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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

martedì 30 luglio 2013

Wasabi - Gérard Krawczyk

Wasabi è uno di quei film per cui ho un debole naturale, probabilmente al di là del valore del film stesso, forse per qualche dinamica psicologico-emotiva a me stesso ignota, o forse per la mia forte predisposizione all’umorismo e allo stile della commedia francese (che al contrario non a tutti piacciono). 

In fin dei conti, infatti, Wasabi non è altro che un film mix di azione e umorismo... che comunque io gradisco molto, tanto che l’ho visto già tre volte, mi pare.

Il film nasce da una sceneggiatura di Luc Besson, il noto e poliedrico regista dei vari Il quinto elemento, Angel-A, Arthur e il popolo dei minimei, Adele e l’enigma del faraone, ed è stato da lui stesso prodotto, anche se la regia è opera di Gérard Krawczyk.

Il protagonista della pellicola è invece Jean Reno (che non posso fare a meno di ricordare in Sta’ zitto, non rompere, altra pellicola francese), che interpreta un vivace ispettore di polizia, Hubert Fiorentini.
Tanto vivace nel lavoro, a furia di risse e metodi indagatori spicci, quanto al contrario poco vivace in ambito relazionale: pochi amici e il ricordo di una storia d’amore vecchia di diciannove anni, Miko, quando era di stanza in Giappone.

Proprio il Giappone lo richiamerà, a sorpresa, dando una svolta alla sua vita: la sua vecchia fiamma è infatti morta, e lo ha nominato unico erede. Con una grande sorpresa…

Sostanzialmente Wasabi non propone chissà cosa: la trama è tutto sommato semplice, e il genere è ugualmente semplice, mescita tra commedia brillante e scazzottate in stile Bud Spencer (ma senza Terence Hill).
Tuttavia, come detto, trovo adorabile l’atmosfera di fondo: merito forse della sceneggiatura del bravo Luc Besson, o dell’interpretazione del navigato Jean Reno da un lato e della giovane e vivacissima Ryoko Hirosue (Yumi) dall’altro.
O forse anche per la simpatia e la notevole mimica facciale di Michel Muller, che interpreta Momo, l’ex collega di Fiorentini ai tempi del lavoro in Giappone.

Com’è, come non è, sta di fatto che ho gradito molto Wasabi (titolo che deriva dalla nota salsa giapponese), e che lo consiglio come commedia ironica, leggera e divertente.

Fosco Del Nero



Titolo: Wasabi (Wasabi).
Genere: commedia, azione.
Regista: Gérard Krawczyk.
Attori: Jean Reno, Ryoko Hirosue, Carole Bouquet, Michel Muller, Ludovic Berthillot, Christian Sinninger, Yann Epstein, Michel Scourneau, Jean-Marc Montalto.
Anno: 2006.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 22 luglio 2013

Lo chiamavano Trinità - E.B. Clucher

Ho già recensito parecchi film della coppia Bud Spencer - Terence Hill, visti e rivisti nel corso degli anni sin da quando ero bambino.

Anche se, come preciso in alcuni articoli, ho sempre preferito i film “metropolitani” del duo italiano, piuttosto che quelli esotici in paesi sudamericani o quelli simil-western come il celebre Lo chiamavano Trinità, che poi è l’oggetto della recensione di oggi.

Nella mia personale classifica, in cima stanno I due superpiedi quasi piatti e Nati con la camicia, seguiti poi da altre prodezze come è Pari e dispari e Chi trova un amico trova un tesoro.

Mentre gli ultimi due sono stati diretti da Sergio Corbucci, i primi due sono stati diretti da Enzo Barboni, in arte E.B. Clucher, che poi è anche il regista di Lo chiamavano Trinità… e il grande successo (rispetto ad altri film del duo) in questo senso ai miei occhi non è casuale.



Ecco in breve la trama del film che come detto è una sorta di versione umoristico-italiana del genere western: Trinità (Terence Hill), detto anche "La mano destra del diavolo", è un pistolero sornione e svelto, tanto di mano quanto di parola.

Il suo fratello maggiore, Bambino (Bud Spencer), è al contrario più taciturno e più orientato a farsi gli affari tuoi, ma ugualmente dotato con la pistola, tanto che egli è "La mano sinistra del diavolo".
I due si rincontrano nel villaggio in cui il secondo fa lo sceriffo, per quanto autonominatosi in circostanze particolari.
Vicino al suddetto villaggio sta una comunità di pacifici mormoni, presi di mira sia da una banda di malditos messicani, sia dal signorotto locale, il Maggiore.
Va da sé che “le due mani del diavolo” si schiereranno dalla parte dei più deboli, e alla loro maniera…

Di mio non ho mai amato le ambientazioni western, fatto che riduce il mio gradimento per questa pellicola che comunque propone, al di là della scenografia, grossomodo gli stessi meccanismi degli altri film del trio E.B. Clucher-Bud Spencer-Terence Hill, con forse qualche leggerezza e facezia in meno. Beh, e qualche sparatoria in più.

Rimane il fatto che si tratta di un film storico del cinema italiano, che ebbe un grande successo al tempo al cinema e successivamente in televisione, dando ragione a coloro che credettero nel progetto (molti produttori viceversa rifiutarono il film).

Al di là del gusto individuale che fa preferire a uno le città, a un altro il Sud America o a un altro il vecchio West (che poi in realtà è il Lazio), Lo chiamavano Trinità è un film che merita di essere visto… e rivisto a seconda dei gusti.

Fosco Del Nero



Titolo: Lo chiamavano Trinità.
Genere: comico, western.
Regista: E.B. Clucher.
Attori: Bud Spencer, Terence Hill, Steffen Zacharias, Farley Granger, Gisela Hahn, Ugo Sasso, Fortunato Arena, Ezio Marano, Gaetano Imbrò, Riccardo Pizzuti, Michele Cimarosa, Elena Pedemonte.
Anno: 1970.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 15 luglio 2013

Il trono di spade - David Benioff, D. B. Weiss

Sono un grande ammiratore di George Martin, lo scrittore statunitense autore di quel capolavoro di narrativa che sono Le cronache del ghiaccio e del fuoco, saga fantasy che si muove tra amore, guerra, violenza, strategia ed elemento soprannaturale.
Non a caso, ho già recensito i primi undici libri italiani della saga, a partire da Il trono di spade.

Che poi è anche il titolo italiano della serie tv tratta dalla suddetta saga (Game of thrones è il titolo originale in inglese), che finora ha collezionato tre stagioni e che dovrebbe andare avanti grazie al grande successo riscontrato presso il pubblico.
Il quale in parte è costituito dai vecchi fan di Martin, e in parte è costituito da nuovi fan, dal momento che in molti hanno fatto il percorso inverso, passando dal piccolo schermo ai libri.

Ero indeciso, di mio, se effettuare il passaggio inverso dal momento che l’esperienza mi ha insegnato che raramente le conversioni visive rendono quanto i grandi libri da cui sono tratte, specialmente in caso di libri ponderosi e densi di dettagli e personaggi come Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

L’esperienza aveva ragione, e in effetti tantissimi dettagli, e pure non dettagli ma cose importanti, si perdono, pur nei tempi della serie tv, assai più dilatati rispetto a quelli del film.

Il solo fattore temporale, con eventi e personaggi che incedono sulle scene create da Martin (e che sono ispirate alla storia inglese, con Stark e Lannister che dovrebbero corrispondere alle casate York e Lancaster) nella serie televisiva è clamorosamente latente, laddove invece nei libri il lettore aveva ampio spazio-tempo di affezionarsi a certi personaggi o certe ambientazioni, per poi dolersi quando l’autore decideva di “riprendersi” gli uni o le altre.

Questo tempo nella serie televisiva non c’è, tanto che le prime due stagioni da sole coprono svariati romanzi (e si conti che si parla di libri di 600-700 pagine ciascuno), purtuttavia il prodotto è comunque godibile, tanto che ho iniziato la visione de Il trono di spade per pura curiosità, per poi portare la visione a compimento.

Anche se, mi ripeto, la saga letteraria sta anni luce sopra questa conversione televisiva (o almeno al di sopra di queste prime stagioni), cui la partecipazione dello stesso George Martin ha senza dubbio giovato, dal momento che perlomeno non si è persa l’atmosfera generale dell’opera, che i lettori di Martin avranno comunque ben fissa in mente.

Agli altri consiglierei senza dubbio di leggersi i romanzi de Le cronache del ghiaccio e del fuoco (che vanno bene anche per i non amanti del fantasy, dal momento che di fantastico c’è poco in definitiva: più che altro si tratta di passioni umane)… e magari anche di guardarsi la serie tv Il trono di spade, preferibilmente in questo ordine.

Fosco Del Nero

AGGIORNAMENTO DEL 14/02/17: ad oggi mi sono visto le prime dieci stagioni della serie, ossia quanto prodotto finora. E devo dire, col senno di poi, che la qualità del prodotto si è nettamente alzata rispetto alle prime stagioni. Probabilmente, dato il successo di pubblico riscontrato da esse, poi si è alzata l'asticella sia del budget che della realizzazione, con conseguente ulteriore, e ben meritato, successo. Peccato solo che la serie sia infine andata oltre i romanzi, e anzi si sia discostata da essi in alcuni punti, e alcuni persino importanti, tanto da aver ormai generato un'opera separata dalla saga letteraria.

AGGIORNAMENTO DEL 20/06/19: a distanza di altri anni, segue l'ultimo aggiornamento, relativo alla conclusione della serie con l'ottava e ultima stagione. Devo dire in tutta onestà che il finale della serie non è stato all'altezza delle stagioni che avevano portato ad esso. Non lo dico per un discorso di simpatia o antipatia per specifici personaggi (giacché da molto tempo mi ero abituato a vedere morire i personaggi nei romanzi di Martin), ma proprio per un discorso di coerenza interna.
Abbiamo personaggi che sconfessano se stessi, abbiamo scelte senza senso, abbiamo clamorose dimenticanze. Seguono solo alcuni dei passi falsi della serie nell'ultima stagione (non leggete se ancora non l'avete vista): Daenerys diventa improvvisamente insicura (...) passa in un lampo dall'essere beniamina della gente comune al massacrare un'intera città, donne e bambini compresi, senza che vi fosse il minimo motivo per farlo (...); Varys smette all'improvviso di avere informazioni su ciò che accade nel mondo (che armi stanno preparando i nemici, come si stanno muovendo, etc); intere legioni vengono dimenticate nonostante farebbero molto comodo nelle guerre in atto (Daario con i suoi Secondi Uomini, ancora fedeli a Daenerys ma mai chiamati a Westeros nel momento del bisogno); la condotta della guerra contro i morti è onestamente ridicola (mandare allo sbaraglio interi contingenti sapendo che i cadaveri diventeranno soldati morti con un semplice gesto delle braccia); un animale potente come un drago viene abbattuto con tre lance scagliate con precisione astronomica dalla lunga distanza (e con una tecnologia ben avanti rispetto a quella del mondo descritto, quindi doppio errore); il personaggio di Jon passa dall'essere carismatico e forte e leale all'essere una sorta di fantoccio (che prima si innamora e poi assassina a tradimento); a un certo punto sembra che il resto del regno non esista, e non si sa niente di Dorne o degli altri reami, che verosimilmente sarebbero stati chiamati in causa come alleati nella battaglia per il trono.
Gli esempi sarebbero tanti, e in generale l'impressione è che la serie sia stata conclusa in fretta e furia, come dimostra anche la diminuzione del numero di episodi delle ultime due stagioni, dai dieci delle stagioni precedenti a sette e infine a sei (e già dieci erano decisamente pochi per tenere il passo con i romanzi da cui erano tratti). Negli ultimi sei, peraltro, sono condensati troppi eventi, comprese due grandi guerre; a proposito, errore madornale mettere la guerra contro i morti prima della guerra per il reame, giacché ciò ha causato un inevitabile calo di tensione e anche di credibilità della storia.
Altro punto, ugualmente discutibile: il finale sembra affermare che, alla fine, le persone finiscono dove devono finire e non c'è niente da fare: Sansa da bambina voleva fare la lady e finisce a fare la gran lady, Arya voleva fare l'avventuriera e finisce a fare quello, John finisce a nord dal momento che di cognome faceva Snow, i Targaryen erano davvero tutti pazzi, i gemelli-amanti Lannister muoiono abbracciati a dispetto di tutti e tutto, e via discorrendo. Davvero piuttosto piatto, oltre che incoerente con quello che si era visto fino a quel punto, e non a caso pare che sia stato poco gradito in generale, e che anzi i fan stanno premendo per avere un seguito (ma ormai i danni sono stati fatti).
Questo nella serie televisiva: spero vivamente che i romanzi di Martin propongano una storia  parecchio differente... ammesso che prima o poi si decida a scrivere quelli che mancano alla conclusione della saga.



Titolo: Il trono di spade (Game of thrones).
Genere: serie tv, fantasy, storico.
Ideatore: David Benioff, D.B. Weiss.
Attori: Sean Bean, Mark Addy, Peter Dinklage, Lena Headey, Emilia Clarke, Maisie Williams, Michelle Fairley, Alfie Allen, Iain Glen, Sophie Turner, Nikolaj Coster-Waldau, Harry Lloyd, Kit Harington, Richard Madden, Isaac Hempstead-Wright, Jack Gleeson, Aidan Gillen, Charles Dance, Conleth Hill, Natalia Tena, Indira Varma, Gwendoline Christie, Jason Momoa, Thomas Brodie-Sangster, Rose Leslie.
Anno: 2011. 
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 8 luglio 2013

L’esorciccio - Ciccio Ingrassia

Da bambino-adolescente guardavo con buon piacere i film di Franco e Ciccio, così come guardavo con piacere i film dell’altro duo italiano, Bud Spencer e Terence Hill

Tuttavia il tempo è stato generoso con la seconda coppia, visto che la passione per film come I due superpiedi quasi piatti o Nati con la camicia, non si è mai estinta, mentre i film di Franco e Ciccio non li ho più rivisti.

Ho deciso così di dare una chance da adulto anche a questa seconda coppia, vedendomi (o rivedendomi, non mi ricordo nemmeno se lo avessi già visto) L’esorciccio, film diretto dallo stesso Ciccio Ingrassia nel 1975.

Non mi ricordavo tuttavia che nel suddetto film vi fosse solo Ciccio: niente Franco, quindi, e al suo posto un (quasi) giovane Lino Banfi.

Il film, va da sé, rifà il verso al ben noto film horror L’esorcista, ma lo rifà in chiave italica e soprattutto umoristica.

Non è certo un umorismo raffinato e sofisticato quello che esce fuori da L’esorciccio, ma al contrario un umorismo molto casereccio… pure troppo per i miei gusti, e forse è proprio per questo motivo che il tempo ha selezionato da sé senza che dovessi mettermi io a fare distinguo.

Ad ogni modo, vediamo in sintesi la trama de L’esorciccio: durante degli scavi in Iran l’Esorciccio si imbatte in un piccolo amuleto verde, che renderà diabolico chiunque lo troverà..

Il suddetto amuleto viene trovato dal figlio del sindaco di un paesino laziale durante una partita di calcio: il ragazzino diventerà una sorta di maniaco sessuale, tanto da costringere il sindaco all’estrema misura dell’Esorciccio.

Il quale, dal canto suo, risolverà, seppur in modo involontario, sia il caso del figlio del sindaco, sia di tutti coloro che troveranno l’amuleto dopo di lui…

Il film, oltre a fare il verso a L’esorcista latu sensu, ne ripropone alcune scene in chiave parodistica: dall’esorcismo vero e proprio ai dialoghi con un detective della polizia, fino alla presenza del servitore svizzero accusato di neonazismo… e che dire di Lino Banfi che gira la testa di 360° proprio come Linda Blair?

Sarò forse impopolare nell’assegnare una valutazione mediocre a L’Esorciccio, tuttavia, al di là della simpatia per questa commedia tipicamente italiota (non a caso citata ne Il secondo tragico Fantozzi come contraltare popolare alla filmografia d’autore de La corazzata Kotiomkin), devo dire con tutta onestà che il film non propone nulla se non qualche scena paesana e le gag verbali di Lino Banfi, che ad essere onesto non mi sono mai piaciute.

Qualche sorriso qua e là, ma parva res… volendo restare in Italia, a mio avviso infinitamente meglio Bud e Terence.

Fosco Del Nero



Titolo: L’esorciccio.
Genere: comico, grottesco.
Regista: Ciccio Ingrassia.
Attori: Ciccio Ingrassia, Lino Banfi, Ubaldo Lay, Didi Perego, Mimmo Baldi, Lorenzo Piani, Salvatore Baccaro, Tano Cimarosa.
Anno: 1975.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 1 luglio 2013

Crank 2 - High voltage - Mark Neveldine, Brian Taylor

Crank 2 - High voltage è il seguito del primo Crank, film d’azione del 2006 che si era segnalato per un dinamismo intensissimo, nonché per il crudismo di scene di violenza, sangue e pure sesso.

Il tutto, però, condito in una salsa non morbosa, ma anzi ironica e dissacrante, per la serie “è troppo estremo per essere vero, quindi prendiamola a ridere”.

In effetti prendere Crank sul serio è impossibile, ed è ancora più difficile prendere sul serio Crank 2, col protagonista, debilitato e senza il cuore che gli è stato tolto in un intervento chirurgico, che dovrebbe in teoria morire dopo poco e che invece fa avanti a forza di scosse elettriche.

Dettagli medico-scientifici a parte, la folla rincorsa di Chev Chelios al suo cuore rubato (da un boss della malavita cinese, il che rende il tutto più difficile, considerando anche la mole di personaggi che si vuole vendicare del protagonista) fa ridere proprio per la sua improbabilità.

Tanto da farmi dimenticare che si tratta di un film d’azione completamente privo di contenuti (concettuali, sorvoliamo su quelli “sociali”) e che normalmente i film d’azione mi annoiano parecchio.

Sarà forse per la simpatia che nutro per i due attori protagonisti, Jasom Statham da un lato (The snatchLock & stockRevolver) ed Amy Smart dall’altro (The butterfly effectLa battaglia di Shaker HeightsInterstate 60).

Sarà anche per il fatto che Crank mi ricorda un po’ i film di Guy Ritchie (e non a caso c’è Jason Statham di mezzo), per quanto con meno stile e più azione a farla da padrone, ma la vicenda di Chev Chelios, della sua ragazza Eve e dei suoi aiutanti Ria e Doc Miles mi ha fatto sorridere.

Anche se, a onor del vero, ho preferito il primo film al secondo, un po’ ripetitivo e perfino più improbabile del primo. 
Chi ha apprezzato uno, però, è probabile che apprezzi anche l’altro. 
Buona visione… ma non prendete esempio!

Fosco Del Nero



Titolo: Crank 2 (Crank 2).
Genere: azione.
Regista: Mark Neveldine, Brian Taylor.
Attori: Jason Statham, Amy Smart, Efren Ramirez, Dwight Yoakam, Corey Haim, David Carradine, Geri Halliwell, Glenn Howerton, Bai Ling.
Anno: 2009.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

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