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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 13 novembre 2019

Rogue one - A star wars story - Gareth Edwards

Rogue one - A star wars story è il primo film ambientato nel mondo di Star wars, pur se esterno alla saga di fondo, che prima era trilogia, poi è divenuta esalogia, e che dovrebbe terminare come un ennealogia (ossia, nove film).

Ciò non solo apre il campo a un numero di film imprecisato, e ci si può scommettere fin da ora che sarà consistente per sfruttare appieno il fenomeno commerciale, ma trasforma Guerre stellari da saga a universo, composto non solo dalla storia principale, chiamiamola così, ma da una collezione di film ambientati in quel mondo ma indipendenti, definiti come Anthology.

Ecco la trama di questo primo film, intitolato Rogue one - A star wars story: siamo tra il quarto e il quinto film della saga, con gli Imperiali che stanno per ultimare la Morte Nera, il pianeta-arma capace di distruggere un mondo con un sol colpo.
A completare il lavoro è stato Galen Erso (Mads Mikkelsen, memorabile in Adam's apples - Le mele di adamo e bravo anche in Doctor Strange), il quale è stato praticamente costretto. Egli, che voleva semplicemente vivere con la sua famiglia e che ha visto al moglie uccisa sotto i suoi occhi e la figlia fuggitiva, e che interiormente è rimasto fedele alla causa dei ribelli, ha tuttavia progettato l’arma con un difetto interno, rivelato dai piani di progettazione dell’arma.
Nel mentre, la figlia Jyn (Felicity Jones) si è salvata grazie al ribelle Saw Gerrera, e poi vivendo per conto suo sul pianeta Jedha.
La sua sorte si incrocerà con quella del pilota spaziale Cassian Andor (Diego Luna, che inevitabilmente fa pensare a Y tu mama tambien) e del suo fido K-2SO, un droide imperiale riprogrammato, nonché con quella del monaco cieco Chirrut Imwe e del suo amico guerriero Baze Malbus.
Tutto ciò in un’epoca in cui i jedi sono praticamente scomparsi, in cui l’Impero Galattico è sempre più forte, e in cui i ribelli arrancano, quasi sopraffatti e aggrappati alla sola speranza.

Rogue one - A star wars story, chiamato anche semplicemente Rogue one, è oggettivamente un buon film da tanti punti di vista: scenografia, effetti speciali, dinamismo, recitazione, costumi, tanto che ha ricevuto numerosi premi per questi fattori. La bellezza visiva, in particolare, è notevole, con molti scenari diversi e tante bellissime ambientazioni.
Tuttavia, gli manca qualcosa, e si distingue più per essere un film d’azione pieno di inseguimenti e combattimenti che per essere un gran film… e infatti non lo è.
Va detto inoltre che ricalca un po’ troppo il copione della trilogia originale: c’è il pilota spaziale un po’ ribelle con un fido aiutante non umano, e una bella ragazza con cui dapprincipio son scintille ma con cui poi è affetto. E nel mentre sparatorie, inseguimenti, fughe, tanti soldati imperiali dalla pessima mira… suona familiare?
È stato fatto un buon lavoro compilativo, per dirla con i termini di una tesi di laurea, ma non un lavoro innovativo.

Da sottolineare la figura del regista Gareth Edwards, non all’esordio ma quasi visti i soli due film sulle spalle, e nessuno di spessore… scelta davvero strana per un blockbuster ad alto budget, ma rivelatasi vincente almeno per il fattore commerciale, visto che il film ha incassato molto… come farà peraltro qualunque film della serie Star wars fino a che la qualità media non sarà divenuta sufficientemente bassa da attirare da quel momento in poi solo i nostalgici o gli appassionati di film d’azione senza troppi contenuti.

Chiudo la recensione del film con le immancabili citazioni sulla forza, che peraltro son ciò che lo nobilita più di tutto, certamente più degli effetti speciali e della computer grafica.

“La forza è con me e io sono con la forza.
E nulla io temo, perché tutto è come la forza vuole.”

“La forza è con e me.
Sono un tutt’uno con la forza.”

“Ci sono molti tipi di prigione, capitano.
Sento che la sua se la porta ovunque vada.”

Fosco Del Nero



Titolo: Rogue one - A star wars story (Rogue one - A Star Wars story)
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Gareth Edwards.
Attori: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed, Forest Whitaker, Donnie Yen, Jiang Wen, Alan Tudyk, Jonathan Aris.
Anno: 2016.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 12 novembre 2019

World War Z - Marc Forster

Normalmente non sono molto attratto da blockbuster e film super-commerciali, specie quando hanno una componente d’azione molto spiccata, ma è pure vero che da ragazzino amavo i film horror (frase che è una contraddizione in termini, peraltro), e che pure da grande mi è rimasta una simpatia per i film su vampiri, morti viventi e affini… anche se ora li guardo con occhio ben diverso, legato al motivo per cui tale filone di film ha così istintivamente tanto successo: ossia perché ricorda alle masse il proprio stato di addormentamento.

Ma lasciamo perdere tale concetto e veniamo al film di oggi: World War Z, che mi ero segnato perché diretto da Marc Forster, che avevo appena apprezzato nell’originalissimo Vero come la finzione.

… peraltro, il film è stato prodotto dalla casa di produzione dello stesso Brad Pitt, il che spiega la sua presenza.

Ecco in sintesi la trama di World War Z, film che è la trasposizione filmica del romanzo di Max Brooks  World War Z - La guerra mondiale degli zombi: Gerry Lane è ex impiegato delle Nazioni Unite, ancora molto apprezzato, anche se ha preferito lasciare il lavoro per dedicarsi alla sua famiglia: moglie e tre figli ancora piccoli.
Un bel giorno, in macchina a Philadelphia, la gente per strada sembra come impazzire, e molti si tramutano in veri e propri zombie; quel che è successo a Philadelphia, peraltro, è successo quasi n contemporanea in tutto il mondo, tanto che si fa fatica a individuare l’origine di quella sorta di virus zombie.
Se l’origine è difficile da stabilire, comprendere come il virus si propaghi è invece molto semplice: la persona infettata diviene uno zombie in pochi secondi, una decina, e da lì in poi tenta con tutte le sue forze di mordere qualcun altro, in modo da passare l’infezione.
Gerry e la sua famiglia si salvano grazie al Sottosegretario Nazioni Unite Thierry Umutoni, vecchio collega di Gerry, al quale vien proposto, dietro l’impegno di proteggere i congiunti su una nave al largo dell’oceano, di indagare il mistero del virus. La prima tappa è la Corea del Sud, ma ci saranno anche India, Israele Galles, etc.

World War Z è un po’ 28 giorni dopo e un po’ Resident evil, senza contare i vecchi film sugli zombie, dai quali però prende solo lo spunto di fondo, rimanendo invece sul contemporaneo, sul metropolitano e sullo tecnologico in quanto ad ambientazione.
Il film ha azione, ha scene horror, ha tensione, ma si dedica anche ai buoni sentimenti, e ha indubbi punti di forza: un bel dinamismo, tuttavia ben alternato a scene più raccolte, una bella fotografia e un bel montaggio, nonché una certa spettacolarità, data anche dalle numerose inquadrature dall’alto.
In questo senso, non sorprende il grande successo di pubblico clamoroso, nonché il buon approccio anche della critica.

Tuttavia, World War Z ha anche dei punti deboli: intanto, non è affatto originale, con lo spunto di fondo già affrontato da decine di altri film.
Presenta inoltre una figura di eroe che, se ha il pregio di non essere un eroe tutto muscoli e azione  (ma anche un eroe riflessivo e sentimentale), eccede in senso opposto: oltre che soldato e condottiero tuttofare, trova anche il tempo per avere intuizioni di tipo scientifico che gli scienziati non avevano avuto… davvero un po’ troppo.
Ancora: il capitolo su Israele è poco convincente, e anzi è proprio ridicolo il modo in cui gli zombie entrano nel paese.
Ed è sempliciotto il motivo per cui gli zombie attaccano certe persone e altre no.

Il tutto, messo sulla bilancia, fornisce un film di sufficiente valore, ma non certo memorabile o imperdibile o riguardabile.

Chiudo la recensione con una bella frase tratta dall’opera che peraltro si abbina molto bene a quanto ho evidenziato a inizio articolo, ossia il motivo “esistenziale” per cui tali film piacciono molto alle masse: da un lato addormentamento, dall’altro lato lavoro-lotta interiore.

“Se potete combattere, combattete.
Aiutate gli altri.
Siate pronti a tutto.
La guerra è appena cominciata.”

Fosco Del Nero



Titolo: World War Z  (World War Z).
Genere: drammatico, azione, horror.
Regista: Marc Forster.
Attori: Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox,
David Morse, Fana Mokoena, Abigail Hargrove, Pierfrancesco Favino.
Anno: 2013.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 6 novembre 2019

Vero come la finzione - Marc Forster

Vero come la finzione è la prova provata che si può ancora essere originali, nonostante tutti i libri e tutti i film che sono stati prodotti: il film di Marc Forster, anzi, lo è partendo da un’idea tutto sommato semplice, quella per cui a un certo punto il protagonista della storia inizia a sentire una voce che narra la sua storia, ossia racconta esattamente quello che sta facendo.

Andiamo allora subito alla trama, per avere un’idea più completa di Vero come la finzione: Harold Crick (Will Ferrell; Melinda e Melinda, Zoolander, 2 single a nozzeStarsky & Hutch) è un agente del fisco super-preciso, un tipo che conta il numero dei gradini delle scale e il numero dei movimenti dello spazzolino da denti, e che sa eseguire complicate operazioni matematiche mentalmente. La sua vita scandita e noiosa riceve una bella scossa nel momento in cui, proprio mentre una mattina sta contando le spazzolate dello spazzolino da denti, inizia a sentire una voce, la quale descrive esattamente quello che egli sta facendo, come fosse un narratore che racconta una storia. Un narratore onnisciente, che a un certo punto, in una di quelle “visite casuali”, gli preannuncia la sua imminente morte.
Come presumibile, la vita di Harold salta un po’ per aria: inizialmente credutosi pazzo, egli si rivolge poi a un esperto di trame, il professor Jules Hilbert (Dustin Hoffman; Tootsie, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Ishtar, Il laureato, Piccolo grande uomoRain man), il quale gli farà da consulente in quella bizzarra vicenda.

Vicenda in cui entreranno, pur a titolo assai diverso, due donne: la prima è Ana Pascal (Maggie Gyllenhaal; Donnie Darko, Il ladro di orchidee, Crazy heart), e la seconda è Kay Eiffel (Emma Thompson; Casa Howard, Molto rumore per nulla, Nel nome del padreHarry Potter e il prigioniero di Azkaban).

Non anticipo cosa avviene nel film e cosa infine si rivela essere la voce che sente Harold, e mi limito ora a lasciare un mio commento.
Detto dell’originalità dello spunto iniziale, va necessariamente sottolineata anche l’originalità e direi persino la brillantezza della regia: allo spettatore più legato a inquadrature classiche potrebbe anche non piacere, ma io l’ho trovata adorabile, specialmente abbinata alla voce fuori campo del narratore.
Anche la figura di Harold Crick, pur se meno originale (un uomo iper-mentale e super-matematico), è efficace, e ben portata avanti da Will Ferrell. Mi è piaciuta molto meno invece Maggie Gyllenhaal, tanto che avrei affidato il suo ruolo a qualche altra attrice, ma fa niente.
Molto bene Dustin Hoffman, ma non è una novità, e bene anche Emma Thompson, che comunque non mi fa impazzire in generale.

Un appunto personale: un film con un tale spunto di partenza avrebbe facilmente potuto avere un contenuto di genere esistenziale, o quantomeno una morale, che invece mancano del tutto: c’è solo la storia.

Nel complesso, ho assai apprezzato Vero come la finzione, film originale e molto ben diretto… anche se una volta concluso rimane il dubbio del fatto che avrebbe potuto esser un film più importante.

Fosco Del Nero



Titolo: Vero come la finzione (Stranger than fiction).
Genere: commedia, drammatico, surreale.
Regista: Marc Forster.
Attori: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Tom Hulce, Tony Hale, Denise Hughes, Linda Hunt.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 5 novembre 2019

Under the skin - Jonathan Glazer

È davvero difficile riuscire a trovare un senso per Under the skin, il film diretto da Jonathan Glazer nel 2013 e basato sul romanzo Sotto la pelle, di Michel Faber.
E non parlo del senso del film, ossia la sua trama, ma del fatto che avesse senso girarlo. D’altronde, è stato girato di tutto, per cui anche questo non dovrebbe sorprendere.

L’unica cosa che dovrebbe sorprendere, forse, è che lo si trovi in qualche classifica tra i migliori film di fantascienza di tutti i tempi, cosa che per l’appunto mi aveva indotto a guardarlo pur senza conoscere il regista… o meglio, senza ricordarmi di lui, pur avendo visto tanto tempo fa Birth - Io sono Sean, mentre non avevo mai sentito il titolo del terzo film della sua breve filmografia, ossia Sexy beast - L'ultimo colpo della bestia (entrambe le cose mi avrebbero probabilmente dissuaso dalla visione).

Come prima cosa, ecco la sintesi della trama di Under the skin: a Glasgow, in Scozia, un motociclista recupera il corpo di una ragazza morta, che poi verrà spogliata da un’altra ragazza, la quale si veste con gli abiti della prima.

Questa seconda ragazza, chiamata Laura (una Scarlett Johansson mai così nuda, già vista nel blog in Scoop, Match point, Vicky Cristina Barcelona, The Island, Lucy e The prestige), è in realtà un’aliena, che passa il suo tempo girando per la città con un furgone, preferibilmente di notte e preferibilmente in quartieri un po’ degradati, adescando uomini grazie alla sua grande avvenenza. Una volta adescati, li conduce in una sorta di luogo onirico, dove essi diverranno una specie di carburante per le macchine degli alieni (l’uomo motociclista è anch’egli un alieno).
Un giorno, però, la ragazza conosce un ragazzo gravemente deformato nel volto: dapprima lo adesca, ma poi ne ha compassione e lo lascia andare. Da quel momento, in lei iniziano a crescere delle emozioni “umane”, e si apre ad esperienze emotive e sensoriali come mangiare una torta, girare nella natura, fare l’amore, etc.

Il film essenzialmente è questo, e riguarda il tema trito e ritrito dell’essere alieno che diventa umano: il concetto forse più antropocentrico e banale che possa esistere, affrontato peraltro in talmente tanti altri film che, per accostarsi ad esso in modo notevole, occorre farlo con una certa originalità.

Under the skin, per certi versi, la ha: il film, piuttosto lungo con i suoi 107 minuti, è lentissimo, privo di colonna sonora, quasi privo di dialoghi, e propone una notevole dose di bellezza visiva: non solo Scarlett Johansson, ma anche e soprattutto tanti bei panorami della Scozia, tra mare e montagna, tra alberi e neve che cade, tutto ciò confezionato in una fotografia piuttosto notevole.

Il problema è che il film ha una sceneggiatura piuttosto ridicola, finale compreso, non riesce affatto a risollevarsi dallo spunto di partenza assai banale, e anzi si fa ricordare per una forte pesantezza.
E infatti ha avuto uno scarso successo, sia di pubblico che di critica.

Non basta esser strani per essere belli.

Fosco Del Nero



Titolo: Under the skin (Under the skin).
Genere: fantascienza, psicologico, drammatico.
Regista: Jonathan Glazer.
Attori: Scarlett Johansson, Antonia Campbell-Hughes, Paul Brannigan, Krystof Hadek, Robert J. Goodwin, Scott Dymond, Michael Moreland, Jessica Mance.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


martedì 29 ottobre 2019

Screamers - Urla dallo spazio - Christian Duguay

Ho già visto svariati film tratti da racconti o romanzi di Philip Dick: Blade runnerPaycheckAtto di forzaMinority reportA scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino.
Al già nutrito elenco si aggiunge oggi Screamers - Urla dallo spazio, certamente uno dei film minori tra gli adattamenti cinematografici delle opere di Dick, e probabilmente uno dei meno riusciti, almeno a confronto con quelli che ho visto.

Per la precisione, il film è tratto dal racconto Modello Due: il racconto è del 1952 e il film è del 1995, quindi abbastanza recente… anche se onestamente sembra più vecchio, forse per il budget limitato, o forse per il fatto d’avere come protagonista centrale Peter Weller, attore al tempo già piuttosto datato, e probabilmente poco adatto a scene d’azione o di combattimento come ce ne sono nel film… con risultati infatti davvero scarsini.
Anche bacio e relazione sentimentale con una donna di quindici anni più giovane risultano piuttosto pretenziosi e poco realistici, e infatti le relative scene paiono a dir poco forzate.

Ma veniamo alla trama di Screamers - Urla dallo spazio: siamo sul pianeta Sirius 6B, un avamposto ricco di minerali e oggetto di contesa tra la NEB, l’organizzazione che lo stava sfruttando economicamente, e l’Alleanza, la corporazione di scienziati e minatori che a un certo punto si oppone per via dei rischi dell’estrazione: ne deriva una guerra vera e propria, divenuta poi col tempo una guerra fredda.
Il Colonnello Joseph Hendricksson (Peter Weller; Il pasto nudo, Robocop, La dea dell’amore) comanda un avamposto dell’Alleanza, e un giorno riceve diverse sorprese: la prima è un soldato rivale che porta un messaggio di pace da parte dei nemici, e che per portarlo si fa uccidere dagli screamers, e la seconda è una proiezione olografica a dir poco sospetta.
Gi screamers, dal canto loro, sono delle creature meccaniche inventate proprio dall’Alleanza come strumento di difesa contro le preponderanti forse del NEB. Il problema è che tale strumento, capace di aggiornarsi e riprodursi da solo, è divenuto assai pericoloso, e per la stessa Alleanza, tanto da costituire ora il principale pericolo su tutto il pianeta. 

Queste sono le premesse di Screamers - Urla dallo spazio, film che nell’atmosfera ricorda inizialmente Dune per l’ambientazione, che mostra un pericolo simile a Tremors… ma che poi vira decisamente sulla fantascienza tecnologica e, come tipico per le opere di Dick, sulla difficoltà di riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è il filone conduttore dell’opera dello scrittore statunitense.

Screamers - Urla dallo spazio non fa eccezione in tal senso, anche se percorre questa via non tanto dal punto di vista psicologico-interiore (dilemmi, droghe, visioni, amnesie), come più frequente, ma dal punto di vista tecnologico-esteriore (un mondo ostile difficile da interpretare).

La storia è intrigante, ma, detto molto semplicemente, avrebbe meritato un prodotto migliore: mezzi tecnici non elevatissimi, cast mediocre, dialoghi un po’ forzati e scontati, sceneggiatura non del tutto convincente.

Insomma, Screamers - Urla dallo spazio non è proprio da buttare, ma avrebbe potuto esser molto meglio.
Probabilmente non è un caso che il regista Christian Duguay non abbia mai sfondato e sia finito a fare prima film e poi serie tv di basso livello.

Fosco Del Nero



Titolo: Screamers - Urla dallo spazio (Screamers).
Genere: fantascienza, thriller, drammatico.
Regista: Christian Duguay.
Attori: Peter Weller, Jennifer Rubin, Roy Dupuis, Andy Lauer, Charles Powell, Ron White, Michael Caloz, Liliana Komorowska.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 22 ottobre 2019

The village - M. Night Shyamalan

Avevo visto The village ormai tanti anni fa, ed esso era stato, insieme a Il sesto senso, il motivo per cui avevo iniziato a seguire M. Night Shyamalan, che però purtroppo non si è mai ripetuto ai livelli iniziali della sua carriera cinematografica… per utilizzare un eufemismo, giacché in realtà c’è stato un crollo della qualità delle sue opere difficilmente eguagliato in altri casi.

Approfitto di questa nuova visione per inserire la recensione in Cinema e film.

Ecco subito la trama sommaria di The village, almeno per quanto possibile raccontare in partenza senza svelare niente dell’essenza del film: all’interno di una vallata circondata dalla foresta vive una comunità, in quella che sembra essere il Nord America del diciannovesimo secolo.
Tutto sa di vecchio: le case, i vestiti, l’agricoltura, lo stile di vita e le stesse credenze di quella gente, che ritiene che la foresta sia abitata da esseri malvagi, chiamati “le creature innominabili", che non invadono il territorio umano per via di un antico patto secondo il quale gli uomini non devono entrare nel loro territorio, ossia la foresta, che non a caso è delimitata da bandiere e fiaccole.
Credenza nella credenza: il colore giallo salva, mentre il colore rosso è il colore del male, e attira le creature malvagie.
Ma, si sa, i giovani, un po’ per coraggio e un po’ per ribellione, tendono a sfidare la cultura antica, per cui c’è sempre qualcuno che “gioca col fuoco”: chi staziona sul confine a lungo, in una sorta di sfida di coraggio con gli amici, e chi chiede apertamente al consiglio degli anziani di poter attraversare la foresta, ufficialmente per andare a cercare medicine o altre cose utili oltre il confine.

I protagonisti del film sono soprattutto tre: il taciturno Lucius Hunt (Joaquin Phoenix; Innocenza infranta, Lei, Il gladiatore, Signs), la coraggiosa e non vedente Ivy Walker (Bryce Dallas Howard; The help, Lady in the water, 50 e 50) e il malato di mente Noah Percy (Adrien Brody; Detachment - Il distacco, Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Predators, Splice).
Ma nel cast figurano altri attori ben noti, anche se alcuni in ruoli marginali: William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Michael Pitt, etc. Il cast, insomma, c'è.

Il film al tempo fu presentato praticamente come un horror, in modo quasi truffaldino, e la cosa non giovò a livello di reazioni e critica: in realtà, The village non ha nulla di orrorifico, ma è un magnifico thriller psicologico, con sprazzi di dramma e sentimenti.
Alla sceneggiatura ottima si uniscono una scenografia molto evocativa, e una fotografia a dir poco eccellente: i colori sono magistrali, e M. Night Shyamalan, per quanto azzecchi un film sì e tre no, ha comunque la mano da regista di valore.

The village, oltre che essere un eccellente film nel suo genere, ha un altro valore, non da poco dal mio punto di vista: rappresenta in pieno la società odierna a livello di indottrinamento e mezzi di comunicazione di massa, i quali “insegnano” alle persone cosa devono credere e cosa no, e con tanta forza che quanto viene divulgato diviene verità, e verità sicura, tanto sicura quanto temuta…
… la società di oggi è un esempio di tale manipolazione collettiva, da ogni punto di vista: alimentazione, storia, salute, cultura, spiritualità, etc.
Non c’è un campo che sia “puro”, evidentemente perché la fonte a monte è contaminata, e in questo senso siamo tutti nel “villaggio”.
Così, che la cosa sia stata voluta o meno, The village è un film grandemente metaforico e simbolico,  anche didattico per chi si ferma a rifletterci un poco.

In aggiunta, nel film sono presenti alcune frasi interessanti, che riporto di seguito.

“Ci si può sottrarre al dolore, come abbiamo fatto noi…
… ma lui ti trova, sente l’odore.”

“Tu resti impassibile e noi siamo terrorizzati. Come mai?”
“Non mi preoccupo di cosa può capitare, ma di cosa bisogna fare.”

“Tu hai grande forza.
Tu sai guidare chi sa solo seguire.
Tu vedi la luce quando c’è solo tenebra.”

“Il mondo si muove per amore, si inginocchia davanti ad esso, ammirato.”

Fosco Del Nero



Titolo: The village (The village).
Genere: thriller, drammatico, horror, sentimentale.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Cherry Jones, Celia Weston, John Christopher Jones, Frank Collison, Jayne Atkinson.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 15 ottobre 2019

Total recall - Atto di forza - Len Wiseman

Total recall - Atto di forza è il remake di Atto di forza, il celebre film di fantascienza del 1990 con protagonista Arnold Schwarzenegger
… anche se si potrebbe dire, e forse anche più correttamente, che è la seconda trasposizione cinematografica del racconto di Philip Dick Ricordiamo per voi.

Le due versioni filmiche sono peraltro piuttosto diverse, per cui non è nemmeno il caso di confrontarle quanto a trama e ambientazione, che anzi differisce in alcuni aspetti importanti: mentre il primo Atto di forza vedeva il protagonista recarsi su Marte, in questo caso egli rimane sulla Terra, benché si sposti ai suoi antipodi tramite una sorta di potentissimo “ascensore”.

Ecco in sintesi la trama di Total recall - Atto di forza, diretto nel 2012 da Len Wiseman (regista di pochi film, tra cui Underworld e Die hard - Vivere o morire): siamo alla fine del XXI secolo, e il pianeta, dopo una distruttiva guerra mondiale, è rimasto abitabile e abitato solo in due punti: l’Unione Federale di Britannia, ossia la Gran Bretagna e l'Europa occidentale più vicina, e la Colonia, in Australia. La prima, più ricca, usa i lavoratori della seconda come manodopera a basso costo, e ogni giorno fa loro percorrere la distanza tra i due pianeti tramite un ascensore che passa attraverso il centro della Terra fino all’opposta zona del globo.
L’ascensore è chiamato la "Discesa”… e sì, come premessa non siamo messi bene a livello scientifico.
Douglas  Quaid (il bravo Colin Farrell; The new world - Il nuovo mondo, Sogni e delitti, In Bruges - La coscienza dell’assassino, Animali fantastici e dove trovarli) è uno di tali lavoratori della Colonia, ed stufo della sua vita, che immaginava ben diversa: la delusione di una mancata promozione sul lavoro lo spinge a rivolgersi alla Rekall, un’azienda che in pratica vende ricordi, del tipo che preferisce il cliente: amore, avventura, ricchezza, successo, etc.
Douglas sceglie i ricordi di una vita da agente segreto… se non che qualcosa va storto, e sembra che i ricordi fittizi che avrebbero dovuto essergli installati nel cervello siano andati in conflitto con ricordi autentici di una vita da agente segreto. Di cui Doug non sa nulla, ma che dovrà affrontare ben presto, districandosi tra sua moglie Lori (Kate Beckinsale; Cambia la tua vita con un click) e la ragazza che gli appariva in sogno, e che finisce per apparirgli anche nella realtà (Melina; Jessica Biel; London, The illusionist, Un matrimonio all’inglese).

La trama di Total recall è simile ma contemporaneamente molto diversa da Atto di forza, tanto che i due film son solamente lontani parenti. Total recall si distanzia così molto sia dal suo predecessore sia dall’originario racconto di Philip Dick. E devo essere onesto: nel cambio non ci guadagna affatto: pur nella sua arretratezza tecnologica, fattore non irrilevante in un film di fantascienza, Atto di forza era un film con una sceneggiatura solida e ben bilanciato, persino intrigante, mentre Total recall è un mediocre film di fantascienza d’azione.

La tematica centrale, quella dei ricordi veri o falsi e dell'impossibilità di distinguere tra illusione e verità, che in Dick oscilla tra la paranoia e il senso di compassione verso il genere umano, giacché essa è una metafora della sua condizione esistenziale, diviene qua mera scusa per un film action essenzialmente composto da un unico, lunghissimo inseguimento. Troppo, troppo lungo.

Vi sono solo due cose in cui Total recall supera Atto di forza: la prima è la bellezza dei protagonisti (il trio originario Schwarzenegger-Stone-Ticotin, pur certamente non disprezzabile, è battuto dal trio contemporaneo Farrell- Beckinsale-Biel),

La seconda sono alcune frasi da sapore esistenziale (sapore che tradizionalmente si abbina bene ai film tratte dalle opere di Philip Dick, tra cui ricordiamo Blade runner, Minority report, A scanner darkly - Un oscuro scrutareI guardiani del destino), che riporto qua di seguito.

“Svegliati! Svegliati! Svegliati!”

“La discesa ci rende tutti schiavi.”

“Trova il sistema di affrontare qualunque cosa stai passando prima di incasinarti la vita del tutto.”

“La missione di ogni uomo è quella di scoprire chi è veramente.
La risposta si trova nel presente, non nel passato.”

“Il passato è solo una costruzione della mente, che ci acceca, ci inganna facendocelo vedere, mentre il cuore vuole vivere nel presente.”

Ad esse si aggiungono vaghi accenni a tematiche cospirative e ad attentati di stato.
Troppo poco però sia per fare di Total recall - Atto di forza un prodotto all’altezza del suo predecessore, sia per farne un buon film in generale.
Peccato perché, con una tecnica superiore e un’ispirazione esistenziale alla spalle, e un progetto ricco a livello di budget e di cast, avrebbe potuto uscire fuori un film assai migliore.

Fosco Del Nero



Titolo: Total recall - Atto di forza (Total recall).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Len Wiseman.
Attori:  Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, John Cho, Bill Nighy, Bokeem Woodbine, Will Yun Lee, Currie Graham, Steve Byers.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 9 ottobre 2019

Warcraft - L’inizio - Duncan Jones

Warcraft - L’inizio è un film uscito nel 2016, ma basato sulla storia di un videogioco del 1994: Warcraft: orcs and humans

In cabina di regia, Duncan Jones, che avevo già incontrato per Moon, con buona valutazione.
Nel caso di Warcraft - L’inizio, lo scenario cambia completamente, spostandosi dalla fantascienza pura al fantasy puro, con grandissima distanza non solo di ambientazione, ma anche di dinamismo, di dialoghi, etc.

Devo dire che, nel campo, Jones ci ha nettamente perso, come infatti ha sottolineato anche buona parte della critica in relazione a Warcraft - L’inizio, film che ha ottenuto ottimi incassi nel mondo, senza dubbio per via dei numerosi fan del videogioco o del gioco da tavolo omonimo, ma che è risultato essere un fantasy davvero semplice, nel senso peggiore del termine: banale e privo di sostanza.
Nonché con troppi punti in comune con Il signore degli anelli… e infatti leggo che la produzione del film al tempo era stata messa in dubbio proprio per questo motivo. Anche qui, infatti, abbiamo da un lato gli orchi cattivi e dall’altro gli umani buoni, con nani ed elfi indecisi. E anche qui abbiamo il gran mago umano che si fa corrompere dal lato oscuro, per prendere in prestito un’espressione da Star wars, e diviene un mago nero.
Non siamo ai livelli di plagio di Terry Brooks, ma non è il massimo comunque.

Tuttavia questo non è il peggio: il peggio è che il film è di basso profilo da tanti punti di vista: a partire dal casting, con personaggi davvero poco carismatici e affatto memorabili; continuando con i dialoghi, infantili; anche la colonna sonora sembra spesso fuori luogo, volendo dare alla storia un tono epico che, di fatto, non riesce mai a sviluppare; tutta la sceneggiatura nel complesso sa davvero di poca roba, col film che si riduce in sintesi alle battaglie spettacolari tra uomini e orchi e a qualche magia altrettanto spettacolare, oltre che al tradimento suddetto.  
Davvero troppo poco per chi non si fa addormentare dagli effetti speciali.

Detto ciò, diciamo in sintesi la trama di Warcraft - L’inizio, di cui comunque abbiamo già detto qualcosa: nel pianeta Azeroth, il regno umano di Roccavento vive un periodo di pace e prosperità sotto la guida del buon Re Llane, fino a che esso non viene invaso da un’orda di orchi, i quali, sotto la guida del negromante Gul’dan, hanno distrutto il loro mondo, tanto che ora non resta loro nient’altro da fare che impossessarsi di un mondo altrui.
Vi sono però degli insider: tra gli orchi, il capoclan Durotan si rende conto che con la magia nera di Gul’dan prima o poi anche quel mondo andrebbe distrutto, e quindi medita di destituirlo; tra gli umani, la mezz’orca Garona (mezzo orca e mezzo umana… ma molto più umana, giacché di orchesco alla fine ha solo delle piccole zanne e un colorito verdastro, ma per il resto è una gran bella ragazza) parte dagli orchi, poi passa agli umani, e poi sarà chiamata ad una scelta difficile, specie dopo aver familiarizzato con Lothar, prode cavaliere e fratello della Regina Taria.
Da menzionare anche la figura dei due guardiani: quello senior, Medivh, e quello apprendista, Khadgar
Il film si chiude in modo interlocutorio, prospettando uno seguito, o probabilmente più di uno, dati gli incassi di questo primo, mediocre film.

Quando ero ragazzino i film fantasy si contavano sulle dita di una o due mani, e dunque c’era scarsità, mentre adesso la quantità è elevata (perché il genere nel frattempo ha acquisito popolarità e consensi), ma è la qualità che scarseggia.
Warcraft – L’inizio non è comunque un disastro completo: vi sono molti scenari assai belli, il film è vivace e colorato nei toni, ed è vivace anche nell’azione. Il tutto sa di film per l’adolescenza (interiore, non anagrafica) o di film per i fan sfegatati dei prodotti originari... che però chiudono un occhio sulla qualità.

Fosco Del Nero



Titolo: Warcraft - L’inizio (Warcraft - The beginning).
Genere: fantasy, azione, avventura.
Regista: Duncan Jones.
Attori: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster, Dominic Cooper, Toby Kebbell, Ben Schnetzer, Robert Kazinsky, Daniel Wu, Ruth Negga.
Anno: 2016.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 ottobre 2019

Amore con gli interessi - Barry Sonnenfeld

Amore con gli interessi non è certamente un film imperdibile, ma vi sono affezionato per diversi motivi.

Il primo è che si tratta di uno dei pochi film decenti con il mitico Michael J. Fox, esclusa ovviamente la trilogia di Ritorno al futuro.
Il secondo è il regista, quel Barry Sonnenfeld che ha diretto i due film de La famiglia Addams, i tre Men in black e qualche altro film curioso come Wild wild West.
Terzo motivo: vi recita la carinissima Gabrielle Anwar (Scent of a woman - Profumo di donna).
Quarto motivo: è la dimostrazione di come, con qualità nel casting e nei dialoghi, anche una sceneggiatura tutto sommato semplice può risultare piacevole e godibile.
Quinto motivo: è un film pulito con una bella morale di fondo. Che sarebbe: lavora e otterrai risultati, sii altruista e ne deriveranno dei meriti a tuo vantaggio, che prima o poi saranno riscossi. In tal senso, nel film soccorre un finale lieto oltre ogni dire: della serie, botte piena e moglie ubriaca.

Tali motivi gli fanno guadagnare un bel 7 nella valutazione, forse leggermente ampio ma comunque riconoscimento per tali punti.

Andiamo ora alla trama sommaria di Amore con gli interessi: Doug Ireland lavora come concierge, ossia come portiere-sovrintendente in un lussuoso albergo di New York, ed è sua premura soddisfare ogni singola richiesta dei suoi ospiti: preferibilmente quelli ricchi e importanti, ma anche di persone più comuni.
Il suo sogno però non è continuare a fare il “fattorino”, come viene spregiativamente chiamato da alcuni, bensì aprire il suo albergo. Egli ha già individuato quale sarà e dove, ma per agire prima della scadenza di un’opzione che ha ottenuto a caro prezzo gli occorre un capitale elevato, e quindi un finanziatore di alto livello… individuato in Christian Hanover, uomo sì ricco ed elegante, ma piuttosto infingardo; il quale, combinazione delle combinazioni, è l’amante extra-matrimonio della bella Andy Hart, ragazza a cui Doug stava facendo la corte, senza sapere però del suo impegno sentimentale, che lei ritiene tale a dispetto delle intenzioni dell'uomo.
Ecco che Doug si troverà a metà strada tra il suo sogno e la ragazza dei suoi sogni, nella curiosa posizione di dover ora coprire il suo futuro socio nelle sue scappatelle extra-coniugali.

Amore con gli interessi è esattamente quelle che sembra, e offre esattamente quel che promette: una commedia positiva e simpatica che si agita tra obiettivi personali e sentimenti.

Ricetta semplice, ma fatta con buoni ingredienti: il risultato è dunque, invariabilmente, un buon piatto. 

Fosco Del Nero



Titolo: Amore con gli interessi (For love or money).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Barry Sonnenfeld.
Attori:  Michael J. Fox, Gabrielle Anwar, Anthony Higgins, Bob Balaban, Udo Kier, Michael Tucker, Debra Monk, Fyvush Finkel.
Anno: 1993.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 1 ottobre 2019

Minority report - Steven Spielberg

Avevo già visto Minority report anni fa, ma prima di aprire il blog Cinema e film, fatto che lo aveva escluso dalle recensioni, almeno fino ad ora.

Minority report è uno dei tanti film tratti da un romanzo o un racconto di Philip K. Dick, il visionario autore di fantascienza morto nel 1982… proprio quando gli sarebbe stata consegnata fama mondiale per via del successo cinematografico di Blade runner, la prima delle conversioni filmiche dei suoi libri.
Sarebbero seguiti, tra gli altri, Atto di forza, Paycheck, A scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino, così come, per l’appunto, Minority report.

Parlando invece di chi ha diretto il film, si tratta di Steven Spielberg, un altro nome che è quasi una garanzia di successo (Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, Incontri ravvicinati del terzo tipo, La guerra dei mondi, ET, etc).

Andiamo a vedere per sommi capi la trama di Minority report: siamo nel 2054, nella città di Washington, la quale negli ultimi anni è stata oggetto di una sperimentazione anticrimine: una speciale squadra di poliziotti, detta Pre-Crime, interviene sulla scena di un delitto, che è stato predetto con certezza da un trio di particolari esseri umani, detti Precog, e lo sventa, con conseguente arresto dell’assassino, posto poi in uno stato di sospensione di coscienza, simile a un carcere del futuro.
Il risultato di tale sperimentazione, che si confida di estendere a tutti gli Stati Uniti, è l’annullamento degli omicidi.
A guidare la suddetta squadra Pre-Crime è il capitano John Anderton (Tom Cruise; Vanilla sky, Eyes wide shut, Oblivion, Jerry Maguire, Intervista col vampiro), il quale però, un giorno, si vede improvvisamente catapultato dalla condizione di poliziotto a quella di ricercato, giacché esce il suo volto per l’appunto in una delle precognizioni dei tre veggenti.
L’uomo non si arrende, convinto della sua futura innocenza e, da convinto sostenitore del sistema, passa a cercarne le possibili crepe.


Minority report oscilla tra fantascienza, thriller e azione, non trascurando un elemento sentimentale, e ha un ritmo abbastanza trascinante da non annoiare mai lo spettatore. 
Il cast è buono, la trama accattivante, effetti speciali e costumi sono all’altezza… ma d’altronde stiamo parlando di una produzione importante con nomi importanti.
Particolare la scelta registica, a cominciare dai colori molto ovattati e tendenti allo scuro e al blu: questa può piacere o meno a seconda dei gusti.

Nel complesso, tuttavia, è impossibile affermare che Minority report di Steven Spielberg sia un brutto film, il quale, comunque, piacerà molto o poco a seconda dei gusti individuali, nonché della propria propensione a interrogarsi su questioni come la tecnologia, i sistemi sociali e giudiziari, le scelte personali, compresa la solita questione tra destino e libero arbitrio.

Chiudo la recensione con una frase tratta dal film: 
“Siamo adesso?”
“Sì, questo è il presente.”
“Sono stufa del futuro.”

Fosco Del Nero



Titolo: Minority report (Minority report).
Genere: fantascienza, azione, thriller.
Regista: Steven Spielberg.
Attori: Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell, Peter Stormare, Neal McDonough, William Mapother, Steve Harris, Patrick Kilpatrick, Jessica Capshaw, Anna Maria Horsford.
Anno: 2002.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 25 settembre 2019

Il laureato - Mike Nichols

Il film Il laureato è assai famoso, e anzi è considerato un vero e proprio film culto…
… definizione che però lascia spesso il tempo che trova, nel senso che un film può esservi approdato o per un effettivo valore oggettivo o per il fatto di essere stato un film importante e rappresentativo di un certo periodo storico, senza però che il film, come opera artistica, abbia un grande valore.

Questo secondo a mio avviso è il caso de Il laureato, diretto da Mike Nichols nel 1967, e quindi alla vigilia dei movimenti di ribellione giovanili del “68.

Piccola nota per il regista, di cui avevo già recensito, e con buon esito, l’assai più recente Closer.
Quanto ai protagonisti, Dustin Hoffman era già comparso nel blog con Tootsie, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Piccolo grande uomo e Ishtar (con buonissime valutazioni medie), la coprotagonista Anne Bancroft con Dracula morto e contento e l’altra coprotagonista Katharine Ross con Donnie Darko, per quanto in un ruolo minore e ben più avanti con gli anni.

Ecco in grande sintesi la trama de Il laureato: Benjamin Braddock sta tornando a casa dopo aver completato il college con successo e ottimi voti. Egli, ragazzo di buona famiglia, benestante e figlio di imprenditori, viene accolto con clamore da genitori e parenti, con tanto di festa, regali, suggerimenti di carriera, etc.
Tuttavia il ragazzo, nonostante sembri avere la strada spianata verso un avvenire ricco e promettente, appare inquieto, cosa che traspare fin dalle prime e lunghe inquadrature del volto di Hoffman, in aeroporto. Il ritorno a casa non cambia le cose, e il ragazzo continua ad essere incerto e insicuro, anche perché, si viene a scoprire a breve, se ha completato con successo gli studi, è in realtà persona poco esperta del mondo e assai ingenua.
Tanto ingenua da farsi incastrare e sedurre dalla signora Robinson, la moglie del socio di suo padre e amica di famiglia, con cui, essenzialmente per noia e per fare esperienza, inizia una relazione clandestina, che rimane comunque solamente fisica, senza divenire mai sentimentale.
Le cose si complicano quando sia suo padre che l’amico socio, ossia il marito tradito, insistono con Ben affinché egli frequenti la di lui figlia Elaine… cosa che ovviamente non piace per nulla alla madre-amante. 

Il film essenzialmente è questo, pur avendo tralasciato dettagli e finale, ed essenzialmente va a giocare sul tema del vuoto interiore del protagonista, che cerca di riempirlo con qualcosa: gli studi non sono bastati, a quanto pare non basta nemmeno la prospettiva di carriera, e a posteriori egli conosce che non basta nemmeno la relazione sessale in cui s’è avventurato… ci prova quindi con una relazione sentimentale, che il film accenna nel suo inizio ma che poi non esplora, lasciando lo spettatore incerto su come le cose sono proseguite.

Senza dubbio Il laureato ha avuto un grande successo per aver saputo cogliere questa sensazione di vuoto e di inquietudine interiore… non a caso esplosa a livello massiccio negli anni immediatamente seguenti.
E senza dubbio al successo hanno contribuito la bella interpretazione di Dustin Hoffman, i due personaggi femminili accattivanti (la moglie traditrice in realtà grande appena sei anni più di Hoffmann, mentre la ragazza tre in meno, il che rendeva la distanza tra le due impossibile), nonché la bella colonna sonora basata sulle canzoni di Simon & Garfunkel (in particolare le famosissime The sound of silence e Mrs. Robinson).
Il connubio tra il tema piuttosto trasgressivo per quei tempi e il tono quasi da commedia agrodolce hanno ugualmente giovato all’opera e al suo successo.

Di mio, ho gradito sufficientemente Il laureato, ma non tanto da posizionarlo nella lista dei migliori film che ho visto, e probabilmente nemmeno tanto da rivederlo una seconda volta in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: Il laureato (The graduate).
Genere: drammatico, psicologico, sentimentale.
Regista: Mike Nichols.
Attori: Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross, William Daniels, Murray Hamilton, Elizabeth Wilson, Buck Henry, Brian Avery, Richard Dreyfuss, Walter Brooke, Norman Fell.
Anno: 1967.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 24 settembre 2019

Ex machina - Alex Garland

Avevo trovato Ex machina inserito in una classifica dei migliori film di fantascienza degli ultimi decenni, e così me lo sono guardato.

Il fatto di avere in cabina di regina Alex Garland, un regista sì esordiente ma proveniente da ottimi lavori come sceneggiatore (The beach, Sunshine, Non lasciarmi28 giorni dopo), deponeva a favore del film, così come i numerosi premi e nomination conseguiti qua e là.
Tuttavia, Ex machina mi ha in parte deluso, e vado a spiegare perché.

Come prima cosa, però, tratteggiamo la trama del film, ambientato in un prossimo futuro, tanto da poter essere confuso con il presente: Caleb Smith, un giovane programmatore, vince il concorso della BlueBook tra i suoi dipendenti e ottiene la possibilità di andare a trascorrere un periodo presso la casa di Nathan Bateman, ricco ed eccentrico fondatore della stessa BlueBook, che nella storia è una sorta di colosso tipo Google.
L’obiettivo del concorso e della sua partecipazione è quello di testare un’intelligenza artificiale cui Nathan sta lavorando da molto tempo, al fine di stabilire se essa ha sviluppato una sua coscienza e dunque potrebbe passare per un essere umano vero e proprio.
Per rendere la cosa ancora più attendibile, l’androide in questione ha una forma umana, movenze umane, un’espressività facciale e vocale umana, e persino un’imitazione di organi sessuali che gli renderebbe possibile avere dei rapporti con un essere umano. Tale intelligenza porta il nome di Ava.
A completare gli abitanti della casa di Nathan, un eremo supertecnologico e superblindato costruito tra i fiordi norvegesi, c'è Kyoko, una bellissima ragazza giapponese con funzioni apparentemente da cameriera.

Essenzialmente Ex machina è un film su un’intelligenza artificiale che acquista consapevolezza di sé… quanto di più banale esista nella fantascienza.
Come sempre, se il canovaccio è banale, occorre che si distingua ed eccella la realizzazione, e in questo Ex machina ha un suo valore: tra lo scenario naturale della Norvegia e la bellezza degli interni della casa, nonché le protagoniste femminili, modelle e ballerine, il film non scarseggia quanto a bellezza.

Tuttavia, e purtroppo, storia e dialoghi non reggono, e anzi si dimostrano essi stessi un po’ banali, come è poco credibile la figura di Nathan, il giovane genio mix tra informatico e palestrato, e molto alla moda con la sua barba lunga… e pure mezzo alcolizzato.
Non regge nemmeno il finale, che ovviamente non svelo: poco credibile e anzi impossibile per le premesse del film.

Insomma, tutto il progetto mi è sembrato una scusa per la solita banalità sul punto fino al quale può o non può spingersi la scienza umana, e sul punto in cui può o non può ribellarsi la tecnologia macchina… e ovviamente una scusa per mostrare un ricco campionario di nudità o di accennata sessualità, giacché l’androide in questione ha un’aria molto sexy.

Se questa è la migliore fantascienza degli ultimi anni, beh, allora c’è da rammaricarsi per la vecchia fantascienza di valore… ma anche, son sicuro, per quella che verrà.

Chiudo la recensione con una frase interessante, almeno quella: “La sfida non è agire automaticamente. È trovare un’azione che invece non sia automatica. Che sia dipingere, respirare o parlare.”

Fosco Del Nero



Titolo: Ex machina (Ex machina).
Genere: fantascienza, drammatico, psicologico.
Regista: Alex Garland.
Attori: Domhnall Gleeson, Oscar Isaac, Alicia Vikander, Sonoya Mizuno, Chelsea Li, Corey Johnson, Evie Wray, Deborah Rosan, Symara A. Templeman, Elina Alminas.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 18 settembre 2019

Prima di domani - Ry Russo-Young

Mi sono accostato a Prima di domani con un po’ di sospetto, dal momento che i progetti poco originali mi lasciano perplesso già in partenza, specialmente se poi prendono le mosse da un classico del cinema come Ricomincio da capo, il quale peraltro aveva già avuto dei remake, come ad esempio l’italianissimo e ben riuscito È già ieri, che non fece l’errore di riproporre il film originale di sana pianta e vi inserì invece uno stile e degli episodi differenti.

Fortunatamente, lo dico subito, anche Prima di domani evita di compiere questo errore, e anzi dà vita a un film totalmente diverso, che parte come un teen movie alla Mean girls, procede con lo spunto tratto da Ricomincio da capo, avanza con dilemmi interiori in stile The butterfly effect e termina come un psico-dramma, portando anch’esso avanti il percorso di crescita interiore del suo protagonista (la sua protagonista, in questo caso).
Anzi, forse lo fa in misura anche maggiore rispetto a quanto fanno i suoi predecessori, che dal canto loro erano rimasti su un’impronta più da commedia.

Vediamo in grande sintesi la trama di Prima di domani, diretto nel 2017 da Ry Russo-Young: Samantha Kingston (Zoey Deutch: la solita 23enne messa a recitare la parte di una 17enne) è una ragazzina liceale che pare avere tutto dalla vita: la gioventù, la bellezza, una bella famiglia, delle amiche affezionate e fidate, uno dei ragazzi più popolari della scuola, macchine, feste, e via discorrendo.
Tuttavia, il destino sarà beffardo con lei quando si prenderà la sua giovane vita durante un incidente stradale mentre era in macchina con le sue tre amiche del cuore…
… inaspettatamente, però, la ragazza si sveglierà all’inizio del medesimo giorno e rivivrà la stessa giornata.
La stessa, ovviamente, a meno che lei non faccia qualcosa di diverso.

Mentre in Ricomincio da capo e in È già ieri ciò costituiva uno spunto per proporre numerose variazioni sul tema, sovente comiche, come una vera e propria esplorazione del ridotto scenario di vita in cui si muove il protagonista, Prima di domani si mostra più sobrio in questo senso, e anzi in ciò pare persino avaro: propone qualche giornata e qualche variazione, ma poca roba in fin dei conti, concentrandosi di più sull’aspetto interiore e psicologico della protagonista.

Fatto non negativo in sé, che però appare un po’ frettoloso, giacché Samantha matura assai rapidamente, passando in poche giornate dall’adolescente (23enne…) frivola e anche un po’ cinica che era alla ragazza matura, sensibile e altruista che finisce per diventare.

Anche in questo caso, come nel caso dei suoi predecessori, l’amore, la compassione interiore, è ciò che funge da “apriscatole” e che permettere di interrompere quello che in Ricomincio da capo era il “giorno della marmotta” e che in Prima di domani è il “giorno di cupido”, detto così perché a scuola in quel giorno i ragazzi regalano una rosa alla persona di cui sono invaghiti.

Complessivamente Prima di domani è un buon film, e alla trama sufficientemente interessante, per quanto non originale, unisce una bella scenografia e una bella fotografia, immerse in foreste e case di campagna nordamericana.
A tale bellezza tecnica e scenica su aggiunge il fattore educativo del film, che non è affatto trascurabile: sensibilità, dolcezza, compassione, altruismo e sacrificio divengono così il perno centrale della storia... che a conti fatti diviene un'ottima storia.

Un ultimo appunto: se per un film non è un delitto essere un remake, purché ben fatto e con degli elementi personali, per un romanziere è decisamente meno lodevole prendere di sana pianta un’idea precedente e scriverci sopra un romanzo; e si dà il caso che questo film sia la trasposizione del romanzo di Lauren Oliver E finalmente ti dirò addio. Autrice per adolescenti e libro per adolescenti, che probabilmente non hanno mai visto né conoscono Ricomincio da capo.

Chiudo con alcune frasi interessanti tratte dal film.

“Per qualcuno di noi c’è soltanto l’oggi, e quello che fai oggi ha importanza, nel singolo momento e forse per l’eternità.”

“Non è strano come succedano certe cose? Sembra tutto collegato.”

“Diventa chi sei.”

“Devi concentrarti su una cosa buona e vedere dove ti porterà.”

“Sisifo è molto stanco, ma crede ancora di essere in grado di spingere quel masso in salita.
È imprigionato dalla sua stessa 

“L’unica via di scampo è cambiare.”

“È troppo tardi”.
“Non è vero; non è mai troppo tardi.”

“È stato molto tempo fa.
È stato ieri.”

“Certi momenti durano per sempre.
Anche quando sono finiti continuano.”

Fosco Del Nero



Titolo: Prima di domani (Before I fall).
Genere: psicologico, esistenziale, drammatico.
Regista: Ry Russo-Young.
Attori: Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Kian Lawley, Elena Kampouris, Jennifer Beals, Diego Boneta, Alyssa Lynch, Nicholas Lea, Liam Hall.
Anno: 2017.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 17 settembre 2019

Repo man - Miguel Sapochnik

Avevo trovato il film di Miguel Sapochnik del 2010 Repo man in una classifica dei migliori film di fantascienza degli ultimi decenni, e dunque me lo ero segnato, per poi vedermelo.

Dico subito che sono rimasto delusissimo, sia dal film sia dall’inserimento in classifica: d’accordo che i gusti son personali per definizione, ma chi fa classifiche dei migliori dovrebbe farlo solo se in grado.

Peraltro, Repo man guadagna un triste primato: è il primo film con protagonista Jude Law, attore evidentemente non solo bravo a recitare ma anche a scegliersi sceneggiature di valore, a non piacermi. 

Ma andiamo con ordine, partendo da genere e trama.
Genere: siamo nella fantascienza, con forti inserimenti d’azione, thriller, dramma e sentimenti.
Trama: un in futuro più tecnologico di quello attuale, buona parte della popolazione sopravvive grazie a perfetti organi meccanici impiantati nel proprio corpo, e pagati a rate, come se si trattasse della finanziaria per un elettrodomestico. O per meglio dire di un mutuo, giacché per le rate elevate in tanti non ce la fanno a tenere il passo, finendo per arrivare al termine ultimo, quello in cui entrano in gioco i “repo man”, sorta di agenti di riscossione credito autorizzati per legge ad aprire le persone inadempienti per riprendersi indietro l’organo.
Il che già da solo non fa partire bene la sceneggiatura, ma andiamo avanti. Remy (Jude LawSleuth - Gli insospettabiliAlfieExistenzGattaca - La porta dell'universoCloserSherlock Holmes,  I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Grand Budapest Hotel) è un repo man, e uno dei più talentuosi, amico fin dall’infanzia del collega Jake (Forest Whitaker), il quale un bel giorno ha una disavventura, che lo costringe a farsi impiantare lui stesso un cuore.
E le rate hanno inizio…
Da citare anche il personaggio di Beth (Alice Braga; Io sono leggenda, Elysium, Predators), una di quelle persone inadempienti che ormai vivono ai margini della società, nella perenne paura di essere scoperte e quindi aperte, e uccise, in modo perfettamente legale. 

Non so come sia la storia originale nel romanzo The repossession mambo di Eric Garcia, da cui è tratto il film, ma il film è un b-movie di scarso valore. Violento e gretto, sia negli eventi sia nei toni, va avanti tra una scena d’azione e l’altra, e tra un umorismo gretto e un altro.
Per di più, se questa è la media, il film è privo di picchi elevati, di qualcosa che lo risollevi almeno in parte. La stessa storia d’amore tra il protagonista maschile e la protagonista femminile, peraltro largamente prevedibile, non aiuta in tal senso, ma anzi con la scena finale, mix tra erotismo e chirurgia senza anestesia, fa precipitare il prodotto ancora più in basso.
E, come se non bastasse, il finale è letteralmente copiato da Brazil, il celebre film di Terry Gilliam (quello sì film brillante). Quanto lo ha preceduto mi ha invece ricordato Johnny Mnemonic, non nella trama ma nell’incedere, tanto che non mi stupirei se tali riferimenti o altri fossero stati nella mente del regista, che peraltro era al suo esordio cinematografico e in ciò manifestava la sua inesperienza e il suo nullo curriculum.

Insomma, Repo man e Miguel Sapochnik sono bocciati.
E pure quelli che li mettono nelle classifiche.

Fosco Del Nero



Titolo: Repo man (Repo man).
Genere: fantascienza, drammatico, azione, thriller, sentimentale.
Regista: Miguel Sapochnik.
Attori: Jude Law, Forest Whitaker, Alice Braga, Liev Schreiber, Liza Lapira, Carice van Houten, Rza, Yvette Nicole Brown, Chandler Canterbury, Tanya Clarke, Ashleigh Hubbard.
Anno: 2010.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.