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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 26 marzo 2024

In the name of the King - Uwe Boll

In the name of the King è un film del 2007 diretto da Uwe Boll, un regista che non avevo mai sentito, nonostante l’abbondante filmografia... e che ho scoperto rapidamente perché: è specializzato in film a budget contenuto, spesso tratti da videogiochi ed è noto per la scarsa qualità delle sue produzioni.

In the name of the King  non fa eccezione per molti versi.

Partiamo dalla trama, estratta dal famoso videogioco di ruolo Dungeon Siege: il Fattore e la moglie Solana vivono felici col loro figlio, nonché con parenti e vicinato vario, finché Stonebridge non è invasa dai temibili Krug, creature simili a orchi che attaccano e devastano tutto, comandati magicamente da Gallian, un mago malvagio che ha aumentato il suo potere attraverso la sua amante, la giovane e bella Muriella, figlia del mago di corte Merick.
Quanto al Re Konrad, egli è il bersaglio principale di Gallian, il quale vuol diventare egli stesso e agisce a tal scopo sia dall’esterno che dall’interno.

Riferita la trama, passiamo al cast, che sorprendentemente è di ottimo livello per una produzione di così basso profilo: abbiamo Jason Statham (The snatchLock & stock, Revolver), Leelee Sobieski (Eyes wide shut, Branded – Il marchio di sangue), Ron Perlman (Il nome della rosaLa città dei bambini perdutiHellboyAlien 4 – La clonazione), Claire Forlani (Vi presento Joe Black, Boys and girls), Ray Liotta (Revolver, L’uomo dei sogniSin City), Burt Reynolds (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, Boogie nights - L’altra Hollywood).

Nessuna prima stella, ma un nutrito corpo di attori di seconda e terza fascia: l’insieme degli attori è certamente più notevole del film in sé.
Quanto al resto, valida la scenografia e i combattimenti, spettacolari ma non sopra le righe. Scarso però tutto il resto: dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi, come in generale tutta la sceneggiatura, piuttosto lineare e prevedibile, più adatta certamente a un videogioco (per l’appunto), con le sue sottotrame e sottomissioni che a un film (in cui deve essere eccellente la portata principale).

In definitiva, In the name of the King è un prodotto tecnicamente non malvagio, ma è talmente tanto pieno di cliché e di elementi banali e prevedibili che si fatica a concepirne il progetto… nonché le due ore di durata.

Fosco Del Nero 



Titolo: In the name of the King (In the name of the King: a Dungeon Siege tale).
Genere: fantasy, drammatico. 
Regista: Uwe Boll.
Attori: Jason Statham, Leelee Sobieski, Ron Perlman, Claire Forlani, Ray Liotta, Burt Reynolds, John Rhys-Davies, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Mike Dopud, Will Sanderson, Tania Saulnier, Gabrielle Rose.
Anno: 2007.
Voto: 5. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 19 marzo 2024

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio - Ralph Bakshi

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio è un film d’animazione realizzato da Ralph Bakshi nell’ormai lontano 1983, epoca in cui l’animazione iniziava a proporre opere più ambiziose rispetto agli inizi degli anni “60, pur all’interno di un contesto tecnico ancora evidentemente molto limitato.

Lo stesso Ralph Bakshi realizzò quello che col senno di poi è ricordato come un ottimo prodotto, ossia la versione animata de Il signore degli anelli (purtroppo monca della seconda metà della trilogia), nonché qualche altro tentativo: WizardsFuga dal mondo dei sogni, American pop… nonché questo stesso Fire and ice, omaggio al genere sword and sorcery in stile Conan il Barbaro (anche se il protagonista ricorda più He-Man, serie d’animazione prodotta lo stesso anno, forse non a caso).

Ecco la trama di Fire and ice - Fuoco e ghiaccio, in verità molto semplice e naif: verso la fine dell’ultima era glaciale (ne approfitto per ricordare a tutti che il clima sulla Terra è sempre cambiato secondo diversi cicli, e che l’attività dell’uomo non vale niente a fronte dei cicli della Terra stessa e del Sole), la Regina del Nord Juliana, insieme al figlio negromante Nekron, agiscono per conquistare l’intero mondo, spostando il loro regno di ghiaccio sempre più a sud, grazie alle loro conoscenze magiche, invadendo con il loro esercito di guerrieri sub-umani (mezzo orchi, mezzo scimmieschi) prima la pianura e poi il Regno del Fuoco, dal quale rapiscono la Principessa Teegra.

La ragazza, nel suo tentativo di sfuggire agli sgherri della Regina del Nord, conoscerà Larn, un guerriero della pianura scampato a un precedente massacro, il quale, aiutato da Darkwolf, un fortissimo guerriero con una pelle di lupo posta sulla testa, cerca di opporsi alle forze maligne.
Da affrontare non vi sarà solo la forza bruta dei soldati nemici, ma anche le impervie della natura, nonché la stregoneria del negromante.

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio ha in verità una trama quasi nulla e nel corso della sua esecuzione, circa 80 minuti, pochissimi dialoghi: dunque, è quasi tutto disegni e azione. Nonostante ciò, e nonostante un evidente ammiccamento ai corpi umani, specialmente quello femminile, il prodotto ha un suo valore: i fondali disegnati a mano sono ben fatti e le animazioni fluide… per quanto consentiva la tecnica dell’epoca.

La storia è nobile negli intenti, pur pervasa dalla violenza, cosa che fa del film un prodotto per adulti e certamente non un film d’animazione per bambini… come peraltro tutti gli altri di Bakshi, per chi ancora non lo sapesse.

Fosco Del Nero 



Titolo: Fuoco e ghiaccio (Fire and ice).
Genere: animazione, fantasy, avventura.
Regista: Ralph Bakshi.
Anno: 1983.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



martedì 12 marzo 2024

The haunting - Mike Flanagan

Da ragazzo avevo appezzato molto il film horror Haunting – Presenze, tanto che dopo averlo visto mi ero letto anche il romanzo che lo aveva ispirato, ossia L'incubo di Hill House (intitolato anche La casa degli invasati) di Shirley Jackson.

Avendo saputo che di recente era stata prodotta una serie dedicatagli, intitolata The haunting, ho deciso di guardarla, pur avendo visto che solo una stagione era dedicata a Hill House, mentre l’altra era dedicata invece a Bly Manor, un’altra antica dimora misteriosa e pericolosa.

Anzi, ho fatto l’errore di guardare per prima la seconda stagione, quella su Bly Manor: errore veniale, comunque, visto che le due stagioni sono completamente indipendenti, se si eccettua la curiosa scelta di riciclare molti degli attori, utilizzati nelle due serie per diversi personaggi.

Dico subito una cosa: si vede che The haunting è prodotta da Netflix per via della (solita) propaganda mondialista che vi è stata messa dentro, a cominciare dalle relazioni omosessuali-lesbiche inserite in entrambe le stagioni, che non solo non c’entravano niente con le due trame (e in particolare con la trama di L'incubo di Hill House, letteralmente stravolta rispetto alla storia e ai personaggi originali), ma che rendono tutto quanto tra l’imbarazzante e il ridicolo. Già solo questo elemento rischia di mandare a monte l'opera… purtroppo, quando si è costretti a mettere certi elementi perché costretti dal “padrone”, l’intero progetto perde di valore, com’è sempre quando di mezzo ci sono propaganda e manipolazione.

Detto questo, e facendo finta di nulla relativamente a tale fattore, la seconda stagione, ossia Bly Manor, si rivela molto ben fatta e interessante, sia nell’atmosfera sia nella sceneggiatura. Alcuni personaggi sono ben caratterizzati, anche se non tutto convince.

Riguardo alla prima stagione, invece, ossia Hill House, le cose sono peggiori: si inizia subito con la scena omosessuale e poi si va avanti, tuttavia incespicando spesso, tra personaggi, dialoghi,  sceneggiatura e i numerosi effetti sonori/visivi spaventanti, tipici dei prodotti orrorifici di basso livello. Peraltro, essendovi un discreto numero di personaggi, ritratti sia da giovani che da adulti, ed essendovi molti cambi di scena e salti tra passato e presente, sulle prime si fa fatica a seguire la narrazione.

In effetti, forse se avessi iniziato dalla prima stagione-storia non sarei arrivato alla seconda… nonostante anche la serie dedicata a Hill House possa vantare scene o episodi di valore, come quello dedicato alla “Donna dal collo storto”.
Essendo partito dalla seconda stagione, invece, ho poi guardato (e concluso) la prima, per poi recensire il tutto.

Preciso peraltro che l’ideatore del prodotto è Mike Flanagan, creatore del gioiello Midnight mass, una breve serie indipendente… nella quale non ha dovuto mettere per forza la solita (e imbarazzante) propaganda globalista. Ma magari è solo un caso. In compenso, ci ha messo antichi angeli veterotestamentari e vampirismo: un elemento comunque interessante.

Concludendo, The haunting è un'opera interessante, a cominciare dalla concezione delle due stagioni parallele, da un lato sorelle ma dall'altro lato indipendenti: ci sono elementi filmici di valore e il tutto è ben confezionato. Peccato per gli elementi forzati che stonano col tutto e ne abbassano livello e valore.

Fosco Del Nero



Titolo: The haunting (The haunting).
Genere: serie tv, horror.
Ideatore: Mike Flanagan.
Attori: Victoria Pedretti, Tahirah Sharif, Alex Essoe, Oliver Jackson-Cohen, Martin McCreadie, Jim Piddock, Kate Siegel, Henry Thomas, Rahul Kohli, T'Nia Miller, Michiel Huisman, Carla Gugino, Timothy Hutton, Elizabeth Reaser, Amelia Eve, Tahirah Sharif, Amelie Bea Smith, Benjamin Evan Ainsworth.
Anno: 2018-2020.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



martedì 5 marzo 2024

Ghost in the shell - Rupert Sanders

Ghost in the shell di Rupert Sanders è l’esempio perfetto di ottave di coscienza: il film recitato del 2017 non è infatti che una pallidissima imitazione del film animato del 1995 diretto da Mamoru Oshii, il quale a sua volta era la conversione dell’omonimo manga di Masamune Shirow (1989-1991)... il quale pera la cronaca era uno dei miei mangaka preferiti nell’adolescenza.

Lasciando da parte l’universo di Ghost in the shell, il quale comprende diverse opere derivate, e confrontando il film animato del 1995 e quello recitato del 2017, passiamo da un’opera cyberpunk, che aveva la coscienza come suo tema centrale e che era corredata da una sua bellezza lirica, per esempio nella colonna sonora (tanto in Ghost in the shell quanto in Ghost in the shell 2), a un prodotto il quale non è altro che un film di fantascienza pieno di azione e di effetti speciali.

Temi interiori: niente.
Insegnamenti elicitati a voce: nessuno.

Purtroppo tale “caduta coscienziale” è molto diffusa nei rifacimenti di film od opere del passato… un po’ perché una grande fetta del pubblico attuale domanda prodotti “bassi e facili”, un po’ perché dietro vi è un disegno manipolatorio volto ad abbassare sempre più l’intrattenimento collettivo, e quindi per converso la coscienza collettiva.
Qualcuno storcerà il naso a questa affermazione, ma le cose stanno esattamente in questi termini, che lo si veda o meno.

Ad ogni modo, passiamo alla trama di Ghost in the shell: il Maggiore Mira Killian (le hanno cambiato anche il nome, oltre che il senso) è un cyborg che lavora per la Sicurezza Pubblica Numero 9, un’organizzazione antiterrorismo gestita dal governo, la quale si avvale di numerosi agenti, molti potenziati e molti ancora umani (o vie di mezzo di varia natura).
Improvvisamente, tutti gli scienziati più importanti della Hanka Robotics vengono attaccati, uccisi o hackerati, per ordine di un certo Kuze, un misterioso soggetto che sembra dotato di grandi poteri (e che si rivelerà essere un amico d’infanzia del Maggiore a suo tempo maltrattato dalla polizia).
Mentre indaga su Kuze, il Maggiore scopre dettagli sul suo passato, nonché numerose bugie e inganni.

Detto che con l’opera si è perso del tutto il “ghost”, ossia lo spirito, puntando tutto sul “shell”, ossia il guscio, il corpo, il mondo materiale (con ciò contraddicendo persino il titolo del film, che parla esplicitamente di "coscienza nel corpo", di "spirito nella materia"), va sottolineato che pure la trama è stata peggiorata: è stata introdotta una sottospecie di storia d’amore d’infanzia tra umani-cyborg, alquanto ridicola, nonché ricongiungimenti familiari altrettanti ridicoli, che ovviamente non c’erano nella storia originale.

Anzi, a tal riguardo ne approfitto per affermare senza mezzi termini che dovrebbe essere vietato per legge modificare un'opera che si sta rappresentando: se si vuole mettere in scena un'altra opera, che lo si faccia, ma non utilizzando un determinato titolo.

Al di là dei dettagli, comunque, è proprio l’intera opera che è nata “sbagliata”, ossia orientata verso l’effetto speciale, i combattimenti e il facile melodramma, in luogo dei dilemmi etici ed esistenziali che la caratterizzata in origine.
Me lo aspettavo, peraltro, e per questo ho tardato parecchio a guardarla.

In conclusione, il Ghost in the shell di Rupert Sanders è pessimo a dir poco.

Fosco Del Nero



Titolo: Ghost in the shell.
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Rupert Sanders.
Attori: Scarlett Johansson, Juliette Binoche, Michael Pitt, Michael Wincott, Pilou Asbæk, Takeshi Kitano, Chin Han, Chris Obi, Joseph Naufahu, Kaori Momoi, Yutaka Izumihara, Tawanda Manyimo.
Anno: 2017.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui



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