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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 27 luglio 2022

The leftovers - Svaniti nel nulla - Damon Lindelof, Tom Perrotta

Avevo trovato la serie televisiva The leftovers - Svaniti nel nulla in diversi elenchi online, sovente consigliata come serie originale e ben fatta, avente inoltre tematiche profonde, altro elemento che mi aveva attratto.

Purtroppo, le speranze iniziali son andate via via deluse.

Partiamo dalle basi: dietro a The leftovers c’è il nome di Damon Lindelof, noto per esser stato uno degli autori della celeberrima serie Lost; a lui si affianca Tom Perrotta, scrittore.
La serie ha avuto tre stagioni, ma la mia recensione si basa solo sulle prime due; di seguito, ho visto il primo episodio della terza stagione e ho poi alzato bandiera bianca per evidente mancanza di qualità, non eccellente sin dall’inizio e poi ulteriormente discendente.

Tratteggiamo in sintesi la trama di The leftovers - Svaniti nel nulla: un giorno, all’improvviso, circa il 2% della popolazione mondiale sparisce… senza motivazione e senza che si sappia dove sia andato. Si tratta grossomodo di 140 milioni di persone, e l’evento ha colpito indifferentemente tutto il mondo; su perché alcuni siano stati presi e altri lasciati (ciò che evidentemente riecheggia la famosa frase di Gesù) non se ne ha idea, ma solo molte confuse opinioni.
Non è finita qui: dopo l’evento, si forma ovunque un nutrito gruppo di persone, i cosiddetti “Colpevoli Sopravvissuti”, i quali si riuniscono in congreghe assai simili a sette, smettono di parlare e iniziano tutti a fumare… nonché a dar fastidio alla popolazione che cerca di riprendere a vivere. Il loro obiettivo è impedire che la gente dimentichi. Perché smettano di parlare e inizino a fumare non è chiaro né viene mai detto. Il fatto che tutti fumino è, francamente, ridicolo... ma tant'è.

Il protagonista centrale della storia è Kevin Garvey, un poliziotto che vedrà la sua vita stravolta dagli eventi di cui sopra: la moglie Laurie si unisce ai Colpevoli Sopravvissuti, il figlio (adottivo) Tom se ne va e si mette al servizio di una sorta di profeta che distribuisce abbracci per lenire il dolore delle persone, la figlia (di carne) Jill è un’adolescente problematica e bizzosa… e in tutta la città ci sono notevoli problemi di ordine pubblico. Come se non bastasse, egli inizia ad avere episodi di sonnambulismo e a sparare ai cani (su invito di un uomo misterioso).
Altri personaggi di rilievo sono Patti Levin, la leader della sezione locale dei Colpevoli Sopravvissuti; Meg Abbott, una giovane donna che si unisce al gruppo in questione; Matt Jamison, un reverendo locale con vari problemi personali (economici, familiari e anche psichici, da come si comporta); Nora Durst, sorella del reverendo e futura fidanzata del protagonista.

Ora il mio commento all’opera, almeno fino al punto in cui l’ho vista: intanto, l’abbrivio prende spunto chiaramente dalla precedente serie tv Flashforward (in cui un giorno, all’improvviso, l’umanità intera perde i sensi non si sa bene per quale motivo, e molte persone muoiono sul colpo)… persino i due attori protagonisti si somigliano molto, talmente tanto che la cosa sembra una citazione.
La serie punta tutto su mistero e intrighi vari, nonché su instabilità psicologiche, ma tra mistero-intrighi e profondità-intelligenza-spiritualità c’è una notevole differenza: The leftovers viceversa palesa uno stato di coscienza perennemente basso: violenza, stupidità, mancanza di saggezza, emotività, non-senso, volgarità… sono questi i suoi elementi, al di là di quel che succede nella storia.

Peraltro, l’incipit interessante è presto seguito da eventi e comportamenti poco chiari, se non proprio senza senso.
Non si tratta dunque di una serie “profonda”, su eventuali tematiche esistenziali, ma di una serie “confusa”, viceversa orientata sulla materia e sulla mente… e persino sui disordini mentali ed emotivi.

Peccato, perché evidentemente sono stati investiti tanti sforzi e tanto denaro per la produzione, compreso un cast di buon livello: tra gli altri, segnalo la rediviva Liv Tyler, la più giovane Margaret Qualley, che ho scoperto essere la figlia di Andie MacDowell, e Carrie Coon, già vista nella serie tv Fargo.

In conclusione, The leftovers - Svaniti nel nulla è bocciato senza appello: una buona realizzazione non serve a niente se dietro non c’è un progetto di valore. 

Fosco Del Nero



Titolo: The leftovers - Svaniti nel nulla (The leftovers).
Genere: fantastico, drammatico.
Ideatore: Damon Lindelof, Tom Perrotta.
Attori: Justin Theroux, Carrie Coon, Amy Brenneman, Christopher Eccleston, Margaret Qualley, Chris Zylka, Liv Tyler, Janel Moloney, Kevin Carroll.
Anno: 2014-2017.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.




martedì 26 luglio 2022

Alien 4 - La clonazione - Jean-Pierre Jeunet

Nel blog erano già presenti le recensioni dei primi tre film del ciclo di Alien, ossia: AlienAliens - Scontro finale Alien 3. Con Alien - La clonazione colmo la lacuna del film mancante della quadrilogia originale… per quanto evidenzio che trattasi di una quadrilogia nata sull’onda del successo, non pensata durante la stesura originale, e difatti ben lontana dalla qualità del primo film.
Stesso discorso per i prequel usciti in anni più recenti: Prometheus e Covenant.

Alien - La clonazione segue di ben 18 anni il primo film, cosa molto evidente sia nella tecnologia produttiva del film stesso ma anche nelle fattezze della protagonista, Sigourney Weaver, passata dall’essere una trentenne all’essere una quarantottenne… comunque piuttosto in forma, persino sospettosamente.

Seconda annotazione: si è passati da registi legati all’azione o alla fantascienza a un regista non solo non statunitense, ma orientato alla commedia, persino umoristica: quel Jean-Pierre Jeunet che avrebbe di lì a poco diretto Il favoloso mondo di Amelie e Una lunga domenica di passioni, ma che aveva già diretto DelicatessenLa città dei bambini perduti.
Tale scelta appare piuttosto curiosa e, difatti, il film perde rispetto ai suoi predecessori il tono esclusivamente drammatico e, anzi, propone diversi momenti grotteschi; quasi tutta la recitazione in verità possiede un tono grottesco, aiutata in ciò anche da un cast scelto a bella posta: il fedelissimo di Jeunet Dominique Pinon (L'esplosito piano di Bazil, Oxford murders), il parimenti da lui già diretto Ron Perlman (Il nome della rosa, Hellboy), Winona Ryder (Ragazze interrotteBeetlejuice - Spiritello porcello, Great balls of fireEdward mani di forbiceSireneDraculaA scanner darkly - Un oscuro scrutarePiccole donne), Dan Hedaya (Ragazze a Beverly Hills, Mulholland Drive).

Ma passiamo alla trama sommaria di Alien - La clonazione: siamo nell’anno 2379, circa 250 anni dopo gli eventi della Nostromo e 200 dopo gli eventi del pianeta Fiorina 161. Umani e corporazioni varie non hanno rinunciato all’idea di studiare e sfruttare l’alieno che Ripley in diverse occasioni aveva eliminato, tanto che una società si è data pena di rigenerare, tramite il DNA residuo, la stessa Ripley… compreso l’alieno che aveva dentro, il quale viene fatto crescere e a cui vengono “offerti” dodici esseri umani perché potesse moltiplicarsi.
Nella nave militare in cui accadono questi esperimenti, l’Auriga, approda per questioni commerciali la nave da trasporto Betty, contenente un piccolo e variegato equipaggio.
Succederanno le solite cose: l’alieno verrà sottovalutato, moriranno tutti o quasi, tranne Ripley, in questa storia in versione super-umana, dato che è stata ricostruita con un DNA misto a quello dell’alieno: è fortissima, il suo sangue è corrosivo, gli alieni la riconoscono come loro simile, etc.

In Alien - La clonazione il regista Jeunet ha cercato di introdurre diverse novità, pur rimanendo nel solco tracciato dai predecessori e dal primo film in particolare. La novità principale, tuttavia, non è quella della trama, ma, come detto, il tono generale dell’opera, meno epico e più surreale (certamente anche per la sceneggiatura di Joss Whedon, tendente più al grottesco che non all'orrorifico).
La cosa, tuttavia, stona parecchio, a mio modo di vedere, pur risultando il film globalmente ben fatto e godibile per larghi tratti.
Il primo Alien rimane tuttavia distantissimo, e alla fine va bene così.

Fosco Del Nero



Titolo: Alien 4 - La clonazione (Alien resurrection).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Jean-Pierre Jeunet.
Attori: Sigourney Weaver, Winona Ryder, Dominique Pinon, Ron Perlman, Gary Dourdan, Michael Wincott, Kim Flowers, Dan Hedaya, J.E. Freeman, Brad Dourif, Raymond Cruz, Leland Orser.
Anno: 1997.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 20 luglio 2022

Giovani streghe - Andrew Fleming

Non avevo mai visto Giovani streghe, piccolo film cult degli anni “90 al cui buon successo si deve probabilmente la successiva serie televisiva Streghe, non a caso successiva di appena due anni.

Ecco la trama sommaria del film diretto nel 1996 da Andrew Fleming (regista di cui ho visto solo un altro film, il successivo e altrettanto giovanile, per quanto diverso come genere, Nancy Drew): Sarah Bailey (Robin Tunney; futura protagonista di The mentalist) è una sedicenne con qualche problema, tra allucinazioni, depressione e tentato suicidio, la quale si trasferisce col padre a Los Angeles, per poi iniziare a frequentare una scuola cattolica. 
Dopo le prime schermaglie sociali, si unisce al trio composto da Nancy, Bonnie e Rochelle, ragazze talmente tanto anticonformiste e discostate dal resto degli studenti da avere fama di persone strane, se non vere e proprie streghe.
In effetti, la nomea è meritata e le tre, nel mentre divenute quattro, eseguono veri e propri rituali, che doneranno loro alcuni poteri, di cui abuseranno ben presto, suscitando qualche “incomprensione” tra le stesse ragazze.

Giovani streghe ha un target di pubblico evidentemente giovanile, sia nei temi fantastici, sia nell’inclinazione lievemente psico-orrorifica (sono presenti alcune scene potenzialmente disturbanti), ma anche nell’indole didattica.
Difatti, il film non è privo di insegnamenti; quello più evidente, magia o meno che sia, è che abusare del proprio potere è un male, il quale prima o poi si ritorce contro la persona abusante: vale per i poteri spirituali ma vale anche per il modo in cui si usano denaro, possibilità personali, etc.
Non è tuttavia l’unico concetto d’interesse presente nel film, per cui vado a citare alcune frasi.

“Come sopra, così sotto.”

“Devo annullare un incantesimo.”
“Una volta aperta la diga, come fai a richiuderla? Il tuo incantesimo ha rotto gli argini; non puoi annullarlo. Deve seguire il suo corso.”

“Non sta a te giudicare la sofferenza.”

“Il bene o il male giacciono nel cuore della strega.”

“Qualsiasi cosa inviate, tornerà al mittente triplicata. È una parte della verità spirituale di base, formulata in molti modi, in molte religioni: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.”
La cosiddetta “regola della reciprocità” è davvero presente in tante tradizioni filosofico-spirituale: dagli antichi greci fino all’ebraismo, dal confucianesimo fino al buddhismo, dal cristianesimo all’induismo (il principio del karma si basa su tale legge esistenziale).

“Il serpente è sempre stato una creatura magica e potente: dovresti rispettarlo.”

“Lui è in tutto il Creato.”

“Nella tua anima c’è il potere di sconfiggere chiunque ti sfidi, ma devi arrenderti al potere più grande.”

“Devi cercare dentro te stessa.”

Interessante è anche il riferimento ai quattro elementi della natura, i quali peraltro sono i mattoncini con cui è costituito il cosmo.

Ciò fa di Giovani streghe un film di buon valore, più nella sostanza che nella forma, a dire il vero, giacché né il cast né alcune parti della sceneggiatura mi hanno convinto.
Il film, comunque, all’epoca ebbe un certo riscontro, e come detto è ricordato come film di nicchia.

Fosco Del Nero



Titolo: Giovani streghe (The craft).
Genere: fantastico, drammatico.
Regista: Andrew Fleming.
Attori: Robin Tunney, Fairuza Balk, Neve Campbell, Rachel True,  Breckin Meyer, Skeet Ulrich, Christine Taylor, Assumpta Serna.
Anno: 1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 19 luglio 2022

The OA - Brit Marling, Zal Batmanglij

The OA è il terzo prodotto che recensisco della coppia Brit Marling-Zal Batmanglij: i primi due sono stati i due film I origins e Another Earth, che hanno conseguito una valutazione rispettivamente buona e discreta.
Il primo dei due, in verità, l’ho anche inserito nella lista dei film consigliati per i loro contenuti (Film che aprono la mente... o il cuore), giacché, pur non avendo una profondità spirituale, diciamo così, comunque metteva in evidenza alcuni spunti interessanti. 

Vale lo stesso discorso per The OA, con la differenza che questa è una serie televisiva, per quanto di appena due stagioni, e dunque in essa, volendo, c’era tutto il tempo per portare avanti argomenti di maggior spessore.

Purtroppo, tuttavia, il duo di cui sopra si conferma un duo di ideatori sì brillanti e originali, ma molto mentali.
Inoltre, ho la sensazione che, in questo caso, le cose siano state appesantite dal finanziatore, ossia Netflix, famoso per far parte di certi gruppi di potere e altrettanto famoso per alcuni prodotti palesemente orientati a livello di propaganda e manipolazione: tendenze pedofile, sessualità distorta, globalismo, distruzione dei valori tradizionali, negazione delle leggi della natura, negazione o abbassamento della spiritualità, etc.

Lo stesso The OA contiene elementi di questo tipo, alieni viceversa agli altri due prodotti succitati, ch’erano invece nati come produzioni indipendenti: per esempio, abbiamo una sessualità etero del tutto fisica (qualunque elemento di tenerezza o di evoluzione spirituale è assente), abbiamo un ragazzo omosessuale e persino un ragazzino trans. Probabilmente non è una coincidenza, considerato il nome che c’è dietro.

Ma passiamo alla trama sommaria di The OA, che in verità si apre con un incipit e un primo episodio bellissimo e accattivantissimo: Prairie Johnson è diventata cieca da bambina, è rimasta orfana e poi è adottata da una famiglia statunitense; non è tutto, perché un giorno sparisce… e ricompare sette anni dopo, avendo nel mentre recuperato la vista.
Tuttavia, si rifiuta di parlare di quanto le è successo sia con i suoi genitori adottivi sia con la polizia. Ne parla invece a cinque personaggi, tutti piuttosto squilibrati come esseri umani (un teppista, un ambizioso ragazzo col segreto dell’omosessualità, un ragazzino mezzo trans che prende ormoni, un ragazzino timido e insicuro con tendenze suicide, un’insegnante adulta altrettanto insicura), che ha riunito in modo misterioso, quasi per risonanza di energie.

A essi, episodio dopo episodio, svela quanto le è successo, ossia degli eventi piuttosto incredibili, nonché quanto i sei sono chiamati a fare, ossia delle altre cose piuttosto incredibili.
La serie oscilla così tra eventi del presente e richiami del passato sotto forma di flashback… compresi eventi di altre dimensioni.

The OA ha avuto un discreto successo di pubblico, nel senso che s’era formata una nicchia di spettatori affezionati, ma la serie è stata comunque cancellata dopo appena due stagioni… e pure la seconda è stata a rischio.
Rimane così monca, giacché niente è stato affrontato per bene, tutto è rimasto in sospeso, e, anzi, la storia aveva aperto numerose parentesi… perdendo però la straordinaria efficacia della sua parte introduttiva e portando avanti un plot via via sempre meno convincente (oltre che manipolatorio/propagandistico).
Se fosse andata avanti, sarebbe probabilmente diventata come diventa la maggior parte delle serie tv, le quali rinunciano alla qualità pur di allungare il brodo, diventando sempre meno credibili e in taluni casi persino ridicole.

Ad ogni modo, con tale prodotto Brit Marling e Zal Batmanglij confermano quel che avevo già visto di loro: buone idee e una leggera tendenza al mondo dello sconosciuto, tendenza però più mentale che esistenziale-spirituale… ma manca sempre qualcosa, e anzi in tale caso vi sono le tare di cui ho detto, assenti nelle precedenti opere visionate.

Fosco Del Nero



Titolo: The OA (The OA).
Genere: serie tv, drammatico, psicologico, fantastico.
Ideatore: Brit Marling, Zal Batmanglij.
Attori: Brit Marling, Emory Cohen, Scott Wilson, Phyllis Smith, Alice Krige, Patrick Gibson, Brendan Meyer, Brandon Perea, Ian Alexander, Jason Isaacs, Will Brill, Sharon Van Etten, Paz Vega, Chloe Levine, Kingsley Ben-Adir.
Anno: 2016-2019.
Voto: 6.
Dove lo trovi: online.



mercoledì 13 luglio 2022

Veronica Mars - Rob Thomas (serie tv)

La recensione della serie tv Veronica Mars non può prescindere dalla datazione cronologica, essendo essa piuttosto articolata.
Andiamo dunque con ordine: nel 2004 è uscita una serie tv intitolata per l’appunto Veronica Mars e interpretata da Kristen Bell (che era già una 24enne ma che recitava nei panni di una 17enne); la serie ottenne un successo di pubblico e di critica notevole, tanto che la seconda stagione fu presto attivata. Ne fu programmata anche una terza, che però fu annullata per la carenza di ascolti; i fan protestarono e allora la terza stagione fu varata.
Dopo di che, a nulla valsero le proteste: lo show fu cancellato…

… salvo avere, nel 2013, il seguito di un film.
E persino, a distanza di ben undici anni dall’interruzione della serie, una quarta stagione nel 2018, con i personaggi chiaramente e nettamente invecchiati (chi meglio e chi peggio: elementi interessante da notare).

Ecco la trama sommaria della serie vera e propria, ossia le prime tre stagioni: Veronica Mars è una liceale alquanto sveglia, che frequentava il gruppo dei ragazzi ricchi della scuola superiore di Neptune, essendo fidanzata col più ricco di tutti, Duncan Kane, fino al fatidico giorno: viene drogata durante una festa e si risveglia la mattina dopo praticamente nuda, segno che qualcuno l’aveva, oltre che drogata, anche violentata.
La separazione da Duncan segna il suo passaggio dal gruppo dei benestanti… a un gruppo a parte, composto da lei sola e dal nuovo amico Wallace, un atleta; poi si unirà anche l’informatica Mac; e per certi versi anche il teppista Weevil.
Veronica è figlia di un investigatore privato, Keith, ex sceriffo della contea, e ha essa stessa talento da investigatrice: la serie va avanti con la ragazza che risolve casi veri e propri nonché casi scolastici di minor rilievo.

Ora comincia la recensione vera e propria: la prima cosa da dire è che escludo da essa la quarta stagione, davvero pacchiana, più rude e volgare, rispetto alle prime tre (anche il film aveva preso la china di una qualità assai minore). Comprendendola, il voto della serie dovrebbe calare di almeno un punto.
La seconda cosa è che la serie mostra tutte le nefandezze dell’animo umano… e infatti è ambientata in California: stupri, droghe, violenze, truffe, superficialità, sessualità volgare, tradimenti, assassinii, follia, disagio interiore, abusi su bambini, etc. C’è un campionario di cose brutte davvero notevole, tale che la serie non è certamente educativa né adatta ai ragazzi… nonostante sia stata presentata come teen-drama.

Aggiungo anche che i simboli del “Nuovo Ordine Mondiale” campeggiano ovunque: l’occhio nella piramide è il simbolo dell’agenzia investigativa Mars, pavimenti a scacchi, confraternite segrete, etc, tanto che il dubbio che si tratti di un prodotto uscito da certi ambienti è forte, anche perché, alla fine, i buoni subiscono sempre perdite pesanti e ne escono morti, allontanati o disillusi… come a dire: non ce la fate contro quei poteri tanto più forti di voi.

Il voto numerico si riferisce alla qualità del prodotto in sé, ma volendo contare questo elemento crollerebbe drasticamente.

Quand’ero ragazzo e guardavo Veronica Mars, mi piaceva molto, e come prodotto d’intrattenimento mi è piaciuto anche ora: tuttavia, i simboli ci sono, le energie basse ci sono, la deriva pacchiana e volgare della serie aggiuntiva c’è. Valutate dunque da voi.

Fosco Del Nero



Titolo: Veronica Mars (Veronica Mars).
Genere: serie tv, giallo, commedia, drammatico, sentimentale.
Regista: Rob Thomas.
Attori: Kristen Bell, Enrico Colantoni, Jason Dohring, Percy Daggs III, Francis Capra, Ryan Hansen, Julie Gonzalo, Tina Majorino, Chris Lowell.
Anno: 2004-2018.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 12 luglio 2022

I due mafiosi - Giorgio Simonelli

Dopo la visione dell’eccellente I 2 deputati, che mi aveva probabilmente fatto illudere sulla qualità media dei film del duo Franco e Ciccio, sono andato a vedermi I due mafiosi, che onestamente non mi ricordo se avessi visto da bambino-ragazzino, ma che online viene segnalato come uno dei migliori film della coppia.

Curiosamente, nelle classifiche di tale tipo non ho mai visto I 2 deputati, fatto che mi ha portato alla conclusione che i film allora più apprezzati di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia fossero quelli dalla comicità più popolana e spiccia, e non quelli dal taglio più brillante e ironico come per l’appunto I 2 deputati.

Ma lasciamo perdere tali digressioni ipotetiche e andiamo alla trama de I due mafiosi, film diretto nel 1964 da Giorgio Simonelli (di cui non ho recensito niente finora, e che è noto soprattutto per aver diretto il duo in una dozzina di film, pur all’interno di una filmografia ben più vasta): Ciccio Spampinato e Franco Fisichella sono due giovani uomini siciliani che ambiscono a entrare nella mafia, e a tal film compiacciono a più riprese il boss Don Calogero, il quale li accetta nella famiglia a condizione che portino a termine una missione d’ingresso: consegnare una valigia piena d’oro ai loro “parenti” di Parigi.
In realtà, nella valigia non c’è oro, ma esplosivi, e il piano è eliminare alcuni personaggi scomodi francesi, nonché gli stessi Franco e Ciccio, testimoni di un omicidio.

Da qui, inizia una lunga commedia degli equivoci e degli errori, su più fronti: i due uomini, i colleghi francesi, la polizia locale… tutto ciò tra balletti e locali, probabilmente non parigini, e filmati di repertorio che stonano alquanto col resto del film.

La comicità, come detto, è di livello più basso rispetto al precedente film, pur rimanendo nell’ambito del simpatico; i personaggi son caratterizzati in modo eccessivo, quasi fossero macchiette, e la sospensione dell’incredulità dello spettatore è messa a dura prova non solo dalle evidenti differenze visive tra i filmati di repertorio sulle vie di Parigi e le riprese al chiuso, ma anche dal fatto che i due incontrano sempre e solo persone che parlano in italiano, e persino in italiano fluente e senza alcun accento… pur essendo in teoria francesi. Un po’ troppo persino per i due personaggi in questione, tutt’altro che faine, e certamente per lo spettatore.

Musiche e filmati di balli (anch’essi probabilmente di repertorio) interessanti e piacevoli.

Da rilevare anche un cameo piuttosto irrilevante di Moira Orfei, nonché una presenza femminile curiosamente sotto tono e sotto la bellezza media delle produzioni meramente visive come questa: persino in questo I 2 deputati si rivela superiore.
Curioso il personaggio del mago Mischa, interpretato dall’attore russo Misha Auer.

In conclusione, I due mafiosi si rivela un film discretamente pacchiano e banale, nonostante l’innata simpatia dei due protagonisti: quella c’è sempre, ma se il film non ha sostanza e bellezza, non basta.
Procederò a una terza visione di un film del duo Franco e Ciccio, per poi eventualmente fermarmi.

Fosco Del Nero



Titolo: I due mafiosi.
Genere: comico.
Regista: Giorgio Simonelli.
Attori:  Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Aroldo Tieri, Mischa Auer, Gino Buzzanca, Nino Musco, Isabella Biagini, Piero Gerlini,  Gia Sandri, Moira Orfei.
Anno: 1964.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 6 luglio 2022

Toc toc - Vicente Villanueva

Toc toc è decisamente un film sui generis, la cui particolarità tuttavia è ben gradita rivelandosi originale e piacevole, pur senza aver la pretesa di compilare un capolavoro del cinema.

Il film è del 2017, è una produzione spagnola ed è stato girato dal regista Vicente Villanueva, che personalmente non conosco.
In rete leggo anche che il soggetto è tratto da una commedia teatrale, dal nome omonimo, presentata a Buenos Aires.

Ecco la trama sommaria di Toc toc: sei pazienti si incontrano nello studio di un famoso psicologo, che ha fama di grande luminare, nonché di filantropo. Difatti, pare che una sola seduta basti a risolvere i problemi delle persone, alle quali non è richiesto nemmeno un onorario.
I sei pazienti, come si riscontrerà presto, son tutti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo (in spagnolo “trastorno obsesivo-compulsivo”, o T.O.C., da cui il titolo del film)… e hanno appuntamento tutti alla medesima ora, per quello che sembra un guasto del sistema informativo dello studio. Inoltre, il luminare di cui sopra è in ritardo per via di un problema con un volo aereo.

Per ingannare l’attesa, i sei, dopo un’iniziale e problematica fase conoscitiva, decidono di organizzare una sorta di seduta di gruppo, nella quale si metteranno a nudo e cercheranno di aiutarsi l’un l’altro, pur tra mille incomprensioni.
Tra i sei, abbiamo una sindrome di Tourette con tendenza alla volgarità, un’ossessione per i numeri, un’ossessione per l’igiene, una mania di controllo, la tendenza a ripetere ogni frase due volte e la mania per la simmetria, cui si aggiunge la fobia per le linee sui pavimenti.
Ai sei pazienti si aggiunge la segretaria, che non è che sia malata, ma non pare neanche lei l’emblema della salute psichica.

Toc toc è esattamente quello che sembra: una commedia gradevole e leggera che non prende troppo sul serio i problemi psichici di cui sopra, ma nemmeno la normalità, e che propone uno spirito positivo e proattivo, per quanto ovviamente in modo blando e narrativo, non certo interventistico-terapeutico.

Nonostante inizi con una serie di volgarità, legate al personaggio con la sindrome di Tourette, il film non è affatto volgare, e anzi la sua comicità è più concettuale che non visiva o verbale. Per certi versi, Toc toc ricorda le commedie francesi ironiche e leggere.

I sei personaggi son tutti ben caratterizzati e i dialoghi spesso arguti, o quantomeno vivaci, con alcune sequenze fantastiche.
Bella inoltre l’atmosfera di aiuto reciproco che si instaura tra persone aventi difficoltà simili.

Devo dire la verità: in partenza, non mi aspettavo molto dal film, il quale mi era stato consigliato come film con contenuti esistenziali-spirituali… che non ci sono, ma che lasciano il posto a una commedia gradevole, leggera, che fila via per tutti i novanta minuti della sua durata.

Fosco Del Nero



Titolo: Toc toc (Toc toc).
Genere: commedia, comico.
Regista: Vicente Villanueva.
Attori: Oscar Martinez, Paco León, Alexandra Jiménez, Rossy De Palma, Nuria Herrero, Adrian Lastra, Inma Cuevas.
Anno: 2017.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



martedì 5 luglio 2022

I 2 deputati - Giovanni Grimaldi

Non vedevo un film del duo Franco e Ciccio dai tempi dell’adolescenza.
In effetti, mentre il duo Bud Spencer e Terence Hill da me ha continuato a totalizzare visualizzazioni, per dir così, la coppia Francio e Ciccio è letteralmente caduta nel dimenticatoio, anche perché il tipo di comicità popolare e pacchiana ha suscitato sempre meno il mio interesse.

Tuttavia, da poco in tv mi sono imbattuto in uno spezzone del loro film I 2 deputati, e alcuni scambi di battute fulminanti mi hanno indotto a vedermi l’intero film, da cui la recensione odierna.

I dati di base: I 2 deputati è un film del 1968 girato da tale Giovanni Grimaldi, di cui finora non ho recensito niente. In effetti, se Grimaldi ha diretto un discreto numero di film, assai più spesso è stato sceneggiatore, ad esempio al fianco del più famoso regista  Sergio Corbucci, il quale ha lavorato soprattutto con Totò, oltre che coll’altro duo, quello di Bud e Terence.

I 2 deputati è ovviamente un film comico, avente uno sfondo politico ma una sostanza più intimo-familiare, dal momento che, se sull’arena pubblica si sfidano due partiti e due candidati al Parlamento, in privato si sfidano due cognati.

Ecco la trama de I 2 deputati: Francesco Grassiani (Ciccio Ingrassia) e Franco Franchini (Franco Franchi) sono due cognati di cultura ed estrazione sociale differente, pur frequentando gli stessi ambienti familiari e lavorativi. Il primo è laureato ed è un importante uomo politico, mentre il secondo ha una cultura assai più modesta e lavora come uscire.
Tuttavia, quest’ultimo ha un’intelligenza alquanto vivace, tanto che viene notato dal Partito Comunista, che lo candida al Parlamento. Curiosamente, nello stesso periodo la Democrazia Cristiana candida suo cognato.
Lo scontro è aperto, politico e familiare al contempo, con le gentili signore parimenti pronte a darsi battaglia (anzi, a fomentarla loro per prime per questioni di ego e prestigio).

I 2 deputati mi è piaciuto davvero molto: la trama in sé non è certo memorabile, ma il film è ben congeniato e si avvale di personaggi ben caratterizzati e soprattutto di dialoghi ispirati, sia quando seri sia quando palesemente umoristici. In alcuni punti, le gag verbali sono del tutto irresistibili.

In effetti, il film mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di recuperare almeno un altro paio di film del duo Franco e Ciccio.
Credo che vedrò, per esempio, I due mafiosi, Sedotti e bidonati e forse qualcun altro, secondo quel che trovo nei film citati.

Nel frattempo, mi ha fatto proprio piacere rivedere quelli che, in ogni caso, sono stati due protagonisti della commedia italiana dei decenni passati.

Fosco Del Nero



Titolo: I 2 deputati.
Genere: commedia, comico.
Regista: Giovanni Grimaldi.
Attori: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Umberto D'Orsi, Gabriella Giorgelli, Paolo Carlini, Didi Perego, Alfredo Rizzo, Ignazio Balsamo, Ignazio Leone, Enzo Maggio, Lino Banfi. 
Anno: 1968.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



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