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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 17 settembre 2024

Belle - Mamoru Hosoda

Avendo appena visto l’ultimo film di Makoto Shinkai, ossia Suzume, mi sono detto che era il momento giusto per vedere anche Belle, l’ultimo film diretto da Mamoru Hosoda… essendo i due registi nipponici i più titolati a raccogliere l’eredità di Hayao Miyazaki nel campo dell’animazione (beh, Studio Ghibli a parte, ovviamente).

Vediamo dunque come è andata con Belle, film girato nel 2021, lungo circa due ore, che segue tutti gli altri film di Hosoda che ho visto e recensito, ossia: La ragazza che saltava nel tempo, Summer warsWolf childrenThe boy and the beast e Mirai… curiosamente, con una cadenza perfetta di un film ogni tre anni, dal 2006 al 2021: il prossimo dunque dovrebbe uscire nel 2024, ossia l’anno in cui scrivo (ora siamo a fine febbraio).

Ma passiamo alla trama sommaria di Belle, per poi procedere a un commento: Suzu è una ragazzina diciassettenne che vive nella prefettura di Kochi insieme al padre. Quanto alla madre, essa è morta in un tremendo incidente cercando di salvare un’altra bambina dall’annegamento; la bambina si è salvata, mentre la donna no, cosa che ha contribuito a far crescere Suzu in modo taciturno, timido e persino timoroso.

Un dì, la ragazza si iscrive a una app già usatissima in tutto il mondo, con ben 5 miliardi di account, chiamata U, in cui chiunque può dar vita a un nuovo personaggio e presentarsi come vuole. Il programma è talmente famoso da creare vere e proprie star mondiali, da far tendenza e generare discussioni anche nella vita reale.

Se nella vita reale Suzu è timida e impacciata, nella vita virtuale è Belle, una bellissima e carismatica cantante, che incanta da subito tutta la platea di U, ottenendo milioni e milioni di follower.

La storia procede mescolando i due filoni, i quali si intersecheranno, tanto per la vita di Suzu, quanto per la vita di altri personaggi.

Belle è una sorta di rilettura moderna della favola de La bella e la bestia… solo che la bestia viene chiamata, nel doppiaggio italiano, “drago” (anche se non assomiglia molto a un drago). La rilettura è doppia, visto che di mezzo non solo c’è l’elemento della modernità e delle app per cellulare, ma anche la cultura giovanile giapponese, il che crea un’opera piuttosto meticcia. Diciamo che la favola originale si può anche ignorare, concentrandosi sul film di Hosoda.

Il film non è del tutto riuscito. Visivamente è bellissimo (e regge il confronto a distanza con l’ultimo film di Shinkai: il primo si fa preferire per i disegni a mano, mentre il secondo è praticamente imbattibile per i giochi di luce), acusticamente è molto valido, ma zoppica su alcuni versanti.

La storia non è raccontata ottimamente: il passato di Suzu non è spiegato bene… e nemmeno il presente, visto che non si capisce come mai avvengano certe cose (il successo planetario del suo personaggio, l’avvicinamento col Drago, il rintracciarlo tramite app/internet… anche il vissuto interiore della protagonista non è ben illustrato).

Personalmente, inoltre, non amo molto le storie in cui si parla di app, programmi virtuali e dintorni… come Mamoru Hosoda aveva già fatto in Summer wars, che non per niente era il suo film meno riuscito, almeno a mio avviso.
Se il trittico dei suoi film migliori è The boy and the beast-Wolf children-La ragazza che saltava nel tempo, il trittico dei peggiori diviene dunque Belle-Summer wars-Mirai. “Peggiori”, per modo di dire: il livello minore è decente, mentre il maggiore è dato da quel capolavoro che è The boy and the beast: mediamente parlando, è certamente un buon livello.

Non sarebbe una brutta idea, comunque, se gli animatori giapponesi si affiancassero a qualcuno più esperto di loro in narrativa (scrittori veri e propri, per esempio)… o se si appoggiassero a qualche romanzo (come ha fatto anche Miyazaki in alcune sue opere, come Il castello errante di Howl): potrebbero così curare la parte tecnico-realizzativa fondandosi su solide basi a livello di storia e personaggi.

Belle è comunque un film valido, con un punto particolarmente emozionante, quello in cui si descrive il momento della guarigione interiore della protagonista: quella scena, in effetti, è molto toccante, come è molto bello il personaggio di Belle, per quanto usato solo come maschera e non approfondito in senso psicologico.

Al prossimo film di Mamoru Hosoda.

Fosco Del Nero



Titolo: Belle (Ryu to sobakasu no hime).
Genere: anime, fantasy.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2021.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 3 settembre 2024

Suzume - Makoto Shinkai

Suzume è l’ultimo film girato finora da Makoto Shinkai e, nel blog, segue a ruota i vari 5 cm per secondIl giardino delle paroleYour nameViaggio verso AgarthaOltre le nuvole, il luogo promessoci e Weathering with you - La ragazza del tempo.

Voti discreti, pur senza mai raggiungere l’eccellenza… nonostante l’eccellenza visiva, quella sì, sia stata abbondantemente raggiunta, e forse persino superata. 

Partiamo dalla trama di Suzume e poi vediamo il resto: Suzume è una ragazzina che vive in un paesino nella Prefettura di Miyazaki, nell’isola più meridionale del Giappone, Kyushu (tra le quattro grosse, lasciando perdere Okinawa e dintorni).

Un dì, incontra un ragazzo, Sota, che si rivela essere un “chiudiporta”, ossia l’erede di una famiglia che per missione va in giro per il Giappone a chiudere il portali tra la realtà umana e l’Altrove. Quando i due reami entrano in conflitto, dall’Altrove giunge presso gli uomini, non visto da nessuno tranne che dagli “addetti ai lavori”, una sorta di verme gigantesco il quale, quando si alza e ricade al suolo, causa terremoti più o meno importanti (ecco perché il Giappone ha tanti terremoti!).

Il giovane ragazzo, tuttavia, viene trasformato in una seggiola (sì, in una seggiola) da una sorta di gatto parlante, che letteralmente trascina ragazza e ragazzo-seggiola in giro per il Giappone, sino al nord.
In mezzo a tutto ciò: natura, città, azione, sentimenti, fantasy e altro ancora.

Nella recensione di Weathering with you - La ragazza del tempo, avevo scritto che Shinkai, forte nell’aspetto tecnico-visivo ma assai debole in quello della sceneggiatura e dei contenuti, avrebbe fatto meglio ad andare a lezione da Miyazaki (non la Prefettura, ma il regista) e dallo Studhio Ghibli in generale… e forse è quello che ha fatto. 

Suzume è certamente il più ghibliano tra i suoi film, nel proporre un mix tra natura, tecnologia, atmosfera fantasy, due protagonisti di genere contrapposto e una missione di fondo. Le citazioni della Prefettura di Miyazaki e dell’Italia (da cui lo Studio Ghibli prende il nome), per non parlare dell’avvio del film che ricorda molto La città incantata, non sembrano in tal senso casuali, ma veri e propri omaggi.

All’elemento fantastico si unisce peraltro un elemento reale: il Giappone è spesso scosso da terremoti più o meno gravi, e quello del Tohoku del 2011 ha causato molti danni, molte vittime ed è rimasto impresso nella memoria collettiva. Suzume vi si riferisce in modo quasi diretto, perdendo con ciò parte della sua atmosfera fantastica.

La quale peraltro non è certamente solida come quella dei film dello studio d’animazione che abbiamo citato. Nonostante un ottimo avvio, Suzume si perde un po’ per strada… e la durata di due ore non aiuta, nel senso che il film avrebbe potuto e dovuto durare molto meno, non essendo altro, in fin dei conti, che una sorta di rincorsa al gatto e al prossimo portale. 

Inoltre, Shinkai proprio non sa gestire l’aspetto umano, risultando sempre tendente al melenso e al melodrammatico: negli eventi, nei dialoghi e nella colonna sonora. Con Suzume ha allentato un poco la presa, comunque, forse essendo stato messo sull’avviso in tal senso.

La mia sensazione è sempre la stessa: il talento visivo-tecnico di Shinkai è quasi sprecato, essendo messo a frutto di opere deboli e poco incisive, adatte forse al largo pubblico emotivo, forse quello più occidentale e occidentalizzato, ma decisamente meno al tradizionale pubblico giapponese e appassionato dei film Ghibli.

Fosco Del Nero



Titolo: Suzume (Suzume no tojimari).
Genere: anime, animazione, fantasy, sentimentale. 
Regista: Makoto Shinkai
Anno: 2023.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 9 luglio 2024

Weathering with you - La ragazza del tempo - Makoto Shinkai

Weathering with you - La ragazza del tempo è il sesto film di Makoto Shinkai che vedo, dopo Oltre le nuvole, il luogo promessoci5 cm per secondYour nameIl giardino delle paroleViaggio verso Agartha.

Il motivo per cui ho visto quasi tutti i suoi film (mi manca solo l’ultimo: Suzume) è molto semplice: sono bellissimi da vedere, letteralmente una gioia per gli occhi.

Il motivo per cui nessuno di essi ha avuto una valutazione ottima è presto detto: le sceneggiature non sono granché, palesando sempre il medesimo difetto… nonostante il regista non sia più ai suoi primi lavori, il che suggerisce che si tratti di una carenza strutturale mai affrontate. 

Nel dettaglio, i film di Shinkai sono melodrammatici e tendenzialmente infantili-adolescenziali, ben lontani dalle vette di Miyazaki, a cui è stato (indegnamente) accostato. Più di Shinkai, personalmente accosto ad Hayao Miyazaki Mamoru Hosoda… se non proprio il figlio Goro Miyazaki (ma saremmo comunque in ambito Studio Ghibli, come pure per Takahata o per Yonebayashi).

Ma andiamo alla trama di Weathering with you - La ragazza del tempo: Hodaka, un ragazzo sedicenne, va a Tokyo scappando dalla famiglia e s’imbatte subito nelle prime difficoltà… dove dormire, come mantenersi, dove trovare lavoro. Dopo un empasse iniziale, si sistema presso Keisuke e Natsumi, i quali portano avanti una piccola casa editrice, e poi conosce Hine, nonché il di lei fratellino Nagi, la quale ha la capacità di modificare il clima portando il sereno…

… capacità ovviamente molto richiesta sul mercato, che i due cercheranno di sfruttare mettendo su una piccola attività in proprio.
Tuttavia, le donne con tale capacità, si scopre strada facendo, sono attese da un destino infausto.

Shinkai ci mette dentro un po’ di tutto: vita cittadina, amicizie, lavoro, amore, tematiche fantastiche, come peraltro fatto anche nei suoi lavori precedenti… ma il risultato è il solito: un eccellente opera dal punto di vista visivo; una storia piuttosto deludente, per non dire del tutto mediocre, dal punto di vista narrativo.

Il punto dolente è sempre la tendenza melensa che il regista giapponese mette nelle sue storie, a cui vorrebbe dare, forse scimmiottando altri registi suoi colleghi, un afflato epico, senza però riuscirsi e anzi risultando stucchevole.

Probabilmente farebbe meglio a basarsi su sceneggiature altrui, o su romanzi di successo, e attenersi strettamente a quanto vi trova, limitandosi a curare la parte tecnica, in cui viceversa eccelle (specie nei colori e nei giochi di luce).

Mi vedrò anche Suzume, e poi avrò finito, per ora almeno, con i film d’animazione di Makoto Shinkai (a cui farebbe bene probabilmente un po’ di apprendistato allo Studio Ghibli, almeno relativamente alla parte “interiore-emotiva” delle produzioni).
 
Fosco Del Nero



Titolo: Weathering with you - La ragazza del tempo (Tenki no ko).
Genere: animazione, anime, drammatico, sentimentale. 
Regista: Makoto Shinkai.
Anno: 2019.
Voto: 6. 
Dove lo trovi: qui.





martedì 18 giugno 2024

Usagi drop - Kanta Kamei

Mi ero segnato da un po’ di tempo la serie Usagi drop, una breve serie anime datata 2011, che a suo tempo avevo visto segnalata online come prodotto di buon valore.

Lo è, per certi versi, a cominciare dalla sigla d’apertura, molto stilosa nella grafica e molto orecchiabile nella parte audio… forse, a dirla tutta, si tratta dell’elemento di maggior pregio di  Usagi drop.
Anche la sigla di chiusura, differente, è caruccia.

Da segnalare che, dopo la sigla di chiusura, ogni episodio propone una scena finale, cosa che costringe a vedersi ogni volta anche la seconda sigla… oppure a saltarla manualmente, secondo preferenza.

Quanto al genere, si tratta di una serie tendente alla commedia, pur se affronta il tema serissimo dei genitori single, pur facendolo da un punto di partenza alquanto originale. 

Ecco la trama sommaria di Usagi drop: un dì, Daikichi, trent’enne che vive in città, si reca nella casa di campagna del nonno, appena morto a circa ottant’anni. Che muoia un ottantenne non è una cosa insolita… mentre è insolito che lasci una figlia piccola di 7 anni: Rin, figlia dell’anziano uomo e della sua amante-badante, una giovane donna che sparisce ben presto abbandonando la figlioletta, che peraltro non sapeva nemmeno che la donna fosse sua madre.

L’evento pone in grave imbarazzo il resto della famiglia, che vorrebbe disfarsi della piccola mandandola in qualche istituto, sino a che proprio Daikichi decide di prenderla a vivere con sé, con ciò modificando di netto la sua vita come orari, impegni e conoscenze.
Finirà per familiarizzare con altri genitori single (per quanto single per motivi più classici: dal divorzio alla morte del coniuge), anch’essi impegnati nel difficile compito di conciliare lavoro, bambino e vita personale. 

La serie si compone di undici episodi di circa 22-23 minuti circa ciascuno.

Il tratto grafico è gradevole, tra disegni a mano e acquerelli, mentre il comparto audio è buono, tra musiche e voci. A proposito delle voci, il prodotto non è mai stato importato in Italia, per cui è disponibile solo tramite sottotitoli realizzati da appassionati (non professionisti, quindi).

Usagi drop è un prodotto gradevole: tra la sigla d’avvio molto ben fatta (video e audio) e i due personaggi principali, non si fa fatica a provare simpatia per tutto quanto… tuttavia è ben lontano dall’essere un prodotto memorabile.
Si limita a eseguire un buon compitino evidenziando la questione e le sue problematiche, e poi finisce lì, senza nemmeno avviare sottotracce o giungere a un qualche tipo di conclusione quantomeno parziale (come avrebbe potuto essere, per esempio, una storia d’amore andata a buon fine).

Pazienza, prendiamo quello che c’è.

Fosco Del Nero



Titolo: Usagi drop (Usagi doroppu).
Genere: anime, serie tv.
Regista: Kanta Kamei.
Anno: 2011. 
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 21 maggio 2024

Harmony - Michael Arias, Takashi Nakamura

Harmony è il terzo film ispirato alle opere di Project Itoh, dopo L’impero dei cadaveri e L'organo genocida, film che mi erano piaciuti abbastanza, sia nella tecnica che nei contenuti, nonostante una certa tendenza cerebrale…

… che ha anche Harmony, film lungo circa due ore, piuttosto lento e parecchio introspettivo.

Quanto ai due registi, avevo già incontrato Michael Arias per il particolarissimo (e molto simbolico, oltre la facciata del film d'animazione e d'azione fantastico) Tekkonkinkreet - Soli contro tutti.

Cominciamo con la trama sommaria di Harmony: in un futuro post-bellico, dopo l’evento disastroso chiamato Maelstrom, la società si è profondamente frammentata.

La parte dominante della società si è estremamente medicalizzata e socializzata, tramite una forte pressione sociale sul versante psicologico e una medicalizzazione con nanotecnologia (denominata “watch me”) sul versante fisico. In pratica, tutti sono equilibrati, controllati e moderati, salvo avere episodi radicali di vario tipo. 

La protagonista è Tuan Kirie, la quale, tredici anni prima, aveva organizzato una protesta con le amiche Miach Mihie e Cian Reikado che avrebbe dovuto sfociare in un suicidio di gruppo. Però, solamente Miach si uccide, mentre le altre due amiche non hanno il coraggio e proseguono la loro vita in modo molto differente.
Tuan lavora ora per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (a proposito di medicalizzazione forzata...), nei corpi di polizia internazionali.
Ma il passato tornerà a farsi sentire, compresa una minaccia alla salute pubblica.

Harmony è molto bello da vedere, nonostante ogni tanto la computer grafica si metta in mezzo ad abbassare la qualità media dell’animazione e degli sfondi disegnati a meno. La cosa non stona molto, comunque, dal momento che l’armonizzazione tra i due tipi di disegni è ottimizzata discretamente bene.
I dialoghi e i temi sono molto seri. Non c’è tuttavia molto divertimento, per usare un eufemismo.
Il ritmo è lento e introspettivo.

Nel film vi è una certa bellezza, nonché argomenti interessanti (società medica, controllo sociale, pressione psicologica, distopia, felicità apparente e reale, etc), anche se il prodotto non convince del tutto, specialmente per uno sviluppo poco coerente e fluido.
Peccato, perché il materiale di partenza c’era ed era buono, forse persino ottimo. Anche lo stile scelto è valido ad esteticamente accattivante. Il tutto però, sia visivamente sia emotivamente, risulta molto freddo e asettico e coinvolge poco.

Harmony rimane comunque un buon film d’animazione, di sufficiente-buon valore, come i suoi due colleghi citati a inizio recensione.

Fosco Del Nero



Titolo: Harmony (Harmony).
Genere: anime, fantascienza, drammatico.   
Regista: Michael Arias, Takashi Nakamura.
Anno: 2015. 
Voto: 6.5. 
Dove lo trovi: qui



martedì 8 agosto 2023

L’organo genocida - Shuko Murase

L’organo genocida è il secondo film d’animazione giapponese che vedo tratto dai romanzi dell’autore giapponese Project Itoh (pseudonimo di Satoshi Ito, peraltro morto ancora giovane): il precedente è stato L’impero dei cadaveri, che mi aveva colpito soprattutto per l’atmosfera e lo sfondo, certamente mutuati dal romanzo omonimo.

Entrambi i film sono ambientati in Europa, ma in modo molto diverso: se L’impero dei cadaveri disegnava un’ucronia fantastica rispetto al diciannovesimo secolo, L’organo genocida affronta le tematiche della guerra e dello spionaggio dei tempi moderni.

Se il primo film partiva da una Londra in stile steampunk, il secondo parte da Sarajevo, città sulla quale (in un 2015 alternativo, che tecnicamente, anche in questo caso, ci porta nel genere dell’ucronia) viene sganciata una bomba nucleare artigianale, evento che fa esplodere ovunque la guerra al terrorismo e che acuisce le tensioni tra le nazioni.

Aumentano largamente anche la sorveglianza e il controllo (solita dicotomia tra la libertà e la sicurezza, per cui si sacrifica la prima in omaggio alla seconda): non siamo ai livello della distopia, ma ci avviciniamo, tratteggiando sofisticate operazioni di spionaggio, gruppi di resistenza altrettanto ben organizzati, con tanto di trapianti di cornee, polpastrelli, etc, al fine di evitare certi controlli.

Molte democrazie sono divenute semi-dittatoriali o comunque fortemente manipolatrici-impositive (come è già ora, peraltro, anche se in molti ancora non se ne sono accorti), e il mondo in generale attraversa una fase di caos, per la quale è imputato soprattutto tale John Paul, il quale avrebbe scoperto delle dinamiche psico-linguistico-neurologiche capaci di scatenare fenomeni individuali e collettivi di violenza e genocidio.

Clavis Shepherd, giovane agente della CIA, viene assegnato il compito di individuare e arrestare Paul, considerato un pericoloso terrorista. Per far ciò, avvicina Lucia Skroupova, ex amante dell’uomo, la quale si guadagna da vivere insegnando il ceco agli stranieri che vanno a vivere nella Repubblica Ceca.
Non per niente, nel film è citato lo scrittore Kafka, come vengono fatte altre citazioni “colte”.

La trama de L’organo genocida è interessante, per quanto a tratti molto cervellotica.
Nella storia vi sono sia dialoghi e rapporti tra esseri umani, sia azione, sparatorie, sangue e scene splatter; non è certamente un cartone animato per bambini.

Nel suo essere maturo e crudo, nonché portatore di tematiche interessanti (collegamento tra linguaggio, neurologia, psiche e comportamento, per quanto con lo spunto semplicistico della “costrizione”), L’organo genocida si rivolge a un pubblico adulto sia come età anagrafica che come età interiore, diciamo così, e in ciò ha il suo valore… per quanto a tratti lo abbia trovato un po’ lento e non molto coinvolgente.

Il livello tecnico-esteriore dell’opera è buono e quello contenutistico-interiore ugualmente buono, anche se si sente la mancanza di un maggiore approfondimento umano, nonché una certa tendenza a tratteggiare scenari cinici.

Fosco Del Nero



Titolo: L’organo genocida (Gyakusatsu kikan).
Genere: anime, animazione, guerra, drammatico, ucronia.
Regista: Shuko Murase.
Anno: 2017.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 1 agosto 2023

L’impero dei cadaveri - Ryoutarou Makihara

L’impero dei cadaveri è la conversione animata dell’omonimo romanzo scritto dal giapponese Project Itoh (nome d’arte di Satoshi Ito). Si tratta di un’opera ambientata nella fine del diciannovesimo secolo, di genere ucronico e di stile vagamente steampunk.

Andiamo a vedere la trama sommaria: si parte dall’Europa, e precisamente da Londra. In tale realtà alternativa (ucronia) Frankenstein ha creato degli automi capaci di sostituire l’essere umano in molti lavori, come l’industria pesante, il servizio e persino la guerra. Dapprincipio tali “cadaveri resuscitati” (ma solo parzialmente, visto che l’anima è perduta, rimanendo solo una sorta di debole e obbediente volontà esecutrice) non vengono accettati dai più, ma poi finiscono per imporsi e diffondersi, per via della loro grande utilità. 
Il risultato è che le città del vecchio continente, e via via del mondo intero, risultano popolate per metà da esseri umani vivi e per metà da esseri umani non vivi.

Tale concetto, e ancor di più la sua rappresentazione visivo-cinematografica, è molto interessante dal punto di vista esistenziale, dal momento che va a indagare la questione della consapevolezza... non so quanto volontariamente o involontariamente.

John Watson, studente di medicina dell'Università di Londra che ha illegalmente “resuscitato” un suo caro amico e collega di esperimenti, allo scopo di cercare di recuperare anche l’anima oltre che il corpo, viene costretto dal governo inglese, in cambio di una mancata incriminazione e condanna, a indagare sul modello originale di Frankenstein, e sui suoi appunti di lavoro, che si dice per l’appunto contengano le istruzioni per richiamare anche l’anima, oltre che una vita parziale. Il ragazzo, insieme al suo amico-automa Venerdì e al soldato Frederick Burnaby, si reca in Afghanistan alla ricerca di tali informazioni, nonché di tale Alexei Karamazov, eminente studioso del settore.
Il gruppo poi girerà il mondo, passando anche per Giappone e Stati Uniti.

Da citare anche i personaggi di Nikolai Krasotkin, altro studioso del settore “corpi-cadaveri” e Hadaly Lilith, avvenente ragazza-combattente.

Diciamo subito una cosa: il citazionismo del film è talmente tanto massiccio da risultare quasi ridicolo: da Watson a Venerdì, da Frankenstein a Lilith, da Karamazov a Krasotkin (un altro personaggio del romanzo I fratelli Karamazov). 
Pure i nomi secondari, come Ulysses Simpson Grant, Frederick Burnaby e Seigo Yamazawa son nomi presi da uomini occidentali del passato, distintisi in alcuni campi.
La cultura e i riferimenti al mondo occidentale vanno bene, ma in questo caso sono eccessivi e fuori luogo.

Come fuori luogo, nel contesto del film, sono i tratti eccessivamente procaci dell’unico personaggio femminile: la presenza femminile è molto ridotta, e quel poco che c’è è tratteggiato in modo poco equilibrato.

Da un certo punto in poi, giacché stiamo parlando dei difetti dell’opera, L’impero dei cadaveri diviene eccessivamente dinamico, teso ad azione e adrenalina, con motivazioni e dialoghi un po’ scontati.

Il che è un peccato, perché lo spunto iniziale è notevole e introduce questioni scientifiche, etiche, sociali e persino esistenziali, le quali vengono però trattate in modo non approfondito, disperdendo così in parte il potenziale di partenza... pur durando parecchio, circa due ore, forse troppo per la scarsità di contenuti che il film palesa da un certo momento in poi.

Disegni e animazioni sono notevoli: belli, colorati, efficaci, fluidi.

Altro elemento di fascino è lo spostarsi in luoghi molto diversi: la Londra fumosa del 1870, il porto di Bombay, l’Afghanistan delle pianure e delle montagne, etc.

Il valore cinematografico de L’impero dei cadaveri è rimarchevole; l’abbrivio è notevole; peccato per una certa mancanza di carisma nei personaggi e nei dialoghi, nonché per l’“accelerazione adrenalinica” che l’opera ha da un certo punto in poi, a discapito dei contenuti interiori.

La valutazione complessiva è comunque discreta-buona e, anzi, l’elemento dei cadaveri-morti-zombi che girano nelle città, accanto alle persone normali, sa davvero tanto di insegnamento esistenziale… dal momento che le città contemporanee sono davvero piene di cadaveri che camminano.

Fosco Del Nero



Titolo: L’impero dei cadaveri (Shisha no teikoku).
Genere: anime, animazione, fantastico, ucronia, drammatico.
Regista: Ryoutarou Makihara.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 11 luglio 2023

A te che conosci l’azzurro del cielo - Tatsuyuki Nagai

Non mi ricordo per quale motivo mi fossi segnato A te che conosci l’azzurro del cielo, film d’animazione giapponese del 2019, quindi molto recente.
Forse, banalmente, lo avevo visto da qualche parte online, o consigliato o semplicemente descritto.

Sta di fatto che me lo son visto e che questa è la susseguente recensione.

Partiamo dalla trama, che parte come assai tipica, per poi evolvere in fantastica: siamo a Chichibu, un piccolo paese della prefettura di Saitama, da cui i giovani tendenzialmente vogliono andarsene perché non c’è granché.
Il film parte con una scena di parecchi anni prima, quando la giovane Akane inizia a prendersi cura della sorellina Aoi dopo la morte dei genitori in un incidente stradale… e con ciò rinuncia ad andare a Tokyo col fidanzato di allora Shinnosuke, il quale ci va da solo inseguendo il sogno di diventare un musicista professionista.
La storia riprende tredici anni più tardi, quando Aoi è una ragazza, Akane lavora nel municipio del paese e Shinno ritorna dopo una lunga assenza e un lungo silenzio… e ritorna in due forme differenti!

Una è lo Shinno più che trentenne che effettivamente è diventato un chitarrista di buona fama; l’altra è lo Shinno adolescente, cresciuto di nemmeno un giorno, che compare all’improvviso in un capanno fuori mano, dal quale peraltro non può uscire, come fosse una sorta di spirito relegato in quel posto.

Doppia complicazione: lo Shinno grande è ancora attratto da Akane, mentre lo Shinno piccolo inizia ad affezionarsi ad Aoi.

Lo dico in modo diretto: nonostante la buona realizzazione tecnica (disegni animati, fondali, colonna sonora, voci), A te che conosci l’azzurro del cielo è un prodotto puramente adolescenziale, nel senso che è piuttosto immaturo e che non propone bellezza, se non la bellezza visiva delle animazioni. 
Personaggi e dialoghi sono stereotipati e forzati, e nell’opera non c’è l’ispirazione delle grandi opere animate giapponesi.

A dirla tutta, il film mi ha discretamente annoiato per gli oltre 100 minuti di durata… il che non è certamente il massimo.

Non per niente, non avevo mai visto nulla di Tatsuyuki Nagai, regista per me esordiente e che terrò presente… ma in negativo.

Fosco Del Nero



Titolo: A te che conosci l’azzurro del cielo (Sora no aosa o shiru hito yo).
Genere: anime, fantastico, sentimentale.
Regista: Tatsuyuki Nagai.
Anno: 2019.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 21 giugno 2023

Anche se il mondo finisse domani - Yuhei Sakuragi

Anche se il mondo finisse domani è un film d’animazione piuttosto interessante, dal momento che parte da una premessa originale e potenzialmente molto stimolante: nel Giappone contemporaneo, nel quale è ambientata la storia essendo per l'appunto un film giapponese, molte persone cadono morte all’improvviso, tanto che il fenomeno delle “morti improvvise” è onnipresente nei giornali e nei discorsi della gente.

A parte la grande attualità della questione (con la differenza che nel film non si conosce la causa delle morti improvvise mentre nella realtà la causa si conosce benissimo), lo spunto di partenza si rivela molto intrigante e potenzialmente assai ampio, anche se poi viene affrontato in modo molto limitato, diciamo così.

Essenzialmente, Anche se il mondo finisse domani rivela un mondo parallelo, nel quale tuttavia succedono cose diverse: nel Giappone “reale” vi è la società che conosciamo, mentre nel Giappone alternativo, dopo una dura guerra civile, si è instaurato il Principato del Giappone, un regime militare con a capo, teoricamente, una principessa, ma di fatto retto da un consiglio che decide da dietro le quinte.
Il problema è che i due mondi son talmente legati, che quando un individuo muore in uno, muore all’istante anche nell’altro… per l’appunto, senza una causa apparente.

I protagonisti della storia sono Shin Hazama e Kotori Izumi, due adolescenti compagni di scuola e amici d’infanzia, nonché segretamente innamorati l’uno dell’altra.
La madre di Shin è mancata, per “morte improvvisa”, quando era bambino, e ora viene a mancare anche il padre; subito dopo, ai due viene spiegata, da persone giunte dal mondo parallelo, la situazione congiunta dei due mondi, con tutto quello che ne consegue anche a livello politico: assassini mirati in un mondo che si riflettono nell’altro e viceversa.

Così, quella che è partita come una storia d’amore adolescenziale si trasforma rapidamente in una sorta di thriller d’azione, fatto di combattimenti e adrenalina… non il massimo, dal mio punto di vista.

Come non è il massimo il disegno, basato sulla computer grafica: assai più brutta dell’animazione tradizionale, basata sui disegni a mano, ma comunque passabile e guardabile.

Il peccato principale di Anche se il mondo finisse domani  è però un altro: lo spunto di partenza, davvero interessante, è stato sprecato per metter su un film di combattimenti tra androidi e tra mondi, laddove avrebbe potuto indagare qualcosa di assai più meritevole.

Fosco Del Nero



Titolo: Anche se il mondo finisse (Ashita sekai ga owaru to shite mo).
Genere: anime, fantastico, sentimentale, azione.
Regista: Yuhei Sakuragi.
Anno: 2018.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 14 giugno 2023

Hello world - Tomohiko Ito

Credo avessi trovato  Hello world consigliato online, come buon film d’animazione giapponese.
La trama, con una forte componente fantastica, probabilmente ha inciso nella mia decisione di guardarlo.

Ecco per l’appunto la trama di Hello world, girato nel 2019 da Tomohiko Ito (già incontrato per la serie anime Erased, nonché per il film Summer wars, per il quale ha funto da assistente direttore e col quale in effetti Hello world ha qualche somiglianza): Naomi Katagaki è uno studente liceale giapponese che vive a Kyoto nel 2027 e che, un dì, incontra uno strano figuro… il quale si rivela essere nientemeno che il suo sé futuro, proveniente dal 2037 e quindi di dieci anni più grande.
Il Naomi grande, che peraltro compare sotto forma di ologramma, visibile solo al suo alter ego, assegna al Naomi piccolo una missione: avvicinarsi a Ruri, una compagna di scuola, sino ad avviare una relazione sentimentale, cosa effettivamente successa a suo tempo ma non sviluppatasi poiché un certo giorno la ragazza sarebbe morta, per via di un fulmine cadutole vicino.
Naomi piccolo deve evitare tale tragedia.

A proposito di drammi, al ragazzo viene svelata un’altra verità: quello in cui lui vive tecnicamente non è il passato di Naomi grande, ma è una realtà virtuale, elaborata alla perfezione da un computer super potente. Questo aspetto, che in verità sarebbe la rivelazione più scioccante tra tutte (in stile Matrix, o Il tredicesimo piano), non viene granché affrontato nel film, il quale al contrario si orienta sulla questione sentimentale tra i due adolescenti… e in modo piuttosto melodrammatico e infantile.

Insomma, Hello world parte da una rivelazione di enorme portata e finisce a parlare di una cotta tra adolescenti. 
Peraltro, la motivazione che, nel corso del film, vien data all’intera operazione risulta davvero poco convincente, non solo dal punto di vista tecnologico (il quale ovviamente richiede una forte sospensione dell’incredulità), ma anche dal punto di vista umano.

La cotta adolescenziale tra Naomi piccolo e Ruri è dolce, ma poco interessante e poco originale.
La questione futuristica e fantascientifica, viceversa, non regge e risulta affrontata assai male.

Il risultato finale di Hello world è un’opera visivamente ben fatta, con uno spunto di partenza valido, ma sviluppato male: non c’è introspezione, non c’è cambiamento, non c’è un vero addestramento, ma c’è solo un compitino svolto senza una reale ispirazione dietro... almeno, è come io ho percepito l'opera.

Fosco Del Nero



Titolo: Hello world (Fireworks).
Genere: anime, fantastico, sentimentale.
Regista: Tomohiko Ito. 
Anno: 2019.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 6 giugno 2023

Fireworks - Vanno visti di lato o dal basso? - Akiyuki Shinbo

Non mi ricordo il motivo per cui mi sono imbattuto in Fireworks - Vanno visti di lato o dal basso?, film d’animazione giapponese girato nel 2017.

Se lo avevo trovato consigliato in qualche lista di film, chi lo consigliava ha preso una discreta cantonata, dal momento che Fireworks è un film piuttosto piatto e mediocre: né originale, né appassionante.

Ma partiamo dalla trama: Norimichi Shimada e Nazuna Oikawa son due compagni di scuola i quali provano una certa attrazione l’uno per l’altra. Vi sono però alcune complicazioni: la prima è che Norimichi è assai timido; la seconda è che Nazuna piace anche a Yusuke, il miglior amico di Norimichi, lui più esuberante di quest’ultimo; la terza è che per la ragazza è in programma un trasferimento altrove, assecondando la nuova relazione della madre, da tempo separata dal padre di Nazuna.
Tuttavia, in quel di Moshimo (questo è il nome del luogo in cui vivono) avvengono cose ancor più complicate, sotto forma di viaggi nel tempo, attivati da una sorta di biglia colorata.
A intrecciarsi con tutto ciò, e anzi a dare il titolo al film, vi sono i fuochi d’artificio programmati per un certo giorno in città.

Fireworks - Vanno visti di lato o dal basso? ha evidenti punti di forza ma, purtroppo, altrettanto evidenti punti deboli.
Tra i primi, l’aspetto visivo: i disegni e le animazioni sono belle… pur se la commisione tra il disegno a mano e la compouter grafica, come al solito, stona (ma meno che in altri prodotti).
Il prodotto è evidentemente curato (anche nella componente sonora, per quanto un po’ tendente al melodrammatico).

Tra i secondi, la poca La ragazza che saltava nel tempo o Your name; il primo per il tema dei viaggi nel tempo “in giornata”, il secondo per il problematico rapporto tra due adolescenti. 

Al di là di tali richiami, Fireworks non ha mordente: i personaggi non son ben caratterizzati e si dimenticano subito, i dialoghi non sono interessanti e il tutto è davvero adolescenziale, nel senso negativo del termine (ossia immaturo e banale).

Peccato, perché si poteva fare certamente di più partendo dalla base visiva (confidando che la smettano di mischiare disegno e computer grafica, perché l’accostamento è davvero poco naturale).

Fosco Del Nero



Titolo: Fireworks - Vanno visti di lato o dal basso? (Fireworks).
Genere: anime, commedia, fantastico, sentimentale.
Regista: Akiyuki Shinbo.
Anno: 2017.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 29 novembre 2022

Re zero - Starting life in another world - Masaharu Watanabe

Re zero - Starting life in another world è l’adattamento animato del manga scritto dal duo Tappei Nagatsuki-Shin'ichiro Otsuka. L’opera animata si compone di venticinque episodi di circa venticinque minuti ciascuno.

Ecco la trama sommaria: uno studente giapponese delle superiori, tale Subaru Natsuki, si trova proiettato in un mondo fantasy… parecchio fantasy. Buona parte della popolazione è composta da animali parlanti, il livello tecnologico è medievale, vi sono creature fatate e potenti magie, nonché reami, casate nobiliari e pretendenti al trono.
La sua ipotesi è quella di esser stato convocato in una sorta di videogioco per compiere una missione… e in effetti ogni volta che, malauguratamente, il giovane muore, resuscita e torna indietro a una sorta di “salvataggio”. Superata la criticità, entra in un nuovo “capitolo” del gioco e va avanti così.

In tutto ciò, conosce una ragazza dai capelli argentati, che poi scoprirà chiamarsi Emilia, la ladruncola Felt, il suo amico Rom, l’assassina Elsa, il cavaliere Reinhard, il tenutario Roswaal, le sue servitrici gemelle Ram e Rem, la bibliotecaria Beatrice, lo spadaccino Wilhelm van Astrea… e molti altri personaggi, umani e non umani, semplici paesani o stregoni, in un turbinio di eventi alquanto vivace e che non risparmia scene piuttosto cruente.

In effetti, il contrasto tra l’incipit cittadino e sereno, nonché l’atmosfera nella tenuta dove vive Emilia, e l’enorme numero di morti (quasi tutte molto violente) in cui s’imbatterà Subaru è piuttosto notevole.

Purtroppo, è notevole anche il contrasto tra l’avvio della storia, nonché certe sue parti successive, e il grosso di quel che si presenta dopo: la qualità purtroppo tende a decrescere in maniera netta, e anzi in taluni episodi si assiste prevalentemente a scene isteriche di gente che urla o che agisce in modo melodrammatico… con ciò sprecando in larga parte la sceneggiatura e la scenografia, entrambe piuttosto accattivanti. 

I personaggi sono ben caratterizzati, e in effetti vi è un alto numero di figure di alto impatto, sia visivamente che come energia di fondo. Peccato davvero che la trama si perda un po’ in sé stessa (certi filoni sono lasciati cadere senza portarli a compimenti) e che il tono di fondo, come detto, tenda al melodramma in modo davvero eccessivo.
L’alto tasso di violenza rende l’opera poco adatta a determinate categorie di persone, bambini in primis.

Nel complesso, Re zero - Starting life in another world è una serie animata dal valore sufficiente e qualcosa in più… ma che avrebbe potuto essere assai di più probabilmente con poco. Peccato.

Fosco Del Nero



Titolo: Re zero - Starting life in another world (Re zero - Starting life in another world).
Genere: anime, serie tv, fantasy, drammatico, sentimentale.
Ideatore: Ja Masaharu Watanabe.
Anno: 2016.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 22 novembre 2022

Noein - Kazuki Akane

Ho trovato la serie animata Noein consigliata online e, giacché la trama mi sembrava interessante, ho deciso di guardarmela.
La produzione è giapponese, il numero di episodi supera di poco le venti unità e il genere è la fantascienza…

… nel senso più stretto del termine, dal momento che si parla proprio di scienza, di fisica quantistica, di realtà parallele, del collasso della funzione d’onda, della funzione dell’osservatore, etc.

Detto così sembra piuttosto impegnativo e in effetti la serie, girata tra il 2005 e il 2006, non è tra le più leggere e fruibili, ma il tutto parte dalle relazioni tra alcuni adolescenti, tre ragazze e due ragazzi, per cui di mezzo vi sono anche amicizia e sentimenti.

Ecco la trama sommaria: nel futuro è scoppiata una sorta di guerra multidimensionale tra diverse realtà/dimensioni. Una è Shangri-La, intenzionata a cancellare tutte le altre dimensioni; un’altra è Lacrima; la terza presa in esame è la nostra realtà, focalizzata sulla città di Hakodate, nel Giappone del nord, dove alcuni scienziati stanno portando avanti un esperimento alquanto audace.
I due protagonisti principali sono Haruka e Yu, compagni di classe e affezionati amici d’infanzia.

Noein tira in ballo molti concetti, come detto: la meccanica quantistica, l'interpretazione dei molti mondi di Everett, l'interpretazione di Copenaghen, il paradosso del gatto di Schroedinger, l’Ouroboros.
Insomma, non è la classica serie animata per bambini… e nemmeno per ragazzini superficiali.

Notevoli alcune sue citazioni, come le due seguenti.

“Per un essere umano osservare un oggetto significa illuminarlo in modo da poter vedere come riflette la luce.”

“Tu hai la capacità di vedere lo spazio e nel momento stesso in cui sei in grado di vederlo ne definisci l’esistenza, e allora quella diventa la tua realtà, la dimensione in cui ti muovi.”

I disegni non sono memorabili ma si difendono bene; l’animazione risulta discretamente originale; i personaggi sono ben caratterizzati e i dialoghi si fanno parimenti apprezzare; notevole la colonna sonora, che oscilla tra la musica di tipo europeo-medievale, la musica classica e musica più tecnologica.
Un po’ confuso tutto l’intreccio… forse volutamente. Ma nel complesso la serie ha un suo bel valore.

Fosco Del Nero



Titolo: Noein (Noein - Mo hitori no kimi e).
Genere: animazione, fantascienza.
Regista: Kazuki Akane.
Anno: 2005-2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 novembre 2022

Erased - Tomohiko Ito

Mi sono approcciato al prodotto d’animazione giapponese Erased, mai importato in Italia e quindi non disponibile doppiato in italiano, in quanto l’avevo trovato consigliato online. In particolare, veniva accostato a Steins Gate, che ho apprezzato sia come videogioco che come anime.

Mi son dunque procurato Erased, prodotto nel 2016 sulla scia del buon successo dell’omonimo manga di Kei Sanbe.
Il fumetto consta di otto tankobon (un formato di fumetto piuttosto sostanzioso sia come grandezza di pagine che come spessore), mentre la conversione animata è formata da dodici episodi, tutti con sigla di apertura e di chiusura, ambo di buona fattura.

Ecco la trama di Erased: Satoru Fujinuma è un aspirante mangaka di ventinove anni, che tuttavia non pare riscuotere troppo successo. La sua caratteristica più saliente è però un’altra: ogni tanto vive un fenomeno ch’egli chiama “revival”, ossia torna indietro nel tempo di un paio di minuti, giusto in tempo per evitare un incidente o un problema di qualche tipo… fatto che spesso salva qualcun altro ma che mette lui nei guai.
Un dì, egli torna a casa e trova sua madre Sachiko, venuta a trovarlo proprio in quei giorni, morta sul pavimento, in una pozza di sangue. D’istinto, scappa via e viene subito sospettato dalla polizia, nel frattempo chiamata da una vicina. In qualche modo attiva il suo potere… e si trova proiettato indietro nel tempo non di un paio di minuti, ma di ben diciotto anni, quand’era un bambino di undici anni.
Non sa come la cosa sia successa, ma sospetta fin da subito che sia connessa con la morte della madre… nonché con i rapimenti di bambine avvenuti proprio in quel periodo, a cominciare dalla sua compagna di classe Kayo Hinazuki, che inizia così a proteggere, allo scopo di modificare gli eventi e il futuro, salvando sia la bambina che sua madre.

La storia è favolosamente intrigante per circa due terzi, fino a che Satoru si occupa di Kayo. Dopo, a mio avviso, perde un po’ in mordente e in qualità, fino ad arrancare a un finale davvero poco convincente. Davvero poco.
Ho letto peraltro che il manga originario e l’adattamento animato differiscono notevolmente in quanto al finale; non so come sia il finale del primo, ma difficilmente può essere meno convincente di quello del secondo.

A parte questo dettaglio, Erased mi è piaciuto molto: bello nel tratto grafico, animato da buoni sentimenti, nonostante inquadri alcune difficoltà umane nonché una certa dose di violenza (rapitori di bambini, uccisioni, etc), tenero e dolce nei rapporti umani di base (madre-figlio, compagni di scuola e amici), tanto che son sicuro che me lo rivedrò in futuro… magari in un’altra linea temporale.

Fosco Del Nero



Titolo: Erased (Boku dake ga inai machi).
Genere: anime, animazione, drammatico, fantastico.
Regista: Tomohiko Ito.
Anno: 2016.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 9 novembre 2022

Love Hina - Yoshiaki Iwasaki

Love Hina è uno degli ultimi manga che acquistai e lessi quando ero ragazzo.
Il fumetto uscì intorno agli anni 2000 e, parallelamente alla sua gestazione, fu prodotta anche una serie animata, di venticinque episodi… più alcuni episodi speciali usciti negli anni seguenti.

Passo subito a descrivere l’essenza dell’opera, ch’è in buona sostanza una commedia dai tratti più umoristici che sentimentali: il diciannovenne Keitaro ha due chiodi fissi, connessi tra di loro. Il primo è la promessa, fatta quand’era bambino a una bambina non meglio identificata, di entrare un giorno alla Todai, la più prestigiosa università di Tokyo. Il secondo è per l’appunto l’esame di ammissione alla suddetta università; assai difficile un po’ perché il giovane non brilla per intelletto, un po’ perché il test è particolarmente selettivo… tanto che Keitaro fallisce l’esame per tre anni di fila, guadagnandosi la condizione ormai piuttosto esperienziata, di “ronin”, ossia di studente non ammesso (in giapponese è anche sinonimo di “scansafatiche, buono a nulla”).
Tra la seconda e la terza bocciatura, il ragazzo finisce a fare l’amministratore in un condominio di famiglia nella località termale di Hinata. Un condominio femminile abitato esclusivamente da belle ragazze, alcune più grandi e alcune più giovani, situazione che darà luogo a mille fraintendimenti… soprattutto con la bella e talentuosa Naru, di cui il giovane si innamora quasi a prima vista.
Oltre a Keitaro Urashima e a Naru Narusegawa, gli altri protagonisti della storia sono Mitsune Konno, vecchia amica e compagna di studi di Naru, Motoko Aoyama, abile e serissima spadaccina, Shinobu Maehara, la più dolce e minuta del gruppo, Kaolla Su, anch’essa piuttosto giovane ma abilissima con la tecnologia ed esotica data la sua provenienza straniera (dalla zona indonesiana).
Si aggiungano anche Haruka Urashima, zia di Keitaro, Mutsumi Otohime, ragazza alquanto sventata proveniente da Okinawa, il giovane professore Noriyasu Seta e la figlia, nonché svariati altri personaggi secondari e terziari.

La serie animata è piuttosto fedele allo spirito del manga, anche se vi differisce parecchio in quanto a eventi e narrazione. Inoltre, da quel che mi ricordo del manga, tende assai più all’aspetto adolescenzial-sensuale, per quanto in modo sempre molto giocoso e mai volgare… anche perché a farla da padrone è sempre l’umorismo.
Nella versione video si aggiungono anche i vecchi monaci che spesso commentano qualche episodio in modo più o meno saggio (non mi pare vi fossero nel manga, ma magari ricordo male).

Nonostante la semplicità dell’impianto narrativo, per qualche motivo son sempre rimasto affezionato a Love Hina… forse perché, dietro la patina umoristica e ammiccante all’adolescenza maschile, al suo interno era pieno di buoni sentimenti e di nobiltà di spirito.
Carina la sigla italiana; strepitosa la sigla originale giapponese.

Fosco Del Nero



Titolo: Love Hina (Rabu Hina).
Genere: anime, commedia, sentimentale.
Regista: Yoshiaki Iwasaki.
Anno: 2000.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 26 ottobre 2022

Earwig e la strega - Goro Miyazaki

Earwig e la strega non è stato il disastro che temevo, considerando il passaggio dall’incantevole animazione tradizionale dello Studio Ghibli alla computer grafica, ma in ogni caso il film si è rivelato al di sotto degli standard dello Studio Ghibli… persino non considerando i film di Hayao Miyazaki.

Eppure Goro veniva da due buone prestazioni, non all’altezza di quelle del padre Hayao, ma comunque di rilievo: I racconti di Terramare e La collina dei papaveri, che personalmente ho apprezzato di più nelle seconde e terze visioni che nella prima… cosa che considero un buon segno.

La sceneggiatura di Earwig e la strega si basa sull’omonimo libro per ragazzi scritto da Diana Wynne Jones, ch’era l’autrice anche del romanzo da cui era stato tratto Il castello errante di Howl. In questo caso, però, il target di pubblico è nettamente più infantile: niente dilemmi esistenziali, niente scene potenzialmente impressionabili, niente tematiche adulte.

Tra questa deriva anagraficamente verso il basso e la realizzazione tecnica, ne è, come logica conseguenza, venuto fuori un prodotto più adatto al largo pubblico, bambini e famiglie, ma certamente meno adatto ai fan tradizionali dello Studio Ghibli e della famiglia Miyazaki.

Ecco la storia di Earwig e la strega: la piccola Erica Wig cresce nell’orfanotrofio St. Morwald Home for Children, in cui è una piccola regina: grazie alla sua abilità nel trattare le persone, che va molto vicino alla manipolazione (il che non è certamente molto didattico per i bambini… e nemmeno per gli adulti), riesce a ottenere sempre quello che vuole. Ha però un altro lato del carattere, questo indubbiamente buono: è una persona molto positiva, una di quelle che tende a far uscire il meglio dalle altre persone.
Ci riuscirà persino con Bella Yaga e Mandragora, due individui alquanto inquietanti che si presenteranno un dì all’orfanotrofio per adottare una bambina… e sceglieranno proprio lei, con sua grande disdetta. I due, peraltro, non sono due persone qualunque, ma una strega e un demone… e nemmeno una strega e un demone qualunque!

Senza i disegni fatti a mani, al film manca quell’atmosfera magica che viceversa era ben presente in tutti i lavori di Miyazaki senior (tranne forse l’ultimo), nonché in molte delle altre opere dello Studio Ghibli, che vi fosse connesso o meno un elemento magico-fantastico.
Il risultato visivo non è nemmeno così malvagio, e si vede che dietro c’è stata una grande cura, sia nei fondali che nell’animazione… ma è proprio un’altra cosa.

La storia è più naif, come detto: simpatica ma non memorabile. Spero che non sia stata fatta una scelta di campo e di pubblico, e che Earwig e la strega rappresenti solo un esperimento, magari utile ad “allargare il campo” del pubblico dello studio d’animazione… giacché altrimenti questo significherebbe la fine dello Studio Ghibli come lo abbiamo conosciuto sinora.

Earwig e la strega, di per sé, è un film d’animazione sufficiente-più che sufficiente… ma scompare rispetto al resto del catalogo dello studio che lo ha prodotto (ma anche rispetto ai due precedenti film di Goro Miyazaki).

Un ultimo appunto: proprio come in Kiki – Consegne a domicilio, anche in questo caso la giovane streghetta ha la compagnia di un gatto nero parlante.

Fosco Del Nero



Titolo: Earwig e la strega (Aya to majo).
Genere: animazione, fantasy.
Regista: Goro Miyazaki.
Anno: 2020.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



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