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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 29 maggio 2018

Welcome to the NHK - Yusuke Yamamoto (anime)

In rete, leggendo classifiche di animazioni giapponesi, avevo trovato Welcome to the NHK, serie animata del 2006, e mi sono deciso a guardare il primo episodio per vedere com’era…

… per poi vedermi tutta la serie, che comunque non è lunga con i suoi ventiquattro episodi di circa ventidue minuti a testa.

Della serie non sapevo nulla, neanche la trama sommaria, e mi sono trovato di fronte a un prodotto davvero strano, nato peraltro come romanzo, poi divenuto manga e infine serie animata.

Ecco la trama generica della storia: Tatsuhiro Sato è un hikikomori, parola giapponese che descrive quel triste fenomeno sociale, assai diffuso nel paese del Sol Levante, in cui una persona si chiude in casa, interrompe qualunque rapporto sociale, non studia, non lavora, e si mantiene o con i soldi messi da parte o con un assegno mensile passato dai genitori, cercando di contenere il più possibile le spese per prolungare indefinitamente il suo stato di inedia e isolamento.
Solitamente, tale stile di vita si abbina a un uso sfrenato del computer e di internet, nonché di videogiochi. Insomma, mondo finto in luogo di mondo reale.

Sato ha per l’appunto interrotto l’università, non lavora, e vive con l’assegno, pur modesto, inviatogli ogni mese dai suoi genitori.
Il suo vicino di casa è Kaoru Yamazaki, un ragazzo non troppo dissimile da lui, ma con tendenza da otaku più che da hikikomori. Un otaku, a sua volta, è un fissato con manga e anime, che riempie la sua stanza dei suddetti generi di intrattenimento, nonché di poster, pupazzetti e gadget vari, altra tendenza diffusissima in Giappone.

I pochi altri personaggi che popolano il mondo ristretto di Sato sono Hitomi Kashiwa, sua vecchia senpai al liceo (giacché sto compilando un piccolo dizionario italiano-giapponese, senpai è il collega più anziano negli studi o nel lavoro), e Misaki Nakahara, una ragazzina che spunta dal nulla e che convince Sato a seguire una sorta di corso per smettere di essere un hikikomori.

Il titolo della serie si riferisce al presunto complotto messo in atto dalla NHK, una rete televisiva giapponese, per rendere le persone hikikomori o comunque dipendenti e fragili.

Welcome to the NHK affronta una tematica difficile, dunque, e peraltro oltre che di isolamento e solitudine sa anche di paranoia e follia… ma ovviamente lo fa in modo non troppo pesante, e anzi quasi leggero.
La serie animata, difatti, oscilla tra dramma e commedia, con punte di umorismo e di sentimentalismo.

Curiosa l’incursione nei videogiochi fantasy, sorta di ambientazione all’interno dell’ambientazione. Come curiosi sono anche i vari mostriciattoli che popolano il mondo paranoico di Sato (“educato” in questo proprio dalla sua senpai al tempo del liceo).

Nel complesso, Welcome to the NHK è un anime sufficientemente gradevole, per quanto a tratti un po’ pesante e spesso fuori dal mondo… anche se dai commenti in rete ho letto che esso dipinge piuttosto bene la situazioni degli hikikomori, tanto che chi si è particolarmente identificato lo ha definito come capolavoro.
Io non arrivo a tanto (grazie a Dio, dovrei forse dire), ma comunque l’ho gradito discretamente, pur nelle sue forzature.

Fosco Del Nero



Titolo: Welcome to the NHK.
Genere: anime, drammatico, commedia, sentimentale.
Regista: Yusuke Yamamoto.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 22 maggio 2018

Confusi e felici - Massimiliano Bruno (film commedia)

Il primo impatto con il regista Massimiliano Bruno è stato Viva l’Italia, che mi aveva mezzo folgorato per la sua verve e la sua freschezza.
Il secondo impatto, al contrario, ossia il film Nessuno mi può giudicare, mi aveva largamente deluso… ma essendo quest’ultimo film diretto da Bruno ma su sceneggiatura altrui, ho pensato di tornare alla doppietta iniziale: regia e sceneggiatura, e il candidato in questione rispondeva al nome di Confusi e felici.
Vediamo come è andata.

Partiamo dalla trama sommaria di Confusi e felici (film che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Tutti per uno): Marcello (Claudio Bisio; Puerto escondido, Nirvana, Benvenuti al sud) è uno psicanalista ben avviato, con un fedele gruppo di pazienti… decisamente trasandato, ma fedele. Un giorno, tuttavia, mentre è impegnato in una sessione di tiro con l’arco, nota qualche problema di vista, e a ciò segue l’infausta diagnosi: diventerà completamente cieco in breve tempo. Da ciò deriva un ripensamento della propria vita, con tanto di chiusura dello studio… e di ribellione dei pazienti!
Tra di essi, lo spacciatore Nazareno (Marco Giallini), l’autista di autobus Pasquale (lo stesso regista Massimiliano Bruno), la coppia in crisi Betta ed Enrico (Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti), la ninfomane Vitaliana (Paola Minaccioni), il telecronista sportivo Michelangelo (Rocco Papaleo). E a questi va aggiunta la segretaria di Marcello, Silvia (Anna Foglietta).
Si aggiunge poi ai personaggi di spicco Andrea (il sempre bravo Gioele Dix), uno psicanalista da cui va in cura Marcello… portandosi appresso tutto il suo gruppo.
Gruppo che, curiosamente, farà esso stesso da medico guaritore di Marcello, ovviamente ognuno a suo modo… e trattasi inevitabilmente di modi rozzi.

Ora segue il mio commento al film: Viva l’Italia è purtroppo ben lontano.
Non credo peraltro che la cosa dipenda solo dagli interpreti dei film, giacché anche in Confusi e felici vi sono buoni attori, per quanto decisamente tendenti verso il comico e il cabaret (Claudio Bisio, Caterina Guzzanti, Gioele Dix, Rocco Papaleo, lo stesso Massimiliano Bruno in un ruolo assai comico), ma proprio nella sceneggiatura di fondo, che peraltro si avvale di un’idea di base assai usata e abusata, quella della crisi che colpisce un personaggio il quale è costretto a rivalutare la sua vita.

E, come dico sempre, quando l’idea di fondo non è originale, deve eccellere la realizzazione.
Qua non vi è eccellenza, ma solo un prodotto di svago e di intrattenimento, e quindi salta tutto il discorso.
O meglio, rimane il prodotto di svago, con battute e umorismo frequenti, e spesso, come detto, di genere basso-rozzo… quindi deve valutare la singola persona se il film fa al caso suo o meno.

Curiosità: in un cameo appaiono i tre cantautori Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, in qualità di supporto musicale a una serenata sotto la finestra di un appartamento.

In conclusione, che dire? Proverò un’ultima volta con il rimanente film di Bruno, ossia Gli ultimi saranno ultimi (titolo profetico all’interno di tale discorso), anche se ormai ho il timore che Viva l’Italia sia stato un’eccezione piuttosto che la regola.

Fosco Del Nero



Titolo: Confusi e felici.
Genere: commedia, comico.
Regista: Massimiliano Bruno.
Attori: Claudio Bisio, Anna Foglietta, Marco Giallini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Massimiliano Bruno, Kelly Palacios, Rocco Papaleo, Gioele Dix,.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 16 maggio 2018

Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo - Mamoru Hosoda (film animazione)

Dopo essermi visto quel gioiello di The boy and the beast, che a sua volta andava a rafforzare l’altro film di Mamoru Hosoda che avevo visto, La ragazza che saltava nel tempo, sono andato a completare la sua filmografia, composta da soli film d’animazione, e mi sono visto Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo, film d’animazione uscito nel 2012

Se siamo sempre in ambito genere fantastico, ognuno di questi tre film lo è stato in modo assai diverso: la fantascienza dei viaggio del tempo de La ragazza che saltava nel tempo, che aveva inoltre un’anima da commedia e da film sentimentale; il fantasy guerresco e dal taglio esistenziale di The boy and the beast; l’elemento fantastico degli uomini lupo inserito nella società odierna giapponese di Wolf children, e qua oscilliamo tra dramma e commedia.

Ecco in grande sintesi la trama  di Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo: Hana è una studentessa universitaria che per caso conosce un ragazzo-lupo. I due iniziano a frequentarsi e s’invaghiscono reciprocamente. Quando lui mostra a lei la sua vera natura, lei non scappa, ed è così che i due si mettono assieme e mettono su famiglia. Nascono difatti Yuki e Ame, e la coppia è molto felice, anche se vive in modo difficile per ovvi motivi: non possono frequentare nessun altro, non possono portare i bambini dal medico, etc.
La situazione si aggrava enormemente quanto Hana rimane sola: il compagno infatti muore annegato in una sera tempestosa, e lei rimane sola con i due bambini-lupo, senza sapere minimamente come si crescono dei bambini-lupo.
La città comincia però a diventare problematica: i bambini hanno imparato a trasformarsi a comando, infatti, e spesso ululano al cielo, cosa che li espone al rischio di essere scoperti.
Hana prenderà così l’estrema decisione di trasferirsi in una solitaria campagna, dove le cose son sì difficili, ma sembrano procedere meglio…

Diciamo subito una cosa: l’animazione è da subito molto bella e si mantiene tale per tutto il film.

Seconda cosa: la storia è pervasa da un’aria di tenerezza e dolcezza rare da trovare in un prodotto cinematografico, animazione o meno che sia.
Se, difatti, le immagini sono molto vivaci nei colori e nei movimenti, nell’essenza i toni sono molto delicati.

L’oscillazione tra dramma e commedia è presto illustrata: da un lato il film presenta il tema assai utilizzato della madre single che deve crescere i suoi figli da sola tra mille difficoltà, di tempo, di denaro, etc… e qua se ne aggiunge un’altra bella grossa, nonché la solitudine che è una sorta di condanna.

Dall’altro lato ci si immerge nella semplicità e nella gioia di vivere, soprattutto allorquando i tre si trasferiscono in campagna e i due bambini sono ancora piccoli e gioiosi.
In tal senso, si tocca anche un tema caro all’animazione nipponica: la semplicità e la bellezza della campagna contrapposta al grigiore e al malessere della città, tema che peraltro si accompagna al fatto statistico dell’alto numero di suicidi nelle città giapponesi.
Il ritorno alla natura pare dunque essere un tema caro a più cineasti giapponesi, non solo Miyazaki.

E, a proposito di Miyazaki, Wolf children, nella sua parte più gioiosa, ricorda un po’ Il mio vicino Totoro, e ovviamente è un bel ricordo.

Volendolo sintetizzare, Wolf children è un film sull’amore, sulle difficoltà della vita, sull’andare avanti comunque con fiducia, sulle differenze tra le persone, sul rispetto per le scelte altrui e sul lasciare andare coloro che si amano… in questo ordine.
Ed è presentato in modo visivamente assai bello, come già detto, cosa che lo rende un film consigliato.

Fosco Del Nero



Titolo: Wolf children (Okami kodomo no Ame to Yuki).
Genere: animazione, fantastico, commedia, drammatico.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 15 maggio 2018

E poi lo chiamarono il Magnifico - E.B. Clucher (film commedia)

Ho sempre evitato i film girati in solitaria da Bud Spencer e da Terence Hill, ossia dall’uno senza l’altro, concependoli solo come una coppia, l’uno necessario all’altro… e peraltro credo di non esser stato il solo ad avere tale punto di vista.

Ad ogni modo, tale fattore mi aveva portato a non vedere – e nemmeno a sapere che esisteva – il film E poi lo chiamarono il Magnifico, che dal titolo sembra un seguito de Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità, ma che di fatto non lo è.

Non solo perché manca Bud Spencer e vi è il solo Terence Hill, ma proprio perché i film non c’entrano nulla l’uno con l’altro, se non per l’ambientazione western e per il genere comico.

Anzi, in esso vi è persino una sorta di anomalia gigantesca: intanto Terence Hill non è l’unico protagonista, visto che è affiancato da un trio piuttosto ben assortito, e soprattutto non ricopre il ruolo da supereroe più bravo e più forte, qual era stato Trinità, per l’appunto.
Anzi, dirò di più: in tale film rinuncia persino alla figura da macho, da uomo pratico e semplice quale è di solito, e interpreta la parte di una sorta di dandy inglese, del tutto fuori posto nel West americano.

Viceversa, e questa è una sorta di conferma, il film propone buona parte dei “cattivi” di tutti i precedenti e successivi film di Bud Spencer e Terence Hill, tanto che fa sorridere anche solo per questo.
Parlando di ciò, questa è la prima e unica volta in cui Riccardo Pizzuti, volto ben noto di praticamente tutta la produzione del duo, ricopre il ruolo di antagonista principale, e non di braccio destro come in tutti gli altri casi.

Ma andiamo a descrivere sommariamente la trama di E poi lo chiamarono il Magnifico, film diretto nel 1972 da E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni, proprio come Terence Hill era pseudonimo di Mario Girotti e Bud Spencer lo era di Carlo Pedersoli… evidentemente a quei tempi il nome anagrafico non andava troppo di moda), il regista a mio avviso più talentuoso della ricca filmografia di Bud Spencer e Terence Hill, regista dei già citati Lo chiamavano Trinità, Continuavano a chiamarlo Trinità ma anche di I due superpiedi quasi piattiNati con la camicia, Non c'è due senza quattro: Sir Thomas Moore, visconte inglese dalla ricca cultura, si reca in America per prendere possesso di una terra lasciatagli dal padre. Nel far ciò conosce tre vecchi amici del padre, Bull, Holy e Monkey, ai quali in una lettera il vecchio morente aveva chiesto di fare di suo figlio un vero uomo, a colpi di botte, pistole, cavalli e sputi in terra.
E in tutto ciò ci scappano ovviamente l’incontro sentimentale con la bella Candida (Yanti Somer; già “fidanzata” di Terence Hill in Continuavano a chiamarlo Trinità), nonché lo scontro con Morton, che ambisce anch’egli alla mano di Candida, ma più che altro per i possedimenti del padre.

Devo dire di aver gradito E poi lo chiamarono il Magnifico: E.B. Clucher ha fatto una cosa intelligente nel rinunciare in partenza a replicare il modello del duo Bud-Terence semplicemente sostituendo l’attore napoletano con qualche altro omone, e anzi compie l’esperimento del Terence Hill damerino-signorino (che peraltro poi riproporrà anche in Non c'è due senza quattro, per quanto lì in modo assolutamente caricaturato e umoristico), affiancandogli un trio di uomini tutti d’un pezzo, che lo “educheranno” alla vita del vecchio West.

Battute e umorismo si sprecano, come sempre con E.B. Clucher, e vi è anche una certa bellezza visiva, tra i paesaggi naturali e la luminosa Yanti Somer, cosa che aiuta anch’essa.
Anche Riccardo Pizzuti come antagonista fa il suo.

Insomma, E poi lo chiamarono il Magnifico è una piacevole variazione sul tema del duo invincibile Bud & Terence, e confeziona un prodotto più ampio e variegato, che per certi versi è superiore allo schema tipico della filmografia “principale”… ma che forse non è stato gradito troppo dal largo pubblico, giacché è un po’ caduto nel dimenticatoio (come detto, io per esempio non lo conoscevo nemmeno).

Ad ogni modo, la valutazione di E poi lo chiamarono il Magnifico è buona… e ancora una volta E.B. Clucher si è confermato ottimo regista.

Fosco Del Nero



Titolo: E poi lo chiamarono il Magnifico.
Genere: commedia, azione, western, sentimentale.
Regista: E.B. Clucher.
Attori: Terence Hill, Yanti Somer, Gregory Walcott, Harry Carey Jr., Dominic Barto, Enzo Fiermonte, Riccardo Pizzuti, Salvatore Borgese, Tony Norton, Claudio Ruffini, Steffen Zacharias,  Fortunato Arena.
Anno: 1972.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 maggio 2018

Giordano Bruno - Giuliano Montaldo (film drammatico)

Mi ero segnato il film Giordano Bruno, diretto da Giuliano Montaldo nell’ormai lontano 1973, in quanto mi era stato suggerito come film dai contenuti esistenzialmente interessanti.
Cosa peraltro non difficile da credere considerando il personaggio al centro del film.

Il fatto che l’interprete principale del film fosse Gian Maria Volonté, attore certamente non della mia epoca e peraltro impegnato in film davvero poco affini con i miei interessi, ma che ho comunque potuto apprezzare in Todo modo, era un motivo di gradimento in più da parte mia.
Stessa cosa per la presenza, anche se solo all’inizio, di Charlotte Rampling, attrice che da giovane aveva un fascino particolare.

Veniamo ora al film e alla sua trama sommaria, in realtà assai semplice, riguardando esso solamente gli ultimi anni della vita di Giordano Bruno: l’arrivo a Venezia, la denuncia e l’incarcerazione, il trasferimento a Roma e la condanna a morte nel 1600 eseguita in piazza Campo dei Fiori (spero di non aver rovinato la trama a nessuno con questo spoiler, ma d'altronde la vita di Bruno è nota).

Dunque, il film dedica più spazio ed energie a prigionia, tortura e violenza, e meno alla vita e agli apprendimenti/insegnamenti di Giordano Bruno, monaco, scrittore e filosofo, mostrando in ciò la sua vocazione interiore: essere un film di protesta contro i poteri forti e tirannici, del passato come del presente o del futuro.

Laddove, personalmente, mi sarebbe decisamente interessato di più un film sulla visione della vita e sui principi esistenziali che Bruno aveva compreso e diffuso… ma tant’è, il film è degli anni "70 e si era allora in piena lotta sociale con tanto di questioni comuniste, socialiste e anarchiche di mezzo, e difatti i film precedente di Giuliano Montaldo, sempre con Gian Maria Volonté protagonista, era stato Sacco e Vanzetti, appunto film su politica, ribellione, processi sociali e giudiziari, etc.

Ad ogni modo, pur se poco, qualcosa nel film, che comunque è film di valore e bellezza per le sue ambientazioni e per l’ottima interpretazione del dotatissimo Gian Maria Volonté, c’è, sotto forma di alcune frasi “valide”.
In conclusione di recensione, le copio e le propongo di seguito:

“I bambini si portano dentro una  magia naturale.
Che poco a poco, crescendo, sono costretti a distruggere.
E allora cominciano a pregare.”

“Dobbiamo imparare a respirare, per riscoprire che gli alberi, le pietre, gli animali e tutta la macchina della terra hanno un respiro interno, come noi.
Hanno ossa, pene, carne, come noi.”

“La natura tutta è governata da una profonda armonia.
Invisibili linee collegano le piccole cose della Terra, come per esempio il potere degli uomini, agli astri, agli infiniti mondi che ancora non conosciamo.”

“A una nuova visione del cosmo deve per forza corrispondere una nuova concezione dell’uomo.
Se è la Terra a girare intorno al Sole, così come gli altri pianeti girano intorno al Sole, se esistono altri soli, altri sistemi solari sparsi nell’Universo, se ciò è vero, ed è vero, allora Dio non è in alto, sopra di noi, fuori dal mondo, ma ovunque, in ogni particella di materia, inerte o vivente che sia. È la materia stessa!”

Fosco Del Nero



Titolo: Giordano Bruno.
Genere: drammatico.
Regista: Giuliano Montaldo.
Attori:  Gian Maria Volonté, Charlotte Rampling, Hans Christian Blech, Mathieu Carrière, Alberto Plebani, Franco Balducci, Daniele Vargas.
Anno: 1973.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 1 maggio 2018

Veronica Mars - Il film - Rob Thomas (film giallo)

Al tempo, e ormai si tratta di una decina di anni fa, ero un ammiratore della serie tv Veronica Mars, brillante sia per arguzia che per umorismo, ma anche per carattere e bellezza visiva.
La serie si era conclusa in modo un po’ interlocutorio e anche triste… tanto che i fan hanno premuto per anni, con tanto di finanziamento di fondi, al fine di realizzare un film spin-off.
Peraltro, si è realizzato in tal modo il record di finanziamento pubblico più alto e con più sostenitori di sempre per quanto riguarda un film, segno che la serie tv aveva lasciato dietro di sé molto affetto.

Il film è stato così realizzato sette anni dopo la conclusione della serie, porta il titolo un po' banale di Veronica Mars - Il film ed è stato affidato alla regia di Rob Thomas… nome che non mi dice niente, e che infatti ha lavorato soprattutto nell’ambito delle serie tv e della sceneggiatura.

Scelta a rischio, dunque (poca esperienza nella regia in prima persona e con i film; da un episodio di una serie tv ad un film il passo è bello lungo)… e purtroppo la scelta è stata poco premiante.

Veronica Mars - Il film, difatti, risulta meno d'impatto rispetto alla serie tv (ma era onestamente difficile starle alla pari), e soprattutto più gretto e volgare, come la serie televisiva non era mai stato, fatto che mi ha davvero sorpreso e purtroppo colpito in negativo.

Quanto ai personaggi della vecchia serie, ci sono quasi tutti: dall’imprescindibile Veronica Mars (Kristen Bell; Ancora tu!, Fanboys) al padre  Keith (Enrico Colantoni), dal fidanzato storico, il problematico Logan Echolls (Jason Dohring) all’amico storico di Veronica, Wallace (Percy Daggs III).
E per il ruolo di nuovo sceriffo, ovviamente cattivo e corrotto in antitesi al buon sceriffo che era stato Keith, è stato rispolverato Jerry O'Connell, attore di serie B che praticamente certifica il livello mediocre del prodotto (dalla mia esperienza, vi sono attori che hanno questa caratteristica praticamente infallibile).

Ed ecco la trama sommaria di Veronica Mars - Il film: Veronica ha lasciato Neptune, che così poche gioie aveva regalato a lei e anche a suo padre, per laurearsi in legge e tentare poi la carriera di avvocato presso qualche importante studio legale, presso i quali sta ora effettuando dei colloqui (cameo di Jamie Lee Curtis, come poi ci sarà il cameo di James Franco in qualità di guest star).
Un giorno, però, riceve una chiamata da Logan, il suo ex ragazzo, accusato di omicidio per via dell’assassinio di un’altra sua ex ragazza, Carrie Bishop, che nel mentre era diventata una cantante famosa.
Veronica mette dunque in stand-by i suoi colloqui e torna a Neptune per dare una mano a Logan: dapprincipio nella scelta dell’avvocato e poi, siccome una cosa tira l’altra, per risolvere il caso in prima persona.
Anzi, due casi in uno, perché uno non era abbastanza.

Veronica Mars - Il film è una minestra riscaldata, e questo è il forte rischio di quando si compiono operazioni di questo tipo: vale per i sequel cinematografici e vale ancora di più per i film spin-off di serie televisive.
I protagonisti sono invecchiati, alcuni non troppo bene, e l’evoluzione che hanno preso le rispettive storie non è sempre convincente riguardo i personaggi che erano stati in precedenza.
La stessa scelta di girare il film con Kristen Bell, lei da sempre longilinea e snella, più formosa per via dell’appena avvenuta gravidanza, è assai opinabile.

Spendo invece una parola positiva sull’idea di riportare in sovrimpressione gli sms che i vari personaggi ricevono, senza che essi siano letti da una voce, mentre la scena umana continua; davvero un’innovazione interessante, che magari avrà un seguito nel cinema.

Concludendo, avevo il sospetto che Veronica Mars - Il film non sarebbe stato affatto all’altezza della serie tv originale, ma ho provato comunque a vedere il film: mi ha fatto piacere rivedere attori e protagonisti vari, ma per il resto forse sarebbe stato meglio che il film non fosse girato… o che lo fosse con un budget e in tempi e modi più opportuni (Kristen Bell reduce da un parto, appena 23 giorni per girare tutto il film, un regista non all'altezza).
Peccato.

Fosco Del Nero



Titolo: Veronica Mars - Il film (Veronica Mars – The movie).
Genere: giallo, sentimentale.
Regista: Rob Thomas.
Attori: Kristen Bell, Jason Dohring, Enrico Colantoni, Chris Lowell, Percy Daggs III, Tina Majorino, Brandon Hillock, Kevin Sheridan, Jonathan Chesner, Krysten Ritter, Ryan Hansen, Martin Starr, Ken Marino.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.