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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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mercoledì 15 marzo 2023

Monster & Co. - Pete Docter, David Silverman, Lee Unkrich

Pensavo che Monster & Co. fosse già recensito nel blog, ma evidentemente lo avevo visto prima di aprirlo e poi mai più.
La re-visione attuale, dunque, è utile anche per la recensione.

Dei tre nomi in cabina di regia, ossia Pete Docter, David Silverman e Lee Unkrich, ne conoscevo solo due: Il primo ha diretto i già recensiti  Inside outUp e Soul, mentre il terzo ha codiretto La strada per Eldorado: tutti e quattro sono film d’animazione, a riprova del fatto che si tratta di specialisti del genere.

Nessuno di quei quattro film mi aveva impressionato in positivo, limitandosi al compitino e a buoni lavori come film per famiglie. Questo era anche l’obiettivo di Monster & Co., probabilmente, ma qui c’è qualcosa in più… e non a caso il film ha avuto un certo successo.

Ecco la trama: nella città di Mostropoli, sita in una sorta di realtà parallela a quella umano/terrestre, vivono tanti mostri, alcuni dei quali lavorano alla Monster & Co., una società impegnata nella produzione di energia elettrica.
Come?
Sfruttando la paura dei bambini, che alcuni mostri spaventatori di professione provocano andando a visitarli di notte, passando dalla porta del ripostiglio, in qualche modo collegata alla realtà di Mostropoli. James Sullivan e Mike Wazowski sono due di tali mostri, il primo spaventatore e il secondo suo collaboratore, la vita dei quali subirà uno scossone quando s’imbatteranno in Boo, una bambina umana che in teoria dovrebbe spaventarsi alla vista di Sullivan e degli altri mostri, ma che in realtà sembra divertirsi un mondo. Tranne quando vede Randall, uno degli altri spaventatori, principale rivale di Sullivan.
Di mezzo c’è anche una cospirazione in seno alla stessa azienda…

Monster & Co. raggiunge perfettamente il suo compito: è ben fatto, è simpatico, è tenero, pieno di buoni sentimenti e di umorismo, per quanto semplice, adatto al largo pubblico e all’infanzia.
Tecnicamente è ormai piuttosto datato, ma si fa ancora vedere bene.

Da citare alcuni elementi curiosi, per i quali il film è stato evidenziato dagli studiosi delle cospirazioni (a proposito di cospirazioni aziendali): il logo dell’azienda è praticamente il canonico occhio che tutto vede; uno dei due protagonisti principali, Mike, è praticamente un occhio e basta; nella storia i bambini vengono sfruttati e se ne provoca il terrore; addirittura si ipotizza una macchina per prelevarne direttamente l’essenza, al contempo sacrificandoli; vengono citate quarantene e crisi energetica.

Agatha Christie diceva che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova”. Qua di indizi ne abbiamo svariati, e oramai le persone intelligenti hanno imparato a guardare a Hollywood con un occhio indagatore, a proposito di occhi… ma magari in questo caso è una questione di coincidenze.

Il film ha ricevuto numerosi premi e nomination nei vari concorsi.

Fosco Del Nero



Titolo: Monster & Co.
Genere: animazione, comico.
Regista: Pete Docter, David Silverman, Lee Unkrich.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 11 ottobre 2022

Idiocracy - Mike Judge

Da solo probabilmente non sarei mai arrivato al film Idiocracy: un po’ per la sceneggiatura di fondo, un po’ per gli attori protagonisti (serie B, se non C), un po’ per il nome del regista che non mi diceva niente, e infatti non ha una gran carriera come regista avendo diretto pochi film e nessuno famoso.

Tuttavia, mi è stato segnalato come film simbolico della tendenza umana all’istupidimento… tendenza che i tempi contemporanei (anno 2020 e seguito) hanno largamente reso visibile.

Partiamo dalla trama sommaria di Idiocracy: il film parte dall’ipotesi per cui nel periodo attuale le persone intelligenti e responsabili tendono a fari pochi figli, mentre quelle più stupide, rozze e menefreghiste ne fanno molti, dando luogo a enormi genealogie di stupidi, mentre gli intelligenti tendono a estinguersi. Il secondo elemento di partenza del film è un esperimento di ibernazione dell’esercito statunitense per i quali vengono scelti un uomo e una donna assolutamente medi, e senza legami familiari, in modo da poter facilmente insabbiare la questione nel caso le cose fossero andate male.
Le cose, in verità, vanno persino più male di quanto ipotizzato dai militari: il responsabile dell’esperimento viene arrestato e i due volontari, Joe (Luke Wilson; Rushmore, La rivincita delle biondeUn colpo da dilettanti, I Tenenbaum) e Rita (Maya Rudolph; vista nella serie tv The good place) vengono dimenticati nelle loro capsule d’ibernazione… le quali si riaprono circa 500 anni dopo per via dello smottamento di un’enorme montagna di rifiuti.
A causa del progressivo dilagare della stupidità il quoziente intellettivo dell’umanità è precipitato a livelli di demenza, tanto che la civiltà umana rischia l’estinzione, non sapendo più gestire l’agricoltura, l’architettura, lo smaltimento dei rifiuti, etc. Il peggio di sé tuttavia l’umanità del futuro pare darlo nell’intrattenimento: i film, le trasmissioni televisive e gli spettacoli dal vivo sono infatti sconfortanti persino per l’essere umano medio ch’era stato Joe, il quale ora si ritrova a essere di gran lunga il più intelligente del mondo, tanto che gli viene assegnato il compito di risolvere i problemi degli Stati Uniti, a cominciare dal fatto che le piante non crescono più… forse perché, ipotizza Joe, i campi vengono irrorati con una specie di bevanda energetica al posto dell’acqua.

A prima vista Idiocracy parrebbe un film comico di basso profilo, sia nel budget che nelle ambizioni, e certamente può essere visto in tale ottica. Tuttavia, assume dei contorni persino inquietanti se lo si guarda come prodotto satirico delle tendenze attuali dell’umanità; non così marcate come descritte nel film, certo, ma comunque presenti e innegabili. 
Infatti, solo nell’ottica di una marcescenza della coscienza umana (e dell'intelligenza a seguito) si possono spiegare certi programmi televisivi, il ricorso a un certo tipo di alimentazione, di musica, di sessualità, etc. La lista potrebbe continuare all’infinito, fin quante sono le aree dell’esistenza umana, perché non è questione di singole aree, ma di consapevolezza: da essa tutto il resto discende a cascata.

Per esempio, la psicopandemia del 2020 si può spiegare solo con l’ottundimento delle coscienze avvenuto nell’ultimo mezzo secolo. In tal senso, Idiocracy non va visto come un film comico, ma come un documentario, e il suo valore sta nel suo monito, già in parte tristemente attuato.

Come prodotto artistico, dunque, è del tutto dimenticabile; come documentario, merita una menzione, oltre che la visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Idiocracy (Idiocracy).
Genere: comico, fantascienza.
Regista: Mike Judge.
Attori: Luke Wilson, Maya Rudolph, Dax Shepard, Randal Reeder, Thomas Haden Church. 
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 27 settembre 2022

Impiegati… male! - Mike Judge

Ho guardato Impiegati… male! perché l’ho trovato consigliato da qualche parte, anche se ora non ricordo dove. In seguito ho saputo che si tratta di un film molto famoso negli USA, ma misconosciuto da noi in Italia, nonostante la sua oramai discreta anzianità, essendo stato girato nel 1999.

Quanto al genere, Impiegati… male! oscilla tra la commedia e la vera e propria comicità, per quanto non disdegni qualche riflessione seria e qualche inserto sentimentale.

Ecco in sintesi la trama del film: Peter Gibbons è un giovane programmatore di una società informatica, collega di Samir e Michael. Dei tre è il più frustrato, tra un rapporto sentimentale problematico e il lavoro ripetitivo e poco stimolante… tanto che, dopo una seduta ipnotica finita male poiché interrotta a causa del malore del terapeuta, e rimasto grossomodo nello stato mentale di rilassamento dell’ipnosi, cambia stile di vita. 
Inizia ad assentarsi dal lavoro, si propone alla cameriera carina che gli era sempre piaciuta e addirittura progetta una sorta di rapina informatica ai danni della stessa azienda… la quale, nonostante il suo mutato atteggiamento e il suo assenteismo, non solo non lo licenzia, ma addirittura gli propone una promozione, per il tramite di due consulenti che erano stati appena incaricati di ristrutturare il personale al fine di ottimizzare il tutto.

Cinematograficamente parlando, Impiegati… male! non è certo un film imperdibile; anche dal punto di vista dell’umorismo lascia il tempo che trova, non essendovi niente di brillante o di memorabile; pure sul versante dei personaggi non vi sono caratterizzazioni e recitazioni degni di menzione… tuttavia, il film ha riscosso col tempo un notevole successo di pubblico, e un motivo ci sarà pure. 
Probabilmente esso sta nel desiderio delle masse ch’è simile a quello del protagonista: da un lato ha in odio il suo lavoro e la spersonalizzazione dell’essere umano, operata in certi contesti aziendali e sociali, e dall’altro lato vorrebbe vivere in modo più libero e rilassato.

Probabilmente, e molto banalmente, il successo del film si basa su tale elemento psichico di “vicinanza-risonanza”. In tal senso, Impiegati… male! è una valida testimonianza, e anche come prodotto filmico in sé, pur se non irresistibile, genera una sufficiente simpatia.

Fosco Del Nero



Titolo: Impiegati… male! (Office space).
Genere: comico, commedia.
Regista: Mike Judge.
Attori: Gary Cole, Ron Livingston, Ajay Naidu, Orlando Jones, Jennifer Aniston, John C. McGinley, Stephen Root.
Anno: 1999.
Voto: 6.5
Dove lo trovi: qui.



martedì 20 settembre 2022

La terza stella - Alberto Ferrari

Mi sono guardato La terza stella essenzialmente perché, avendone visto per caso un breve stralcio iniziale, mi era piaciuto tanto da farmi decidere di vedere l’intero film.
Il quale purtroppo non si è rivelato all’altezza di quello stralcio… ma andiamo con ordine.

I due protagonisti centrali del film sono Alessandro Besentini e Francesco Villa, ossia i noti Ale e Franz di Zelig; essi sono accompagnati nel film da altri comici dell'allora circuito Mediaset come Stefano Chiodaroli e Diego Parassole, pur se in ruoli marginali.
A tali personaggi si accompagnano poi attori “di ruolo”… tra cui un personaggio femminile che ricorda molto Michelle Hunziker, a proposito di Zelig (Petra Faksova): la cosa non può essere casuale.

Riferisco subito la trama del film: Ale è il proprietario di un alberghetto di un paese di provincia nel quale lavora anche la moglie Linda. Il cognato Franz invece lavora nel carcere lì vicino; entrambi partecipano alla partita di scacchi dal vivo che viene organizzata ogni anno e che vede contrapporsi due contrade del paese.
Fin qui tutto tranquillo, nonostante le stranezze di Franz, ch’è un tipo svampito a dir poco… senonché un giorno si presentano in albergo persone alquanto losche, che si rivelano essere dei malviventi con intenzioni alquanto bellicose.

Ecco in breve il commento al film: l’abbrivio iniziale, quello che mi aveva ispirato, è la parte migliore dell’opera e si muove tra gag del duo, l’inserimento tra il duo del personaggio di Linda e un tono assai leggero ma vivace. Quando però s’inserisce la trama vera e propria del film, ossia i malviventi e le loro intenzioni, tutto va a decadere abbastanza rapidamente. Di lì in avanti c’è ancora qualcosa di grazioso, ma poca roba.

Il lato negativo non è che si tratti di un film leggero (se ci sono personaggi di Zelig è chiaro che ci si muove tra comicità e leggerezza), ma che s’installa prima una trama poco interessante e per certi versi anche risibile, e poi che il livello di comicità cala nettamente.

Peccato: rimane comunque un inizio di buon valore e qualcosa di divertente e gradevole nel corso della pellicola.

Ultimo appunto: il titolo del film, La terza stella, si riferisce per l'appunto alla terza stella che il proprietario dell’albergo sta cercando disperatamente di ottenere per la sua struttura.

Fosco Del Nero



Titolo: La terza stella.
Genere: commedia, comico.
Regista: Alberto Ferrari.
Attori: Alessandro Besentini, Francesco Villa, Petra Faksova, Francesca Giovannetti, Marica Coco, Stefano Venturi, Sergio Romano, Amerigo Fontani, Mauro Pirovano, Stefano Chiodaroli, Diego Parassole.
Anno: 2005.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 7 settembre 2022

Il vigile - Luigi Zampa

Avevo già visto, in passato, Il vigile, film del 1960 con Alberto Sordi, ma forse non integralmente, o forse talmente tanto tempo fa, da ragazzino, che non me ne ricordavo i dettagli.

Ad ogni modo, ecco per sommi capi la trama del film diretto da Luigi Zampa, regista di cui, nonostante l’ampia filmografia, finora non avevo recensito nulla (Alberto Sordi invece è già apparso ne Il boom): in una cittadina di provincia romana Otello Celletti, disoccupato di lungo corso, ottiene un posto di lavoro grazie all’intercessione di un assessore, il cui figlio è stato salvato da un annegamento proprio dal figlio di Otello. Questi, tuttavia, non gradisce il lavoro di fatica propostogli e insiste per divenire vigile.
Ottenuto l’incarico dopo varie insistenze, ne combina una dietro l’altra, a volte per negligenza e a volte per eccessivo rigore.
Da citare i personaggi di Vittorio De Sica, che interpreta il sindaco, e di Silva Koscina, che interpreta sé stessa.

Essenzialmente Il vigile è una commedia, con ovvia pendenza comica da un lato, ma con un’altrettanto pendenza satirica dall’altro. Anche se… anche se, a essere onesto, il prodotto più che un film di denuncia sembra un film d’intrattenimento costruito su certe fondamenta, e la differenza di approccio, nonché di risultati sul pubblico che guarda, è notevole. 
Nel primo caso, infatti, l’ideale di fondo è che “così non va bene, tutto questo va cambiato”; nel secondo caso, invece, lo sfondo è quello per cui “le cose funzionano in questo modo, in fin dei conti va bene così”.

Peraltro, molto spesso, nei film che ha girato, Alberto Sordi ha interpretato la figura tipica dell’italiano che pensa ai suoi interessi e calpesta tutto il resto: i diritti degli altri, la verità, gli ideali, l’onestà… con un’aggravante: essendo particolarmente bravo e simpatico, è riuscito a far sembrare altrettanto simpatici dei personaggi che viceversa sarebbero deplorevoli: parassiti, ladri, bugiardi, truffatori, corrotti, arrampicatori sociali (vigili, medici o altro che fossero).
Stesso discorso per Vittorio De Sica, con la differenza che quest’ultimo si sposta dalla “simpatia-gradevolezza” al “fascino-eleganza”.

Il vigile, così, è un ottimo film dal punto di vista del prodotto cinematografico (brioso, divertente, interessante anche come affaccio sull’Italia di allora), ma è un prodotto pericoloso a livello culturale.
Non a caso, non è un’opera di fantasia, o almeno solamente per certi tratti, giacché è tratto dalla storia vera di un vigile che aveva osato multare il Questore di Roma per un sorpasso vietato e che poi era stato ricattato relativamente a certe sue questioni familiari, in primis la sorella che faceva la prostituta. Quelle cose dunque succedevano e succedono ancora, e come ci si pone in relazione a esse fa la differenza, in termini educativi, verso il pubblico.

Fosco Del Nero



Titolo: Il vigile.
Genere: comico, commedia.
Regista: Luigi Zampa.
Attori: Alberto Sordi, Marisa Merlini, Vittorio De Sica, Mario Riva, Lia Zoppelli, Nando Bruno, Carlo Pisacane, Vincenzo Talarico, Sylva Koscina, Nerio Bernardi, Fausto Guerzoni, Giulio Calì.
Anno: 1960.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 12 luglio 2022

I due mafiosi - Giorgio Simonelli

Dopo la visione dell’eccellente I 2 deputati, che mi aveva probabilmente fatto illudere sulla qualità media dei film del duo Franco e Ciccio, sono andato a vedermi I due mafiosi, che onestamente non mi ricordo se avessi visto da bambino-ragazzino, ma che online viene segnalato come uno dei migliori film della coppia.

Curiosamente, nelle classifiche di tale tipo non ho mai visto I 2 deputati, fatto che mi ha portato alla conclusione che i film allora più apprezzati di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia fossero quelli dalla comicità più popolana e spiccia, e non quelli dal taglio più brillante e ironico come per l’appunto I 2 deputati.

Ma lasciamo perdere tali digressioni ipotetiche e andiamo alla trama de I due mafiosi, film diretto nel 1964 da Giorgio Simonelli (di cui non ho recensito niente finora, e che è noto soprattutto per aver diretto il duo in una dozzina di film, pur all’interno di una filmografia ben più vasta): Ciccio Spampinato e Franco Fisichella sono due giovani uomini siciliani che ambiscono a entrare nella mafia, e a tal film compiacciono a più riprese il boss Don Calogero, il quale li accetta nella famiglia a condizione che portino a termine una missione d’ingresso: consegnare una valigia piena d’oro ai loro “parenti” di Parigi.
In realtà, nella valigia non c’è oro, ma esplosivi, e il piano è eliminare alcuni personaggi scomodi francesi, nonché gli stessi Franco e Ciccio, testimoni di un omicidio.

Da qui, inizia una lunga commedia degli equivoci e degli errori, su più fronti: i due uomini, i colleghi francesi, la polizia locale… tutto ciò tra balletti e locali, probabilmente non parigini, e filmati di repertorio che stonano alquanto col resto del film.

La comicità, come detto, è di livello più basso rispetto al precedente film, pur rimanendo nell’ambito del simpatico; i personaggi son caratterizzati in modo eccessivo, quasi fossero macchiette, e la sospensione dell’incredulità dello spettatore è messa a dura prova non solo dalle evidenti differenze visive tra i filmati di repertorio sulle vie di Parigi e le riprese al chiuso, ma anche dal fatto che i due incontrano sempre e solo persone che parlano in italiano, e persino in italiano fluente e senza alcun accento… pur essendo in teoria francesi. Un po’ troppo persino per i due personaggi in questione, tutt’altro che faine, e certamente per lo spettatore.

Musiche e filmati di balli (anch’essi probabilmente di repertorio) interessanti e piacevoli.

Da rilevare anche un cameo piuttosto irrilevante di Moira Orfei, nonché una presenza femminile curiosamente sotto tono e sotto la bellezza media delle produzioni meramente visive come questa: persino in questo I 2 deputati si rivela superiore.
Curioso il personaggio del mago Mischa, interpretato dall’attore russo Misha Auer.

In conclusione, I due mafiosi si rivela un film discretamente pacchiano e banale, nonostante l’innata simpatia dei due protagonisti: quella c’è sempre, ma se il film non ha sostanza e bellezza, non basta.
Procederò a una terza visione di un film del duo Franco e Ciccio, per poi eventualmente fermarmi.

Fosco Del Nero



Titolo: I due mafiosi.
Genere: comico.
Regista: Giorgio Simonelli.
Attori:  Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Aroldo Tieri, Mischa Auer, Gino Buzzanca, Nino Musco, Isabella Biagini, Piero Gerlini,  Gia Sandri, Moira Orfei.
Anno: 1964.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 6 luglio 2022

Toc toc - Vicente Villanueva

Toc toc è decisamente un film sui generis, la cui particolarità tuttavia è ben gradita rivelandosi originale e piacevole, pur senza aver la pretesa di compilare un capolavoro del cinema.

Il film è del 2017, è una produzione spagnola ed è stato girato dal regista Vicente Villanueva, che personalmente non conosco.
In rete leggo anche che il soggetto è tratto da una commedia teatrale, dal nome omonimo, presentata a Buenos Aires.

Ecco la trama sommaria di Toc toc: sei pazienti si incontrano nello studio di un famoso psicologo, che ha fama di grande luminare, nonché di filantropo. Difatti, pare che una sola seduta basti a risolvere i problemi delle persone, alle quali non è richiesto nemmeno un onorario.
I sei pazienti, come si riscontrerà presto, son tutti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo (in spagnolo “trastorno obsesivo-compulsivo”, o T.O.C., da cui il titolo del film)… e hanno appuntamento tutti alla medesima ora, per quello che sembra un guasto del sistema informativo dello studio. Inoltre, il luminare di cui sopra è in ritardo per via di un problema con un volo aereo.

Per ingannare l’attesa, i sei, dopo un’iniziale e problematica fase conoscitiva, decidono di organizzare una sorta di seduta di gruppo, nella quale si metteranno a nudo e cercheranno di aiutarsi l’un l’altro, pur tra mille incomprensioni.
Tra i sei, abbiamo una sindrome di Tourette con tendenza alla volgarità, un’ossessione per i numeri, un’ossessione per l’igiene, una mania di controllo, la tendenza a ripetere ogni frase due volte e la mania per la simmetria, cui si aggiunge la fobia per le linee sui pavimenti.
Ai sei pazienti si aggiunge la segretaria, che non è che sia malata, ma non pare neanche lei l’emblema della salute psichica.

Toc toc è esattamente quello che sembra: una commedia gradevole e leggera che non prende troppo sul serio i problemi psichici di cui sopra, ma nemmeno la normalità, e che propone uno spirito positivo e proattivo, per quanto ovviamente in modo blando e narrativo, non certo interventistico-terapeutico.

Nonostante inizi con una serie di volgarità, legate al personaggio con la sindrome di Tourette, il film non è affatto volgare, e anzi la sua comicità è più concettuale che non visiva o verbale. Per certi versi, Toc toc ricorda le commedie francesi ironiche e leggere.

I sei personaggi son tutti ben caratterizzati e i dialoghi spesso arguti, o quantomeno vivaci, con alcune sequenze fantastiche.
Bella inoltre l’atmosfera di aiuto reciproco che si instaura tra persone aventi difficoltà simili.

Devo dire la verità: in partenza, non mi aspettavo molto dal film, il quale mi era stato consigliato come film con contenuti esistenziali-spirituali… che non ci sono, ma che lasciano il posto a una commedia gradevole, leggera, che fila via per tutti i novanta minuti della sua durata.

Fosco Del Nero



Titolo: Toc toc (Toc toc).
Genere: commedia, comico.
Regista: Vicente Villanueva.
Attori: Oscar Martinez, Paco León, Alexandra Jiménez, Rossy De Palma, Nuria Herrero, Adrian Lastra, Inma Cuevas.
Anno: 2017.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 5 luglio 2022

I 2 deputati - Giovanni Grimaldi

Non vedevo un film del duo Franco e Ciccio dai tempi dell’adolescenza.
In effetti, mentre il duo Bud Spencer e Terence Hill da me ha continuato a totalizzare visualizzazioni, per dir così, la coppia Francio e Ciccio è letteralmente caduta nel dimenticatoio, anche perché il tipo di comicità popolare e pacchiana ha suscitato sempre meno il mio interesse.

Tuttavia, da poco in tv mi sono imbattuto in uno spezzone del loro film I 2 deputati, e alcuni scambi di battute fulminanti mi hanno indotto a vedermi l’intero film, da cui la recensione odierna.

I dati di base: I 2 deputati è un film del 1968 girato da tale Giovanni Grimaldi, di cui finora non ho recensito niente. In effetti, se Grimaldi ha diretto un discreto numero di film, assai più spesso è stato sceneggiatore, ad esempio al fianco del più famoso regista  Sergio Corbucci, il quale ha lavorato soprattutto con Totò, oltre che coll’altro duo, quello di Bud e Terence.

I 2 deputati è ovviamente un film comico, avente uno sfondo politico ma una sostanza più intimo-familiare, dal momento che, se sull’arena pubblica si sfidano due partiti e due candidati al Parlamento, in privato si sfidano due cognati.

Ecco la trama de I 2 deputati: Francesco Grassiani (Ciccio Ingrassia) e Franco Franchini (Franco Franchi) sono due cognati di cultura ed estrazione sociale differente, pur frequentando gli stessi ambienti familiari e lavorativi. Il primo è laureato ed è un importante uomo politico, mentre il secondo ha una cultura assai più modesta e lavora come uscire.
Tuttavia, quest’ultimo ha un’intelligenza alquanto vivace, tanto che viene notato dal Partito Comunista, che lo candida al Parlamento. Curiosamente, nello stesso periodo la Democrazia Cristiana candida suo cognato.
Lo scontro è aperto, politico e familiare al contempo, con le gentili signore parimenti pronte a darsi battaglia (anzi, a fomentarla loro per prime per questioni di ego e prestigio).

I 2 deputati mi è piaciuto davvero molto: la trama in sé non è certo memorabile, ma il film è ben congeniato e si avvale di personaggi ben caratterizzati e soprattutto di dialoghi ispirati, sia quando seri sia quando palesemente umoristici. In alcuni punti, le gag verbali sono del tutto irresistibili.

In effetti, il film mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di recuperare almeno un altro paio di film del duo Franco e Ciccio.
Credo che vedrò, per esempio, I due mafiosi, Sedotti e bidonati e forse qualcun altro, secondo quel che trovo nei film citati.

Nel frattempo, mi ha fatto proprio piacere rivedere quelli che, in ogni caso, sono stati due protagonisti della commedia italiana dei decenni passati.

Fosco Del Nero



Titolo: I 2 deputati.
Genere: commedia, comico.
Regista: Giovanni Grimaldi.
Attori: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Umberto D'Orsi, Gabriella Giorgelli, Paolo Carlini, Didi Perego, Alfredo Rizzo, Ignazio Balsamo, Ignazio Leone, Enzo Maggio, Lino Banfi. 
Anno: 1968.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 15 giugno 2022

Guardie e ladri - Steno, Mario Monicelli

Guardie e ladri è il secondo film di Totò che recensisco su Cinema e film dopo La banda degli onesti, che lo avrebbe seguito di cinque anni: Guardie e ladri è datato 1951, è stato diretto da Steno e Mario Monicelli e da molti è considerato il miglior film di Totò (che per esso ottenne un Nastro d’Argento; il film invece conquistò il premio alla sceneggiatura a Cannes), qua spalleggiato da Aldo Fabrizi

Riporto sinteticamente la trama del film, per poi passare alle mie considerazioni: Ferdinando Esposito (Totò) è un piccolo delinquente che s’approfitta dell’ingenuità dei turisti o di altre situazioni per metter su qualche soldo e dare da mangiare alla sua famiglia, composta da moglie, due figli e padre. A tal scopo, sta spesso fuori casa, “per affari”.
Lorenzo Bottoni (Aldo Fabrizi) è invece un brigadiere che, per via della denuncia di un importante personaggio americano, si trova prima a inseguire e poi a dar la caccia a Esposito.
La cosa però si complica una volta che le due famiglie, ignare di quel che stava succedendo, si conoscono e stringono buoni legami, con tanto di interessamento tra la il figlio di uno e la figlia dell’altro.

Non sono facilmente prono alla comicità popolare, né alla comicità fisica, elementi che fanno da base a molti lavori di Totò (non per sua scelta, probabilmente), ma Guardie e ladri ha qualcosa in più, e anzi molto di più.

A livello di comicità, ci sono dialoghi arguti e a volte fulminanti per umorismo o intelligenza.

A livello di memoria storica, abbiamo le povere borgate della Roma del 1950, con palazzi fatiscenti, strade piene di fango e pozzanghere, contrapposte alle cupole delle basiliche sullo sfondo, fatto chiaramente teso a evidenziare la lontananza tra il popolo e la ricchezza di piccoli gruppi.

Abbiamo inoltre la situazione di molte famiglie dell’Italia post-seconda guerra mondiale: povertà, difficoltà nel trovare lavoro, mezzi e finanche cibo, tanto da dover cenare sempre col caffellatte.

Inoltre, abbiamo anche la censura che si è abbattuta sul film, per via della troppa familiarità tra un ladro e un rappresentante delle forze dell’ordine, e che ha costretto i due registi a modificare alcune scene e alcuni dialoghi.

Abbiamo anche il contrasto tra i fasti del vecchio Impero Romano, giacché il film inizia proprio nel Foro Romano, e la realtà della Roma di quei tempi, fatta per l’appunto di espedienti e difficoltà di vita.

Insomma, Guardie e ladri è un film davvero bello; a mio avviso, nettamente superiore, per valore ma anche per comicità, a La banda degli onesti.
A proposito, ma perché a Totò assegnavano così tanti ruoli da ladro e da imbroglione? Temo che questo non abbia giovato alla cultura italiana di quel periodo e degli anni-decenni successivi.

Fosco Del Nero



Titolo: Guardie e ladri.
Genere: comico.
Regista: Steno, Mario Monicelli. 
Attori: Totò, Aldo Fabrizi, Rossana Podestà, Ave Ninchi, Carlo Delle Piane, Pietro Carloni, Mario Castellani, William Tubbs, Ernesto Almirante, Rocco D'Assunta.
Anno: 1951.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 8 giugno 2022

La banda degli onesti - Camillo Mastrocinque

Nel blog non vi era nessun film di Totò, e in effetti non ho un gran passato nei confronti dei suoi film. Ho deciso di porre parziale rimedio alla cosa, e il primo candidato è stato La banda degli onesti, diretto nel 1956 da tale Camillo Mastrocinque.

In verità c’era un film in cui compariva Totò, ossia Gli onorevoli, ma solo come comprimario, mentre La banda degli onesti è il primo vero film di Totò che recensisco. Peraltro, leggo online che esso ha funto da ispiratore per il successivo e più famoso I soliti ignoti, il quale a suo volta è considerato il capostipite del sottogenere “caper movie”, ossia quei film in cui una banda più o meno specializzata si organizza per mettere a segno un importante colpo criminale.

Ne La banda degli onesti la banda in questione è alquanto scalcinata, occorre dirlo…

Ecco in sintesi la trama del film: Antonio Bonocore, portiere napoletano di uno stabile di Roma, si trova improvvisamente licenziato, e preoccupato per sé stesso ma anche per la moglie, una donna tedesca, e i suoi figli. Venuto a in possesso casualmente di alcuni stampi per banconote false da 10.000 lire, contatta il tipografo Giuseppe Lo Turco e, in combutta con un terzo personaggio, il pittore Cardone, arriva a stampare numerose banconote, che i tre poi si suddividono.
Capita però che il figlio maggiore del Bonocore lavori per la Finanza, che torni a casa senza preavviso e che sia messo a indagare proprio sul caso di alcune banconote false e quindi della banda di falsari che vi sta dietro…

Devo dire la verità: La banda degli onesti non mi ha fatto impazzire. In esso c’è una comicità molto vecchio stampo, che si affida esclusivamente alla mimica di Totò e ad alcuni equivoci. Non ci sono dialoghi brillanti, eccettuato forse qualcuno, non sufficiente comunque a elevare il film al rango di film umoristico-brillante.

Inoltre, la storia non è il massimo nemmeno a livello etico: reati finanziari, intenzione di uccidere animali poi mutata in abbandono di animali, menzogne a tutto spiano. Ok, è un film comico, ma le persone e le generazioni intere si educano anche in questo modo; anzi, a livello di massa si educano soprattutto in questo modo.

Dal mio punto di vista, La banda degli onesti rimane un film fresco e vivace, ma non certo imperdibile… fermo restando le doti attoriali dei vari Totò e Peppino De Filippo.

Fosco Del Nero



Titolo: La banda degli onesti.
Genere: commedia, comico.
Regista: Camillo Mastrocinque.
Attori:  Totò, Peppino De Filippo, Nando Bruno, Giacomo Furia, Gabriele Tinti, Memmo Carotenuto, Giulia Rubini, Gildo Bocci, Lauro Gazzolo, Luigi Pavese, Mariangela Giordano.
Anno: 1956.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 3 maggio 2022

Terapia d’urto - Peter Segal

Ero convinto di aver già recensito nel blog Terapia d’urto, il film del 2002 diretto da Peter Segal, ma evidentemente ricordavo male… o forse effettivamente ne avevo scritto la recensione ma poi l’avevo perduta in qualche salvataggio difettoso del file word.

Ad ogni modo, eccoci qui: Terapia d’urto propone la coppia Adam Sandler-Jack Nicholson, ma non solo, giacché alla pellicola partecipano in veste di personaggi secondari altri buoni attori come Marisa Tomei e John Turturro, nonché degli altri come comparse: per esempio Woody Harrelson, Heather Graham, John C. Reilly.

Ecco la trama sommaria di Terapia d’urto: David Buznik (Adam Sandler; 50 volte il primo bacioZohanCambia la tua vita con un clickRacconti incantati) è un ragazzo in apparenza timido e beneducato, ma in realtà piuttosto frustrato e iracondo represso. Una catena di eventi apparentemente sfortunati, ma in realtà diretti da una regia dietro le quinte, lo porterà ad essere condannato a frequentare il gruppo di gestione dell’ira diretto dall’istrionico e anche un po’ luciferino Dottor Buddy Rydell (Jack Nicholson; ShiningLe streghe di EastwickNon è mai troppo tardiL’onore dei PrizziQualcosa è cambiatoL’ultima corvè), un uomo che ha davvero molti assi nella manica: idee, intuizioni, collaboratori in ogni settore della vita sociale.
Il secondo, manco a dirlo, sconvolgerà la vita del primo…

Terapia d’urto è molto più di quanto non sembri, giacché apparentemente sembra una commediola di genere comico e a tratti persino demenziale. In realtà, è un trionfo di precisione psicologica, e anzi potrebbe persino essere utilizzato come “testo di studio” in relazione al fenomeno della rabbia, che è un fenomeno che coinvolge il grosso della popolazione, facilmente identificabile nella categoria dei rabbiosi repressi (la società in verità incoraggia tale disequilibrio interiore).

Che il film non sia semplicemente un film comico lo testimoniano anche alcune sue battute, come le due seguenti, la prima peraltro tratta dal Talmud

“Ovunque guardi, c’è qualcosa da vedere.”

“Noi procederemo quando tu sarai centrato.”

O come queste, che oscillano tra psicologia e umorismo.

“Ci sono due generi di persone irascibili: esplosive e implosive. Esplosivo è il genere di individuo che si mette a inveire contro la cassiera che non gli accetta i buoni pasto. Implosiva è la cassiera che rimane tranquilla giorno dopo giorno e alla fine spara e fa secchi tutti.”

“La rabbia è l’unica cosa di cui non puoi sbarazzarti perdendo le staffe.”

“Il sarcasmo è il cugino cattivo dell’ira”.

“Come fa un ciccione che pesa trecento chili e passa ad avere la faccia tosta di predicare l'autodisciplina?”

O anche quelle più esistenziali come la seguente:

“Vuoi che lui ti dica chi sei?”

“Non devi vergognarti di cercare di curare i tuoi mali: non è una debolezza.”

Consiglio dunque la visione di Terapia d’urto non solo perché è una commedia ben realizzata, e con un Jack Nicholson strepitoso, ma perché potrebbe essere un film utile e didattico per molti, se mentre lo si guarda (fuori) al contempo ci si guarda (dentro) e si vede cosa esso suscita.
L’unica scena un po’ ridicola è quella ambientata nel monastero, in presenza di monaci tutt’altro che realizzati, e anzi persone comuni… comuni come fa sempre piacere dipingerle a coloro che non hanno realizzato quel che hanno realizzato alcuni, e nemmeno lo comprendono (e per questo lo dileggiano).

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Terapia d’urto (Anger management.).
Genere: comico, commedia, psicologico.
Regista: Peter Segal.
Attori: Adam Sandler, Jack Nicholson, Marisa Tomei, John Turturro, Luis Guzmán, Allen Covert, Lynne Thigpen, Kurt Fuller, Jonathan Loughran (I), Krista Allen, January Jones, Woody Harrelson, Heather Graham, John C. Reilly.
Anno: 2002.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 febbraio 2022

Zombieland - Doppio colpo - Ruben Fleischer

Vidi il primo Zombieland, ossia Benvenuti a Zombieland, poco dopo la sua uscita sul mercato americano, e ben prima che fosse importato in Italia, tanto che lo vidi in lingua originale.
Il film mi piacque molto, così fresco e originale, tanto che non ho avuto dubbi se vedermi il suo seguito, Zombieland - Doppio colpo, uscito a ben dieci anni di distanza.

Dieci anni son molti per un seguito, soprattutto se si mantengono i medesimi attori, che nel mentre son passati da bambini a ragazzi, da ragazzini a uomini e donne, e da uomini di mezz’età a uomini quasi sessant’enni, com’è stato il caso rispettivamente di Abigail Breslin, di Jesse Eisenberg ed Emma Stone, e di Woody Harrelson.

Per ravvivare il cast, peraltro, son stati aggiunti degli altri attori, già discretamente famosi, proprio come era stato per il primo Zombieland, che aveva visto come ospite d’onore Bill Murray: stavolta è la volta di Rosario Dawson, Zoey Deutch e Luke Wilson (che ricordo, rispettivamente, in  Sin City, Prima di domaniI Tenembaum).

Quanto al regista, nel mentre non ha avuto una buona carriera, nonostante l’inizio sfolgorante di Benvenuti a Zombieland, il che non deponeva bene per questo seguito a distanza decennale… per il quale non era incoraggiante la mera statistica secondo cui il secondo film di un primo film eccellente raramente sta all’altezza del suo predecessore (specie se girato a distanza di parecchi anni).

Purtroppo, è stato così anche per Zombieland - Doppio colpo, che rimane vivace e offre qualche spunto interessante, ma peggiora nettamente nell’umorismo e nelle trovate, alcune davvero ridicole e anzi offensive per determinate categorie (vegetariani, pacifisti, etc).

Ecco la trama di Zombieland - Doppio colpo: Columbus, Tallahassee, Wichita e Little Rock sono ancora vivi e son diventati una sorta di famiglia. Tuttavia, Little Rock inizia a sentire stretta la vita che conduce, probabilmente invidiando anche la relazione della sorella maggiore col ragazzo, e la stessa Wichita torna a sentirsi un po’ troppo legata a Columbus. 
Quanto a Tallahassee, si diverte e gioca a fare il padre con Little Rock… la quale però a un certo punto scappa insieme a Wichita, lasciando i due uomini da soli, fino a che non incontrano Madison, una ragazza bella ma un po’ superficiale. 
Decisisi a partire anche loro, incontreranno delle altre persone vive, nonché ovviamente molti zombie, che nel mentre hanno imparato a riconoscere e distinguere in vari gruppi: gli Homer, gli Hawking, i Ninja, i Bolt e infine i T-800, i più pericolosi

Una sceneggiatura un po’ forzata e stantia, nonostante qualche nuova e bella trovata, un umorismo più grossolano, dei personaggi caratterizzati in modo forzato: queste sono le lacune di Zombieland - Doppio colpo, che non mi ha convinto nemmeno nel doppiaggio italiano, soprattutto per il personaggio di Wichita… ma magari in inglese il film è più convincente.

In definitiva, come per molti altri casi, sarebbe stato meglio non girare il seguito del primo film, o al massimo girarlo a stretto giro di posta, e non dopo dieci anni.

Curiosità: entrambi i film hanno guadagnato circa 80 milioni di dollari: il primo spendendo e incassando di meno, e il secondo, sulla scia del successo del primo film, spendendo e incassando un poco di più.

Fosco Del Nero



Titolo: Zombieland - Doppio colpo (Zombieland - Double tap). 
Genere: commedia, comico.
Regista: Ruben Fleischer.
Attori: Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Abigail Breslin, Emma Stone, Zoey Deutch, Rosario Dawson, Avan Jogia, Ian Gregg, Luke Wilson.
Anno: 2019.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 giugno 2021

Blues Brothers: il mito continua - John Landis

Dal momento che avevo appena ri-visto The Blues Brothers, ho pensato di vedermi anche Blues Brothers: il mito continua, seguito uscito alla bella distanza di 18 anni, ossia nel 1998, ma tuttavia “dedicato” al 2000, dal momento che il titolo originale dell’opera è proprio Blues Brothers 2000.

In tal senso, raramente un titolo di un film è stato così sincero, visto che descrive esattamente cosa c’è in esso: "Blues Brothers" (ossia praticamente la replica del primo film, variazioni sul tema a parte) e l’aggiornamento all’anno 2000, con tutte le conseguenze del caso; le più rilevanti sono le morti, avvenute nel mentre, di tre protagonisti del primo film: Joe Belushi, Cab Calloway e John Candy, a cui non a caso il film è dedicato in apertura. 
Specialmente la prima assenza si fa sentire: occorre dire che John Goodman, per quanto piuttosto voluminoso come corporatura, non riesce che in parte a coprire l’assenza del suo predecessore.

Ecco la trama sommaria di Blues Brothers: il mito continua… che potrebbe benissimo non essere descritta visto che è assai simile a quella del primo film, praticamente identica come struttura: dopo ben diciotto anni di prigione, dovuti ai tanti capi d’imputazione di cui si era macchiato durante le avventure del primo film, Elwood Blues esce finalmente dal carcere e attende che suo fratello venga a prenderlo, proprio come lui aveva preso Jake anni prima. Il fratello tuttavia non viene perché nel frattempo è morto. Elwood, pur rattristato dalla cosa, si rimette in pista, e decide di riunire ancora una volta la banda; dopo diciotto anni son tutti piuttosto invecchiati, giacché non erano ragazzini neanche prima, e qualcuno è morto, sia nella realtà sia nel film, ma Elwood non demorde e riesce a riunire quelle che il film stesso definisce “vecchie cariatidi”.

Nel farlo, però, e nel puntare alla vittoria della “Battaglia delle band”, si trascina appresso la polizia, la mafia russa, un gruppo di miliziani fascisti e perfino le suore dell’orfanotrofio capeggiate da suor Maria Stigmata, convinte che Elwood abbia rapito un bambino di nome Buster, il quale in realtà diviene il terzo cantante della band. C’è spazio anche per una sorta di strega vudu, interpretata dalla bella e brava Erikah Badu.

I nomi musicali presenti sono massicci come nel caso del precedente film: a parte i musicisti che fanno proprio parte dei Blues Brothers, abbiamo Aretha Franklin, James Brown, Bo Diddley, B. B. King, Eric ClaptonIsaac Hayes, Billy Preston, Jonny Lang, il gruppo dei Blues Traveler, la già menzionata Erikah Badu e altri ancora.

Proprio come ai suoi tempi il The Blues Brothers originale fu stroncato dalla critica, così è stato per il sequel Blues Brothers: il mito continua… in modo invero curioso, visto che i due film sono praticamente identici: ciò non ha impedito a tanti di additare il primo come capolavoro e il secondo come film scadente.
Certo, parte della magia del primo se n’è andata, e la colonna sonora del primo film è superiore, per quanto anche il secondo si difenda bene (con una versione finale di New Orleans a dir poco mitica e che poi sfuma nei titoli di coda), ma questo secondo film si permette perlomeno il lusso di essere all’altezza del primo e paragonabile a esso, cosa non da poco quando si ha di fronte un film culto.

In definitiva, personalmente ho gradito questo Blues Brothers 2000/Blues Brothers: il mito continua, e anzi mi ha fatto piacere vedere un mito certamente invecchiato e per certi versi anche anacronistico, giacché quel tipo di musica sta andando a scomparire man mano, ma quantomeno invecchiato bene. Certo, l’assenza di Belushi si sente, e il tutto è di fatto un già visto, ma c’è anche qualità, filmica e musicale, e anzi c’è più varietà rispetto al primo ma comunque inarrivabile film,

Una curiosità: in un certo punto i tre cantanti del gruppo vengono trasformati in zombie e ballano un poco in stile zombie, ciò che ovviamente è una citazione del videoclip di Michael Jackson Thriller, diretto proprio dal regista John Landis: citazione nella citazione, visto che tutto il film in realtà è una citazione.

Fosco Del Nero



Titolo: Blues Brothers: il mito continua (Blues Brothers 2000).
Genere: comico, commedia, musicale, surreale.
Regista: John Landis.
Attori: Dan Aykroyd, John Goodman, J. Evan Bonifant, Nia Peeples, Joe Morton, Frank Oz, Aretha Franklin, Walter Levine, Shann Johnson, B.B. King, Kathleen Freeman, Matt Murphy, Lou Marini, Donald Dunn, Steve Cropper, Tom Malone, James Brown, Alan Rubin, Willie Hall, Murphy Dunne, Daniel Vivian, Erikah Badu, Eric Clapton, Frank Oz.
Anno: 1998.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 9 giugno 2021

The Blues Brothers - John Landis

Avevo ovviamente già visto The Blues Brothers, film culto degli anni “80, e anzi precisamente del 1980, ma non dopo aver aperto il blog, per cui eccolo qui.

Il nome di John Landis è indissolubilmente legato a due prodotti, che hanno fatto entrambi storia. Curiosamente, essi sono assai diversi per genere l’uno dall’altro: il primo è proprio il film The Blues Brothers, mentre il secondo è il videoclip musicale Thriller di Michael Jackson.
Ad unire i due c’è l’elemento musicale, dal momento che The Blues Brothers ha una fortissima componente musicale, come noto, e anzi forse è il film musicale per eccellenza, ancor più dei musical, per la sua colonna sonora ragguardevole e probabilmente irripetibile.

Quello musicale è però solo uno dei lati di The Blues Brothers, che ha anche una forte componente da commedia, e anzi un filone praticamente comico-umoristico con venature grottesche, date essenzialmente dai generosi tentativi di omicidio di Jake da parte della sua ex ragazza.

Peraltro, viene il dubbio che la mano fatata sia stata non tanto quella di Landis, ma dell’altro co-sceneggiatore, Dan Aykroyd, che pochi anni dopo avrebbe co-sceneggiato, e ugualmente interpretato da protagonista, un altro film culto mica da ridere (o, al contrario, proprio da ridere): Ghostbusters. Viceversa, Landis avrebbe prodotto solamente roba affatto imperdibile, come Un lupo mannaro americano a Londra, Ai confini della realtà o Il principe cerca moglie, per citare i suoi maggiori successi successivi (in precedenza si era invece segnalato con Animal house, film tuttavia a mio avviso di scarso valore).

Ma andiamo con ordine e tratteggiamo per sommissimi capi la trama di The Blues Brothers: siamo a Chicago, nel 1980. Jake “Joliet” Blues (John Belushi) esce di prigione per buona condotta, dopo aver scontato qualche anno; ad attenderlo fuori dal carcere c’è suo fratello Elwood (Dan Aykroyd), alla guida di una macchina della polizia acquistata a un’asta pubblica. 
Il primo posto in cui i due si recano è l’orfanotrofio cattolico diretto da Suor Mary Stigmata, che verrà chiuso se non si troveranno in fretta 5.000 dollari. I due, durante la predica-canzone del reverendo  Cleophus nella chiesa battista di Triple Rock, hanno un’illuminazione e da questo momento si considerano “in missione per Dio”: dovranno riunire la loro vecchia band, ora sistematasi con lavori più o meno rispettabili, e mettere su un grande concerto con cui pagare i vecchi debiti e soprattutto far sopravvivere l’orfanotrofio in cui sono cresciuti.

Per far ciò, non baderanno alle conseguenze delle loro azioni, letteralmente, tanto che, a fine film, i due saranno inseguiti da: la polizia, un gruppo musicale country inferocito, il proprietario di un locale cui devono dei soldi, il partito nazista locale, l’ex fidanzata di Jake… ed è proprio quest’ultima la più agguerrita, con tanto di lanciarazzi, esplosivi e un arsenale da far invidia all’esercito… che parimenti si farà vivo a fine storia.

The Blues Brothers è semplicemente mitico: tra i due protagonisti, che già basterebbero come carisma, i vari Ray Charles, Aretha Franklin e James Brown, per non parlare dei numerosi cameo (Frank Oz, Steven Spielberg, la fotomodella Twiggy, lo stesso regista John Landis, Paul Reubens, Chaka Khan, John Candy, Carrie Fisher, Cab Calloway, questi ultimi tre con parti discretamente rilevanti), l’opera ha uno spessore cinematografico e musicale di alto livello. Inoltre, pur proponendo molto, non fa mai l’errore di prendersi sul serio: il film non era nato come film culto, ma lo è diventato, e di fatto ha fatto la storia del cinema, soprattutto del cinema musicale.
Curiosamente, il film all'uscita non ebbe un grande successo: solamente discreto di pubblico, fu accolto male dalla critica… santa pazienza.

Per conto mio, a questo punto mi vedrò anche Blues Brothers: il mito continua, ossia il seguito girato a ben diciotto anni di distanza.

Fosco Del Nero



Titolo: The Blues Brothers (The Blues Brothers).
Genere: comico, commedia, musicale, grottesco.
Regista: John Landis.
Attori: Dan Aykroyd, John Belushi, Kathleen Freeman, James Brown, Henry Gibson, Carrie Fisher, Cab Calloway, Ray Charles, John Candy, Aretha Franklin, Charles Napier, Steve Cropper, Donald Dunn, Murphy Dunne, Willie Hall, Tom Malone, Lou Marini, Matt Murphy, Alan Rubin, Steve Lawrence, Twiggy, Frank Oz.
Anno: 1980.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 maggio 2021

American trip - Danny Leiner

Pur essendo da sempre appassionato di commedie e comicità, e non a caso fin da ragazzino grande fruitore di sit-com, non ho mai avuto tendenza verso il cinema demenziale, perché normalmente esso si dirige verso stupidità e volgarità.
Vi sono tuttavia delle eccezioni, legate non tanto al genere, quanto all’animo con cui un prodotto viene realizzato: una di queste è il film Fatti, strafatti e strafighe, che adoro letteralmente e che ho visto numerose volte, trovandolo sempre divertente e delizioso. Stupido e insensato, naturalmente, ma stupidamente delizioso.

A distanza di molto tempo ho voluto così dare una chance ad American trip, l’unico altro film diretto dal medesimo regista, Danny Leiner… che a quanto pare con i due suddetti film non ha avuto molto successo.
Questo suo secondo e ultimo lavoro tuttavia a una prima occhiata mi sembrava pendere dal lato più pacchiano della demenzialità… ma non avendo altri pretendenti a disposizione mi sono adattato.

Ecco la tram di American trip (da non confondere con Road trip, film giovanile anch’esso semi-demenziale): Harold Lee (il bravo John Cho, già visto nella serie televisiva Flashforward, in Solaris e negli ultimi film di Star trek) e Kumar Patel (Kal Penn, lui a me sconosciuto) sono due coinquilini e amici con una passione in comune: la marijuana. Tuttavia, i due son molto diversi caratterialmente: il primo è più posato, lavora in banca, è riservato e timido con le ragazze, mentre il secondo è irresponsabile e disinvolto.
Una sera, proprio mentre stanno fumando dell’erba, vedono in tv la pubblicità di un fast food, tale White Castle, e desiderano in modo spasmodico andarci. Si mettono così in macchina, non sapendo che quello sarà il viaggio più folle della loro vita.

E anche della vita degli spettatori, molto probabilmente.
American trip in effetti non risparmia nulla, o quasi nulla, al suo spettatore, rivelandosi esattamente quel che mi aspettavo: un prodotto meno elegante e pulito di Fatti, strafatti e strafighe, che aveva una sua bellezza sia visiva sia scenica ma anche interiore, ma che comunque si presenta rutilante e dinamico, letteralmente stracolmo di personaggi bizzarri o inquietanti… o entrambe le cose assieme. In questo non lascia tregua a chi lo guarda, anche in scene apparentemente trascurabili, come il vecchio uomo anziano che in una sala d’attesa cerca di sfiorare il mignolo di uno dei due protagonisti, sedutogli accanto. E vi risparmio la descrizione del personaggio di Agonia, che da solo giustifica qualcosa, ma non so bene se la visione o la non visione del film, ma che in ogni caso rimarrà impresso nella vostra memoria.

American trip rispetto al suo predecessore risulta molto più popolare e rozzo, in ogni senso, comprese regia e fotografia, non so se per scelta o per minor fortuna nelle riprese… tuttavia, mentre Fatti, strafatti e strafighe è finito lì, American trip ha avuto ben due seguiti, seppur non diretti da Danny Leiner.
Io avrei fatto il contrario, ma pazienza.

Due curiosità: nel film c’è un cameo di Neil Patrick Harris, attore non tanto noto in Italia ma molto popolare in America, protagonista di film come Starship Troopers - Fanteria dello spazio o di serie tv come How I met your mother, nei panni di sé stesso; c’è inoltre in una piccola parte Eddie Kaye Thomas, ossia uno dei protagonisti di American pie, mentre in Fatti e strafatti e strafighe c’era invece Seann William Scott, altro protagonista di American pie, a conferma del genere demenziale dei suddetti film.

Buon viaggio nel caso… e state attenti ad Agonia.

Fosco Del Nero



Titolo: American trip - Il primo viaggio non si scorda mai (Harold & Kumar go to White Castle).
Genere: comico, demenziale.
Regista: Danny Leiner.
Attori: John Cho, Kal Penn, Paula Garcés, Neil Patrick Harris, David Krumholtz, Eddie Kaye Thomas, Christopher Meloni, Fred Willard, Sandy Jobin-Bevans, Ethan Embry, Anthony Anderson.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 settembre 2020

Questo pazzo pazzo pazzo mondo - Stanley Kramer

Con Questo pazzo pazzo pazzo mondo, film di Stanley Kramer, facciamo un altro tuffo nel passato: gli ultimi quattro film recensiti nel blog erano rispettivamente degli anni “60, “70, “80 e “80, e quello odierno prolunga la striscia, e anzi è il più vetusto di tutti, essendo datato 1963.

Avevo peraltro già incontrato il regista Stanley Kramer ne L’ultima spiaggia, un film di genere alquanto differente: dall’uno all’altro si passa dalle catastrofe nucleari a una commedia comica piena di gag visive.

Ecco la trama di Questo pazzo pazzo pazzo mondo: un ladro, appena uscito di prigione, va a recuperare il bottino di una delle sue rapine, ben 350.000 dollari (cifra notevole anche oggi, e al tempo ancor di più). Tuttavia, ha un incidente automobilistico, finisce fuori strada e, in punto di morte, rivela ai suoi soccorritori, cinque uomini che avevano assistito all’incidente, la locazione del tesoro sepolto.
Poco dopo arriva la polizia, che stava seguendo l’uomo, ma i cinque non riferiscono quanto ascoltato e dopo, per conto loro, parlano della cosa e cercano di trovare un accordo sulla spartizione del futuro possibile bottino. Non trovano però un criterio adatto (per numero di soccorritori, per numero di mezzi automobilistici, per numero di passeggeri totali, mogli e suocere comprese o altro ancora), e dunque ne deriva una frenata corsa a chi arriva prima nella suddetta località, distante circa 320 chilometri.
Il film è per l’appunto la ripresa di tale folle corsa, che avviene con ogni mezzo possibile: macchina, camion, aereo, bicicletta. In mezzo, alleanze, imbrogli, risse, esplosioni… di tutto.

Questo pazzo pazzo pazzo mondo è un film simpatico e dinamico, cosa necessaria in relazione alla sua lunghezza; ne esistono tre versioni, che vanno dall’originale di 192 minuti (oltre tre ore) alla versione più breve di 154 minuti (due ore e mezza)… comunque non poco.

Io ho visto la terza versione, quella più breve, e devo dire che da un certo punto in poi confidavo che la corsa giungesse rapidamente al suo termine, perché due ore e mezza di gag, incidenti, distruzioni e risse sono abbastanza dal mio punto di vista.

Certo, Questo pazzo pazzo pazzo mondo mostra tutto col sorriso, e propone anche battute e personaggi curiosi, però il fatto che essenzialmente non ha una trama né profondità lo limita alquanto, riducendolo a semplice film di svago e di distrazione.
In questo senso, svolge bene la sua funzione, e rimane un film dinamico e vivace, peraltro pieno di cameo di volti noti dell’epoca.

Curiosità: fu il primo film presentato in Cinerama, una tecnica di proiezione allora all’avanguardia… e chissà che anche tale fattore non abbia contribuito al suo successo, con ben sei nomination per gli Oscar e due per i Golden Globe del 1964.

Fosco Del Nero



Titolo: Questo pazzo pazzo pazzo mondo (It's a mad mad mad mad world)
Genere: comico.
Regista:  Stanley Kramer.
Attori: Peter Falk, Sid Caesar, Dick Shawn, Terry Thomas, Jimmy Durante, Mickey Rooney, Spencer Tracy, Ethel Merman, Milton Berle, Zasu Pitts, Edward Everett Horton.
Anno: 1963.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



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