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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 28 dicembre 2011

Kyashan - La rinascita - Kazuaki Kiriya

Avevo già visto una volta Kyashan - La rinascita, il colossal di fantascienza giapponese basato sulla precedente serie animata; questa è dunque la seconda volta che lo vedo, il che lascia intendere che la prima mi abbia soddisfatto.

Ne avevo ricavato la sensazione di un prodotto curatissimo dal punto di vista estetico, in cui la fotografia era veramente spettacolare e le scene di azione ugualmente curate, anche se un po’ lento nel suo incedere. Fatto peraltro tipico dei film orientali, da un lato attutito dalle scene d’azione, ma dall'altro lato acuito dalla durata di 140 minuti.

Ma andiamo subito a vedere la trama di Kyashan - La rinascita, film diretto nel 2004 da Kazuaki Kiriya: in un futuro iper-tecnologico la Federazione Asiatica vince la guerra in corso contro la Federazione Europea, estendendo così la sua già grande influenza. Ne deriva, però, un governo dittatoriale, che provoca numerose ribellioni al suo interno.
Un altro problema è quello dell’inquinamento: in un mondo post-nucleare e super-industrializzato la salute è diventata la priorità principale (beh, dovrebbe esserlo comunque, a dirla tutta), tanto che anche la ricerca scientifica si è da tempo messa al lavoro per consentire una vita più lunga.
Interessata a tali ricerche scientifiche, specialmente a quelle del dottor Kotaro Azuma, è anche la macchina militare, interessata però a generare dei soldati dal nulla grazie a una cellula capace di riprodursi da sola.
Il progetto tuttavia sfugge di mano al suo creatore e porta alla nascita dei Neosapiens (altrimenti detti Shinzo o Neoroidi, il cui simbolo curiosamente somiglia molto alla svastica nazista), sorta di nuova genia umana che desidera vendicarsi sulla "vecchia" umanità, colpevole di aver cercato di eliminare i primi non appena “nati”.
Ad essi si opporrà Kyashan, a sua volta super-guerriero, colui che da vivo era stato Tetsuya, il figlio di Azuma morto in guerra.

Il genere del film è dunque chiaramente fantastico, pendente decisamente dal lato del drammatico, con qualche venatura di sentimentale, dato l’amore tra Kyashan stesso e Luna, nonché tra il dottor Azuma e la moglie Midori, da tempo malata e motivo delle ricerche del marito.

I notevoli effetti visivi, uniti a un accompagnamento musicale praticamente da camera rendono Kyashan - La rinascita un’esperienza sensoriale notevole, benché, come detto, piuttosto pesante in alcuni tratti.

Il risultato e il giudizio finale sul film è positivo, ma con qualche riserva: interesserà probabilmente ai patiti dell’anime originale, o ai patiti del cinema nipponico, così come a quelli della fantascienza un po’ alternativa, o a chi apprezza molto fotografie curate ed effetti speciali… mentre non lo consiglio a chi non sopporta i film un po’ lenti e concettosi.
Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Kyashan - La rinascita (Casshern).
Genere: fantascienza, drammatico, guerra.
Regista: Kazuaki Kiriya.
Attori: Yusuke Iseya, Akira Terao, Kumiko Aso, Kanako Higuchi, Fumiyo Kohinata, Hidetoshi Nishijima, Mitsuhiro Oikawa,Susumu Terajima, Hiroyuki Miyasako, Jun Kaname.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 26 dicembre 2011

L’uomo dei sogni - Phil Alden Robinson

Da svariati anni avevo a casa il film L’uomo dei sogni, che però non avevo mai visto perché a sensazione mi sembrava un po’ noioso.
L’ho visto solo di recente, dopo molto tempo, e devo dire che ho fatto bene.

Andiamo subito a dare uno sguardo alla trama, che poi è il motore centrale del film: Ray Kinsella è un coltivatore dell’Iowa, e vive con la sua famiglia, moglie e figlia piccola, in una grande fattoria.
Un bel giorno, egli inizia sente una voce, che gli dice: “Se lo costruisci, lui tornerà”.
Sulle prime l'uomo non comprende a cosa la voce si riferisca (ma già il fatto di sentire una voce che ripete sempre la stessa cosa non è un buon segno…), poi ha una visione di un campo da baseball al posto di buona parte della sua piantagione di mais.
In accordo con la moglie, pur senza sapere dove lo porterà quel gesto irrazionale ed economicamente insensato, decide di costruire il campo…
… sul quale poi si materializzano otto giocatori di baseball, e precisamente gli otto giocatori coinvolti nel celebre scandalo dei Black Sox (caso reale in cui alcuni giocatori si vendettero una partita importante, venendo poi squalificati a vita).
Il viaggio mistico di Ray continuerà insieme ad altri personaggi, l’ex scrittore Terence Mann e l’ex dottore Archibald Graham (il primo ex perché ha smesso di scrivere, e il secondo ex perché ha smesso di vivere).

Se la trama è chiaramente di genere fantastico-surreale, il focus del film è la contrapposizione tra realtà materiale e intuizione, tra la routine di vita e il coraggio di fare quello che il nostro istinto ci dice di fare al di là delle convenzioni sociali e delle aspettative altrui.

Insomma, metaforicamente il campo da baseball ci sta parlando di sogni e di possibilità di vita, ed educando in tal senso.
In questo senso, reputo L’uomo dei sogni di Phil Alden Robinson (tratto dal libro di William Patrick Kinsella) un film più importante nel significato di quanto lo sia dal punto di vista registico, laddove comunque segna qualche punto a suo favore per via di una sceneggiatura originale e interessante fin dal suo avvio, benché dal ritmo un po’ lento e priva di personaggi memorabili.

Il film, pur non troppo famoso (almeno, qua da noi è quasi misconosciuto, forse ostacolato anche dal tema del baseball, sport veramente poco praticato nelle nostre latitudini) ha ricevuto svariati riconoscimenti: tre candidature agli Oscar, qualche premio minore vinto, ma soprattutto l’inserimento da parte dell’American Film Institute nella lista dei migliori film fantastici di sempre.

Fosco Del Nero



Titolo: L’uomo dei sogni (Field of dreams).
Genere: commedia, fantastico, surerale.
Regista: Phil Alden Robinson.
Attori: Kevin Costner, Burt Lancaster, Ray Liotta, James Earl Jones, Amy Madigan, Frank Whaley, Timothy Busfield, Gaby Hoffmann, James Andelin, Dwier Brown, Gaby Hoffman.
Anno: 1989.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 21 dicembre 2011

Ricomincio da capo - Harold Ramis

Oggi recensisco uno dei film cui sono più affezionato in assoluto, interpretato da un attore che a sua volta è uno dei miei preferiti in generale: parlo rispettivamente di Ricomincio da capo e di Bill Murray.

Dietro la macchina da presa, invece, c’è Harold Ramis, sarebbe a dire uno degli altri acchiappafantasmi con cui Bill Murray ha condiviso il set di Ghostbusters, una delle commedie fantastiche più riuscite di tutti i tempi.

Nomi importanti, dunque, a cui si affianca una trama altrettanto importante e originale, tra l’altro ripresa dal remake italiano È già ieri (dal canovaccio identico ma assai differente nello stile e nei singoli episodi).

Ecco la sintesi del film a grandi linee: Phil Connors è un noto meteorologo televisivo il quale, pur decisamente controvoglia, deve recarsi per lavoro nella cittadina di Punxsutawney per assistere alla cerimonia annuale in cui una marmotta locale predirebbe il tempo dei mesi successivi.
La ricorrenza e l’atmosfera da festa di paese sono tuttavia assai indigeste al metropolitano e cinico Phil, a cui la sorte assegnerà un destino quasi da contrappasso dantesco: rivivere all’infinito il cosiddetto “giorno della marmotta” a Punxsutawney. Infatti, indipendentemente da come egli ha finito la giornata precedente, in quella teoricamente successiva egli si sveglia nel letto dell’albergo all’inizio del medesimo giorno.

Ciò da un lato gli dà la possibilità di sperimentare e vivere quella giornata in ogni modo possibile, mentre dall’altro lo conduce alla depressione e alla disperazione, con tanto di tentativi di suicidio... mai riusciti visto che egli inevitabilmente finisce per risvegliarsi nell'amena cittadina.
Finché…

Va da sé che una trama così originale offre numerosi spunti e possibili situazioni, che il film sfrutta ottimamente (ma le possibilità erano veramente infinite), consegnandoci dei personaggi credibili (Phil, i colleghi Rita e Larry, etc) dei dialoghi spesso ispirati, una morale di fondo brillante e stimolante.

Morale che è possibile anche sintetizzare in modo semplice nel concetto di flessibilità, di possibilità e di risultati di vita in base alle nostre azioni precedenti, nonché nel dare sempre il meglio di noi stessi divenendo continuamente persone migliori...
... ma che potrebbe sfociare persino nel campo metafisico-esistenziale: una intelligenza superiore offre all'essere umano un numero illimitato di occasioni per comprendere il vero senso delle cose...  spunto che è molto vicino alla dottrina della reincarnazione, alla ruota del karma e all'apprendimento interiore che sblocca il ripetersi delle medesime energie.

Come già detto, personalmente da molti anni adoro Ricomincio da capo, e lo rivedo ogni tanto.
In Italia il film di Harold Ramis (che compare anche in un cameo) purtroppo è poco conosciuto, mentre è un classico nei paese anglosassoni, tanto che il suo titolo originale, "Groundhog day", è diventato un’espressione comune per intendere una giornata o qualcosa di estremamente ripetitivo.

Nel 2006 è il film è stato scelto tra i miglior film di tutti i tempi e inserito nel National Film Registry del congresso degli Stati Uniti.

Insomma, se non avete ancora visto Ricomincio da capo, fatelo al più presto: non è una perdita di tempo come studiare le liriche francesi.

In conclusione, evidenzio alcune frasi dal sapore esistenziale: non so se tali frasi e l'insieme del prodotto avessero una genesi "metafisica", ma delle due è l'una: o chi ha prodotto il film aveva una certa intenzione, al di là del comparto narrativo, oppure si è trattato più semplicemente e spontaneamente di ispirazione.

"E se non ci fosse un domani?
Oggi non c'è stato."

"Sono un Dio, sono immortale."

"Solo Dio può fare un albero."

"Mi sono ucciso tante di quelle volte che credo di non esistere più."

"A me piacerebbe avere tante vite e tante emozioni."

"A dispetto del mio domani e di ciò che accadrà, sono un uomo felice perché ti amo."

"Tutto ciò che è diverso è bello."

"Sai che giorno è oggi?
Oggi è domani."

"Ieri è passato."

"Tu sei qui. "

Fosco Del Nero



Titolo: Ricomincio da capo (Groundhog day).
Genere: fantastico, surreale, commedia, sentimentale.
Regista: Harold Ramis.
Attori: Bill Murray, Andie MacDowell, Brian Doyle-Murray, Chris Elliott, Stephen Tobolowsky, Marita Geraghty, Rick Overton, Robin Duke, Harold Ramis.
Anno: 1993.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 15 dicembre 2011

La città dei bambini perduti - Jean Pierre Jeunet, Marc Caro

La città dei bambini perduti, film altrimenti chiamato semplicemente La città perduta, è il terzo film di Jean Pierre Jeunet che recensisco sul sito, dopo Il favoloso mondo di Amelie e Una lunga domenica di passioni, film che ho molto apprezzato, ognuno a suo modo.

La città dei bambini perduti è stato scritto e diretto in coabitazione con Marc Caro, ma l’impronta di Jeunet si vede comunque, a cominciare dal cast di attori, molti già visti proprio ne Il favoloso mondo di Amelie, Una lunga domenica di passioni, Delicatessen, etc.

Se i due film già recensiti raccontavano una storia d’amore, seppur vista con degli occhiali surreali, questo terzo film, che in realtà li precede essendo datato 1995, sfocia nettamente nel genere fantastico, con addirittura derive cyberpunk.

Ecco in sintesi la sua trama: Krank è un uomo concepito in provetta da uno scienziato con l’obiettivo di realizzare l’uomo più intelligente del mondo. Il risultato è stato invece una persona che invecchia in modo rapidissimo perché non riesce a sognare.
Egli, allora, aiutato in ciò dai suoi fratelli (dei cloni anch’essi concepiti in provetta e tutti uguali tra di loro), rapisce dei bambini per impadronirsi dei loro sogni.
Il problema è che tali bambini sognano solo incubi, per il semplice fatto che hanno paura di lui e del posto in cui sono finiti.
Un giorno Krank rapisce Denrée, il fratellino di One, uomo con non tanto cervello ma con molta forza (di lavoro faceva proprio il forzuto circense), che si mette subito alla sua ricerca, aiutato dalla piccola Miette, bambina decisamente adulta e sveglia, con cui intesserà un’amicizia tenera e affettuosa.
I due quindi si dirigono verso la "città dei bambini perduti", nonostante l’opposizione di alcuni personaggi come le sorelle siamesi Octopus.

La città dei bambini perduti inizia con un bizzarro incubo di un bambino, e, tornati alla realtà, prosegue con una situazione ancora più bizzarra, mostrandoci un cervello in salamoia (tale Irvin), uno scienziato pazzo, sei cloni identici e una principessa nana.

Per fortuna la presenza dei soliti attori del "clan Jeunet" aumenta un poco il senso di familiarità, aiutato in questo, curiosamente, anche dal Salvatore de Il nome della rosa, l’indimenticabile gobbo fuori di testa che proclamava "Penitenziàgite!" e che qui è nelle vesti di protagonista principale.

L’atmosfera è certamente più curiosa rispetto a Il favoloso mondo di Amelie o a Una lunga domenica di passioni, certamente più vicino in questo al visionario Delicatessen.

La città dei bambini perduti non presenta dialoghi arguti e vivaci come nei film già recensiti di Jeunet, ma in compenso propone dei personaggi decisamente memorabili, nonché una scenografia che anch’essa non faticherà a rimanere nella memoria dello spettatore.

A mio avviso siamo una spanna sotto i film prima citati, ma ciononostante La città dei bambini perduti è un film originale e curioso che a mio avviso vale la pena vedere.

Fosco Del Nero



Titolo: La città dei bambini perduti (La cité des enfants perdus).
Genere: fantastico.
Regista: Jean Pierre Jeunet.
Attori: Ron Perlman, Judith Vittet, Dominique Pinon, Daniel Emilfork, Jean-Claude Dreyfus, Rufus, Serge Merlin, Jean-Louis Trintignant.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 12 dicembre 2011

Come sposare una figlia - Vincente Minnelli

In alcune recensioni ho già citato Come sposare una figlia, film del 1958 di Vincente Minnelli che avevo già visto anni fa e che mi era rimasto impresso per la delicata ironia di cui è pervaso, un umorismo ben superiore alle tante commedie pacchiane e terra terra che abbondano nei cinema e nelle televisioni di questi tempi.

Peraltro, era stata la prima volta che vedevo su schermo Sandra Dee, personaggio icona della femminilità e delle buone maniere (che poi avevo rivisto nell’altrettanto ispirato Una sposa per due).

Da sottolineare anche che questo è il terzo film di Vincente Minnelli che passa su Cinema e film, dopo Una fidanzata per papà e Qualcuno verrà.

Ma andiamo subito alla trama: Jimmy e Sheila Broadbent ospitano a Londra la di lui figlia di primo letto, Jane, una diciassettenne cresciuta negli Stati Uniti e quindi ben lontana dalla cultura londinese.

Parlando tra di loro, nonché con l’impicciona Mabel Claremont (interpretata da Angela Lansbury, ossia La signora in giallo di televisiva memoria), Sheila ha l’idea di organizzare il debutto in società di Jane, inserita negli ambienti in della capitale inglese a forza di balli e ricevimenti.

I quali, a dirla tutta, annoiano a morte Jane, soprattutto nella persona del ricco e viziato David Fenner (personaggio contemporaneamente insopportabile e divertente!)… fin quando a uno di questi balli la giovane non conosce David Parson, di cui si invaghisce. Il ragazzo però non va molto a genio alla matrigna…

In sostanza Come sposare una figlia è un commedia sentimentale, con la parte dell’umorismo prevalente rispetto a quella dei sentimenti, che alla fine non sono che il pretesto per mettere su una storia divertente, ambientata in un contesto in e dai toni umoristici aggraziati ed efficaci.

Si tratta anzi, lo dico senza mezzi termini, di una qualità di umorismo che raramente si incontra nei prodotti cinematografici odierni, che si è un po’ perso per strada a favore di azione, effetti speciali o comicità decisamente più pacchiana.

Come ho sottolineato altre volte, è un peccato che film di decenni fa di buon valore siano stati letteralmente dimenticati, e che vadano pescati nell’archivio del cinema per puro caso.
Trama leggera e scorrevole, personaggi ben caratterizzati e ottimi dialoghi: voto 7.5.

Fosco Del Nero



Titolo: Come sposare una figlia (The reluctant debutante).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Vincente Minnelli.
Attori: Sandra Dee, Kay Kendall, Rex Harrison, John Saxon, Angela Lansbury, Diane Clare, Peter Myers.
Anno: 1958.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 5 dicembre 2011

Una lunga domenica di passioni - Jean Pierre Jeunet

Finora un solo film di Jean Pierre Jeunet è passato su Cinema e film, e sarebbe a dire il noto Il favoloso mondo di Amelie.
Questo tuttavia non è l’unico film del regista francese che ho visto, tanto che oggi gli segue un altro film che vidi per la prima volta svariati anni fa: datato 2004, porta il titolo di Una lunga domenica di passioni.

Protagonista: ovviamente Audrey Tautou, visto che Jean Pierre Jeunet è uno di quei registi che tende a trascinarsi appresso in ogni sua produzione i suoi attori feticcio.
Come ad esempio Dominique Pinon, incontrato ne Il favoloso mondo di Amelie, in Delicatessen, in Una lunga domenica di passioni, in La città dei bambini perduti e persino in Alien 4!

Già, perché Jeunet è un regista piuttosto versatile, che salta dalla commedia all’horror al drammatico, anche se comunque lo accompagna un certo gusto del surreale che personalmente adoro.

Ecco la trama di Una lunga domenica di passioni: Mathilde e Manech, giovani innamorati, si sono conosciuti da bambini in un piccolo paesello francese, ma sono costretti a separarsi diciottenni per via delle seconda guerra mondiale, che si porta via il giovane.
Giunta la notizia della sua morte, Mathilde non ci crede, perché in quel caso il suo cuore avrebbe saputo del tragico evento, e dunque comincia una ricerca spasmodica di notizie su Manech e la trincea in cui era finito, soprannominata Bingo Crepuscolo.
Salta così fuori di tutto tra i vari personaggi appartenenti a quello sparuto e sfortunato gruppo e coloro che hanno circondato la loro vita, col mosaico che va pian piano ricomponendosi.

Jean Pierre Jeunet ha un’invidiabile capacità di tratteggiare i personaggi: chi vedrà il film non potrà non ricordarsi degli stessi Mathilde e Manech, dello zio Sylvain, di Germain Pire, di Tina Lombardi, di Elodie.

In questo senso, sono memorabili le recitazioni dei due protagonisti Audrey Tautou e Gaspard Ulliel (quest’ultimo ha anche vinto un premio per questo film), così come di Marion Cotillard (Amami se hai il coraggio, Nine, Inception, Big fish) e Ticky Holgado (Il favoloso mondo di Amelie).
Da citare anche la partecipazione di Jodie Foster (Il silenzio degli innocenti, Contact).

Quanto al genere, siamo di fronte a un meticcio in piena regola: lo sfondo è storico-bellico, e descritto persino in modo cruento, ma la storia è una storia d’amore, che prende il via da un casolare di campagna degno di una fiaba.
E peraltro sembra proprio di stare dentro una fiaba, un po’ per i personaggi ottimamente caratterizzati da Jeunet, un po’ per il surrealismo dell’intera storia.

In questa direzione gioca un ruolo importante anche l’occhio, visto che la fotografia del film è veramente molto bella.

In definitiva, Una lunga domenica di passioni di Jean Pierre Jeunet è un film che a mio avviso vale veramente la pena vedere, e che ha qualcosa da insegnare relativamente all'amore, alla fiducia, all'intuizione, alla determinazione e alla forza interiore, qualità che la protagonista incarna in modo deciso, e che possono essere d'insegnamento a chi guarda.

Fosco Del Nero



Titolo: Una lunga domenica di passioni (Un long dimanche de fiançailles).
Genere: commedia, storico, guerra, sentimentale, drammatico.
Regista: Jean Pierre Jeunet.
Attori: Audrey Tautou, Gaspard Ulliel, Dominique Pinon, Ticky Holgado, Chantal Neuwirth, Marion Cotillard, Jodie Foster, Albert Dupontel, François Levantal, Julie Depardieu.
Anno: 2004.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 30 novembre 2011

Ombre e nebbia - Woody Allen

Ventidue.
Tanti sono i film di Woody Allen recensiti su Cinema e film, sarebbe a dire quasi tutti.

L’appuntamento odierno è con un suo film datato 1991, e con un cast assai ricco e variegato: in Ombre e nebbia recitano infatti lo stesso Woody Allen, la sua ex compagna Mia Farrow (Rosemary’s baby, Hannah e le sue sorelle), John Malkovich (Rounders, Essere John Malkovich), Jodie Foster (Il silenzio degli innocenti, Contact), Kathy Bates (Misery non deve morire, Pomodori verdi fritti), John Cusack (Essere John Malkovich, L'ultimo contratto) e Madonna (Travolti dal destino, ma soprattutto recente regista di Sacro e profano), per quanto gli ultimi quattro in parti secondarie.

Ombre e nebbia è tratto da una pièce teatrale scritta dallo stesso Allen all’inizio degli anni settanta e intitolata Morte.

Il film racconta la storia, ambientata in un’imprecisata città dell’est Europa, di due personaggi. Il primo è l’impiegato Kleinman, il quale viene buttato giù dal letto a notte fonda da un gruppo di cittadini che sta organizzando una ronda notturna contro il serial killer strangolatore che sta mietendo numerose vittime in città.

Il secondo è la mangiaspade circense Irmy, in crisi col marito clown e in giro per la città in piena notte, fatto che la porterà nel bordello cittadino e che la condurrà a inattese esperienze.
Il destino dei due si intersecherà in qualche modo…

Ombre e nebbia è un film assai meticciato: propone un’atmosfera da giallo-thriller per via del personaggio del serial killer, nonché per la scelta registica del bianco e nero assai retrò, ma di fatto si esplica come una delle solite commedie di Woody Allen, che si muovono tra umorismo, introspezione psicologica e vicende interrelazionali.

Da un lato, tuttavia, l’aspetto ironico è limitato dall’atmosfera noir dell’opera (risultato in tal senso ben lontano dai vertici umoristici degli assai più sciolti Amore e guerra, La dea dell’amore, etc), mentre dall’altro l’aspetto da giallo-noir è piuttosto scialbo, più uno sfondo narrativo che non una trama di per se stessa (un film di Woody Allen in qualche modo simile ma meglio riuscito è La maledizione dello scorpione di giada).

Tirando le somme finali, Ombre e nebbia è un discreto film, dal sapore molto sperimentale, che ci lascia con una morale di fondo: tutti hanno un prezzo, la vita è volatile, e le cose spesso non sono come sembrano.

Fosco Del Nero



Titolo: Ombre e nebbia (Shadows and fog).
Genere: commedia, giallo, sentimentale.
Regista: Woody Allen.
Attori: Woody Allen, Mia Farrow, John Malkovich, Madonna, Jodie Foster, Kathy Bates, John Cusack, Donald Pleasence, Kate Nelligan, William H. Macy, Lily Tomlin.
Anno: 1991.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 28 novembre 2011

Arrietty - Hiromasa Yonebayashi

Arrietty è il nuovo film d’animazione prodotto dallo Studio Ghibli, che per molti appassionati di anime (ossia l’animazione giapponese) equivale a dire Hayao Miyazaki, il geniale regista di capolavori come La città incantata, Il castello errante di Howl, Nausicaa della Valle del vento, Porco RossoLaputaPrincipessa Mononoke, etc.

In effetti, anche nel caso di Arrietty c’è il suo zampino, visto che la sceneggiatura è sua.
In cabina di regia, però, abbiamo l’esordiente Hiromasa Yonebayashi, storico animatore collaboratore dello stesso Miyazaki.

Lo stile dello Studio Ghibli è dunque largamente mantenuto, con un film che alla fine della fiera risulta una commedia genere fantastico, come sempre lieve e toccante.

Andiamo dunque a vedere la trama di Arrietty: la quattordicenne Arrietty vive con i suoi genitori sotto il pavimento di una casa di campagna giapponese. Lei e i suoi genitori sono infatti dei “Prendinprestito”, alti circa dieci centimetri, e vivono dei doni della natura e delle piccole cose che gli uomini lasciano incustodite (cibo e utensili).

Un giorno, però, Arrietty, nel corso di una delle sue escursioni nel giardino della villa viene vista da Sho, adolescente dodicenne che si è trasferito in campagna per problemi di salute.
Tra i due nascerà una specie di amicizia, che però sarà foriera di problemi per la famiglia di prendinprestito...

Arrietty è l’adattamento cinematografico del romanzo di Mary Norton The borrower, già oggetto di precedenti conversioni.

Detto che grafica e animazione sono all’altezza, come sempre quando ci sono di mezzo Hayao Miyazaki e Studio Ghibli, vanno fatte alcune considerazioni sull’opera.
Intanto, Arrietty è una via di mezzo tra I viaggi di Gulliver (esseri umani grandi ed esseri umani piccoli) e Memole dolce Memole (rapporto d’amicizia tra un adolescente umano e un’adolescente di una razza più minuta), con un pizzico de I puffi per via dell’atteggiamento della governante della casa, che vuole cacciare e imprigionare gli gnometti manco fosse Gargamella (addirittura chiama una ditta di derattizzazione!).

Altri due appunti sono secondo me importanti, uno ai miei occhi gradevole e l’altro no.
Il primo, positivo, riguarda la caratterizzazione di un mondo, una microsocietà, che va avanti con poco, con la natura e poco più, senza bisogno di denaro o consumismo.

Il secondo, negativo, concerne il finale-morale del film, che pare dire: ognuno deve stare col suo simile, rispettando le reciproche diversità ma non rompendo l’ordine costituito. Ciò sa molto di immobilismo e conservatorismo, e onestamente non me lo sarei aspettato da un film sceneggiato da Miyazaki.

Film che risulta meno efficace rispetto a quelli diretti da Miyazaki stesso, e in tal senso la mano meno esperta di Hiromasa Yonebayashi si è vista.
Mancando totalmente della visione epica di film come Nausicaa, Principessa Mononoke o Laputa, Arrietty si avvicina più a Kiki - Consegne a domicilio, Ponyo sulla scogliera o Il mio vicino Totoro, ma con un livello di efficacia narrativa e di coinvolgimento dello spettatore a mio avviso minore.

Dunque, un film d’animazione “solamente” discreto-buono, che peraltro, almeno in Italia, ha ottenuto un incasso al cinema veramente deludente.

Fosco Del Nero



Titolo: Arrietty (Karigurashi no Arrietty).
Genere: commedia, anime, fantastico.
Regista: Hiromasa Yonebayashi.
Anno: 2010.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 23 novembre 2011

Memorie di una geisha - Rob Marshall

Dopo alcune commedie (Il paradiso all’improvviso, Polpette, Man on the moon), ci dirigiamo stavolta su un film drammatico, peraltro di ambientazione esotica: Memorie di una geisha, film girato da Rob Marshall nel 2005.

Memorie di una geisha è l’adattamento cinematografico del romanzo di Arthur Golden ed è ambientato nel Giappone degli anni “30.

La protagonista è Chiyo, bambina venduta dal padre a soli nove anni a una scuola di geishe, nella quale acquisirà il nome Sayuri e verrà educata all’arte di deliziare i ricchi uomini d’affari giapponesi.

La sua storia sarà poi segnata dall’incontro con il direttore generale (di cui la piccola Chiyo si innamora), con l’invidiosa e perfida Hatsunomo (che le metterà i bastoni tra le ruote in ogni modo) con l'esperta geisha Mameha (che la farà diventare la geisha più desiderata di tutta la città).

Come sempre, quando c’è l’Oriente dei mezzo, è dedicata una grande cura alla parte estetica: Memorie di una geisha non fa eccezione a questa regola non scritta, e si presenta bellissimo da vedere, una vera gioia per gli occhi, e non solo per la presenza delle belle protagoniste (Zhang Ziyi e Gong Li, curiosamente cinesi e non giapponesi), ma soprattutto per la grande cura dedicata alla scenografia e alla fotografia.
Memorabile, in particolare, la scena di Sayuki al suo esordio come ballerina solista (non dimenticando che Rob Marshall è un ex coreografo).

All’estetismo orientale di solito si accompagna una certa lentezza, cosa evitata dal fatto che il regista in questo caso è americano, ed è il regista dei musical Chicago e Nine, che dà alla pellicola un ritmo piuttosto serrato tale da non annoiare mai e anzi coinvolgere lo spettatore per tutta la durata del film.

Film che in sostanza è un film introspettivo-psicologico, che parte dal dolore di una bambina venduta e va avanti tra gioie e tristezze, legate anche alla venuta della seconda guerra mondiale.

Memorie di una geisha ha ottenuto buoni riconoscimenti sia presso il pubblico (raddoppiando ai botteghini il suo costo di produzione) sia presso la critica, con numerosi premi vinti: Oscar, Bafta, Golden Globe, MTV Movie Award, National Board of Review Award, Nastro d'argento, etc.

Imperdibile per gli amanti delle amosfere orientali o semplicemente per chi ama estetica e fotografie curatissime.
Da evitare invece per chi non sopporta le storie tristi e prive di qualunque felicità e senso dell’umorismo (fatto che me ne fa ridurre la valutazione a una semplice più che sufficienza per le virtù prima elencate).

Fosco Del Nero



Titolo: Memorie di una geisha (Memoirs of a geisha).
Genere: drammatico, sentimentale, psicologico.
Regista: Rob Marshall.
Attori: Zhang Ziyi, Gong Li, Suzuka Ohgo, Ken Watanabe, Koji Yakusho, Kaori Momoi. Michelle Yeoh, Youki Kudoh, Ted Levine, Togo Igawa, Kenneth Tsang.
Anno: 2005.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 21 novembre 2011

Man on the moon - Milos Forman

Quello che recensisco oggi è uno dei film che mi ha più colpito in assoluto, svelandomi peraltro un personaggio del passato grandemente celebre negli Stati Uniti, ma praticamente sconosciuto in Italia… se si esclude forse la notorietà datagli proprio da questo film.

Parlo rispettivamente di Man on the moon e di Andy Kaufman: il primo è il film dedicato da Milos Forman al secondo, controverso e innovativo showman americano, prematuramente morto nel 1984… anche se lo circonda una leggenda metropolitana per cui l’uomo avrebbe finto la sua morte, proprio come in vita aveva promesso che prima o poi avrebbe fatto e dopo che aveva architettato scherzi parimenti bizzarri e imprevedibili.

Secondo alcuni, peraltro, proprio chi lo ha interpretato su schermo, ossia il camaleontico Jim Carrey (che da sempre ha una fissa per il compianto showman, tanto da avere addirittura collezionato una serie di memorabilia e da essersi assai prodigato per avere il ruolo di questo film, per non parlare di molte curiose coincidenze, a cominciare dal medesimo giorno di nascita, il 17 gennaio), sarebbe l’indiziato numero uno per tale sparizione/sostituzione, anche se in realtà la prima apparizione televisiva di Carrey è precedente di un anno all’ultima di Kaufman, per cui tale teoria sembra priva di fondamento.
Di Carrey, tra le altre cose, ho già recensito i vari Ace Ventura - L'acchiappanimali, The Truman showThe number 23, Yes man.

Ma veniamo alla trama di Man on the moon, la quale di fatto coincide con la biografia di Andy Kaufman, sulla quale è stato fatto da Milos Forman e dai produttori del film (tra cui figurano anche l’attore Danny De Vito, il cantante dei Rem Michael Stripes, la cui canzone tra l’altro dà il titolo al film, e George Shapiro, il manager di Kaufman) un grande lavoro di ricerca per renderla la più fedele possibile, coinvolgendo anche i più intimi conoscenti di Kaufman, tra cui l’amico Bob Zmuda, che fa anche un cameo nel film, così come l’ex compagno di set Christopher Lloyd (attore noto soprattutto per la trilogia di Ritorno al futuro).

Gli attori principali del film sono, oltre a Jim Carrey (Andy Kaufman) e Danny De Vito (il manager George Shapiro), Courtney Love (la moglie di Andy) e Paul Giamatti (l’amico e coautore Bob).

Andiamo subito a vedere la trama di questo rutilante film, veramente pieno di gag e situazioni non convenzionali: Andy fin da bambino ha manifestato una certa predisposizione per lo spettacolo e l’intrattenimento, anche se in forma un poco distorta, corrispondente al suo umorismo non proprio da uomo qualunque.
Per tale motivo, i suoi sketch non ottengono un grande successo sul palco, fino a che egli non si inventa il personaggio di Latka, un presunto immigrato da Caspiar (isola sul Mar Caspio che sarebbe affondata), nonché imitatore… pessimo, sulle prime, ma poi formidabile nel momento in cui imita Elvis Presley, il quale al tempo dichiarò che la sua imitazione preferita era proprio quella di Andy Kaufman… e che curiosamente ne ha condiviso il destino fatto di morte precoce e di leggenda metropolitana sul finto decesso.
Il personaggio di Latka vale a Andy la rappresentanza del manager Shapiro, che gli apre palcoscenici fino a quel momento inimmaginabili, nonché un successo su scala federale.
Il bizzarro senso dell’humor di Andy tuttavia gli fa percorrere una sorta di anticipato viale del tramonto (un po’ per il grottesco "wrestling inter-genere", un po’ per l’altro personaggio che si inventa, l’aggressivo cantante Tony Clifton), ulteriormente anticipato dal tumore ai polmoni (elemento che dà sostegno ai sostenitori della leggenda della finta morte, dato che il cancro ai polmoni nei non fumatori al di sotto dei 50 anni è un’eccezione statistica).
Proprio la discesa verso l’ormai inevitabile, tuttavia, lo porta a concepire uno spettacolo d’addio memorabile con tanti ospiti e tanti colpi di scena, passato alla storia per il fatto che Andy offrì alle migliaia e migliaia di spettatori latte e biscotti. In questo spettacolo, inoltre, un personaggio moriva per finta, proprio come Andy avrebbe promesso di fare lui stesso e come alcuni pensano che abbia davvero fatto, cosa non impossibile per una persona così enigmatica e fuori dagli schemi come a quanto pare era Andy Kaufman.

Ma torniamo a Man on the moon: il film, a mio avviso, è strepitoso nella sua prima metà, per poi perdere colpi una volta subentrato il wrestling. La parte finale, tuttavia, ridona lustro all’opera, che lascia lo spettatore con gli occhi lucidi e anche un po’ scosso per lo spettacolo cui ha appena assistito… specialmente sapendo che si tratta di una biografia fedele e non di un’opera di fantasia.

L’ultima scena, tra le altre cose, sembra voler far pendere dal lato della leggenda metropolitana, dal momento che, un anno dopo il funerale di Andy Kaufman, si vede Tony Clifton sul palco, e contemporaneamente l'amico Bob (che a volte interpretava Tony al posto di Andy per confondere le acque presso il pubblico, ignaro della vera identità di Clifton) tra il pubblico, suggerendo quindi che fosse proprio Kaufman a interpretare il bizzarro cantante.

Nel complesso, Man on the moon è un film che amo, e che non a caso ho già visto svariate volte.
Memorabili in particolare le scene dell’imitazione di Elvis Presley, del pezzo musicale col labiale, dello spettacolo finale e del funerale.

In chiusura, riporto alcune belle frasi tratte dal film, nel quale, tra le altre cose, si accenna (seppur in modo volante) a: meditazione, visualizzazione, yoga, ricerca interiore, chakra, cristalloterapia, alimentazione naturale, profezie che si autoavverano, energia (positiva e negativa) e manifesting.

"Il mondo è un'illusione: non dovremmo prenderlo tanto sul serio."

"Non esiste un vero te."

"Mi sento circondato da energia negativa."
"Sei circondato da ciò che hai creato."

"Noi non siamo soli mai e la gioia è tra di noi.
Quanto amore c'è al mondo.
Non c'è nulla da temere."

Fosco Del Nero



Titolo: Man on the moon (Man on the moon).
Genere: commedia, drammatico.
Regista: Milos Forman.
Attori: Jim Carrey, Danny De Vito, Courtney Love, Paul Giamatti, Vincent Schiavelli, Gerry Becker, Marilu Henner, Christopher Lloyd, Judd Hirsch, Carol Kane, Jerry Lawler, Jim Ross.
Anno: 1999.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 16 novembre 2011

Polpette - Ivan Reitman

Polpette, datato 1979, è il primo film con Bill Murray come protagonista, ed è il film che, grazie al suo buon successo, ha lanciato il regista Ivan Reitman.
Si tratta di nientemeno della coppia che avrebbe fatto storia qualche anno dopo con Ghostbusters - Acchiappafantasmi (e che peraltro dovrebbe a breve essere impegnata in Ghostbusters 3!).

Tra gli sceneggiatori, invece, Harold Ramis, anche lui futuro attore di Ghostbusters (Murray era Peter Venkman, mentre Ramis era Egon Spengler), nonché futuro regista dello stesso Murray nell’altrettanto spettacolare Ricomincio da capo.

Sfortunatamente, Polpette non è certo all’altezza di questi due titoli, e anzi si dimostra decisamente più immaturo e sempliciotto.

Ecco la sua trama: è tempo di vacanze nel campo estivo Stella del Nord, un campo alla buona decisamente meno raffinato del vicino campo Mohawk.
In particolare, gli animatori di Stella del Nord, soprattutto Tripper Harrison (Bill Murray), giovane piuttosto vivace e poco ligio alle regole, certamente non sono il miglior esempio per i bambini e ragazzi del campo.

La sceneggiatura, dunque, più che Ghostbusters o Ricomincio da capo, entrambi film fantastici, ricorda i più banali Animal house e American pie 4 - Band camp, con cui condivide nel primo caso lo stile da gruppo sconsclusionato e nel secondo l’ambientazione da campeggio.

Polpette, però, ha un target più adolescenziale, o comunque uno stile, sia visivo ma soprattutto gergale, decisamente più castigato e meno volgare, anche per la tenera amicizia tra l’adulto Tripper e il piccolo Rudy, ragazzo un po’ imbranato che il caposcout prende sotto la sua ala protettrice (anche se detto così è un po’ ambiguo).

Insomma, Polpette di Ivan Reitman è un film che sa molto di film sperimentale, che non vanta certamente acuti a livello di trama o di scenografia, di colonna sonora e nemmeno di personaggi, che comunque strappa qualche sorriso per la vivace mimica di Bill Murray e per l’atmosfera adolescenziale anni ''80.
Nel complesso, meno che sufficiente.

Fosco Del Nero



Titolo: Polpette (Meatballs).
Genere: comico.
Regista: Ivan Reitman.
Attori: Bill Murray, Chris Makepeace, Harvey Atkin, Kate Linch, Russ Banham, Matt Craven, Keith Knight, Larry Solway.
Anno: 1979.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 14 novembre 2011

Il paradiso all’improvviso - Leonardo Pieraccioni

Finora su Cinema e film sono apparsi tre film di Leonardo Pieraccioni, e sarebbe a dire: Ti amo in tutte le lingue del mondo, Una moglie bellissima, Io e Marilyn.
Gli altri film del buon Leonardo li ho visti, ma precedentemente all’apertura del blog, per cui non erano mai comparsi.

Tuttavia ogni tanto mi rivedo film del passato, come sa bene chi segue il blog da tempo, e questa volta è toccato al film di Pieraccioni del 2003: Il paradiso all’improvviso, film caratterizzato dalle opposte Angie Cepeda (la bellissima di turno dei film di Pieraccioni) e Anna Maria Barbera (in veste di spalla umoristica).

A completare il quadro, i soliti Rocco Papaleo e Alessandro Haber, nei panni di due nobili viziosi (Giandomenico Bardella e Taddeo Borromini) e con la mania delle scommesse, una delle quali andrà a colpire proprio il personaggio interpretato da Pieraccioni, Lorenzo Buccianti, single libero e convinto.
La scommessa tra i suddetti nobiluomini, verte proprio sul fatto di far crollare le certezze del loro più giovane amico.
Tutto comincia quando Lorenzo, titolare di una ditta di effetti speciali, viene contattato dalla bella e ricca Amaranta per inscenare una nevicata a Ischia durante l’appuntamento con il suo innamorato…

Sarò sincero: il film me lo ricordavo migliore.
Certo, vi sono momenti letteralmente favolosi (su tutti, il ritornello improvvisato da Lorenzo durante la visita dalla maga canterina), tante risate e sorrisi, nonché degli scenari paesaggistici assai suggestivi tra mare e campagna, ma a Il paradiso all’improvviso manca qualcosa.

O forse a giocargli contro è il fatto, innegabile, che i film di Leonardo Pieraccioni alla fine si svolgono tutti sul canovaccio del giovane semplice e della bella di turno (spesso straniera o comunque assai tipizzata).

Anche se, sempre per essere sinceri, molto è legato al gusto individuale, posto che i miei film preferiti di Pieraccioni sono Ti amo in tutte le lingue del mondo e Il pesce innamorato, mentre altre persone hanno classifiche personali del tutto differenti, con magari in testa Il ciclone, Una moglie bellissima, Fuochi d’artificio, etc.

Sta di fatto che comunque i film del regista toscano sono tutti gradevoli, quale più e quale meno, e che al botteghino registrano quasi sempre ottimi risultati: Il paradiso all’improvviso, per esempio, ha incassato circa 25 milioni di euro in Italia, un risultato assolutamente di rilievo.

A ognuno il suo film, dunque, e buon divertimento.

Fosco Del Nero



Titolo: Il paradiso all’improvviso (Il paradiso all’improvviso).
Genere: comico, commedia, sentimentale.
Regista: Leonardo Pieraccioni.
Attori: Leonardo Pieraccioni, Angie Cepeda, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Anna Maria Barbera, Giulia Montanarini, Nunzia Schiano.
Anno: 2003.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 9 novembre 2011

FBI - Protezione testimoni 2 - Howard Deutch

FBI - Protezione testimoni 2 è chiaramente il sequel di FBI - Protezione testimoni.

Se il cast di attori è stato confermato (Bruce Willis, Matthew Perry, Amanda Peet, Natasha Henstridge), è viceversa differente il regista, dal momento che si è passati da Jonathan Lynn a Howard Deutch, ambo poco conosciuti per il semplice fatto di aver girato solo commediole senza pretese (La ragazza del mio migliore amico è l’ultimo esempio del secondo regista).

Se vogliamo anche FBI - Protezione testimoni 2, proprio come il suo predecessore, fa parte di questa categoria, visto che nasce evidentemente con l’intento di essere un film simpatico di puro intrattenimento, senza ambizioni di grossa sceneggiatura, di innovazione o di originali scelte registiche.

Se questo è assodato, è pure vero, o almeno questo è il mio parere, che l’improbabile coppia Bruce Willis-Matthew Perry (ossia il Chandler di Friends) funziona, col contrasto tra la durezza del primo e l’ironia del secondo.

Ma andiamo subito alla trama: Nicholas Oseransky (detto Oz) vive a Beverly Hills con la moglie Cynthia, che poi è l’ex moglie di Jimmy Tudeski (detto Tulipano), il killer che la famiglia Gogolak vuole far fuori a tutti i costi per vendetta.

Un bel giorno i Gogoloak rapiscono Cynthia, con l’obiettivo di attrarre sia Oz che Jimmy nella loro ragnatela e fare un doppio colpo…

Questo secondo episodio mi è piaciuto leggermente più del primo. Un po’ l’incipit, un po’ i dialoghi mi sono sembrati difatti più efficaci e più freschi.

Come nel caso precedente, vi è qualche colpo di scena e qualche voltafaccia, forse un poco improbabile ma comunque perfettamente a tema con l’atmosfera da commedia umoristica e surreale quale era già stato il primo FBI - Protezione testimoni.

Sarò forse per un mio debole umoristico per Chandler-Matthew Perry, sarà perché anche Amanda Peet e Bruce Willis fanno abbastanza ridere nella loro improbabilità, ma alla fine della fiera, come detto, ho trovato FBI - Protezione testimoni 2 un film gradevole e scorrevole.

Non è certo la storia del cinema, ma va bene per trascorrere un’ora e mezza in allegria.

Fosco Del Nero



Titolo: FBI - Protezione testimoni 2 (The whole ten yards).
Genere: comico, commedia.
Regista: Howard Deutch.
Attori: Bruce Willis, Matthew Perry, Amanda Peet, Natasha Henstridge, Kevin Pollak, Michael Clarke Duncan, Frank Collison.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 7 novembre 2011

Robocop - Paul Verhoeven I

Non avevo mai visto Robocop per il semplice motivo che non mi ispirava, oltre che per il fatto che mi è sempre sembrato il fratello povero di Terminator
Tuttavia, si trattava sempre di un classico degli anni ''80, ragion per cui ho deciso di colmare la lacuna.

Il regista è Paul Verhoeven I, regista molto in voga in quegli anni, che a Robocop ha fatto seguire in un lasso di tempo relativamente breve i vari Atto di forza, Basic instinct, ShowgirlsStarship troopers.
Certamente non si può dire che non si tratta di un regista capace di colpire e impressionare il pubblico, anche giocando su temi decisamente terra terra, come il sesso (Basic instinct, Showgirls) o l'azione-violenza (Atto di forza, Starship troopers, lo stesso Robocop).

Violenza, come agevole da notare, abbinata a un certo senso del fantastico, con i tre film appena citati ambientati in un futuro difficile, pericoloso e per l’appunto violento.

Tale è la Detroit del prossimo futuro, con un tasso di delinquenza altissimo e la polizia costretta, per farvi fronte, e pensare a misure drastiche, come la creazione di un cyborg-poliziotto costruito sul cadavere appena di un poliziotto appena morto in servizio, barbaramente torturato da alcuni criminali.

Pian piano, però, la memoria dell’uomo emergerà in quella del cyborg, e con essa il desiderio di vendetta…

Devo dire che il mio intuito non mi mentiva, nel senso che in Robocop non ho trovato nulla di particolarmente interessante: c’è violenza, c’è sangue, c’è corruzione, c’è giustizia fai da te, ci sono scene d’azione ed effetti speciali… e basta.

Non c’è bellezza e nemmeno ironia nei dialoghi, ma in fondo non era forse quello che ci si aspettava in un film d’azione con la componente innovativa del robot-umano.
Per me, comunque, non meritevole di visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Robocop (Robocop).
Genere: fantascienza, azione, drammatico.
Regista: Paul Verhoeven I.
Attori: Peter Weller, Nancy Allen, Ronny Cox, Dan O'Herlihy, Kurtwood Smith, Miguel Ferrer, Felton Perry, Robert Doqui, Ray Wise, Paul McCrane, Jesse D. Goins, Del Zamora.
Anno: 1987.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 4 novembre 2011

Nine - Rob Marshall

Rob Marshall è il regista del noto film-musical Chicago, che dopo il buon successo del suddetto film ci ha riprovato con un altro musical, Nine, film peraltro omaggio all’Italia e alla dolce vita di felliniana memoria.

Non a caso, l’ambientazione è quella romana degli anni “60, e molti attori sono italiani, anche se non i principali, occorre dire: si sono visti tra gli altri Sofia Loren, Ricky Tognazzi, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Martina Stella.

I veri protagonisti però sono altri: Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Kate Hudson, Judi Dench.
In pratica, il protagonista centrale del film, il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis) è circondato da una serie di donne più o meno importanti nella sua vita: la moglie Luisa (Marion Cotillard), l’amante Carla (Penelope Cruz), l’attrice musa Claudia (Nicole Kidman), l’amica consigliera-constumista Lilianne (Judi Dench), la giornalista d’assalto Stephanie (Kate Hudson), la prostituta Saraghina (Stacy Ferguson) oltre che sua madre (Sophia Loren).

Guido, tuttavia, è in piena crisi creativa, tanto che i preparativi per il suo nuovo film, Italia, cominciano senza copione e senza idee, con la crisi professionale che si mescola alla crisi personale con moglie e amante.

Come in Chicago, la parte cantata e musicata riveste una certa importanza in termini di narrazione e minutaggio, e anzi a tratti rappresenta le parti migliori del film, con una scenografia ottima e una colonna sonora piacevole all’ascolto.

Tuttavia, rispetto a Chicago pare assai più debole la sceneggiatura, con una trama tutto sommato debole e dei dialoghi non particolarmente ficcanti.

Il giudizio dunque è inevitabilmente peggiore, e lo dico nonostante in questo Nine compaiono tre delle mie attrici preferite in assoluto, ossia Penelope Cruz (Volver, Nessuna notizia da Dio, Tutto su mia madre), Marion Cotillard (Inception, Amami se hai il coraggio, Il pianeta verde, Una lunga domenica di passioni, Big fish), Nicole Kidman (Moulin Rouge, La bussola d’oro, The others, Eyes wide shut)… laddove invece in Chicago il personaggio centrale era la né bella né divertente (a parer mio) Renée Zellweger.

Una curiosità: in Nine avrebbe dovuto partecipare Katherin Zeta-Jones, che però ha declinato, mentre per la parte di Guido si era pensato ad Antonio Banderas, che aveva interpretato il personaggio nel musical teatrale, assegnando poi la parte a Javier Bardem (Vicky Cristina Barcelona, Mangia, prega, ama), che però poi si è chiamato fuori dal progetto, spianando infine la strada a Daniel Day-Lewis.

Nutrita inoltre la lista di attrici scartate per varie parti: Renée Zellweger, Juliette Binoche, Katie Holmes, Demi Moore, Sienna Miller, Anne Hathaway.
Tutti nomi importanti, che danno l’idea, insieme al budget di 80 milioni di dollari, dell’ambizione del film, che tuttavia non ha convinto né il pubblico, incassando neanche la metà di quanto speso, né la critica, ottenendo svariate nomination ai vari Oscar, Nastri d’argento e Golden globes, ma nessun premio.

Insomma, probabilmente Nine ha fatto la medesima impressione a molte persone: un progetto ambizioso, un cast eccellente, molta cura dei dettagli, ma una riuscita finale men che sufficiente.

Fosco Del Nero



Titolo: Nine (Nine).
Genere: musicale, commedia, sentimentale, drammatico.
Regista: Rob Marshall.
Attori: Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Kate Hudson, Judi Dench, Sophia Loren, Ricky Tognazzi, Stacy Ferguson, Sandro Dori, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Martina Stella, Alessia Piovan.
Anno: 2009.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 1 novembre 2011

FBI - Protezione testimoni - Jonathan Lynn

Jonathan Lynn non è certamente un regista di grido, tanto che, della sua filmografia, non si ricorda neanche un film di successo.
Il suo apice, se così si può dire, lo ha raggiunto probabilmente con FBI - Protezione testimoni, anche se probabilmente più per i meriti dei suoi due attori protagonisti, Bruce Willis e Matthew Perry, coppia in qualche bizzarro modo ben assortita.

Intanto, per chi non si ricordasse chi è Matthew Perry, si dica che è Chandler dell’ormai mitica sitcom Friends.
Quanto a Bruce Willis, film come Il quinto elemento, Die hard, Pulp fiction, L'esercito delle dodici scimmie, Sin City, etc, parlano da soli sul suo curriculum, che grazie a film come FBI - Protezione testimoni risulta essere un po’ meno monotematico.

Ecco in sintesi la trama del film, piuttosto arzigogolata invero: Nicholas Oseransky, detto semplicemente Oz, è un tranquillo dentista di provincia, il cui problema principale è il rapporto non certo affettuoso con la moglie.
A questo problema si aggiunge quello del nuovo vicino di casa Jimmy Tudeski, detto Tulipano, noto killer, ricercato dalla famiglia slava dei Gogolak per aver ucciso uno dei loro.

La moglie di Oz ha a questo punto una brillante idea: riferire ai Gogolak dove sta Tulipano per incassare la taglia su di lui.
Oz va effettivamente a Chicago, ma più che altro per stare lontano dalla moglie per un po’… quando la situazione preme sull’acceleratore: egli viene braccato da un sicario dei Gogolak, tale Franklin Figueroa, detto Frankie Figs, conosce Cynthia, l’ex moglie di Tulipano, e per di più poco dopo si mette in mezzo anche la segretaria del suo studio dentistico, Jill.

Va da sé che il film si gioca tutto sul contrasto tra Oz-Matthew Perry e Jimmi-Bruce Willis, nonché sul “non sono quello che sembro” tipico di quasi ogni personaggio della storia (tranne Oz).

Si tratta decisamente più di una commedia umoristica che di un thriller, con qualche spruzzatina d'azione e una vena sentimentale.

Devo dire che, nel complesso, FBI - Protezione testimoni non mi è dispiaciuto.
Alterna con buona efficacia azione e umorismo e, pur non elevandosi a vette eccelse nell’una o nell’altra categoria, scorre via in modo tutto sommato gradevole.

Anche se forse, sono sincero, il mio giudizio potrebbe essere influenzato dal fatto che ero un grande fan di Friends e di Chandler in particolare (senza dubbio il personaggio più divertente della serie), del quale peraltro in questo film è stato mantenuto anche il doppiatore storico.

Ad ogni modo, Friends o non Friends, FBI - Protezione testimoni è un film caruccio per trascorrere un’ora e mezza in simpatia e allegria, senza troppe pretese.

Fosco Del Nero



Titolo: FBI - Protezione testimoni (The whole nine yards).
Genere: comico, commedia, azione, sentimentale.
Regista: Jonathan Lynn.
Attori: Bruce Willis, Matthew Perry, Michael Clarke Duncan, Amanda Peet, Rosanna Arquette, Natasha Henstridge, Kevin Pollak.
Anno: 2000.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

Il mondo dall'altra parte