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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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venerdì 15 novembre 2013

Dylan Dog - Il trillo del diavolo - Roberto D’Antona

Normalmente non tendo a guardare produzioni indipendenti e a basso budget, per il semplice motivo che non riesco a giudicare un film indipendentemente dal suo iter di produzione: valutando solo il risultato finale, va da sé che produzioni a badget basso o quasi nullo partono nettamente sfavorite.

Ho tuttavia fatto un’eccezione per Dylan Dog - Il trillo del diavolo un po’ perché avevo letto commenti positivi, un po’ perché, pur non essendo un fan vero e proprio di Dylan Dog, ho sempre avuto una certa simpatia per il personaggio e il fumetto in questione.

Ma andiamo al film Dylan Dog - Il trillo del diavolo, produzione tutta italiana e regia di Roberto D’Antona, che poi è anche attore protagonista.

Ecco la trama in grande sintesi: Dylan Dog, indagatore dell’incubo, è in un periodo di crisi, tanto da essere anche preda di incubi.

In uno di questi, particolarmente realistico, il buon vecchio Dylan si troverà immerso in una sorta di viaggio interiore tra amici e demoni, in stile Divina Commedia, ovviamente rivisitata secondo lo stile del fumetto di Tiziano Sclavi.
A fare da Virgilio a Dylan non poteva esserci che Groucho, tra baffi, sigari e motteggi.

Come detto in apertura, conosco vagamente personaggi e fumetto, per cui non sono soggetto a delusioni da superfan, né dall’altro lato posso apprezzare citazioni e riferimenti vari.
La mia valutazione va dunque al solo prodotto cinematografico.

Ed esso è un film breve, di 50 minuti, inaspettatamente ben realizzato riguardo nel fattore tecnico, tra qualità delle riprese e scelte registiche, e che se la cavicchia anche bene in alcuni dettagli che ovviamente risentono di un budget basso, come trucco e audio…

… ma che non mi ha convinto troppo nella recitazione, soprattutto dei due personaggi principali: il primo (Dylan) è un po’ troppo arrabbiato e grugnoso, mentre il secondo (Groucho) personalmente non mi ha fatto ridere né sorridere. 

I commenti letti in rete tuttavia testimoniano praticamente tutti di una buona fedeltà ai personaggi del fumetto, per cui magari è un mio gusto personale.

Detto tutto ciò, la valutazione “numerica” di Dylan Dog - Il trillo del diavolo di Roberto D’Antona riflette questi due aspetti… ma quella “verbale” sta più in alto, e anzi incoraggia progetti indipendenti di buona qualità come questo.

E, a questo riguardo, in bocca al lupo per il prossimo.

Fosco Del Nero 



Titolo: Dylan Dog - Il trillo del diavolo (Dylan Dog - Il trillo del diavolo).
Genere: grottesco, fantastico.
Regista: Roberto D’Antona.
Attori: Roberto D’Antona, Francesco Emulo, Michele Friuli, Barbara De Florio, Ciro De Angelis, Angelo Boccuni, Francesco Santagada, Giovanni Navolio, Federica Gomma.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 14 ottobre 2013

Nirvana - Gabriele Salvatores

Nirvana è uno di quei rari casi di film italiani originali e innovativi… tanto che non ha avuto praticamente seguito, nonostante il buon successo sia di pubblico che di critica, e nonostante l’essere diventato in relativamente pochi anni una sorta di film culto di fantascienza.

In cabina di regia c’è Gabriele Salvatores (Marrakech express, Puerto escondido, Denti), mentre davanti alla camera da presa una buona parte degli attori o personaggi italiani più in voga all’epoca, da Diego Abatantuono a Stefania Rocca, dal sempre bravissimo Sergio Rubini ad Amanda Sandrelli, passando per Claudio BisioUgo ContiPaolo Rossi, Luisa Corna, Silvio Orlando, Bebo Storti, etc, seppur questi altri in ruoli minori.

Anche se le star del film sono straniere: l’“immortale” Christopher Lambert (Highlander, Subway) ed Emmanuelle Seigner (moglie del regista Roman Polanski, che l’ha diretta in vari film tra cui La nona porta).

Tuttavia, anche se i nomi più famosi a livello internazionale sono stranieri, i due attori che più mi sono piaciuti nel film sono Sergio Rubini e Stefania Rocca… mentre il personaggio di Diego Abatantuono fa una gran tenerezza.

Ma andiamo al film, datato 1997: in un prossimo futuro, c’è una grande metropoli, con varie periferie fortemente ghettizzate: Marrakech, Shangai Town, Bombay.
Un uomo, Jimi, programmatore di videogiochi della Okosama Star, si trova alle prese con due casi, che si intersecheranno. Da un lato un virus che colpisce il videogioco che ha appena creato e che a giorni sarà immesso nel mercato mondiale, Nirvana, il cui protagonista, Solo, a causa del suddetto virus acquisisce coscienza di sé e capisce di essere solamente un file all’interno di un gioco (il che analogicamente simboleggia la condizione dell'uomo comune, che a un certo momento aumenta la sua consapevolezza, prende coscienza di sé e si rende conto che la realtà che credeva solida e tangibile non lo è così tanto). Dall’altro la ricerca dell’ex compagna Lisa, che ha amato tanto ma che tempo prima se n’era andata all’improvviso e senza motivo.
Tali ricerche porteranno Jimi a conoscere prima Joystick e poi Naima, esperti di hackeraggio, oltre che vari altri personaggi secondari.

Nirvana, come tutti i film o libri di un certo spessore, ha diversi livelli di lettura: può essere guardato come un film di fantascienza con una storia vivace e originale. Oppure si possono osservare i temi che tratta: i livelli di coscienza, la separazione tra realtà e finzione, tra veglia e sonno, i ricordi e il momento presente.
In effetti, in Nirvana c’è parecchio su cui riflettere, che Gabriele Salvatores ce lo abbia messo in modo calcolato o sulla “semplice” scia di un’ispirazione dell'esistenza.

Tanto che il film ricorda grandi film del genere fantascienza-cyberpunk, come Blade runner e Strange days, per certi versi lo stesso Matrix, o Il tredicesimo piano ed Existenz (questi ultimi tre usciti dopo), e in generale scrittori del settore come Philip Dick o William Gibson.

Preciso tra l’altro che avevo già visto Nirvana da ragazzino-adolescente, e mi piacque anche all’epoca, anche se, ovviamente, lo vidi in modo più semplice, da appassionato di tematiche fantastiche, ma non ancora da appassionato di tematiche esoteriche… ammesso che vi sia molta differenza tra le due cose.

Ad ogni modo, come dico sempre, il tempo non intacca un prodotto di buona fattura, e Nirvana è uno di questi buoni prodotti.

Chiudo la recensione con alcune citazioni tratte dal film, dal sapore evidentemente esistenziale (ancora una volta: che siano state messe apposta oppure no).

"L'amore è ben altro che amore e dipendenza.
L'amore è amore e basta; non devi aspettarti niente in cambio."

"Inutile negarlo: mi ero perso.
Adesso sto scivolando."

"Non abbiamo ancora iniziato a volare."

"Non so cosa ci faccio qui.
Non so neanche chi sono io.
Non mi ricordo niente."

"Solo adesso comincio a chiedermi chi sono."

"Tutto questo è già successo."

"La vita che ti sei scelto... chi ti dice che sia vera?
Guardati intorno: avrai sicuramente un sacco di belle cose, una bella casa... ma se tutto quello che vedi non esistesse?"

"Sai qual è l'unica cosa che non posso fare qui dentro?
Smettere di giocare."

"Se riesci a smettere di giocare vuol dire che sei libero."

"Forse quello di cui ho bisogno è essere costretta a tenere gli occhi aperti."

"Ascoltami bene, Maria: io e te non esistiamo.
Tutto quello  che ci circonda non esiste.
Zio Nicola, la pizza, il vino, la casa, sono un'illusione. Noi due siamo personaggi di un gioco."

"A volte penso che sarebbe bello sciogliermi nell'acqua, sparire lentamente in questo tepore. Un giorno arriverai, vedrai la vasca piena d'acqua, toglierai il tappo e l'acqua scorrerà via nel fondo... e io con lei."

"Ci vuole uno con un livello di coscienza superiore."

"Noi siamo parte di un gioco. 
C'è gente che ci prova gusto a farci andare l'uno contro l'altro: si divertono con noi."

"Vuoi dire che continuate a farlo sognare?"

"Tu sei quello che mangi."

"Devi essere come l'acqua, che arriva e si adatta alle cose. Ma poi prende e scivola via."

"Devi cercare di creare il vuoto dentro di te. 
La devi finire di pensare. 
Svuota la testa dai pensieri."

"Forse qualcosa o qualcuno mi aveva davvero condotto per mano in questa storia.
Forse qualcuno aveva deciso fin dall'inizio.
Bisognava chiudere un cerchio."

"Quando mi cancelli cosa divento?"
"Un fiocco di neve che non cade in nessun posto."

Altri dettagli: uno dei protagonisti si chiama "Solo", come è solo chi percorre il cammino della consapevolezza (ma anche come uno dei protagonisti di Guerre stellari, la nota saga fantascientifica sulla "forza"), che culmina per l'appunto nel nirvana, mentre un altro protagonista si chiama "Joystick", e richiama per l'ennesima volta nel film il concetto del gioco (e la dualità tra realtà e finzione).
Viene mostrato un unico documento identificativo contenente: nome e cognome, carta d'identità, conto corrente, tessera sanitaria e le eventuali limitazioni imposte alla persona.
Ancora: a un certo punto viene aperta una porta su tre meditanti... con le mascherine sul volto (senza che vi sia un motivo apparente per la cosa).

Un'ultima considerazione, assai concreta. In un certo momento Solo cerca di convincere Maria che le loro esistenze sono illusorie: in verità, gliene fornisce una prova inoppugnabile. La donna, tuttavia, rifiuta la rivelazione, preferendo continuare a portare avanti la sua vita ingannevole: questo episodio simboleggia la condizione psichica dei più, i quali preferiscono continuare a dormire... e addirittura se la prendono con chi cerca di risvegliarli. 
 Ecco il dialogo tra i due.
"Chi mi dice che quello che ho visto è vero?"
"È tutto vero, Maria. È la tua vita che è falsa."
"Perché mi fai questo? Lasciami stare, ti prego."

Viceversa, Solo riesce a ottenere di essere cancellato: l’ego illusorio viene cancellato, e difatti alla fine del film i due protagonisti dicono che “Abbiamo vinto”. La vittoria si ottiene con la sparizione dell’ego/personalità/maschera. Oppure quando la personalità, pur non ancora svanita, riesce a smettere di giocare: in questo caso, come dice il film, essa è diventata libera, per quanto ancora immersa nel mondo di sogno. 
Maya da un lato e nirvana dall’altro, per l’appunto.

Fosco Del Nero



Titolo: Nirvana (Nirvana).
Genere: fantastico, fantascienza, surreale.
Regista: Gabriele Salvatores.
Attori: Christopher Lambert, Sergio Rubini, Stefania Rocca, Amanda Sandrelli, Diego Abatantuono, Emmanuelle Seigner, Haruhiko Yamanouchi, Silvio Orlando, Antonio Catania, Claudio Bisio, Paolo Rossi, Ugo Conti.
Anno: 1997.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 23 settembre 2013

Magnifica presenza - Ferzan Ozpetek

Ultimamente sto guardando film un po’ a casaccio, e va da sé che, scegliendoli così, anzi praticamente non scegliendoli, si va incontro alternativamente a brutte e a belle sorprese. Il film recensito oggi fortunatamente fa parte della seconda categoria.
Parlo di Magnifica presenza, film di Ferzan Ozpetek del 2012.

Non che il film mi abbia letteralmente impressionato, cosa che, se devo essere sincero, raramente mi succede con i film italiani, ma mi ha comunque positivamente sorpreso.

Andiamo subito alla trama in sintesi: Pietro Ponte è un giovane catanese gay che si trasferisce a Roma con sogni di gloria da attore. 
Per il momento, però, si deve accontentare di fare cornetti in una pasticceria, nonché del rapporto con la cugina Maria.

A vivacizzare la sua vita interverrà però un altro fattore, decisamente inaspettato: una volta deciso di interrompere la convivenza con la cugina e di andare a vivere da solo, il ragazzo affitta una casa nel quartiere di Monteverde… senza sapere che si tratta di una casa infestata.

Per la precisione, da un gruppo di sette fantasmi, che costituivano una compagnia di attori, la Compagnia Apollonio.
Va da sé che sulle prime il giovane prenderà male la loro presenza, ma poi finirà per conviverci, e anzi apprezzarla.

Se l’idea di una casa con fantasmi non è certo nuova, è perlomeno originale l’approccio da commedia surreale adottato da Ozpetek, che riesce spesso a far sorridere lo spettatore, aiutato in questo anche dai vari attori protagonisti: Elio Germano, Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Margherita Buy, etc. 

Tanto che il film, pur non avendo avuto un grande successo di pubblico ai cinema, si è fatto apprezzare dalla critica (si vedano a riguardo le 17 candidature ricevute tra i David di Donatello e i Nastri d’Argento) e da una nicchia di spettatori, nonché probabilmente dai fan storici del regista (o di questo e quell’attore).

Nel complesso, dunque, Magnifica presenza non mi ha entusiasmato, ma intrattenuto piacevolmente sì, e con tutta probabilità si farà ricordare per la sua originalità e il suo tono leggero e disincantato, pur in presenza di argomenti assolutamente seri (omosessualità, solitudine, prostituzione, morte, guerra, tradimento). 

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero 



Titolo: Magnifica presenza (Magnifica presenza).
Genere: commedia, drammatico, surreale.
Regista: Ferzan Ozpetek.
Attori: Elio Germano, Paola Minaccioni, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello, Margherita Buy, Cem Yilmaz, Ambrogio Maestri, Claudia Potenza, Andrea Bosca, Matteo Savino, Alessandro Roja.
Anno: 2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 22 agosto 2013

Continuavano a chiamarlo Trinità - E.B. Clucher

Da poco ho pubblicato la recensione di Lo chiamavano Trinità, il classico dello spaghetti western umoristico girato nel 1970.
Chiunque abbia visto il primo, saprà che esiste anche un secondo, sarebbe a dire Continuavano a chiamarlo Trinità, girato, sulla scia del successo del precedente, l’anno seguente, e col medesimo trio: il regista E.B. Clucher e gli attori Bud Spencer e Terence Hill.

Superando persino il predecessore, e conquistando il primo posto nella classifica dei film italiani più visti (primo posto conteso con Ultimo tango a Parigi).

Ecco in breve la trama, per coloro che non la conoscessero: mentre nel primo film Bambino (Bud Spencer) si era finto sceriffo per agevolare i suoi propositi di furto di bestiame, in questo secondo lui e il fratello Trinità (Terence Hill) si fingono agenti federali per intascare un’ingente somma di denaro depositata dal signorotto locale, tale Parker, presso una missione di religiosi.
Nel mezzo, tante baruffe, scazzottate, sparatorie, battute, e pure la storia d’amore tra Trinità e la figlia di una coppia di contadini che i due “agenti” un giorno hanno l’occasione di “rapinare”.

Pur con la premessa fatta nella recensione di Lo chiamavano Trinità, ossia che preferisco i film metropolitani della coppia Bud-Terence (per esempio I due superpiedi quasi piattiNati con la camiciaPari e dispari, e così via) a quegli degli altri generi, devo dire che anche questo secondo film mi è piaciuto, nonostante un abbrivio non tanto convincente (e un poco rozzo per i miei gusti).

Per il resto, anche in tale seguito si assiste al binomio tra umorismo/leggerezza da un lato e sparatorie/scazzottate dall'altro lato. 

A me personalmente sparatorie e scazzottate non appassionano molto, ma il tutto è questione di gusti e, se l’uno e l’altro dei Trinità hanno avuto un tale successo, tanto da essere peraltro rimasti nella memoria collettiva del pubblico italiano, un motivo ci sarà.
Continuavano a chiamarlo Trinitàdal canto suo, propone un motivo aggiuntivo, sotto forma di presenza femminile più bella di tutti i film di Bud e Terence: l'allora modella finlandese Yanti Somer.

In conclusione, qualcuno si sarà riguardato una decina di volte I due superpiedi quasi piatti, e qualcun altro viceversa Lo chiamavano Trinità.
Come si dice, a ciascuno il suo.

Fosco Del Nero



Titolo: Lo chiamavano Trinità.
Genere: comico, western.
Regista: E.B. Clucher.
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Enzo Fiermonte, Yanti Somer, Adriano Micantoni, Furio Meniconi, Enzo Tarascio, Gérard Landry, Franco Ressel, Vittorio Fanfoni, Riccardo Pizzuti, Fortunato Arena, Dana Ghia.
Anno: 1971.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 15 agosto 2013

10 regole per fare innamorare - Cristiano Bortone

10 regole per fare innamorare è un film che nasce da diverse collaborazioni, tra registi di video comici e blogger, e che si propone di trattare il tema più vecchio della storia umana: l’amore.

Lo fa con un tono da commedia spigliata e vivace… che però spesso propone banalità e che non ha certamente il piglio da film indimenticabile.

Ma andiamo subito alla trama: Marco (Guglielmo Scilla) è un ventenne che ha messo da parte gli studi di astronomia per dedicarsi alle sue due passioni: da un lato i bambini (lavora come maestro in un asilo) e dall’altro la scrittura (scrive poesie). 
Un bel giorno egli vede Stefania (Enrica Pintore), studentessa di poesia francese, di cui si innamora a prima vista.

E qua sorgono i problemi, visto che Marco è un ragazzo semplice, e anzi piuttosto introverso e imbranato, e forse Stefania è un obiettivo troppo grosso per lui.

Interviene allora il padre di Marco, Renato (Vincenzo Salemme), donnaiolo di mezz’età che ha un suo decalogo di regole per far innamorare una donna che insegnerà al figlio, con la collaborazione dei tre coinquilini di quest’ultimo, appassionatisi alla vicenda anche per la presenza di Ettore, dongiovanni belloccio e senza scrupoli che ha puntato Stefania.

Lo schema di 10 regole per fare innamorare è chiaro: c’è un triangolo, e c’è da far vincere il “buono” contro il “cattivo”. Sfortunatamente, nonostante il film regali svariati sorrisi, spesso fa storcere il naso o per la pochezza delle situazioni o per lo scarso realismo delle stesse. 
Alcune recitazioni, peraltro, generano ugualmente dei dubbi.

Stringi stringi, forse giusto la presenza del vivace personaggio di Vincenzo Salemme porta avanti la baracca, altrimenti un po’ asfittica e banalotta.

Insomma, c’è molto di meglio in giro.

Fosco Del Nero



Titolo: 10 regole per fare innamorare.
Genere: commedia, sentimentale. Regista: Cristiano Bortone.
Attori: Guglielmo Scilla, Vincenzo Salemme, Enrica Pintore, Giulio Berruti, Fatima Trotta, Pietro Masotti, Cinzia Mascoli, Giorgio Verduci, Piero Cardano, Trio Medusa.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 22 luglio 2013

Lo chiamavano Trinità - E.B. Clucher

Ho già recensito parecchi film della coppia Bud Spencer-Terence Hill, visti e rivisti nel corso degli anni sin da quando ero bambino.

Anche se, come preciso in alcuni articoli, ho sempre preferito i film “metropolitani” del duo italiano, piuttosto che quelli esotici in paesi sudamericani o quelli simil-western come il celebre Lo chiamavano Trinità, che peraltro è l’oggetto della recensione di oggi.

Nella mia personale classifica, in cima stanno I due superpiedi quasi piatti e Nati con la camicia, seguiti poi da altre prodezze come è Pari e dispari e Chi trova un amico trova un tesoro.

Mentre gli ultimi due sono stati diretti da Sergio Corbucci, i primi due sono stati diretti da Enzo Barboni, in arte E.B. Clucher, che è anche il regista di Lo chiamavano Trinità… e il grande successo (rispetto ad altri film del duo) in questo senso ai miei occhi non è casuale.

Ecco in breve la trama del film che come detto è una sorta di versione umoristico-italiana del genere western: Trinità (Terence Hill), detto anche "La mano destra del diavolo", è un pistolero sornione e svelto, tanto di mano quanto di parola.
Il suo fratello maggiore, Bambino (Bud Spencer), è al contrario più taciturno e più orientato a farsi gli affari tuoi, ma ugualmente dotato con la pistola, tanto che egli è "La mano sinistra del diavolo".

I due si rincontrano nel villaggio in cui il secondo fa lo sceriffo, per quanto autonominatosi in circostanze alquanto particolari.
Vicino al suddetto villaggio sta una comunità di pacifici mormoni, presi di mira sia da una banda di malditos messicani, sia dal signorotto locale, detto il Maggiore.
Va da sé che “le due mani del diavolo” si schiereranno dalla parte dei più deboli, e alla loro maniera…

Di mio non ho mai amato le ambientazioni western, fatto che riduce il mio gradimento per questa pellicola la quale comunque propone, al di là della scenografia, grossomodo gli stessi meccanismi degli altri film del trio E.B. Clucher-Bud Spencer-Terence Hill, con forse qualche leggerezza e facezia in meno. Beh, e qualche sparatoria in più.

Rimane il fatto che si tratta di un film storico del cinema italiano, che ebbe un grande successo al tempo al cinema e successivamente in televisione, dando ragione a coloro che credettero nel progetto (molti produttori viceversa rifiutarono il film).

Al di là del gusto individuale che fa preferire a uno le città, a un altro il Sud America o a un altro il vecchio West (che poi in realtà è il Lazio), Lo chiamavano Trinità è un film che merita di essere visto… e rivisto a seconda dei gusti.

Fosco Del Nero



Titolo: Lo chiamavano Trinità.
Genere: comico, western.
Regista: E.B. Clucher.
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Steffen Zacharias, Farley Granger, Gisela Hahn, Ugo Sasso, Fortunato Arena, Ezio Marano, Gaetano Imbrò, Riccardo Pizzuti, Michele Cimarosa, Elena Pedemonte.
Anno: 1970.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 8 luglio 2013

L’esorciccio - Ciccio Ingrassia

Da bambino-adolescente guardavo con buon piacere i film di Franco e Ciccio, così come guardavo con piacere i film dell’altro duo italiano, Bud Spencer e Terence Hill

Tuttavia il tempo è stato generoso con la seconda coppia, visto che la passione per film come I due superpiedi quasi piatti o Nati con la camicia, non si è mai estinta, mentre i film di Franco e Ciccio non li ho più rivisti.

Ho deciso così di dare una chance da adulto anche a questa seconda coppia, vedendomi (o rivedendomi, non mi ricordo nemmeno se lo avessi già visto) L’esorciccio, film diretto dallo stesso Ciccio Ingrassia nel 1975.

Non mi ricordavo tuttavia che nel suddetto film vi fosse solo Ciccio: niente Franco, quindi, e al suo posto un (quasi) giovane Lino Banfi.

Il film, va da sé, rifà il verso al ben noto film horror L’esorcista, ma lo rifà in chiave italica e soprattutto umoristica.

Non è certo un umorismo raffinato e sofisticato quello che esce fuori da L’esorciccio, ma al contrario un umorismo molto casereccio… pure troppo per i miei gusti, e forse è proprio per questo motivo che il tempo ha selezionato da sé senza che dovessi mettermi io a fare distinguo.

Ad ogni modo, vediamo in sintesi la trama de L’esorciccio: durante degli scavi in Iran l’Esorciccio si imbatte in un piccolo amuleto verde, che renderà diabolico chiunque lo troverà..

Il suddetto amuleto viene trovato dal figlio del sindaco di un paesino laziale durante una partita di calcio: il ragazzino diventerà una sorta di maniaco sessuale, tanto da costringere il sindaco all’estrema misura dell’Esorciccio.

Il quale, dal canto suo, risolverà, seppur in modo involontario, sia il caso del figlio del sindaco, sia di tutti coloro che troveranno l’amuleto dopo di lui…

Il film, oltre a fare il verso a L’esorcista latu sensu, ne ripropone alcune scene in chiave parodistica: dall’esorcismo vero e proprio ai dialoghi con un detective della polizia, fino alla presenza del servitore svizzero accusato di neonazismo… e che dire di Lino Banfi che gira la testa di 360° proprio come Linda Blair?

Sarò forse impopolare nell’assegnare una valutazione mediocre a L’Esorciccio, tuttavia, al di là della simpatia per questa commedia tipicamente italiota (non a caso citata ne Il secondo tragico Fantozzi come contraltare popolare alla filmografia d’autore de La corazzata Kotiomkin), devo dire con tutta onestà che il film non propone nulla se non qualche scena paesana e le gag verbali di Lino Banfi, che ad essere onesto non mi sono mai piaciute.

Qualche sorriso qua e là, ma parva res… volendo restare in Italia, a mio avviso infinitamente meglio Bud e Terence.

Fosco Del Nero



Titolo: L’esorciccio.
Genere: comico, grottesco.
Regista: Ciccio Ingrassia.
Attori: Ciccio Ingrassia, Lino Banfi, Ubaldo Lay, Didi Perego, Mimmo Baldi, Lorenzo Piani, Salvatore Baccaro, Tano Cimarosa.
Anno: 1975.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 25 giugno 2013

6 giorni sulla Terra - Varo Venturi

6 giorni sulla Terra è un film decisamente particolare, sia come argomento di fondo, sia come produzione, sia come successo di pubblico.

Partiamo dall’argomento: il film è ispirato al lavoro del chimico e ufologo Corrado Malanga, una delle massime autorità mondiali in tema di rapimenti alieni e in particolare di ipnosi sui soggetti rapiti; il suddetto ricercatore non a caso compare in un fotogramma a inizio film... mentre guarda una conferenza sul tema.

La conferenza è tenuta dal protagonista della storia Davide Piso (Massimo Poggio), il quale porta avanti il suo coraggioso lavoro pur se osteggiato in diversi modi, leciti e meno leciti.
Il giovane professore è giunto alla conclusione che i rapimenti sono effettuati da una pluralità di razze aliene allo scopo di imparare a usare i corpi umani come contenitori, sottomettendo completamente l’anima umana, ma tale conclusione gli costa cara sotto il profilo accademico, tanto che per lui e i suoi due collaboratori non sembra profilarsi un cielo sereno all’orizzonte, nonostante il loro genuino desiderio di aiutare le vittime scacciando dal loro corpo il parassita alieno-demonico.
Le condizioni climatiche, poi, si vivacizzano alquanto per via del caso di Saturnia (Laura Glavan), ragazza alla quale il giovane Piso non è indifferente e che si rivelerà essere prima posseduta da Hexabor di Ur, un'entità aliena parecchio minacciosa per via della sua forza mentale, e poi la rampolla della nobile, antica e potente casata dei Gotha-Varano (cognome che echeggia un'appartenenza alle famiglie nobil-ibrido-rettiliane, che nel film sono definite come "satanisti, occultisti e massoni"; non a caso la ragazza quando è posseduta presenta degli occhi da rettile), concepita e allevata (compresi riti sessuali, pedofilia ed emozionalità distorta) per essere per l’appunto il contenitore-ospite per una razza aliena “amica” (padrona, più che amica).
Da questo momento in poi il film si muove tra scene di possessione aliena, confraternite nascoste, servizi segreti e logge massoniche, Vaticano e Gesuiti compresi.

Seguono alcuni commenti.
Il nome Saturnia si rifà ovviamente a Saturno e alla tendenza cannibalica a mangiare i suoi figli, le sue stesse creature.
Il nome Ur si riferisce alla città mesopotamica al centro della cultura più antica che il mondo ricordi: sumeri e babilonesi... con le loro varie deità regnanti. Ricordo che da Ur proviene il patriarca biblico Abramo.
Il film ha ovvi riferimenti a L'esorcista: sia le possessioni, sia le fattezze di Pazuzu... che non a caso è una divinità mesopotamica (e che ha una postura assai simile a quella del Bafometto, anch'esso una rappresentazione terioantropica, ossia mescolante elementi umani ed elementi animali, a cominciare dalle ali).
Nel film i Gotha-Varano sono descritti come importanti membri dell'Aristocrazia Nera, a livello storico, e come servi delle entità aliene, a livello essenziale: l'élite rettiliana. Gotha è una città della Germania che è stata importante da vari punti di vista, tanto da imparentarsi con i regnanti britannici e da essere il punto di avvio di diversi movimenti politici. I varani, viceversa, si sa cosa sono... peraltro, esisteva anche una casata dei Varano, ufficialmente estinta (ma le genealogie in verità non si estinguono mai, specialmente tra i nobili).
Nel film compare il personaggio di Padre Trismegisto, un sacerdote gesuita che già dal nome, nonché dalla sua provenienza culturale, mostra di sapere molte cose (lo interpreta il regista stesso).
Giacché lo studioso non interrompe le sue ricerche, pur dopo essere stato minacciato, gli viene sguinzagliato contro la Kabala, un'agenzia di servizi segreti di tipo "occulto": il nome è tutto un programma.
Curioso l'intermezzo del tentativo di esorcismo da parte del sacerdote ortodosso Platon, che fin da subito viene identificato come pedofilo: lo chiama in tal modo lo stesso Padre Trismegisto, che lo contatta via telefono, e lo apostrofa spregiativamente il demone-entità Hexabor. L'esorcista porta il nome di Platone: ciò sembra una critica al mondo greco e alle sue debolezze, quelle che permettono ai demoni di agire indisturbati (ne L'esorcista vi era una dinamica simile, per quanto non incentrata sulla pedofilia, ma sul materialismo).
Non manca anche qualche critica-allusione ai danni del protagonista del film: ricercatore curioso, mostra tuttavia i suoi lati deboli, nel portarsi a letto le varie ragazze che ipnotizza a scopi di studio, nel vacillare quando il demone gli promette di svelargli conoscenze mediche ignote all'umanità in cambio della sua collaborazione, nel sembrare tutto sommato non sgradito al demone stesso (e quindi psichicamente anch'egli debole), nell'essere risparmiato dagli agenti segreti una volta ritrovato svenuto per ordini dall'alto, nell'essere accolto alla fine delle vicende presso una loggia segreta capitanata dallo stesso Trismegistus... e che pare contrapposta all'altra loggia, quella demonico-rettiliana, seppur in una contrapposizione non del tutto lineare, del tipo bene contro male, ma più in una logica di superpotenze che si giocano il campo di battaglia dell'umanità, entrambe tuttavia con idee di dominio.

Considerando questi contenuti, per quanto non a tutti facilmente visibili, mentre apparentemente 6 giorni sulla Terra sarebbe un film di fantascienza con tinte da thriller-horror, dal momento che è ispirato a cose reali pare essere più un film di denuncia, tra rapimenti alieni, microchip, ipnosi, esoterismo, logge massoniche e possessioni alieno-demoniache (Corrado Malanga, ma non solo lui, sostiene per l’appunto che i demoni delle possessioni "religiose" sarebbero in realtà entità aliene che si sono momentaneamente impadronite di un corpo umano).
Se dovessi citare alcuni riferimenti, direi che 6 giorni sulla Terra sta a metà strada tra L'esorcista, Eyes wide shutRosemary's baby.

In questo senso, non stupiscono i problemi di produzione e di distribuzione lamentati dal regista Varo Venturi, col film che, paradossalmente, ha avuto più successo all’estero che in Italia, nonché tra la critica che tra il pubblico… anche per la scarsa visibilità di cui ha goduto, almeno qua da noi.

Riferita tutta questa pappardella, passiamo al mio giudizio, che sarà assai veloce. 
La trama è interessante, e l’argomento certamente merita di essere esplorato. 
Il film alterna momenti lenti a momenti di azione, anche se spesso è poco convincente nei suoi cambi di registro; l'efficacia del ritmo, a essere onesti, va e viene.
Visivamente, si presenta bene, con tinte spesso scure e inquietanti. 
Sufficiente la recitazione, col giudizio complessivo che è positivo, e che si riferisce, lo ripeto, a un film coraggioso e dal budget contenuto.
Nel complesso, il giudizio su 6 giorni sulla Terra è più valido dal punto di vista dei contenuti che da quello tecnico, col tutto che comunque è oltre la sufficienza.

In chiusura, propongo alcune citazioni estratte dal film che riassumono in sostanza ciò di cui si parla.

"Non stare così tranquillo, perché io ho un metodo per farti uscire di là. Lo sai, no? Se questa ragazza rafforza la sua coscienza, questa riattiverà l'anima, che ti brucerà, e per te sarà finita per sempre."

"In dieci anni ho condotto le mie ricerche su centinaia di persone, di ogni età, sesso e ceto sociale, che sotto ipnosi hanno rivissuto le loro esperienze di rapimento, cancellate, ma comunque registrate dal loro inconscio. E così abbiamo ricostruito che alcune razze extraterrestri, seguendo un programma di controllo e manipolazione genetica che dura ormai da millenni, impiantano nella mente dell'uomo una o più memorie aliene attive per controllare l'uomo e per poter sfruttare una certa particolare energia di cui esso dispone: potremmo definire questa energia con ciò che noi chiamiamo 'anima'."

"Come viene considerata dagli alieni questa umanità?"
"Mucche da mungere, o massa da manipolare secondo le esigenze."

"Per i gruppi di potere alieni l'importante è non farci prendere consapevolezza dell'anima; quindi è necessario stordire l'umanità attraverso i media, la politica, la cultura, la finanza, in un giornaliero bombardamento incrociato.
Questo è possibile solo grazie a un serio programma di controllo mentale, gestito da ibridi alieni e dai massimi poteri della Terra collegati tra loro dalle massonerie, attraverso le banche, gli eserciti, gli istituti di ricerca, le università e i servizi segreti."

"Voi siete il grande progetto. Attraverso una continua riprogrammazione genetica, vi abbiamo migliorato, millennio dopo millennio, vita dopo vita, e ora siete definitivamente pronti a riceverci. Siamo destinati inevitabilmente al comando della Terra."

"Gotha-Varano: satanisti, occultisti e massoni."

"C'è una variabile che tu non hai considerato, e che forse è la più importante di tutte."
"La compassione, lo so."

Fosco Del Nero



Titolo: 6 giorni sulla Terra (6 giorni sulla Terra).
Genere: fantascienza, psicologico.
Regista: Varo Venturi.
Attori: Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Marina Kazankova, Ludovico Fremont, Francesca Schiavo, Pier Giorgio Bellocchio, Nazzareno Bomba.
Anno: 2011.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 27 maggio 2013

Porgi l’altra guancia - Franco Rossi

Fin da quando ero bambino sono sempre stato un fan di Bud Spencer e Terence Hill, tanto che i loro film, perlomeno alcuni, me li sarò visti nel corso degli anni almeno una decina di volte.

I miei preferiti in assoluto sono I due superpiedi quasi piatti, Nati con la camicia, Pari e dispari, Chi trova un amico trova un tesoro, e a seguire Altrimenti ci arrabbiamo! e Non c’è due senza quattro, che infatti ho già recensito nel blog.

Mi sono sempre piaciuti meno, invece, i loro film western (Lo chiamavano Trinità e successivi), o quelli esotici tra banane e signorotti locali (Io sto con gli ippopotami e simili).

Difatti, credo che avessi visto il film recensito quest’oggi solo una volta, molti anni fa: parlo di Porgi l’altra guancia, film del 1974 diretto da Franco Rossi (che non è uno dei loro registi tipici, ossia Enzo Barboni e Sergio Corbucci), film che ha segnato, insieme a Più forte, ragazzi!, il passaggio per la coppia dal genere western al genere esotico-avventura.

Ecco in sintesi la trama di Porgi l’altra guancia: siamo nel 1890, e due missionari, Padre Pedro e Padre G, lavorano in una missione cristiana in un’isola dell’America Centrale.
Il loro stile missionario, tuttavia, improntato all’uguaglianza e al rispetto delle specificità indigene, non piace per nulla né al governatore locale, il Marchese Gonzaga, né ai piani alti della chiesa, che al contrario appoggia l’imperante sfruttamento degli abitanti del luogo, ancora trattati alla stregua di schiavi.
Da qui, tutta una serie di scontri… e di scazzottate, ovviamente.

Anche se, a onor del vero, Porgi l’altra guancia si presenta, anche per i temi delicati (razzismo, missioni, religione), un poco più riflessivo degli altri film del duo Bud Spencer e Terence Hill. Anche se a dire il vero Bud e Terence, con la loro fisicità e il loro dinamismo, non si prestavano molto ad interpretare sacerdoti, specie se in mezzo ci si mettono scazzottate e grandi mangiate (oddio, non che i veri sacerdoti...).
A mio avviso, tuttavia, il fatto che vi siano più spunti “morali” non bilancia la minor qualità complessiva, specie negli spunti comici, che poi sono l’essenza dei film del duo più famoso del cinema italiano.
Altri elementi moderatamente negativi: Porgi l’altra guancia si distingue per alcuni stacchi di regia poco efficaci, nonché per la quasi totale assenza di una colonna sonora, in altri film di Bud & Terence invece grande punto di forza. In positivo, invece, il film propone una certa ricchezza di ironia.

Insomma, Porgi l’altra guancia non è tra i miei preferiti, ma senza dubbio nel corso degli anni avrà avuto e avrà tuttora i suoi estimatori. Nel complesso, è un buon film, che vale la pena rivedere ogni tanto… anche se più raramente di altri film del mitico duo.

Nel caso, buona visione. 

Fosco Del Nero



Titolo: Porgi l’altra guancia. 
Genere: avventura, comico. 
Regista: Franco Rossi. 
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Jean-Pierre Aumont, Lorenzo Piani, Jacques Herlin, Robert Loggia.
Anno: 1974. 
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui

lunedì 14 novembre 2011

Il paradiso all’improvviso - Leonardo Pieraccioni

Finora su Cinema e film sono apparsi tre film di Leonardo Pieraccioni, e sarebbe a dire: Ti amo in tutte le lingue del mondo, Una moglie bellissima, Io e Marilyn.
Gli altri film del buon Leonardo li ho visti, ma precedentemente all’apertura del blog, per cui non erano mai comparsi.

Tuttavia ogni tanto mi rivedo film del passato, come sa bene chi segue il blog da tempo, e questa volta è toccato al film di Pieraccioni del 2003: Il paradiso all’improvviso, film caratterizzato dalle opposte Angie Cepeda (la bellissima di turno dei film di Pieraccioni) e Anna Maria Barbera (in veste di spalla umoristica).

A completare il quadro, i soliti Rocco Papaleo e Alessandro Haber, nei panni di due nobili viziosi (Giandomenico Bardella e Taddeo Borromini) e con la mania delle scommesse, una delle quali andrà a colpire proprio il personaggio interpretato da Pieraccioni, Lorenzo Buccianti, single libero e convinto.
La scommessa tra i suddetti nobiluomini, verte proprio sul fatto di far crollare le certezze del loro più giovane amico.
Tutto comincia quando Lorenzo, titolare di una ditta di effetti speciali, viene contattato dalla bella e ricca Amaranta per inscenare una nevicata a Ischia durante l’appuntamento con il suo innamorato…

Sarò sincero: il film me lo ricordavo migliore.
Certo, vi sono momenti letteralmente favolosi (su tutti, il ritornello improvvisato da Lorenzo durante la visita dalla maga canterina), tante risate e sorrisi, nonché degli scenari paesaggistici assai suggestivi tra mare e campagna, ma a Il paradiso all’improvviso manca qualcosa.

O forse a giocargli contro è il fatto, innegabile, che i film di Leonardo Pieraccioni alla fine si svolgono tutti sul canovaccio del giovane semplice e della bella di turno (spesso straniera o comunque assai tipizzata).

Anche se, sempre per essere sinceri, molto è legato al gusto individuale, posto che i miei film preferiti di Pieraccioni sono Ti amo in tutte le lingue del mondo e Il pesce innamorato, mentre altre persone hanno classifiche personali del tutto differenti, con magari in testa Il ciclone, Una moglie bellissima, Fuochi d’artificio, etc.

Sta di fatto che comunque i film del regista toscano sono tutti gradevoli, quale più e quale meno, e che al botteghino registrano quasi sempre ottimi risultati: Il paradiso all’improvviso, per esempio, ha incassato circa 25 milioni di euro in Italia, un risultato assolutamente di rilievo.

A ognuno il suo film, dunque, e buon divertimento.

Fosco Del Nero



Titolo: Il paradiso all’improvviso (Il paradiso all’improvviso).
Genere: comico, commedia, sentimentale.
Regista: Leonardo Pieraccioni.
Attori: Leonardo Pieraccioni, Angie Cepeda, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Anna Maria Barbera, Giulia Montanarini, Nunzia Schiano.
Anno: 2003.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 4 agosto 2011

Altrimenti ci arrabbiamo! - Marcello Fondato

Altrimenti ci arrabbiamo! è uno dei film più famosi di Bud Spencer e Terence Hill, rimasto celebre in particolare per alcuni spunti, curiosamente soprattutto musicali (come spesso per i film del duo Spencer-Hill, la colonna sonora era affidata ai fratelli De Angelis-Oliver Onions).

Come non citare, difatti, la scena del coro dei pompieri, mentre Bud e Terence sventano abilmente il tentativo di omicidio ai loro danni?
O ancora, come non ricordare la sigla di apertura dedicata alla Dune Buggy, peraltro al centro della trama del film?
Semplicemente mitici.

Tuttavia, e sono sincero come sempre, il film in sé sta alcune spanne al di sotto dei vari I due superpiedi quasi piatti, Nati con la camicia, Chi trova un amico, trova un tesoro, Pari e dispari, e probabilmente non è un caso che a dirigerlo non è stato uno dei due registi degli appena menzionati film (E.B.Clucher e Sergio Corbucci), ma il più anonimo Marcello Fondato.

Parere personale, è chiaro, e difatti dalla mia esperienza ho notato che la classifica di gradimento dei vari film di Bud Spencer e Terence Hill è molto diversa da appassionato ad appassionato. Tuttavia devo dire che in Altrimenti ci arrabbiamo!, comunque un discreto film comico, ci ho trovato molto meno che nei film prima citati.
Personaggi meno interessanti, umorismo di qualità inferiore, macchiette un po’ ridicole e stereotipate (soprattutto i cattivi di turno).

Certo, lo “schema” di Altrimenti ci arrabbiamo! è sempre quello degli altri film di Bud Spencer e Terence Hill, ossia l’accoppiata tra umorismo e cazzotti, ma questa pellicola ha le polveri più bagnate delle sue sorelle, risultando ai miei occhi discreta ma non entusiasmante... anche se essa contiene alcune scene rimaste mitiche, come quelle citate, e in effetti il film si distingue più per tali scene che non per l'ensamble, che viceversa è più strutturato in altri film della coppia.

In chiusura, una breve descrizione della trama: Ben e Kid sono appassionati di corse automobilistiche, ed essendo arrivati praticamente pari a una di esse devono dividersi il premio, che consiste in una Dune Buggy nuova fiammante ("rossa con cappottina gialla").
Decidono di giocarsela a birra e salsicce, ma prima che la gara sia finita la macchina viene distrutta da un gruppo di vandali-sgherri del malavitoso locale.
I due dunque cominceranno una crociata per riavere quanto spetta loro di diritto...

Fosco Del Nero



Titolo: Altrimenti ci arrabbiamo! (Altrimenti ci arrabbiamo!).
Genere: commedia, comico.
Regista: Marcello Fondato.
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Patty Shepard, John Sharp, Deogratias Huerta, Manuel De Blas, Emilio Laguna, Rafael Albaicínz, Luis Barbero, Donald Pleasence, Giancarlo Bastianoni.
Anno: 1974.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

domenica 7 giugno 2009

L’amore ritorna - Sergio Rubini

Tra un po’ questo diventerà un blog solo sui film di Sergio Rubini, visto che quello di oggi è già il quinto che recensisco del regista pugliese.

L’amore ritorna, difatti, è stato già preceduto da Il viaggio della sposa, La terra, Colpo d’occhio e L’anima gemella.

Dei quattro, quello che ho preferito è stato il più risalente, ossia Il viaggio della sposa, con attori principali lo stesso Sergio Rubini e una giovanissima Giovanna Mezzogiorno.

Non ho gradito tanto viceversa Colpo d’occhio, con gli altri due discreti ma non entusiasmanti, per quanto per motivi differenti.

L’amore ritorna mi è anch’esso piaciuto discretamente, ma senza esagerare.
Il primo punto di rilievo è il cast di attori, notevole: oltre allo stesso Rubini abbiamo il suo attore feticcio Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy (ex compagna del regista), Mariangela Melato e nuovamente Giovanna Mezzogiorno.
In una parte minore invece compare nel finale Michele Placido.

Ecco in breve la trama di L’amore ritorna: Luca Florio (Fabrizio Bentivoglio) è un attore di successo di mezz’età, che sta girando un film ma che, all’improvviso, si senta male, tanto da dover essere ricoverato.

La malattia, con parallela degenza, diventa uno spunto per riflettere sulla sua vita, e in particolare sul suo matrimonio fallito con Silvia (Margherita Buy), sui suoi rapporti con il paese di nascita, in cui ha lasciato genitori e sorella, con cui non è in ottimi rapporti (tra l’altro, il padre di lui è interpretato dal padre di Rubini, fatto che, unito alla storia del regista con la Buy, fa intendere che la storia del film abbia qualche elemento di attinenza con la realtà), con la sua attuale compagna, la giovane attrice Lena (Giovanna Mezzogiorno).

Questa trama di tipo drammatico-psicologico viene ravvivata da un elemento di tipo fantastico-surreale: Sisina, la cugina della madre di Luca, morta da giovanissima, appare a diverse persone, e pare voler comunicare qualcosa…

… tanto che appare allo stesso Luca.

È evidente una certa commistione di generi, in maniera non dissimile al precedente L’anima gemella, mix tra film drammatico, surreale e popolano.

Da sottolineare anche la portanza di alcuni personaggi, veramente ben caratterizzati e che rimangono a lungo nella memoria: dallo stesso Luca Florio (Bentivoglio è senza dubbio uno ei migliori attori italiani, benché non abbia mai sfondato... cosa che peraltro si può dire dello stesso Rubini, che pare sempre chiamato al definitivo salto di qualità, che però a mio avviso non ha ancora fatto) al suo amico Giacomo (Sergio Rubini).

Tuttavia, l’impressione che si ha è quello di un ottimo cast che regge da solo una storia con molti spunti, chiusi però in modo frettoloso o affatto conclusi (per esempio, la faccenda della cugina morta), e in cui, ad alcuni personaggi molto ben caratterizzati, ve ne siano altri al contrario poco convincenti (quello della Mezzogiorno o quello di Placido, per esempio).

Insomma, L’amore ritorna è un film discreto, ma che non va oltre tale valutazione.

Fosco Del Nero



Titolo: L’amore ritorna (L'amore ritorna).
Genere: drammatico.
Regista: Sergio Rubini.
Attori: Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Sergio Rubini, Giovanna Mezzogiorno, Mariangela Melato, Michele Placido, Antonio Prisco, Alberto Rubini, Eros Pagni, Simona Marchini, Umberto Orsini, Giorgio Barberio Corsetti.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

domenica 24 maggio 2009

Il 7 e l’8 - Valentino Picone, Salvatore Ficarra, Giambattista Avellino

Nuovo film italiano recensito su Cinema e film: questa volta il fortunato prescelto è Il 7 e l’8, l’esordio alla regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, più noti semplicemente come Ficarra e Picone, fortunato duo comico della tv (da Zelig a Striscia la notizia).

Dopo l’esordio come attori in Nati stanchi, ecco l’esordio come registi… un esordio decisamente positivo (nel quale sono accompagnati dal già regista Giambattista Avellino).

Il 7 e l’8, come presumibile, è una commedia vivace, e anzi un vero e proprio film comico, in cui lo scatenato duo la fa da padrone.

La storia è ambientata nella Palermo del 2005, dove due trentenni, Tommaso Scavuzzo (Salvatore Ficarra) e Daniele La Blasca (Valentino Picone) si incontrano per caso… anche se sarebbe meglio dire che si scontrano.

L’episodio ha un suo seguito perché i due rimangono in qualche modo legati l’uno all’altro: da una denuncia per vendita di cd rubati, da una mancata testi di laurea, dalla sorella di uno che piace all’altro…

… e i legami tra i due sono maggiori di quanti non ci si aspetterebbe.

Prende così il via Il 7 e l’8, sorta di commedia degli equivoci che, a dispetto di quanto si potrebbe sospettare, (è pieno di film diretti o recitati da persone che non sono registi o attori, ma che comunque hanno accesso al cinema o alle fiction grazie al fatto che sono famosi) è in realtà un film vivace e ben riuscito, dal ritmo assai sostenuto e in cui la comicità dei due, unità a una sicilianità assai spiccata (e sarebbe stato strano il contrario), funziona, e funziona bene.

I due, peraltro, se la cavano egregiamente nel ruolo di attori, evidentemente ormai avvezzi a finzione e riflettori… anche se la medesima cosa non si può dire di tutti gli altri protagonisti, pur se buona parte di essi funziona bene a livello di caratterizzazione.

Per il resto, Il 7 e l’8 ha una trama fitta, dei ritmi rapidi e sostenuti, una buona comicità e tante tante gag, per un film che dunque è un buon film comico, ispirato e originale, decisamente consigliato per un’ora e mezza di divertimento spensierato.

Fosco Del Nero



Titolo: Il 7 e l’8 (Il 7 e l’8).
Genere: comico, commedia.
Regista: Valentino Picone Salvatore Ficarra, Giambattista Avellino.
Attori: Valentino Picone, Salvatore Ficarra, Eleonora Abbagnato, Barbara Tabita, Arnoldo Foà,
Remo Girone, Andrea Tidona, Lucia Sardo, Consuelo Lupo, Tony Sperandeo.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 17 aprile 2009

L’anima gemella - Sergio Rubini

Questa è la seconda volta che vedo L’anima gemella di Sergio Rubini, con la prima che fu a ridosso della sua uscita al cinema, nell’ormai lontano 2003.

Ecco quello che pensai al tempo: film originale, divertente e appassionante al tempo stesso, privo tuttavia dello spessore del capolavoro, soprattutto per via di una recitazione poco convincente da parte degli attori protagonisti.

In sostanza, si tratta dello stesso giudizio che ne do oggi.

Ecco la trama de L’anima gemella: Tonino (Michele Venitucci) sta per sposarsi con Teresa (Valentina Cervi), arrogante e viziata figlia di un ricco commerciante pugliese. Tuttavia, egli è innamorato, neanche tanto segretamente, con la di lei cugina Maddalena (Violante Placido).

Tanto che, in piena cerimonia, molla la mancata sposa e fugge con la sua amata, che evidentemente aveva lasciato per motivi utilitaristici (tra le altre cose, mezza sua famiglia lavora nell’impresa del padre di Teresa).

Teresa, però, non la prende bene, tanto da spingersi a chiedere a una fattucchiera del posto di diventare uguale a Maddalena nell’aspetto, per poter così “riprendersi” Tonino.
La donna si rifiuta di farlo… suo figlio Angelantonio (Sergio Rubini), però…

Due elementi di questo film attirano l’attenzione in modo rumoroso: il genere fantastico-surreale e l’evidente parlata pugliese, resa irresistibile in alcuni attori (nello stesso Sergio Rubini-Angelantonio, per esempio).

Non convincono invece le recitazioni dei tre giovani attori protagonisti, a cominciare dalle due ragazze (Violante Placido secondo me è un’attrice mediocre; mentre Valentina Cervi forse non a caso non si è più vista in produzioni di spessore).

Peccato, comunque, perché il film è una riuscita mescolanza di drammatico, commedia, sentimentale e grottesco, che probabilmente avrebbe meritato degli interpreti più memorabili.

Ad ogni modo, Sergio Rubini si conferma buon attore e buon regista.

Fosco Del Nero



Titolo: L’anima gemella (L’anima gemella).
Genere: fantastico, drammatico, sentimentale.
Regista: Sergio Rubini.
Attori: Michele Venitucci, Violante Placido, Valentina Cervi, Sergio Rubini, Dino Abbrescia, Alfredo Minenna, Rino Diana, Maria De Fano.
Anno: 2003.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

domenica 5 aprile 2009

L’amico di famiglia - Paolo Sorrentino

Altro film italiano, stavolta diretto da Paolo Sorrentino: L’amico di famiglia, film uscito nel 2006 e ambientato nell’agropontino.

Esordisco precisando che mi è stato consigliato da un amico, la stessa persona che peraltro mi ha suggerito in passato altri film, tra cui Cresceranno i carciofi a Mimongo, che ho di recente recensito (trovandolo molto gradevole, peraltro).

Tra i due, ad essere onesto, ho decisamente preferito quest'ultimo, data la mia forte antipatia verso i film drammatici e ambientati in contesti sociali “fastidiosi”.
Laddove per fastidioso intendo quella gamma di emozioni che va da antipatico a ributtante.

Esattamente la gamma di emozioni che evoca L’amico di famiglia, film incentrato sul personaggio di Geremia de' Geremei (caratterizzato ottimamente da Giacomo Rizzo), anziano sarto di paese, ma soprattutto usuraio, capace, dietro gli insegnamenti di famiglia (come lui era usuraio suo padre), di accumulare una certa ricchezza (un milione di euro o poco più).

Egli vive con la madre, anziana donna ormai paralizzata, oltre che rozza e anch’essa fastidiosa.
Quanto al “figlioletto”, trattasi di personaggio particolare: viscido, manipolatore, avaro, cinico, decisamente brutto e sgraziato, e tuttavia intelligente, acuto e capace di un certo eloquio.

Geremia di fatto è in mezzo a quasi ogni evento del paese, dai negozi ai matrimoni… e proprio uno di tali eventi gli permetterà di sfruttare il suo potere economico e sociale per “conquistare” Rosalba (l’affascinante Laura Chiatti), giovane e bella ragazza, promessa sposa e figlia di un uomo che gli deve parecchi soldi…

Quello che turba di L’amico di famiglia non è solo il personaggio di Geremia, come detto sordido e sporco, ma anche e soprattutto l’ambiente che lo circonda, visto che esso è sudicio e squallido quanto lui, dall’amico protettore Gino (un eclettico Fabrizio Bentivoglio) alla stessa Rosalba, al di lei padre, etc.
Quanto e forse più di lui…

Tanto che, forse, la morale di fondo è proprio il classico “non fidarti di nessuno”.

In definitiva, L’amico di famiglia è un film tutto sommato ben fatto, ma che, per gusto personale, non ho gradito in modo particolare.

Fosco Del Nero



Titolo: L’amico di famiglia (L’amico di famiglia).
Genere: Paolo Sorrentino.
Regista: drammatico.
Attori: Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Laura Chiatti, Clara Bindi, Gigi Angelillo, Barbara Valmorin, Lucia Ragni, Marco Giallini, Giorgio Colangeli, Valentina Lodovini.
Anno: 2005.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

domenica 29 marzo 2009

Colpo d’occhio - Sergio Rubini

Colpo d’occhio è il terzo film di Sergio Rubini recensito su Cinema e film, dopo Il viaggio della sposa (1997) e La terra (2006).
I due precedenti li avevo decisamente graditi, specialmente il più risalente Il viaggio della sposa, film dal sapore molto particolare.

E, posto che stimo molto Rubini come attore e come regista, avevo buone aspettative anche su questo Colpo d’occhio… aspettative però parzialmente deluse, visto che il film non mi ha convinto del tutto.

In breve, ecco la trama: Adrian Scala (Riccardo Scamarcio) è un giovane scultore, alle prese con la difficoltà di emergere dei giovani artisti.
A una mostra, egli conosce Gloria (Vittoria Puccini), e tra i due nasce subito una forte intesa.
Gloria, però, è fidanzata con Pietro Lulli (Sergio Rubini), prima suo tutore, alla morte del padre di lei, e poi suo amante.

Adrian e Gloria fuggono insieme, ma Pietro torna nella loro vita, essendo un importante critico e organizzatore di mostre, tanto da diventare infine lo sponsor di Adrian… la cui storia d’amore con Gloria nel mentre vacilla…

Ecco cosa non mi ha convinto di Colpo d’occhio.
Intanto, la prima parte del film (ossia la più importante) è troppo rapida, e dà l’impressione di essere frettolosa, con l’incipit che non pare troppo solido.

Poi, le psicologie dei personaggi sembrano troppo mutevoli, con capovolgimenti di fronte che sanno molto di escamotage cinematografico, e non un'evoluzione spontanea dei personaggi stessi.

Ancora, ma questo è un parere personale, la coppia Scamarcio-Puccini sembra male assortita.

Interessante invece il personaggio di Sergio Rubini, che oscilla sempre tra il benefattore e il manipolatore, con quest’ultima sensazione che alla fine si dimostrerà definitiva.

In definitiva, Colpo d’occhio è un film che offre qualche spunto (buoni attori, esplorazione del mondo dell’arte, pericolosi incroci tra i personaggi, etc), ma che non si eleva al di sopra della sufficienza.

Sergio Rubini a mio modesto avviso può fare di meglio.

Fosco Del Nero



Titolo: Colpo d’occhio (Colpo d’occhio).
Genere: drammatico, commedia.
Regista: Sergio Rubini.
Attori: Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Sergio Rubini, Paola Barale, Richard Sammel, Emanuele Salce, Giorgio Colangeli, Giancarlo Ratti, Alexandra Prusa.
Anno: 2008.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

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