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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 25 novembre 2020

Elizabethtown - Cameron Crowe

Sono arrivato a Elizabethtown dalla filmografia di Cameron Crowe, di cui avevo visto Jerry Maguire ma soprattutto Vanilla sky, prodotto dagli spiccati contenuti esistenziali, inseriti peraltro in un contenitore molto ben riuscito e accattivante.
Ho proceduto così a vedermi un altro film del regista americano, finendo per l’appunto su Elizabethtown… e non rimanendone deluso, giacché anch’esso propone il connubio tra bellezza del prodotto e contenuti decisamente più profondi della media.

Tanto più profondi della media che chi si accosterà al film pensando che si tratti di una classica commedia d’amore all’americana, o di un altrettanto americano film sul fallimento che viene affrontato di petto e tramutato in successo, rimarrà inevitabilmente scontento.
Il film, infatti, affronta tali ambiti, ma lo fa in modo interiore piuttosto che esteriore; e l’elaborazione interiore produrrà risultati interiori, per l’appunto, non clamorosi o “socialmente visibili”.

Partiamo dalla trama: Drew Baylor (Orlando Bloom; Il signore degli anelli, I pirati dei Caraibi) è un giovane designer di scarpe che negli ultimi otto anni ha lavorato a un modello di scarpa e al suo lancio… finendo per far perdere alla sua società circa 700 milioni di dollari: un fiasco colossale. Viene licenziato dal suo capo Phil (Alec Baldwin; Beetlejuice - Spiritello porcello, Blue JasmineTo Rome with love), nonché abbandonato dalla sua ragazza Ellen (Jessica Biel; Un matrimonio all’inglese, London, The illusionist), prototipo di donna in carriera attirata dal successo (e infatti scompare rapidamente dal film, che non si concentra su tale elemento).
Il ragazzo vede svanire così tutti i suoi sogni, e decide di suicidarsi, ma una telefonata della sorella Heather (Judy Greer) lo interrompe all’ultimo: è morto loro padre, e lui dovrà recarsi ad Elizabethtown per organizzare le esequie tra familiari e amici… persone che non vedeva da molto tempo e che hanno ancora di lui l’immagine di un giovane di grande successo.
Ci va da solo, mentre la sorella e la madre (Susan Sarandon; Thelma e Louise, The Rocky horror picture show, Alfie, Le streghe di Eastwick, Bull Durham - Un gioco a tre mani) lo raggiungeranno in seguito.
Sull’aereo che lo sta conducendo sul posto, il giovane conosce una hostess davvero particolare, Claire (Kirsten Dunst; Intervista col vampiroMelancholiaPiccole donneJumanji, Il giardino delle vergini suicide, Se mi lasci ti cancelloSpiderman), che con la sua vitalità e originalità lo aiuterà ad affrontare il suo momento difficile.

La trama, come facile evincere, non è affatto originale, mentre è altrettanto evidente che il film propone un cast di attori di grande livello: tra i protagonisti Orlando Bloom e Kirsten Dunst e i comprimari Susan Sarandon, Judy Greer, Jessica Biel e Alec Baldwin, non si può certamente dire che manchi la qualità davanti alla macchina da presa. E con Cameron Crowe non manca certamente neanche dietro.

Il risultato, come detto, è una commedia psicologico-introspettivo-sentimentale atipica, che mi è piaciuta nettamente e che ha anche un valore didattico nella sua elaborazione interiore: in essa c’è vita, c’è affetto, c’è brillantezza, e c’è una profondità, essenzialmente nel personaggio di Claire, che molti non vedranno, giudicandolo semplicemente stravagante (un po’ all’Amelie Poulain).
Se però Il favoloso mondo di Amelie aveva una bellezza e un’originalità che qua manca (beh, ma quasi nessun film arriva a quel livello), Elizabethtown ha più contenuti interiori, mostrati dalle frasi che seguono e che, unitamente ai contenuti di Vanilla sky, mi certificano che il regista ha degli interessi in ambito esistenziale.

“Il successo, non la grandezza, era l’unico Dio che il mondo venerava.”

“Noi siamo interpreti, noi andiamo avanti.”

“Io non sto dormendo.”

“Basta solo che gli giri attorno un po’ e riuscirai a coglierne diversi aspetti.”

“Innamorati della vita.”

“Sicuramente esiste uno spirito superiore.”

“Credo di aver dormito per gran parte della mia vita.”

“Morte e vita, morte e vita: tutte e due l’una accanto all’altra.”

“Sono assolutamente tranquilla su tutto quello che dici o che non dici: non mi serve.”

“Vuoi davvero essere grande?
E allora devi avere il coraggio di sbagliare alla grande.”

“Hai cinque minuti per crogiolarti nelle deliziose voluttà della sofferenza.
Goditela, abbracciala, abbandonala e procedi.”

“Trova il tempo di ballare da solo.”

“Non perderti.”

Fosco Del Nero


Titolo: Elizabethtown (Elizabethtown).
Genere: commedia, drammatico, psicologico.
Regista: Cameron Crowe.
Attori: Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Susan Sarandon, Judy Greer, Jessica Biel, Alec Baldwin, Jed Rees, Emily Rutherfurd, Bruce McGill, Paul Schneider, Loudon Wainwright III, Gailard Sartain.
Anno: 2005.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.







martedì 24 novembre 2020

X-Men - L’inizio - Matthew Vaughn

Non sono mai stato un fan delle saghe di supereroi, né ho mai letto i fumetti che le hanno ispirate, per cui manco delle basi, per così dire.
 
Non totalmente nel caso di X-Men, nel senso che perlomeno il primo film dedicato a Professor X e compagnia bella lo avevo visto, anche se non mi ricordavo granché… ad esempio chi erano i “buoni” e chi i “cattivi”, cosa che mi ha permesso di vedermi il prequel-antefatto, X-Men - L’inizio, senza sapere cosa sarebbe per forza successo dopo a livello di vita, morte e schieramenti.

Come prima cosa, dal momento che il nome del regista dice più di un film di tutto il resto, diciamo che a dirigere il tutto c’è Matthew Vaughn, che ho già incontrato in Stardust (molto gradito) e in Kick-Ass (decisamente meno gradito)
Generi diversi, come anche il resto dell’ancor breve sua carriera cinematografica, ma accomunati da un certo senso di leggerezza vicina all’umorismo.
Anche X-Men - L’inizio conserva questa sorta di leggerezza, e anzi propone di tutto, assassinii ed esplosioni, tradimenti e problemi personali, sempre con un’impronta lieve.

Ecco la trama di X-Men - L’inizio: l’antefatto del film, anzi, i due antefatti del film sono ambientati nel 1944. Nel primo, in Polonia, il piccolo Erik Lehnsherr (futuro Magneto) vede uccidere davanti ai suoi occhi sua madre perché non è riuscito a dare prova dei suoi superpoteri al cinico Dottor Klaus Schmidt (poi chiamato Sebastian Shaw); nel secondo, negli Usa, il bambino telepate Charles Xavier (futuro Professor X) incontra un’altra bambina con superpoteri come lui, Raven Darkholme (futura Mystica).
I due uomini da grandi si conosceranno e gireranno insieme per il mondo con lo scopo di conoscere altri mutanti con superpoteri… ma la loro visione sarà assai diversa: il primo, similmente all’assassino di sua madre, vede un inevitabile scontro tra razze, umani e mutanti, mentre il secondo desidera lavorare per la pace e l’integrazione.
Tra i due schieramenti si dividono i vari Emma Frost, Azazel, Havok, Bestia, Darwin, Banshee, Angel, Riptide e forse anche qualcun altro che dimentico.
A far da sfondo ai reciproci desideri, la crisi crisi missilistica di Cuba del 1962 e la possibile terza guerra mondiale con USA e URSS come possibili nemici.

A questo proposito, impossibile non citare la solita demagogia populista e propagandistica del cinema americano: i tedeschi sono i cattivi e i russi sono i cattivi… o quantomeno sono quelli che si sono fatti plagiare dai mutanti cattivi (i quali avrebbero potuto parimenti plagiare i politici statunitensi, e anzi a dire il vero con più comodità, vivendo negli Stati Uniti).

A parte questo, il film si dispiega su binari di genere assai prevedibili: super-poteri, azione e dinamismo, conflitti tra super-fazioni, qualche elemento sentimentale, un tono da commedia, qualche scena sexy. La ricetta è quella tipica dei recenti film sui supereroi… ed è una ricetta che mi va anche bene, secondo come è composto il piatto, anche se, a onor del vero, speravo in un film più convincente, mentre i continui cambi di fronte dei vari personaggi mi son sembrati un po’ campati in aria.

Inoltre speravo in un film più profondo e dal taglio più esistenziale, giacché me lo ero segnato per via di una citazione che avevo captato in tv casualmente (per poi vederlo con calma per conto mio).
Questa: “In te c’è molto più di quanto sai. Non solo rabbia e dolore, c’è anche del bene. Quando saprai dominare tutto questo, avrai un potere che nessuno potrà mai eguagliare”.

A proposito di citazioni, impossibile non citare la scena-cameo di Wolverine, davvero fulminante.

Nota anche per il buon cast, da Kevin Bacon (Tremors, Footloose) a Jennifer Lawrence (Il lato positivo, Hunger games), da James McAvoy (Le cronache di Narnia, L'ultimo re di Scozia) a Michael Fassbender (Bastardi senza gloria, Prometheus).

Nel complesso X-Men - L’inizio non mi ha depresso, ma neanche entusiasmato, rimanendo a metà via: quella del prodotto commerciale ben realizzato ma privo di altezze particolari.

Fosco Del Nero 




Titolo: X-Men - L’inizio (X-Men - First class).
Genere: fantastico, azione.
Regista: Matthew Vaughn.
Attori: James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence, Rose Byrne, January Jones, Nicholas Hoult, Oliver Platt, Jason Flemyng, Lucas Till, Edi Gathegi,  Caleb Landry Jones, Zoë Kravitz, Bill Milner, Morgan Lily.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 18 novembre 2020

Thelma & Louise - Ridley Scott

Pur avendo da sempre apprezzato molto i grandi capolavori di Ridley Scott, ossia sarebbe a dire i suoi primi film, come Alien, Blade Runner e Legend (tra i successivi, da ricordare anche Soldato Jane e Il gladiatore e Prometheus), non mi ero mai accostato a Thelma & Louise, il quale, nonostante la fama largamente positiva non mi aveva mai ispirato.

A ciò non mi aveva spinto nemmeno l’esser un discreto fan tanto di Susan Sarandon (indimenticabile in The Rocky horror picture show, ma anche in film come  Le streghe di Eastwick, Bull Durham - Un gioco a tre mani, Alfie) quanto di Brad Pitt (Figth Club, L'esercito delle dodici scimmie, Il curioso caso di Benjamin Button, Burn after reading, The snatch - Lo strappo, Fuga dal mondo dei sogni, Intervista col vampiro, Sette anni in Tibet, Johnny Suede), la prima protagonista del film e il secondo con un ruolo di secondo piano. Il cast è completato da Geena Davis (l’altra protagonista, già recensita in  Beetlejuice - Spiritello porcello e in Tootsie), Harvey Keitel e Michael Madsen (altri attori secondari, entrambi protagonisti ne Le iene, il primo protagonista in Dal tramonto all’alba e il secondo visto in Kill Bill).

Ecco la trama di Thelma & Louise: Louise, quarantenne, è cameriera in un fast food, ha una relazione con Jimmy ma non è troppo soddisfatta della sua vita. Thelma, trentenne, è casalinga e sposata con Darryl, col quale però non ha un grande rapporto. Le due, per cambiare un po’ aria, decidono di trascorrere un week-end in montagna, ma, per via di un incidente imprevisto, finiscono per mettersi in macchina diretti al confine col Messico, con l’intenzione di cambiare vita.
Ne deriva una sorta di road movie in cui le due attraversano vari stati, incontrano numerosi personaggi, vivono diverse esperienze… e si mettono sempre più nei guai.

Il film ha avuto talmente tanto successo, e vinto talmente tanti premi (Oscar, Golden Globe, British Academy Film Award, National Board of Review Award, David di Donatello, Premio Cesar, MTV Movie Award, etc) da essere entrato dell’immaginario collettivo, citato da altri film o da canzoni, e divenuto quasi un modo di dire. 
Inoltre, è divenuto una sorta di simbolo del viaggio al femminile, di una ribellione femminile al potere maschile o al potere costituito in generale, nonché simbolo di libertà.
I meriti del film, dal punto di vista tecnico, sono evidenti: la regia è ottima, il montaggio è ottimo, il cast e la recitazione sono di alto profilo.

Tuttavia, di mio non ho gradito molto Thelma & Louise, così come in passato sono rimasto perplesso di fronte a film che similmente sono assurti a simbolo di qualcosa (L’attimo fuggente, Into the wild - Nelle terre selvagge) avendo però al loro interno energia ed eventi fortemente negativi, che indicano in realtà la direzione esattamente opposta a quella esaltata da fan e critica.

Thelma & Louise, ad esempio, nel tempo divenuto una sorta di elogio della libertà, indica la direzione opposta, nel momento in cui chi cerca di esser libero e di fuggire dai legami del passato (sentimentali, lavorativi, giudiziari) finisce per trovarsi con le spalle al muro e per scegliere la morte in luogo della vita.

Anche L’attimo fuggente e Into the wild terminavano in tragedia, comunicando così sotto traccia che chi osa intraprendere una certa direzione, quella che l’uomo e la donna comuni non osano imboccare, finisce male… ed è questo il messaggio che passa, al di là del livello della regia o di quanto è piaciuto il film al singolo spettatore.

C’è da dire anche un’altra cosa: a livello di sceneggiatura la storia è un po’ zoppicante per via della stupidità che dimostrano le due protagoniste.
In ordine: 
- si ubriacano fino a star male, e poi vanno in un parcheggio deserto con un uomo sospetto,
- uccidono persone senza che ve ne sia il minimo bisogno,
- vanno a letto col primo che passa, letteralmente,
- lasciano il suddetto primo uomo che passa, peraltro autodichiaratosi rapinatore, da solo con tutti i loro risparmi, puntualmente rubati,
- dicono in giro dove sono dirette,
- sanno che il telefono di casa loro è controllato dalla polizia, ma chiamano comunque e si fanno rintracciare,
- già ricercate dalla polizia, si mettono a far saltare in aria camion,
- di sicuro qualcos’altro che ora non ricordo.

Thelma & Louise non mi ha fatto schifo come film: a parte qualche punto debole è un film ben fatto e capisco anche perché ha avuto successo a livello commerciale e di gradimento del pubblico, ma la mia valutazione rimane sul mediocre.

Fosco Del Nero 




Titolo: Thelma & Louise (Thelma & Louise).
Genere: drammatico.
Regista: Ridley Scott.
Attori: Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Brad Pitt, Christopher McDonald, Stephen Tobolowsky, Timothy Carhart, Jason Beghe, Carol Mansell, Ken Swofford.
Anno: 1991.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 17 novembre 2020

Un maggiolino tutto matto - Robert Stevenson

Tra i classici degli anni “60, ma ormai quasi “70, mi mancava da ri-vedere un super-classico, film per famiglie per generazioni intere: Un maggiolino tutto matto, il quale peraltro ha dato luogo a seguiti e remake di vario tipo. 
In cabina di regia c’è Robert Stevenson, il medesimo regista di Mary Poppins, Darby O'Gill e il re dei folletti, Pomi d'ottone e manici di scopaIl fantasma del pirata Barbanera, FBI - Operazione gatto: in questi ultimi due, come in Un maggiolino tutto matto, il protagonista è l’attore Dean Jones, al tempo volto quasi ufficiale della Disney, mentre l’antagonista è David Tomlinson, che invece in Mary Poppins e in Pomi d’ottone e manici di scopa aveva un ruolo positivo, per quanto un poco burbero.

Ecco la trama sommaria di Un maggiolino tutto matto, il quale, tecnicamente, è un film fantasy, dal momento che c’è un’autovettura che magicamente si muove per proprio conto e ha una propria volontà… e che volontà: Jim Douglas è un pilota la cui carriera pare ormai agli sgoccioli, tanto che gli viene consigliato a chiare lettere di ritirarsi. Egli vive insieme al suo amico Tennessee Steinmetz, un ometto bislacco che ogni tanto racconta qualche aneddoto dei suoi viaggi in Tibet.
Avendo distrutto la sua macchina, il pilota si reca presso un concessionario per acquistarne un’altra: come prima cosa viene attirato dalla bella commessa Carole Bennet, come seconda viene adocchia una bella macchina sportiva, e come terza si scontra col proprietario del salone, Peter Thorndyke, il quale è un pilota anch’egli.
È proprio presso il concessionario che fa la sua apparizione colui/colei che poi verrà ribattezzato Herbie, un vecchio maggiolino che a quanto pare ha dato problemi al suo precedente acquirente. E non si fatica a crederlo, visto che ben presto si scopre che la macchina in questione ha una sua volontà, e a quanto pare la sua volontà è stare con Jim, con i due che inizieranno presto a partecipare a gare sportive… col malevolo Thorndyke come avversario.

Un maggiolino tutto matto è il classico film per famiglie di quegli anni, un genere purtroppo sparito nel corso del tempo: positivo, brillante, fantasioso, dolce e vivace al tempo stesso, e con qualche criticità-avversità da superare, nonché un’idea originale di fondo.

Inoltre, e questo non me lo ricordavo dalle antiche visioni di bambino, il film contiene anche qualche frase di valore, spesso derivante dall’esperienza tibetano-buddhista del coinquilino del protagonista, come le seguenti.

“Aiutatemi, sono prigioniera.”
“Siamo tutti prigionieri, non esistono vie d’uscita.”

“Noi esseri umani potevamo fare qualcosa di buono in questo mondo… invece niente.
Adesso ci tocca lasciare il posto a un altro tipo di civiltà.”

“Ero in piena contemplazione: vedevo le cose come sono.”

“La fretta è spreco.
Lo spreco è una ciotola spaccata che non avrà mai riso.”

“Un uomo saggio disse una volta: quando arrivi all’ultima pagina, chiudi il libro.”

Fosco Del Nero 



Titolo: Un maggiolino tutto matto (The love bug).
Genere: fantasy, fantastico, commedia.
Regista: Robert Stevenson.
Attori: Dean Jones, Buddy Hackett, Joe Flynn, Benson Fong, Michael Lee, David Tomlinson, Iris Adrian, Andy Granatelli.
Anno: 1969.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 11 novembre 2020

20.000 leghe sotto i mari - Richard Fleischer

Non ho mai letto il romanzo di Verne 20.000 leghe sotto i mari, ma in compenso ora ne ho visto una trasposizione cinematografica: quella del 1954 di Richard Fleischer, la quale peraltro al tempo ebbe ottimi riconoscimenti, sia dal pubblico che dalla critica, vincendo tra le altro cose due premi Oscar (scenografia ed effetti speciali, più la candidatura per il montaggio) e il premio del National Board of Review Award come uno dei migliori dieci film dell’anno.

Passiamo subito alla trama: nel 1868 la stampa diffonde insistenti voci di un mostro marino che abbatte le navi, tanto che una nave armata, il motoveliero Abraham Lincoln, viene mandata al fine di scovarlo e distruggerlo. Partecipano alla suddetta missione anche Pierre Aronnax (Paul Lukas), professore naturalista, e il suo assistente Consiglio
Sulla nave i due conoscono il fiociniere canadese Ned Land (Kirk Douglas), un uomo vivace e avventuroso, e saranno proprio questi tre a essere raccolti dal Nautilus del Capitano Nemo (James Mason), un uomo particolare a comando di una nave particolare e con una visione delle cose altrettanto particolare (almeno, dal punto di vista dei protagonisti del film; a me in verità sembrava più normale Nemo rispetto agli altri personaggi).

20.000 leghe sotto i mari di Richard Fleischer riprende ovviamente l’omonimo romanzo di Jules Verne, ma, ho letto, con moltissime modifiche, anche sostanziali: episodi, caratteri dei protagonisti, gente che vive e gente che muore, etc. In effetti, parlando di questo, mi son sempre chiesto come mai sceneggiatori e registi cambino le trame dei grandi classici: se volessero una trama diversa potrebbero farsi il loro film senza scomodare e modificare le storie dei classici della letteratura… e a volte a dire il vero ho l’impressione che questi ultimi siano modificati a bella posta con un obiettivo preciso, ma lascio alle singole persone eventuali loro riflessioni in merito.

Di mio dico che ho apprezzato il film 20.000 leghe sotto i mari, che tra l’altro è stato il primo film della Disney girato in "cinemascope", sia nella trama che nell’aspetto visivo; anzi, per essere un film del 1954 esso si difende ancora assai bene, ed evidentemente è stato ben rimasterizzato nel frattempo.
Ho meno apprezzato la componente umana, laddove il personaggio più coerente e audace vien fatto morire (mentre nel romanzo non muore) ed è dipinto come un folle, mentre il personaggio più egoistico e “brillante” è stato eletto a eroe centrale (mentre a quanto pare nel romanzo non lo è). 
Inoltre, nonostante il film sia piuttosto lungo, sforando le due ore, in esso mancano molte delle avventure del Nautilis narrativo, tra cui un viaggio tra le rovine sommerse di Atlantide… che però forse erano troppo per i mezzi tecnologici di quell’epoca, e già così è stato fatto un gran lavoro tecnico.

In conclusione, 20.000 leghe sotto i mari se ne esce con una valutazione discreta, ma non eccellente per i punti critici elencati (lunghezza e parziale lentezza, tanti cambiamenti alla storia originaria, scelte di sceneggiatura non del tutto felici).

Fosco Del Nero



Titolo: 20.000 leghe sotto i mari (20.000 leagues under the sea).
Genere: avventura.
Regista: Richard Fleischer.
Attori: Paul Lukas, James Mason, Peter Lorre, Kirk Douglas, Robert J. Wilke, Ted De Corsia, Carleton Young, J.M. Kerrigan, Percy Helton, Ted Cooper, Fred Graham.
Anno: 1954.
Voto: 6.5. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 10 novembre 2020

I sogni segreti di Walter Mitty - Ben Stiller

I sogni segreti di Walter Mitty è il secondo film tratto dal racconto The secret life of Walter Mitty scritto da James Thurber nel 1939, dopo Sogni proibiti, film del 1947.
In cabina di regia, oltre che davanti alla macchina da presa, abbiamo Ben Stiller, il che assicura perlomeno un’impronta da commedia all’opera.

Dico perlomeno perché I sogni segreti di Walter Mitty non è un film comico, e nemmeno una commedia pura, dal momento che buona parte di esso si snoda tra difficoltà della vita, disagio esistenziale e paesaggi naturalistici, e son proprio questi ultimi ad assurgere a veri protagonisti del film, peraltro coerentemente con l’ambientazione di fondo della storia, ossia la rivista naturalistica Life.

Andiamo subito alla trama del film: Walter Mitty (Ben Stiller) è un impiegato della rivista Life, ma la sua vita non ha niente di avventuroso o di calato nella natura, visto che egli lavora nell’archivio dei negativi e sviluppa le foto mandategli. Per esempio da Sean O'Connell (Sean Penn), famosissimo fotografo che stima in particolare Walter per la sua cura nello sviluppo delle foto.
Purtroppo però la rivista sta chiudendo, o meglio sta passando da rivista cartacea a rivista online, con conseguente enorme ristrutturazione dell’azienda e tanti licenziamenti. Rischia anche Walter, specialmente perché pare aver perso la foto mandatagli da Sean per l’ultima, importante copertina della rivista, e proprio per recuperarla egli partirà nientemeno che per la Groenlandia, dove si crede sia il fotografo.

Si parte dunque dall’archivio di un’azienda americana per finire in Groenlandia e in Islanda, tra puma delle nevi e eruzioni di vulcani, e in questo senso il film si propone visivamente molto bello e d’impatto. 
Meno buono, a mio avviso, il cast (spalla femminile e cattivo un po’ banalotti e stereotipati), e il generale la storia è un po’ moscia e prevedibile a livello di sceneggiatura e di dialoghi. In mezzo c’è anche una storia d’amore, immancabile, nonché un finale ugualmente prevedibile.

Nel complesso, tuttavia, tra la bellezza visiva proposta e il viaggio formativo del protagonista-eroe, il film merita la visione, e regala svariati momenti di grande impatto.

Nonché qualche parola ispirante, come il seguente dialogo tra il protagonista impiegato e il fotografo reporter:
“Quando pensi di scattare la foto?”
“Certe volte non scatto. Se mi piace il momento, se piace a me, a me soltanto, non amo avere la distrazione dell’obiettivo. Voglio solo restarci dentro.”
“Restarci dentro?”
“Sì, restare lì, qui e ora.”  

I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller se ne esce con una valutazione più che sufficiente-discreta: il film tra mani più sapienti avrebbe potuto essere ancora più bello, ma ci accontentiamo di una commedia soft, che non eccede nel lato umoristico in cui probabilmente il regista-attore riesce meglio, e che al contrario regala molte cose belle da vedere.

Fosco Del Nero



Titolo: I segreti di Walter Mitty (The secret life of Walter Mitty).
Genere: surreale, commedia.
Regista:  Ben Stiller.
Attori: Ben Stiller, Kristen Wiig, Shirley MacLaine, Adam Scott, Kathryn Hahn, Sean Penn, Patton Oswalt, Terence Bernie Hines.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 4 novembre 2020

Pagemaster - L’avventura meravigliosa - Joe Johnston, Pixote Hunt

La recensione odierna è dedicata a un film d’animazione del 1994: Pagemaster - L’avventura meravigliosa, diretto dal duo Joe Johnston-Pixote Hunt e con protagonista Macaulay Culkin, reduce dalle clamorose fortune di Io e zio Buck, Mamma, ho perso l’aereo e film successivi, così come dal video di Michael Jackson Black or white, ma che in pratica avrebbe concluso la sua carriera cinematografica di lì a breve tra problemi di famiglia, dipendenza dalle droghe e questioni personali (molto probabilmente causati dal trattamento ricevuto a Hollywood).

Ma andiamo a vedere la trama sommaria di Pagemaster - L’avventura meravigliosa, che in realtà è più un film animato che non un film recitato: Richard Tyler (Macaulay Culkin) è un bambino assai sveglio ma tendenzialmente paranoico, ossessionato dalle statistiche sugli infortuni, fatto che lo rende in pratica un pauroso. Un giorno, rifugiatosi in biblioteca per via di un temporale, incontra un uomo bizzarro (Christopher Lloyd; Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit?Interstate 60La famiglia Addams), e poco dopo verrà trascinato in un mondo fantastico e animato, essendo diventato lui stesso un cartone animato.

In tale mondo dovrà superare tre ostacoli-ambientazioni, uno di genere horror, uno di genere avventuroso e uno di genere fantasy; gli capiterà così di imbattersi anche in alcuni personaggi o topos delle letterature in questione, dal dottor Jekyll al capitano Long John Silver, da Acab a un enorme drago, accompagnato in tali avventure da tre libri, chiamati proprio come i generi letterari che rappresentano, ossia Avventura, Fantasy e Horror.

Pagemaster - L’avventura meravigliosa mi ha deluso abbastanza, non posso negarlo: intanto, l’animazione non è troppo all’avanguardia per quegli anni, tanto che ero convinto che il film fosse degli anni “80, mentre è degli anni “90.
La sceneggiatura, inoltre, è tutto sommato semplice: molto lineare, non ha veri colpi di scena e non si presenta profonda.
Quel che è peggio, personaggi e dialoghi sono abbastanza stereotipati, col risultato finale di una certa mediocrità di fondo.

Il film non è un completo disastro, va detto, ma, globalmente parlando, Pagemaster - L’avventura meravigliosa è un prodotto adatto soprattutto ai bambini piccoli, mentre dall’adolescenza in su verrà recepito probabilmente come un po’ insulso.
O almeno, io l’ho percepito come tale, e probabilmente non è un caso che nemmeno l’altro film di Joe Johnston che ho recensito, ossia Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, mi sia piaciuto... anche se, a onor del vero, il suddetto regista l’anno dopo ha diretto un film che da ragazzino mi piaceva molto, ossia Jumanji (ma che non vedo da decenni ormai).

Ad ogni modo, Pagemaster - L’avventura meravigliosa se ne esce con una valutazione mediocre.

Chiudo con un paio di frasi tratte dal film.

“Quando sei nel dubbio, chiedi consiglio ai libri.”

“Guarda nel profondo di te stesso e trova il coraggio.”

“Ogni uomo ha dentro di sé sia il bene sia il male.”

Fosco Del Nero



Titolo: Pagemaster - L’avventura meravigliosa (The pagemaster).
Genere: animazione, fantastico.
Regista:  Joe Johnston, Pixote Hunt.
Attori:  Macaulay Culkin, Christopher Lloyd, Ed Begley Jr., Mel Harris.
Anno: 1994.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 3 novembre 2020

Star wars 8 - Gli ultimi jedi - Rian Johnson

Gli ultimi jedi è il secondo film della terza trilogia di Star wars, dopo Il risveglio della forza: è dunque l’ottavo episodio nel conteggio totale.
In cabina di regia stavolta abbiamo Rian Johnson, che avevo già recensito in Looper, ma che curiosamente ha una carriera pregressa davvero poco consistente, di appena tre film… curioso, per non dire sospetto, che gli sia stato assegnato un colossal ad alto budget come Gli ultimi jedi.

Davanti alla macchina da presa, invece, abbiamo i volti del precedente episodio: Daisy Ridley e John Boyega come nuovi protagonisti, Mark Hamill e Carrie Fisher tra i vecchi, più alcuni altri nomi famosi da segnalare, seppur in parti minori: Benicio Del Toro, ad esempio, o  Laura Dern, che non vedevo dai film di David Lynch (anche questo è sospetto, ma lasciamo stare).

Ecco la trama sommaria de Gli ultimi jedi: il film inizia con una battaglia spaziale tra il Primo Ordine e la Resistenza, con quest’ultima che cerca di distruggere un incrociatore stellare nemico ma che si vede attaccata, inseguita nell’iperspazio e a rischio di distruzione.
Nel frattempo, sul pianeta Ahch-To, Rey parla con Luke Skywalker e cerca di convincerlo a tornare in azione e ad addestrarla come jedi… mentre sia lei che il suo corrispettivo Kylo Ren, il quale peraltro è il figlio di Han Solo e della Principessa Leila, hanno dei dubbi sul proprio versante della forza.
In un altro posto ancora, Finn ha le sue avventure: dapprima pensa di scappare da tutto, ma poi conosce Rose e decide ancora una volta di combattere per la Resistenza. 

Detto della trama sommaria, ora commentiamo brevemente il film: dal mio punto di vista, Gli ultimi jedi è meglio de Il risveglio della forza per il semplice fatto che Il risveglio della forza era una super-minestra riscaldata della trilogia originale; se fossero state due saghe diverse, ci sarebbero stati gli estremi della denuncia per plagio.
Detto ciò, anche Gli ultimi jedi non mi ha colpito in modo particolare: ci sono azione, dinamismo, eventi e colpi di scena, ma nulla di notevole, e anzi molte cose della sceneggiatura lasciano perplessi: il ruolo ridicolo del Generale Hux, peraltro giovanissimo; la figura del Leader Supremo Snoke, ugualmente naif e piuttosto stupida per come va a finire; il personaggio poco convincente di Kylo Ren, la storia banale dell’addestramento fallito tra Luke e Kylo; i soliti pilota di caccia stellari impulsivi che fanno di testa loro (Poe Dameron è la versione moderna e giovanile di Han Solo: altra minestra riscaldata).

Inoltre in generale al film manca un certo lirismo di fondo, presente invece nella prima trilogia e in parte anche nella seconda, nonostante anche questo ottavo episodio contenga alcune frasi ispirate e di valore (sovente al di là della scene che le contiene, e alcune notevoli), come quelle che seguono e che chiudono la recensione, la quale rimane come detto piuttosto tiepida: la mia sensazione è che questa terza trilogia sia diretta a mostrare alle nuove generazioni di ragazzini la saga di Star wars, con temi molto simili a quelli della trilogia originale ma in modo assai più dinamico e modaiolo: il che non rende i film pessimi (questo ha la sufficienza, per esempio), ma svilisce la saga nel suo complesso.

“Perché sei qui?”

 “La Forza non è un potere che hai, è l’energia tra tutte le cose viventi; una tensione, un equilibrio che mantiene unito tutto l’Universo.”

“Respira, respira, espandi le tue sensazioni.”

“Io cerco qualcuno che mi mostri il mio posto in tutto questo.”

“Lascia morire il passato.
Uccidilo se necessario.
È il solo modo per diventare ciò che devi.”

“Il fallimento è il più grande maestro.”

“Vivi libero, non schierarti.”

“Completa il tuo addestramento e adempi il tuo destino.”

“Tu non hai posto in questa storia: tu vieni dal niente, sei niente.”

Fosco Del Nero



Titolo: Star wars 8 - Gli ultimi jedi (Star wars 8 - The last jedi).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Rian Johnson.
Attori: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew. 
Anno: 2017.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



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