Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

Visualizzazione post con etichetta Film distopico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film distopico. Mostra tutti i post

martedì 5 settembre 2023

La notte del giudizio - James DeMonaco

Mi sono accostato a La notte del giudizio per diversi motivi.

Il primo è che la trama pareva interessante: una società del futuro che, per diminuire la violenza generale, aveva istituito una sorta di notte di violenza gratuita, nella quale i repressi andavano in giro a massacrare chi trovavano per strada e le brave persone si rintanavano in casa, protette da sistemi di sicurezza all’avanguardia.

Il secondo è che il primo film aveva dato origine a una saga di buon successo, cosa che solitamente avviene quando c’è, almeno in partenza, una buona qualità.

Il terzo è che il protagonista della pellicola è Ethan Hawke, un attore che apprezzo molto e che solitamente è molto attento ai copioni cui aderisce: personalmente, l’ho visto in Predestination, Daybreakers – L’ultimo vampiro, L'attimo fuggenteWaking life - Risvegliare la vitaGattaca - La porta dell'universo, Valerian e la città dei mille pianeti… film la cui qualità media è altissima, per l’appunto.

Avevo quindi buone speranze anche per La notte del giudizio, ma son rimasto assai deluso.
Il film, in verità, non aveva molti motivi per essere girato.

Intanto, la premessa per cui istituzionalizzando e legalizzando la violenza, per quanto per un solo giorno all’anno, la violenza generale diminuisca è senza senso: quando la violenza viene legalizzata (sugli animali, sugli esseri umani, etc), aumenta a dismisura, non diminuisce.

Alcuni punti della sceneggiatura, inoltre, si rivelano essi stessi insensati: il figlio adolescente che, nella “notte del giudizio” fa entrare in casa un uomo insanguinato, col rischio che questi uccida (legalmente peraltro) tutta la sua famiglia; il padre che tiene il suddetto uomo legato, nonostante i piani siano cambiati e in quel momento sarebbe utile come difesa dell’abitazione contro il nemico invasore; il fidanzato della figlia che nella notte del giudizio cerca di uccidere il di lei padre, colpevole di non averlo accolto bene in famiglia (dopo l’omicidio probabilmente confidava di essere accolto meglio); i vicini di casa che si uccidono senza pensarci due volte, tanto in quella fascia temporale la violenza è legale (e i giorni dopo, come si vive tra conoscenti sapendo che Tizio ha ammazzato la figlia di Caio?).

Detto del non senso dell’intero film, passiamo alla trama: a seguito di un periodo di alta criminalità, alta disoccupazione e alta povertà, negli USA sale al potere il gruppo dei Nuovi Padri Fondatori d'America, i quali istituiscono una sorta di regime, molto severo in linea generale, ma permissivo nell’evento chiamato Sfogo, dodici ore di libertà e impunità assolute, durante i quali i servizi pubblici sono sospesi. Una volta istituito tale sfogo collettivo annuale, la criminalità e la violenza son diminuite, e parimenti la disoccupazione. Inoltre, lo “sfogo” aveva il “merito” di eliminare le fasce della popolazione più deboli e meno produttive: poveri, barboni, anziani, etc.
James Sandin è un padre di famiglia che, insieme alla moglie Mary, si rintana in casa con figlio e figlia in attesa che la notte del giudizio, col relativo sfogo collettivo, passi. Tuttavia, il figlio adolescente fa entrare in casa un uomo insanguinato che corre per il quartiere, mettendo in modo una serie di eventi alquanto inquietanti.

Onestamente, non capisco il motivo per cui questo film ha avuto dei seguiti: addirittura quattro. Al di là della violenza gratuita, e degli errori di concetto evidenziati, non c’è altro.
L’incipit di genere vagamente distopico è solo una scusa per mettere in scena una somma di scene piene di tensione e di violenza, tra sparatorie, sangue, torture e combattimenti… che forse è ciò che desiderano alcuni spettatori.

Una curiosità: come in Daybreakers – L’ultimo vampiro, il personaggio di Ethan Hawke si trova a scegliere tra un’alternativa per lui conveniente ma immorale, e una meno conveniente ma anche assai meno coraggiosa. In ambo i casi, essendo il protagonista della pellicola, sceglie la seconda opzione.

Fosco Del Nero



Titolo: La notte del giudizio (The purge).
Genere: distopico, drammatico.
Regista: James DeMonaco.
Attori:  Lena Headey, Ethan Hawke, Tom Yi, Chester Lockhart, David Basila, Peter Gvozdas, Tyler Jaye, Nathan Clarkson, Dana Bunch, John Weselcouch, Alicia Vela-Bailey, Rhys Wakefield.
Anno: 2013.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 25 aprile 2023

N. P. - Il segreto - Silvano Agosti

Oramai molti anni fa un’amica mi aveva consigliato di guardare i film di Silvano Agosti, cineasta alternativo… ma non le avevo mai dato retta, sino a ora e sino a N. P. - Il segreto, uno dei suoi film più importanti, leggo online, insieme a Il giardino delle delizie e Nel più alto dei cieli.

A sua volta, N. P. - Il segreto veniva consigliato online per via dei suoi contenuti fantapolitici, e per certi versi anche anticipatori di quel che sarebbe successo poi e che potrebbe succedere in avvenire.

Ecco la trama del film: un importante uomo d’affari, un ingegnere le cui iniziali sono N. P., in quanto Presidente del GIAR (Gruppo Industriale Aziende Riunite) firma dei documenti dopo i quali sì inizierà a utilizzare la cosiddetta “Farfalla”, una macchina di sua invenzione capace di convertire la spazzatura, qualunque tipo di spazzatura, in cibo commestibile per l’essere umano. Di seguito, si prevede che l’automatizzazione sostituirà integralmente l’essere umano dai processi produttivi, rendendo il suo lavoro inutile.
L’uomo viene rapito, sottoposto a un qualche intervento farmacologico che gli fa perdere la memoria e lo rende muto, per poi essere rilasciato.
Subito dopo, lo stato si impossessa della sua invenzione, nazionalizza la sua azienda e applica il processo appena inventato a tutto quanto: la conseguenza è che praticamente tutti i lavoratori perdono il posto di lavoro, sostituito da un sussidio di stato, persino superiore al precedente salario lavorativo.

Quanto a N. P., viene trovato e accolto dalla famiglia Leali, che lo chiamerà “Profugo” non conoscendo la sua origine (né conoscendola l’uomo, il quale non si ricorda nulla e non può nemmeno parlare).
Col passare del tempo, riprenderà l’uso della parola… recupererà qualche ricordo e si accorgerà tristemente di come la sua invenzione è stata utilizzata: dapprima per depotenziare il “proletariato lavoratore” e in seguito per eliminare fisicamente il grosso delle persone ritenute ora inutili (e che percepivano il sussidio statale).

N. P. - Il segreto è un film non facile da valutare.
Dal lato cinematografico, si rivela registicamente acerbo, pur proponendo alcune soluzioni utili a creare un’atmosfera di alienazione generale.
Dal lato contenutistico, si rivela essere una sorta di film distopico ante litteram, come ante litteram è lo spunto legato al reddito di cittadinanza/reddito universale, con cui l’umanità potrebbe avere a che fare tra non molto tempo (si spera con esiti migliori).

Una piccola menzione per il cast: il protagonista è Francisco Rabal, che in passato vidi nella sua ultima interpretazione (il film horror Dagon) e in uno storico film di Bunuel (Bella di giorno); una piccola parte è assegnata a Ingrid Thulin, icona del cinema internazionale di quei tempi (Il posto delle fragole, Il silenzio, Luci d’inverno); una parte più importante è invece stata data a Irene Papas, altra icona del cinema del periodo (A ciascuno il suo, Le troiane, L’orgia del potere).

Nel complesso, N. P. - Il segreto non è certamente un capolavoro come opera artistica, ma è assai interessante nei suoi contenuti politici e sociali, largamente rivelatori di certe dinamiche oscure di potere (al di là dei dettagli, reali o non reali).

Fosco Del Nero



Titolo: N.P. – Il segreto.
Genere: drammatico, fantascienza, distopico.
Regista: Silvano Agosti.
Attori: Francisco Rabal, Irene Papas, Ingrid Thulin, Edy Biagetti, Takis Emmanuel, Marco Bellocchio, Linda Carradoni, Vincenzo Giancola, Marino Masè.
Anno: 1972.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 15 febbraio 2023

Il racconto dell’ancella - Volker Schlondorff

Mi fa veramente specie d’essere arrivato all’età che ho senza che in precedenza nessuno mi avesse mai parlato de Il racconto dell’ancella, romanzo o film; il primo del 1985 e il secondo del 1990.
Certamente in quel periodo le storie di genere distopico non avevano il grande successo che hanno oggi (periodo in cui hanno anticipato le tendenze distopiche della società reale), ma, come contraltare, i film del suddetto genere eran pochi, per cui avrebbero dovuto essere ben noti.

A titolo d’esempio, conosco già da molti anni opere come La fuga di Logan Brazil, senza contare i classici come Fahrenheit 451 o Orwell 1984.

Ma veniamo a noi e a Il racconto dell’ancella, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood, da cui è stata tratta anche una recente serie tv (datata 2017): in un futuro immaginario descritto come prossimo, gli Stati Uniti non esistono più, e al loro posto si è imposta la cosiddetta Repubblica di Gilead, una sorta di regime totalitario fondamentalista di stampo protestante e fortemente patriarcale, nel quale le donne sono trattate come oggetti o poco più.
A causa di guerre e di catastrofi ecologiche, quasi tutte le persone sono diventate sterili, per cui il bisogno primario della società è quello di generare il più possibile bambini. Così, le giovani donne sono rapite da qualunque contesto (distruzione della precedente famiglia, monasteri cattolici o altre situazioni non riconosciute dalle stato) e, a seguito di un processo di “rieducazione-manipolazione”, trasformate in “ancelle”, ossia concubine destinate all’accoppiamento e alla procreazione assegnate ai comandanti, i leader sociali maschili, i quali non riescono a procreare con le loro mogli e quindi necessitano di nuovi “supporti”. Se l’ancella non funziona, o perché non rimane incinta o perché crea problemi, semplicemente ce ne si disfa e se ne prende una nuova. 
Oltre alle categorie delle Mogli (le compagne ufficiali di coloro che hanno diritto di sposarsi e di procreare) e delle Ancelle (le concubine legalizzate finalizzate alla riproduzione), vi sono le Marte (ossia le serve domestiche) e le Zie (le donne di mezz’età responsabili della morale e dell’educazione delle nuove leve di ancelle)… oltre che le prostitute, le quali però ufficialmente non esistono e che parimenti sono destinate agli uomini di alto rango, seppur in contesti non ufficiali.

La storia segue le vicende di Kate, la quale, dopo l’uccisione del marito e il rapimento e la “ridistribuzione” della sua piccola figlia, essendo sana e fertile viene avviata a essere una futura ancella, e poi assegnata a un comandante, tale Fred: lei, quindi, diviene Offred (“of Fred”: proprietà di Fred).
Segue la difficile convivenza: con la moglie gelosa da un lato, con l’uomo dall’altro lato, con le altre ancelle, che spesso spariscono e vengono sostituite senza che si sappia che fine hanno fatto le vecchie, con l’autista-amante Nick e col regime intero, che mostra il suo lato disumano in varie circostanze. Nelle cerimonie di “accoppiamento assistito”, per esempio, o negli assassini pubblici (di donne accusate di qualche reato o di politici sospettati di tradimento).

Il racconto dell’ancella, pur senza utilizzare grandi mezzi tecnici, fa alla grande il suo lavoro, dipingendo una società credibile da un lato e inquietante e disturbante dall’altro.
Ho letto che il romanzo originario è un poco diverso: nell’evoluzione e nel finale, ma non conosco i dettagli. Certamente l’autrice non deve essere una grande fan del genere maschile, visto il tipo di società e di uomini che ha tratteggiato.

Non che le donne ne escano molto meglio, tra le entusiaste collaborazioniste di regime (quasi tutte) e quelle che si adattano allo squallore per paura di ribellarsi (le poche rimanenti).

In conclusione, valutazione molto buona per Il racconto dell’ancella; forse vedrò anche la serie televisiva… e potrebbe valer la pena di leggere anche il romanzo.

Fosco Del Nero



Titolo: Il racconto dell’ancella (The handmaid's tale).
Genere: distopico, drammatico.
Regista: Volker Schlondorff.
Attori: Faye Dunaway, Robert Duvall, Natasha Richardson, Aidan Quinn, Elizabeth McGovern, Victoria Tennant, Blanche Baker, Traci Lind, Zoey Wilson, Kathryn Doby.  
Anno: 1990. 
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 1 febbraio 2023

Equals - Drake Doremus

Mi son guardato Equals, film del 2015, essenzialmente per il genere distopico, dal momento che, ormai da un paio di decenni, non mi perdo un film di tale genere… 

… persino quelli aventi commenti non entusiasmanti, come lo stesso Equals; al di là della bellezza cinematografica del film, infatti, osservo da tempo il genere sia come fenomeno di costume, sia come aspetto contenutistico (c’è gente che sa e che anticipa, gente che non sa per certo ma intuisce, etc).

Ecco la trama di Equals: in una società distopica di un futuro imprecisato vivono gli Eguali, individui facenti parte del Collettivo… ma in verità non tanto individui, giacché, tramite opportuni esperimenti farmaco-genetici (ancora farmaci, sieri ed esperimenti “medici”: un elemento spesso presente nel filone cospirazioni stico… e da ben prima della psicopandemia, a proposito di informazioni privilegiate o di intuizione), essi sono stati del tutto privati dell’elemento emozionale, sempre col fine “nobile” di eliminare la violenza e le guerre, ottenendo così una convivenza pacifica.
Purtroppo, alcune persone, nonostante tali esperimenti e nonostante quella sorta di vita ospedaliera che conducono (tutto bianco, tutto lindo, tutto uguale), danno segnali di reazioni emotive: sono perciò considerati dei malati, sottoposti a cure farmacologiche aggressive e persino invitati al suicidio.
Capita anche a Silas e Nia, due giovani “uguali”, i quali iniziano a provare attrazione, e poi amore, l’uno per l’altra, naturalmente ostacolati in molteplici modi.

Veniamo al commento del film.
Esteticamente, Equals è molto ben congeniato: la scenografia e la fotografia sono ottimi. 
A livello di storia, non si assiste a nulla di clamoroso: una società distopica con dei protagonisti ribelli… tutto piuttosto semplice, con l’unica variante per cui il centro della vicenda non è tanto la ribellione contro il sistema, quanto la storia d’amore tra i due protagonisti. Diciamo che Equals è il Twilight del genere distopico, nel senso che Twilight sta al vampirismo come Equals sta alla distopia. 
Curiosamente, ma forse neanche tanto, l’attrice protagonista è la stessa: Kristen Stewart.

Non c’è una grande profondità, né nei contenuti né nei dialoghi: è tutto piuttosto patinato, oltre che discretamente lento.
A riprova di ciò, mi sono segnato solamente una frase interessante, laddove al contrario in film del medesimo genere si trova solitamente molto di più.

“Da quando siamo bambini ci insegnano che il nostro scopo è solo quello di esplorare l’universo: lo spazio è il luogo in cui troveremo le risposte… le risposte al perché siamo qui e da dove veniamo.
Tutti cercano queste risposte a ottocento milioni di miglia di distanza, ma la verità è che le risposte sono di fronte a noi.”

In definitiva, Equals è senza infamia e senza lode: è bene sapere di che si tratta prima di guardarlo.

Fosco Del Nero



Titolo: Equals (Equals).
Genere: drammatico, distopico, sentimentale.
Regista: Drake Doremus.
Attori: Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy Pearce, Jacki Weaver, Kate Lyn Sheil, Aurora Perrineau, Claudia Kim, Bel Powley, Toby Huss, Rebecca Hazlewood, David Selby.
Anno: 2015. 
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 25 gennaio 2023

Branded - Il marchio di sangue - Jamie Bradshaw, Aleksandr Dulerayn

L’ho già evidenziato molte volte: negli ultimi due decenni c’è stato un proliferare di film di genere distopico. 
Ho già dato la spiegazione per tale fenomeno, che statisticamente non poteva/può essere casuale: da un lato c’erano persone con  informazioni privilegiate; dall’altro lato degli artisti, persone più sensibili e ricettive della media, hanno intuito che vi erano certe energie in circolo… le quali poi sono divenute sempre più evidenti negli ultimi anni (crisi economiche programmate, epidemie programmate, crisi energetiche programmate, etc).

I numeri erano talmente tanto elevati che è divenuto impossibile, a un certo punto, tenere conto di tutti i film del genere. Uno di questi me lo hanno segnalato da poco: si tratta di Branded - Il marchio di sangue, film russo-americano uscito nel 2012.
Si tratta peraltro di un prodotto piuttosto originale, persino all’interno del genere che è già di nicchia di suo (ma neanche tanto di nicchia, oramai).

Ecco la trama sommaria di Branded - Il marchio di sangue: Misha Galkin (Ed Stoppard; Il pianista) è un brillante giovane esperto di marketing, il quale a un certo punto comprende che c’è qualcosa che non va nel mondo. Un po’ lo capisce per esperienza diretta, un po’ come effetto di un fulmine che lo ha colpito quand’era bambino, evento che viene mostrato all’inizio della storia.
Viene mostrata anche l’origine dei guai dell’umanità: un gruppo di potenti uomini d’affari si riunisce e affida al più famoso pubblicitario del mondo, Joseph Pascal (Max von Sydow: L’esorcistaAl di là dei sogniIl settimo sigillo, Il posto delle fragole) le sorti delle loro aziende, fast food e dintorni. Giacché essi sono disposti a tutto e dispongono di capitali enormi, nonché del cervello più fino nel settore, avviano una sorta di rivoluzione dei costumi la quale letteralmente modificherà la psiche e il futuro dell’umanità… in negativo, a livello sia di salute fisica che di equilibrio mentale.
Nella storia entrerà anche Abby Gibbons (Leelee Sobieski; Giovanna d’Arco, Eyes wide shut), con la quale il giovane avvierà una relazione, per quanto un poco complicata.

Detto così il tutto sembra più che altro un discorso di imprenditoria, di finanza e di manipolazione pubblicitaria… ma in verità Il marchio di sangue propone un elemento ancora più interessante. Difatti, nel momento in cui esegue una sorta di rituale psico-magico, durante quello che pare essere un periodo di introspezione e redenzione dopo essere stato a lungo “all’interno del sistema”, Misha inizia a vedere quelli che sembrano degli aggregati energetici, legati sia alle corporation che alle persone, nel frattempo divenute dipendenti da certi cibi e prodotti (soprattutto cibo spazzatura; infatti la popolazione è quasi tutta obesa).

Probabilmente gli autori del film si sono ispirati al concetto delle egregore, dipingendolo discretamente bene, per quanto limitandosi al solo ambito aziendale e consumistico… mentre il concetto andrebbe ampliato a tutto quanto: il mondo della comunicazione, le credenze collettive, le energie collettive, la coscienza collettiva, etc. Andrebbero inoltre aggiunte delle entità senzienti.. anche se il film mostra qualcosa di non molto dissimile, dal momento che, a un certo punto, le energie-egregore creare paiono acquisire una vita propria… e attaccarsi a vicenda.

Forse includere tutto quanto sarebbe stato un po’ troppo per un solo film, particolarmente per un film non troppo ambizioso come genesi e come budget, per cui ci accontentiamo del buon lavoro fatto da Il marchio di sangue, che premio, nella valutazione, probabilmente oltre il suo reale valore (c’è qualche crepa nella sceneggiatura, nella recitazione e in un profilo generalmente non troppo alto).

Il film potrebbe essere, e senza dubbio dai più sarà visto come una feroce critica al capitalismo e alla tensione verso il denaro e i consumi, ma Branded - Il marchio di sangue ha con tutta evidenza una componente, o quantomeno un’ispirazione, più energetico-spirituale.

A dimostrazione della genesi “sottile” dell’opera, a inizio film compare un elenco di persone descritte come visionarie, in senso stretto: nel senso di persone che vedevano o sentivano cose che le altre persone non vedevano o sentivano. Tra queste, sono indicati anche personaggi come Socrate, Santa Teresa d’Avila, Meister Eckhart, Rudolf Steiner, G. I. Gurdjieff, Carl Jung, Gandhi.
Tra i personaggi “non spirituali”, Cesare, Alessandro il Grande, Goya, Goethe, Giovanna d'Arco e altri ancora.
Curiosamente, l'attrice protagonista del film, ha interpretato l'ultimo personaggio storico citato, in un film che s'intitolava proprio Giovanna d'Arco. Gli altri film citati, ora che ci bado, son molto significativi, ognuno per il suo verso.

“Ci hanno condizionati ad amare le schifezze, a volere schifezze, schifezze su schifezze.”

“Le marche furono formate per i desideri delle persone.
Adesso sono le persone a essere formate secondo i desideri delle marche.”

Un’ultima cosa, a proposito di distopia e di anticipazioni (il film è uscito nel 2012): nel sottofondo del film, tra messaggio radio e tv, si parla di una pandemia.

Fosco Del Nero



Titolo: Branded - Il marchio di sangue (Branded).
Genere: psicologico, distopico, esistenziale, fantascienza.
Regista: Jamie Bradshaw, Aleksandr Dulerayn.
Attori: Lyubomir Yonchev, Leelee Sobieski, Emma Stickgold, Max von Sydow, Mariya Ignatova, Ingeborga Dapkunaite, Andrey Kaykov, Jeffrey Tambor, John Laskowski. 
Anno: 2012.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 12 gennaio 2022

Snowpiercer - Bong Joon-ho

Dopo Parasite e The host, ecco il terzo e credo ultimo film di Bong Joon-ho recensito nel blog: Snowpiercer.

Dico “terzo e credo ultimo” giacché il regista sudcoreano, nonostante un indubbio talento, soprattutto per la parte visiva delle sue opere, tende, come sovente fa il cinema orientale, al grottesco e al melodrammatico… senza contare che la sceneggiatura ha più buchi di un noto formaggio svizzero.

Andiamo con ordine, partendo dalla genesi: Snowpiercer è tratto da un fumetto francese, Le Transperceneige, di genere fanta-politico-distopico. La vocazione occidentale e internazionale dell’opera è visibile anche nel cast scelto per metterla in scena, fatto di attori hollywoodiani con l’eccezione dei due attori feticcio di Bong Joon-ho, ossia il maturo Song Kang-ho e l’allora piccola Ko Ah-Sung.

Peraltro, la scelta stessa degli attori non può esser stata casuale, giacché, nel ruolo di dissidente anziano del regime distopico si è posto John Hurt, già protagonista di Orwell 1984, nel ruolo di capo del suddetto regime si è posto Ed Harris, l’uomo-Dio nella luna di The Truman show (da ricordare anche A beautiful mind) e come dissidente giovane si è messo Chris Evans, giovane supereroe de I Fantastici 4 e di tanti altri titoli del genere (di mio, l’ho visto anche in London, Sushine e Push).

Anche il resto del cast è composto di attori hollywoodiani di non primissima fascia, ma di buona qualità: la brava e mutevole Tilda Swinton (The beach, Il ladro di orchideeIl curioso caso di Benjamin Button, Doctor Strange), la super-caratterizzata Octavia Spencer (La forma dell'acqua - The shape of water, The help), il vivace Jamie Bell (Billy Elliott, The eagle) e il sempre bizzarro Ewen Bremner (Trainspotting, Perfect sense). Un cast non top, dunque, ma ampio e di buon livello.

Il problema di Snowpiercer, tuttavia, non è il cast, ma proprio la sceneggiatura, che imbarca acqua su più fronti.

Leggiamo la trama sommaria del film: nel 2031 il mondo è preda di un’era glaciale che ha quasi eliminato l’umanità. Gli unici sopravvissuti sono coloro che si trovano a bordo del Snowpiercer, un lungo treno ad alta tecnologia, capace di generare da sé l’energia che gli serve e dunque autosufficiente. Esso si muove in un binario che percorre tutta la Terra, lunghissimi ponti compresi.
Il creatore di tale meraviglia tecnologia è il potente Wilford, il quale, manco a dirlo, vive nella parte agiata del treno, quella davanti, mentre nella coda vivono le classi sociali meno importanti, le quali sono sfruttate e anzi spesso vilipese, allo scopo di farle rimanere al loro posto.
Tale convivenza sfocia inevitabilmente ogni tanto in qualche sommossa… e per l’appunto ne sta preparando una Curtis, il nuovo leader dei rivoltosi, giacché il precedente, Gilliam, è ormai piuttosto anziano, oltre che disabile.
Curtis e i suoi compagni hanno un piano: arrivare fino alle prigioni e liberare Namgoong Minsu, specialista in sistemi di sicurezza, il quale dovrebbe sapere come aprire man mano le porte del treno fino ad arrivare alla sua testa, dove vive Wilford.

Snowpiercer, come gli altri film che ho visto di Bong Joon-ho, alterna molta bellezza visiva, frutto di una fotografia eccellente, e anche alcuni momenti di forte intensità scenica, a molti altri momenti grotteschi, tendenti al sanguinolento o semplicemente insensati. In effetti, tutta la storia è priva di senso, dal treno che da anni gira su binari su cui nessuno fa manutenzione e che in teoria dovrebbero in tanti punti essere divenuti inservibili o invasi da rocce, frane o altro, alla convivenza forzata in ambienti ridotti… senza contare la “soluzione alimentare” che s’è trovata per nutrire tante persone viventi in un ambiente relativamente piccolo.
Pure i passatempi oziosi delle classi agiate non hanno alcun senso, come non ne ha la condotta poliziesca, ovviamente stupida, dei guardiani dei vari settori.

Insomma, globalmente parlando Snowpiercer è piuttosto pacchiano come storia ed eventi. La fotografia è ottima; la recitazione buona, pur nello stile un po’ grottesco che a quanto pare piace al regista; gli effetti speciali dicon la loro; la caratterizzazione dei personaggi è un po’ naif, e parimenti sono un po’ leggeri i dialoghi, i quali peraltro sono ciò che rivela la natura di un film e il progetto che gli sta dietro: l’obiettivo di Snowpiercer era di intrattenere il largo pubblico in modo spettacolaristico e di porre in evidenza alcune tematiche (disuguaglianza sociale, inquinamento, energia), per quanto in modo leggero, un modo per l’appunto adatto al largo pubblico.

A meno che il film non avesse un altro obiettivo, dal momento che, a proposito di narrazioni distopiche, Snowpiecer propone molti degli elementi dell'agenda mondialista.
Per esempio: 
- la sottomissione totale dell'essere umano "comune",
- il dominio da parte dell'élite dominante,
- la visione dell'umanità come di parassiti da diminuire di numero e da controllare a livello psichico,
- un forte senso di autoritarismo/controllo, 
- propaganda e dominio diretti soprattutto alle nuove generazioni,
- bambini e sangue umano considerati come cibo per l'élite,
- scarafaggi e insetti vari dati come cibo al popolo comune,

A proposito del cannibalismo, a un personaggio, a un certo punto, dice: "Sai cosa non sopporto di me? Che conosco il sapore degli uomini... e i bambini sono più buoni".
Siam davvero molto vicini a certi ambienti occulti.

Rimanendo sul prodotto eminentemente cinematografico, con Snowpiercer, Bong Joon-ho è incappato nel terzo strike, per cui credo che da qui in avanti lo ignorerò… a meno che non legga di un suo importante cambio di passo “interiore”, dal momento che a livello visivo-esteriore il regista coreano sa già il fatto suo.

Fosco Del Nero



Titolo: Snowpiercer (Seolgug-yeolcha).
Genere: fantastico, distopico.
Regista: Bong Joon-ho.
Attori: Chris Evans, Song Kang-ho, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ko Ah-Sung, Kenny Doughty, Ewen Bremner.
Anno: 2013.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 28 ottobre 2020

Rollerball - Norman Jewison

Ho trovato Rollerball in un elenco dei film classici degli anni “70 e me lo sono guardato, anche perché esso è stato diretto da Norman Jewison, famoso per buoni titoli quali Il violinista sul tetto, I soldi degli altri o Jesus Christ superstar.

Nel cast di attori, viceversa, nessun nome o volto a me noto, e al contrario una pletora di attori di contorno, con un solo protagonista… ma anche lui sconosciuto.

Quanto al genere del film, siamo sulla fantascienza distopica, per quanto essa ponga l’accento più sul fattore sociale e politico che non su quello tecnologico.
Anzi, parte importante del film è di tipo sportivo, e lo stesso titolo del film indica lo sport apprezzato in quel contesto sociale: siamo nel 2018, per noi presente ma per i produttori del film 43 anni nel futuro, e il mondo, dopo una Terza Guerra Mondiale e le Guerre Corporative, è profondamente mutato nel suo assetto socio-politico-culturale.
A decidere e governare su tutto il mondo sono le Corporazioni, dirette dal Consiglio, il quale ha provveduto al benessere generale; effettivamente, tutti stanno bene e a nessuno manca niente… se non la libertà, col Consiglio che decide tutto per tutti, comprese le separazioni coniugali e la formazione di nuove coppie (in ciò, semplificando notevolmente le cose, occorre dire: che risparmio di tempo nei divorzi...).
Persino una delle persone più famose nel globo, Jonathan E., giocatore di punta della squadra di rollerball di Houston, squadra campione del mondo in carica, è soggetto a tali direttive e deve sottostare di buon grado; in passato, ad esempio, gli è stata sottratta la moglie, sembra perché fosse gradita a un membro del Consiglio, e gli è stata assegnata una nuova compagna (bella anche questa, per onor di verità). Ora all’uomo viene imposto di dimettersi dalla squadra di rollerball, cosa che egli fatica ad accettare e che lo porterà a ribellarsi al sistema, nonostante esso cerchi di eliminarlo, ma in modo “pulito”, ossia nelle partite del gioco, che diventano sempre più violente e letali.

Tecnicamente Rollerball si inserisce in quel filone della fantascienza chiamato “distopia” (il contrario dell’“utopia” di Tommaso Moro), reso celebre da opere come Fahrenheit 4511984 e Il mondo nuovo, e poi letteralmente esploso cinematograficamente con film come Brazil, MatrixL’uomo che fuggì dal futuroLa fuga di LoganThe islandV per vendettaEquilibrium, senza contare saghe recenti quali Hunger games, Maze runner o Divergent, molto diverse per tipo e qualità del film.

Tuttavia, ad essere onesto, Rollerball non ha né il carisma né la profondità né il simbolismo di tali opere, risultando un semplice film di intrattenimento, e nemmeno particolarmente brillante.

Più che su dialoghi o situazioni si punta sullo sport e la sua violenza, oppure su donne, sesso e festini (a proposito, nel film la donna è trattata letteralmente come un oggetto); davvero poca roba, specie se confrontata con i più nobili dei film suddetti.

Al tempo senza dubbio i film del suddetto genere non erano frequenti (oggi tra Aeon FluxUltravioletIn time, Oblivion e tutti i loro confratelli, ne esce qualcuno ogni anno), e forse per questo Rollerball aveva spiccato sugli altri, distinguendosi perlomeno per il genere, ma visto con gli occhi di poi, e con gli occhi di qualcuno che del suddetto genere si è guardato o letto tutto quello che trovava, il film, ripeto, non è gran cosa e se ne può fare tranquillamente a meno, nonostante abbia una discreta tensione scenica.

Fosco Del Nero



Titolo: Rollerball (Rollerball).
Genere: fantascienza, drammatico, sportivo, distopico.
Regista: Norman Jewison.
Attori: James Caan, Maud Adams, John Houseman, John Beck, Moses Gunn, Pamela Hensley, Barbara Trentham, John Normington, Shane Rimmer, Ralph Richardson, Robert Ito, Nancy Bleier.
Anno: 1975.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 8 settembre 2020

Abigail - Aleksandr Boguslavskiy

Tenetevi forte, perché il film recensito quest’oggi vi farà sobbalzare sulla sedia.
Parlo di Abigail, film russo uscito nell’agosto del 2019 e diretto da tale Aleksandr Boguslavskiy. Solitamente, i film che recensisco seguono una coda di circa due anni di recensioni già pronte, ma per questo caso ho fatto un'eccezione e ho recensito subito il film facendogli saltare la fila. 

Ecco la trama: Abigail vive in una città in cui c’è stata una terribile epidemia, la quale ha causato la chiusura dei confini e il coprifuoco. Si vive nella paura di contrarre il terribile virus e a tal scopo delle forze armate perennemente presenti sul territorio controllano le singole persone, accostando un macchinario alla loro fronte, per vedere se sono infette.
Se lo sono, le portano via, e di quelle persone non si sa più niente.
La piccola Abigail, una notte, ha visto in tal modo portar via suo padre, e a distanza di decenni, convinta che non sia in realtà morto, lo sta ancora cercando. Nelle sue ricerche, scopre che non c’è mai stata alcuna epidemia e che il virus era una scusa per tenere sotto controllo e spaventata la popolazione.
Coloro che vengono portati via, inoltre, non sono infetti, ma sono persone con un certo dono-talento magico-spirituale. Esse vengono prima prelevate e poi uccise o asservite agli scopi del sistema, che continua a mentire a tutta la popolazione, la quale non può uscire la sera dopo un certo orario, né può riunirsi in gruppi o men che meno manifestare. Qualunque gruppo per strada viene disperso dai poliziotti, che portano una grande maschera sul volto.

Chi ha uno sguardo un minimo sveglio si sarà accorto (almeno lo spero per lui) che è esattamente quello che sta succedendo in questo periodo in tanti paesi del mondo, con l’unica differenza che qua da noi non si vorrebbero portare via e zittire persone con un potenziale magico, ma persone sveglie che si rendono conto di quello che succede. Sostituiamo alla parola “talento” la parola “risveglio” (o "consapevolezza" o "coscienza") è il paragone diviene perfetto.

Un breve commento sul film, e poi passo a citarne qualche contenuto diretto.
Come genere, abbastanza ibrido, Abigail si trova a metà strada tra The village, 1984 ed Harry Potter; del primo ha la questione del confine invalicabile oltre il quale non si sa cosa c’è; del secondo ha la struttura societaria distopica e manipolatrice; del terzo ha l’elemento magico, visibile soprattutto nelle scene d’azione.

Se la sceneggiatura ha una base ottima, e anche la realizzazione visiva non è malvagia, tra gli effetti speciali e l’ambientazione esotica dell’Europa dell’est (TallinnPietrogrado, Mosca... e probabilmente non è un caso che sia un prodotto russo e non di Holllywood), il film difetta purtroppo nel carisma, a partire da un casting alquanto mediocre; non è un difetto da poco, visto che un buon casting è metà film già in partenza (nel bene o nel male). La protagonista, in particolare, poteva essere scelta meglio… o almeno pettinata meglio.

Il voto è comunque positivo un po’ per i temi importanti e un po’ per lo sforzo realizzativo e la bellezza visiva.

Passiamo ora a indagare più da vicino i contenuti di Abigail, cominciando con qualche citazione.

“Il confine ci ha garantito pace e tranquillità per molti anni, purtroppo però l’epidemia è comparsa di nuovo. Il numero delle persone infettate cresce di ora in ora. Dobbiamo stare uniti e collaborare per affrontare al meglio la crisi. Gli ispettori del Dipartimento di Sorveglianza sono già al lavoro: controlli a tappeto sulla popolazione per individuare i contagiati in fase precoce. Il morbo è altamente contagioso. Stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per evitare che si diffonda”: dice la propaganda del regime tramite i megafoni disposti ovunque… suona familiare?

“All’inizio la malattia non dà sintomi riconoscibili, e l’infezione può essere rilevata soltanto da un dispositivo speciale”; nel mentre che vien detto questo si vede un poliziotto che punta un apparecchio alla testa di una persona… suona familiare?

“Per motivi di pubblica sicurezza chi sarà trovato infetto verrà messo in quarantena e sottoposto a un’iniezione letale indolore”: suona familiare? Abbiamo dunque un riferimento ai tamponi, alla quarantena e al successivo siero-vaccino, che ovviamente era già in agenda.

“Chiunque darà rifugio ai contagiati dal morbo sarà considerato un traditore e accusato di alto tradimento per aver messo a rischio la salute pubblica”: il tono vi suona familiare?

“È iniziato il coprifuoco: tutti sono tenuti a rimanere in casa”: non notate delle somiglianze?

“Gli ispettori lavorano a beneficio di tutti noi”: manipolazione mediatica già sentita?

“Ho dovuto scegliere se essere deportato o diventare un ispettore…”, dice un poliziotto semi-pentito e dubbioso.
“E hai scelto di indossare una maschera”, gli risponde la protagonista della storia.
A proposito, i poliziotti-ispettori vengono chiamati dai ribelli “i senzafaccia”, proprio perché se la coprono con una maschera-casco. Questa è una definizione fisica, ma non solo, giacché sta a indicare che si tratta di persone “spersonalizzate”, che hanno rinunciato alla loro individualità… esattamente quello che si sta tentando di fare in questo periodo storico.

Abbondano poi le scene di ispettori-poliziotti che picchiano e portano via persone comuni: per caso avete visto di recente qualche scena simile?

“Tutti devono obbedire al re”, dice una bambina.
“No, non è sempre così. Ci sono delle occasioni in cui, se si vuole restare umani, bisogna dire di no anche al re”, risponde il padre. “Ci sono delle occasioni in cui bisogna dire di no” è l’esatto opposto del collaborazionismo; è il contrario di “Eseguivo solo gli ordini”.

“A volte le cose non sono come sembrano”; a conferma del fatto che il film ha a che fare con apparenze che tuttavia si rivelano illusorie.

“Qualcosa di molto speciale si è risvegliato in te”; a conferma del film parla di totalitarismo da un lato e risveglio delle persone dall’altro.

“Non esiste l’epidemia: l’epidemia è solo una scusa che le autorità usano”; questa frase non ha bisogno di commenti.

“Non capisci, non ci lasciano vivere la nostra vita. Ci hanno ingannati, ci hanno costretti a tacere, e tutti fanno finta che vada bene così”; sempre sul dispotismo e sul gregge che lo accetta.

“La città è sommersa di bugie”; ciò quanto alla disinformazione dei mezzi di comunicazione.

“Accettare le loro menzogne significa essere d’accordo con loro e sottomettersi alla loro volontà”: questo è un punto importante, giacché, cognitivamente e ancor più esistenzialmente-energeticamente-spiritualmente, accettare qualcosa significa apporre la propria firma e aderirvi.

“La libertà è l’opposto della menzogna”; idem come detto sopra.

A riprova del livello di manipolazione mediatica collettiva, nella città è stato indetto un giorno di festa nazionale chiamato il “Giorno della salute pubblica”: una festività perfetta per una dittatura sanitaria.

“Il dono non muore; se uccidi chi ce l’ha si risveglia in qualcun altro”: questa frase, dal sapore più esoterico, non la commento.

“Siamo in guerra”; dice il leader della resistenza.

Lo scopo del regime, composto da persone “senza dono” è costituire una città di uguali, tutti senza poteri-dono e possibilmente senza personalità: è il mondialismo-globalismo con una popolazione appiattita, debole e asservita, con l’élite che domina apparentemente con fini nobili, ma di fatto per portare avanti il proprio potere e la propria agenda.
Quanto a quelli col dono-risveglio, essi vanno eliminati… o in alternativa asserviti agli interessi dominanti.
Il senso esistenziale di fondo è: piuttosto che lavorare su di me per elevarmi anche io, trascino tutti al mio livello basso, al livello del piattume della massa. È una vera e propria dichiarazione di mediocrità, appiattimento culturale e addormentamento dei popoli. In verità, è la scelta che devono fare i popoli contemporanei... anche se nessuno ve l'ha ancora detto.

“Concentrati, confida nel tuo potere: basta avere fiducia in sé stessi”: questa è la via di quelli col dono-talento-risveglio.

“È come se gli fosse stata risucchiata la forza vitale”: questa è la via di chi si sottomette.

“Possiamo vincere solo se crediamo in ciò per cui stiamo lottando: questa è la nostra occasione”; viene detto a fine film.

E poi: “Ora tutto può succedere, anche quello che non potrebbe. L’importante è che tu ne sia convinta: alza la testa”.

“Questa sarà una città di uguali; ma di forti, non di deboli”; questo è il programma dei ribelli: non uguaglianza al livello dell’appiattimento e dell’asservimento, ma al livello della libertà e della forza interiore. Sono due ottave differenti della medesima cosa.

“La nuova storia della nostra città inizia qui e oggi”, dice la protagonista una volta sconfitto il regime.

Che dire, niente male come contenuti… peccato per una certa mancanza generale di carisma che impedisce ad Abigail di essere un gran film. Il voto è comunque di incoraggiamento per la sostanza e per lo sforzo estetico.
Interessanti le interazioni tra il passato e il presente all'interno dei ricordi nascosti della protagonista: uno spunto molto originale e che non mi pare di aver mai visto altrove.

Fosco Del Nero



Titolo: Abigail (Abigail).
Genere: fantasy, distopico.
Regista: Aleksandr Boguslavskiy.
Attori: Tinatin Dalakishvili, Eddie Marsan, Rinal Mukhametov, Ravshana Kurkova, Gleb Bochkov, Artyom Tkachenko, Nikita Dyuvbanov, Marta Timofeeva.
Anno: 2019.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 6 marzo 2019

2022 - I sopravvissuti - Richard Fleischer

Avevo già visto svariati anni fa il film di fantascienza del 1973 2022 - I sopravvissuti, e ciò prima di aprire il blog, ragion per cui non v’era la sua recensione.
L’ho rivisto da poco spinto da un amico che me lo descriveva come film di gran valore e persino profetico.

Intanto, una precisazione: il film, diretto da Richard Fleischer (regista di cui non ho mai visto niente), è tratto dal romanzo di Harry Harrison Largo! Largo!.

Seconda precisazione: il suo protagonista è Charlton Heston, al tempo uno degli attori big di Hollywood, protagonista di pellicole cult come Il pianeta delle scimmie o 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra.

Terza precisazione: Charlton Heston non mi è mai piaciuto come attore; l’ho sempre trovato brutto e rozzo, privo di grande espressività.

E ora veniamo alla trama di 2022 - I sopravvissuti, film che si inserisce nel filone fantascientifico e precisamente distopico: siamo in un futuro imprecisato, con la Terra che pare destinata alla rovina per via dell’abuso del cibo e delle risorse, della sovrappopolazione e dell’inquinamento, tanto che a New York, ora megalopoli di 40 milioni di abitanti, molti dormono nelle scale degli edifici o dentro le chiese, mentre il cibo e gli appartamenti veri sono una rarità per ricchi… mentre al contrario molti si recano nei centri di eutanasia perché stanchi di quella vita.
Quanto al cibo, per la massa della popolazione l’unico disponibile è il cosiddetto “soylent”, consistente in tavolette di vari colori ricavate dal plancton marino, ora unica fonte di cibo col pianeta ormai inaridito.
Un assassinio assai sospetto di una persona ricca e vicina agli ambienti della ditta Soylent porterà il detective Thorn a scoprire una verità a dir poco inquietante.

Sono un appassionato di fantascienza e di tematiche distopiche (anche perché ci stiamo vivendo dentro, per chi non se ne fosse accorto… e questo è il motivo per cui il genere sta riscuotendo molto successo negli ultimi anni, attirando l’interesse anche del pubblico inconsapevole… ma inconsciamente interessato), però questo 2022 - I sopravvissuti proprio non mi è piaciuto.
Ambientazione grigia e brutta, protagonista ugualmente grigio e brutto, dialoghi banali, scazzottate davvero ridicole (quelle di Bud Spencer e Terence Hill sono assai più realistiche al confronto), e soprattutto un concetto di fondo che rende tutta la storia non credibile: ossia il fatto che nessuno si sia accorto della vera provenienza del soylent, o che nessuno che lavorasse alla sua produzione avesse spifferato la cosa, volontariamente o involontariamente. Davvero poco credibile, cosa che da sola manda per aria l’intero film.

Il quale, comunque, è dal canto suo piatto e noiosetto, anche sospendendo l’incredulità per quell'elemento poco credibile.

Interessanti tuttavia gli spunti profetici su sovrappopolamento, disinformazione e manipolazione dei cibi, questi di grande attualità ora e presumo ancor di più in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: 2022 - I sopravvissuti (Soylent green).
Genere: drammatico, fantascienza, distopia.
Regista: Richard Fleischer.
Attori: Charlton Heston, Joseph Cotten, Edward G. Robinson, Chuck Connors, Leigh Taylor-Young, Paula Kelly, Brock Peters, Stephen Young.
Anno: 1973.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 7 agosto 2018

Non lasciarmi - Mark Romanek

Quest’oggi recensisco un film non facile da recensire e che, a seconda di ciò su cui si pone l’accento, potrebbe meritare valutazioni assai differenti: parlo di Non lasciarmi, film del 2010 conversione cinematografica dell’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro e ambientato in un recente passato e presente alternativo distopico.

Ucronico e distopico, dunque, con i due termini che rispettivamente indicano che si sta sceneggiando una storia diversa da quella effettivamente avuta nella realtà (ad esempio, come se la Germania avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale, o come se l’Empoli avesse vinto tredici scudetti di fila) e che si sta sceneggiando una società di tipo dispotico-totalitario, in cui i diritti umani sono sospesi o fortemente limitati.

Il film è raccontato sotto forma di flashback, con la scena iniziale la quale, con i ricordi che man mano vanno avanti nel corso del tempo, diviene anche la finale. Inoltre è suddiviso in tre blocchi, secondo le età dei suoi protagonisti: bambini, ragazzi appena maggiorenni, adulti di circa 28 anni.

Peraltro, è impossibile valutare il film senza accennare almeno in parte alla trama, per cui nella recensione vi sarà qualche accenno ad essa, pur cercando di non svelare tutto quanto.

La storia segue il personaggio di Kathy (Isobel Meikle-Small), che dapprincipio, nell’Inghilterra degli anni "70, è una bambina che frequenta il Collegio di Hailsham, una scuola immersa nella campagna inglese che pare un modello di efficienza, sorta di situazione idilliaca per tutti i suoi allievi.
Tra di essi, vi sono Ruth (Ella Purnell) e Tommy (Charlie Rowe): la  prima è la migliore amica di Kathy, e il secondo è un ragazzino un po’ strano, spesso preso in giro dagli altri, che tuttavia la prima prende in simpatia e con cui la seconda poi si fidanza.
L’idillio però diviene incubo, almeno negli occhi dello spettatore, quando si scopre che tutti quei bambini sono dei cloni umani nati in laboratorio e fatti crescere con l’obiettivo di divenire donatori di organi all’abbisogna, normalmente dai 20 anni in su, quando servirà. Essi dunque sono destinati a morire giovani: dopo una, due o tre donazioni, dipende dal singolo caso…

In seguito essi, a diciotto anni, vengono trasferiti in un cottage, sempre nelle campagne inglesi, dove vivono senza far niente, mantenuti dallo Stato, proprio come animali da allevamento.
Kathy (Carey Mulligan), Ruth (Keira Knightley) e Tommy (Andrew Garfield) sono ancora assieme, e Ruth e Tommy sono ancora una coppia, con la cosa che in qualche modo irriterà la pur comunque serafica Kathy, che chiederà di divenire assistente (ossia assisterà i donatori che stanno per essere sottoposti a donazione obbligatoria), e man mano si allontanerà e perderà di vista i suoi amici d’infanzia.

La terza parte del film segue Kathy da grande, mentre svolge il suo lavoro… e inaspettatamente ritrova sia Ruth che Tommy.

Detto della trama, veniamo al commento del film, cominciando dai pro.
Non lasciarmi, a livello di realizzazione tecnica, è un gioiellino, soprattutto nella sua prima parte: la regia è ottima, e ottima è pure la fotografia. Buona la recitazione, e per me Carey Mulligan meglio di Keira Knightley, meno convincente.
Ancora, tutta la storia è pervasa da un’atmosfera dolce e tenera, a dispetto degli argomenti trattati.

Veniamo ora ai contro… che purtroppo sono pesantissimi.
Primo: l’idea di fondo del film, e ancora prima del romanzo, non è affatto originale, sia nella sua componente di “donazione di organi” (il film The island è di un anno prima del romanzo...), sia nella sua componente di “vita a termine” (cito il più vecchio film La fuga di Logan, che ho recensito anni fa).
Secondo: è totalmente inverosimile che i “donatori” non si ribellino al loro destino imposto da una società evidentemente violenta e insensibile o che numerose frange della società in questione non protestino per quell’evidente mancanza di rispetto dei diritti umani. Di base tutti i film, specie quelli con ambientazioni fantastiche, richiedono la cosiddetta sospensione dell’incredulità, ma qua siamo davvero oltre il limite, persino oltre il limite di film di fantascienza come Alien o Avatar.
Terza cosa: davvero assurdo anche che, per interpretare i ruoli di tre diciottenni, ossia i ragazzini appena trasferiti nel cottage, siano utilizzati tre giovani adulti di rispettivamente 25, 25 e 27 anni. Forse si è voluto evitare tre casting diversi per tutte e tre le fasce di età, ma la scelta è davvero opinabile, e questo al di là della bontà degli attori, che ovviamente è un altro discorso. In tal senso, molto meglio il casting degli attori bambini.

Altro elemento che non mi è piaciuto affatto: il fortissimo senso di rassegnazione dei “donatori”. Sono animali da macello, ma fa niente, e in fin dei conti anche le persone normali vivono meno di quanto vorrebbero: questo è il pensiero della protagonista con cui si chiude il film.

Non lasciarmi  è un film tecnicamente davvero bello, dunque, ma interiormente davvero povero e quasi biasimevole, oltre che, come detto, poco originale nella sua sceneggiatura.
La valutazione è una media tra tali fattori.

Fosco Del Nero



Titolo: Non lasciarmi (Never let me go).
Genere: fantascienza, drammatico, distopia.
Regista: Mark Romanek.
Attori:  Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Isobel Meikle-Small, Ella Purnell, Charlie Rowe, Charlotte Rampling, Sally Hawkins.
Anno: 2010.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 6 febbraio 2018

Insurgent - Divergent 2 - Robert Schwentke

Il primo film della serie, Divergent, non mi era piaciuto: la trama era piuttosto banale e infarcita di luoghi comuni, il cast di attori non mi è parso minimamente all’altezza, a cominciare dalla protagonista, e in generale l’aria di Hunger games aleggiava su tutta la produzione, facendo di Divergent una brutta copia al contempo di Hunger Games e dei buoni film del filone distopico.

Mi sono tuttavia visto il secondo perché il sottogenere della distopia mi interessa molto, e poi per dare un’altra chance al film: dal momento che gli incassi sono stati alti, ho pensato che nel mentre gli autori potevano alzato il tiro, elevando quello che era un mix tra un film distopico e un film adolescenziale al rango di film fantastico di valore.

Speranze vane, e anzi il secondo episodio si dimostra ancora più semplicistico, poco plausibile e infantile del primo… e a dirla tutta ci mette pochissime scene a dimostrarlo.

Il cambio di regia, dunque, sembra non aver giocato al prodotto, e anzi era anticipatore delle intenzioni della produzione: dal creativo Neil Burger (Limitless, The illusionistThe lucky ones - Un viaggio inaspettato) al tiepido Robert Schwentke, regista che ha spaziato tra diversi generi… non facendosi notare in nessuno.
E, come sempre, la classe non è acqua.

Ma veniamo alla trama sommaria di Insurgent: dopo aver sventato miracolosamente la completa esecuzione del piano di Jeanine, che prevedeva lo sterminio degli Abneganti e il dominio sugli Intrepidi, Tris, Quattro, Peter, Caleb e Marcus fuggono via.
Il quattro diventeranno però presto tre e due, e Tris e Quattro (che fantasia nei nomi… almeno su questo potevano sforzarsi) si troveranno da soli a vagare per Chicago alla ricerca di alleati.
Passeranno dai Pacifici e dai Candidi, e pure dagli Esclusi… ma nel mentre una nuova diabolica macchinazione di Jeanine spingerà Tris a consegnarsi.

Allora, il discorso è questo: il film (e suppongo il libro prima di lui, anche se per averne la prova certa dovrei leggerlo) è stato realizzato sulla scia del successo degli altri film di genere fantastico-distopico, come Hunger gamesIn time o Maze runner - Il labirinto… e già questo non depone a suo favore.
Ha qualche idea interessante alla base, come la suddivisione della società in quattro classi rigide, ma svolge male il suo compito… o meglio, lo svolge bene per il target di pubblico che evidentemente il film (Divergent prima e ancor di più Insurgent poi) si è prefissato: gli adolescenti, e anzi probabilmente le adolescenti, dato il tenore fortemente sentimentaloide del film.

I dialoghi sono a dir poco infantili.
La trama è forzata in modo a volte surreale.
La storia è prevedibile per larghi tratti.
Ma la cosa forse più clamorosa è che è stata scelta una protagonista assolutamente fuori parte: senza carisma, senza fascino… completamente inadatta poi a svolgere scene d’azione, fatto a dir poco incredibile in relazione a ciò che le hanno fatto recitare.
Che distanza da Hunger games o da Maze runner (che pure loro non sono capisaldi del cinema, ma almeno sono film ben fatti nel loro genere)!

Per quanto riguarda la partecipazione delle star Kate Winslet e Naomi Wattson: hanno fatto quello che è stato loro chiesto, evidentemente, ma certamente non bastava, e anzi la loro presenza non fa che puntare il dito contro la pochezza della storia.

Insomma, se Divergent è stato un film di basso livello, Insurgent scende ancora più in basso.
L’unico problema, se lo si vuol considerare un problema, è che ha incassato molto, perché ha trovato terreno fertile in una generazione evidentemente poco abituata alla bellezza e spinta verso superficialità e qualunquismo.

Ma per fortuna hanno successo anche altri film, il che prova che c’è terreno fertile anche per altro.

Fosco Del Nero



Titolo: Insurgent (The Divergent series: Insurgent).
Genere: fantascienza, fantastico, drammatico, distopia.
Regista: Robert Schwentke.
Attori: Shailene Woodley, Theo James, Naomi Watts, Kate Winslet, Octavia Spencer, Ansel Elgort, Miles Teller, Maggie Q, Keiynan Lonsdale, Jai Courtney, Zoë Kravitz.
Anno: 2015.
Voto: 3.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 9 gennaio 2018

The giver - Il mondo di Jonas - Phillip Noyce

La recensione odierna è dedicata al film del 2014 The giver - Il mondo di Jonas, film che rientra nel sottogenere fantascientifico della distopia, genere che ha dato vita a storie-film di grande valore come Metropolis, 1984BrazilEquilibriumV per vendetta,, lo stesso Matrix, etc. 
Quando so di film di tale genere, me li guardo sempre, anche a costo che siano film bruttini.
Il mio interesse è sia un interesse per il genere filmico in se stesso, ma anche un interesse “sociale”, diciamo così, e persino esistenziale, per vedere che tipo di contenuti ha il film.

Questo ultimo punto è quello che più mi ha intrigato di The giver - Il mondo di Jonas, ennesimo film in ambito distopia uscito negli ultimi anni. Tra i vari, ricordo In timeHunger gamesOblivionMaze runnerDivergent… e questo stesso The giver - Il mondo di Jonas, uno dei meglio riusciti a mio avviso.

Premessa: il film è tratto dal romanzo The giver - Il donatore, di Lois Lowry, primo di una serie di libri… il che implica che anche il film potrebbe avere dei sequel, e in effetti termina esso stesso in modo mezzano.

Passiamo alla trama sommaria della storia: in un futuro non meglio precisato vive una società di grande armonia e pace: violenza e inganno sono stati sconfitti, e tutta la vita si svolge in modo perfettamente ordinato e civile.
Non mancano peraltro divertimento e bellezza, per cui sembra davvero che si tratti di un eden: o, per meglio dire, di una "utopia" piuttosto che una "distopia"… anche se lo spettatore è subito messo in allarme dalle iniezioni mattutine cui sono tenuti gli individui, le quali hanno lo scopo di inibire le emozioni e gli affetti profondi, compresi gli istinti sessuali (praticamente è la stessa premessa di Equilibrium, che a sua volta era fortemente ispirato al classico Fahrenheit 451).
A dirigere il tutto sono gli Anziani, i quali, tra le altre cose, assegnano a ogni individuo, al raggiungimento dei 18 anni, la mansione che egli svolgerà per il resto della sua vita, e si tratta invariabilmente di una scelta perfetta, sulla base delle propensioni mostrate dalla persona fino a quel momento.
A Jonas viene assegnato il rarissimo compito di "Accoglitore di Memorie", e per questo viene addestrato dal precedente Accoglitore, divenuto in tal modo il "Donatore di Memorie".
Durante l’addestramento, scopre le memorie antiche e il passato del genere umano, tanto le cose belle quanto le cose brutte, e prende una decisione radicale.

La situazione iniziale della storia sembra quasi paradisiaca, ma il bianco e nero onnipresente porta con sé il messaggio che manchi qualcosa: in effetti tra l’educazione forzata, l’uniformità forzata, l’iniezione giornaliera forzata, l’assegnazione forzata a un determinato lavoro, certi eventi umani obbligati, i numerosi divieti come quello di toccare le altre persone o quello di andare oltre un certo limite (per non parlare della mancanza di affetto e di compassione), si capisce abbastanza in fretta che c’è qualcosa che non va… e Jonas lo capirà rapidamente.
A proposito del bianco e nero e di qualche colore che fa capolino più avanti, il film non può non riportare alla memoria il bellissimo Pleasantville, film comunque diversissimo (anche se, tra un'ispirazione ed un'altra, non si può certo dire che The giver - Il mondo di Jonas brilli per originalità).

Il film non va molto oltre nella storia, nel senso che illustra un capitolo, per così dire, che immagino sia il primo romanzo della saga letteraria. Confido che vi sia un seguito, giacché gli eventi entravano nella fase più interessante proprio nel momento della conclusione del film, il quale comunque può essere visto anche come storia a sé stante.

Alcune altre considerazioni sul film: la fotografia è ottima, i dialoghi buoni, e il cast di livello: ai senior Jeff Bridges (Il grande Lebowski, K-Pax - Da un altro mondoL'uomo che fissa le capreLa leggenda del re pescatoreTideland - Il mondo capovolto) e Meryl Streep (La morte ti fa bellaIl diavolo veste PradaLa mia Africa, Il ladro di orchidee) si affiancano i giovani Brenton Thwaites e Odeya Rush (L’incredibile vita di Timothy Green).
Parte in ruolo secondario per Katie Holmes (Non avere paura del buio, The gift - Il dono), sfiorita in modo incredibile in questi anni rispetto a quanto era bella da ragazza.

Al film peraltro non mancano frasi e concetti ispiranti, dal sapore esistenziale, il che gli fornisce un qualcosa in più rispetto ad altri film di genere simile.
Ne ho ricopiate alcune, che propongo di seguito, e con esse concludo la recensione di The giver - Il mondo di Jonas, film che, pur se non troppo originale, ho gradito molto sia come prodotto cinematografico sia come contenuti.

A proposito, molto bella la scena in cui Jonas, non avvezzo alla violenza perché cresciuto in una società che ne è stata privata, assiste a una memoria in cui dei cacciatori di frodo sparavano e uccidevano un elefante per rubargli l'avorio da rivendere; il ragazzo rimane sconvolto da quella brutalità... come ne sarebbe sconvolta qualunque anima umana che non fosse stata educata alla violenza a cominciare dall'alimentazione. Qualunque bambino sarebbe scioccato e spaventato dalla violenza, se non lo avessero impratichito in tal senso i suoi genitori e la società in generale. La violenza è comunemente accettata solo perché è diffusa e vi partecipano quasi tutti; altrimenti sarebbe vissuta come una la barbarie che difatti è. 

“Chi sono io?”

“Conoscerai la storia segreta del mondo. Prima di me, prima di te, tornando indietro di infinite generazioni.
Nessuno nella nostra comunità ha memoria del passato.”

“Ogni cosa è connessa, è tutto un equilibrio.”

“Ascolta la voce che ti chiama da dentro.”

“Abbi fede, mi diceva il Donatore.
La fede era quello: il vedere oltre.
La paragonava al vento, a qualcosa che si sente anche se non si vede.”

“Non accettare mai come vero qualcosa solo perché a dirtelo è qualcuno che rispetti.”

“Le memorie non riguardano solo il passato: determinano il nostro futuro.
Tu puoi cambiare le cose.”

Fosco Del Nero



Titolo: The giver - Il mondo di Jonas (The giver).
Genere: fantascienza.
Regista: Phillip Noyce.
Attori: Brenton Thwaites, Odeya Rush, Meryl Streep, Jeff Bridges, Alexander Skarsgård, Katie Holmes, Cameron Monaghan, Taylor Swift, Emma Tremblay.
Anno: 2014.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

Il mondo dall'altra parte