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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 10 dicembre 2024

L’arte di arrangiarsi - Luigi Zampa

Mi sono guardato L’arte di arrangiarsi, film italiano del 1954, non tanto perché il protagonista era Alberto Sordi, quanto perché il regista era Luigi Zampa, autore di alcuni classiche commedie all’italiana, come Il vigile, Ladro lui, ladra lei e Anni ruggenti.(le prime due con Alberto Sordi, peraltro).

Inoltre, L’arte di arrangiarsi veniva consigliato online come uno dei migliori film  italiani dell’epoca.

Partiamo dalla trama sommaria del film in questione (che sarebbe il primo terzo di una sorta di trilogia, insieme ad Anni difficili e Anni facili): Rosario Scimoni è una sorta di banderuola opportunista, in ogni senso. Politicamente parlando, passa dal socialismo al fascismo con grande facilità (beh, non fu l’unico a essere onesti); a livello di donne, cerca le più abbienti ancor più che le più belle; a livello di lavori, passa dalla politica al cinema, sempre alla ricerca di un successo “facile”.
Il tutto, col sorriso sulle labbra e con buone maniere, alla vecchia maniera, pur in mezzo a eventi anche difficili, come la guerra mondiale.

Evidenzio due cose, già evidenziate in passato: Alberto Sordi era un grandissimo attore e dominava lettreralmente la scena davanti alla telecamera. Questa è una nota ovviamente positiva.

La nota negativa è che egli si è prestato soprattutto (non so se per scelta sua o perché gli veniva proposto quello) a ruoli letteralmente diseducativi: personaggi disonesti, voltagabanna, infingardi… probabilmente influenzando, con il suo grande successo, la stessa cultura italiana di quei decenni, certamente non in positivo. 

È venuto prima l’uovo o la gallina? Qui film venivano prodotti perché erano il riflesso della cultura italiana, e quindi il suo risultato, o la hanno influenzata, e quindi erano la causa? 
Probabilmente entrambe le cose.

Ancor prima, il discorso si può applicare pari pari a Totò e, allargando il discorso, anche a Vittorio De Sica e Vittorio Gassman): è una mera coincidenza che i più rappresentativi attori italiani abbiano interpretato soprattutto ruoli di questo tipo?

Personalmente, gradisco non eccessivamente i film del genere “commedia truffaldina”: qualche situazione simpatica, qualcosa di divertente, ma non si va molto oltre.

Almeno, così è stato per L’arte di arrangiarsi di Luigi Zampa… nettamente il peggiore dei tre film citati, dal mio punto di vista.

Fosco Del Nero



Titolo: L’arte di arrangiarsi.
Genere: commedia. 
Regista: Luigi Zampa.
Attori:  Alberto Sordi, Franco Coop, Elli Parvo, Armenia Balducci, Nando Bruno, Giacomo Furia, Piero Pastore, Turi Pandolfini, Tullio Tomadoni, Antonio Acqua.
Anno: 1954.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 6 agosto 2024

Romuald & Juliette - Coline Serreau

Mi sono visto Romuald & Juliette andando a ritroso nella filmografia di Coline Serreau, regista di cui avevo già visto e apprezzato Il pianeta verde, La crisi! e Chaos (in questo ordine di visione e di gradimento).

La presenza nel cast di Daniel Auteuil, a sua volto apprezzato in alcuni film (per esempio Le placard - L’apparenza inganna, Una top model nel mio letto, N - Io e Napoleone) ha contribuito alla mia scelta.

La quale, tuttavia, devo dirlo con un certo rammarico, si è rivelata non ottimale: Romuald & Juliette è un film ben lontano dall’ispirazione delle opere migliori della Serreau, e che anzi è molto “facile” da un certo punto di vista, per non dire proprio assurdo (molto più assurdo de Il pianeta verde, che è un film di genere fantastico ma che propone molta verità e molto buon senso).

Passiamo alla trama di Romuald & Juliette: siamo a Parigi e seguiamo in parallelo le storie di un personaggio importante, Romuald Blindet, un affascinante giovane uomo a capo di una grossa azienda che produce yogurt, e di un personaggio assai meno importante, Juliette, un donnone di colore che fa le pulizie nell’azienda in questione e che cresce cinque figli avuti da cinque mariti diversi. 

L’azienda si rivela essere un covo di intrighi di vario tipo e la donna si ritrova inavvertitamente a venire a conoscenza di alcuni segreti, che rivelerà all’uomo aiutandolo nelle sue difficoltà; tra i due nascerà quindi una sorta di amicizia che travalicherà sia i confini dei ruoli sociali (padrone-servo) sia i confini razziali di allora (bianco-nera).

Romuald & Juliette è mal costruito: le questioni aziendali sanno di artefatto, il tono vorrebbe forse essere da commedia ma il film non risulta né divertente né interessante, il rapporto tra i due protagonisti è tra i meno probabili e  credibili che abbia mai visto in un film… e ormai di film ne ho visti tanti.

Forse la regista voleva risultare educativa (giacché solitamente è questo il suo intento) sia in senso razziale che in senso sociale, ma l’opera non raggiunge il suo obiettivo semplicemente perché è grossolana: non fa ridere, non fa riflettere e sembra proprio mal assemblata. Il suo essere “facilona”, nello svolgersi degli eventi, peggiora ulteriormente le cose, cosa che rende Romuald & Juliette per distanza il peggior film di Coline Serreau che ho visto finora.

Fosco Del Nero



Titolo: Romuald & Juliette (Romuald et Juliette).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Coline Serreau.
Attori: Daniel Auteuil, Firmine Richard, Maxime Leroux, Isabelle Carré, Pierre Vernier, Catherine Salviat, Gilles Cohen, Jacques Poitrenaud, Gilles Privat, Muriel Combeau, Nicolas Serreau.
Anno: 1989.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 30 luglio 2024

Anni ruggenti - Luigi Zampa

Finora su Cinema e film c’eran stati due soli film di Luigi Zampa, due classici: Il vigile  e Ladro lui, ladra lei.
Quest’oggi li raggiunge un altro classico: Anni ruggenti.

Il film, ispirato al libro L'ispettore generale di Nikolaj Gogol, è stato girato nel 1962 ed è ambientato ancora prima, nel 1937, in pieno periodo fascista.
Il protagonista è un eccellente Nino Manfredi.

Passiamo alla trama del film: Omero Battifiori è un assicuratore romano affiliato al fascismo. Un dì viene mandato, per lavoro, nel comune meridionale di Gioiavallata, dove per un equivoco viene preso per un gerarca fascista inviato a ispezionare la zona e vigilare sul comportamento dei vari rappresentanti del potere, a cominciare dal podestà Salvatore Acquamano, con la cui figlia Omero avvia una reciproca simpatia.

Ritenendo, le persone del posto, che si tratta di un ispettore giunto dalla sede centrale romana, tutti lo trattano in un certo modo, cosa che genera numerosi equivoci.
Parallelamente, si intravedono le malefatte e le ruberie dei vertici locali, ai danni inevitabilmente della gente comune, che spesso vive in miseria.

Il film Anni ruggenti merita due commenti, uno cinematografico e l’altro socio-politico.

Il commento cinematografico è semplice: il film è davvero un ottimo film, ben sceneggiato e ben eseguito. La recitazione è all’altezza, i dialoghi sono efficaci e spesso brillanti, la fotografia regala momenti belli e suggestivi.

Il commento socio-politico è altrettanto semplice: quando una realtà politica è terminata, o quando una guerra è terminata, la moda di sparare sulla Croce Rossa degli sconfitti c’è sempre stata… con le difficoltà del caso nel riconoscere verità e menzogna.
D’altronde, i tempi contemporanei ci hanno dimostrato con evidenza irrefutabile che molti hanno difficoltà a riconoscere verità/realtà e menzogna/finzione persino dal vivo, per le cose che stanno succedendo in tempo reale (elezioni, pandemie, guerre, etc)… figuriamoci dunque quando le cose sono manipolabili decenni o centinaia di anni dopo. 

Lasciando da parte tali considerazioni generali, Anni ruggenti si dimostra film valido e godibile sotto molti aspetti, e Luigi Zampa si conferma regista di livello… tanto che, in omaggio al motto “non c’è due senza tre”, certamente mi cercherò qualcos’altro di suo.

Fosco Del Nero



Titolo: Anni ruggenti.
Genere: commedia, storico.
Regista: Luigi Zampa.
Attori: Nino Manfredi, Linda Sini, Gino Cervi, Michèle Mercier, Gastone Moschin, Angela Luce, Carla Calò, Salvo Randone, Dolores Palumbo, Mario Pisu, Rosalia Maggio.
Anno: 1962.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 16 luglio 2024

Un affare di famiglia - Hirokazu Kore'eda

Spesso guardo film che mi ero segnato in passato, senza ricordarmi per quale motivo: è stato così per Un affare di famiglia, di cui non rammentavo né la ragione dell’appunto, né il genere o la provenienza del film.

È stato comunque tutto chiaro una volta visto il film. Il motivo per cui me lo ero segnato era probabilmente il fatto che avesse vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 2018, anno di uscita del film.

Il genere oscilla tra la commedia e il drammatico. 
La provenienza è quel Giappone che mi piace tanto… pur se mi piace più nell’animazione che non nella recitazione.

Ad ogni modo, andiamo a tratteggiare la trama di Un affare di famiglia, film diretto da Hirokazu Kore'eda (che non conosco e che leggo essere specializzato nel ritrarre i rapporti familiari): nella grande Tokyo, una famiglia vive in grandi difficoltà economiche, in un piccolo e modesto appartamento, sbarcando il lunario come può, tra lavoretti e furti: c’è la vecchia Hatsue, c’è la coppia composta da Osamu e Nobuyo, c’è la più giovane e disinibita Aki, che lavora in un sex club, c’è il ragazzino Shota… e arriva anche la piccola Yuri, che di fatto viene sottratta a una coppia che la maltrattava.

In tutto ciò, c’è un dettaglio: non si tratta di una famiglia, ma di un’accozzaglia di persone, dal momento che le uniche due con un rapporto di parentela sono la nonna Hatsue e la nipote Aki.

Pur senza essere una famiglia in senso legale, il gruppo è molto unito a livello umano e si sostiene vicendevolmente, pur nelle ristrettezze della sua umile vita, non mancando di apprezzare i bei momenti, come una gita al mare.

L’arrivo della piccola Yuri, ribattezzava Rin e cambiata nell’aspetto per sottrarla alle eventuali attenzioni di conoscenti, poliziotti e assistenti sociali, vivacizza la situazione… come la vivacizza anche un incidente occorso a Shota.

Devo dire la verità: ho apprezzato Un affare di famiglia. Il film non ha alcuna pretesa morale, concettuale o culturale, ma è interessante nel tratteggiare uno scenario umano alternativo, che per quanto ci riguarda è sia quello della “famiglia” in questione, ma anche quello della società giapponese.
Pur con le loro debolezze, assai evidenti e non edulcorate, ci si affeziona ai personaggi, e non si fa fatica a solidarizzare con lo sguardo finale della piccola Yuri/Rin.

Detto questo, se penserò al cinema giapponese continuerò a pensare a Otomo, Miyazaki od Hosoda, non al pur interessante Un affare di famiglia, giacché l’afflato e l’ampiezza sono ben diversi.

Fosco Del Nero



Titolo: Un affare di famiglia (Manbiki kazoku).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Hirokazu Kore'eda.
Attori: Lily Franky, Sakura Andô, Mayu Matsuoka, Kirin Kiki, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Kengo Kora, Chizuru Ikewaki, Naoto Ogata, Sôsuke Ikematsu, Yôko Moriguchi, Moemi Katayama, Yuki Yamada, Akira Emoto
Anno: 2018.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 2 luglio 2024

Men in black 2 - Barry Sonnenfeld

Su Cinema e Film finora erano stati recensiti Men in black e Men in black 3, ma mancava Man in black 2… carenza che viene colmata con la recensione di oggi.

Men in black 2 è uscito nel 2002, a distanza di cinque anni dal suo predecessore, che fu un prodotto di grande successo. Il sequel propone praticamente lo stesso schema, in tutto: il regista è sempre Barry Sonnenfeld, i due attori principali sono sempre Will Smith e Tommy Lee Jones… pur se cambia il personaggio secondario femminile, che passa da Linda Fiorentino a Rosario Dawson.

Viene tuttavia introdotto un antagonista femminile (per modo di dire), interpretato da Lara Flynn Boyle, indimenticabile protagonista della serie tv I segreti di Twin Peaks, una delle serie televisive più importanti di tutti i tempi.

Passiamo alla trama sommaria di Men in black 2: la cattiva Serleena vuole impadronirsi della Luce di Zartha, lasciata dagli Zarthiani sulla Terra alcuni decenni prima. L’Agente J, ora non più novellino e decisamente più pratico, richiama dalla sua “pensione” l’Agente K, che si suppone essere l’unico a sapere come andarono le cose tempo addietro con il prezioso manufatto.
Comincia così un nuovo turbinio di azione, effetti speciali, umorismo e gag.

Men in black 2 applica alla lettera il motto “Squadra che vince non si tocca”… e non tocca quasi niente, compresi vermoni e cane parlante. Il risultato, quasi inevitabile, è che il film risulta poco originale, per quanto ben eseguito, fatto evidente anche nel riscontro della critica: da un lato premi, dall’altro nomination come film deludente. 

La cosa si spiega facilmente: il film è piacevole, ma prevedibile, ben diretto ma affatto indimenticabile… tanto che lo avevo visto una volta molti anni fa (prima di aprire il blog), ma per l’appunto mi ero dimenticato praticamente tutto.

Ne esce fuori una sufficienza stiracchiata, forse più di stima. 
È andata comunque meglio che con Men in black 3, che ho viceversa recensito e che mi ricordo essere ancora peggio del secondo film della serie.

Fosco Del Nero



Titolo: Man in black 2
Genere: commedia, fantascienza.
Regista: Barry Sonnenfeld.
Attori: Tommy Lee Jones, Will Smith, Rosario Dawson, Lara Flynn Boyle, Rip Torn, Johnny Knoxville, Tony Shalhoub, Patrick Warburton, Jack Kehler, David Cross, Colombe Jacobsen-Derstine. 
Anno: 2002.
Voto: 6. 
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 7 febbraio 2024

Ladro lui, ladra lei - Luigi Zampa

Son passato dalla trilogia di Poveri ma belli, conclusasi con Poveri milionari, a un altro classico di quel periodo: Ladro lui, ladra lei.
Gli anni, anzi, sono esattamente quelli: si va dal 1957 di Poveri ma belli al 1959 di Poveri milionari, passando per Ladro lui, ladra lei, datato 1958.

Gli ultimi due film citati hanno un’altra cosa in comune: l’attrice Sylva Koscina, allora sorta di sex symbol nazionale.
Quanto al regista Luigi Zampa, di lui finora ho recensito solamente un film, un altro classico con Alberto Sordi: Il vigile.

Ma veniamo alla trama di Ladro lui, ladra lei, il quale alla fine non è altro che una commedia semplice, con qualche venatura sentimentale ma più tendente al film comico: Cencio è il discendente di una stirpe di ladri, fieramente orgogliosa di esserlo, il quale va avanti tra furti, truffe e soggiorni al carcere di Regina Coeli, in cui è praticamene di casa.
Cesira è la  sua vicina e amica d’infanzia, anch’ella coinvolta in truffe di vario tipo… ma desiderosa di cambiare vita e di sistemarsi al meglio. Con tale intento va a lavorare come commessa, trovando però solamente dei datori di lavoro interessanti ad approfittarsi di lei, essendo una ragazza molto avvenente.
Anche il commerciante di stoffe Raimondi, che sulle prime gli era parso una brava persona, si allarga un po’ troppo, cosa che conduce al licenziamento e a una serie di eventi truffaldini di vario tipo.

Diciamo due cose: Ladro lui, ladra lei è un bel film, semplice ma gradevole e divertente. Sordi, talentuoso sin da giovane, regge la baracca quasi da solo, pur se aiutato da diversi comprimari.

La seconda cosa da dire è che il film non fa un bel quadro dell’Italia di allora, madre di quella di adesso (il frutto non cade lontano dall’albero): nelle periferie è pieno di gente che cerca di rubare e truffare; in centro è pieno di commercianti borghesi che non pagano le tasse e che si approfittano delle loro dipendenti; le dipendenti stesse cercano di sfruttare al meglio la loro situazione.

Inoltre, il presentare come il più simpatico il ladro inveterato, o comunque il disonesto che abusa del suo potere sugli altri (evento molto frequente nella carriera di Sordi, dal vigile al medico), è (probabilmente stato) a dir poco diseducativo.

Purtroppo i più trascurano il potere delle forme di intrattenimento, col risultato che oggi siamo arrivati alla propaganda di Netflix e in generale dei canali televisivi.

Ad ogni modo, Ladro lui, ladra lei è un film di valore, piacevole da vedere e interessante come testimonianza storica (vengono citati anche gli stipendi di alcune figure del periodo). Inoltre, è del tutto privo di volgarità, nell’eloquio e nelle scene, il che non è poco a paragone di quel che viene prodotto oggigiorno.

Fosco Del Nero



Titolo: Ladro lui, ladra lei.
Genere: commedia.
Regista: Luigi Zampa. 
Attori: Alberto Sordi, Sylva Koscina, Ettore Manni, Mario Riva, Anita Durante, Nando Bruno, Vinicio Sofia, Memmo Carotenuto, Carlo Delle Piane, Fausto Guerzoni, Mino Doro, Ada Colangeli, Antonio Acqua, Marisa Merlini, Mario Carotenuto.
Anno: 1958.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 23 gennaio 2024

Poveri milionari - Dino Risi

Visto Poveri ma belli e il seguito Belle ma povere, era giunto il momento, con qualche decennio di ritardo, del terzo film della saga, ossia Poveri milionari.

In cabina di regia c’è sempre Dino Risi, mentre l’anno di produzione si sposta dal 1957 dei primi due film al 1959: una distanza comunque breve, testimonianza del buon successo riscosso all’epoca dai film in questione.

I protagonisti sono sempre quelli, con un’eccezione: abbiamo le due coppie maschili e femminili, Romolo e Salvatore da un lato, Anna Maria e Marisa dall’altro lato… ma non c’è più Giovanna-Marisa Allasio, di fatto sostituita di fatto da Alice-Silvia Koscina. 

Nel cambio, devo dire che ci si perde abbastanza, sia come presenza scenica, sia come funzionalità della storia.

Ma ecco la trama di Poveri milionari, film, come i suoi predecessori, sui temi sentimenti-gioventù-denaro: le due coppie si sono finalmente sposate, per quanto il viaggio di nozze a Firenze cominci in modo disastroso per via di disguidi con i treni.
Romolo ha un lavoro e ha appena preso una casa, mentre Salvatore è in difficoltà e perciò viene momentaneamente ospitato dall’amico nella casa nuova… una casa alquanto incompleta per problemi di ristrutturazione.

Le cose cambiano all’improvviso quando Salvatore, dopo una botta in testa, perde la memoria e viene accolto e accudito da Alice, giovane e ricca imprenditrice, che di fatto ne fa il suo fidanzato nonché il Direttore Generale dei grandi magazzini di cui è proprietaria… che non sono altro che il posto dove lavora Romolo.

Romolo è disperato per le 300.000 lire che Salvatore gli doveva rendere, e che ora dispera di rivedere, mentre Marisa è disperata perché teme di aver perso il suo marito-innamorato.

Va così avanti, per un po’, questa sorta di commedia degli equivoci dal tono molto leggero e disimpegnato, com’erano peraltro anche i due precedenti film.
Se Poveri milionari ha il merito di aver introdotto degli elementi nuovi, laddove Belle ma povere risultava quasi una replica di Poveri ma belli, è pur vero che rimane distante dal primo film, il quale resta nettamente il più bello ed efficace del trittico.

Fosco Del Nero



Titolo: Poveri milionari.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Dino Risi.
Attori: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Memmo Carotenuto, Sylva Koscina, Lorella De Luca, Alessandra Panaro, Fred Buscaglione, Gildo Bocci, Roberto Rey, Marco Tulli, Ughetto Bertucci, Mimmo Poli, José Jaspe, Mimo Billi
Anno: 1959.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 16 gennaio 2024

Belle ma povere - Dino Risi

Belle ma povere è il seguito di Poveri ma belli, entrambi diretti da Dino Risi: se mi ricordavo perfettamente il primo film, personaggi, trama e persino molti dei dialoghi, non mi ricordavo niente del secondo, segno che probabilmente non lo avevo mai visto.

Girati nello stesso anno, il 1957, sono il secondo la diretta prosecuzione del primo, con la trilogia che è chiusa da Poveri milionari, il quale ugualmente non credo di aver mai visto e che dunque costituirà una prima visione… a distanza di appena sessantaquattro anni.

Ecco la trama di Belle ma povere: Romolo (Maurizio Arena) e Salvatore (Renato Salvatori) si sono fidanzati con Annamaria (Alessandra Panaro) e Marisa (Lorella De Luca), ossia le rispettive sorelle, e ora sono alle prese con la questione del futuro. Entrambi sono chiamati, un po’ dalla vita e un po’ dalle ragazze, a mettere la testa a posto, a smettere di bighellonare e farsi una buona posizione trovandosi un buon lavoro.
In questo, Romolo sembra esser messo meglio dell’amico, il quale tuttavia si fa preferire in quanto a carattere e a limpidezza.

A complicare le cose, oltre che le rispettive famiglie, anche la rediviva Giovanna (Marisa Allasio), sempre bellissima ma ora alle prese con un nuovo fidanzato, Franco (Riccardo Garrone), il benestante proprietario di una gioielleria.

Belle ma povere è caruccio, ma staziona diverse spanne sotto il suo predecessore: rispetto a Poveri ma belli, il suo successore perde in qualità, pur rimanendo vivace e movimentato. 
Se il primo film era memorabile, e non a caso inserito nelle classifiche dei migliori film italiani di tutti i tempi, il secondo non propone niente di nuovo rispetto al precedente film… se non variazioni su temi già affrontati, ma con un livello qualitativo inferiore.

I personaggi del film rimangono comunque simpatici, pur ognuno con i suoi evidenti difetti… ma, d’altronde, ci si era affezionati a loro già da Poveri ma belli.

Visto Belle ma povere, è ora il momento di chiudere il cerchio vedendo anche Poveri milionari… pur se non mi aspetto altro che altre variazioni sul tema.

Fosco Del Nero



Titolo: Belle ma povere.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Dino Risi.
Attori: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Marisa Allasio, Riccardo Garrone, Lorella De Luca, Sandra Panaro, Memmo Carotenuto, Gildo Bocci, Nino Vingelli, Ughetto Bertucci, Alessandra Panaro, Giorgio Gandos, Roy Ciccolini, Giancarlo Zarfati.
Anno: 1957.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 28 novembre 2023

Dililì a Parigi - Michel Ocelot

Mi sono accostato a Dililì a Parigi per via del regista: quel Michel Ocelot già autore di capolavori (o quasi) come Kirikù e la strega Karabà e Azur e Asmar: sapevo dunque già in partenza cosa attendermi, sia a livello di grafica, sia livello di contenuti.

In effetti, Dililì a Parigi in qualche frangente ha ricordato ambo i film citati, pur avendo una storia tutta sua.

Eccola: siamo alla fine dell’Ottocento a Parigi, dove la piccola Dililì lavora in una sorta di ricostruzione di un villaggio canaco nella capitale francese. Essendo meticcia, mezzo francese e mezzo canaca (i canachi sono gli indigeni della Nuova Caledonia), viene vista con sospetto da entrambi i popoli, nonostante la sua eccellente educazione e la sua grande intelligenza.
La bambina fa amicizia col giovane Orel, un corriere che gira la città con la sua bicicletta: dapprima gli racconta la sua storia (a lui e agli spettatori), in seguito affronterà con lui la minaccia dei Maschi Maestri, un gruppo di criminali che rapina i negozi e rapisce le bambine, apparentemente facendole sparire nel nulla.

Nell’avventura la piccola incontrerà molti illustri personaggi dell’epoca: la cantante Emma Calvé, lo scienziato Louis Pasteur, il disegnatore Henri de Toulouse-Lautrec, il Principe del Galles, il costruttore di aerei Alberto Santos-Dumont, l’attrice Sarah Bernhardt… solo per citarne alcuni.

Il citazionismo storico si abbina alla ricostruzione di Parigi, basata su fotografie reali a cui è stata sovrapposta l’animazione disegnata a mano. L’effetto finale è molto gradevole e in certi casi brillante.
In effetti, dal punto di vista estetico Dililì a Parigi è davvero bello, ancor più dei precedenti film di Ocelot.

Anche la storia raccontata è interessante, e a suo modo educativa, per quanto vada a parare nel solito punto affrontato dall’animazione francese: la diversità e il rispetto per la diversità. Il che va bene come concetto di base, mentre va meno bene quando lo si vorrebbe applicare anche alla mancanza di civiltà di alcune persone o alcuni gruppi umani; viceversa, va ricordato che vi sono persone e popoli a diversi livelli di consapevolezza e di civiltà, e che non va accettato tutto quanto… proprio per niente. Va anche ricordato che è chi arriva in un posto che deve adeguarsi alla cultura locale, non il contrario.

A tale concetto ambiguo si aggiunge, in questo film, l’elemento dei “maschi padroni e fuori di testa”, in una sorta di sessismo al contrario, che stiamo vivendo nei tempi odierni, probabilmente “incentivato” da certi gruppi di potere. A proposito di certi gruppi di potere, viene citata la Porta per l’Inferno di Rodin.

Giacché sto evidenziando gli elementi negativi del film, la prima volta che Dililì si inchina per presentarsi a una persona appena conosciuta, recitando una certa formula, è carina… ma dalla settima in poi comincia a essere fastidiosa.

Detto questo, Dililì a Parigi ha molte più luci che ombre, e Ocelot si conferma regista di ottimo livello… per quanto il mio preferito tra i suoi film rimanga Azur e Asmar.

Fosco Del Nero



Titolo: Dililì a Parigi (Dililì à Paris).
Genere: animazione, commedia.
Regista: Michel Ocelot.
Anno: 2018.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 21 novembre 2023

Ti va di pagare? - Pierre Salvadori

Oggi parliamo di Ti va di pagare?, film diretto da Pierre Salvadori nel 2016.

Era da un po’ che non guardavo una commedia francese… e ancora una volta un film francese non mi delude, sfornando un prodotto certamente non irrinunciabile, ma altrettanto certamente originale e carino. Per quanto non particolarmente educativo, per dir così.

Peraltro, i due protagonisti del film mi riportano a ricordi positivi, di altre commedie francesi, essendo Gad Elmaleh (Una top model nel mio letto) e Audrey Tautou (Il favoloso mondo di Amelie, Una lunga domenica di passioni).

Ecco la trama di Ti va di pagare?: Irène, donna giovane e bella, oltre che di gusti sofisticati, fa la mantenuta, per utilizzare un’espressione edulcorata. Di fatto, si accompagna a uomini ricchi e molto più anziani di lei, i quali per l’appunto, in cambio della sua compagnia a tutto tondo, la mantengono e la ricoprono di regali.
Con uno di loro avrebbe dovuto perfino sposarsi, salvo dover cambiare programma per “accodarsi” a un altro uomo ricco, dopo che il primo aveva scoperto l’andazzo.

In un costoso albergo, la donna conosce Jean e, scambiandolo per uno dei frequentatori del posto, quindi un uomo molto abbiente, gli si concede… non sapendo che il giovane lavora nell’hotel come cameriere e non corrisponde per nulla al suo profilo maschile tipico.

Il problema è che Jean s’invaghisce di Irène e la segue da Biarritz a Nizza, dove la mantiene egli stesso per quei pochi giorni che gli consentono i suoi esigui risparmi. Una volta terminati… la storia prende una piega imprevedibile e propone allo spettatore molte scene divertenti, non molto edificanti a dire il vero, ma mai volgari, come da tradizione cinematografica francese (almeno, quella che conosco io).

Personalmente, ho apprezzato Ti va di pagare?: parte da uno spunto originale (una cosa rara oramai, dato l’enorme numero di film prodotti sino ai giorni nostri) ed esegue il suo compito per bene, sfruttando al meglio il fascino dei due protagonisti… oltre i quali, in effetti, non c’è molto altro, se non le ambientazioni lussuose che i personaggi in questione frequentano.

Se il film è poco istruttivo da un lato, è grazioso e gradevole dall’altro, ciò che gli fa maturare una sufficienza larga.

Fosco Del Nero



Titolo: Ti va di pagare? (Hors de prix).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Pierre Salvadori.
Attori: Gad Elmaleh, Audrey Tautou, Marie-Christine Adam, Vernon Dobtcheff, Jacques Spiesser, Annelise Hesme, Didier Brice.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 14 novembre 2023

Black Widow - Cate Shortland

Andiamo a recensire il film Black Widow, girato da Cate Shortland nel 2021.

Non sono un fan dei film su supereroi e dintorni, per cui l’universo Marvel in larga parte mi è ignoto, se non per quei rari casi in cui allo spettacolo e all’azione del supereroe di turno vengono aggiunti dei contenuti interessanti dal punto di vista psicologico, com’è stato il caso di Doctor Strange (il primo film, mentre il secondo fa ridere per quanto è stupido).

Forse speravo che fosse anche il caso di Black Widow, o forse mi ero segnato il suddetto film avendolo trovato consigliato online… ma purtroppo si è rivelato un discreto buco nell’acqua.

Andiamo per prima cosa a tratteggiare la trama del film, che dura circa 130 minuti, quindi parecchio: nel 1995, in Ohio, negli USA, Alexei Shostakov e Melina Vostokoff recitano il ruolo di marito e moglie, nonché di padre e madre delle piccole Natasha Romanoff e Yelena Belova, le quali in verità non sono loro figlie, essendo tutti quanti agenti russi sotto copertura.

Di più: il primo è un vero e proprio supereroe, sorta di versione russa di Captain America, la seconda è uno scienziato di alto livello, mentre le due bambine, dopo la precipitosa fuga dall’Ohio, verranno assegnate alla cosiddetta Stanza Rossa, che le renderà delle formidabili agenti… per quanto controllate psichicamente, fatto per cui si rende necessario un antidoto, che alla Yelena grande verrà somministrato da una vedova nera (così si chiamano le agenti-spie-guerriere uscite dalla Stanza Rossa) morente cui aveva dato la caccia.
La cosa metterà in moto degli eventi, per cui Natasha e Yelena si rincontreranno, e andranno a recuperare Alexei da una prigione russa.

Black Widow è certamente un film di alto livello in senso tecnico-realizzativo: non solo gli effetti speciali, ma anche la recitazione è di alto spessore, e non poteva che essere così con un cast con nomi quali Scarlett Johansson (Match point, The island, Lucy, Vicky Cristina Barcelona, The prestige), Rachel Weisz (La mummia, Io ballo da sola, L’albero della vita, Constantine, Amabili resti)), William Hurt (The village, Dark City, Stati di allucinazione, Alice, Into the wild), David Harbour (Stranger things, Revolutionary Road).
Non conoscevo Florence Pugh, la quale mi è tuttavia piaciuta molto.

Ho anche gradito un certo garbato umorismo… ma l’enorme mole di azione del film mi ha annoiato a morte. C’è una storia in sottofondo, ma soprattutto ci sono combattimenti, sparatorie e scene d’azione di ogni tipo: davvero noioso, se nella vita non ci si limita al corpo fisico e al suo movimento.

Tuttavia, evidentemente il grosso del pubblico vuole questo, per cui ok.

Certo che, quando denaro e tecnologia si mettono d’impegno per creare prodotti di valore, che non siano di mera distrazione, il risultato è tutta un’altra cosa.
Tra i film messi tra parentesi, per esempio, cito Dark City, The village, L’albero della vita… ma anche La mummia, che era anch'esso molto movimentato, ma almeno era affascinante, originale e divertente.

Quanto a Black Widow, per quanto mi riguarda se ne esce con un’insufficienza.

Fosco Del Nero



Titolo: Black widow.
Genere: fantascienza, azione, commedia.
Regista: Cate Shortland.
Attori: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, William Hurt, David Harbour, Jade Ma, Ray Winstone, O. T Fagbenle, Olivier Richters, Michelle Lee, Violet McGraw, Ever Anderson.
Anno: 2021.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 10 ottobre 2023

In guerra per amore - Pierfrancesco Diliberto

In guerra per amore è il secondo film di Pierfrancesco Diliberto che vedo, dopo E noi come stronzi rimanemmo a guardare, e l’ho visto per l’appunto dopo aver gradito il primo film, interessante sia come prodotto d'intrattenimento che come contenuti.

Al di là dell’aspetto cinematografico, E noi come stronzi rimanemmo a guardare aveva tutti i crismi di film di denuncia sociale, con tanto di elementi distopici legati all’eccessiva espansione della tecnologia e della limitazione delle possibilità e delle libertà personali… nonostante le apparenze teoriche.

Dal canto suo, In guerra per amore, pur essendo completamente differente come ambientazione e come genere, propone un canovaccio simile, nel senso che anche qui vi è un elemento di denuncia, e anche in questo caso è una denuncia “facile”, ossia di facile presa sulla massa: gli statunitensi, nel momento di lasciare la Sicilia dopo esservi sbarcati durante la Seconda Guerra Mondiale, la lasciano in mano ai mafiosi, ai quali in precedenza si erano rivolti in ottica anti-fascista.

Ecco la trama sommaria di In guerra per amore: Arturo Giammarresi (lo stesso Pierfrancesco Diliberto,) è un palermitano emigrato negli USA e che lavora come cameriere in un ristorante di italiani. È innamorato di Flora (Miriam Leone), la quale lo ricambia ma è stata promessa dallo zio al figlio del boss mafioso Don Tano, con grande sgomento dei due ragazzi.
Lei allora suggerisce a lui di recarsi sino in Sicilia a chiedere la mano direttamente al padre… senonché in Sicilia c’è la guerra in corso. 

Arturo tiene così tanto alla sua innamorata che si arruola e va effettivamente in Sicilia, alla ricerca del padre di Flora nel paese di Crisafullo. Concentrato com’è sul suo dramma personale, non si rende conto del dramma collettivo in corso: l’esercito fascista è in rotta, gli americani hanno chiesto aiuto ai mafiosi e, dopo averlo ricevuto, li ricompensano con posti di potere.
Tra gli altri personaggi, da citare il tenente Philip Catelli (Andrea Di Stefano).

Ho gradito abbastanza In guerra per amore: il tono è da commedia, pur se racconta di eventi e situazioni assai difficili (bombardamenti, guerra, mafia, assassinii, etc). 
Oltre al tono gradevole, ha il merito di evidenziare una questione di cui la storia si è in buona parte dimenticata… e che ha lasciato in Sicilia, ma probabilmente in tutta Italia, una situazione problematica a livello di “stato nello stato”.

La parte che ho gradito di meno, esterna al film, è che non c’è bisogno di tornare sino al 1943 per vedere che vi sono dei poteri che stanno lavorando contro gli italiani e contro l’umanità in generale, e che sono poteri che hanno in mano le reti televisive e il cinema stesso. 
Sarebbe assai più utile, dunque, se Pierfrancesco Diliberto, anziché concentrarsi sul passato o sul futuro, facesse un film (questo assai meno “facile”) sulla perdita di sovranità del popolo italiano, sull’illusorietà dei suoi governi nazionali, sull’egemonia internazionale e sovranazionale di certi gruppi di potere, sull’assenza di libertà di parola, sulla censura di televisioni, radio e social, sulla discriminazione sociale e lavorativa legata a questioni di scelte salutistiche, sulla questione del signoraggio e del debito pubblico . Su questi temi, molto più contemporanei e importanti e decisivi per il popolo italiano, temo che Pif non farà mai un film.

Pazienza, ci accontentiamo di questi discreti prodotti “facili”, come In guerra per amore.

Fosco Del Nero



Titolo: In guerra per amore.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Pierfrancesco Diliberto
Attori:  Pierfrancesco Diliberto, Andrea Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Miriam Leone, Samuele Segreto, Stella Egitto, Antonello Puglisi, Vincent Riotta, Maurizio Marchetti. 
Anno: 2016. 
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 19 luglio 2023

Chi ha paura delle streghe? - Nicolas Roeg

Ho guardato Chi ha paura delle streghe? perché online avevo letto di una straordinaria interpretazione di Anjelica Huston, attrice che, pur nella sua particolarità, mi è sempre piaciuta, tra La famiglia Addams, I Tenenbaum, Le nebbie di Avalon, Crimini e misfatti, etc.

Inoltre, le premesse del film erano incoraggianti: tratto da un racconto di Roald Dahl, il film aveva dalla sua anche la collaborazione di Jim Henson, personaggio allora assai famoso sia per i televisivi Muppets, che per prodotti cinematografici come Labyrinth e Dark crystal.

Ecco la trama sommaria di Chi ha paura delle streghe?: il piccolo Luke, in vacanza con i suoi genitori dalla nonna Helga, in Norvegia, ascolta le sue storie sulle streghe… che non son solo storie, ma esperienze dirette, visto che alla donna manca il dito mignolo, proprio a causa di una strega.

La sfortuna vuole che i genitori del piccolo muoiano in un incidente automobilistico, per cui la nonna si trasferisce in Inghilterra, dove viveva il bambino, per prendersi cura di lui.

Una seconda sfortuna vuole che i due, in un albergo, si imbattano in una sorta di convegno di streghe, guidate da Eva Ernst, la Strega Suprema. La loro missione è uccidere tutti i bambini… o quantomeno trasformarli in topi, utilizzando una pozione elaborata proprio dalla grande e venerata strega.
Il primo a diventare un topo è Bruno Jenkins, un bambino goloso che Luke aveva conosciuto il albergo… e poi toccherà anche a Luke.

Chi ha paura delle streghe? è essenzialmente un film per bambini. È infatti tutto molto semplice e naif.
La trama è abbastanza inconsistente, i personaggi e i dialoghi non son mlto ben caratterizzati e il tutto si gioca sulle disavventure del bambino col gruppo di streghe.

All’interno di tale dinamica, la parte più notevole è senza dubbio il momento in cui le streghe, chiuse nel salone dell’albergo, si mettono "in libertà", rivelando il loro vero aspetto: tolgono parrucche, maschere facciali e il resto e si mostrano in tutta la loro bruttezza... una scena effettivamente d'impatto.

A parte questo momento particolare, Chi ha paura delle streghe? è un film mediocre, essendo un prodotto di intrattenimento di fascia bassa, senza intelligenza o carisma.

Fosco Del Nero



Titolo: Chi ha paura delle streghe? (The witches).
Genere: fantastico, commedia.
Regista: Nicolas Roeg.
Attori: Mai Zetterling, Anjelica Huston, Bill Paterson, Brenda Blethyn, Rowan Atkinson, Charlie Potter.
Anno: 1990.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 luglio 2023

Hogfather - Vadim Jean

Dopo essermi visto Going postal, adattamento televisivo di un’opera di Terry Pratchett, sono passato a Hogfather, altro adattamento… pure in questo caso, di un romanzo che non ho letto (ne ha scritti davvero tanti e io ne ho letto solo quattro o cinque).

In lista d’attesa c’è poi The colour of magic… e in questo caso gioco in casa, visto che ho letto, seppur molti anni fa, il libro in questione.

Fatta questa piccola introduzione personale, passiamo alla trama sommaria di Hogfather, composto anch’esso, in buona sostanza, di due film da un’ora e mezza ciascuno: nel Mondo del Disco non c’è Babbo Natale, ma il suo equivalente di Hogfather. Ha un volto cinghialesco e il suo carro è condotto per l’appunto da cinghiali e non da renne, ma il principio è il medesimo: un giorno all’anno gira per tutto il mondo a lasciare regali.

Tuttavia, un dì qualcuno commissiona, alla Gilda degli Assassini, la sua uccisione, di cui viene incaricato Mr. Teatime, un personaggio sia gelido che inquietante (Marc Warren, già apprezzato nell’altra serie tv britannica Jonathan Strange e Mr. Norrell).
Per salvare il salvabile, si metteranno in moto sia la Morte (nientemeno), che sua nipote Susan (interpretata da Michelle Dockery, a sua volta apprezzata in Downton Abbey).

Di mezzo, ci passa un po’ di tutto: bambini, famiglie, le fate dei dentini, etc.

Personalmente, ho trovato più nettamente più efficace l’altra serie televisiva vista, Going postal, mentre ho trovato Hogfather meno convincente e meno coinvolgente, pur interessante nel suo disegnare un altro “angolo” del fantastico Mondo del Disco inventato da Terry Pratchett.

A reggere la baracca son soprattutto i due personaggi citati, mentre il resto, a essere onesto, l’ho trovato poco stimolante: la sensazione è che si sarebbe potuto fare di meglio col materiale a disposizione.

Fosco Del Nero



Titolo: Hogfather.
Genere: commedia, fantasy.
Ideatore: Vadim Jean.
Attori: David Jason, Marc Warren, Michelle Dockery, Nigel Planer, Peter Guinness, Stephen Marcus, Craig Conway, Rhodri Meilir, Sinead Matthews, Nicolas Tennant.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 12 luglio 2023

Navigator - Un’odissea nel tempo - Vincent Ward

Sono arrivato a Navigator - Un’odissea nel tempo dalla filmografia di Vincent Ward, regista di Al di là dei sogni, un film che ho molto apprezzato in passato e che ho visto già diverse volte. Confidavo dunque in un’opera alla medesima altezza… trovando in effetti qualcosa di valido, pur se di valore minore.

Ecco la trama del film, realizzato nel 1988: siamo a metà del quattordicesimo secolo, un periodo flagellato dalla peste nera. Gli abitanti di un piccolo villaggio minerario inglese dicono che la peste si sta avvicinando sempre di più, tanto che, per sfuggirle, seguono la profezia di un bambino visionario, Griffin: il villaggio si salverà se i suoi abitanti sistemeranno una croce in cima a una cattedrale, cui giungeranno scavando un tunnel nel terreno.
Per motivi non spiegati, il gruppo, a forza di scavare, finisce nella Nuova Zelanda del 1988… 

Navigator - Un’odissea nel tempo ha una trama poco consistente: c’è una minaccia, un’azione da intraprendere e un effetto “fantastico” immotivato. Il tutto sa di scusa per portare avanti da un lato una piccola, grande avventura, e dall’altro per realizzare un prodotto dalla fotografia molto curata… elemento che peraltro era assai evidente anche in Al di là dei sogni (unitamente alla passione per la pittura, e dunque per le arti figurative in generale).

Tuttavia, Al di là dei sogni aveva degli altri motivi di interesse, le questioni esistenziali successive alla vita terrena, mentre qua non ve ne sono molti: una profezia, un evento fantastico, la fede che i paesani hanno comunque nella loro missione.

Se vi basta per la visione, valutatelo voi.
Di mio, assegno a Navigator - Un’odissea nel tempo e a Vincent Ward una sufficienza abbastanza stretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Navigator - Un’odissea nel tempo (The navigator: a medieval odyssey).
Genere: commedia, fantasy.
Regista:  Vincent Ward.
Attori: Chris Haywood, Bruce Lyons, Marshall Napier, Desmond Kelly, Norman Fairley, Charles Walker, Noel Appleby, Hamish McFarlane, Paul Livinston, Sarah Pierse, Roy Wesney.
Anno: 1988.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 27 giugno 2023

Extract - Mike Judge

Mi sono guardato Extract seguendo la filmografia di Mike Judge, regista di prodotti tendenzialmente umoristici, ma interessanti nella sostanza, come Idiocracy e Impiegati… male!.
Tuttavia, in questo caso il risultato è stato più deludente, nonostante un buon cast a supporto della storia, la quale è alquanto leggera.

Ecco la trama di Extract: Joel (Jason Bateman; Juno, Hancock), il proprietario di una fabbrica di essenze floreali, è alle prese con diverse questioni. Da un lato gli si prospetta la possibilità di vendere la fabbrica e di pensionarsi assai giovane; da un altro lato è in crisi con la moglie, mentre al contrario è attratto dalla bella Cindy (Mila Kunis; That 70’s show, Il cigno nero); è poi alle prese con dipendenti alquanto bislacchi… nonché con un incidente in fabbrica che ferisce gravemente un dipendente e che rischia di creare problemi legali ed economici al posto.

Inoltre, a complicare le cose, l’uomo ha come amico-confidente Dean (Ben Affleck; Paycheck, Dogma, Suicide squad), il quale gli offre inevitabilmente consigli bizzarri.

Il tutto si muove tra la commedia, l’umorismo, i sentimenti… per quanto tutto quanto rimane su binari piuttosto tranquilli e leggeri, senza mai alzare il tono di voce. Anzi, tutte le questioni sono affrontate in modo sereno, il che è lodevole, occorre dire.

Quel che è meno lodevole è proprio la sceneggiatura di fondo: il film non ha molti titoli per esser visto, se non quello di un garbato intrattenimento.
Oltre a quello, tuttavia, non c'è profondità, non c’è una particolare intelligenza, né una particolare bellezza.

Vi sono solo varie situazioni tra il curioso e il grottesco, come il rapporto con il vicino di casa logorroico e invadente.

In generale, Extract è sia tranquillo che innocuo: in giro c’è molto di peggio, è vero, ma anche molto di meglio.

Fosco Del Nero



Titolo: Extract.
Genere: commedia.
Regista: Mike Judge.
Attori: Mila Kunis, Ben Affleck, Kristen Wiig, Jason Bateman, Dustin Milligan, J.K. Simmons, Clifton Collins Jr., Matt Schulze, David Koechner, Beth Grant, Brent Briscoe.
Anno: 2009.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui. 



martedì 23 maggio 2023

La famiglia Addams - Barry Sonnenfeld

Presentazione de "La famiglia Addams"

Da ragazzino La famiglia Addams, girato da Barry Sonnenfeld nel 1991, era uno dei miei film preferivi: univa intelligenza, originalità, umorismo e bellezza, nonché un certo senso dell’onore (qualità che spesso mancano alla gran parte delle produzioni cinematografiche contemporanee).

Il film, peraltro, si segnalava per diversi elementi: un cast che azzeccato è dir poco, la colonna sonora, la scenografia, ma anche i dialoghi.
Per alcuni attori, probabilmente, questa è stata l’interpretazione più importante della carriera: penso a Raul Julia e Anjelica Huston, ma anche a Christopher Lloyd e Christina Ricci, i quali, se hanno preso parte a svariate produzioni importanti, certamente sono stati “caratterizzati” anche dal presente film.

Segnalo peraltro che questo fu il film di esordio, alla regia, per Barry Sonnenfeld, il quale negli anni seguenti diresse altri film di discreto-buon valore: Amore con interessi, La famiglia Addams 2, Get shorty, Men in black… non riuscendo però poi a confermarsi e scendendo via via di livello.

Trama de "La famiglia Addams"

Ecco la trama de La famiglia Addams: Fester Addams, l’erede della fortuna degli Addams, è scomparso da venticinque anni, cosicché la gestione della casa e del patrimonio è passata a Gomez, il quale vive con la sua assai affiatata famiglia: la moglie Morticia, i figli Mercoledì e Pugsley, la nonna Addams e il maggiordomo Lurch (senza dimenticare Mano).

Un dì, Gomez ritorna a casa, accompagnato da una dottoressa che afferma di averlo ritrovato, dopo essere scampato al Triangolo delle Bermude; in verità si tratta di una finzione, poiché i due, madre e figlio, progettano di derubare il forziere degli Addams.
Ma le cose non vanno come aveva progettato la finta dottoressa…

Commento su "La famiglia Addams"

Non lo nascondo: ho un debole per La famiglia Addams. Al netto delle bizzarrie e delle loro passioni per assassinii, veleni, torture, etc, il film si propone sempre pulito e gradevole. 
L’esatto contrario di molti prodotti d’intrattenimento odierni, film e serie tv, che trattano certi temi allo scopo di essere inclusivi, ma risultando sporchi e grossolani.

Qua, invece, vi sono originalità e buoni sentimenti.
E alcuni personaggi del film, Gomez, Morticia, Fester, Mercoledì, sono letteralmente memorabili. Come peraltro alcune scene: il ballo della mamushka, per esempio.
Poco valorizzati, invece, la nonna e il maggiordomo.

Il film fu un grande successo di pubblico, ottenne molti riconoscimenti e candidature nei premi di settore e col tempo è diventato un vero e proprio film culto. 

Magari mi rivedrò anche La famiglia Addams 2, che tuttavia mi ricordo essere di livello un poco inferiore.

Fosco Del Nero


Scheda de "La famiglia Addams"

Titolo: La famiglia Addams (The Addams’ family).
Genere: commedia, grottesco.
Regista: Barry Sonnenfeld.
Attori: Raul Julia, Anjelica Huston, Christopher Lloyd, Christina Ricci, Elizabeth Wilson, Judith Malina, Dan Hedaya, Carel Struycken, Paul Benedict, Christopher Hart, Dana Ivey, Jimmy Workman.
Anno: 1991.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui. 



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