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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 29 agosto 2023

La famosa invasione degli orsi in Sicilia - Lorenzo Mattotti

La famosa invasione degli orsi in Sicilia è la trasposizione animata dell’omonimo romanzo di Dino Buzzati, che conoscevo di nome ma che non ho mai letto. Mi manca dunque il rapporto con il testo originario e recensirò il film solamente per il valore del film.

Intanto, le basi: si tratta di un film d’animazione della lunghezza di circa ottanta minuti, co-prodotto a livello europeo da Francia e Italia.
La lavorazione è stata molto lunga, ben sei anni, il costo discretamente notevole, mentre gli incassi al cinema assai scarsi, cosa che ha fatto fallire lo studio d’animazione che lo ha prodotto.
Nonostante tale curriculum poco lusinghiero, il film ha avuto un buon consenso da critica e pubblico.

Andiamo alla trama de La famosa invasione degli orsi in Sicilia, la quale, da quel che ho letto, è molto fedele al romanzo originario, anche se non del tutto. 

Si parte con una storia cornice: il cantastorie Gedeone e la sua giovanissima assistente Almerina, di strada per Caltabellotta, si rifugiano in una grotta per sfuggire al freddo… e vi trovano un vecchio e grosso orso. Per intrattenerlo, e magari evitare di essere mangiato, mettono in scena il loro numero di strada, con tanto di immagini, canzoni, balli e storia: "la famosa invasione degli orsi in Sicilia".

Da qui partono le vicende degli orsi: Leonzio, Re degli orsi, perde il figlio Tonio, rapito da alcuni esseri umani. Allo scopo di ritrovarlo, ma anche di trovare cibo e una sistemazione migliore, l’orso guida tutto il branco verso una città umana, ma viene intercettato dall’esercito del Granduca di Sicilia, un uomo malvagio che ritiene gli orsi una minaccia e li fa fucilare senza nemmeno sentire cosa vogliono (nella storia gli orsi sono animali senzienti e parlanti).
A quel punto le vicende prendono una piega alquanto vivace, coinvolgendo il mago di corte De Ambrosiis, i cinghiali del Sire di Molfetta, un castello infestato da fantasmi, un orco capace di tramutarsi in un gatto gigante e famelico, etc.

Senza riferire tutta la trama, passo al commento del film: abituato all’eccellenza d’animazione giapponese (Miyazaki e Studio Ghibli, Mamoru Hosoda, Makoto Shinkai, Katsuhiro Otomo, etc), la buona animazione de La famosa invasione degli orsi in Sicilia non mi fa gridare al miracolo né m’impressiona, come non mi ha impressionato la trama, che ho trovato troppo tendente all’infantile… forse nella tipica tendenza italiana di abbinare animazione e infanzia (abbinamento che in realtà non sta scritto da nessuna parte ed è solo una scelta nostrana). 

Il risultato è stato che il film, nonostante non fosse lungo, mi ha annoiato per larghi tratti.

Non mi ha stupito, in tal senso, leggere online commenti di spettatori soddisfatti allorquando genitori di bambini che hanno gradito il “cartone animato”, e insoddisfatti allorquando lettori dell’originario romanzo di Buzzati.

Di mio, assegno a La famosa invasione degli orsi in Sicilia una valutazione sufficiente: buona per quanto riguarda l’intento, discreta per quanto riguarda l’animazione, carente per quanto riguarda il “nerbo” dell’opera.

La parte che ho preferito è stata l’incipit, con cantastorie e assistente a eseguire i loro numeri narrativi: quando si è passati agli orsi, viceversa, il tutto è peggiorato.

Fosco Del Nero



Titolo: La famosa invasione degli orsi in Sicilia (L a fameuse invasion des ours en Sicile).
Genere: animazione, fantasy.
Regista: Lorenzo Mattotti.
Anno: 2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 22 agosto 2023

Dark crystal - La resistenza - Jeffrey Addiss, Will Matthews

Essendo da sempre un grande fan del film Dark crystal, non potevo perdermi la serie televisiva Dark crystal - La resistenza, realizzata a grande distanza temporale dal film e consistente in un prequel.

Serie molto breve: nonostante l’ottimo successo di pubblico e di critica, Netflix ha deciso di interrompere la produzione dopo la sola prima stagione… forse perché la serie rischiava di essere troppo ispirante e troppo “spirituale” per i gusti di Netflix, oltre che troppo descrittiva di certi fenomeni reali (dominio di una classe su un’altra, schiavizzazione apparente, adenocromo, etc).
Inoltre, senza personaggi omosessuali o altri elementi dell’agenda mondialista (vaccini, moneta elettronica, etc), il prodotto risultava certamente meno utile di altri a fini di propaganda. 

Ma lasciamo perdere gli squilibri psichici di taluni ambienti e veniamo a noi: a Dark crystal - La resistenza veniva assegnato un doppio compito difficile.
Il primo: non sfigurare rispetto al film culto ch’era stato Dark crystal. Molto limitato nei mezzi tecnici, magari, ma assai originale, ispirato e profondo nei contenuti, oscillanti tra la dualità e il ritorno all’unità.

Il secondo: proporre una storia appassionante e non deprimente nonostante l’esito già noto delle vicende, ossia l’inizio del film originale, nel quale i Gelfling erano ormai scomparsi e gli Skeksis dominatori incontrastati del mondo.

Ecco in breve la trama di Dark crystal - La resistenza: siamo nel mondo di Thra, nome che si riferisce sia al pianeta in senso fisico, sia all’essenza che anima tutte le creature del mondo. Il cuore del mondo è il cristallo della verità, in precedenza custodito da Madre Aughra e poi affidato da questa agli Skekis, in cambio del dono di un planetario, grazie al quale la vecchissima creatura si abbandona a una sorta di sonno mistico-conoscitivo (cosmo, altri pianeti, esistenza, etc).
Quando rinviene, scopre che gli Skeksis stanno usando il cristallo in senso degenerativo, per i loro interessi e ai danni di altre creature, dal momento che hanno scoperto che, estraendone l’essenza proprio grazie al cristallo, possono rimanere giovani e forti sino a conquistare una teorica immortalità.

Parallelamente, essi dominano sui Gelfling, nonostante questi ultimi siano molto più numerosi di loro, sfruttando il senso di sudditanza di questi per via delle conoscenze e della longevità assai maggiori degli Skekis, che chiamano “i Signori” (altro elemento storico relativo all’umanità e ai suoi antichi "signori", per l'appunto).

Nonostante tale forte sudditanza, che porta i più a ritenere gli Skekis delle divinità o quasi, qualcuno inizia ad accorgersi che essi stanno abusando del loro potere e che le energie dell’intero pianeta, per il tramite del cristallo, si stanno corrompendo: inizia così l’età della resistenza che dà il titolo all’opera.

In verità, la serie ricopre un periodo temporale evidentemente limitato, dal momento che, dopo appena dieci episodi, finisce in un modo, mentre l’inizio del film è ben diverso. La parte più distruttiva ci è stata dunque “risparmiata” (o forse in teoria era prevista per le stagioni successive, tuttavia non girate).

Passiamo al commento dell’opera: il film le è superiore, avendo un senso del magico, persino del mistico, nettamente superiore alla successiva serie tv. Anche frasi e dialoghi si presentano di tenore differente: il film Dark crystal era un’opera ispirata, nata in modo estemporaneo e portante una certa vibrazione, mentre la serie tv Dark crystal - La resistenza è un’opera destinata a un largo pubblico, che perde molto sul versante interiore e anche qualcosa su quello cinematografico, ma rimane comunque un prodotto di buon valore.

Fosco Del Nero



Titolo: Dark crystal - La resistenza (The dark crystal: age of resistance).
Genere: serie tv, fantasy.
Ideatore: Jeffrey Addiss, Will Matthews.
Anno: 2019.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 agosto 2023

Il visionario mondo di Louis Wain - Will Sharpe

Era da un po’ che volevo vedere Il visionario mondo di Louis Wain… ed eccolo qui.
Il regista, Will Sharpe, non mi dice niente (e infatti non ha prodotto quasi nulla), mentre l’attore protagonista è Benedict Cumberbatch (ormai indelebilmente associato a Dottor Strange, visto anche in Star trek - Into darkness).

Ecco la trama sommaria di Il visionario mondo di Louis Wain, film uscito nel 2021 e basato sulla vita reale del pittore britannico Louis Wain: siamo nell’Inghilterra vittoriana, nel 1883, alle prese con un giovane il quale, dopo la morte del padre, è divenuto l’uomo di riferimento della famiglia, comprendente la madre e ben sei sorelle.
Tuttavia, Louis tende decisamente più alla conoscenza, all’arte e alla sperimentazione, che al denaro o agli affari, tanto che la famiglia si trova in difficoltà economiche, che l’uomo affronta accettando un lavoro per l’editore/giornalista William Ingram.

Nel frattempo, la sorella maggiore Caroline assume Emily Richardson come istitutrice delle sorelle più piccole… senonché Louis ed Emily si innamorano l’uno dell’altra e si sposano, gettando con ciò fango sulla famiglia: sia perché i livelli sociali dei due sono molto differenti, sia perché lei è dieci anni più grande di lui, cosa all’epoca molto scandalosa (anche se, nel film, l’attrice ha otto anni in meno dell’attore, e non dieci di più: forse in quel periodo non erano disponibili attrici più giovani).

Il film, lungo quasi due ore, va avanti raccontando il resto della vita di Louis Wain, tra la ricca produzione artistica, successi, problemi e lutti vari.

Il visionario mondo di Louis Wain ha un suo valore oggettivo: è ben realizzato, visivamente d’impatto, ben recitato. Inoltre, il personaggio del pittore strampalato con la passione per i gatti è curioso e interessante… per quanto anche un poco deprimente, potendo certamente ricondursi nel filone degli inetti sveviani, diciamo così.

Al di là della buona realizzazione e della curiosità per il personaggio, il film non propone nulla di ulteriore (temi esistenziali, profondità, insegnamenti), da cui la valutazione più che sufficiente, ma limitata.

“Il mondo è pieno di bellezza, e sta a te catturarla, vederla e condividerla con quante più persone potrai.”

“Io non rendo il mondo bellissimo, Louis. 
Il mondo è bellissimo.”

“Puoi fuggire dalla tua famiglia, ma non puoi fuggire dal tuo dolore.
Quello ti segue come un’ombra violenta.”

Fosco Del Nero



Titolo: Il visionario mondo di Louis Wain (The electrical life of Louis Wain).
Genere: psicologico, drammatico, sentimentale.
Regista: Will Sharpe.
Attori: Benedict Cumberbatch, Claire Foy, Andrea Riseborough, Toby Jones, Sarah-Jane De Crespigny, Sophia Di Martino, Jamie Demetriou, Olivier Richters, Adeel Akhtar, Stacy Martin.
Anno: 2021.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 8 agosto 2023

L’organo genocida - Shuko Murase

L’organo genocida è il secondo film d’animazione giapponese che vedo tratto dai romanzi dell’autore giapponese Project Itoh (pseudonimo di Satoshi Ito, peraltro morto ancora giovane): il precedente è stato L’impero dei cadaveri, che mi aveva colpito soprattutto per l’atmosfera e lo sfondo, certamente mutuati dal romanzo omonimo.

Entrambi i film sono ambientati in Europa, ma in modo molto diverso: se L’impero dei cadaveri disegnava un’ucronia fantastica rispetto al diciannovesimo secolo, L’organo genocida affronta le tematiche della guerra e dello spionaggio dei tempi moderni.

Se il primo film partiva da una Londra in stile steampunk, il secondo parte da Sarajevo, città sulla quale (in un 2015 alternativo, che tecnicamente, anche in questo caso, ci porta nel genere dell’ucronia) viene sganciata una bomba nucleare artigianale, evento che fa esplodere ovunque la guerra al terrorismo e che acuisce le tensioni tra le nazioni.

Aumentano largamente anche la sorveglianza e il controllo (solita dicotomia tra la libertà e la sicurezza, per cui si sacrifica la prima in omaggio alla seconda): non siamo ai livello della distopia, ma ci avviciniamo, tratteggiando sofisticate operazioni di spionaggio, gruppi di resistenza altrettanto ben organizzati, con tanto di trapianti di cornee, polpastrelli, etc, al fine di evitare certi controlli.

Molte democrazie sono divenute semi-dittatoriali o comunque fortemente manipolatrici-impositive (come è già ora, peraltro, anche se in molti ancora non se ne sono accorti), e il mondo in generale attraversa una fase di caos, per la quale è imputato soprattutto tale John Paul, il quale avrebbe scoperto delle dinamiche psico-linguistico-neurologiche capaci di scatenare fenomeni individuali e collettivi di violenza e genocidio.

Clavis Shepherd, giovane agente della CIA, viene assegnato il compito di individuare e arrestare Paul, considerato un pericoloso terrorista. Per far ciò, avvicina Lucia Skroupova, ex amante dell’uomo, la quale si guadagna da vivere insegnando il ceco agli stranieri che vanno a vivere nella Repubblica Ceca.
Non per niente, nel film è citato lo scrittore Kafka, come vengono fatte altre citazioni “colte”.

La trama de L’organo genocida è interessante, per quanto a tratti molto cervellotica.
Nella storia vi sono sia dialoghi e rapporti tra esseri umani, sia azione, sparatorie, sangue e scene splatter; non è certamente un cartone animato per bambini.

Nel suo essere maturo e crudo, nonché portatore di tematiche interessanti (collegamento tra linguaggio, neurologia, psiche e comportamento, per quanto con lo spunto semplicistico della “costrizione”), L’organo genocida si rivolge a un pubblico adulto sia come età anagrafica che come età interiore, diciamo così, e in ciò ha il suo valore… per quanto a tratti lo abbia trovato un po’ lento e non molto coinvolgente.

Il livello tecnico-esteriore dell’opera è buono e quello contenutistico-interiore ugualmente buono, anche se si sente la mancanza di un maggiore approfondimento umano, nonché una certa tendenza a tratteggiare scenari cinici.

Fosco Del Nero



Titolo: L’organo genocida (Gyakusatsu kikan).
Genere: anime, animazione, guerra, drammatico, ucronia.
Regista: Shuko Murase.
Anno: 2017.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 1 agosto 2023

L’impero dei cadaveri - Ryoutarou Makihara

L’impero dei cadaveri è la conversione animata dell’omonimo romanzo scritto dal giapponese Project Itoh (nome d’arte di Satoshi Ito). Si tratta di un’opera ambientata nella fine del diciannovesimo secolo, di genere ucronico e di stile vagamente steampunk.

Andiamo a vedere la trama sommaria: si parte dall’Europa, e precisamente da Londra. In tale realtà alternativa (ucronia) Frankenstein ha creato degli automi capaci di sostituire l’essere umano in molti lavori, come l’industria pesante, il servizio e persino la guerra. Dapprincipio tali “cadaveri resuscitati” (ma solo parzialmente, visto che l’anima è perduta, rimanendo solo una sorta di debole e obbediente volontà esecutrice) non vengono accettati dai più, ma poi finiscono per imporsi e diffondersi, per via della loro grande utilità. 
Il risultato è che le città del vecchio continente, e via via del mondo intero, risultano popolate per metà da esseri umani vivi e per metà da esseri umani non vivi.

Tale concetto, e ancor di più la sua rappresentazione visivo-cinematografica, è molto interessante dal punto di vista esistenziale, dal momento che va a indagare la questione della consapevolezza... non so quanto volontariamente o involontariamente.

John Watson, studente di medicina dell'Università di Londra che ha illegalmente “resuscitato” un suo caro amico e collega di esperimenti, allo scopo di cercare di recuperare anche l’anima oltre che il corpo, viene costretto dal governo inglese, in cambio di una mancata incriminazione e condanna, a indagare sul modello originale di Frankenstein, e sui suoi appunti di lavoro, che si dice per l’appunto contengano le istruzioni per richiamare anche l’anima, oltre che una vita parziale. Il ragazzo, insieme al suo amico-automa Venerdì e al soldato Frederick Burnaby, si reca in Afghanistan alla ricerca di tali informazioni, nonché di tale Alexei Karamazov, eminente studioso del settore.
Il gruppo poi girerà il mondo, passando anche per Giappone e Stati Uniti.

Da citare anche i personaggi di Nikolai Krasotkin, altro studioso del settore “corpi-cadaveri” e Hadaly Lilith, avvenente ragazza-combattente.

Diciamo subito una cosa: il citazionismo del film è talmente tanto massiccio da risultare quasi ridicolo: da Watson a Venerdì, da Frankenstein a Lilith, da Karamazov a Krasotkin (un altro personaggio del romanzo I fratelli Karamazov). 
Pure i nomi secondari, come Ulysses Simpson Grant, Frederick Burnaby e Seigo Yamazawa son nomi presi da uomini occidentali del passato, distintisi in alcuni campi.
La cultura e i riferimenti al mondo occidentale vanno bene, ma in questo caso sono eccessivi e fuori luogo.

Come fuori luogo, nel contesto del film, sono i tratti eccessivamente procaci dell’unico personaggio femminile: la presenza femminile è molto ridotta, e quel poco che c’è è tratteggiato in modo poco equilibrato.

Da un certo punto in poi, giacché stiamo parlando dei difetti dell’opera, L’impero dei cadaveri diviene eccessivamente dinamico, teso ad azione e adrenalina, con motivazioni e dialoghi un po’ scontati.

Il che è un peccato, perché lo spunto iniziale è notevole e introduce questioni scientifiche, etiche, sociali e persino esistenziali, le quali vengono però trattate in modo non approfondito, disperdendo così in parte il potenziale di partenza... pur durando parecchio, circa due ore, forse troppo per la scarsità di contenuti che il film palesa da un certo momento in poi.

Disegni e animazioni sono notevoli: belli, colorati, efficaci, fluidi.

Altro elemento di fascino è lo spostarsi in luoghi molto diversi: la Londra fumosa del 1870, il porto di Bombay, l’Afghanistan delle pianure e delle montagne, etc.

Il valore cinematografico de L’impero dei cadaveri è rimarchevole; l’abbrivio è notevole; peccato per una certa mancanza di carisma nei personaggi e nei dialoghi, nonché per l’“accelerazione adrenalinica” che l’opera ha da un certo punto in poi, a discapito dei contenuti interiori.

La valutazione complessiva è comunque discreta-buona e, anzi, l’elemento dei cadaveri-morti-zombi che girano nelle città, accanto alle persone normali, sa davvero tanto di insegnamento esistenziale… dal momento che le città contemporanee sono davvero piene di cadaveri che camminano.

Fosco Del Nero



Titolo: L’impero dei cadaveri (Shisha no teikoku).
Genere: anime, animazione, fantastico, ucronia, drammatico.
Regista: Ryoutarou Makihara.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



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