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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 19 aprile 2022

Short program - Mitsuru Adachi

Dopo essermi letto le opere principali di Mitsuru Adachi (cito per tutte Touch e Rough) nonché molte opere secondarie, sono arrivato a leggermi anche i suoi corti, pubblicati nel corso di una ventina d’anni su varie riviste e infine riuniti in una piccola opera intitolata Short program, che in Italia è stata pubblicata in quattro volumetti, contenenti ciascuno una storia, peraltro con sottostorie, tutte chiaramente piuttosto corte.

Va detto anche che tali volumetti, che in Giappone erano usciti in realtà in due tankobon e non in quattro come in Italia, sono stati seguiti da un terzo volume intitolato Short program - Girl's type, che però non ho, per cui la recensione si basa sui due volumi originali, ossia sui quattro volumetti italiani.

Si tratta di volumi di formato discretamente grande come misure, ma non particolarmente spessi, con circa 120 pagine ciascuno: a conti fatti, sono piuttosto corti… di nome e di fatto.

Non c’è molto da dire, in realtà, su di essi, dal momento che non vi è una trama unitaria, e persino il genere è piuttosto difforme, da storia a storia, spaziando dalla commedia leggera al drammatico, dall’umorismo al sentimentale. Il tutto comunque conserva lo stile piuttosto leggero, nei tratti e nei modi, di Mitsuru Adachi, largamente apprezzato proprio per tale sua leggerezza di spirito, persino quando affronta tematiche impegnative e non meramente sportive o adolescenziali…

… temi che comunque rimangono il suo piatto forte, anche nelle brevi storie contenute in Short program, che a dire il vero non ho gradito troppo, nel senso che avevo già notato che il mangaka giapponese dava il meglio di sé nelle opere più lunghe (TouchRoughH2), mentre quando lo spazio si assottiglia diminuiscono anche la qualità media e lo spessore dell’opera.
Qua lo spazio è ai minimi termini, e anche il mio gradimento lo è stato, pur rimanendo nell’alveo delle opere ottimamente realizzate, da cui la valutazione sufficiente ma non oltre.

In conclusione, dovrò trovare altri fumetti lunghi di Adachi, oppure rileggermi i suoi classici, se ne avrò voglia in futuro.
Ad ogni modo, Mitsuru Adachi è un eccellente mangaka, delicato ma al contempo intenso, e certamente non lo scopro io per primo.

Fosco Del Nero



Titolo: Short program (Shoto puroguramu).
Genere: manga, fumetto.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 1985-2007.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 15 dicembre 2021

Q and A - Mitsuru Adachi

Q and A è il settimo manga di Mitsuru Adachi che leggo, e in tempi relativamente ristretti, visto che da ragazzino avevo ignorato il fumettista giapponese, che al tempo mi sembrò un po’ scialbo.
Opinione e gradimento nettamente mutati in età adulta, dopo aver letto, nell’ordine: RoughTouchMiyukiSlow stepMisora per sempre, H2 e ora, per l’appunto, Q and A.

La valutazione media è molto alta, con le punte dei primi due manga, considerati non a caso i capolavori di Adachi, e con i minimi di Slow step, Misora per sempre e dello stesso Q and A, laddove il suddetto minimo è comunque una valutazione più che sufficiente-discreta, la quale peraltro soffre della vicinanza con i dirimpettai più quotati, nonché della somiglianza generale tra protagonisti e dintorni.

Se i protagonisti dei fumetti di Adachi, difatti, si somigliano un po’ tutti, quando molto e quando poco, anche i contesti sono simili: le scuole superiori giapponesi, il baseball, il nuoto, l’atletica leggera, fratelli e amicizie d’infanzia, innamoramenti e triangoli. Di adulti ce ne sono pochi, di lavoro pure; il tutto sa molto d’adolescenza, per quanto un’adolescenza decisamente più matura e consapevole della media, col tutto che assume sempre toni morbidi, dolci, tenui, ironici, senza mai strafare.

Ma andiamo alla trama di Q and A, manga composto da sei volumetti: Atsushi Ando e i suoi genitori sono tornati nel paese d’origine dopo sei anni d’assenza, dovuti a un trasferimento lavorativo del padre. Poco prima del trasferimento, il fratello maggiore di Atsushi, Hisashi, brillante, forte e dotato negli sport, era morto per un incidente stradale, lasciando assai triste il fratello, l’amica d’infanzia Yuho e pure il rivale storico di Hisashi, il bullo Jinno, che da quel momento in poi ha avuto campo libero e che, ora che la famiglia Ando è tornata in paese, vuole vendicarsi sul fratello minore Atsushi.
Hanno parti rilevanti nel cast anche il fratello di Yuho, lo scrittore spiantato Kosei, l’atleta di judo Shinobu e l’inquietante Kyoko, la quale ha la dote di vedere i fantasmi…
… e si dà il caso che abbia un ruolo importante nella storia anche il fantasma di Hisashi, che nel frattempo era rimasto nella casa natale della famiglia e che si fa vedere da Atsushi, generando molte gag.

Q and A è una storia che avrebbe potuto (dovuto?) essere più lunga, visto che aveva tutti gli elementi e gli spunti di base per durare di più: in questo caso sono sicuro che la qualità media dell’opera ne avrebbe giovato, visto che Adachi dà il meglio di sé nel lungo e non nel breve, o almeno io la vedo così.

Viceversa, il manga dura poco, si interrompe in modo netto, senza un finale, e anzi ritorna letteralmente sui suoi passi, e dunque il finale non è nemmeno abbozzato; il tutto lascia la sensazione di incompletezza.
Peccato, perché, come detto, vi erano tutti gli elementi per fare qualcosa di più ampio e ambizioso.

Così come stanno le cose, Q and A è un discreto manga, con personaggi ben caratterizzati, gradevole nel tratto grafico e nel tono generale, con un umorismo più spiccato rispetto alla media dell’autore, ma che cede nettamente il passo rispetto alle opere più importanti di Mitsuru Adachi, il quale rimane comunque una garanzia di una certa qualità… e anzi, come detto, la valutazione ridotta risente del confronto con le sue produzioni migliori.

Fosco Del Nero



Titolo: Q and A (Q and A).
Genere: manga, fumetto.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 2009-2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 22 settembre 2021

Clover - Clamp

Era da molto che non leggevo un manga, e particolarmente un manga nuovo, per me sconosciuto, tanto che ho deciso di interrompere il digiuno andando a cercarmi un manga mai sentito di un autore mai sentito.
Il manga in questione è Clover, e i suoi creatori sono le Clamp, un collettivo di mangaka donne, cosa evidente in tutto il tratto dell’opera.

Ecco la trama sommaria di Clover: in un mondo in cui esiste la magia e alcune persone hanno poteri straordinari, i Cinque Maestri di Magia, che governano collegialmente, hanno creato il Clover Leaf Project, un progetto in cui vengono trovati, segregati e studiati alcuni individui particolarmente potenti, denominati in vario modo a seconda del livello dei loro poteri: il quadrifoglio è l’essere più potente, poi viene il trifoglio, poi il bifoglio e infine la foglia unica. 
Il manga segue le vicende, o quantomeno una piccola parte delle vicende, di alcuni di tali personaggi: un quadrifoglio, due trifogli, alcune foglie uniche, e i Cinque Maestri di Magia con i loro scagnozzi.

Non sapevo nulla dell’opera in questione, se non il nome delle autrici, che comunque non avevo mai letto e che dunque non mi offrivano alcun riferimento. Semplicemente, prima dell’acquisto, mi sono premunito di leggere qualche parere online, e le valutazioni medie erano molto positive.

A posteriori, mi è venuto da chiedermi perché, visto che Clover sa di esperimento mal riuscito…
… e infatti, ho scoperto in seguito, pur essendo composto da soli 4 volumetti, è stato realizzato tra il 1997 e il 1999 e poi interrotto, senza alcuna informazione sul se e sul quando verrà ripreso e completato. Un vizio che hanno molti mangaka, i quali evidentemente si fanno prendere da nuovi progetti, o da qualche successo commerciale, e abbandonano i loro precedenti lavori incompiuti; scarso segno di rispetto per i propri lettori e per le loro stesse opere, ma tant’è…

Ad ogni modo, non è per questo (o comunque non solo) che non credo che leggerò più altri lavori delle Clamp, ma per altri motivi, a cominciare dal tratto grafico molto scarno, e praticamente privo di sfondi: si gioca molto sui volti dei protagonisti, ma il tutto sa di davvero spartano ai miei occhi. 
Altra cosa che non ho gradito: l’intervento eccessivo dell’inglese, anche con frasi di discreta complessità, che certamente non tutti potranno capire. Peraltro, alcune espressioni, che nella storia sarebbero o pensieri o pezzi di canzoni, sono ripetute in modo ossessivo fino allo sfinimento, e anzi, sommate, coprono una discreta porzione dello spazio totale; una porzione davvero molto grande.
Ancora: la storia è frastagliata, e rivela un tono piuttosto melodrammatico ed emotivo. In questo si vede agevolmente che le autrici sono donne. Nonostante gli spunti futuristici, essenzialmente si parla di sentimenti e amore.

Allora Clover è tutto un disastro?
No.

Le copertine dei quattro volumi sono molto belle, e nella quarta di copertina ogni volume propone dei versetti veramente accattivanti, leggermente diversi l’uno rispetto all’altro, i quali peraltro sono quello che mi ha spinto all’acquisto.
Anche in questo caso, tuttavia, ci sarebbe stato da migliorare, pur se ciò rientra nella sfera di competenza dell’editore, visto che la metrica in tutti i casi non è precisa.

Versetti a parte, copertine e rime non sono abbastanza per fare di un manga un buon manga.

Fosco Del Nero



Titolo: Clover (Clover).
Genere: manga, fumetto, fantastico, drammatico.
Regista: Clamp.
Anno: 1997-1999.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



martedì 28 luglio 2020

H2 - Mitsuru Adachi

Il candidato di oggi è H2, di Mitsuru Adachi.
Originariamente su questo blog recensivo anche libri, così come fumetti e gruppi musicali, tuttavia dopo un poco di tempo ho dirottato i libri su Libri e romanzi… e quanto ai fumetti, indeciso sul fatto di far prevalere l’elemento visivo o quello scritto, ho optato per la prima soluzione tra le due. Dunque, su Cinema e film sono rimasti anche i fumetti, così come artisti musicali, per quanto ambo le categorie son decisamente poco frequentate: la seconda ormai è caduta in prescrizione, mentre della prima si vede qualcosa ogni tanto…

… essenzialmente grazie al fatto di aver scoperto da grande Mitsuru Adachi, di cui ho recensito in abbastanza rapida serie RoughTouchMiyukiSlow step, Misora per sempre e quest’oggi H2.

Rough e Touch, va da sé, sono il top della produzione del mangaka nipponico, seguiti a mio avviso da Miyuki prima, e poi Slow step e Misora per sempre, ultimi nella graduatoria ma comunque discreti fumetti.
Come si inserisce in tale classifica H2, che poi è il manga più lungo con i suoi 34 volumi italiani?

Si inserisce grossomodo a metà gruppo: Rough e Touch sono molto lontani, e probabilmente gli è superiore anche Miyuki, anche se il tutto è molto soggetto al gusto individuale, mentre a mio avviso Slow step e Misora per sempre stanno un poco sotto.

L’idea che mi ero fatto è che Adachi si esprima meglio nelle opere medio-lunghe piuttosto che in quelle brevi, composte da pochi volumetti… e anche H2 ha confermato tale sensazione, per quanto purtroppo esso difetti di un fattore non da poco: l’originalità.
Siamo ancora alle prese con baseball, amici d’infanzia e triangoli amorosi; evidentemente l’autore non riesce-riusciva a creare altro, il che è un peccato e ovviamente un grosso limite.

Quel che è peggio è che questo è il manga in cui la parte del baseball ha più spazio in assoluto, con le partite che occupano buona parte dei volumetti proposti; piuttosto noioso per chi non segue il baseball (ossia tutto il mondo a parte Usa e Giappone). Psicologia e rapporti tra i protagonisti hanno così meno spazio a disposizione, e infatti il tutto sembra piuttosto sacrificato contando l’ampiezza dell’opera.
Davvero un peccato, perché il tocco grafico è quello solito di Adachi, molti personaggi sono ben caratterizzati e interessanti (forse più i secondari del principali, anche se molti di essi ricalcano personaggi di precedenti manga), e di spunti ce ne sono tanti.

H2, tuttavia, più che un’opera originale e brillante mi è sembrata una compilazione generale del lavoro e delle tematiche di Adachi, quasi una sorta di auto-tributo.

Ecco la trama del fumetto: Hiro Kunimi e Hideo Tachibana sono amici d’infanzia, ed entrambi sono giovani promesse del baseball scolastico. Insieme a loro giocava anche Atsushi Noda, che finisce nella scuola di Hiro, l'istituto Senkawa, il quale non ha un club di baseball. Hideo invece va al Meiwa, che ha un club di baseball già piuttosto forte.
Il triangolo sentimentale classico è completato da Hikari Amamiya, amica d’infanzia di Hiro che proprio Hiro ha presentato a Hideo, col quale la ragazza si è fidanzata… nonostante piaccia anche a Hiro, che però nella nuova scuola conosce la simpatica e sbadata Haruka Koga

Da H2 mi attendevo qualcosa in più, per quanto non mi abbia deluso in senso totale, e infatti la valutazione dell’opera è comunque discreta.
Certo che, come detto, Touch e Rough stavano su altri livelli.

Fosco Del Nero



Titolo: H2.
Genere: manga, commedia, sport, sentimentale.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 1992-1999.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 13 agosto 2019

Misora per sempre - Mitsuru Adachi

Misora per sempre è ormai il quinto manga di Mitsuru Adachi che leggo... e praticamente tutti in rapida serie, dal momento che fino a questo momento avevo ignorato l’autore giapponese, per poi scoprirlo con entusiasmo grazie a Rough, cui sono seguiti poi TouchMiyuki e Slow step.
Il che, per coincidenza, è anche la mia personale classifica di gradimento, in cui purtroppo si inserisce lo stesso Misora per sempre.
Forse è un caso, ma quelli che ho gradito meno, ossia gli ultimi due, sono anche i più corti: forse Adachi si esprime meglio sul medio e sul lungo piuttosto che sul breve.

Ma andiamo a tratteggiare la trama sommaria di Misora per sempre, opera composta di cinque volumetti piuttosto corposi: il trio di amici Misora, Ryudo e Jushiro e l’altro trio di amici Miyako, Kouta e Chiyonosuke, in aperta rivalità tra di loro, si conoscono fin da bambini, e hanno condiviso un’esperienza strana, allorquando, all'età di sei anni, in una circostanza anomala fu predetto loro da un dio locale che al compimento dei tredici anni ciascuno di loro avrebbe ricevuto in dono un regalo come ringraziamento per la buona azione compiuta.
La prima a compiere i suddetti 13 anni è proprio Misora, la quale effettivamente riceve un dono: la capacità di spostare gli oggetti, per quanto di pochi centimetri e a costo di grande fatica fisica. Via via seguiranno tutti gli altri, ciascuno con un potere apparentemente di scarsa rilevanza.
Ma i poteri saranno decisivi allorquando i sei, ora amici anche per via della vicinanza nel Rental Club, club sportivo che “affitta” i suoi membri agli altri club che ne hanno di volta in volta bisogno, si troveranno ad affrontare una minaccia addirittura mondiale.

Misora per sempre, è notorio, è un manga atipico nella produzione di Mitsuru Adachi: intanto, il disegnatore giapponese solitamente si esprime in opere più lunghe.
Inoltre, di solito egli esplora la vita quotidiana, mentre in questo caso si lancia nel fantastico con tanto di poteri esp.
Ancora, solitamente vi è un protagonista e un triangolo amoroso, mentre qua abbiamo un gruppo di sei personaggi… nonché due nemici, altra novità.
E ancora: di solito Adachi riprende ragazzi del liceo, mentre qua abbiamo a che fare con tredicenni… per quanto con tredicenni che sembrano ragazzi del liceo sia nell’aspetto che nel comportamento.
Vi sono meno sentimenti, invero quasi del tutto assenti, e più gag e umorismo.
Ma, soprattutto, quasi non si parla di sport: un evento per un autore che ha sempre messo in mezzo in modo sostanzioso baseball, softball, pugilato, e via discorrendo.
Tocco finale alle stranezze: il gatto parlante Bake.

Detto questo, gli amanti dell’Adachi “puro” saranno forse rimasti delusi da tutte queste novità. Io, personalmente no, sia perché il genere fantastico mi piace, sia perché Misora per sempre è molto bello a vedersi, e anzi assai più maturo nei tratti rispetto ad altri fumetti di Adachi, non a caso precedenti.

Il problema di Misora per sempre, ciò che lo fa precipitare nella classifica di gradimento, a giocarsi l’ultimo posto con Slow step (ultimo, ma pur sempre relativo a opere discrete), è che la serie è incostante, va a salti, e si conclude in modo a dir poco frettoloso, oltre che inverosimile.

Sembra quasi che Adachi non sapesse come farla evolvere, o avesse altro da fare, e l’abbia conclusa il prima possibile.
Ma, in generale, dal momento in cui sono entrati in scena i fratelli cattivi la sceneggiatura è degenerata.

Peccato: opera comunque gradevole e più che sufficiente, ma ben lontana dalle vette di Rough o Touch.

Ed ora procedo con H2, la serie più lunga di Mitsuru Adachi… e vedrò se la mia teoria sul fatto che Adachi si esprima meglio sul medio-lungo è corretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Misora per sempre (Itsumo Misora).
Genere: manga, commedia, fantastico.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 2000-2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 24 luglio 2019

Slow step - Mitsuru Adachi

Slow step è il quarto manga di Misturu Adachi che leggo, e praticamente in rapida successione, giacché mi sono avvicinato al fumettista giapponese solo adesso.
Per la precisione, segue Rough, Touch e Miyuki.

Altra precisazione da fare: mentre i precedenti tre erano più lunghi (dai dodici ai ventisei volumetti), Slow step è più breve e si ferma a soli sette, peraltro non particolarmente spessi, mentre tra i dodici di Miyuki, per dire, me ne ricordo alcuni piuttosto corposi.

Un’altra differenza di una certa consistenza è il mutare della fattezze dei personaggi: mentre negli altri fumetti praticamente i volti dei protagonisti maschile e femminile erano identici, e così pure i personaggi secondari si ricordavano l’un l’altro, in questo manga tale somiglianza va parecchio a scemare, e anzi sparisce anche il binomio sentimentale prevedibile, quello per l’appunto per cui il protagonista maschile e la protagonista femminile, quelli con sempre gli stessi volti, finivano per avvicinarsi e stare assieme. 

Slow step propone difatti una protagonista femminile, Minatsu Nakazato, una studentessa e giocatrice di softball, e tre protagonisti maschili, tutti pretendenti: i compagni di scuola Shu Akiba e Naoto Kadomatsu, entrambi pugili, e il giovane professore Kango Yamazakura, anch’egli pugile (gli sport invece sono gli stessi degli altri fumetti di Adachi: baseball, softball, pugilato o nuoto).

Per complicare le cose, Minatsu spesso interpreterà anche il personaggi fittizio di Maria Sudo, tramite parrucca, occhiali e abbigliamento differente… ma è sempre lei.

Altra piccola differenza rispetto agli altri manga: mentre negli altri le cose sono un po’ più chiare, qua rimangono sospese e ambigue fino alla fine, scelta che personalmente non ho apprezzato molto, ma tant’è.

Slow step non è malaccio, col suo tono leggero e scanzonato, però un po’ per l’essere abbastanza inconcludente, e un po’ per la sua brevità, non ha il tono profondo degli altri tre fumetti di Adachi che ho letto, ragion per cui la valutazione è inferiore.

Inferiore, ma comunque discreta, e difatti in programmazione di lettura vi sono già altri due titoli del buon Mitsuru Adachi: il breve Misora per sempre e il lungo H2.

Vediamo che spunterà il titolo di miglior manga di Adachi tra questi sei.

Fosco Del Nero



Titolo: Slow step (Slow step).
Genere: manga, fumetti, commedia, sentimentale, adolescenziale.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 1986-1991.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 25 giugno 2019

Miyuki - Mitsuru Adachi

Miyuki è il terzo manga di Mitsuru Adachi che leggo dopo Rough e Touch, che mi sono entrambi piaciuti moltissimo.
La speranza era ovviamente che il bis divenisse tris… e anzi anticipo che mi sono già procurato anche Misora per sempre, Slow step e H2.

Insomma, mi sono fatto il pieno di Adachi, ed è un bel pieno, devo dire.

Miyuki praticamente è il suo primo lavoro lungo, e segue da vicino il più breve Questa allegra gioventù. Anticipa di poco Touch, di cui peraltro è stato parallelo per alcuni anni, giacché le produzioni dei due si sono accavallate.

Peraltro, parliamo degli ormai lontanissimi anni “80… e la cosa si vede in tanti fattori: dai disegni piuttosto minimalisti (ma questo è un tratto tipico di Adachi a quanto ho visto, al di là del periodo) ad alcuni fattori culturali ormai antichi anche per il Giappone, come il ruolo della donna in famiglia.
Ciò che non cambia mai sono… i volti dei protagonisti, che sono gli stessi di Rough e Touch.

Ecco in sintesi la trama di Miyuki, manga composto da dodici volumetti, che in Italia tanto per cambiare non ha avuto un grande successo (probabilmente Adachi è troppo intimista, leggero, sottile e poco dinamico per incontrare i favori del grosso pubblico italiano): Masato Wakamatsu è infatuato della compagna di classe Miyuki Kashima, la quale non sembra del tutto indifferente alle sue attenzioni, per quanto qualcosa vada sempre storto e pregiudichi la situazione.
Un’altra Miyuki, però, sta per comparire sulla scena, o meglio per ritornarvi: è la sorella di Masato, che si chiama dunque Miyuki Wakamatsu e che pare avere un affetto particolare per il fratello, dimostrandosi piuttosto protettivo e affettuosa… non sapendo peraltro di non essere veramente sua sorella, dal momento che era stata adottata dal padre di Masato quando era piccola, e poi cresciuta in altro luogo, giacché il padre di Masato era sempre fuori per lavoro e le madri dei due ragazzi, ossia le mogli di Wakamatsu padre, sono entrambe morte, cosa che di fatto ha lasciato i giovani a vivere da soli.  

In mezzo tanti altri personaggi: compagni di classe o di scuola, insegnanti, genitori e parenti, anche se il grosso della storia verte proprio sul rapporto tra Masato e Miyuki.

Mio commento: Miyuki è inferiore ai suoi dirimpettai Rough e Touch, e si mostra un po’ acerbo in alcuni tratti. Il finale, inoltre, è assolutamente frettoloso e non rende giustizia al resto del fumetto, e anzi si ha la sensazione che lo renda quasi monco di qualcosa che avrebbe potuto essere molto più intenso e brillante.
Divertenti i siparietti in cui il mangaka si mette in mezzo, ovviamente sempre in chiave comica.

Nel complesso, comunque, Miyuki non mi ha deluso, come Mitsuru Adachi ancora una volta non mi ha deluso, colpendomi come negli altri casi per delicatezza, tenerezza e semplicità, nonché per un umorismo leggero e tenue.
Vediamo i prossimi fumetti.

Fosco Del Nero



Titolo: Miyuki (Miyuki).
Genere: manga, sentimentale, commedia.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 1980-1984.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 13 marzo 2019

Touch - Mitsuru Adachi

Lo avevo annunciato nella recensione passata di Rough: dopo aver visto la bellezza di Rough, manga che avevo ignorato per decenni, giacché lui e il suo "gemello" mi erano sembrati erroneamente tiepidi e debolucci e insipidi, mi sarei letto anche Touch, e così è stato.

Pubblicato a puntate su una rivista giapponese dal 1981 al 1986, Touch è stato portato in Italia con grande ritardo, dal 1999 al 2001, essenzialmente al causa del poco successo avuto dal suo predecessore Rough (predecessore come pubblicazione in Italia, ma in realtà successivo come realizzazione), che in Italia a quei tempi faticò molto, salvo poi essere apprezzato alla distanza.

I fumetti, dunque, ebbero vita difficile, mentre ebbero vita più facile i cartoni animati da essi tratti, che andarono sulle reti italiane: Touch divenne, in versione animata,  Prendi il mondo e vai… che io non guardai per l’appunto perché mi sembrava un po’ scialbo.

Ecco la trama sostanziale: Kazuya e Tatsuya Uesugi sono due gemelli, ma sono l’uno agli antipodi dell’altro: il primo è un ragazzo modello, studente eccellente a scuola e asso nel suo sport, il baseball, corteggiato dalle ragazze e apprezzato dai ragazzi; il secondo, invece, è pigro e nullafacente, a scuola va malino, non fa sport e le ragazze lo ignorano, e così lui si dedica a tv e giornaletti.
I due, identici a parte la pettinatura, sono cresciuti insieme a Minami  Asakura: vicina di casa e compagna di classe dei due, nonché grande amica… quasi fidanzata, se non fosse difficile capire di quale dei due. Anche se Kazuya, nel pensiero di tutti, dai genitori ai compagni di classe, parte assai avvantaggiato.

Non dico altro per non rovinare la lettura a chi non conoscesse l’opera, se non che essa si muove tra scuola, sport, amicizie, famiglia e amore.
E che, proprio come era stato Rough, possiede una dolcezza e una delicatezza impareggiabili.
Tra i due ho preferito leggermente il primo, ma forse solo per il fatto di averlo letto per primo… e magari la successiva lettura capovolgerà il tutto.

In questo senso, Mitsuru Adachi si conferma mangaka di gran classe, capace di comunicare con uno sguardo o con una postura assai più di tante tavole con conversazioni o azione. E difatti mi procurerò qualche altro fumetto del disegnatore giapponese, magari Misora per sempre, oppure H2.

Son contento, perché Mitsuru Adachi ha risposto alla mia richiesta di leggere dei manga di valore oltre ai classici che già avevo… e con la produzione degli ultimi due decenni che è aumentata molto come numero ma calata drasticamente come qualità, tanto che ho smesso di seguire il settore.

Fosco Del Nero



Titolo: Touch (Tatchi).
Genere: manga, commedia, sentimentale, sportivo.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 1981-1986.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 13 novembre 2018

Rough - Mitsuru Adachi

In passato ho postato anche recensioni di fumetti, invariabilmente manga, così come di altre cose, dalla musica a vari video, salvo poi orientare il blog solamente sui film, come recita il nome stesso.

Tuttavia, vi ho lasciato le recensioni di manga, e ogni tanto, seppur molto raramente, ne aggiungo qualcuna, come è il caso odierno.

Per un lettore della vecchia scuola di manga, quelli classici, quelli considerati capolavori storici, è difficile trovare nuove proposte di valore in un mercato editoriale che nel corso degli anni, evidentemente per via di un aumentato successo, ha aumentato notevolmente le proposte sugli scaffali delle librerie, a discapito però della qualità media, che è crollata in modo quasi incredibile.

Quando ero adolescente, e avevo pochi soldi in tasca da dedicare ai manga, dovevo scegliere tra Ranma e Lamù, tra Kimagure Orange Road e Video Girl Ai, tra Ken il guerriero e Maison Ikkoku.
O ancora, tra Ushio e Tora e Appleseed.
E non sto menzionando nemmeno altri classici come Devilman o Captain Tsubasa, che allargherebbero ulteriormente i generi, e lo spazio temporale.

Letti tutti questi e gli altri classici del periodo, rivolgersi ai manga odierni è abbastanza sconfortante, giacché, come detto, il livello medio è molto calato. Avendo dunque voglia di un manga, ma di un manga di livello, sono andato a recuperare uno dei pochi autori classici che al tempo snobbai del tutto, ossia Mitsuru Adachi.

E, nel dettaglio, mi sono preso e letto Rough, il quale, insieme al suo “gemello” Touch, al tempo ignorai per il semplice motivo che la serie animata di quest’ultimo, Prendi il mondo e vai, mi era sempre sembrata scialba e senza mordente, cosa che mi ha fatto tagliare l’autore nel complesso.

Beh, pessima mossa allora e ottima mossa oggi, se posso riassumere così tutto quanto.

Anzi, aggiungo di più: Rough, nella commistione tra commedia, umorismo, relazioni sentimentali, relazioni d’amicizia e interessi personali, così diffusa nei manga di quel periodo (Orange Road, Video Girl Ai, Maison Ikkoku, etc), si è rivelato uno dei manga che più ha toccato le mie corde, con quella sua energia così viva ma al contempo così serena e morbida.

Per non parlare del fatto che i personaggi sono caratterizzati ottimamente, che i tratti del disegno, pur non esaltanti, sono puliti e lindi, e che la storia, pur anch’essa non eccezionalmente innovativa, trascina il lettore… proprio per la forza delle emozioni e dell’energia che vi è dentro, ciò che faceva della vecchia scuola di manga “la scuola di manga”, a differenza della quasi totalità dei manga odierni che puntano su azione, spettacolarismo, etc.

Ecco in grande sintesi la trama di Rough: Keisuke Yamato è il figlio di una famiglia giapponese produttrice di dolci tradizionali e fa nuoto, segnatamente dedicandosi ai 100 metri in stile libero; Amy Ninomiya è la figlia di una famiglia produttrice di dolci tradizionali e fa nuoto, segnatamente tuffi.
I due, che già si conobbero bambini, pur non ricordandolo da subito, inevitabilmente vengono a reincontrarsi, anche perché, oltre a frequentare la stessa scuola, frequentano anche la medesima piscina.
Il primo “reincontro” non è il massimo, con lei che dà dell’assassino a lui, per motivi sulle prime ignoti (beh, ma anche sulle seconde), ma poi i due si avvicineranno man mano, uniti anche dalla passione per il nuoto, in qualsivoglia sua forma.

Intorno ad essi, tanti altri personaggi, tutti ben caratterizzati: dai padri dei ragazzi, ai compagni di scuola e di piscina, fino ad altri nuotatori di livello nazionale, uno dei quali è una sorta di promesso sposo di Amy (Hiroki Nakanishi).

Rough, che dura 14 volumetti di varia lunghezza, è davvero bello, e racchiude in sé l’anima del manga di una volta… e non a caso è passato alla storia, con il suo successo, per quanto tardivo in Italia (ma non in Giappone dove è esploso fin da subito), poi recuperato nel tempo e bissato dal fratello Touch… che difatti sarà il prossimo manga che mi leggerò, e così potrò dire la mia, ai fan rispettivamente del primo e del secondo, sullo storico dualismo tra l’uno e l’altro.

Fosco Del Nero



Titolo: Rough (Rafu).
Genere: manga, commedia, sentimentale, sportivo.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 1989.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 21 maggio 2015

Elementalors - Takeshi Okazaki

Ogni tanto mi riprendo qualcuno dei manga che avevo comprato quando ero ragazzino e me lo rileggo…
… e devo dire che pochi resistono all’assalto del tempo. O meglio, all’assalto della crescita personale e quindi del vedere la medesima cosa con occhi nuovi. 

Questo a maggior ragione se il fumetto in questione non mi aveva fatto impazzire neanche da ragazzino, ed è questo il caso di Elementalors, manga di Takeshi Okazaki scritto tra il 1990 e il 1995, ad un ritmo quindi lentissimo, contando che si compone di soli 7 volumetti, che in origine peraltro erano cinque tankobon (che sono i volumetti giapponesi, solitamente piuttosto corposi e spesso in Italia diluiti in più stampe).

Intanto, una curiosità: Takeshi Okazaki era uno degli assistenti di Izumi Matsumoto, il celebre mangaka che aveva creato l’ancor più celebre Kimagure Orange Road, sarebbe a dire il fumetto poi diventato cartone animato conosciuto in Italia come È quasi magia Johnny. La curiosità è data dal fatto che un altro degli assistenti di Matsumoto era Kazushi Hagiwara, che poi di lì a breve avrebbe disegnato per conto suo Bastard, ossia un manga di ambientazione fantasy caratterizzato da magia, violenza e una certa aria sexy esattamente come Elementalors… evidentemente i due allievi erano stufi del tono da commedia sentimentale del loro maestro.

Se Bastard non lo conosco quasi per nulla (ne avevo letto due volumetti pescati a caso e non mi aveva interessato a sufficienza), Elementalors al tempo lo avevo preso… se mi ricordo bene dopo essere stato colpito in positivo da Dark Angel di Kia Asamiya, che veniva pubblicato qua da noi da Planet Manga nel medesimo periodo e nel medesimo formato. E anche il genere sembrava simile, cosicché, giacché Dark Angel con i suoi disegni così belli ed eleganti mi era piaciuto molto, avevo tentato anche con Elementalors.

Tuttavia, tanto l’ambientazione quanto la caratterizzazione dei personaggi erano nettamente inferiori nel manga di Takeshi Okazaki (quanto ai disegni, dipende dai gusti), che difetti avevo messo da parte per non rileggerlo mai più (mentre alcuni tra i miei manga preferiti li ho riletti anche quattro o cinque volte), almeno fino ad adesso… e in effetti forse sarebbe stato meglio continuare il periodo!

Per carità, Elementalors non è del tutto pessimo, ma “solo” gravemente insufficiente: i personaggi sono relativamente molti, considerando il basso numero di albi, ma non sono presentati bene, tanto che spesso si deve ricorrere alla pagina di riassunto per ricordarsi chi è chi; gli eventi si susseguono rapidi, ma un po’ raffazzonati, spesso forzati, e la causa che sta dietro il tutto spesso non è chiara o non convince.

Per non parlare del finale, praticamente assente e messo lì probabilmente solo per chiudere la pubblicazione… a distanza di cinque anni, peraltro, segno che l’autore non ci ha investito troppe energie… e si vede.

Comunque, dopo averlo mezzo distrutto, ne accenno vagamente la trama: gli elementalor sono degli umani capaci di controllare gli spiriti degli elementi, ognuno in misura della propria forza; ad essi dunque gli spiriti risponderanno in gran numero o in numero ridotto, e ci saranno così elementalor con 50.000 spiriti o elementalor con 1.000.000 di spiriti (la media è sui 100.000 comunque). Il più forte di tutti, quello cui spetta di diritto la spada sacra dell’etere, è proprio l’elementalor dell’etere, che si rivela essere il giovanissimo Kagura, adolescente che fino al momento del “risveglio” aveva come unica preoccupazione quella di conquistare la coetanea Asami.
Beh, e anche dopo a dire il vero…
Ad ogni modo, Kagura verrà preso sotto l’ala protettrice della bella elementalor Tsuyuha, che gli insegnerà le cose più importanti prima dello scontro finale con Shiki, il forte elementalor dell’acqua che ambisce ad essere il più potente tra tutti.

In conclusione, Elementalors di Takeshi Okazaki, pur presentando una certa vivacità, non si dimostra fumetto di sufficiente interesse… almeno ai miei occhi attuali.

Fosco Del Nero



Titolo: Elementalors (Seireitsukai).
Genere: manga, fantasy, drammatico.
Regista: Takeshi Okazaki.
Anno: 1990-1995.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 4 marzo 2015

Dominion - Masamune Shirow

Ultimamente mi sto rileggendo alcuni manga della mia adolescenza.gioventù… e giacché ci sono ne sto approfittando per leggerne di mai letti, cosa che ho fatto con Dominion di Masamune Shirow, autore che avevo già amato soprattutto per il grandioso Appleseed, ma anche per l’ispiratissimo Orion, e per i discreti Black Magic e Dominion - Conflict 1.

Quest’ultimo è oggetto della recensione di oggi… anche se lo è solo per metà.
Nel senso che mi sono procurato anche Dominion - Tank police, ossia il primo Dominion, per leggerli uno dietro l’altro.

Cosa peraltro non necessaria, visto che si tratta di volumetti e storie a sé stanti, che, se pure ambientate nel medesimo mondo e con i medesimi personaggi, sono stati scritti come storie indipendenti.

Il primo dei due è Dominion - Tank police, datato 1985, scritto a cavallo tra i vari volumetti di Appleseed,e probabilmente considerato da Shirow come un’opera minore, visto che in seguito lo ha praticamente snobbato, riservandogli un seguito a distanza di dieci anni, a sua volta fine a se stesso.

Il tratto grafico è molto immaturo, ben lontano da ciò che Shirow avrebbe poi sviluppato con Orion, con lo stesso seguito di Dominion, ma anche con i volumi di Appleseed.
Anche se forse, oltre alla maturità e all’abilità conquistata nel tempo, c’è anche un discorso di cura e premura, e qua si torna al discorso di prima. 

Il “seguito”, Dominion - Conflict 1, è viceversa molto più caratterizzato e ricco, sia graficamente, ma anche nei personaggi e nella storia, che peraltro è anche più vivace, più ricca di umorismo (cosa per cui Shirow non è mai andato famoso… per cui se ci togliamo anche quel poco…).

Una piccola descrizione dell’ambientazione: ci troviamo nel Giappone del futuro, oramai molto tecnologizzato, tra tank, armature, androidi, etc.
La protagonista centrale è Leona, ragazza piuttosto verace e volitiva, specializzata proprio nella guida dei tank, alle prese come i suoi colleghi con alcuni criminali: Buaku nel primo episodio e Urushimaru nel secondo.

Non mancano peraltro i personaggi interessanti e bizzarri, come le gemelle androidi Anna e Yuni, davvero simpaticissime.

Tanto che è un peccato che Shirow non abbia proseguito il manga (da questo punto di disegno e divertimento), fosse anche in modo saltuario nel tempo e distaccato come storie-episodi.

Ad ogni modo, tanto Dominion - Tank Police quanto Dominion - Conflict 1 sono dei buoni esempi dei manga di Masamune Shirow… anche se le mie preferenze continuano ad andare al solidissimo  Appleseed come opera lunga e al fantasioso Orion come opera breve.

Fosco Del Nero



Titolo: Dominion - Tank Police, Dominion - Conflict 1.
Genere: manga, fantascienza.
Autore: Masamune Shirow.
Anno: 1985-1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 18 febbraio 2015

Love Hina - Ken Akamatsu

Nell’ultimo periodo ho approfittato di un po’ di tempo libero per ri-leggermi alcuni manga comprati ormai tanti anni fa, da ragazzino o poco più.
Uno è stato il giù recensito Orion, di Masamune Shirow, mentre un altro è stato Love Hina, di Ken Akamatsu

Stiamo grandemente cambiando genere, dal fantasy-fantastico di Shirow alla commedia sentimentale di Akamatsu… che peraltro pende più decisamente dal lato comico.

Ecco la trama di Love Hina, manga di 14 volumetti, da cui è stato tratto anche un anime, entrambi di discreto successo sia in Giappone che in Italia: il diciannovenne Keitaro è un ronin, ossia uno studente bocciato agli esami di ammissione all’università che continua a studiare con l’obiettivo di essere ammesso nella successiva sessione d’esame.
Il suo obiettivo peraltro è molto ambizioso, visto che si chiama Todai, l’università di Tokio tra le più ambite tra tutte.

In attesa di essere finalmente uno studente della Todai, egli finisce nel dormitorio Hinata, che tecnicamente è un dormitorio femminile, di cui dovrebbe essere l’erede, tanto che per il momento ne diventa l’amministratore.

L’Hinata si distingue per due cose, peraltro connesse tra di loro: delle bellissime terme all’aperto, e delle bellissime ragazze come ospiti, di età variabile dai 13 anni di Shinobu ai 19 di Mitsune. Passando per Kaolla (13 anni), Motoko (15 anni), Naru (17 anni). Come extra si aggiunge la zia di Keitaro, Haruka, anche lei molto bella, giusto per non sbagliare.

Più avanti peraltro si aggiungeranno altri personaggi: la bella e svampita Mutsumi, l’archeologo Seta, sua figlia Sarah, la sorella adottiva di Keitaro, Kanako, ed altri personaggi minori…

… tutti simpatici, occorre dire, tanto che il manga non ha personaggi negativi o fastidiosi.

Love Hina rientra in quella categoria di manga definita shonen, ossia indirizzata a un pubblico maschile (solitamente giovanile), per via sia del protagonista maschile, con il quale si tende ad immedesimarsi, sia delle numerose scene di semi-nudo femminile, di cui il fumetto è letteralmente invaso (la categoria opposta è invece detta shojo, ed è caratterizzata invece da situazioni sentimentaloidi tradizionalmente abbinate alle lettrici femminili).
Tuttavia, è tutto assolutamente lieve e pulito, e quasi sempre connesso all’umorismo, tanto che è impossibile anche solo pensare a Love Hina come a un fumetto erotico, e anzi esso propone le sue più importanti qualità in due direzioni: l’umorismo, come detto, e l’affetto-amore-amicizia, visto che praticamente tutto il manga è pervaso dai rapporti d'amicizia tra i vari protagonisti, nonché dalla potenziale storia d’amore tra Keitaro e Naru, entrambi davvero tenerissimi.
Anche se poi lo stesso Keitaro ogni tanto sbanda nella direzione di una delle altre belle protagoniste della storia.

Nel complesso, Love Hina è un manga di buona fattura, divertente e variegato, che, seppure non ambisce a segnalarsi come un capolavoro senza tempo (penso, per esempio, a Video Girl Ai), fa bene il suo lavoro.

Fosco Del Nero



Titolo: Love Hina (Rabu Hina).
Genere: manga, commedia, sentimentale.
Autore: Ken Akamatsu.
Anno: 1998-2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 5 febbraio 2015

Orion - Masamune Shirow

Come intuibile dal nome, Cinema e film è un blog dedicato al mondo del cinema… pur tuttavia ogni tanto recensisco anche qualcos’altro: musica, fumetti, video o altro ancora (a dirla tutta, in origine vi recensivo anche libri, che poi però ho dirottato nel blog Libri e romanzi per suddividere meglio le cose).
Oggi è per l’appunto il momento di un fumetto, e per la precisione di un manga, e peraltro di un autore giapponese storico nel panorama dei manga: Masamune Shirow.

Oggetto della recensione però non è il suo capolavoro Appleseed, né gli altrettanto famosi Dominion o Ghost in the shell, ma il meno noto Orion, datato 1993.

Si tratta di un manga in due volumi di grandi dimensioni, di genere fantastico, in cui, pur essendo quegli elementi fantascientifici cari a Shirow, a prevalere sono gli elementi fantasy.

Ecco in grande sintesi la trama: in un lontano passato, quando la Terra era ancora popolata dai dinosauri, in essa era presente l’Impero Galattico, che aveva il suo centro nella costellazione di Orione.
Il karma negativo accumulato nell’impero era tuttavia talmente tanto, che lo stava portando alla decadenza e alla scomparsa, cosa che i sacerdoti dei rituali Tendai stavano cercando di scongiurare risvegliando una sorta di concentratore psichico in grado di assorbire il karma negativo e quindi di cancellarlo.

A far da contraltare ad antichi riti mistico-spirituali, la nuova disciplina della psico-scienza, con le due che si contrappongono nelle figure di Fuzen, Gran Sacerdote Tendai, e di Hebime, esperto di psico-scienza incaricato dell’Imperatore di risolvere la questione.

Le cose si complicano, ammesso che non fossero già complicate, quando l’antico dio della guerra, Susano, viene richiamato sul piano terrestre per compiere una missione, cosa che si intersecherà con le vicende di Seska, figlia di Fuzen.

Orion è letteralmente un pandemonio: succede di tutto e a ritmi altissimi.
Tuttavia, Shirow, sempre molto attento all’ambientazione di fondo e alle spiegazioni di ciò che capita, non commette l’errore di disegnare solo spettacolo visivo, che anzi è sempre funzionale alle motivazioni di quanto accade nella storia.

Storia che, peraltro, riesce nel raro obiettivo di avere sia uno scenario di fondo grandioso ed epico, sia di risultare interessante nel racconto del dettaglio...
… nonché mi miscelare sapientemente azione, bellezza lirica ed umorismo.

Tanto che, alla fine della lettura dei due volumetti, sorge la solita considerazione che accompagna i prodotti ben riusciti: “peccato, è già finito”.

Insomma, Orion è un eccellente manga fantastico-fantasy, e Masamune Shirow un gran disegnatore… ma questo già si sapeva.

Fosco Del Nero



Titolo: Orion (Orion).
Genere: manga, fantastico.
Autore: Masamune Shirow.
Anno: 1993.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 settembre 2010

Fortified school - Takeshi Narumi, Shinichi Hiromoto

Ventiduesimo tassello della categoria manga, e non un tassello qualunque, ma senza dubbio quello più violento e volgare tra tutti: Fortified school, manga scritto da Takeshi Narumi e disegnato da Shinichi Hiromoto nel 1995.

Ecco in breve la trama di Fortified school: in un prossimo futuro il Giappone entrerà in una forte crisi sociale, specialmente giovanile, tanto che il Ministero della Pubblica Istruzione costruirà il liceo Kyokujito, la cosiddetta “Scuola Fortezza”, un luogo in cui vengono mandati i giovani delinquenti e disadattati nella speranza di “rieducarli”.

Tuttavia, presto i neoentrati Gentaro Matsuda, Itsuki Takizawa e Mei Mato capiranno che le cose non stanno proprio come sembrano, e che il preside Masamitsu Kuonji, coadiuvato dai vari “educatori” (come l’enormemente educativo Eddy Kurosaki)…

In particolare, Mei Mato scoprirà molte cose, tanto della scuola quanto del proprio passato…

In mezzo, tanti personaggi, da Tetsuo "Tessy" Teshigawara a Sanae Aso, a completare il quadro di un manga a metà tra azione e fantascienza, violento oltre ogni dire e volgare alla stessa misura, ma anche, ad essere sincero, coinvolgente e vivace, oltre che di facile lettura.

Fortified school si compone di sette volumetti, abbastanza corposi, di cui i primi sono a mio avviso i più interessanti, mentre gli ultimi si perdono parecchio nell’azione fine a se stessa e nello scialbo spettacolarismo.
Inoltre, da un certo punto in poi subentrano troppi personaggi, in una sorta di escalation di forza pura (fino agli aviatori dell’esercito giapponese che bombardano dall’alto!) che fa perdere efficacia alla storia.

Storia che, comunque, nella sua globalità rimane interessante e godibile, pur tenendo presente quanto detto: ossia, da un lato il fatto di essere parecchio violenta e dall’altro il fatto di rappresentare una trama fantascientifica nel senso stretto del termine, ossia veramente poco credibile da ogni punto di vista.

Ma, in fin dei conti, Fortified school è un manga, e peraltro un manga che si fa rispettare.

Fosco Del Nero



Titolo: Fortified school (Fortified school).
Genere: fantastico, splatter, drammatico, thriller.
Autore: Takeshi Narumi, Shinichi Hiromoto.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

domenica 4 luglio 2010

Peach girl - Miwa Ueda

Dopo aver rinverdito la categoria degli anime con alcuni recenti acquisti (Hell girl, Due come noi, Seto no hanayome), è tempo anche di allungare di un’unità il numero di manga recensiti.

Lo farò con un manga disegnato tra il 1998 e il 2004 e consistente in 18 tankobon, poi convertiti in 25 volumetti in Italia: parlo di Peach girl, il famoso shojo manga di Miwa Ueda.

Per chi non lo sapesse, gli shojo manga sono i manga per ragazze, spesso per adolescenti.

E allora perché te li leggi tu, Fosco, che non sei né ragazza, né adolescente?

Semplice: perché li trovo divertenti.
Difatti, trovo spesso irresistibile il mix tra commedia, sentimenti, storie di scuola e spesso scene di demenzialità, così tipiche di manga e anime giapponesi.

Ma torniamo a Peach girl, fumetto di successo poi diventato anche cartone animato e film.

La protagonista principale è Momo Adachi, una ragazza molto carina ma poco popolare tra le compagne di scuola, un po’ per via del suo carattere chiuso e tranquillo, un po’ per via del suo aspetto, così alta e abbronzata (in Giappone le ragazze molto abbronzate sono a volte mal viste in quanto la cosa è culturalmente connessa con la prostituzione giovanile, così diffusa nella terra del Sol Levante).

L’unica ragazza con cui Momo riesce a fare amicizia è Sae, la quale però si dimostra a più riprese tutt’altro che amica: copia il suo abbigliamento, le ruba i ragazzi, parla male di lei in giro.

Tanto che anche il rapporto con il suo suo vecchio compagno delle media, Kazuya Toujigamori, detto Toji, di cui Momo è segretamente innamorata, andrà a peggiorare per via di Sae.
Anche perché ci si mette pure Okayasu Kairi, noto playboy della scuola, che si innamora di Momo e cerca a tutti i costi di stare con lei.

Da tale quartetto di partenza deriva tutta una serie di gag e situazioni ambigue, col manga che per tutta la sua durata si mantiene piuttosto fresco e vivace, alternando, come detto, humor, amore e varie situazioni di vita.

Ora, è vero che da un lato nel fumetto vi è una certa verve, che spesso fa sorridere, e che vi sono dei personaggi ben caratterizzati, a cominciare dalla protagonista Momo.

Ma, dall’altro lato, è vero pure che per i suoi 18 volumetti propone praticamente sempre lo stesso schema: lei sta con uno ma vi sono dei problemi, tanto da oscillare verso l’altro... e quasi sempre ciò per colpa della malefica Sae, protagonista negativa della storia.

I problemi di Peach girl sono questi: lo schema è troppo ripetitivo; o Sae è troppo intelligente rispetto agli altri, o gli altri sono dei tontoloni sempre in sua balia; gli adulti non ci sono mai; è impossibile che si creino così tanti equivoci… e che i cellulari non prendano mai, e dire che il Giappone è un paese piuttosto tecnologico.

Insomma, tutto il fumetto è una grande scusa per inscenare i dilemmi esistenzial-sentimentali di Momo. Cosa che va pure bene in piccole dosi, ma in Peach girl il limite è abbondantemente sorpassato, per non parlare dello spazio che si dà alla cattiveria dell’antiprotagonista, di cui l’autrice Miwa Ueda discute persino fuori campo, in spazi esterni al racconto, riferendola anche a persone reali, di cui a suo dire sarebbe pieno il mondo (cosa che mi fa pensare che il Giappone deve essere un posto molto pericoloso, le scuole soprattutto!).

In definitiva, Peach girl è un manga che ha una sua freschezza, una sua vivacità, ciò che spiega il buon successo tanto del fumetto quanto della serie animata, ma che lamenta alcune gravi mancanze, che lo limitano parecchio e che lo rendono poco credibile dal punto di vista della storia, e anche un po’ pesante alla lunga (stesse situazioni, stessi problemi, etc).

Fosco Del Nero



Titolo: Peach girl (Pichi Garu).
Genere: manga, commedia, adolescenziale, sentimentale.
Autore: Miwa Ueda.
Anno: 1998-2004.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 settembre 2009

Baby birth - Haruhiko Mikimoto, Sukehiro Tomita

Nuovo manga firmato da Haruhiko Mikimoto e proposto su Cinema e film (all’intero del quale la componente anime e manga costituisce una gradita minoranza, peraltro affiancata ai numerosi film orientali recensiti).

La differenza rispetto al precedente Macross 7 Trash è che, mentre quest’ultimo fumetto è stato recensito nella sua interezza, il presente lo è solo in relazione al primo numero: parlo di Baby Birth, manga pubblicato tra il 2001 e il 2002 e disegnato appunto da Haruhiko Mikimoto in collaborazione con Sukehiro Tomita (che al suo attivo il manga Wedding peach, ammesso che l’espressione “al suo attivo” vada bene per un prodotto così scadente).

Primo punto: si tratta di una serie molto breve, e composta unicamente di due tankobon (ossia i volumetti giapponesi originali, piuttosto corposi per i nostri standard, anche se molte trasposizioni italiane si stanno adattando al formato).

Secondo: il genere è un mix di componenti, spaziando tra il fantastico, il drammatico e la commedia sentimentale.

Terzo punto, ecco la trama: Hizuro Oborozuki è una giovane studentessa dell’Accademia artistica di Tokyo, e in particolare è particolarmente dotata nel pattinaggio, tanto su pista quanto su ghiaccio.
Tuttavia, ha qualche difficoltà a concentrarsi sull’accompagnamento musicale…

… almeno fino a quando ad effettuarlo non sarà Takuya Hijo, un giovane e bel musicista.

A quel punto, incredibilmente, Hizuro si trasforma in una sorta di supereroina, capace di combattere i demoni Suspicion, entità malefiche che vogliono eliminare la razza umana dalla Terra per prenderne il controllo.

Ecco che, dunque, si fondono gli elementi sopra citati: quello fantastico, quello drammatico (non è uno shojo manga tutto fiorellini e scene deformed), quello sentimentale.

I disegni ricordano, come peraltro era lecito aspettarsi, quelli di Macross 7 Trash, anche se risultano più confusi e meno efficaci, rimanendo comunque gradevoli.

I punti deboli del fumetto, tuttavia, sono altri due, e a mio avviso lo sono tanto da non far proseguire con la lettura del secondo tankobon:
- i personaggi sono tutt’altro che indimenticabili, e difatti non colpiscono il lettore e la memoria di loro svanisce presto;
- la trama è di una banalità sconfortante (i demoni cattivi che vengono combattuti dai buoni con i superpoteri).

Il voto finale sembrerà forse cinico e ingiusto, specie agli amanti dei due mangaka, ma a mio avviso è il più giusto per un’opera anonima, che poteva anche non essere fatta senza che ci si perdesse proprio niente.

Fosco Del Nero



Titolo: Baby birth (Baby birth).
Genere: fantastico, drammatico, commedia, sentimentale.
Autore: Haruhiko Mikimoto, Sukehiro Tomita.
Anno: 2001-2002.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

domenica 30 agosto 2009

Misora per sempre - Mitsuru Adachi

Un altro manga recensito in modo parziale, ossia dopo la sola lettura del numero uno.

Per la precisione, il secondo del noto e apprezzato mangaka Mitsuru Adachi (molti si ricorderanno il fumetto o il cartone animato di Rough o Touch), dopo Miyuki.

Tra i vari “numeri primi” finora presentati (e, lo ricordo, acquistati totalmente a caso), gli unici due a mio avviso meritevoli di proseguimento erano proprio Miyuki e High school debut.

Misora per sempre è il terzo manga decente che trovo tra quei dieci, e probabilmente non è un caso, visto che la firma è in entrambi i casi quella di Adachi.

Fatto assolutamente evidente nel tratto grafico, che ricorda enormemente i suoi fumetti più famosi, prima citati.
Meno evidente, invece, nella trama, che anzi in un paio di punti si discosta dal suo solito.

Intanto, siamo di fronte a un manga di breve durata, lungo appena cinque volumetti.
In secondo luogo, l’età media dei protagonisti è più bassa del solito, visto che ci siamo spostati dal liceo alle scuole medie (il primo anno, peraltro)… anche se, ad onor del vero, i ragazzi sembrano già piuttosto svegli di testa.
Infine, se è vero che anche stavolta c’è di mezzo lo sport, è pure vero che in Misora per sempre vi è una forte componente di tipo fantastico, posto che alcuni dei protagonisti hanno ricevuto in dono (per un evento del loro passato) dei super-poteri.

Protagonista principale è Misora, studentessa al primo anno di scuola media, a cui si affiancano i suoi amici Ryudo, Kouta e Miyako, nonché i suoi “nemici” Atsushi e Tsuyoshi.
Da citare, tra i comprimari, anche Jushiro e Chiyonosuke, nonché il gatto parlante Bake.

Ecco in breve la trama di Misora per sempre: data la scarsità di nascite degli ultimi anni, molti club sportivi della scuola fanno fatica a racimolare il numero di atleti necessari per la loro disciplina.
Da cui l’idea del rental club, composto dagli studenti più dotati fisicamente, capaci di cimentarsi in diverse attività sportive, e quindi di volta in volta prestati a questo o a quel club…
Tra di essi, anche Misora… ma anche dei loschi figuri con cui Misora e i suoi amici avevano già avuto dei dissapori nel recente passato…

In definitiva, Misora per sempre è un manga gradevole e interessante, che, anche per la sua brevità, varrebbe la pena di leggere e collezionare, specie se siete fan del maestro Mitsuru Adachi.

Fosco Del Nero



Titolo: Misora per sempre (Itsumo Misora).
Genere: manga, commedia.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 2000.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

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