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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 8 ottobre 2024

Agora - Alejandro Amenabar

Agora è il quinto film di Alejandro Amenabar che vedo: dopo The others, Apri gli occhiMare dentro e Tutto su mia madre. Data la qualità media del regista spagnolo, nonché il cast e l’argomento importante e delicato di Agora, ci ho messo molto per accostarmi al film in questione, giacché temevo su vari versanti, tra manipolazione culturale, violenza e dramma.

La storia di Ipazia, almeno per sommi capi, è famosa, ed essendovi di mezzo battaglie di dominio tra pagani, ebrei e cristiani, nonché tematiche maschiliste-femministe, il rischio di un prodotto “poco pulito” era dietro l’angolo, nonostante la buona fama del regista.

Partiamo dalla trama del film e poi lo commentiamo: siamo alla fine del quarto secolo dopo Cristo, ad Alessandria d’Egitto, in un periodo di forti tensioni tra gruppi religiosi. La tradizione pagano-ellenistica è in crisi, mentre sono in forte ascesa i cristiani, con gli ebrei a fare da sfondo e a partecipare, essi stessi, alla contesa.

La lotta “religiosa” si mescola alla tematica sociale del ruolo della donna, ciò che trova in Ipazia un bersaglio perfetto: intelligente, colta, studiosa, insegnante, bella e attraente, restia al matrimonio e alla sottomissione a una figura maschile… tutto ciò che non piace alla cultura maschilista delle emergenti religioni monoteiste di allora.

Il film, della durata di più di due ore, si divide in due parti: la prima mostra lo scontro tra pagani e cristiani che condusse alla confisca del Serapeo (ossia il tempio e la famosa Biblioteca di Alessandria) ai danni dei pagani, per ordine dell’Imperatore Teodosio; la seconda mostra l’emergere del potere del Vescovo Cirillo, di fatto avversario del Prefetto Oreste, ex allievo di Ipazia.

Agora è un film esteticamente bellissimo: come solitamente si usa in questi casi, il passato viene edulcorato di tutte le questioni problematiche e mostrato più splendido di quanto fosse: gli abiti, l’architettura, l’igiene, etc.
Anche l’aspetto dell’insegnamento e della discussione intellettuale, per quanto presentati in modo piuttosto naif, vantano il loro fascino: in effetti, Agora fa venir voglia di vivere quel tempo e quel luogo (disordini e omicidi a parte).

Il problema è che non solo tutto è edulcorato, ma di storico c’è molto poco (a cominciare dal coinvolgimento di Ipazia nella questione del Serapeo, per proseguire sulla sua età al tempo dei fatti): da quel che ho letto online, la lista di inesattezze storiche del film è molto lunga… e qua torniamo all’aspetto potenzialmente manipolatorio. I cristiani sono tutti brutti, sporchi e cattivi; gli ebrei una via di mezzo; i pagani, nonostante qualche punto debole, appaiono come i più intelligenti e meritevoli… anche se poi sono proprio loro ad aver iniziato i disordini e i massacri.

La sensazione generale è quella di un film anticristiano e tendenzialmente femminista… come va di moda nei tempi recenti. 

Togliendo tali questioni di mezzo, Agorà è un film esteticamente bellissimo, con un ottimo cast e un’eccellente Rachel Weisz come protagonista (non una novità: La mummia, La mummia - Il ritornoConstantine, L’albero della vitaIl grande e potente Oz, Amabili resti, Io ballo da sola), godibile per larghi tratti e per molti motivi (fotografia, costumi, etc); parallelamente, Amenabar si conferma regista di ottimo livello… pochi film, ma buoni.

Fosco Del Nero



Titolo: Agora.
Genere: storico, biografico, drammatico.
Regista: Alejandro Amenabar.
Attori: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Homayoun Ershadi, Oshri Cohen, Harry Borg, Charles Thake, Yousef 'Joe' Sweid, Andre Agius, Paul Barnes.
Anno: 2009.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 12 aprile 2022

Joy - David O. Russell


Joy è il quarto film di David O. Russell che vedo. 
Il motivo di tale filotto risiede nell’eccellente lavoro fatto con I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita e Il lato positivo, quest’ultimo film che buca letteralmente lo schermo, grazie soprattutto ai due protagonisti Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, che non a caso compaiono anche nell’altro film del regista che mi son visto, American hustle - L’apparenza inganna, di qualità tuttavia nettamente inferiore.

Confidavo che Joy risalisse ai vertici dei primi film, ma purtroppo è invece il peggiore in assoluto, e andiamo a vedere perché.

Come prima cosa, evidenziamo che il film si rifà alla vita di Joy Mangano, dapprima inventrice di un mocio per pavimenti e poi di un vero e proprio impero economico. Tuttavia, non si tratta di una biografia fedele, ma di un’ispirazione, allargata poi ad altri casi similari di donne di successo.

Manco a dirlo, la protagonista centrale del film è Jennifer Lawrence (che non si fatica a ricordare in Hunger games), assistita ancora una volta da Robert De Niro e Bradley Cooper.

Ecco la trama sommaria di Joy: Joy, fin da bambina, dimostra una viva intelligenza e una propensione a inventare le cose, qualità tuttavia soffocate da una vita familiare difficile, per non dire che si è ritrovata al centro di una situazione parentale al limite della follia (a quanto pare a Russell piace così). Il padre Rudy e la madre Terry sono divorziati e vanno tenuti lontani; la sorellastra Peggy è una spina nel fianco, e il matrimonio con Tony è finito miseramente, anche se i due sono rimasti amici... e questo, paradossalmente, è il rapporto interpersonale più sano tra tutti.
A un certo punto la donna, oberata di responsabilità, decide che è ora di mettere a frutto la sua inventiva, e brevetta una sorta di mocio per pavimenti, chiamato “miracle mop”, che cercherà di piazzare non senza numerosi e interminabili difficoltà.

“Interminabile” è forse la parola adatta per descrivere Joy, film che dura più di due ore e che propone una serie quasi infinita di fallimenti, rialzi, successi, nuovi ostacoli e via discorrendo… fino a che, grazie a Dio, finisce.

Il problema, in Joy ma anche in The hustle, è che vi sono i turbamenti psichici proposti anche ne Il lato positivo, ma manca la sua freschezza e la sua brillantezza: tutto è molto più torbido e psicotico… e già Il lato positivo era abbastanza psicotico di suo.

Inoltre, a Russell piacciono i toni alti, per cui la gente continuamente urla, sbraita, lancia sguardi infuocati… ma dopo un paio di volte la cosa diventa poco credibile, se non proprio ridicola.

Tra l’altro ho visto che, se quest’ultimo film di Russell ha avuto recensioni mediocri, il penultimo ugualmente è andato male, il che lascia supporre una parabola discendente del regista… ma mai dire mai.

Chiudo con una bella frase tratta dal film, che comunque è un film didattico a livello di motivazione e carattere.

“Quando ti nascondi sei al sicuro, perché le persone non ti vedono, ma la cosa buffa del nascondersi è che sei nascosto anche a te stesso.”

Fosco Del Nero



Titolo: Joy (Joy). 
Genere: drammatico, biografico.
Regista: David O. Russell.
Attori: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini, Dascha Polanco, Elisabeth Röhm, Susan Lucci, Laura Wright.
Anno: 2015.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 20 luglio 2021

Sayat nova - Il colore del melograno - Sergej Iosifovič Paradžanov

Quest’oggi vi propongo un prodotto davvero particolare, perlomeno per la concezione occidentale cinematografica: Sayat nova - Il colore del melograno, film realizzato nel 1968 da Sergej Iosifovic Paradzanov, regista russo di genitori armeni, nato tuttavia in Georgia.

Insomma, la sua cultura d’origine più che russa è caucasica, e difatti il film non sa affatto di Mosca (la quale anzi ostacolò in molti modi l’attività del regista, ritenuto sovversivo e sottoposto persino a processo), ma  delle contrade armene, e difatti Il colore del melograno è una biografia, per quanto non convenzionale, del poeta armeno Sayat Nova, vissuto nel Settecento e passato tra corti regali e monasteri.

Dico che si tratta di una biografia non convenzionale, perché il film stesso è, dal punto di vista classico, non convenzionale e, anzi, non è cinema come lo si concepisce normalmente.
Se tradizionalmente il film è visto come un romanzo, e infatti racconta trame e dialoghi, Il colore del melograno non è in tal senso un romanzo, ma una poesia: non racconta con eventi, personaggi e dialoghi, ma con immagini, colori, forme e suoni.
Il massimo che vi si può trovare, in tal senso, sono i vari ambienti nei quali il poeta ha vissuto: il paese dell'infanzia, le corti, il monastero, etc.

Se non c'è una vera e propria storia, non c'è un vero e proprio cast: si dica solo che l'attrice Sofiko Chiaureli ha interpretato sei ruoli diversi, sia maschili che femminili.

Tutto il film, piuttosto breve con i suoi 74 minuti circa, è composto così da una serie di inquadrature assai curate e studiate, dal sapore immaginifico e surreale, quando non simbolico, intervallate da alcune schermate riportanti delle scritte, o parole recitate a voce, quasi sempre connesse alla Bibbia.

Qua veniamo al motivo per cui ho guardato Sayat nova - Il colore del melograno, che non è quello artistico e nemmeno quello biografico, ma quello esistenziale. In questo senso il film si rivela ricco e interessante, non fosse altro perché propone alcuni passi significativi dei Vangeli, e altro ancora, affiancandovi come detto molte scene suggestive, a metà tra poesia, bellezza e introspezione interiore.
Peraltro, per rimanere in tema evolutivo, molte scene, in cui sono presenti movimenti ritmici ripetuti, ricordano le danze sacre di Gurdjieff: armeno anche lui, e probabilmente la cosa non è un caso.

Chi è interessato dunque a una di queste due cose, contenuti esistenziali e bellezza visiva, ne Il colore del melograno troverà pane per i suoi denti, mentre chi cerca un film tradizionale è meglio che si diriga altrove.

Chiudo la recensione di Sayat nova - Il colore del melograno con le citazioni che mi sono segnato, Vangeli compresi. Vi risparmio invece la descrizione di alcuni riferimenti biblici come l’uomo e la donna che si uniscono in  matrimonio, le cento pecore in una chiesa o l’asino che gira intorno alla mola.

“L’uomo e la sua anima sono sofferenza.”

“Poi Dio disse: ‘Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che si trova su tutta la Terra, e ogni albero in cui è il frutto, che produce il seme. Saranno il vostro cibo’”.

“Dovete conservare con cura i libri e leggere, perché i libri sono la vita e l’anima.
Se non ci fossero i libri, il mondo sarebbe ignoranza.
Leggete ad alta voce al popolo per il suo bene, perché certa gente non può leggere e scrivere.”

“Noi cerchiamo noi stessi l'uno nell'altro.”

“Io cerco un tesoro sempre più grande.”

“In questa vita così bella solo a me è riservata la sofferenza.
Perché deve essere così?”

“Vai e cerca il tuo rifugio dell’amore.”
“Visiterò tutti i monasteri uno ad uno.”

“Salvami, Signore, dagli uomini malvagi. Fanno acuta la loro lingua come quella di un serpente. Veleno di aspide sta sotto le loro labbra.
Proteggimi dagli uomini di violenza. Essi tramano sventura nel loro cuore, scatenano guerre ogni giorno.
Salvami, Signore, dalle mani degli empi, proteggimi dai violenti. Essi tramano per far vacillare i miei piedi.
Hanno teso lacci per me i superbi, hanno teso funi come rete. Hanno collocato insidie per me sul ciglio della strada.
Signore, tu sei il mio Dio, ascolta la mia supplica. Signore, mia forza di salvezza, tu hai coperto il mio capo il giorno della battaglia.”

“Va’, ascoltati dentro. Va’, e conserva sempre la tua vittoria e la tua bontà, che rimanga con te in eterno.
Ascoltati dentro. Vai, vai.”

“Sento il richiamo della speranza e del ritorno, ma sono stanco.
Chi ha ricoperto questa terra antica e stanca di tanta tristezza?”

“Il mondo è una finestra.”

“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, dimora solo.
Se invece muore produce molto frutto.”

“Chi mi vuol servire mi segua, e dove sono io là sarà anche il mio servo.
Chi mi serve il Padre lo onorerà.”

In conclusione, un ultimo appunto: lo so, in tanti non sono ancora arrivati alla compassione e immagino che decenni e secoli fa la l'umanità fosse messa ancora peggio, ma non posso non evidenziare in negativo le scene in cui vengono sgozzati dei montoni come animali sacrificali… e questo un paio di minuti dopo che si chiedeva al Signore "protezione contro gli uomini malvagi" e subito prima che si consigliasse di “conservare sempre la propria bontà”. La cosa è doppiamente curiosa poiché, tra le altre citazioni bibliche, vi è anche quella in cui Dio impone all'essere umano un'alimentazione vegetale.
Prima o poi ci si arriverà, come si è arrivati a discernere giustizia e ingiustizia su questioni come i genocidi, la schiavitù, l'anima della donna, lo sfruttamento sessuale, etc… in realtà, in tanti stanno ancora lavorando su questi punti, per cui l'amore per gli animali per una certa fetta dell'umanità è una questione ancora prematura.

Fosco Del Nero



Titolo: Il colore del melograno (Sayat nova).
Genere: biografia, religioso, esistenziale.
Regista:  Sergej Iosifovič Paradžanov.
Attori: Sofiko Chiaureli, 
Anno: 1968.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 febbraio 2020

Tracks - Attraverso il deserto - John Curran

Il film Tracks - Attraverso il deserto mi è stato suggerito da un lettore come film dai contenuti esistenziali e per questo me lo ero segnato e me lo sono poi visto.
Vi sono in esso tali contenuti?
No, affatto.
Il film vale almeno la pena di essere visto?
Dipende.

Andiamo a motivare tutto quanto, partendo dagli estremi di Tracks - Attraverso il deserto, film del 2013 diretto da John Curran (già recensito ne Il velo dipinto) e con protagonista (quasi unica) Mia Wasikowska.
Il film racconta una storia vera ed è tratto dal libro autobiografico Orme, in cui è descritta l’avventura di Robyn Davidson, che nel 1977 effettuò un viaggio a dir poco impegnativo e lungo.
Il film, peraltro, avrebbe dovuto esser girato nel 1993, e con nientemeno che Julia Roberts come protagonista, ma il progetto è stato messo da parte, per poi essere ripreso ben vent’anni dopo.

Ecco in sintesi la trama di Tracks - Attraverso il deserto: Robyn Davidson è una ragazza australiana la quale, un bel giorno, decide di attraversare buona parte dell’Australia a piedi, da Alice Springs all'Oceano Indiano, per un totale di 2700 chilometri, accompagnata da alcuni cammelli e dal suo cane Diggity. Nel mezzo, molta sabbia e molta solitudine, quest’ultima interrotta solo da sporadici incontri casuali, aborigeni compresi, e dalle “visite” di Rick Smolan, fotografo della rivista National Geographic, che finanzia il viaggio a condizione che esso sia documentato nelle sue varie fasi, da cui gli incontri circa ogni mese. 

Del film non c’è da dire nient’altro, se non che propone molti paesaggi e molte difficoltà, compresi alcuni flashback nell’infanzia difficile di Robyn, tra il suicidio della madre e l'abbandono del padre.

Contenuti interiori di valore neanche l’ombra, purtroppo, e anzi molte energie basse: solitudine interiore ancora prima che esteriore, freddezza, una certa misantropia di fondo di un personaggio evidentemente problematico, che tra l’altro non fornisce nemmeno un motivo per il suo viaggio, se non un “Perché no?” e un “Quando sei immobile da troppo tempo non ti resta che gettare tutto all’aria e buttarti”… la seconda frase un poco più convincente della prima.

Tracks - Attraverso il deserto è piuttosto deludente: non basta l’elemento documentaristico a motivare un film, ma oltre quello non c’è altro se non il timido e poco convincente tentativo di collegare il viaggio stesso all’infanzia difficile della ragazza.

Bei panorami (anche se dopo un po’, sabbia, deserto e cammelli stufano), ottima prova di Mia Wasikowska, ma nient’altro: né dialoghi di valore né energia sostenuta. E probabilmente non è un caso che la carriera del regista non ha mostrato, finora almeno, niente di memorabile.
Peccato.

Fosco Del Nero



Titolo: Tracks - Attraverso il deserto (Tracks)
Genere: avventura, drammatico, biografico.
Regista: John Curran.
Attori: Mia Wasikowska, Adam Driver, Rainer Bock, Roly Mintuma, John Flaus, Robert Coleby, Tim Rogers, Emma Booth, Jessica Tovey, Melanie Zanetti, Lily Pearl, Darcy Crouch, Felicity Steel.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 25 dicembre 2018

Eddie the eagle - Il coraggio della follia - Dexter Fletcher

Eddie the eagle - Il coraggio della follia è il film-biografia della vita di Eddie  Edwards, un atleta britannico rimasto nella storia per la sua avventurosa partecipazione alle olimpiadi del 1988, in cui ottenne anche un record britannico…

… per la precisione, nel salto con gli sci, disciplina per cui il Regno Unito non aveva interpreti da molti decenni.

Ma andiamo con ordine, e vediamo subito la trama del film, che poi coincide piuttosto fedelmente con quella del reale Eddie  Edwards: siamo nel 1973 ed Eddie, un bambino di 10 anni con un’infanzia sfortunata per via di un serio problema a un gamba, sogna di partecipare alle Olimpiadi, evento per cui inizia ad allenarsi subito dopo essersi rimesso dal problema alla gamba.

Un dettaglio trascurabile è che egli pare non esser portato per lo sport, e anzi essere piuttosto goffo, cosa che il padre gli fa notare spesso, mentre la madre al contrario lo sostiene incondizionatamente.
Un giorno, più avanti con l’età, il ragazzo realizza che non andrà mai alle Olimpiadi…
… mentre forse ce la farà con le Olimpiadi invernali, motivo per cui inizia a praticare lo sci, ottenendo in questo caso buoni risultati ma non tanto da avere speranze.

Decide allora di puntare il tutto per tutto (all in, si direbbe ai giorni nostri), e di provare con il salto con gli sci… disciplina non praticata nel Regno Unito da molti decenni, per la quale dunque non ha rivali.
Decide così di mollare famiglia e possibile lavoro e di andare ad allenarsi nella pista tedesca di Garmisch-Partenkirchen, dove conoscerà sia la squadra norvegese di salto con gli sci, sia Petra, ma soprattutto Bronson Peary, ex saltatore e ora pulitore della pista… e possibile allenatore.

Eddie the eagle - Il coraggio della follia è un film tutto sommato semplice, ma altrettanto tutto sommato ben riuscito.
Pur senza conoscere la storia reale di Eddie Edwards, è facile intuire come andranno le cose… e infatti andranno così.
Tuttavia, il percorso che si va per arrivare a quel punto è assai gradevole, e inoltre son stati messi due buoni attori nelle due parti centrali del film: il famoso Hugh Jackman (Scoop, L’albero della vita, Humandroid, The prestige, X-men) nel ruolo di Bronson Peary e il meno famoso ma assai ben caratterizzato Taron Egerton (Testament of youth) in quello di Eddie  Edwards, personaggio recitato davvero in modo assai caratteristico, anche se forse un po’ troppo vicino a quello della macchietta, a cominciare dagli occhiali indossati male.

Nel complesso, dunque, Eddie the eagle - Il coraggio della follia è un film non originale e sostanzialmente non irrinunciabile, ma che ha comunque qualcosa di bello da offrire, a livello di determinazione, impegno, bellezza visiva e tensione emotiva.

Fosco Del Nero



Titolo: Eddie the eagle - Il coraggio della follia (Eddie the eagle).
Genere: biografia, sport, commedia.
Regista: Dexter Fletcher.
Attori: Taron Egerton, Hugh Jackman, Christopher Walken, Keith Allen, Jim Broadbent, Tim McInnerny, Jo Hartley, Rune Temte, Edvin Endre.
Anno: 2016.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 11 ottobre 2016

Questa terra è la mia terra - Hal Ashby

Quest’oggi recensisco il quinto film di Hal Ashby che ho visto, dopo Oltre il giardinoHarold e MaudeL’ultima corvè e Shampoo: Questa terra è la mia terra, film tratto dall’omonima autobiografia di Woodrow Wilson Guthrie, chiamato Woody Guthrie, noto cantante folk statunitense attivo negli anni “30 e “40.

Siamo difatti nel 1936: gli Stati Uniti stanno vivendo il dramma economico e sociale successivo alla grande depressione, e Woody, come tante altre persone, è alle prese con la povertà.
A differenza di molti, però, sembra prendere la vita con grande leggerezza e filosofia. In positivo, ciò gli permette di procedere senza drammi; in negativo, lo porta a dimenticarsi di avere moglie e figli, che trascura per proseguire il suo peregrinare negli Stati Uniti.
Un bel giorno gli viene l’idea di tentare la fortuna in California: molla tutto e parte. In treno da abusivo, peraltro, rischiando a più riprese botte e spari di fucile…
… vizio che non perde nemmeno quando le cose sembrano andargli meglio più avanti, per il semplice fatto che egli non è uno che mette radici, ma una persona che ama il viaggio, con la sua avventura e i suoi rischi, come esplicita bene anche una sua frase che appare in sovrimpressione a fine film, praticamente a chiuderlo.

Come sempre (almeno, per i film che ho visto io), ad Ashby piace tratteggiare personaggi che sono fuori dal mondo.
Non solo perché sono strani (e i suoi personaggi principali lo sono invariabilmente, da Chance di Oltre il giardino passando per Maude di Harold e Maude), ma perché sono proprio fuori dal mondo: ossia, vivono nel mondo, ma non sono del mondo in senso stretto, e sembrano come camminare per una loro via a se stante, fuori da ogni logica comune e obiettivo tipico mondano.

Così è per Woody, il protagonista di Questa è la mia terra, sorta di avventuriero sereno e composto, che non va alla ricerca di ricchezza o di gloria personale, ma che cammina per il semplice gusto di camminare, e difatti egli stesso a un certo punto ci dice che non riesce a stare fermo e che deve sempre muoversi... per la gioia di moglie, figli e amici.

In effetti, Questa terra è la mia terra (titolo che sembra messo al contrario, nel senso che Woody non prova attaccamento per nessun luogo o nessuna persona; difatti a metà film canta una canzone intitolata "Io non ho una casa") è un film sul cammino, sul percorso personale, sulla ricerca e sulla libertà sopra ogni cosa… anche e soprattutto su rapporti personali, denaro e sicurezza.
E in questo senso è bello vedere la fiducia nella vita con cui Woody Guthrie, pur tra difficoltà e anche batoste, pur nel suo senso di insoddisfazione.

Anche se, a dire il vero, forse i quasi 140 minuti del film sono eccessivi, e alla lunga rischiano di annoiare.

Curioso notare come i film di Ashby terminino sempre in modi un po’ particolari, che sembrano alludere a concetti esistenziali o a simboli esoterici: per esempio, Oltre il giardino si concludeva con Chance che camminava sull’acqua, e ciò poco dopo la simbologia massonica della tomba, mentre Questa terra è la mia terra in modo meno clamoroso, ma comunque con una delle simbologie massoniche per eccellenza: Woody se ne va via da un edificio con il pavimento a scacchi, rifiutando ancora una volta la società moderna e le sue proposte allettanti in favore della libertà e del proprio cammino personale (lascia il pavimento a scacchi di un palazzo in cui gli avevano appena proposto un ricco contratto, soldi e fama e ritorna al suo cammino solitario).

In questo senso, il film è persino didattico, per quanto non entusiasmante come ritmo, dialoghi e personaggi. Ma comunque ha ricevuto parecchi premi, segno che un qualche segno lo ha lasciato.

Chiudo la recensione di Questa terra è la mia terra con due frasi estrapolate dal film: la prima sul camminare e la seconda sul possesso materiale, che poi sono i due filoni conduttori del film, per un verso o per quello opposto.

“Camminare è meglio che sostare.
Con chi stai a parlare?
Uno sta camminando, perché sta parlando?
Continua a camminare, continua a camminare…”

“Io non ci riesco a starmene qui dentro.
Sento sempre che dovrei essere da qualche altra parte, qualsiasi altra parte.”

“Quando ero diretto qui ho conosciuto gente di ogni tipo: c’erano vagabondi, scrocconi, c’erano famiglie che erano state sfasciate, povera gente che cercava un qualsiasi lavoro, e uomini che cercavano di arrivare in qualche posto, qualsiasi posto.
Avevano tutti una cosa in comune, ed era che ognuno di loro aveva qualcosa da darmi.
Trovi poi l’uomo che ha un po’ di soldi, ed è sempre tutto teso, ansioso: la sua umanità se n’è andata, e se n’è andata perché lui ha paura. Ha paura che gli tolgano la sua roba.
Ha persino paura di sorridere perché qualcuno potrebbe strappargli i denti di bocca.”

Fosco Del Nero



Titolo: Questa terra è la mia terra (Bound for glory).
Genere: biografia, commedia, drammatico, avventura.
Regista: Hal Ashby.
Attori: David Carradine, Ronny Cox, Melinda Dillon, Randy Quaid, Gail Strickland, Wendy Schaal, Ji-Tu Cumbuka, Ted Gehring, John Lehene, Elizabeth Macey, Susan Vaill.
Anno: 1976.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 30 settembre 2015

Dragon - La storia di Bruce Lee - Rob Cohen

Avevo già visto Dragon - La  storia di Bruce Lee, ma molto tempo fa, ben prima di aprire il blog Cinema e film. La recensione arriva dunque con questa nuova visione.

Come facilmente intuibile dal titolo, Dragon è un film biografico sulla vita di Bruce Lee, il celebre artista marziale, nonché attore e autore, che ha enormemente contribuito alla diffusione nel mondo tanto delle arti marziali, quanto di una certa filosofia di vita basata sulla forza interiore, ancor prima che su quella esteriore.

Il film, uno dei vari film relativi alla via di Bruce Lee, è tratto dal libro scritto dalla moglie di Bruce Lee, Linda Lee Caldwell, pochi mesi dopo la morte del marito, e quindi con ricordi ancora molto freschi. Ricordo inoltre che la morte di Bruce Lee è stata piuttosto misteriosa, e tuttora inesplicata, e ha sollevato molte domande… poi bissate dalla morte del figlio Brandon Lee, anche lui attore e anche lui morto durante le riprese di un film.

Curiosamente, Brandon aveva rifiutato di interpretare il padre in questo film, preferendo invece Il corvo, film che gli ha dato sia la fama che la morte.
Il ruolo di Bruce Lee è stato quindi assegnato all’ottimo Jason Scott Lee, che non è parente nonostante l'identico cognome e che, per la parte in questione, è stato allenato al jeet kune do da Jerry Poteet, uno degli allievi di Bruce Lee.

Non sono mai stato un appassionato di arti marziali (le ho però sempre rispettate dal di fuori, certo che rappresentino “pratiche antiche”), ma ho sempre avuto una certa simpatia per Bruce Lee, e anche per questo film, per cui provo una sorta di affetto.

La parabola della vita di Bruce Lee, benché corta dati i nemmeno 33 anni vissuti dall’uomo, ha una grande bellezza e una grande forza, e non può non colpire lo spettatore: nato ad Hong Kong, piuttosto vivace e ribelle di carattere, Bruce viene mandato dal padre in America, un po’ per sfuggire alla criminalità del posto, un po’ per cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano. 

Dopo un periodo di ambientazione, Bruce trova la sua strada, mettendo a frutto il suo talento più grande: le arti marziali, per l’appunto, che lo vedranno prima insegnante di un piccolo gruppo, poi di un gruppo sempre più esteso, e infine proprietario di una palestra, autore di un fortunato libro, lottatore di grande fama, e infine attore di pellicole sempre più importanti.

Ma lo vedranno anche come amante e compagno (della futura moglie Linda, interpretata dalla bellissima Lauren Holly), come padre, nonché come persona qualunque con i suoi demoni da sconfiggere, ciò che ha dato al film anche una componente al contempo immaginifica e interiore.

In effetti, Dragon - La storia di Bruce Lee si destreggia molto bene nelle sue varie componenti, tanto che può essere visto sia come film biografico, sia come film d’azione, ma anche come film-storia interiore con dei valori importanti al suo interno.
Parlo della forza, del coraggio, dell’accettazione della diversità, del non giudizio, ma anche, più specificatamente, di concetti da vera e propria evoluzione spirituale, che mi sono segnato per proporli nella recensione, e che danno molto bene l’idea del collegamento tra arti marziali esteriori e arti marziali interiori, ossia la crescita personale, per l’appunto.

“Il kung fu non è solo abilità nel combattimento, ma è anche forza del pensiero. È la mente che si misura con l’avversario, in qualsiasi forma egli si presenti. Perché a volte l’avversario non è un comune essere umano.
Tutti dobbiamo affrontare i demoni che abbiamo dentro, e che si chiamano paura, odio e rabbia.
Se non riusciamo a sconfiggerli, ci appariranno come una tragedia; se ci riusciamo, un solo giorno di vita potrà essere un trionfo.”

“Tutto deve scorrere, proprio come l’acqua.
L’acqua è la cosa più mobile del mondo, ma la puoi racchiudere in un recipiente. Sembrerebbe innocua, ma può frantumare una roccia.
Prendete l’acqua come modello.”

“Il vostro nemico è l’emotività. Se cedete all’emotività rischiate di perdervi.
Imparate a convivere con le vostre emozioni, come il corpo vive in armonia con la mente.
Qui non si tratta solo di vincere, ma di raggiungere la perfezione.” 

“È la concentrazione che ha importanza, non la forza.
Noi chiamiamo 'chi' l’energia dello spirito. Concentrandovi su di essa, dominerete l’avversario.”

“Sai, insegnare mi diverte. È un modo per cambiare le persone.
È chiaro che non le puoi cambiare con i pugni, questo l’ho capito bene. Chi vede una cosa un po’ strana, una cosa che non capisce, ne ha paura. Se gli insegni a vederne la bellezza la paura scompare, perché la cosa è diventata parte di lui.” 

“Se butti un sasso in uno stagno, si increspa l'acqua, e l'onda forma un cerchio sempre più grande.” 

“L’errore più grande è voler prevedere l’esito del combattimento.
La mente deve essere libera dell’idea della vittoria e della sconfitta.
Se la natura avrà il suo corso allora i movimenti saranno precisi ed efficaci.”

“La concentrazione su noi stessi è il maggior ostacolo alla giusta armonia tra pensiero e azione.” 

“La conoscenza che abbiamo acquisito non deve essere un peso che ci impedisca di muoverci con agilità.”

“La via per superare il karma passa per il corretto uso della mente e della volontà.” 

“L'arte del jeet kune do non insegna la violenza, ma apre la strada  ai segreti della vita.” 

“La calma interiore garantisce colpi più veloci e più potenti.
Il pugno è efficace solo se il braccio non è rigido.”

“Superstizione è il nome che gli ignoranti danno alla loro ignoranza.” 

“Non puoi arrenderti al tuo demone: c’è in ballo qualcosa di più della tua vita.
Il demone rappresenta le tue paure. Per quanti avversari tu possa mai sconfiggere, se non vincerai le tue paure di sempre, non potrai che trasmettere quel demone ai tuoi figli, come tuo padre ha trasmesso a te il suo demone. 
Devi affrontarlo e vincere.”

In definitiva, Dragon - La storia di Bruce Lee è un film che merita di essere visto, giacché propone bellezza a tutti i livelli

Fosco Del Nero



Titolo: Dragon - La storia di Bruce Lee (Dragon: the Bruce Lee story).
Genere: arti marziali, drammatico, sentimentale, azione, biografia.
Regista: Rob Cohen.
Attori: Jason Scott Lee, Lauren Holly, Nancy Kwan, Robert Wagner, Kay Tong Lim, Ric Young, Luoyong Wang, Sterling Macer Jr.
Anno: 1993.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 11 giugno 2015

Ed Wood - Tim Burton

Tim Burton è da molti anni uno dei miei registi preferiti, anche se sul blog non sono comparsi molti suoi film, giacché li avevo visti quasi tutti prima di aprirlo. È così dunque che finora sono comparse solo le recensioni di Beetlejuice, Il mistero di Sleepy Hollow, Big fish, Alice in wonderland.

Tutti e quattro i film hanno come protagonista Johnny Deep… ed è così anche per il quinto film di Tim Burton che viene recensito sul sito: Ed Wood.

Ed Wood è un film del 1994 ambientato nella Hollywood degli anni ''50 e dedicato alla figura di un regista di quei tempi: Edward D. Wood Jr., definito a posteriori "il peggior regista della storia del cinema”.

I motivi di tale definizione postuma sono vari: l’approssimazione delle sceneggiature, la recitazioni ugualmente raffazzonate, sovente con attori non protagonisti ma presi dove capitava anche in omaggio ai budget bassissimi, tempi di regia rapidissimi, sempre in omaggio al basso budget, la superficialità dei dialoghi, etc etc.

Tuttavia, al suddetto regista, e quindi al protagonista di questo film, non mancava un certo coraggio e una certa verve, che lo hanno per l’appunto spinto a cercare l’affermazione cinematografica, ricorrendo anche alla fama di personaggi come Bela Lugosi, anni prima icona del cinema horror ma oramai riposto nel dimenticatoio, o come Vampira, personaggio di genere sexy-horror… che poi sarà anche il modo in cui Edward D. Wood Jr. terminerà la sua poco fortunata carriera (film erotici e film horror).

Ma andiamo alla trama di Ed Wood: Ed Wood (Johnny Depp; La nona porta, I pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna, Edward mani di forbice, La fabbrica di cioccolato... e una tonnellata di altri film) è un giovane un poco strano giacché di lavoro fa il regista, mentre come hobby ha l’indossare biancheria e indumenti femminili. Cosa che la sua fidanzata Dolores (Sarah Jessica Parker; Sex and the city) non sa, e che scoprirà solo con la produzione del film Glen or Glenda.
Nel mentre, Ed ha conosciuto e ottenuto l’amicizia di Bela Lugosi (Martin Landau; Crimini e misfatti, Spazio 1999 - Oltre lo spazio tempo), e porta avanti il suo carrozzone comprensivo di altri bizzarri personaggi: l’omosessuale John "Bunny" Breckenridge (Bill Murray; Ghostbusters, Ricomincio da capo, Rushmore, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Osmosis Jones), il finto indovino Criswell (Jeffrey Jones), il lottatore Tor (George Steele) e in un secondo momento la sensuale Vampira (Lisa Marie).

Inoltre, il giovane regista è passato da Dolores, che lo ha lasciato disgustata per tutto quanto, a Kathy, più in linea con le sue ambizioni.

Ed Wood è un film decisamente particolare. Non solo perché è una biografia, genere sempre difficile per il rischio di distanza dalla realtà, ma è una biografia di un personaggio controverso e bizzarro, e dunque è bizzarro il film stesso, che probabilmente rinuncia da subito a un’assoluta aderenza ai fatti, per scivolare in modo deciso verso il grottesco e il surreale.

E, in questo senso, il film funziona ed è gradevole, grazie anche a un’ottima regia e a una bella colonna sonora, che spesso attinge alla musica classica.

Non a caso Ed Wood ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Oscar, Golden Globe, Bafta, Cannes, etc.

Menzione per il finale in cui vengono riferite le sorti successive dei vari personaggi protagonisti del film, personaggi e sorti reali, degna conclusione di un film vivace e surreale.

In definitiva, Ed Wood non sarà uno dei migliori film di Tim Burton (i miei preferiti sono Big fish e Il mistero di Sleepy Hollow, e ci metto in mezzo anche Nightmare before Christmas, da Burton non diretto ma scritto e prodotto, e il bellissimo cortometraggio Vincent), ma comunque si dimostra un valido film.

Fosco Del Nero



Titolo: Ed Wood (Ed Wood).
Genere: commedia, biografico, surreale.
Regista: Tim Burton.
Attori: Johnny Depp, Martin Landau, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Bill Murray, Juliet Landau, Max Casella.
Anno: 1994.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

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