Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

Visualizzazione post con etichetta Film adolescenziale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film adolescenziale. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2024

Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro - Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde

Nella recensione di Ruby Red, il primo film dell’omonima trilogia, avevo scritto che, data la mediocrità del prodotto, non ero sicuro di vedere il suo seguito, ossia Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro 2.

Alla fine l’ho guardato, spinto non dalla curiosità per la storia, i personaggi e dunque la qualità cinematografica del primo film, bensì incoraggiato dai contenuti che proponeva, pur se lievi, oscillanti tra elemento interiore esistenziale ed elemento esteriore cospirativo… anche se mi attendevo un’ulteriore calo della qualità, dal momento che, con i seguiti, statisticamente è quasi sempre così. 

Detto, fatto.

Diamo comunque uno sguardo alla trama di Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro, film uscito nel 2014, ossia un anno dopo il suo predecessore: Gwendolyn e Gideon, che ora sono una coppia, continuano nei loro viaggi nel tempo, un po’ inviati dalla Loggia di Saint Germain, un po’ per loro iniziativa, visto che molte cose non tornano alla ragazza, sempre più dubbiosa se mettersi al servizio del Conte e della sua sette segreta.

Nelle sua indagini, Ruby incontra nuovamente Lucy e Paul, i ribelli dalla Loggia, che per sfuggirle si sono trasferiti nel passato e che le sono più vicini di quanto la ragazza pensasse.
In tutto ciò, il rapporto tra lei e Gideon vacilla, visto che il ragazzo pare ben sistemato sotto l’ala del suo mentore Saint Germain, pur se anch’egli pare oscillare un poco.

Se il primo Ruby Red era mediocre, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro è ancor peggio quanto a qualità: mantiene il tono adolescenziale del primo, in stile Twilight, aggiunge un elemento che vorrebbe essere forse umoristico ma che si rivela davvero scarso, il gargoyle invisibile che vede solo la protagonista, e propone scene imbarazzanti come la canzone-ballo tratta dal Rocky Horror Picture Show e improvvisata in una serata elegante del 1780: l’imbarazzo non sta nel fatto che i due ragazzi improvvisino la cosa, una cantando da ubriaca e l’altro suonando al piano, ma che il pubblico del 1780 gradisca lo spettacolo.
E il pubblico del 2020 lo gradisce? 

Sono spariti, purtroppo, anche i pochi contenuti esistenziali che il primo film proponeva… ma è rimasto qualcosa a livello di tematiche cospirative, e forse questo qualcosa, pur se poco, rende il film quantomeno degno di esistere.

Elemento interessante: se i cattivi son quelli di una setta inglese, i buoni son quelli di una setta-confraternita italiana, fiorentina per la precisione. Sono loro a citare un brano del Nuovo Testamento… di gran lunga la cosa di maggior valore che c’è in tutto il film.

Ecco un paio di frasi estratte da Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

“Come dovrebbe stare una persona che si trova per secoli in un delirio infinito?
Diciamo che non vedo l’ora di risvegliarmi.”

“Rivestitevi dell’armatura di Dio.
La nostra battaglia è contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebra.”

“Lo scopo del suo Nuovo Ordine Mondiale non è il benessere dell’umanità, ma solamente il suo.
Lavora al suo piano di dominio da secoli insieme alla sua élite.
Saranno in grado di controllare tutto: flussi finanziari, raccolti, approvvigionamento idrico, vaccini, scuole, ed elimineranno tutto ciò che non coincide con la loro visione dell’umanità”.

Il film sarà anche scarso, ma pochi anni dopo l’umanità occidentale si è trovata immersa nella previsione fatta in Ruby Red 2: curioso peraltro che tra le altre cose nomini anche i vaccini, nonché la censura-manipolazione che negli ultimi anni è passata da essere discreta a essere evidente, persino ufficiale.
Almeno in questo, sì, il film ha una sua utilità per coloro che si ostinano a essere dei babbani.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro (Saphirblau).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Karl Walter Sprungala, Peter Simonischek, Pierre Kiwitt, Maria Ehrich, Rüdiger Vogler, Johannes von Matuschka, Jannis Niewöhner, Chiara Schoras.
Anno: 2014.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 26 novembre 2024

Ruby Red - Felix Fuchssteiner

Ruby Red mi era stato consigliato come film di qualità e come film interessante per i suoi contenuti evolutivo-spirituali.

In verità, il film, un film tedesco diretto nel 2013 da Felix Fuchssteiner, si dimostra carente su ambo i fronti.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama sommaria di Ruby Red… che come genere ed elementi mi è abbastanza congeniale: la protagonista Gwendolyn Shepherd è un’adolescente che vive a Londra in un grande e lussuoso palazzo insieme alla sua famiglia allargata: ci sono la madre Grace Montrose, il fratellino minore Nick, la nonna Arisa, la prozia Maddy, la zia Glenda e la cugina Charlotte, con la quale Gwendolyn non ha un buon rapporto nonostante parentela e comune luogo di abitazione. 

Difatti Charlotte, che si ritiene l’erede di un particolare gene che si tramanda in famiglia da secoli e che permette di viaggiare nel tempo, ha un atteggiamento piuttosto arrogante e altezzoso verso la cugina, la quale dal canto suo si dimostra effettivamente imbranata e trasandata.

Tuttavia, una volta raggiunti i sedici anni, il gene si manifesta in Gwendolyn e non nella cugina, che viceversa era stata addestrata per anni a tal scopo: così, la ragazza si ritrova non solo nel passato, ma senza la cultura e i mezzi per affrontare la situazione. Ciò, manco a dirlo, inasprisce ulteriormente i rapporti con Charlotte e con la di lei madre, le quali (anche se non se ne capisce il motivo) si ritenevano depositarie di quell’antico potere e tradizione familiare.

Così, la ragazzina si troverà ad affrontare non solo le sue involontarie incursioni nel tempo, ma anche i misteri della famiglia Shepherd-Montrose, nonché i misteri della Loggia di Saint-Germain, che protegge, educa e coordina i viaggiatori nel tempo allo scopo di completare un altrettanto misterioso cronografo.

Da citare il personaggio di Gideon de Villiers, il viaggiatore nel tempo maschile, della famiglia “gemella”, ugualmente depositaria del gene che si incarna ogni tanto, col quale Gwendolyn avvierà un rapporto un po’ contradditorio (ma banale e leggibile sin dall’avvio del film).

Ecco alcuni temi, elementi o simboli che Ruby Red introduce: logge segrete, occhio nel triangolo, draghi, rituali esoterici, uso del sangue, la figura del Conte di Saint Germain (per quanto raffigurata in modo ridicolo), un’élite che ritiene di aver diritto di dominare sugli altri, la loro onnipresenza o quasi.

Un altro paio di curiosità: c’è un ordine esoterico contrapposto (italiano e cristiano); han trovato il modo di citare Israele.

Qualche altra considerazione: l’eroina di Ruby Red è femmina e il maschile è dipinto in modo rozzo, com’è di moda in quest’epoca di antimaschilismo (che è la stessa dinamica del maschilismo, per chi ancora non se ne fosse accorto, solo dall’altra parte del pendolo); parimenti, è tratteggiata in modo arrogante l’eleganza per far sembrare simpatica l’energia più popolare (altro fenomeno contemporaneo, tendente ad abbassare intelligenza e coscienza); la trama sembra un  misto tra TwilightHarry Potter e Eyes wide shut (ma senza la qualità di questi film); l’opera, pur essendo formalmente un film fantasy, ha un tono sentimental-emotivo più vicino alle soap opera e ai romanzi Harmony che ai film fantasy; il Conte di Saint German, da esoterista e sapiente alchimista che era in realtà, è stato trasformato in una sorta di despota maschilista… il che dice tutto sul valore storico e interiore del film.

In verità il film non è un completo disastro, dal momento che propone qualcosa di bello da vedere e anche da sentire, come alcune frasi che effettivamente hanno un valore esistenziale.

“Da questo momento dipende l’eternità (Ab hoc momento pendet eternitas).”

“Sui dodici pilastri il castello regge il tempo.”

“Devi trovare la tua magia.”

“L’amore vince su tutto (Omnia vincit amor).”

“Lui è uno di loro, sono ovunque.”

“Dimostraci che sai fare.”

C’è anche un altro elemento interessante: l’uso dell’astrologia (come sarebbe in una società evoluta coscienzialmente) alla nascita dei bambini, per scoprire da subito talenti e percorso preferibile. In effetti, in Ruby Red vi sono degli elementi interessanti… peccato per il tono Harmony che penalizza l’intero film. Ma, d’altronde, nel produrlo è stata fatta, credo, una precisa scelta di pubblico.

Stanti così le cose, non so se mi vedrò i suoi due seguiti, a cominciare dal secondo film, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red (Rubinrot).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Uwe Kockisch, Johannes Silberschneider, Gerlinde Locker, Laura Berlin, Sibylle Canonica, Katharina Thalbach, Veronica Ferres, Levin Henning, Maria Ehrich, Jannis Niewöhner.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 3 giugno 2015

L’avventura degli ewoks - John Korty

Di recente mi sono visto, uno dietro l’altro, tutti i film della saga di Star wars, attualmente composta di sei episodi (i tre conclusivi dovrebbero uscire nei prossimi anni).

Solo ora sono venuto conoscenza del fatto che vi erano due film ad essa collegati, seppur esterni alla saga vera e propria, sorta di spin-off, come si dice in gergo: il primo è L’avventura degli ewoks, mentre il secondo è Il ritono degli ewoks.
Ho dunque deciso di vedermeli.

Una precisazione in apertura: L’avventura degli ewoks non è diretto da George Lucas, ma da tale John Korty, regista che non avevo mai sentito e che in effetti nel corso della carriera non ha prodotto nulla degno di menzione… compreso questo film, ahimé.

Il che vuol dire o che la sceneggiatura originaria, questa dello stesso Lucas, era scadente, o che è stata scadente la realizzazione registica: probabilmente un po’ di entrambe le cose, col film che mi è sembrato più che altro una trovata per produrre qualcos’altro del “mondo Star wars”, e segnatamente qualcosa di destinato ai bambini, data la grande infantilità di tutto quanto, a cominciare dal protagonista, un adolescente bambocciotto che non poteva che essere destinato a un pubblico infantile (e se era destinato ad altri, mi sa che è stato fatto male il casting).

Ma bando alle ciance, e vediamo la trama sommaria de L’avventura degli ewoks: un’astronave con una famiglia, genitori e due figli, precipita sulla Luna di Endor, e le due coppie, genitori e figli, vengono separate, con i primi rapiti da un enorme mostro, tale Gorax, e i secondi invece accuditi e aiutati dal premurosi e generosi ewoks, razza assai somigliante a degli orsacchiotti peluche.
La storia segue i due figli, l’adolescente Mace e la bambina Cindel, nonché i loro nuovi amici, tutti introdotti da una voce narrante fuori campo.

Essenzialmente L’avventura degli ewoks è un film a metà strada tra fantascienza e fantasy, con la componente tecnologica e quella magica entrambe presenti, ma che, come detto, si dispiega soprattutto sul versante del film adolescenziale-infantile avventuroso, un po’ alla I Goonies, per fare un esempio, rimanendo però un po’ troppo sempliciotto, nonché privo di trovate originali e interessanti… tanto che onestamente mi sono chiesto come mai George Lucas abbia avviato questo progetto.

Che, però, ha perlomeno un pregio, quello di terminare con una frase bella e ispirante: “Coraggio, lealtà e amore sono le forze più grandi dell’universo”.

Per il resto non c'è molto altro, devo dire, e anzi è tutto piuttosto piatto e immaturo.

Fosco Del Nero



Titolo: L’avventura degli ewoks (Caravan of courange - An ewok adventure).
Genere: fantastico, fantascienza.
Regista: John Korty.
Attori: Warwick Davis, Aubree Miller, Fionnula Flanagan, Eric Walker.
Anno: 1984.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 27 maggio 2011

Bandslam - High school band - Todd Graff

Ultimamente ho recensito alcune belle sorprese (come Crank, I love Radio Rock, Tutte pazze per Charlie, Sacro e profano.) e alcune delusioni (Revolutionary road, Party monster); per fortuna il film di oggi fa parte della prima categoria, e persino in modo deciso per quanto mi riguarda.
Mi riferisco a Bandslam - High school band, film girato nel 2009 da Todd Graff e avente riscosso un certo gradimento.

Bandslam è un meticcio, che si muove tra commedia, musica e sentimenti.
Peraltro, il film mi ha ricordato alcuni altri film: American pie per via del fatto che l’attore protagonista mi ricordava Fincher, La battaglia di Shaker Heights per il binomio personaggio principale-ambiente sociale, School of rock per il concorso musicale e la band sfavorita messa su in modo amatoriale, e persino Mean girls per l’aspetto sociologico-scolastico (un studente cambia scuola e cerca di ambientarsi al meglio).

Finiti i riferimenti, veniamo ora a Bandslam, cominciando dalla trama: Will Burton (Gaelan Connell) è un ragazzino con dei problemi di relazione con i suoi coetanei, tanto che ha già cambiato svariate scuole. Il suo ultimo cambio gli porta in dote due conoscenze femminili: la coetanea Sa5m (Vanessa Hudgens), anch’essa introversa e bizzarra, e la più “anziana” Charlotte (Alyson Michalka), al contrario estroversa e popolare, che lo coinvolgerà nell’organizzazione di una rock band.
Da citare anche l’invadente mamma di Will, peraltro interpretata da Lisa Kudrow, una delle star di Friends.
Cameo anche per David Bowie nei panni di David Bowie (come non ricordarlo per l'indimenticabile Labyrinth?) presenza di fondo in tutto il film visto che Will gli si rivolge continuamente come a una sorta di amico lontano a cui si raccontano i fatti della propria vita.

A proposito di David Bowie, da sottolineare la colonna sonora vivace e piacevole, fatto forse scontato in un film la cui componente sonora è così importante, ma comunque da rilevare.

Per il resto, abbiamo dei personaggi interessanti, dei dialoghi spesso ficcanti e ironici (cosa che personalmente apprezzo molto nei film, probabilmente più di ogni altro aspetto), un livello di coinvolgimento che rimane sempre alto, fino al finale da lieto fine e anche qualche scena memorabile (come la “lezione di bacio” malamente messa in atto da Will).

In definitiva, Bandslam - High school band è una commedia giovanile che incontrerà il gusto di molti, tanto appassionati di musical quanto di commedie sentimentali.

Fosco Del Nero



Titolo: Bandslam - High school band (Bandslam - High school band).
Genere: commedia, musicale, sentimentale, adolescenziale.
Regista: Todd Graff.
Attori: Gaelan Connell, Vanessa Hudgens, Alyson Michalka, Lisa Kudrow, Charlie Saxton, Tim Jo, Scott Porter, Ryan Donowho.
Anno: 2009.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 25 marzo 2011

La schivata - Abdellatif Kechiche

Un paio di settimane fa ho recensito Cous cous, un film di Abdellatif Kechiche, regista franco-maghrebino che ha riscosso un discreto successo in patria e in Europa con i suoi film molto addentro alla realtà periferica francese, fatta di immigrazione, di scarso benessere, se non proprio di violenza.

Se con Cous cous siamo andati in un piccolo porto vicino Marsiglia, con La schivata andiamo invece nella periferia-ghetto di Parigi, in un ambiente prettamente giovanile-adolescenziale.

I protagonisti principali sono Krimò e Lydia: il primo è un giovane di origine araba facente parte di una banda di quartiere, i cuoi propositi bellicosi aprono il film.

La seconda è invece una ragazza bianca con arie da primadonna e iscritta al gruppo di teatro della scuola, che diverrà centrale nel prosieguo del film.

Come in Cous cous, peraltro, anche in La schivata sono i personaggi femminili a farla da padrone: nel primo film ad attrarre l’attenzione era Rym (Hafsia Herzi), mentre nel secondo è la stessa Lydia (Sara Forestier), entrambe giovanissime ma a loro modo personaggi affascinanti.

La prima cosa che colpisce de La schivata è tuttavia negativa, ossia il linguaggio, troppo frenetico, e poco limpido, che dà l’impressione di essere stato poco curato (non so se a livello di produzione originale o di doppiaggio, fatto a mio avviso non scusabile nemmeno contando il basso profilo del film, non propriamente un prodotto di cassetta).

È buona invece la caratterizzazione dei personaggi, per quanto a tratti un po’ troppo stereotipata (la ragazza “sciantosa”, l’amica più terra terra, il timido innamorato, l’amico più volitivo, etc).

Il dato preponderante, tuttavia, è la sciattezza dei dialoghi e la ripetitività delle situazioni proposte, che, stringi stringi, non vanno oltre le diatribe verbali tra Tizio e Caio riguardo a questioni adolescenziali, a cui si uniscono sprazzi di teatro o sprazzi di violenza di qualche tipo (tra ragazzi di quartiere o da parte di solerti poliziotti).

In definitiva, anche La schivata mi ha deluso, tanto che inizio a chiedermi dove sia stato visto il talento del regista o la bellezza dei suoi film.

Magari in futuro gli darò un’altra chance, ma due Abdel Kechiche le ha già fallite.

Fosco Del Nero



Titolo: La schivata (L’esquire).
Genere: sentimentale, drammatico, adolescenziale.
Regista: Abdel Kechiche.
Attori: Sara Forestier, Osman Elkharraz, Sabrina Ouazani, Hafet Ben-Ahmed, Nanou Benhamou, Aurélie Ganito, Meriem Serbah, Hanane Mazouoz, Carole Franck, Hajar Hamlili, Rachid Hami, Sylvaine Phan.
Anno: 2003.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 agosto 2010

La vita è un sogno - Richard Linklater

Il film di oggi, La vita è un sogno, è un tuffo nel passato, da un duplice punto di vista.

Intanto, è stato girato nel 1993, e oramai sono passati ben diciassette anni.
In secondo luogo, è ambientato negli Usa del 1976,e precisamente nello stato del Texas.

Siamo dunque in pieno post 68, cosa evidente tanto nell’abbigliamento, quanto nello stile di vita e nelle abitudini degli adolescenti messi su schermo.

Peraltro, il film ha un orizzonte temporale molto ristretto, descrivendo le vicende di alcuni ragazzi, soprattutto Mitch Kramer e Sabrina, due studenti che, nella bolgia festosa di fine anno, vengono in qualche modo maltrattati dai loro colleghi più anziani, secondo un’onorata tradizione della scuola.

Randall e Jodie, però, due studenti più grandi e meno propensi ad approfittarsi dei più piccoli, aiuteranno i primi a gestire la situazione, col film che racconta questo squarcio di vita per tutto un giorno e una notte.

Dico subito che La vita è un sogno non mi è piaciuto molto, e che anzi lo ho trovato del tutto mediocre.

Sostanzialmente non c’è una trama (se non quella dei grandi che vogliono tiranneggiare sui piccoli e i piccoli che cercano di scamparla), i personaggi sono caratterizzati in modo assai blando e poco interessante, e per di più su tutta la pellicola grava un senso di qualunquismo assai fastidioso.

Di positivo c’è da dire che la colonna sonora è molto curata, contenente alcuni pezzi grossi di quel periodo (Alice Cooper, Deep Purple, Black Sabbath, Aerosmith, Kiss, ZZ Top), e che, alla fine della fiera, per quanto non eccelso, il film comunque rimane innocuo e tranquillo, guardabile, ma non certo entusiasmante.

Da citare la presenza in esso di molti attori al tempo assai giovani, che poi hanno fatto una certa carriera: da Ben Affleck (più che per il patetico Pearl Harbor, peraltro assai discutibile dal punto di vista della ricostruzione storica, preferisco ricordarlo per Will hunting - Genio ribelle e per Dogma) a Milla Jovovich (Il quinto elemento, Resident evil), da Matthew McConaughey (Contact, Come farsi lasciare in 10 giorni) a Adam Goldberg (A beautiful mind).

Anche il regista non è un nome nuovo per il sito, per quanto non troppo in positivo: Richard Linklater ha diretto difatti i già recensiti Waking life e A scanner darkly - Un oscuro scrutare, due film d’animazione che non mi hanno entusiasmato, anche se perlomeno mi hanno colpito in positivo per la loro vena sperimentatrice.

Insomma, tornando a La vita è un sogno, il mio consiglio è di lasciarlo perdere a meno che non vogliate immergervi per un’ora e mezza nel Texas qualunque degli anni "70 o non vogliate vedere com'erano da ragazzini i menzionati attori.

Fosco Del Nero



Titolo: La vita è un sogno (Dazed and confused).
Genere: commedia.
Regista: Richard Linklater.
Attori: Joey Lauren Adams, Jason London, Milla Jovovich, Ben Affleck, Adam Goldberg, Matthew McConaughey, Wiley Wiggins, Rory Cochrane, Sasha Jenson, Shawn Andrews.
Anno: 1993.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 20 agosto 2008

Mean girls - Mark Waters

Mean girls è una commedia girata nel 2004 da Mark Waters con protagonista la bella Lindsay Lohan, recentemente agli onori (si fa per dire) della cronaca per motivi extra-professionali.

Nel film Lindsay Lohan (Friky friday, ma soprattutto il più risalente Genitori in trappola, che l’aveva consacrata come enfant prodige di Hollywood) è Cady, una ragazza che fino a quel momento aveva vissuto in Africa con i suoi genitori, degli zoologi e che, dunque, non ha mai frequentato una scuola, avendo sempre studiato in casa.
E l’impatto con la scuola, e specialmente col mondo delle ragazze, sarà decisamente traumatico, tra comportamenti socialmente sconvenienti, regole non scritte, gruppi precostituiti e posizioni strategiche a mensa.
Le prime conoscenze di Cady sono Janis e Daniel, lei una dark dai modi spicci e lui un ragazzone omosessuale, certamente poco rappresentativi della scuola e decisamente anticonformisti.
Poco dopo, tuttavia, Cady è notata anche da Regina George, la “barbie” numero uno del liceo, ragazza tanto apprezzata quanto temuta per la sua influenza sociale. Regina la invita a far parte del gruppo delle barbie, una ristretta cerchia di ragazze di cui fanno parte anche Gretchen, che fa di tutto per compiacerla, e Karen, riuscitissima incarnazione della ragazza tonta e superficiale (ma è l’unica delle tre che attira simpatia). A questo punto, Janis suggerisce a Cady di infiltrarsi nelle barbie per ridere di Regina e vendicarsi dei torti che la ragazza ha inflitto a mezza scuola (persino più che mezza, professori e preside compresi!).

Ufficialmente Mean girls è una commedia adolescenziale, giacché è ambientata in un liceo con protagoniste delle sedicenni.
Un po’ il taglio del film, un po’ il fatto che parla di scuola, gruppetti, ragazzi, balli e simili, potrebbe farlo bollare come film futile e superficiale.

Eppure, a mio avviso, sarebbe riduttivo ridurlo a filmetto per ragazzine, sia perché il film è divertente (che poi è quello che si chiede a una commedia), sia perché descrive efficacemente le dinamiche sociali nella scuola (peraltro con un interessante parallelismo con il comportamento animale, in omaggio alla provenienza africana di Cady).

Un esempio di film simile, apparentemente frivolo e leggero ma in realtà dotato di una certa sostanza, è il più vecchio Ragazze a Beverly Hills (rispetto a cui Mean girls però è più cinico).
Insomma, non siamo di fronte a Stanley Kubrick, ma c’è del buono.

Fosco Del Nero



Titolo: Mean girls (Mean girls).
Genere: commedia, adolescenziale.
Regista: Mark Waters.
Attori: Lindsay Lohan, Rachel McAdams, Lacey Chabert, Tina Fey, Amanda Seyfried, Lizzy Caplan.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

sabato 28 giugno 2008

Jack Frusciante è uscito dal gruppo - Enza Negroni

Avevo visto Jack Frusciante è uscito dal gruppo per la prima e unica volta ormai molti anni fa, quando ero un ragazzino.
Il ricordo che nel mentre mi ero conservato era quello di un film fresco, brillante e vivace.

Ora, le cose sono due: o nel mentre sono cambiato molto, o allora non ne capivo niente di film (e se è per questo neanche adesso, dati certi film che guardo...).

Rivendendolo ora, infatti, mi è parso un prodotto mediocre, pieno di luoghi comuni sull'adolescenza e recitato in un linguaggio che definire anacronistico sarebbe eufemistico.
Infatti, il tentativo di tratteggiare la gioventù di allora, piuttosto forzato (mai sentito nessuno parlare in tale modo: "questa sgorbia storia", "un pettinato totale", "noi zucche fosforescenti", per limitarmi ai primi minuti del film), ha appesantito un prodotto che già di per sé non era niente di che.

In poche parole, Jack Frusciante è uscito dal gruppo è la storia della tormentata storia d'amore tra Alex (Stefano Accorsi: La stanza del figlio, L'ultimo bacio) e Adelaide (Violante Placido, L'anima gemella)... anche se a dirla tutta definirla tormentata è già esagerato: a lui piace lei, ma lei prende tempo perchè sa che probabilmente vincerà una borsa di studio per gli Stati Uniti (ma nel mentre non perde occasione per provocarlo... in questo ho solidarizzato con Alex :).

La storia tra i due scorre parallela a quello che dovrebbe essere lo scontro generazionale tra figli (ribelli) e genitori (impiccioni).
E sono già due banalità importanti, condite per di più da monologhi e dialoghi di tipo esistenzialista piuttosto precari e patetici.

Se poi ci aggiungiamo il fatto che i giovani trasgressivi, ossia Alex e i suoi compagni di gruppo musicale di tendenza punk, non ascoltano niente di più trasgressivo di Red Hot Chili Peppers e simili, allora il calcolo finale è presto fatto: la sensazione è infatti che la regista (guarda caso, un nome sconosciuto che di recente non ha diretto niente) ha cercato di descrivere un mondo che in realtà non conosceva bene... di dipingere un quadro non suo, per utilizzare una metafora visiva.

Ma forse con Jack Frusciante è uscito dal gruppo ci sto andando giù un po' pesante per la delusione di un ricordo mortificato.
Ottima, la colonna sonora dei Pulp.

Fosco Del Nero



Titolo: Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Jack Frusciante è uscito dal gruppo).
Genere: commedia, drammatico, adolescenziale, sentimentale.
Regista: Enza Negroni.
Attori: Stefano Accorsi, Athina Cenci, Ivano Marescotti, Violante Placido, Patrizia Piccinini, Barbara Livi, Angela Baraldi.
Anno: 1996.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 6 giugno 2008

Ovosodo - Paolo Virzì

Avevo promesso il meglio e il peggio della produzione cinematografica italiana degli ultimi anni, ed eccomi qua: partiamo dal meglio con Ovosodo, film del 1997 del regista Paolo Virzì.

Innanzi tutto, la storia si segnala per la narrazione tutta in prima persona (espediente narrativo che mi piace molto), e tale prima persona è Piero Malsani, un ragazzo del quartiere livornese di Ovosodo. Piero non è esattamente nato con la camicia: il padre è un fannullone mezzo criminale, il fratello un ragazzone ritardato, e la madre muore presto.

Il film si distingue sin da subito per un linguaggio ricercato e curato, e già questo fatto è degno di menzione (al contrario in molti prodotti italiani, televisivi in primis, pare che si faccia a gara a chi è più rozzo o qualunquista).

Inoltre, sin da subito vengono dispensati concetti profondi o impegnativi, sotto forma di frasi famose o comunque forti (per esempio, "l'altra metà del cielo", definizione coniata da Mao Tse Tung per definire l'universo femminile, o "le donne brutte sono tutte infelici", con cui la neomadre "avverte" la figlia neonata).

Salta all'occhio anche la condizione psicologica del protagonista, che si sente un inadatto alla vita, quasi escluso da essa, posto che egli si rifiuta di giocare secondo le regole ufficiali. In tal senso, la figura di Piero Malsani sa molto di inetto sveviano.

Un'altra caratteristica precipua del film è quella di disegnare dei personaggi veramente memorabili.

Ivano, il fratello ritardato di Piero, è figura marginale ma al contempo centrale nella vita del fratello, perchè emblematica della ruota della vita.
Giovanna, la professoressa del giovane (interpretata da Nicoletta Braschi, la moglie di Benigni, per chi non lo sapesse), è un personaggio al contempo dolcissimo e commovente. Tommaso Paladini, il migliore amico di Piero (favolosa la sua scena d'ingresso nel film), è caratterizzato in modo straordinario da Marco Cocci, un attore che non mi spiego come mai non sia nel mentre diventato molto importante. A mio avviso Tommaso è la figura più carismatica ed eccellente dell'intera storia.

E non siamo ancora arrivati ai due personaggi femmminili che segneranno la vita del ragazzo.
Il primo è Lisa (Regina Orioli), bellissima e affascinante cugina di Tommaso di cui Piero s'invaghirà immediatamente e con cui avrà diversi tête-à-tête.
Il secondo è Susy (Claudia Pandolfi), la vicina di casa e prima fidanzatina ai tempi delle elementari.

Di fronte a un film del genere, così denso di vita e di personaggi e di emozioni e di concetti esistenziali, si fa fatica a indicare alcune scene, preferendole ad altre.

Non posso però non citare, oltre alla già menzionata entrata in scena di Tommaso, la cena a casa di Giovanna con lei e i due giovani, la visita in ospedale di Piero a Giovanna stessa, il viaggio in motorino di Piero e Lisa, nonchè l'ottuso e fedele affetto che Susy mostra in praticamente tutte le occasioni nei confronti del suo vicino di casa (atteggiamento che rende grandemente l'idea di come l'immagine che noi abbiamo del mondo, delle persone e di noi stessi faccia la differenza).

Ovosodo si chiude in modo agrodolce, come praticamente era stato tutto il resto della pellicola: prima Piero si chiede cosa il fratello Ivano si dica con i venditori africani che ha iniziato a frequentare durante le sue passeggiate in solitaria ("forse non è ritardato, ma solo staniero"); poi lo stesso Piero, commentando la prevedibilità del suo rapporto con quella che nel mentre è divenuta sua moglie, dice che sente come "un ovosodo dentro che non va né su né giù".

Il ragazzo, oramai uomo, continua a sentirsi una via di mezzo: non ha mai saputo cosa voleva lui dalla vita, limitandosi ad afferrare ciò che gli passava vicino... in fin dei conti, la sensazione è che non gli sia andata poi così male, ma gli (e ci) rimane il dubbio che molte potenzialità siano andate perdute...

Gran premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia.Chi non lo ha visto se lo guardi assolutamente!

Fosco Del Nero



Titolo: Ovosodo (Ovosodo).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Paolo Virzì.
Attori: Edoardo Gabbriellini, Marco Cocci, Nicoletta Braschi, Claudia Pandolfi, Regina Orioli, Pietro Fornaciari, Malcolm Lunghi, Matteo Campus, Gianna Giachetti, Giorgio Algranti, Barbara Scoppa, Raffaele Vannoli, Piero Gremigni, Daniela Morozzi, Ginevra Colonna, Isabella Cecchi, Paolo Ruffini.
Anno: 1997.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 29 maggio 2008

I Goonies - Richard Donner

Un altro film cult degli anni 80, vera e propria icona cinematografica di quel periodo: I Goonies.
Era da molto che non vedevo questo film, che ho riguardato proprio per l'occasione della recensione.

Partiamo dalle basi: la sceneggiatura è di Chris Columbus (regista di Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire, L'uomo bicentenario, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, nonché produttore di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, diretto invece da Alfonso Cuaròn).

La produzione, invece, è di Steven Spielberg (tra regia, produzione e sceneggiatura sono veramente troppi i suoi film: come regista cito Incontri ravvicinati del terzo tipoIndiana Jones e i predatori dell'Arca perdutaLo squaloPoltergeistE.T. l'extra-terrestre, Jurassic Park, Schindler's list); come produttore cito Gremlins, Ritorno al futuro, Piramide di paura, Men in black).

La regia, infine, è meno nota, per quanto anch'essa di spessore: dietro la macchina da presa c'è Richard Donner (il bellissimo Ladyhawke, la serie di Arma letale, il sorprendente S.O.S. fantasmi, Superman, l'inquietante Omen - Il presagio).

Quanto ai protagonisti, invece, tutti assai giovani, nessuno di loro è diventato col tempo un attore importante; da segnalare solamente Sean Astin (ossia lo hobbit Sam de Il signore degli anelli).

Immagino che la storia sia nota ai più; comunque, la sintetizzo: i Goonies sono una banda di ragazzini che vivono in una zona dell'Oregon nota come "Goon Docks", da cui il nome del gruppo. Gruppo che, seguendo le tracce di un'antica mappa del tesoro del leggendario pirata Willy l'Orbo, si avventura alla ricerca di oro e dobloni.
I giovani avventurieri avranno però la disavventura di incrociare il cammino della famiglia Fratelli (di chiara inflessione siciliana), che peraltro apre il film con un inseguimento automobilistico successivo alla fuga da prigione di uno di loro.
Seguiranno trabocchetti (anzi, "tracobbetti", come alcuni dei Goonies dicono a più riprese), sotterranei, navi, etc.

Dopo produzione e storia, eccoci arrivati al giudizio: il film è senza dubbio caruccio e si fa guardare volentieri. Inoltre i ricordi infantili-adolescenziali (li dico entrambi perché non mi ricordo a quanti anni l'ho visto per la prima volta :) aiutano a farlo considerare con più benevolenza.

Rimane il fatto, però, che si tratta di un prodotto destinato palesemente a un target anagraficamente basso, e che di certo non si distingue né per originalità di trama, né per spessore concettuale.
I Goonies, in conclusione, è un piacevole film per famiglie, dunque, e nulla più.

Menzione negativa per il bacio, l'intimità e la dichiarazione d'amore tra il bambino paffutello e l'uomo mostro.

Fosco Del Nero



Titolo: I Goonies (The Goonies).
Genere: avventura.
Regista: Richard Donner.
Attori: Sean Astin, Josh Brolin, Jeff Cohen, Corey Feldman, Kerri Green, Jonathan Ke Quan, John Matuszak, Robert Davi.
Anno: 1885.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 5 maggio 2008

Piramide di paura - Barry Levinson

"Le finestre di una casa danno tutte a sud.
Di fronte alla porta della casa c'è un orso.
Di che colore è l'orso?"

Lo so, non è un modo ortodosso per iniziare la recensione di un film, ma non ho resistito a citare l'indovinello che il giovane Sherlock Holmes fa al giovane John Watson.

Già, perché Piramide di paura non è nient'altro che la storia di un'avventura capitata ai due, quando ancora erano ragazzi, e infatti il titolo originale del film è semplicemente "Young Sherlock Holmes", ossia "Il giovane Sherlock Holmes".

Diciamo subito due cose: primo, nonostante il titolo, Piramide di paura non è un horror o un thriller; secondo, le vicende non fanno parte del corpus letterario di Arthur Conan Doyle, ma sono semplicemente ispirate a esso (nei racconti dello scrittore inglese i due detective si conoscono già adulti).

Partiamo dai produttori, nomi che già dicono qualcosa della bontà del prodotto: il film lo presenta un certo Steven Spielberg (lo conoscete, no?), lo produce Harry Winkler (niente di meno che Fonzie di Happy Days), lo sceneggia Chris Columbus (alla regia dei primi due Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segretiL'uomo bicentenario, Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire, etc) e lo dirige Barry Levinson (regista di AvalonGood morning, Vietnam, RainmanToys, etc).
Niente male come pedigree, no?

E la qualità si vede tutta: la storia è coinvolgente, l'ambientazione a dir poco fantastica, la fotografia ottima, i personaggi ispirati, la colonna sonora bellissima (a dirla tutta, fin da quando l'ho visto da ragazzino mi è rimasto impresso il coro del Ramethep).
In effetti, siamo di fronte a un film culto, una delle migliori produzioni degli anni "80, una di quelle che il tempo non ha minimamente intoccato, e anzi ha forse reso più affascinante; penso ad altri casi come a Labyrinth, Dark crystal, Ghostbusters, DuneBlade runner, etc.

Se per caso non aveste mai visto Piramide di paura, il mio consiglio è quello di andare a procurarvelo; la bellezza della tecnologia moderna è che ci vuole poco a vedersi un film di decenni fa. Specialmente quando si tratta di film bello per gli occhi, affascinante nella sua atmosfera, ma anche bello per il cuore, colmo com'è di tenerezza, pur dietro a un uso sostenuto della mente... ma, in fondo, siamo pur sempre alle prese con Sherlock Holmes, anche se giovane, no?

Seguono alcune frasi estrapolate dal film.

"I vigliacchi sono tutti pratici."

"Non c'è niente di vero.
Non è una cosa reale: è un'allucinazione, l'ho creata io con la mia mente."

"Il Signor Holmes ha perso per un motivo molto importante: si è fatto vincere dall'emozione, e ha ignorato l'autodisciplina."

"Non ci si può attaccare alle cose del passato."

"Controlla le tue emozioni o ti condurranno alla sconfitta."

A proposito, di che colore è l'orso?

Fosco Del Nero



Titolo: Piramide di paura (Young Sherlock Holmes).
Genere: avventura, giallo, drammatico, commedia.
Regista: Barry Levinson.
Attori: Nicholas Rowe, Alan Cox, Sophie Ward, Anthony Higgins, Susan Fleetwood, Freddie Jones.
Anno: 1985.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 18 aprile 2008

La battaglia di Shaker Heights - Efram Potelle, Kyle Rankin

Questa estate ho intravisto su Sky un film di cui non avevo mai sentito parlare: La battaglia di Shaker Heights... io mai sentito, e voi?

Mi è bastata però qualche battuta isolata per cogliere un'ironia decisamente sferzante e per farmi decidere di rivederlo in seguito (in quel momento stavo per uscire).

Mantenuto il mio proposito, devo dire il mio intuito non si era sbagliato: il film, molto corto, è vivace e interessante.

Merito soprattutto del protagonista, Kelly, un giovane intellettualmente acuto ma un poco disadattato ben interpretato da Shia La Beouf.
Peraltro, il ragazzo lo avevo già visto in parti da spalla, precisamente in Io robot (con Will Smith) e in Constantine (con Keanu Reeves).

Questa è la seconda cosa che mi ha colpito del film: praticamente è recitato da attori che conoscevo già, o giovani promesse o vecchie conoscenze di film o telefilm.

A parte il già citato Shia LaBeouf, ci sono anche Shiri Appleby (la Liz Parker di Roswell, intravista anche ne Il tredicesimo piano), Amy Smart (già incontrata in Starship Troopers - Fanteria dello spazio, nel sorprendente Interstate 60 e nell'ottimo The butterfly effect), William Sadler (lo sceriffo Valenti sempre di Roswell), Elden Henson (anch'egli protagonista di The butterfly effect) e persino Ray Wise, il padre di Laura Palmer nel celeberrimo I segreti di Twin Peaks.
Praticamente un insalata di attori semi-famosi.

Ad ogni modo, La battaglia di Shaker Heights è la storia di Kelly, appassionato di guerre simulate, ad una delle quali conosce Burt, della cui sorella s'invaghisce.
Il problema è che la sorella è piuttosto più grande di lui, e peraltro in procinto di sposarsi.

Non vi accenno naturalmente come va a finire, ma mi limito a ripetere che la storia, in bilico tra commedia e dramma, è pervasa da un umorismo veramente brillante e ficcante.
Il film, però, pare scemare nel finale, rovinando in parte un prodotto fino a lì ottimo.

Il mio consiglio è quello di guardarvi La battaglia di Shaker Heights... ammesso però che riusciate a trovarlo: in Italia infatti è praticamente sconosciuto...
Buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: La battaglia di Shaker Heights (The battle of Shaker Heights).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Efram Potelle, Kyle Rankin.
Attori: Shia LaBeouf, Shiri Appleby, Amy Smart, Elden Henson, Kathleen Quinlan, William Sadler, Ray Wise, Billy Kay.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 17 aprile 2008

Un ponte per Terabithia - Gabor Csupo

Voglio subito sgombrare il campo da un equivoco: a dispetto delle varie locandine, del trailer, della presentazione che gli è stata fatta su tutto il globo terracqueo, del fatto che lo hanno realizzato i produttori de Le cronache di Narnia, Un ponte per Terabithia non è un film fantasy.
E credetemi, giacché la lettura e la visione di qualche migliaio di opere fantasy-fantascientifiche-surreali-fantastiche mi dà l'esperienza necessaria per riconoscerle quando le incontro...

O quando non le incontro: Un ponte per Terabithia è semplicemente la storia della tenera amicizia che nasce tra due adolescenti di una provincia americana.

Jesse e Leslie, questi i loro nomi, si conoscono quando la famiglia di lei si trasferisce nelle campagne in cui il giovane ha sempre abitato con la sua famiglia.
Leslie, assai vivace e creativa, coinvolgerà Jesse in un gioco d'immaginazione con il quale i due si inventano di essere il re e la regina di un mondo fantastico, Terabithia, per l'appunto.
Il gioco tale rimarrà, però, perché solo di un gioco si tratta.

Peraltro, si tratta di un gioco che avrà dei risvolti tristi nella realtà...

E questa è la cosa che più colpisce di Un ponte per Terabithia: quello che era stato presentato come un delicato film fantasy ma che era iniziato come una commedia piacevole, si trasforma tutto d'un botto in una storia drammatica e triste, che non mancherà di commuovere lo spettatore ma che lascia un sapore amaro in bocca.

Ma che, comunque, al di là di questo repentino cambio di energie verso il dramma, offre molti spunti interessanti: l'ambivalenza tra quanto è reale e quanto è immaginato, nonché il messaggio per cui la vita va avanti in ogni caso, e occorre essere felici e grati per quello che si è avuto, anche se è terminato. In questo ultimo aspetto, la storia è un ottimo esercizio per il distacco e il non attaccamento.

In conclusione, Un ponte per Terabithia è un buon film, gradevole da vedere a meno che non rimaniate troppo delusi dal fatto di non trovarvi di fronte quello che vi era stato promesso (e perché spaccino per fantasy un film che non lo è proprio non lo capisco, specialmente considerando che il genere è di solito considerato di nicchia).

Eccezionale la recitazione della giovane attrice Anna Sophia Robb, di cui di sicuro sentiremo parlare in futuro. Quanto a Josh Hutcherson, di lì a qualche anno sarebbe stato protagonista della saga di Hunger games.

Chiudo la recensione con una poesia recitata nel corso del film... e che ha tutta l'aria di un testo simbolico-alchemico (simbolo del viaggio dell'esistenza, dell'immersione nel proprio io profondo e del ritorno finale alla luce da cui si proviene):
"Scendo lievemente nella bellezza primitiva dell'inesplorato mondo sottomarino.
Flutto in un silenzio che è rotto soltanto dal suono del mio respiro.
Sopra di me c'è solo lo scintillio della luce, il luogo da cui provengo e a cui ritornerò risalendo in superficie.
Scendo ancora, sempre più in fondo; continuo a immergermi lungo banchi di corallo e alghe fluttuanti verso il blu profondo, dove c'è un banco di argentei pesci, e muovendomi nell'acqua emetto piccole bolle, che come meduse salgono sinuose.
Controllo la mia bombola: non ho il tempo che mi occorre per vedere ogni cosa, ma è questo che rende il tutto speciale".

Fosco Del Nero



Titolo: Un ponte per Terabithia (Bridge to Terabithia).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Gabor Csupo.
Attori: Anna Sophia Robb, Josh Hutcherson, Lauren Clinton, Zooey Deschanel, Bailee Madison, Robert Patrick.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

Il mondo dall'altra parte