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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 19 marzo 2024

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio - Ralph Bakshi

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio è un film d’animazione realizzato da Ralph Bakshi nell’ormai lontano 1983, epoca in cui l’animazione iniziava a proporre opere più ambiziose rispetto agli inizi degli anni “60, pur all’interno di un contesto tecnico ancora evidentemente molto limitato.

Lo stesso Ralph Bakshi realizzò quello che col senno di poi è ricordato come un ottimo prodotto, ossia la versione animata de Il signore degli anelli (purtroppo monca della seconda metà della trilogia), nonché qualche altro tentativo: WizardsFuga dal mondo dei sogni, American pop… nonché questo stesso Fire and ice, omaggio al genere sword and sorcery in stile Conan il Barbaro (anche se il protagonista ricorda più He-Man, serie d’animazione prodotta lo stesso anno, forse non a caso).

Ecco la trama di Fire and ice - Fuoco e ghiaccio, in verità molto semplice e naif: verso la fine dell’ultima era glaciale (ne approfitto per ricordare a tutti che il clima sulla Terra è sempre cambiato secondo diversi cicli, e che l’attività dell’uomo non vale niente a fronte dei cicli della Terra stessa e del Sole), la Regina del Nord Juliana, insieme al figlio negromante Nekron, agiscono per conquistare l’intero mondo, spostando il loro regno di ghiaccio sempre più a sud, grazie alle loro conoscenze magiche, invadendo con il loro esercito di guerrieri sub-umani (mezzo orchi, mezzo scimmieschi) prima la pianura e poi il Regno del Fuoco, dal quale rapiscono la Principessa Teegra.

La ragazza, nel suo tentativo di sfuggire agli sgherri della Regina del Nord, conoscerà Larn, un guerriero della pianura scampato a un precedente massacro, il quale, aiutato da Darkwolf, un fortissimo guerriero con una pelle di lupo posta sulla testa, cerca di opporsi alle forze maligne.
Da affrontare non vi sarà solo la forza bruta dei soldati nemici, ma anche le impervie della natura, nonché la stregoneria del negromante.

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio ha in verità una trama quasi nulla e nel corso della sua esecuzione, circa 80 minuti, pochissimi dialoghi: dunque, è quasi tutto disegni e azione. Nonostante ciò, e nonostante un evidente ammiccamento ai corpi umani, specialmente quello femminile, il prodotto ha un suo valore: i fondali disegnati a mano sono ben fatti e le animazioni fluide… per quanto consentiva la tecnica dell’epoca.

La storia è nobile negli intenti, pur pervasa dalla violenza, cosa che fa del film un prodotto per adulti e certamente non un film d’animazione per bambini… come peraltro tutti gli altri di Bakshi, per chi ancora non lo sapesse.

Fosco Del Nero 



Titolo: Fuoco e ghiaccio (Fire and ice).
Genere: animazione, fantasy, avventura.
Regista: Ralph Bakshi.
Anno: 1983.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



martedì 10 gennaio 2023

Orlando – Sally Potter

Mi sono visto Orlando, film del 1992, in quanto mi era stato descritto come film interessante dal punto di vista esistenziale.
Purtroppo non è stato così, né il film mi è piaciuto troppo dal punto di vista cinematografico: doppio fiasco, dunque.

Ecco la trama, che oscilla tra lo storico, il drammatico e il fantastico: siamo nel 1600 e la Regina d’Inghilterra, avendo un debole per Orlando, un giovane dall’aria piuttosto androgina ed efebica, gli assegna sia un titolo che un compito… non invecchiare mai.
Il giovane non solo esegue il difficile compito, ma vi aggiunge qualcosa di suo: a un certo punto diventa donna. Senza farlo apposta: semplicemente una mattina si alza e ha un corpo da donna. 
Comincia così a vivere da donna, ma le questioni legali (formalmente risultava morto, ora risulta donna, non può dunque avere possedimenti) e il fatto di non invecchiare mai gli/le pongono dei problemi. Il fatto di avere un figlio (che a fine film si vede essere invecchiato sino ai cinque anni circa) aggiunge problemi ai problemi.

Orlando, tratto da un romanzo di Virginia Wolf, non mi è piaciuto granché, anche se ha i suoi punti di valore.
Non ho apprezzato la scelta di porre un vecchio uomo nei panni della Regina d’Inghilterra, né quella di porre quella che è evidentemente una donna, per quanto effettivamente dall’aria androgina, ossia la giovane Tilda Swinton, nei panni di un uomo. Nella seconda parte di donna, in effetti, è largamente più credibile, per androgina che sia (volendo utilizzare un solo attore per ambo le parti, tuttavia, il problema si sarebbe presentato o per l'una o per l'altra parte).
Non ho amato nemmeno i numerosi riferimenti diretti alla telecamera, quando il/la protagonista si gira a commentare qualcosa che è accaduto guardando negli occhi gli spettatori.
La trama e il salti temporali ugualmente non mi hanno conquistato.

Belli invece i costumi, l’ambientazione, a tratti i dialoghi, per quanto un po’ mentali e cerebrali, e ottima la recitazione della Swinton, attrice sempre brava (vista ormai in numerosi film: The beach, Doctor StrangeIl curioso caso di Benjamin Button, Il leone, la strega e l'armadio,  Solo gli amanti sopravvivono).

Se il film non mi entusiasmato come film (ma nemmeno depresso), la parte didattica si restringe alla canzone finale, cantata da un angelo nel cielo: essa riferisce che le differenze terrene, come quelle tra uomo e donna, o tra passato e futuro, sono superate, e che si è avuto accesso al momento presente, alla libertà, all’estasi e all’unità.
Il concetto in effetti è di valore… ma parliamo di pochi secondi, cantati in inglese e non tradotti, e senza sottotitoli a seconda del formato multimediale che si sta utilizzando. Pochino per giustificare la visione di un intero film secondo un’ottica di apprendimento spirituale... anche se poco è comunque meglio di niente.

In verità si potrebbe anche ipotizzare un superamento della dualità maschile-femminile nel corso del film, con la conquista dell’androgino spirituale… ma si starebbe facendo teoria, e piuttosto spinta, anche perché nella storia il personaggio alla fine rimane donna, non sembra aver superato granché e anzi sembra procedere per inerzia, senza che vi sia una sua volontà cosciente e consapevole dietro.

Complessivamente, Orlando si dimostra film non indispensabile, ma quantomeno originale e curioso, e con qualche elemento interessante.

Per dovere di cronaca, riporto l’unica frase esistenzialmente interessante che ho trovato nel film.

“Orlando è cambiata: non è più travolta dal destino, e da quando ha rinunciato al ricercare il passato ha scoperto che la sua vita cominciava.”

Fosco Del Nero



Titolo: Orlando (Orlando).
Genere: storico, fantastico, drammatico.
Regista: Sally Potter.
Attori: Tilda Swinton, Billy Zane, Lothaire Bluteau, John Wood (II), Dudley Sutton, Thom Hoffman, Peter Eyre, Quentin Crisp, Heathcote Williams, Charlotte Valandrey.
Anno: 1992.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 3 gennaio 2023

Il leone, la strega e l’armadio - Cronache di Narnia 1 - Andrew Adamson

Avevo guardato una volta Il leone, la strega e l’armadio, il primo film dedicato al ciclo delle Cronache di Narnia (nonostante, come cronistoria, il romanzo sarebbe il secondo della serie e non il primo)… ma non mi aveva entusiasmato.

Ho proceduto a una seconda visione ora, a distanza di numerosi anni e poco dopo aver letto non solo il libro Il leone, la strega e l’armadio, ma tutto quanto il ciclo di Narnia.

Cominciamo con la trama: durante la Seconda Guerra Mondiale, i quattro fratelli Peter, Susan, Edmond e Lucy, che vivono a Londra, vengono mandati in una grande casa di campagna per sfuggire ai bombardamenti tedeschi.
La casa è quella del misterioso studioso Digory Kirke… e si rivelerà una casa ben strada, dal momento che un suo armadio porta dritti nel regno di Narnia, una sorta di reame fantasy abitato da creature mitologiche, come fauni o minotauri. 
In Narnia vige una sorta di perenne inverno: il legittimo “sovrano”, il leone Aslan, è assente da molto, e la Strega Bianca ha approfittato della sua assenza per acquisire il potere e seminare il terrore in tutta la popolazione (composta in buona parte da animali parlanti).
Senonché un’antica profezia parla della venuta di quattro giovani umani che, insieme ad Aslan, avrebbero ripristinato l’equilibrio delle cose.

Lo dico subito: purtroppo Il leone, la strega e l’armadio, nonostante il suo notevole apparato tecnologico a supporto, non regge il confronto con l’omonimo libro. Buona parte dell’atmosfera è sparita; i personaggi sono caratterizzati in modo davvero semplicistico e, quel che è peggio, i simboli spirituali presenti nel romanzo son quasi invisibili nella conversione cinematografica, tanto che l’essenza cristiana del libro (Aslan è Gesù, l’Imperatore d’oltremare è Dio, la Strega è l’avversario della materia, Peter è il primo papa Pietro, Aslan viene sacrificato sulla tavole della legge mosaiche, che con la sua resurrezione si spezzano, etc) praticamente va a sparire.
Non che sia stato tolto tutto, giacché alcune di questi elementi vi sono… ma semplicemente manca lo spessore spirituale che sarebbe stato necessario.

Inoltre, anche da un punto di vista meramente estetico, il film vorrebbe avere molti momenti epici, ma non ce la fa proprio, risultando invece, più banalmente e più piattamente, melodrammatico.

Avevo avviato la visione dei film prodotti finora relativi alle Cronache di Narnia con l’idea di includerli nel libro che sto scrivendo sui film dai contenuti esistenziali particolarmente meritevoli, ma non ci siamo. Vedrò i successivi film per completezza, ma dubito che vi sarà un cambio di passo verso l’alto.

Fosco Del Nero



Titolo: Il leone, la strega e l’armadio - Cronache di Narnia 1 (The chronicles of Narnia - The lion, the witch and the wardrobe).
Genere: fantasy, avventura.
Regista: Andrew Adamson.
Attori: James McAvoy, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Tilda Swinton, Jim Broadbent, Kiran Shah, James Cosmo, Judy McIntosh, Elizabeth Hawthorne.
Anno: 2005.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 23 novembre 2022

L’albatross - Oltre la tempesta - Ridley Scott

Non mi ricordo come mai mi fossi segnato L’albatross - Oltre la tempesta: forse lo avevo trovato consigliato da qualche parte online, o forse ero andato a ritroso tra i film di Ridley Scott… o forse sono partito dal motto “Where we go one we go all”.

Andiamo con ordine: L’albatross - Oltre la tempesta è stato diretto ne1 1995 da Ridley Scott, ma non è stato un gran successo, per non dire ch’è stato un fallimento, soprattutto paragonato ad altri esiti del regista americano: AlienBlade Runner, Thelma & Louise, Legend, Il gladiatore.

Il film è basato su una storia realmente accaduta, che per sommi capi è la seguente: un gruppo di ragazzi si imbarca presso una nave, chiamata Albatross e comandata dal capitano Christopher Sheldon (Jeff BridgesIl grande LebowskiL'uomo che fissa le capreThe giver - Il sogno di JonasK-Pax - Da un altro mondoLa leggenda del re pescatoreTideland - Il mondo capovoltoSeabiscuit - Un mito senza tempo), il quale ha fama di ottimo marinaio e anche di ottimo educatore.
Qualcuno dei ragazzi è lì controvoglia, spintovi dalla famiglia, qualcuno c’è perché non sapeva cosa fare, mentre qualcun altro ci è andato di sua iniziativa: è questo il caso di Charles Gieg (Scott Wolf; V- Visitors, Cinque in famiglia), protagonista e voce narrante della storia.
L’apprendistato marino sarà duro, specie per alcuni, e con tutta evidenza non afferirà solo il mare, ma la vita latu sensu.

L’albatross - Oltre la tempesta si propone un intento molto chiaro: essere una sorta de L’attimo fuggente ambientato in un tipo diverso di scuola, e non a caso segue il suo ben più famoso predecessore di pochi anni. Nel suo intento, occorre dirlo, riesce bene, giacché propone difficoltà e apprendimento di vario tipo… nonché i medesimi esiti disastrosi, che peraltro si erano visto anche in altri simili prodotti cinematografici, come Into the wild - Nelle terre selvagge e Captain Fantastic: in tutti e quattro i casi, infatti, la visione della vita e l’educazione che viene proposta porta a morte e difficoltà, tanto che sembrano quasi opere prodotte con l’intento di suggerire che il pensare contro corrente generi per forza esiti distruttivi (quando invece è esattamente il contrario: è il pensiero mediocre, e quello men che mediocre, che porta a risultati scarsi). Ne L’albatross la cosa è meno intensa, giacché si tratta di un rovescio della natura e non di suicidi diretti o incapacità sociali di varia foggia, ma viene comunque abbinato un finale problematico; dei quattro titoli, risulta comunque quel che preferisco a livello di coscienza ed energia di fondo.

Dei suddetti film dunque vi consiglio l’apparato ispirazionale, mentre stendo un velo sulle conseguenze narrative.
In tal senso, lo stesso L’albatross - Oltre la tempesta ha abbastanza da proporre, come mostreranno le citazioni che copio di seguito, a volte proprie del film e a volte citazioni di grandi autori (Hemingway, Kipling, Shakespeare, di cui è citata La tempesta, un’opera a tema in diversi sensi); al di là delle singole frasi, comunque, è evidente il parallelismo tra la vita navale e marina e la vita in generale, ossia l’esistenza umana. In ambo i casi, vi sono insegnanti, studenti, regole, cose da imparare, obiettivi, comunità, condivisione, fallimenti… nonché specchi e riflessi di vario tipo.

“Non può succedere niente, a bordo, senza che io venga a sapere. 
Molto spesso la mia nave mi parla di notte.”

“Nessun uomo è un’isola che esiste da sola.”

“Che senso ha domandare per chi suona la campana?
Suona per te.”

“Non c’è niente senza regole.”

“Dove va uno, andiamo tutti.”

“In ognuno di questi miei compagni di viaggio c’è una parte di me.”

“Prima o poi con le nostre paure dobbiamo farci i conti tutti.”

“Una catena è forte quanto il suo anello più debole.”

“Tutti stiamo facendo i conti con le nostre emozioni e con le nostre paure.”

“Chi è quest’uomo che ci guida verso un mondo sconosciuto?”

“Il canto in coro vi unisce: fa battere i vostri cuori come se fossero un solo cuore.”

“Niente di meglio dell’esperienza diretta per vedere le cose in prospettiva.”

“Se riuscirai a mantenere la calma mentre tutti intorno a te la stanno perdendo, se manterrai la fiducia in te stesso quando gli altri di te dubiteranno, senza avere dubbi su te stessi, il mondo e tutto quello che contiene ti apparterranno, e solamente allora potrai dirti un uomo.”

“A volte non ci si può sottrarre al vento; si possono solo mettere a segno le vele e tirare dritto.”

Fosco Del Nero 



Titolo: L’albatross - Oltre la tempesta (White squall).
Genere: avventura, drammatico.
Regista: Ridley Scott.
Attori: Jeff Bridges, Caroline Goodall, John Savage, Scott Wolf, James Rebhorn, Jeremy Sisto, Ryan Phillippe, Eric Michael Cole, Balthazar Getty, Ethan Embry, Jason Marsden.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 24 agosto 2022

Ni no kuni - Yoshiyuki Momose

Ni no kuni è un film d’animazione uscito nel 2019 sulla scia del successo dell’omonimo gioco di ruolo, il quale peraltro ha già avuto un seguito. La scelta della produzione tuttavia è stata quella di ignorare i due videogiochi (La minaccia della strega cinerea, Il destino di un regno) e di proporre una storia originale, semplicemente ispirata al mondo nel quale le narrazioni dei due giochi sono ambientate.

Serve una premessa anche per la produzione: il videogioco di Ni no kuni era stato accolto con grande entusiasmo non solo per un’effettiva ottima realizzazione, ma anche perché si era trattato della collaborazione tra la casa di produzione di videogame Level-5 e la celebre azienda d’animazione Studio Ghibli, fondata e resa famosa da Hayao Miyazaki. In effetti, per stile e per atmosfera, col videogioco pareva proprio d’essere all’interno di un film di Miyazaki.

Purtroppo, però, il film ispirato al suddetto videogioco non è stato realizzato dallo Studio Ghibli, ma da Oriental Light and Magic, uno studio d’animazione ben meno prestigioso. Tuttavia, per non discostarsi troppo, è stato incaricato della regia Yoshiyuki Momose, il quale aveva al suo attivo svariate collaborazioni come animatore in film dello Studio Ghibli, tra cui Porco Rosso, I sospiri del mio cuore, Principessa Mononoke La città incantata.

La cosa, onestamente, si vede parecchio, giacché lo stile è quello e vi sono anche alcuni stilemi presi pari pari (i quali credo che ormai siano entrati a far parte dell’animazione giapponese, al di là del singolo studio di produzione).
Tuttavia, se la cifra estetica è notevole, a parte alcune clamorose cadute di tono dovute alla computer grafica, a Ni no kuni manca un animo di alto profilo.

Ecco la trama sommaria del film: Yu è un adolescente costretto fin da piccolo su una sedia a rotelle, per via di un incidente in cui tra l’altro morirono ambo i suoi genitori. I suoi amici più stretti sono il  volitivo Haru e l’affettuosa Kotona. Un giorno, subito dopo che Kotona viene e pugnalata da un misterioso assalitore, i due ragazzi si trovano proiettati in un regno incantato: sono sempre loro due, ma Yu non ha più problemi alle gambe… mentre Kotona è sparita. 
Vengono a scoprire che la principessa del regno, tale Astrid, è tale e quale a Kotona, e così si mettono in marcia per incontrarla e scoprire che fine ha fatto la loro amica.

L’incipit del film è favoloso, compreso l’impatto col mondo fantasy, il quale colpisce immediatamente per colori e immagini. Tuttavia, l’abbrivio si perde strada facendo, un po’ per una storia non irresistibile, un po’ per alcune scelte visive discutibili, come l’uso parziale di una computer grafica davvero pacchiana che fa a pugni con l’animazione disegnata a mano (viene da chiedersi come possano anche solo aver preso in considerazione la cosa... figuriamoci poi presentarla al pubblico).
La caratterizzazione dei personaggi non è affatto memorabile e a tratti la sceneggiatura non convince: purtroppo l'aspetto della sceneggiatura si dimostra non all'altezza di quello tecnico.

Il film si mantiene comunque su livello decenti, ma è ben lontano dai migliori prodotti dello Studio Ghibli… nonostante la somiglianza visiva.

Il voto reale di Ni no kuni sarebbe 6, ma lo alzo a 6.5 per premiare l’incantevole bellezza di alcune scene.

Fosco Del Nero 



Titolo: Ni no kuni (Ni no kuni).
Genere: animazione, anime, fantasy, avventura.
Regista: Yoshiyuki Momose.
Anno: 2019.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 9 marzo 2022

Jumanji - Joe Johnston

Credo che questa sia la seconda volta che vedo Jumanji, il famoso film del 1995 con protagonista Robin Williams che ha dato luogo negli anni a diversi seguiti (Jumanji - Benvenuti nella giungla e Jumanji - The next level).

La prima volta avvenne da ragazzino ed ero curioso di vedere com’era nel mentre invecchiato questo film del 1995, visto ora con gli occhi di un adulto.

Discretamente bene, lo dico subito, col film che mantiene inalterata la sua verve, la sua freschezza, il suo dinamismo e la sua originalità.
Anche gli effetti speciali si son mantenuti bene, ma d’altronde a dirigere il film c’era proprio un esperto di effetti speciali, quel Joe Johnston che li aveva curati per la trilogia originale di Star wars… mica poco.
Tra i film all’attivo come regista, qualche discreto successo di pubblico, come Pagemaster - L'avventura meravigliosa o Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, ma niente di indimenticabile (a me non son piaciuti neanche quei due, a dire il vero).

Ecco la trama sommaria di Jumanji, col film che si muove su diversi livelli temporali, tre per la precisione: nel primo, nel 1869, due bambini si avventurano nel cuore della notte in un bosco e seppelliscono una misteriosa cassa sotto terra; nel secondo, nel 1969, Alan Parrish, anche lui bambino, ritrova la suddetta cassa, la apre, e con l’amica Sarah inizia a giocare col gioco da tavolo che vi trova dentro; nel terzo, nel 1995, altri due bambini, Peter e Judy, ritrovano il suddetto gioco e iniziano anch’essi a giocare, con ciò richiamando dalla dimensione alternativa del gioco il piccolo Alan, nel mentre diventato grande. Il grosso del film si basa sulle vicende di questo terzo filone, il quale peraltro dà vita a una diversa linea temporale, e quindi a un 1995 alternativo.

I protagonisti principali del film sono così i due grandi Alan (Robin WilliamsAl di là dei sogniL’uomo bicentenarioL’attimo fuggentePatch AdamsWill hunting - Genio ribelle) e Sarah (Bonnie Hunt; Il miglio verde, Beethoven), e i due piccoli Judy (Kirsten DunstIntervista col vampiro, Piccole donneMelancholiaElizabethtown, Spider-Man, Il giardino delle vergini suicide) e Peter.
Anche se il protagonista principale della pellicola è proprio Jumanji, il gioco che dà il nome al film e col quale letteralmente tutto può succedere: essere risucchiati nella giungla del gioco o vedersi la casa invasa da una frotta di animali di grossa taglia, come elefanti o rinoceronti. Senza contare enormi zanzare tigre o le piante rampicanti, alcune carnivore.

Jumanji non è un film imperdibile, ma è tuttora un validissimo prodotto: uno di quei film per famiglie vecchio stampo, divertenti, variopinti e puliti.
Eccellente l’interpretazione di Kirsten Dunst, al tempo bambina prodigio e in seguito promessa mantenuta del cinema.

Fosco Del Nero 



Titolo: Jumanji (Jumanji). 
Genere: fantasy, avventura.
Regista: Joe Johnston.
Attori: Robin Williams, Bonnie Hunt, Kirsten Dunst, Patricia Clarkson, Jonathan Hyde, Bradley Pierce, Bebe Neuwirth, David Alan Grier, Adam Hann-Byrd, Laura Bell Bundy.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 15 settembre 2021

Nel fantastico mondo di Oz – Walter Murch

Nel fantastico mondo di Oz è una sorta di seguito del film Il mago di Oz, pur se uscito a distanza di tanti decenni rispetto al primo film del 1939.
Anch’esso è basato sulle opere di Frank Baum, e precisamente su Il meraviglioso paese di Oz e Ozma Regina di Oz, i seguiti del classico Il meraviglioso mago di Oz.

Se le fonti sono le medesime, è cambiato tutto il resto: la tecnica registica, la tecnica degli effetti speciali, il modo di rappresentare le creature non umane, e soprattutto lo stile dell’opera: tanto Il mago di Oz era un film per famiglie, bambini compresi, dal tono di dolce commedia musicale, quanto Nel fantastico mondo di Oz ha un tono cupo, che potrebbe persino spaventare i bambini in numerose sue scene.
Tra le altre cose, nella storia abbiamo: un manicomio di fine 800 con elettroshock in azione, il regno di Oz in rovina, uno stregone malvagio, una strega che si cambia le teste, nonché svariate creature potenzialmente inquietanti per un bambino.

Vediamo la trama sommaria de Nel fantastico mondo di Oz: è passato un po’ di tempo da quando Dorothy è tornata da Oz, e la bambina (che era adolescente nel primo film mentre in questo è proprio una bambina) è turbata: non riesce a dormire, racconta di continuo di quelle strane creature che ha conosciuto in quel regno fantastico, e a tutti sembra un po’ pazza, tanto che gli zii la portano in un manicomio e l’affidano alle cure di un dottore che usa l’elettricità per curare gli squilibri delle persone.
La bambina riesce però a scappare da quel luogo così poco invitante, e durante un temporale ritorna nel regno di Oz… trovandolo però in rovina: la Città di Smeraldo è in stato di abbandono, i suoi abitanti son tutti pietrificati e le strade sono invase dai "cattivi ruotanti", servi del Re degli Gnomi, colui che ha conquistato e distrutto la Città di Smeraldo insieme alla principessa Mombi, altra sua servitrice. 
Curiosamente, gli gnomi non sono gnomi, ma creature di roccia.
Sta di fatto che Dorothy, insieme ai suoi nuovi amici la gallina parlante Billina, l’automa Tik Tok, Jack testa di zucca e la slitta-alce vola verso la montagna del Re degli Gnomi, allo scopo di sconfiggerlo.

Come detto, Nel fantastico mondo di Oz è un seguito del film Il mago di Oz solo per certi versi, ma per la gran parte delle cose non lo è, a cominciare dal fatto che, tecnicamente, non è un musical. E nemmeno una commedia, come detto, ma un film drammatico.

In realtà, a essere più fedele alle atmosfere dei libri di Baum è proprio questo film, e non il suo più celebre predecessore, trasformato in film per famiglie allegro e colorato. Anche l’età di Dorothy è più fedele in questo film che non nel film del 1939…

… che tuttavia lo sopravanza in tutto: bellezza visiva, colonna sonora, trucco, dialoghi, simbolismi.

Anche Nel fantastico mondo di Oz, riguardo all’ultimo punto, ha qualcosa da dire: la confusione tra fantasia, squilibri interiori e malattia mentale; il personaggio dalle molte teste (che rappresenta l’essere umano con tante personalità e nessun centro permanente); il principio e l’aiuto che può venire dallo specchio (nel film sotto forma di principessa/guida).
Tuttavia, pure su questo versante il primo film batte il secondo, che rimane così un seguito/non seguito di valore nettamente inferiore, tanto che la storia del cinema se lo è praticamente dimenticato, con l’eccezione di una piccola schiera di fan.

Interessanti gli effetti speciali (i movimenti delle pietre soprattutto), ma francamente son ridicole le realizzazioni dell’automa, dell’uomo di latta, dello spaventapasseri e di altro ancora.

Curiosità: praticamente Nel fantastico mondo di Oz è l’unico film diretto da Walter Murch, viceversa più famoso come montatore.

Altra curiosità: in realtà c’era già stato un altro seguito de Il mago di Oz, ossia Ritorno ad Oz, film del 1972 con Liza Minnelli come protagonista e con una trama simile al film recensito in questa recensione… ma che tuttavia non credo di aver mai visto (o forse solo da bambino in vaghi ricordi).

Fosco Del Nero



Titolo: Nel fantastico mondo di Oz (Return to Oz).
Genere: fantasy, avventura, drammatico.
Regista: Walter Murch.
Attori: Fairuza Balk, Nicol Williamson, Jean Marsh, Piper Laurie, Matt Clark.
Anno: 1985.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 14 settembre 2021

Il mago di Oz – Victor Fleming

Per Il mago di Oz, il celeberrimo film del 1939 diretto da Victor Fleming, mi è successa la stessa cosa accaduta con Mary Poppins, un altro classico del cinema: alla decima volta o giù di lì che l’ho visto, l’ho capito.

Ma andiamo con  ordine: il film è ispirato al romanzo di Frank Baum Il meraviglioso mago di Oz, pubblicato nel 1900, divenuto col tempo un classico e in particolare un classico per l’infanzia; peraltro, era uno dei miei libri preferiti per l’appunto quando ero bambino. 
Il che vedo ora che non era un caso, ma procediamo sempre con ordine.

Il genere del film oscilla tra commedia, fantasy, avventura, musicale, con qualche venatura di dramma per via della presenza della strega cattiva, ma ciò è poca roba, coerentemente con un prodotto destinato (anche) ai più piccoli.
Da menzionare la colonna sonora memorabile.

Ecco la trama sommaria del film Il mago di Oz… per quelle tre persone sulla Terra che non la conoscessero: la giovane Dorothy Gale, che vive con lo zio e la zia nella loro fattoria (in cui lavorano anche Zeke, Hickory e Hunk), ha un diverbio con l’influente Almira Gunch, la quale è intenzionata a far sopprimere il cane di lei, il piccolo Totò, e si presenta a casa loro addirittura con un ordine di consegna firmato dallo sceriffo.
Poco dopo alla la ragazzina accade una disavventura ancora più grande: ella, con tutta la casa, viene travolta da un tornado e portata nel mondo di Oz, un regno in cui dominano la magia e l’insolito: vi sono streghe, strani abitanti nani, spaventapasseri vivi e vegeti, uomini di latta, uomini-leone, scimmie volanti, alberi parlanti e via discorrendo. In tale regno vi è anche un famoso e potente mago, il Mago di Oz, il quale pare sia l’unico in grado di riportare Dorothy a casa, nonché di aiutare i suoi tre compagni di viaggio, dando al leone il coraggio, all’uomo di latta il cuore e allo spaventapasseri il cervello, ciò cui essi anelano sopra ogni altra cosa.
I quattro si mettono così in marcia lungo il sentiero dai mattoni gialli al fine di raggiungere la Città di Smeraldo, dove risiede il potente mago.

Detto questo, ecco il significato simbolico del film, e con le sue energie nascoste è spiegato anche il suo successo secolare e praticamente imperituro: Dorothy rappresenta l’essere umano-anima in cammino lungo il percorso spirituale, simboleggiato per l’appunto dal sentiero giallo (che va sempre seguito, vien detto a chiare lettere). Si trova in un mondo sconosciuto (l’anima incarnata nella materia) e vuole tornare a casa (ritorno alla divinità, illuminazione, risveglio… non a caso il tutto avviene in un sogno).

I suoi tre compagni di viaggio sono il leone (corpo fisico), l’uomo di latta (corpo emotivo) e lo spaventapasseri (corpo mentale), alla ricerca rispettivamente del coraggio-forza-volontà, del cuore-amore-compassione e del cervello-mente-saggezza, i tre obiettivi del percorso evolutivo dei corrispettivi corpi. Si può ragionare anche per contrari: l’opposto del coraggio-forza è la paura (quella che il leone palesa a inizio film); l’opposto del cuore-amore è la freddezza del metallo (nella scienza esoterica il calore è assimilato all’amore); l’opposto dell’intelligenza-saggezza è la stupidità-vacuità (di cui è simbolo la paglia, elemento di ben scarso valore e peso).
Il fatto che si formi una brigata che procede insieme rappresenta il fatto che ciascun corpo deve collaborare con gli altri, e sotto la guida dell’anima umana, ciò che porta a un percorso più rapido e semplice, in luogo di competere e pensare ognuno per sé (questo concetto sa molto di quarta via gurdjieffiana).

Ovviamente lungo il sentiero vi sono anche difficoltà, sotto forma di insidie preparate dalla Strega dell’Ovest: la strega malvagia rappresenta il male, le energie basse e dense, i demoni tentatori (il deviare a sinistra?), mentre la Strega del Nord, la strega buona, rappresenta al contrario il bene, le energie positive, gli angeli (e infatti ogni tanto si attiva per proteggere la sua “allieva”, che lei stessa ha mandato lungo il sentiero dai mattoni gialli).
Lungo il sentiero Dorothy si addormenta persino, nel campo di papaveri: chiaro simbolo dell’addormentamento in cui si finisce quasi inevitabilmente nel mondo della materia (“I papaveri vi faranno addormentare e dormirete un sonno profondo”, vien detto nel film). 
Dunque, le forze oscure, le forze dell'inconsapevolezza, fanno addormentare gli esseri umani, mentre le forze luminose, le forze della consapevolezza, li risvegliano: esattamente quel che accade nel film.

La Città di Smeraldo sa molto di quarto chakra, il chakra centrale, il chakra verde, il chakra rappresentato per l’appunto dalla pietra preziosa dello smeraldo, il chakra dell’equilibrio, dove gli opposti si uniscono (il suo simbolo è quella che in Occidente è conosciuta come Stella di Davide, che in realtà ha origine indù e non certamente ebraica). L’elemento del quarto chakra è l’aria, e probabilmente non a caso il suo più famoso rappresentante vi arriva e se ne va in  mongolfiera. 
Prima di arrivare alla Città di Smeraldo tuttavia vi sono da affrontare delle prove, come lo stesso campo di papaveri rossi. A proposito, il rosso è il colore della materia, del sangue, della passione, della carne, della sopravvivenza, dei desideri terreni: da un lato, quindi, abbiamo il mondo della materia (che addormenta il viandante con le sue distrazioni mondane), mentre dall’altro lato abbiamo il punto centrale (dove gli opposti si congiungono e si vince la dualità, potendo così "ritornare a casa").

I papaveri sono rossi, la sabbia della clessidra della strega e rossa, come sono rosse le scarpette magiche che indossa Dorothy e che la strega cattiva brama: esse rappresentano il potere sulla materia... quello che va messo al servizio del percorso evolutivo (ecco perché sono rosse, ed ecco perché sono scarpe, destinate a percorrere il sentiero di mattoni) piuttosto che a servizio di sé e dell'ego (come intenderebbe fare la strega malvagia).

Nella Città di Smeraldo c’è il Mago… e non poteva essere che un mago a risolvere la situazione, per quanto un mago che non è tecnicamente un mago (come ogni essere umano, il quale comunque riesce a fare sia illusioni, sia prodezze di qualche genere), ma che comunque riesce a ottenere gli obiettivi preposti, i quali apparentemente sembravano impossibili o comunque difficilissimi.

Il film si chiude con la consapevolezza di Dorothy di dover cercare la felicità-beatitudine esattamente nel punto in cui si trova, e nessun altro, ciò che è un’acquisizione importante del percorso evolutivo (“Ora so che se deciderò di andare alla ricerca della felicità, non dovrò cercarla oltre i confini del mio giardino, perché se non la trovo là non la troverò mai da nessun’altra parte. È così, era talmente semplice”).

Altri elementi interessanti.

I tre personaggi-corpi pensano che manchi loro qualcosa, ma alla fine, grazie alla consapevolezza-magia donata loro dal Mago (una volta arrivati nel punto centrale di equilibrio della Città di Smeraldo), scoprono che in realtà avevano già ciò che credevano mancasse loro e di cui andavano in cerca… tuttavia era necessario il viaggio per prenderne atto.

Le streghe malvagie sono i maghi neri, e le streghe buone sono i maghi bianchi.
Potete anche dire sith e jedi, ché non cambia niente.
A livello sottile potete dire invece demoni e angeli: le corrispondenze sono quelle.
I primi sono attratti dal potere (la Strega dell’Ovest brama le scarpette rosse, dotate di un certo potere terreno-materiale), mentre i secondi sono dediti al servizio agli altri: potere e desideri da un lato, amore e compassione dall’altro (che, per la cronaca, è la scelta cui è chiamato ogni singolo essere umano).

Le streghe, e certamente non solo ne Il mago di Oz, volano a cavallo di una scopa (peraltro in una posizione in passato ritenuta sconveniente per una donna, tant’è che pure a cavallo le donne per bene andavano con ambo le gambe dallo stesso lato): ossia volano dominando l’energia che hanno tra le gambe, ossia l’energia della kundalini.
Alla fine della storia, Dorothy si impadronisce della scopa, ossia dell'energia spirituale che essa rappresenta (e peraltro la dona al mago, ossia a una controparte maschile, se ci si vuol vedere un dualismo tra generi opposti).

La Città di Smeraldo è una fortezza, a cui si accede tramite un pesante portone con battente. Sembra impenetrabile, tanto che anche la Strega dell’Ovest non può far altro che volarci intorno (d’altronde il mondo della materia con le sue tentazioni non può fare nulla contro un cuore ben centrato), ma per entrarvi basta… bussare, proprio come fanno i protagonisti della storia.
Parimenti, per entrare nel quarto chakra-cuore non occorre far altro che presentarsi e bussare al suo portone: “Bussate e vi sarà aperto”.

Questa è più una curiosità, ma la scrivo lo stesso: a un certo punto Dorothy e i suoi tre amici-corpi salgono su una carrozza… e la cosa mi ha ricordato per l’appunto la metafora della carrozza e dei tre corpi (di origine orientale ma largamente usata anche nell'esoterismo occidentale). Magari è un caso, magari no: io propendo per la seconda ipotesi.

Il film, e in particolare la canzone Over the rainbow ("Oltre l’arcobaleno"), è divenuto tristemente famoso per il progetto MK-Ultra… ma in realtà simboleggia tutt’altro, il percorso evolutivo e l'andare oltre i sette colori-toni del mondo materiale, dirigendosi quindi verso il mondo spirituale; questo è un simbolo nel simbolo, ossia indica come ogni cosa può essere usata per fini di risveglio o per fini di addormentamento e soggiogamento (peraltro è ben noto che chi sta dall’altra parte tende a usare nomi e cose belle corrompendoli e deviandone il significato).

Dorothy, a fine film, chiede alla strega buona di aiutarla a ritornare a casa, e quest’ultima risponde che in realtà la giovane aveva sempre avuto il potere di tornare a casa (ritornare alla divinità-ritornare all’uno-risvegliarsi), ma che avrebbe dovuto compiere comunque il viaggio (stesso discorso relativo ai tre corpi). In effetti poco dopo la ragazza si risveglia. E subito dopo la zia  le dice: “Hai fatto solo un brutto sogno”; a confermare la metafora del sonno-addormentamento-risveglio.

Ancora: il consiglio che la strega buona-guida-maestro-angelo dà a Dorothy è quello che si potrebbe dare a qualunque essere umano: “Follow the yellow brick road”, ossia “Segui il sentiero dai mattoni gialli”, laddove tale sentiero si può leggere come percorso evolutivo, ma anche come destino (in realtà i due concetti combaciano, per chi lo ha capito): chi lo abbandona si perde, finendo magari addormentato in un campo di papaveri, mentre chi lo segue prima o poi arriva alla Città di Smeraldo, ossia all’amore e al superamento della dualità.

Penultimo concetto: i mastichini sono mezzi uomini: nel film lo sono a livello fisico (interpretati da nani e da bambini) e nell'essenza della storia lo sono in senso metafisico. Sono i corrispondenti degli hobbit de Il signore degli anelli: pur con i loro difetti, son brave persone, eppure sono mezze persone, perché non hanno mai intrapreso "il sentiero": gli hobbit sono rimasti nella Contea, nella "Terra di Mezzo", mentre i mastichini non hanno mai seguito il cammino dei mattoni gialli, ossia il percorso evolutivo. Sono rimasti "esseri umani a metà", dunque. Carucci, se vogliamo, simpatici, ma non completi (per loro niente coraggio-compassione-saggezza, e difatti di fronte alla strega tremano e scappano come le creature deboli e non integre che sono).

Ultimo: alla fine dell'avventura, i tre corpi cercano di convincere Dorothy-anima a rimanere con loro, ossia con l'ego e nella materia: l'invito sembra affettuoso, ma è una tentazione vera e propria. L'anima non deve restare nel regno dell'illusione materiale, ma deve tornare a casa nel Regno dei Cieli.

Era da molto tempo che non vedevo Il mago di Oz, e se l’ho capito solo ora evidentemente era perché prima non ero in grado di comprenderlo.
Proprio come mi era successo per Mary Poppins, la comprensione è stata lampante e sicura, al di là di ogni dubbio: al tempo, una semplice ricerca mi aveva informato, a confermare il tutto, che l’autrice di Mary Poppins, Pamela Lyndon Travers, era un’allieva diretta di Gurdjieff… e stavolta una breve ricerca mi ha indicato che l’autore de Il meraviglioso mago di Oz, Frank Baum, era un teosofo. Nulla di strano dunque che le loro opere abbiano tali contenuti e che con la loro energia sostenuta abbiano attraversato il tempo.

In chiusura, aggiungo alcune altre frasi tratte dal film, che confermano ulteriormente quanto detto finora.

“I mastichini sono le creature che vivono qui. La strega le aveva rese schiave, e tu le hai liberate.”
(può esser reso schiavo solamente chi non è integro e completo interiormente)

“È difficile seguire le due strade contemporaneamente.”
(ricorda molto la frase di Gesù sui due padroni e sulla scelta di quale dei due servire)

“Svegliatevi, aprite gli occhi.”
(dall'addormentamento alla veglia)

“Sei già stanca, Dorothy? Hai ancora molta strada davanti a te…”
(il percorso evolutivo è molto lungo)

“Siete gli amici migliori che si possano desiderare.”
(Dorothy, a fine film, lo dice ai suoi tre amici-corpi: tali corpi, tuttavia, divengono amici-servitori sono quando domati, come fa Dorothy a inizio storia col leone aggressivo; se non sono disciplinati, i tre corpi sono a tutti gli effetti dei nemici)

“Non c'è niente di cui preoccuparsi. Dormite sogni tranquilli.”
(vien detto nella Città di Smeraldo: quando il cuore è conquistato, si può in effetti vivere serenamente)

“Io ti decoro con la tripla croce”
(a fine storia avviene una decorazione, ed è tripla)

Fosco Del Nero



Titolo: Il mago di Oz (The wizard of Oz).
Genere: fantasy, musicale, commedia, avventura.
Regista: Victor Fleming.
Attori: Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger, Billie Burke, Amelia Batchelor, Bert Lahr, Jack Haley, Margaret Hamilton, Charley Grapewin, Pat Walshe, Clara Blandick.
Anno: 1939.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 26 maggio 2021

The return of the king - Jules Bass, Arthur Rankin Jr.

Non avevo mai visto The return of the king, il secondo film di animazione diretto dal duo Jules Bass-Arthur Rankin Jr. dedicato al mondo di Tolkien, nonostante in precedenza avessi visto il primo dei suddetti due film, ossia The hobbit (metto i titoli in inglese sia per non confonderli con i più recenti film tratti dalla trilogia de Il signore degli anelli, sia perché al tempo i film d’animazione in questione non sono stati localizzati in italiano, tanto che me li sono visti entrambi in lingua originale con i sottotitoli). 

Peraltro, del duo Jules Bass, Arthur Rankin Jr. avevo visto altri due film d’animazione: l’ottimo L’ultimo unicorno e lo scarso Il volo dei draghi.
Parlando sempre di animazione, e tornando a Tolkien, avevo visto anche la versione animata de Il signore degli anelli girata nel 1978 da Ralph Bakshi, la quale peraltro non è completa in quanto copre solo mezza trilogia, mentre il secondo teorico film non ottenne i finanziamenti necessari.

Quanto a The return of the king, anch’esso non copre tutta la trilogia, come suggerisce lo stesso titolo, che è il titolo del terzo romanzo della saga, ma solo la sua parte finale, preceduta all’inizio da un’introduzione-riassunto che spiega come si è arrivati fin lì.

Quel che segue poi è ben noto, per quanto illustrato in maniera piuttosto differente dal famoso film di Peter Jackson: le battaglie dei guerrieri da un lato, Aragorn, Legolas, Gimli, Gandalf, e i vari regni umani, e la scalata di Frodo sul Monte Fato, assistito dall’amico fraterno Sam e ostacolato da Gollum nonché dalle forze oscure di Sauron.

Il film dura poco più di un’ora e mezza: assai poco confrontato alle versioni recitate de Il signore degli anelli, soprattutto a quelle estese, di durata epocale; ciò da solo illustra quanto il tutto sia piuttosto riassunto e proceda abbastanza veloce, lasciandosi alle spalle molti dettagli del libro originale.

Tra l’altro, proprio come era stato per The hobbit, anche The return of the king ha una componente musicale piuttosto importante: importante per quantità, visto che spunta fuori abbastanza spesso, ma anche per qualità, visto che le canzoni e le musiche riescono a immergere bene lo spettatore nell’atmosfera del film.
Anche per via del commento sonoro, i film animati di Jules Bass e Arthur Rankin Jr. possiedono un tono avventuroso e fantasy maggiore rispetto al dirimpettaio animato di Bakshi, che dal canto suo ha un’energia più intensa (quando lo vidi da bambino mi spaventò, per dire).

Di mio, ho gradito ambo le opere, e anzi col senno di poi ho il dispiacere che nessuna delle due sia completa rispetto alla saga de Il signore degli anelli: né il film monco di Bakshi né le avventure parziali di Bass-Rankin.
Un peccato, ma comunque entrambe le produzioni  rimangono quali buoni esempi dell’animazione dell’epoca, da cui si potrebbe pure prendere spunto per realizzare animazioni moderne; certamente più avanzate dal punto di vista tecnologico, ma con quel tipo di atmosfera.

Fosco Del Nero



Titolo: The return of the king (The return of the king).
Genere: fantasy, avventura, drammatico, musicale.
Regista: James Gunn.
Anno: 1980.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 19 maggio 2021

Guardiani della galassia - Volume 2 - James Gunn

Raramente mi è capitato di vedere un secondo episodio tanto peggiore rispetto al suo predecessore, e dire che il cinema è pieno di esempi di questo tipo, e dire che Guardiani della galassia - Volume 2 non doveva raccogliere un’eredità pesantissima quale quella di un Alien, di un Ritorno al futuro, di un Il signore degli anelli, di un Blade runner, ma semplicemente replicare un discreto film di fantascienza d’azione.

Beh, missione fallita, occorre dire.
Difatti, mentre il primo Guardiani della galassia, pur senza avere pretese colossali o senza vantare alcuna originalità, si distingueva per dei personaggi ben caratterizzati, per un umorismo brillante, per il dinamismo e per la bellezza visiva, di tali elementi purtroppo son rimasti, nel secondo episodio, solamente gli ultimi due; mentre i personaggi son divenuti delle macchiette, a cui si sono aggiunte altre macchiette sotto forma di personaggi nuovi, e l’umorismo è divenuto davvero pacchiano e grossolano, con una caduta di stile difficile da spiegare se non quella della ricerca di un target di pubblico ancora più popolano e largo.
Il ricorso a vecchie salme del cinema hollywoodiano come Kurt Russell (e lui passi ancora) e Sylvester Stallone (e lui proprio no) si iscrive in tale ricerca del sensazionalismo, tipica dei film che hanno pochi contenuti proprio da offrire (alla lista degli attori “navigati” aggiungiamo anche le piccolissime parti di Glenn Close e Benicio Del Toro).

A proposito dei contenuti propri, mentre il primo film si dichiarava esplicitamente debitore dei moderni film di Star trek, di cui è quasi un copia e incolla (con tanto di uno degli attori protagonisti in comune, ossia Zoe Saldana), Guardiani della galassia - Volume 2 diviene citazionista ai limiti del plagio, persino nei nomi: c’è la Sovereign di Mass effect (epopea fantascientifica a cui Guardiani della galassia non può neanche allacciare i lacci delle scarpe), c’è Ayesha de La donna eterna di Rider Haggard, c’è Ravager, personaggio di un fumetto Marvel, c’è Adam, le cui origini non hanno bisogno di essere spiegate, e c’è una divinità vivace e guascona di nome Ego che ricorda da vicino la figura di Zeus.

Detto della scarsa originalità e della scarsa qualità di Guardiani della galassia - Volume 2, andiamo a tratteggiarne la trama: il quintetto Peter Quill/Star-Lord, Gamora, Drax, Rocket e Groot, formatosi nel corso della prima avventura e ora divenuto una sorta di gruppo-famiglia, è alle prese con i Sovereign, razza aliena che ha loro commissionato un compito e che li rimunera consegnando loro Nebula, sorellastra di Gamora. Peccato che poco tempo dopo gli stessi Sovereign attacchino la nave del gruppo misto in quanto Rocket ha rubato alcune cose di valore.
Peter e amici vengono salvati da un misterioso uomo, che si rivela essere Ego, nientemeno che il padre scomparso di Peter, il quale non è un uomo qualunque, ma un celestiale, sorta di semi-divinità… che ha bisogno di Peter per una faccenduola…

Guardiani della galassia - Volume 2 è pacchiano in tutti i sensi: la trama è sconclusionata, i personaggi son divenuti macchie di se stessi, l’umorismo è diventato grossolano… davvero un peccato: il primo episodio non era certo un capolavoro imperdibile del cinema, ma era vivace e divertente, con un bell’umorismo ironico. Un po’ pesante, alla lunga, anche il continuo ricorso alla musica degli anni “80, piuttosto stridente con l’ambientazione fantascientifica.
Si salvano gli effetti speciali, ma solo quelli.

Fosco Del Nero



Titolo: Guardiani della galassia – Volume 2 (Guardians of the galaxy 2).
Genere: fantascienza, commedia, avventura, azione.
Regista: James Gunn.
Attori:  Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista,  Michael Rooker, Karen Gillan, Sylvester Stallone, Kurt Russell, Glenn Close, Benicio Del Toro, Sean Gunn, Chris Sullivan, Elizabeth Debicki.
Anno: 2017.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 12 maggio 2021

Due sotto il divano - Ronald Neame

Sono arrivato a Due sotto il divano dalla filmografia di Ronald Neame, già visto ne Il giardino di gesso ma soprattutto ne La strana voglia di Jean: nel primo la protagonista era la giovanissima Hayley Mills, nel secondo la già matura Maggie Smith, mentre in questo terzo film il protagonista è un uomo, Walter Matthau.

Il film è diventato un classico della commedia, tuttavia poco noto in Italia, forse anche per via di un titolo ridicolo, che non solo non corrisponde al titolo inglese, ma che non ha alcuna attinenza nemmeno con la sceneggiatura originale, che nel doppiaggio italiano è riferito a un dialogo tra i protagonisti che tuttavia manca nei dialoghi originali.
La cosa è doppiamente ridicola in quanto parrebbe un titolo ammiccante, mentre al contrario il film si presenta assai sobrio ed elegante, peraltro infarcito di musica classica, Mozart soprattutto, ma anche Rossini e Puccini, cosa che gli dà un’eleganza d’altri tempi… quei tempi che stavano morendo per l’appunto in quel periodo, cedendo il passo a prodotti cinematografici di diverso stile.

Peraltro, Walter Matthau era un melomane anche nella realtà, per la cronaca.

Ecco la trama sommaria di Due sotto il divano: l’agente della CIA Miles Kendig (Walter Matthau; Prima pagina, Lo strizzacervelli) viene declassato da agente sul campo ad archivista dal suo nuovo capo Myerson, un ometto un po’ ottuso ma al contempo tronfio, e sostituito con il suo allievo Joe Cutter, ben più giovane di lui.
Kendig non ci sta, e per vendicarsi mette su un piano mica da ridere: come prima cosa se ne va a Salisburgo, dalla sua vecchia fiamma Isobel Von Schonenber (Glenda Jackson), e poi si mette a scrivere le sue memorie, che intende consegnare a un editore una volta completate, che mettono particolarmente in ridicolo il suo capo e che inizia a spedire alle varie ambasciate del mondo, agitando varie agenzie di servizi segreti, in primis quella americana, che si muove per rintracciare l’uomo e per zittirlo a ogni costo.
Miles Kendig è però un agente navigato che sa il fatto suo, ed è sempre un passo avanti ai suoi rivali, americani o russi che siano. 

Due sotto il divano è un film d’indubbio valore: dinamico nel ritmo ma anche nei dialoghi, propone un umorismo garbato ed è arricchito da una certa dose di bellezza: la colonna sonora composta da ottima musica classica, i panorami americani ed europei, nonché alcuni personaggi ben caratterizzati.

Quel tipo di commedia che, almeno per ora, è uscita di scena dal panorama cinematografico, cedendo il passo a prodotti ben più commerciali e popolari. 

Poco male: chi vorrà potrà sempre recuperarsi sia Due sotto il divano sia gli altri film di Ronald Neame nonché quelli di altri meritevoli registi del passato.

Fosco Del Nero



Titolo: Due sotto il divano (Hopscotch).
Genere: commedia, avventura.
Regista: Ronald Neame.
Attori: Walter Matthau, Glenda Jackson, Sam Waterston, Herbert Lom, Lucy Saroyan, Ned Beatty, David Matthau, George Baker. 
Anno: 1980.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 13 aprile 2021

L’orso - Jean Jacques Annaud

Devo dire la verità: son rimasto abbastanza deluso da L’orso di Jean Jacques Annaud, dal momento che da un regista così quotato, autore di quel gran film che è Il nome della rosa (cito anche Sette anni in Tibet), mi attendevo qualcosa di più, alla luce anche dei premi e delle nomination conquistate dal film recensito quest’oggi.

Il quale peraltro è tratto da un romanzo di Oliver Curwood, autore che tuttavia non conosco.

Ecco la trama sommaria de L’orso: siamo nel 1885, nella Columbia Britannica, immersi in un paesaggio maestoso, tra montagne e foreste. La prima scena ci fa conoscere il protagonista del film, un cucciolo d’orso che rimane orfano della madre, la quale muore in una piccola frana da lei stessa causata mentre si procurava del miele da un alveare. Il cucciolo, dopo aver atteso a lungo accanto al cadavere della madre, si mette in marcia da solo, messo di fronte all’esigenza sia di trovare del cibo sia di trovare un rifugio. 
Il secondo filone della storia, che poi si congiungerà col primo, riguarda una caccia all’orso che due cacciatori stanno portando avanti: i due sono sulle tracce di un possente grizzly, che uno dei due riesce a ferire ma non a uccidere. Dopo di che l’orso piccolo e l’orso grande si incontrano ed iniziano un’amicizia.

L’orso di Annaud colpisce soprattutto per due cose.
La prima è la bellezza dei paesaggi, affiancati da una colonna sonora adeguata e mai invadente. Davvero molto bello... peraltro, le riprese non sono state fatte in Canada, ma sulle Dolomiti.

La seconda cosa è che L’orso è un film molto “facile”, giacché punta sul melodramma e sulla facile simpatia: al piccolo orso muore la madre, il grande orso viene cacciato e ferito dai cattivi esseri umani, il grande orso prende sotto la sua ala protettrice il cucciolo, l’essere umano infine capisce quanto era stato cattivo, e via discorrendo. 
Davvero un trionfo del melodramma ben pilotato.

Incuriosisce anche che, così come Il nome della rosa era un film assai verboso, L’orso invece presenta una quasi totale mancanza di dialogo: le uniche voci umane che si sentono son quelle dei cacciatori che si fanno grasse risate e mostrano la loro pochezza umana. Anche questo in modo talmente netto da apparire quasi una caricatura. 

L’obiettivo del film è ovviamente scatenare la simpatia dello spettatore di fronte alla persecuzione/cattiveria dell’uomo tecnologico… peccato tuttavia che lo spettatore, o perlomeno quasi tutti gli spettatori, incoraggino con le loro scelte di vita, alimentari e non solo, il massacro indiscriminato di tante specie animali, cosa che rende l’intento di questo film abbastanza paradossale se ci si pensa.

Insomma, de L’orso di J. J. Annaud si salva solo la realizzazione tecnica, molto bella per panorami e montaggio; per il resto è poca cosa.

Fosco Del Nero



Titolo: L’orso (L'ours).
Genere: drammatico, avventura.
Regista: Jean Jacques Annaud.
Attori: Tchéky Karyo, Jack Wallace, André Lacombe.
Anno: 1988.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 11 novembre 2020

20.000 leghe sotto i mari - Richard Fleischer

Non ho mai letto il romanzo di Verne 20.000 leghe sotto i mari, ma in compenso ora ne ho visto una trasposizione cinematografica: quella del 1954 di Richard Fleischer, la quale peraltro al tempo ebbe ottimi riconoscimenti, sia dal pubblico che dalla critica, vincendo tra le altro cose due premi Oscar (scenografia ed effetti speciali, più la candidatura per il montaggio) e il premio del National Board of Review Award come uno dei migliori dieci film dell’anno.

Passiamo subito alla trama: nel 1868 la stampa diffonde insistenti voci di un mostro marino che abbatte le navi, tanto che una nave armata, il motoveliero Abraham Lincoln, viene mandata al fine di scovarlo e distruggerlo. Partecipano alla suddetta missione anche Pierre Aronnax (Paul Lukas), professore naturalista, e il suo assistente Consiglio
Sulla nave i due conoscono il fiociniere canadese Ned Land (Kirk Douglas), un uomo vivace e avventuroso, e saranno proprio questi tre a essere raccolti dal Nautilus del Capitano Nemo (James Mason), un uomo particolare a comando di una nave particolare e con una visione delle cose altrettanto particolare (almeno, dal punto di vista dei protagonisti del film; a me in verità sembrava più normale Nemo rispetto agli altri personaggi).

20.000 leghe sotto i mari di Richard Fleischer riprende ovviamente l’omonimo romanzo di Jules Verne, ma, ho letto, con moltissime modifiche, anche sostanziali: episodi, caratteri dei protagonisti, gente che vive e gente che muore, etc. In effetti, parlando di questo, mi son sempre chiesto come mai sceneggiatori e registi cambino le trame dei grandi classici: se volessero una trama diversa potrebbero farsi il loro film senza scomodare e modificare le storie dei classici della letteratura… e a volte a dire il vero ho l’impressione che questi ultimi siano modificati a bella posta con un obiettivo preciso, ma lascio alle singole persone eventuali loro riflessioni in merito.

Di mio dico che ho apprezzato il film 20.000 leghe sotto i mari, che tra l’altro è stato il primo film della Disney girato in "cinemascope", sia nella trama che nell’aspetto visivo; anzi, per essere un film del 1954 esso si difende ancora assai bene, ed evidentemente è stato ben rimasterizzato nel frattempo.
Ho meno apprezzato la componente umana, laddove il personaggio più coerente e audace vien fatto morire (mentre nel romanzo non muore) ed è dipinto come un folle, mentre il personaggio più egoistico e “brillante” è stato eletto a eroe centrale (mentre a quanto pare nel romanzo non lo è). 
Inoltre, nonostante il film sia piuttosto lungo, sforando le due ore, in esso mancano molte delle avventure del Nautilis narrativo, tra cui un viaggio tra le rovine sommerse di Atlantide… che però forse erano troppo per i mezzi tecnologici di quell’epoca, e già così è stato fatto un gran lavoro tecnico.

In conclusione, 20.000 leghe sotto i mari se ne esce con una valutazione discreta, ma non eccellente per i punti critici elencati (lunghezza e parziale lentezza, tanti cambiamenti alla storia originaria, scelte di sceneggiatura non del tutto felici).

Fosco Del Nero



Titolo: 20.000 leghe sotto i mari (20.000 leagues under the sea).
Genere: avventura.
Regista: Richard Fleischer.
Attori: Paul Lukas, James Mason, Peter Lorre, Kirk Douglas, Robert J. Wilke, Ted De Corsia, Carleton Young, J.M. Kerrigan, Percy Helton, Ted Cooper, Fred Graham.
Anno: 1954.
Voto: 6.5. 
Dove lo trovi: qui.



Il mondo dall'altra parte