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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

giovedì 5 novembre 2015

Revolver - Guy Ritchie (film thriller)

Avevo visto Revolver di Guy Ritchie molto tempo fa, ma in parte mi deluse per via del fatto che mi attendevo un film vivace e dinamico simile ai due più grandi successi del regista britannico, Lock & stock - Pazzi scatenati e The snatch - Lo strappo.

Avendo gli occhi puntati in quella direzione, e non avendo ancora gli strumenti per valutare i suoi reali contenuti, non lo apprezzai appieno, cosa che invece ho potuto fare ora alla seconda visione. Il film rimane meno valido dei suoi predecessori dal punto di vista registico, ma a loro differenza ha dei contenuti di tipo esistenziale che lo rendono uno dei film più significativi degli ultimi decenni.

Partiamo da una descrizione sommaria della trama… perlomeno, di quella che sembra la trama se si cerca di descriverla in modo lineare e visivo: Jack Green (Jason Statham) è appena uscito di prigione dopo aver scontato sette anni, e la cosa che desidera maggiormente è vendicarsi di Dorothy Macha (Ray Liotta), il boss della mala a causa del quale è morta la moglie di suo fratello ed egli stesso è finito in carcere.
Il carcere, peraltro, a sua volta ha prodotto due cose: egli ha arricchito la sua mente grazie alla vicinanza di cella con un esperto di scacchi e un esperto della truffa, che sentiva dalle celle accanto pur non vedendoli… i quali lo hanno poi impoverito derubandolo di tutto quello che aveva.
Poco male, comunque, giacché un metodo infallibile che aveva imparato da essi gli ha permesso di ricostruire una fortuna…
… la quale a sua volta gli viene sottratta da tali Avi (André Benjamin) e Zack (Vincent Pastore), due prestasoldi particolarmente cinici, che gli promettono di salvarlo dalla rara malattia del sangue che ha scoperto di avere, e che gli viene detto che lo farà morire in tre giorni.
Pur tra molti dubbi (i due hanno corrotto i medici che gli hanno fatto quella diagnosi infausta? E come potranno mai salvarlo se davvero le cose stanno così?), e certamente malvolentieri, Jack si piega ai loro ordini, che sono i seguenti due:
- lui dovrà rinunciare a ogni cosa che possiede,
- dovrà fare esattamente quello che gli dicono in modo cieco e senza far domande.
Inizia qui un tourbillon di eventi che coinvolgerà Jack, Dorothy Macha, il trafficante di droga Lord John, nonché l’invisibile Mister Gold.

Questa la trama sommaria del film, che già così, pur ridotta all’essenziale, è complessa.

Veniamo ora al significato esoterico (ossia nascosto) della storia, nata da un soggetto dello stesso Guy Ritchie aiutato nell’adattamento da Luc Besson, un altro regista con tendenze esistenziali (si pensi al meraviglioso Angel-A).
Peraltro, nei suoi contenuti nascosti Revolver ricorda molto un altro film: Figth Club.

Jack Green è il protagonista del viaggio, e rappresenta l’uomo medio, l’uomo qualunque, nel senso stretto dell'espressione: egli è qualunque uomo.
Dorothy Macha è il nemico del mondo esterno, una sorta di specchio per Jack e per le sue emozioni.
Avi e Zach sono una parte di Jack: la parte più elevata, potremmo dire, l’anima, il Sé Superiore, la quale, anche se a volte sembra agire con freddezza e cinismo verso l’uomo Jack, in realtà agisce in un certo modo al fine di risvegliarlo e di fargli fare un passo evolutivo in avanti (e infatti gli chiede abbandono del possesso-attaccamento nonché cieca fiducia).
Mister Gold è il nemico mai visto, sorta di demone interiore-esteriore. Facile a questo punto parificarlo all’ego e ai suoi drammi (e infatti “gold” vuol dire “oro”, ossia le ambizioni materiali dell’ego)… che prima attaccano e assediano Jack e poi attaccano e assediano Macha. Il quale a volte è chiamato Mister D, come Jack è sovente chiamato Mister Green, così come Gold è chiamato Mister Gold, a certificare una comunanza tra i tre.

Ma cominciamo dall’inizio: il film si propone dapprincipio molto mentale, a cominciare dalle sue frasi di esordio, che saranno poi ripetute varie volte nel corso del film:

“Il nemico più grande si nasconde nell’ultimo posto dove guardi.”

“L’unico modo di diventare più furbi è giocare con un avversario più furbo.”

“La prima regola degli affari: proteggi il tuo investimento.”

“La guerra non si può evitare, può solo essere rimandata, a vantaggio del tuo nemico.”

Per i più curiosi, esse sono riferite rispettivamente: a Giulio Cesare, a un motto degli scacchi, a un motto dell’investimento bancario, a Niccolò Machiavelli.

Si parte dal mentale, dicevo, come parte dal mentale l’uomo comune… salvo poi elevarsi (se ci riesce ovviamente, e il film ci dà un esempio di chi ci riesce e un esempio di chi non ci riesce) verso energie più elevate.
Insomma, è il solito passaggio dall’ego-mente all’anima di cui hanno parlato tutte le tradizioni esoteriche-esistenzial-spirituali di tutti i tempi.
Ed è un passaggio difficile, perché comporta l’abbandono delle vecchie energie basse (apparire, successo, possesso, dominio, vendetta, fama, paura, attaccamento, egoismo, etc) per riassestarsi in energie più alte (serenità, centratura interiore, beatitudine, etc).

Quelle energie basse per uscire dalle quali ogni essere umano ha un tempo limitato: nel caso di Jack Green simbolicamente sono i tre giorni concessigli dalla sua malattia del sangue… e ricordo intanto che nel sangue vi è l’essenza della persona, e poi che Gesù è risuscitato in tre giorni, giacché qua si sta proprio parlando di risveglio spirituale, ossia del percorso umano-cristico.
Che si parli di risveglio, e quindi di fuga dall’addormentamento, il film lo dice peraltro molto chiaramente:

“Devi ancora svegliarti.”

“Svegliati, signor Green.”

“Non riesci a vedere quello che hai di fronte.”

“Tu sei ancora in prigione, Jack.
Di fatto, non ne sei mai uscito.”

“Più la vittima pensa di avere il controllo, meno ne ha nella realtà.”

Tale risveglio comporta anche l’abbandono del vecchio, come oggetti ma anche come energie basse, e anche questo il film ce lo dice molto chiaramente:

“Sappiamo che ti piacciono i soldi, e non sarà facile per te guardarli sfuggire di mano.”

“È strano, ma ancora non mi piace dare via il denaro.
So di non poterlo portare via con me, quindi perché questo dolore?”

“Una parte di me muore ogni volta che ci penso.”

“Se questa è la mia ultima ripresa dovranno distruggermi pezzo per pezzo.”

“Sono bloccato in un limbo, tra l’inferno e la desolazione. Non riesco ad uscirne.”

È una vera e propria battaglia contro l’ego, l’unico vero nemico, il quale si è insidiato proprio dove uno non si aspetterebbe che sia il nemico, ossia dentro di noi.

“Senti quella voce da così tanto tempo che ormai credi sia la tua.
Credi sia il tuo migliore amico.” 

“Troverai sempre un valido avversario proprio nell’ultimo posto dove guarderesti.”

“Ti abbiamo messo in guerra contro l’unico nemico che sia mai esistito.
E tu pensi che sia il tuo amico.
Qual è il posto migliore per nascondersi per un avversario?
L’ultimo posto dove guarderesti…
Lui si nasconde dietro il tuo dolore, Jack. Lo stai proteggendo con il tuo dolore.
Abbraccia quel dolore, e vincerai questa partita.
[…] Usa il nemico che percepisci per distruggere il tuo vero nemico. Se non riesci a farlo, allora non sei un uomo libero, ma un uomo controllato.
[…] Usa ogni mezzo possibile per indurre il dolore mentale e combattere il tuo nemico. Ovunque tu non vuoi andare, è il luogo dove lo troverai.”

“- Nessuno vede Gold, ma Gold vede tutto quanto. Lui è qui dentro (lo dice indicando la testa, ndr), e finge di essere te. […] Lui ti dice cosa fare, e quando farlo. C’è lui dietro tutto il dolore che c’è stato, dietro ogni crimine che è stato commesso.
- Come posso esserci io dietro tutto il dolore, ogni crimine, se non esisto nemmeno?
- E adesso ti sta dicendo che non esiste nemmeno. […] Più potere pensi di avere nel mondo di Gold, meno potere hai nel mondo reale. Lui conosce tutti i trucchi, e tutte le risposte ‘giuste’.”

“L’inganno più grande che io abbia mai fatto è di farti credere che io sono te.”

“Sai cos’ha di elegante questo gioco?
Nessuno sa dov’è il nemico, non sanno nemmeno che esiste.
Si annida dentro tutte le loro teste… e si fidano di lui… pensando di essere lui.
E se tu provi a distruggere lui per salvare loro, loro distruggeranno te per salvare lui.”

E difatti tutti i maestri spirituali e i mistici nel corso della storia sono stati uccisi o vilipesi.
Ma hanno dato sempre e comunque un messaggio di speranza di vittoria, per così dire, o di risveglio e di illuminazione, per dirla in un altro modo.
D’altronde…

“Più dura è la battaglia, più dolce è la vittoria.”

“I problemi non esistono, signor Green, ci sono solo le situazioni.”

Per riassumere, ecco la situazione di partenza, quella dell’ego che vuole essere nutrito con energie basse per continuare la sua vita da parassita.

“C’è una cosa dentro di te che non conosci e di cui negherai l’esistenza, finché non sarò troppo tardi per farci qualcosa. È l’unico motivo per cui ti alzi al mattino, l’unico motivo per cui sopporti un capo stupido, il sangue, il sudore, le lacrime, questo perché vuoi che le persone sappiano quanto sei bravo, attraente, generoso, divertente, intelligente. Temetemi o riveritemi, ma per favore pensate che sono speciale.
Condividiamo una dipendenza, siamo tossicomani dichiarati: vogliamo tutti una pacca sulla spalla e l’orologio d’oro, l’hip hip urrà del cazzo, guardate il ragazzo intelligente con il distintivo. Siamo solo scimmie avvolte in bei vestiti, che implorano l’approvazione degli altri.
Se lo sapessimo non ci comporteremmo così.”

Ed ecco quale è il “gioco” cui tutti partecipiamo:
“Tu fai parte di un gioco, Jack, fai parte del Gioco.
Tutti sono nel tuo gioco, e nessuno lo sa. E tutto questo è il tuo mondo, ti appartiene, lo controlli.”

Ed ecco cosa bisogna fare: 
“Se cambi le regole su ciò che ti controlla, cambierai le regole su ciò che puoi controllare."

O, per riprendere una frase già riportata:
"Abbraccia quel dolore, e vincerai questa partita.
Usa il nemico che percepisci per distruggere il tuo vero nemico. Se non riesci a farlo, allora non sei un uomo libero, ma un uomo controllato.
Usa ogni mezzo possibile per indurre il dolore mentale e combattere il tuo nemico. Ovunque tu non vuoi andare, è il luogo dove lo troverai."

Jack lotta, e infine vince.
Dopo la “lotta” con l’ego nell’ascensore (ascensore=elevazione spirituale), il Sé risvegliato-Testimone (il Jack ora libero) dice all’ego:
“Tu non sei me. Tu non mi controlli, io controllo te” (--> libertà)...
… e infatti subito dopo torna la luce e si illumina tutto (--> illuminazione)…
… e l’ascensore finalmente arriva al piano 1 (--> Unità).

E, subito dopo, quello che fino a quel momento era stato il nemico del mondo esterno (ovviamente riflesso dei demoni interiori dell’ego), ossia Mister D, affronta Jack per minacciarlo e spaventarlo.
Ma ora le energie sono cambiate, ed ora è il “nemico” ad aver paura, pur essendo lui ad avere una pistola in mano, ed ha paura e trema e piange perché si rende conto che la controparte ha fatto un passo avanti, e ora non è più minacciabile-ricattabile-spaventabile. Ora sono su due piani diversi.
E difatti Jack lo guarda con un sorriso ineffabile, completamente sereno e anzi forse persino affettuoso. E poi semplicemente se ne va, e lo lascia al suo dolore-paura, completando una scena letteralmente commovente.

Nella scena seguente, che dura pochi secondi, si vede un altro uomo seminudo e torturato in posizione da crocefisso… e si tratta ovviamente di qualcuno che sta ancora “portando la propria croce”, ossia che non si è risvegliato, che non ha ancora compiuto il suo destino animico, per così dire.

Scena successiva: Jack parla al suo ego morente (la battaglia principale è vinta, ma qualcosa è ancora rimasto, come dopo ogni “risveglio”).
“Ah, sei ancora lì. Perché ti sento morire.
Ti sento attingere a me, per avere un po’ di nutrimento.
Adesso chi è che si aggrappa per una dose?”

La cosa curiosa è che, dopo che l’ego di Mister Green viene sconfitto, la stessa scena si ripete con Mister D, anche lui roso dal suo ego interiore e dai suoi drammi e dubbi.
Ma D-Macha non regge, non riesce a vincere il suo demone interiore (il suo Mister Gold) e si uccide.

E, giusto per fugare ogni dubbio sul fatto che Revolver abbia dei contenuti esoterici, ecco qualche altro elemento. 

Avi e Zach e Jack sono stati assimilati alla triade della Bibbia Abramo-Isacco-Giacobbe, con cui vi sono evidenti assonanze. Tra l’altro il nome di Giacobbe compare esplicitamente sotto forma di "metodo Jacobi", citato in apertura di film.

Green (“verde” in inglese) ci porta al quarto chakra, il chakra centrale, il punto centrale di equilibrio, quello che permette il superamento dell’ego-dualità per assestarsi nella centratura: esso in sanscrito è chiamato anahata, che vuol dire “suono che viene prodotto senza che due oggetti si colpiscano”: ossia, per l’appunto, si sta parlando di non dualità e di equilibrio centrale.
Viceversa, il viola ci porta su al settimo chakra, sede dell’illuminazione, e a un certo punto Jack dice: “Prendo il viola… il viola è un bel colore”.

A un certo punto si vedono disegni di labirinti, simboli del labirinto della mente.
E poi si vede il simbolo del serpente che si arrotola su se stesso lungo il corpo umano, simbolo della risalita della kundalini lungo l’asse centrale della spina dorsale e dei chakra, e quindi dell’illuminazione.
Ancora, l’elemento duale compare spessissimo: i due personaggi interiori, i due fratelli, le due corna, due coppie di statuette, etc.

Vediamo poi qualche numero: si parte dai 7 anni di carcere (7 come i chakra), per poi andare alle 3 ore per decidere o ai 3 giorni di vita rimanente (3 come la trinità).
L’ascensore si ferma al piano 13: 13 vuol dire morte e cambiamento (il cambiamento interiore che affronta Jack e la morte dell'ego), come testimonia l’arcano Senza Nome dei tarocchi. E si tratta di un cambiamento che arriva comunque, persino se non lo stai aspettando e non era previsto, perché fa proprio parte del processo evolutivo… infatti il piano 13 nell’ascensore non era nemmeno segnato (si andava dal 12 al 14).

E con questo dettaglio avrei anche concluso quella che probabilmente è la recensione più lunga di sempre nel blog.
E che spero sarà utile a qualcuno.

Fosco Del Nero



Titolo: Revolver (Revolver).
Genere: thriller, drammatico, psicologico, esoterico.
Regista: Guy Ritchie.
Attori: Jason Statham, André Benjamin, Vincent Pastore, Ray Liotta, Andrew Howard, Terence Maynard, Mark Strong, Francesca Annis, Anjela Lauren Smith.
Anno: 2005.
Voto: 8.
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