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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

giovedì 27 luglio 2023

The millionaire - Danny Boyle, Loveleen Tandan

Oggi parliamo di The millionaire.

Era da molto tempo che non guardavo un film di Danny Boyle: sul blog risultano recensiti, finora, TrainspottingPiccoli omicidi tra amiciSunshine e The beach e tutti da parecchio tempo (aggiungo alla lista 28 giorni dopo, visto molti anni fa, prima di aprire Cinema e film).

A essere onesto, The millionaire non mi attirava molto: nonostante il grande successo di pubblico e le molte nomination vinte nei concorsi, non mi diceva granché; forse per la curiosa commistione tra il noto gioco televisivo e l’ambientazione indiana.

A ogni modo, ecco la trama del film: Jamal Malik, un ragazzo cresciuto nella baraccopoli di Mumbai, tra povertà, sporcizia e violenza, finisce per partecipare al gioco televisivo Chi vuol esser milionario?... e finisce per vincere una grossa somma, tanto che è sospettato di avere in qualche modo imbrogliato.
Così, passa la notte tra una giornata e l’altra in cella, brutalmente interrogato dai poliziotti indiani. 
A uno di loro, racconta perché sapeva tutte le risposte del gioco… e quel racconto rappresenta un po’ la storia della sua vita, nonché l’ossatura stessa del film.

Gli altri personaggi della storia sono il fratello di Jamal, Salim, l’amica d’infanzia, Latika, svariati personaggi loschi, nonché il conduttore del programma, Prem Kumar, anch’egli personaggio piuttosto losco e viscido.

Il ritratto che fa Danny Boyle dell’India, coadiuvato dalla coregista indiana Loveleen Tandan, è piuttosto impietoso: niente bellezza, niente spirito, ma solo povertà, violenza, sopruso, corruzione e inganno. Non un menu particolarmente esaltante.

Il film risulta comunque efficace sia dal punto di vista narrativo, sia nel suo essere dinamico, caratteristica, questa, tipica del regista britannico.
Complessivamente, l’ho gradito discretamente, pur se non credo che vi sarà mai una seconda visione.

In definitiva, tra i film di Danny Boyle, continuo a preferire Trainspotting e The beach.

Fosco Del Nero



Titolo: The millionaire.
Genere: drammatico.
Regista:  Danny Boyle, Loveleen Tandan.
Attori: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irrfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali, Shruti Seth, Anand Tiwari, Saurabh Shukla, Rajendranath Zutshi, Jeneva Talwar.
Anno: 2008.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.





martedì 25 luglio 2023

Frequencies - Darren Paul Fisher

Frequencies mi era stato segnalato come film interessante a livello di contenuti evolutivo-spirituali, un papabile per la mia lista ad hoc (Film che aprono la mente… o il cuore), tuttavia, pur essendo interessante come contenuti, non si è rivelato adatto in tal senso.

Andiamo come prima cosa a tratteggiare la trama di Frequencies: in una realtà ipotetico-alternativa, ogni persona, sin dall’infanzia, è testata affinché si conosca con precisione la sua vibrazione, una frequenza specifica che la rende tendenzialmente fortunata o sfortunata… al di là di intelligenza, talenti, cultura o altro ancora.

Quando si mettono vicini due persone assai distanti come vibrazioni, una dalla frequenza altissima e l’altra dalla frequenza molto bassa, accadono problemi, proprio come se la natura si ribellasse a quella forzatura e si mettesse in moto allo scopo di risolvere quel “conflitto” (solitamente generando guai per gli individui a vibrazione bassa): è questo il caso di Marie e Zak, due bambini di un collegio opportunamente testati… e allontanati, come è tutto tendenzialmente indirizzato secondo la frequenza di fondo.

Tuttavia Zak, il quale prova un forte interesse per la sua compagna di scuola, nonostante non possa rimanere in sua presenza per più di un secondo prima che accadano problemi di vario tipo, non si dà per vinto e cerca a lungo un sistema per sconfiggere quello che sembra un ingiusto destino.

In effetti, l’intero film ruota sul concetto di destino-predeterminazione, anche se lo fa in modo mentale e coscienzialmente infantile, e non secondo l’ottica del progresso spirituale tipica delle tradizioni evolutive.
In tal senso, Frequencies non si dimostra un prodotto valido dal punto di vista “didattico”.

Lo è però dal punto di vista cinematografico: è originale, interessante e registicamente accattivante.

La spiegazione teorica che adduce per spiegare il fenomeno delle frequenze e il loro potere (persino manipolatorio-impositivo, con tanto di governi a lavorarci sopra, da secoli) è molto semplicistica, nonché poco convincente, ma non importa: l’aspetto più importante del film è quello umano-relazionale-sentimentale, non quello cognitivo-evolutivo-spirituale.

Fosco Del Nero



Titolo: Frequencies (OXV - The manual).
Genere: fantascienza, sentimentale.
Regista:  Darren Paul Fisher.
Attori: Daniel Fraser, Eleanor Wyld, Owen Pugh, Dylan Llewellyn, Georgina Minter-Brown, Tom England, Charlie Rixon, Lily Laight, Ethan Turton, David Broughton-Davies.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 19 luglio 2023

Chi ha paura delle streghe? - Nicolas Roeg

Ho guardato Chi ha paura delle streghe? perché online avevo letto di una straordinaria interpretazione di Anjelica Huston, attrice che, pur nella sua particolarità, mi è sempre piaciuta, tra La famiglia Addams, I Tenenbaum, Le nebbie di Avalon, Crimini e misfatti, etc.

Inoltre, le premesse del film erano incoraggianti: tratto da un racconto di Roald Dahl, il film aveva dalla sua anche la collaborazione di Jim Henson, personaggio allora assai famoso sia per i televisivi Muppets, che per prodotti cinematografici come Labyrinth e Dark crystal.

Ecco la trama sommaria di Chi ha paura delle streghe?: il piccolo Luke, in vacanza con i suoi genitori dalla nonna Helga, in Norvegia, ascolta le sue storie sulle streghe… che non son solo storie, ma esperienze dirette, visto che alla donna manca il dito mignolo, proprio a causa di una strega.

La sfortuna vuole che i genitori del piccolo muoiano in un incidente automobilistico, per cui la nonna si trasferisce in Inghilterra, dove viveva il bambino, per prendersi cura di lui.

Una seconda sfortuna vuole che i due, in un albergo, si imbattano in una sorta di convegno di streghe, guidate da Eva Ernst, la Strega Suprema. La loro missione è uccidere tutti i bambini… o quantomeno trasformarli in topi, utilizzando una pozione elaborata proprio dalla grande e venerata strega.
Il primo a diventare un topo è Bruno Jenkins, un bambino goloso che Luke aveva conosciuto il albergo… e poi toccherà anche a Luke.

Chi ha paura delle streghe? è essenzialmente un film per bambini. È infatti tutto molto semplice e naif.
La trama è abbastanza inconsistente, i personaggi e i dialoghi non son mlto ben caratterizzati e il tutto si gioca sulle disavventure del bambino col gruppo di streghe.

All’interno di tale dinamica, la parte più notevole è senza dubbio il momento in cui le streghe, chiuse nel salone dell’albergo, si mettono "in libertà", rivelando il loro vero aspetto: tolgono parrucche, maschere facciali e il resto e si mostrano in tutta la loro bruttezza... una scena effettivamente d'impatto.

A parte questo momento particolare, Chi ha paura delle streghe? è un film mediocre, essendo un prodotto di intrattenimento di fascia bassa, senza intelligenza o carisma.

Fosco Del Nero



Titolo: Chi ha paura delle streghe? (The witches).
Genere: fantastico, commedia.
Regista: Nicolas Roeg.
Attori: Mai Zetterling, Anjelica Huston, Bill Paterson, Brenda Blethyn, Rowan Atkinson, Charlie Potter.
Anno: 1990.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 luglio 2023

Hogfather - Vadim Jean

Dopo essermi visto Going postal, adattamento televisivo di un’opera di Terry Pratchett, sono passato a Hogfather, altro adattamento… pure in questo caso, di un romanzo che non ho letto (ne ha scritti davvero tanti e io ne ho letto solo quattro o cinque).

In lista d’attesa c’è poi The colour of magic… e in questo caso gioco in casa, visto che ho letto, seppur molti anni fa, il libro in questione.

Fatta questa piccola introduzione personale, passiamo alla trama sommaria di Hogfather, composto anch’esso, in buona sostanza, di due film da un’ora e mezza ciascuno: nel Mondo del Disco non c’è Babbo Natale, ma il suo equivalente di Hogfather. Ha un volto cinghialesco e il suo carro è condotto per l’appunto da cinghiali e non da renne, ma il principio è il medesimo: un giorno all’anno gira per tutto il mondo a lasciare regali.

Tuttavia, un dì qualcuno commissiona, alla Gilda degli Assassini, la sua uccisione, di cui viene incaricato Mr. Teatime, un personaggio sia gelido che inquietante (Marc Warren, già apprezzato nell’altra serie tv britannica Jonathan Strange e Mr. Norrell).
Per salvare il salvabile, si metteranno in moto sia la Morte (nientemeno), che sua nipote Susan (interpretata da Michelle Dockery, a sua volta apprezzata in Downton Abbey).

Di mezzo, ci passa un po’ di tutto: bambini, famiglie, le fate dei dentini, etc.

Personalmente, ho trovato più nettamente più efficace l’altra serie televisiva vista, Going postal, mentre ho trovato Hogfather meno convincente e meno coinvolgente, pur interessante nel suo disegnare un altro “angolo” del fantastico Mondo del Disco inventato da Terry Pratchett.

A reggere la baracca son soprattutto i due personaggi citati, mentre il resto, a essere onesto, l’ho trovato poco stimolante: la sensazione è che si sarebbe potuto fare di meglio col materiale a disposizione.

Fosco Del Nero



Titolo: Hogfather.
Genere: commedia, fantasy.
Ideatore: Vadim Jean.
Attori: David Jason, Marc Warren, Michelle Dockery, Nigel Planer, Peter Guinness, Stephen Marcus, Craig Conway, Rhodri Meilir, Sinead Matthews, Nicolas Tennant.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 12 luglio 2023

Navigator - Un’odissea nel tempo - Vincent Ward

Sono arrivato a Navigator - Un’odissea nel tempo dalla filmografia di Vincent Ward, regista di Al di là dei sogni, un film che ho molto apprezzato in passato e che ho visto già diverse volte. Confidavo dunque in un’opera alla medesima altezza… trovando in effetti qualcosa di valido, pur se di valore minore.

Ecco la trama del film, realizzato nel 1988: siamo a metà del quattordicesimo secolo, un periodo flagellato dalla peste nera. Gli abitanti di un piccolo villaggio minerario inglese dicono che la peste si sta avvicinando sempre di più, tanto che, per sfuggirle, seguono la profezia di un bambino visionario, Griffin: il villaggio si salverà se i suoi abitanti sistemeranno una croce in cima a una cattedrale, cui giungeranno scavando un tunnel nel terreno.
Per motivi non spiegati, il gruppo, a forza di scavare, finisce nella Nuova Zelanda del 1988… 

Navigator - Un’odissea nel tempo ha una trama poco consistente: c’è una minaccia, un’azione da intraprendere e un effetto “fantastico” immotivato. Il tutto sa di scusa per portare avanti da un lato una piccola, grande avventura, e dall’altro per realizzare un prodotto dalla fotografia molto curata… elemento che peraltro era assai evidente anche in Al di là dei sogni (unitamente alla passione per la pittura, e dunque per le arti figurative in generale).

Tuttavia, Al di là dei sogni aveva degli altri motivi di interesse, le questioni esistenziali successive alla vita terrena, mentre qua non ve ne sono molti: una profezia, un evento fantastico, la fede che i paesani hanno comunque nella loro missione.

Se vi basta per la visione, valutatelo voi.
Di mio, assegno a Navigator - Un’odissea nel tempo e a Vincent Ward una sufficienza abbastanza stretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Navigator - Un’odissea nel tempo (The navigator: a medieval odyssey).
Genere: commedia, fantasy.
Regista:  Vincent Ward.
Attori: Chris Haywood, Bruce Lyons, Marshall Napier, Desmond Kelly, Norman Fairley, Charles Walker, Noel Appleby, Hamish McFarlane, Paul Livinston, Sarah Pierse, Roy Wesney.
Anno: 1988.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 11 luglio 2023

A te che conosci l’azzurro del cielo - Tatsuyuki Nagai

Non mi ricordo per quale motivo mi fossi segnato A te che conosci l’azzurro del cielo, film d’animazione giapponese del 2019, quindi molto recente.
Forse, banalmente, lo avevo visto da qualche parte online, o consigliato o semplicemente descritto.

Sta di fatto che me lo son visto e che questa è la susseguente recensione.

Partiamo dalla trama, che parte come assai tipica, per poi evolvere in fantastica: siamo a Chichibu, un piccolo paese della prefettura di Saitama, da cui i giovani tendenzialmente vogliono andarsene perché non c’è granché.
Il film parte con una scena di parecchi anni prima, quando la giovane Akane inizia a prendersi cura della sorellina Aoi dopo la morte dei genitori in un incidente stradale… e con ciò rinuncia ad andare a Tokyo col fidanzato di allora Shinnosuke, il quale ci va da solo inseguendo il sogno di diventare un musicista professionista.
La storia riprende tredici anni più tardi, quando Aoi è una ragazza, Akane lavora nel municipio del paese e Shinno ritorna dopo una lunga assenza e un lungo silenzio… e ritorna in due forme differenti!

Una è lo Shinno più che trentenne che effettivamente è diventato un chitarrista di buona fama; l’altra è lo Shinno adolescente, cresciuto di nemmeno un giorno, che compare all’improvviso in un capanno fuori mano, dal quale peraltro non può uscire, come fosse una sorta di spirito relegato in quel posto.

Doppia complicazione: lo Shinno grande è ancora attratto da Akane, mentre lo Shinno piccolo inizia ad affezionarsi ad Aoi.

Lo dico in modo diretto: nonostante la buona realizzazione tecnica (disegni animati, fondali, colonna sonora, voci), A te che conosci l’azzurro del cielo è un prodotto puramente adolescenziale, nel senso che è piuttosto immaturo e che non propone bellezza, se non la bellezza visiva delle animazioni. 
Personaggi e dialoghi sono stereotipati e forzati, e nell’opera non c’è l’ispirazione delle grandi opere animate giapponesi.

A dirla tutta, il film mi ha discretamente annoiato per gli oltre 100 minuti di durata… il che non è certamente il massimo.

Non per niente, non avevo mai visto nulla di Tatsuyuki Nagai, regista per me esordiente e che terrò presente… ma in negativo.

Fosco Del Nero



Titolo: A te che conosci l’azzurro del cielo (Sora no aosa o shiru hito yo).
Genere: anime, fantastico, sentimentale.
Regista: Tatsuyuki Nagai.
Anno: 2019.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 5 luglio 2023

Going postal - Jon Jones

Avevo in programma da un po’ di guardarmi Going postal, un prodotto per la televisione solitamente indicato come miniserie televisiva, ma di fatto composto da due film, di un’ora e mezzo ciascuno.

La produzione è inglese, in quanto sono sommamente inglesi il libro e l’autore cui si riferisce il prodotto: parliamo dell’omonimo romanzo scritto da  Terry Pratchett, il noto scrittore fantasy umoristico, noto per vari libri e varie saghe, tra cui quella del Mondo del Disco, in cui è ambientato questo stesso Going postal.

Andiamo a leggere la trama del film: siamo nella celebre Ankh-Morpork, una città che oscilla tra una sorta di Medio Evo e varie trovate magiche o tecnologiche. Così, abbiamo parallelamente dei sistemi di comunicazione a distanza e dei golem, dei licantropi e delle maledizioni.
Proprio una maledizione sembra essersi abbattuta sull’ufficio postale cittadino: i suoi ultimi quattro direttori son tutti morti in modo misterioso e terribile… e la stessa sorte ci si aspetta che attenda anche Moist von Lipwig (Richard Coyle), un furfante condannato a morte per molteplici truffe che Lord Vetinari, il Patrizio di Ankh-Morpork (Charles Dance), grazia assegnandogli al contempo la missione di ripristinare l’ufficio in questione… gentilmente sorvegliato da Pump 19, un enorme golem incaricato sia di non far fuggire l’uomo, sia di proteggerlo da eventuali pericoli.
Entrerà rapidamente nella storia la bella a carismatica Adora Belle Dearheart (una bravissima Claire Foy), nonché il malvagio Reacher Gilt.

Devo dire che ho nettamente gradito Going postal: gli manca una visione ampia del Mondo del Disco, nonché della stessa città di Ankh-Morpork (in cui sono stati ambientati singoli romanzi, intere saghe, videogiochi, etc), ma si presenta come un prodotto fresco, vivace e per larghi tratti ironico e intelligente… cosa che era più o meno scontata considerando la provenienza da Terry Pratchett ed essendo questi i suoi marchi di fabbrica.

Mi son piaciute molto le recitazioni dei due attori protagonisti: l’uomo vivace e affabulatore e la donna affascinante e carismatica… nonché il personaggio del golem Pump 19.

Senza dubbio mi vedrò le altre miniserie tratte dai lavori di Pratchett… in lingua originale con i sottotitoli in italiano, come spesso capita con i prodotti britannici intelligenti e brillanti, i quali non ricevono una localizzazione italiana (perché evidentemente poco graditi al pubblico italiano, o quantomeno a chi decide per lui). 

Fosco Del Nero



Titolo: Going postal.
Genere: commedia, fantasy.
Regista: Jon Jones.
Attori: Richard Coyle, David Suchet, Charles Dance, Claire Foy, Steve Pemberton, Andrew Sachs, Tamsin Greig, John Henshaw, Paul Barber, Ian Bonar, Marnix Van Den Broeke. 
Anno: 2010.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 4 luglio 2023

La montagna sacra - Alejandro Jodorowsky

Sapendo in partenza dei contenuti del film La montagna sacra, nonché apprezzando in generale la figura di Alejandro Jodorowsky, guardai una prima volta il suddetto film anni fa, ma, onestamente, mi fece abbastanza schifo. Intendo, a livello visivo-cinematografico.

L’ho riguardato di recente per avere una seconda valutazione, magari più “matura”… ma anche stavolta La montagna sacra non mi è piaciuto per nulla. Sempre in senso cinematografico.

Non perché quasi non vi siano dialoghi e non sia un film nel senso stretto della parola, ma proprio perché lo considero brutto visivamente parlando.

L’elemento di uccisione e sfruttamento animale, quasi onnipresente nella pellicola, non agevola certo in tal senso, specialmente considerando che dovrebbe trattarsi di un film evolutivo-spirituale (ma sfruttamento, sopruso e violenza stanno agli antipodi della consapevolezza: questo molti non lo hanno ancora compreso).

Detto questo, ne La montagna sacra di simboli evolutivi ce ne sono, e parecchi.
Il momento simbolicamente più importante è quello in cui il protagonista del film, recatosi da un alchimista, vede trasformare i suoi rifiuti organici in oro, ciò che è un chiaro riferimento al passaggio alchemico dal piombo all’oro.
Abbiamo poi molti altri elementi: si va da citazioni evangeliche sino all’enneagramma, per non parlare dei continui riferimenti agli archetipi dei tarocchi (argomento di specifico interesse del regista-autore), in un melange molto colorito, molto vario e molto crudo, con tanto di scene che molti troveranno disturbanti.
In tutto ciò, la nudità generale, maschile e femminile, passa quasi in secondo piano.

In pratica, La montagna sacra segue le vicende di una sorta di ubriacone-ladro, peraltro molto somigliante a Gesù, il quale compie un viaggio alquanto vivace, passando tra disavventure di vario tipo, tutte quante a sfondo pseudo-religioso, per poi approdare all’alchimista suddetto, in un'alta torre, e dopo ancora alla scalata della Montagna Sacra, in compagnia di altri ricercatori (anch’essi persisi nella materia, nonché affiancati ai pianeti e alle loro energie)…

… i quali, a fine film, si imbatteranno nello stesso Jodorowsky, in veste di maestro-dispensatore di verità, che rivelerà loro la natura illusoria della materia.
I temi sono essenzialmente quelli della falsa religione, della ricerca individuale, della trasmutazione interiore e dell’illusorietà dell’esperienza fenomenica.

Molto significativa anche la scena in cui il ladro distrugge lo specchio che l’alchimista gli porge, in quanto non sopporta il suo riflesso (evidente applicazione del principio speculare).

Ho segnato alcune frasi del film, finale compreso.

“Il pesce pensa al suo cibo, non al pescatore.
È il maestro che cerca il discepolo.”

“I tarocchi ti insegneranno a creare un’anima.”

“Tu vuoi conoscere il segreto, ma l’uomo non può fare nulla da solo.
Per compiere l’opera alchimistica, avrai questi compagni.”

“Io riesco ad avanzare solo orizzontalmente, non dal basso in alto.”

“Non hai saputo dimenticare il tuo corpo.
Devi liberarti da quell’amore.
Ora ciò che ami di più ti vieta di arrivare in cima.”

“Niente ha fine. Venimmo alla ricerca del segreto dell’immortalità, per essere dei, ed eccoci qui, mortali, più umani che mai.
Se non trovammo l’immortalià, almeno trovammo la realtà. Incominciando in una favola, abbiamo trovato la vita, ma… questa vita è realtà?
No, è un film. Non siamo che immagini, sogni, fotografie. 
Non dobbiamo restare qui, prigionieri: romperemo l’illusione. Questa è magia!
La vita reale ci attende.”

Per certi versi, La montagna sacra mi ha ricordato un altro film d’autore, anch'esso molto visivo e dal taglio spirituale, ossia Il colore del melograno: tra i due, ho preferito il primo in quanto a contenuti, ma largamente il secondo in quanto a estetica.

Fosco Del Nero



Titolo: La montagna sacra (La montaña sagrada).
Genere: spiritualità, surreale.
Regista: Alejandro Jodorowsky.
Attori: Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Zamira Saunders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade, Jacqueline Voltaire, Juan Ferrara, Leticia Robles, Adriana Page, Burt Kleiner, Nicky Nichols, Richard Rutowski, Luis Lomeli.
Anno: 1973.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui



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