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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

sabato 28 dicembre 2013

Big Bang theory - Chuck Lorre, Bill Prady (serie tv)

Big Bang theory è uno di quei casi in cui sapere certe cose ti mantiene schermato e riparato rispetto a certi messaggi subliminali-pubblicitari-mediatici-di fondo con cui i realizzatori di un prodotto hanno deciso di investirti, volente o nolente.

Passo a spiegare perché, cominciando a dire che Big Bang theory è una delle sit-com degli ultimi anni di maggior successo, vincitrice di numerosi premi ed esportata un po’ in tutto il mondo, giunta alla sua sesta serie per un totale di 135 episodi e non ancora conclusa.

Per chi non lo sapesse, le sit-com sono le serie comiche alla Friends, Dharma e Greg, Will & Grace, I Robinson, Will il principe di Bel Air, etc.

Mi sono accostato alla prima puntata non sapendo minimamente chi avesse prodotto la serie televisiva, quali fossero i protagonisti, di che argomenti trattasse, etc. Ci sono dunque arrivato “pulito”, senza alcun pregiudizio. 

Ancora prima di vedere il primo episodio, mi ha colpito la sigla piena zeppa di simboli e concetti massonico-esoterico-iniziatici, sparati peraltro in forma di fotogrammi ad alta velocità, tanto che nel giro di 30 secondi c'erano tante immagini parecchio significative, cosa che peraltro ricorda molto i loro tipici mezzi subdoli.

Veniamo all’elenco, che non spiegherò lasciando a chi già sa il sorriderci su, e a chi non sa eventualmente fare ricerche per conto proprio.
La sigla di 30 secondi, tra le altre cose, raffigura: la teoria del big bang, la teoria dell'evoluzione, sauri e primati simpaticamente visualizzati gli uni dopo gli altri, l’Isola di Pasqua, Stonehenge, le Piramidi di Giza, una piramide sudamericana, la Tour Eiffel, la statua della libertà, il simbolo massonico di squadra e compasso, una foto dell’uomo sulla Luna, un’immagine di Gesù Cristo, l’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, svariati presidenti americani e chissà quanti altri volti del giro che io non conosco, la piramide massonica sul dollaro con il noto occhio che tutto vede, le caravelle di Cristoforo Colombo, il documento del congresso americano del 4 luglio 1776, che tra l’altro è l’anno di fondazione degli Illuminati di Baviera.
Curioso notare poi che, non bastando tutto questo, la sigla mostra in rapida successione i simboli di alcune branche di influenza e manipolazione dell’élite in questione: la medicina, il cinema, la musica, la storia, la scienza, i videogiochi.
Come dire: noi siamo questi, e noi vi controlliamo tramite questi.
Un po’ troppe coincidenze per i miei gusti.

In questo senso, non mi ha sorpreso affatto vedere che nella serie alcune cose venivano regolarmente messe in ridicolo: il vegetarianesimo, il contatto con la natura, l’omeopatia e la medicina alternativa, l’astrologia e la spiritualità in generale, la creatività.

E che, parallelamente, alcune cose venivano invece esaltate: il sesso al suo livello più basso e istintuale (mentre di amore e affetto c’è pochissima traccia, quasi nulla), cinismo, freddezza e calcolo mentale,  la sperimentazione sugli animali, abitudinarietà e tradizionalismo, l'abuso di alcol, l'abuso di farmaci, l'esasperazione del quoziente intellettivo (in luogo di cuore e intuizione, praticamente assenti), il presentare come normali fobie o sociopatie (o anche malattie).

Così come non mi ha stupito sapere, a posteriori, che il cast di produttori e attori aveva a che fare con sionismo, olocausto, confraternite, esercito Usa, omosessualità, Belgio, etc. 
E, anche qui, lascio al lettore rifletterci o ricercare per conto suo.

Detto questo, che mi sembrava doveroso, vengo ora alla serie tv come prodotto di intrattenimento: la serie è bellissima e divertentissima ed è veramente un prodotto di alto livello e umorismo. Fatto che ci si poteva aspettare, dal momento che uno degli ideatori-produttori è Chuck Lorre, già produttore di Dharma & Greg, un’altra serie in cui spiritualità, vegetarianesimo, stile di vita naturale e cultura alternativa venivano messi alla berlina (che coincidenza), e il cui attore principale figura in film "curiosi" come Eyes wide shut, altra coincidenza... mentre il protagonista di Big bang theory invece ha fatto una comparsata in un altro film "curioso" che vedeva come protagonista sempre Tom Cruise, noto anch'esso per la sua vicinanza a circoli esoterici: Vanilla sky. Come sempre, in questi ambiti, le coincidenze si sprecano (altra coincidenza: ogni tanto compaiono indizi non vocalizzati, come il libro The secret, in una puntata preso "distrattamente" in mano da Leonard).

Ma torniamo a Big Bang theory: i personaggi principali sono i quattro amici Leonard Hofstadter, Sheldon Cooper, Howard Wolowitz e Raj Koothrappali, tutti ricercatori di materie scientifiche dall’alto quoziente intellettivo ma un po’ imbranati nella vita sociale, tanto da essere dei veri e propri nerd, dediti essenzialmente a fumetti, videogiochi e tecnologia in generale (e al contrario decisamente poco propensi al contatto con la natura, al movimento, al cibo sano e in generale ad uno stile di vita sano).

I primi due sono anche coinquilini, e un bel giorno nell’appartamento di fronte al loro va ad abitare Penny, ragazza di provincia trasferitasi lì per cercare di diventare un’attrice di successo.
Leonard si invaghirà all’istante della ragazza, molto avvenente, e comincerà così una sorta di mix tra i loro modi di vivere la vita.

Tra l’altro, già conoscevo la bella Kaley Cuoco-Penny per l’altra sit-com 8 semplici regole, anch’essa assai divertente.

In conclusione: Big Bang theory è una sit-com di alto spessore dal punto di vista di umorismo, dialoghi e caratterizzazione dei personaggi… e se la si guarda schermati dal punto di vista che ho evidenziato si evitano quei condizionamenti poco carini cui ho accennato... o magari li si guarda non con rabbia o fastidio, ma con tenerezza.

Nel caso, buona visione, e mi perdonino i fan della serie per ciò che ho evidenziato, ma d’altronde già dalla sigla, senza aver visto un solo fotogramma, ero sicuro di cosa vi avrei trovato dentro, giacché i simboli non sono mai utilizzati a caso.

Fosco Del Nero



Titolo: Big Bang theory (Big Bang theory).
Genere: comico, situation comedy, serie tv.
Ideatore: Chuck Lorre, Bill Prady.
Attori: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Mayim Bialik, Melissa Rauch.
Anno: 2007-in corso.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 26 dicembre 2013

The fountain - L’albero della vita - Darren Aronofsky (film psicologico)

The fountain - L’albero della vita, che non conoscevo, è un film arrivato per caso, che mi è stato consigliato e che, per pura coincidenza, ha seguito un altro film dello stesso regista, cosa ancor più rara dal momento che non si tratta di un regista famoso, né di un regista prolifico: Darren Aronofsky
Il film precedente era Pi greco - Il teorema del delirio
Giacché ci sono, cito anche un altro film del medesimo regista divenuto discretamente famoso, e che avevo visto anni fa, prima di aprire questo blog: Requiem for a dream

Tutti e tre i film sono piuttosto immaginifico-psichedelici, e affrontano temi impegnativi, e persino metafisici: la morte, Dio, la droga, la malattia. 

Temi non troppo allegri, come si vede, e in effetti questo stesso L’albero della vita non è proprio un film gioioso, come si evince dalla trama: Tomas Creo (Hugh Jackman; X-Men, Val Helsing, Scoop) è un dottore ricercatore, e la ragione principale della sua ricerca medica è la moglie Isabel (Rachel Weisz; La mummiaConstantine, Il grande e potente Oz), malata di tumore in fase avanzato.

Se da un lato il film segue le vicende del dottore e della sua giovane moglie, dall’altro lato esplora due filoni fantastico-onirici: uno vede l’uomo nelle vesti di monaco meditante accanto all’albero della vita, mentre l’altro vede l’uomo nei panni del guerriero spagnolo alla ricerca di un’antica piramide maya in Sud America, ciò ispirato da un romanzo scritto dalla stessa Isabel.

I tre filoni narrativi si intrecciano, con il "filone realtà" che perde man mano peso nel corso della storia. Alla fin fine, gli unici elementi in comune sono l’amore del protagonista, sempre intento a salvare qualcuno, che egli sia dottore, monaco o guerriero, e la morte, che incombe inevitabilmente, nonostante le nostre lotte e le nostre paure.

La parte più interessante del film è certamente quella più spirituale, con tanto di posizione del loto, visioni new age, luci mistiche, etc, e che rappresenta, a un certo punto anche visivamente, la tensione all’ascesa spirituale dell’essere umano.

In questo senso, nonostante il film sia piuttosto triste, dentro vi è anche un’energia di resa-accettazione (quella di Isabel, che si è già riappacificata con la vita… e quindi con la morte) e un’energia di forza (quella di Thomas, che cerca la sua centratura nonostante e anzi grazie agli eventi della vita).

Nel complesso, The fountain - L’albero della vita mi è piaciuto: buona tensione narrativa, buone recitazioni, begli effetti speciali, e un senso di profondità raro da incontrare in un film. 
Normalmente evito i film tristi e drammatici, ma questo a mio avviso val la pena vederlo.

Fosco Del Nero



Titolo: The fountain - L’albero della vita (The fountain).
Genere: psicologico, drammatico.
Regista: Darren Aronofsky.
Attori: Hugh Jackman, Rachel Weisz, Stephen McHattie, Mark Margolis, Ellen Burstyn, Fernando Hernandez, Sean Patrick Thomas, Cliff Curtis.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 19 dicembre 2013

Chi ha incastrato Roger Rabbit - Robert Zemeckis (film fantastico)

Credo non vi sia nessuno che non abbia ancora visto Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma approfitto comunque di questa mia ennesima visione del film culto del 1988 per scriverne una recensione.

Ci sarebbe così tanto da dire su questo film, ma cercherò di essere sintetico.

È un film a tecnica mista, che unisce dunque recitazione con attori in carne ed ossa e animazione. Tra gli attori in carne e ossa abbiamo Bob Hoskins (Sirene) e Christopher Lloyd (Ritorno al futuro, Interstate 60, La famiglia Addams), mentre tra i personaggi animati abbiamo letteralmente di tutto, visto che il film ha ospitato personaggi della Disney, della Warner Bros, della Paramount Pictures, etc.
In mezzo ai vari Topolino, Paperino, Bugs Bunny, Daffy Duck, Titti, etc, i protagonisti sono comunque altri: sul versante umano abbiamo il detective Eddie Valiant e la fidanzata Dolores, e su quello non umano Roger Rabbit e l'affascinante moglie Jessica.

Le storie delle due coppie si incroceranno per due motivi: il primo sono le dicerie secondo cui la conturbante Jessica avrebbe tradito il marito coniglio, e il secondo è il presunto testamento scritto da Marvin Acme, il proprietario dell’ACME Corporation, le cui proprietà ospitano la città di Cartoonia, sita vicino a Hollywood, in California, in cui vive la gran parte dei cartoni, anche se molti altri vivono a Los Angeles, ben integrati con gli uomini.
Ma c’è qualcuno che a dire il vero odia i cartoni… e non prova una grande simpatia per loro lo stesso Eddie Valiant, visto che è stato proprio un cartone a uccidere suo fratello…

Più di lui, comunque, sembra odiarli il giudice Morton, l’inventore della salamoia, una sostanza capace di uccidere i cartoni liquefacendoli, laddove invece fino ad allora si era pensato che non potessero morire.

Chi ha incastrato Roger Rabbit è uno spettacolo da diversi punti di vista: visivo innanzi tutto, nonostante l’età ormai avanzata del film, dal momento che offre paesaggi e momenti di grande impatto, ma anche a livello di humor e di trama il film si difende molto bene, tanto che lo si riguarda sempre volentieri, anche grazie alla simpatia dei due suoi protagonisti, Eddie Valiant e Roger Rabbit.

Non a caso, è un film che ha segnato la storia del cinema, e che ha fatto scuola, con tanto di imitatori più o meno velati: si pensi al di poco successivo Fuga dal mondo dei sogni… anche se è solo più avanti negli anni, col migliorare della tecnologia, che animazione e recitazione sono state fuse con buoni risultati, laddove al tempo questo era stato un esperimento-scommessa.

Vinta, evidentemente.

Fosco Del Nero



Titolo: Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who framed Roger Rabbit).
Genere: commedia, animazione, fantastico.
Regista: Robert Zemeckis
Attori: Bob Hoskins, Christopher Lloyd, Joanna Cassidy, Frank Sinatra, Stubby Kaye, Betsy Brantley, Pat Buttram, Joe Alaskey, Mae Questel.
Anno: 1988.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 16 dicembre 2013

Un sogno per domani - Mimi Leder (film drammatico)

Ormai mi accosto con una certa curiosità ai film in cui recita Kevin Spacey (o a quelli in cui figura come produttore) dal momento che l’esperienza mi ha insegnato che si tratta sovente di film non banali e con dei contenuti importanti: penso ai vari American beauty, K-Pax - Da un altro mondo, The big kahuna, L’uomo che fissa le capre.

Un sogno per domani conferma la regola di fondo, e il film si rivela storia, oltre che ben fatta, anche importante nei contenuti.

Ma andiamo subito a tratteggiare la trama per sommi capi: Trevor McKinney (Haley Joel Osment, il bambino de Il sesto senso) è un ragazzino undicenne parecchio sveglio… e che la vita stessa ha contribuito a “svegliare”, dal momento che i suoi genitori sono divorziati e che sua madre è un’ex alcolizzata che ogni tanto ci ricasca.
La madre Arlene (Helen Hunt; La maledizione dello scorpione di giada), dal canto suo, ha una vita difficile, e per tirare avanti porta avanti due diversi lavori, nessuno dei due gratificante.

Nella loro vita si inserirà Eugene Simonet (Kevin Spacey), nuovo insegnante di Trevor, col tutto che parte da un compito che il docente assegna ai suoi alunni: fare qualcosa per cambiare il mondo. Trevor lo prende alla lettera, e lancia “passa il favore”, sorta di catena che farà il giro degli Stati Uniti, facendo persino finire in tv il bambino.

Un sogno per domani è un mix tra commedia, film drammatico e film di crescita personale, e si distingue bene in tutti e tre i campi, pur dando a tratti l’impressione di non riuscire a sfondare, se così si può dire, e di restare sempre a metà strada.

Recitazione buona, trama tutto sommato scontata ma interessante, e dialoghi spesso accattivanti. Con anche, come si diceva, qualche vero e proprio spunto di crescita personale, come il seguente, pronunciato proprio dal piccolo Trevor.
“Per me certe persone hanno troppa paura per pensare che le cose possano essere diverse. Insomma, il mondo non è tutto quanto… merda. Ma credo che sia difficile per certa gente che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare. E le persone si arrendono. E quando lo fanno, poi tutti ci perdono.”

Nel complesso, Un sogno per domani è un buon film, con diversi livello di lettura-visione, e che vale certamente la pena vedere.

Fosco Del Nero



Titolo: Un sogno per domani (Pay it forward).
Genere: drammatico, psicologico, commedia, sentimentale.
Regista: Mimi Leder.
Attori: Haley Joel Osment, Kevin Spacey, Helen Hunt, Jay Mohr, Angie Dickinson, James Caviezel, Jon Bon Jovi.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

sabato 14 dicembre 2013

Django unchained - Quentin Tarantino (film drammatico)

Ho visto quasi tutti i film di Quentin Tarantino, anche se su Cinema e film finora ho recensito solamente Le iene, Bastardi senza gloria e Kill Bill.
Oltre che Sin City, cui Tarantino ha partecipato come coregista, e Dal tramonto all'alba, cui ha partecipato come attore, diretto dal suo amico Robert Rodriguez.

Ad ogni modo, un paio di giorni fa mi sono visto anche il suo ultimo lavoro: Django unchained, film di ambientazione western con una serie praticamente interminabile di riferimenti, a cominciare dal titolo (Django, film di Sergio Corbucci, regista di svariati film della coppia Bud Spencer e Terence Hill) fino alla sigla finale (Lo chiamavano Trinità).

In mezzo, tante altre citazioni, spesso autocitazioni, nonché molte situazioni tipiche “tarantiniane”, tra violenza, sangue, ironia e legami affettivi. 

Ecco in breve la trama: il dottor King Schultz (Christoph Waltz; Bastardi senza gloria, The zero theorem), un cacciatore di taglie che va in giro con un carretto da dentista ambulante, sta cercando alcuni criminali su cui pende una taglia, e incontra per caso lo schiavo Django, che potrebbe aiutarlo nella sua ricerca.
Lo prende dunque con sé, come uomo libero e collaboratore.

Django (Jamie Foxx; Ray, Collateral), dal canto suo, ha un solo obiettivo: ritrovare la moglie Broomhilda (Kerry Washington; Ray, Lei mi odia), anch’essa schiava e finita chissà dove…

I due lo scopriranno, e inizierà così una sorta di partita a scacchi con Calvin Candie (Leonardo Di CaprioInception, Revolutionary road, Romeo & Giulietta, The beach, Titanic) e il suo capo-schiavo Stephen (Samuel L. Jackson; Pulp fiction, Die hard, Old boy).

La storia di per sé non è nulla di particolarmente originale, specialmente rispetto ai canoni di Tarantino, ma il film è praticamente impeccabile sotto ogni punto di vista: fotografia, colonna sonora, dialoghi, tanto che, nonostante sia il film più lungo del regista americano, con i suoi 165 minuti, comunque si segue più che volentieri fino alla fine.

Pur non essendo un fan sfegatato di Quentin Tarantino, devo dire che ho gradito tutti i suoi film, e così è stato anche per Django unchained, film che ha una sua bellezza, un suo incedere maestoso, e anche più umorismo di molti suoi predecessori.

Anche se, a dirla tutta, sconta una sceneggiatura non troppo brillante, nonché alcuni punti che non mi hanno convinto molto (come la scoperta della copertura dei due cacciataglie presso la fattoria di Calvin Candie), utili a far proseguire la trama in un certo modo ma un po’ forzati.

Nel complesso, comunque, Django unchained mi è piaciuto e, dettagli a parte, se tutti i film fossero così curati, gusti di genere a parte, non avremmo nulla di cui lamentarci…

Fosco Del Nero



Titolo: Django unchained (Django unchained).
Genere: drammatico.
Regista: Quentin Tarantino.
Attori: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Leonardo Di Caprio, Kerry Washington, Dennis Christopher, Walton Goggins.
Anno: 2012.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 11 dicembre 2013

I sogni segreti di Walter Mitty - Ben Stiller (film commedia)

Se Ben Stiller si è conquistato un indiscussa fama di attore comico e brillante, grazie a interpretazioni di film come Tutti pazzi per Mary, Ti presento i miei, Starsky & Hutch, Una notte al museo ed altri ancora, non ha fatto il salto di qualità come regista, dal momento Giovani, carini e disoccupati, Il rompiscatole, Zoolander e Tropic thunder, pur evidenziando una certa verve, non si sono segnalati come capolavori.

Adesso il buon Ben ci riprova col film che uscirà nei cinema italiani il 19 dicembre: I sogni segreti di Walter Mitty, in cui è sia regista che attore protagonista, al fianco di Kristen Wiig (Le amiche della sposa) e di Sean Penn (Carlito's way, The game - Nessuna regola, Accordi e disaccordi).

Ecco in sintesi la trama de I sogni segreti di Walter Mitty (titolo originale: The secret life of Walter Mitty): Walter Mitty di lavoro fa l’editor fotografico, e di carattere è un sognatore, tanto che spesso si perde in sogni e fantasie ricolme di avventura e pericolo (da cui i sogni segreti del titolo).

Ma è solo quando lui e la collega Cheryl Melhoff, di cui è segretamente innamorato, rischieranno di perdere il lavoro, che sarà davvero protagonista di un viaggio inatteso, un viaggio intorno al mondo più avventuroso e straordinario di quanto avrebbe mai pensato, che farà emergere il meglio di lui, amore o non amore.

I sogni segreti di Walter Mitty, dunque, oltre ad essere una commedia è anche un film sui sentimenti e sul vivere la vita in modo pieno… proprio il contrario di ciò cui Walter aveva abituato se stesso, tanto che il motto del film diventa una sua frase: “La vita è avere coraggio e affrontare l’ignoto”.

C'è da scommettere peraltro che i sogni segreti di Walter sono i viaggi anche dell'uomo comune, bloccato tra lavoro e routine di vita e sospeso tra la realtà quotidiana, che siano i sogni d'amore o sogni d'avventure.
In questo caso la storia di Walter Mitty è la storia di tante persone "normali", a cui Ben Stiller ha dato un volto e una voce. In questo senso, il film può essere sia svago che ispirazione...

Buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: I sogni segreti di Walter Mitty (The secret life of Walter Mitty).
Genere: commedia, avventura.
Regista: Ben Stiller.
Attori: Ben Stiller, Shirley MacLaine, Sean Penn, Kristen Wiig, Adam Scott, Patton Oswalt, Terence Bernie Hines.
Anno: 2013.
Dove lo trovi: qui.


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domenica 8 dicembre 2013

Eyes wide shut - Stanley Kubrick (film drammatico)

Va da sé che apprezzo molto Stanley Kubrick come regista, anche se finora nel blog ho recensito il solo Il dottor Stranamore.
Oggi faccio il bis, con un altro suo classico (ma quale dei suoi film non è diventato un classico?): Eyes wide shut, senza dubbio il suo film più controverso, durante la lavorazione del quale, peraltro, il regista è morto in circostanze sospette.

E il fatto che il film parli in buona sostanza di logge massoniche e riti magico-sessuali ha fatto fare ad alcuni due più due.

In un film così tanto palese, peraltro, la ricerca di riferimenti più o meno nascosti, come il grembiulino massonico, la scultura a forma di pigna-ghiandola pineale, i riferimenti all’arcobaleno, la stella di Ishtar, il nome di Zsandor che riecheggia quello del fondatore della Chiesa di Satana, la villa dei Rothschild in cui è stato girato il rito magico-sessuale, l'utilizzo delle donne come oggetti sessuali, la liturgia cantata al contrario, il cerchio magico, l'aquila bicipite con corona, i numerosi specchi e maschere, assassini e suicidi simulati, manipolazione mediatica e gente che sparisce, lascia persino il tempo che trova: Eyes wide shut parla di gruppi massonico-esoterici nascosti e di riti a sfondo sessuale, su questo non ci piove.

Così come non ci piove sul fatto che, stringi stringi, la vita dei due protagonisti, inizialmente due persone ignare, cambi profondamente, e non perché si siano addentrate in tali gruppi, cosa che al contrario è stata impedita a William Harford (mentre la moglie Alice l’ha vissuta… in un sogno), ma perché cambia profondamente il loro modo di concepire la vita, la coppia e il sesso stesso.

Il dialogo finale del film rivela sul film stesso molto più di tutto il resto: 
"Nessun sogno è mai soltanto sogno."
"L’importante è che ora siamo svegli."
Come a dire che prima erano addormentati, o comunque meno consapevoli delle cose.

Eyes wide shut è dunque il racconto della presa di consapevolezza di Bill e Alice, per quanto periferica e marginale rispetto ai riti intravisti da lui nella realtà e da lei nel sogno.
Ma d’altronde, quale dei due sia veglia e quale sogno è un dubbio che lo stesso protagonista si pone. 
I due, per così dire, hanno saputo per caso la parola d’ordine, hanno intravisto qualcosa, quanto bastava per cambiare il loro paradigma della vita, ma poi non sono potuti andare oltre (perché quello era un mondo inaccessibile per la gente comune, nonostante tutta la buona volontà di Bill, indirizzato ai luoghi "oltre l'arcobaleno" dall'uccellino-usignolo-Nightingale), rimanendo infatti in una situazione emotiva di turbolenza, di mancanza e di paura...

... che potrebbe peraltro essere quella richiamata dal titolo, gli "occhi largamente chiusi", figura stante a simboleggiare lo stato di inconsapevolezza... il quale peraltro potrebbe anche riferirsi all'uomo comune, e quindi allo spettatore che Kubrick voleva mettere in guardia, per l'appunto distratto (dalle cose della sua vita) e inconsapevole (di ciò che veramente succede intorno a lui).

Secondo alcuni Stanley Kubrick, che già dai suoi film precedenti aveva mostrato di sapere qualcosa, e quindi di essere del giro di massoneria e gruppi esoterici, ha rivelato troppo, ed è stato per questo eliminato… proprio come succede peraltro ai personaggi scomodi del film.
Altre coincidenze curiose: nel film ha una piccola parte Thomas Gibson, il Greg di Dharma e Greg, serie che mette in ridicolo la cultura alternativo-natural-spirituale, tanto quanto la serie successiva dei medesimi autori (entrambe molto ben fatte, peraltro), ossia il celebre Big Bang Theory, la cui sigla è praticamente un manifesto dell'élite massonica (e in cui peraltro è protagonista Johnny Galecki, che ebbe una parte in un altro film con Tom Cruise, Vanilla sky... e lo stesso Tom Cruise non è certo lontano dagli ambienti da logge settarie, come noto).

Fuori da tutto questo, Eyes wide shut è un bel film: esteticamente è curato in modo strepitoso, e ha una forte tensione emotiva che accompagna lo spettatore per tutta la sua durata, non indifferente tra l’altro, visto che sfonda le due ore.

La valutazione si riferisce dunque al film in se stesso… quanto al resto, vedete voi.

Fosco Del Nero



Titolo: Eyes wide shut (Eyes wide shut).
Genere: surreale, psicologico, drammatico.
Regista: Stanley Kubrick.
Attori: Tom Cruise, Nicole Kidman, Madison Eginton, Jackie Sawris, Sydney Pollack, Peter Benson, Todd Field, Michael Doven, Sky Dumont, Louise Taylor.
Anno: 1999.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 5 dicembre 2013

La collina dei papaveri - Goro Miyazaki (anime)

Sono da tanti anni ormai un grande fan dei film di Miyazaki, tanto che su Cinema e film sono già apparse le recensioni di quasi tutti i suoi film: Nausicaa della valle del ventoLa città incantataLupin III - Il castello di CagliostroIl castello errante di HowlPorco RossoPonyo sulla scoglieraLaputa - Castello nel cielo, Kiki - Consegne a domicilio.

Oltre che a film, sempre di animazione ovviamente,cui egli ha collaborato in qualche modo, pur non dirigendo il film: Pom PokoI sospiri del cuore, Arrietty.

Oltre che, ovviamente, il primo film diretto dal figlio, Goro Miyazaki: I racconti di Terramare.

Il secondo, invece, è l’oggetto della recensione odierna: La collina dei papaveri. Con cui si cambia decisamente genere, passando dal fantastico di praticamente tutti i film del padre, e dello stesso I racconti di Terramare, a un’ambientazione storico recente: il Giappone del 1963, e specificatamente la città di Yokohama.

Siamo quindi nel Giappone post seconda guerra mondiale, fase di ricostruzione e di grande cambiamento. 

Cambiamento nel grande a livello di nazione, ma anche nel piccolo per la protagonista della storia, Umi, ragazza di 16 anni orfana di padre e sorta di vice-madre nell’affollato dormitorio in cui vive con le sue sorelle, la nonna e due affittuarie. 
La madre, infatti, è professoressa negli Stati Uniti, e quindi assente quasi sempre.

Il film racconta l’avvicinamento tra lei e Shun, 17enne che va alla sua stessa scuola, tra l’amicizia personale e l’avventura di pulizia e ristrutturazione del Quartier Latino, vecchio immobile sede dei numerosi gruppi scolastici: dall’astrologia alla filosofia.

Subito dopo aver completato la pulizia-ammodernamento generale, tuttavia, giunge notizia che ai piani alti hanno deciso di smantellare l’edificio.

Dall’altro lato, invece, arriva una notizia ancora più difficile per Umi e Shun…

La collina dei papaveri ha un sapore un po’ melodrammatico, e il solito nippo-target giovanile ma adulto al tempo stesso (protagonisti adolescenti e tematiche adulte). In questo caso, il concetto di fondo è l’andare avanti, ma tenendo conto del passato: sia la vita dei due giovani, sia la vita del Quartier Latino ha subito dei cambiamenti, e tutto sta nell’equilibrare vecchio e nuovo… proprio come il Giappone moderno.

Anche se, a onor del vero, il film mantiene un gusto un po’ retrò, che pare sottintendere una certa malinconia per quello che è passato: il codice nautico e le bandiere, la colonna sonora, vecchia anch’essa, dal sapore antico, etc.

Ho letto in rete commenti che consideravano La collina dei papaveri un passo avanti per Goro rispetto a I racconti di Terramare, che però personalmente ho preferito.
E questo nonostante il fatto che a La collina dei papaveri abbia partecipato il Miyazaki senior come co-sceneggiatore. 

A questi due film del figlio, però, manca il respiro epico e immaginifico dei film del padre (di tutti, direi, tranne forse Lupin).
Ciononostante, La collina dei papaveri è un film d’animazione che vale comunque la pena di guardare: animazione e colonna sonora fanno la loro, e anche i personaggi sono discretamente caratterizzati.

Fosco Del Nero



Titolo: La collina dei papaveri (Kokuriko-zaka kara).
Genere: anime, sentimentale.
Regista: Goro Miyazaki.
Anno: 2011.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

sabato 30 novembre 2013

Philadelphia experiment - Stewart Raffill (film fantascienza)

Philadelphia experiment è un film oramai anzianotto, del 1984 per la precisione, che non ha avuto un grande successo, né al tempo della sua uscita né in seguito, ma che si è comunque guadagnato la fama di film di nicchia, una sorta di piccolo film cult di fantascienza.
Sì, giacché la sua trama rientra a pieno titolo nel filone della fantascienza.

Andiamo subito a sintetizzarlo in grande sintesi: nel 1943, in piena guerra mondiale, gli Usa stanno facendo degli esperimenti per rendere le loro navi invisibili ai radar.
Durante uno di essi, però, qualcosa va storto, e la nave USS Elridge viene prima avvolta da onde elettromagnetiche e poi scompare.
Due militari, i giovani David e Jim, per salvarsi si buttano fuori bordo, ma una volta giunti a riva scoprono di essere finiti nel 1986.

Jim, che ha assorbito più onde elettromagnetiche dell’amico, sembra più sofferente, tanto che finisce all’ospedale… laddove poi sparisce egli stesso.
David, invece, cerca di orientarsi in un futuro che gli è ovviamente poco familiare, aiutato da Allison, una ragazza che lo aiuterà nel momento difficile.

Difficile non solo per lui: in questo futuro il mondo è minacciato da un vortice creatosi nel coontinuum spazio-temporale proprio a causa dell’esperimento del 1943, sorta di buco nero che ha già risucchiato un’intera città e che minaccia di fare altrettanto con altre.

Solo David può risolvere la cosa, tornando indietro nel tempo…

Philadelphia experiment è tratto dal libro di William I. Moore e Charles Berlitz, e affronta dunque la tematica del viaggio nel tempo e dei rischi ad esso connessi, per quanto addolcita dalla freschezza giovanile del protagonista David e della sua compagna d’avventura Allison.

Certamente il film non mancherà di piacere agli appassionati di fantascienza o del sottogenere “viaggi nel tempo”, anche se, ad onor del vero, devo dire che gli manca qualcosa in termini di scorrevolezza e di brillantezza.

Oltre la trama e il rapporto tra i due protagonisti, infatti, non c’è altro, e persino i dialoghi risultano poco ispirati e un po’ fiacchi.
Inoltre, manca del tutto la componente di allegria e di leggerezza, con la storia che è pervasa da una cappa di tristezza e quasi di ineluttabilità.

Nel complesso, a mio avviso Philadelphia experiment si merita una sufficienza stiracchiata, più che altro per il coraggio nell’affrontare una trama così estrema… con tutto che secondo alcuni si tratta di una storia vera…

Fosco Del Nero



Titolo: Philadelphia experiment (Philadelphia experiment).
Genere: fantascienza, sentimentale.
Regista: Stewart Raffill.
Attori: Michael Paré, Nancy Allen, Bobby Di Cicco, Eric Christmas, Louise Latham, Kene Holiday, Joe Dorsey, Stephen Tobolowsky, Michael Currie.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 25 novembre 2013

Vanilla sky - Cameron Crowe (film surreale)

Intanto un paio di precisazioni: in primo luogo, credo che questa sia la terza volta che vedo Vanilla sky, ma la prima da che ho aperto il blog Cinema e film, da cui la recensione “ritardata”.

In secondo luogo, per chi non lo sapesse Vanilla sky è il remake americano di un film spagnolo, intitolato Apri gli occhi (regia di Alejandro Amenabar), in cui recita la stessa Penelope Cruz, ma che è ambientato a Madrid.

La versione newyorkese è invece diretta da Cameron Crowe, che ha raggiunto l’apice del successo proprio con questa pellicola.

Pellicola che peraltro gode di un cast piuttosto notevole: i protagonisti principali sono Tom Cruise (Top gun, Cocktail, Rain man, Intervista col vampiro, Minority report, L’ultimo samurai, Mission: impossible, Eyes wide shut) e Penelope Cruz (Nessuna notizia da Dio, Volver, Vicky Cristina Barcelona, Tutto su mia madre, Lezioni d'amore), mentre in due ruoli secondari troviamo Cameron Diaz (Tutti pazzi per Mary, Charlie’s angels, Notte brava a Las Vegas), Kurt Russell (Tango e Cash, Interstate 60) e Jason Lee (Dogma, L’acchiappasogni).

Si intravedono tra l’altro anche il Codaliscia di Harry Potter (Timothy Spall), Leonard di Big Bang Theory (Johnny Galecki), il regista-attore Kevin Smith (Clerks, Dogma), e persino Steven Spielberg e Nikole Kidman in due rapidissimi cameo.

Ma andiamo alla storia in breve: David Aames è un giovane uomo bello, ricco e di successo, anche se un po’ annoiato dalla vita e dagli intrighi aziendali.

Egli trova in Sophia, fresca e vivace ragazza di origine spagnola, una nuova ragione di vita… nonché un motivo in più per allontanarsi da Julie, una ex che lo ha stancato.

Un incidente, però, cambierà la sua vita… e molto più di quanto ci si potrebbe immaginare…

Intanto, non posso non osservare che la carriera di Tom Cruise, specie nella sua parte matura (quella in cui dunque poteva permettersi di scegliere i film in cui recitare) lo ha spesso visto protagonista di film un po’ particolari, tra Eyes wide shut, Minority report, Intervista col vampiro, Vanilla sky ed altri film che probabilmente mi sto dimenticando… e con gli ambienti un po’ particolari che frequenta il buon Tom con tutta probabilità ha interessi un po’ fuori dal comune, legati a tematiche esoterico-esistenziali. 
Come anche alcuni degli altri personaggi citati peraltro.

Vanilla sky, in poche parole, esplora il tema della dicotomia tra realtà e finzione-sogno, e quanto i confini tra le due possano essere labili.

In alcuni punti, tra l’altro, in bocca ad alcuni dei personaggi vengono messe delle frasi dal sapore assai esoterico, certamente non a caso, col tutto che assume i contorni di un film sull’esistenza più che di una storia di fantascienza.

Ad ogni modo, la storia si mantiene interessante e vibrante fino alla fine, giocando molto sulle ottime performance dei due attori protagonisti. 
Mi è piaciuta meno, invece, Cameron Diaz, per la quale non sono mai impazzito (quindi direi "Quasi tutti pazzi per Mary")… ma che per la recitazione in questo film ha vinto un Oscar, tant’è...

Questione di gusti, come per il genere e per lo stile. 
Per dire, di mio apprezzo l’originale Apri gli occhi più di Vanilla sky, ma certamente per qualcuno potrà essere il contrario.

Comunque, il mio gusto mi porta a suggerire tanto l’uno quanto l’altro, sia come film in sé sia come spunti di riflessione su realtà, sogno, consapevolezza e anche confini della tecnologia.

Fosco Del Nero



Titolo: Vanilla sky (Vanilla sky).
Genere: drammatico, fantastico. Regista: Cameron Crowe.
Attori: Tom Cruise, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Kurt Russell, Jason Lee, Timothy Spall, Noah Taylor, Michael Shannon, Tilda Swinton, Shalom Harlow.
Anno: 2001.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

martedì 19 novembre 2013

Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto - Robert Iscove (film commedia)

Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto è una commedia sentimentale giovanile con protagonisti Claire Forlani (che molti ricorderanno nel bellissimo Vi presento Joe Black) e Freddie Prinze Jr. (che meno persone ricorderanno per l’horror So cosa hai fatto o per il demenziale Scooby Doo, e che forse alcuni sapranno essere nella realtà il marito di Sarah Michelle Gellar, l’indimenticata Buffy - L’ammazzavampiri).

I due attori, tuttavia, non compaiono subito, dato che il film ha un respiro temporale piuttosto ampio, e ci presenta prima i due bambini, dodicenni, che si incontrano per caso in un aereo… e subito litigano.

E poi i due più grandetti, al liceo, che si incontrano nuovamente per caso… e anche qui non si trovano molto.

Idem dicasi per il successivo incontro, all’università… anche se poi i due, per un altro caso fortuito, finiranno per fare amicizia e diventare veri e propri confidenti intimi.

Ryan e Jennifer, questi i nomi dei due personaggi, rappresentano gli eterni opposti che si attraggono, anche se si attraggono con grande ritardo in questo caso, con la storia però che è chiara fin dall’inizio e che non rivelerà molte sorprese nella trama, puntando più che altro sui dialoghi e i personaggi.

Dialoghi buoni, e personaggi ben caratterizzati, comprese le prove dei due attori protagonisti, affiancati da altri volti noti dell’Hollywood “giovanile”: il Jason Biggs dei vari American pie e la Alyson Hannigan dello stesso Buffy - L’ammazzavampiri... e degli stessi American pie (ma vista anche nella serie tv Veronica Mars).

La gradevolezza degli attori e alcuni buoni dialoghi però non sollevano da soli un film che rimane una commedia leggera senza alcuna ambizione, e che peraltro ha una gestione dei tempi che non ho gradito molto.

Anzi, a dirla tutta probabilmente senza i due volti di Freddie Prinze Jr. e Claire Forlani il film avrebbe avuto una valutazione assai peggiore.

In conclusione, Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto è una commedia sentimentale simpatichina, che va bene come film leggero da guardare per rilassarsi, ma che non rimarrà nella storia del cinema neanche nel suo genere.

Fosco Del Nero



Titolo: Boys and girls (Boys and girls).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Robert Iscove.
Attori: Claire Forlani, Freddie Prinze Jr., Jason Biggs, Amanda Detmer, Alyson Hannigan, Matt Schulze, Monica Arnold.
Anno: 2000.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 15 novembre 2013

Dylan Dog - Il trillo del diavolo - Roberto D’Antona (film fantastico)

Normalmente non tendo a guardare produzioni indipendenti e a basso budget, per il semplice motivo che non riesco a giudicare un film indipendentemente dal suo iter di produzione: valutando solo il risultato finale, va da sé che produzioni a badget basso o quasi nullo partono nettamente sfavorite.

Ho tuttavia fatto un’eccezione per Dylan Dog - Il trillo del diavolo un po’ perché avevo letto commenti positivi, un po’ perché, pur non essendo un fan vero e proprio di Dylan Dog, ho sempre avuto una certa simpatia per il personaggio e il fumetto in questione.

Ma andiamo al film Dylan Dog - Il trillo del diavolo, produzione tutta italiana e regia di Roberto D’Antona, che poi è anche attore protagonista.

Ecco la trama in grande sintesi: Dylan Dog, indagatore dell’incubo, è in un periodo di crisi, tanto da essere anche preda di incubi.

In uno di questi, particolarmente realistico, il buon vecchio Dylan si troverà immerso in una sorta di viaggio interiore tra amici e demoni, in stile Divina Commedia, ovviamente rivisitata secondo lo stile del fumetto di Tiziano Sclavi.
A fare da Virgilio a Dylan non poteva esserci che Groucho, tra baffi, sigari e motteggi.

Come detto in apertura, conosco vagamente personaggi e fumetto, per cui non sono soggetto a delusioni da superfan, né dall’altro lato posso apprezzare citazioni e riferimenti vari.
La mia valutazione va dunque al solo prodotto cinematografico.

Ed esso è un film breve, di 50 minuti, inaspettatamente ben realizzato riguardo nel fattore tecnico, tra qualità delle riprese e scelte registiche, e che se la cavicchia anche bene in alcuni dettagli che ovviamente risentono di un budget basso, come trucco e audio…

… ma che non mi ha convinto troppo nella recitazione, soprattutto dei due personaggi principali: il primo (Dylan) è un po’ troppo arrabbiato e grugnoso, mentre il secondo (Groucho) personalmente non mi ha fatto ridere né sorridere. 

I commenti letti in rete tuttavia testimoniano praticamente tutti di una buona fedeltà ai personaggi del fumetto, per cui magari è un mio gusto personale.

Detto tutto ciò, la valutazione “numerica” di Dylan Dog - Il trillo del diavolo di Roberto D’Antona riflette questi due aspetti… ma quella “verbale” sta più in alto, e anzi incoraggia progetti indipendenti di buona qualità come questo.

E, a questo riguardo, in bocca al lupo per il prossimo.

Fosco Del Nero 



Titolo: Dylan Dog - Il trillo del diavolo (Dylan Dog - Il trillo del diavolo).
Genere: grottesco, fantastico.
Regista: Roberto D’Antona.
Attori: Roberto D’Antona, Francesco Emulo, Michele Friuli, Barbara De Florio, Ciro De Angelis, Angelo Boccuni, Francesco Santagada, Giovanni Navolio, Federica Gomma.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 8 novembre 2013

Fight Club - David Fincher (film psicologico)

Ho una teoria, che tutto sommato è piuttosto semplice, tanto semplice che io dico “teoria”, ma in realtà do per scontato che sia così: i grandi film, quelli che definiamo grandi perché passati alla storia, hanno sempre dei contenuti profondi, spirituali oserei dire, e questo al di là che siano stati messi volutamente dai loro autori, o che vi siano capitati per “semplice” ispirazione.

Intanto preciso che con la parola “spirituale” intendo riferirmi non alla religione o al volemose bene new age, ma all’evoluzione personale cui tutti siamo chiamati.

La ragione del grande successo di tali film, dunque, non starebbe tanto, o comunque non solo, nella bellezza della fotografia, nella ricchezza della trama, nella recitazione degli attori, ma soprattutto nell’energia che c’è dietro. Questa energia fa da calamita, soprattutto per le persone che sono sufficientemente vicine ad essa da poterla recepire. È una questione di risonanza, diciamo.

E mentre vi sono film di nicchia, con dietro un’energia di nicchia, per la quale pochi sono pronti, vi sono viceversa altri film più generalisti, per ricevere la cui energia non occorre un grado evolutivo particolare… da cui il successo di massa di alcuni film (o libri, naturalmente il discorso vale in generale).

Questo, intendiamoci, persino se del film non si capisce mentalmente la vera essenza… il punto è che la si coglie in modo inconscio.
Mi è successo di riflettere su ciò dopo aver visto Mary Poppins, ma questa volta, l’ennesima volta, con occhi nuovi, da crescita personale per l’appunto… e subito dopo scoprire che l’autrice del libro da cui il film è stato tratto era allieva di Gurdjieff, nonché studiosa di buddhismo, zen e sciamanesimo.
Ovviamente nulla è mai un caso, e tutto riflette tutto.

Mi è capitata la stessa cosa con un altro classico, per quanto più recente: Fight Club, vero e proprio film culto per un paio di generazioni, che io stesso ad istinto avevo amato, pur senza comprenderlo fino ad ora. 

Prima espongo la trama in breve, poi espongo il vero significato del film, e infine faccio seguire alcune citazioni estratte dal film stesso. Se per caso non lo aveste mai visto e voleste vederlo, forse è meglio che interrompiate la lettura, per poi magari riprenderla dopo la visione...

La trama: il personaggio principale del film, che poi è anche voce narrante, è interpretato da Edward Norton (The illusionist, Rounders - Il giocatore, Tutti dicono I love you), che recita i panni di un giovane uomo occidentale medio: lavoro d’ufficio, appartamento in condominio, mobili di marca, abbigliamento di marca, consumismo, etc.
Il suo problema principale è l’insonnia, unita a un vago vuoto di fondo, per risolvere i quali essi s’avvicina al mondo dei gruppi di assistenza per persone con varie malattie: cancro ai testicoli, tumore all’intestino, parassiti del sangue, demenza cerebrale, etc. Come per magia, lui che è un intruso in quei gruppi, vede sparire, forse perché di fronte alla vera sofferenza, i suoi ben meno gravi sintomi.

C’è però un problema: nei gruppi c’è un altro intruso, che come lui li frequenta da fasullo. Un’intrusa, per la precisione: Marla Singer (interpretata dalla bravissima Helena Bonham Carter; Big fish, La dea dell'amore, Alice in wonderland, Merlino). Allora i due si dividono “amichevolmente” i gruppi… anche se di lì a breve lui non ne avrà più bisogno, perché, dopo aver conosciuto l’eccentrico Tyler Durden (Brad Pitt; Fuga dal mondo dei sogni, L'esercito delle dodici scimmie, The snatch, Burn after reading, Bastardi senza gloria), fonderà insieme a lui il Fight Club, sorta di club di combattimento clandestino, che entro breve tempo si espanderà per tutto il paese divenendo una specie di gruppo sovversivo con tante ramificazioni.

Dopo un bel po’ di tempo e tanti dubbi, il protagonista si rende conto che Tyler Durden è lui stesso, e che ha sofferto di tale schizofrenia sempre più a lungo, tanto da aver perso ormai il controllo della situazione.

Ora passiamo al vero significato del film, che peraltro è tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk: il protagonista della storia, che non a caso non ha un nome, oltre a quelli fittizi che si è messo nei vari gruppi di sostegno, rappresenta l'ego-personalità terrena, mentre Tyler Durden rappresenta l’anima. Il primo è attaccato ai suoi possedimenti materiali: la casa, l’arredamento, i vestiti, il lavoro, il suo corpo. La seconda, invece, vive in modo completamente libero, sprezzante persino della morte, di cui non ha paura perché sa che è immortale. Il primo conduce una vita regolare e tranquilla, “mondana”, mentre la seconda, una volta che ha preso piede e ci si è messi in contatto con essa, avvia un processo di evoluzione personale che non si può bloccare, e mette la sua esistenza al servizio degli altri, sempre in sprezzo al pericolo. Nel finale si assiste a un estremo tentativo della personalità di riprendere il controllo, che però fallisce: una volta che si è preso contatto con l’anima, è un viaggio senza ritorno… e alla fine la personalità, che ha tanto lottato, si arrende e si lascia andare.

Che Fight Club abbia un senso profondo-spirituale-evolutivo si capisce bene anche da certe citazioni, che parlano letteralmente di personalità egoica, di attaccamenti, di evoluzione alchemica, di meditazione.
Tanto che in alcuni punti sembra di leggere Osho o Tolle.

“Non sei mai realmente addormentato, e non sei mai realmente sveglio.”

“Qui non c’è il nome… chi sei tu? Cornelius, Rubert, Travis, nessuno di quegli stupidi nomi che ti appioppi ogni sera?”

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.”

“Abbandoni uno stile di vita decente, i tuoi spettacolosi beni terreni. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo, né un posto. Non abbiamo la Grande Guerra, né la Grande Depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale.
La nostra grande depressione è la nostra vita.”

“Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca.”

“Respingo i principi base della società, soprattutto l’importanza dei beni materiali.”

“Al diavolo quello che vuoi sapere – dice l’anima-Tyler alla personalità – Devi dimenticare quello che sai: è questo il tuo problema. Dimentica quello che credi di sapere della vita. Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario.
Smettila di cercare di controllare tutto, pensa solo a lasciarti andare. Lasciati andare!”

“Tyler è il mio brutto sogno o io il suo?"
Ossia: la vita della personalità è il sogno dell’anima o è la personalità che si sogna l’esistenza dell’anima?

“Vi trovate all’interno della vostra caverna: entrate nella vostra caverna e camminate, addentratevi.”

“Resta col dolore, non lo scacciare!
È il momento più importante della tua vita, e lo perdi perché sei altrove.
Non fare come fanno quei cadaveri ambulanti.
Ti devi arrendere, devi avere coscienza, non paura.
È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.”

E che dire di certi altre scene particolari?
Per esempio una delle scene clou in cui, in un pavimento a scacchi, si parla di gruppi nascosti… che devono rimanere nascosti… credo di non aver mai visto in una veste narrativa un riferimento alla massoneria più chiaro di questo.

Anche il progetto di Tyler Durden, il progetto Mayhem, nel suo nome riecheggia il dualismo personalità-anima, laddove contiene la parola “me” (pur se letta al contrario), la parola “mio” (pur se con una a in mezzo), la parola "lui" (questa al dritto), nonché il suffisso inglese che indica il “potrebbe”. E chissà cos’altro…
Tra l’altro anche l’obiettivo del progetto Mayhem, così come elicitato dallo stesso Tyler Durden-anima, è chiarissimo: “Noi non uccidiamo nessuno, li liberiamo”.

E che dire della canzone di chiusura del film, intitolata “Dove è la mia mente?”.
Niente di casuale, come vedete, e in questo senso mi spiego il grande successo del film, molto più bello e significativo dentro, nel suo senso, di quanto sia bello fuori, nell’estetica del film (che pure ha un suo valore, intendiamoci).

Fight Club è la parabola evolutiva dell’uomo medio: dalle miserie-fatiche-ambizioni del mondo terreno alla tristezza del vuoto interiore (che è stata spesso definita l'"oscura notte dell'anima", e che in modo più prosaico è il classico "toccare il fondo"), arrivando al contatto con la propria anima, alle varie prove iniziatiche che essa ci sottopone, fino ad avere l’ambizione di essere utile all’evoluzione altrui (rappresentata nel film dal liberare l'umanità dal materialismo).
Altro significato del film, concetto ben noto nell’esoterismo: chi diviene sempre più in contatto con la propria anima diventa un faro-guida per gli altri, ha grande magnetismo e viene seguito da molti.

Fosco Del Nero



Titolo: Fight Club (Fight Club).
Genere: psicologico, drammatico, surreale.
Regista: David Fincher.
Attori: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Leto, Ezra Buzzington, Zach Grenier, Richmond Arquette.
Anno: 1999.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 6 novembre 2013

Napoleon Dynamite - Jared Hess (film drammatico)

Finora il film ad aver ottenuto, si fa per dire, il peggior voto su Cinema e film è tale Gentleman Broncos, un film che potrebbe aver senso guardare solo sapendo già in partenza che è ridicolo, con un approccio interiore tra l’ilare e il grottesco.

Sfortunatamente mi sono accorto troppo tardi che il regista del film recensito oggi, Napoleon Dynamite, era lo stesso di Gentleman Broncos.

Il fatto che si tratti di un film che ha ricevuto svariati premi, e che a dispetto del bassissimo budget iniziale ha riscosso al botteghino un successo oltre ogni previsione (tra i 40 e i 50 milioni di dollari negli Usa), fino a diventare un film cult, non ha purtroppo mutato, ai miei occhi, le sorti di gradimento rispetto al fratello.

Ma basta con il sarcasmo, e andiamo subito alla trama di Napoleon Dynamite: Napoleon è il classico nerd, e anzi va decisamente oltre la categoria, fino ad addentrarsi in quella dei ritardati. In lui tutti chiede di essere preso in giro (e in effetti è un ottimo soggetto su cui esercitare il non giudizio...), dalla capigliatura, all’espressione del viso, dal modo di parlare alle movenze, fino a nome e cognome.

E difatti la sua vita è una sorta di dramma continuo, soprattutto a scuola.
Anche se, ad onor del vero, non è che le persone che gli stanno intorno siano molto più brillanti di lui: il fratello maggiore Kip è un semiritardato anche lui, lo zio Rico di testa c’è un poco di più ma in compenso è squallido come personaggio, l’amico Pedro propone lo stesso sguardo vacuo, mentre l’amica Deb pure ha qualche rotella fuori posto.

Insomma, Napoleon Dynamite è un campionario di scarsità da ogni punto di vista… e, curiosamente, proprio a tale scarsità è stato ricondotto il grande successo del film, nel senso che si è supposto che vi fossero tanti personaggi in cui è facile immedesimarsi.

Bontà loro e della società statunitense…

Sta di fatto che a me le disavventure tragicomicoridicole di Napoleon Dynamite non mi hanno divertito per niente.
Ok i nerd e anche gli imbranati, ma l’esibizionismo del ritardo mentale mi sembra eccessivo.
In questo senso, così come depreco Napoleon Dynamite, dall’altro lato mi era piaciuto invece l’altro film con il medesimo attore protagonista, Jon Heder, che evidentemente è adatto a parti di questo tenore: Scuola per canaglie, in cui il protagonista è sì un po’ imbranato, ma ha anche delle qualità, e in cui la storia non è una semplice successione di episodi ridicoli.

Il lato positivo è che, con Napoleon Dynamite, ora ho un nuovo candidato a contendere la palma di “peggior film” del blog… a Gentlemen broncos.

Fosco Del Nero



Titolo: Napoleon Dynamite (Napoleon Dynamite).
Genere: drammatico, psicologico. Regista: Jared Hess.
Attori: Jon Heder, Efren Ramirez, Tina Majorino, Diedrich Bader, Jon Gries, Aaron Ruell, Sandy Martin, Haylie Duff, Trevor Snarr.
Anno: 2004.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui.

domenica 3 novembre 2013

Scuola per canaglie - Todd Phillips (film commedia)

Scuola per canaglie è un film che mi è proprio piaciuto, e non mi sono sorpreso, a posteriori, di vedere che il regista, Todd Phillips, è lo stesso di altri film-commedie di buon successo come Road trip, Stursky & Hutch e soprattutto Una notte da leoni.

Il protagonista della pellicola invece è Jon Heder, protagonista di un film non troppo dissimile come contenuti, e di grande successo: Napoleon Dynamite.

Ma andiamo subito alla trama di Scuola per canaglie: Roger è un vigile un pochetto complessato, timido e imbranato, nonché vittima di frequenti attacchi di panico.

Egli è un fallimento persino nella sua attività di volontariato, dove viene per l’ennesima volta rifiutato come “fratello maggiore”, e di conseguenza cacciato dall’organizzazione per inutilità.

Preso dallo sconforto per questo nuovo fallimento, accetta il consiglio di partecipare a un corso per l’autostima… o a qualcosa che sembra tale ma che si rivelerà essere molto di più: in esso il Dottor P. insegnerà a lui e ad altri “falliti” come riscattare le proprie esistenze.

E i risultati non tarderanno ad arrivare, anche in ambito sentimentale, con Roger che finalmente riuscirà ad uscire con l’amata Amanda.
Proprio qua inizieranno i problemi, peraltro inaspettati…

Scuola per canaglie è un curioso mix tra commedia, film sentimentale e film comico, condito peraltro da una certa dose di humor sarcastico.

Il film, devo dire la verità, cattura bene lo spettatore, e lo diverte tra una trovata e l’altra, buona sinergia tra dialoghi e azione-dinamismo.

Forse avrebbe meritato una maggiore esplorazione della fase “scolastica”, che avrebbe potuto regalare tanti altri spunti e che avrebbe probabilmente aumentato attesa e climax per la fase successiva del film, quella “battagliera”.

Ma, anche se ha qualche difetto, e anche se non raggiunge la brillantezza di Una notte da leoni, Scuola per canaglie è comunque un buon film, originale e divertente, e certamente piacerà a coloro che hanno apprezzato gli altri film di Todd Phillips.

Fosco Del Nero



Titolo: Scuola per canaglie (School for scoundrels).
Genere: commedia, comico, sentimentale.
Regista: Todd Phillips.
Attori: Jon Heder, Billy Bob Thornton, Jacinda Barrett, Sarah Silverman, David Cross, Michael Clarke Duncan, Matt Walsh, Ben Stiller.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 28 ottobre 2013

Mary Poppins - Robert Stevenson (film fantastico)

Avevo ovviamente già visto Mary Poppins, il classico della Disney del 1964, e diverse volte… ma stavolta l’ho guardato con occhi nuovi.

In effetti, come tutti i grandi classici della letteratura e del cinema, Mary Poppins può essere visto in diversi modi, e ha diversi livelli di lettura.

Il più semplice è ovviamente quello della storia-fiaba piena di magia e buoni sentimenti, mentre un altro ha un sapore più esistenzial-esoterico… laddove la parola esoterico non vuol dire nient’altro che nascosto, non palese, al di là che poi gli autori del film vi abbiano messo certi significati apposta o che la cosa sia stata frutto della mera ispirazione.

A proposito degli autori, il regista è Robert Stevenson, regista peraltro di altri film culto degli anni "60 come Un maggiolino tutto matto e Pomi d'ottone e manici di scopa, mentre la storia è stata tratta dal romanzo di Pamela Lyndon Travers….

… che non mi ha sorpreso, a posteriori, essere stata studiosa di zen, buddhismo, sciamanesimo, nonché allieva del mistico Georges Ivanovitch Gurdjieff: come sempre, nella vita nulla è casuale e tutto torna sempre.

Ma torniamo al film, sintetizzando innanzi tutto la trama di fondo: siamo a Londra nel 1906, e il signor Banks è alle prese con il solito problema della tata dei suoi figli, i quali, essendo particolarmente vivaci, le hanno fatte scappare una dietro l’altra.
Si decide dunque a mettere un annuncio sul Times, alla ricerca di una tata particolarmente autorevole, ignorando e strappando l’annuncio scritto dai due bambini, Jane e Michael, alla ricerca invece di una tata particolarmente gentile.

Tra la sorpresa generale, si presenta per l’annuncio Mary Poppins, decisamente corrispondente al profilo tracciato dai due bambini… pure troppo, tanto che la vita non solo dei due pargoli ma dell’intera famiglia Banks, servitù compresa, sarà letteralmente capovolta.

Mi sorprende sempre notare come i film con un certo messaggio-energia dietro rimangano nella storia, quand’anche il loro significato vero non sia visibile al grande pubblico… ma alla fine non c’è nulla di strano, perché nella vita conta l’energia delle cose, e quella passa a livello inconscio, al di là delle cose capite a livello conscio. 

La prima cosa che colpisce di Mary Poppins è il contrasto tra la cultura maschilista-classista-scientista-ottusa-capitalistica del signor Banks e dei suoi colleghi banchieri e l’energia femminile-amorevole-creativa-intuitiva-generosa di Mary Poppins.

Ovviamente la seconda prevale, senza neanche che vi sia una vera battaglia.

Stringi, stringi, Mary Poppins racconta l’arrivo di una figura particolarmente carismatica ed energetica che influenza ed eleva tutti coloro che si ritrova intorno, portandoli all’evoluzione personale, che essi siano volenti (come i due bambini) o nolenti (come il signor Banks).

E, una volta assolto il suo compito, se ne va, lasciando molto più amore e gioia di quanti ne aveva trovato al suo arrivo, e persino parzialmente dimenticata, o comunque amata nel modo della personalità egoica che pensa a sé (i due bambini vogliono che resti con loro per non sentirsi abbandonati, ma dopo pochi minuti già non ci stanno più pensando, presi dal loro "nuovo" papà), mentre solo lei è capace di amare in modo più animico, ossia in modo incondizionato (e alla fine guarda i membri della famiglia che, ritrovati unione e felicità, già si sono dimenticati di lei, e neanche la salutano).

Alcune frasi, sparse qua e là nel film, peraltro, lasciano intravedere una certa saggezza-consapevolezza di fondo… che spesso si associa alla semplicità, alla presenza, alla centratura e all'amore, all’opposto delle contorsioni della mente e dell'inconsapevolezza (a proposito di Gurdjieff e di lavoro su di sé).

"Punto primo: che sia buona e paziente. Io non mi arrabbio mai.
Punto secondo: sempre allegra. Lo sono sempre.
Puno terzo: dovrà giocare. Son certa che i bambini troveranno i miei giochi molto divertenti.
Punto quattro: sempre gentile. Io sono gentile, ma anche severissima."

"Non giudicare mai le cose dal loro aspetto, nemmeno una valigia."

"Una cosa bella è una gioia sempiterna."

“In tutto ciò che devi far il lato bello puoi trovar.”

"Mary Poppins: praticamente perfetta da ogni punto di vista."

"Dipende dal punto di vista: in tutto ciò che devi far, il lato bello puoi trovar."

"Ancor trovar che è dolce lavorar."

"Non ho intenzione di dar spettacolo di me stessa."

"Perché devi sempre complicare le cose quando sono semplicissime?"

"Com'è bello passeggiar con Mary; Mary ti sa rallegrar. Anche quando è un giorno dei più neri, Mary il sole fa spuntar. E' tanto bello passeggiarle accanto, che non puoi fare a meno di cantar. Se Mary è accanto a te, ti senti un re; il cuor ti batte in petto e fa bang bang. Com'è bello passeggiar con Mary; un suo sorriso il sole fa spuntar."

"Vogliate controllarvi, per favore."

"Contegno, composti."

"Povera bestiolina; diamole una mano."

"Che effetto ti fa aver vinto la corsa?"
"Diventare ricca e famosa?"
"Vedersi fotografata per i giornali?"
"E per giunta essere così bella?"
"Probabilmente non vi sono parole per esprimerlo"
"Via, via, vi prego. Al contrario, c'è una parola adattissima: è supercalifragilistichespiralidoso."

"State svegli ad aspettar che la notte scenda giù. Che la luna salga su. State svegli ad aspettar.
Tutto il mondo dormirà, mentre svegli noi starem, ed insieme sognerem, sogneremo ancor così di veder spuntar il dì."

"Preoccuparsi non serve a niente."

"Che devo far, rido da morir.
Che devo far, se il mondo mi fa sbellicar."

"A volte una persona che amiamo, anche se non per colpa sua, non vede più in là del suo naso.
E a volte le cose più piccole sono le più importanti."

"Date, date, date anche voi.
Bastan due penny dati di cuor.
La vecchietta è sempre laggiù; dona, dona, due penny anche tu.
Va' da lei con tanto amor; dona, dona, dona di cuor."

“La mano puoi dare alla felicità.”

"Cancaminin, cancaminin, spazzacamin, allegro e felice, pensieri non ho.
Cancaminin, cancaminin, spazzacamin, la sorte è con voi se la mano vi do.
Chi un bacio mi dà felice sarà.
Tu penserai che lo spazzacamin si trovi del mondo al più basso gradin; io sto fra la cenere, eppure non c'è nessuno quaggiù più felice di me."

"A volte l'uomo si crede un gigante, e sogna già ciò che ai posteri dirà.
Ma prima ancora di riuscir il successo a carpir, vede il miraggio svanire, la fiamma che si spegne, e ahimè si accorge che ha lottato invano."

"Le persone praticamente perfette non si lasciano confondere dai sentimenti."

Simpatica, poi, la scena della banca in cui, relativamente ai due penny del piccolo Michael, vien messo in bocca ai cinici banchieri che, se li metterà in banca, i suoi soldi “saran sicuri nei forzieri e null’altro dovrai far che affidarti a noi banchieri”, laddove fidarsi del banchieri e del mondo capitalistico-finanziario è stato il motto pubblicitario dell'ultimo mezzo secolo, che ora sta finalmente rivelando la sua essenza fittizia.

In chiusura, due cose doverose: splendide interpretazioni di Julie Andrews e Dick Van Dyke, ma anche dei due bambini (non avrebbero potuto esser scelti bambini migliori per quelle due parti), nonché splendida colonna sonora, le cui musiche sono praticamente entrate nella memoria collettiva.

Fosco Del Nero



Titolo: Mary Poppins (Mary Poppins).
Genere: fantastico, commedia, musicale.
Regista: Robert Stevenson.
Attori: Julie Andrews, Dick Van Dyke, Karen Dotrice, Ed Wynn, David Tomlinson, Matthew Garber, Elsa Lanchester, Reta Shaw, Arthur Malet, Jane Darwell, Glynis Johns, Arthur Treacher, Reginald Owen.
Anno: 1964.
Voto: 9.
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