Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

mercoledì 28 dicembre 2022

Le terrificanti avventure di Sabrina - Roberto Aguirre-Sacasa

Essendo fin da ragazzino un fan della sit-com Sabrina, vita da strega, avevo pensato di vedermi il primo episodio di quello che avevo letto essere un rifacimento dark: Le terrificanti avventure di Sabrina
Tale primo episodio tuttavia non mi era piaciuto molto, per cui avevo messo da parte la serie… per poi riprenderla avendo nel mentre compreso cosa c’è dietro Netflix.

Così, curiosamente, il motivo per cui ho ripreso la serie è lo stesso per cui l’avevo messa da parte, ossia le sue energie basse… che stavolta però volevo esaminare a scopo di studio.

Ebbene, pur sapendo cosa si nasconde dietro l’egida di Netflix, Le terrificanti avventure di Sabrina è andato oltre le mie aspettative, giacché è un chiaro tentativo di sdoganamento del satanismo e dei vari obiettivi del mondialismo. È talmente tanto evidente che la cosa fa persino ridere.

Ma partiamo dall’inizio: come genere, Le terrificanti avventure di Sabrina vuol essere una vita di mezzo tra il suo predecessore Sabrina, vita da strega (ma più oscuro), un Harry Potter (ma più oscuro) e un trattato di satanismo (qua ci siamo). La serie è stata prodotta tra il 2018 e il 2020 ed è composta da 36 episodi (di qualità calante dopo le prime due parti, giacché la serie si divide in quattro parti).

Quanto al suo ideatore, Roberto Aguirre-Sacasa, egli è stato sceneggiatore di Lo sguardo di Satana - Carrie e The town that dreaded sundown (due film horror piuttosto pesanti). Leggo online che uno dei suoi primi lavori a Yale è stato l’opera Say you love Satan ("Dì che ami Satana"), “parodia romantica omosessuale” del film horror Il presagio. Già questo direi che basterebbe come curriculum.
Inoltre è figlio di un diplomatico del Nicaragua, il quale è stato anche Ministro degli Esteri e ha vissuto a lungo a Washington DC. Tutte informazioni interessanti le quali rivelano per chi lavora… oltre che per Netflix.

Passiamo alla sigla: così come la sigla di The Big Bang theory era un coacervo di immagini e simboli massonico-mondialisti, la sigla de Le terrificanti avventure di Sabrina effettua un lungo elenco di storture psichiche, le quali, incidentalmente, fanno parte dello stile di vita e dell’agenda dell’élite mondialista: morte, decomposizione, demoni con le corna, il Bafometto, esseri umani che baciano zombie, teste umane mozzate che finiscono dentro un pentolone, enormi mani mostruose che stringono i corpi di ragazzine e di neonati, sessualità ammiccante di basso livello, croci capovolte e pentacoli. 
Questo è il programma di base, contenuto nella sigla.

Passiamo ora alla trama sommaria della serie, per voi vederne più da vicino i contenuti: Sabrina Spellman è un’adolescente che vive a Greendale e frequenta il liceo Baxter High insieme al ragazzo Harvey e alle amiche Rosalind e Susie. Non è tuttavia una ragazza qualunque, visto che proviene da una famiglia di streghe; così, sono streghe le zie Zelda e Hilda e il cugino Ambrose (questi, come ruolo, ha sostituito il gatto parlante Salem della sit-com; in questa serie il gatto c'è, ma non parla). Le tre streghe frequentano la congrega della Chiesa della Notte, guidata da Padre Blackwood, mentre la ragazza viene presto indirizzata, per studiare come strega, all'Accademia delle Arti Oscure (ove si distingue il trio delle Sorelle Sinistre).
In verità, Sabrina è solo una mezza strega, figlia di uno stregone e di una donna mortale, il che la rende particolare da vari punti di vista.

Veniamo ora ai contenuti, di cui si è già accennato qualcosa: abbiamo una Chiesa di Satana, abbiamo rituali blasfemi che sono il ribaltamento dei rituali cristiani, tra cui un battesimo oscuro nel quale si scrive il nome sul libro della bestia e si cede la propria anima al diavolo, abbiamo di continuo esclamazioni tipo “Grazie a Satana”, “Sia lode a Satana”, in cui si tolgono i nomi di Dio o Gesù per inserire i nomi oscuri, abbiamo un’enorme statua del Bafometto, abbiamo l’evocazione di demoni, abbiamo sacrifici animali, sacrifici umani e cannibalismo (numerosi episodi di cannibalismo, adulto e infantile), abbiamo matrimoni e unioni tra consanguinei, abbiamo neonati smembrati e cucinati, abbiamo i miracoli di Gesù in chiave blasfema: persone resuscitate, ciechi che recuperano la vista, esorcismi.

Ancora: abbiamo assassinii, inganni, orge, sessualità promiscua e di bassissimo livello, omosessualità e generi confusi (quando si confonde la sessualità, si confonde l'intera psiche, di un individuo o di un intero popolo, rendendolo debole e manipolabile), possessioni demoniache, croci rovesciate onnipresenti, egoismo ed egocentrismo a valanga, bambini offerti a Satana, fornicazione col demonio, negazione delle leggi naturali a valanga.

Inoltre abbiamo anche singole puntate parecchio interessanti, come quella di tipo distopico-orwelliano in cui si è instaurata una sorta di dittatura che controlla e comanda tutto. 
Parlando di singole puntate, risulta particolarmente sgradevole, ma a suo modo istruttiva, quella in cui il cast della sit-com Sabrina, vita da strega (quantomeno, le due zie originarie, più il gatto parlante Salem) viene utilizzato per disegnare una sorta di scenario arcontico fatto di inganni, costrizioni e sofferenza.

In sintesi, ecco alcuni dei messaggi promossi dalla serie: il satanismo è figo e moderno, l’inferno è figo e ci si diverte, il satanismo è un alleato del femminismo e delle varie teorie gender, il potere maschile e bianco va rovesciato, la sessualità di basso livello è parimenti il top, il sangue è bello (da vedere e anche da bere), sacrificare innocenti creature viventi va bene, ingannare gli altri per i propri scopi va bene.
Certo, c’è anche qualche svantaggio nel satanismo, per esempio dover vendere l’anima al diavolo, tanto che Sabrina è in dubbio, ma alla fine si decide; in fin dei conti, “ci sono così tanti vantaggi nell’essere una strega” (vien detto testualmente nella serie).

Preciso che si tratta di una serie tv destinata a un pubblico adolescente, per protagonisti, stile e contenuti… e proprio per questo ha un chiaro intento propagandistico-manipolatorio, da parte della solita élite: dietro Netflix e dietro la propaganda mediatica contemporanea c’è il Nuovo Ordine Mondiale con la sua religione satanica.
A proposito di manipolazione: tutte le streghe e tutti gli stregoni sono belli e affascinanti, mentre, casualmente, gli unici personaggi bruttini o comunque non attraenti sono quelli non magici; in un episodio appare un angelo… ed è più brutto dei demoni (Lucifero è un bell’uomo, il demone Caliban è un bel ragazzo, lo stregone Nicholas è un bel ragazzo… Harvey, invece, che nella sit-com originaria era il vero amore di Sabrina, non è molto attraente e anzi pare mezzo imbranato).

Propongo anche alcuni titoli dei singoli episodi, che danno bene il tenore morale dell’opera: L'oscuro battesimo, Portami all'inferno, Il diavolo dentro, Il genio della perversione.
Sono inoltre numerosi i riferimenti al mondo biblico, letterario, orrorifico: Giuda, Lilith, Oscar Wilde, H. P. Lovecraft, etc.

Il punto più ridicolo la serie lo raggiunge quando fa cambiare sponda a un personaggio, inizialmente una ragazza di nome Susie, la quale, trovandosi male col suo corpo, a un certo punto decide che è un maschio, si fa chiamare Theo e inizia a vestirsi da maschio e a usare i pronomi maschili. Esige anche di entrare nella squadra di pallacanestro della scuola, nonostante sia alta 1.40 e debolissima, e ci resta male quando l’allenatore della suddetta squadra le dice (giustamente!) che la cosa non ha senso, sia perché è una femmina, sia perché è fisicamente inadatta. Allora la ragazzina sostiene un provino in cui le va tutto bene sotto l’effetto di un incantesimo della sua amica Sabrina (che a quanto pare è per le "pari opportunità"… e a tal scopo non esita a imbrogliare e ingannare, il che fa decadere il principio delle "pari opportunità", ma di questa contraddizione pare non accorgersi) ed entra in squadra (come faccia a continuare a starci senza gli incantesimi dell’amica, essendo sempre debole e alta 1.40, non viene detto).
Poco dopo la suddetta ragazza (perché rimane comunque una ragazza… nonostante l’attrice che la impersona si sia fatta togliere il seno chirurgicamente perché non le piaceva come idea: a quanto pare gli attori sono stati scelti con molta attenzione anche in chiave mediatica) si innamora di un ragazzo e inizia a stare con lui. Quindi di fatto abbiamo una ragazza che sta con un ragazzo, ma che si fa chiamare con un nome maschile (e che si è fatta togliere il seno): benvenuti nella nuova normalità... ma almeno stava con un ragazzo, il che rende ridicolo tutto il suo giro, ma anche di questo nessuno nella storia pare accorgersi.

Badate che non ho certo riportato tutto quel che ci sarebbe da riportare, altrimenti faremmo notte.
Per esempio: viene cantata una canzone scritta da Charles Manson, ex schiavo dell’MK Ultra e divenuto poi serial killer.
Per esempio: quasi tutti i personaggi maschili della serie sono violenti, aggressivi, omofobi, inaffidabili (“curiosamente”, tra i pochi raffigurati bene abbiamo un bisessuale e un mezzo omosessuale a cui piacciono le donne che si fanno asportare il seno). 
Per esempio: non si conta il numero di personaggi che vengono sgozzati in perfetto stile sacrificale.
Per esempio: un club scolastico si batte perché alcuni libri non siano più censurati. Quali sono questi libri? Lolita e The bluest eye… dunque, pedofilia, abuso e incesto.
Ricordo a tutti che la sessualizzazione di minori e bambini è uno degli obiettivi del mondialismo.
Se poi ci mettessimo a parlare della profanazione dei simboli cristiani, davvero non la finiremmo più.

Nel frattempo, il catalogo di Netflix si sta riempiendo sempre più di prodotti che definire “ambigui” sarebbe sia gentile che eufemistico.

La cosa confortante è che sempre più persone si stanno accorgendo della manipolazione mediatica, sia dei media informativi si di quelli d’intrattenimento: la conseguenza è che giornali e televisioni di regime si vedono sempre di meno è che i risultati di Netflix sono pessimi (il numero degli abbonati è crollato).

Come diceva Buddha, tre cose non possono essere nascoste a lungo: il Sole, la Luna e la Verità.

Fosco Del Nero


Titolo: Le terrificanti avventure di Sabrina (Chilling adventures of Sabrina).
Genere: horror, drammatico, commedia.
Ideatore: Roberto Aguirre-Sacasa.
Attori: Kiernan Shipka, Chance Perdomo, Ross Lynch, Miranda Otto, Lucy Davis, Michelle Gomez, Jaz Sinclair, Tati Gabrielle, Adeline Rudolph, Richard Coyle, Lachlan Watson, Gavin Leatherwood.
Anno: 2018-2020.
Voto: 1.
Dove lo trovi: qui



martedì 27 dicembre 2022

Spider-Man - Sam Raimi

Curiosamente, non avevo mai visto il film Spider-Man, nonostante regista e attori protagonisti mi fossero ben noti, e nonostante si tratti di uno dei supereroi più famosi e apprezzati di sempre.
Il punto, banalmente, è che i film sui supereroi non mi hanno mai attirato, né i fumetti che li hanno ispirati; in tale ambito, sono vergine o quasi.

A dirigere la conversione del fumetto di Stan Lee è Sam Raimi, di suo tendenzialmente specializzato in film horror… anche se forse più che film orrorifici bisognerebbe dire film grotteschi: La casa, L’armata delle tenebreDrag me to hell
Non gli mancano tuttavia incursioni in altri generi, come The giftIl grande e potente Oz e questo stesso Spider-Man.

Quanto agli attori protagonisti, abbiamo Tobey Maguire (Pleasantville, Seabiscuit, Le regole della casa del sidro), Kirsten Dunst (Intervista col vampiroPiccole donneElizabethtownMelancholia) e Willem Dafoe (Il luogo delle ombre, L’ombra del vampiro, Cera una volta in Messico).

Per chi non la conoscesse (io e qualcun altro, forse), ecco la trama di Spider-Man: Peter Parker è un ragazzo un po’ imbranato che vive nei sobborghi di New York, tanto imbranato da esser preso di mira dai bulli della sua scuola… ma anche da molti altri, a quanto pare. Una delle poche persone che gli mostra un poco di gentilezza è Mary Jane, sua vicina di casa di cui è invaghito da sempre.
Durante una visita a un museo di aracnidi, il ragazzo viene punto da un ragno “sperimentale” fuggito da una teca e, dopo una notte di trasformazione, acquisisce i poteri dei ragni: agilità, forza, lancio della tela, etc.
Dopo una fase di apprendimento, diviene una sorta di guardiano/supereroe della città… e naturalmente nel mentre si avvicina molto alla sua innamorata, nonostante i generosi tentativi di assassinarlo di Goblin, un uomo, padre del suo migliore amico, divenuto anch’esso superpotente, ma evidentemente inclinato al male e alla distruzione.

Spider-Man non mi ha deluso, ma nemmeno entusiasmato: è un discreto film di svago per famiglie.
Non so quanto fedelmente metta su schermo il fumetto di Stan Lee, ma so che non c’è molto di più che azione, buoni sentimenti ed effetti speciali.
I personaggi sono caratterizzati in modo piuttosto blando e prevedibile e niente colpisce lo spettatore alla ricerca di qualcosa in più del mero cinema da intrattenimento.

Nonostante le buone interpretazioni dei due attori protagonisti, che apprezzo entrambi e che all’epoca erano piuttosto giovani, non credo che mi guarderò i seguiti del film (che a dire il vero non so nemmeno quanti siano).

Alcune frasi del film, che pongono in evidenza l’unico elemento psicologicamente interessante del film: il proprio percorso e verso dove si vuole dirigere il proprio essere.

“Chi sono io?”

“Devi stare attento a quello che diventi”

“Ricorda sempre: da un grande potere derivano grandi responsabilità.”

“Noi siamo quello che scegliamo di essere: ora scegli.”

Fosco Del Nero



Titolo: Spider-Man (Spider-Man).
Genere: fantastico, azione.
Regista: Sam Raimi.
Attori: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Willem Dafoe, James Franco, J.K. Simmons, Bill Nunn, Rosemary Harris, Cliff Robertson, Joe Manganiello, Gerry Becker, Jack Betts, Stanley Anderson. 
Anno: 2002.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 21 dicembre 2022

R.I.P.D. - Poliziotti dall’aldilà - Robert Schwentke

Di recente, in uno dei miei pochi passaggi televisivi, avevo intercettato una scena tratta dal film R.I.P.D. - Poliziotti dall’aldilà ("R.I.P.D." stava per "Rest in peace department") che mi era parsa interessante, sia perché divertente, sia perché accennava a dei contenuti originali.
Dunque, in seguito mi sono procurato il suddetto film per vederlo integralmente… ma purtroppo i due elementi evidenziati sono andati in discreta parte delusi.

Andiamo con ordine.
R.I.P.D. - Poliziotti dall’aldilà è l’adattamento cinematografico dell’omonimo fumetto, scritto da tale Peter M. Lenkov. La storia non è tuttavia originale, dal momento che sono davvero tante le somiglianze con Men in black: un’agenzia segreta che lavora dietro le quinte per il bene dell’umanità: una coppia di agenti di cui uno più anziano ed esperienziato e l’altro più giovane; il protagonista, l’agente giovane, che si trova lanciato in un’esperienza totalmente nuova; l’aver a che fare con creature non umane, e altro ancora.

La differenza tra i due film è che R.I.P.D. recluta i suoi agenti tra le persone appena morte e propone come nemici una sorta di "mostri non-morti", mentre Men in black recluta esseri umani ancora vivi e vigila sull’attività aliena.

Ecco la trama di R.I.P.D. - Poliziotti dall’aldilà: Nick Walker e Bobby Hayes sono agenti e colleghi, uniti anche da un traffico illegale, visto che stanno tenendo per sé dell’oro ritrovato durante le indagini. Un giorno Nick decide di tirarsi fuori dall’affare e Bobby, irritato da quella decisione, approfitta della prima occasione per ucciderlo. 
A quel punto a Nick viene proposto di entrare a far parte del R.I.P.D. - Rest in Peace Department in qualità di agente con l’incarico di tornare sulla Terra, sotto le mentite spoglie di un avatar, per scovare i cosiddetti “deado”, essere umani che, nel momento del trapasso, hanno rifiutato di procedere nell’aldilà e che per questo nel mentre sono diventati dei mostri.
Nick farà coppia con Roy Pulsipher, uno sceriffo del vecchio west dai modi piuttosto diretti e bruschi.

R.I.P.D. - Poliziotti dall’aldilà non mantiene del tutto le promesse della pellicola: è dinamico e vivace, ma non troppo divertente, né troppo originale. Essenzialmente, si rivela essere un innocuo film di intrattenimento, piuttosto leggero, nonostante i temi teoricamente impegnativi che tocca (l’anima umana, il giudizio post mortem, la connessione tra il mondo fisico e il mondo sottile, etc).
Non male, ma avrebbe potuto essere molto, molto meglio.

Fosco Del Nero



Titolo: R.I.P.D. – Poliziotti dall’aldilà (R.I.P.D.).
Genere: fantascienza, commedia.
Regista: Robert Schwentke.
Attori: Jeff Bridges, Ryan Reynolds, Kevin Bacon, Mary-Louise Parker, Stephanie Szostak, Mike O’Malley, Marisa Miller (II), James Hong.
Anno: 2013.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 20 dicembre 2022

L'uomo che cadde sulla Terra - Nicolas Roeg

È davvero strano che L'uomo che cadde sulla Terra mi sia sfuggito sino a ora, trattandosi di un prodotto che, sulla carta, avrebbe dovuto interessarmi molto: opera di fantascienza, del sottogenere sociale “alieno mimetizzato tra l’umanità”, si muove anche tra finanza, scienza, relazioni sentimentali, non negandosi peraltro una certa tendenza erotica, dato l’elevato numero di nudi integrali, maschili e femminili.

Peraltro, si trattava dell’esordio da attore di David Bowie, che poi sarebbe comparso in una delle pellicole più iconiche degli anni “80, ossia Labyrinth - Dove tutto è possibile, nonché in numerose altre pellicole, per quanto spesso con parti minori.

Nel caso de L'uomo che cadde sulla Terra, tuttavia, non solo la parte non è minore, ma va persino oltre il ruolo di attore principale, dal momento che Bowie caratterizza l’intero film, probabilmente oltre le intenzioni del regista.

Ecco la trama del film: si parte con la scena di un giovane uomo dai documenti inglesi, dall’apparenza piuttosto squattrinata, che vende un anello d’oro presso un negozio del Kentucky, Stati Uniti.
Si salta poi a qualche tempo dopo, quando lo stesso uomo, che si chiama Newton, contatta un avvocato di New York, Oliver Farnsworth, per proporgli di curare i suoi affari, che cominceranno con il deposito di nove brevetti rivoluzionari, in campi piuttosto diversi: elettronica, fotografia, musica, etc. Viene di seguito fondata la World Enterprises Corp, la quale diviene in breve un colosso multinazionale, tanto grande e importante da attirare sguardi indesiderati.
Ancora più avanti, un professore di chimica di Chicago, Nathan Bryce, annoiato dal suo lavoro, inizia a lavorare proprio per la WEC, divenendo in seguito il ricercatore di fiducia di Newton.
Newton, dal canto suo, è un alieno disceso sulla Terra, capace però di mimetizzarsi tra il genere umano, tanto da intessere relazioni personali e anche intime… pur con qualche comprensibile stranezza.

L'uomo che cadde sulla Terra descrive la parabola di Newton, compresa la sua evoluzione più triste, ciò che configura l'opera soprattutto come film drammatico che non come film fantastico…

… anche se, a dirla tutta, a me il tutto è parso un enorme esercizio di stile, che sfruttava l’immagine androgina dell’allora Ziggy Stardust, utile a mettere in scena curiosità e bizzarrie di vario tipo, nonché una certa dose di morbosità.
Il film, in buona sostanza, si situa tra il livello mentale e quello carnale… il che, per quanto mi riguarda, è poca cosa, per quanto ne abbia apprezzato alcuni elementi visivi, fatto che mantiene la valutazione quantomeno a livelli decenti.

Forse non è per mero caso che il film è caduto nell’oblio generale.

Fosco Del Nero



Titolo: L'uomo che cadde sulla Terra (The man who fell to Earth).
Genere: fantascienza, drammatico, sentimentale, erotico.
Regista: Nicolas Roeg.
Attori: David Bowie, Rip Torn,  Buck Henry, Candy Clark, Bernie Casey, Jackson D. Kane, Rick Riccardo, Tony Mascia, Adrienne La Russa.
Anno: 1976. 
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 14 dicembre 2022

The witcher - Nightmare of the wolf - Kwang Il Han (film animazione)

Vista e piaciutami molto la serie d’animazione The witcher, che a sua volta ho conosciuto in quanto conoscevo di fama il precedente e omonimo videogioco, il quale a sua volta ha preso origine dai romanzi scritti da Andrzej Sapkowski, ho rapidamente deciso di vedermi anche il film d’animazione connesso alla serie tv: The witcher - Nightmare of the wolf.

Per la precisione, si tratta di un prequel, ossia di una storia ambientata prima delle serie cui è connesso.
Nello specifico, essa prende in esame la vita e la carriera da witcher di Vesemir, colui che in futuro diverrà il mentore di Geralt. Nonostante tale forte collegamento con la serie televisiva centrale, il film è godibile a prescindere dalla sua conoscenza (o dalla conoscenza dell’ampio mondo dei romanzi o del videogioco, che infatti non conosco).

Ecco la trama sommaria di The witcher - Nightmare of the wolf: Vesemir, giunto sin da piccolo nella fortezza di Kaer Morhen, il quartier generale dei witcher, dove vivono e si addestrano, crescendo è divenuto uno dei witcher più forti tra tutti, pur a costo di grandi sacrifici.
Da adulto, dopo aver ucciso un mostro in una foresta, essendo tuttavia stato poco diligente nel mancato seppellimento delle vittime del mostro, viene punito con un incarico: scoprire dove si trova l’elfo Kitsu, un elfo su cui sono stati svolti in passato misteriosi e oscuri esperimenti. Nella missione viene affiancato da Tetra, una strega che nutre un profondo disprezzo per tutti i witcher.
Ciò che i due scopriranno determinerà il futuro di tutta la congrega dei witcher, e non solo.

The witcher - Nightmare of the wolf è davvero un ottimo prodotto: ben congeniato nella sceneggiatura, è anche ottimamente realizzato. L’animazione è assai bella a vedersi, soprattutto nei paesaggi e nei fondali, la colonna sonora è di validissima fattura (coerentemente con la serie di riferimento), i personaggi sono ben caratterizzati e l'opera si incastra perfettamente col prodotto principale, pur rimanendo un’opera valida di per sé stessa. Forse non si sarebbe potuto chiedere di meglio a un prequel di questo tipo… se non forse una profondità esistenzial-spirituale la quale però è aliena al tipo di prodotto in questione, un fantasy d’atmosfera e di stampo spettacolare.

Data l’ottima qualità di The witcher, nonché di The witcher - Nightmare of the wolf, è presumibile che sarà di buon livello anche la miniserie in produzione The witcher - Blood origin, senza contare che la serie madre è ancora in corso, dopo le sue due stagioni iniziali.

In ambo i prodotti che ho visto c’è sì molta violenza, ma c’è anche molta bellezza, una certa dose di lirismo, nonché un codice d’onore che rende i witcher buoni (Vesemir, Geralt) a loro modo degli eroi… i quali non a caso uccidono per lavoro solo i mostri, e mai la vita umana, che rispettano pur essendo enormemente più forti di qualsiasi essere umano (per via di una sorta di mutazione alchemica), e quindi teoricamente in grado di approfittarsi di chiunque.

Fosco Del Nero



Titolo: The witcher (The witcher).
Genere: serie tv, animazione, fantasy, avventura.
Regista: Kwang Il Han.
Anno: 2021.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 13 dicembre 2022

Solaris - Andrej Tarkovskij

La recensione odierna è dedicata a Solaris, film girato nel 1972 da Andrej Tarkovskij.
Non si tratta del primo film del regista russo che vedo, dal momento che in passato avevo visto anche Stalker, ricavandone buone impressioni.

Quanto al film recensito quest'oggi, preciso che ho già visto il Solaris del 2002 girata da Steven Soderbergh, e che ho letto l’omonimo romanzo di Stanisław Lem; parto dunque abbastanza “navigato”.

Passiamo ora alla trama del film, di cui peraltro preciso che ho visto l’edizione integrale, mentre la versione italiana è stata mutilata di circa una mezz’ora di pellicola, forse considerando eccessiva la durata complessiva dell’opera, che arriva a circa 160 minuti.

In un futuro imprecisato, l’umanità è alle prese con un pianeta misterioso, Solaris, su cui si è lungo interrogata, dando vita a una vera e propria corrente conoscitiva e di studio nota come “solaristica”. Intorno al pianeta ruota una stazione spaziale che ospitava in origine molte decine di componenti, ma che ora ne ospita solo tre, stanti le molte morti misteriose, suicidi compresi, che hanno caratterizzato la missione. Inoltre, la stazione da un po’ non dà più notizie, così dalla Terra si decide di inviarvi lo stimato psicologo Kris Kelvin, il cui rapporto deciderà del futuro della stazione spaziale, e forse dell’intera solaristica.
Quel che Kelvin non tarderà a scoprire è inquietante: Solaris, pianeta ricoperto da uno strano e magmatico oceano (che rappresenta chiaramente il mondo emotivo-interiore), pare possedere una sorta di coscienza ed è in grado di materializzare le persone presenti nei ricordi degli esseri umani che gli stanno vicino… particolarmente dei ricordi più dolorosi, di quelli in qualche modo “in sospeso”. Per quanto riguarda Kelvin, si tratta  dell’ex moglie Hari, morta suicida dieci anni prima e della cui morte l’uomo si sente in parte responsabile.
Kelvin discuterà con gli ultimi due scienziati rimasti vivi, Snaut e Sartorius (il suo amico Gibarian si è da poco ucciso, lasciandogli un messaggio video), sia della natura del pianeta Solaris, sia di cosa fare di quel che resta della missione.

Solaris di Andrej Tarkovskij non è certamente un film adatto al grosso del pubblico contemporaneo, nemmeno a quello appassionato di fantascienza: più che un film di fantascienza, infatti, sembra, e di fatto è, un film di genere psicologico-esistenziale, nel quale non a caso ogni tanto fanno capolino molte frasi dal sapore coscienziale.

La sua importanza non si ferma tuttavia ai contenuti psichici, ma si evidenzia anche a livello cinematografico, dal momento che anticipa tematiche e ambientazioni rese poi celebri da altri film: penso per esempio a 2001 – Odissea nello spazio (per l’ambientazione spaziale e l’alienazione umana a riguardo) o a Blade runner (per il rapporto interpersonale tra un essere umano e una coscienza artificiale).

Buone le scenografie del film, ma ancora più buone le atmosfere che riesce a creare. 
Valide anche le recitazioni e la colonna sonora.

Quel che più mi ha interessato di Solaris, tuttavia, è l’aspetto contenutistico e simbolico: il pianeta pone gli esseri umani di fronte ai loro drammi interiori risolti; magari si tratta di veri e propri demoni interiori (come suggeriscono i numerosi suicidi avvenuti sulla stazione); magari si tratta di desideri inespressi, del vuoto interiore (di fronte al quale non c’è psicologia o titolo di studio che tenga); viene evidenziato il dilemma dello stato di coscienza, e della difficoltà di distinzione tra ciò che è reale e ciò che non lo è (difatti nel film vi sono ricordi, sogni, deliri febbrili); il finale stesso rivela che l’uomo si può letteralmente perdere all’interno di quella sua matrice psichica… e non a caso il termine "matrice" ("matrix" in latino) è utilizzato all’interno del film.
A proposito, anche Matrix, per quanto alla lontana, può esser considerato un parente di Solaris.

Essenzialmente, il pianeta oggetto del film funge da specchio per gli esseri umani... in modo non dissimile da quanto fa la vita in generale. Non per niente, una delle frasi citate di seguito utilizza proprio il concetto del riflesso speculare e afferma che l'essere umano ha bisogno solamente di uno specchio.

Chiudo la recensione con alcune frasi estrapolate dal film.

“La conoscenza è autentica solo quando è sostenuta dalla morale.”

“È l’uomo a rendere immorale la scienza.”

“Sono io il giudice di me stesso: è qualcosa che è nato dalla mia coscienza.”

“Mi sento strana, come se avessi dimenticato qualcosa.”

“Se la ricerca della verità è continua e disinteressata, l’uomo finisce per conquistarla; il resto non conta.”

“Tu sei soltanto un doppione, una riproduzione meccanica, una copia, una matrice.”

“Qualcuno ci sta imbrogliando tutti e due, e più lasceremo passare il tempo più diventerà difficile uscirne.”

“Ci ruba i pensieri, ci mangia vivi per sputarci in faccia le nostre ossessioni fatte carne.”

“Non abbiamo bisogno di altri mondi: abbiamo bisogno di uno specchio.”

“Perché andiamo a frugare nell’universo quando non sappiamo niente di noi stessi?”

Come avete potuto leggere voi stessi, c’è molto materiale esistenziale in Solaris di Tarkovskij, il quale in tal senso si rivela essere un film ben più importante del Solaris di Soderbergh.

Fosco Del Nero 



Titolo: Solaris (Solaris).
Genere: psicologico, esistenziale, drammatico.
Regista: Andrej Tarkovskij.
Attori: Donatas Banionis, Yuri Charvet, Natalya Bondarchuk, Jüri Järvet, Vladislav Dvorzhetskiy, Nikolaj Grinko, Anatoliy Solonitsyn, Olga Barnet, Vitalik Kerdimun, Olga Kizilova, Aleksandr Misharin, Bagrat Oganesyan, Tamara Ogorodnikova.
Anno: 1972.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 7 dicembre 2022

Il filo del rasoio - John Byrum

Quando ho scoperto che il film del 1946 Il filo del rasoio aveva avuto un remake, o per meglio dire che il romanzo di Somerset Maugham aveva avuto un’altra e più recente conversione cinematografica, oltre a quella storica con Tyrone Powell, son subito andato a procurarmelo… tanto più che il protagonista della pellicola del 1984 è quel Bill Murray che ho adorato e adoro tuttora per alcuni suoi film (GhostbustersS.O.S. fantasmiRicomincio da capo).

Tuttavia, a malincuore devo evidenziare che la versione del 1984, diretta da tale John Byrum, che non per nulla ha avuto una carriera registica del tutto trascurabile, risulta essere incomparabile rispetto al film di quasi quarant’anni prima… ovviamente in senso negativo.

Il cast di attori non ha minimamente il carisma del cast “originale”, le atmosfere son meno impattanti e soprattutto, ciò che mi interessava maggiormente, i contenuti del film degli anni “”80 sono assai attutiti rispetto a Il filo del rasoio del 1948, ben più importante in quanto a dialoghi e scene.

La cosa è talmente tanto netta che non può essere casuale: probabilmente a suo tempo è stato fatto un lavoro per rendere il film adatto al largo pubblico, forse per ambizioni commerciali.
Ma è stato un fiasco da ambo i punti di vista: al pubblico il film non è piaciuto e la qualità del prodotto è oggettivamente inferiore rispetto a quella del suo predecessore.

Andiamo alla trama: psicologicamente cambiato dopo l’esperienza della prima guerra mondiale, Larry Darrell, pur sopravvissuto e tornato a casa, da amici e fidanzata, non riesce a riprendere la sua vecchia vita. Dapprima programma un viaggio-esperienza a Parigi, e poi il fidanzamento con Isabel Bradley viene sciolto, nonostante il tentativo dello zio di lei, Elliott Templeton, di monitorare e indirizzare a buon fine le cose.
Larry inizia a viaggiare, e a fare i lavori più umili, tanto che tra i suoi vecchi amici viene considerato “perso”. In realtà, sono altri a perdersi, mentre lui riesce a trovare qualcosa, tra lavori e soggiorni presso aspra orientali.

Come detto, questo film non regge neanche lontanamente il confronto con il suo predecessore: in particolare, le interpretazioni di Tyrone Power e di Clifton Webb erano memorabili, e difficilmente parificabili; stesso discorso per Gene Tierney. L’unica che forse vince il confronto con la sua dirimpettaia di un tempo è Theresa Russell.

Chiudo con le poche citazioni che son riuscito a estrarre dal film (anche in tale senso la differenza con la precedente opera è notevole).

“Se un lavoro non ha una motivazione non è un lavoro: è un movimento inutile.”

“Il cammino verso la salvezza è aspro: è difficile da percorrere, come il filo di un rasoio.”

“Ho scoperto che c'è un debito da pagare per il privilegio di essere vivo.”

“Sei più vicino di quanto credi.”

Fosco Del Nero



Titolo: Il filo del rasoio (The razor’s edge).
Genere: drammatico.
Regista: John Byrum.
Attori: Bill Murray, Catherine Hicks, Theresa Russell, Denholm Elliott, James Keach, Peter Vaughan, Brian Doyle-Murray.  
Anno: 1984.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 6 dicembre 2022

The witcher - Lauren Schmidt Hissrich

Appena terminata l'ottima serie fantasy Tenebre e ossa, mi son subito avventurato in un’altra serie televisiva del medesimo genere: The witcher.
La differenza tra le due è che la prima non l’avevo mai sentita nominare e l’avevo vista in qualche elenco di serie consigliate, mentre della seconda conoscevo giustappunto il nome, ch’è quello di un famoso videogioco, ispirato ai romanzi dello scrittore Andrzej Sapkowski: l’opera ha evidentemente attirato l’attenzione di qualche produttore, il quale ne ha fatto per l’appunto una serie tv (quanto attinente alla storia originale, non so).

Un’altra cosa che hanno in comune le due serie è il numero di episodi per ciascuna stagione: otto. Tuttavia, la prima ha finora avuto una sola stagione, mentre The witcher ne ha visto già due, ed è in attesa della terza.

Ecco la trama generale, la quale copre un arco di tempo piuttosto ampio: Geralt di Rivia è un witcher, un mutante dotato di una  particolare forza fisica nonché di qualche potere magico-energetico. Il suo stile di vita è molto solitario e frugale; per guadagnarsi da vivere, come gli altri witcher, egli uccide i mostri dietro compenso.
Non è tuttavia l’unico personaggio centrale delle vicende. Un’altra è Yennefer di Vengerberg, una potente maga educata nell’accademia di Aretuza; l’altro personaggio importante è la principessa Cirilla di Cintra. Come quarto personaggio, citerei il bardo Ranuncolo.

Nel mondo immaginario in questione vi sono molti regni e molti interessi contrastanti: tra regnanti, maghi, elfi, gnomi e mostri, castelli, città e villaggi, c’è di tutto e di più.
Alle ambientazioni piuttosto variegate si aggiunge una certa potenza evocativa, nonché uno stile visivo piuttosto schietto e a tratti anche sanguinolento: The witcher non è una serie per chi non ama sporcarsi un po’ le mani, diciamo così, ma in compenso regala molta bellezza, sia visiva che emotiva… ricordando in ciò, almeno in parte, Il trono di spade.

La recensione, come detto, si riferisce alle prime due stagioni, quelle finora uscite. 
Vedrò sicuramente anche la terza, in lavorazione… e per le altre si vedrà. 
Finora la qualità media è rimasta piuttosto alta, anche per via dello scarno numero di episodi per stagione; altro elemento in cui, purtroppo stavolta, Il trono di spade ha fatto scuola.

La sceneggiatura è interessante, avendo il vantaggio dei romanzi retrostanti; il casting è stato ottimo; i personaggi sono ben caratterizzati e alcuni persino memorabili; dialoghi buoni; effetti speciali efficaci… gli ingredienti son tutti al loro posto.
Tutto sta nel gradire o meno il genere; se il fantasy magico-crudo piace, allora The witcher piacerà sicuramente (Tenebre e ossa, invece, ha un connotato più intimistico-strategico-introspettivo, pur non mancando nell’azione e nell’estetica esso stesso).

Piaciutomi il prodotto principale, mi guarderò a breve il film d'animazione che ne costituisce il prequel: The witcher - Nighmtare of the wolf.

Fosco Del Nero



Titolo: The witcher (The witcher).
Genere: serie tv, fantasy.
Ideatore: Lauren Schmidt Hissrich.
Attori: Henry Cavill, Freya Allan, Joey Batey, MyAnna Buring, Tom Canton, Anya Chalotra, Eamon Farren, Björn Hlynur Haraldsson, Adam Levy, Jodhi May, Basil Eidenbenz.
Anno: 2019-in corso.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 30 novembre 2022

Tenebre e ossa - Eric Heisserer (serie tv)

Avevo letto buoni commenti relativamente alla serie Tenebre e ossa, per cui ho deciso di vederla, tanto più che, fino al momento in cui scrivo, la serie consta di solamente otto episodi, quelli relativi alla prima stagione.
Considerato l’ottimo successo del prodotto, comunque, è già stata approvata la stagione successiva.

Prima considerazione: la serie è tratta dai romanzi Tenebre e ossa e Sei di corvi della scrittrice Leigh Bardugo.

Seconda considerazione: colpiscono da subito alcune cose. Per esempio l’ottimo casting, così come l’ambientazione generale, ma anche i costumi e l’attenzione dedicata ai linguaggi immaginari presenti nel contesto descritto. I costumi, in particolare, sono tra i più belli che abbia mai visto in una produzione visiva, filmica o telefilmica che sia.
Inoltre, il lotto di attori è davvero azzeccato e svariati personaggi risultato davvero carismatici e in parte (Kaz, Inej, Aleksander).

Ecco la trama sommaria di Tenebre e ossa: il Regno di Ravka (che ha un’aria leggermente russo-sovietica) è diviso in due da una gigantesca coltre di nubi, che lo taglia come un muro; è chiamata “la Faglia” ed è popolata da mostri che uccidono coloro che hanno la sventura di cercare di attraversarla senza debite protezioni. Essa è stata causata secoli prima dall’Eretico Oscuro, un potente grisha che aveva abusato dei suoi poteri. I Grisha, a loro volta, sono gli esseri umani dotati di qualche tipo di talento magico.
Tutti i bambini di Ravka vengono esaminati, da piccoli, proprio alla ricerca di tale talento e, se è presente, vengono mandati al Piccolo Palazzo, per essere opportunamente addestrati. A dirigere il tutto c’è Aleksander Kirigan, un potente grisha e consigliere del Re, nonché erede diretto dell’Eretico Oscuro.
I protagonisti centrali della storia sono tuttavia altri: da un lato abbiamo Alina Starkov e Malyen "Mal" Oretsev, orfani ora cresciuti e membri dell’esercito di Ravka; dall’altro lato abbiamo il trio di fuorilegge composto da Kaz, Inej e Jesper, i quali si inseriranno nella storia dopo che Alina sarà riconosciuta come “Evocaluce”.

Tenebre e ossa è uno di quei casi, molto diffusi nella conversione da romanzi, che ti fanno desiderare che al prodotto fosse stato dato più spazio: certamente nei libri gli eventi scorrono più lentamente, mentre nel prodotto visivo è tutto piuttosto rapido. Così, c’è posto giusto per qualche scena dell’infanzia di Alina e Mal, e tutti gli eventi si susseguono piuttosto velocemente, compreso l’addestramento magico di Alina.
Peraltro, otto episodi per una stagione sono davvero pochi… anche se vedo che la tendenza per le ultime serie televisive è proprio questa: pochissimi episodi, sperabilmente ben curati e magari anche costosi nel budget, e poi via alla prossima stagione… sempre se gli ascolti sono sufficienti a metterne in cantiere un’altra, altrimenti ci si ferma e saluti a tutti, con buona pace degli spettatori del prodotto lasciato a metà. 
Ciò rivela sia frammentarietà che uno scarso rispetto per il fruitore del prodotto... ma d'altronde i tempi che stiamo viventi sono estremamente frammentati e poco rispettosi, per cui torna tutto.

In questo caso fortunatamente è stato previsto un seguito alla prima stagione giacché il prodotto è davvero ben curato e interessante.

Unico neo: la produzione è di Netflix, il che vuol dire propaganda e messaggi inseriti a bella posta. Per esempio, giunto al quinto episodio mi sono stupito del fatto che non vi avessero già inserito la solita scena di sesso omosessuale… ed ecco che arriva pochi secondi dopo (ho intuito quanto stava per accadere oppure l'ho manifestato io stesso? ). Sarebbe curioso sapere se la suddetta scena è presente anche nel libro… ma non importa: i servitori del mondialismo si fanno sempre riconoscere, in un modo o nell’altro.

Speriamo che, sull’onda del buon successo della prima stagione, non rovinino la seconda con i loro “inserti pubblicitario-manipolatori”, che ormai comunque vengono individuati da sempre più persone, e sono giustamente sempre meno graditi da coloro a cui non piace farsi manipolare e indottrinare.

Fosco Del Nero

ADDENDUM del 04/12/23: Tenebre e ossa ha seguito il medesimo percorso di Carnival Row: la grande bellezza visiva, la grande cura dei dettagli e l'atmosfera generale del mondo creato, evidenziati nella prima stagione, sono affondati miseramente nella banalità narrativa della seconda stagione. Peggio: nella propaganda-manipolazione, tipica del mondialismo e dei suoi servi, tra cui si annoverano i principali produttori di serie televisive (formidabile strumento di indottrinamento delle giovani generazioni).
Tenebre e ossa la combina ancora più grossa, poiché, a fronte di una prima stagione spettacolare e interessantissima, come sceneggiatura, caratterizzazione dei personaggi e tensione scenica, non si limita a peggiorare, come Carnival Row, ma crolla letteralmente, facendosi notare per personaggi mediocri, dialoghi mediocri, scelte narrative poco convincenti e, soprattutto, l'intero arsenale della propaganda mondialista: coppie gay, coppie lesbiche, gente che mangia insetti, femminismo di livello infantile (i combattimenti in cui le donne, magari ragazzine alte 1.60 e pesanti 50 chili, battono omoni alti 1.90 e pesanti un centinaio di chili sono davvero ridicoli), anzianità praticamente ignorata (diplomazia, scontri tra regni ed eserciti, regnanti... e i protagonisti sono tutti 25enni). Ci mancavano i sieri genici sperimentali e poi avevamo tutto.
Sarebbe interessante sapere se il contenuto della seconda stagione corrisponde effettivamente ai romanzi della Bardugo, giacché spesso i produttori adattano le storie originali secondo la loro agenda-propaganda... ma poco importa, in realtà: potrebbero sin dall'inizio aver scelto una serie narrativa che ben si prestava allo scopo.
Torniamo a noi: la valutazione della prima stagione è un 8 pieno, mentre la valutazione della seconda è un 3: la media fa 5.5. Di mio, vi consiglio di guardarvi la prima stagione e ignorare completamente la seconda... anche perché entrambe si concludono senza un finale, per cui tanto vale terminare senza un finale ma con una buona qualità.



Titolo: Tenebre e ossa (Shadow and bone).
Genere: serie tv, fantasy.
Ideatore: Eric Heisserer.
Attori: Freddy Carter, Ben Barnes, Simon Sears, Julian Kostov, Daisy Head, Caroline Boulton, David Wurawa, Howard Charles, Kevin Eldon, Roderick Hill, Antonín Masek, Luke Pasqualino, Roby Schinasi. 
Anno: 2021-2023.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 29 novembre 2022

Re zero - Starting life in another world - Masaharu Watanabe

Re zero - Starting life in another world è l’adattamento animato del manga scritto dal duo Tappei Nagatsuki-Shin'ichiro Otsuka. L’opera animata si compone di venticinque episodi di circa venticinque minuti ciascuno.

Ecco la trama sommaria: uno studente giapponese delle superiori, tale Subaru Natsuki, si trova proiettato in un mondo fantasy… parecchio fantasy. Buona parte della popolazione è composta da animali parlanti, il livello tecnologico è medievale, vi sono creature fatate e potenti magie, nonché reami, casate nobiliari e pretendenti al trono.
La sua ipotesi è quella di esser stato convocato in una sorta di videogioco per compiere una missione… e in effetti ogni volta che, malauguratamente, il giovane muore, resuscita e torna indietro a una sorta di “salvataggio”. Superata la criticità, entra in un nuovo “capitolo” del gioco e va avanti così.

In tutto ciò, conosce una ragazza dai capelli argentati, che poi scoprirà chiamarsi Emilia, la ladruncola Felt, il suo amico Rom, l’assassina Elsa, il cavaliere Reinhard, il tenutario Roswaal, le sue servitrici gemelle Ram e Rem, la bibliotecaria Beatrice, lo spadaccino Wilhelm van Astrea… e molti altri personaggi, umani e non umani, semplici paesani o stregoni, in un turbinio di eventi alquanto vivace e che non risparmia scene piuttosto cruente.

In effetti, il contrasto tra l’incipit cittadino e sereno, nonché l’atmosfera nella tenuta dove vive Emilia, e l’enorme numero di morti (quasi tutte molto violente) in cui s’imbatterà Subaru è piuttosto notevole.

Purtroppo, è notevole anche il contrasto tra l’avvio della storia, nonché certe sue parti successive, e il grosso di quel che si presenta dopo: la qualità purtroppo tende a decrescere in maniera netta, e anzi in taluni episodi si assiste prevalentemente a scene isteriche di gente che urla o che agisce in modo melodrammatico… con ciò sprecando in larga parte la sceneggiatura e la scenografia, entrambe piuttosto accattivanti. 

I personaggi sono ben caratterizzati, e in effetti vi è un alto numero di figure di alto impatto, sia visivamente che come energia di fondo. Peccato davvero che la trama si perda un po’ in sé stessa (certi filoni sono lasciati cadere senza portarli a compimenti) e che il tono di fondo, come detto, tenda al melodramma in modo davvero eccessivo.
L’alto tasso di violenza rende l’opera poco adatta a determinate categorie di persone, bambini in primis.

Nel complesso, Re zero - Starting life in another world è una serie animata dal valore sufficiente e qualcosa in più… ma che avrebbe potuto essere assai di più probabilmente con poco. Peccato.

Fosco Del Nero



Titolo: Re zero - Starting life in another world (Re zero - Starting life in another world).
Genere: anime, serie tv, fantasy, drammatico, sentimentale.
Ideatore: Ja Masaharu Watanabe.
Anno: 2016.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 23 novembre 2022

L’albatross - Oltre la tempesta - Ridley Scott

Non mi ricordo come mai mi fossi segnato L’albatross - Oltre la tempesta: forse lo avevo trovato consigliato da qualche parte online, o forse ero andato a ritroso tra i film di Ridley Scott… o forse sono partito dal motto “Where we go one we go all”.

Andiamo con ordine: L’albatross - Oltre la tempesta è stato diretto ne1 1995 da Ridley Scott, ma non è stato un gran successo, per non dire ch’è stato un fallimento, soprattutto paragonato ad altri esiti del regista americano: AlienBlade Runner, Thelma & Louise, Legend, Il gladiatore.

Il film è basato su una storia realmente accaduta, che per sommi capi è la seguente: un gruppo di ragazzi si imbarca presso una nave, chiamata Albatross e comandata dal capitano Christopher Sheldon (Jeff BridgesIl grande LebowskiL'uomo che fissa le capreThe giver - Il sogno di JonasK-Pax - Da un altro mondoLa leggenda del re pescatoreTideland - Il mondo capovoltoSeabiscuit - Un mito senza tempo), il quale ha fama di ottimo marinaio e anche di ottimo educatore.
Qualcuno dei ragazzi è lì controvoglia, spintovi dalla famiglia, qualcuno c’è perché non sapeva cosa fare, mentre qualcun altro ci è andato di sua iniziativa: è questo il caso di Charles Gieg (Scott Wolf; V- Visitors, Cinque in famiglia), protagonista e voce narrante della storia.
L’apprendistato marino sarà duro, specie per alcuni, e con tutta evidenza non afferirà solo il mare, ma la vita latu sensu.

L’albatross - Oltre la tempesta si propone un intento molto chiaro: essere una sorta de L’attimo fuggente ambientato in un tipo diverso di scuola, e non a caso segue il suo ben più famoso predecessore di pochi anni. Nel suo intento, occorre dirlo, riesce bene, giacché propone difficoltà e apprendimento di vario tipo… nonché i medesimi esiti disastrosi, che peraltro si erano visto anche in altri simili prodotti cinematografici, come Into the wild - Nelle terre selvagge e Captain Fantastic: in tutti e quattro i casi, infatti, la visione della vita e l’educazione che viene proposta porta a morte e difficoltà, tanto che sembrano quasi opere prodotte con l’intento di suggerire che il pensare contro corrente generi per forza esiti distruttivi (quando invece è esattamente il contrario: è il pensiero mediocre, e quello men che mediocre, che porta a risultati scarsi). Ne L’albatross la cosa è meno intensa, giacché si tratta di un rovescio della natura e non di suicidi diretti o incapacità sociali di varia foggia, ma viene comunque abbinato un finale problematico; dei quattro titoli, risulta comunque quel che preferisco a livello di coscienza ed energia di fondo.

Dei suddetti film dunque vi consiglio l’apparato ispirazionale, mentre stendo un velo sulle conseguenze narrative.
In tal senso, lo stesso L’albatross - Oltre la tempesta ha abbastanza da proporre, come mostreranno le citazioni che copio di seguito, a volte proprie del film e a volte citazioni di grandi autori (Hemingway, Kipling, Shakespeare, di cui è citata La tempesta, un’opera a tema in diversi sensi); al di là delle singole frasi, comunque, è evidente il parallelismo tra la vita navale e marina e la vita in generale, ossia l’esistenza umana. In ambo i casi, vi sono insegnanti, studenti, regole, cose da imparare, obiettivi, comunità, condivisione, fallimenti… nonché specchi e riflessi di vario tipo.

“Non può succedere niente, a bordo, senza che io venga a sapere. 
Molto spesso la mia nave mi parla di notte.”

“Nessun uomo è un’isola che esiste da sola.”

“Che senso ha domandare per chi suona la campana?
Suona per te.”

“Non c’è niente senza regole.”

“Dove va uno, andiamo tutti.”

“In ognuno di questi miei compagni di viaggio c’è una parte di me.”

“Prima o poi con le nostre paure dobbiamo farci i conti tutti.”

“Una catena è forte quanto il suo anello più debole.”

“Tutti stiamo facendo i conti con le nostre emozioni e con le nostre paure.”

“Chi è quest’uomo che ci guida verso un mondo sconosciuto?”

“Il canto in coro vi unisce: fa battere i vostri cuori come se fossero un solo cuore.”

“Niente di meglio dell’esperienza diretta per vedere le cose in prospettiva.”

“Se riuscirai a mantenere la calma mentre tutti intorno a te la stanno perdendo, se manterrai la fiducia in te stesso quando gli altri di te dubiteranno, senza avere dubbi su te stessi, il mondo e tutto quello che contiene ti apparterranno, e solamente allora potrai dirti un uomo.”

“A volte non ci si può sottrarre al vento; si possono solo mettere a segno le vele e tirare dritto.”

Fosco Del Nero 



Titolo: L’albatross - Oltre la tempesta (White squall).
Genere: avventura, drammatico.
Regista: Ridley Scott.
Attori: Jeff Bridges, Caroline Goodall, John Savage, Scott Wolf, James Rebhorn, Jeremy Sisto, Ryan Phillippe, Eric Michael Cole, Balthazar Getty, Ethan Embry, Jason Marsden.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 22 novembre 2022

Noein - Kazuki Akane

Ho trovato la serie animata Noein consigliata online e, giacché la trama mi sembrava interessante, ho deciso di guardarmela.
La produzione è giapponese, il numero di episodi supera di poco le venti unità e il genere è la fantascienza…

… nel senso più stretto del termine, dal momento che si parla proprio di scienza, di fisica quantistica, di realtà parallele, del collasso della funzione d’onda, della funzione dell’osservatore, etc.

Detto così sembra piuttosto impegnativo e in effetti la serie, girata tra il 2005 e il 2006, non è tra le più leggere e fruibili, ma il tutto parte dalle relazioni tra alcuni adolescenti, tre ragazze e due ragazzi, per cui di mezzo vi sono anche amicizia e sentimenti.

Ecco la trama sommaria: nel futuro è scoppiata una sorta di guerra multidimensionale tra diverse realtà/dimensioni. Una è Shangri-La, intenzionata a cancellare tutte le altre dimensioni; un’altra è Lacrima; la terza presa in esame è la nostra realtà, focalizzata sulla città di Hakodate, nel Giappone del nord, dove alcuni scienziati stanno portando avanti un esperimento alquanto audace.
I due protagonisti principali sono Haruka e Yu, compagni di classe e affezionati amici d’infanzia.

Noein tira in ballo molti concetti, come detto: la meccanica quantistica, l'interpretazione dei molti mondi di Everett, l'interpretazione di Copenaghen, il paradosso del gatto di Schroedinger, l’Ouroboros.
Insomma, non è la classica serie animata per bambini… e nemmeno per ragazzini superficiali.

Notevoli alcune sue citazioni, come le due seguenti.

“Per un essere umano osservare un oggetto significa illuminarlo in modo da poter vedere come riflette la luce.”

“Tu hai la capacità di vedere lo spazio e nel momento stesso in cui sei in grado di vederlo ne definisci l’esistenza, e allora quella diventa la tua realtà, la dimensione in cui ti muovi.”

I disegni non sono memorabili ma si difendono bene; l’animazione risulta discretamente originale; i personaggi sono ben caratterizzati e i dialoghi si fanno parimenti apprezzare; notevole la colonna sonora, che oscilla tra la musica di tipo europeo-medievale, la musica classica e musica più tecnologica.
Un po’ confuso tutto l’intreccio… forse volutamente. Ma nel complesso la serie ha un suo bel valore.

Fosco Del Nero



Titolo: Noein (Noein - Mo hitori no kimi e).
Genere: animazione, fantascienza.
Regista: Kazuki Akane.
Anno: 2005-2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 16 novembre 2022

The 100 - Jason Rothenberg

Valutare la serie tv The 100 non è facile, poiché si scontrano molti elementi di segno opposto, alcuni positivi (largamente positivi) e alcuni negativi (largamente negativi).
Cominciamo partendo dalle basi: la serie è tratta dai romanzi di Kass Morgan, è stata prodotta dal 2014 al 2020 per un totale di sette stagioni e di… 100 episodi, proprio come il titolo.

Il genere parte dalla fantascienza, ma poi ci mette in mezzo letteralmente di tutto: dramma, sentimenti, distopia, avventura.
Lo fa, peraltro, prendendo apertamente spunto da opere precedenti, sovente in modo persino imbarazzante, tanto che sono giunto alla conclusione che il titolo si riferisce alle storie che sono state saccheggiate: Battlestar galacticaLost, Il signore delle moscheIl trono di spade, tutto il filone catastrofistico, tutto il filone distopico, tutto il filone relativo alla commistione tra coscienza e tecnologia… e probabilmente qualcos’altro che ora non ricordo.

In tutto ciò, quello che privilegia è, molto banalmente, la spettacolarità e i colpi di scena: a tal scopo, la coerenza narrativa viene messa in secondo piano, e anche in terzo e in quarto: fin da subito si assiste a buchi nella sceneggiatura grandi come interi pianeti, visto che siamo in tema.

Ciononostante, mi son visto tutta la serie, dapprincipio perché valeva la pena vederla, e in seguito per constatarne l’evoluzione e recensirla per bene. 
Vi sono, in The 100, evidenti punti di forza: l’opera parte evidentemente con un budget piuttosto sostenuto, e quindi si è potuta permettere effetti speciali e belle scenografie in abbondanza. Il casting è stato eccellente, e sin da subito si respira un certo carisma, diciamo così (nonostante le evidenti falle nella trama). Inoltre vi sono, sparse qui e là, ottime trovate: a volte originali e a volte copiate di sana pianta, ma comunque ben messe in scena

La serie ha però tre problemi, ancor più grossi di quelli già evidenziati.
Il primo è che, come succede spesso in serie di discreta lunghezza, la qualità va scemando. Allo scopo di prolungare la serie, si favorisce la quantità e si fanno scelte poco coerenti o semplicemente poco intelligenti.

Il secondo è che, essendosi basata sui colpi di scena, The 100 la spara sempre più grossa… e non appena viene risolta una certa situazione “grossa”, subito se ne presenta un’altra, come se fosse un continuo rilancio di colpi di scena, di violenza, di spettacolarità, etc. Molto infantile.

Il terzo è il problema principale, a mio avviso, quello che ne ha decretato la valutazione bassa: il prodotto è pura propaganda mondialista, giacché porta avanti, mascherate nella trama, molti dei punti della folle agenda del mondialismo. Ce n’è talmente tanto che, a saperlo prima, avrei cominciato da subito a prendere appunto, mentre ora dovrò andare a memoria.

Le donne sono tutte mascolinizzate. Di femminilità non ce n’è neanche da lontano: sono tutte donne-uomini, e d’altronde molti uomini sono effemminati o comunque dipinti come deboli o succubi.

C’è abbondanza di omosessualità: maschile, femminile e mista. Altro punto forte dell’agenda mondialista, che vuol confondere i generi sessuali, perché così sa di confondere e squilibrare ulteriormente il genere umano (confondendo e abbassando l'energia sessuale, si confonde e si abbassa la coscienza dell'intera umanità).

I leader dei vari gruppi sono quasi sempre donne: per carità, ci può stare, ma quello che non dipinge lo stato di cose reale è propaganda. 
Altra propaganda: le donne sono i più grandi guerrieri e, anche se sono ragazzine alte 1.60 e pesanti probabilmente 45 chili, sconfiggono in combattimento omoni alti 1.90 e pesanti 100 chili. E non una volta su un milione, in stile Davide e Golia, ma sempre e regolarmente. Più propaganda di questo non so cosa ci sia.
Altra menzogna: pur essendo fisicamente più forti, nonché spesso dipinti come feroci e barbari, in un clima di guerra, rapimenti, violenze e torture, gli uomini non violentano mai le donne, pur se attraenti (son quasi tutti belli, ragazzini, ragazzine, adulti e adulte).

È tutto violenza e stupidità. L’umanità, nonostante le parole di cui alcuni personaggi si ammantano, è dipinta come stupida e irrimediabilmente violenta. Finita una guerra, con stragi e devastazioni di ogni tipo, subito ne iniziano un’altra.
È come certi gruppi di potere vorrebbero che l’umanità fosse.

È tutto materialismo: niente spiritualità, niente mondo interiore, niente ricerca di quello che è superiore. I protagonisti della storia sono dediti esclusivamente alla sopravvivenza, e in nome della loro sopravvivenza fanno di tutto, genocidi compresi.
Verso la fine si intravede un gruppo dall’aria spirituale… e naturalmente viene dipinto come una setta con un santone e seguaci manipolati… seguaci facilmente manipolabili i quali sono proprio il pubblico tipico del potere mondialista.

Ancora dopo, proprio sul finale, appare una sorta di divinità rappresentante l’unità cosmica… e la protagonista della storia si permette di insultare tale divinità. Finisce che, pur accolti in senso a quella sorta di Coscienza Divina, i personaggi della storia, tutti peraltro macchiatisi di gravi crimini, scelgono di tornare nella materia. Come detto: l’elogio del materialismo e della mediocrità, oltre che della propaganda e del lavaggio del cervello.

Rimarco che si tratta di una serie tv dal target prettamente giovanile: è così che certi gruppi di potere “educano-allevano” le nuove generazioni.

Fosco Del Nero



Titolo: The 100 (The 100).
Genere: fantascienza, drammatico.
Ideatore: Jason Rothenberg.
Attori: Eliza Taylor, Paige Turco, Marie Avgeropoulos, Bob Morley, Lindsey Morgan, Richard Harmon, Tasya Teles, Shannon Kook, J.R. Bourne,Thomas McDonell, Devon Bostick, Christopher Larkin, Isaiah Washington, Henry Ian Cusick, Ricky Whittle, Richard Harmon, Ivana Milicevic, Lola Flanery.
Anno: 2014-2020.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui.



Il mondo dall'altra parte