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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 15 febbraio 2022

Zombieland - Doppio colpo - Ruben Fleischer

Vidi il primo Zombieland, ossia Benvenuti a Zombieland, poco dopo la sua uscita sul mercato americano, e ben prima che fosse importato in Italia, tanto che lo vidi in lingua originale.
Il film mi piacque molto, così fresco e originale, tanto che non ho avuto dubbi se vedermi il suo seguito, Zombieland - Doppio colpo, uscito a ben dieci anni di distanza.

Dieci anni son molti per un seguito, soprattutto se si mantengono i medesimi attori, che nel mentre son passati da bambini a ragazzi, da ragazzini a uomini e donne, e da uomini di mezz’età a uomini quasi sessant’enni, com’è stato il caso rispettivamente di Abigail Breslin, di Jesse Eisenberg ed Emma Stone, e di Woody Harrelson.

Per ravvivare il cast, peraltro, son stati aggiunti degli altri attori, già discretamente famosi, proprio come era stato per il primo Zombieland, che aveva visto come ospite d’onore Bill Murray: stavolta è la volta di Rosario Dawson, Zoey Deutch e Luke Wilson (che ricordo, rispettivamente, in  Sin City, Prima di domaniI Tenembaum).

Quanto al regista, nel mentre non ha avuto una buona carriera, nonostante l’inizio sfolgorante di Benvenuti a Zombieland, il che non deponeva bene per questo seguito a distanza decennale… per il quale non era incoraggiante la mera statistica secondo cui il secondo film di un primo film eccellente raramente sta all’altezza del suo predecessore (specie se girato a distanza di parecchi anni).

Purtroppo, è stato così anche per Zombieland - Doppio colpo, che rimane vivace e offre qualche spunto interessante, ma peggiora nettamente nell’umorismo e nelle trovate, alcune davvero ridicole e anzi offensive per determinate categorie (vegetariani, pacifisti, etc).

Ecco la trama di Zombieland - Doppio colpo: Columbus, Tallahassee, Wichita e Little Rock sono ancora vivi e son diventati una sorta di famiglia. Tuttavia, Little Rock inizia a sentire stretta la vita che conduce, probabilmente invidiando anche la relazione della sorella maggiore col ragazzo, e la stessa Wichita torna a sentirsi un po’ troppo legata a Columbus. 
Quanto a Tallahassee, si diverte e gioca a fare il padre con Little Rock… la quale però a un certo punto scappa insieme a Wichita, lasciando i due uomini da soli, fino a che non incontrano Madison, una ragazza bella ma un po’ superficiale. 
Decisisi a partire anche loro, incontreranno delle altre persone vive, nonché ovviamente molti zombie, che nel mentre hanno imparato a riconoscere e distinguere in vari gruppi: gli Homer, gli Hawking, i Ninja, i Bolt e infine i T-800, i più pericolosi

Una sceneggiatura un po’ forzata e stantia, nonostante qualche nuova e bella trovata, un umorismo più grossolano, dei personaggi caratterizzati in modo forzato: queste sono le lacune di Zombieland - Doppio colpo, che non mi ha convinto nemmeno nel doppiaggio italiano, soprattutto per il personaggio di Wichita… ma magari in inglese il film è più convincente.

In definitiva, come per molti altri casi, sarebbe stato meglio non girare il seguito del primo film, o al massimo girarlo a stretto giro di posta, e non dopo dieci anni.

Curiosità: entrambi i film hanno guadagnato circa 80 milioni di dollari: il primo spendendo e incassando di meno, e il secondo, sulla scia del successo del primo film, spendendo e incassando un poco di più.

Fosco Del Nero



Titolo: Zombieland - Doppio colpo (Zombieland - Double tap). 
Genere: commedia, comico.
Regista: Ruben Fleischer.
Attori: Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Abigail Breslin, Emma Stone, Zoey Deutch, Rosario Dawson, Avan Jogia, Ian Gregg, Luke Wilson.
Anno: 2019.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 16 settembre 2020

Quella casa nel bosco - Drew Goddard

Era da molto che non guardavo un film horror, e la cosa non era nemmeno prevista giacché il genere, dopo avermi appassionato da adolescente, ha smesso di richiamare mia attenzione: la visione di Quella casa nel bosco è dunque un’eccezione, motivata dal fatto che mi ci sono imbattuto per caso ed avevo letto alcuni commenti esaltanti sul suo conto in quanto all’originalità e alla brillantezza, cosa in cui ho potuto facilmente credere essendo il film un soggetto di Joss Whedon, famoso per alcune serie tv passate (Buffy, Firefly, Dollhouse) nonché per alcuni film di successo recenti (The avengers, Justice League).

Anche l’altro nome coinvolto, il regista Drew Goddard, non mi era nuovo e deponeva favorevolmente alla visione, avendo egli scritto il soggetto di un film che vidi anni fa, Cloverfield, e che mi lasciò mezzo basito, perché non sapevo quello che stavo guardando e quindi non avevo assolutamente idea di dove sarebbe andato a parare. Il secondo film sceneggiato da Drew Goddard che vidi, tuttavia, ossia World War Z, mi colpì molto meno favorevolmente.

Passiamo alla trama di Quella casa nel bosco, che accennerò solo sommariamente per evitare di svelare tutto a eventuali futuri spettatori: la storia principale sembra in tutto e per tutto una classica storia di film d’orrore di serie B, quelli scontati, con protagonisti stupidi e stereotipati, zombie ed effetti splatter in abbondanza: un gruppo di cinque amici, studenti universitari, si reca a trascorrere il week-end in una casa nel mezzo di un bosco sperduto nel nulla… e nella cantina, la cui botola a un certo punto si apre da sola (e ancora non scappano), trovano svariate cose strane e inquietanti, tra le quali in qualche modo si troveranno a dover scegliere e che evocheranno un tipo di mostri piuttosto che un altro.
Tutto come da copione fin qui…

… ma parallelamente alla trama da horror B movie ce n’è un’altra, che per certi versi alleggerisce di molto la tensione del film, rendendolo non una commedia ma quasi… non dissimilmente da quanto Whedon fece con Buffy o da quanto Goddard fece con Cloverfield: l’avventura orrorifica in realtà è stata programmata a tavolino da un team di tecnici-scienziati che la gestisce in ogni dettaglio: telecamere nascoste, emissione di feromoni, luci sceniche, porte che si chiudono e via discorrendo. L’obiettivo del team è quello di confezionare una sorta di film horror (quello che sta vedendo lo spettatore in carne e ossa, nonché altri spettatori interni al film) ma anche di programmare il sacrificio dei cinque prescelti: la prostituta (Jules), l’atleta (Curt), l’intellettuale (Holden), il buffone (Marty) e la vergine (Dana).
Sacrificio a beneficio di chi?
Questo non lo svelo, come non svelo il finale.

Curiosità: nel film ha una piccola parte anche Sigourney Weaver… la quale, chissà come mai, ha sempre a che fare con razze aliene, fantasmi, mostri, antiche divinità e roba del genere… evidentemente c’è portata, diciamo così.

Dico la verità: non ho capito tutto l’entusiasmo intorno a Quella casa nel bosco, e peraltro non sono il solo dal momento che ho visto che il pubblico si è diviso relativamente al film, tra chi lo considera geniale e chi ne è rimasto deluso.
Originale lo è certamente, ma è tanto banale nel fattore “horror B movie” quanto è sconclusionato e leggerino nel fattore “storia dietro alla storia”. Il finale poi è alquanto ridicolo.

Insomma, non basta un’idea originale per fare di un film un buon film; ci vuole anche un’ottima esecuzione, e questa è mancata. O, se si preferisce dirla in un’altra maniera, il buon soggetto non ha avuto un’adeguata realizzazione, probabilmente perché si è approfittato dell'esecuzione più facile e meno impegnativa.

Fosco Del Nero



Titolo: Quella casa nel bosco (The cabin in the woods)
Genere: horror, splatter.
Regista: Drew Goddard.
Attori:  Kristen Connolly, Chris Hemsworth, Anna Hutchison, Fran Kranz, Jesse Williams, Richard Jenkins, Bradley Whitford, Brian White, Amy Acker, Sigourney Weaver.
Anno: 2011.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



martedì 23 aprile 2019

L’uomo con i pugni di ferro - RZA

Ero arrivato a L’uomo con i pugni di ferro poiché da qualche parte nel web avevo letto di una buona recitativa di Russell Crowe.
Così, incautamente, avevo inserito il film nella lista di quelli da vedere.

Probabilmente non l’avrei fatto se ne avessi conosciuto il genere (azione, combattimento, splatter), o se avessi saputo che era l’esordio alla regia nientemeno che di un rapper, tale RZA, o che il film inizia con la frase “Quentin Tarantino presenta…”.

Ora, Quentin Tarantino è un regista di valore nel suo genere, ma le sue presentazioni, così come peraltro anche i suoi film, portano sempre in posti dove scorrono sangue e violenza a fiotti.

Questo lo trovo accettabile se accanto ad essi vi sono trama interessante, personaggi con una loro profondità, e molta bellezza visiva a livello di fotografia, come ad esempio in Kill Bill… ma decisamente meno accettabile se, al contrario, la trama è ridicola, la recitazione è ridicola (e come abbiano fatto Russell Crowe e Lucy Liu a prestarsi a tale progetto mi risulta un mistero), e tutto si basa unicamente su scene di combattimento e su sangue-violenza-splatter.

A conti fatti, L’uomo con i pugni di ferro è uno dei peggiori film che abbia mai visto… e ciò nonostante sia evidente la cura messa in quelli che avrebbero dovuto essere i suoi punti di forza (combattimenti e violenza, per l’appunto).

Ecco la trama sommaria: siamo nella Cina feudale, e seguiamo la vita del fabbro Taddeus Blacksmith (il tipico fabbro dell’era feudale cinese: di razza afroamericana, col nome latino e il cognome anglofono, e che per di più è il regista RZA, che si rivela pessimo attore oltre che pessimo regista… confido che come rapper sia meglio), il quale sogna di riscattare la sua concubina dalla proprietà di Madame Blossom (Lucy Liu), la tenutaria di un affascinante bordello.
Nella storia di inseriscono da un lato il cattivo di turno, tale Silver Lion (Byron Mann), nonché il buono di turno (buono si fa per dire), l’inglese Jack Knife (un Russell Crowe davvero in pessima forma), affiancato dall’altro buono, questo locale, Zen Yi (Rick Yune), che intende vendicare la morte del padre Golden Lion ad opera del traditore Silver Lion.
Intorno ad essi, tutta una pletora di personaggi minori, ovviamente tutti combattenti, chi forte e chi meno forte.

La trama sarebbe anche abbastanza lunga e ricca di personaggi, ma alla fine della fiera è tutta una scusa per mettere in scena combattimenti e violenza, a volte anche gratuita e visivamente disturbante come nella migliore tradizione di questo genere di film, comprese braccia amputate, pance squartate, e via discorrendo.

Che altro dire di L’uomo con i pugni di ferro e di RZA?
Io vi consiglierei di evitarli entrambi… a meno che non vi piaccia proprio questo genere di cose, nel quale caso pazienza e in bocca al lupo per il prosieguo della vostra vita.

Fosco Del Nero



Titolo: L’uomo con i pugni di ferro (The man with the iron fists).
Genere: azione, combattimento, drammatico.
Regista: RZA.
Attori: Russell Crowe, Cung Le, Lucy Liu, Byron Mann, Rick Yune, David Bautista, Jamie Chung, Pam Grier, Daniel Wu.
Anno: 2012.
Voto: 3.5.
Dove lo trovi: qui.


lunedì 24 dicembre 2012

Dal tramonto all’alba - Robert Rodriguez

Evidentemente sono in un periodo splatter: dopo aver visto i due Kill Bill, che peraltro seguivano L'alba dei morti dementi, mi sono visto anche Dal tramonto all’alba, film girato nell’ormai lontano 1996 da Robert Rodriguez (del quale ho già recensito C'era una volta in Messico e Sin City) sulla base di un soggetto dell’amico Quentin Tarantino (che è passato su Cinema e film con Le iene e Bastardi senza gloria, oltre che col già citato Kill Bill), che peraltro è anche uno degli attori protagonisti della pellicola, insieme a George Clooney (a sua volta recensito in L'uomo che fissa le capre), Harvey Keitel (Le iene) e Juliette Lewis (Strange days).

Si tratta, per chi non lo conoscesse, di un film horror dalle forti venature splatter, intriso peraltro di una certa sensualità (memorabile la scena del ballo di Salma Hayek, a sua volta già comparsa nel blog con Dogma, La grande vita e C'era una volta in Messico, e come vedete i titoli si sovrappongono)… ma anche di un sapore da commedia, secondo lo stile un po’ grottesco e surreale di Tarantino & amici.

Il film, per i suoi forti contenuti, in Italia è stato dapprima vietato ai minori di 18 anni… e poi ai minori di 14.

Ecco la sua trama: Seth Gecko e Richard Gecko sono due fratelli con una certa predisposizione al crimine, tanto che il secondo ha appena aiutato il primo a fuggire dal carcere in cui era imprigionato per una precedente rapina.
Richard, peraltro, ha evidenti turbe mentali, sotto forma di allucinazioni-paranoia e di perversioni sessuali, il che non rende la situazione sua e del fratello più facile.
I due si sono lasciati dietro una scia di cadaveri, sia civili che poliziotti, tanto da essere ormai additati come pericoli pubblici. Per sfuggire alla caccia all’uomo cui sono sottoposti, i due si dirigono verso il Messico, e per passare la frontiera si avvalgono della collaborazione forzata di un uomo, Jacob Fuller, in vacanza con i suoi due figli, Kate e Scott.
Obiettivo: arrivare al Titty Twister, un locale messicano per camionisti dove Seth Gecko ha appuntamento con lo spacciatore messicano Carlos.
Il Titty Twister, però, è uno specchietto per allodole, visto che si tratta nientemeno che di un covo di vampiri… ovviamente affamati.
Il gruppo, allargato ad alcuni altri uomini coraggiosi, si troverà quindi costretto ad affrontare il pericolo…

Dal tramonto all’alba, nato da una sceneggiatura scritta da Tarantino ai tempi del liceo, possiede un’innegabile verve, e un dinamismo che cattura, anche se, stringi stringi, non offre altro.
La gran parte dei dialoghi è piatta, se non poco credibile, e anche l’evolversi della situazione si presenta incoerente in vari punti. Certo, è un film sui vampiri, e certo, era scritto che solo un paio dei protagonisti si dovessero salvare, però in alcuni punti si esagera.

Tirando le somme, Dal tramonto all’alba è un film che può certamente piacere agli appassionati di splatter, azione e vampiri, nonché agli amanti dello stile Tarantino-Rodriguez, ma che coloro che non fanno parte di queste categorie difficilmente apprezzeranno.

Fosco Del Nero



Titolo: Dal tramonto all’alba (From dusk till dawn).
Genere: horror, azione, splatter.
Regista: Robert Rodriguez.
Attori: George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Ernest Liu, Salma Hayek, John Hawkes, Tom Savini, John Saxon.
Anno: 1996.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 17 dicembre 2012

Kill Bill - Quentin Tarantino

Avevo visto Kill Bill nei suoi due episodi, anni fa, quando era uscito al cinema.

L’ho riguardato ora, un po’ per mio diletto, un po’ per proporne la recensione su Cinema e film.

Il genere credo sia ben noto, sia perché il film è famoso, sia perché è famoso il suo regista, quel Quentin Tarantino che ha fatto del grottesto e dello splatter-violento il suo marchio di fabbrica, in praticamente tutte le sue produzioni, da Le iene fino a Bastardi senza gloria.

Originariamente, peraltro, Kill Bill avrebbe dovuto essere un unico film, ma, essendo risultato lungo addirittura cinque ore, la casa di produzione aveva chiesto a Tarantino di tagliare delle scene.
Il regista ha risposto proponendo la suddivisione in due film, Kill Bill 1 e Kill Bill 2 per l’appunto, come poi effettivamente è stato.
In questa recensione li recenisco entrambi per motivi di praticità.

Il tempo totale si attesta sulle quattro ore, con i due film, suddivisi in capitoli tra presente e flashback, che scorrono via veloci e gradevoli.
Kill Bill offre al suo spettatore diverse sensazioni, credo universali: da un lato c’è molta azione e violenza, e questo è un dato di fatto.
Da un altro lato però il tutto scivola in modo leggero, senza prendersi troppo sul serio: il senso del grottesco e del surreale è difatti talmente forte che si vive il film come un fumetto, e non a caso Tarantino è un appassionato di fumetti.

Altra cosa da sottolineare: il fattore estetico è curatissimo, così come quello acustico, e anzi Kill Bill è una vera festa per gli occhi e per le orecchie.
Anche i dialoghi sono riusciti e ficcanti, e in larghi tratti si fanno ricordare.

Come si fanno ricordare molti dei protagonisti del film, veramente memorabili: in primo luogo la protagonista Beatrix Kiddo (una scintillante Uma Thurman), ma anche i vari O-Ren Ishii (un’altrettanto bella e convincente Lucy Liu), Elle Driver, Bill, Gogo Yubari, Pai Mei, etc.

Certo, molti punti della trama lasciano, realisticamente parlando, il tempo che trovano: la ragazza che dopo quattro anni di coma si sveglia a si mette a uccidere gente e a guidare furgoni, mentre dovrebbe avere tutti i muscoli atrofizzati; la spada giapponese tranquillamente portata in aereo in bella vista (e a me che mi fanno buttare i tagliaunghie…), persone che rimangono vive dopo aver ricevuto pallottole in testa, serpenti ultravelenosi lasciati circolare in una roulotte senza tema di essere morsi… ma ce ne sarebbero talmente tanti che non varrebbe neanche la pena enumerarli.

E peraltro nemmeno avrebbe senso: Kill Bill è un fumetto messo su schermo, e messo bene, tanto che il film di Quentin Tarantino si merita senza dubbio una bella valutazione.

Fosco Del Nero



Titolo: Kill Bill (Kill Bill).
Genere: drammatico, azione, splatter, grottesco.
Regista: Quentin Tarantino.
Attori: Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Daryl Hannah, Michael Madsen, David Carradine, Julie Dreyfus, Chiaki Kuriyama, Sonny Chiba, Gordon Liu. Michael Parks.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 26 novembre 2012

L’alba dei morti dementi - Edgar Wright

Quest’oggi ci tuffiamo nel comico.

Anzi, nel demenziale, visto che il film odierno è una parodia degli zombie movie alla Romero: parlo de La notte dei morte dementi, film diretto nel 2004 da Edgar Wright (esordio alla regia).

La prima cosa che salta all’occhio del film è l’humor prettamente britannico, e infatti si riconoscono molti attori visti in altre produzioni della terra di Albione, come Hot fuzz, I love Radio Rock o Guida galattica per autostoppisti, peraltro tutti film che ho gradito.

Anche se forse il riferimento a me più noto, almeno come genere, è il più recente e ottimo Benvenuti a Zombieland… il cui titolo parla da solo.

La seconda cosa de La notte dei morte dementi che salta all’occhio, anzi all’orecchio, è la colonna sonora, aiutata da pezzi classici e veri e propri evergreen.
Memorabile, in particolare, una scena di pestaggio collettivo di uno zombie sulle note di Don’t stop me now dei Queen.

Ma ecco in breve la trama, che tuttavia non è molto originale in sé, ricalcando molti film precedenti: Shaun è un trentenne un po’ in ritardo con la vita: lavora come commesso, tra ventenni che non lo rispettano, in un negozio di elettrodomestici; vive con due amici, di cui uno nullafacente cronico; ed è in crisi con la fidanzata, che vorrebbe un uomo più maturo e capace di prendere in mano la propria vita.

Un bel giorno, però, proprio all’indomani della rottura con Elizabeth, questi problemi scompaiono, di fronte al ben più grave problema di un’invazione di zombie in tutta Londra. Come da tradizione, peraltro, basta un morso per diventare, dopo poco, uno zombie a propria volta, cosa che propaga il “virus” a non finire.

Ed ecco che Shaun, affiancato dall’amico nullafacente Ed, inizierà una scorribanda per tutta Londra alla ricerca della madre e della fidanzata (ormai ex fidanzata, a dire il vero), costituendo una piccola compagnia che farà da cassa di risonanza delle varie componenti del film: paura, comicità e relazioni interpersonali.

Come dicevo, la trama non è nulla di che, ma il lato positivo è che essa non è un pretesto per uno dei soliti film splatter sugli zombie: sì, c’è anche questa componente, ma stringi stringi è minoritaria rispetto a quella comica e relazionale.
Alcune gag, inoltre, valgono veramente la visione del film e si lasceranno ricordare a lungo.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: L’alba dei morti dementi (Shaun of the dead).
Genere: comico, horror, splatter.
Regista: Edgar Wright.
Attori: Simon Pegg, Nick Frost, Kate Ashfield, Dylan Moran, Nicola Cunningham, Bill Nighy, Lucy Davis, Matt Lucas, Martin Freeman.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 24 settembre 2012

Maial zombie - Mathias Dinter

Maial zombie è uno di quei casi cinematografici che ci fanno capire quanto stupido sia il pubblico italiano, o quantomeno quanto stupido credono che sia i produttori di film (il che è sostanzialmente la stessa cosa). Ciò non per il film in sé, quanto per il titolo che gli è stato affibbiato, che come spesso capita non corrisponde al titolo originale, e che anzi svia completamente l’essenza della storia e costituisce uno specchio per le allodole dello “stupido” pubblico italiano.

Il titolo originale, difatti, è La notte dei perdenti viventi, e non Maial zombie, a cui peraltro è accompagnato nella locandina italiana un espressivo e ancor più menzognero “Anche gli zombie lo fanno”… Dico menzognero, perché nel suddetto film gli zombie non fanno proprio niente, e anzi dal punto di vista sensuale il film è molto "pulito".

Anzi, paradossalmente Maial zombie, oltre alla componente grottesca, ha un’anima delicata a quasi romantica, e non a caso il film si conclude nel modo più ovvio e scontato relativamente ai vicini di casa e amici d’infanzia Philip e Rebecca.

Al contrario, invece, il film si apriva con i sogni erotici di Philip incentrati sulla figura della bionda e provocante Uschi, che però disprezza Philip e i suoi due amici Konrad e Wurst perché veri e propri falliti. Peraltro, senza che le si possa dare torto…

I tre, però, all’improvviso passano dalla categoria "deboli sfigati" alla categoria "potenti zombie" grazie a un rito celebrato nel cimitero da Rebecca e dai suoi amici metal-gotici. Da qui inizia un turbinio di eventi...

… assolutamente demenziali, ma comunque sufficientemente ironici e scanzonati da far prendere il film con allegria e senza il giudizio pesante che si dedica invece a pellicole più ambiziose.

Difficile difatti prendere sul serio Maial zombie, film senza alcuna pretesa se non quella di far sorridere per 80 minuti, che si basa su una sceneggiatura assai povera, interpretato da attori mediamente di basso profilo (anche se a dire il vero Collien Fernandes buca lo schermo), e che offre solamente la sua fresca e leggera vivacità.
Basta a farne un buon film?

Un buon film probabilmente no, ma l’obiettivo di far sorridere per quegli 80 minuti è raggiunto.

Fosco Del Nero



Titolo: Maial zombie (Die nacht der lebenden loser).
Genere: comico, grottesco, sentimentale, splatter.
Regista: Mathias Dinter.
Attori: Tino Mewes, Thomas Schmieder, Manuel Cortez, Collien Fernandes, Sissi Perlinger, Henry Gründler, Nadine Germann, Hendrik Borgmann.
Anno: 2004.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 15 novembre 2010

Jennifer’s body - Karyn Kusama

Recentissimamente ho recensito il film di fantascienza Aeon Flux, diretto da tale Karyn Kusama, regista giapponese naturalizzata statunitense, e oggi raddoppio con Jennifer’s body, della stessa regista e più recente di quattro anni.

In ambo i casi si tratta di storie al femminile: nel primo film la protagonista era la bella Charlize Theron, nelle vesti di eroina del futuro, mentre nel secondo la protagonista è Megan Fox, nelle vesti di demone assetato di sangue.

Stiamo dunque cambiando genere, come illustrerà la seguente sintesi della trama.
Jennifer Check (Megan FoxTransformersBad boys 2) è la ragazza più bella della scuola, ed è amica d’infanzia di Needy Lesnicky (Amanda Seyfried; Mean girls, Mamma mia!), al contrario bruttina e imbranata.

Una sera, esse si recano al concerto del gruppo musicale dei Low Shoulder, il cui leader Nikolai Wolf (Adam BrodyOrange County), approfittando del suo charme, riuscirà a portare Jennifer in disparte nel bosco, dove la sacrificherà a Satana in cambio di fama e ricchezza.

Qualcosa va storto, però, e la ragazza, pur generosamente accoltellata, non muore, e anzi si risveglia invasa da un demone assai affamato di sangue e carne umani…

Detto così Jennifer’s body sembra un horror movie di serie B degli anni 80, e in effetti l’unica differenza è l’anno di produzione, visto che la pellicola non ha nulla di bello da offrire (se non forse Megan Fox).

La trama è risibile e si fatica a prenderla sul serio, i dialoghi sono parecchio banali, gli attori non brillano certo per interpretazioni da Oscar (a loro difesa, va detto che sarebbe stato difficile con questa sceneggiatura), e il tutto pare sostanzialmente un casus belli per mettere su schermo forme femminili, sangue e violenza (purtroppo non in quest’ordine di volumi).

La cosa peggiore è che tutto sembra succedere senza un perché, con le scelte narrative che non convincono, e, come capita sempre nei film dell’orrore di basso profilo, con i personaggi protagonisti che danno stolida prova di idiozia (“mi hanno appena detto che quella tipa è il mostro succhiasangue responsabile degli ultimi tre efferati omicidi del paese? Ma sì, appartiamoci un po’ nel bosco con lei”).

La regista tra l’altro si dimentica di alcune cose chiamate genitori, o insegnanti, o polizia, che la storia non contempla se non quando le fa comodo, ma non in tutte le altre circostanze in cui ci si aspetterabbe la loro presenza.

Insomma, non ci siamo proprio.
Forse forse l’unico spunto originale e degno di nota di Jennifer’s body è il finale di un minuto, durante la sigla di chiusura… ma francamente non vi consiglio di perdere il vostro tempo per arrivare fino a lì.

Fosco Del Nero



Titolo: Jennifer’s body (Jennifer’s body).
Genere: horror, splatter.
Regista: Karyn Kusama.
Attori: Megan Fox, Amanda Seyfried, Johnny Simmons, Adam Brody, J.K. Simmons, Amy Sedaris, Chris Pratt, Kyle Gallner.
Anno: 2009.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 5 novembre 2010

Battle royale - Kinji Fukasaku

Era parecchio tempo che non recensivo un film giapponese; l’ultimo era stato l’horror Uzumaki, e questo rappresentante non gli è molto lontano, trattandosi di un thriller-splatter: Battle royale, diretto da Kinji Fukasaku nel 2000 e basato su un precedente romanzo.

Di seguito passo a riverirvi la trama di Battle royale, non certo banale.
In un imprecisato futuro e in un imprecisato stato orientale la società civile è collassata: la violenza, specie giovanile, è alle stelle, e la disoccupazione al 15% ( e fa sorridere che questo sia un dato attuale in alcune regioni italiane).

Il governo decide dunque di varare una riforma educativa, nota come Millenium educational reform act (nota anche come BR Act) che prevede, tra le altre cose, una sorta di esperimento scolastico-educativo, che peraltro sa anche molto di reality show: una quarantina di studenti liceali è stata presa e portata su un’isola deserta (deserta ad eccezione della presenza dell’esercito a monitorare il tutto), nella quale i ragazzi dovranno uccidersi a vicenda entro tre giorni.

Solo chi rimarrà vivo potrà tornare a casa, mentre, se rimarranno più persone, esse saranno simultaneamente eliminate tramite un collare elettrico, che tra l'altro funge anche da segnalatore della posizione.

Inizia subito una specie di caccia all’uomo collettiva, che manda in panico alcuni, terrorizza altri, e ne esalta altri ancora.

Il risultato è un bagno di sangue, tra coltellate, mitragliate, sforbiciate (e non calcistiche…), avvelenamenti, impiccagioni, mutilazioni di vario tipo, etc.

Peraltro, il tutto mi ha ricordato il manga Fortified school, che ho recensito di recente, che tuttavia possedeva una maggiore carica violenta e fantastico-surreale, mentre Battle royale rimane più sul psicologico.

Alla fine della fiera, siamo di fronte a un film privo di qualunque pretesa intellettuale, e tra l’altro senza virtuosismi estetici o tecnici, ma che si fa comunque guardare e che intrattiene come se fosse una sorta di videogioco.

Clima e trama, tra l’altro, sono talmente surreali che è quasi impossibile concentrarsi sul lato violento-sanguinolento, e quasi quasi si è tentati di guardare Battle royale come una commedia umoristica.
Sufficiente… ammesso che non dia fastidio la visione del sangue, nel qual caso guardate qualcosa di più tranquillo.

Fosco Del Nero



Titolo: Battle royale (Batoru rowaiaru).
Genere: drammatico, splatter, thriller.
Regista: Kinji Fukasaku.
Attori: Takeshi Kitano, Tatsuya Fujiwara, Aki Maeda, Taro Yamamoto, Sosuke Takaoka, Kou Shibasaki, Masanobu Ando, Chiaki Kuriyama, Takashi Tsukamoto, Eri Ishikawa, Sayaka Kamiya, Asami Kanai, Anna Nagata.
Anno: 2000.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

domenica 7 febbraio 2010

Zombie strippers - Jay Lee

Di recente stavo cercando un film sugli zombie (un film comico, ossia Benvenuti a Zombieland) e per sbaglio ho trovato questo Zombie strippers.
E, con l’idea di abbassare decisamente il tono di questo blog, ho deciso di vederlo...

Partiamo dal genere: se Zombieland si presentava come una parodia dei film sugli zombie, Zombie strippers, come facilmente arguibile dal nome, coglie lo spunto dell’argomento zombie per coniugarlo a un altro argomento molto in voga tra i maschietti, ossia gli strip.

In tal senso, facile immaginare il tenore del film, di cui vi riporto la trama giusto per dovere di cronaca: in un prossimo futuro gli Usa sono in guerra con diverse nazioni, e per mantenere elevato il numero dei propri soldati hanno elaborato un virus che li resuscita dopo la morte.

Ovviamente l’esperimento va male, tanto che presto si arriva a scene in stile Resident Evil, con frotte di zombie affamati.

La somiglianza di Zombie strippers con Resident Evil però finisce qui, visto che un soldato morso pensa bene di scappare dal suo gruppo di riferimento, poscia che i morsi-contagiati venivano eseguiti all’istante (si prega di notare l’ardito uso del participio passato)…

… per finire poi in un club di spogliarelli, laddove, dopo essersi trasformato, morde e contagia la spogliarellista regina del locale (interpretata dall’ex pornostar Jenna Jameson), che a sua volta coinvolge altre ragazze del posto.

Il seguito del film, che poi è la buona sostanza del film stesso, è facile da immaginare, con le zombie-stripper che riscuotono un grande successo tra gli avventori del locale.

Zombie strippers è dunque un mix tra splatter, commedia e demenziale, col suo profilo che è basso e senza pretese.

Tuttavia, qualche sorriso lo strappa, anche per via di alcuni personaggi discretamente caratterizzati (per esempio il boss del club che intravede l’affare delle ragazze zombie, interpretato da Robert Englund, uno dei protagonisti del mitico Visitors).

Alla fine della fiera, comunque, i motivi per guardare Zombie strippers sono solo due: belle ragazze e tanto sangue.
Ergo, se siete fan delle une o dell’altro, accomodatevi pure: non troverete molto altro, ma in fin dei conti, data la piccola produzione e il soggetto altrettanto piccolo, a mio avviso avrebbe potuto andare anche peggio (da cui il 4.5 di voto e non il 3): il film non fa l’errore di prendersi troppo sul serio e la butta spesso sul ridere.

Fosco Del Nero



Titolo: Zombie strippers (Zombie strippers).
Genere: demenziale, splatter.
Regista: Jay Lee.
Attori: Jenna Jameson, Robert Englund, Roxy Saint, Joey Medina, Penny Drake, Jennifer Holland, John Hawkes, Jeannette Sousa.
Anno: 2008.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 24 settembre 2009

Drag me to hell - Sam Raimi

Oggi recensisco un altro horror, benché fatichi a far rientrare il film di oggi in tale categoria.
Peraltro, è un film assai recente, uscito nei cinema italiani da appena pochi giorni, ma che io ho visto nella versione originale inglese, coadiuvato dai sottotitoli: parlo di Drag me to hell.

Un film horror con una locandina abbastanza inquietante, un trailer pieno di effetti speciali effettivamente orrorifici, con tanto di cotal titolo (che significa, per chi fosse a digiuno di inglese, “trascinami all’inferno”), pare avere tutti i titoli per appartenere al genere con pieno merito, eppure…

Eppure, non appena si vede il nome del regista, Sam Raimi (La casa, La casa 2, L’armata delle tenebreSpider-Man), sorge qualche dubbio.

Dubbio confermato dai primi fotogrammi della pellicola, che sembrano presi pari pari da un film horror di serie B degli anni "80.

Gli attori protagonisti, peraltro, non fanno nulla per fugare tali sospetti: tanto Alison Lohman, quanto Justin Long, attori di secondo piano e di modeste pretese artistiche, non bucano certo lo schermo, e se finora non hanno avuto una grande carriera probabilmente un motivo c’è.

Ma torniamo a Drag me to hell, di cui riporto in breve la trama: Christine Brown è un’impiegata di banca che aspira a un’immediata promozione; le basta chiudere felicemente un affare ed è fatta.
Tuttavia, sopraggiunge un inconveniente, sotto forma di vecchietta zingara, tale signora Ganush, un’anziana e sdentata signora tanto inoffensiva a prima vista, quanto pericolosa ad uno sguardo approfondito.
E lo sguardo approfondito Christine è costretta a darglielo, posto che la vecchierella, al diniego della giovine di concederle il terzo rinvio per il pagamento della sua casa, la maledice. Prima solo a parole nell’ufficio della banca e poi coi fatti nel parcheggio sotterraneo.
In pratica, le scatena contro una Lamia, ossia uno spirito demoniaco il cui compito è rubarle l’anima, e, per l’appunto, "trascinarla all’inferno".

Bastano poche scene del film per porsi la domanda: è un film horror serio oppure il regista ha volutamente inteso attribuirgli degli elementi surreali-comici?
Tale ambivalenza si trascina per tutto il film, anche se alla fine si propende per la seconda ipotesi, sia conoscendo Sam Raimi (L’armata delle tenebre in tal senso è emblematico, per quanto assolutamente superiore come risultato finale), sia perché gli spunti paradossali sono talmente tanti da non potere essere semplice somma casuale.

Partendo dall’ingenuità della protagonista, Christine, che sembra fare di tutto per trovarsi in situazioni difficili: è sempre sola (anche quando sa che uno spirito demoniaco la sta cercando!!), non scappa quando può, si mette nei guai con un battito di ciglia, ma soprattutto sta sempre con la bocca aperta.

Ecco come si spiega che le finiscano in bocca, in rapida sequenza, una mosca, il braccio della zingara (tutto!), un fazzoletto di discrete dimensioni e, a più riprese, il vomito della simpatica signora Ganush, tanto da viva quanto da morta (e farsi vomitare in faccia da un cadavere durante la sua veglia funebre tecnicamente non è facile).

Ma, a parte la bocca aperta dell'incauta protagonista, il film suscita l’ilarità dello spettatore in molte altre occasioni: la vecchietta che cerca di mordere la giovane pur senza dentiera, lo sferragliare di pentole di una scena d’atmosfera, l’episodio del sangue in ufficio (fantastico!), la seduta spiritica con la capretta che, accanto alla protagonista, la guarda di sottecchi, etc.

Si registrano anche alcune incoerenze: passi per l’ingenuità morbosa di Christine (che pare voler accelerare a tutti i costi il suo incontro con la Lamia, specie quando smarrisce stupidamente l’oggetto che potrebbe salvarle la vita), ma che dire della medium che dice di attendere da una vita la possibilità di vendicarsi del demone, eppure chiede ben 10.000 dollari di compenso, col serio rischio dunque di non avere tale possibilità?
O della stessa Christine, che ci mette due secondi a passare da vegetariana animalista militante a sgozzatrice del suo gatto (ma perché il suo, poi? Le era stato detto che bastava un animale qualsiasi!)?
Senza contare il sunto estremo del film, che è questo: una vecchietta zingara maledice l’impiegata di una banca perché ha fatto il suo lavoro…

Ma forse dovrei ringraziare la signora Ganush, visto che ho riso più durante questo film che con la maggior parte dei film comici che ho visto negli ultimi dieci anni.

Dunque il voto di Drag me to hell è un 4 come horror, un 7.5 come film comico.
A voi la scelta della prospettiva.

Fosco Del Nero



Titolo: Drag me to hell (Drag me to hell).
Genere: horror, comico, splatter.
Regista: Sam Raimi.
Attori: Alison Lohman, Justin Long, David Paymer, Dileep Rao, Lorna Raver, Adriana Barraza, Flor de Maria Chahua, Reggie Lee, Sage Stallone, Jessica Lucas, Bojana Novakovic, Fernanda Romero.
Anno: 2009.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

domenica 20 settembre 2009

Uzumaki - Higuchinsky

Il film recensito oggi appartiene a due categorie ben distinte:
- quella dei film horror,
- quella dei film orientali.

Come sa chiunque si sia anche solo minimamente interessato al cinema orientale (giapponese, cinese, taiwanese, coreano, etc), spesso l’Oriente ci ha regalato dei titolo assai originali, che magari possono non piacere allo spettatore medio occidentale, ma che indubitabilmente hanno un loro spessore e una loro vena creativa.

Penso per esempio a film come Yaji and Kita, Double vision, Cutie honey, Two sisters, Shaolin soccer, Old boy, Ringu, Ju-on, tutti prodotti importanti nei loro rispettivi generi.

Il film di oggi è Uzumaki (parola che significa "spirale"), un horror che in qualche modo colpisce nel segno.

Dico "in qualche modo" perché alcuni difetti della pellicola sono evidenti, da alcune recitazioni un po’ approssimative a una trama assai scarna, dai personaggi non memorabili alla colonna sonora latitante.

Detto così, sembrerebbe che Uzumaki, tratto dal manga di Junji Ito e diretto invece da Higuchinsky, sia un film ignorabile, e invece, come dicevo prima, ha un suo perché.
Difatti, nella sua semplice linearità (una sorta di escalation di follia che impregna di sé un piccolo paese), coinvolge e turba lo spettatore, risultando alla fine della fiera uno spettacolo fastidiosamente torbido e inquietante, quasi claustrofobico nel suo incedere.

E, in fin dei conti, è questo che si chiede a un film horror, no?
Ossia turbare in qualche modo lo spettatore.

Certo, da Uzumaki non attendetevi un film dell’orrore all’americana, ossia assai spettacolarizzato negli effetti sonori (qua quasi essenti) o negli effetti speciali (qua spesso pacchiani, o comunque tanto bizzarri da apparire poco credibili); ma un film, piuttosto, che punta a suscitare in chi lo guarda un fastidio sommerso, che cresce pian piano.

Questa, se vogliamo, è la differenza macroscopica tra l’horror all’orientale e quello all’occidentale: mentre il secondo è un terrore visto e sentito, con occhi e orecchie, e sovente assai caricato, il primo è un orrore percepito, spesso non inquadrato, una sorta di angoscia di riflesso.

Io preferisco il primo genere, ma è una questione di gusti; magari qualcuno ai vari Uzumaki, Ringu, Ju-on, Two sisters, preferirà invece i vari 28 giorni dopo, Martyrs, Io sono Leggenda, I segni del male, etc (film comunque non malvagi, eccettuato a mio avviso il secondo della lista).
Come detto, la tipologia è questione di gusti: l'importante è scegliere, all'interno della macroarea, gli esponenti migliori, o comunque quelli più originali.

E, se siete appassionati di film horror o di film orientali, Uzumaki è una buona alternativa.

Fosco Del Nero



Titolo: Uzumaki (Uzumaki).
Genere: horror, psicologico, splatter.
Regista: Higuchinsky.
Attori: Eriko Hatsune, Fhi Fan, Hinako Saeki, Eun-Kyung Shin, Keiko Takahashi, Ren Ôsugi, Denden, Masami Horiuchi, Tarô Suwa.
Anno: 2000.
Voto: 7.

Dove lo trovi: qui.

martedì 30 giugno 2009

Martyrs - Pascal Laugier

Quest’oggi recensisco un film thriller-horror, e per la precisione un thriller-horror francese, diretto nel 2008 da Pascal Laugier, lo stesso regista del già recensito Saint Ange (del 2004).

Se Saint Ange era un film d’atmosfera, con un’ambientazione di tipo gotico-inquietante e una trama volutamente sottile e ambigua, Martyrs invece va dritto al punto, presentando fin da subito scene molto violente e visivamente d’impatto.

Non a caso, prima il film ha avuto molte difficoltà a uscire al cinema, e poi ce l'ha fatta solamente con un divieto ai minori di 18.

Ecco come inizia Martyrs: si vede come prima cosa una bambina che, insanguinata e decisamente maltrattata, scappa a perdifiato dal un luogo ameno, evidentemente in preda al panico.

La seconda cosa che si vede è l’interrogatorio di un’altra bambina, Anna, relativamente alla prima, Lucie… ma la reticenza è evidente, con i dubbi sulla situazione che rimangono.

La terza è un’altra scena di violenza, con Lucie, stavolta adulta, dopo circa 15 anni, che stermina una famiglia apparentemente senza motivo.

Poi i motivi verranno fuori, e saranno uno più “ragionevole” dell’altro…
Difatti, emergerà il triste passato di Lucie, nonché l’altrettanto triste futuro di Anna.

Da questo momento in poi il film è unicamente una lunga sequenza di sangue, violenza, massacro, cattiveria.

Giustificata da cosa?
Da niente?

In realtà, una giustificazione c’è, e avrebbe addirittura una valenza di tipo scientifico e persino governativo, visto che si intuisce da subito che dietro vi è un’organizzazione sofisticata e autorizzata.

La motivazione del tutto è però talmente stupida e flebile da non sorreggere affatto la costruzione filmica.
E il film, alla fine della fiera, sa molto di mera operazione commerciale, strutturata ad hoc per choccare lo spettatore a forza di sangue e mutilazioni (in tale ottica, si inserisce anche la scelta del titolo, "Martiri", che vorrebbe richiamare qualche spunto religioso, ma che anch'essa è assolutamente ingiustificata).

In questo senso, difficile persino commentare la prova delle due attrici protagoniste, Morjana Alaoui e Mylène Jampanoi, impegnate unicamente per tutta la durata del film a urlare, scappare o soffrire.

Da precisare inoltre che Martyrs, presentato come un horror, di orrorifico ha veramente poco, forse la sola qualità generale, mentre tecnicamente si tratta di un thriller psicologico (assai distante dagli horror psicologici d’atmosfera tipo The others o lo stesso Saint Ange).

Non a caso, il genere è denominato "torture porn", genere del quale alcuni rappresentanti sono Saw - L’enigmista, La casa dei 1000 corpi, Le colline hanno gli occhi.

Insomma, se vi piace il genere potreste anche farci un pensierino per vedere di che si tratta.
A mio parere, però, il gioco non vale la candela.

Fosco Del Nero



Titolo: Martyrs (Martyrs).
Genere: thriller, horror, psicologico, splatter.
Regista: Pascal Laugier.
Attori: Morjana Alaoui, Mylène Jampanoi, Catherine Bégin, Robert Toupin, Patricia Tulasne, Isabelle Chasse.
Anno: 2008.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 4 marzo 2009

The machine girl - Noboru Iguchi

Oggi recensisco un film giapponese che ho conosciuto proprio attraverso il web: si tratta di un thriller violento dalla spiccata tendenza splatter.

The machine girl, questo il suo titolo, fa vedere subito di che pasta è fatto, ed è una pasta crudele, orrida e sanguinosa.
Già dopo i primissimi minuti, infatti, si sono già visti sangue, morti e mutilazioni.

Si tratta di un filone che va molto di moda nel lontano Oriente, tanto nei fumetti quanto nelle animazioni e nei film, che tuttavia, a mio modo di vedere, se non ben strutturato, si dimostra vuoto, o peggio ancora fastidioso.

E, purtroppo, è proprio questo il caso di The machine girl, che oscilla tra l’essere ridicolo e l’essere disgustoso… e disgustoso lo è spesso, tra gole tagliate, teste tagliate, braccia tagliate, dita tagliate, dita mangiate, colli che sprizzano sangue, ragazzine violentate da morte, etc.

Anzi, a dirla tutta, è un film piuttosto sadico, senza alcun contenuto se non la violenza.

Quanto agli aspetti tecnici, la recitazione degli attori è sommaria, mentre il doppiaggio in inglese, lingua in cui l’ho visto, è anch’esso precario.

La trama è di una banalità sconfortante (una gang di ragazzini, capitanata dal figlio di uno yakuza, provoca la morte di un loro coetaneo, con la di lui sorella che per vendicarsi diventa una specie di guerriera ninja, ovviamente fortissima) e anche l’ambientazione sociale non convince, con dei ruoli troppo caricati (i ragazzini bulli, i poliziotti corrotti, i genitori distanti, etc).

In The machine girl non si salva niente purtroppo, nemmeno i personaggi principali, decisamente anonimi e poco memorabili.
Forse la fotografia è la cosa più decente.

A peggiorare le cose, giunge anche un finale sospensivo, che lascia presagire un sequel… sequel che di sicuro io non vedrò.

Uomo avvisato...

Fosco Del Nero



Titolo: The machine girl (Kataude mashin garu).
Genere: splatter, drammatico, thriller.
Regista: Noboru Iguchi.
Attori: Asami, Honoka, Kawamura Ryosuke, Yuya Ishikawa, Kishi Kentaro, Kijima Noriko, Nishihara Nobuhiro, Shimazu Kentar, Okamoto Ryoji.
Anno: 2008.
Voto: 3.5.
Dove lo trovi: qui.

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