Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 29 dicembre 2021

Parasite - Bong Joon-ho

Parasite è il primo film che vedo di Bong Joon-ho, regista sudcoreano ormai piuttosto famoso, per via di film come The host, Snowpiercer, Okja e lo stesso Parasite, che ha addirittura vinto il Festival di Cannes del 2019 (primo film sudcoreano a farcela) nonché ottenuto numerosi premi e nomination in concorsi quali Golden Globe, Satellite Awards, Critics' Choice Awards, etc.

Anche il pubblico ha premiato il prodotto in questione: degli 11 milioni di dollari di budget si è passati ai 110 milioni di dollari di incassi nel mondo, decuplicando così l’investimento iniziale.

Il film peraltro ha mosso il dibattito afferente le diverse classi sociali, l’agiatezza e la povertà… anche se lo ha fatto in modo discutibile, come vedremo poi.

Cominciamo con la trama di Parasite: Ki-taek, Chung-sook, Ki-woo e Ki-jung, rispettivamente padre, madre, figlio e figlia, sono una famiglia povera di Seul, che vive in un piccolo, misero e sporco scantinato e va avanti a forza di sussidi statali e piccoli lavoretti, utili a sbarcare il lunario. Al momento son tutti disoccupati e si arrangiano con piccole cose, come confezionare i cartoni per il cibo da asporto… ma nel loro pressapochismo spesso fanno le cose male.
Giunge però inaspettata un’occasione: un amico di Ki-woo, che faceva l’insegnante privato di inglese della figlia di una ricca famiglia, gli offre il suo posto, dal momento che lui deve andare all’estero per un po’ di tempo. Ki-woo accetta e conosce così la famiglia Park, la quale abita in una villa dalla struttura magnificente, non a caso costruita da un famoso architetto. Il ragazzo viene accettato come insegnante e intravede un’ulteriore possibilità, quella di spacciare sua sorella Ki-jung per una giovane ma ricercatissima insegnante d’arte, da abbinare al piccolo della famiglia, un bambino dotato di un certo talento artistico, oltre che discretamente problematico. Fatto trenta, si fa trentuno, e i due pensano di sistemare anche i genitori, innescando però un vortice di eventi alquanto inaspettato…

Parasite dura 132 minuti, e quindi è un film piuttosto lungo: si fa seguire però piuttosto bene e desta sempre l’interesse dello spettatore sia dal punto di vista degli eventi sia dal punto di vista della sua realizzazione: la fotografia, in particolare, è davvero bella.

Tuttavia, il film ha qualcosa di poco educativo, e anzi di anti-evolutivo, nel suo affermare, sia a voce ma soprattutto nei fatti, che le persone rimangono sempre uguali e che non possono mutare la loro natura: dunque, i parassiti rimangono parassiti perché è la loro condizione, i poveri rimangono poveri perché sono poveri di spirito, e per loro non è ammesso alcun miglioramento. Non è certo un bel messaggio di fondo, pur se inserito in un’opera molto ben realizzata dal punto di vista tecnico.

La condizione di parassitismo-povertà-piccolezza interiore è visibile non solo nei personaggi principali, ma anche negli altri che gravitano intorno alla famiglia Park, che addirittura si trova circondata a sua insaputa, e persino dal basso, da siffatti esseri umani di bassa statura… e persino in modo grottesco, come a un certo punto finisce nel grottesco l’interno film.
La sua valutazione generale non può prescindere da tale fattore ed è dunque condizionata verso il basso, pur ammettendo l’ottima fattura di Parasite.

Curiosità: della colonna sonora del film fa parte la canzone di Gianni Morandi In ginocchio da te.

Fosco Del Nero



Titolo: Parasite (Gisaengchung).
Genere: drammatico.
Regista: Bong Joon-ho.
Attori: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-Sik, Park So-dam, Chang Hyae-Jin, Jung Ziso.
Anno: 2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 28 dicembre 2021

Captive state - Rupert Wyatt

Il film recensito quest’oggi è Captive state, girato da Rupert Wyatt nel 2019... ossia questo stesso anno in cui scrivo.
Uno dei protagonisti è John Goodman, che non vedevo in un film da 
La papessa, ma che ricordo soprattutto per Il grande Lebowski… e ovviamente per la sit-com Pappa e ciccia, nonché per Blues Brothers - Il mito continua.
Quanto al regista Rupert Wyatt, non ho mai visto niente di lui.

Ecco la trama sommaria di Captive state, che comincia con un incipit piuttosto intenso: in un futuro prossimo, la Terra viene invasa da una potentissima razza aliena, che la sottomette quasi senza colpo ferire, installandosi in alcune zone chiuse al pubblico. La resistenza umana viene spazzata via e viene presto instaurata una sorta di dittatura incruenta: tutto continua praticamente come prima, con l’umanità che prosegue a vivere le sue vite e i Legislatori (così vengono chiamati gli alieni, giacché oramai detengono il potere) che governano grazie a degli intermediari umani.
Abbiamo quindi una dittatura morbida, dei collaborazionisti e una resistenza, divenuta nel frattempo molto sotterranea, quasi invisibile, dato lo strapotere dei nemici.

Il film, molto evocativo nel suo abbrivio, comincia con la scena della morte dei genitori di Rafe e Gabriel, colpevoli di aver tentato di fuggire da Chicago, già occupata dagli alieni; poi si fa un salto in avanti di parecchi anni, con Gabriel che vive la sua vita, monitorato dal Detective William Mulligan, ch’era amico dei suoi genitori, e il fratello maggiore Rafe dato per disperso e morto negli eventi insurrezionali.
La resistenza tuttavia non è del tutto morta, cosa di cui Mulligan pare convinto, tanto che si darà un gran daffare per scovare i suoi ultimi rappresentanti... che dal canto loro battono molto sul concetto per cui non bisogna fidarsi dei Greci, cavallo di Troia compreso.

Captive state ha evidenti pregi e altrettanto evidenti difetti.

Tra i primi, una storia ben costruita, una buona fotografia, una buona colonna sonora, una discreta tensione scenica, la simbologia della “dittatura elastica”, con tanto di élite e servitù, applicabile a molti contesti socio-politici del passato e del presente.

Tra i secondi, un carisma insufficiente, un cast di attori dalla presenza altrettanto insufficiente… e soprattutto il fatto che la storia è copiata ai limiti del plagio. Difatti, Captive state prende pari pari la sua struttura dal romanzo Gli anni alieni, di Robert Silverberg, tanto che, dopo la visione del film (ma già dopo l’introduzione a dire il vero) ero sicuro che cercando informazioni sul film stesso avrei trovato ch’esso era tratto, o quantomeno ispirato, al suddetto libro di Silverberg, e invece niente.

Certo, le due trame sono differenti, anche perché la storia di Silverber si suddivide in due romanzi ed è piuttosto lunga, ma la struttura delle due storie è la medesima: una razza aliena invade la Terra; la sua superiorità è schiacciante tanto che praticamente non si combatte; gli alieni si rinchiudono in alcune zone inaccessibili agli uomini; si crea una casta di collaborazionisti; la resistenza è decimata ma è ancora viva, sullo sfondo, in attesa di poter piazzare il suo contrattacco, penetrando nelle suddette zone.

La cosa mi costringe ad assegnare a Captive state una valutazione bassa… ma globalmente, tenendo conto del solo film, non sarebbe comunque stata eccellente, giacché l’opera ha i punti deboli che ho evidenziato in precedenza.
La ritengo comunque interessante in quanto inserita nel più generico filone distopico (con o senza alieni), in cui l’umanità viene asservita da qualche potere centrale e resa serva e suddita… che è esattamente quello che avviene ora, e questo è esattamente il motivo per cui son stati prodotti molti film di questo tipo.

Fosco Del Nero



Titolo: Captive state (Captive state).
Genere: fantascienza, drammatico.
Regista: Rupert Wyatt.
Attori: John Goodman, Ashton Sanders, Jonathan Majors, Vera Farmiga, Kevin Dunn, James Ransone, Alan Ruck, Kevin J. O'Connor, D.B. Sweeney, KiKi Layne, Ben Daniels. 
Anno: 2019.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



Dracula - Francis Ford Coppola

Non è certamente la prima volta che vedo Dracula di Francis Ford Coppola, ma forse la quinta o qualcosa del genere, con le varie volte ben distribuite nel tempo tra l’adolescenza e oggi.
Il film, il cui nome per intero sarebbe Dracula di Bram Stoker, è infatti uscito nel 1992, quando ero appena adolescente, ma, nonostante si sia candidato presto ad essere uno dei miei film preferiti di allora, non l’ho visto poi tante volte (ho visto molto più spesso, per dire, i vari GhostbustersLabyrinthRitorno al futuroMary Poppins, i film di Bud Spencer e Terence Hill), forse perché vederlo mi risulta-va in qualche modo impegnativo.

Dracula, infatti, non è un film horror, o comunque non solo: è anche un film drammatico, e fortemente drammatico; sentimentale, e fortemente sentimentale; d’azione, e fortemente d’azione. In effetti, amore, attaccamento, sentimenti, desiderio, sensualità, si fondono in maniera così tanto viscerale, comprendendo anche storie e vite passate, ch’è difficile guardarlo come un film qualunque: in ciò richiede, per l’appunto, impegno e intensità…

… a cominciare dal prologo, che è probabilmente uno degli incipit cinematografici più efficaci e intensi di tutti i tempi, per poi fare parecchi passi indietro, o avanti a seconda del punto di vista considerato, e proporre uno scenario da commedia vittoriana, per poi cambiare nuovamente termini e posta in palio, numerose volte.

Altro appunto: nonostante il titolo, il film non è in realtà troppo fedele al romanzo di Stoker; tuttavia, il suddetto romanzo l’ho letto una sola volta, e quando ero ragazzino, per cui al momento non so evidenziare differenze o eventuali migliorie o peggiorie (se quest’ultimo termine non esiste, lo sto inventando sul momento). Valuterò dunque il solo film

A cominciare dal cast di livello eccellente; per quei tempi, era davvero difficile fare meglio, dal momento che Dracula riunisce un quartetto come Keanu Reeves, Winona Ryder, Gary Oldman e Anthony Hopkins. Volendo fare un piccolo elenco di alcuni dei loro film, avremmo Matrix, Sirene, L’avvocato del diavoloPiccolo Buddha, Il quinto elemento, Ragazze interrotteHarry Potter e il prigioniero di Azkaban, Il silenzio degli innocenti, giusto per citare alcuni dei film recensiti in questo blog… anche se Dracula metterebbe in fila tutti i suddetti film, con l’eccezione di Matrix.
Tra gli attori secondari invece è da citare Cary Elwes, indimenticabile protagonista de La storia fantastica.

Anche il nome dietro la macchina da presa è parimenti importante, e infatti il film propone una trovata registica dietro l’altra… e non a caso il film ha vinto tre oscar e ottenuto la nomination per un'altra statuetta. I premi Oscar a volte non vogliono dire niente, ma quando c’è una convergenza di opinioni come in questo caso (Oscar, Bafta, Saturn Award), è facile che invece vogliano dir qualcosa.

Andiamo ora a tratteggiare la trama per chi nell’ultimo secolo non avesse vissuto sul pianeta Terra: verso la fine del quindicesimo secolo, Vlad Dracul fu prima un deciso sostenitore della fede cristiana e dei suoi territori europei contro l’invasore turco-musulmano, ma poi, a seguito della morte per suicidio dell’amata Elisabetta, indotta a quel gesto da un messaggio ingannatore, rinnegò Dio e divenne un vampiro assetato di sangue, divenuto noto come l’Impalatore e soprattutto come creatura del male, tanto che nella Transilvania la gente vive nel terrore e nella superstizione (beh, superstizione mica tanto, col senno di poi).
Circa quattro secoli dopo, il non morto s’imbatte per caso nella reincarnazione della sua Elisabetta, nelle fattezze di tale Mina, futura sposa di Jonathan Murray, e, trattenendo il suo futuro marito nel suo castello, dov’era giunto per questioni di lavoro, alla mercé delle sue serve vampire (tra cui una giovane Monica Bellucci), si reca a Londra e cerca, non senza successo, di conquistare la sua vecchia amata. 
Nel mentre ci va di mezzo la di lei amica Lucy, e così inizia lo scontro che vede da un lato Dracula e i suoi servi, vampiri e umani, e dall’altro il Professor Van Helsing con i suoi aiutanti, Jonathan in primis.

Dracula di Francis Ford Coppola è una meraviglia per gli occhi, e non solo: scenografia e costumi sono stupendi, la colonna sonora è evocativa, la recitazione è di alto profilo, la regia è bellissima, la trama è quella che è. Forse si poteva fare qualcosa di più per i dialoghi, ma sarebbe proprio andare a cercare il pelo nell’uovo.

Essenzialmente, Dracula è un film memorabile... talmente tanto che ha fissato una sorta di standard di qualità relativamente alla conversione cinematografica del romanzo di Bram Stoker, già tentata in precedenza, nonché relativamente a tutti i film sui vampiri.
Incassi di pubblico notevoli, notevole consenso della critica, e altrettanto rimarchevole buon invecchiamento nel tempo, fatto che probabilmente è maggiore indice di qualità assoluta (e non solo “stagionale”) di un film.

Chiudo evidenziando alcuni temi "esistenziali": la reincarnazione, i legami karmici, la centratura o la debolezza psichica (che rende le vittime del vampiro resistenti o refrattarie, impossibili da sottomettere o viceversa succubi), il principio dell'invito presso la propria dimora/essenza, la forze oscure e le forze luminose, il fatto che anche nelle creature più basse c'è stata e c'è ancora una scintilla dell'amorevole creazione divina, il fatto che l'amore secondo come viene vissuto può sia portare verso l'altro che condurre verso il basso, l'utilizzo del sangue umano (che è l'energia dell'uomo), in particolare delle vergini e dei bambini, a scopo nutritivo. Non poco, se ci si pensa un attimo... ciò che rende il film, oltre che assai evocativo, anche didattico.
Col senno di poi, ciò che mi ha sempre affascinato di questa storia sta proprio in tale essenza interiore.

Fosco Del Nero



Titolo: Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker's Dracula).
Genere: horror, fantastico, sentimentale, drammatico.
Regista: Francis Ford Coppola.
Attori: Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Cary Elwes, Bill Campbell, Sadie Frost, Richard E. Grant, Monica Bellucci, Tom Waits, Michaela Bercu, Florina Kendrick. 
Anno: 1992.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 22 dicembre 2021

California suite - Herbert Ross

Sono arrivato a California suite, film di Herbert Ross del 1978, dalla filmografia di Maggie Smith, la quale tuttavia è solamente uno degli attori co-protagonisti di questa pellicola, per la quale peraltro vinse l’Oscar come attrice non protagonista… e la cosa paradossale è che nel film recita la parte di un’attrice che non vince il medesimo Oscar, rimanendone assai delusa.

Ma andiamo con ordine, partendo dal regista, di cui ho già recensito due film: l’ottimo Provaci ancora, Sam, il meno buono Il gufo e la gattina e il pessimo, almeno per quanto mi riguarda Footlose
Il primo dei tre peraltro è stato scritto da Woody Allen, la cui influenza si percepisce distintamente in una delle coppie protagoniste del film… non a caso una coppia newyorkese, la quale rappresenta nettamente la coppia-storia più godibile tra le quattro presentate, seguita da quella dell’attrice non premiata agli Oscar. Le altre due coppie, invece (una delle quali in realtà è una doppia coppia), zoppicano alquanto.

Ecco la trama sommaria di California suite: alla vigilia della premiazione degli Oscar, cinque coppie giungono a Los Angeles, due delle quali contestualmente… e dunque le storie come dicevo sono quattro.
La prima storia in ordine di apparizione è quella della coppia divorziata Hannah (Jane Fonda) e Bill (Alan Alda), i quali hanno alle spalle un matrimonio fallito e una figlia adolescente che passa dall’uno all’altra.
La seconda storia è quella di Diana (Maggie Smith) e Sydney (Michael Caine), la prima attrice di successo e il secondo consorte compiacente ma non troppo…
La terza coppia è formata da Marvin  e Millie, i quali hanno un ospite imprevisto in camera da letto.
La doppia coppia finale è tutta di colore, e non a caso si scontra anche in un doppio di tennis: la partita è tuttavia tutta tra gli uomini, Willis (Bill Cosby) e Chauncey (Richard Pryor)

Devo dire la verità: mi aspettavo molto di più dal film, sia perché partiva con un buon pedigree, dato dai premi vinti e dal cast di livello eccellente, sia perché l’incipit (i dialoghi vivaci tra Jane Fonda e Alan Alda) prometteva scintille: scintille più intellettuali che sostanziali, ma comunque scintille.
Viceversa, in seguito tutto va a scadere: la coppia seguente è a dir poco pretestuosa, oltre che infantile, e le ultime due storie si muovono a un livello d’umorismo molto basso… tanto che durante la visione ho pensato al film come a un prodotto di passaggio tra i film di qualità di una volta (per esempio, il precedente film che avevo visto di Maggie Smith ossia La strana voglia di Jean, anticipa questo di nove anni, ed era di tutta un’altra pasta) e le commedie adatte al largo pubblico, ossia di qualità bassa, dei tempi odierni.

Pazienza, avendo voglia di cercare la qualità e la bellezza si trovano comunque. 
A proposito di qualità e bellezza, giacché ho citato un bel film di Maggie Smith (La strana voglia di Jean), ne cito anche uno bello di Jane Fonda (A piedi nudi nel parco), uno bello con Michael Caine (Gambit - Grande furto al Semiramis), uno bello con Walther Matthau (Lo strizzacervelli) e uno bello con Alan Alda (Misterioso omicidio a Manhattan: anche lui non a caso in “orbita Woody Allen”, come pure Elaine May).

Concludendo con California suite, il film è bocciato, e anzi solamente l’inizio lo salva da una valutazione più pesante.

Fosco Del Nero



Titolo: California suite (California suite).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Herbert Ross.
Attori: Jane Fonda, Alan Alda, Michael Caine, Maggie Smith, Walter Matthau, Elaine May, Bill Cosby, Richard Pryor, Sheila Frazier, Lupe Ontiveros, Clint Young, Gloria Gifford, Herb Edelman, Denise Galik,
Anno: 1978
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 21 dicembre 2021

L’armata delle tenebre - Sam Raimi

Credo sia la terza o la quarta volta che guardo L’armata delle tenebre, film di Sam Raimi ch’era piuttosto in voga quando ero ragazzino, e che in realtà è discretamente famoso anche adesso, essendo col tempo divenuto una sorta di “classic b movie”.

L’armata delle tenebre in realtà sarebbe il secondo seguito del film horror-splatter La casa, il quale ha avuto un primo seguito ne La casa 2, per poi mutare titolo col secondo seguito, il quale per l’appunto è L’armata delle tenebre.

Il film parte con un riassunto de La casa 2, ma con un finale differente il quale porta a una storia differente, diversa anche come genere, passando dall’horror-splatter alla commedia fantastica grottesca, sincretismo per cui L’armata delle tenebre è divenuto famoso (oltre che per alcune battute da b-movie tipo “Dammi un po’ di zucchero, baby”, oppure “Forse non ho ripetuto ogni singola sillaba, ma grosso modo ho detto tutto”). 

Ecco la trama sommaria del film: Ash Williams, commesso di un supermercato, si trova, dopo le disavventure horror nella famosa casa, nel Medio Evo del quattordicesimo secolo con una berlina statunitense, una sega elettrica agganciata al posto della mano amputata e un fucile a ripetizione riposto nella faretra che ha sulla spalla. La sua improvvisa apparizione, nonché la sua stranezza, porta gli indigeni a crederlo un demonio, o un alleato delle forze del male, e a condannarlo a morte gettandolo in un pozzo dov’è rinchiuso un essere mostruoso ritenuto invincibile. Con l’aiuto della motosega, Ash riesce invece a batterlo, e da lì in poi egli viene identificato come l’“uomo della profezia”, colui che avrebbe ritrovato il libro del Necronomicon e sconfitto le forze del male, che nel frattempo stanno approntando il loro esercito.
Ash, dal canto suo, nel frattempo trova anche il tempo di iniziare una relazione sentimentale con la bella Sheila.

Complessivamente L’armata delle tenebre è un film gradevole e ben fatto, pieno di trovate umoristiche. Nel considerarlo, tuttavia, occorre per forza tener conto del suo genere particolare… e questo vale in generale per tutti i film di Sam Raimi, a volte drammatici, a volte orrorifici, a volte splatter, a volte umoristici e varie vie di mezzo a volte riuscite e a volte no. Di suo, ad esempio, ho già recensito l’ottimo The gift, il mediocre Il grande e potente Oz, e il pessimo Drag me to hell, quest’ultimo un esempio di pessima mescita degli ingredienti.

Quanto a L’armata delle tenebre, si tratta di un discreto prodotto, memorabile in quanto a originalità dello stile, pur non essendo un imperdibile capolavoro (dei suddetti quattro film il mio preferito rimane The gift).

Fosco Del Nero



Titolo: L’armata delle tenebre (Army of darkness).
Genere: fantasy, grottesco.
Regista: Sam Raimi.
Attori: Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Marcus Gilbert, Ian Abercrombie, Richard Grove, Timothy Patrick Quill, Michael Earl Reid, Bridget Fonda, Patricia Tallman, Ted Raimi. 
Anno: 1993.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 15 dicembre 2021

Q and A - Mitsuru Adachi

Q and A è il settimo manga di Mitsuru Adachi che leggo, e in tempi relativamente ristretti, visto che da ragazzino avevo ignorato il fumettista giapponese, che al tempo mi sembrò un po’ scialbo.
Opinione e gradimento nettamente mutati in età adulta, dopo aver letto, nell’ordine: RoughTouchMiyukiSlow stepMisora per sempre, H2 e ora, per l’appunto, Q and A.

La valutazione media è molto alta, con le punte dei primi due manga, considerati non a caso i capolavori di Adachi, e con i minimi di Slow step, Misora per sempre e dello stesso Q and A, laddove il suddetto minimo è comunque una valutazione più che sufficiente-discreta, la quale peraltro soffre della vicinanza con i dirimpettai più quotati, nonché della somiglianza generale tra protagonisti e dintorni.

Se i protagonisti dei fumetti di Adachi, difatti, si somigliano un po’ tutti, quando molto e quando poco, anche i contesti sono simili: le scuole superiori giapponesi, il baseball, il nuoto, l’atletica leggera, fratelli e amicizie d’infanzia, innamoramenti e triangoli. Di adulti ce ne sono pochi, di lavoro pure; il tutto sa molto d’adolescenza, per quanto un’adolescenza decisamente più matura e consapevole della media, col tutto che assume sempre toni morbidi, dolci, tenui, ironici, senza mai strafare.

Ma andiamo alla trama di Q and A, manga composto da sei volumetti: Atsushi Ando e i suoi genitori sono tornati nel paese d’origine dopo sei anni d’assenza, dovuti a un trasferimento lavorativo del padre. Poco prima del trasferimento, il fratello maggiore di Atsushi, Hisashi, brillante, forte e dotato negli sport, era morto per un incidente stradale, lasciando assai triste il fratello, l’amica d’infanzia Yuho e pure il rivale storico di Hisashi, il bullo Jinno, che da quel momento in poi ha avuto campo libero e che, ora che la famiglia Ando è tornata in paese, vuole vendicarsi sul fratello minore Atsushi.
Hanno parti rilevanti nel cast anche il fratello di Yuho, lo scrittore spiantato Kosei, l’atleta di judo Shinobu e l’inquietante Kyoko, la quale ha la dote di vedere i fantasmi…
… e si dà il caso che abbia un ruolo importante nella storia anche il fantasma di Hisashi, che nel frattempo era rimasto nella casa natale della famiglia e che si fa vedere da Atsushi, generando molte gag.

Q and A è una storia che avrebbe potuto (dovuto?) essere più lunga, visto che aveva tutti gli elementi e gli spunti di base per durare di più: in questo caso sono sicuro che la qualità media dell’opera ne avrebbe giovato, visto che Adachi dà il meglio di sé nel lungo e non nel breve, o almeno io la vedo così.

Viceversa, il manga dura poco, si interrompe in modo netto, senza un finale, e anzi ritorna letteralmente sui suoi passi, e dunque il finale non è nemmeno abbozzato; il tutto lascia la sensazione di incompletezza.
Peccato, perché, come detto, vi erano tutti gli elementi per fare qualcosa di più ampio e ambizioso.

Così come stanno le cose, Q and A è un discreto manga, con personaggi ben caratterizzati, gradevole nel tratto grafico e nel tono generale, con un umorismo più spiccato rispetto alla media dell’autore, ma che cede nettamente il passo rispetto alle opere più importanti di Mitsuru Adachi, il quale rimane comunque una garanzia di una certa qualità… e anzi, come detto, la valutazione ridotta risente del confronto con le sue produzioni migliori.

Fosco Del Nero



Titolo: Q and A (Q and A).
Genere: manga, fumetto.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 2009-2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.




martedì 14 dicembre 2021

Lo stravagante mondo di Greenberg - Noah Baumbach

Dico subito che il titolo Lo stravagante mondo di Greenberg è piuttosto pretestuoso, dal momento che il film non ha nulla di stravagante e nemmeno di originale, ma più che altro ha qualcosa di psicotico; non a caso il protagonista è un personaggio con disturbi mentali riconosciuti e trattati in strutture apposite. Peraltro, questo è il titolo italiano, mentre il titolo originale del film è semplicemente “Greenberg”... ch'è un titolo molto più onesto.

In cabina di regia abbiamo Noah Baumbach, che finora avevo incontrato solo per il mediocre Margot at the wedding - Il matrimonio di mia sorella, mentre davanti alla macchina da presa c’è il più noto Ben Stiller, che ho incontrato più spesso: I Tenenbaum, Tu, io e Dupree, I sogni segreti di Walter MittyTropic thunder, Zoolander, Amori e disastri, Ti presento i miei.
La co-protagonista è la sconosciuta, almeno per me, Greta Gerwig (incrociata sola una volta in To Rome with love, in cui recitava in un ruolo secondario).

Ecco in sintesi la trama de Lo stravagante mondo di Greenberg: la famiglia Greenberg, marito, moglie e due figli, va in vacanza in Vietnam per alcune settimane. Nel frattempo, la casa e il cane Mahler sono affidati alle cure del fratello di lui Roger e della bambinaia/tuttofare Florence.
Sembrerebbe tutto tranquillo, detto così, se non fosse che: Roger è stato ricoverato in passato per cure psichiatriche ed è tuttora evidentemente squilibrato e tendente alle cattive maniere; il cane Mahler inizia a stare molto male (r); Roger e Florence iniziano una strana relazione fatta di allontanamenti e riavvicinamenti che pregiudica la buona gestione dell'appartamento; l’uomo si trova in casa, a sua insaputa, una festa a base di alcol e droghe organizzata da una sua giovane parente e vi partecipa attivamente; Florence scopre di essere incinta di un suo precedente ragazzo e decide di abortire. Ed altre cose che non sto qui a raccontare per non esagerare col racconto della trama.

Insomma, alla fine della fiera Lo stravagante mondo di Greenberg racconta di cose comuni (o comunque niente di fantastico: sogni personali, problemi personali, rapporti personali) con l’anomalia di un protagonista con alcune turbe psichiche, tendente alla rabbia e alle cattive maniere.

Il film non è nulla di che, non è davvero degno di nota, con un’aggravante in più: è uno di quei prodotti che vorrebbe far apparire normali cose come i problemi psicologici, le pastiglie farmaceutiche, l'alcol, la droga, i rapporti sessuali di basso livello… cose che in realtà non sono normali per niente, se non in una società deviata e con lo stato di coscienza di un animale addormentato.

Da citare la presenza, seppur secondaria, di due attori che identifico immediatamente per via di loro precedenti film: Jennifer Jason Leigh e il bellissimo Existenz; Rhys Ifans e il particolarissimo I love Radio Rock.

Fosco Del Nero



Titolo: Lo stravagante mondo di Greenberg (Greenberg).
Genere: commedia, psicologico.
Regista: Noah Baumbach.
Attori: Ben Stiller, Greta Gerwig, Rhys Ifans, Jennifer Jason Leigh, Brie Larson, Juno Temple, Chris Messina, Mark Duplass, Dave Franco, Max Hoffman, Chris Coy, Trent Gill, Zoe Di Stefano.
Anno: 2010.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 8 dicembre 2021

Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei - Tetsuro Amino

Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei trae spunto da una serie di romanzi illustrati scritti da Yuichi Kimura e illustrati da Hiroshi Abe negli anni "90. Le suddette opere hanno anche vinto dei premi letterari.

Il successo del primo libro ha così portato ai suoi seguiti, poi a una raccolta, poi a una serie animata e infine al film d’animazione oggetto della recensione odierna. Il film è datato 2012 ed è stato diretto da Tetsuro Amino, nome che personalmente non mi dice nulla.

Ecco la trama sommaria del film: Mei è un capretto che vive in una comunità di capretti, la quale ha delle rigide regole di comportamento al fine di garantire la sicurezza sia dei singoli capretti che del gruppo intero.
Gav è un lupo che vive all’interno di un gruppo di lupi, il quale ha anch’esso delle rigide regole di comportamento atte a massimizzare le possibilità di ottenere delle prede durante la caccia. I due gruppi, va da sé, vivono vicini, e il secondo insidia il primo.
Accade tuttavia, una  notte tempestosa e buia, che Gav e Mei si trovino insieme dentro un capanno, totalmente immersi nelle tenebre, giunti sin lì allo scopo di ripararsi dalla pioggia battente; per un equivoco il primo pensa che anche l’altro sia un lupo, mentre il secondo pensa che anche l’altro sia un capretto, e i due, a furia di parlare e di tenersi compagnia, fanno amicizia. Scoperto il fraintendimento, ormai amici, risolvono di rimanere amici, pur sfidando i rispettivi gruppi e i loro regolamenti e ovviamente affrontando qualche problema al riguardo… in primis il fatto che al lupo viene l’acquolina in bocca quando guarda il capretto.

Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei è essenzialmente un film d’animazione per bambini. In esso è tutto molto semplice, dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi, e anzi sfiora la banalità e il qualunquismo. Certamente vorrebbe essere un esempio di accettazione della diversità, se non proprio di vero e proprio affetto per il diverso (a tratti i due protagonisti si comportano come degli innamorati, cosa a dir poco curiosa essendo entrambi maschi e di specie diverse), ma in tale intento risulta scontato e pacchiano.

Tecnicamente il film si difende abbastanza bene, pur non avendo un classico stile da anime e mischiando un po’ le cose: le animazioni sono abbastanza “animesche”, mentre i fondali risultano più lavorati e realistici, generando un certo contrasto, non del tutto gradevole.

Avevo trovato Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei inserito in qualche elenco online dei migliori film d’animazione degli ultimi decenni… ma evidentemente chi ha redatto la classifica in questione non si intende molto di animazione, né di film di valore in generale, o forse intendeva realizzare una classifica di film adatti ai bambini, nel qual caso la nomina avrebbe avuto anche un senso… ma avrebbe dovuto specificarlo.

Per conto mio, Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei è bocciato, e Tetsuro Amino altrettanto.

Fosco Del Nero



Titolo: Amicinemici - Le avventure di Gav e Mei (Arashi no yoru ni)).
Genere: animazione, sentimentale.
Regista: Tetsuro Amino.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 7 dicembre 2021

Steins Gate - Il film - Kanji Wakabayashi

Di recente ho recensito la serie animata Steins Gate, la quale a sua volta seguiva l’omonimo videogioco, una visual novel (ossia un videogioco/romanzo) a finali multipli di cui mi mancava per l’ultimo, che decisi di vedere tramite l’anime.
Avendo poi saputo che era stato realizzato un film successivo alla serie animata, successivo sia come anno di realizzazione sia come ambientazione, ho deciso di vedermelo: il suddetto film porta il titolo di Steins Gate - The movie - Load region of déjà vu, che sarebbe, in italiano  Steins Gate - Il film - Il dominio sovraccaricato del déjà vu

La storia prende le mosse dalla trama precedente, un anno dopo la quale è ambientata. Impossibile riferire in poche righe la ricchezza della trama, nonché delle possibilità narrative del gioco originario; qua si dica solo che di mezzo c’erano una macchina nel tempo, un inventore mezzo fuori di testa, un gruppo di ragazzi che gravitava attorno al suo centro di ricerca, nonché vari esperimenti con la suddetta macchina nel tempo, ognuno dei quali portava a una possibile linea temporale… in una delle quali un’organizzazione prendeva possesso della macchina del tempo e finiva per instaurare un totalitarismo degno di Orwell (...).

Tutto ciò, però, nel corso del videogioco-anime era stato sventato, pur al prezzo di molti eventi, ricordi e relazioni umane, con Rintaro Okabe che riprende in mano la sua vita, e stessa cosa per Daru e Mayuri, la cui morte viene definitivamente sventata. Stesso discorso (morte sventata) per Kurisu, l’“assistente” di Rintaro, nel frattempo tornata in America… e ritornata in Giappone proprio all’inizio di Steins Gate - Load region of déjà vu: essa rincontra i suoi amici del centro di ricerca… e rincontra (anche se in questa linea di realtà è la prima volta che la vede) pure Suzuha Amane, tanto per cambiare venuta dal futuro per cambiare qualcosa del passato… nello specifico la possibile sparizione da quella linea temporale di Rintaro, che ha subito troppo a lungo gli effetti del cosiddetto “reading steiner”, tanto che inizia a vedere gli eventi delle altre linee temporali… e che a un certo punto addirittura sparisce.

Steins Gate - Il film è realizzato molto bene: d’altronde, è un film d’animazione giapponese legato a un franchise di successo, il che è quasi un marchio di garanzia relativamente alla qualità tecnica.
La qualità contenutistica è un poco inferiore, tuttavia, giacché a dirla tutta il film non propone niente di eccezionale, e anzi non fa altro che riproporre il dilemma della storia originale ("déjà vu"), ma coi ruoli invertiti: nella storia originale a sobbarcarsi la fatica e lo stress del cambiamento temporale era Rintaro, mentre qui a farlo è Kurisu (“Cristina”), il che peraltro rende la narrazione più melodrammatica (forse perché è una donna, per quanto scienziata, e dunque l’hanno voluta tratteggiare così, “tsundere” o meno).

Complessivamente ho gradito Steins Gate - The movie - Load region of déjà vu, un po’ perché molto bello da vedere, un po’ per alcuni momenti divertenti (“But he’s a boy”), un po’ perché ormai mi sono affezionato ai vari personaggi… per quanto il film non sia né splendido né imperdibile.

Fosco Del Nero



Titolo: Steins Gate - The movie - Load region of déjà vu (Gekijoban Shutainzu Geto: fuka ryoiki no dejavu).
Genere: anime, animazione, fantascienza, drammatico.
Regista:  Kanji Wakabayashi.
Anno: 2013.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



Il mondo dall'altra parte