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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 6 luglio 2021

Cabiria - Giovanni Pastrone

Con la recensione odierna, il film più antico recensito su Cinema e film passa da Faust (1926) a Cabiria (1914)... che peraltro è un film italiano e fu diretto da Giovanni Pastrone.
Per la cronaca, il podio è completato da Metropolis di Fritz Lang (1927).

Cabiria, il cui sottotitolo è Visione storica del terzo secolo a.C., è ovviamente un film muto, che tuttavia ha una colonna sonora e dei testi. La colonna sonora fu realizzata, e fu il primo caso di musica abbinata specificamente al film, da Ildebrando Pizzetti e da Manlio Mazza, mentre i testi erano nientemeno che di Gabriele D’Annunzio
Più in generale, il soggetto del film fu tratto in buona parte dai romanzi Cartagine in fiamme e Salambò, rispettivamente di di Emilio Salgari e Gustave Flaubert. Grandi nomi, dunque.

Il film è considerato il più grande colossal italiano, del periodo e in generale… e con buoni motivi, dal momento che mette insieme tante arti, tante bellezze e tante tradizioni: storia, musica, pittura, scultura, architettura, teatro, letteratura, col film che è traboccante di idee e soluzioni visive. In effetti, si è visto in Cabiria il primo esempio di prodotto cinematografico compiuto e completo.

Ma andiamo a vederne per sommi capi la trama, che prende spunto da personaggi ed eventi reali: siamo nel 210 a.C. circa, quando l’Etna erutta e provoca morte e distruzione a Catania e dintorni. La casa di Batto, ricco mercante, viene in buona parte distrutta, e alcuni servi ne approfittano per scappare con parte del tesoro del loro signore. Nella fuga precipitosa, la nutrice Croessa si porta appresso la piccola Cabiria, bambina di pochi anni, ma viene fatta prigioniera da alcuni pirati fenici e portata a Cartagine, dove tutti vengono venduti come schiavi. 
Lì la donna e la bambina vengono comprati dal sacerdote Karthalo, che decide di sacrificare Cabiria al dio Moloch (divinità, citata anche nella Bibbia, adorata soprattutto nel Vicino Oriente ma anche in Nord Africa e alla quale venivano spesso sacrificati effettivamente dei bambini, sgozzati e poi bruciati, rituale che ha finito per prendere il nome della divinità stessa). La donna non si dà pace e protesta, ma viene frustata per la sua insubordinazione; chiede così aiuto al romano Fulvio Axilla e al suo aiutante Maciste, che vivono a Cartagine sotto mentite spoglie per spiare il nemico africano. I due corrono in aiuto della bambina, mettendo in moto tutta una serie di avvenimenti che coinvolgeranno personaggi storici come Annibale, Asdrubale, Sofonisba e Massinissa (i primi tre nobili cartaginesi e il quarto Re di Numibia).

Cabiria è davvero ricco da ogni punto di vista… e preciso che, delle diverse edizioni realizzate, io ho visto la più corta, quella da 120 minuti; ma ne esistono versioni da 150, da 170 e da 180… che magari vedrò in futuro.

È chiaro che l’occhio dello spettatore di oggi, abituato alla recitazione (che si dà per scontata) ma anche a scenografie ed effetti speciali di un certo tipo, guarda con discreto candore le opere cinematografiche così antiche, quelle dei primordi del cinema, a quei tempi considerato un intrattenimento infantile e popolare, una curiosità popolana (e senza dubbio erano in tanti quelli che ritenevano che fosse una bislaccata senza futuro), tuttavia occorre dire che, anche sul versante visivo, Cabiria si difende bene, grazie a trovate e realizzazioni di ottimo spessore. La mole di tutto ciò che è stato utilizzato, costruzioni e persone, è talmente imponente da incutere un certo rispetto persino allo spettatore disincantato del nuovo millennio.
Peraltro, il fatto che si tratti di un’opera italiana genera al contempo orgoglio e tristezza per il fatto che, nelle arti e nella bellezza (non solo nel cinema, ma in generale), la cultura italica è scesa parecchio, passando da cultura d’avanguardia a penultima ruota del carro.
Ma non importa, come è scesa giù, così ritornerà su.

Tornando a Cabiria, il film ebbe da subito un grande successo, tanto in Italia quanto all’estero, Europa e Stati Uniti. Fu peraltro il primo film ad essere proiettato alla Casa Bianca. Fu probabilmente prodotto come celebrazione dell’Italia e del suo potere dopo la vittoria nella guerra di Libia del 1911/12 contro l’Impero Ottomano (al tempo ormai in disfacimento).

Fosco Del Nero




Titolo: Cabiria.
Genere: drammatico, storico, muto.
Regista: Giovanni Pastrone.
Attori: Lidia Quaranta, Italia Almirante Manzini, Umberto Mozzato, Vitale De Stefano, Ignazio Lupi, Emilio Verdannes.
Anno: 1914.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



giovedì 19 maggio 2011

Faust - Friedrich Wilhelm Murnau

Chi legge Cinema e film da un po’ sa bene che non mi dedico ai film più recenti, o comunque non solo, nel senso che spesso e volentieri pesco dal mazzo del passato.

Ebbene, col film di oggi pesco la carta più vecchia del mazzo del sito, posto che andiamo dritti dritti nel 1926, anno di produzione di Faust, il celeberrimo film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau (famoso per l’appunto per questa pellicola e per Nosferatu).
Finora, invece, il sito si era spinto al massimo fino al 1927 con Metropolis di Fritz Lang, un altro classico (e un altro film muto).

Nella recensione di Metropolis ero stato piuttosto schietto: non credevo che un film muto avrebbe potuto destare il mio interesse, mantenendo viva l’attenzione di uno spettatore del ventunesimo secolo abituato a effetti speciali, estetica moderna… oltre che ovviamente ai dialoghi!
In questo senso, Metropolis mi aveva sorpreso in positivo, tra l’altro dimostrandosi una storia estremamente attuale.

Posso dire lo stesso di Faust, per quanto abbia gradito leggermente di più il primo film.

Per quei pochi che non sapessero almeno per sommi capi la trama del Faust, racconto popolare tedesco reso famoso soprattutto da Goethe, riassumo qui la trama: Faust è un anziano ricercatore, dedito allo studio e alla conoscenza.

Un giorno, egli è tentato da Mefisto (o Mefistofele, ossia il diavolo), il quale ha ricevuto da un arcangelo la promessa divina di avere in dono tutta la Terra qualora riuscisse a far sua l’anima di Faust, uomo nobile in cui evidentemente Dio ripone la sua fiducia.

Dapprima l’anziano uomo è tentato dalle promesse diaboliche (il potere di fare tutto ciò che desidera in cambio per l’appunto della sua anima) per salvare il popolo decimato da una spaventosa malattia, mentre poi Faust è tentato di ricorrere ai poteri di Mefisto per motivi egoistici: la fama, la ricchezza, la lussuria… e il punto è proprio la tentazione dei desideri dell'ego da un lato contro il sevizio agli altri dall'altro.

Il racconto è un classico, come è un classico ormai questo film di Friedrich Wilhelm Murnau.
Anche in questo caso, abbiamo un film muto, con appena un sottofondo musicale di accompagnamento, e qualche didascalia a mo’ di dialogo, persino più rara che in Metropolis.
Anche il video, peraltro, risente del tempo e a tratti si fa fatica a vedere.

Purtuttavia, Faust è ancora un film che ha qualcosa da dire (cosa non da poco per un film muto, ne converrete), e che vale certamente la pena di vedere… dopo essersi armati di un po’ di pazienza.

Recitazione vecchia maniera, ovviamente, più teatrale che non cinematografica, ma in fin dei conti essa può essere un piacevole diversivo ai film odierni che guardiamo in grandi quantità.

Fosco Del Nero



Titolo: Faust (Faust).
Genere: fantastico, drammatico.
Regista: Friedrich Wilhelm Murnau.
Attori: Gosta Ekman, Emil Jannings, Camilla Horn, Frida Richard, William Dieterle, Yvette Guilbert, Eric Barclay, Hanna Ralph, Werner Fuetterer.
Anno: 1926.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 3 novembre 2010

Metropolis - Fritz Lang

Chi mi legge da tempo credo ormai abbia compreso una cosa, la quale è la mia promessa implicita nel momento in cui scrivo recensioni: mi importa poco il nome del film o del regista o dell’attore, e i miei voti si basano solamente sul senso di piacere/piacevolezza evocato dal film, sensazione che poi motivo in recensione, cercando di far capire al lettore cosa può aspettarsi dal film e se eventualmente può piacere a lui, nonostante a me non sia piaciuto o viceversa.

Ergo, il fatto che ora stia recensendo uno dei film più importanti della storia, ossia Metropolis di Fritz Lang, non mi porterà certo ad attribuirgli ipso facto un 9 di voto, come fanno molti pseudocritici per darsi un tono e per far finta di capirne di cinema.
Intendiamoci, anche io faccio finta di capirne, però almeno non do 9 a un film solo perché è “storico”.

Ma andiamo con ordine: Metropolis è un film muto girato nell’ormai lontanissimo 1927 dal regista austriaco Fritz Lang e ambientato nel 2026, quindi un secolo dopo.
È una delle opere principali del cinema espressionista ed è stato un precursore di molti altri capolavori, tanto del cinema quanto della narrativa, da Blade runner a Brazil per il primo, da 1984 a Il mondo nuovo per la seconda.

Ben prima di Orwell e del suo 1984 (scritto nel 1948), Lang immagina una società gerarchica e completamente controllata, con una classe di padroni, sfruttatori, e una classe di servi, sfruttata e tenuta all’oscuro di tutto, utile solo a mantenere in vita i privilegi dei ricchi.
Ricchi che governano tutta Metropolis dalla Torre di Babele, un edificio magnificente al centro della città, un luogo dalla skyline tuttora avveniristica e che nel 1927 doveva apparire probabilmente quasi folle (per l’epoca il film era una meraviglia tecnologica).
Negli uffici centrali risiede Johhan Fredersen, l’uomo più potente tra tutti, tanto altezzoso nel suo potere quanto suo figlio Freder si dimostra sensibile e di mente aperta, tendente a solidarizzare con la situazione delle classi povere.
In una delle sue missioni in incognito, nelle catacombe in cui si riuniscono gli operai, egli si avvicina a Maria, una sorta di oratrice (che però sembra più una profetessa-sacerdotessa, anche per il luogo in cui si trova) la quale predica l’amore, l’unione delle classi sociali e l’avvento di un "mediatore" che riunirà ricchi e poveri.
Maria, peraltro, somiglia molto a Hel, la madre di Freder, morta durante il parto e vecchia fiamma dello scienziato Rotwang, a cui però la donna ha preferito il politico Johhan Fredersen.

Tutti questi personaggi avranno un ruolo importante nella storia, in un crescendo rossiniano. E, forse non a caso, il film è strutturato come un’opera teatrale, con un lungo prologo, un intermezzo e un furioso finale.

Da sottolineare che, a posteriori, Fritz Lang ha ripudiato il finale del film, che era stato scritto da Thea von Harbou, al tempo sua collaboratrice, pochi anni dopo divenuta sua moglie e dopo qualche anno ancora diventata ex moglie, soprattutto a causa del fatto che lei entrò nel partito nazista, cosa poco gradita a Lang.

A proposito del partito nazista, Hitler era un grande ammiratore di Metropolis (e come avrebbe potuto non esserlo?), ma il film stesso al tempo ebbe delle recensioni veramente poco lusinghiere, tanto da avere sulle prime uno scarso successo e anzi essere definito da Orson Wells (regista dell’altrettanto storico La guerra dei mondi) come “uno dei peggiori film mai fatti”.

Altra considerazione che è doveroso fare: Metropolis è un concentrato di riferimenti al mondo dell’occultismo e dell’esoterismo e, onestamente, la cosa mi ha molto sorpreso, perché non lo avevo mai sentito accostato a tali argomenti.
Ecco alcuni riferimenti piuttosto palesi:
- la Torre di Babele ricorda la Statua della Libertà con la corona di raggi e la fiaccola, statua che a sua volta è stata costruita da un noto massone e che è un’effige della regina Semiramide, anch’essa babilonese,
- il nome di Maria non è simbolico: da un lato riecheggia la madre di Gesù; dall'altro lato l’iconografia di Maria è stata realizzata su quelle precedenti di Ishtar, Astarte, Iside, Venere, Artemide e Semiramide stessa, fino alla Columbia esportata negli Stati Uniti e che appare nei film dell’omonima casa produttrice (con un’icona praticamente identica a quella della Statua della Libertà), oltre che nel distretto nel quale è stata sistemata la capitale federale, ossia la sede del potere,
- il Dio Moloch che divora alcuni uomini,
- i palazzi che sembrano formare una piramide (la stessa originaria Torre di Babele era una piramide ziggurat dedicata al dio Marduk),
- le croci bianche (la croce bianca è un simbolo ben precedente al cristianesimo),
- la colomba e il pesce (idem come sopra: la colomba era il simbolo della madre Semiramide, mentre il pesce era il simbolo del padre Nimrod; completava la “trinità” babilonese Tammuz, il figlio che si era sacrificato per salvare l’umanità),
- il pentacolo (uno enorme rivolto sia verso il basso e altri più piccoli con la punta verso l’alto),
- il riferimento all’Apocalisse di Giovanni,
- le catacombe,
- la cattedrale gotica e i gargoyle,
- infine, a proposito di gargoyle, gli occhi verticali di alcuni attori del film (questi mi hanno lasciato di stucco, ma senza dubbio deve trattarsi o di lenti a contatto o di un effetto speciale in voga nel 1927).

Ma lasciamo perdere tutto questo, e concludiamo il commento del film.
Non me lo sarei aspettato, trattandosi di un film muto (do molta importanza ai dialoghi), nonché di un film a cui mancano dei pezzi, ma Metropolis di Fritz Lang mi è piaciuto; ha tensione e passione e peraltro, pur con i limiti tecnologici derivanti dalla sua vetustà, si dimostra tuttora in qualche modo spettacolare.

Chiudo con poche frasi estratte dal film, la prima delle quali ne sintetizza il senso.

"Mente e braccia hanno bisogno di un mediatore.
Il mediatore tra la mente e le braccia deve essere il cuore."

"Lascia riposare i morti."

"Grande è il mondo e il suo creatore, e grande è l'uomo."

Fosco Del Nero



Titolo: Metropolis (Metropolis).
Genere: fantastico, fantascienza, drammatico.
Regista: Fritz Lang.
Attori: Alfred Abel, Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George.
Anno: 1927.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

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