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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 15 maggio 2024

Old - M. Night Shyamalan

E così ho dato un’altra occasione (l’ultima?) a M. Night Shyamalan guardando Old, suo recente film datato 2021.
Si tratta dell’adattamento cinematografico della graphic novel Castello di sabbia… ed è un’opera piuttosto originale nella sostanza, per quanto difettosa su più fronti.

Partiamo dalla trama: Guy e Prisca Cappa, marito e moglie, si recano in un resort all’avanguardia, ai tropici, con i figli Trent e Maddox, rispettivamente bambino e ragazzina… come ultima vacanza insieme prima della separazione, di cui i piccoli ancora non sanno niente. 
Su suggerimento del direttore del resort, visitano una spiaggia molto isolata, nella quale conoscono altre due coppie (Jarin e Patricia, Charles e Crystal), un famoso rapper, nonché vari altri congiunti tra figli e madri.

Iniziano subito a succedere cose strane: viene trovato il cadavere di una ragazza, al rapper sanguina continuamente il naso e soprattutto i bambini iniziano a crescere in modo rapidissimo. Il gruppo giunge subito alla conclusione che, per qualche fenomeno misterioso, in quella radura assai protetta il tempo scorra più velocemente… e che quindi debbano andarsene altrettanto velocemente.
Purtroppo, però, non ce la fanno, visto che pare esservi una forza che impedisce l’uscita dal passaggio attraverso cui sono giunti (un cunicolo tra pareti rocciose).

Prima di giungere al finale e alla spiegazione del tutto, in mezzo c’è un po’ di tutto: invecchiamento precoce, morte, tumori rapidissimi, operazioni chirurgiche, assassinii, incidenti mortali, concepimenti e parti. Forse persino un po’ troppo, ma d’altronde il fim va di fretta come suo assunto di base.

Nessuna riflessione interiore, nessun contenuto psichico degno di nota (se non forse la domanda, molto attuale, sul punto a cui può arrivare la “scienza” in nome dello studio e del progresso “medico”): Old è un mero intrattenimento cinematografico.

Dal canto mio, non ha aiutato rivedere attori che mi ricordavano da vicino altre serie tv (di qualità ben maggiore rispetto a quella di Old), come Lost o L’uomo nell’alto castello.

In conclusione, Old è anche discretamente interessante nella sua originalità, ma non è niente di notevole: siamo sempre anni luce dagli ormai datati e migliori lavori di Shyamalan: di mio, metto in cima The village e Il sesto senso… e gli altri tutti sotto, alcuni di un po’ e altri di molto.
Quanto a Old, pur non essendo un prodotto disastroso, avrei potuto tranquillamente non guardarlo e non vedo motivi per riguardarlo in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: Old.
Genere: fantascienza, thriller.  
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Gael García Bernal, Vicky Krieps, Rufus Sewell, Ken Leung, Nikki Amuka-Bird, Abbey Lee, Aaron Pierre, Thomasin McKenzie, Alex Wolff, Eliza Scanlen, Embeth Davidtz, Emun Elliott
Anno: 2021. 
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



martedì 7 maggio 2024

La regina degli scacchi - Scott Frank

Avevo letto ottime cose sulla serie tv La regina degli scacchi, miniserie da una sola stagione composta da sette episodi che un paio d'anni fa ha avuto un buon successo, persino alimentando l’interesse per il gioco degli scacchi, di moda secoli fa ma poi finito sempre più fuori dai radar delle generazioni moderne, probabilmente perché richiede attenzione, concentrazione, studio e tempo… fattori che stanno diventando sempre più rari, precari e instabili nei tempi recenti.

Partiamo da un elemento negativo, il titolo: se il film è la trasposizione del romanzo di Walter Tevis The queen’s gambit (letteralmente, "il gambetto di regina", una mossa di apertura degli scacchi), vi erano già un film e alcuni libro intitolati La regina degli scacchi: si poteva dunque scegliere qualcosa di meglio, o semplicemente mantenere il titolo originale.

Altro elemento negativo, questo assai più importante; lo evidenzio subito anche perché è praticamente la scena di apertura della serie, cui si torna poi percorrendo l’intera vita della protagonista: è la solita propaganda omosessuale del mondo globalista, di cui Netflix e altri produttori costituiscono il braccio diseducativo nell’intrattenimento. Su relativamente pochi personaggi, difatti, l’omosessualità ricorre varie volte: si tratta di rappresentazione della realtà quando si dipinge la realtà così come è; si tratta di propaganda quando si intende orientare le masse facendo credere che sia normale, o desiderabile, qualcosa che invece non è normale affatto.
A tale fattore si accompagna anche un antimaschilismo di fondo, anche questo cavallo di battaglia del Nuovo Ordine Mondiale: la protagonista ha un padre naturale (cattivo) che abbandona lei e la madre, ha un padre adottivo (cattivo) che ugualmente se ne frega, ed è continuamente delusa dagli uomini (inaffidabili o incapaci, in definitiva inutili)… quando peraltro è sempre lei a comportarsi male a causa di un’evidente misantropia e anaffettività di fondo!

Terzo elemento negativo, anche questo ricorrente in buona parte dell’intrattenimento: l’abbinamento tra l’eroe protagonista e sostanze come droga e/o alcol e/o farmaci e/o fumo. A quanto pare non è di moda oggigiorno proporre un protagonista veramente eroe, ossia capace di rifiutare… la manipolazione propagandistica di certi ambienti/gruppi/poteri umani (come anche lo stile di vita che vogliono imporre).
Quello sì che sarebbe un eroe… ma d’altronde chi diseduca le masse deve proporre finti eroi, magari carismatici, che in realtà pubblicizzano comportamenti antievolutivi: è esattamente questo il profilo della protagonista di questa serie.

Ma lasciamo perdere questo punto (che comunque è bene conoscere per “sapere a cosa si va incontro” quando si guardano le opere provenienti da certi ambienti) e passiamo a un commento più tecnico, cominciando dalla trama de La regina degli scacchi: siamo negli anni “50, quando la piccola Beth Harmon si trova improvvisamente orfana… anche di madre, dopo che il padre le aveva abbandonate anni prima. L’abbandono della madre avviene sotto forma di suicidio automobilistico, cosa che conduce la bambina, piuttosto silenziosa e introspettiva, in un orfanotrofio, dove, pur nella sua riservatezza, fa amicizia con Jolene. Anni dopo, ormai ragazzina, viene adottata da una coppia… che si disfa ben presto: l’uomo se ne va (ancora una volta) lasciando la moglie e la figlia (adottiva, in questo caso).

A questo punto, anche per guadagnare dei soldi, Beth inizia a partecipare a tornei di scacchi, essendo divenuta assai brava sin da quando, nell’orfanotrofio, il custode Shaibel la aveva iniziata al gioco, trovando in lei un vero e proprio fenomeno.
La ragazza inizia a farsi un nome nell’ambiente, che è tuttora molto maschile e al tempo lo era quasi esclusivamente… ma insieme alle vittorie si affacciano alcuni problemi: una certa incapacità sociale, nonché la dipendenza da droghe prima e alcol poi.

Ora un commento più ravvicinato alla serie tv: La regina degli scacchi è ottimamente realizzata. D’altronde, trattandosi di un’opera di appena sette episodi, di circa tre quarti d’ora ciascuno, ci si è certamente potuti concentrare. L’ambientazione e la scenografia sono eccellenti: sembra davvero di assistere a uno spaccato, molto bello a vedersi peraltro, degli anni “50. La scenografia la fornisce il romanzo di Travis ed è solida. I personaggi e i dialoghi sono interessanti, e alcuni discretamente memorabili. La protagonista è stata interpretata da Anya Taylor-Joy, divenuta famosa con quel ruolo (ma già fattasi notare da ragazzina per l’horror The witch), caratterizzato davvero bene, non a caso premiato; a dirla tutta, buca letteralmente lo schermo, come si diceva un tempo.
Interessante anche il personaggio di Benny, rivale-collega americano della ragazza.

Tra gli altri attori, da citare Harry Melling (il Dudley Dursley di Harry Potter) e Thomas Brodie-Sangster (visto nel film Maze runner - Il labirinto e nella serie Il trono di spade). Anche se, a onor del vero, la presenza magnetica di Anya Taylor-Joy attira su di sé praticamente tutte le attenzioni.

Validi anche la colonna sonora, la fotografia e il montaggio. 
Tolgo mezzo punto alla La regina degli scacchi per via della propaganda manipolatoria di cui si è detto a inizio articolo. 

Fosco Del Nero



Titolo: La regina degli scacchi (The queen’s gambit).
Genere: serie tv.
Ideatore: Scott Frank. 
Attori: Anya Taylor-Joy, Harry Melling, Chloe Pirrie, Marielle Heller, Marcin Dorocinski, Patrick Kennedy (II), Rebecca Root, Millie Brady, Michel Diercks, Murat Dikenci, Rebecca Dyson-Smith, John Hollingworth, Tim Kalkhof, Steffen Mennekes, Alberto Ruano, Julia Schneider.
Anno: 2020.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 30 aprile 2024

The mandalorian - Jon Favreau

Per ora, al momento di questa recensione, sono state prodotte tre stagioni di The mandalorian, che ho visto tutte e tre.
Come noto, la serie si inserisce nell’universo di Star wars, pur non toccando le vicende principali della saga. Cronologicamente, siamo tra i due film Il ritorno dello jedi e Il risveglio della forza, ossia tra la prima trilogia e l’ultima.

In pratica, per collocarci a livello di eventi, l’Impero è stato sconfitto, ma i suoi agenti ancora agiscono nell’ombra, mentre la Repubblica non governa tutta la galassia, per cui vi sono molte zone intermedie, con pianeti autogestiti, mercenari, pirati, sceriffi e via discorrendo.

Il protagonista della storia è Mando, un mandaloriano che lavora come mercenario, per l’appunto, e che a un certo punto si imbatte, per lavoro, in Grogu, un cucciolo appartenente alla stessa specie di Yoda. Anziché sacrificarlo come avrebbe dovuto da contratto, lo difende e inizia a proteggerlo, ciò che orienterà decisamente la sua vita.

Altri personaggi importanti sono Greef Karga, il suo “datore di lavoro”, Cara Dune, un’ex-ribelle, la meccanica Peli Motto, l'ugnaught Kuill, la mandaloriana "alternativa" Bo-Katan Kryze, il cattivo Moff Gideon.

I vari episodi della serie, della durata di circa 45 minuti ciascuno, seguono più o meno lo stesso canovaccio e sono ciascuno una piccola storia a sé stante, pur all’interno di una storia più grande: arrivo in un luogo, problemi sul posto, missione assegnata a Mando, Mando il pistolero sbaraglia tutti.
Alla lunga, è un poco noioso, nonostante la realizzazione tecnica del prodotto sia impeccabile (è pur sempre un prodotto Star wars!).

Presumo che la serie andrà avanti ancora, anche perché finora sono stati realizzati solo ventiquattro episodi, pur se, personalmente, non la considero imperdibile.
Ma, d’altronde, lo stesso Star wars ha smesso di esser imperdibile da un certo punto in poi e, anzi, la trilogia recente per certi versi è imbarazzante.

Tornando a noi, The mandalorian di Jon Favreau è un buon prodotto, con una sceneggiatura solida, benché non troppo originale, e una realizzazione tecnica eccellente. Ottima l’idea della sigla di chiusura con delle illustrazioni davvero belle: un modo per dare valore alla parte di un’opera visiva altrimenti trascurata (sigla e titoli finali, per l'appunto).

Una curiosità: l’ideatore della serie, Jon Favreau, è un volto a me noto sin dai tempi di Friends, in cui partecipò ad alcuni episodi. Evidentemente poi ha fatto carriera dall’altra parte della cinepresa.

Fosco Del Nero 



Titolo: The mandalorian.
Genere: fantascienza, azione.
Ideatore: Jon Favreau
Attori: Pedro Pascal, Kyle Pacek, Brendan Wayne, Alexandra Manea, Gina Carano, Tait Fletcher, Bernard Bullen, Luis Richard Gomez, Jamal Antar, Carl Weathers, Werner Herzog, Omid Abtahi, Nick Nolte, Taika Waititi, John Beasley, Horatio Sanz, Giancarlo Esposito, Sasha Banks, Rio Hackford, Emily Swallow, Mysti Rosas, Chris Bartlett.
Anno: 2019-in corso.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 23 aprile 2024

Paper girls - Stephany Folsom

Avevo letto cose molto positive sulla serie tv Paper girls, tratta dall’omonimo fumetto di successo, per cui l’ho guardata, ma senza ricavarne l’entusiasmo di altri recensori.

Partiamo dalle basi: si tratta di una serie tv di una sola stagione, peraltro breve. Con otto episodi è finito tutto. La serie non ha ottenuto una seconda stagione, nonostante il discreto successo di pubblico della prima.

La quale peraltro finisce senza alcun tipo di conclusione, ma anzi nel pieno di un flusso narrativo, anticipando eventi che evidentemente contava di sviluppare nella stagione successiva. Questo, come dico sempre, denota una grandissima mancanza di rispetto di una casa di produzione per i suoi spettatori: significa che a chi decide non importa niente della soddisfazione dei telespettatori, né importa niente della bellezza e della completezza di un’opera creativa.
Per loro non è arte o bellezza: sono semplicemente lavoro e denaro.

Questo spiega anche come mai i vari prodotti Netflix o Amazon (questa è una serie Amazon) spesso mettano in mezzo la loro tipica propaganda mondialista: volgarità, sessualità anche giovanile (qua assistiamo a discorsi pre-puberali, come anche a un discorso su come si devono mettere nella cavità femminile di una dodicenne gli assorbenti interni: evidentemente ai loro padroni piace questo tipo di tematica), omosessualità, etc. Sono le solite cose che suppongo stiano stancando anche il pubblico mediano, quello poco attento ai fenomeni collettivi… ma che comunque a un certo punto sente puzza di bruciato anche lui. 

Ad ogni modo, ecco la trama di Paper girls: quattro ragazzine (Tiff, Erin, Mac e KJ) escono, la notte di Halloween, per eseguire il loro lavoro di consegne di giornali, che notoriamente negli USA avviene in orari notturni e a opera di ragazzini in cerca dei primi lavori e delle prime paghe. Senonché le quattro si imbattono, oltre che in bulli di vario genere (a cui misteriosamente riescono a tenere testa pur essendo ragazzine esili), in viaggiatori nel tempo che li coinvolgono nei loro viaggi e li portano nel futuro.

Nel futuro, le quattro conosceranno alcune versioni adulte di sé, ricevendo notizie buone e meno buone. 
Poi torneranno indietro, faranno alcuni giri per cercare di salvarsi la vita e di sistemare le cose in modo decente… visto che di mezzo c’è un’organizzazione del futuro la quale a quanto pare elimina i viaggiatori nel tempo che cercano di modificare quanto è avvenuto.

Paper girls è essenzialmente puerile e infantile, oltre che poco originale nella tematica: abbiamo quattro dodicenni che parlano da pari a pari con gli adulti (un po’ perché loro sono sovradimensionate, un po’ perché gli adulti sono sottodimensionati a livello mentale e coscienziale), che parlano in modo ultravolgare (specialmente una delle quattro, letteralmente inascoltabile), che danno di matto ogni dieci minuti… e che per di più a tratti si trovano alle prese con le loro versioni adulte. Adulte si fa per dire, visto che regnano sempre l’immaturità e l’egocentrismo.

La propaganda globalista, con in mezzo sessualità infantile e omosessualità precoce, fa il resto, abbassando ulteriormente il valoro di un prodotto già mediocre di suo.

Come sia stata segnalata in quanto serie tv di valore francamente è un mistero… risolvibile forse nello scarso livello qualitativo cui è abituata la recente audience televisiva, probabilmente quella meno scafata.

Fosco Del Nero 



Titolo: Paper girls.
Genere: serie tv.
Ideatore: Stephany Folsom.
Attori: Camryn Jones, Ali Wong, Riley Lai Nelet, Sofia Rosinsky, Fina Strazza, Adina Porter, Nate Corddry, Kellee Stewart, Daniel Rashid, Maren Lord, Marika Engelhardt.
Anno: 2022.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 16 aprile 2024

Friends - The reunion - Ben Winston

Ho guardato Friends - The reunion esattamente il giorno dopo la morte di Matthew Perry, il famoso Chandler di Friends, avvenuta peraltro in circostanze anomale: diciamo solo che Perry era un noto sostenitore dei sieri sperimentali e che è stato una delle tante vittime dei malori improvvisi (dopo uno sforzo fisico, nello specifico una pratica sportiva).

Peraltro, alcuni giorni prima avevo appena finito di rivedere l’intera serie tv… per l’ennesima volta, giacché amo Friends sin da quando uscì nel 1994, quando ero adolescente. La serie mi ha letteralmente accompagnato nella mia giovinezza, ma anche nell’età adulta, date le continue revisioni dei 236 episodi totali.

Solitamente nel blog Cinema e Film recensisco film, per l’appunto, ma per Friends - The reunion ho fatto un’eccezione. 
Il film-documentario è strutturato in questo modo: nei suoi circa 100 minuti (che volano via in modo rapidissimo) si vede qualcosa degli episodi della serie, si assiste a qualche dialogo tra gli attori adulti, nel 2021, si vedono varie guest star, evidentemente anche loro appassionate di Friends, e si assiste a una sort di show guidato da un presentatore americano che personalmente non conosco.

Nel mezzo, tanti ricordi, tanti retroscena e anche qualche spiegazione, come il feeling evidentissimo tra “Ross e Rachel”… non solo nella serie tv, ma anche nella realtà, tra Jennifer Aniston e David Schwimmer. Quest’ultimo peraltro non solo recitava come attore, ma ha anche diretto numerosi episodi del programma, che avveniva dal vivo, davanti a un pubblico reale, e poi registrato e montato a beneficio del pubblico televisivo.

Personalmente ho gradito molto vedere Friends - The reunion, pur nella tristezza della recente morte di Perry… peraltro, anche gli altri attori non erano più giovanissimi: la più vecchia di loro, Lisa Kudrow, all’epoca del documentario in questione aveva ormai sessanta anni.

Mi riguarderò certamente questo film-documentario sulla sit-com più importante e divertente di tutti i tempi (il cui primato è minacciato solamente da The Big Bang Theory, ugualmente divertente ma a cui manca tremendamente la profondità emotiva di Friends, i cui attori erano amici stretti anche nella vita reale, come fossero una famiglia, elemento che traspirava con chiarezza anche nello show televisivo).

Va da sé che mi rivedrò ancora anche la serie tv vera e propria… nonostante, ogni volta che termina, mi fa sentire la mancanza di quei sei “amici”.

Ne approfitto per evidenziare che, come ogni buon prodotto, Friends è invecchiato molto bene: gli unici che non lo gradiscono sono i giovani abituati a prodotti di qualità inferiore, le persone senza senso dell'umorismo e i cultori della cultura woke (termine che vorrebbe identificare quelli che "stanno all'erta e vigili", ma che di fatto identifica invece i più addormentati e manipolabili).

Fosco Del Nero 



Titolo: Friends - The reunion.
Genere: serie tv, documentario. 
Regista: Ben Winston.
Paetecipanti: James Corden, Marta Kauffman, David Crane, Kevin S. Bright, Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, Matthew Perry, David Schwimmer, David Beckham, Justin Bieber, Cindy Crawford, Cara Delevingne, Kit Harington, Lady Gaga, Tom Selleck, Reese Witherspoon.
Anno: 2021.
Voto: 8. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 9 aprile 2024

Il sesto senso - M. Night Shyamalan

Non ho visto molte volte Il sesto senso, il film che ha lanciato M. Night Shyamalan alla ribalta cinematografica… forse due, ma entrambe prima di aprire il blog Cinema e film. Questa è la prima volta da quando l'ho aperto, per cui ecco qui la recensione del film in questione, che oramai è discretamente datato, essendo del 1999.

Il genere oscilla tra il drammatico, il thriller, il fantastico e l’horror, ma più che un genere specifico va evidenziata l’atmosfera cupa e desolata, formalmente metropolitana eppure pregna di solitudine e di angoscia esistenziale.

Ecco la trama sommaria de Il sesto senso: Malcolm Crowe (Bruce Willis; L'esercito delle dodici scimmieIl mondo dei replicantiFBI - Protezione testimoniIl quinto elementoLa morte ti fa bella) è uno psicologo infantile che fa del suo meglio per aiutare i bambini con problemi di vario tipo: abusi, schizofrenia, generiche paure, disadattamento sociale, etc.

Nonostante sia molto in gamba, tanto da aver appena ricevuto un prestigioso riconoscimento nel settore, non sempre riesce ad aiutare il bambino affidatogli… com’è stato per esempio con Vincent, il quale da adulto, una sera, penetra nella casa del dottore e gli spara un colpo di pistola nell’addome, prima di togliersi la vita. 

Otto mesi dopo, la scena riprende lo stesso Malcolm Crowe alle prese con un bambino problematico, Cole (Haley Joel Osment; Un sogno per domani), il quale afferma di vedere i morti com’erano al momento della loro morte, cosa che ovviamente lo terrorizza. Né la madre, né i vari assistenti son mai riusciti a confortarlo, ma pensa che potrebbe riuscirci Malcolm, il quale dal canto suo vede in Cole la possibilità di fare ammenda per il fallimento di tanti anni prima con Vincent.

Intorno ai due protagonisti, vari comprimari compongono lo sfondo della storia, pur se posti in secondo piano: la moglie di Malcolm, la madre di Cole e pochi altri. In effetti, Il sesto senso, per l’esiguo numero di protagonisti e di scenari, sembra quasi un’opera teatrale.

Il film non può che essere elogiato per la trovata originalissima che lo caratterizza, che non riporto in recensione per quei pochi che non avessero ancora visto il film di Shyamalan, pur se, a parte l’elemento in questione, non risulta essere altro che una sorta di film psicologico-drammatico con sporadici elementi orrorifici… e con un Bruce Willis particolarmente in parte, dal momento che il suo volto ben si attanagliava con la sceneggiatura del film, pur con i limiti della sua monoespressione.

Più di Willis, al tempo colpì l’interpretazione del giovanissimo Osment, il quale tuttavia non ha poi proseguito con la carriera brillante che ci si aspettava…

… curiosamente, la medesima cosa si può dire anche per il regista M. Night Shyamalan, che, dopo il buon abbrivio preso con Il sesto sensoUnbreakable - Il predestinato, Signs e The village, pare essersi smarrito (o aver finito le buone sceneggiature), producendo uno dopo l’altro buchi nell’acqua come Lady in the water, E venne il giorno, L'ultimo dominatore dell'aria e altri film ancora… che ho smesso di guardare visto che la qualità media era drasticamente calata. Con l’unica eccezione di After Earth, per me interessante sia per l’ambientazione fantascientifica, sia per i contenuti di tipo esistenziale (che in effetti ogni tanto fanno capolino nei film del regista indiano).

In effetti, non ho visto gli ultimi suoi cinque film: magari, su cinque, ce n’è almeno uno buono… indagherò.

Tornando a Il sesto senso, il film ha un suo valore oggettivo, accresciuto dal fatto che, a proposito di contenuti esistenziali, esso potrebbe essere considerato anche una sorta di metafora dell’addormentamento collettivo.
La frase che il bambino dice al dottore pare presa da un testo di genere esistenziale-evolutivo.

“Vanno in giro come persone normali.
Vedono solo quello che vogliono vedere.
Non sanno di essere morti.
Sono dappertutto”

Nei Vangeli si parla a lungo di vegli e di addormentamento, come pure nel Dhammapada di Buddha o praticamente ovunque nel settore: “essere addormentati è essere come morti”, lessi tempo fa in un libro.
Ecco, il film in questione potrebbe essere considerato in tale senso e, considerando gli interessi spirituali del regista indo-statunitense, la cosa non è affatto da escludere.

Interessante anche la frase sul magnetismo energetico tra persone e oggetti.

“Secondo me quando le persone possiedono degli oggetti, una parte di sé stessi viene impressa su quegli oggetti.”

Fosco Del Nero 



Titolo: Il sesto senso (The sixth sense).
Genere: psicologico, drammatico, fantastico, horror.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Bruce Willis, Haley Joel Osment, Toni Collette, Olivia Williams, Mischa Barton, Donnie Wahlberg, Peter Anthony Tambakis, Jeffrey Zubernis, Bruce Norris, Glenn Fitzgerald, Greg Wood.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 3 aprile 2024

Dune - Parte 1 - Denis Villeneuve

Mi son messo a guardare Dune - Parte 1, film del 2021 diretto da Denis Villeneuve, pensando che si trattasse di un film unico dedicato al ciclo di Dune scritto da Frank Herbert, che conosco sin da adolescente ma che non ho mai letto.

Peraltro, avevo delle remore a guardarlo, pur appassionato alla storia in questione, dal momento ch’essa doveva reggere il difficilissimo confronto col Dune di David Lynch del 1984: un confronto certamente avvantaggiato relativamente ai mezzi tecnologici odierni, ma comunque ostico per via dell’atmosfera assai ispirante del film degli anni Ottanta. 

Per non parlare del fatto che, spesso, i rifacimenti contemporanei perdono le qualità essenziali dei film più risalenti, sia nell’atmosfera generale che nei dialoghi. Si citi come esempio lo scempio fatto con Ghost in the shell, passato dall’essere un eccellente film d’animazione ricco di contenuti esistenziali all’essere un film di fantascienza di cassetta privo di qualunque spessore.
La mia paura era che fosse successa la stessa cosa a Dune

Prima di commentare il film, anticipo che avevo già recensito due film del regista Denis Villeneuve, ossia Arrival e Blade Runner 2049, in modo non troppo elogiativo.

Passiamo ora alla trama sommaria di Dune, che ho poi scoperto essere solamente la prima parte di un dittico, di cui sta per uscire il secondo film: il pianeta Arrakis è conteso da molti, in quanto solamente in esso si estrae la “spezia”, che gli indigeni usano come sostanza sacra psicotropa e che in tutto l’universo conosciuto è utilizzata per i viaggi interstellari, altrimenti impossibili. Avendolo governato e sfruttato negli ultimi ottanta anni, la malvagia e laida famiglia degli Arkonnen si è oscenamente arricchita… salvo poi vedersi sfilare da sotto il naso il pianeta in questione, improvvisamente assegnato dall’Imperatore agli Atreides, i quali così si recano sul pianeta in questione, casata al completo, guidata dal Duca Leto Atreides (Oscar Isaac; Ex machina, Star wars 7 e seguenti), il cui figlio Paul (Timothée Chalamet; Don't look up) incarna una doppia eredità: da un lato è l’erede della linea di sangue degli Atreides, dall’altro lato è figlio di Jessica, una Bene Gesserit, sorta di setta femminile psico-spirituale che agisce dietro le quinte dell’Impero tirando i fili e disponendo le cose in un certo modo, secondo conoscenze e profezie.

Nel panorama si muove un variegato numero di personaggi, alcuni più o meno interessanti e meglio caratterizzati di altri: cito tra tutti Duncan Idaho, il “maestro d’armi” di Paul (Jason Momoa,  indimenticabile Khal Drogo de Il trono di spade), e Chani (Zendaya… che leggo online essere cantante e ballerina, oltre che attrice), giovane ragazza fremen, che Paul ha a lungo sognato e che infine incontrerà su Arrakis.
Si fanno notare anche i personaggi interpretati da Dave Bautista e da Javier Bardem… ma il cast è buono in generale: per esempio, vi sono anche Charlotte Rampling e Stellan Skarsgård.

Nella storia, anche solo in questa prima parte, vi è molto: educazione, combattimenti, tradimenti, azione, politica, mondo interiore.
Soprattutto, vi è un livello estetico clamoroso, il quale da solo renderebbe il film meritevole di visione. Con mia sorpresa positiva, l’opera ha mantenuto se non proprio l’afflato esistenziale presente nel Dune di Lynch, molti spunti verbali interessanti, che riporto di seguito.

“Sono belli i sogni, ma le cose importanti accadono da svegli.”

“Non devo avere paura: la paura uccide la mente.
La paura è una piccola morte che porta all’annullamento.
Affronterò la mia paura e le permetterò di attraversarmi e, una volta passata, il mio occhio interiore ne seguirà il cammino.”

“I nostri piani si sviluppano in secoli.”

“Dirigete la politica dell’Imperium avvolti nell’ombra.”

“Per migliaia di anni abbiamo incrociato le linee di sangue per dare alla luce una mente potente tanto da superare spazio e tempo, passato e futuro, e che ci accompagni in un futuro migliore.”

“Il mistero della vita non è un mistero da risolvere, ma una realtà da sperimentare.”

“Un processo non si può comprendere arrestandolo. Dobbiamo seguire il flusso del processo, unirci a esso, fluire con esso.”

“Devi affrontare le tue paure.
Un amico ti aiuterà: seguilo.”

“Paul Atreides deve morire perché il Messia sorga.
Non spaventarti, non resistere.”

“Quando togli una vita, la togli a te stesso.”

“Ascendi, sorgi.”

Tutto ciò, tra sceneggiatura origianale, scenografia e fotografia curatissime, ottimi casting e recitazione e contenuti interessanti, fa del Dune - Parte 1 un film davvero eccellente: meno importante del suo predecessore in quanto a contenuti esistenziali, ma superiore in quanto a estetica e realizzazione tecnica... col non trascurabile vantaggio dei due film al posto di uno.

Fosco Del Nero 



Titolo: Dune - Parte 1 (Dune: part one).
Genere: fantascienza.
Regista: Denis Villeneuve.
Attori: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Stephen McKinley Henderson, Chen Chang, Sharon Duncan-Brewster, Charlotte Rampling, Jason Momoa, Javier Bardem.
Anno: 2021.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 26 marzo 2024

In the name of the King - Uwe Boll

In the name of the King è un film del 2007 diretto da Uwe Boll, un regista che non avevo mai sentito, nonostante l’abbondante filmografia... e che ho scoperto rapidamente perché: è specializzato in film a budget contenuto, spesso tratti da videogiochi ed è noto per la scarsa qualità delle sue produzioni.

In the name of the King  non fa eccezione per molti versi.

Partiamo dalla trama, estratta dal famoso videogioco di ruolo Dungeon Siege: il Fattore e la moglie Solana vivono felici col loro figlio, nonché con parenti e vicinato vario, finché Stonebridge non è invasa dai temibili Krug, creature simili a orchi che attaccano e devastano tutto, comandati magicamente da Gallian, un mago malvagio che ha aumentato il suo potere attraverso la sua amante, la giovane e bella Muriella, figlia del mago di corte Merick.
Quanto al Re Konrad, egli è il bersaglio principale di Gallian, il quale vuol diventare egli stesso e agisce a tal scopo sia dall’esterno che dall’interno.

Riferita la trama, passiamo al cast, che sorprendentemente è di ottimo livello per una produzione di così basso profilo: abbiamo Jason Statham (The snatchLock & stock, Revolver), Leelee Sobieski (Eyes wide shut, Branded – Il marchio di sangue), Ron Perlman (Il nome della rosaLa città dei bambini perdutiHellboyAlien 4 – La clonazione), Claire Forlani (Vi presento Joe Black, Boys and girls), Ray Liotta (Revolver, L’uomo dei sogniSin City), Burt Reynolds (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, Boogie nights - L’altra Hollywood).

Nessuna prima stella, ma un nutrito corpo di attori di seconda e terza fascia: l’insieme degli attori è certamente più notevole del film in sé.
Quanto al resto, valida la scenografia e i combattimenti, spettacolari ma non sopra le righe. Scarso però tutto il resto: dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi, come in generale tutta la sceneggiatura, piuttosto lineare e prevedibile, più adatta certamente a un videogioco (per l’appunto), con le sue sottotrame e sottomissioni che a un film (in cui deve essere eccellente la portata principale).

In definitiva, In the name of the King è un prodotto tecnicamente non malvagio, ma è talmente tanto pieno di cliché e di elementi banali e prevedibili che si fatica a concepirne il progetto… nonché le due ore di durata.

Fosco Del Nero 



Titolo: In the name of the King (In the name of the King: a Dungeon Siege tale).
Genere: fantasy, drammatico. 
Regista: Uwe Boll.
Attori: Jason Statham, Leelee Sobieski, Ron Perlman, Claire Forlani, Ray Liotta, Burt Reynolds, John Rhys-Davies, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Mike Dopud, Will Sanderson, Tania Saulnier, Gabrielle Rose.
Anno: 2007.
Voto: 5. 
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