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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 28 ottobre 2020

Rollerball - Norman Jewison

Ho trovato Rollerball in un elenco dei film classici degli anni “70 e me lo sono guardato, anche perché esso è stato diretto da Norman Jewison, famoso per buoni titoli quali Il violinista sul tetto, I soldi degli altri o Jesus Christ superstar.

Nel cast di attori, viceversa, nessun nome o volto a me noto, e al contrario una pletora di attori di contorno, con un solo protagonista… ma anche lui sconosciuto.

Quanto al genere del film, siamo sulla fantascienza distopica, per quanto essa ponga l’accento più sul fattore sociale e politico che non su quello tecnologico.
Anzi, parte importante del film è di tipo sportivo, e lo stesso titolo del film indica lo sport apprezzato in quel contesto sociale: siamo nel 2018, per noi presente ma per i produttori del film 43 anni nel futuro, e il mondo, dopo una Terza Guerra Mondiale e le Guerre Corporative, è profondamente mutato nel suo assetto socio-politico-culturale.
A decidere e governare su tutto il mondo sono le Corporazioni, dirette dal Consiglio, il quale ha provveduto al benessere generale; effettivamente, tutti stanno bene e a nessuno manca niente… se non la libertà, col Consiglio che decide tutto per tutti, comprese le separazioni coniugali e la formazione di nuove coppie (in ciò, semplificando notevolmente le cose, occorre dire: che risparmio di tempo nei divorzi...).
Persino una delle persone più famose nel globo, Jonathan E., giocatore di punta della squadra di rollerball di Houston, squadra campione del mondo in carica, è soggetto a tali direttive e deve sottostare di buon grado; in passato, ad esempio, gli è stata sottratta la moglie, sembra perché fosse gradita a un membro del Consiglio, e gli è stata assegnata una nuova compagna (bella anche questa, per onor di verità). Ora all’uomo viene imposto di dimettersi dalla squadra di rollerball, cosa che egli fatica ad accettare e che lo porterà a ribellarsi al sistema, nonostante esso cerchi di eliminarlo, ma in modo “pulito”, ossia nelle partite del gioco, che diventano sempre più violente e letali.

Tecnicamente Rollerball si inserisce in quel filone della fantascienza chiamato “distopia” (il contrario dell’“utopia” di Tommaso Moro), reso celebre da opere come Fahrenheit 4511984 e Il mondo nuovo, e poi letteralmente esploso cinematograficamente con film come Brazil, MatrixL’uomo che fuggì dal futuroLa fuga di LoganThe islandV per vendettaEquilibrium, senza contare saghe recenti quali Hunger games, Maze runner o Divergent, molto diverse per tipo e qualità del film.

Tuttavia, ad essere onesto, Rollerball non ha né il carisma né la profondità né il simbolismo di tali opere, risultando un semplice film di intrattenimento, e nemmeno particolarmente brillante.

Più che su dialoghi o situazioni si punta sullo sport e la sua violenza, oppure su donne, sesso e festini (a proposito, nel film la donna è trattata letteralmente come un oggetto); davvero poca roba, specie se confrontata con i più nobili dei film suddetti.

Al tempo senza dubbio i film del suddetto genere non erano frequenti (oggi tra Aeon FluxUltravioletIn time, Oblivion e tutti i loro confratelli, ne esce qualcuno ogni anno), e forse per questo Rollerball aveva spiccato sugli altri, distinguendosi perlomeno per il genere, ma visto con gli occhi di poi, e con gli occhi di qualcuno che del suddetto genere si è guardato o letto tutto quello che trovava, il film, ripeto, non è gran cosa e se ne può fare tranquillamente a meno, nonostante abbia una discreta tensione scenica.

Fosco Del Nero



Titolo: Rollerball (Rollerball).
Genere: fantascienza, drammatico, sportivo, distopico.
Regista: Norman Jewison.
Attori: James Caan, Maud Adams, John Houseman, John Beck, Moses Gunn, Pamela Hensley, Barbara Trentham, John Normington, Shane Rimmer, Ralph Richardson, Robert Ito, Nancy Bleier.
Anno: 1975.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 27 ottobre 2020

Travaux - Lavori in casa - Brigitte Rouan

Quando mi accosto a un film francese lo faccio sempre con un animo leggero, visto che quasi sempre si tratta di commedie per l’appunto leggere e scanzonate, e magari con qualche elemento surreale.
I film francesi, infatti, evidentemente per una sorta di vocazione nazionale, hanno la caratteristica di affrontare anche le situazioni più difficili, o comunque argomenti assai importanti, in modo lieve e positivo; penso ad esempio a Il favoloso mondo di AmelieLezioni di felicitàIl pianeta verde, Carissima meLa crisi!Una lunga domenica di passioni, DelicatessenLe donne del 6° piano, Il costo della vita, etc.

Travaux - Lavori in casa, diretto nel 2005 da Brigitte Rouan, s’inscrive pienamente in tale filone: vi sono difficoltà personali, sentimentali, familiari e lavorative, vi è qualche elemento surreale, ma soprattutto vi è un’energia di fondo leggera e disincantata. 

Ecco la trama sommaria di Travaux - Lavori in casa: Chantal Letellier (Carole Bouquet; Quell'oscuro oggetto del desiderio, Wasabi, Troppo bella per te!) è un avvocato di grande successo, specializzato nel campo dell’immigrazione e nella difesa degli stranieri immigrati, ed è famosa per non perdere mai una causa.
Se il lavoro va alla grande, la vita privata è invece un mezzo disastro: divorziata, cede alle avance di un suo cliente, un omone straniero, ma se ne pente poco dopo, così come si pente di aver affidato la ristrutturazione di casa sua a un altro suo ex cliente, un giovane architetto ugualmente straniero, che si porta appresso una vivacissima manodopera sudamericana, tutta clandestina… simpatica ma un po’ pasticciona, tanto da provocare in casa distruzioni e incendi vari, con la donna e i suoi due figli costretti a vivere in modo a dir poco precario.

Travaux - Lavori in casa è un film simpatico: del genere si è già detto, e si dica che esso lo rispetta in pieno; comincia con una scena surreale (l’avvocato che vince una causa danzando e seducendo il giudice) e poi ci si avvia a un discretamente lungo mix di dialoghi leggeri, equivoci e scene di distruzione… salvo poi rifugiarsi in un lieto fine come da tradizione del genere.

Carole Bouquet, bellissima nel suo film d’esordio con Louis Bunuel e ancora molto bella a quasi 50 anni, svolge bene la sua parte, mentre il resto del cast non si distingue particolarmente. I dialoghi son essi stessi simpatici ma non trascendentali, e la sceneggiatura non è certamente robusta.

Il film la gioca tutta sulla simpatia, e affronta così il delicato tema dell’immigrazione più o meno clandestina, tema da sempre molto sentito in Francia per via dei numerosi territori d’oltremare cui il paese è stato ed è tuttora collegato (Caraibi, Maghreb).
Il tema certamente non è risolto, ma il film quantomeno se ne esce con una sufficienza di simpatia.

Fosco Del Nero



Titolo: Travaux - Lavori in casa (Travaux, on sait quand ça commence...).
Genere: commedia.
Regista: Brigitte Rouan.
Attori: Carole Bouquet, Jean-Pierre Castaldi, Didier Flamand, Françoise Brion, Aldo Maccione, Marcial Di Fonzo Bo, Alvaro Llanos, Carlos Gasca. 
Anno: 2005.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 21 ottobre 2020

Gli intoccabili - Brian De Palma

Prosegue il mio tour tra i classici dei decenni passati, tra gli anni “60 e gli anni “80. Gli ultimi film stazionavano nell’ultima decade delle tre, e il film recensito oggi, Gli intoccabili, non fa eccezione, essendo del 1987.

Gli intoccabili è un film “grandi firme”, dal momento che dietro la cinepresa abbiamo Brian De Palma, e davanti un quartetto d’archi mica da ridere: Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro ed Andy Garcia, oltre ai vari attori secondari.
Da segnalare inoltre le musiche di Ennio Morricone e gli abiti di Giorgio Armani… a proposito delle grandi firme.

Le premesse de Gli intoccabili tuttavia non erano buone per quanto mi riguardava, dal momento che non amo i film sulla mafia, o i film con sparatorie, violenza e drammi… ma occorre essere onesti e dire che Gli intoccabili è un film di categoria superiore, che in questa recensione non ottiene una valutazione più entusiastica solo perché non amo il genere in cui si inserisce.

Ma andiamo a tratteggiare sommariamente la trama del film: siamo a Chicago, nel 1930, nel periodo del proibizionismo, allorquando in città il mafioso italoamericano Al Capone ( Robert De Niro; Re per una notte, Taxi driver, Il lato positivo, Stardust, Ti presento i miei) fa il buono e il cattivo tempo, tra contrabbando, corruzioni, intimidazioni e assassinii, bambini compresi.
Infine l’agente Elliott Ness (Kevin Costner; L’uomo dei sogni, Dragonfly - Il segno della libellula, Bull Durham - Un gioco a tre mani, Robin Hood - Principe dei ladri) viene incaricato di incriminarlo in qualche modo, trovando finalmente le prove delle sue azioni illegali. Dopo un inizio poco incoraggiante, e anzi quasi ridicolo, l’uomo si decide a formare una piccola squadra di persone molto motivate, cominciando col poliziotto di strada irlandese Jimmy Malone (Sean Connery;Indiana Jones e l’ultima crociataIl nome della rosa, Zardoz, Scoprendo Forrester) e proseguendo con la recluta George Stone/Giuseppe Petri (Andy Garcia; Il padrino - Parte III, Ocean's eleven, 8 milioni di modi per morire) e il contabile Oscar Wallace (Charles Martin Smith; American graffiti).
I quattro, presto soprannominati gli "Intoccabili” dalla stampa cittadina, riporteranno rilevanti successi, andando a indagare soprattutto sull’evasione fiscale del boss Pacino, ma inevitabilmente subiranno le sue contromosse, che evidenzieranno che essi non sono poi così tanto intoccabili. 

Gli intoccabili è un film giustamente considerato un classico: il cast è ottimo, la regia è di livello eccellente, con qualche virtuosismo che la impreziosisce, la fotografia è molto bella, e musiche e costumi assolutamente all’altezza, vincitori peraltro di svariati premi, tra Oscar, Bafta e altri ancora.
Ma, soprattutto, al di là dei singoli virtuosismi, il film ha un suo spessore, e riesce a portare lo spettatore nella Chicago degli anni “30… non poco.

Curiosità: il film contiene un omaggio a La corazzata Potemkin, film del 1925 a lungo considerato come il miglior film mai girato, segnatamente nella scena della carrozzina… ironicamente, film e scena in questione sono famosi in Italia per l’arguta critica di Fantozzi e non per il film in sé, cosa che allo spettatore italiano difficilmente passerà inosservata (mentre all’estero immagino che la cosa passi liscia).

Fosco Del Nero



Titolo: Gli intoccabili (The untouchables).
Genere: drammatico, poliziesco.
Regista: Brian De Palma.
Attori: Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith, Billy Drago, Richard Bradford, Jack Kehoe, Brad Sullivan, Patricia Clarkson, Michael Byrne, Don Harvey, Chelcie Ross, Jennifer Anglin, Mike Bacarella.
Anno: 1987.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 20 ottobre 2020

Wargames - Giochi di guerra - John Badham

Con Wargames - Giochi di guerra prosegue il filone anni “80, che ha visto come ultimi due i film recensiti Grosso guaio a Chinatown e Howard e il destino del mondo… ahimé, entrambe delusioni.
Anzi, tutte e tre delusioni, aggiungendo all’elenco anche Wargames - Giochi di guerra, altro film evidentemente invecchiato non troppo bene.

Tra l’altro, nella filmografia del regista John Badham non vedo neanche un solo film di valore, su diciassette girati, e solo uno famoso, La febbre del sabato sera: evidentemente egli ha sparato un paio di cartucce su argomenti popolari, di facile presa in quel periodo (ballo e discoteche, tecnologia, azione spicciola) e si è fermato lì.

Ma andiamo subito alla trama sommaria di Wargames - Giochi di guerra, film che essenzialmente è una commedia, nonostante tratti l’argomento della guerra atomica e addirittura paventi una distruzione globale: David Lightman (Matthew BroderickLadyhawke, Il rompiscatole, La donna perfetta) è un liceale poco interessato alle materie scolastiche ma con un talento innato per i computer e per la tecnologia. La sua camera è una sorta di studio tecnologico con computer, stampante, casse audio, sintetizzatore vocale, lettori di ogni tipo e, dove non arriva la tecnologia, arriva la furbizia: il ragazzo penetra nel sistema informatico della scuola e riesce a cambiare i voti suoi e della sua amica Jennifer (Ally SheedySt. Elmo's FireBreakfast clubCorto circuito), e soprattutto penetra senza rendersene conto (lui stava cercando videogiochi) nel computer addetto alle simulazioni belliche del NORAD, con cui avvia una partita di guerra atomica globale… lui per scherzo ma il computer sul serio, tanto che la difesa degli USA viene allarmata e inizia una catena di eventi che davvero potrebbe portare alla guerra nucleare globale e quindi a un disastro planetario.

Veniamo ora a un breve commento sul film: il rischio dei film basati sulle tecnologie è quello di apparire, all’occhio dello spettatore futuro ben più tecnologicizzato, ingenui e sorpassati. Questo rischio Wargames - Giochi di guerra lo coglie in pieno e in parte viene invischiato dal problema. 
È vero che esso ha anticipato la questione (allora) futura dell’hackeraggio di sistemi informatici, ma occorre una notevole sospensione del giudizio da parte dello spettatore nel credere che il sistema di difesa degli Stati Uniti possa andare in tilt così facilmente… un po’ come per l’11 settembre.

Il film non ha molto altro da offrire se non l’allora notevole tecnologia, il dilemma etico della guerra atomica scatenata da un computer o da un pulsante e l’avventura adolescenziale dei due protagonisti, e paradossalmente credo che il successo del film sia dovuto, oltre alla tecnologia allora avveniristica, soprattutto all’ottima scelta della coppia Matthew Broderick-Ally Sheedy, il primo simpatico e sbarazzino e la seconda deliziosa… curiosamente, a tratti somigliante alla più recente Emma Watson (o, almeno, a me l’ha ricordata).

Buona regia e buon sonoro… ma non c’è altro in Wargames - Giochi di guerra, nonostante il film duri quasi due ore, tanto che non credo lo rivedrò una seconda volta.

Fosco Del Nero



Titolo: Wargames - Giochi di guerra (Wargames).
Genere: commedia.
Regista: John Badham.
Attori: Matthew Broderick, Ally Sheedy, Dabney Coleman, John Wood (II), Michael Madsen, Barry Corbin, Juanin Clay, Kent Williams, Dennis Lipscomb, Joe Dorsey.
Anno: 1983.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 14 ottobre 2020

Howard e il destino del mondo - Willard Huyck

Era da secoli, da quando ero bambino-ragazzino, che non vedevo il film Howard e il destino del mondo… ma giacché ultimamente mi sto guardando quelli che sono considerati i classici degli anni “80, e giacché inserito in tale lista si trova anche Howard e il destino del mondo, ho provveduto a rivedermelo ora che ho 39 anni.

Devo dire che al tempo il film in questione mi piaceva, ma nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, sia personalmente sia a livello cinematografico… e niente come i film degli anni “80 rivelano le loro limitatezze, persino più di film di decenni precedenti, anni “60 compresi.
Chissà perché, ma è così: il decennio 1980 ha regalato tanti capolavori del cinema, da Labyrinth a Ritorno al futuro, da Alien a Ghostbusters, da The Blues BrothersBlade runner, ma se un film non era davvero bello correva il rischio di essere davvero brutto, specie con gli occhi del futuro.

Ma veniamo alla trama sommaria di Howard e il destino del mondo, film del 1986 diretto da tale Willard Huyck, il quale ha diretto solamente quattro film e che ha smesso di dirigerne proprio dopo il fallimento colossale di Howard e il destino del mondo: un bel giorno il papero Howard viene prelevato da casa sua, sul pianeta dei paperi, che peraltro pare essere una replica perfetta degli Stati Uniti degli anni “80, compresa la lingua inglese, e viene trascinato sulla Terra da una sorta di cunicolo spaziale.
Nessuna spiegazione sul pianeta dei paperi, sul fatto che essi parlino inglese, su come la creatura sopravviva a un viaggio nello spazio e poi alla caduta sulla Terra; sappiamo solo che tale forza lo butta in un vicolo di Cleveland e in una zona frequentata da punk, che subito gli fanno intendere di non essere capitato in un bel posto. Il papero conosce poi la bella e dolce Beverly (Lea Thompson; Ritorno al futuro - Parte1, Ritorno al futuro - Parte 2, Ritorno al futuro - Parte 3), cantante di un gruppo punk-rock, e le cose cominciano a migliorare, anche perché la ragazza lo porta da tale Phil (Tim Robbins; Allucinazione perversa, Le ali della libertàThe lucky ones - Un viaggio inaspettatoMister hula hoopBill Durham - Un gioco a tre mani), il quale a sua volta lo conduce al Dottor Jenning (Jeffrey Jones; Beetlejuice, Il mistero di Sleepy Hollow, Amadeus), scienziato a cui si deve l’arrivo di Howard sulla Terra per via di un esperimento che stava conducendo. 
Si proverà dunque a far rientrare il simpatico papero sul suo pianeta, ma qualcosa va storto, e stavolta non arriva un papero…

Howard e il destino del mondo a livello di sceneggiatura non ha né capo né coda (a parte la coda di Howard) e fa acqua da tutte le parti, così come ha falle in svariati altri settori, tanto che se lo si guarda con occhio critico il giudizio non può che essere severo (musica, costumi, dialoghi, effetti speciali: è tutto approssimativo); non a caso il film “vince” svariati Razzie award, "premi" dedicati ai film peggiori in un dato anno.
Tuttavia, il prodotto ha pure qualcosa di valido, forse derivante dalla tenera amicizia tra ragazza e papero, o forse dal suo mix tra commedia, fantastico, horror, sentimentale e musicale, che lo fa ricordare con affetto.

E, in fin dei conti, tutto si può dire di Howard e il destino del mondo tranne che non sia un film in qualche modo memorabile.

Fosco Del Nero



Titolo: Howard e il destino del mondo (Howard the duck).
Genere: fantastico, commedia.
Regista: Willard Huyck.
Attori: Lea Thompson, Tim Robbins, Jeffrey Jones, Ed Gale, Chip Zien, Timothy M. Rose, Steve Sleap, Peter Baird, Mary Wells, Lisa Sturz, Jordan Prentice, Paul Guilfoyle, Liz Sagal.
Anno: 1986.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 13 ottobre 2020

Grosso guaio a Chinatown - John Carpenter

Prosegue il periodo vintage con film oscillanti tra gli anni “60 e gli anni “80: oggi è la volta di un film culto del 1986: Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter, film su cui c’è molto da dire.

Intanto, il film è stato un flop al botteghino e portò il regista ad abbandonare Hollywood e le sue dinamiche, dal momento che egli è sempre stato molto orgoglioso del film e che riteneva avrebbe meritato sorte ben diversa.

Sorte giunta quantomeno come gradimento postumo: flop al botteghino, ma in seguito molti passaggi in tv e nutrito gruppo di fan storici… un po’ come è stato per tanti altri film culto degli anni “80, da Ghostbusters a Ritorno al futuro, da Alien, a Labyrinth, da Piramide di paura a I Goonies, senza contare saghe come quelle di Star wars o Indiana Jones.

Due parole su John Carpenter: in realtà non son mai stato vicino al suo lavoro, molto tendente a horror e grottesco, tra La cosa, Halloween - La notte delle streghe e altri.
Tuttavia, egli ha diretto un film di grande impatto e simbolismo cui sono assai affezionato, ossia Essi vivono – They live, film più importante come messaggio di quanto lo è come film.
Di lui ho recensito inoltre Dark star, discreto film di fantascienza, nonché Il seme della follia, altro film alquanto simbolico.

Veniamo ora alla trama sommaria di Grosso guaio a Chinatown: Jack Burton (Kurt Russell; Tango e Cash, 1997: Fuga da New York, Interstate 60) accompagna l’amico ristoratore Wang Chi  all’aeroporto di San Francisco, dove deve prendere la sua ragazza… la quale però viene rapita dai Signori della Morte, la mafia locale cinese, con l’intento di farne una schiava sessuale.
Il misterioso Lo Pan ha però un altro piano per lei: vuole sposarla e poi sacrificarla per rompere un’antica maledizione che grava su di lui da secoli. 
I due uomini si troveranno a combattere così con cinesi normali, con cinesi coi superpoteri, con le Tre Bufere e pure con mostri, aiutati dal canto loro dal saggio Egg Shen e dalla bella e sveglia Gracie Law (Kim Cattrall; Sex and the city).

Grosso guaio a Chinatown è un grande mix, e forse proprio in ciò sta da un lato il suo fallimento nel suo anno di uscita e dall’altro lato l’essere apprezzato a posteriori: esso mescola azione, fantasy, horror, umorismo e sentimenti (e in origine sarebbe dovuto essere di genere western!), mettendo nel calderone di tutto un po’… proprio come va di moda oggi e come evidentemente, se oggi va di moda, ci si è indirizzati a fare nel corso degli anni.
Al tempo, però, i film erano più unidirezionali e l’esperimento, commercialmente, fallì.

Personalmente, peraltro, non ho apprezzato molto il film neanche oggi: c’è un po’ di tutto, ma tutto in modo confuso e poco convincente, atto a generare azione, dinamismo e divertimento, ma senza che il film abbia uno spessore di sufficiente livello.
Inoltre, non l’ho trovato nemmeno divertente, laddove viceversa l’umorismo da commedia (nonostante assassinii e mostri) dovrebbe essere una delle anime prevalenti del film.

Insomma, per quanto mi riguarda Grosso guaio a Chinatown è uno di quei tanti film anni degli “80 un po’ pacchiani e confusi… ben distante dai film di culto di quegli anni, già citati in apertura di articolo: Ghostbusters, Ritorno al futuro, Alien, Labyrinth, ma anche Terminator, I predatori dell'arca perdutaBlade runnerLa piccola bottega degli orroriLadyhawkeThe Blues Brothers… non c’è proprio paragone e difatti mi ha stupito vederlo inserito in classifiche accanto ai film appena menzionati.

Ma poco importa. In conclusione di recensione, propongo un paio di frasi interessanti, non insolite nei film di Carpenter.

“È così che tutto inizia sempre: dal molto piccolo.” 

“Solo una visione può uccidere un'altra visione.” 
 
“Sono convinto che il nostro pianeta ci riservi ancora molte sorprese, e che bisogna essere dei deficienti per credere che in questo universo siamo soli.”

Fosco Del Nero



Titolo: Grosso guaio a Chinatown (Big trouble in Little China).
Genere: fantasy, commedia.
Regista: John Carpenter.
Attori: Kurt Russell, Kim Cattrall, Dennis Dun, James Hong, Victor Wong (II), Kate Burton, Donald Li, Carter Wong, Peter Kwong, James Pax, Suzee Pai, Chao Li Chi, Jeff Imada, Rummel Mor, Craig Ng.
Anno: 1986.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 7 ottobre 2020

The zero theorem - Tutto è vanità - Terry Gilliam

È curioso come uno dei membri dei Monty Pithon, il famoso gruppo comico inglese, sia poi divenuto un regista specializzato in film a forte contenuto simbolico: ovviamente sto parlando di Terry Gilliam, il quale peraltro era l’unico americano nel gruppo comico britannico, e ch'era anche l’autore dei cartoni animati che spesso animavano, a livello di sigla o di scene vere e proprie, i film dei Monty Pithon, da Brian di Nazareth a Il senso della vita.

Non è un caso che nel blog siano già passati vari film di Terry Gilliam, a cominciare dal bellissimo Brazil e passando per i vari L'esercito delle dodici scimmie, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, Le avventure del Barone di Munchausen, JabberwockyLa leggenda del re pescatore, I banditi del tempo, Tideland - Il mondo capovolto… disposti in ordine di mio gradimento e non sempre efficaci, a mio avviso: l’ultimo ad esempio non mi era piaciuto per niente, mentre i tre precedenti così così.

Il film recensito quest’oggi è The zero theorem - Tutto è vanità, uscito nel 2013 e penultimo lavoro del regista americano, seguito a distanza di cinque anni e di recente da L'uomo che uccise Don Chisciotte (che non ho visto).

Quanto al genere di The zero theorem - Tutto è vanità, siamo nella fantascienza distopica, con ambientazioni che ricordano molto Brazil per un verso, L'esercito delle dodici scimmie per un altro, ma anche Il quinto elemento (quest’ultimo film del francese Luc Besson)… tuttavia c’è anche un pizzico di Matrix nella figura dell’eletto-prescelto-essere speciale (per quanto con Gilliam i protagonisti-prescelti siano solitamente bizzarri e strani e decisamente meno eroici e più fallimentari che non in Matrix).

A confermare quanto detto in apertura sul regista, il film non fa in tempo ad iniziare, e già si è immersi da simbolismi, di cui elenco qualcosa in ordine sparso: l’universo, un buco nero, una chiesa, il pavimento a scacchi, la dualità buio-luce, una statua della Madonna, citazioni del buddhismo e di altre religioni, un grande occhio, la grande corporazione che controlla tutto quanto da dietro le quinte, il corpo di Gesù (ma con una telecamera al posto della testa… e il corpo a un certo punto crolla dalla croce).
Da notare anche un grande cartellone col disegno di un occhio e la scritta "Tutto è sotto controllo".

Le stesse frasi che mi son segnato per riportarle in recensione parlano molto chiaro per chi sa cogliere i loro significati più o meno nascosti.

“Viviamo in un mondo caotico che ci confonde: così tante possibilità, così poco tempo.
Di che cosa abbiamo bisogno?”

“Accettiamo di stare in questo posto disgustoso solamente per paura di perdere la nostra chiamata.
Dobbiamo essere a casa per ricevere la chiamata.”

“Noi lavoriamo con dati esoterici che hanno vita propria.”

“Nel momento in cui nasciamo, tutti iniziamo un po’ a morire.
Prima o poi, che siano mendicanti o re, la morte è la fine di tutte le cose.”

“Noi passiamo tutta la vita ad aspettare la nostra chiamata.”

“Qual è il significato della sua vita? Così vicino alla fine e ancora nessuna risposta...”

“La natura e l’origine della nostra chiamata resta per noi la quintessenza del mistero.
Noi speriamo che essa ci fornirà uno scopo per dare senso a tutte il tempo che abbiamo vissuto senza.”

“Lei non si fida del direttore?
Ogni cosa torna al nulla.”

“Hai idea di che cosa stai facendo?”
“Non m’importa, io voglio solo la chiamata.
Puoi informare il direttore che desidero ricevere la chiamata e che la voglio adesso?”
“Sì, riceverai la tua chiamata. Calmati ora, sei un fascio di nervi; non puoi lavorare così; non riceverai mai la tua chiamata se continui ad essere così teso.”

“Quindi tu per tutto questo tempo sei stato qui ad aspettare che una voce misteriosa ti dicesse cosa fare della tua vita... ?”

“Adesso ti faccio vedere dove diamo la caccia alle entità.”

“Tu sei unico.
Tu sei il prescelto.”

“Ma non è reale.”
“E che importa?”

“Diglielo che è tutta un'illusione.”

“È questo quello che hai dentro?
Ma come puoi vivere con un vuoto del genere?”

“Sono stata programmata per non farla guarire dalla patologia da cui lei è affetto.”

“La verità non è mai piacevole… ma come dice il mio vecchio ti dà la libertà di scelta.”

“Devi connetterti alla tua anima.”

“Tutto quello che è in te emette energia.”

“Io sono solitario, ma mai solo.”

“Io sono solo un uomo in cerca della verità,”

“Io so chi sei.
E tu?”

Un elenco piuttosto lungo, come verificabile.

Prima che mi dimentichi, ecco la trama di The zero theorem - Tutto è vanità: in un futuro iper-tecnologico e super-controllato, la corporazione Mancom vigila su tutto grazie a una rete di telecamere sparse ovunque, anche dentro le case delle persone (…). In tale scenario si muove Qohen Leth (Christoph Waltz; Bastardi senza gloriaDjango unchainedBig eyes), un hacker che lavora per la corporazione ma ne subisce l’impatto dittatoriale, laddove lui vorrebbe, da buon misantropo, stare per conto suo… nella sua bella chiesa sconsacrata che ora è la sua affascinante ma un po’ inquietante abitazione.
Il suo lavoro ufficiale, che deve rispondere a serrati ritmi di produzione, non è però la cosa cui tiene di più: egli infatti attende spasmodicamente “la chiamata”, che formalmente sarebbe una telefonata con delle risposte-informazioni importanti, ma che simbolicamente è una sorta di illuminazione.
All’interno della sua vita entrano il suo supervisore Joby (David Thewlis; Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Stonehearst Asylum, Sette anni in Tibet) e la bella Bainsley (Mélanie Thierry), che sembra una sorta di “prostituta multimediale”, e dopo anche il giovane Bob, figlio prodigio del Direttore della corporazione (Matt Damon; Dogma, La leggenda di Bagger Vance, I guardiani del destino, Elysium, Rounders - Il giocatore, Hunting - Genio ribelle), un hacker ancora più bravo di Qhen. Senza dimenticare la Dottoressa Shrink-Rom (Tilda Swinton; The beach, Solo gli amanti sopravvivono, Il curioso caso di Benjamin Button, Burn after reading - A prova di spiaIl ladro di orchidee), la quale assiste l'uomo in sedute di psicoterapia anch’esse multimediali.
A Qohen vien svelato che lui è stato scelto in quanto unico e speciale, ma egli scoprirà anche di esser vittima di una sorta di grande raggiro…

Al di là della trama del film, esso dietro le quinte parla della ricerca interiore che si scontra col mondo esteriore, nonché della dicotomia tra realtà e finzione, che avevano esplorato lo stesso Brazil e L'esercito delle dodici scimmie, ma anche Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo. Altro tema è quello dello scontro tra la fede interiore e il caos universale... in salsa tecnologica e da social network.

Nel complesso, The zero theorem - Tutto è vanità è un film complesso da giudicare: esteticamente è molto bello, nei colori e nella scenografia. I dialoghi possiedono un grande simbolismo e presentano a tratti immense profondità, pur se alternati a dialoghi e scene dal profilo assai più basso. Il problema principale rimane nella struttura non ben unitaria della sceneggiatura, che non pare ben amalgamata nel suo insieme.
Di mio lo valuto positivamente per la bellezza visiva e simbolica che propone, ma son conscio del fatto che la gran parte degli spettatori lo considererebbe confuso, disomogeneo e bizzarro.

Chiudo con una frase del film assai curiosa; anzi, una domanda e una risposta.

“Che cosa fai?”
“Sgranocchio le entità.”

Fosco Del Nero



Titolo: The zero theorem - Tutto è vanità (The zero theorem).
Genere: fantastico, fantascienza, distopico.
Regista: Terry Gilliam.
Attori: Christoph Waltz, Melanie Thierry, Matt Damon, Tilda Swinton, Ben Whishaw, Peter Stormare, David Thewlis, Lucas Hedges, Dana Rogoz, Sanjeev Bhaskar, Emil Hostina, George Remes, Tudor Istodor, Radu Andrei Micu, Naomi Everson.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




martedì 6 ottobre 2020

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi - Joe Johnston

Continuando l’incursione nel passato tra anni "60 e anni "80, oggi è il turno del film Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, che rientra nel gruppo per poco, essendo datato 1989.
Il regista è Joe Johnston, regista di secondo piano che ha prodotto solo qualche film degno di nota come Jumanji o il film d’animazione Pagemaster - L'avventura meravigliosa.

La figura più evidente di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi non è tuttavia quella del regista, ma quella di uno degli attori protagonisti, quel Rick Moranis la cui figura è inevitabilmente legata al film Ghostbusters (e in subordine anche a La piccola bottega degli orrori, ma tutto scompare di fronte a Ghostbusters).

Ecco in sintesi la trama di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazziWayne Szalinski è un inventore in procinto di ultimare una macchina capace di miniaturizzare gli oggetti. Durante una conferenza in cui egli sta presentando il suo lavoro a numerosi colleghi, ovviamente poco propensi a credergli, i suoi figli, unitamente ai figli dei vicini di casa, attivano inavvertitamente la macchina e vengono miniaturizzati. Tornato a casa, senza ancora essersi reso conto di quanto avvenuto, sarà proprio Wayne a spazzare per terra i figli, a metterli in un sacco della spazzatura e a depositare il sacco fuori dal giardino. Figli e vicini, quattro in tutto, fortunatamente ancora vivi, si troveranno così a dover affrontare il giardino allo scopo di rientrare in casa e allertare in qualche modo lo scienziato.
Il problema è che il giardino per loro è divenuto una giungla lunga svariati chilometri, in proporzione alla loro attuale grandezza, e piena di pericoli, tra formiche giganti, api e scorpioni altrettanto giganti.

Tralasciando il fatto che ritengo improbabile che ci siano scorpioni nei prati dei giardini delle case di città, veniamo al commento del film, che come intuibile è uno sfoggio di effetti speciali, ovviamente grossolani visti con l’occhio contemporaneo ma probabilmente al tempo piuttosto all’avanguardia.
Ad essi si abbina il tono da commedia dell’intero film, piuttosto leggero e privo di qualunque pretesa che non sia l’intrattenimento. 

In effetti, tolti gli effetti speciali e qualche gag, non c’è molto altro in Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, da cui la mia valutazione nettamente insufficiente.
Per di più, il film contiene scene strappalacrime-melense davvero ottuse, come l’affetto che si sviluppa, in poche ore tra l’altro, tra il gruppo umano miniaturizzato e una formica, che addirittura muore per difendere gli umani… uccisa dal famoso scorpione da prato di giardino cittadino.
La formica difende i ragazzi, e i ragazzi piangono la formica… salvo poi, immagino, disinteressarsi nuovamente delle formiche, e di tutti gli animali, una volta ricresciuti.
Insomma, piuttosto patetico ed emotivamente artefatto, oltre che antropoformicamente impossibile.

Ulteriore problema del film: la colonna sonora. Forse la musica degli anni "80 è la più chiassosa e sgraziata mai prodotta dall’uomo, e appesta purtroppo molti film di quel periodo: Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi è tra questi.

Il film ebbe al tempo un forte successo, tanto da guadagnarsi due seguiti e una serie televisiva.

Fosco Del Nero



Titolo: Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (Honey, I shrunk the kids).
Genere: fantastico, commedia.
Regista: Joe Johnston.
Attori:  Matt Frewer, Rick Moranis, Marcia Strassman, Kristine Sutherland, Thomas Wilson Brown, Jared Rushton, Amy O'Neill.
Anno: 1989.
Voto: 4.5. 
Dove lo trovi: qui.



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