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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 17 dicembre 2024

Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro - Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde

Nella recensione di Ruby Red, il primo film dell’omonima trilogia, avevo scritto che, data la mediocrità del prodotto, non ero sicuro di vedere il suo seguito, ossia Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro 2.

Alla fine l’ho guardato, spinto non dalla curiosità per la storia, i personaggi e dunque la qualità cinematografica del primo film, bensì incoraggiato dai contenuti che proponeva, pur se lievi, oscillanti tra elemento interiore esistenziale ed elemento esteriore cospirativo… anche se mi attendevo un’ulteriore calo della qualità, dal momento che, con i seguiti, statisticamente è quasi sempre così. 

Detto, fatto.

Diamo comunque uno sguardo alla trama di Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro, film uscito nel 2014, ossia un anno dopo il suo predecessore: Gwendolyn e Gideon, che ora sono una coppia, continuano nei loro viaggi nel tempo, un po’ inviati dalla Loggia di Saint Germain, un po’ per loro iniziativa, visto che molte cose non tornano alla ragazza, sempre più dubbiosa se mettersi al servizio del Conte e della sua sette segreta.

Nelle sua indagini, Ruby incontra nuovamente Lucy e Paul, i ribelli dalla Loggia, che per sfuggirle si sono trasferiti nel passato e che le sono più vicini di quanto la ragazza pensasse.
In tutto ciò, il rapporto tra lei e Gideon vacilla, visto che il ragazzo pare ben sistemato sotto l’ala del suo mentore Saint Germain, pur se anch’egli pare oscillare un poco.

Se il primo Ruby Red era mediocre, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro è ancor peggio quanto a qualità: mantiene il tono adolescenziale del primo, in stile Twilight, aggiunge un elemento che vorrebbe essere forse umoristico ma che si rivela davvero scarso, il gargoyle invisibile che vede solo la protagonista, e propone scene imbarazzanti come la canzone-ballo tratta dal Rocky Horror Picture Show e improvvisata in una serata elegante del 1780: l’imbarazzo non sta nel fatto che i due ragazzi improvvisino la cosa, una cantando da ubriaca e l’altro suonando al piano, ma che il pubblico del 1780 gradisca lo spettacolo.
E il pubblico del 2020 lo gradisce? 

Sono spariti, purtroppo, anche i pochi contenuti esistenziali che il primo film proponeva… ma è rimasto qualcosa a livello di tematiche cospirative, e forse questo qualcosa, pur se poco, rende il film quantomeno degno di esistere.

Elemento interessante: se i cattivi son quelli di una setta inglese, i buoni son quelli di una setta-confraternita italiana, fiorentina per la precisione. Sono loro a citare un brano del Nuovo Testamento… di gran lunga la cosa di maggior valore che c’è in tutto il film.

Ecco un paio di frasi estratte da Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

“Come dovrebbe stare una persona che si trova per secoli in un delirio infinito?
Diciamo che non vedo l’ora di risvegliarmi.”

“Rivestitevi dell’armatura di Dio.
La nostra battaglia è contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebra.”

“Lo scopo del suo Nuovo Ordine Mondiale non è il benessere dell’umanità, ma solamente il suo.
Lavora al suo piano di dominio da secoli insieme alla sua élite.
Saranno in grado di controllare tutto: flussi finanziari, raccolti, approvvigionamento idrico, vaccini, scuole, ed elimineranno tutto ciò che non coincide con la loro visione dell’umanità”.

Il film sarà anche scarso, ma pochi anni dopo l’umanità occidentale si è trovata immersa nella previsione fatta in Ruby Red 2: curioso peraltro che tra le altre cose nomini anche i vaccini, nonché la censura-manipolazione che negli ultimi anni è passata da essere discreta a essere evidente, persino ufficiale.
Almeno in questo, sì, il film ha una sua utilità per coloro che si ostinano a essere dei babbani.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro (Saphirblau).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Karl Walter Sprungala, Peter Simonischek, Pierre Kiwitt, Maria Ehrich, Rüdiger Vogler, Johannes von Matuschka, Jannis Niewöhner, Chiara Schoras.
Anno: 2014.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 26 novembre 2024

Ruby Red - Felix Fuchssteiner

Ruby Red mi era stato consigliato come film di qualità e come film interessante per i suoi contenuti evolutivo-spirituali.

In verità, il film, un film tedesco diretto nel 2013 da Felix Fuchssteiner, si dimostra carente su ambo i fronti.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama sommaria di Ruby Red… che come genere ed elementi mi è abbastanza congeniale: la protagonista Gwendolyn Shepherd è un’adolescente che vive a Londra in un grande e lussuoso palazzo insieme alla sua famiglia allargata: ci sono la madre Grace Montrose, il fratellino minore Nick, la nonna Arisa, la prozia Maddy, la zia Glenda e la cugina Charlotte, con la quale Gwendolyn non ha un buon rapporto nonostante parentela e comune luogo di abitazione. 

Difatti Charlotte, che si ritiene l’erede di un particolare gene che si tramanda in famiglia da secoli e che permette di viaggiare nel tempo, ha un atteggiamento piuttosto arrogante e altezzoso verso la cugina, la quale dal canto suo si dimostra effettivamente imbranata e trasandata.

Tuttavia, una volta raggiunti i sedici anni, il gene si manifesta in Gwendolyn e non nella cugina, che viceversa era stata addestrata per anni a tal scopo: così, la ragazza si ritrova non solo nel passato, ma senza la cultura e i mezzi per affrontare la situazione. Ciò, manco a dirlo, inasprisce ulteriormente i rapporti con Charlotte e con la di lei madre, le quali (anche se non se ne capisce il motivo) si ritenevano depositarie di quell’antico potere e tradizione familiare.

Così, la ragazzina si troverà ad affrontare non solo le sue involontarie incursioni nel tempo, ma anche i misteri della famiglia Shepherd-Montrose, nonché i misteri della Loggia di Saint-Germain, che protegge, educa e coordina i viaggiatori nel tempo allo scopo di completare un altrettanto misterioso cronografo.

Da citare il personaggio di Gideon de Villiers, il viaggiatore nel tempo maschile, della famiglia “gemella”, ugualmente depositaria del gene che si incarna ogni tanto, col quale Gwendolyn avvierà un rapporto un po’ contradditorio (ma banale e leggibile sin dall’avvio del film).

Ecco alcuni temi, elementi o simboli che Ruby Red introduce: logge segrete, occhio nel triangolo, draghi, rituali esoterici, uso del sangue, la figura del Conte di Saint Germain (per quanto raffigurata in modo ridicolo), un’élite che ritiene di aver diritto di dominare sugli altri, la loro onnipresenza o quasi.

Un altro paio di curiosità: c’è un ordine esoterico contrapposto (italiano e cristiano); han trovato il modo di citare Israele.

Qualche altra considerazione: l’eroina di Ruby Red è femmina e il maschile è dipinto in modo rozzo, com’è di moda in quest’epoca di antimaschilismo (che è la stessa dinamica del maschilismo, per chi ancora non se ne fosse accorto, solo dall’altra parte del pendolo); parimenti, è tratteggiata in modo arrogante l’eleganza per far sembrare simpatica l’energia più popolare (altro fenomeno contemporaneo, tendente ad abbassare intelligenza e coscienza); la trama sembra un  misto tra TwilightHarry Potter e Eyes wide shut (ma senza la qualità di questi film); l’opera, pur essendo formalmente un film fantasy, ha un tono sentimental-emotivo più vicino alle soap opera e ai romanzi Harmony che ai film fantasy; il Conte di Saint German, da esoterista e sapiente alchimista che era in realtà, è stato trasformato in una sorta di despota maschilista… il che dice tutto sul valore storico e interiore del film.

In verità il film non è un completo disastro, dal momento che propone qualcosa di bello da vedere e anche da sentire, come alcune frasi che effettivamente hanno un valore esistenziale.

“Da questo momento dipende l’eternità (Ab hoc momento pendet eternitas).”

“Sui dodici pilastri il castello regge il tempo.”

“Devi trovare la tua magia.”

“L’amore vince su tutto (Omnia vincit amor).”

“Lui è uno di loro, sono ovunque.”

“Dimostraci che sai fare.”

C’è anche un altro elemento interessante: l’uso dell’astrologia (come sarebbe in una società evoluta coscienzialmente) alla nascita dei bambini, per scoprire da subito talenti e percorso preferibile. In effetti, in Ruby Red vi sono degli elementi interessanti… peccato per il tono Harmony che penalizza l’intero film. Ma, d’altronde, nel produrlo è stata fatta, credo, una precisa scelta di pubblico.

Stanti così le cose, non so se mi vedrò i suoi due seguiti, a cominciare dal secondo film, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red (Rubinrot).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Uwe Kockisch, Johannes Silberschneider, Gerlinde Locker, Laura Berlin, Sibylle Canonica, Katharina Thalbach, Veronica Ferres, Levin Henning, Maria Ehrich, Jannis Niewöhner.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 17 settembre 2024

Belle - Mamoru Hosoda

Avendo appena visto l’ultimo film di Makoto Shinkai, ossia Suzume, mi sono detto che era il momento giusto per vedere anche Belle, l’ultimo film diretto da Mamoru Hosoda… essendo i due registi nipponici i più titolati a raccogliere l’eredità di Hayao Miyazaki nel campo dell’animazione (beh, Studio Ghibli a parte, ovviamente).

Vediamo dunque come è andata con Belle, film girato nel 2021, lungo circa due ore, che segue tutti gli altri film di Hosoda che ho visto e recensito, ossia: La ragazza che saltava nel tempo, Summer warsWolf childrenThe boy and the beast e Mirai… curiosamente, con una cadenza perfetta di un film ogni tre anni, dal 2006 al 2021: il prossimo dunque dovrebbe uscire nel 2024, ossia l’anno in cui scrivo (ora siamo a fine febbraio).

Ma passiamo alla trama sommaria di Belle, per poi procedere a un commento: Suzu è una ragazzina diciassettenne che vive nella prefettura di Kochi insieme al padre. Quanto alla madre, essa è morta in un tremendo incidente cercando di salvare un’altra bambina dall’annegamento; la bambina si è salvata, mentre la donna no, cosa che ha contribuito a far crescere Suzu in modo taciturno, timido e persino timoroso.

Un dì, la ragazza si iscrive a una app già usatissima in tutto il mondo, con ben 5 miliardi di account, chiamata U, in cui chiunque può dar vita a un nuovo personaggio e presentarsi come vuole. Il programma è talmente famoso da creare vere e proprie star mondiali, da far tendenza e generare discussioni anche nella vita reale.

Se nella vita reale Suzu è timida e impacciata, nella vita virtuale è Belle, una bellissima e carismatica cantante, che incanta da subito tutta la platea di U, ottenendo milioni e milioni di follower.

La storia procede mescolando i due filoni, i quali si intersecheranno, tanto per la vita di Suzu, quanto per la vita di altri personaggi.

Belle è una sorta di rilettura moderna della favola de La bella e la bestia… solo che la bestia viene chiamata, nel doppiaggio italiano, “drago” (anche se non assomiglia molto a un drago). La rilettura è doppia, visto che di mezzo non solo c’è l’elemento della modernità e delle app per cellulare, ma anche la cultura giovanile giapponese, il che crea un’opera piuttosto meticcia. Diciamo che la favola originale si può anche ignorare, concentrandosi sul film di Hosoda.

Il film non è del tutto riuscito. Visivamente è bellissimo (e regge il confronto a distanza con l’ultimo film di Shinkai: il primo si fa preferire per i disegni a mano, mentre il secondo è praticamente imbattibile per i giochi di luce), acusticamente è molto valido, ma zoppica su alcuni versanti.

La storia non è raccontata ottimamente: il passato di Suzu non è spiegato bene… e nemmeno il presente, visto che non si capisce come mai avvengano certe cose (il successo planetario del suo personaggio, l’avvicinamento col Drago, il rintracciarlo tramite app/internet… anche il vissuto interiore della protagonista non è ben illustrato).

Personalmente, inoltre, non amo molto le storie in cui si parla di app, programmi virtuali e dintorni… come Mamoru Hosoda aveva già fatto in Summer wars, che non per niente era il suo film meno riuscito, almeno a mio avviso.
Se il trittico dei suoi film migliori è The boy and the beast-Wolf children-La ragazza che saltava nel tempo, il trittico dei peggiori diviene dunque Belle-Summer wars-Mirai. “Peggiori”, per modo di dire: il livello minore è decente, mentre il maggiore è dato da quel capolavoro che è The boy and the beast: mediamente parlando, è certamente un buon livello.

Non sarebbe una brutta idea, comunque, se gli animatori giapponesi si affiancassero a qualcuno più esperto di loro in narrativa (scrittori veri e propri, per esempio)… o se si appoggiassero a qualche romanzo (come ha fatto anche Miyazaki in alcune sue opere, come Il castello errante di Howl): potrebbero così curare la parte tecnico-realizzativa fondandosi su solide basi a livello di storia e personaggi.

Belle è comunque un film valido, con un punto particolarmente emozionante, quello in cui si descrive il momento della guarigione interiore della protagonista: quella scena, in effetti, è molto toccante, come è molto bello il personaggio di Belle, per quanto usato solo come maschera e non approfondito in senso psicologico.

Al prossimo film di Mamoru Hosoda.

Fosco Del Nero



Titolo: Belle (Ryu to sobakasu no hime).
Genere: anime, fantasy.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2021.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



martedì 3 settembre 2024

Suzume - Makoto Shinkai

Suzume è l’ultimo film girato finora da Makoto Shinkai e, nel blog, segue a ruota i vari 5 cm per secondIl giardino delle paroleYour nameViaggio verso AgarthaOltre le nuvole, il luogo promessoci e Weathering with you - La ragazza del tempo.

Voti discreti, pur senza mai raggiungere l’eccellenza… nonostante l’eccellenza visiva, quella sì, sia stata abbondantemente raggiunta, e forse persino superata. 

Partiamo dalla trama di Suzume e poi vediamo il resto: Suzume è una ragazzina che vive in un paesino nella Prefettura di Miyazaki, nell’isola più meridionale del Giappone, Kyushu (tra le quattro grosse, lasciando perdere Okinawa e dintorni).

Un dì, incontra un ragazzo, Sota, che si rivela essere un “chiudiporta”, ossia l’erede di una famiglia che per missione va in giro per il Giappone a chiudere il portali tra la realtà umana e l’Altrove. Quando i due reami entrano in conflitto, dall’Altrove giunge presso gli uomini, non visto da nessuno tranne che dagli “addetti ai lavori”, una sorta di verme gigantesco il quale, quando si alza e ricade al suolo, causa terremoti più o meno importanti (ecco perché il Giappone ha tanti terremoti!).

Il giovane ragazzo, tuttavia, viene trasformato in una seggiola (sì, in una seggiola) da una sorta di gatto parlante, che letteralmente trascina ragazza e ragazzo-seggiola in giro per il Giappone, sino al nord.
In mezzo a tutto ciò: natura, città, azione, sentimenti, fantasy e altro ancora.

Nella recensione di Weathering with you - La ragazza del tempo, avevo scritto che Shinkai, forte nell’aspetto tecnico-visivo ma assai debole in quello della sceneggiatura e dei contenuti, avrebbe fatto meglio ad andare a lezione da Miyazaki (non la Prefettura, ma il regista) e dallo Studhio Ghibli in generale… e forse è quello che ha fatto. 

Suzume è certamente il più ghibliano tra i suoi film, nel proporre un mix tra natura, tecnologia, atmosfera fantasy, due protagonisti di genere contrapposto e una missione di fondo. Le citazioni della Prefettura di Miyazaki e dell’Italia (da cui lo Studio Ghibli prende il nome), per non parlare dell’avvio del film che ricorda molto La città incantata, non sembrano in tal senso casuali, ma veri e propri omaggi.

All’elemento fantastico si unisce peraltro un elemento reale: il Giappone è spesso scosso da terremoti più o meno gravi, e quello del Tohoku del 2011 ha causato molti danni, molte vittime ed è rimasto impresso nella memoria collettiva. Suzume vi si riferisce in modo quasi diretto, perdendo con ciò parte della sua atmosfera fantastica.

La quale peraltro non è certamente solida come quella dei film dello studio d’animazione che abbiamo citato. Nonostante un ottimo avvio, Suzume si perde un po’ per strada… e la durata di due ore non aiuta, nel senso che il film avrebbe potuto e dovuto durare molto meno, non essendo altro, in fin dei conti, che una sorta di rincorsa al gatto e al prossimo portale. 

Inoltre, Shinkai proprio non sa gestire l’aspetto umano, risultando sempre tendente al melenso e al melodrammatico: negli eventi, nei dialoghi e nella colonna sonora. Con Suzume ha allentato un poco la presa, comunque, forse essendo stato messo sull’avviso in tal senso.

La mia sensazione è sempre la stessa: il talento visivo-tecnico di Shinkai è quasi sprecato, essendo messo a frutto di opere deboli e poco incisive, adatte forse al largo pubblico emotivo, forse quello più occidentale e occidentalizzato, ma decisamente meno al tradizionale pubblico giapponese e appassionato dei film Ghibli.

Fosco Del Nero



Titolo: Suzume (Suzume no tojimari).
Genere: anime, animazione, fantasy, sentimentale. 
Regista: Makoto Shinkai
Anno: 2023.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 14 agosto 2024

Tremila anni di attesa - George Miller II

Nel presentare il film Tremila anni di attesa, partiamo da due dati statistici.

Il primo: Tremila anni di attesa è il terzo film che recensisco nel blog del regista George Miller II, dopo Le streghe di Eastwick ed Happy Feet… anche se andrebbe detto che Miller ha costruito la sua lunga carriere nel cinema sulla saga di Mad Max (che però non ho mai visto).

Il secondo: Tilda Swinton, l’attrice protagonista, pur non essendo un’attrice di prima fascia, ha probabilmente (lei o il suo agente) una particolare attenzione per i film in cui lavora, giacché ha partecipato, per quanto solitamente come co-protagonista e non come personaggio principale, a film come The beach, OrlandoIl leone, la strega e l'armadioIl curioso caso di Benjamin ButtonDoctor Strange, ConstantineSolo gli amanti sopravvivono, The zero theoremSnowpiercer… tutti film particolari e validi, ognuno a modo suo.

Passiamo ora alla trama sommaria di Tremila anni di attesa, film di genere fantasy con orientamento sentimentale: Alithea Binnie è una studiosa di letteratura antica… la quale ogni tanto vive allucinazioni relative ai protagonisti della letteratura in questione.
Durante un viaggio a Istanbul, nel Gran Bazar acquista una boccetta che si rivela essere l’ultima dimora di un antico genio, genericamente chiamato Djinn (parola araba che indica spiriti e geni di sorta), il quale le offre i canonici tre desideri e, su richiesta della donna, le racconta come è finito per tremila anni dentro quella boccetta, in paziente attesa che qualcuno lo ritrovasse.

Nel (lunghissimo) racconto finiscono sultani, figli di sultani, amanti di sultani, nonché amanti del genio, intessendo una sorta di arazzo multiforme e multicolore, assai godibile nei suoi vari aneddoti.

Anche se, purtroppo, va detto che nel mezzo ci finisce anche un po’ di propaganda mondialista, tra bavagli-mascherine, unioni inter-razziali, androginia e qualche altro pezzo forte della suddetta manipolazione collettiva. Per ora questo passa il convento. 

Altro elemento potenzialmente negativo: chi ama le storie lineari, senza deviazioni di sorta dal plot di fondo, faticherà a seguire tutto quanto, dal momento che i cambi di scena e di personaggi sono tanti e notevoli... e che di fatto quasi non c'è una storia principale.

Per quanto mi riguarda, Tremila anni di attesa, nella sua parte eminentemente cinematografica, si dimostra davvero ben fatto e interessante… anche se un po’ banale e facilone nel finale, largamente prevedibile. Del film vanno lasciati da parte i contorni per godersi il viaggio e i suoi colori.

Fosco Del Nero




Titolo: Tremila anni di attesa (Three thousand years of longing).
Genere: fantasy, sentimentale.
Regista: George Miller II.
Attori: Tilda Swinton, Idris Elba, David Collins, Alyla Browne, Angie Tricker, Kaan Guldur, Hayley Gia Hughes, Jason Jago, Aiden Mckenzie, James Dobbins Jones.
Anno: 2022.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 26 marzo 2024

In the name of the King - Uwe Boll

In the name of the King è un film del 2007 diretto da Uwe Boll, un regista che non avevo mai sentito, nonostante l’abbondante filmografia... e che ho scoperto rapidamente perché: è specializzato in film a budget contenuto, spesso tratti da videogiochi ed è noto per la scarsa qualità delle sue produzioni.

In the name of the King  non fa eccezione per molti versi.

Partiamo dalla trama, estratta dal famoso videogioco di ruolo Dungeon Siege: il Fattore e la moglie Solana vivono felici col loro figlio, nonché con parenti e vicinato vario, finché Stonebridge non è invasa dai temibili Krug, creature simili a orchi che attaccano e devastano tutto, comandati magicamente da Gallian, un mago malvagio che ha aumentato il suo potere attraverso la sua amante, la giovane e bella Muriella, figlia del mago di corte Merick.
Quanto al Re Konrad, egli è il bersaglio principale di Gallian, il quale vuol diventare egli stesso e agisce a tal scopo sia dall’esterno che dall’interno.

Riferita la trama, passiamo al cast, che sorprendentemente è di ottimo livello per una produzione di così basso profilo: abbiamo Jason Statham (The snatchLock & stock, Revolver), Leelee Sobieski (Eyes wide shut, Branded – Il marchio di sangue), Ron Perlman (Il nome della rosaLa città dei bambini perdutiHellboyAlien 4 – La clonazione), Claire Forlani (Vi presento Joe Black, Boys and girls), Ray Liotta (Revolver, L’uomo dei sogniSin City), Burt Reynolds (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, Boogie nights - L’altra Hollywood).

Nessuna prima stella, ma un nutrito corpo di attori di seconda e terza fascia: l’insieme degli attori è certamente più notevole del film in sé.
Quanto al resto, valida la scenografia e i combattimenti, spettacolari ma non sopra le righe. Scarso però tutto il resto: dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi, come in generale tutta la sceneggiatura, piuttosto lineare e prevedibile, più adatta certamente a un videogioco (per l’appunto), con le sue sottotrame e sottomissioni che a un film (in cui deve essere eccellente la portata principale).

In definitiva, In the name of the King è un prodotto tecnicamente non malvagio, ma è talmente tanto pieno di cliché e di elementi banali e prevedibili che si fatica a concepirne il progetto… nonché le due ore di durata.

Fosco Del Nero 



Titolo: In the name of the King (In the name of the King: a Dungeon Siege tale).
Genere: fantasy, drammatico. 
Regista: Uwe Boll.
Attori: Jason Statham, Leelee Sobieski, Ron Perlman, Claire Forlani, Ray Liotta, Burt Reynolds, John Rhys-Davies, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Mike Dopud, Will Sanderson, Tania Saulnier, Gabrielle Rose.
Anno: 2007.
Voto: 5. 
Dove lo trovi: qui.



martedì 19 marzo 2024

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio - Ralph Bakshi

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio è un film d’animazione realizzato da Ralph Bakshi nell’ormai lontano 1983, epoca in cui l’animazione iniziava a proporre opere più ambiziose rispetto agli inizi degli anni “60, pur all’interno di un contesto tecnico ancora evidentemente molto limitato.

Lo stesso Ralph Bakshi realizzò quello che col senno di poi è ricordato come un ottimo prodotto, ossia la versione animata de Il signore degli anelli (purtroppo monca della seconda metà della trilogia), nonché qualche altro tentativo: WizardsFuga dal mondo dei sogni, American pop… nonché questo stesso Fire and ice, omaggio al genere sword and sorcery in stile Conan il Barbaro (anche se il protagonista ricorda più He-Man, serie d’animazione prodotta lo stesso anno, forse non a caso).

Ecco la trama di Fire and ice - Fuoco e ghiaccio, in verità molto semplice e naif: verso la fine dell’ultima era glaciale (ne approfitto per ricordare a tutti che il clima sulla Terra è sempre cambiato secondo diversi cicli, e che l’attività dell’uomo non vale niente a fronte dei cicli della Terra stessa e del Sole), la Regina del Nord Juliana, insieme al figlio negromante Nekron, agiscono per conquistare l’intero mondo, spostando il loro regno di ghiaccio sempre più a sud, grazie alle loro conoscenze magiche, invadendo con il loro esercito di guerrieri sub-umani (mezzo orchi, mezzo scimmieschi) prima la pianura e poi il Regno del Fuoco, dal quale rapiscono la Principessa Teegra.

La ragazza, nel suo tentativo di sfuggire agli sgherri della Regina del Nord, conoscerà Larn, un guerriero della pianura scampato a un precedente massacro, il quale, aiutato da Darkwolf, un fortissimo guerriero con una pelle di lupo posta sulla testa, cerca di opporsi alle forze maligne.
Da affrontare non vi sarà solo la forza bruta dei soldati nemici, ma anche le impervie della natura, nonché la stregoneria del negromante.

Fire and ice - Fuoco e ghiaccio ha in verità una trama quasi nulla e nel corso della sua esecuzione, circa 80 minuti, pochissimi dialoghi: dunque, è quasi tutto disegni e azione. Nonostante ciò, e nonostante un evidente ammiccamento ai corpi umani, specialmente quello femminile, il prodotto ha un suo valore: i fondali disegnati a mano sono ben fatti e le animazioni fluide… per quanto consentiva la tecnica dell’epoca.

La storia è nobile negli intenti, pur pervasa dalla violenza, cosa che fa del film un prodotto per adulti e certamente non un film d’animazione per bambini… come peraltro tutti gli altri di Bakshi, per chi ancora non lo sapesse.

Fosco Del Nero 



Titolo: Fuoco e ghiaccio (Fire and ice).
Genere: animazione, fantasy, avventura.
Regista: Ralph Bakshi.
Anno: 1983.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



martedì 29 agosto 2023

La famosa invasione degli orsi in Sicilia - Lorenzo Mattotti

La famosa invasione degli orsi in Sicilia è la trasposizione animata dell’omonimo romanzo di Dino Buzzati, che conoscevo di nome ma che non ho mai letto. Mi manca dunque il rapporto con il testo originario e recensirò il film solamente per il valore del film.

Intanto, le basi: si tratta di un film d’animazione della lunghezza di circa ottanta minuti, co-prodotto a livello europeo da Francia e Italia.
La lavorazione è stata molto lunga, ben sei anni, il costo discretamente notevole, mentre gli incassi al cinema assai scarsi, cosa che ha fatto fallire lo studio d’animazione che lo ha prodotto.
Nonostante tale curriculum poco lusinghiero, il film ha avuto un buon consenso da critica e pubblico.

Andiamo alla trama de La famosa invasione degli orsi in Sicilia, la quale, da quel che ho letto, è molto fedele al romanzo originario, anche se non del tutto. 

Si parte con una storia cornice: il cantastorie Gedeone e la sua giovanissima assistente Almerina, di strada per Caltabellotta, si rifugiano in una grotta per sfuggire al freddo… e vi trovano un vecchio e grosso orso. Per intrattenerlo, e magari evitare di essere mangiato, mettono in scena il loro numero di strada, con tanto di immagini, canzoni, balli e storia: "la famosa invasione degli orsi in Sicilia".

Da qui partono le vicende degli orsi: Leonzio, Re degli orsi, perde il figlio Tonio, rapito da alcuni esseri umani. Allo scopo di ritrovarlo, ma anche di trovare cibo e una sistemazione migliore, l’orso guida tutto il branco verso una città umana, ma viene intercettato dall’esercito del Granduca di Sicilia, un uomo malvagio che ritiene gli orsi una minaccia e li fa fucilare senza nemmeno sentire cosa vogliono (nella storia gli orsi sono animali senzienti e parlanti).
A quel punto le vicende prendono una piega alquanto vivace, coinvolgendo il mago di corte De Ambrosiis, i cinghiali del Sire di Molfetta, un castello infestato da fantasmi, un orco capace di tramutarsi in un gatto gigante e famelico, etc.

Senza riferire tutta la trama, passo al commento del film: abituato all’eccellenza d’animazione giapponese (Miyazaki e Studio Ghibli, Mamoru Hosoda, Makoto Shinkai, Katsuhiro Otomo, etc), la buona animazione de La famosa invasione degli orsi in Sicilia non mi fa gridare al miracolo né m’impressiona, come non mi ha impressionato la trama, che ho trovato troppo tendente all’infantile… forse nella tipica tendenza italiana di abbinare animazione e infanzia (abbinamento che in realtà non sta scritto da nessuna parte ed è solo una scelta nostrana). 

Il risultato è stato che il film, nonostante non fosse lungo, mi ha annoiato per larghi tratti.

Non mi ha stupito, in tal senso, leggere online commenti di spettatori soddisfatti allorquando genitori di bambini che hanno gradito il “cartone animato”, e insoddisfatti allorquando lettori dell’originario romanzo di Buzzati.

Di mio, assegno a La famosa invasione degli orsi in Sicilia una valutazione sufficiente: buona per quanto riguarda l’intento, discreta per quanto riguarda l’animazione, carente per quanto riguarda il “nerbo” dell’opera.

La parte che ho preferito è stata l’incipit, con cantastorie e assistente a eseguire i loro numeri narrativi: quando si è passati agli orsi, viceversa, il tutto è peggiorato.

Fosco Del Nero



Titolo: La famosa invasione degli orsi in Sicilia (L a fameuse invasion des ours en Sicile).
Genere: animazione, fantasy.
Regista: Lorenzo Mattotti.
Anno: 2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 luglio 2023

Hogfather - Vadim Jean

Dopo essermi visto Going postal, adattamento televisivo di un’opera di Terry Pratchett, sono passato a Hogfather, altro adattamento… pure in questo caso, di un romanzo che non ho letto (ne ha scritti davvero tanti e io ne ho letto solo quattro o cinque).

In lista d’attesa c’è poi The colour of magic… e in questo caso gioco in casa, visto che ho letto, seppur molti anni fa, il libro in questione.

Fatta questa piccola introduzione personale, passiamo alla trama sommaria di Hogfather, composto anch’esso, in buona sostanza, di due film da un’ora e mezza ciascuno: nel Mondo del Disco non c’è Babbo Natale, ma il suo equivalente di Hogfather. Ha un volto cinghialesco e il suo carro è condotto per l’appunto da cinghiali e non da renne, ma il principio è il medesimo: un giorno all’anno gira per tutto il mondo a lasciare regali.

Tuttavia, un dì qualcuno commissiona, alla Gilda degli Assassini, la sua uccisione, di cui viene incaricato Mr. Teatime, un personaggio sia gelido che inquietante (Marc Warren, già apprezzato nell’altra serie tv britannica Jonathan Strange e Mr. Norrell).
Per salvare il salvabile, si metteranno in moto sia la Morte (nientemeno), che sua nipote Susan (interpretata da Michelle Dockery, a sua volta apprezzata in Downton Abbey).

Di mezzo, ci passa un po’ di tutto: bambini, famiglie, le fate dei dentini, etc.

Personalmente, ho trovato più nettamente più efficace l’altra serie televisiva vista, Going postal, mentre ho trovato Hogfather meno convincente e meno coinvolgente, pur interessante nel suo disegnare un altro “angolo” del fantastico Mondo del Disco inventato da Terry Pratchett.

A reggere la baracca son soprattutto i due personaggi citati, mentre il resto, a essere onesto, l’ho trovato poco stimolante: la sensazione è che si sarebbe potuto fare di meglio col materiale a disposizione.

Fosco Del Nero



Titolo: Hogfather.
Genere: commedia, fantasy.
Ideatore: Vadim Jean.
Attori: David Jason, Marc Warren, Michelle Dockery, Nigel Planer, Peter Guinness, Stephen Marcus, Craig Conway, Rhodri Meilir, Sinead Matthews, Nicolas Tennant.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 12 luglio 2023

Navigator - Un’odissea nel tempo - Vincent Ward

Sono arrivato a Navigator - Un’odissea nel tempo dalla filmografia di Vincent Ward, regista di Al di là dei sogni, un film che ho molto apprezzato in passato e che ho visto già diverse volte. Confidavo dunque in un’opera alla medesima altezza… trovando in effetti qualcosa di valido, pur se di valore minore.

Ecco la trama del film, realizzato nel 1988: siamo a metà del quattordicesimo secolo, un periodo flagellato dalla peste nera. Gli abitanti di un piccolo villaggio minerario inglese dicono che la peste si sta avvicinando sempre di più, tanto che, per sfuggirle, seguono la profezia di un bambino visionario, Griffin: il villaggio si salverà se i suoi abitanti sistemeranno una croce in cima a una cattedrale, cui giungeranno scavando un tunnel nel terreno.
Per motivi non spiegati, il gruppo, a forza di scavare, finisce nella Nuova Zelanda del 1988… 

Navigator - Un’odissea nel tempo ha una trama poco consistente: c’è una minaccia, un’azione da intraprendere e un effetto “fantastico” immotivato. Il tutto sa di scusa per portare avanti da un lato una piccola, grande avventura, e dall’altro per realizzare un prodotto dalla fotografia molto curata… elemento che peraltro era assai evidente anche in Al di là dei sogni (unitamente alla passione per la pittura, e dunque per le arti figurative in generale).

Tuttavia, Al di là dei sogni aveva degli altri motivi di interesse, le questioni esistenziali successive alla vita terrena, mentre qua non ve ne sono molti: una profezia, un evento fantastico, la fede che i paesani hanno comunque nella loro missione.

Se vi basta per la visione, valutatelo voi.
Di mio, assegno a Navigator - Un’odissea nel tempo e a Vincent Ward una sufficienza abbastanza stretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Navigator - Un’odissea nel tempo (The navigator: a medieval odyssey).
Genere: commedia, fantasy.
Regista:  Vincent Ward.
Attori: Chris Haywood, Bruce Lyons, Marshall Napier, Desmond Kelly, Norman Fairley, Charles Walker, Noel Appleby, Hamish McFarlane, Paul Livinston, Sarah Pierse, Roy Wesney.
Anno: 1988.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



martedì 13 giugno 2023

La figlia della sciamana 2 – Il dono del serpente – Ask Hasselbalch

Da poco avevo visto il film danese La figlia della sciamana ed essendomi piaciuto discretamente, nonché avendo esso un elemento esistenzialmente interessante, ho deciso di guardarmi anche il suo seguito, prodotto quattro anni dopo: La figlia della sciamana 2 - Il dono del serpente.

Purtroppo, vi ho trovato alcuni personaggi cambiati, il che non è mai il massimo a livello di seguiti, specialmente se son personaggi importanti; anche il regista è differente, come è differente l’intera impronta dell’opera… la sensazione è che si sia cercato di “internazionalizzare” il prodotto.

Ecco la trama: con la ritirata di Dina e Nicodemus, il malvagio Drakan domina il regno di Dunark, insieme a Lady Lizea, sua madre. Per il momento, dunque, i Draghi vincono sui Corvi… e la prima casata continua ad alimentarsi di sangue di drago, o almeno dei piccoli draghi rinchiusi nelle segrete della capitale.
Dina, dal canto suo, vive nelle Highlands… fino a che non è costretta a muoversi: l’amico Nicodemus e il fratello Davin vengono imprigionati dal nemico, pur senza sapere di chi si tratta, e contemporaneamente compare Sezuan, il padre che Dina non ha mai conosciuto, e che la madre odia in quanto è un Maestro Nero, ossia qualcuno capace di violare e forzare la volontà altrui. L’uomo sostiene che la ragazza ha sia il potere delle sciamane, sia il potere dei maestri neri, e vorrebbe per l’appunto addestrarla.

Qualcosa si sarà intuito tra le parole: La figlia della sciamana 2 - Il dono del serpente riparte dal primo film, gli conferisce un’aria più “rispettabile” e meno rustica, vi aggiunge qualche elemento canonico, come i poteri da jedi di Sezuan, nonché l’addestramento rivolto alla figlia, e prosegue la lotta contro i cattivi.

Il tutto è un po’ banale e non fa certo gridare al miracolo, ma il prodotto è ben realizzato e propone sia bellezza visiva, che qualche insegnamento.

Per esempio, mi son segnato la seguenti frasi.

“Finché sarai divisa a metà, non sarai completa.”

“A volte devi attraversare l’oscurità per trovare la luce, e nella luce c’è la verità.
Solo quando troverai la verità, sarai completa.”

“Nulla è soltanto buono o cattivo: l’acqua dà la vita, ma il mare fa annegare i marinai”

“Lascia che il potere parli attraverso te.”

La figlia della sciamana, primo e secondo film, non è un’opera imperdibile, ma è comunque un prodotto valido e gradevole. In attesa del terzo episodio, quantomeno, visto che la storia non ha proposto nemmeno una fine temporanea e tutto ancora è in alto mare.

Fosco Del Nero



Titolo: La figlia della sciamana 2 – Il dono del serpente (The shamer's daughter II: the serpent gift).
Genere: fantasy, drammatico.
Regista:  Ask Hasselbalch.
Attori: Rebecca Emilie Sattrup, Dejan Cukic, Jakob Oftebro, Agnes Kittelsen, Allan Hyde, Søren Malling, Nicolas Bro, Abigail Rice, Anders Juul, Anders Hove, Stina Ekblad, James McVan.
Anno: 2019.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 16 maggio 2023

La figlia della sciamana - Kenneth Kainz

La figlia della sciamana mi è stato consigliato come film dai contenuti interessanti… e così è stato, per quanto l’elemento interessante si riduce esclusivamente alla sua idea di fondo.

Ecco la trama sommaria del film, girato in Danimarca nel 2015: il Re di Dunark è stato assassinato insieme alla sua famiglia, moglie e figlio piccolo. Il colpevole sembra essere l’altro figlio, il maggiore, Nicodemus Ravens, trovato ubriaco, con un coltello insanguinato in mano, mentre dormiva.
Nell’incertezza sul da farsi, viene convocata la sciamana Melussina Tonerre, la quale, avendo il dono di leggere dentro le persone e di vedere che cosa hanno fatto e di che cosa si vergognano, saprà dire per certo se il ragazzo ha assassinato o meno la sua famiglia.
Viene convocata anche la figlia Dina, la quale possiede lo stesso dono… tuttavia, per le due sarà difficile eseguire il compito loro assegnato, visto che si troveranno in mezzo ai giochi di potere di palazzo.

La figlia della sciamana, a livello di sceneggiatura e di scenografia, non è un film indimenticabile: è ben eseguito, ma non è nulla di trascendentale: né nella recitazione, né nei dialoghi o in altro. Tuttavia, si fa notare per l’idea che lo caratterizza: quella per cui alcune persone, le sciamane/streghe nello specifico, hanno il potere di far vergognare gli individui di sé stessi e delle loro debolezze.

Ossia, esse fungono da specchio per i vari esseri umani che incrociano il loro sguardo, e che sono così “visti”: sono visti da fuori, ma al contempo si vedono da dentro, ossia in quel frangente sono costretti a fronteggiare le proprie debolezze e le proprie mancanze.
Praticamente è il principio speculare della letteratura spirituale o, comunque, qualcosa che ci va molto vicino: lo specchio del mondo costringe letteralmente le persone ad affrontare le proprie energie interiori e, se sono spiritualmente mature, ad autosservarsi (quelle non pronte, girano lo sguardo dall’altra parte e fanno finta di niente).

Ciò, da solo, per quanto mi riguarda rende il film meritevole di visione.

Cinematograficamente parlando, si situa poco più della sufficienza, a cui aggiungo un mezzo voto per l’idea di fondo originale e interessante.
In verità c’è un altro elemento interessante nel film: il cattivo di turno alleva draghi, ossia rettili simili a grandi coccodrilli, e ne beve il sangue, poiché ciò dona longevità e forza al di fuori del comune. Il fatto di bere sangue di creature viventi al fine di ottenere vitalità e longevità è un concetto che si sta facendo lentamente strada in vari modi.

Il film ha già avuto un seguito: La figlia della sciamana 2 - Il dono del serpente: dopo che si sono scontrati Corvi e Draghi, dunque, si profila l’inserimento di un altro animale.

In chiusura, segnalo alcune frasi del film.

“Quando guardi le persone, mostri loro tutte quelle cose che preferirebbero dimenticare, o tutto ciò di cui si vergognano: questo le spaventa.”

“Le persone vogliono dimenticare: ognuno ha qualcosa di cui  vergognarsi.”

“Le cose sono impossibili finché qualcuno non le smentisce.”

“Guarda dentro, guarda dentro te stesso.”

Fosco Del Nero



Titolo: La figlia della sciamana (Skammerens datter).
Genere: fantasy, drammatico.
Regista: Kenneth Kainz.
Attori: Roland Møller, Søren Malling, Jakob Oftebro, Allan Hyde, Maria Bonnevie, Olaf Johannessen, Joi Johannsson, Esben Dalgaard Andersen, Jim High.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 10 maggio 2023

Wizards - Ralph Bakshi

Wizards è il terzo film di Ralph Bakshi che recensisco: i primi due son stati Fuga dal mondo dei sogniIl signore degli anelli. Stiamo parlando, in tutti e tre i casi, di film d’animazione… per quanto dai risultati assai differenti in termini di qualità.

Se Il signore degli anelli, film del 1978, si difendeva bene, e anzi si rivelava essere un coraggioso tentativo di mettere su schermo parte della trilogia di Tolkien (più o meno metà… e molti hanno rimpianto la metà mancante), Fuga dal mondo dei sogni viceversa si rivelava una sorta di scarso scimmiottamento di Chi ha incastrato Roger Rabbit,.

Ma veniamo a Wizards: il film racconta di un futuro molto lontano, post apocalittico e post nucleare, in cui gran parte del pianeta è inabitabile e in cui le forze della magia e le forze della tecnologia sono in conflitto tra di loro. Tale conflitto è incarnato dai due gemelli Avatar e Montagar, figli della regina delle fate Delia, il primo buono e altruista e il secondo cattivo e dispotico.
Passati molti anni, il secondo ha elaborato un piano per distruggere i suoi nemici e prendere il potere, utilizzando armi a tutto spiano… compresa una tecnologia per la manipolazione mentale. Affinché che il piano non si realizzi, agiscono il gemello Avatar, ormai vecchio, la bella Elinore, il guerriero Weehawk e il robot riprogrammato Peace.

L’impronta di Ralph Bakshi si vede, poiché lo stile visivo è assai simile a quello de Il signore degli anelli, come è simile anche il contesto fantasy, per quanto qua mischiato con la tecnologia e le armi.

Senza dubbio fuori contesto è l’inserimento del film di scene del periodo tedesco nazista: fuori contesto e molto demagogico… anche se è interessante che sia stato inserito l’elemento della manipolazione e della propaganda, che lo stesso cinema, oltre che la televisione, avrebbe in seguito incarnato in pieno.

In generale, i “cartoni animati” di Baskhi son vividi e crudi, certamente più adatti agli adulti che non ai bambini. Wizards non fa eccezione: guerra, uccisioni, violenza, donne (o comunque creature femminili) nude, prostituzione, colori cupi. La stessa tecnica di animazione, il cosiddetto "rotoscope", è cupa e spigolosa piuttosto che colorata e morbida.
In tutto ciò, il film ha comunque i suoi motivi di interesse.

Concludiamo con due citazioni, molto intense e attuali.

“Figli miei, l’unica vera tecnologia è la natura.
Tutte le restanti forme di tecnologia sono perversioni.”

“Gli antichi dittatori usarono la tecnologia per rendere schiave le masse”

Fosco Del Nero



Titolo: Wizards (Wizards).
Genere: animazione, fantastico, fantasy. 
Regista: Ralph Bakshi.
Anno: 1977.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 19 aprile 2023

The sorcerer and the white snake - Ching Siu-tung

The sorcerer and the white snake, film diretto nel 2011 da Ching Siu-tung, è un misto tra fantasy, arti marziali e sentimenti, in un melange non del tutto convincente, per quanto piuttosto patinato.
Lo stile fortemente orientale aggiunge una componente di “rischio” presso lo spettatore non particolarmente avvezzo o appassionato di ambienti cinesi.

Passiamo a tratteggiare la trama del film: il demone Serpente Bianco vive insieme alla sorella demone Serpente Verde, distante dalla vita degli esseri umani. Un giorno, però, la demonessa salva la vita a Xu Xian, un giovane erborista che stava scalando una montagna insieme a degli amici e che era stato spaventato e distratto proprio dalla sorella.
Non solo: il demone si innamora dell’uomo e l’uomo si innamora di quella che gli è apparsa come una bellissima donna.
Inizia così una sorta di relazione sentimentale, a dir poco travagliata: Serpente Verde non approva l’infatuazione della sorella, e ancor di meno l’approva l’abate Fahai (Jet Li, già visto in Hero e in The forbidden Kingdom, laddove parimenti interpretava il ruolo di un monaco guerriero assai esperto nelle arti marziali), il quale, insieme al discepolo Neng Ren, viaggia  per il mondo alla ricerca di demoni malvagi… ossia, tutti quelli che si intromettono nelle cose del genere umano, persino quando se ne innamorano.

The sorcerer and the white snake ha una storia interessante, la quale peraltro prende le mosse da una leggenda cinese, ed abbonda con gli effetti speciali, dando vita a una sorta di mondo magico-fatato.

Tuttavia, è un po’ deboluccio nella caratterizzazione dei personaggi, come anche nei dialoghi, ed eccede nell’azione a discapito della sostanza narrativa, diciamo così.

Inoltre, avrebbe certamente potuto essere più importante e didattico in quanto a contenuti, e difatti mi era stato segnalato in tal senso, ma purtroppo contiene davvero poco.

Mi son segnato, a tal scopo, appena un paio di frasi interessanti.

“Aiutare il prossimo è tempo speso bene.”

“Se le labbra si sono incontrate, c’è stato uno scambio di essenze vitali.
Lui è in te e tu sei in lui.”

Per il resto, The sorcerer and the white snake è un film tra arti marziali e magia di sufficiente valore, piuttosto bello da vedere ma certamente non imperdibile. Online leggo che i fan del regista cinese son rimasti assai delusi da questo suo lavoro; ne prendo atto, non conoscendo altri film di Ching Siu-tung.
Ma magari andrò a cercarmi Storia di fantasmi cinesi, che leggo essere considerato il suo film più importante.

Fosco Del Nero



Titolo: The sorcerer and the white snake (Baish echuanshuo).
Genere: fantasy, sentimentale, arti marziali.
Regista: Ching Siu-tung.
Attori: Jet Li, Vivian Hsu, Charlene Choi, Shengyi Huang, Jiang Wu, Miriam Chin Wah Yeung.
Anno: 2011.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 18 aprile 2023

Dragonheart - Rob Cohen

Non avevo mai visto Dragonheart, nonostante la sua ormai discreta anzianità, essendo un film del 1996, e nonostante la mia passione per il genere fantasy.
Tra l’altro, i due attori protagonisti, maschile e femminile, mi son pure simpatici: Dennis Quaid mi ricorda Great balls of fire, mentre Dina Meyer mi ricorda Starship troopers - Fanteria dello spazio.
Quanto a David Thewlis, il cattivo della storia, ovviamente mi ricorda Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, pur se con una grande diversità, e visiva e caratteriale.

Ecco la trama di Dragonheart: Bowen è un cavaliere che segue l’antico codice valoriale e che addestra il giovane Einon, tanto nella spada quanto nella morale. Un giorno, durante una battaglia, il ragazzo rimane ferito a morte, e il cavaliere domanda al drago Draco di salvargli la vita: il drago, in un atto di generosità, gli dona la metà del suo cuore, sperando che basti a eliminare le tendenze malvagie del giovane… purtroppo invano.
Quando queste si manifesteranno, Bowen giurerà vendetta contro il drago, pensando che la deriva malvagia del suo ex protetto sia opera sua, ma il drago nel mentre è sparito: l’uomo passa così da cavaliere e addestratore a uccisore di draghi.
Nella storia entreranno preso anche la giovane e bella Kara, nonché Fratello Gilbert, un monaco dall’animo buono.

Dragonheart è un fantasy vecchio stile: semplice, lineare, assai netto nei suoi contorni tra cattivi e buoni, privo di sofismi e di profondità… ciò che da un lato risulta positivo, ma dall’altro poco poco entusiasmante.
Difatti, nel film, pur ben fatto e godibile, non c’è niente di particolarmente importante, se non forse l’animazione del drago, piuttosto notevole per quegli anni. Buona anche la colonna sonora.

C’è qualcosa di interessante a livello di frasi esistenziali, anche se, pure in questo caso, ci si mantiene in superficie sena scendere troppo in profondità: quel che c’è, comunque, alza di mezza tacca il valore generale del film.

“Un cavaliere è votato al coraggio, il suo cuore conosce solo la virtù.
La sua spada difende gli inermi, la sua forza sostiene i deboli, le sue parole dicono solo la verità, la sua ira abbatte i malvagi.”

“Giura che verrai da me a imparare gli antichi valori.”

“Nessuno è al di sopra del codice.”

“Coraggio, virtù, verità.”

“La superbia precede la caduta.”

“Devi restare sveglio.”

Fosco Del Nero



Titolo: Dragonheart (Dragonheart).
Genere: fantasy.
Regista: Rob Cohen.
Attori: Dennis Quaid, David Thewlis, Dina Meyer, Julie Christie, Pete Postlethwaite, Jason Isaacs, Brian Thompson, Terry O'Neill.
Anno: 1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



Il mondo dall'altra parte