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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

lunedì 29 ottobre 2012

Il quinto elemento - Luc Besson (film fantascienza)

Il quinto elemento è un film che, quando lo vidi per la prima volta ormai parecchi anni fa (è del 1997), mi colpì molto positivamente, tanto da farmelo adorare.
Devo dire che tendo ad apprezzare i film di Luc Besson (si vedano i vari e diversissimi Angel-A, Adele e l’enigma del faraone, Arthur e il popolo dei Minimei, Wasabi), per cui certamente l’impronta del regista francese ha avuto in ciò la sua parte.

Anche se, devo dire anche questo, quest’ultima visione (forse la terza in tutto, non ne sono sicuro) mi ha trovato un poco più piepido rispetto al passato, e anzi il film in alcuni punti mi è parso piuttosto ingenuo. Sarà l’esperienza, che volete che vi dica…

Ma andiamo a parlare della trama de Il quinto elemento: il film parte da un’introduzione nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, ma si svolge nel lontano 2413, quando gli avvenimenti accennati nel prologo prendono corpo.

Lo fanno peraltro in modo rutilante e dinamico, grazie anche agli interpreti principali del film: Bruce Willis nei panni del tassista ed ex soldato Korben Dallas, Milla Jovovich nei panni della bella e misteriosa Leeloo, Gary Oldman nei panni del cattivo Jean-Baptiste Emanuel Zorg, Ian Holm nei panni del solerte padre Vito Cornelius e Chris Tucker nei panni dell’isterico radio conduttore Ruby Rhod.
In mezzo, politica, alieni, forze del male e del bene, fino all’inevitabile scontro finale.

Già alla nascita Il quinto elemento deteneva un record: era il film francese costato di più in assoluto: 90 milioni di dollari. Programmato per sfondare nel mercato statunitense, ha tuttavia fatto breccia soprattutto in Europa, visto che i 270 milioni di incassi provenivano solo per una piccola parte dagli Usa.

Per sviluppare questo colossal della fantascienza, ma ricchissimo di ironia e humor, Luc Besson si è peraltro avvalso di molti collaboratori al top nei rispettivi ambiti di competenza: come il disegnatore Moebius o lo stilista-costumista Jean-Paul Gaultier.

Ottimi riconoscimenti dal pubblico, e anche dalla critica, con qualche premio e qualche nomination qui e là.

Alcuni momenti del film, peraltro, si lasciano ricordare in modo particolare, come la stessa introduzione, l’esibizione di Lady Plavalaguna, la “nascita” di Leeloo, e altri ancora.

Qualora non lo aveste ancora visto, sappiate che potrebbe piacervi se siete amanti della fantascienza, soprattutto di quella meno cerebrale e più dinamica-d’azione, se siete fan di Luc Besson o se amate i videogiochi… visto che Il quinto elemento spesso sembra un videogioco… e non a caso dal film ne è stato tratto uno.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Il quinto elemento (The fifth element).
Genere: fantastico, fantascienza, commedia.
Regista: Luc Besson.
Attori: Bruce Willis, Milla Jovovich, Gary Oldman, Ian Holm, Chris Tucker, Brion James, Tommy Lister, Lee Evans, John Bluthal, Mathieu Kassovitz, Luke Perry.
Anno: 1997.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 15 ottobre 2012

Oltre il giardino - Hal Ashby (film psicologico)

La recensione di oggi su Cinema e film è dedicata a un film del 1979 che all'epoca della sua uscita fu accolto in modo contrastante da critica e pubblico, e che il tempo ha poi messo da parte: Oltre il giardino, diretto da Hal Ashby e interpretato da Peter Sellers e Shirley MacLaine.

Due nomi storici del cinema dei decenni passati, e peraltro non nuovi sul blog: il primo vi era già comparso per via degli ispiratissimi Casino royale, Hollywood party e Il dottor Stranamore; mentre la seconda grazie a Qualcuno verràL’appartamento e Vizi di famiglia.

Questo peraltro è stato il penultimo film di Sellers, morto di infarto l’anno successivo. L’attore, celeberrimo per i suoi ruoli comico-grotteschi (si prenda per tutti l’ispettore Clouseau de La pantera rosa), amava cimentarsi comunque in copioni di varia natura, come questo Oltre il giardino, a metà tra la commedia e il dramma, nel quale Peter Sellers interpreta il personaggio di Chance Giardiniere, uomo semplice, se non proprio ritardato, che ha vissuto tutta la sua vita all’interno di una casa di Washington e che è costretto ad abbandonare dopo che il proprietario, che lo aveva accolto quando era bambino, muore.

Un piccolo incidente automobilistico gli farà fare la conoscenza di Eva Rand, moglie di Benjiamin Rand, magnate della finanza e consigliere del presidente degli Stati Uniti, i quali entrambi lo prenderanno in simpatia, avviando una sorta di escalation di successo di Chance, ovviamente del tutto involontario.

Difatti, le sue risposte e i suoi comportamenti, semplici e spesso basati sulle uniche due cose che conosce, il giardinaggio e la televisione, vengono invariabilmente scambiate per perle di saggezza o per raffinato umorismo, generando la convinzione in sempre più persone che Chance sia un uomo profondo e arguto.

Il film, tratto da un romanzo di Jerzy Kozinski, va avanti così fino al suo finale, inverosimile sia per quanto riguarda la trama (candidatura alla presidenza degli Usa) sia per quanto riguarda l’episodio in cui Chance cammina sulle acque, il quale ha causato molte discussioni da parte della critica sulla sua interpretazione.

Di mio, l’aver visto, poche scene prima, l’occhio che tutto vede disegnato in una piramide, unito ad alcune frasi come quella di chiusura del film ("La vita è uno stato mentale") tendo a vederci un simbolismo esoterico-esistenziale.
Confermato anche da molte frasi simboliche, diciamo così, come le seguenti, che sembrano riferirsi al percorso personale interiore (e ricordo anche il titolo originale del film, "Being there", che richiama il concetto di presenza; nonché un altro film largamente significativo del regista, Harold e Maude).

"E' una delle cose che sto ammirando in te: il tuo ammirevole equilibrio.
Tu sembri essere un individuo veramente pacifico."

"Fin tanto che le radici non sono recise, va tutto bene e andrà tutto bene nel giardino.
In un giardino c'è una stagione per la crescita: prima vengono la primavera e l'estate, e poi abbiamo l'autunno e l'inverno, ma poi ritornano la primavera e l'estate. Ci sarà la crescita in primavera."

"Mi piace veder crescere le piante giovani.
Le piante giovani vanno molto meglio se una persona le aiuta."

"E' possibile per tutto una crescita robusta.
C'è tanto tanto posto per nuovi alberi e nuovi fiori di tutte le specie."

"Un giardino ha bisogno di tante cure e di tanto amore, e se tu dai al tuo giardino tanto amore le cose crescono, ma prima certe cose devono seccare e certi alberi morire."

"Certe piante vengono meglio al sole, e altre crescono meglio all'ombra."

"Nella vita si entra nudi e si esce nudi, e nessun contabile può falsare il nostro bilancio."

"La vita è uno stato mentale."

Ma mettiamo da parte eventuali significati esterni al film, e torniamo al film in sé: Oltre il giardino è una commedia-dramma assai garbato, che da un lato si dimostra godibile, mentre dall’altro ironizza sulla dicotomia tra come sono le cose e come le si vuole vedere-interpretare…
… anche grazie al potere mediatico della televisione, da un lato pane quotidiano di Chance, e dall’altro strumento che in breve tempo impone a centinaia di milioni di persone un personaggio, peraltro in modo decisamente distorto rispetto a come egli è in realtà.

Film curioso e decisamente meritevole di visione, anche per l’eccellente interpretazione di Peter Sellers, un attore che avrebbe probabilmente meritato fama e successo maggiori di quelli che ha avuto.

Fosco Del Nero



Titolo: Oltre il giardino (Being there).
Genere: commedia, esistenziale, surreale, psicologico.
Regista: Hal Ashby.
Attori: Peter Sellers, Shirley MacLaine, Melvin Douglas, Jack Warden, Richard A. Dysart, Fran Brill, Richard Basehart.
Anno: 1979. 
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 8 ottobre 2012

Colazione da Tiffany - Blake Edwards (commedia)

La recensione odierna è dedicata a un film che ormai fa parte della storia del cinema, rientrando tra i classici della commedia americana: Colazione da Tiffany, diretto da Blake Edwards nel 1961.

Partiamo proprio dal regista: Colazione da Tiffany è il quinto film di Blake Edwards che viene recensito su Cinema e film, dopo Operazione sottoveste - Il sottomarino rosa (1959), La grande corsa (1965), Hollywood party (1968) e Victor Victoria (1982). Ottime valutazioni per tre di questi, mentre solo uno è rimasto al palo (La grande corsa, fermo alla sufficienza).

Il genere è sempre la commedia, seppur declinata in diversi modi: dalla guerra divertente e grottesta di Operazione sottoveste al mondo dei musical di Victor Victoria, dalle vivaci feste di Holllywood party alle paturnie di Colazione da Tiffany.

Che, detto per inciso, è la seconda volta che vedo, con la prima che aveva preceduto l’apertura del blog.

A costo di attirarmi subito delle antipatie, dico che il film non mi ha fatto impazzire, nel senso che non lo considero minimamente un capolavoro del cinema. Stringi stringi, dentro c’è solo la storia di una giovane donna americana, Holly, e dei suoi squilibri emotivi, che la portano dalla campagna alla bella vita di New York… fino al Brasile.

Nel mezzo, qualche flirt, qualche amicizia, qualche location alla moda, tanti vestitini ugualmente à la page, e qualche personaggio bizzarro, a cominciare dal vicino di casa orientale.

La vera perla di Colazione da Tiffany è una: Audrey Hepburn, che lungi dal proporre una bellezza prepotente, mostra una grazia e una classe invidiabile… che non a caso, a differenza di tante altre attrici considerate icone di bellezza, ha mantenuto nel corso degli anni (ormai molti).

In questo senso, le vicende di Holly, Paul, e di Gatto (così chiamato dalla donna perché a suo dire nessuno ha diritti su nessun altro, compreso quello di dare un nome a un animale) sono un puro pretesto per mettere su schermo un personaggio al contempo leggero e malinconico, piacevole e sfuggente.

Personaggio veramente ben caratterizzato, così come il contorno del film, tanto che Colazione da Tiffany, dopo il successo dell’immediato (tra cui tre Oscar) è rimasto un “evergreen” nei decenni che lo hanno seguito, e con merito…

… nonostante, come detto, a parte quanto detto nel film non vi è altro.

Fosco Del Nero



Titolo: Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Blake Edwards.
Attori: Audrey Hepburn, George Peppard, Buddy Ebsen, Patricia Neal, Dorothy Whitney, Martin Balsam, Mickey Rooney, José Luis De Villalonga.
Anno: 1961.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 1 ottobre 2012

Il senso della vita - Terry Jones (commedia)

Da poco ho recensito Brian di Nazareth, film dei Monty Python del 1979 che al tempo ebbe un grande successo finendo con gli anni per diventare un vero e proprio film cult. Pochi anni dopo quel grande successo, ai Monty Python, in realtà specializzati in sketch televisivi più che in produzioni cinematografiche, fu chiesto di produrre un altro film.

Esso fu Il senso della vita, cronologicamente il quarto film del gruppo, diretto da uno dei suoi membri, Terry Jones, e interpretato da tutti gli altri, regista compreso. Anche in questo caso, fu un grande successo, con tanto di premio ricevuto a Cannes nel 1983.
Nonostante successo e riconoscimenti, tuttavia, i Monty Python non furono completamente soddisfatti dei risultati finali.

E personalmente mi trovo d’accordo con loro, visto che Brian di Nazareth sta diverse lunghezze davanti a Il senso della vita, un po’ per quel senso di unitarietà che invece a quest’ultimo, composto da sketch singoli e senza una trama unitaria, manca, un po’ perché alcuni exploit del primo film erano semplicemente epici (come non ricordare la scena di Ponzio Pilato che cita Marco Pisellonio o la scena finale sulla croce sulle note di Always look on the bright side of life?).

A dire il vero, anche ne Il senso della vita gli sketch non mancano, anzi: tra la scena-canzone sui cattolici (Every sperm is sacred), la scena di educazione sessuale, la scena-canzone sull’universo (Galaxy song), la mitica scena al del signor Creosoto al ristorante (considerata, e non a torto, una delle scene più disgustose della storia del cinema, che da sola "merita" la visione del film), la scena della morte, etc, certamente non mancano gli spunti comici e di riflessione, come accade quando in campo c’è vera ironia.

Tuttavia al film manca qualcosa a livello di struttura, di ensamble, tanto che a tratti la pellicola non coinvolge, seppur risveglia periodicamente l’attenzione dello spettatore grazie a questo o quello sketch.

In questo senso, la valutazione finale de Il senso della vita è una via di mezzo tra la mediocrità del film nel suo insieme, e l’eccellenza di alcune scene singole, col film che comunque vale la pena di essere visto se non altro per apprezzare gli sketch indicati (e che nel caso delle canzoni andrebbero visti con i sottotitoli per apprezzarne il significato).
Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Il senso della vita (Monty Python's The meaning of life).
Genere: comico, commedia, musicale.
Regista: Terry Jones.
Attori: Michael Palin, Eric Idle, John Cleese, Graham Chapman, Terry Jones, Terry Gilliam, Patricia Quinn, Judy Loe, Carol Cleveland, Simon Jones.
Anno: 1983.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.