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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 16 aprile 2019

Una lettera per Momo - Hiroyuki Okiura

Sono da ormai tanti anni un appassionato di animazione giapponese, per cui non appena vengo a conoscere un titolo che ha buona fama, vado a guardarmelo.
Lo Studio Ghibli viene naturalmente al primo posto, ma un’occasione la si concede a tutti, e stavolta è toccato alla casa di animazione Production I.G, al regista Hiroyuki Okiura e al film Una lettera per Momo.

Non è Studio Ghibli, ma poco ci manca, almeno nelle intenzioni dei produttori: la protagonista ricorda la bambina de La città incantata, gli spiriti-mostri che compaiono nel film ricordano anch’essi il mondo Ghibli, e il generale tutta l’opera vorrebbe inserirsi in quel filone.

La suddetta casa di produzione, peraltro, ha collaborato con lo stesso Studio Ghibli in alcuni titoli, tra cui La città incantataIl castello errante di Howl, cosa che spiega alcune somiglianze di stile.

Il problema, detto molto semplicemente, è che l’intento non è stato raggiunto, e anzi la differenza di energia, di qualità, è enorme.
Non è un discorso tecnico, giacché l’opera è stata eseguita bene sia negli sfondi sia nell’animazione, ma è una questione di direzione dietro le quinte: è l’anima che sta dietro alla storia che è molto diversa.

Andiamo con ordine, partendo dalla trama di Una lettera per Momo (persino il nome della protagonista è preso da un’altra opera, ossia Momo di Michael Ende): Momo ha undici anni, e sta attraversando un periodo difficile. Ha da poco perso il padre, e si è appena trasferita da Tokyo all’isoletta di Shio, tra campagna e mare, dove la madre Ikuko aveva passato parte dell’infanzia per curare la sua asma.
Alle difficoltà di ambientamento si aggiunge un problema non da poco: la bambina d’improvviso inizia a intravedere quelli che sembrano degli spiriti, che poi vede man mano più chiaramente… mentre le altre persone non li vedono e non li sentono.
Tali spiriti-demoni-mostri, di chiara impronta ghibliana, sono peraltro i responsabili dei numerosi furti di frutta e ortaggi che stanno avvenendo nell’isola, e di cui invece sono incolpati dei poveri cinghiali.

I tre spiriti, di nome Iwa, Kawa e Mame, sarebbero l’elemento vivacizzante, immaginifico e scombussolante della storia, ma purtroppo non riescono ad incidere, e fanno il paio con il personaggio di Momo, davvero poco interessante e anzi un po’ troppo melodrammatico… come è piuttosto melodrammatica l’intera storia, che punta a far leva su emozioni basse come pietà e tristezza… e sta proprio qui la differenza con i film di Hayao Miyazaki: questi ultimi ispirano e veicolano forza e coraggio, mentre Una lettera per Momo punta più banalmente al coinvolgimento emotivo basso (pietà, tristezza, compassione, etc).

Il fatto che il film abbia ricevuto numerosi premi e il consenso di pubblico, anche quello italiano, mi conferma il fatto che il grosso delle persone non sa distinguere le cose della vita, che siano film o libri o altro.
O, semplicemente, ha bisogno ancora di “cibo” un po’ denso e grossolano, e in tal senso va bene così.

Per conto mio, Una lettera per Momo e il regista Hiroyuki Okiura sono promossi nella tecnica, ma bocciati nella sostanza, che poi è ciò che importa di più.

Fosco Del Nero



Titolo: Una lettera per Momo (Momo e no tegami).
Genere: anime, animazione, fantastico, commedia.
Regista: Hiroyuki Okiura.
Anno: 2011.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


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