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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 27 giugno 2018

Origine - Keiichi Sugiyama (film fantastico)

Avevo visto il film d’animazione Origine (titolo inglese Origin - Spirits of the past; titolo giapponese Gin-iro no kami no Agito) segnalato da qualche parte online, e da buon appassionato di animazione nipponica ho deciso di vederlo.

Tuttavia, e lo dico subito, il film mi ha per buona parte deluso, nonostante un incipit promettente.

Andiamo subito a descrivere la trama sommaria di Origine: in futuro, per cercare di ripopolare la vegetazione del pianeta Terra, alcuni scienziati avviano un programma visionario, che prevede la sperimentazione genetica su alcune piante, che vengono poste sulla Luna. Tuttavia, tali piante crescono in un modo inaspettato, divengono aggressive e riescono persino ad arrivare sulla Terra, dove attaccano l’umanità e nel giro di pochi anni la annichiliscono.
Tre secoli più avanti, la situazione è questa: la Terra è dominata dalle piante, che hanno addirittura generato degli umanoidi, i druidi, e i pochi umani superstiti sono schierati in due fazioni: un regno militarizzato che combatte le piante e vuole riportare il mondo al passato, quando l’uomo dominava sulla natura, e un gruppo di persone che si sono adattate a vivere in pace con la natura, e che vivono nella cosiddetta Città Neutrale, che poi non è altro che i resti cadenti dei vecchi edifici.
Un giorno, mentre Agito e Yolda stanno compiendo un’incursione nella foresta per rubare un po’ di acqua alla foresta stessa, il primo finisce per caso in una struttura tecnologica vecchia di secoli, e senza farlo apposta risveglia la giovane Toola. Questo innescherà una serie di avvenimenti, che ancora una volta metteranno di fronte l’uomo e la natura.

Si sarà capito: dettagli a parte, la sceneggiatura di Origine è piuttosto banale, e riguarda il solito conflitto tra uomo e natura, con estremisti e moderati, il solito futuro apocalittico, il solito rischio di distruzione globale, i soliti resti di una civiltà passata assai progredita, etc.

Come dico sempre, quando il progetto non è troppo originale, occorre che l’esecuzione sia impeccabile, pena il cadere nella mediocrità o ancor più in basso.
Origine riesce perlomeno in questo obiettivo?

Vediamo: gli sfondi disegnati a mano sono piuttosto belli, e questo va bene; purtroppo, però, la computer grafica si integra davvero male in tali scenari, e spesso dà luogo ad animazioni macchinose e sgradevoli, sia nei personaggi ma soprattutto negli oggetti in movimento.

E questo non è l’unico punto critico del film: i personaggi sono stereotipati quanto la trama, e la loro caratterizzazione è davvero carente. I dialoghi stessi sono piuttosto insipidi.
Si è cercato di inserire qualche elemento estetico di originalità, senza dubbio per colmare l’assenza di originalità strutturale, ma l’esito è quantomeno opinabile: penso alle curiose vesti prive di spalle, davvero improbabili, tanto nel passato quanto nel futuro.

In tale mediocrità generale, le uniche cose che si salvano sono un incipit discreto e una colonna sonora altrettanto discreta.
Per il resto, Origine è un film d’animazione davvero trascurabile, tanto che mi segno il nome dello studio che lo ha prodotto, Gonzo (già dal nome dello studio avrei dovuto intuire qualcosa), come promemoria per future opere da evitare.
E, se posso permettermi, che distanzia dallo Studio Ghibli.

Fosco Del Nero



Titolo: Origine (Gin-iro no kami no Agito).
Genere: animazione, drammatico, fantastico.
Regista: Keiichi Sugiyama.
Anno: 2006.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 26 giugno 2018

Bel ami - Storia di un seduttore - Declan Donnellan, Nick Ormerod (film drammatico)

La recensione odierna è dedicata a Bel ami - Storia di un seduttore, del 2012.

Premessa: al tempo del liceo, quando lessi Bel ami di Maupassant, ne rimasi impressionato in modo assai positivo, tanto che lo lessi più volte in seguito.
L’aver saputo, per quanto con qualche anno di ritardo, che era stato girato un film tratto dall’opera in questione mi ha ovviamente incuriosito, tanto più che, nomi alla mano, il film si prospettava di alto profilo, e dunque me lo sono visto.

Veniamo come prima cosa ai nomi suddetti: non mi riferivo a quelli dei due registi, Declan Donnellan e Nick Ormerod, mai sentiti, ma proprio a quelli degli attori protagonisti. Anzi, coprotagonisti più che protagonisti.
Al centro della scena vi è Robert Pattinson, divenuto celebre per il ruolo di Edward Cullen nella saga giovanile e vampiresca di Twilight, ma già in precedenza fattosi notare per quello di Cedric Diggory in Harry Potter e il calice di fuoco. Egli è letteralmente circondato di bellezze femminili, di ogni età: la matura ma sempre elegante Kristin Scott Thomas (Una top model nel mio letto, Piccoli tradimenti, Un matrimonio all’inglese, Arsenio Lupin), l’ancor piacente Uma Thurman (Gattaca - La porta dell'universo, Le avventure del barone di Munchausen, Kill Bill), la sensuale Christina Ricci (SireneIl mistero di Sleepy Hollow, Anything else, La famiglia Addams), e la giovane Holliday Grainger, con cui chiuderà il suo personale tour della Parigi di fine '800.
Anzi, mi stavo dimenticando la rustica Natalia Tena (Il trono di spade), con cui in realtà lo inizia.

E fatto questo lungo elenco, veniamo alla trama di Bel amiGeorges Duroy è un giovane proveniente dalla provincia francese. Non particolarmente acculturato, è tuttavia dotato di una bellezza e di un fascino fuori dal comune, che, a dispetto delle sue non eccellenti doti personali, gli apriranno molte porte della Parigi che conta… e si tratta soprattutto di porte di camere da letto, giacché egli, cogliendo il consiglio dell’esperta Madeleine Forestier, sceglie di far carriera sfruttando i favori delle donne che contano piuttosto che degli uomini che contano.
In tal senso, ricordando sempre la sua provenienza provinciale e povera, egli mette da parte piacere personale e sentimenti, e vive la scalata al successo mondano come un dovere.
Il quadro che ne deriva è in effetti quello di un personaggio cinico e senza scrupoli, che peraltro non si fa amare proprio in alcun senso: né per la sua gentilezza, né per la sua saggezza, né per qualche suo talento.
Due talenti, comunque, li ha, e sono la bellezza e la determinazione, e a quanto pare per la Parigi di quegli anni sono più che sufficienti, giacché, tra salite e cadute, la sua condizione economica e sociale va a migliorare sempre.

Passo ora al mio commento: è passato tanto tempo da quando ho letto Bel ami, e onestamente non sono in grado di verificare tutte le corrispondenze col film: mi ricordavo tuttavia un personaggio sì determinato e per certi versi anche cinico, però non così tanto, e comunque non così altezzoso e a tratti riprovevole come il Bel ami interpretato da Robert Pattinson, la cui prova dunque non mi ha convinto appieno (dico la sua prova, ma magari gli è stato chiesto quel personaggio dai registi, e questo non lo sappiamo). Anzi, a dirla tutta io mi ricordavo un George Duroy carismatico e forte, mentre qua pare che sia una specie di burattino al vento, che si salva solo grazie alla dabbenaggine di qualche donna ingenua.

Nel film, a dirla tutta, il personaggio di Patterson viene messo in assoluto secondo piano dal gineceo che gli ruota intorno: nell’ordine, una scintillante Christina Ricci (che si sa essere brava attrice sin da quando era bambina),un’efficace Uma Thurman (che però ha fatto meglio altrove), e la sempre brava Kristin Scott Thomas (che tuttavia forse non era la più adatta al personaggio interpretato, giacché sono stati abbinati eleganza e debolezza, in modo forse poco efficace).
Vi sono anche attori uomini, ma con ruoli infinitamente meno importanti, per cui il film si gioca essenzialmente qui.

Diciamo qualcos’altro: la scenografia è bella, anche se curiosamente il film non è stato girato a Parigi, ma in altre città europee (Budapest,  Londra).
I costumi sono molto belli.
La fotografia ugualmente colpisce in positivo.
Altalenante la recitazione, come detto: alcuni attori bene, altri meno bene.
Dialoghi non troppo importanti, e anzi piuttosto debolucci.
Colonna sonora abbastanza trascurabile.
Ma soprattutto manca l’aria del romanzo originale… e questa me la ricordo bene.

Nel complesso, Bel ami - Storia di un seduttore ci porta nell’Europa aristocratico-borghese di fine '800, e al contempo ci porta dentro un importante romanzo francese… ma lo fa in modo un po’ pacchiano, apparsomi più commerciale che letterale e artistico, per così dire.

Fosco Del Nero



Titolo: Bel ami - Storia di un seduttore (Star wars: the force awakens).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: Declan Donnellan, Nick Ormerod.
Attori:  Robert Pattinson, Christina Ricci, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Colm Meaney, Philip Glenister, Holly Grainger, Natalia Tena, James Lance.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 19 giugno 2018

Star wars 7 - Il risveglio della forza - J.J. Abrams (film fantascienza)

Era solo questione di tempo prima che vedessi e recensissi Il risveglio della forza, episodio numero sette della saga di Guerre stellari.
Il presente episodio si presentava tra l’altro come particolarmente importante, essendo il primo della trilogia conclusiva (episodi 7, 8 e 9), nonché quello di raccordo tra la trilogia originaria (episodi 4, 5 e 6) e la fase finale dell’opera, mentre la seconda trilogia, quella degli anni Duemila, era risalita fino all’esordio della storia (episodi 1, 2 e 3).

Un’opera magna, per così dire, pensata nell’ottica di decenni… e decenni di ipotizzato successo ininterrotto, come difatti è stato.

Andiamo subito a descrivere brevemente la trama e a tracciare il punto della situazione: circa trent’anni dopo la battaglia di Endor e la distruzione della seconda Morte Nera (raccontati ne Il ritorno dello Jedi, il terzo episodio della trilogia originaria) siamo punto e a capo (e la cosa inizia a divenire quasi ridicola a dire il vero): l’Impero è crollato ma ha preso il suo posto il Primo Ordine; la Repubblica si difende dalla sua minaccia aiutando la Resistenza; i jedi, nella figura di Luke Skywalker e dei suoi allievi, sono spariti, il Lato Oscuro si è riorganizzato (il Leader Supremo Snoke ha presto raccolto l’eredità di Palpatine, e ha preso come allievo Kylo Ren, che, neanche a dirlo, va in giro con una maschera che ne altera la voce in stile Darth Vader), e ovviamente Han Solo si è rimesso a fare il contrabbandiere, insieme al fidato compagno di avventure Chewbacca.
Un giorno accade che un’incursione del Primo Ordine conduca alla fuga il pilota della Resistenza Poe Dameron, nonché FN-2187, presto ribattezzato Finn, soldato rinnegato che decide di disertare dal Primo Ordine.
I due, nella loro fuga, precipitano e si perdono di vista. Il primo lo ritroveremo alla fine, mentre il secondo incontra Rey, una ragazza assai sveglia di mente e di corpo, che si assumerà il compito di riportare alla Resistenza la mappa per ritrovare lo scomparso Luke Skywalker, contenuta in un droide.
I due, per un disegno della Forza, si imbattono prima nel Millennium Falcon, e poco dopo in Han Solo e Chewbacca. Completerà l’opera l’incontro con Leila Organa, al tempo Principessa e ora Generale della Resistenza… che si viene a sapere avere nel mentre generato un figlio con Han Solo… il quale è divenuto per l’appunto Kylo Ren, il cattivo addestrato dal Leader Supremo Snoke, sorta di nuovo Darth Vader.

Sintesi lunga, e ovviamente ho citato solo le cose principali, ma tuttavia sufficienti ad evidenziare un fatto: Il risveglio della forza, diretto da J.J. Abrams (Lost, Fringe, Star Trek), è un’enorme minestra riscaldata.
O, se preferite un’espressione più positiva, punta sull’usato sicuro, forse al fine di proporre l'esperienza di Guerre stellari alle nuove generazioni, ben lontane dai fasti della prima trilogia.

Eccovi una breve lista di somiglianze con i passati episodi di Star wars:
- un padre e un figlio si trovano su lati opposti della forza,
- si finisce dentro un locale-cabaret pieno di razze strane con tanto di gruppo musicale che fa da colonna sonora,
- c’è una persona che all’improvviso scopre di essere grandemente dotata di forza,
- l’Impero è stato sconfitto… ma ora c’è il Primo Ordine, in tutto e per tutto uguale al suo predecessore (il leader che dà istruzioni via ologramma al suo giovane adepto, la macchina bellica che si affianca ai guerrieri dotati di forza, i soldati identici a quelli dell’Impero, etc),
- il cattivo ha una maschera nera e minacciosa che ne altera la voce (e in questo caso non c’è alcun motivo per cui la debba portare, e infatti ogni tanto se la toglie tranquillamente),
- la Morte Nera è stata distrutta, ma ora c’è Base Starkiller, che è uguale alla Morte Nera, però più grande (il nome stesso di “Stella assassina” è molto vicino come significato a quello di “Morte nera”),
- c’è una grande battaglia spaziale con inseguimento dentro un tunnel e infine distruzione dell’ordigno che minacciava di eliminare i buoni,
- ovviamente Han Solo e Chewbacca rientrano in possesso del Millennium Falcon e scorrazzano in giro per l’universo.

Più usato sicuro di questo non riesco proprio a immaginarlo.
E, a proposito di usato sicuro… come sono invecchiati gli attori della trilogia originaria?
Malino: Harrison Ford ancora se la cavicchia, ma ormai è andato, Carrie Fisher è nota per aver preso una deriva non troppo positiva (ed è morta poco dopo che ho scritto la recensione, ndr), e Mark Hamill, che compare solo a fine film per pochi fotogrammi, pare forse quello messo peggio dei tre.
Ok, sono passai trent’anni, ma ho visto personaggi famosi invecchiati assai meglio rispetto alla loro giovinezza; di recente, per esempio, mi ha colpito in positivo il cantante e attore Lenny Kravitz, rivisto nei vari Hunger Games.

E, sempre a proposito di persone invecchiate, stavolta direi benino considerando i suoi 86 anni, il film inizia con una comparsa di Max von Sydow, il mitico Esorcista (e che ricordo con piacere anche ne Il settimo sigillo e Al di là dei sogni).

Per il resto, che altro dire de Il risveglio della forza?
Vi è una quantità enorme di azione, combattimenti ed effetti speciali, ma questo era ovvio.
Ed era ugualmente ovvio che il film sarebbe stato una gioia per gli occhi, offrendo molta bellezza visiva (con tanto di panorami dell’Irlanda).
Ultimo appunto sui il cast dei nuovi personaggi: molto bene Daisy Ridley (Rey), e benino anche John Boyega (Finn). Tanti dubbi invece sulla scelta di Adam Driver per il ruolo di Kylo Ren.

Quanto a incassi e successo, era facile prevedere numeri da capogiro, ed infatti tali sono stati: maggior incasso del 2015, il terzo maggior incasso di sempre, il maggior incasso di sempre in Nord America e il maggior incasso della saga di Star wars.
Mica poco… e ancora devono arrivare l’Episodio VIII e l’Episodio IX… si spera più originali di questo.

Lato positivo: nel film ogni tanto spuntano della frasi di discreto valore esistenziale, come peraltro anche negli altri film della saga. Eccone qualcuna di seguito.

"Tu stai scappando da questa lotta da troppo tempo"
"Quale lotta?"
"L'unica lotta: quella contro il lato oscuro."

"Negli anni ho visto il Male assumere molte forme."

"Lo sento di nuovo: il richiamo della Luce."

"C'è stato un risveglio... lo hai percepito?"

"Questi sono i tuoi primi passi: la Forza attraversa e circonda tutte le cose viventi.
Chiudi gli occhi, percepiscila la luce: è sempre stata lì. Ti guiderà."

Fosco Del Nero



Titolo: Il risveglio della forza (Star wars: the force awakens).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: J.J. Abrams.
Attori:  Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Kenny Baker, John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Lupita Nyong'o.
Anno: 2015.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 giugno 2018

Kick-Ass - Matthew Vaughn (film surreale)

Niente da fare: la mia esperienza con i film in cui c’è Nicolas Cage continua ad essere scarsa. Un po’ perché proprio non riesco ad apprezzarlo come attore (anche se devo dire che in Kick-Ass è meno peggio di altre volte), un po’ perché evidentemente pur di lavorare accetta copioni di non elevato tenore.
Libera scelta, per carità, però poi i risultati sono questi.

Ma cominciamo dalla trama sommaria di Kick-Ass, film tratto dall’omonimo fumetto di Mark Millar: Dave Lizewski (Aaron Johnson; The illusionist, La mia vita è un disastro) è un adolescente normale salvo per una discreta tendenza ad essere nerd e ad essere maltrattato dagli altri.
Un bel giorno, egli decide di diventare un supereroe: si mette una tunica verde, si autonomina Kick-Ass e inizia ad andare in giro per New York… rimediando una quantità enorme di colpi, una coltellata, un investimento automobilistico e finendo in ospedale, dove viene rimesso in piedi solo grazie a un ricco apparato di placche metalliche sparse in tutto il corpo.
Le quali paradossalmente, una volta ripresosi, renderanno più facile la sua successiva vita come supereroe: continuerà a prendere colpi, ma stavolta li incasserà assai meglio grazie a quella sorta di scheletro di metallo.
Il caso vuole che egli finisca in mezzo alle faccende di Frank D'Amico (Mark Strong; Rocknrolla, Revolver), boss della malavita di chiara origine italiana (solito vago accento siciliano di tutta la sua combriccola di gangster), e che conosca altri “supereroi”: Damon Macready/Big Daddy (Nicolas CageSegnali dal futuroArizona junior, L’apprendista stregone, Il ladro di orchidee) e Mindy Macready/Hit Girl (Chloe Moretz; 500 giorni insiemeDark shadows), nonché Chris D'Amico/Red Mist (Christopher Mintz-Plasse).

Completiamo l’elenco dei nomi con quello del regista: Matthew Vaughn, di cui finora ho visto il solo Stardust, un buon film fantasy dal sapore di commedia brillante.

Quanto al genere di Kick-Ass, si tratta essenzialmente di una sorta di parodia gel genere supereroi: in realtà di supereroe non ce n’è neanche uno, ma ciascun aspirante tale si arrangia con i mezzi che ha a disposizione: chi con le placche metalliche nel corpo, chi con armi e addestramento, chi con soldi e strumenti tecnologici.

Sullo sfondo, malavita, e quindi sangue, torture e assassinii, ma anche relazioni sentimentali, e quindi scene di seminudo e semisesso, e un substrato da commedia tendente al comico-grottesto che poi è la vera essenza del film.
Non vi sono dialoghi importanti o contenuti ugualmente importanti.

Rimane dunque l’intrattenimento offerto da tutto il bailamme, i numerosi equivoci e le ancor più numerose scene d’azione, con due dei supereroi che non saranno veri supereroi ma che quantomeno combattono in stile Matrix… specialmente la bambina.

Non c’è molto altro da dire su Kick-Ass: non mi ricordo come vi sono arrivato, ma in effetti avrei potuto tranquillamente fare a meno di segnarmelo.
Gli incassi nel mondo, non così elogiativi, inducono a ritenere il mio parere non isolato; persino negli Usa, patria del fumetto originale e paese notoriamente amante di supereroi e affini, gli incassi sono stati solamente discreti, e in Europa ancor meno che decenti (certo, il successo presso il largo pubblico non è prova di niente, ma quantomeno è un indizio).
Purtuttavia, il riscontro è stato sufficiente da generare il suo seguito, Kick-Ass 2, che però temo che non mi vedrò. 

Fosco Del Nero



Titolo: Kick Ass (Kick Ass).
Genere: drammatico, grottesco, azione.
Regista: Matthew Vaughn.
Attori: Aaron Johnson, Chloe Grace Moretz, Nicolas Cage, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Clark Duke, Evan Peters, Lyndsy Fonseca, Michael Rispoli.
Anno: 2010.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui

martedì 12 giugno 2018

La profezia di Kaena - Chris Delaporte, Pascal Pinon (film animazione)

Avevo trovato La profezia di Kaena in qualche classifica di film d’animazione e, nonostante non tutti i pareri su di esso fossero positivi, avevo deciso di vederlo.

Parto dicendo che i pareri non positivi erano giustificati anche solo dalla grafica: l’apparato visivo del film, pur non eccessivamente vecchio (è del 2003), risulta a dir poco antiquato, bruttino nei colori (scuri e opprimenti), nei disegni (piuttosto grezzi) e anche nell’animazione (farraginosa anch’essa).

Un prodotto da bocciare totalmente, dunque?

Non del tutto, e la provenienza del film ci svela da sola il perché: La profezia di Kaena è una produzione francese (franco-canadese per la precisione), e come noto la scuola d’animazione francese è una delle migliori al mondo (insieme a quella giapponese e a quella statunitense), e fa dei contenuti, della profondità e dell’originalità il suo punto di forza.
Elementi che si notano anche ne La profezia di Kaena, seppur meno che in altre produzioni.

Ma sospendiamo per un poco il commento e tracciamo la trama sommaria del film: in un luogo di fantasia non meglio precisato vive un popolo piuttosto primitivo, e direi persino arboricolo, giacché si muove tra enormi alberi, tronchi, liane, etc.
Se il livello tecnologico è assai basso, lo è anche quello cultural-religioso-superstizioso, e il suddetto popolo passa parte del suo tempo a raccogliere linfa dagli alberi da offrire in dono agli dei per ingraziarseli, di continuo spronato in ciò da una sorta di gran sacerdote che spadroneggia nella comunità.
In tale paesaggio umano, Kaena è una sorta di spirito ribelle: non crede molto negli dei di cui parla il sacerdote, e invece si affida alla creatura in cui essi vivono, chiamata Axis, che invoca di tanto in tanto.
Da un lato dunque abbiamo una religione superstiziosa in cui si parla di servire gli dei, e dall’altro la fiducia nell’esistenza e nella creazione, con tanto di qualche principio esistenziale enunciato di tanto in tanto, come i seguenti:

“Non ti servono le ali per essere libero.”

“Sotto è sopra e sopra è sotto.”

“Dobbiamo affrontare il destino, e il tempo che abbiamo è poco.”

La trama però non è così semplice, e anzi si ingarbuglia alquanto: Axis in realtà non è un mondo a sé stante, ma è nato secoli addietro dopo l’incidente di un’astronave di un’altra e progredita civiltà, incidente che ha generato quella sorta di creatura arboricola enorme, che sta come sospesa tra due pianeti, a metà via tra le rispettive attrazioni gravitazionali (lo so, lo so, molto fantascientifica come ipotesi, ma fa niente).
Kaena, nel suo girovagare, s’imbatterà nella verità… e in molto di più.

Dunque, abbiamo detto: grafica assai pacchiana, molto scura e poco fluida. Il commento sonoro è invece bello. Il personaggio di Kaena è ben caratterizzato, ma gli altri personaggi sono tutti delle macchiette… senza contare che la stessa protagonista femminile è troppo sottolineata: ad esempio nel suo essere una sorta di maggiorata alla Lara Croft, o nel suo andare in giro con uno slip minuscolo sotto e un top sopra, mentre tutti gli altri sono vestiti normalmente con pantaloni e maglie. E quando poi viene soccorsa da degli alieni che la trovano ferita… la vestono con una tuta sexy superaderente. Davvero poco credibile e poco coerente col resto del paesaggio.
Altro dato positivo: negli 80 minuti del film vi è un discreto livello di umorismo e ironia.

Nel complesso, La profezia di Kaena è un film d’animazione che ha qualche merito dalla sua, ma che è troppo arretrato tecnicamente per essere competitivo con gli altri prodotti di questi ultimi due decenni… o perché si abbia voglia di vederlo una seconda volta.

Fosco Del Nero



Titolo: La profezia di Kaena (Kaena: La prophétie).
Genere: animazione, fantastico, fantascienza.
Regista: Chris Delaporte, Pascal Pinon.
Anno: 2003.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 5 giugno 2018

Il racconto dei racconti - Matteo Garrone (film fantasy)

Avendo saputo che di recente era stato prodotto un film fantasy in Italia, evento più unico che raro, non potevo non guardarmelo. Il film in questione è Il racconto dei racconti, ed è stato diretto da Matteo Garrone nel 2015.

Premessa: il film ha preso spunto da tre racconti contenuti nel Lo cunto de li cunti (1634) di Giambattista Basile, testo da cui il film prende anche il titolo, liberamente adattati e parzialmente uniti nel finale.

I tre racconti in questione sono: La cerva, La pulce e La vecchia scorticata, e si alternano nella narrazione in modo indipendente, fino a unirsi come detto nel finale, per quanto in modo assolutamente blando, più per facciata che per sostanza.

Altra premessa: di Garrone, regista di Gomorra così come di svariati altri film, non ho mai visto niente, né ho mai letto Lo cunto de li cunti, per cui valuterò Il racconto dei racconti di per se stesso, senza riferimenti esterni.

La prima cosa che colpisce del film è la fotografia: incantevole. Aiutata in questo grandemente dalle bellezze italiane, sia architettoniche che naturali, tra Sicilia, Abruzzo, Napoli, Campania, Puglia e Toscana.
Anzi, occorre sottolineare come la ricchezza storico-architettonica dell’Italia si presta molto bene a scenari fantasy o comunque antico-medievali, cosa poco sfruttata sino ad ora.
In particolare, nel film fanno bella mostra di sé Castel del Monte (episodio de La pulce), il Castello di Donnafugata (episodio de La cerva) e il Castello di Roccascalegna (episodio de La vecchia scorticata).
Ma non solo l’architettura a mostrare bellezza: anche i costumi sono notevoli, così come il trucco. Insomma, sotto l’aspetto della bellezza visiva Il racconto dei racconti non ha molti rivali.

Le cose iniziano a peggiorare però sotto altri punti di vista: il doppiaggio in italiano è carente, e i dialoghi non sono all’altezza della scenografia. Pure la colonna sonora non incide troppo.
Ma soprattutto è l’atmosfera generale ad essere tiepida: nonostante nella storia avvengano eventi crudi e violenti, c’è un’aria distante in tutto, e non ci sono passione e vitalità.

Ultima cosa: gli effetti speciali sono insufficienti. Non come numero, ma proprio come qualità: drago e pulce gigante fanno anzi sorridere, e viene il sospetto che la gran parte del budget sia stata spesa in nomi altisonanti (Salma Hayek, Vincent Cassel… cui si contrappone simpaticamente la presenza pur marginale di Massimo Ceccherini) piuttosto che in virtuosismi di altro tipo.

Insomma, al film manca qualcosa, ed è qualcosa di importante, a livello di profondità emotiva.
Con tutto che avrebbe anche una sua morale e quindi, come tutte le fiabe che si rispettino, avrebbe anche una valenza educativa.
Essenzialmente, le tre storie si concentrano sul tema dell’amore distorto: la donna che vuole a tutti i costi un figlio, fino a sacrificare il marito, l’amico fraterno del figlio e se stessa (La cerva); il re che desidera possedere quante più donne possibile, ovviamente giovani e belle, col paradosso di finire in sposo a una vecchia che gli suscita ribrezzo (La vecchia scorticata); il padre che desidera che la figlia rimanga presso di lui e si comporta in modo manipolatorio, salvo poi scoprire che la sua astuzia si rivolterà contro di lui (La pulce).

Forse avrebbe giovato al film una narrazione continua di ciascun episodio piuttosto che l’alternanza che è stata decisa… ma forse non sarebbe bastato, giacché comunque sarebbe rimasta quella atmosfera di freddezza e distanza.
Peccato, ma rimane comunque l’enorme bellezza visiva che il film ha offerto.

Il film ha ottenuto incassi decenti in Italia, ma assai più bassi negli Usa e all’estero.
E per i premi stessa storia: tanti premi… ma solo in Italia, tra David di Donatello e Nastri d’Argento, a confermare il discorso.

Fosco Del Nero



Titolo: Il racconto dei racconti - Tale of tales.
Genere: fantasy, fantastico, fiaba, drammatico.
Regista: Matteo Garrone.
Attori: Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Laura Pizzirani, Franco Pistoni, Toby Jones, Bebe Cave, Guillaume Delaunay, Eric MacLennan, Massimo Ceccherini, Vincent Cassel, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Stacy Martin, Kathryn Hunter.
Anno: 2015.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.