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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 12 novembre 2024

The curse - Nathan Fielder

Mi ero segnato la serie tv The curse dal momento che l’avevo trovata in qualche classifica delle migliori serie degli ultimi anni.

Un’eresia, che fa il paio con svariate classifiche di “migliori film” che ho visto di recente, fatte probabilmente da ragazzini che non hanno memoria storia del cinema o, peggio, da personaggi pagati per pubblicizzare qualcosa piuttosto che qualcos’altro. 

Da quali ambienti provenga The curse è molto chiaro, sia nell’energia, sia nei simboli. Abbastanza presto fanno capolino nei vari episodi (pochi, per fortuna, solamente dieci... l’unico motivo per cui ho completato la visione, in modo da poter scrivere la recensione e risparmiare l’agonia a qualcun altro) i soliti simboli-elementi del mondialismo-globalismo-Illuminati: l’occhio che tutto vede, il capron-befometto, l’ebraismo/sionismo e probabilmente qualcos’altro che mi è sfuggito.

Non mi sono sfuggite però parecchie altre cose che vengono propagandate: il cambiamento climatico (prima era il riscaldamento globale, che però non stava avendo molto successo, e allora hanno ampliato il concetto per poterci mettere dentro qualunque cosa), i bavagli in bocca, la sessualità di bassissimo livello, cultura di livello ugualmente basso, una perenne sudditanza psicologica rispetto alla cultura non occidentale, lo yoga kundalini messo in ridicolo.

E tutto questo da parte di protagonisti tutti, e ripeto tutti, psichicamente disagiati e squilibrati, ognuno a modo suo: The curse è davvero uno spettacolo umano deprimente. È così che quelle creature vedono gli insetti subumani? O è così che li vogliono far diventare?

Il tocco finale è che il centro della serie è la produzione di case ecologiche… per contrastare il cambiamento climatico!
Ci mancavano tematiche gender e poi c’era il pacchetto completo.

Davvero ridicoli… altre serie tv hanno introdotto i soliti argomenti manipolatori, ma almeno accanto a sceneggiature di qualità, o a fotografie di valore.

Qua l’unica cosa di valore è l’interpretazione di Emma Stone, davvero brava e credibile; non a caso, l’avevo già apprezzata in Benvenuti a Zombieland, The help e Sotto il cielo delle Hawaai.

Per il resto, The curse è davvero un prodotto di valore umano e narrativo bassissimo: il finale è ridicolo come l’intera opera.

Per coloro che si stessero chiedendo se quei simboli sono mere coincidenze… non lo sono: chi ha già fatto i compiti a casa sa che compaiono ripetutamente, sempre gli stessi, in certi prodotti. Per esempio, finita questa serie, per rifarmi un po’ la bocca sono passato a riguardami una vecchia serie tv che mi è sempre piaciuta molto, ossia Veronica Mars: qua la qualità di produzione c’è, ma ci sono anche i soliti simboli: l’occhio che tutto vede dentro una piramide appare sin dal primo episodio, in bella vista, mentre per il bafometto c’è da attendere qualche episodio in più.

Fosco Del Nero



Titolo: The curse. 
Genere: serie tv, drammatico.
Ideatore: Nathan Fielder.
Attori:  Nathan Fielder, Emma Stone, Benny Safdie,  GiGi Erneta, Corbin Bernsen, Barkhad Abdi, Constance Shulman, Jerry G. Angelo, Hans Christopher, Diana Navarrete, Nizhonniya Austin.
Anno: 2023.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui.



martedì 5 novembre 2024

Spicchi di cielo tra baffi di fumo - Kozo Kusuba

Non mi ricordo perché, oramai molto tempo fa, mi fossi appuntato il nome della serie animata Spicchi di cielo tra baffi di fumo. Forse perché era ambientata in Italia, forse perché la sigla iniziale è molto bella, o forse perché pareva una storia all’antica, piena di impegno e buoni sentimenti.

Sta di fatto che mi sono visto l’intero cartone… pur mettendoci un poco di tempo, visto che nel frattempo non mi stava entusiasmando.

Ma andiamo con ordine, cominciando con le basi: la serie si compone di trentatré episodi, di circa 23-24 minuti ciascuno e, come detto, comincia con una sigla molto bella, cantata da Cristina D’Avena, ma, curiosamente, affatto nota, forse perché, bellezza della canzone a parte, il cartone non è mai stato famoso qui in Italia… nonostante sia ambientato proprio da noi!

Alcune difficoltà nella distribuzione, compresa una parziale censura, probabilmente non lo hanno aiutato.

Detto questo, passiamo alla trama di Spicchi di cielo tra baffi di fumo: il giovane Romeo, ragazzino dalla grande volontà e dallo spirito nobile, vive con la sua famiglia in un paesino della bassa Svizzera, quando è costretto, a causa di difficoltà economiche, a promettersi al cinico Antonio Luini, con cui firmerà un contratto (un contratto un po’ naif, a dire il vero). Questi porterà lui e altri ragazzi a Milano, dove verranno venduti agli spazzacamini del posto come aiutanti.

Nella città lombarda, il ragazzo consocerà prima la famiglia Rossi, i suoi padroni, e poi tanti altri spazzacamini nelle sue identiche condizioni, con cui formerà il gruppo dei Fratelli del Camino. Tra questi, spicca decisamente Alfredo, che Romeo aveva già incontrato durante il suo viaggio e che diviene capo del gruppo. Il quale dapprima si troverà a rivaleggiare con l’altra banda dei Lupi Guerrieri e poi a sostenere lo stesso Alfredo in una sua battaglia personale che coinvolgerà nientemeno che nobili e Re.
In tutto ciò, Romeo si distinguerà per il coraggio e per la sua dedizione.

Spicchi di cielo tra baffi di fumo è un prodotto per l’infanzia, in ogni senso: la trama è semplice, scialba e poco strutturata, e i personaggi ugualmente sono semplici, molto stereotipati. Su questo versante il prodotto è davvero mediocre, e ancor meno che mediocre.
I disegni e l’animazione sono quelli tipici degli anni "90, quindi anch’essi semplici per l’occhio moderno… ma questo non è il problema principale.

Il problema principale è che l’opera è poco convincente nella sceneggiatura e parecchio melensa nell’essenza.
A conti fatti, la sigla è di gran lunga la parte migliore di Spicchi di cielo tra baffi di fumo… ma sfortunatamente non ha avuto la fama che meritava, probabilmente perché il cartone non si è mai diffuso per via della sua scarsa qualità.

Fosco Del Nero



Titolo: Spicchi di cielo tra baffi di fumo (Romio no aoi sora).
Genere: serie animata.
Regista: Kozo Kusuba.
Anno: 1995.
Voto: 4.5
Dove lo trovi: qui.



martedì 22 ottobre 2024

Altered carbon - Laeta Kalogridis

Preciso da subito una cosa: non ce l’ho fatta a vedere tutta la serie Altered carbon, per quanto non sia lunga, visto che la seconda stagione presentava un calo di qualità spettacolare, tanto che il voto finale è pesantemente condizionato da tale precipizio.

La prima stagione, composta da dieci episodi, non è un prodotto imperdibile, ma è ben fatta e interessante.
La seconda stagione, composta da otto episodi, è inguardabile… non solo perché cambiano del tutto i protagonisti, ma proprio perché la qualità media, già non elevatissima, precipita in modo imbarazzante.

Passiamo alla trama di Altered carbon, serie televisiva girata tra il 2018 e il 2019 e basata sul romanzo cyberpunk Bad City di Richard K. Morgan: siamo in un lontano futuro, nel 2380 circa, e l’umanità è molto diversa da quella attuale, per vari motivi.

Intanto, sono stati colonizzati tanti pianeti, e la tecnologia è molto superiore a quella attuale.

In secondo luogo, la coscienza-identità individuale può essere salvata in una sorta di “pila” la quale può essere inserita, all’abbisogna, in un nuovo corpo-contenitore-custodia… casomai il precedente sia morto o per qualsiasi altra ragione (divertimento, miglioramento, camuffamento, etc). La tecnologia in questione è tuttavia molto costosa, cosa che, col tempo, divide l’umanità in due categorie ben distinte: i ricchi, i quali divengono virtualmente immortali (detti “Mat”, abbreviazione di “Matusalemme”, il noto patriarca biblico vissuto per centinaia di anni), visto che hanno contenitori predisposti da parte (sia cloni del proprio corpo, sia altri corpi di loro scelta), e i poveri, che muoiono definitivamente col morire del corpo fisico.

Takeshi Kovacs viene “richiamato in vita” in un nuovo corpo, visto che il suo precedente è andato distrutto, a opera di un “mat”, Laurens Bancroft, al fine di indagare sul suo tentato omicidio (l’uomo non crede alla versione/apparenze di suicidio). L’uomo, l’ultimo degli Spedi rimasto in vita, inizialmente è riluttante, ma poi si mette al lavoro, trovandosi accanto la bella Kristin Ortega, agente di polizia (i due formano una coppia esteticamente notevole). Peraltro, l’uomo si trova nel corpo di Elias Ryker, un ex agente di polizia ch’è stato amante di Kristin, condannato e quindi privato del suo corpo.

Da citare anche il personaggio/IA di Edgar Allan Poe, probabilmente molto poco realistico a livello storico, ma interessante come profilo psicologico.

Altered carbon è esteticamente notevole, non solo nei due attori protagonisti, bellissimi entrambi, ma in tutta la cura che è stata messa nel prodotto, a cominciare dalla sigla, breve ma ben fatta.
La serie peraltro inizia con qualche spunto esistenziale, che però non viene confermato e cede ben presto il passo all’azione, all’investigazione, al sesso, a combattimenti e sparatorie, intrighi e via discorrendo.

Il tutto è bilanciato abbastanza bene nella prima stagione, ma del tutto sconclusionato nella seconda, che mi ha spinto ad abbandonare dopo quattro episodi.

Anche la prima, tuttavia, evidenziava alcuni difetti: la solita tendenza verso il basso (sessualità, materialismo, adrenalina, ego), la solita tendenza verso la propaganda/manipolazione mondialista (gender, femminismo per deficienti, robotica/intelligenza artificiale, finta scienza/medicina).

Ormai la cosa è talmente diffusa da essere quasi onnipresente: la si nota forse più quando non c’è di quando c’è… ma di mio la evidenzio sempre, così chi legge sa già in anticipo cosa attendersi e conosce i “mandanti”.
Memorabile, per dirla in modo ironico, la famiglia in cui la moglie viene “reincarnata” in un corpo maschile, con la coppia (ora uomo-uomo) che continua come se fosse niente… sono talmente imbarazzanti che si mettono in ridicolo da soli.

Anche le donne che combattono al pari e meglio degli uomini fanno ridere… ma vabbè, contraddire la realtà è divenuto il loro lavoro principale, per cui pazienza per chi abbocca al loro amo.

Precisato tutto ciò, la prima stagione di Altered carbon è intrigante e interessante, per quanto un po’ “bassa” come energia: si merita un 8 pieno, sia per la storia che per i protagonisti, ma anche per un’atmosfera cyberpunk accattivante, che non si vedeva così ben realizzata da molto tempo.
La seconda precipita a 4… col 6 che è il voto complessivo.

Propongo alcune citazioni interessanti tratte dalla serie… ovviamente dalla prima stagione.
Non mancano spunti esistenziali interessanti, come anche qualche elemento distopico-cospirazionistico (la domanda è sempre la solita: chi propone tali contenuti sono proprio coloro che lavorano per realizzarli nella realtà… con quale scopo lo decida il singolo lettore).

“La prima cosa che imparerai è che niente è come sembra.
Ignora ogni tua supposizione, non credere a nulla: a quello che vedi, a quello che senti, a quello che la gente di dice e a ciò che pensi di ricordare.”

“Lasciati inondare dalle emozioni, assorbile come una spugna, non aspettarti niente.”

“Il tuo corpo non è ciò che sei.”

“Devi imparare a osservare… quindi osserva.”

“Qualsiasi risposta tu stia cercando, sarà esattamente dove non stai guardando.”

“Questo nemico non puoi sconfiggerlo: puoi guidarlo in fondo, dentro di te.
Non è una minaccia: è la domanda irrisolta, il mistero che merita una soluzione, la scatola che merita di essere aperta.”

“Noi siamo pazienti, noi aspettiamo, noi sopportiamo, troviamo il punto debole e poi puntiamo… anche se è solo per distruggere la debolezza in noi stessi.”

“Scoprire la verità è più che una ricerca di dati: è una ricerca dentro di sé.
Bisogna andare avanti ovunque la ricerca ci conduca… niente può restare nascosto per sempre.”

“La morte non è solo la distruzione del corpo. A volte è proprio come se si spegnesse una persona e ne nascesse un’altra. Ogni nascita è violenta e non c’è morte senza dolore.”

“Padroneggiate voi stessi.”

“La custodia è uno strumento: non è lei a controllarmi, io controllo lei.”

“I mostri sono tra noi: possiedono ogni cosa, consumano ogni cosa, controllano ogni cosa.
Faranno di loro degli dei e di noi degli schiavi.”

“È la cosa più difficile cui abituarsi: niente sopravvive.”

Un ultimo appunto: la tecnologia in futuro potrà fare molte cose, ma certamente non potrà innestare una coscienza in un qualsivoglia corpo, visto che coscienza e corpo si corrispondono perfettamente: il secondo non è un veicolo qualunque, ma IL veicolo unico e perfetto per l’anima in questione. Non c’è intercambiabilità.

Fosco Del Nero



Titolo: Altered carbon. 
Genere: serie tv, fantastico, azione.
Ideatore: Laeta Kalogridis
Attori:  Joel Kinnaman, Martha Higareda, Antonio Marziale, Chris Conner, Kristin Lehman, Hiro Kanagawa, Alika Autran, Teach Grant,  Hayley Law, Zahf Paroo, James Purefoy.
Anno: 2018-2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 giugno 2024

Usagi drop - Kanta Kamei

Mi ero segnato da un po’ di tempo la serie Usagi drop, una breve serie anime datata 2011, che a suo tempo avevo visto segnalata online come prodotto di buon valore.

Lo è, per certi versi, a cominciare dalla sigla d’apertura, molto stilosa nella grafica e molto orecchiabile nella parte audio… forse, a dirla tutta, si tratta dell’elemento di maggior pregio di  Usagi drop.
Anche la sigla di chiusura, differente, è caruccia.

Da segnalare che, dopo la sigla di chiusura, ogni episodio propone una scena finale, cosa che costringe a vedersi ogni volta anche la seconda sigla… oppure a saltarla manualmente, secondo preferenza.

Quanto al genere, si tratta di una serie tendente alla commedia, pur se affronta il tema serissimo dei genitori single, pur facendolo da un punto di partenza alquanto originale. 

Ecco la trama sommaria di Usagi drop: un dì, Daikichi, trent’enne che vive in città, si reca nella casa di campagna del nonno, appena morto a circa ottant’anni. Che muoia un ottantenne non è una cosa insolita… mentre è insolito che lasci una figlia piccola di 7 anni: Rin, figlia dell’anziano uomo e della sua amante-badante, una giovane donna che sparisce ben presto abbandonando la figlioletta, che peraltro non sapeva nemmeno che la donna fosse sua madre.

L’evento pone in grave imbarazzo il resto della famiglia, che vorrebbe disfarsi della piccola mandandola in qualche istituto, sino a che proprio Daikichi decide di prenderla a vivere con sé, con ciò modificando di netto la sua vita come orari, impegni e conoscenze.
Finirà per familiarizzare con altri genitori single (per quanto single per motivi più classici: dal divorzio alla morte del coniuge), anch’essi impegnati nel difficile compito di conciliare lavoro, bambino e vita personale. 

La serie si compone di undici episodi di circa 22-23 minuti circa ciascuno.

Il tratto grafico è gradevole, tra disegni a mano e acquerelli, mentre il comparto audio è buono, tra musiche e voci. A proposito delle voci, il prodotto non è mai stato importato in Italia, per cui è disponibile solo tramite sottotitoli realizzati da appassionati (non professionisti, quindi).

Usagi drop è un prodotto gradevole: tra la sigla d’avvio molto ben fatta (video e audio) e i due personaggi principali, non si fa fatica a provare simpatia per tutto quanto… tuttavia è ben lontano dall’essere un prodotto memorabile.
Si limita a eseguire un buon compitino evidenziando la questione e le sue problematiche, e poi finisce lì, senza nemmeno avviare sottotracce o giungere a un qualche tipo di conclusione quantomeno parziale (come avrebbe potuto essere, per esempio, una storia d’amore andata a buon fine).

Pazienza, prendiamo quello che c’è.

Fosco Del Nero



Titolo: Usagi drop (Usagi doroppu).
Genere: anime, serie tv.
Regista: Kanta Kamei.
Anno: 2011. 
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 11 giugno 2024

Un amore senza tempo - Steven Moffat

Non ricordo come mai mi fossi segnato la serie tv Un amore senza tempo: forse per il genere fantastico, legato ai viaggi nel tempo… forse per la presenza come attrice principale di Rose Leslie, già apprezzata ne Il trono di spade e in Downton Abbey (per quanto in ruoli secondari in ambo i casi)… forse per l’essere assai corta, giacché la serie è stata cancellata dopo la prima stagione, peraltro piuttosto breve con i suoi sei episodi.

Veniamo alle origini di Un amore senza tempo: si tratta di una serie televisiva anglo-statunitense basata su un romanzo precedente: La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger. Si può dunque ipotizzare che si basi su una sceneggiatura solida, com’è (quasi) sempre quando film o serie tv sono basate su prodotti letterari e non avviate sul momento.

Ecco la trama sommaria, ch’è piuttosto originale, occorre dirlo, nonostante il tema dei viaggi nel tempo sia piuttosto inflazionato: Henry DeTamble viaggia nel tempo sin da quando è un adolescente, pur se involontariamente… egli finisce, infatti, in contesti a forte vissuto emotivo, indipendentemente dalla sua volontà e dai suoi desideri. È così costretto a rivivere numerose volte determinate scene, da tante angolazioni, come quella in cui, da bambino, ha assistito alla morte della madre in un terribile incidente stradale.

Per fortuna non tutti i viaggi sono così drammatici: spesso egli è mandato dalla sua futura moglie, Clare Abshire, che visita sin da quando essa era bambina… tanto che la cosa è divenuta per i due un appuntamento fisso. 

Dal punto di vista di Clare, della Clare bambina, quell’uomo maturo era sia il suo segreto, giacché non poteva raccontare a nessuno delle sue apparizioni e sparizioni, sia il suo primo e unico amore, giacché di fatto se n’era invaghita sin da piccola, sapendo che a un certo punto lo avrebbe incontrato nella realtà, al di fuori dei viaggi nel tempo, e che ne sarebbe divenuta moglie.

Il problema è che, quando lo incontra, incontra la sua versione giovane e immatura, tanto che tra i due è subito maretta, pur sapendo entrambi (la ragazza perché lo sa sin da bambina e il ragazzo perché viene informato della cosa al primo incontro) quale sarà il loro destino, ossia il matrimonio e una lunga e felice vita insieme.

In mezzo, alcuni personaggi secondari, non molti, e tanti incontri tra i vari Henry, più o meno giovane o vecchio: i paradossi spazio-temporali di Ritorno al futuro qua non sono nemmeno presi in esame… e i vari Henry, quello della linea temporale e il visitatore momentaneo, non solo possono incontrarsi, ma possono chiacchierare, aiutarsi, persino far sesso tra di loro (ennesima serie tv in cui viene inserito, a forza e in modo ridicolo, il tema omosessuale).

Questo spunto di fondo avrebbe potuto dare alla serie spunti quasi infiniti, e persino di gran valore psicologico, etico, relazionale, spirituale e quant’altro, ma purtroppo Un amore senza tempo rimane sul semplice, tendente al banale, se non proprio al pacchiano…

… non a caso ha chiuso i battenti dopo solo una stagione.
Forse, se gli sceneggiatori e i produttori si impegnassero di più nell’elaborare opere di valore, anziché portare avanti la solita propaganda mondialista-globalista (omosessualità, materialismo, mescolanza delle razze con sostituzione etnica, anti-spiritualismo, femminismo becero e ottuso, lotta al patriarcato da malati di mente, menu a base di insetti, etc), forse le loro serie tv sarebbero migliori, sarebbero più seguite e potrebbero andare avanti per più stagioni.

Se ne conoscete qualcuno, suggeriteglielo pure (anche se temo che non siano liberi di scegliere quali "contenuti" inserire nelle serie prodotte).

Fosco Del Nero



Titolo: Un amore senza tempo (The time traveler's wife).
Genere: serie tv, fantastico, sentimentale.
Ideatore: Steven Moffat.
Attori: Rose Leslie, Theo James, Everleigh McDonell, Caitlin Shorey, Peter Graham, Jason David.
Anno: 2022.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 7 maggio 2024

La regina degli scacchi - Scott Frank

Avevo letto ottime cose sulla serie tv La regina degli scacchi, miniserie da una sola stagione composta da sette episodi che un paio d'anni fa ha avuto un buon successo, persino alimentando l’interesse per il gioco degli scacchi, di moda secoli fa ma poi finito sempre più fuori dai radar delle generazioni moderne, probabilmente perché richiede attenzione, concentrazione, studio e tempo… fattori che stanno diventando sempre più rari, precari e instabili nei tempi recenti.

Partiamo da un elemento negativo, il titolo: se il film è la trasposizione del romanzo di Walter Tevis The queen’s gambit (letteralmente, "il gambetto di regina", una mossa di apertura degli scacchi), vi erano già un film e alcuni libro intitolati La regina degli scacchi: si poteva dunque scegliere qualcosa di meglio, o semplicemente mantenere il titolo originale.

Altro elemento negativo, questo assai più importante; lo evidenzio subito anche perché è praticamente la scena di apertura della serie, cui si torna poi percorrendo l’intera vita della protagonista: è la solita propaganda omosessuale del mondo globalista, di cui Netflix e altri produttori costituiscono il braccio diseducativo nell’intrattenimento. Su relativamente pochi personaggi, difatti, l’omosessualità ricorre varie volte: si tratta di rappresentazione della realtà quando si dipinge la realtà così come è; si tratta di propaganda quando si intende orientare le masse facendo credere che sia normale, o desiderabile, qualcosa che invece non è normale affatto.
A tale fattore si accompagna anche un antimaschilismo di fondo, anche questo cavallo di battaglia del Nuovo Ordine Mondiale: la protagonista ha un padre naturale (cattivo) che abbandona lei e la madre, ha un padre adottivo (cattivo) che ugualmente se ne frega, ed è continuamente delusa dagli uomini (inaffidabili o incapaci, in definitiva inutili)… quando peraltro è sempre lei a comportarsi male a causa di un’evidente misantropia e anaffettività di fondo!

Terzo elemento negativo, anche questo ricorrente in buona parte dell’intrattenimento: l’abbinamento tra l’eroe protagonista e sostanze come droga e/o alcol e/o farmaci e/o fumo. A quanto pare non è di moda oggigiorno proporre un protagonista veramente eroe, ossia capace di rifiutare… la manipolazione propagandistica di certi ambienti/gruppi/poteri umani (come anche lo stile di vita che vogliono imporre).
Quello sì che sarebbe un eroe… ma d’altronde chi diseduca le masse deve proporre finti eroi, magari carismatici, che in realtà pubblicizzano comportamenti antievolutivi: è esattamente questo il profilo della protagonista di questa serie.

Ma lasciamo perdere questo punto (che comunque è bene conoscere per “sapere a cosa si va incontro” quando si guardano le opere provenienti da certi ambienti) e passiamo a un commento più tecnico, cominciando dalla trama de La regina degli scacchi: siamo negli anni “50, quando la piccola Beth Harmon si trova improvvisamente orfana… anche di madre, dopo che il padre le aveva abbandonate anni prima. L’abbandono della madre avviene sotto forma di suicidio automobilistico, cosa che conduce la bambina, piuttosto silenziosa e introspettiva, in un orfanotrofio, dove, pur nella sua riservatezza, fa amicizia con Jolene. Anni dopo, ormai ragazzina, viene adottata da una coppia… che si disfa ben presto: l’uomo se ne va (ancora una volta) lasciando la moglie e la figlia (adottiva, in questo caso).

A questo punto, anche per guadagnare dei soldi, Beth inizia a partecipare a tornei di scacchi, essendo divenuta assai brava sin da quando, nell’orfanotrofio, il custode Shaibel la aveva iniziata al gioco, trovando in lei un vero e proprio fenomeno.
La ragazza inizia a farsi un nome nell’ambiente, che è tuttora molto maschile e al tempo lo era quasi esclusivamente… ma insieme alle vittorie si affacciano alcuni problemi: una certa incapacità sociale, nonché la dipendenza da droghe prima e alcol poi.

Ora un commento più ravvicinato alla serie tv: La regina degli scacchi è ottimamente realizzata. D’altronde, trattandosi di un’opera di appena sette episodi, di circa tre quarti d’ora ciascuno, ci si è certamente potuti concentrare. L’ambientazione e la scenografia sono eccellenti: sembra davvero di assistere a uno spaccato, molto bello a vedersi peraltro, degli anni “50. La scenografia la fornisce il romanzo di Travis ed è solida. I personaggi e i dialoghi sono interessanti, e alcuni discretamente memorabili. La protagonista è stata interpretata da Anya Taylor-Joy, divenuta famosa con quel ruolo (ma già fattasi notare da ragazzina per l’horror The witch), caratterizzato davvero bene, non a caso premiato; a dirla tutta, buca letteralmente lo schermo, come si diceva un tempo.
Interessante anche il personaggio di Benny, rivale-collega americano della ragazza.

Tra gli altri attori, da citare Harry Melling (il Dudley Dursley di Harry Potter) e Thomas Brodie-Sangster (visto nel film Maze runner - Il labirinto e nella serie Il trono di spade). Anche se, a onor del vero, la presenza magnetica di Anya Taylor-Joy attira su di sé praticamente tutte le attenzioni.

Validi anche la colonna sonora, la fotografia e il montaggio. 
Tolgo mezzo punto alla La regina degli scacchi per via della propaganda manipolatoria di cui si è detto a inizio articolo. 

Fosco Del Nero



Titolo: La regina degli scacchi (The queen’s gambit).
Genere: serie tv.
Ideatore: Scott Frank. 
Attori: Anya Taylor-Joy, Harry Melling, Chloe Pirrie, Marielle Heller, Marcin Dorocinski, Patrick Kennedy (II), Rebecca Root, Millie Brady, Michel Diercks, Murat Dikenci, Rebecca Dyson-Smith, John Hollingworth, Tim Kalkhof, Steffen Mennekes, Alberto Ruano, Julia Schneider.
Anno: 2020.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 30 aprile 2024

The mandalorian - Jon Favreau

Per ora, al momento di questa recensione, sono state prodotte tre stagioni di The mandalorian, che ho visto tutte e tre.
Come noto, la serie si inserisce nell’universo di Star wars, pur non toccando le vicende principali della saga. Cronologicamente, siamo tra i due film Il ritorno dello jedi e Il risveglio della forza, ossia tra la prima trilogia e l’ultima.

In pratica, per collocarci a livello di eventi, l’Impero è stato sconfitto, ma i suoi agenti ancora agiscono nell’ombra, mentre la Repubblica non governa tutta la galassia, per cui vi sono molte zone intermedie, con pianeti autogestiti, mercenari, pirati, sceriffi e via discorrendo.

Il protagonista della storia è Mando, un mandaloriano che lavora come mercenario, per l’appunto, e che a un certo punto si imbatte, per lavoro, in Grogu, un cucciolo appartenente alla stessa specie di Yoda. Anziché sacrificarlo come avrebbe dovuto da contratto, lo difende e inizia a proteggerlo, ciò che orienterà decisamente la sua vita.

Altri personaggi importanti sono Greef Karga, il suo “datore di lavoro”, Cara Dune, un’ex-ribelle, la meccanica Peli Motto, l'ugnaught Kuill, la mandaloriana "alternativa" Bo-Katan Kryze, il cattivo Moff Gideon.

I vari episodi della serie, della durata di circa 45 minuti ciascuno, seguono più o meno lo stesso canovaccio e sono ciascuno una piccola storia a sé stante, pur all’interno di una storia più grande: arrivo in un luogo, problemi sul posto, missione assegnata a Mando, Mando il pistolero sbaraglia tutti.
Alla lunga, è un poco noioso, nonostante la realizzazione tecnica del prodotto sia impeccabile (è pur sempre un prodotto Star wars!).

Presumo che la serie andrà avanti ancora, anche perché finora sono stati realizzati solo ventiquattro episodi, pur se, personalmente, non la considero imperdibile.
Ma, d’altronde, lo stesso Star wars ha smesso di esser imperdibile da un certo punto in poi e, anzi, la trilogia recente per certi versi è imbarazzante.

Tornando a noi, The mandalorian di Jon Favreau è un buon prodotto, con una sceneggiatura solida, benché non troppo originale, e una realizzazione tecnica eccellente. Ottima l’idea della sigla di chiusura con delle illustrazioni davvero belle: un modo per dare valore alla parte di un’opera visiva altrimenti trascurata (sigla e titoli finali, per l'appunto).

Una curiosità: l’ideatore della serie, Jon Favreau, è un volto a me noto sin dai tempi di Friends, in cui partecipò ad alcuni episodi. Evidentemente poi ha fatto carriera dall’altra parte della cinepresa.

Fosco Del Nero 



Titolo: The mandalorian.
Genere: fantascienza, azione.
Ideatore: Jon Favreau
Attori: Pedro Pascal, Kyle Pacek, Brendan Wayne, Alexandra Manea, Gina Carano, Tait Fletcher, Bernard Bullen, Luis Richard Gomez, Jamal Antar, Carl Weathers, Werner Herzog, Omid Abtahi, Nick Nolte, Taika Waititi, John Beasley, Horatio Sanz, Giancarlo Esposito, Sasha Banks, Rio Hackford, Emily Swallow, Mysti Rosas, Chris Bartlett.
Anno: 2019-in corso.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 23 aprile 2024

Paper girls - Stephany Folsom

Avevo letto cose molto positive sulla serie tv Paper girls, tratta dall’omonimo fumetto di successo, per cui l’ho guardata, ma senza ricavarne l’entusiasmo di altri recensori.

Partiamo dalle basi: si tratta di una serie tv di una sola stagione, peraltro breve. Con otto episodi è finito tutto. La serie non ha ottenuto una seconda stagione, nonostante il discreto successo di pubblico della prima.

La quale peraltro finisce senza alcun tipo di conclusione, ma anzi nel pieno di un flusso narrativo, anticipando eventi che evidentemente contava di sviluppare nella stagione successiva. Questo, come dico sempre, denota una grandissima mancanza di rispetto di una casa di produzione per i suoi spettatori: significa che a chi decide non importa niente della soddisfazione dei telespettatori, né importa niente della bellezza e della completezza di un’opera creativa.
Per loro non è arte o bellezza: sono semplicemente lavoro e denaro.

Questo spiega anche come mai i vari prodotti Netflix o Amazon (questa è una serie Amazon) spesso mettano in mezzo la loro tipica propaganda mondialista: volgarità, sessualità anche giovanile (qua assistiamo a discorsi pre-puberali, come anche a un discorso su come si devono mettere nella cavità femminile di una dodicenne gli assorbenti interni: evidentemente ai loro padroni piace questo tipo di tematica), omosessualità, etc. Sono le solite cose che suppongo stiano stancando anche il pubblico mediano, quello poco attento ai fenomeni collettivi… ma che comunque a un certo punto sente puzza di bruciato anche lui. 

Ad ogni modo, ecco la trama di Paper girls: quattro ragazzine (Tiff, Erin, Mac e KJ) escono, la notte di Halloween, per eseguire il loro lavoro di consegne di giornali, che notoriamente negli USA avviene in orari notturni e a opera di ragazzini in cerca dei primi lavori e delle prime paghe. Senonché le quattro si imbattono, oltre che in bulli di vario genere (a cui misteriosamente riescono a tenere testa pur essendo ragazzine esili), in viaggiatori nel tempo che li coinvolgono nei loro viaggi e li portano nel futuro.

Nel futuro, le quattro conosceranno alcune versioni adulte di sé, ricevendo notizie buone e meno buone. 
Poi torneranno indietro, faranno alcuni giri per cercare di salvarsi la vita e di sistemare le cose in modo decente… visto che di mezzo c’è un’organizzazione del futuro la quale a quanto pare elimina i viaggiatori nel tempo che cercano di modificare quanto è avvenuto.

Paper girls è essenzialmente puerile e infantile, oltre che poco originale nella tematica: abbiamo quattro dodicenni che parlano da pari a pari con gli adulti (un po’ perché loro sono sovradimensionate, un po’ perché gli adulti sono sottodimensionati a livello mentale e coscienziale), che parlano in modo ultravolgare (specialmente una delle quattro, letteralmente inascoltabile), che danno di matto ogni dieci minuti… e che per di più a tratti si trovano alle prese con le loro versioni adulte. Adulte si fa per dire, visto che regnano sempre l’immaturità e l’egocentrismo.

La propaganda globalista, con in mezzo sessualità infantile e omosessualità precoce, fa il resto, abbassando ulteriormente il valoro di un prodotto già mediocre di suo.

Come sia stata segnalata in quanto serie tv di valore francamente è un mistero… risolvibile forse nello scarso livello qualitativo cui è abituata la recente audience televisiva, probabilmente quella meno scafata.

Fosco Del Nero 



Titolo: Paper girls.
Genere: serie tv.
Ideatore: Stephany Folsom.
Attori: Camryn Jones, Ali Wong, Riley Lai Nelet, Sofia Rosinsky, Fina Strazza, Adina Porter, Nate Corddry, Kellee Stewart, Daniel Rashid, Maren Lord, Marika Engelhardt.
Anno: 2022.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 16 aprile 2024

Friends - The reunion - Ben Winston

Ho guardato Friends - The reunion esattamente il giorno dopo la morte di Matthew Perry, il famoso Chandler di Friends, avvenuta peraltro in circostanze anomale: diciamo solo che Perry era un noto sostenitore dei sieri sperimentali e che è stato una delle tante vittime dei malori improvvisi (dopo uno sforzo fisico, nello specifico una pratica sportiva).

Peraltro, alcuni giorni prima avevo appena finito di rivedere l’intera serie tv… per l’ennesima volta, giacché amo Friends sin da quando uscì nel 1994, quando ero adolescente. La serie mi ha letteralmente accompagnato nella mia giovinezza, ma anche nell’età adulta, date le continue revisioni dei 236 episodi totali.

Solitamente nel blog Cinema e Film recensisco film, per l’appunto, ma per Friends - The reunion ho fatto un’eccezione. 
Il film-documentario è strutturato in questo modo: nei suoi circa 100 minuti (che volano via in modo rapidissimo) si vede qualcosa degli episodi della serie, si assiste a qualche dialogo tra gli attori adulti, nel 2021, si vedono varie guest star, evidentemente anche loro appassionate di Friends, e si assiste a una sort di show guidato da un presentatore americano che personalmente non conosco.

Nel mezzo, tanti ricordi, tanti retroscena e anche qualche spiegazione, come il feeling evidentissimo tra “Ross e Rachel”… non solo nella serie tv, ma anche nella realtà, tra Jennifer Aniston e David Schwimmer. Quest’ultimo peraltro non solo recitava come attore, ma ha anche diretto numerosi episodi del programma, che avveniva dal vivo, davanti a un pubblico reale, e poi registrato e montato a beneficio del pubblico televisivo.

Personalmente ho gradito molto vedere Friends - The reunion, pur nella tristezza della recente morte di Perry… peraltro, anche gli altri attori non erano più giovanissimi: la più vecchia di loro, Lisa Kudrow, all’epoca del documentario in questione aveva ormai sessanta anni.

Mi riguarderò certamente questo film-documentario sulla sit-com più importante e divertente di tutti i tempi (il cui primato è minacciato solamente da The Big Bang Theory, ugualmente divertente ma a cui manca tremendamente la profondità emotiva di Friends, i cui attori erano amici stretti anche nella vita reale, come fossero una famiglia, elemento che traspirava con chiarezza anche nello show televisivo).

Va da sé che mi rivedrò ancora anche la serie tv vera e propria… nonostante, ogni volta che termina, mi fa sentire la mancanza di quei sei “amici”.

Ne approfitto per evidenziare che, come ogni buon prodotto, Friends è invecchiato molto bene: gli unici che non lo gradiscono sono i giovani abituati a prodotti di qualità inferiore, le persone senza senso dell'umorismo e i cultori della cultura woke (termine che vorrebbe identificare quelli che "stanno all'erta e vigili", ma che di fatto identifica invece i più addormentati e manipolabili).

Fosco Del Nero 



Titolo: Friends - The reunion.
Genere: serie tv, documentario. 
Regista: Ben Winston.
Paetecipanti: James Corden, Marta Kauffman, David Crane, Kevin S. Bright, Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, Matthew Perry, David Schwimmer, David Beckham, Justin Bieber, Cindy Crawford, Cara Delevingne, Kit Harington, Lady Gaga, Tom Selleck, Reese Witherspoon.
Anno: 2021.
Voto: 8. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 12 marzo 2024

The haunting - Mike Flanagan

Da ragazzo avevo appezzato molto il film horror Haunting – Presenze, tanto che dopo averlo visto mi ero letto anche il romanzo che lo aveva ispirato, ossia L'incubo di Hill House (intitolato anche La casa degli invasati) di Shirley Jackson.

Avendo saputo che di recente era stata prodotta una serie dedicatagli, intitolata The haunting, ho deciso di guardarla, pur avendo visto che solo una stagione era dedicata a Hill House, mentre l’altra era dedicata invece a Bly Manor, un’altra antica dimora misteriosa e pericolosa.

Anzi, ho fatto l’errore di guardare per prima la seconda stagione, quella su Bly Manor: errore veniale, comunque, visto che le due stagioni sono completamente indipendenti, se si eccettua la curiosa scelta di riciclare molti degli attori, utilizzati nelle due serie per diversi personaggi.

Dico subito una cosa: si vede che The haunting è prodotta da Netflix per via della (solita) propaganda mondialista che vi è stata messa dentro, a cominciare dalle relazioni omosessuali-lesbiche inserite in entrambe le stagioni, che non solo non c’entravano niente con le due trame (e in particolare con la trama di L'incubo di Hill House, letteralmente stravolta rispetto alla storia e ai personaggi originali), ma che rendono tutto quanto tra l’imbarazzante e il ridicolo. Già solo questo elemento rischia di mandare a monte l'opera… purtroppo, quando si è costretti a mettere certi elementi perché costretti dal “padrone”, l’intero progetto perde di valore, com’è sempre quando di mezzo ci sono propaganda e manipolazione.

Detto questo, e facendo finta di nulla relativamente a tale fattore, la seconda stagione, ossia Bly Manor, si rivela molto ben fatta e interessante, sia nell’atmosfera sia nella sceneggiatura. Alcuni personaggi sono ben caratterizzati, anche se non tutto convince.

Riguardo alla prima stagione, invece, ossia Hill House, le cose sono peggiori: si inizia subito con la scena omosessuale e poi si va avanti, tuttavia incespicando spesso, tra personaggi, dialoghi,  sceneggiatura e i numerosi effetti sonori/visivi spaventanti, tipici dei prodotti orrorifici di basso livello. Peraltro, essendovi un discreto numero di personaggi, ritratti sia da giovani che da adulti, ed essendovi molti cambi di scena e salti tra passato e presente, sulle prime si fa fatica a seguire la narrazione.

In effetti, forse se avessi iniziato dalla prima stagione-storia non sarei arrivato alla seconda… nonostante anche la serie dedicata a Hill House possa vantare scene o episodi di valore, come quello dedicato alla “Donna dal collo storto”.
Essendo partito dalla seconda stagione, invece, ho poi guardato (e concluso) la prima, per poi recensire il tutto.

Preciso peraltro che l’ideatore del prodotto è Mike Flanagan, creatore del gioiello Midnight mass, una breve serie indipendente… nella quale non ha dovuto mettere per forza la solita (e imbarazzante) propaganda globalista. Ma magari è solo un caso. In compenso, ci ha messo antichi angeli veterotestamentari e vampirismo: un elemento comunque interessante.

Concludendo, The haunting è un'opera interessante, a cominciare dalla concezione delle due stagioni parallele, da un lato sorelle ma dall'altro lato indipendenti: ci sono elementi filmici di valore e il tutto è ben confezionato. Peccato per gli elementi forzati che stonano col tutto e ne abbassano livello e valore.

Fosco Del Nero



Titolo: The haunting (The haunting).
Genere: serie tv, horror.
Ideatore: Mike Flanagan.
Attori: Victoria Pedretti, Tahirah Sharif, Alex Essoe, Oliver Jackson-Cohen, Martin McCreadie, Jim Piddock, Kate Siegel, Henry Thomas, Rahul Kohli, T'Nia Miller, Michiel Huisman, Carla Gugino, Timothy Hutton, Elizabeth Reaser, Amelia Eve, Tahirah Sharif, Amelie Bea Smith, Benjamin Evan Ainsworth.
Anno: 2018-2020.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 9 gennaio 2024

Una serie di sfortunati eventi - Mark Hudis, Barry Sonnenfeld

Conoscevo solamente di nome la saga di romanzi Una serie di sfortunati eventi, la quale aveva già dato luogo a un film, intitolato Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, che però non mi pare di aver mai guardato.

Mi sono invece orientato sull’omonima serie televisiva in quanto mi ispiravano sia il cast che lo stile generale… senza contare che uno dei due produttori era Barry Sonnenfeld regista, decenni addietro, di film apprezzatissimi come La famiglia Addams, Men in black e Amore con gli interessi. Insomma, gli ingredienti parevano ottimi.

Quanto al cast (praticamente stellare, per chi conosce il mondo delle sit-com), si prende la scena di protagonista, seppur di protagonista cattivo, Neil Patrick Harris, indimenticabile nella serie tv How I met your mother, mentre la figura/voce narrante è affidata a Patrick Warburton, attore non particolarmente noto che mi ricorda comunque un’altra sit-com, ossia Seinfeld, cui aveva partecipato come attore secondario in svariati episodi.

L’intero prodotto è peraltro cosparso di attori provenienti da varie serie televisive: Max Greenfield (Veronica Mars), Morena Baccarin (Firefly e V- Visitors), Sara Rue (Perfetti... ma non troppo, The Big Bang theory), Nathan Fillion (Firefly)… per non parlare della comparsata di Cobie Smulders, coprotagonista di How I met your mother insieme allo stesso Neil Patrick Harris, il quale figura anche come produttore di Una serie di sfortunati eventi. E ovviamente non sto citando tutti.

Ma andiamo alla trama sommaria di Una serie di sfortunati eventi, serie composta di tre stagioni e di 35 episodi, dalla durata molto variabile (dai 35 ai 60 minuti): Violet, Klaus e Sunny Baudelaire sono tre fratelli, due ragazzini e una bambina piccola, che hanno perso tutto in un solo colpo. La loro casa è andata a fuoco e i genitori sono morti nell’incendio; di conseguenza, vengono affidati a un tutore, il Conte Olaf, il quale tuttavia si rivelerà un individuo spietato a caccia solamente della loro dote, bloccata sino alla maggiore età dei ragazzi.

L’uomo, loro lontanissimo parente, mostra sin da subito la sua “compagnia di attori” e col tempo rivelerà la sua antica appartenenza a una sorta di loggia segreta, della quale facevano parte anche i genitori Baudelaire, la quale tuttavia è tempo addietro implose dall’interno a causa di uno scisma, generando due fazioni contrapposte in lotta tra di loro (tipo Templari e Assassini, ma in modo più umoristico e grottesco).

Il simbolo di tale confraternita, che ricorda molto sia l’occhio che tutto vede, nonché vari altri elementi della storia (come la mela salvifica porta da un serpente ai due orfani), suggerisce una componente di tipo massonico, sulla quale tuttavia non ci focalizziamo, per badare invece alla serie tv come prodotto d’intrattenimento. Su tale argomento, dirò solo che, nella sigla d'apertura, si vedono, uno dopo l'altro nel raggio di un paio di secondi, l'occhio in cima alla piramide, l'occhio rettiliano e un simbolo che ricorda molto il 666: alquanto improbabile che siano presenze casuali, come l'indirizzo di Viale Oscuro 667.

Se il cast è notevole, ampio, variegato e qualitativamente sostenuto, la sceneggiatura è garantita dalla serie di libri, che non ho letto ma che non avrà avuto un grande successo per caso. Scenografie e colori si fanno notare, dal momento che il prodotto è molto curato, come si fanno notare in positivo le varie canzoni inserite in vari episodi: alcune sono davvero orecchiabili, a cominciare dalla sigla, ottimamente resa in italiano (cosa che non era scontata, anche perché il testo, nella prima strofa, cambia di volta in volta), per proseguire con la canzone di “presentazione” del Conte Olaf nel primo episodio, anch’essa a suo modo memorabile. Rimarchevole anche la varietà di situazioni e il trasformismo di Harris/Olaf.

Inoltre, Una serie di sfortunati eventi ha il pregio di utilizzare un linguaggio ricercato e preciso (con tanto di supporto e spiegazioni!), risultando così anche educativa; lo so che a molti spettatori di fascia bassa la ricercatezza linguistica non piace , ma di mio la considero un pregio. Anche l’aspetto dell’intelligenza e della cultura è posto in bella evidenza, altro elemento meritorio.

La sigla introduttiva, per quanto esagerata nei concetti, si dimostra discretamente sincera, nel preannunciare effettivamente degli eventi sfortunati e tragici: la lista di personaggi che muoiono, e in modo truce, una volta giunti a fine serie è effettivamente lunga.

In rete ho letto che la serie è una sorta di mix tra lo stile di Wes Anderson e quello di Tim Burton: effettivamente il paragone calza piuttosto bene… pur se si dovrebbe aggiungere un riferimento anche per canti e balletti, componente piuttosto importante dell'opera.

Nel complesso, ho molto apprezzato Una serie di sfortunati eventi, serie tv che probabilmente mi rivedrò in futuro… ciò che è praticamente un sigillo di garanzia.

Fosco Del Nero



Titolo: Una serie di sfortunati eventi (A series of unfortunate events).
Genere: serie tv, commedia, grottesco, musicale.
Ideatore: Mark Hudis, Barry Sonnenfeld.
Attori: Neil Patrick Harris, Patrick Warburton, Usman Ally, Louis Hynes, Malina Weissman, Matty Cardarople, John DeSantis,  Sara Canning, Patrick Keating, Catherine O'Hara, Alfre Woodard, Mary Black, K. Todd Freeman, Presley Smith, Will Arnett, Cobie Smulders, Kitana Turnbull, Avi Lake, Sara Rue, Tara Strong, Cleo King.
Anno: 2017-2019.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 25 ottobre 2023

Midnight mass - Mike Flanagan

Midnight mass è stata una lietissima sorpresa.
Se è vero che, da un lato, la serie mi era stata consigliata, è pur vero che non mi sarei atteso un gioiellino di tale valore… nonostante le solite tendenze propagandistiche che Netflix mette sempre nei suoi programmi, quando molto e quando poco; e nonostante l’elevato livello di violenza, su esseri umani e su animali.

Si tratta di una miniserie, dal momento che è composta da sette episodi, pensata e conclusa in tal modo: finalmente, verrebbe da dire, dopo tante serie lanciate per una stagione senza sapere se sarebbero state rinnovate e in che modo eventualmente sarebbero proseguite.
In questo caso l’ideatore, Mike Flanagan (di cui ho già recensito un film: il valido Oculus - Il riflesso del male) ha pensato e realizzato un prodotto completo.

Il genere di Midnight mass sarebbe l’horror, inframmezzato a temi esistenziali, per quanto più orientati alla religione in senso basso piuttosto che alla spiritualità in senso alto.

Ecco la trama di Midnight mass: Riley torna, dopo un assenza di molti anni, nell’isola natia di Crockett, una piccola isola contenente un piccolo villaggio di pescatori e poco altro. A tenerlo lontano, prima i suoi sogni di carriera e poi un brutto incidente automobilistico culminato in quattro anni di carcere per omicidio.
Il ragazzo non è tuttavia l’unico nuovo arrivo:  Padre Paul giunge sull’isola per sostituire momentaneamente, nella gestione della parrocchia di Saint Patrick, l’anziano Monsignor Pruitt, recatosi in Terra Santa in pellegrinaggio.
In attesa del ritorno del monsignore, il più giovane sacerdote si dimostra volenteroso e carismatico, e attrae un sempre maggiore numero di fedeli, anche per via di alcuni segni che scuotono la fede degli isolani, compreso un miracolo, col quale il sacerdote pare guarire la giovane Leeza, una ragazza bloccata sulla sedia a rotelle.
Tuttavia, non è tutto così semplice e lindo, e gli abitanti del villaggio saranno costretti ad affrontare molti cambiamenti.

Il tema centrale di Midnight mass è evidentemente la fede, intesa sia in senso basso, come fanatismo e ottusità (per esempio la perpetua Bev), sia in senso più alto, come aiuto e ispirazione (per esempio Padre Paul, interpretato in modo fantastico da Hamish Linklater). In ciò, la questione è molto chiara… e la forbice molto, molto larga.

La componente spirituale vera e propria, tuttavia, scarseggia… ed è normale che manchi se chi produce una certa opera non vi è immerso egli stesso. È il medesimo discorso di altre serie televisive che teoricamene avrebbero voluto affrontare il tema, ma che di fatto non lo hanno affrontato, perché realizzate dal punto di vista dell’essere umano comune. Penso per esempio a Messiah, a Nine perfect strangers, a Enlightened: che la scusa fosse la religione o la ricerca interiore, tutte quante non facevano altro che mostrare la coscienza di chi le aveva prodotte… com’è ovvio che sia, visto che la creatura è sempre frutto del creatore. Ciò al di là della qualità "cinematografica" del prodotto, che è un'altra faccenda.

Tra le quattro, tuttavia, Midnight mass ha qualcosa in più delle altre citate, visto che in alcuni punti espone principi evolutivi di valore, pur se immersi in molto altro (come detto, fanatismo, dogmatismo, ottava bassa della religione, Vangeli interpretati a proprio uso e consumo). Una serie tv che, viceversa, pur non affrontando esplicitamente temi spirituali, propone molto contenuti evolutivi è Dark, se qualcuno fosse interessato.

Midnight mass, peraltro, introduce il tema dei presunti angeli del Vecchio Testamento, mischiandolo col sangue e col vampirismo… certamente non una novità per le produzioni Netflix.
A proposito di Vecchio Testamento e cattolicesimo, senza dubbio la serie si può apprezzare maggiormente se si hanno delle basi conoscitive cattoliche: gli stessi titoli degli episodi, per fare un esempio, si rifanno ai libri della Bibbia, la quale è continuamente citata anche in corso d’opera (in modi e secondo livelli assai differenti, peraltro).

Lasciando perdere i temi, e andando sulla sostanza, Midnight mass è un prodotto eccellente: nel cast, nella recitazione, nella scenografia, nella sceneggiatura, in quel poco di effetti speciali utilizzati… ma soprattutto nell’atmosfera che crea, dall’inizio alla fine.

Ne approfitto per citare un monologo interessante in senso esistenziale… probabilmente l’unico discorso lungo che travalica l’aspetto religioso per confluire nello spirituale. Questo pezzo, in effetti, è molto bello e, pur se in chiusura, eleva il tono “interiore” del prodotto, il quale comunque era già meritevole di suo per il suo valore filmico, diciamo così.

“È questo il vero problema di tutta la faccenda: la parola “me”.
Non è quella la parola: non è giusto, non lo è. Già, non lo è.
Come ho fatto a dimenticarlo? Quando l’ho dimenticato?
Il corpo si ferma, una cellula alla volta, ma il cervello continua a sparare tutti quei neuroni. Sono piccoli fulmini, fuochi d’artificio all’interno, e temevo di disperarmi o di provare paura, ma non mi sento affatto così, neanche un po’. Sono troppo occupata: sono troppo occupata al momento a ricordare. Ma certo, ricordo che ciascun atomo del mio corpo fu forgiato in una stella. Questa materia, questo corpo è per lo più spazio vuoto, dopo tutto, e la materia solida è solo energia che vibra molto lentamente. Non c’è alcun me, non c’è mai stato.
Gli elettroni del mio corpo si mescolano e ballano con gli elettroni del terreno sotto di me e dell’aria che io non respiro più. E poi ricordo che non c’è un punto dove tutto questo finisce e io inizio. Mi ricordo che sono energia, niente ricordi, niente me. Il mio nome, la personalità, le scelte, è venuto tutto dopo di me. Io esistevo prima ed esisterò anche dopo. Tutto il resto sono immagini, raccolte lungo la strada, sogni effimeni, piccoli, stampati sul tessuto del mio cervello morente. E io sono il fulinne che salta nel mezzo, sono l’energia che alimenta i neuroni… e sto ritornando. Attraverso il ricordo, sto tornando a casa. È come una gocciolina d’acqua che ricade nell’oceano, di cui è sempre stata una parte. Tutte le cose, una parte. Tutti noi, una parte. Tu, io e la mia bambina e mia madre e mio padre, ogni persona mai esistita, ogni pianta, ogni animale, ogni atomo, ogni stella, ogni galassia, tutto quanto. 
Ci sono più galassie nel’universo che granelli di sabbia in spiaggia, ed è questo che tutti noi intendiamo quando diciamo “Dio”, l’unico, il cosmo e i suoi sogni infiniti. Noi siamo quel cosmo che sogna sé stesso. È un semplice sogno che credo sia la mia vita ogni volta, ma me lo dimentico, puntualmente. Dimentico sempre i miei sogni.
Ma adesso, in questo secondo, nel momento preciso, nell’istante in cui ricordo, riesco a comprendere immediatamente tutto: non esiste il tempo, non esiste la morte, la vita è un sogno, è un desiderio, espresso di continuo, senza sosta, in continuazione, ancora e ancora, per l’eternità. E io sono tutto questo: sono ogni cosa, sono tutto.
Io sono quello che sono.”

Oltre a questo, mi sono segnato alcune citazioni brevi.

"Esiste una bussola morale dentro ognuno di noi che punta dritta al Nord, allo Spirito Santo: la coscienza."

"È una guerra, e ci saranno anche delle perdite.
Noi dobbiamo essere soldati."

"Il Vangelo di nostro Signore, benché sia pieno di orrore, è tuttavia santo, a motivo della meta cui ci conduce.
Quello che è un giorno orribile diventa santo per via di dove conduce."

"Non dobbiamo più avere paura: mai più."

"Sono cose che non si possono cambiare, e dobbiamo accettarle con estrema serenità: entrambi e adesso."

"Qualcosa è iniziato a cambiare in te: era come se fossi andato a dormire.
È come se il tuo corpo agisse su volere di qualcun altro. "

"È una di quelle cose che non si possono cambiare: accettala con serenità e con grazia."

"La trasformazione finale non sarà vostra, a meno che non lasciate morire il vostro corpo mortale, in modo che il vostro corpo divino possa risvegliarsi."

"Un momento di fede: è questo il prezzo che Dio ci chiede.
Solo un  momento di coraggio."

"Sento che tutto quello che sta accadendo è una questione di fede, non di scienza."

"Forse è davvero  un sogno... ma se lo è lo stiamo facendo tutti insieme."

Nella serie sono citati anche molti passi dei Vangeli di grande valore evolutivo, per quanto spesso interpretati in modo manipolatorio e grossolano, a un'ottava alquanto bassa (com'è buona parte dell'opera, valore cinematografico a parte), per cui evito di citarli.

Fosco Del Nero



Titolo: Midnight mass.
Genere: serie tv, horror, esistenziale.
Ideatore: Mike Flanagan.  
Attori: Kate Siegel, Zach Gilford, Kristin Lehman, Samantha Sloyan, Igby Rigney, Hamish Linklater, Henry Thomas, Annabeth Gish, Alex Essoe, Rahul Kohli, Michael Trucco.
Anno: 2021.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 17 ottobre 2023

Dirk Gently - Agenzia di Investigazione Olistica - Max Landis

Avendo saputo che era stata realizzata una serie tv basata sulla serie di romanzi di Dirk Gently, scritti da Douglas Adams, celeberrimo autore della Guida Galattica per gli autostoppisti, non ci è voluto molto perché me la guardassi, ed ecco così la recensione di Dirk Gently - Agenzia di Investigazione Olistica, serie ideata da Max Landis.

La serie in questione è relativamente breve, componendosi solamente di due stagioni, per un totale di diciotto episodi, di circa 45-50 minuti cadauno.
Gli anni di produzione sono il 2016 e il 2017 e tra i protagonisti spicca Elijah Wood, l’immortale Frodo de Il signore degli anelli (che ho apprezzato anche in Ogni cosa è illuminata, Sin City e Oxford murders).

Ecco la trama sommaria dell’opera, ispirata ai tre romanzi originari ma in verità non esecutrice specificamente di nessuno di essi: Dirk Gently è un investigatore olistico, ossia un investigatore che non cerca indizi e correlazioni razionali, come avviene di solito, bensì si affida alla connessione di tutte le cose, alle sincronicità e all’intuizione.
La frase “Ogni cosa è collegata” è il motto dell’opera, evidentemente ripresa dagli ambienti spirituali, pur se in chiave certamente più ludica che non didattica.

Nella sua investigazione alquanto originale, Dirk si imbatte in  Todd Brotzman, che diventerà il suo assistente, nonché in svariati altri personaggi: l’aspirante agente governativa Farah Black (che infatti è nera: molto intuitivo e olistico), l’assassina esistenziale Bart Curlish, la sorella di Todd Amanda, anch’essa dotata di strane caratteristiche/poteri… per non parlare del Trio Chiassoso o di tutti i personaggi che giungono nella seconda stagione, per metà ambientata in un mondo fantasy.

Ma di mezzo c’è davvero di tutto, pur in uno spazio narrativo abbastanza contenuto: diciamo in generale che il grosso delle serie tv si trascina per stagioni e stagioni pur con una piccola percentuale degli elementi e degli spunti di Dirk Gently - Agenzia di Investigazione Olistica… il quale forse commette l’errore opposto, quello di sovrabbondare in uno spazio/tempo ristretto.

Quanto alla chiarezza, leggo che erano poco lineari i romanzi originari, e in ciò la serie derivata è coerente con il prodotto di partenza.

Altro elemento negativo: la serie tv si inchina all'agenda mondialista su più fronti, per quanto in modo più leggero rispetto ad altre serie (e infatti è una produzione Netflix, ossia il braccio armato nell'intrattenimento): coppie inter-razziali (=immigrazione incontrollata), omosessualità, materialismo, totale assenza di spiritualità (qua almeno c'è qualche accenno di intuizione e interconnessione, seppur si rimane sempre sul mentale).

Complessivamente, ho gradito Dirk Gently - Agenzia di Investigazione Olistica: è brillante, ben recitato, pieno di spunti, divertente e intelligente, dotato di un eloquio molto ricercato (che al pubblico più terra terra certamente non piacerà). Non c’è la profondità del capolavoro, ma c’è comunque molto; certamente quanto basta per una valutazione positiva e il consiglio di dare un’occhiata alla serie (quella del 2016-2017, non quella precedente, che non ho mai visto).

Fosco Del Nero



Titolo: Dirk Gently - Agenzia di Investigazione Olistica (Dirk Gently's Holistic Detective Agency).
Genere: commedia, drammatico, sentimentale.
Ideatore: Max Landis.
Attori: Samuel Barnett, Elijah Wood, Hannah Marks, Jade Eshete, Mpho Koaho, Dustin Milligan, Fiona Dourif, Osric Chau, Michael Eklund, Zak Santiago, Viv Leacock, Amanda Walsh, Izzie Steele, Neil Brown Jr.
Anno: 2016-2017. 
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



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