongono una a testa, con un valore per lato.
Il valore più forte conquista il lato debole, e chi vince la mano può scegliere una carta dell’avversario.
Inutile dire che in molti dedicavano al Triple Triad tanta attenzione quanto al resto del gioco…

Cos’altro dire?

In questo Final Fantasy VIII, il primo ad essere tradotto in italiano e dunque quello che nel nostro paese ha dato grande fama a tutta la saga, i personaggi sono graficamente realistici, al contrario di molti altri episodi della serie, in cui invece hanno un’aria super deformed.

Qualcos’altro ancora?

Che nel corso del gioco si esplorerà una ricchissima mappa, con molte quest, sia obbligatorie che facoltative, e che addirittura si esplorerà non solo lo spazio, ma anche il tempo, dando vita a intrecci assolutamente inattesi.

Insomma, un capolavoro: vale la pena riprenderlo e giocarci.

Fosco Del Nero



Titolo: Final Fantasy VIII.
Genere: fantasy, gioco di ruolo, gdr.
Produttore: Squaresoft.
Anno: 1999.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 7 aprile 2008

Planescape - Torment

Un luogo comune recita che i videogiochi sono cose per bambini o comunque per ragazzini.

Qualunque persona intelligente dovrebbe comprendere da sé la falsità di tale credenza, che tale per l'appunto è, una credenza, e non un dato di fatto.
Alcuni pensano la medesima cosa dei fumetti, peraltro, altri dell'animazione e così via.

Piuttosto che pensare a uno spartiacque tra cose per ragazzi e cose per adulti (tra l'altro sarebbe difficile individuare la soglia tra le due categorie), ha invece più senso ritenere che ogni forma comunicativo-creativa (romanzi, fumetti, film, musica, videogiochi, etc) possa essere declinata in infiniti modi, tra i quali alcuni più adatti a una certa fascia di età e altri a un'altra.

In origine non avevo pensato di parlare di videogiochi, e onestamente credo che lo farò poco anche in futuro... ma non potevo non scrivere un post su Torment, il videogioco più bello e coinvolgente che abbia mai fatto.
E negli anni passati ne ho fatti tanti (purtroppo il tempo limita di molto questa mia passione, ormai confinata a scampoli estivi).

Partiamo dall'inizio: Planescape - Torment è un gioco di ruolo fantasy, sviluppato nel 1999 da Black Isle Studios, lo stesso creatore del più noto Baldur's Gate, ed è basato sulle regole di Advanced Dungeons & Dragons.

Chi se ne intende un minimo sa che i videogiochi di ruolo si caratterizzano per essere piuttosto lunghi, per avere molti personaggi (alcuni dei quali utilizzabili dal giocatore), una trama fitta e una connotazione concettuale affiancata a una d'azione (quale prevalga tra le due dipende da caso a caso).
Ebbene, Torment estremizza questa caratteristica: la trama è monumentale, le situazioni proposte numerose, gli spunti di riflessione tanti e profondi, i temi trattati assolutamente adulti e importanti (ritorniamo al discorso di prima: vi sono videogiochi profondi e non, film profondi e non, romanzi profondi e non).

Non a caso, in Torment il linguaggio e la parola sono molto importanti, non solo perché a seconda di intelligenza e saggezza del proprio personaggio si hanno a disposizione differenti modi di interagire con i personaggi non giocanti, ma anche perché dalle scelte intraprese la storia muta profondamente.

Sempre non a caso, i dialoghi sono numerosi e sostanziosi, contenenti spesso tematiche di tipo esistenzialistico o filosofico: la giustizia, la verità, la morte, il dolore, la morale.
In particolare, risulta ricorrente la domanda: "Cosa può cambiare la natura di un uomo?", vero motivo conduttore di questa grandiosa opera.

La scelta di utilizzare molto i dialoghi sopperisce anche alle lacune tecniche che il videogioco, ormai datato, palesa: in effetti, graficamente parlando, si tratta di un semplice isometrico bidimensionale, anni luce lontano, per esempio, dai moderni Oblivion e soci.
Questo, però, se vogliano ha costituito proprio il punto di forza del gioco, sorta di mix tra videogioco e romanzo, tanta è la parte narrata che il giocatore è "costretto" a immaginare e vivere mentalmente.

Aggiungiamo anche che la colonna sonora è assolutamente adatta all'atmosfera malinconica e desolata (ma al contempo largamente affascinante) del gioco, contribuendo a rafforzarla a sua volta.

Passiamo ora brevemente all'inizio della storia: il protagonista, un uomo grinzoso e pieno di cicatrici e tatuaggi, si sveglia nel mortuario della città di Sigil.
Non a caso, visto che era davvero morto.
E' infatti un immortale, che però non si ricorda niente del suo passato (in molti però mostreranno di averlo conosciuto).
La sua compagnia è perfettamente adeguata alla circostanza: il suo compagno è Morte, un teschio fluttuante, che tempestivamente lo informa delle scritte che campeggiano sulla sua schiena, dai cui indizi comincia il viaggio-ricerca dell'uomo.

Visto che il protagonista del gioco (Nameless One, ossia Senza Nome) è immortale, è praticamente impossibile perdere, ma solamente terminare con un finale negativo.
Al finale comunque ci si arriverà dopo talmente tante peripezie da non potersi riassumere neanche in breve.

Al volo diciamo solo che si può costituire un gruppo di diversi combattenti (qualcuno però rimarrà fuori per forza), che si potrà aderire a uno dei tanti gruppi-fazioni che popolano tutto il mondo di Planescape e che ci si potrà specializzare in una delle varie categorie (guerriero, mago, ladro, etc).

La profondità del gioco è ulteriormente acuita dal fatto che in esso ogni personaggio, persino i non giocanti secondari, manifesta una sua personalità, nonché un certo modo di comportarsi e di parlare, a seconda dell'ambiente in cui ci si trova o del grado di amichevolezza nei nostri confronti (ad esempio, chi è della nostra stessa fazione o chi manifesta un allineamento simile sarà più disposto ad aiutarci... a proposito, il nostro allineamento non lo scegliamo noi, ma varierà nel gioco a seconda dei nostri comportamenti fattivi).

In poche parole, Torment è un'esperienza di vita.
Perciò, se siete indecisi su quale videogioco iniziare, procuratevelo senza indugio.
E non fatevi scoraggiare dalla limitatezza grafica del prodotto (al tempo comunque un ottimo 2d), perché ne varrà grandemente la pena.

Ma probabilmente basterà giocare qualche minuto, arrivare al primo dialogo tra Nameless e Deionarra, sublimare al connubio tra parole, colori e accompagnamento audio per convincersi definitivamente che il gioco vale la candela.

Chiudo la recensione con un biasimo: questa meraviglia della creatività umana, che io tratto alla stregua di un grande libro, inizialmente non era stata distribuita in Italia e, solo grazie al grande successo ottenuto negli Usa e alla traduzione di un gruppo amatoriale (sia benedetto), è stata poi venduta anche qua da noi, ma sempre senza traduzione ufficiale.

Considerando che in Italia incassano cifre spropositate i film di Vanzina e di Muccino, mentre registi come Lynch, Cronenberg e Miyazaki sono quasi sconosciuti, forse ci meritiamo davvero che nessuno porti qua da noi le cose belle.

Fosco Del Nero



Titolo: Planescape - Torment (Planescape: Torment).
Genere: fantasy, gdr, gioco di ruolo.
Produttori: Black Isle Studios.
Anno: 1999.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.

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