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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare.

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te.

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno.

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Se vuoi che il mondo cambi, inizia a darti da fare tu stesso.

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

Corso di esistenza

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martedì 17 dicembre 2024

Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro - Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde

Nella recensione di Ruby Red, il primo film dell’omonima trilogia, avevo scritto che, data la mediocrità del prodotto, non ero sicuro di vedere il suo seguito, ossia Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro 2.

Alla fine l’ho guardato, spinto non dalla curiosità per la storia, i personaggi e dunque la qualità cinematografica del primo film, bensì incoraggiato dai contenuti che proponeva, pur se lievi, oscillanti tra elemento interiore esistenziale ed elemento esteriore cospirativo… anche se mi attendevo un’ulteriore calo della qualità, dal momento che, con i seguiti, statisticamente è quasi sempre così. 

Detto, fatto.

Diamo comunque uno sguardo alla trama di Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro, film uscito nel 2014, ossia un anno dopo il suo predecessore: Gwendolyn e Gideon, che ora sono una coppia, continuano nei loro viaggi nel tempo, un po’ inviati dalla Loggia di Saint Germain, un po’ per loro iniziativa, visto che molte cose non tornano alla ragazza, sempre più dubbiosa se mettersi al servizio del Conte e della sua sette segreta.

Nelle sua indagini, Ruby incontra nuovamente Lucy e Paul, i ribelli dalla Loggia, che per sfuggirle si sono trasferiti nel passato e che le sono più vicini di quanto la ragazza pensasse.
In tutto ciò, il rapporto tra lei e Gideon vacilla, visto che il ragazzo pare ben sistemato sotto l’ala del suo mentore Saint Germain, pur se anch’egli pare oscillare un poco.

Se il primo Ruby Red era mediocre, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro è ancor peggio quanto a qualità: mantiene il tono adolescenziale del primo, in stile Twilight, aggiunge un elemento che vorrebbe essere forse umoristico ma che si rivela davvero scarso, il gargoyle invisibile che vede solo la protagonista, e propone scene imbarazzanti come la canzone-ballo tratta dal Rocky Horror Picture Show e improvvisata in una serata elegante del 1780: l’imbarazzo non sta nel fatto che i due ragazzi improvvisino la cosa, una cantando da ubriaca e l’altro suonando al piano, ma che il pubblico del 1780 gradisca lo spettacolo.
E il pubblico del 2020 lo gradisce? 

Sono spariti, purtroppo, anche i pochi contenuti esistenziali che il primo film proponeva… ma è rimasto qualcosa a livello di tematiche cospirative, e forse questo qualcosa, pur se poco, rende il film quantomeno degno di esistere.

Elemento interessante: se i cattivi son quelli di una setta inglese, i buoni son quelli di una setta-confraternita italiana, fiorentina per la precisione. Sono loro a citare un brano del Nuovo Testamento… di gran lunga la cosa di maggior valore che c’è in tutto il film.

Ecco un paio di frasi estratte da Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

“Come dovrebbe stare una persona che si trova per secoli in un delirio infinito?
Diciamo che non vedo l’ora di risvegliarmi.”

“Rivestitevi dell’armatura di Dio.
La nostra battaglia è contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebra.”

“Lo scopo del suo Nuovo Ordine Mondiale non è il benessere dell’umanità, ma solamente il suo.
Lavora al suo piano di dominio da secoli insieme alla sua élite.
Saranno in grado di controllare tutto: flussi finanziari, raccolti, approvvigionamento idrico, vaccini, scuole, ed elimineranno tutto ciò che non coincide con la loro visione dell’umanità”.

Il film sarà anche scarso, ma pochi anni dopo l’umanità occidentale si è trovata immersa nella previsione fatta in Ruby Red 2: curioso peraltro che tra le altre cose nomini anche i vaccini, nonché la censura-manipolazione che negli ultimi anni è passata da essere discreta a essere evidente, persino ufficiale.
Almeno in questo, sì, il film ha una sua utilità per coloro che si ostinano a essere dei babbani.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro (Saphirblau).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner, Katharina Schöde.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Karl Walter Sprungala, Peter Simonischek, Pierre Kiwitt, Maria Ehrich, Rüdiger Vogler, Johannes von Matuschka, Jannis Niewöhner, Chiara Schoras.
Anno: 2014.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.



martedì 26 novembre 2024

Ruby Red - Felix Fuchssteiner

Ruby Red mi era stato consigliato come film di qualità e come film interessante per i suoi contenuti evolutivo-spirituali.

In verità, il film, un film tedesco diretto nel 2013 da Felix Fuchssteiner, si dimostra carente su ambo i fronti.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama sommaria di Ruby Red… che come genere ed elementi mi è abbastanza congeniale: la protagonista Gwendolyn Shepherd è un’adolescente che vive a Londra in un grande e lussuoso palazzo insieme alla sua famiglia allargata: ci sono la madre Grace Montrose, il fratellino minore Nick, la nonna Arisa, la prozia Maddy, la zia Glenda e la cugina Charlotte, con la quale Gwendolyn non ha un buon rapporto nonostante parentela e comune luogo di abitazione. 

Difatti Charlotte, che si ritiene l’erede di un particolare gene che si tramanda in famiglia da secoli e che permette di viaggiare nel tempo, ha un atteggiamento piuttosto arrogante e altezzoso verso la cugina, la quale dal canto suo si dimostra effettivamente imbranata e trasandata.

Tuttavia, una volta raggiunti i sedici anni, il gene si manifesta in Gwendolyn e non nella cugina, che viceversa era stata addestrata per anni a tal scopo: così, la ragazza si ritrova non solo nel passato, ma senza la cultura e i mezzi per affrontare la situazione. Ciò, manco a dirlo, inasprisce ulteriormente i rapporti con Charlotte e con la di lei madre, le quali (anche se non se ne capisce il motivo) si ritenevano depositarie di quell’antico potere e tradizione familiare.

Così, la ragazzina si troverà ad affrontare non solo le sue involontarie incursioni nel tempo, ma anche i misteri della famiglia Shepherd-Montrose, nonché i misteri della Loggia di Saint-Germain, che protegge, educa e coordina i viaggiatori nel tempo allo scopo di completare un altrettanto misterioso cronografo.

Da citare il personaggio di Gideon de Villiers, il viaggiatore nel tempo maschile, della famiglia “gemella”, ugualmente depositaria del gene che si incarna ogni tanto, col quale Gwendolyn avvierà un rapporto un po’ contradditorio (ma banale e leggibile sin dall’avvio del film).

Ecco alcuni temi, elementi o simboli che Ruby Red introduce: logge segrete, occhio nel triangolo, draghi, rituali esoterici, uso del sangue, la figura del Conte di Saint Germain (per quanto raffigurata in modo ridicolo), un’élite che ritiene di aver diritto di dominare sugli altri, la loro onnipresenza o quasi.

Un altro paio di curiosità: c’è un ordine esoterico contrapposto (italiano e cristiano); han trovato il modo di citare Israele.

Qualche altra considerazione: l’eroina di Ruby Red è femmina e il maschile è dipinto in modo rozzo, com’è di moda in quest’epoca di antimaschilismo (che è la stessa dinamica del maschilismo, per chi ancora non se ne fosse accorto, solo dall’altra parte del pendolo); parimenti, è tratteggiata in modo arrogante l’eleganza per far sembrare simpatica l’energia più popolare (altro fenomeno contemporaneo, tendente ad abbassare intelligenza e coscienza); la trama sembra un  misto tra TwilightHarry Potter e Eyes wide shut (ma senza la qualità di questi film); l’opera, pur essendo formalmente un film fantasy, ha un tono sentimental-emotivo più vicino alle soap opera e ai romanzi Harmony che ai film fantasy; il Conte di Saint German, da esoterista e sapiente alchimista che era in realtà, è stato trasformato in una sorta di despota maschilista… il che dice tutto sul valore storico e interiore del film.

In verità il film non è un completo disastro, dal momento che propone qualcosa di bello da vedere e anche da sentire, come alcune frasi che effettivamente hanno un valore esistenziale.

“Da questo momento dipende l’eternità (Ab hoc momento pendet eternitas).”

“Sui dodici pilastri il castello regge il tempo.”

“Devi trovare la tua magia.”

“L’amore vince su tutto (Omnia vincit amor).”

“Lui è uno di loro, sono ovunque.”

“Dimostraci che sai fare.”

C’è anche un altro elemento interessante: l’uso dell’astrologia (come sarebbe in una società evoluta coscienzialmente) alla nascita dei bambini, per scoprire da subito talenti e percorso preferibile. In effetti, in Ruby Red vi sono degli elementi interessanti… peccato per il tono Harmony che penalizza l’intero film. Ma, d’altronde, nel produrlo è stata fatta, credo, una precisa scelta di pubblico.

Stanti così le cose, non so se mi vedrò i suoi due seguiti, a cominciare dal secondo film, Ruby Red 2 - Il segreto di Zaffiro.

Fosco Del Nero



Titolo: Ruby Red (Rubinrot).
Genere: fantasy, adolescenziale, sentimentale. 
Regista: Felix Fuchssteiner.
Attori: Josefine Preuß, Florian Bartholomäi, Uwe Kockisch, Johannes Silberschneider, Gerlinde Locker, Laura Berlin, Sibylle Canonica, Katharina Thalbach, Veronica Ferres, Levin Henning, Maria Ehrich, Jannis Niewöhner.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 3 settembre 2024

Suzume - Makoto Shinkai

Suzume è l’ultimo film girato finora da Makoto Shinkai e, nel blog, segue a ruota i vari 5 cm per secondIl giardino delle paroleYour nameViaggio verso AgarthaOltre le nuvole, il luogo promessoci e Weathering with you - La ragazza del tempo.

Voti discreti, pur senza mai raggiungere l’eccellenza… nonostante l’eccellenza visiva, quella sì, sia stata abbondantemente raggiunta, e forse persino superata. 

Partiamo dalla trama di Suzume e poi vediamo il resto: Suzume è una ragazzina che vive in un paesino nella Prefettura di Miyazaki, nell’isola più meridionale del Giappone, Kyushu (tra le quattro grosse, lasciando perdere Okinawa e dintorni).

Un dì, incontra un ragazzo, Sota, che si rivela essere un “chiudiporta”, ossia l’erede di una famiglia che per missione va in giro per il Giappone a chiudere il portali tra la realtà umana e l’Altrove. Quando i due reami entrano in conflitto, dall’Altrove giunge presso gli uomini, non visto da nessuno tranne che dagli “addetti ai lavori”, una sorta di verme gigantesco il quale, quando si alza e ricade al suolo, causa terremoti più o meno importanti (ecco perché il Giappone ha tanti terremoti!).

Il giovane ragazzo, tuttavia, viene trasformato in una seggiola (sì, in una seggiola) da una sorta di gatto parlante, che letteralmente trascina ragazza e ragazzo-seggiola in giro per il Giappone, sino al nord.
In mezzo a tutto ciò: natura, città, azione, sentimenti, fantasy e altro ancora.

Nella recensione di Weathering with you - La ragazza del tempo, avevo scritto che Shinkai, forte nell’aspetto tecnico-visivo ma assai debole in quello della sceneggiatura e dei contenuti, avrebbe fatto meglio ad andare a lezione da Miyazaki (non la Prefettura, ma il regista) e dallo Studhio Ghibli in generale… e forse è quello che ha fatto. 

Suzume è certamente il più ghibliano tra i suoi film, nel proporre un mix tra natura, tecnologia, atmosfera fantasy, due protagonisti di genere contrapposto e una missione di fondo. Le citazioni della Prefettura di Miyazaki e dell’Italia (da cui lo Studio Ghibli prende il nome), per non parlare dell’avvio del film che ricorda molto La città incantata, non sembrano in tal senso casuali, ma veri e propri omaggi.

All’elemento fantastico si unisce peraltro un elemento reale: il Giappone è spesso scosso da terremoti più o meno gravi, e quello del Tohoku del 2011 ha causato molti danni, molte vittime ed è rimasto impresso nella memoria collettiva. Suzume vi si riferisce in modo quasi diretto, perdendo con ciò parte della sua atmosfera fantastica.

La quale peraltro non è certamente solida come quella dei film dello studio d’animazione che abbiamo citato. Nonostante un ottimo avvio, Suzume si perde un po’ per strada… e la durata di due ore non aiuta, nel senso che il film avrebbe potuto e dovuto durare molto meno, non essendo altro, in fin dei conti, che una sorta di rincorsa al gatto e al prossimo portale. 

Inoltre, Shinkai proprio non sa gestire l’aspetto umano, risultando sempre tendente al melenso e al melodrammatico: negli eventi, nei dialoghi e nella colonna sonora. Con Suzume ha allentato un poco la presa, comunque, forse essendo stato messo sull’avviso in tal senso.

La mia sensazione è sempre la stessa: il talento visivo-tecnico di Shinkai è quasi sprecato, essendo messo a frutto di opere deboli e poco incisive, adatte forse al largo pubblico emotivo, forse quello più occidentale e occidentalizzato, ma decisamente meno al tradizionale pubblico giapponese e appassionato dei film Ghibli.

Fosco Del Nero



Titolo: Suzume (Suzume no tojimari).
Genere: anime, animazione, fantasy, sentimentale. 
Regista: Makoto Shinkai
Anno: 2023.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui



mercoledì 14 agosto 2024

Tremila anni di attesa - George Miller II

Nel presentare il film Tremila anni di attesa, partiamo da due dati statistici.

Il primo: Tremila anni di attesa è il terzo film che recensisco nel blog del regista George Miller II, dopo Le streghe di Eastwick ed Happy Feet… anche se andrebbe detto che Miller ha costruito la sua lunga carriere nel cinema sulla saga di Mad Max (che però non ho mai visto).

Il secondo: Tilda Swinton, l’attrice protagonista, pur non essendo un’attrice di prima fascia, ha probabilmente (lei o il suo agente) una particolare attenzione per i film in cui lavora, giacché ha partecipato, per quanto solitamente come co-protagonista e non come personaggio principale, a film come The beach, OrlandoIl leone, la strega e l'armadioIl curioso caso di Benjamin ButtonDoctor Strange, ConstantineSolo gli amanti sopravvivono, The zero theoremSnowpiercer… tutti film particolari e validi, ognuno a modo suo.

Passiamo ora alla trama sommaria di Tremila anni di attesa, film di genere fantasy con orientamento sentimentale: Alithea Binnie è una studiosa di letteratura antica… la quale ogni tanto vive allucinazioni relative ai protagonisti della letteratura in questione.
Durante un viaggio a Istanbul, nel Gran Bazar acquista una boccetta che si rivela essere l’ultima dimora di un antico genio, genericamente chiamato Djinn (parola araba che indica spiriti e geni di sorta), il quale le offre i canonici tre desideri e, su richiesta della donna, le racconta come è finito per tremila anni dentro quella boccetta, in paziente attesa che qualcuno lo ritrovasse.

Nel (lunghissimo) racconto finiscono sultani, figli di sultani, amanti di sultani, nonché amanti del genio, intessendo una sorta di arazzo multiforme e multicolore, assai godibile nei suoi vari aneddoti.

Anche se, purtroppo, va detto che nel mezzo ci finisce anche un po’ di propaganda mondialista, tra bavagli-mascherine, unioni inter-razziali, androginia e qualche altro pezzo forte della suddetta manipolazione collettiva. Per ora questo passa il convento. 

Altro elemento potenzialmente negativo: chi ama le storie lineari, senza deviazioni di sorta dal plot di fondo, faticherà a seguire tutto quanto, dal momento che i cambi di scena e di personaggi sono tanti e notevoli... e che di fatto quasi non c'è una storia principale.

Per quanto mi riguarda, Tremila anni di attesa, nella sua parte eminentemente cinematografica, si dimostra davvero ben fatto e interessante… anche se un po’ banale e facilone nel finale, largamente prevedibile. Del film vanno lasciati da parte i contorni per godersi il viaggio e i suoi colori.

Fosco Del Nero




Titolo: Tremila anni di attesa (Three thousand years of longing).
Genere: fantasy, sentimentale.
Regista: George Miller II.
Attori: Tilda Swinton, Idris Elba, David Collins, Alyla Browne, Angie Tricker, Kaan Guldur, Hayley Gia Hughes, Jason Jago, Aiden Mckenzie, James Dobbins Jones.
Anno: 2022.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 6 agosto 2024

Romuald & Juliette - Coline Serreau

Mi sono visto Romuald & Juliette andando a ritroso nella filmografia di Coline Serreau, regista di cui avevo già visto e apprezzato Il pianeta verdeLa crisi! e Chaos (in questo ordine di visione e di gradimento).

La presenza nel cast di Daniel Auteuil, a sua volto apprezzato in alcuni film (per esempio Le placard - L’apparenza ingannaUna top model nel mio lettoN - Io e Napoleone) ha contribuito alla mia scelta.

La quale, tuttavia, devo dirlo con un certo rammarico, si è rivelata non ottimale: Romuald & Juliette è un film ben lontano dall’ispirazione delle opere migliori della Serreau, e che anzi è molto “facile” da un certo punto di vista, per non dire proprio assurdo (molto più assurdo de Il pianeta verde, che è un film di genere fantastico ma che propone molta verità e molto buon senso).

Passiamo alla trama di Romuald & Juliette: siamo a Parigi e seguiamo in parallelo le storie di un personaggio importante, Romuald Blindet, un affascinante giovane uomo a capo di una grossa azienda che produce yogurt, e di un personaggio assai meno importante, Juliette, un donnone di colore che fa le pulizie nell’azienda in questione e che cresce cinque figli avuti da cinque mariti diversi. 

L’azienda si rivela essere un covo di intrighi di vario tipo e la donna si ritrova inavvertitamente a venire a conoscenza di alcuni segreti, che rivelerà all’uomo aiutandolo nelle sue difficoltà; tra i due nascerà quindi una sorta di amicizia che travalicherà sia i confini dei ruoli sociali (padrone-servo) sia i confini razziali di allora (bianco-nera).

Romuald & Juliette è mal costruito: le questioni aziendali sanno di artefatto, il tono vorrebbe forse essere da commedia ma il film non risulta né divertente né interessante, il rapporto tra i due protagonisti è tra i meno probabili e  credibili che abbia mai visto in un film… e ormai di film ne ho visti tanti.

Forse la regista voleva risultare educativa (giacché solitamente è questo il suo intento) sia in senso razziale che in senso sociale, ma l’opera non raggiunge il suo obiettivo semplicemente perché è grossolana: non fa ridere, non fa riflettere e sembra proprio mal assemblata. Il suo essere “facilona”, nello svolgersi degli eventi, peggiora ulteriormente le cose, cosa che rende Romuald & Juliette per distanza il peggior film di Coline Serreau che ho visto finora.

Fosco Del Nero



Titolo: Romuald & Juliette (Romuald et Juliette).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Coline Serreau.
Attori: Daniel Auteuil, Firmine Richard, Maxime Leroux, Isabelle Carré, Pierre Vernier, Catherine Salviat, Gilles Cohen, Jacques Poitrenaud, Gilles Privat, Muriel Combeau, Nicolas Serreau.
Anno: 1989.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 9 luglio 2024

Weathering with you - La ragazza del tempo - Makoto Shinkai

Weathering with you - La ragazza del tempo è il sesto film di Makoto Shinkai che vedo, dopo Oltre le nuvole, il luogo promessoci5 cm per secondYour nameIl giardino delle paroleViaggio verso Agartha.

Il motivo per cui ho visto quasi tutti i suoi film (mi manca solo l’ultimo: Suzume) è molto semplice: sono bellissimi da vedere, letteralmente una gioia per gli occhi.

Il motivo per cui nessuno di essi ha avuto una valutazione ottima è presto detto: le sceneggiature non sono granché, palesando sempre il medesimo difetto… nonostante il regista non sia più ai suoi primi lavori, il che suggerisce che si tratti di una carenza strutturale mai affrontate. 

Nel dettaglio, i film di Shinkai sono melodrammatici e tendenzialmente infantili-adolescenziali, ben lontani dalle vette di Miyazaki, a cui è stato (indegnamente) accostato. Più di Shinkai, personalmente accosto ad Hayao Miyazaki Mamoru Hosoda… se non proprio il figlio Goro Miyazaki (ma saremmo comunque in ambito Studio Ghibli, come pure per Takahata o per Yonebayashi).

Ma andiamo alla trama di Weathering with you - La ragazza del tempo: Hodaka, un ragazzo sedicenne, va a Tokyo scappando dalla famiglia e s’imbatte subito nelle prime difficoltà… dove dormire, come mantenersi, dove trovare lavoro. Dopo un empasse iniziale, si sistema presso Keisuke e Natsumi, i quali portano avanti una piccola casa editrice, e poi conosce Hine, nonché il di lei fratellino Nagi, la quale ha la capacità di modificare il clima portando il sereno…

… capacità ovviamente molto richiesta sul mercato, che i due cercheranno di sfruttare mettendo su una piccola attività in proprio.
Tuttavia, le donne con tale capacità, si scopre strada facendo, sono attese da un destino infausto.

Shinkai ci mette dentro un po’ di tutto: vita cittadina, amicizie, lavoro, amore, tematiche fantastiche, come peraltro fatto anche nei suoi lavori precedenti… ma il risultato è il solito: un eccellente opera dal punto di vista visivo; una storia piuttosto deludente, per non dire del tutto mediocre, dal punto di vista narrativo.

Il punto dolente è sempre la tendenza melensa che il regista giapponese mette nelle sue storie, a cui vorrebbe dare, forse scimmiottando altri registi suoi colleghi, un afflato epico, senza però riuscirsi e anzi risultando stucchevole.

Probabilmente farebbe meglio a basarsi su sceneggiature altrui, o su romanzi di successo, e attenersi strettamente a quanto vi trova, limitandosi a curare la parte tecnica, in cui viceversa eccelle (specie nei colori e nei giochi di luce).

Mi vedrò anche Suzume, e poi avrò finito, per ora almeno, con i film d’animazione di Makoto Shinkai (a cui farebbe bene probabilmente un po’ di apprendistato allo Studio Ghibli, almeno relativamente alla parte “interiore-emotiva” delle produzioni).
 
Fosco Del Nero



Titolo: Weathering with you - La ragazza del tempo (Tenki no ko).
Genere: animazione, anime, drammatico, sentimentale. 
Regista: Makoto Shinkai.
Anno: 2019.
Voto: 6. 
Dove lo trovi: qui.





martedì 28 maggio 2024

Nell’anno del Signore - Luigi Magni

Non avevo mai recensito un film di Luigi Magni, regista italiano che nemmeno conoscevo, nonostante un discreto pedigree, fatto soprattutto di film d’ambientazione storica e poco popolari, per dir così.

La sua prima comparsa avviene con Nell’anno del Signore, il film che gli ha dato fama e su cui ha costruito la sua carriera, che ha compreso anche i due “seguiti concettuali” del film in questione, ossia In nome del Papa Re e In nome del popolo sovrano, con cui ha anche vinto dei premi (e che mi vedrò in seguito, giacché Nell’anno del Signore si è rivelato film intelligente e interessante). 

Passiamo dunque alla trama di Nell’anno del Signore: siamo a Roma nel 1825, nel periodo del pontificato di Leone XII, caratterizzato da una politica reazionaria, comprendente coprifuoco, polizia nelle strade e processi sommari, diretti dal Cardinal Rivarola (Ugo Tognazzi). 
Il protagonista centrale della storia è Cornacchia (Nino Manfredi), un calzolaio dall’aria umile e disincantata, che in realtà è il poeta Pasquino, colui che appende per la città manifesti-poesie dissacranti tesi a criticare e umiliare il potere costituito.

Se Cornacchia agisce dietro le quinte, con l’arma della parola, i carbonari hanno scelto l’arma pubblica dell’azione e degli omicidi mirati: tra questi, Leonida Montanari e Angelo Targhini, i quali entrambi s’invaghiranno di Giuditta Di Castro (Claudia Cardinale), bella giudea che sarebbe in teoria la compagna di Cornacchia, pur all’interno di un rapporto piuttosto elastico.

I due uomini tentano di uccidere il carbonaro traditore Filippo Spada, sul cui tentato maldestro assassinio indagherà il Colonnello Nardoni (Enrico Maria Salerno).
Da citare anche la figura del frate prete confessore (Albero Sordi)… anche se probabilmente è le meno riuscita del film, caciara e invadente.

Il film si basa su una storia reale, pur se modificata, ho letto, in tanti punti.

Nell’anno del Signore è l’esempio di un vecchio cinema all’italiana che, col tempo, è sparito, per far posto a spazzatura popolana di vario tipo: il film, pur senza praticamente alcun mezzo tecnologico, e probabilmente anche un budget risicato, destinato presumibilmente ad attori, costumi e poco altro, riesce a proporre molto: un’ambientazione interessante (la Roma del periodo della Restaurazione), dei personaggi ben tratteggiati e accattivanti, dialoghi interessanti, umorismo garbato. Che differenza con i tempi moderni e la media delle produzioni contemporanee!

Molto bella la coppia Manfredi-Cardinale, pur nel suo essere spuria e particolare. 
Tra gli altri, si è intravisto anche un giovane Pippo Franco, nei panni dell’allievo del poeta Pasquino.

Davvero curioso che, finora, non avessi mai sentito parlare di questo film e che me lo sia cercato dopo averne intercettato alcuni dialoghi per puro caso.
 
Fosco Del Nero



Titolo: Nell’anno del Signore.
Genere: storico, drammatico, sentimentale.  
Regista: Luigi Magni.
Attori: Nino Manfredi, Robert Hossein, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Britt Ekland, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco, Stelvio Rosi, Renaud Verley, Marco Tulli, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano
Anno: 1969.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.



martedì 23 gennaio 2024

Poveri milionari - Dino Risi

Visto Poveri ma belli e il seguito Belle ma povere, era giunto il momento, con qualche decennio di ritardo, del terzo film della saga, ossia Poveri milionari.

In cabina di regia c’è sempre Dino Risi, mentre l’anno di produzione si sposta dal 1957 dei primi due film al 1959: una distanza comunque breve, testimonianza del buon successo riscosso all’epoca dai film in questione.

I protagonisti sono sempre quelli, con un’eccezione: abbiamo le due coppie maschili e femminili, Romolo e Salvatore da un lato, Anna Maria e Marisa dall’altro lato… ma non c’è più Giovanna-Marisa Allasio, di fatto sostituita di fatto da Alice-Silvia Koscina

Nel cambio, devo dire che ci si perde abbastanza, sia come presenza scenica, sia come funzionalità della storia.

Ma ecco la trama di Poveri milionari, film, come i suoi predecessori, sui temi sentimenti-gioventù-denaro: le due coppie si sono finalmente sposate, per quanto il viaggio di nozze a Firenze cominci in modo disastroso per via di disguidi con i treni.
Romolo ha un lavoro e ha appena preso una casa, mentre Salvatore è in difficoltà e perciò viene momentaneamente ospitato dall’amico nella casa nuova… una casa alquanto incompleta per problemi di ristrutturazione.

Le cose cambiano all’improvviso quando Salvatore, dopo una botta in testa, perde la memoria e viene accolto e accudito da Alice, giovane e ricca imprenditrice, che di fatto ne fa il suo fidanzato nonché il Direttore Generale dei grandi magazzini di cui è proprietaria… che non sono altro che il posto dove lavora Romolo.

Romolo è disperato per le 300.000 lire che Salvatore gli doveva rendere, e che ora dispera di rivedere, mentre Marisa è disperata perché teme di aver perso il suo marito-innamorato.

Va così avanti, per un po’, questa sorta di commedia degli equivoci dal tono molto leggero e disimpegnato, com’erano peraltro anche i due precedenti film.
Se Poveri milionari ha il merito di aver introdotto degli elementi nuovi, laddove Belle ma povere risultava quasi una replica di Poveri ma belli, è pur vero che rimane distante dal primo film, il quale resta nettamente il più bello ed efficace del trittico.

Fosco Del Nero



Titolo: Poveri milionari.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Dino Risi.
Attori: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Memmo Carotenuto, Sylva Koscina, Lorella De Luca, Alessandra Panaro, Fred Buscaglione, Gildo Bocci, Roberto Rey, Marco Tulli, Ughetto Bertucci, Mimmo Poli, José Jaspe, Mimo Billi
Anno: 1959.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui



martedì 16 gennaio 2024

Belle ma povere - Dino Risi

Belle ma povere è il seguito di Poveri ma belli, entrambi diretti da Dino Risi: se mi ricordavo perfettamente il primo film, personaggi, trama e persino molti dei dialoghi, non mi ricordavo niente del secondo, segno che probabilmente non lo avevo mai visto.

Girati nello stesso anno, il 1957, sono il secondo la diretta prosecuzione del primo, con la trilogia che è chiusa da Poveri milionari, il quale ugualmente non credo di aver mai visto e che dunque costituirà una prima visione… a distanza di appena sessantaquattro anni.

Ecco la trama di Belle ma povere: Romolo (Maurizio Arena) e Salvatore (Renato Salvatori) si sono fidanzati con Annamaria (Alessandra Panaro) e Marisa (Lorella De Luca), ossia le rispettive sorelle, e ora sono alle prese con la questione del futuro. Entrambi sono chiamati, un po’ dalla vita e un po’ dalle ragazze, a mettere la testa a posto, a smettere di bighellonare e farsi una buona posizione trovandosi un buon lavoro.
In questo, Romolo sembra esser messo meglio dell’amico, il quale tuttavia si fa preferire in quanto a carattere e a limpidezza.

A complicare le cose, oltre che le rispettive famiglie, anche la rediviva Giovanna (Marisa Allasio), sempre bellissima ma ora alle prese con un nuovo fidanzato, Franco (Riccardo Garrone), il benestante proprietario di una gioielleria.

Belle ma povere è caruccio, ma staziona diverse spanne sotto il suo predecessore: rispetto a Poveri ma belli, il suo successore perde in qualità, pur rimanendo vivace e movimentato. 
Se il primo film era memorabile, e non a caso inserito nelle classifiche dei migliori film italiani di tutti i tempi, il secondo non propone niente di nuovo rispetto al precedente film… se non variazioni su temi già affrontati, ma con un livello qualitativo inferiore.

I personaggi del film rimangono comunque simpatici, pur ognuno con i suoi evidenti difetti… ma, d’altronde, ci si era affezionati a loro già da Poveri ma belli.

Visto Belle ma povere, è ora il momento di chiudere il cerchio vedendo anche Poveri milionari… pur se non mi aspetto altro che altre variazioni sul tema.

Fosco Del Nero



Titolo: Belle ma povere.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Dino Risi.
Attori: Maurizio Arena, Renato Salvatori, Marisa Allasio, Riccardo Garrone, Lorella De Luca, Sandra Panaro, Memmo Carotenuto, Gildo Bocci, Nino Vingelli, Ughetto Bertucci, Alessandra Panaro, Giorgio Gandos, Roy Ciccolini, Giancarlo Zarfati.
Anno: 1957.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 2 gennaio 2024

La fiera delle illusioni - Guillermo del Toro

Ho oramai visto molti film diretti da Guillermo del Toro: La fiera delle illusioni, per la precisione, è l’ottavo dopo, nell’ordine di visione: Il labirinto del faunoLa spina del diavoloHellboy, Hellboy 2Crimson PeakPacific Rim e La forma dell’acqua - The shape of water.
 
Ogni volta spero che il regista ritorni ai fasti qualitativi dei suoi primi film, a cominciare dal bellissimo Il labirinto del fauno, ma è ormai da un po’ che vengo deluso: purtroppo, anche La fiera delle illusioni, nonostante diversi punti a favore, non fa eccezione.

Partiamo dalla trama del film (il quale è il remake di un omonimo film del 1947, anch’esso ispirato al romanzo Nightmare Alley di William Lindsay Gresham): nella prima scena Stanton Carlisle butta il corpo di un uomo in un buco di un pavimento di una casa che poi brucia. Le scene successive seguono lo stesso Stanton nelle sue peripezie, che lo conducono a una fiera di paese, tra attrattive e illusioni varie. L’uomo dapprima dà una mano come tuttofare e poi si specializza come mentalista, apprendendo il mestiere dal vecchio Pete.

Nel frattempo, si innamora della bella e giovane Molly e a un certo punto le chiede di andar via con lui, per metter su un numero da mentalista di maggior profilo e successo rispetto al livello della fiera.
I due vanno così a vivere a Buffalo e, sulle prime, ottengono un discreto successo: il desiderio di strafare di Stan, tuttavia, nonché la sua attrazione per i soldi, creano delle frizioni tra i due.

La fiera delle illusioni si fa notare subito per il cast dall’ottimo pedigree: Bradley Cooper, Cate Blanchett, Willem Dafoe, Ron Perlman… tutti attori piuttosto caratterizzati, diciamo così.
Anche la scenografia fa il suo dovere: su versante tecnico il film va, e probabilmente i più lo apprezzeranno.

Tuttavia, mi duole constatare ancora un vola che quel senso del grottesco-surreale-immaginifico che un tempo aveva Guillermo del Toro è divenuto via via un senso del tragico-pesante-sanguinolento... non so se per una sua tendenza o se per venire incontro alle richieste del pubblico o dei suoi produttori. Nel caso specifico, se la prima parte del film risulta discretamente interessante, la seconda fa parecchio acqua e, di fatto, si regge interamente sul desiderio di vendetta di un personaggio che si sarebbe offeso per un commento (dopo aver provocato esso stesso per primo) e che da lì avrebbe messo su un inganno colossale. Davvero pochino.

Il finale stesso del film, che forse avrebbe voluto essere una sorta di risultato karmico da “contrappasso in vita”, non colpisce affatto e anzi sembra una trovata atta a colpire lo spettatore meno smaliziato e più facile.

Peccato, perché ne La fiera delle illusioni c’era un buon potenziale (non so quanto rispondente e fedele al romanzo originario), il quale però è stato sprecato e mal direzionato strada facendo… almeno, per quanto ho valutato io.

A questo punto, forse lascerò perdere Guillermo del Toro per sempre.

Fosco Del Nero



Titolo: La fiera delle illusioni (Nightmare Alley).
Genere: drammatico, grottesco, sentimentale.
Regista: Guillermo del Toro.
Attori: Bradley Cooper,  Rooney Mara, Cate Blanchett, Toni Collette, Willem Dafoe, Richard Jenkins, Ron Perlman, David Strathairn, Mary Steenburgen, Holt McCallany, Jim Beaver, Romina Power, Paul Anderson.
Anno: 2021.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 21 novembre 2023

Ti va di pagare? - Pierre Salvadori

Oggi parliamo di Ti va di pagare?, film diretto da Pierre Salvadori nel 2016.

Era da un po’ che non guardavo una commedia francese… e ancora una volta un film francese non mi delude, sfornando un prodotto certamente non irrinunciabile, ma altrettanto certamente originale e carino. Per quanto non particolarmente educativo, per dir così.

Peraltro, i due protagonisti del film mi riportano a ricordi positivi, di altre commedie francesi, essendo Gad Elmaleh (Una top model nel mio letto) e Audrey Tautou (Il favoloso mondo di Amelie, Una lunga domenica di passioni).

Ecco la trama di Ti va di pagare?: Irène, donna giovane e bella, oltre che di gusti sofisticati, fa la mantenuta, per utilizzare un’espressione edulcorata. Di fatto, si accompagna a uomini ricchi e molto più anziani di lei, i quali per l’appunto, in cambio della sua compagnia a tutto tondo, la mantengono e la ricoprono di regali.
Con uno di loro avrebbe dovuto perfino sposarsi, salvo dover cambiare programma per “accodarsi” a un altro uomo ricco, dopo che il primo aveva scoperto l’andazzo.

In un costoso albergo, la donna conosce Jean e, scambiandolo per uno dei frequentatori del posto, quindi un uomo molto abbiente, gli si concede… non sapendo che il giovane lavora nell’hotel come cameriere e non corrisponde per nulla al suo profilo maschile tipico.

Il problema è che Jean s’invaghisce di Irène e la segue da Biarritz a Nizza, dove la mantiene egli stesso per quei pochi giorni che gli consentono i suoi esigui risparmi. Una volta terminati… la storia prende una piega imprevedibile e propone allo spettatore molte scene divertenti, non molto edificanti a dire il vero, ma mai volgari, come da tradizione cinematografica francese (almeno, quella che conosco io).

Personalmente, ho apprezzato Ti va di pagare?: parte da uno spunto originale (una cosa rara oramai, dato l’enorme numero di film prodotti sino ai giorni nostri) ed esegue il suo compito per bene, sfruttando al meglio il fascino dei due protagonisti… oltre i quali, in effetti, non c’è molto altro, se non le ambientazioni lussuose che i personaggi in questione frequentano.

Se il film è poco istruttivo da un lato, è grazioso e gradevole dall’altro, ciò che gli fa maturare una sufficienza larga.

Fosco Del Nero



Titolo: Ti va di pagare? (Hors de prix).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Pierre Salvadori.
Attori: Gad Elmaleh, Audrey Tautou, Marie-Christine Adam, Vernon Dobtcheff, Jacques Spiesser, Annelise Hesme, Didier Brice.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 10 ottobre 2023

In guerra per amore - Pierfrancesco Diliberto

In guerra per amore è il secondo film di Pierfrancesco Diliberto che vedo, dopo E noi come stronzi rimanemmo a guardare, e l’ho visto per l’appunto dopo aver gradito il primo film, interessante sia come prodotto d'intrattenimento che come contenuti.

Al di là dell’aspetto cinematografico, E noi come stronzi rimanemmo a guardare aveva tutti i crismi di film di denuncia sociale, con tanto di elementi distopici legati all’eccessiva espansione della tecnologia e della limitazione delle possibilità e delle libertà personali… nonostante le apparenze teoriche.

Dal canto suo, In guerra per amore, pur essendo completamente differente come ambientazione e come genere, propone un canovaccio simile, nel senso che anche qui vi è un elemento di denuncia, e anche in questo caso è una denuncia “facile”, ossia di facile presa sulla massa: gli statunitensi, nel momento di lasciare la Sicilia dopo esservi sbarcati durante la Seconda Guerra Mondiale, la lasciano in mano ai mafiosi, ai quali in precedenza si erano rivolti in ottica anti-fascista.

Ecco la trama sommaria di In guerra per amore: Arturo Giammarresi (lo stesso Pierfrancesco Diliberto,) è un palermitano emigrato negli USA e che lavora come cameriere in un ristorante di italiani. È innamorato di Flora (Miriam Leone), la quale lo ricambia ma è stata promessa dallo zio al figlio del boss mafioso Don Tano, con grande sgomento dei due ragazzi.
Lei allora suggerisce a lui di recarsi sino in Sicilia a chiedere la mano direttamente al padre… senonché in Sicilia c’è la guerra in corso. 

Arturo tiene così tanto alla sua innamorata che si arruola e va effettivamente in Sicilia, alla ricerca del padre di Flora nel paese di Crisafullo. Concentrato com’è sul suo dramma personale, non si rende conto del dramma collettivo in corso: l’esercito fascista è in rotta, gli americani hanno chiesto aiuto ai mafiosi e, dopo averlo ricevuto, li ricompensano con posti di potere.
Tra gli altri personaggi, da citare il tenente Philip Catelli (Andrea Di Stefano).

Ho gradito abbastanza In guerra per amore: il tono è da commedia, pur se racconta di eventi e situazioni assai difficili (bombardamenti, guerra, mafia, assassinii, etc). 
Oltre al tono gradevole, ha il merito di evidenziare una questione di cui la storia si è in buona parte dimenticata… e che ha lasciato in Sicilia, ma probabilmente in tutta Italia, una situazione problematica a livello di “stato nello stato”.

La parte che ho gradito di meno, esterna al film, è che non c’è bisogno di tornare sino al 1943 per vedere che vi sono dei poteri che stanno lavorando contro gli italiani e contro l’umanità in generale, e che sono poteri che hanno in mano le reti televisive e il cinema stesso. 
Sarebbe assai più utile, dunque, se Pierfrancesco Diliberto, anziché concentrarsi sul passato o sul futuro, facesse un film (questo assai meno “facile”) sulla perdita di sovranità del popolo italiano, sull’illusorietà dei suoi governi nazionali, sull’egemonia internazionale e sovranazionale di certi gruppi di potere, sull’assenza di libertà di parola, sulla censura di televisioni, radio e social, sulla discriminazione sociale e lavorativa legata a questioni di scelte salutistiche, sulla questione del signoraggio e del debito pubblico . Su questi temi, molto più contemporanei e importanti e decisivi per il popolo italiano, temo che Pif non farà mai un film.

Pazienza, ci accontentiamo di questi discreti prodotti “facili”, come In guerra per amore.

Fosco Del Nero



Titolo: In guerra per amore.
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Pierfrancesco Diliberto
Attori:  Pierfrancesco Diliberto, Andrea Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Miriam Leone, Samuele Segreto, Stella Egitto, Antonello Puglisi, Vincent Riotta, Maurizio Marchetti. 
Anno: 2016. 
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



mercoledì 27 settembre 2023

Alita - Angelo della battaglia - Robert Rodriguez

Conosco il manga Alita l'angelo della battaglia da molto tempo, praticamente da quando uscì nel 1990. Se ricordo bene, ne lessi il primo numero, ma non lo continuai, dal momento che mi parve discretamente interessante ma non tanto da collezionare l’intera serie.

Ho accolto con altrettanto discreto interesse la notizia che ne era stato fatto un film, Alita - Angelo della battaglia… pur se mi attendevo una conversione molto libera, trattandosi di una produzione occidentale, che non solo tende a “produzioni libere” ma anche a manipolazioni e propagande di vario tipo.

Già il fatto che il film sia usciro nel 2019, a distanza di trent’anni dalla creazione dell’opera, dice qualcosa: al tempo gli eroi erano quasi tutti maschili e Alita era un’eccezione, sia come eroina sia come guerriero. Oggi, invece, si preme sul pedale della demascolinizzazione, e dunque i personaggi femminili fanno gioco.

Altro elemento tipico dei tempi odierni: la spettacolarizzazione ai danni dei contenuti interiori… adrenalina fisica in luogo di riflessione psichica. Non conosco nel dettaglio il fumetto originale, ma ho letto che possedeva un lato di tipo psicologico-filosofico-introspettivo… che nel film è totalmente assente.

Viceversa, è stato pompato l’elemento sentimentale, anche in tal caso in senso manipolatorio-propagandistico: la relazione tra l’essere umano e l’intelligenza artificiale, tra un uomo e un automa… come se fosse la stessa cosa del rapporto tra un uomo e una donna.
Il protagonista maschile, addirittura, si arrabbia nel momento in cui un amico gli fa notare che ha perso la testa per una “corpofreddo” (così sono chiamati i cyborg)… e il protagonista si arrabbia semplicemente perché gli viene detta la verità, in pieno stile “inclusività-falsità”. Tutto abbastanza ridicolo.

Leggo che molte altre cose, non solo queste citate, sono state cambiate dalla storia originale (un approccio che dovrebbe essere vietato per legge quando si esegue una riproduzione col titolo di un romanzo o un fumetto); dal canto mio, mi limito a evidenziare che  Alita - Angelo della battaglia è un film d’azione, pieno di effetti speciali e di sentimentalismo blando… davvero poca cosa.

Ecco la trama del film: siamo nel 2563, trecento anni dopo un tragico evento mondiale. La Città di Ferro è una sorta di città-discarica di serie B posizionata subito sotto Zalem, una città di serie A sospesa in aria, che fa cadere sotto di sé tutto il materiale di scarto ritenuto spazzatura.
Un dì, Dyson Ido, dottore-scienziato specializzato nella cibernetica, trova nella suddetta discarica un pezzo di cyborg, malandato e incompleto nel corpo, ma intatto a livello di “cervello”. Lo porta a casa, lo completa a livello fisico e gli dà un nome: Alita.
In breve, si scoprirà che Alita è un fortissimo guerriero, ciò che attrarrà su di sé attenzioni sia positive che negative.

Altri personaggi del film sono il giovane Hugo, con cui la cyborg avvierà una sorta di relazione sentimentale, il cacciatore di taglie Zapan, l’ex moglie di Ido, Chiren, e il misterioso Nova.

Oltre allo spettacolo visivo, e al cambio di sostanza dal manga originale, non c’è altro in Alita - Angelo della battaglia. La stessa carriera del regista Robert Rodriguez testimonia in tal senso: le sue massime opere sono state Dal tramonto all’alba e Sin City, nonché numerosi altri film caratterizzati dalla violenza e dal livello basso. Peccato. 

Fosco Del Nero



Titolo: Alita - Angelo della battaglia (Alita: battle angel).
Genere: fantascienza, azione, sentimentale.
Regista: Robert Rodriguez.
Attori:   Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein, Jackie Earle Haley, Keean Johnson, Michelle Rodriguez, Jorge A. Jimenez, Elle LaMont.
Anno: 2019.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 15 agosto 2023

Il visionario mondo di Louis Wain - Will Sharpe

Era da un po’ che volevo vedere Il visionario mondo di Louis Wain… ed eccolo qui.
Il regista, Will Sharpe, non mi dice niente (e infatti non ha prodotto quasi nulla), mentre l’attore protagonista è Benedict Cumberbatch (ormai indelebilmente associato a Dottor Strange, visto anche in Star trek - Into darkness).

Ecco la trama sommaria di Il visionario mondo di Louis Wain, film uscito nel 2021 e basato sulla vita reale del pittore britannico Louis Wain: siamo nell’Inghilterra vittoriana, nel 1883, alle prese con un giovane il quale, dopo la morte del padre, è divenuto l’uomo di riferimento della famiglia, comprendente la madre e ben sei sorelle.
Tuttavia, Louis tende decisamente più alla conoscenza, all’arte e alla sperimentazione, che al denaro o agli affari, tanto che la famiglia si trova in difficoltà economiche, che l’uomo affronta accettando un lavoro per l’editore/giornalista William Ingram.

Nel frattempo, la sorella maggiore Caroline assume Emily Richardson come istitutrice delle sorelle più piccole… senonché Louis ed Emily si innamorano l’uno dell’altra e si sposano, gettando con ciò fango sulla famiglia: sia perché i livelli sociali dei due sono molto differenti, sia perché lei è dieci anni più grande di lui, cosa all’epoca molto scandalosa (anche se, nel film, l’attrice ha otto anni in meno dell’attore, e non dieci di più: forse in quel periodo non erano disponibili attrici più giovani).

Il film, lungo quasi due ore, va avanti raccontando il resto della vita di Louis Wain, tra la ricca produzione artistica, successi, problemi e lutti vari.

Il visionario mondo di Louis Wain ha un suo valore oggettivo: è ben realizzato, visivamente d’impatto, ben recitato. Inoltre, il personaggio del pittore strampalato con la passione per i gatti è curioso e interessante… per quanto anche un poco deprimente, potendo certamente ricondursi nel filone degli inetti sveviani, diciamo così.

Al di là della buona realizzazione e della curiosità per il personaggio, il film non propone nulla di ulteriore (temi esistenziali, profondità, insegnamenti), da cui la valutazione più che sufficiente, ma limitata.

“Il mondo è pieno di bellezza, e sta a te catturarla, vederla e condividerla con quante più persone potrai.”

“Io non rendo il mondo bellissimo, Louis. 
Il mondo è bellissimo.”

“Puoi fuggire dalla tua famiglia, ma non puoi fuggire dal tuo dolore.
Quello ti segue come un’ombra violenta.”

Fosco Del Nero



Titolo: Il visionario mondo di Louis Wain (The electrical life of Louis Wain).
Genere: psicologico, drammatico, sentimentale.
Regista: Will Sharpe.
Attori: Benedict Cumberbatch, Claire Foy, Andrea Riseborough, Toby Jones, Sarah-Jane De Crespigny, Sophia Di Martino, Jamie Demetriou, Olivier Richters, Adeel Akhtar, Stacy Martin.
Anno: 2021.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 25 luglio 2023

Frequencies - Darren Paul Fisher

Frequencies mi era stato segnalato come film interessante a livello di contenuti evolutivo-spirituali, un papabile per la mia lista ad hoc (Film che aprono la mente… o il cuore), tuttavia, pur essendo interessante come contenuti, non si è rivelato adatto in tal senso.

Andiamo come prima cosa a tratteggiare la trama di Frequencies: in una realtà ipotetico-alternativa, ogni persona, sin dall’infanzia, è testata affinché si conosca con precisione la sua vibrazione, una frequenza specifica che la rende tendenzialmente fortunata o sfortunata… al di là di intelligenza, talenti, cultura o altro ancora.

Quando si mettono vicini due persone assai distanti come vibrazioni, una dalla frequenza altissima e l’altra dalla frequenza molto bassa, accadono problemi, proprio come se la natura si ribellasse a quella forzatura e si mettesse in moto allo scopo di risolvere quel “conflitto” (solitamente generando guai per gli individui a vibrazione bassa): è questo il caso di Marie e Zak, due bambini di un collegio opportunamente testati… e allontanati, come è tutto tendenzialmente indirizzato secondo la frequenza di fondo.

Tuttavia Zak, il quale prova un forte interesse per la sua compagna di scuola, nonostante non possa rimanere in sua presenza per più di un secondo prima che accadano problemi di vario tipo, non si dà per vinto e cerca a lungo un sistema per sconfiggere quello che sembra un ingiusto destino.

In effetti, l’intero film ruota sul concetto di destino-predeterminazione, anche se lo fa in modo mentale e coscienzialmente infantile, e non secondo l’ottica del progresso spirituale tipica delle tradizioni evolutive.
In tal senso, Frequencies non si dimostra un prodotto valido dal punto di vista “didattico”.

Lo è però dal punto di vista cinematografico: è originale, interessante e registicamente accattivante.

La spiegazione teorica che adduce per spiegare il fenomeno delle frequenze e il loro potere (persino manipolatorio-impositivo, con tanto di governi a lavorarci sopra, da secoli) è molto semplicistica, nonché poco convincente, ma non importa: l’aspetto più importante del film è quello umano-relazionale-sentimentale, non quello cognitivo-evolutivo-spirituale.

Fosco Del Nero



Titolo: Frequencies (OXV - The manual).
Genere: fantascienza, sentimentale.
Regista:  Darren Paul Fisher.
Attori: Daniel Fraser, Eleanor Wyld, Owen Pugh, Dylan Llewellyn, Georgina Minter-Brown, Tom England, Charlie Rixon, Lily Laight, Ethan Turton, David Broughton-Davies.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.




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