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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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mercoledì 19 aprile 2023

The sorcerer and the white snake - Ching Siu-tung

The sorcerer and the white snake, film diretto nel 2011 da Ching Siu-tung, è un misto tra fantasy, arti marziali e sentimenti, in un melange non del tutto convincente, per quanto piuttosto patinato.
Lo stile fortemente orientale aggiunge una componente di “rischio” presso lo spettatore non particolarmente avvezzo o appassionato di ambienti cinesi.

Passiamo a tratteggiare la trama del film: il demone Serpente Bianco vive insieme alla sorella demone Serpente Verde, distante dalla vita degli esseri umani. Un giorno, però, la demonessa salva la vita a Xu Xian, un giovane erborista che stava scalando una montagna insieme a degli amici e che era stato spaventato e distratto proprio dalla sorella.
Non solo: il demone si innamora dell’uomo e l’uomo si innamora di quella che gli è apparsa come una bellissima donna.
Inizia così una sorta di relazione sentimentale, a dir poco travagliata: Serpente Verde non approva l’infatuazione della sorella, e ancor di meno l’approva l’abate Fahai (Jet Li, già visto in Hero e in The forbidden Kingdom, laddove parimenti interpretava il ruolo di un monaco guerriero assai esperto nelle arti marziali), il quale, insieme al discepolo Neng Ren, viaggia  per il mondo alla ricerca di demoni malvagi… ossia, tutti quelli che si intromettono nelle cose del genere umano, persino quando se ne innamorano.

The sorcerer and the white snake ha una storia interessante, la quale peraltro prende le mosse da una leggenda cinese, ed abbonda con gli effetti speciali, dando vita a una sorta di mondo magico-fatato.

Tuttavia, è un po’ deboluccio nella caratterizzazione dei personaggi, come anche nei dialoghi, ed eccede nell’azione a discapito della sostanza narrativa, diciamo così.

Inoltre, avrebbe certamente potuto essere più importante e didattico in quanto a contenuti, e difatti mi era stato segnalato in tal senso, ma purtroppo contiene davvero poco.

Mi son segnato, a tal scopo, appena un paio di frasi interessanti.

“Aiutare il prossimo è tempo speso bene.”

“Se le labbra si sono incontrate, c’è stato uno scambio di essenze vitali.
Lui è in te e tu sei in lui.”

Per il resto, The sorcerer and the white snake è un film tra arti marziali e magia di sufficiente valore, piuttosto bello da vedere ma certamente non imperdibile. Online leggo che i fan del regista cinese son rimasti assai delusi da questo suo lavoro; ne prendo atto, non conoscendo altri film di Ching Siu-tung.
Ma magari andrò a cercarmi Storia di fantasmi cinesi, che leggo essere considerato il suo film più importante.

Fosco Del Nero



Titolo: The sorcerer and the white snake (Baish echuanshuo).
Genere: fantasy, sentimentale, arti marziali.
Regista: Ching Siu-tung.
Attori: Jet Li, Vivian Hsu, Charlene Choi, Shengyi Huang, Jiang Wu, Miriam Chin Wah Yeung.
Anno: 2011.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 8 novembre 2022

Hero - Zhang Yimou

Di recente mi è venuta l’idea di vedermi il famoso trittico di film di Zhang Yimou, ossia Hero, La foresta dei pugnali volanti e La città proibita.
Tutti e tre tali film rientrano nella categoria narrativa denominata “wuxia”, che letteralmente significa “eroe marziale”. Si tratta quindi di film tra arti marziali, avventura, azione… e, trattandosi di prodotti orientali di elegante fattura, in mezzo vi sono anche cultura e spiritualità, come lo stesso Hero mostra.

Andiamo subito alla trama del film, datato 2002: siamo nel 200 a.C. circa, nell’epoca dei cosiddetti “Regni combattenti”: l’attuale Cina era grossomodo suddivisa in sette regni, in lotta tra di loro. Il più agguerrito di essi, il regno di Qin, vuole conquistare l’intera Cina, e per questo il suo Re è oggetto di numerosi attentati, da parte di persone che vedono in lui un potenziale tiranno (soprattutto nel regno di Zhao). Tanto è a rischio la sua vita, che è proibito a chiunque avvicinarsi a lui a più di cento passi. 
Un giorno, arriva alla sua corte un guerriero senza nome che afferma di aver ucciso le tre più grandi minacce alla vita del Re, ossia Cielo, Neve Che Vola e Lancia Spezzata, tre guerrieri formidabili. Il Re, curioso e, conoscendo l’eccezionale bravura di quei combattenti, chiede allo straniero come si è liberato di loro.

Diciamo subito una cosa: Hero è bellissimo da vedere. Fotografia e montaggio son proprio notevoli, così come i costumi.
La recitazione è all’altezza, come pure l’apparato musicale.
Quanto alla sceneggiatura, è anch’essa originale e meritevole di visione.

Inoltre, nonostante il film sconti un po’ di retorica statuale-imperialista cinese, l’opera propone, ogni tanto, contenuti di valore, non solo legati al senso dell’onore tipicamente orientale, ma anche a veri e propri apprendimenti spirituali.
Faccio seguire, appresso, alcune frasi che ho estrapolato dal film.

“Musica e arti marziali condividono lo stesso scopo: il raggiungimento di uno stato di coscienza superiore.”

“Io e Cielo restammo a lungo uno di fronte all’altro: nessuno dei due si muoveva.
Combattevamo la battaglia nelle nostre menti.”

“A poco a poco sono stato illuminato a una causa più grande.”

“La conquista finale dell’arte della spada è l’assenza della spada nella mano e nel cuore.”

“La mente aperta contiene tutto.”

In conclusione, Hero è un film meritevole; che a livello di recensione sarà seguito da La foresta dei pugnali volanti, forse il più famoso del trittico di cui si è detto.

Fosco Del Nero



Titolo: Hero (Hero).
Genere: arti marziali, azione.
Regista: Zhang Yimou.
Attori: Jet Li, Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Ziyi Zhang, Dao Ming Chen, Donnie Yen, Liu Zhongyuan, Zheng Tia Yong, Yan Qin, Chang Xiao Yang, Yakun Zhang, Ma Wen Hua, Jin Ming, Xu Kuang Hua. 
Anno: 2002.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 23 aprile 2019

L’uomo con i pugni di ferro - RZA

Ero arrivato a L’uomo con i pugni di ferro poiché da qualche parte nel web avevo letto di una buona recitativa di Russell Crowe.
Così, incautamente, avevo inserito il film nella lista di quelli da vedere.

Probabilmente non l’avrei fatto se ne avessi conosciuto il genere (azione, combattimento, splatter), o se avessi saputo che era l’esordio alla regia nientemeno che di un rapper, tale RZA, o che il film inizia con la frase “Quentin Tarantino presenta…”.

Ora, Quentin Tarantino è un regista di valore nel suo genere, ma le sue presentazioni, così come peraltro anche i suoi film, portano sempre in posti dove scorrono sangue e violenza a fiotti.

Questo lo trovo accettabile se accanto ad essi vi sono trama interessante, personaggi con una loro profondità, e molta bellezza visiva a livello di fotografia, come ad esempio in Kill Bill… ma decisamente meno accettabile se, al contrario, la trama è ridicola, la recitazione è ridicola (e come abbiano fatto Russell Crowe e Lucy Liu a prestarsi a tale progetto mi risulta un mistero), e tutto si basa unicamente su scene di combattimento e su sangue-violenza-splatter.

A conti fatti, L’uomo con i pugni di ferro è uno dei peggiori film che abbia mai visto… e ciò nonostante sia evidente la cura messa in quelli che avrebbero dovuto essere i suoi punti di forza (combattimenti e violenza, per l’appunto).

Ecco la trama sommaria: siamo nella Cina feudale, e seguiamo la vita del fabbro Taddeus Blacksmith (il tipico fabbro dell’era feudale cinese: di razza afroamericana, col nome latino e il cognome anglofono, e che per di più è il regista RZA, che si rivela pessimo attore oltre che pessimo regista… confido che come rapper sia meglio), il quale sogna di riscattare la sua concubina dalla proprietà di Madame Blossom (Lucy Liu), la tenutaria di un affascinante bordello.
Nella storia di inseriscono da un lato il cattivo di turno, tale Silver Lion (Byron Mann), nonché il buono di turno (buono si fa per dire), l’inglese Jack Knife (un Russell Crowe davvero in pessima forma), affiancato dall’altro buono, questo locale, Zen Yi (Rick Yune), che intende vendicare la morte del padre Golden Lion ad opera del traditore Silver Lion.
Intorno ad essi, tutta una pletora di personaggi minori, ovviamente tutti combattenti, chi forte e chi meno forte.

La trama sarebbe anche abbastanza lunga e ricca di personaggi, ma alla fine della fiera è tutta una scusa per mettere in scena combattimenti e violenza, a volte anche gratuita e visivamente disturbante come nella migliore tradizione di questo genere di film, comprese braccia amputate, pance squartate, e via discorrendo.

Che altro dire di L’uomo con i pugni di ferro e di RZA?
Io vi consiglierei di evitarli entrambi… a meno che non vi piaccia proprio questo genere di cose, nel quale caso pazienza e in bocca al lupo per il prosieguo della vostra vita.

Fosco Del Nero



Titolo: L’uomo con i pugni di ferro (The man with the iron fists).
Genere: azione, combattimento, drammatico.
Regista: RZA.
Attori: Russell Crowe, Cung Le, Lucy Liu, Byron Mann, Rick Yune, David Bautista, Jamie Chung, Pam Grier, Daniel Wu.
Anno: 2012.
Voto: 3.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 23 ottobre 2018

Man of tai chi - Keanu Reeves

Non mi ricordo perché mi fossi segnato il film Man of tai chi, ma probabilmente era per la presenza in esso di Keanu Reeves, attore che inevitabilmente associo ad alcuni ottimi prodotti cinematografici (Dracula, Matrix, The gift, Le riserve, Constantine, 47 ronin, A scanner darkly - Un oscuro scrutare)…

… e che peraltro non solo in questo film è presente come coprotagonista, ma ne è addirittura il regista, giacché Man of tai chi segna per l’appunto l’esordio alla regia di Keanu Reeves.

Esordio che è accompagnato da un budget di 25 milioni di dollari, dal coreografo delle scene di combattimento Yuen Wo Ping (lo stesso di Matrix e La tigre e il dragone), nonché da svariati lottatori professionisti e un totale di 40 minuti di scene di combattimento con vari stili di arti marziali.

Ecco in sintesi la trama di Man of tai chi: Tiger Chen Linhu  (Tiger Hu Chen) è un esperto praticante di tai chi, unico allievo di un antico tempio e di un vecchio maestro, il quale lo invita continuamente non solo alla pratica della disciplina, ma anche alla meditazione al controllo della sua energia interiore.
Tiger, però, un giovane uomo dall’apparenza assai mite proprio come in apparenza è assai mite il tai chi, si fa tentare dalla via della forza e della potenza: da un lato essi rischiano di perdere il loro tempio, che un’azienda intende espropriare per costruire dell’altro al suo posto, e dall’altro Tiger riceve una proposta dal misterioso Donaka Mark (Keanu Reeves), il quale gli propone di combattere per denaro… proprio il denaro che al ragazzo serve per salvare il tempio.
Il misterioso uomo, che è un multimiliardario appassionato di combattimenti, ha visto in Tiger l’energia del vero lottatore assetato di combattimento e di sangue, mentre al contrario Tiger vivrà dentro di sé il conflitto: denaro, forza e potere da un lato, o la vera essenza dei tai chi, il controllo e la meditazione dall’altro?
La via di Donaka Mark o quella del suo antico maestro?
Questa è l’essenza di Man of tai chi, che dietro tanti combattimenti (ho letto diciotto, ma personalmente non mi son dato la pena di contarli uno ad uno) e tanta violenza simboleggia questo bivio, che poi è il bivio di ogni essere umano: bene o male, forza o lato oscuro, servizio agli altri o servizio a sé?

Se si guarda il film dal mero punto di vista dell’azione e del combattimento, risulta un film ben fatto ma affatto innovativo, e anzi per certi versi poco entusiasmante e piuttosto prevedibile.

Se, al contrario, lo si guarda dal punto di vista della lotta interiore del protagonista, vien fuori un film dall’interessante simbolismo, e persino con qualche spunto di valore, come le due frasi che seguono, da esso estrapolate.

“L’universo è sordo ai lamenti degli uomini.
Le cose seguono sempre il loro corso.”

“Io non sono niente.”

Nel primo caso, Man of tai chi non è un film imperdibile… tranne forse per i patiti di arti marziali (tra l’altro, nel film recitano veri artisti marziali di varie discipline).
Nel secondo caso, ugualmente Man of tai chi non è affatto un prodotto imperdibile, ma acquista una profondità e un'utilità maggiore.

Fosco Del Nero



Titolo: Man of tai chi (Man of tai chi).
Genere: arti marziali, drammatico.
Regista: Keanu Reeves.
Attori: Tiger Hu Chen, Keanu Reeves, Karen Monk, Iwo Uwais, Simon Yam, Jeremy Marinas, Silvio Simac, Michael Chan.
Anno: 2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 18 settembre 2018

Jade warrior - Anti-Jussi Annila

Jade warrior è un prodotto davvero curioso. A partire dalle dalla sua genesi, con la coproduzione finnico-cinese, fatto più unico che raro.

Se la genesi è meticcia, lo è anche la sostanza: il film prende spunto, e lo cita anche, dal Kalevala, un poema epico finnico di metà 1800 che comprende racconti e canti popolari finlandesi, ma poi propone in modo massiccio scene di arti marziali orientali, ugualmente con ambientazione orientale.

La descrizione sommaria della trama darà un’idea di come tutto ciò è stato unito: nell’odierna Finlandia, Kai è giovane fabbro che è stato appena lasciato dalla fidanzata Ronja, una ragazza con la passione per il pugilato e che si sta apprestando a lasciare la città dopo essersi disfatta di tutti i ricordi dell’ex fidanzato.
I due, però, non sono solo ciò che sembrano, ossia due ragazzi finlandesi qualunque, bensì sono anche le reincarnazioni di due guerrieri del passato: Sintai, fabbro, figlio di padre cinese e di madre nordeuropea, e Pin Yu, una guerriera cinese del villaggio in cui è ambientata questa seconda parte del film.
I due sono uniti da una promessa d’amore… che però troverà due ostacoli: il primo è che a Shinati è stato promesso il nirvana, e quindi l’uscita dalla ruota delle reincarnazioni, se ucciderà il demone che sta infestando quella parte di mondo; il secondo è che Pin Yu ha appena ritrovato il suo antico amore, che credeva perduto…
Tali motivazioni si seguiranno nel corso dei secoli nelle differenti vite.

Dunque, l’ambientazione di Jade warrior, e anzi la sua doppia ambientazione, è interessante e accattivante, come interessante è anche la storia.
Menzione d’onore per la fotografia, sontuosa, al livello dei grandi prodotti di Hollywood.
Anche i combattimenti, di genere orientale ma spesso in stile Matrix con movimenti e rallenty più occidentali, hanno il loro perché e si fanno vedere volentieri.

Però il film ha pure evidenti difetti.
Partiamo dalla storia, che è sì curiosa e interessante, ma rimane a metà via tra le varie sue componenti: il film d’azione/arti marziali, il filone fantastico/mitologico, la storia d’amore. Rimane a metà e non approfondisce nessuno di essi, per dirla in altro modo.
Tuttavia, la sua origine di film “non big” si vede soprattutto nel cast: qualche attore fa la sua figura e se la cava bene, ma qualche altro no, e la cosa stona parecchio.
Il doppiaggio italiano, inoltre, è pessimo, e rovina quasi tutto; se lo dovessi riguardare in futuro, lo riguarderei in lingua originale (ossia finlandese e mandarino) con i sottotitoli (o almeno in inglese, sperando che l’inglese abbia avuto un miglior trattamento).

Nel complesso, Jade warrior non è un film memorabile come valore in sé, però ha alcune peculiarità che lo faranno ricordare al suo spettatore, e comunque è da elogiare il grande coraggio nel procedere con una sceneggiatura così audace e anche difficile.

Tra destino e reincarnazione, inoltre, il film non manca di qualche frase di spessore, come le due che propongo e che chiudono la recensione.

“Il destino raggiunge inevitabilmente coloro che fuggono da esso.”

“Tutto ha un principio.”

Fosco Del Nero



Titolo: Jade warrior (Jadesoturi).
Genere: fantastico, fantasy, sentimentale, arti marziali.
Regista: Anti-Jussi Annila.
Attori:  Tommi Eronen, Krista Kosonen, Zhang Jingchu, Markku Peltola, Hao Dang, Taisheng Chen, Elle Kull, Liansheng Tong, Qiupu Tao.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 31 luglio 2018

Volcano High - Tae-gyun Kim

La recensione di oggi è dedicata a un film della Corea del Sud dell’ormai lontano 2001: Volcano High.

Piccola premessa.
Quando un popolo è molto irreggimentato e sottoposto a regole precise, tanto a scuola quanto sul lavoro, e più in generale in tutta la società, derivano alcune conseguenze: il vivere sociale è molto ordinato, le persone sono molto rispettose e timorose dell’autorità, serpeggia una certa infelicità-insoddisfazione di fondo, comprensiva di un alto tasso di suicidi, e, per ciò che riguarda il cinema, vengono prodotti molti film fuori di testa, giacché la naturale vitalità e creatività umana trova questo campo per esprimersi.
Il ragionamento peraltro vale per qualunque ambito: la repressione sessuale porterà quindi a stravaganze e devianze sessuali, etc. Ossia: ogni forza-energia che non viene incanalata e fatta uscire in modo naturale corrode le persone dall’interno e produce devianze e stranezze.

Giappone e Corea rispecchiano perfettamente il primo quadro tracciato: società piuttosto irreggimentata, alto tasso di suicidi (in Corea il suicidio è la prima causa di morte per i giovani, mentre è celeberrimo il suicidio giapponese dell’uomo che ritiene di aver fallito nella sua vita; il Giappone è al settimo posto al mondo come tasso di suicidio e la Corea al terzo posto, superata solo dalla poco luminosa Groenlandia e dalla quasi altrettanto fredda Lituania; per chi se lo chiedesse, l’Italia sta al 66esimo posto, tra Mauritius e Costa Rica, e se non fosse per la crisi economica indotta ad arte starebbe messa ancora meglio), e creatività estrema in campo cinematografico.

Lasciamo a chi di dovere il risolvere la questione vitale, e occupiamoci dei film provenienti dall’Estremo Oriente, stavolta inquadrando il suddetto film coreano: Volcano High, un film che rispecchia perfettamente codesto simpatico quadretto, col suo mix di follia, stravaganza, violenza, arti marziali e grottesco.

Per i più curiosi, aggiungo anche che il film più strano che io abbia mai visto è un film giapponese (era ovvio), tale Yaji and Kita - The midnight pilgrims, film che però non esiste in italiano, neppure sottotitolato, e che dovreste dunque guardarvi con i sottotitoli in inglese.

Ma veniamo a Volcano High, con la sua trama sommaria: Kim Kygun-soo è stato espulso da ben nove istituti scolastici, per disobbedienza e per comportamenti violenti, e, giunto alla nuova scuola, è fermamente intenzionato a non farsi espellere di nuovo e a non farsi coinvolgere da nessuno… anche perché vuole far colpo sulla bella Yoo Chae-yi.
Peccato però che la decima scuola, la Volcano High School, sia un ricettacolo di persone violente, professori compresi, e peccato che tutti sembrino fare di tutto per coinvolgere Kim Kygun-soo in qualche rissa.
In primis un gruppo di teppisti del Club di pesi, capitanato dall’esuberante (diciamo così) Jang Ryang, il quale ha fama di essere lo studente più forte della scuola, temuto anche dalla presidenza, e che punta ad impossessarsi del Manoscritto del Maestro, un libro di grande valore che si dice essere nascosto nella scuola e che darebbe potere assoluto a chi lo possedesse.
Egli, e tutto il suo Club di pesi, sfida a più riprese gli altri studenti e gli altri club: il Club di rugby, il Club di tendo e il Club di judo… i quali tutti peraltro invitano caldamente Kim Kygun-soo ad iscriversi da loro… col ragazzo che non ne vuole sapere e si fa i fatti suoi. 
La situazione però cambia quando, messo ko il flemmatico preside attraverso un veleno che lo manda in una specie di stato comatoso (ma il tutto è in salsa umoristica, quindi fa essenzialmente ridere), il vicepreside prende il controllo dell’istituto, rinforzato da cinque nuovi professori, ancora più teppisti dei ragazzi, e che a dirla tutta sembrano usciti da un Matrix orientale.
A questo punto Kim Kygun-soo, provocato pure da loro (!), scende in campo…

Il genere: Volcano High oscilla tra l’azione e le arti marziali, ma ha un’anima da commedia, con numerose incursioni nel grottesco. Ciò che suscita maggiormente è il sorriso, e anzi risulta tenero a più riprese, nonostante tutti i combattimenti e tutti gli sguardi duri dei suoi vari protagonisti, grazie anche al personaggio di Kim Kygun-soo, tenero anch’esso.

Curioso il fatto che, quando vengono utilizzate le varie tecniche, esse vengono enunciate da una voce profonda fuori campo, in stile Ken il guerriero, per chi se lo ricorda. 

Io ho visto l’edizione integrale del film di circa 120 minuti, ma tenete conto che ne è stata diffusa una versione più breve di 20 minuti, e nella tv italiana è stata mandata una versione ancora più breve, di 40 minuti in meno.

Chiudo questa dettagliata recensione con alcune frasi tratte dal film, dal vago sapore esistenziale (d’altronde, le arti marziali prima di degenerarsi al livello attuale di mero combattimento, in passato erano scuole di evoluzione interiore).

“Forza: è raccogliere l’energia che ci circonda e farla propria.
Rivoluzione: divenire tutt’uno con il proprio avversario.”

“Quando yin e yang sono in armonia, si genera il fluire dell’acqua.
Quando sono in conflitto, si genera il fulmine.”

“La divina tecnica del manoscritto del maestro svuoterà le vostre menti dagli inutili pensieri e dal resto della spazzatura che adesso le occupa.
Voi avete l’occasione di iniziare da capo: ora rinascerete a nuova vita.”

Fosco Del Nero



Titolo: Volcano High (WaSanGo).
Genere: arti marziali, azione, commedia, grottesco.
Regista: Tae-gyun Kim.
Attori: Hyuk Jang, Min-a Shin, Su-ro Kim, Hyo-jin Kong, Sang-woo Kwone, Sang-hun Jeong, Jun-ho Heo, Hyeong-jong Kim, Shi-ah Chae.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 30 settembre 2015

Dragon - La storia di Bruce Lee - Rob Cohen

Avevo già visto Dragon - La  storia di Bruce Lee, ma molto tempo fa, ben prima di aprire il blog Cinema e film. La recensione arriva dunque con questa nuova visione.

Come facilmente intuibile dal titolo, Dragon è un film biografico sulla vita di Bruce Lee, il celebre artista marziale, nonché attore e autore, che ha enormemente contribuito alla diffusione nel mondo tanto delle arti marziali, quanto di una certa filosofia di vita basata sulla forza interiore, ancor prima che su quella esteriore.

Il film, uno dei vari film relativi alla via di Bruce Lee, è tratto dal libro scritto dalla moglie di Bruce Lee, Linda Lee Caldwell, pochi mesi dopo la morte del marito, e quindi con ricordi ancora molto freschi. Ricordo inoltre che la morte di Bruce Lee è stata piuttosto misteriosa, e tuttora inesplicata, e ha sollevato molte domande… poi bissate dalla morte del figlio Brandon Lee, anche lui attore e anche lui morto durante le riprese di un film.

Curiosamente, Brandon aveva rifiutato di interpretare il padre in questo film, preferendo invece Il corvo, film che gli ha dato sia la fama che la morte.
Il ruolo di Bruce Lee è stato quindi assegnato all’ottimo Jason Scott Lee, che non è parente nonostante l'identico cognome e che, per la parte in questione, è stato allenato al jeet kune do da Jerry Poteet, uno degli allievi di Bruce Lee.

Non sono mai stato un appassionato di arti marziali (le ho però sempre rispettate dal di fuori, certo che rappresentino “pratiche antiche”), ma ho sempre avuto una certa simpatia per Bruce Lee, e anche per questo film, per cui provo una sorta di affetto.

La parabola della vita di Bruce Lee, benché corta dati i nemmeno 33 anni vissuti dall’uomo, ha una grande bellezza e una grande forza, e non può non colpire lo spettatore: nato ad Hong Kong, piuttosto vivace e ribelle di carattere, Bruce viene mandato dal padre in America, un po’ per sfuggire alla criminalità del posto, un po’ per cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano. 

Dopo un periodo di ambientazione, Bruce trova la sua strada, mettendo a frutto il suo talento più grande: le arti marziali, per l’appunto, che lo vedranno prima insegnante di un piccolo gruppo, poi di un gruppo sempre più esteso, e infine proprietario di una palestra, autore di un fortunato libro, lottatore di grande fama, e infine attore di pellicole sempre più importanti.

Ma lo vedranno anche come amante e compagno (della futura moglie Linda, interpretata dalla bellissima Lauren Holly), come padre, nonché come persona qualunque con i suoi demoni da sconfiggere, ciò che ha dato al film anche una componente al contempo immaginifica e interiore.

In effetti, Dragon - La storia di Bruce Lee si destreggia molto bene nelle sue varie componenti, tanto che può essere visto sia come film biografico, sia come film d’azione, ma anche come film-storia interiore con dei valori importanti al suo interno.
Parlo della forza, del coraggio, dell’accettazione della diversità, del non giudizio, ma anche, più specificatamente, di concetti da vera e propria evoluzione spirituale, che mi sono segnato per proporli nella recensione, e che danno molto bene l’idea del collegamento tra arti marziali esteriori e arti marziali interiori, ossia la crescita personale, per l’appunto.

“Il kung fu non è solo abilità nel combattimento, ma è anche forza del pensiero. È la mente che si misura con l’avversario, in qualsiasi forma egli si presenti. Perché a volte l’avversario non è un comune essere umano.
Tutti dobbiamo affrontare i demoni che abbiamo dentro, e che si chiamano paura, odio e rabbia.
Se non riusciamo a sconfiggerli, ci appariranno come una tragedia; se ci riusciamo, un solo giorno di vita potrà essere un trionfo.”

“Tutto deve scorrere, proprio come l’acqua.
L’acqua è la cosa più mobile del mondo, ma la puoi racchiudere in un recipiente. Sembrerebbe innocua, ma può frantumare una roccia.
Prendete l’acqua come modello.”

“Il vostro nemico è l’emotività. Se cedete all’emotività rischiate di perdervi.
Imparate a convivere con le vostre emozioni, come il corpo vive in armonia con la mente.
Qui non si tratta solo di vincere, ma di raggiungere la perfezione.” 

“È la concentrazione che ha importanza, non la forza.
Noi chiamiamo 'chi' l’energia dello spirito. Concentrandovi su di essa, dominerete l’avversario.”

“Sai, insegnare mi diverte. È un modo per cambiare le persone.
È chiaro che non le puoi cambiare con i pugni, questo l’ho capito bene. Chi vede una cosa un po’ strana, una cosa che non capisce, ne ha paura. Se gli insegni a vederne la bellezza la paura scompare, perché la cosa è diventata parte di lui.” 

“Se butti un sasso in uno stagno, si increspa l'acqua, e l'onda forma un cerchio sempre più grande.” 

“L’errore più grande è voler prevedere l’esito del combattimento.
La mente deve essere libera dell’idea della vittoria e della sconfitta.
Se la natura avrà il suo corso allora i movimenti saranno precisi ed efficaci.”

“La concentrazione su noi stessi è il maggior ostacolo alla giusta armonia tra pensiero e azione.” 

“La conoscenza che abbiamo acquisito non deve essere un peso che ci impedisca di muoverci con agilità.”

“La via per superare il karma passa per il corretto uso della mente e della volontà.” 

“L'arte del jeet kune do non insegna la violenza, ma apre la strada  ai segreti della vita.” 

“La calma interiore garantisce colpi più veloci e più potenti.
Il pugno è efficace solo se il braccio non è rigido.”

“Superstizione è il nome che gli ignoranti danno alla loro ignoranza.” 

“Non puoi arrenderti al tuo demone: c’è in ballo qualcosa di più della tua vita.
Il demone rappresenta le tue paure. Per quanti avversari tu possa mai sconfiggere, se non vincerai le tue paure di sempre, non potrai che trasmettere quel demone ai tuoi figli, come tuo padre ha trasmesso a te il suo demone. 
Devi affrontarlo e vincere.”

In definitiva, Dragon - La storia di Bruce Lee è un film che merita di essere visto, giacché propone bellezza a tutti i livelli

Fosco Del Nero



Titolo: Dragon - La storia di Bruce Lee (Dragon: the Bruce Lee story).
Genere: arti marziali, drammatico, sentimentale, azione, biografia.
Regista: Rob Cohen.
Attori: Jason Scott Lee, Lauren Holly, Nancy Kwan, Robert Wagner, Kay Tong Lim, Ric Young, Luoyong Wang, Sterling Macer Jr.
Anno: 1993.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 23 gennaio 2009

Kung fu Panda - Mark Osborne, John Stevenson

Kung fu Panda è il film di animazione della Dreamworks recentemente uscito nei cinema italiani, mentre negli Usa è già stato distribuito come dvd.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un film di animazione, a metà tra commedia, comico e arti marziali.

Ecco la trama in breve: Po, un grosso panda imbranato, sogna di essere un combattente kung-fu, ma nella realtà è il figlio di un semplice venditore di spaghetti.
Un venditore di spaghetti che peraltro non è nemmeno un panda, ma un’anatra.
Po però non ne vuole sentire di fare lo spaghettaro per tutta la vita, e un bel giorno si reca all’evento in cui il saggio Oogway (una tartaruga) avrebbe scelto il Guerriero Dragone, ossia colui che avrebbe, secondo la profezia, salvato l’intera Valle della Pace, minacciata dal ritorno del fortissimo e cattivissimo guerriero Tai Lung (un leopardo delle nevi).
Compagni di ventura, il Maestro Shifu (un panda minore), Tigre, Mantide, Scimmia, Gru e Vipera, ossia i cinque allievi del maestro tra i quali si supponeva che sarebbe stato scelto il Guerriero Dragone, titolo poi andato a Po, insieme all’antipatia e alla sfiducia di tutti gli altri.

Pur in forma animata, l’incipit di Kung fu Panda ricorda da vicino quello di The forbidden kingdom: una persona qualunque si ritrova ad essere in qualche modo un guerriero kung-fu e a compiere un’importante missione.

All’inizio il film non sembra granché, soprattutto a causa di una traduzione italiana che pare goffa e incerta.
Poi, però, la storia inizia a ingranare, dimostrandosi alla fin fine divertente e ispirata.

Da sottolineare l’eccellente cast di doppiatori in lingua originale: Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Jackie Chan, Lucy Liu.
In italiano, invece, occorre accontentarsi del pur bravino Fabio Volo.

Molto bello il concetto centrale del film: ogni persona deve andare incontro alla propria vocazione... che si riesce a concretizzare quando siamo capaci di sovvertire aspettative, luoghi comuni e convinzioni limitanti.

In definitiva, Kung fu Panda è un bel film di animazione, che unisce una storia interessante, umorismo, buoni sentimenti e insegnamenti, avendo inoltre il vantaggio di essere adatto a grandi e piccoli.

Chiudo la recensione con alcune frasi ispiranti del film... che peraltro non son del tutto originali, ma prese qui e lì.

"Nulla è impossibile."

"Spesso ci si imbatte nel proprio destino nella strada presa per evitarlo."

"La tua mente è come quest'acqua, amico mio: quando viene agitata, diviene difficile vedere.
Ma se le permetti di calmarsi, la risposta ti appare chiara."

"Il caso non esiste."

"Normale, non normale. Spaghetti, non spaghetti. Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà. C'è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente."

"Un vero guerriero non molla mai."

"Maestro, ho una bruttissima notizia."
"Shifu, esistono solo le notizie, non sono né belle né brutte."

"Il panda non adempirà mai al suo destino, né tu a tuo, finché non rinuncerete all'illusione del controllo."

"Per rendere una cosa speciale devi solo credere che sia speciale."

Fosco Del Nero



Titolo: Kung fu Panda (Kung fu Panda).
Genere: animazione, comico, arti marziali.
Regista: Mark Osborne, John Stevenson.
Anno: 2008.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

sabato 12 luglio 2008

The forbidden kingdom - Il regno proibito - Rob Minkoff

Partiamo subito da un primo punto: The forbidden kingdom non è ancora uscito in Italia.

Non a caso, il secondo punto è che lo ho visto in inglese, ovviamente con i sottotitoli (altrimenti la percentuale di quanto avrei capito si sarebbe ridotta drasticamente).

Terzo punto: ho saputo della sua esistenza non molti giorni fa dal sito Fantasy.gamberi.org (a Cesare quel che è di Cesare), noto sito di caustiche e divertenti recensioni letterarie.

Veniamo ora a The forbidden kingdom: si tratta di un piacevole mix di generi commedia, fantasy, arti marziali e azione, che nel suo ensamble va a costituire un film adatto a tutti, e anzi persino educativo.
Alla voce arti marziali, in particolare, prego annotare i nomi di Jackie Chan e di Jet Li, attori particolarmente apprezzati nel settore.

Ed ecco in breve la trama del film: Jason (Michael Angarano; Gentlemen broncos... che per la cronaca è uno dei film più brutti che abbia mai visto) è un adolescente introverso e impacciato, perseguitato da un gruppo di bulletti molto più grossi di lui. E' inoltre appassionato di videocassette di arti marziali a buon mercato (in tali due elementi, impaccio e arti marziali, e ovviamente una futura conquista femminile, ricorda l'americano Karate Kid e il nostrano Il ragazzo dal kimono d'oro).
Il ragazzo finisce in un "particolare" negozio di film, tanto particolare da essere risucchiato in un mondo parallelo dal sapore dell'Oriente medievale... con l'aggiunta non trascurabile di magia e poteri soprannaturali.
Il salto spazio-temporale comporterà un percorso di crescita come persona e come guerriero, posto che il giovane verrà preso sotto tutela da un maestro di kung-fu... anzi, da due! Alla fine di tale percorso, che si svolge in una sorta di dimensione-sogno-vita parallela, il protagonista porterà nella sua realtà quanto ha imparato nell'altra realtà, con le due che sono intimamente legate (la stessa, metaforicamente parlando, e infatti al giovane vien detto subito che se muore in una realtà morirà anche nell'altra, e infatti il ragazzo si porta appresso, oltre al sapere acquisito, anche una ferita sul volto).

Vi sono alcune cose di The forbidden kingdom che saltano all'occhio.
Una è il binomio tra arti marziali e umorismo, binomio risultato vincente in recenti produzioni (si pensi a Shaolin soccer).
Un altro binomio particolarmente evidente è quello tra leggerezza e profondità, elementi che il film dispensa entrambi in modo copioso.
Altra cosa: la fotografia è bellissima.

Ultimo punto: ad alcune scene irresistibili (per esempio quella delle due tigri che non possono condividere la medesima montagna) corrispondono dei personaggi altrettanto ben riusciti (il monaco scimmia, l'insegnante ubriacone di kung-fu, il monaco silenzioso, le ragazze guerriere dei due schieramenti).

In conclusione, The forbidden kingdom è un prodotto davvero valido, che sconta il fatto di non essere particolarmente originale nel plot principale (dopo pochi minuti si capisce già tutto quello che succederà) ma che si rifà con l'ottima esecuzione del tutto, nonché con contenuti dal sapore esistenziale, in perfetta coerenza con le arti marziali (che anticamente erano arti interiori ancora prima che esteriori), dei quali vado a proporre di seguito qualche frase, dal sapore un po' taoista e un po' zen, ma anche di forza e disciplina.

"E' un sogno?"
"No, il luogo da dove vieni è un sogno."

"Come faccio a tornare a casa?"
"Devi portare il bastone sulla montagna dei cinque elementi."

"Colui che parla non conosce, e colui che conosce non parla."

"Muoviti leggero e colpisci forte allo stesso tempo."

"Come puoi riempire la tua coppa se è già piena?
Non puoi imparare se già sai tutto questo.
Svuota la coppa."

"L'arma divina della leggenda è stata vista nel Regno di Mezzo."

"Devi assaggiare l'amaro prima del dolce."

"Impara la forma ma cerca la non forma.
Ascolta il non suono.
Impara tutto e poi dimentica.
Impara la strada e poi trova la tua strada."

"Niente è più leggero dell'acqua, che può aggirare la roccia.
Non combatte, ti gira intorno. L'opposto; senza forma, senza nome."

"E se non fossi all'altezza? Se non ce la faccio?"
"Non scordarti di respirare."

"Se riesci a non affezionarti alle persone e ai desideri, il cuore non può essere spezzato.
Ma si ha davvero vissuto."

"L'uomo che onora il suo maestro onora se stesso."

"Maestro e allievo camminano fianco a fianco finché la strada non li separa."

"Mi hai liberato, viaggiatore.
Ora va' e libera te stesso."

Fosco Del Nero



Titolo: Il regno proibito (The forbidden kingdom).
Genere: azione, arti marziali, commedia, fantasy, esistenziale.
Regista: Rob Minkoff.
Attori: Michael Angarano, Jackie Chan, Jet Li, Liu Yifei, Collin Chou, Li Bingbing.
Anno: 2008.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

domenica 15 giugno 2008

Shaolin soccer - Stephen Chow

Una delle sorprese più liete degli ultimi anni: Shaolin soccer, girato a Hong Kong nel 2001 dal giovane attore e regista Stephen Chow, è diventato ben presto un grande successo nell'Asia orientale e anche in Occidente, grazie al passaparola e al peer-to-peer in internet.

In effetti, quando nel 2003 il film è stato portato in occidente dalla Miramax, già godeva di una grande popolarità.
Purtroppo, però, in fase di adattamento il lavoro è stato pesantemente mutilato, con circa 20 minuti tagliati (e nessuno ne ha mai capito il perché).

In casa Italia è andata anche peggio, con il doppiaggio diretto da Pino Insegno che ha letteralmente mutilato un ottimo prodotto, un film a metà tra spettacolarità e filosofia, rendendolo una storiella frivola popolata da macchiette ridicole.

Già, perché si sono avute tre brillanti idee, veramente dilettantesche:
1. Dare ai personaggi degli accenti regionali (romano, siciliano, etc).
2. Cambiare i dialoghi per renderli più terra terra.
3. Far fare il doppiaggio a professionisti del settore come Candela, Mihajlovic, Pancaro, Tommasi, Del Vecchio, etc.

Il risultato: la versione originale del film (ovviamente vista coi sottotitoli) è infinitamente più bella.
Non c'è nemmeno paragone; son proprio due film diversi.
Il mio giudizio si basa sull'averle viste entrambe, ed è un parere che, ho riscontrato su internet, è largamente condiviso.

Ma veniamo al film in sé e per sé: Fung (detto Golden leg), ex calciatore e ora allenatore disoccupato, incontra Sing (Mighty steel), esperto di tecniche shaolin, anch'egli povero in canna. I due decidono di coniugare le loro due abilità, kung fu e calcio, e iscriversi al campionato nazionale.
La squadra che metteranno su all'inizio sembra piuttosto scalcinata, ma dopo un po' di rodaggio inizia a farsi valere nella coppa nazionale...

Diciamo subito una cosa: la trama di Shaolin soccer non è originalissima, e fin dall'inizio si sa cosa succederà, dettaglio più, dettaglio meno.
I punti di forza del film sono invece altri. Intanto, degli effetti speciali spettacolari e coinvolgenti, che già di per sé valgono la visione del film.
Perlomeno perché sono uniti a significati a mio avviso densi e profondi: al kung fu praticato si unisce infatti la visione della vita che gli sta dietro, di sapore quasi filosofico.

Ad azione e filosofia si aggiunge poi la comicità, dato che il film è sostanzialmente una commedia, e anche divertente.
Inoltre, la storia si fa seguire volentieri, grazie a dei personaggi costruiti molto bene e a cui ci si affeziona in fretta (in primis Sing e tutti i suoi fratelli).
Bella anche la colonna sonora.

Insomma, Shaolin soccer è un prodotto originale e godibile che però va necessariamente visto in lingua originale (cantonese); un ostacolo forse per chi non ha voglia si seguire un film coi sottotitoli.

Forse, invece, persino un pregio per i puristi del cinema (che sostengono che i film andrebbero visti sempre in lingua originale... e forse non hanno tutti i torti).
In calce un breve spezzone del film, con l'esordio del Real Shaolin nel campionato.

Fosco Del Nero



Titolo: Shaolin soccer (Siu lam juk kau).
Genere: sportivo, commedia, comico.
Regista: Stephen Chow.
Attori: Stephen Chow, Vicki Zhao, Ng Mang Tat, Patrick Tse Yin, Wong Yat Fei, Tin Kai Man, Lam Tze Chung, Chan Kwok Kwan, Mok Mei Lam, Lam Tsz Sin, Karen Mok, Cecilia Cheung.
Anno: 2001.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


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