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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 27 marzo 2019

The holiday - L’amore non va in vacanza - Nancy Meyers

Sono arrivato a The holiday - L’amore non va in vacanza dalla filmografia di Jack Black, il vivacissimo musicista-cantante-attore statunitense, in cui si lodava il fatto che egli si sapesse disimpegnare bene anche in commedie romantiche come per l’appunto The holiday - L’amore non va in vacanza.

Film che completava il suo cast con Cameron Diaz, Kate Winslet Jude Law; le prime due a dire il vero non mi hanno mai entusiasmato (la prima, ogni volta che la vedo, mi fa pensare alla rana dalla bocca larga e la seconda è troppo legata a film e figure melodrammatiche e melense per entusiasmarmi anche solo come presenza), mentre al contrario ho sempre ritenuto Jude Law un grande attore, peraltro legato a film che ho apprezzato molto come Existenz, Sleuth - Gli insospettabili, Alfie, Gattaca - La porta dell'universo, Closer, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Sherlock Holmes
… in effetti, vi sono certi attori che la cui presenza va a coincidere in modo importante con film di valore, e senza dubbio sono attori che si scelgono molto bene i copioni cui partecipare.

Così è a quanto pare per Jude Law…
… anche se a dire il vero proprio The holiday - L’amore non va in vacanza è l’unico suo film che ho visto a non essermi piaciuto granché.

Per carità, il film è caruccio, tenero, a tratti divertente, ma essenzialmente è un film sentimentale che si sa già come finisce fin dal suo inizio, e anzi fin dalla copertina a dirla tutta, e che oscilla tra la prevedibilità assoluta e sconfortante all’improbabilità degli eventi, se cogliete l’apparente paradosso: da un lato il tutto è assai improbabile, mentre dall’altro è tutto scontato. 

Il film non è migliorato, devo dire, dai due personaggi femminili protagonisti: uno è melenso e un po’ patetico (indovinate chi lo interpreta?) e uno è nevrotico.

Ad ogni modo, ecco in grande sintesi la trama di The holiday - L’amore non va in vacanza: Amanda Woods, ricca donna di successo che vive a Los Angeles, e Iris Simpkins, giornalista inglese di cronaca rosa (anche il lavoro è melenso), hanno entrambe dei problemi, nati in ambito sentimentale: la prima vive l’ennesima separazione da un uomo che l’ha pure tradita, mentre la seconda è stata tradita in passato da quello che è rimasto come suo amico, ma di cui lei è ancora invaghita. All’improvviso, esse decideranno di fare una vacanza per allontanarsi dai loro problemi, e si scambieranno la casa per le due settimane del periodo natalizio.
Amanda dunque andrà in un borgo inglese, mentre Iris si recherà nella più vivace Los Angeles… e i due avranno a che fare anche con i rispettivi amici e/o parenti.

The holiday - L’amore non va in vacanza non è del tutto un disastro: ha qualche dialogo valido e qualche spunto divertente, ma tutto qui, per il resto è il trionfo della banalità e del sentimentalismo… e infatti è diretto da una donna, che peraltro in passato si è distinta per un paio di buoni film come Genitori in trappola e What women want - Quello che le donne vogliono.

Ma, stringi stringi, The holiday - L’amore non va in vacanza è una commedia natalizia sentimentale priva di spessore.

Fosco Del Nero



Titolo: The holiday - L’amore non va in vacanza (The holiday).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Nancy Meyers.
Attori: Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law, Jack Black, Eli Wallach, Rufus Sewell, Edward Burns, Shannyn Sossamon, John Krasinski.
Anno: 2006.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 26 marzo 2019

Il cigno nero - Darren Aronofsky

Da tempo mi ero segnato Il cigno nero, ma non lo avevo ancora visto dal momento che sapevo che si trattava di un film piuttosto drammatico. 
Se ho proceduto a vederlo è solo per via del regista, quel Darren Aronofsky autore di lavori di ottimo valore, come L’albero della vita o Requiem for a dream, o più in generale di film particolari come Pi greco - Il teorema del delirio o lo stesso Noah.

La particolarità dei suoi lavori, peraltro, per me riveste un doppio interesse, dal momento che spesso si finisce ai margini delle tematiche esistenziali… seppure solo ai margini, per l’appunto, e Aronofsky non si addentra veramente.

La valutazione de Il cigno nero per certi versi è facile, mentre per altri versi è meno semplice.
Partiamo da ciò che è facile: il film è realizzato ottimamente, la recitazione è superba e il montaggio è ugualmente ottimo.
Introduciamo ora ciò che normalmente mi farebbe valutare in modo assai più negativo un film: la storia è drammatica e pesante, oscillante tra dramma umano e turbe psicologiche… e si tratta di un genere di film (più in generale un genere di energie) che non mi è molto congeniale e che dunque non mi attira.
Terminiamo col terzo punto, il quale torna a far pendere l’ago della bilancia dal lato positivo: Il cigno nero è un’enorme allegoria sulla vita interiore e sul fatto che i demoni sono sempre interni… messaggio in sé breve e semplice ma che vale probabilmente a Il cigno nero la palma di film di maggior valore tra i film di Darren Aronofsky (di cui non ho visto The wrestler, ma spero mi perdonerà se non lo guarderò mai).

Natalie Portman è semplicemente monumentale, e dimostra in questo film di essere una grande attrice, e non solo una bella ragazza-donna che è stata fortunata ad aver ricevuto parti in film importanti come Star wars: Episodio I - La minaccia fantasma, V per Vendetta, Closer, e non a caso ha ricevuto dei premi per questa interpretazione, così come il film ha ricevuto caterve di premi.
Belle le prove anche dei comprimari Vincent Cassel (L’odioNemico pubblico N.1 - L'istinto di morteLa promessa dell’assassinoIl racconto dei raccontiIl patto dei lupi) e Mila Kunis (Il grande e potente OzJupiter - Il destino dell’universoThat 70's show). Nel film c’è anche Winona Ryder, ma in una parte essenzialmente trascurabile.

Vi dico la verità: pur essendo immancabilmente ben fatti, e a volte anche interessanti come contenuti, i film di Darren Aronofsky li vedo una volta sola e poi li mando in pensione, giacché sono effettivamente molto pesanti e densi come energie… e dunque una volta sola basta, e anzi, a seconda dello spettatore, non sarebbe una brutta idea evitare anche quella singola volta.

Probabilmente dunque non vedrò più Il cigno nero, ma sarà inevitabile ricordarmelo per tutta la vita, data la sua intensità e il suo significato simbolico, senza contare che a tratti offre anche sprazzi di bellezza visiva, pur immersa in molta tristezza interiore.

Dimenticavo la trama: Nina Sayers (Natalie Portman) è una ballerina molto attenta all’esecuzione tecnica, ma assai meno portata per l’aspetto emotivo-interpretativo. La sua stessa vita è molto fredda e scialba, e anzi essa si rivela assai immatura, una sorta di bambina cresciuta solo nel corpo, non aiutata in questo dalla madre che effettivamente la tratta come una bambina (beh, ma non a torto, col senno di poi).
Le cose si vivacizzeranno, diciamo così, nel momento in cui essa verrà scelta dal suo maestro di danza Thomas Leroy (Vincent Cassel) per interpretare la prima ballerina nella sua versione de Il lago dei cigni, che prevede il doppio ruolo di cigno bianco (per il quale la donna è già perfetta) e di cigno nero (per il cui ruolo viceversa occorre una qualche miglioria-trasformazione).
Ad aiutarla nella trasformazione necessaria, lo stesso Leroy, nonché la collega Lily (Mila Kunis), con la quale Nina svilupperà un rapporto a dir poco ambiguo.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Il cigno nero (Black swan).
Genere: drammatico, psicologico, thriller.
Regista: Hiroyuki Okiura.
Attori: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder, Christopher Gartin, Sebastian Stan, Janet Montgomery.
Anno: 2010.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 20 marzo 2019

Il domani che verrà - The tomorrow series - Stuart Beattie

Ieri mi sono visto il film Il domani che verrà - The tomorrow series, film diretto nel 2010 da Stuart Beattie, personaggio al suo esordio come regista ma con alle spalle una fiorente carriera come sceneggiatore (La maledizione della prima luna, La maledizione del forziere fantasma30 giorni di buioAi confini del mondo, Oltre i confini del mare, La vendetta di Salazar).

Il film peraltro non è “originale”, ma è tratto dal romanzo  La guerra che verrà di John Marsden.

Scrittore australiano e ambientazione australiana, come si vedrà tra breve dalla trama.
Per ora sintetizzo le tre anime del film: nella prima parte il film ha un’aria adolescenzial-sentimentale; nella seconda parte si immerge nella natura, e ha un’aria da documentario naturistico-avventuroso; nella terza e ultima parte, che poi è quella che dura di più, il film è azione e guerra.
Tre anime molto diverse, come evidente, per un film che dura parecchio… e che è molto famoso da quelle parti (Australia), ma decisamente meno da noi.
Anzi, a livello internazionale il film non ha avuto un grande successo, tanto che i seguiti programmati sono stati annullati.

Ed ecco la trama sommaria de Il domani che verrà - The tomorrow series: Ellie Linton (la bella e brava Caitlin Stasey) un bel giorno programma con la sua amica Corrie McKenzie di fare una campeggio con qualche amico, e a tal scopo invitano il fidanzato della seconda, il biondo Kevin Holmes, un ragazzo che piace alla prima, il thailandese Lee Takkam, un amico di infanzia, il vivace Homer Yannos, la bella e dolce Fiona Maxwell, e infine la timida e riservata Robyn Mathers, figlia di un pastore.
Luogo del campeggio: Rockpool Eden, meglio noto come "l’Inferno" per via di qualche superstizione passata. Sta di fatto che:
1. il posto è bellissimo,
2. quel posto salverà le loro vite, o quantomeno le loro libertà, perché proprio nei giorni del campeggio l’Australia viene inaspettatamente invasa da una nazione asiatica, probabilmente la Cina (forse i cinesi avevano finito lo spazio e servivano loro nuove terre).
Una volta tornati nella zona abitata, i cinque si rendono conto di quanto è successo; dapprima si nascondono, ma poi iniziano una sorta di guerriglia… che poi proseguirà nei libri seguenti. 

Cominciamo dal cast: è buono. Molto bene la protagonista, mentre gli altri comprimari qualcuno bene e qualcuno meno bene.
Ambientazione e fotografia sono molto belle, e in questo senso l’Australia selvaggia è certamente un buon soggetto. Il film, in generale, è molto curato.
La sceneggiatura, però , è un po’ balbettante. Intanto, la guerra e l’attacco asiatico/cinese non previsto è alquanto improbabile, data la distanza tra il continente asiatico e l'Australia e dati i mezzi di comunicazione e di visione di oggi (quanto agli altri stati dagli occhi a mandorla, il discorso è ancora meno probabile per vari motivi, che sia Giappone o una delle due Coree); per non parlare del fatto che un atto di belligeranza del genere avrebbe determinato massicci interventi internazionali e dunque non si sarebbe trattato di invasori contro resistenza, ma di una vera e propria guerra mondiale.
Come è ugualmente improbabile la trasformazione dei ragazzini in soldati; lo so che in questi anni vanno di moda i film con protagonisti adolescenti che si trasformano in qualunque cosa (soldati, campioni sportivi, manager, zombie, vampiri e altro ancora), ma la trasformazione rapida in miliziani è persino meno credibile di quella in vampiri o lupi mannari. 

Se si chiude un occhio su tale fattore di scarsa credibilità, Il domani che verrà - The tomorrow series offre un discreto intrattenimento e anche molta bellezza visiva.
Tanto che, se ne avessero girato i seguiti, forse, e dico forse, me li sarei guardati.
Forse.

Fosco Del Nero



Titolo: Il domani che verrà - The tomorrow series (Tomorrow, when the war began).
Genere: drammatico, guerra, azione, sentimentale.
Regista: Stuart Beattie.
Attori: Caitlin Stasey, Rachel Hurd-Wood, Lincoln Lewis, Deniz Akdeniz, Phoebe Tonkin, Chris Pang, Ashleigh Cummings, Andrew Ryan.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 19 marzo 2019

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali - Tim Burton

Prima premessa: non ho letto il romanzo originale di Ransom Riggs La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, e dunque non posso rapportare il film Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali ad esso.

Seconda premessa: non sapevo che si trattasse di un film di Tim Burton, e l’ho visto semplicemente perché me ne aveva parlato un’amica.

Terza premessa: finalmente è tornato il Tim Burton delle origini, visionario, brillante e coinvolgente, ai livelli di Big fish e Il mistero di Sleepy Hollow… e non è affatto poco.

Quarta premessa: ho visto il film in inglese con i sottotitoli, e dunque non valuterò il doppiaggio italiano.

Ecco la trama sommaria di Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, film del 2016: Jacob è un adolescente molto legato alla figura del nonno Abraham, affettuosamente chiamato Abe. Paradossalmente, più al nonno che non ai genitori… anche se la fiducia nel nonno ha subito degli scossoni lungo gli anni, per via delle strane storia ch’egli gli raccontava e che crescendo Jacob ha pensato essere false: racconti e favole, in cui il nonno avrebbe passato l’infanzia in un orfanotrofio per bambini speciali… ma speciali veramente, e non nel senso buonistico e falso del termine: c’era chi levitava, chi aveva la bocca nella nuca, chi possedeva una forza sovrumana, chi poteva gestire il tempo… e chi poteva vedere i mostri, come Abe.
Una volta cresciuto, però, Jacob ha cominciato a considerare suo nonno un po’ pazzo, e anzi vittima di demenza senile. Jacob stesso, dal canto suo, non se la cava troppo bene, tanto che va da una psicologa.
Una coincidenza avvenuta dopo la misteriosa morte del nonno (il quale è stato trovato morto dopo un attacco, e privo di occhi) porterà il ragazzo in Galles, nel luogo dove sorgeva l’orfanotrofio di Miss Peregrine, il quale era stato vittima di una bomba tedesca durante la seconda guerra mondiale e dunque in completo sfacelo… o forse no?

Ho letto che il romanzo da cui è stato tratto il film è stato a lungo nelle classifiche statunitensi, così come ho letto che il film differisce parecchio dal romanzo… che forse è stato meglio non aver letto, per valutare il solo film.

E il film, beh, è bellissimo: fotografia bellissima, personaggi interessantissimi, Eva Green in stato di grazia (è il film in cui è più vestita, ma è quello in cui è più bella, e peraltro la sua voce originale è a dir poco accattivante), sceneggiatura interessantissima, fascino a tutto spiano.

Tra gli altri protagonisti, molto bene la giovane Ella Purnell, che vedo per la prima volta, e bene anche Asa Butterfield, che avevo già visto in Ender’s game e in Hugo Cabret, ma che qui mi è piaciuto più che negli altri due casi.

Il film è anche ricco di effetti speciali, tanto da aver vinto dei premi a riguardo, ma soprattutto è ricco di fascino, atmosfera, bei personaggi; anche i dialoghi funzionano bene, e quanto a fotografia e colori non ne parliamo nemmeno.

Insomma, un plauso a Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali e un bentornato a Tim Burton… il quale forse ha bisogno di scegliersi sceneggiature particolarmente brillanti per riuscire a dare il meglio di sé, mentre in caso contrario rischia di risultare semplicemente grottesco.

Fosco Del Nero



Titolo: Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine's home for peculiar children).
Genere: fantastico.
Regista: Tim Burton.
Attori: Eva Green, Asa Butterfield, Ella Purnell, Samuel L. Jackson, Judi Dench, Rupert Everett, Allison Janney, Chris O'Dowd, Terence Stamp, Finlay MacMillan, Lauren McCrostie,
Anno: 2016.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 13 marzo 2019

Touch - Mitsuru Adachi

Lo avevo annunciato nella recensione passata di Rough: dopo aver visto la bellezza di Rough, manga che avevo ignorato per decenni, giacché lui e il suo "gemello" mi erano sembrati erroneamente tiepidi e debolucci e insipidi, mi sarei letto anche Touch, e così è stato.

Pubblicato a puntate su una rivista giapponese dal 1981 al 1986, Touch è stato portato in Italia con grande ritardo, dal 1999 al 2001, essenzialmente al causa del poco successo avuto dal suo predecessore Rough (predecessore come pubblicazione in Italia, ma in realtà successivo come realizzazione), che in Italia a quei tempi faticò molto, salvo poi essere apprezzato alla distanza.

I fumetti, dunque, ebbero vita difficile, mentre ebbero vita più facile i cartoni animati da essi tratti, che andarono sulle reti italiane: Touch divenne, in versione animata,  Prendi il mondo e vai… che io non guardai per l’appunto perché mi sembrava un po’ scialbo.

Ecco la trama sostanziale: Kazuya e Tatsuya Uesugi sono due gemelli, ma sono l’uno agli antipodi dell’altro: il primo è un ragazzo modello, studente eccellente a scuola e asso nel suo sport, il baseball, corteggiato dalle ragazze e apprezzato dai ragazzi; il secondo, invece, è pigro e nullafacente, a scuola va malino, non fa sport e le ragazze lo ignorano, e così lui si dedica a tv e giornaletti.
I due, identici a parte la pettinatura, sono cresciuti insieme a Minami  Asakura: vicina di casa e compagna di classe dei due, nonché grande amica… quasi fidanzata, se non fosse difficile capire di quale dei due. Anche se Kazuya, nel pensiero di tutti, dai genitori ai compagni di classe, parte assai avvantaggiato.

Non dico altro per non rovinare la lettura a chi non conoscesse l’opera, se non che essa si muove tra scuola, sport, amicizie, famiglia e amore.
E che, proprio come era stato Rough, possiede una dolcezza e una delicatezza impareggiabili.
Tra i due ho preferito leggermente il primo, ma forse solo per il fatto di averlo letto per primo… e magari la successiva lettura capovolgerà il tutto.

In questo senso, Mitsuru Adachi si conferma mangaka di gran classe, capace di comunicare con uno sguardo o con una postura assai più di tante tavole con conversazioni o azione. E difatti mi procurerò qualche altro fumetto del disegnatore giapponese, magari Misora per sempre, oppure H2.

Son contento, perché Mitsuru Adachi ha risposto alla mia richiesta di leggere dei manga di valore oltre ai classici che già avevo… e con la produzione degli ultimi due decenni che è aumentata molto come numero ma calata drasticamente come qualità, tanto che ho smesso di seguire il settore.

Fosco Del Nero



Titolo: Touch (Tatchi).
Genere: manga, commedia, sentimentale, sportivo.
Autore: Mitsuru Adachi.
Anno: 1981-1986.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 12 marzo 2019

Taron e la pentola magica - Richard Rich, Ted Berman

Di recente mi sono rivisto alcuni classici della Disney di decenni fa, e parlo di grandi classici, che rientrano a buon diritto nel novero dei film d’animazione più belli e ispirati di sempre: La spada nella roccia, Robin Hood.

Ho prolungato questo piccolo viaggio nel passato aggiungendo al breve elenco un altro film, che però non avevo mai visto, né da bambino né da grande: Taron e la pentola magica.

L’anno è il 1985 e la regia passa da Wolfgang Reitherman al duo Richard Rich-Ted Berman, il secondo personaggio più significativo del primo, giacché ha lavorato alle non trascurabili animazioni di Fantasia, Alice nel paese delle meraviglie, La bella addormentata nel bosco, Mary Poppins, etc, anche se ad onor del vero l’esperienza di regia di entrambi era scarsa prima di questo film ed è rimasta scarsa poco… segno che forse il film non è stato considerato un grande successo… e anzi a dirla tutta è considerato tra i film minori della Disney.

Premessa: il film è tratto dai primi due romanzi della saga di Taran di Prydain di Alexander Lloyd: chi conosce il nome dello scrittore saprà dunque che siamo in pieno fantasy avventuroso.

Ecco la trama sommaria di Taron e la pentola magica: il malvagio Re Cornelius vuole impadronirsi della pentola magica, che darà a chi la possiede una forza tale da divenire padroni del mondo. Ad opporglisi saranno Dallben e il suo aiutante Taron, di professione guardiani di porci, nonché una strana combriccola di personaggi.

Prima considerazione: il film come tratti ricorda molto i disegni dei due citati in apertura di articolo, nonostante la diversità di regia, prova evidente che dietro vi era lo stesso gruppo di animatori: Taron somiglia così sia al giovane Artù che a Robin Hood, e vi sono altre somiglianze sparse nell’opera.
Tuttavia, forse la somiglianza principale è quella tra il film in generale e Il signore degli anelli, cui è debitrice una buona parte delle letteratura fantasy dei decenni tra il 1960 e il 1990. Mentre qualcuno se ne è ispirato quasi a livello di plagio (esempio: La spada di Shannara di Terry Brooks), altri si sono ispirati in modo più vago, come questa opera di Lloyd (rispetto alla quale comunque il film si differenzia in molti dettagli): il giovane adolescente che deve salvare il mondo, l’artefatto magico capace di dare un potere invincibile, un sovrano malvagio dalle fattezze malefiche, un esercito di morti, una compagnia piuttosto variegata, umana e non umana, uno sgorbietto simil-Gollum, creature alate simil-ombre alate (le cavalcature volanti dei Nazgul di Tolkien), e probabilmente qualcos’altro che ora non mi ricordo.

Se ci aggiungiamo la presenza di un trio di streghe, la simpatia tra il protagonista ragazzo e la protagonista ragazza, l’animale simpatico, le segrete, etc, ecco che Taron e la pentola magica non va certo a brillare di originalità… e forse ha scontato proprio questo nel suo non diventare famoso e apprezzato come altri suoi colleghi Disney di quegli anni.

L’animazione del film è infatti buona, e peraltro il film è godibile da molte fasce d’età. Anche se forse la presenza di qualche spunto semi-horror lo ha allontanato dal classico pubblico disneyano di bambini e famiglie riunite.
Mancano invece le classiche canzoni dei film Disney di quegli anni, compresi i più famosi film d’animazione suoi colleghi.

Insomma, nel complesso Taron e la pentola magica è un discreto film d’animazione, che però non si fa ricordare con grande trasporto.
La spada nella roccia, per dire, gli fa 10 a 0.
10 a 2, và.

Fosco Del Nero



Titolo: Taron e la pentola magica (The black cauldron).
Genere: animazione, fantasy, avventura.
Regista: Richard Rich, Ted Berman.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 6 marzo 2019

2022 - I sopravvissuti - Richard Fleischer

Avevo già visto svariati anni fa il film di fantascienza del 1973 2022 - I sopravvissuti, e ciò prima di aprire il blog, ragion per cui non v’era la sua recensione.
L’ho rivisto da poco spinto da un amico che me lo descriveva come film di gran valore e persino profetico.

Intanto, una precisazione: il film, diretto da Richard Fleischer (regista di cui non ho mai visto niente), è tratto dal romanzo di Harry Harrison Largo! Largo!.

Seconda precisazione: il suo protagonista è Charlton Heston, al tempo uno degli attori big di Hollywood, protagonista di pellicole cult come Il pianeta delle scimmie o 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra.

Terza precisazione: Charlton Heston non mi è mai piaciuto come attore; l’ho sempre trovato brutto e rozzo, privo di grande espressività.

E ora veniamo alla trama di 2022 - I sopravvissuti, film che si inserisce nel filone fantascientifico e precisamente distopico: siamo in un futuro imprecisato, con la Terra che pare destinata alla rovina per via dell’abuso del cibo e delle risorse, della sovrappopolazione e dell’inquinamento, tanto che a New York, ora megalopoli di 40 milioni di abitanti, molti dormono nelle scale degli edifici o dentro le chiese, mentre il cibo e gli appartamenti veri sono una rarità per ricchi… mentre al contrario molti si recano nei centri di eutanasia perché stanchi di quella vita.
Quanto al cibo, per la massa della popolazione l’unico disponibile è il cosiddetto “soylent”, consistente in tavolette di vari colori ricavate dal plancton marino, ora unica fonte di cibo col pianeta ormai inaridito.
Un assassinio assai sospetto di una persona ricca e vicina agli ambienti della ditta Soylent porterà il detective Thorn a scoprire una verità a dir poco inquietante.

Sono un appassionato di fantascienza e di tematiche distopiche (anche perché ci stiamo vivendo dentro, per chi non se ne fosse accorto… e questo è il motivo per cui il genere sta riscuotendo molto successo negli ultimi anni, attirando l’interesse anche del pubblico inconsapevole… ma inconsciamente interessato), però questo 2022 - I sopravvissuti proprio non mi è piaciuto.
Ambientazione grigia e brutta, protagonista ugualmente grigio e brutto, dialoghi banali, scazzottate davvero ridicole (quelle di Bud Spencer e Terence Hill sono assai più realistiche al confronto), e soprattutto un concetto di fondo che rende tutta la storia non credibile: ossia il fatto che nessuno si sia accorto della vera provenienza del soylent, o che nessuno che lavorasse alla sua produzione avesse spifferato la cosa, volontariamente o involontariamente. Davvero poco credibile, cosa che da sola manda per aria l’intero film.

Il quale, comunque, è dal canto suo piatto e noiosetto, anche sospendendo l’incredulità per quell'elemento poco credibile.

Interessanti tuttavia gli spunti profetici su sovrappopolamento, disinformazione e manipolazione dei cibi, questi di grande attualità ora e presumo ancor di più in futuro.

Fosco Del Nero



Titolo: 2022 - I sopravvissuti (Soylent green).
Genere: drammatico, fantascienza, distopia.
Regista: Richard Fleischer.
Attori: Charlton Heston, Joseph Cotten, Edward G. Robinson, Chuck Connors, Leigh Taylor-Young, Paula Kelly, Brock Peters, Stephen Young.
Anno: 1973.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 5 marzo 2019

Le chat du rabbin - Joann Sfar, Antoine Delesvaux

Come sempre o quasi, la scuola francese di animazione non tradisce le attese, e Le chat du rabbin è l’ennesima conferma.

“Tradisce le attese” per modo di dire: non sapevo niente del film in questione, se non che fosse un film d’animazione francese, come suggerisce il titolo, e basta: niente su trama, ambientazione, realizzazione.

Partiamo dunque dalle basi: si tratta della conversione filmica dell’omonima serie a fumetti disegnata dal francese Joann Sfar, che peraltro è anche uno dei registi di questo film insieme ad Antoine Delesvaux, nomi che mi erano entrambi sconosciuti.

Ecco la trama di Le chat du rabbin: siamo all'inizio del XX secolo, e precisamente ad Algeri, in Algeria. Conosciamo subito il rabbino Sfar e sua figlia Zlabya, nonché qualche altro personaggio minore, come un’amica di Zlabya o il suo gatto…
… il quale diviene rapidamente il personaggio centrale quando comincia a parlare, per lo stupore del rabbino e di sua figlia.
E, giacché la prima cosa che dice è una bugia, il rabbino si mette subito in testa di allontanarlo dalla figlia, verso cui è molto protettivo, onde evitare che abbia cattiva influenza su di lei. Di più: inizia a insegnargli la legge ebraica, affinché divenga un gatto più onesto.
Il gatto, dal canto suo, vuole molto bene alla sua padroncina, per cui farebbe di tutto per tornare da lei. Anzi, addirittura il gatto preme per essere un ebreo vero e proprio ed avere il suo bar mitzvah, ma il rabbino del rabbino si rifiuta categoricamente, iniziando una sorta di disquisizione dottrinale col gatto.

Le chat du rabbin, si sarà capito, è un film piuttosto surreale e grottesco, e non fa niente per diminuire tale sensazione, anzi l’accresce a furia di personaggi un po’ bislacchi: rabbini ebrei, guerrieri, mistici sufi, pittori russi, locandiere africane, principi musulmani, e via discorrendo, col tutto che assume i contorni di una sorta di affresco culturale… e surreale, come si diceva.

Affresco assai gradevole, anche per via del tratto visivo ben disegnato, assai lontano, come spesso capita con la scuola d’animazione francese, dall’animazione iper-tecnologica statunitense e più vicino invece al fumetto e al disegno. 

E, tra la piacevolezza del disegno, la simpatia del gatto, la bizzarria di ambientazione e sceneggiatura, Le chat du rabbin finisce per essere un film d’animazione davvero carino e certamente meritevole di visione… che non manca peraltro di porre delle domande ironiche su credenze e religioni varie.

Fosco Del Nero



Titolo: Le chat du rabbin (Le chat du rabbin).
Genere: commedia, animazione.
Regista: Joann Sfar, Antoine Delesvaux.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.