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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 31 ottobre 2017

Byzantium - Neil Jordan

Sono arrivato a Byzantium seguendo la filmografia di Saoirse Ronan, brava protagonista del meno bravo The host e del decente Ember - Il mistero della città di luce, nonché comprimaria dell’ottimo Grand Budapest Hotel.

Quanto all’altra protagonista del film, la più matura e procace Gemma Arterton, l’avevo già vista in Prince of Persia - Le sabbie del tempo, Scontro tra titani e Rocknrolla.

Ecco subito la trama sommaria di Byzantium, film peraltro basato su una pièce teatrale: Eleanor e Clara fuggono da una casa in città, subito dopo un violento crimine, per nascondersi in una più tranquilla cittadina, dove cercano di sistemarsi al meglio.
Il “meglio” per la bella Clara comprende anche la prostituzione, esercitata in prima persona e organizzata con ragazze giovani, che essa raccoglie per strada e piazza nell’albergo di Noel, timido uomo conosciuto nel frattempo.

Questa premessa sembra alludere a una storia su povertà esteriore e interiore… ma non è proprio così, visto che Byzantium è una storia sui vampiri: sia Clara che Eleanor, che poi sono madre e figlia, sono vampire, anche se lo sono in modo molto diverso: la prima più disinibita e senza scrupoli, la seconda più tenera e gentile, cosa che causa continui scontri tra le due rispetto alla visione della vita e al modo di comportarsi (elemento già presente nel più risalente Intervista col vampiro, non a caso girato dallo stesso regista).
Altro problema: le due sono cercate da una misteriosa Fratellanza, ansiosa di regolare vecchi conti…

Byzantium si muove in direzioni molto diverse, e quando un film si comporta in tal modo rischia di fallire: drammatico, thriller, un pizzico di horror o comunque di splatter, sentimentale…

… tuttavia, il film dosa abbastanza bene gli ingredienti, e alla fine la ricetta funziona a sufficienza.

Certo, è un film di intrattenimento, e non ha la minima pretesa di colossal.
Scordatevi dunque storie ambiziose come Intervista col vampiro (che ha reso famoso il regista Neil Jordan), e non parliamo nemmeno di Dracula o di Nosferatu… mentre ci avviciniamo decisamente di più ai moderni film metropolitani sui vampiri, mezzo dramma, mezzo amore, mezzo avventura.
Insomma, è l’epoca di Twilight (che peraltro non è nemmeno male, a differenza di molte sue imitazioni), e questo viene prodotto.

Pur tuttavia, nonostante il genere sia più o meno questo, ma meno infantile per fortuna,  Byzantium non è da buttare, e si guadagna una sufficienza.
Inoltre, propone anche qualche frase interessante, diciamo così, per chi sa leggerla, e che conferisce al film un valore un poco superiore.

Eccola.

“Soltanto chi è pronto a morire avrà in dono la vita eterna.”

“La vita eterna arriva solamente a chi è pronto a morire.”

“Questa è la fine.
Di cosa?
Del tempo.”

“La pace sia con te.
Possa la luce risplendere su di te.”

“Per la prossima volta dovete scrivere un saggio intitolato ‘Io sono’.”

E con questo è tutto con Byzantium, alla prossima recensione.

Fosco Del Nero



Titolo: Byzantium (Byzantium).
Genere: drammatico, fantastico, thriller, sentimentale.
Regista: Neil Jordan.
Attori: Gemma Arterton, Saoirse Ronan, Sam Riley, Jonny Lee Miller, Daniel Mays, Caleb Landry Jones, Tom Hollander, Uri Gavriel, Jeff Mash, Glenn Doherty.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 24 ottobre 2017

Frozen - Il regno del ghiaccio - Chris Buck, Jennifer Lee

Ho trovato Frozen - Il regno del ghiaccio in una classifica online dei migliori film d’animazione di sempre, ed essendo da sempre un appassionato di film d’animazione, me lo sono guardato, confortato anche dal fatto che avesse vinto svariati premi e ottenuto incassi eccellenti.

Dico “confortato” per il fatto che, spesso, i film d’animazione occidentali equivalgono a film per bambini, o quasi, assai superficiali e privi di contenuti, semplice intrattenimento.
E per Frozen non dico che è così, ma quasi…

Il target è difatti assai giovane: siamo su bambini e famiglie, il tono generale è molto infantile, dai dialoghi alle canzoni.

Ora, c’è un luogo comune che in Occidente dobbiamo ancora sfatare: animazione non vuol dire infanzia. Animazione è un mezzo espressivo, come i film recitati, come i fumetti, come i libri, come  i video musicali… così come anche la scultura, la pittura, etc.

All’interno di ciascuno di tali mezzi espressivi certamente si può realizzare un’opera destinata agli adulti oppure all’infanzia, nessuno lo vieta… ma l’inserire un film sempliciotto come questo, per quanto realizzato in modo eccellente dal punto di vista tecnico, in una classifica dei migliori film d’animazione di tutti i tempi è pura follia, un non senso.

Specie se poi certi film d’animazione, come quelli di Hayao Miyazaki, o come gli eccellenti I figli della pioggia Azur e Asmar, o The secret of Kells, o Akira, o L’ultimo unicorno, o altri ancora, non sono inclusi nella classifica oppure seguono agli ultimi posti.

Ma fa niente, procediamo con la recensione, partendo dalla trama, che poi è una rivisitazione di una fiaba di Hans Christian Andersen, ossia La regina delle nevi: la Principessa Elsa e la sua sorella minore Anna sono due bambine molto affiatate, e giocano spesso insieme, spesso avvalendosi dei poteri della prima, capace di generare fenomeni di ghiaccio.
Un giorno, però, Elsa fa male per sbaglio ad Anna, e da allora le due vengono separate dai genitori… praticamente fino alla maggiore età, quando Elsa deve essere incoronata regina, dal momento che i genitori nel mentre sono morti in un incidente in mare.

Le due si rivedono, ma il problema è che Elsa non ha ancora imparato a controllare i suoi poteri, che anzi sono ora cresciuti… ne deriverà un guaio per tutto il reame, e non solo per le due sorelle.

Frozen - Il regno del ghiaccio procede tra balletti, canti, fraintendimenti, ed effetti speciali… e ovviamente anche tra amori e amicizie.
Come da copione, non manca la componente umoristica, anche se assai semplice e banale, commisurata al target del film, molto giovane come detto.

Insomma, il copione è rispettato, in pieno stile Disney (oddio, anche se la Disney ha scheletri nell’armadio, a proposito di copioni rispettati), e la favola procede fino al lieto fine.

Nel mezzo, una componente visiva eccellente, un accompagnamento musicale piuttosto naif e banalotto, dei personaggi standard e una trama ugualmente standard.

La domanda a questo punto è: basta l’eccellente realizzazione visiva per giustificare un prodotto che ha poco altro da offrire?
La mia risposta è no… o meglio, basta per i bambini, e in effetti in tal senso il film va benissimo: il problema sorge quando viene consigliato per altre fasce di pubblico.

Menzione positiva per l’unico personaggio originale del film, che peraltro è anche l’unico che regala divertimento: il pupazzo di neve Olaf.
Quanto alle due sorelle, una più aristocratica e una più alla mano, ai due pretendenti Kristoff e Hans, uno falso e l’altro sincero, e agli altri personaggi secondari, beh, siamo nella banalità più totale.

Fosco Del Nero



Titolo: Frozen - Il regno del ghiaccio (Frozen).
Genere: animazione, sentimentale, drammatico, commedia, musicale.
Regista: Chris Buck, Jennifer Lee.
Anno: 2013.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 18 ottobre 2017

Giovane e bella - François Ozon

La recensione odierna è dedicata a un film francese, Giovane e bella, diretto nel 2013 da François Ozon.

Conosco da anni François Ozon, e l’ho apprezzato in alcuni film, come ad esempio l’incantevole 8 donne e un mistero, cui erano seguiti poi i decisamente meno validi ma comunque in qualche modo originali Ricky - Una storia d’amore e libertà e Swimming pool.

Ogni tanto vado a vedermi cos’altro ha prodotto… anche se a dire il vero la direzione che ha preso la sua carriera non mi piace molto, giacché ha perso la freschezza e l’originalità dei primi lavori per dirigersi verso opere drammatiche e tendenti a nudità ed erotismo.

Come purtroppo anche il film odierno, che mi sa tanto che sancisce la fine del mio seguire il regista francese.

Andiamo subito alla trama di Giovane e bella: Isabelle (Marine Vacht) è una diciassettenne figlia di buona famiglia. I genitori sono separati e lei vive con madre, patrigno e fratello minore, ma tutto sommato le cose vanno bene e non le manca niente.

Nel mondo di fuori, almeno, ma nel mondo interiore evidentemente la ragazza ha qualche vuoto, nonché qualche squilibrio, tanto che inizia a dedicarsi alla prostituzione: volontaria, e d’alto borgo, con ricchi uomini pronti a sborsare 300-400 euro per volta, ma pur sempre prostituzione.

Ad accompagnarla, nonché ad accompagnare in generale la vita della ragazza, una freddezza, un vivere le cose in modo algido e distaccato, che ne testimonia il disamore e il disagio interiore.
Peraltro, se dapprima i suoi familiari non sospettano niente, dopo un incidente…

Giovane e bella è tutto qui: un film drammatico-psicologico sulla prostituzione volontaria di alto borgo… che però più che una disamina psicologica della questione sembra una scusa per mettere in mostra la bellezza dell’attrice protagonista, giacché il regista non cerca nemmeno di spiegare, limitandosi invece a filmare.

Quanto alla protagonista, ha un viso molto bello: perlomeno va dato atto al regista, o comunque a chi si è occupato del cast, di aver piazzato davanti alla telecamera una bellezza che buca letteralmente lo schermo, soprattutto nei primi piani.

Non basta di certo, però, e anzi in tutto il film aleggia una certa atmosfera di vuoto e di superficialità che certamente non è un buon intrattenimento.
E che peraltro dista anni luce dalla tipica leggerezza dei film francesi, o perlomeno delle commedie, che preferisco nettamente. 

Insomma, per tirare le somme con Giovane e bella, arrivederci François Ozon.

Fosco Del Nero



Titolo: Giovane e bella (Jeune et jolie).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: François Ozon.
Attori: Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 17 ottobre 2017

Planet 51 - Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez

Amo l’animazione e amo il genere fantastico, così come amo l’umorismo, per cui era solo questione di tempo prima che vedessi Planet 51, film che per l’appunto riunisce tali tre filoni.

Cominciamo col dire una cosa: certi film nascono con un’ambizione, quella di essere dei capolavori e di essere ricordati come tali, mentre altri nascono con un’ambizione più modesta, quella di essere un semplice intrattenimento.
Un buon intrattenimento, possibilmente, questo è chiaro.

Planet 51 appartiene a questo secondo filone, e non ha affatto velleità riguardo al primo.

Si tratta peraltro di un film estremamente citazionista, a cominciare dal titolo, che richiama la famosa Area 51, che però, nel sovvertimento dei ruoli tra terrestri e alieni, diventa Area 9, mentre il pianeta è il Pianeta 51, un pianeta sul quale si reca l’astronauta solitario Charles Baker, che viene però scambiato per un alieno minaccioso e invasore.

Il fatto è che egli è capitato in una sorta di anni "60 alieni: città, macchine, musica e cultura dicono anni "60, con tanto di frangia di figli dei fiori.
In tale contesto, andavano di moda i film di fantascienza sugli alieni invasori, e in questo caso l’alieno invasore era per l’appunto un essere umano.

Nel corso della storia vi sono altri riferimenti: da Independence Day a Star wars, da AlienTerminator, da Cantando sotto la pioggia a 2001 Odissea nello spazio.
E sospetto che vi fosse un qualche accenno anche a Ritorno al futuro.

E, nel corso della storia, Charles conoscerà tanti alieni, dal Generale Grawl, deciso ad annientarlo a tutti i costi, al Professor Kipple, deciso a estrargli il cervello a tutti i costi per studiarlo.
Ma soprattutto conoscerà Lem, Skiff ed Eckle, che lo aiuteranno a fuggire.
Menzione anche per l’adorabile robottino Rover.

Nel complesso Planet 51 è un film caruccio, simpatico e scorrevole, che spesso fa sorridere e a tratti anche ridere (memorabile la scena della sparatoria multipla nella base segreta aliena), ma che non ha la stoffa del fuoriclasse.
Un lavoro ottimamente compilato ed eseguito, ma non di prima fascia per la quale gli mancano profondità e spessore.

Comunque, ripeto: un film d’animazione carino e gradevole.

Fosco Del Nero



Titolo: Planet 51 (Planet 51).
Genere: animazione, fantascienza, comico.
Regista: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 10 ottobre 2017

The boy and the beast - Mamoru Hosoda

Finora avevo visto un solo film girato da Mamoru Hosoda, ossia La ragazza che saltava nel tempo, il quale mi era piaciuto.
Oggi arrivo a quota due con The boy and the beast, di cui avevo letto ottimi commenti in rete.

Partiamo subito con la trama sommaria: Ren è un bambino che, scappato da un appartamento di Shibuya, ossia uno dei quartieri più famosi di Tokyo, finisce per caso in un mondo parallelo: Jutenkai, il  Regno delle Bestie. In esso non vi sono uomini, ma solamente animali senzienti, che vivono in una società in tutto e per tutto simile a quella umana, tranne che è meno tecnologica ed è più a contatto con la natura e l’energia della vita.
E anche con le arti marziali, tanto che a breve si svolgerà l’incontro tra due maestri per decidere chi sarà il successore come gran maestro del regno in questione (il maestro attuale sta per andare in pensione diventando una sorta di deità).

Ren è ovviamente spaesato, ma troverà una casa in quella di Kumatetsu, uno dei due candidati al titolo di gran maestro… e senza dubbio quello più impulsivo e più rozzo, tanto che tra i due si svilupperà da subito un rapporto di conflitto.
Sta di fatto che Ren, ribattezzato da Kumatetsu Kyuta, rimane da lui, e si allena per diventare guerriero, a sua volta aiutando Kumatetsu ad affinare la sua lotta.
Nel mentre passano gli anni: Ren diviene adolescente, e diventa un forte guerriero… e un giorno, anche stavolta per caso, trova la strada per tornare a casa.

The boy and the beast dura quasi due ore, e sono due ore meravigliose: l’animazione è bellissima, con immagini ben disegnate, movimenti fluidi e colori belli e vivaci.
È tutto davvero bello sia sul versante Tokyo, sia sul versante Regno delle Bestie, cosa doppiamente meritoria. A proposito, nel Regno delle Bestie si entra in un passaggio fatto di stretti vicoli labirintici che sa molto di tana del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie... e forse non è un caso che il gran maestro del regno fantastico sia proprio un coniglio bianco.

L’incipit della storia, col bambino che a Tokyo incontra per caso una bestia mascherata da uomo, e che subito dopo incappa nel passaggio segreto tra i due mondi, è davvero invitante, ma quel che è più accattivante è l’ambientazione generale: raramente ho provato la sensazione, guardando un film d’animazione, che tutto fosse così ben fatto e accogliente.
E quando dico raramente, dico Miyazaki… e infatti Mamoru Hosoda è già stato indicato da molti come il nuovo Miyazaki.
Non che il vecchio se ne sia già andato, per fortuna, e anzi abbiamo anche il figlio al lavoro… per cui diciamo che tre sono meglio di uno, anche se fare bene come Miyazaki senior sarà difficile.

Oltre all’incipit, all’ambientazione e all’animazione, è buona anche la caratterizzazione dei personaggi, tanto che mi piacerebbe rivedere The boy and the beast in lingua originale, che di solito prediligo (amo il suono del giapponese, pur non capendolo... con l'eccezione di una ventina di parole che ho imparato a furia di sentirle mentre leggevo i sottotitoli), mentre stavolta avevo optato per l’italiano, trovando comunque un buon doppiaggio.

Un commento sulla trama: forse è l’elemento considerabile più debole, visto che non è nulla di trascendentale, e che anzi rispetta alcuni cliché, peraltro in buona parte prevedibili (l’elemento della balena, nel dettaglio, poteva tranquillamente essere evitato).
Ma The boy and the beast non è un film di trama, bensì un film di bellezza e di insegnamenti. Già, perché oltre alla bellezza visiva, esso propone anche situazioni e frasi che ne fanno un vero e proprio film di formazione… rispettando anche in ciò la tradizione dei film d’animazione giapponesi che li vuole educativi per grandi e piccoli, e non un intrattenimento leggero per bambini o per famiglie come spesso sono in Occidente.
In tal senso, il film va a parlare di percorso interiore, di acquisizione di forza, di perdono.

Ecco alcuni altri elementi di valore. 
L'allievo impara dal maestro, ma anche dal maestro impara dal rapporto con l'allievo e sale di un gradino più in alto: questo è un importante insegnamento evolutivo-spirituale.
Il precedente gran maestro (il coniglio bianco) sceglie di divenire il dio della risolutezza, a sottolineare l'importanza della determinazione e della disciplina nel percorso esistenziale.
Alla fine, l'insegnante si sacrifica, rinuncia a sé stesso, ossia all'ego, per rafforzare il suo studente.

A testimoniare ciò, ecco alcune frasi estrapolate dal film, tutte riferibili al percorso interiore, al di là del fatto che siano state pronunciate in un dialogo o in un contesto di combattimento.

“I mondi in cui noi bestie e gli esseri umani abitiamo sono separati, perché questi ultimi, che sono così fragili, spesso permettono alle tenebre di dimorare nei recessi del loro cuore.”

“Devi impugnare la spada nel cuore.”

“Un potere esiste non per essere ostentato, ma per essere amministrato.”

“Se sei un maestro, comportati come tale. Ti arrabbi per un nonnulla. Rinunci subito, dicendo che è impossibile.”

“È una bella cosa educare il tuo discepolo mostrandogli in prima persona gli sforzi necessari.”

“Con il dovuto rispetto, vi domando "che cos’è la forza"?”

“Io non ho muscoli d’acciaio, tuttavia, ecco: sono in grado di creare delle illusioni. Non le sottovalutate: a volte le illusioni sono più sincere della verità, e questa in parole povere… questa è la forza.”

“La forza? Chiedere questo a me non ha senso: io me ne sto sempre seduta qui come una pietra, nei giorni di pioggia come nei giorni di vento.”
“Perché mai?”
“Per dimenticare il tempo, per dimenticare il mondo, per dimenticare anche me stessa e così trascendere anche la realtà.”

“Trova da solo il significato.”

“So bene che non potrà mai diventare indipendente se non riuscirò a farlo da solo.”

“Il protagonista vuole vendicarsi dell’abominevole balena che gli ha portato via una gamba, ma in realtà, se analizziamo bene, non starà combattendo contro se stesso?”
“Contro se stesso?”
“In altre parole, la balena è uno specchio in cui si riflette.”
“Uno specchio?”

“Non vuoi sapere più cose, oltre a quelle che hai già imparato?”

“Chi sono?”

“Non restare lì in terra... vinci con le tue forze.”

“Non farti schiacciare.
Non devi perdere.
Tira fuori la tua forza”

“Cosa fai, dormi?
Sveglia!”

“Non stiamo mai combattendo veramente da soli.”

“Accumula il tuo ki.”

“Concentrati su un punto, poi miralo e colpisci senza esitazione.”

“Io non dubito.”

Con tutta questa bellezza… il film è stato proiettato nei cinema italiani per ben due giorni, e non ha nemmeno un commento su Amazon.
In Giappone, invece, incassi super. Quanto alle recensioni, ora c’è almeno questa.

Mamoru Hosoda dunque è promosso in pieno: mi vedrò anche gli altri suoi lavori, Wolf children e Summer wars, che poi sono i lavori di mezzo tra La ragazza che saltava nel tempo e The boy and the beast.

Fosco Del Nero



Titolo: The boy and the beast (Bakemono no ko).
Genere: animazione, fantastico, fantasy, azione, commedia.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2015.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 ottobre 2017

Broken flowers - Jim Jarmusch

Sin da quando vivi per la prima volta Ghostbusters, divenni un fan accanito di Bill Murray, tanto che lo vidi in tanti altri suoi film.
Alcuni solo decenti: Ghostbusters 2, Osmosis Jones, Rushmore.

Cito anche le sue comparsate in ruoli da non protagonista (con la qualità media dei film che è piuttosto alta): Benvenuti a Zombieland, I Tenenbaum, Tootsie, La piccola bottega degli orrori, Ember - Il mistero della città di luceIl treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Moonrise Kingdom.

Insomma, l’ho visto parecchie volte… una volta di più con Broken flowers di Jim Jarmusch.

Di cui ecco la trama sommaria: Don Johnston (Bill Murray) è un dongiovanni cinquantenne, felice della sua condizione di scapolo, nonostante abbia accanto l’esempio di Winston (Jeffrey Wright) e della sua famiglia felice.
Lo turba poco il fatto che lo molli la sua ultima e ben più giovane amante Sherry, mentre lo turba decisamente di più il ricevere la lettera di una sua antica fiamma che gli comunicava che, quando avevano rotto venti anni prima, lei era rimasta incinta e aveva cresciuto da sola il figlio che era anche suo.
La lettera però non era firmata, né indicava alcuna prova della sua provenienza, ma solo vaghi indizi.
Don lascerebbe pure correre, ma l’amico Winston, appassionato di gialli e di investigazioni, no, tanto che questi predisponde al primo una sorta di viaggio indagatore, onde scoprire quale è la madre tra le potenziali ex ragazze.
Tra di esse, tra l’altro, abbiamo Sharon Stone, Jessica Lange e Tilda Swinton… col cast che dunque non è affatto male.

Broken flowers è una sorta di viaggio on the road, fatto in solitaria, come solitaria è per certi versi la vita di Don, ma il viaggio più che all’esterno è fatto all’interno, ed è un viaggio di riflessione e di esplorazione.

Il tutto assume quasi un sapore documentaristico, anche perché il film è tutt’altro che rumoroso: Murray offre spesso il suo volto in-espressivo ai primi piani del regista, la colonna sonora è quasi del tutto assente, i personaggi sono pochi, non vi è rumore di fondo, cosa che accentua per l’appunto l’elemento interiore in luogo di quello esteriore.

Sulle prime, ho avuto una sensazione non positiva, nel senso che Murray non mi sembrava adatto al ruolo del dongiovanni impenitente, però devo dire che andando avanti il film funziona: il personaggio di Winston gli dà quella vivacità sufficiente a non annoiarsi, affiancato in questo anche dal bailamme delle ex ragazze di Don.

Finale quasi incredibile, nel senso che si rimane a bocca aperta per come il film termina con un nulla di fatto: forse sarebbe stato meglio piazzare qualcos’altro, ma tant’è, Broken flowers termina in questo modo ed è comunque un buon film.
Non trascendentale, non imperdibile, ma un discreto film.

Fosco Del Nero



Titolo: Broken flowers (Broken flowers).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: Jim Jarmusch.
Attori: Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Chloë Sevigny, Christopher McDonald, Alexis Dziena.
Anno: 2005.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

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