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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 19 novembre 2024

Mimzy - Il segreto dell'universo - Robert Shaye

Da qualche parte avevo letto che il film Mimzy - Il segreto dell'universo proponeva dei contenuti di tipo esistenziale… e, in tal senso, il titolo prometteva bene.

Tuttavia, raramente una promessa è stata così tanto disillusa, e Mimzy - Il segreto dell'universo si è rivelato un film di terza fascia, di genere fantascientifico, adatto a un pubblico infantile e poco oltre. Insomma, il prodotto non solo non ha i ventilati contenuti esistenziali, nonostante il titolo, ma non ha nemmeno qualità… e, francamente, io non lo farei vedere a dei bambini, visto che la qualità è tale al di là della fascia di età.

Ecco la trama sommaria di Mimzy - Il segreto dell'universo, film del 2007 diretto da tale Robert Shaye, regista che non avevo mai incontrato finora: in un lontano futuro, una donna raduna dei bambini in un prato e racconta loro telepaticamente una storia, quella dell’ultima mimzy, capace nientemeno di salvare l’umanità, che all’epoca, ossia i nostri giorni, rischiava di scomparire.

Dopo tale cornice futuristica, che verrà brevemente ripresa alla fine del film, la telecamera segue la protagonista della storia, Emma, la quale insieme al fratello Noah trova uno strano artefatto da cui usciranno diversi oggetti, tra cui una sorta di bambolotto di pezza, che Emma terrà con sé e che le rivelerà delle cose.
Seguiranno eventi strani, come black-out collettivi e intervento dei federali.

Non basta parlare di segreti dell’universo, tirare in ballo telepatia, futuro, mandala, yoga e meditazione per fare di un film un “prodotto esistenziale”… se di esistenziale non c’è nulla, né a livello conoscitivo né a livello coscienziale.

Ebbene, Mimzy - Il segreto dell'universo in tal senso non ha niente. E, quel che è peggio, ha molto poco anche in senso cinematografico… che è il senso che interessa ai più.

L’unico utilizzo del film in questione sarebbe forse quello familiare, con dei bambini come pubblico. Ma, anche in questo caso, esistono prodotti molto migliori in tante direzioni, rispetto a Mimzy - Il segreto dell'universo.

In chiusura di recensione, un dettaglio: al film partecipa in un cameo il divulgatore scientifico Brian Green.

Fosco Del Nero



Titolo: Mimzy - Il segreto dell'universo (The last mimzy).
Genere: fantascienza.
Regista: Robert Shaye.
Attori: Timothy Hutton, Joely Richardson, Rainn Wilson, Rhiannon Leigh Wryn, Chris O'Neil, Kathryn Hahn, Michael Clarke Duncan, Kirsten Williamson, Irene Snow, Marc Musso, Nicole Muñoz, Scott E. Miller, Brian Greene.
Anno: 2007.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 23 luglio 2024

Terminator - James Cameron

Con la recensione odierna si fa un tuffo negli anni Ottanta, con uno dei suoi film più rappresentativo: Terminator.

Siamo nel 1984 quando il regista James Cameron, che divenne famoso proprio grazie alla pellicola in questione (già presente nel blog per i film Aliens - Scontro finale e Avatar), fa uscire il primo Terminator, ottenendo tanto successo da generare un vero e proprio franchise, fatto di altri film, serie tv, fumetti e videogiochi.

Ecco la trama del film, che all’epoca era piuttosto originale (oggi sarebbe considerata banale): in una giornata (non proprio) qualunque nella Los Angeles del 1984, due creature arrivano dal 2029, una umana e una robotica.

Quella umana è Kyle Reese, un soldato della Resistenza; quella robotica è il famoso cyborg interpretato da Arnold Schwarzenegger, una macchina inviata dal futuro per uccidere Sarah Connor, la futura madre di John Connor, colui che nel futuro avrebbe portato la resistenza umana alla vittoria contro le macchine che nel frattempo avevano preso il potere, scatenato una guerra nucleare e ridotto di molto il numero degli esseri umani sul pianeta.

Sia l’uomo che la macchina hanno la missione di trovare Sarah Connor: il primo per proteggerla, la seconda per ucciderla. Ne deriva una battaglia senza esclusione di colpi… e con molte sparatorie e inseguimenti.

Forse Terminator ha fatto presa su una parte del pubblico di allora soprattutto per l’aspetto tecnologico e per quello adrenalinico, ma la parte più interessante del film, quella che certamente gli ha dato spessore, è quella umana: il delicato triangolo che si instaura tra il leader del futuro John Connor, il suo fedele soldato Kyle Reese e la futura madre Sarah Connor… la quale, nel 1984, è ovviamente ignara di tutto quello che sta per succedere.

Ben eseguito come lavoro cinematografico, all’epoca innovativo, Terminator, come altri film di genere simile mette in allarme sui pericoli di affidarsi troppo alla tecnologia, oramai giunta a livello di IA piuttosto elaborata. Quello che in passato era uno spunto narrativo, in effetti in un qualche futuro potrebbe diventare un problema vero e proprio, nel momento in cui qualcuno decidesse di affidare a una IA il governo di una città, di una regione o di una nazione (suppongo che si inizierà, come esperimento, con singoli centri abitati, dapprima piccoli).

Si spera con esiti migliori di Terminator, con tutto il rispetto per un film che è stato iconico, all’epoca, e che ha un suo senso ancora oggi.

Fosco Del Nero



Titolo: Terminator.
Genere: fantascienza, drammatico.
Regista: James Cameron.
Attori: Michael Biehn, Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Lance Henriksen, Paul Winfield, Bill Paxton, Rick Rossovich, Earl Boen, Dick Miller, Bess Motta, Bruce M. Kerner. 
Anno: 1984.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 2 luglio 2024

Men in black 2 - Barry Sonnenfeld

Su Cinema e Film finora erano stati recensiti Men in black e Men in black 3, ma mancava Man in black 2… carenza che viene colmata con la recensione di oggi.

Men in black 2 è uscito nel 2002, a distanza di cinque anni dal suo predecessore, che fu un prodotto di grande successo. Il sequel propone praticamente lo stesso schema, in tutto: il regista è sempre Barry Sonnenfeld, i due attori principali sono sempre Will Smith e Tommy Lee Jones… pur se cambia il personaggio secondario femminile, che passa da Linda Fiorentino a Rosario Dawson.

Viene tuttavia introdotto un antagonista femminile (per modo di dire), interpretato da Lara Flynn Boyle, indimenticabile protagonista della serie tv I segreti di Twin Peaks, una delle serie televisive più importanti di tutti i tempi.

Passiamo alla trama sommaria di Men in black 2: la cattiva Serleena vuole impadronirsi della Luce di Zartha, lasciata dagli Zarthiani sulla Terra alcuni decenni prima. L’Agente J, ora non più novellino e decisamente più pratico, richiama dalla sua “pensione” l’Agente K, che si suppone essere l’unico a sapere come andarono le cose tempo addietro con il prezioso manufatto.
Comincia così un nuovo turbinio di azione, effetti speciali, umorismo e gag.

Men in black 2 applica alla lettera il motto “Squadra che vince non si tocca”… e non tocca quasi niente, compresi vermoni e cane parlante. Il risultato, quasi inevitabile, è che il film risulta poco originale, per quanto ben eseguito, fatto evidente anche nel riscontro della critica: da un lato premi, dall’altro nomination come film deludente. 

La cosa si spiega facilmente: il film è piacevole, ma prevedibile, ben diretto ma affatto indimenticabile… tanto che lo avevo visto una volta molti anni fa (prima di aprire il blog), ma per l’appunto mi ero dimenticato praticamente tutto.

Ne esce fuori una sufficienza stiracchiata, forse più di stima. 
È andata comunque meglio che con Men in black 3, che ho viceversa recensito e che mi ricordo essere ancora peggio del secondo film della serie.

Fosco Del Nero



Titolo: Man in black 2
Genere: commedia, fantascienza.
Regista: Barry Sonnenfeld.
Attori: Tommy Lee Jones, Will Smith, Rosario Dawson, Lara Flynn Boyle, Rip Torn, Johnny Knoxville, Tony Shalhoub, Patrick Warburton, Jack Kehler, David Cross, Colombe Jacobsen-Derstine. 
Anno: 2002.
Voto: 6. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 21 maggio 2024

Harmony - Michael Arias, Takashi Nakamura

Harmony è il terzo film ispirato alle opere di Project Itoh, dopo L’impero dei cadaveri e L'organo genocida, film che mi erano piaciuti abbastanza, sia nella tecnica che nei contenuti, nonostante una certa tendenza cerebrale…

… che ha anche Harmony, film lungo circa due ore, piuttosto lento e parecchio introspettivo.

Quanto ai due registi, avevo già incontrato Michael Arias per il particolarissimo (e molto simbolico, oltre la facciata del film d'animazione e d'azione fantastico) Tekkonkinkreet - Soli contro tutti.

Cominciamo con la trama sommaria di Harmony: in un futuro post-bellico, dopo l’evento disastroso chiamato Maelstrom, la società si è profondamente frammentata.

La parte dominante della società si è estremamente medicalizzata e socializzata, tramite una forte pressione sociale sul versante psicologico e una medicalizzazione con nanotecnologia (denominata “watch me”) sul versante fisico. In pratica, tutti sono equilibrati, controllati e moderati, salvo avere episodi radicali di vario tipo. 

La protagonista è Tuan Kirie, la quale, tredici anni prima, aveva organizzato una protesta con le amiche Miach Mihie e Cian Reikado che avrebbe dovuto sfociare in un suicidio di gruppo. Però, solamente Miach si uccide, mentre le altre due amiche non hanno il coraggio e proseguono la loro vita in modo molto differente.
Tuan lavora ora per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (a proposito di medicalizzazione forzata...), nei corpi di polizia internazionali.
Ma il passato tornerà a farsi sentire, compresa una minaccia alla salute pubblica.

Harmony è molto bello da vedere, nonostante ogni tanto la computer grafica si metta in mezzo ad abbassare la qualità media dell’animazione e degli sfondi disegnati a meno. La cosa non stona molto, comunque, dal momento che l’armonizzazione tra i due tipi di disegni è ottimizzata discretamente bene.
I dialoghi e i temi sono molto seri. Non c’è tuttavia molto divertimento, per usare un eufemismo.
Il ritmo è lento e introspettivo.

Nel film vi è una certa bellezza, nonché argomenti interessanti (società medica, controllo sociale, pressione psicologica, distopia, felicità apparente e reale, etc), anche se il prodotto non convince del tutto, specialmente per uno sviluppo poco coerente e fluido.
Peccato, perché il materiale di partenza c’era ed era buono, forse persino ottimo. Anche lo stile scelto è valido ad esteticamente accattivante. Il tutto però, sia visivamente sia emotivamente, risulta molto freddo e asettico e coinvolge poco.

Harmony rimane comunque un buon film d’animazione, di sufficiente-buon valore, come i suoi due colleghi citati a inizio recensione.

Fosco Del Nero



Titolo: Harmony (Harmony).
Genere: anime, fantascienza, drammatico.   
Regista: Michael Arias, Takashi Nakamura.
Anno: 2015. 
Voto: 6.5. 
Dove lo trovi: qui



mercoledì 15 maggio 2024

Old - M. Night Shyamalan

E così ho dato un’altra occasione (l’ultima?) a M. Night Shyamalan guardando Old, suo recente film datato 2021.
Si tratta dell’adattamento cinematografico della graphic novel Castello di sabbia… ed è un’opera piuttosto originale nella sostanza, per quanto difettosa su più fronti.

Partiamo dalla trama: Guy e Prisca Cappa, marito e moglie, si recano in un resort all’avanguardia, ai tropici, con i figli Trent e Maddox, rispettivamente bambino e ragazzina… come ultima vacanza insieme prima della separazione, di cui i piccoli ancora non sanno niente. 
Su suggerimento del direttore del resort, visitano una spiaggia molto isolata, nella quale conoscono altre due coppie (Jarin e Patricia, Charles e Crystal), un famoso rapper, nonché vari altri congiunti tra figli e madri.

Iniziano subito a succedere cose strane: viene trovato il cadavere di una ragazza, al rapper sanguina continuamente il naso e soprattutto i bambini iniziano a crescere in modo rapidissimo. Il gruppo giunge subito alla conclusione che, per qualche fenomeno misterioso, in quella radura assai protetta il tempo scorra più velocemente… e che quindi debbano andarsene altrettanto velocemente.
Purtroppo, però, non ce la fanno, visto che pare esservi una forza che impedisce l’uscita dal passaggio attraverso cui sono giunti (un cunicolo tra pareti rocciose).

Prima di giungere al finale e alla spiegazione del tutto, in mezzo c’è un po’ di tutto: invecchiamento precoce, morte, tumori rapidissimi, operazioni chirurgiche, assassinii, incidenti mortali, concepimenti e parti. Forse persino un po’ troppo, ma d’altronde il fim va di fretta come suo assunto di base.

Nessuna riflessione interiore, nessun contenuto psichico degno di nota (se non forse la domanda, molto attuale, sul punto a cui può arrivare la “scienza” in nome dello studio e del progresso “medico”): Old è un mero intrattenimento cinematografico.

Dal canto mio, non ha aiutato rivedere attori che mi ricordavano da vicino altre serie tv (di qualità ben maggiore rispetto a quella di Old), come Lost o L’uomo nell’alto castello.

In conclusione, Old è anche discretamente interessante nella sua originalità, ma non è niente di notevole: siamo sempre anni luce dagli ormai datati e migliori lavori di Shyamalan: di mio, metto in cima The village e Il sesto senso… e gli altri tutti sotto, alcuni di un po’ e altri di molto.
Quanto a Old, pur non essendo un prodotto disastroso, avrei potuto tranquillamente non guardarlo e non vedo motivi per riguardarlo in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: Old.
Genere: fantascienza, thriller.  
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Gael García Bernal, Vicky Krieps, Rufus Sewell, Ken Leung, Nikki Amuka-Bird, Abbey Lee, Aaron Pierre, Thomasin McKenzie, Alex Wolff, Eliza Scanlen, Embeth Davidtz, Emun Elliott
Anno: 2021. 
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 3 aprile 2024

Dune - Parte 1 - Denis Villeneuve

Mi son messo a guardare Dune - Parte 1, film del 2021 diretto da Denis Villeneuve, pensando che si trattasse di un film unico dedicato al ciclo di Dune scritto da Frank Herbert, che conosco sin da adolescente ma che non ho mai letto.

Peraltro, avevo delle remore a guardarlo, pur appassionato alla storia in questione, dal momento ch’essa doveva reggere il difficilissimo confronto col Dune di David Lynch del 1984: un confronto certamente avvantaggiato relativamente ai mezzi tecnologici odierni, ma comunque ostico per via dell’atmosfera assai ispirante del film degli anni Ottanta. 

Per non parlare del fatto che, spesso, i rifacimenti contemporanei perdono le qualità essenziali dei film più risalenti, sia nell’atmosfera generale che nei dialoghi. Si citi come esempio lo scempio fatto con Ghost in the shell, passato dall’essere un eccellente film d’animazione ricco di contenuti esistenziali all’essere un film di fantascienza di cassetta privo di qualunque spessore.
La mia paura era che fosse successa la stessa cosa a Dune

Prima di commentare il film, anticipo che avevo già recensito due film del regista Denis Villeneuve, ossia Arrival e Blade Runner 2049, in modo non scarso ma nemmeno troppo elogiativo.

Passiamo ora alla trama sommaria di Dune, che ho poi scoperto essere solamente la prima parte di un dittico, di cui sta per uscire il secondo film: il pianeta Arrakis è conteso da molti, in quanto solamente in esso si estrae la “spezia”, che gli indigeni usano come sostanza sacra psicotropa e che in tutto l’universo conosciuto è utilizzata per i viaggi interstellari, altrimenti impossibili. Avendolo governato e sfruttato negli ultimi ottanta anni, la malvagia e laida famiglia degli Arkonnen si è oscenamente arricchita… salvo poi vedersi sfilare da sotto il naso il pianeta in questione, improvvisamente assegnato dall’Imperatore agli Atreides, i quali così si recano sul pianeta in questione, casata al completo, guidata dal Duca Leto Atreides (Oscar Isaac; Ex machina, Star wars 7 e seguenti), il cui figlio Paul (Timothée Chalamet; Don't look up) incarna una doppia eredità: da un lato è l’erede della linea di sangue degli Atreides, dall’altro lato è figlio di Jessica, una Bene Gesserit, sorta di setta femminile psico-spirituale che agisce dietro le quinte dell’Impero tirando i fili e disponendo le cose in un certo modo, secondo conoscenze e profezie.

Nel panorama si muove un variegato numero di personaggi, alcuni più o meno interessanti e meglio caratterizzati di altri: cito tra tutti Duncan Idaho, il “maestro d’armi” di Paul (Jason Momoa,  indimenticabile Khal Drogo de Il trono di spade), e Chani (Zendaya… che leggo online essere cantante e ballerina, oltre che attrice), giovane ragazza fremen, che Paul ha a lungo sognato e che infine incontrerà su Arrakis.
Si fanno notare anche i personaggi interpretati da Dave Bautista e da Javier Bardem… ma il cast è buono in generale: per esempio, vi sono anche Charlotte Rampling e Stellan Skarsgård.

Nella storia, anche solo in questa prima parte, vi è molto: educazione, combattimenti, tradimenti, azione, politica, mondo interiore.
Soprattutto, vi è un livello estetico clamoroso, il quale da solo renderebbe il film meritevole di visione. Con mia sorpresa positiva, l’opera ha mantenuto se non proprio l’afflato esistenziale presente nel Dune di Lynch, molti spunti verbali interessanti, che riporto di seguito.

“Sono belli i sogni, ma le cose importanti accadono da svegli.”

“Non devo avere paura: la paura uccide la mente.
La paura è una piccola morte che porta all’annullamento.
Affronterò la mia paura e le permetterò di attraversarmi e, una volta passata, il mio occhio interiore ne seguirà il cammino.”

“I nostri piani si sviluppano in secoli.”

“Dirigete la politica dell’Imperium avvolti nell’ombra.”

“Per migliaia di anni abbiamo incrociato le linee di sangue per dare alla luce una mente potente tanto da superare spazio e tempo, passato e futuro, e che ci accompagni in un futuro migliore.”

“Il mistero della vita non è un mistero da risolvere, ma una realtà da sperimentare.”

“Un processo non si può comprendere arrestandolo. Dobbiamo seguire il flusso del processo, unirci a esso, fluire con esso.”

“Devi affrontare le tue paure.
Un amico ti aiuterà: seguilo.”

“Paul Atreides deve morire perché il Messia sorga.
Non spaventarti, non resistere.”

“Quando togli una vita, la togli a te stesso.”

“Ascendi, sorgi.”

Tutto ciò, tra sceneggiatura origianale, scenografia e fotografia curatissime, ottimi casting e recitazione e contenuti interessanti, fa del Dune - Parte 1 un film davvero eccellente: meno importante del suo predecessore in quanto a contenuti esistenziali, ma superiore in quanto a estetica e realizzazione tecnica... col non trascurabile vantaggio dei due film al posto di uno.

Fosco Del Nero 



Titolo: Dune - Parte 1 (Dune: part one).
Genere: fantascienza.
Regista: Denis Villeneuve.
Attori: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Stephen McKinley Henderson, Chen Chang, Sharon Duncan-Brewster, Charlotte Rampling, Jason Momoa, Javier Bardem.
Anno: 2021.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 27 febbraio 2024

La cosa - John Carpenter

Avevo in animo da ormai un paio di decenni di guardare La cosa di John Carpenter, non tanto perché il classico del 1982 mi ispirasse, quanto perché volevo vedere se nel film c’erano degli elementi interessanti… essendo Carpenter il regista di uno dei film più simbolici e rivelatori di tutti, ossia They live – Essi vivono.

In effetti, a voler sintetizzare al massimo la trama del film, in entrambi i casi c’è una forma di vita aliena che in qualche modo riesce a mimetizzarsi tra gli esseri umani, allo scopo di ingannarli… o di ucciderli, se serve.
I modi e i generi dei due film sono, tuttavia, completamente differenti, tanto che i due film non si somigliano affatto, per genere e per trama.

Andiamo per l’appunto a tratteggiare la trama de La cosa: siamo nel 1982, in Antartide, e nella prima scena seguiamo il volo di un elicottero che segue un cane allo scopo di ucciderlo, usando persino delle bombe. Sulle prime si fa il tifo per il cane, per poi ricredersi poco dopo.
Il cane giunge a una stazione di ricerca statunitense, mentre sull’elicottero ci sono due membri della vicina stazione norvegese: i due norvegesi muoiono… e gli statunitensi seguiranno a breve, visto che il cane si rivela essere il veicolo di contagio di una sorta di creatura aliena capace di mutare forma, fino ad acquisirne una indistinguibile da quella mimata.

Così, il film si rivela essere una sorta di “ne rimarrà uno solo”, sul modello di Alien, che non a caso precede La cosa di un paio d’anni, con l’aggravante per cui non solo c’è in giro un alieno pericoloso, ma egli potrebbe essersi mimetizzato avendo assunto la forma di chiunque tra i membri della stazione di ricerca (l'alieno di Ridley Scott era più letale, ma più onesto, diciamo).

Riguardo alle sue origini, il film è ispirato al racconto La cosa da un altro mondo di John W. Campbell (uno degli scrittori della cosiddetta età dell’oro della fantascienza, nonché longevo direttore di Astounding Science Fiction).
Riguardo al suo successo, dapprima il film ebbe uno scarso esito, sia di critica che di pubblico, salvo poi essere rivalutato col tempo, fino a essere considerato un classico dell’orrore fantascientifico.

Di mio, non nego vari suoi pregi, ma tendo poco allo splatter, oltre che alla violenza in generale, per cui in larga parte il film mi ha annoiato. Gli preferisco nettamente Essi vivono… anche se, cinematograficamente parlando, La cosa gli è superiore.

Tra gli altri film di Carpenter recensiti nel blog, ricordo anche Grosso guaio a ChinatownDark star e Il seme della follia… ognuno a suo modo divenuto un classico, pur in generi assai diversi tra di loro (tra fantascienza, horror, fantasy e commedie), segno che il regista in questione sapeva il fatto suo.

Ad ogni modo, finalmente ho finalmente visto La cosa, per cui ora posso passare oltre.

Fosco Del Nero



Titolo: La cosa (The thing).
Genere: horror, fantascienza.
Regista: John Carpenter.
Attori: Kurt Russell, Keith David, Richard Dysart, Charles Hallahan, David Glennon, David Moffat, Wilford Brimley, Peter Maloney, Joel Polis, Thomas G. Waites. 
Anno: 1982.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 13 febbraio 2024

Anon - Andrew Niccol

Il genere di Anon non è una sorpresa per chi conosce il regista Andrew Niccol, decisamente orientato verso la fantascienza e le tematiche di genere sociale e/o distopico: Anon è il suo quarto film che vedo, dopo GattacaIn time e The host… tutti e tre film inseribili nei filoni suddetti.

Ecco in grande sintesi la trama di Anon: in un futuro prossimo, l’umanità vive in una sorta di realtà informativa estesa dalla tecnologia, in cui ogni persona che si incontra per strada è già “schedata” per nome, età, professione e altro ancora.
Una tale realtà si presta molto al controllo informativo e assai poco alla libertà e alla privecy individuale…

… nonostante vi siano dei ribelli /trasgressori i quali rifiutano tale stile di vita e cercano di vivere nell’anonimato, da cui il titolo del film.

Sal Frieland (Clive OwenCloser, Sin CityI figli degli uomini, Valerian e la città dei mille pianeti) è un detective che un giorno incontra per strada una donna priva di informazioni, la quale si scopre essere uno degli anonimi, una sorta di rete di terroristi mediatici (almeno, loro li definiscono così, ma chiaramente la visione dei ribelli è assai diversa) i quali da un lato cercano di vivere liberi e non identificati, e dall’altro cercano di causare problemi ai loro nemici.

La donna (Amanda SeyfriedMean girls, Cappuccetto rosso sangueIn time) viene attratta in una trappola, ma ne esce bene, e anzi mette decisamente nei guai il detective Frieland (nome che evidentemente occhieggia alla libertà) il quale aveva funto da esca… assai da vicino, occorre dire.

Anon risulta interessante sia nella tematica sociale, sia nell’ambito tecnologico, dal momento che potrebbe anticipare alcuni fenomeni futuri. 

Cinematograficamente parlando, il film è discreto, pur se non imperdibile: molto ristretto come cast e come scenografia, non è del tutto convincente nei dialoghi e in certe scene, ma tutto sommato regge e si guadagna la pagnotta.

Forse sarebbe da 6 e basta, ma alzo il voto di un mezzo punto per le tematiche interessanti.

Fosco Del Nero



Titolo: Anon (Anon).
Genere: fantascienza, drammatico.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Clive Owen, Amanda Seyfried, Colm Feore, Sonya Walger, Mark O'Brien, Joe Pingue, Iddo Goldberg, Sebastian Pigott, Rachel Roberts (II), Ethan Tavares, Marco Grazzini.
Anno: 2018.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 14 novembre 2023

Black Widow - Cate Shortland

Andiamo a recensire il film Black Widow, girato da Cate Shortland nel 2021.

Non sono un fan dei film su supereroi e dintorni, per cui l’universo Marvel in larga parte mi è ignoto, se non per quei rari casi in cui allo spettacolo e all’azione del supereroe di turno vengono aggiunti dei contenuti interessanti dal punto di vista psicologico, com’è stato il caso di Doctor Strange (il primo film, mentre il secondo fa ridere per quanto è stupido).

Forse speravo che fosse anche il caso di Black Widow, o forse mi ero segnato il suddetto film avendolo trovato consigliato online… ma purtroppo si è rivelato un discreto buco nell’acqua.

Andiamo per prima cosa a tratteggiare la trama del film, che dura circa 130 minuti, quindi parecchio: nel 1995, in Ohio, negli USA, Alexei Shostakov e Melina Vostokoff recitano il ruolo di marito e moglie, nonché di padre e madre delle piccole Natasha Romanoff e Yelena Belova, le quali in verità non sono loro figlie, essendo tutti quanti agenti russi sotto copertura.

Di più: il primo è un vero e proprio supereroe, sorta di versione russa di Captain America, la seconda è uno scienziato di alto livello, mentre le due bambine, dopo la precipitosa fuga dall’Ohio, verranno assegnate alla cosiddetta Stanza Rossa, che le renderà delle formidabili agenti… per quanto controllate psichicamente, fatto per cui si rende necessario un antidoto, che alla Yelena grande verrà somministrato da una vedova nera (così si chiamano le agenti-spie-guerriere uscite dalla Stanza Rossa) morente cui aveva dato la caccia.
La cosa metterà in moto degli eventi, per cui Natasha e Yelena si rincontreranno, e andranno a recuperare Alexei da una prigione russa.

Black Widow è certamente un film di alto livello in senso tecnico-realizzativo: non solo gli effetti speciali, ma anche la recitazione è di alto spessore, e non poteva che essere così con un cast con nomi quali Scarlett Johansson (Match pointThe islandLucyVicky Cristina BarcelonaThe prestige), Rachel Weisz (La mummiaIo ballo da solaL’albero della vitaConstantineAmabili resti)), William Hurt (The villageDark City, Stati di allucinazioneAliceInto the wild), David Harbour (Stranger things, Revolutionary Road).
Non conoscevo Florence Pugh, la quale mi è tuttavia piaciuta molto.

Ho anche gradito un certo garbato umorismo… ma l’enorme mole di azione del film mi ha annoiato a morte. C’è una storia in sottofondo, ma soprattutto ci sono combattimenti, sparatorie e scene d’azione di ogni tipo: davvero noioso, se nella vita non ci si limita al corpo fisico e al suo movimento.

Tuttavia, evidentemente il grosso del pubblico vuole questo, per cui ok.

Certo che, quando denaro e tecnologia si mettono d’impegno per creare prodotti di valore, che non siano di mera distrazione, il risultato è tutta un’altra cosa.
Tra i film messi tra parentesi, per esempio, cito Dark City, The village, L’albero della vita… ma anche La mummia, che era anch'esso molto movimentato, ma almeno era affascinante, originale e divertente.

Quanto a Black Widow, per quanto mi riguarda se ne esce con un’insufficienza.

Fosco Del Nero



Titolo: Black widow.
Genere: fantascienza, azione, commedia.
Regista: Cate Shortland.
Attori: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, William Hurt, David Harbour, Jade Ma, Ray Winstone, O. T Fagbenle, Olivier Richters, Michelle Lee, Violet McGraw, Ever Anderson.
Anno: 2021.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui



martedì 3 ottobre 2023

28 giorni dopo - Danny Boyle

Avevo guardato 28 giorni dopo solamente una volta, una ventina di anni fa, ossia quando uscì.
Essendomelo trovato davanti di recente, me lo sono riguardato per curiosità… anche per vedere se il film era invecchiato bene come altri film di Danny Boyle (The beach, Trainspotting... mentre del regista mi erano piaciuti meno Piccoli omicidi tra amici, SunshineThe millionaire).

Ripassiamo la trama di 28 giorni dopo, tutto sommato semplice (a suo tempo, discretamente originale, mentre poi il canovaccio è stato letteralmente inflazionato): un ragazzo si sveglia in un reparto di ospedale, dove era stato ricoverato per un incidente automobilistico, e trova una Londra deserta, nella quale le uniche forme di vita, se così si può dire, sono degli esseri umani tramutati in zombi.

Tutto è accaduto per via di alcune sperimentazioni su scimpanzé, le quali, unitamente a una missione di liberazione delle suddette cavie da laboratorio, ha provocato la diffusione del virus zombizzante. Il risultato è che il virus si diffonde rapidamente (sangue, morsi, saliva, qualunque punto d’ingresso nel corpo è utile al contagio) e agisce in 10-20 secondi (davvero rapido: più rapido della televisione e dei telegiornali, che richiedono invece dei mesi interi).

Così, Jim va in giro, dapprima alla ricerca di cibo e di oggetti utili, e poi alla ricerca dei suoi genitori, aiutato in ciò dalle uniche due persone vive che trova: Mark e Selena. Se una delle due farà una brutta fine, altri due personaggi si uniranno al gruppo: Frank e Hannah, padre e figlia, sopravvissuti in cima a un alto palazzo.
I quattro si metteranno in marcia seguendo le indicazioni di un messaggio radio, che promette salvezza, protezione e cura contro il virus.

28 giorni dopo, col senno di poi, è un film piuttosto semplice: lineare ma efficace.
Registicamente non convince del tutto, per le inquadrature e per i colori, ma probabilmente non è nato né come prodotto estetico né come film d’autore, per cui va bene comunque.

È interessante più la prima parte, quella nella Londra deserta, che la seconda, quella tra i militari. Anzi, quest’ultima risulta discretamente ridicola nelle motivazioni di fondo.

Il film si conquista comunque una sufficiente stretta, anche per il suo essere stato anticipatore del filone zombie, che avrebbe di lì a breve imperversato nei film e nelle serie tv.

Fosco Del Nero



Titolo: 28 giorni dopo (28 days later).
Genere: fantascienza, horror, drammatico.
Regista: Danny Boyle.
Attori: Cillian Murphy, Christopher Eccleston, Naomie Harris, Brendan Gleeson, Ricci Harnett.
Anno: 2002.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 1 agosto 2023

L’impero dei cadaveri - Ryoutarou Makihara

L’impero dei cadaveri è la conversione animata dell’omonimo romanzo scritto dal giapponese Project Itoh (nome d’arte di Satoshi Ito). Si tratta di un’opera ambientata nella fine del diciannovesimo secolo, di genere ucronico e di stile vagamente steampunk.

Andiamo a vedere la trama sommaria: si parte dall’Europa, e precisamente da Londra. In tale realtà alternativa (ucronia) Frankenstein ha creato degli automi capaci di sostituire l’essere umano in molti lavori, come l’industria pesante, il servizio e persino la guerra. Dapprincipio tali “cadaveri resuscitati” (ma solo parzialmente, visto che l’anima è perduta, rimanendo solo una sorta di debole e obbediente volontà esecutrice) non vengono accettati dai più, ma poi finiscono per imporsi e diffondersi, per via della loro grande utilità. 
Il risultato è che le città del vecchio continente, e via via del mondo intero, risultano popolate per metà da esseri umani vivi e per metà da esseri umani non vivi.

Tale concetto, e ancor di più la sua rappresentazione visivo-cinematografica, è molto interessante dal punto di vista esistenziale, dal momento che va a indagare la questione della consapevolezza... non so quanto volontariamente o involontariamente.

John Watson, studente di medicina dell'Università di Londra che ha illegalmente “resuscitato” un suo caro amico e collega di esperimenti, allo scopo di cercare di recuperare anche l’anima oltre che il corpo, viene costretto dal governo inglese, in cambio di una mancata incriminazione e condanna, a indagare sul modello originale di Frankenstein, e sui suoi appunti di lavoro, che si dice per l’appunto contengano le istruzioni per richiamare anche l’anima, oltre che una vita parziale. Il ragazzo, insieme al suo amico-automa Venerdì e al soldato Frederick Burnaby, si reca in Afghanistan alla ricerca di tali informazioni, nonché di tale Alexei Karamazov, eminente studioso del settore.
Il gruppo poi girerà il mondo, passando anche per Giappone e Stati Uniti.

Da citare anche i personaggi di Nikolai Krasotkin, altro studioso del settore “corpi-cadaveri” e Hadaly Lilith, avvenente ragazza-combattente.

Diciamo subito una cosa: il citazionismo del film è talmente tanto massiccio da risultare quasi ridicolo: da Watson a Venerdì, da Frankenstein a Lilith, da Karamazov a Krasotkin (un altro personaggio del romanzo I fratelli Karamazov). 
Pure i nomi secondari, come Ulysses Simpson Grant, Frederick Burnaby e Seigo Yamazawa son nomi presi da uomini occidentali del passato, distintisi in alcuni campi.
La cultura e i riferimenti al mondo occidentale vanno bene, ma in questo caso sono eccessivi e fuori luogo.

Come fuori luogo, nel contesto del film, sono i tratti eccessivamente procaci dell’unico personaggio femminile: la presenza femminile è molto ridotta, e quel poco che c’è è tratteggiato in modo poco equilibrato.

Da un certo punto in poi, giacché stiamo parlando dei difetti dell’opera, L’impero dei cadaveri diviene eccessivamente dinamico, teso ad azione e adrenalina, con motivazioni e dialoghi un po’ scontati.

Il che è un peccato, perché lo spunto iniziale è notevole e introduce questioni scientifiche, etiche, sociali e persino esistenziali, le quali vengono però trattate in modo non approfondito, disperdendo così in parte il potenziale di partenza... pur durando parecchio, circa due ore, forse troppo per la scarsità di contenuti che il film palesa da un certo momento in poi.

Disegni e animazioni sono notevoli: belli, colorati, efficaci, fluidi.

Altro elemento di fascino è lo spostarsi in luoghi molto diversi: la Londra fumosa del 1870, il porto di Bombay, l’Afghanistan delle pianure e delle montagne, etc.

Il valore cinematografico de L’impero dei cadaveri è rimarchevole; l’abbrivio è notevole; peccato per una certa mancanza di carisma nei personaggi e nei dialoghi, nonché per l’“accelerazione adrenalinica” che l’opera ha da un certo punto in poi, a discapito dei contenuti interiori.

La valutazione complessiva è comunque discreta-buona e, anzi, l’elemento dei cadaveri-morti-zombi che girano nelle città, accanto alle persone normali, sa davvero tanto di insegnamento esistenziale… dal momento che le città contemporanee sono davvero piene di cadaveri che camminano.

Fosco Del Nero



Titolo: L’impero dei cadaveri (Shisha no teikoku).
Genere: anime, animazione, fantastico, ucronia, drammatico.
Regista: Ryoutarou Makihara.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 25 luglio 2023

Frequencies - Darren Paul Fisher

Frequencies mi era stato segnalato come film interessante a livello di contenuti evolutivo-spirituali, un papabile per la mia lista ad hoc (Film che aprono la mente… o il cuore), tuttavia, pur essendo interessante come contenuti, non si è rivelato adatto in tal senso.

Andiamo come prima cosa a tratteggiare la trama di Frequencies: in una realtà ipotetico-alternativa, ogni persona, sin dall’infanzia, è testata affinché si conosca con precisione la sua vibrazione, una frequenza specifica che la rende tendenzialmente fortunata o sfortunata… al di là di intelligenza, talenti, cultura o altro ancora.

Quando si mettono vicini due persone assai distanti come vibrazioni, una dalla frequenza altissima e l’altra dalla frequenza molto bassa, accadono problemi, proprio come se la natura si ribellasse a quella forzatura e si mettesse in moto allo scopo di risolvere quel “conflitto” (solitamente generando guai per gli individui a vibrazione bassa): è questo il caso di Marie e Zak, due bambini di un collegio opportunamente testati… e allontanati, come è tutto tendenzialmente indirizzato secondo la frequenza di fondo.

Tuttavia Zak, il quale prova un forte interesse per la sua compagna di scuola, nonostante non possa rimanere in sua presenza per più di un secondo prima che accadano problemi di vario tipo, non si dà per vinto e cerca a lungo un sistema per sconfiggere quello che sembra un ingiusto destino.

In effetti, l’intero film ruota sul concetto di destino-predeterminazione, anche se lo fa in modo mentale e coscienzialmente infantile, e non secondo l’ottica del progresso spirituale tipica delle tradizioni evolutive.
In tal senso, Frequencies non si dimostra un prodotto valido dal punto di vista “didattico”.

Lo è però dal punto di vista cinematografico: è originale, interessante e registicamente accattivante.

La spiegazione teorica che adduce per spiegare il fenomeno delle frequenze e il loro potere (persino manipolatorio-impositivo, con tanto di governi a lavorarci sopra, da secoli) è molto semplicistica, nonché poco convincente, ma non importa: l’aspetto più importante del film è quello umano-relazionale-sentimentale, non quello cognitivo-evolutivo-spirituale.

Fosco Del Nero



Titolo: Frequencies (OXV - The manual).
Genere: fantascienza, sentimentale.
Regista:  Darren Paul Fisher.
Attori: Daniel Fraser, Eleanor Wyld, Owen Pugh, Dylan Llewellyn, Georgina Minter-Brown, Tom England, Charlie Rixon, Lily Laight, Ethan Turton, David Broughton-Davies.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




mercoledì 26 aprile 2023

E noi come stronzi rimanemmo a guardare – Pierfrancesco Diliberto

Definire il genere di E noi come stronzi rimanemmo a guardare non è semplice: lo si potrebbe definire tanto un film drammatico, quanto una commedia, tanto un film di genere sentimentale, quanto un film di genere fantascientifico… persino con qualche accenno distopico.

In effetti, esso è un po’ commedia, un po’ distopia.
Un po’ Tutta la vita davanti, un po’ Lei… per utilizzare due film precedenti, a cui E noi come stronzi rimanemmo a guardare deve palesemente qualcosa in quanto a ispirazione.

Passiamo alla trama e chiariamo il tutto: siamo in Italia, in un prossimo futuro imprecisato, allorquando la tecnologia ha preso ancora più piede, divenendo ubiquitaria, persino oltre il buon senso. Arturo Giammarresi (Fabio De Luigi) è un quarantottenne che, in un colpo solo, perde la fidanzata e il lavoro; il paradosso è che, dopo aver elaborato, per l’azienda per cui lavorava, un algoritmo, quello stesso algoritmo stabilisce che la sua figura non è necessaria e dunque, per ottimizzare i costi, l’azienda lo licenzia. Il doppio paradosso è che, poco prima, la fidanzata lo aveva lasciato perché una app molto in voga aveva decretato che lui e lei avevano una scarsa affinità di coppia.

Non riuscendo a trovare altro lavoro, perché ritenuto unanimemente troppo vecchio, è costretto a passare alle consegne a domicilio tramite bicicletta: il tutto è ovviamente gestito da app e da avvisi tramite cellulare, a opera della società Fuuber, la quale inizialmente appare il non plus ultra dell’efficienza e del progresso, mentre poi si rivela, per esplicita ammissione del suo fondatore, uno strumento per schiavizzare l’essere umano contemporaneo.
È proprio tramite una app della Fuuber che Arturo conosce Stella, un ologramma che l’apposito algoritmo ha stabilito essere il suo amico ideale… e, in effetti, Arturo se ne innamora, salvo che, dopo il periodo di prova gratuito, la app va rinnovata a un costo mensile esagerato.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare mantiene per tutto il film un tono da commedia, ma lo sfondo emozionale è drammatico, e neanche poco: la crisi economica, la spersonalizzazione dell’essere umano, la follia della rivoluzione “green” (imposta dall’alto come tutto quanto), l’onnipotenza o quasi dei grandi gruppi economici (qua rappresentati dalla Fuuber, che si spacciano per illuminati e persino filantropici, ma che nascondono un lato oscuro teso alla sottomissione dell’uomo), la perdita di libertà e il livello di controllo sempre crescente.

In ciò, il film si rivela essere un film di denuncia di certe derive contemporanee, tanto più che è uscito nel 2021, ossia in piena psicopandemia: la cosa probabilmente non è casuale. Ulteriore elemento di merito: al di là del gusto personale, in Italia un film del genere non si era mai visto, almeno che io sappia.
Verso la fine del film viene anche introdotto il concetto che gli dà il titolo: “e noi siamo rimasti a guardare mentre realizzavano tutto ciò”. In tal senso, a livello di valutazione lo premio oltre i suoi meriti cinematografici, poiché quelli contenutistici sono decisamente superiori.

Fosco Del Nero



Titolo: E noi come stronzi rimanemmo a guardare.
Genere: drammatico, sentimentale, fantascienza.
Regista: Pierfrancesco Diliberto.
Attori: Fabio De Luigi, Ilenia Pastorelli, Pierfrancesco Diliberto, Valeria Solarino, Maurizio Marchetti, Eamon Farren, Maurizio Lombardi, Orazio Stracuzzi, Enzo Casertano, Diletta Innocenti Fagni.
Anno: 2021. 
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

martedì 25 aprile 2023

N. P. - Il segreto - Silvano Agosti

Oramai molti anni fa un’amica mi aveva consigliato di guardare i film di Silvano Agosti, cineasta alternativo… ma non le avevo mai dato retta, sino a ora e sino a N. P. - Il segreto, uno dei suoi film più importanti, leggo online, insieme a Il giardino delle delizie e Nel più alto dei cieli.

A sua volta, N. P. - Il segreto veniva consigliato online per via dei suoi contenuti fantapolitici, e per certi versi anche anticipatori di quel che sarebbe successo poi e che potrebbe succedere in avvenire.

Ecco la trama del film: un importante uomo d’affari, un ingegnere le cui iniziali sono N. P., in quanto Presidente del GIAR (Gruppo Industriale Aziende Riunite) firma dei documenti dopo i quali sì inizierà a utilizzare la cosiddetta “Farfalla”, una macchina di sua invenzione capace di convertire la spazzatura, qualunque tipo di spazzatura, in cibo commestibile per l’essere umano. Di seguito, si prevede che l’automatizzazione sostituirà integralmente l’essere umano dai processi produttivi, rendendo il suo lavoro inutile.
L’uomo viene rapito, sottoposto a un qualche intervento farmacologico che gli fa perdere la memoria e lo rende muto, per poi essere rilasciato.
Subito dopo, lo stato si impossessa della sua invenzione, nazionalizza la sua azienda e applica il processo appena inventato a tutto quanto: la conseguenza è che praticamente tutti i lavoratori perdono il posto di lavoro, sostituito da un sussidio di stato, persino superiore al precedente salario lavorativo.

Quanto a N. P., viene trovato e accolto dalla famiglia Leali, che lo chiamerà “Profugo” non conoscendo la sua origine (né conoscendola l’uomo, il quale non si ricorda nulla e non può nemmeno parlare).
Col passare del tempo, riprenderà l’uso della parola… recupererà qualche ricordo e si accorgerà tristemente di come la sua invenzione è stata utilizzata: dapprima per depotenziare il “proletariato lavoratore” e in seguito per eliminare fisicamente il grosso delle persone ritenute ora inutili (e che percepivano il sussidio statale).

N. P. - Il segreto è un film non facile da valutare.
Dal lato cinematografico, si rivela registicamente acerbo, pur proponendo alcune soluzioni utili a creare un’atmosfera di alienazione generale.
Dal lato contenutistico, si rivela essere una sorta di film distopico ante litteram, come ante litteram è lo spunto legato al reddito di cittadinanza/reddito universale, con cui l’umanità potrebbe avere a che fare tra non molto tempo (si spera con esiti migliori).

Una piccola menzione per il cast: il protagonista è Francisco Rabal, che in passato vidi nella sua ultima interpretazione (il film horror Dagon) e in uno storico film di Bunuel (Bella di giorno); una piccola parte è assegnata a Ingrid Thulin, icona del cinema internazionale di quei tempi (Il posto delle fragole, Il silenzio, Luci d’inverno); una parte più importante è invece stata data a Irene Papas, altra icona del cinema del periodo (A ciascuno il suo, Le troiane, L’orgia del potere).

Nel complesso, N. P. - Il segreto non è certamente un capolavoro come opera artistica, ma è assai interessante nei suoi contenuti politici e sociali, largamente rivelatori di certe dinamiche oscure di potere (al di là dei dettagli, reali o non reali).

Fosco Del Nero



Titolo: N.P. – Il segreto.
Genere: drammatico, fantascienza, distopico.
Regista: Silvano Agosti.
Attori: Francisco Rabal, Irene Papas, Ingrid Thulin, Edy Biagetti, Takis Emmanuel, Marco Bellocchio, Linda Carradoni, Vincenzo Giancola, Marino Masè.
Anno: 1972.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 29 marzo 2023

Doctor Strange nel multiverso della follia - Sam Raimi

Avevo in programma di guardare il seguito di Doctor Strange, ossia Doctor Strange nel multiverso della follia, dal momento che il primo film era un prodotto notevole per i suoi contenuti, ma ero più o meno sicuro che il seguito sarebbe stato alquanto deludente e avrebbe virato nella direzione del film d’azione d’intrattenimento.

Avevo questa sensazione e infatti ne avevo ritardato la visione per parecchio… ma non credevo che il film sarebbe sceso così tanto di livello: in pratica si è passati da un film di tipo didattico-formativo, pregno di contenuti esistenziali, a un film esclusivamente basato sull’azione e gli effetti speciali. Una caduta di livello verticale.

Ecco la trama di Doctor Strange nel multiverso della follia: siamo qualche tempo dopo gli eventi del primo film, e Stephen Strange sta presenziando alla festa per le nozze della sua ex Christine, evidentemente dopo che i due si sono allontanati o, comunque, non sono riusciti a far funzionare la loro relazione. 
Il rinfresco viene tuttavia interrotto dalla venuta di un enorme mostro, il quale attacca una ragazzina, tale America Chavez (scelta di nome alquanto curiosa). Strange interviene e in qualche modo riesce a salvare la ragazza, pur se i due finiscono in un’altra dimensione, per via dei poteri, non ben controllati, di America.
In seguito l’uomo, al fine di proteggere la giovane, si consulta con una sua vecchia conoscenza: Wanda Maximoff… salvo poi scoprire che è proprio lei la responsabile degli attacchi alla ragazza, dal momento che vuole impadronirsi del suo potere.
Inizia così un tourbillon di eventi tra combattimenti, fughe ed effetti speciali a tutto spiano.

Il cambio di sceneggiatura e di regia è evidente: essendo passati a Sam Raimi, era scontato aver a che fare con azione da un lato e con un certo senso del grottesco dall’altro: un grottesco tuttavia più umoristico che orrorifico, come da stile del regista.

In tutto ciò, si è del tutto perso il valore del primo film: si è perso completamente il valore “interiore” dell’opera e si è perso qualcosa anche in termini di prodotto cinematografico, visto che Doctor Strange nel multiverso della follia non offre nient’altro che movimento, colori, combattimenti e riferimenti al mondo Marvel.

Peggio ancora: si è passati dagli insegnamenti spirituali del primo film alla propaganda LGBT del secondo: davvero una caduta precipitosa verso il basso… naturalmente voluta e programmata, per far “rientrare nei ranghi” un prodotto alternativo e utilizzarne il nome a scopo addormentante e propagandistico piuttosto che ispirante, com'era stato il caso del primo episodio.

Grazie a Dio il pubblico si è accorto di tale peggioramento, e Doctor Strange nel multiverso della follia ha avuto nettamente meno successo rispetto al suo predecessore.

Fosco Del Nero



Titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia (Doctor Strange  in the multiverse of madness).
Genere: fantastico, commedia.
Regista:  Sam Raimi..
Attori: Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, Chiwetel Ejiofor, Benedict Wong, Xochitl Gomez, Michael Stuhlbarg, Rachel McAdams, Patrick Stewart, Bruce Campbell, Julian Hilliard, Jett Klyne.
Anno: 2022.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 22 marzo 2023

L’ascesa di Skywalker - Star wars 9 - J. J. Abrams

Con L’ascesa di Skywalker si è conclusa, finalmente, la saga di Guerre stellari.
Dico “finalmente” per due motivi: il primo è che si tratta di un’opera dipanatasi lungo quarantadue anni: abbastanza, direi. Il secondo è che le trilogie stavano perdendo di qualità una dietro l’altra: se ce ne fosse stata un’altra, saremmo probabilmente finiti sotto terra.

Ecco la trama de L’ascesa di Skywalker: messa in ginocchio la Resistenza, il Primo Ordine domina sulla galassia, ma Kylo Ren deve preoccuparsi di una nuova minaccia al suo dominio… sotto forma del redivivo Imperatore Palpatine, resuscitato grazie al potere oscuro della forza.
Nel frattempo, Rey si addestra con Leila Organa, generale della Resistenza, mentre  Poe Dameron, Finn e Chewbecca, assistiti dagli immancabili droidi, C-3PO e BB-8, scorrazzano per l’universo per varie commissioni. L’ultima delle quali, cui si unirà la stessa Rey, consiste nel trovare il dispositivo utile per individuare Exegol, un pianeta nascosto che si dice essere la patria segreta dei sith, nonché il luogo dove si nasconde Palpatine.

Se Il risveglio della forza si era rilevato praticamente un remake della trilogia originaria, in modo persino grottesco, e Gli ultimi jedi proponeva, per contrasto, qualcosa di diverso, ma ugualmente poco convincente, L’ascesa di Skywalker cerca di finire la saga in modo epico, ma anch’esso fallisce in buona parte: tra l’azione esondante, l’enorme mole di effetti speciali, le molte ambientazioni e i molti personaggi, il tutto risulta discretamente confusionario (anche per la notevole durata del film: circa 140 minuti).

Da un lato vi sono evidenti punti forti, come la bellezza visiva, alcune scenografie davvero evocative, la colonna sonora, il personaggio di Rey… ma dall’altro lato vi sono altrettanto evidenti punti deboli, come la frammentarietà della sceneggiatura (quest’ultime trilogia è sembrata tutto tranne che organica e ragionata), l’eccesso di dinamismo e di effetti visivi, il continuo ricorrere ai vecchi personaggi, persino in modo surreale, come per il “ripescaggio” di Palpatine, che è persino difficile commentare.

Si comprende certamente la difficoltà nel produrre seguiti di passate opere di così elevato livello… ma va evidenziato come la trilogia degli anni 2000, quindi i primi tre episodi in senso cronologico, avesse ottenuto un esito assai migliore, pur anch’essa inferiore alla trilogia originaria.

Ad ogni modo, L’ascesa di Skywalker ha chiuso come ha chiuso, con morti, fantasmi, parentele di sangue varie… per cui va bene così. 
La valutazione è un 6 più politico che effettivamente valutativo.

Un’ultima considerazione: questo nono e ultimo film, preso com’era dalle battaglie e dagli effetti speciali, è quello con meno contenuti esistenziali. Man mano che la saga di Star wars andava avanti, ci si è progressivamente dimenticati dell’addestramento e della cultura jedi, la sua vera essenza, in favore del dinamismo e dei combattimenti, ciò che era decisamente meno rilevante… tanto che mi sono segnato poche frasi interessanti, e nemmeno tanto interessanti se rapportate a quelle dei film storici.

“Palpatine è sempre stato là, a tirare i fili, celato nell’ombra sin dal principio.”

“Io so ciò che devo fare, ma non so se ho la forza di farlo.”

“Di che cosa hai più paura?”
“Di me stessa.”

“Confrontarsi con la paura è il destino di un jedi.”

Fosco Del Nero



Titolo: L’ascesa di Skywalker (The rise of Skywalker).
Genere: fantascienza, drammatico.
Regista: J. J. Abrams.
Attori: Daisy Ridley, Adam Driver, John Boyega, Oscar Isaac, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Naomi Ackie, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Lupita Nyong'o, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Billy Dee Williams, Ian McDiarmid, 
Anno: 2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



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