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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 29 ottobre 2019

Screamers - Urla dallo spazio - Christian Duguay

Ho già visto svariati film tratti da racconti o romanzi di Philip Dick: Blade runnerPaycheckAtto di forzaMinority reportA scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino.
Al già nutrito elenco si aggiunge oggi Screamers - Urla dallo spazio, certamente uno dei film minori tra gli adattamenti cinematografici delle opere di Dick, e probabilmente uno dei meno riusciti, almeno a confronto con quelli che ho visto.

Per la precisione, il film è tratto dal racconto Modello Due: il racconto è del 1952 e il film è del 1995, quindi abbastanza recente… anche se onestamente sembra più vecchio, forse per il budget limitato, o forse per il fatto d’avere come protagonista centrale Peter Weller, attore al tempo già piuttosto datato, e probabilmente poco adatto a scene d’azione o di combattimento come ce ne sono nel film… con risultati infatti davvero scarsini.
Anche bacio e relazione sentimentale con una donna di quindici anni più giovane risultano piuttosto pretenziosi e poco realistici, e infatti le relative scene paiono a dir poco forzate.

Ma veniamo alla trama di Screamers - Urla dallo spazio: siamo sul pianeta Sirius 6B, un avamposto ricco di minerali e oggetto di contesa tra la NEB, l’organizzazione che lo stava sfruttando economicamente, e l’Alleanza, la corporazione di scienziati e minatori che a un certo punto si oppone per via dei rischi dell’estrazione: ne deriva una guerra vera e propria, divenuta poi col tempo una guerra fredda.
Il Colonnello Joseph Hendricksson (Peter Weller; Il pasto nudo, Robocop, La dea dell’amore) comanda un avamposto dell’Alleanza, e un giorno riceve diverse sorprese: la prima è un soldato rivale che porta un messaggio di pace da parte dei nemici, e che per portarlo si fa uccidere dagli screamers, e la seconda è una proiezione olografica a dir poco sospetta.
Gi screamers, dal canto loro, sono delle creature meccaniche inventate proprio dall’Alleanza come strumento di difesa contro le preponderanti forse del NEB. Il problema è che tale strumento, capace di aggiornarsi e riprodursi da solo, è divenuto assai pericoloso, e per la stessa Alleanza, tanto da costituire ora il principale pericolo su tutto il pianeta. 

Queste sono le premesse di Screamers - Urla dallo spazio, film che nell’atmosfera ricorda inizialmente Dune per l’ambientazione, che mostra un pericolo simile a Tremors… ma che poi vira decisamente sulla fantascienza tecnologica e, come tipico per le opere di Dick, sulla difficoltà di riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è il filone conduttore dell’opera dello scrittore statunitense.

Screamers - Urla dallo spazio non fa eccezione in tal senso, anche se percorre questa via non tanto dal punto di vista psicologico-interiore (dilemmi, droghe, visioni, amnesie), come più frequente, ma dal punto di vista tecnologico-esteriore (un mondo ostile difficile da interpretare).

La storia è intrigante, ma, detto molto semplicemente, avrebbe meritato un prodotto migliore: mezzi tecnici non elevatissimi, cast mediocre, dialoghi un po’ forzati e scontati, sceneggiatura non del tutto convincente.

Insomma, Screamers - Urla dallo spazio non è proprio da buttare, ma avrebbe potuto esser molto meglio.
Probabilmente non è un caso che il regista Christian Duguay non abbia mai sfondato e sia finito a fare prima film e poi serie tv di basso livello.

Fosco Del Nero



Titolo: Screamers - Urla dallo spazio (Screamers).
Genere: fantascienza, thriller, drammatico.
Regista: Christian Duguay.
Attori: Peter Weller, Jennifer Rubin, Roy Dupuis, Andy Lauer, Charles Powell, Ron White, Michael Caloz, Liliana Komorowska.
Anno: 1995.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 22 ottobre 2019

The village - M. Night Shyamalan

Avevo visto The village ormai tanti anni fa, ed esso era stato, insieme a Il sesto senso, il motivo per cui avevo iniziato a seguire M. Night Shyamalan, che però purtroppo non si è mai ripetuto ai livelli iniziali della sua carriera cinematografica… per utilizzare un eufemismo, giacché in realtà c’è stato un crollo della qualità delle sue opere difficilmente eguagliato in altri casi.

Approfitto di questa nuova visione per inserire la recensione in Cinema e film.

Ecco subito la trama sommaria di The village, almeno per quanto possibile raccontare in partenza senza svelare niente dell’essenza del film: all’interno di una vallata circondata dalla foresta vive una comunità, in quella che sembra essere il Nord America del diciannovesimo secolo.
Tutto sa di vecchio: le case, i vestiti, l’agricoltura, lo stile di vita e le stesse credenze di quella gente, che ritiene che la foresta sia abitata da esseri malvagi, chiamati “le creature innominabili", che non invadono il territorio umano per via di un antico patto secondo il quale gli uomini non devono entrare nel loro territorio, ossia la foresta, che non a caso è delimitata da bandiere e fiaccole.
Credenza nella credenza: il colore giallo salva, mentre il colore rosso è il colore del male, e attira le creature malvagie.
Ma, si sa, i giovani, un po’ per coraggio e un po’ per ribellione, tendono a sfidare la cultura antica, per cui c’è sempre qualcuno che “gioca col fuoco”: chi staziona sul confine a lungo, in una sorta di sfida di coraggio con gli amici, e chi chiede apertamente al consiglio degli anziani di poter attraversare la foresta, ufficialmente per andare a cercare medicine o altre cose utili oltre il confine.

I protagonisti del film sono soprattutto tre: il taciturno Lucius Hunt (Joaquin Phoenix; Innocenza infranta, Lei, Il gladiatore, Signs), la coraggiosa e non vedente Ivy Walker (Bryce Dallas Howard; The help, Lady in the water, 50 e 50) e il malato di mente Noah Percy (Adrien Brody; Detachment - Il distacco, Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Predators, Splice).
Ma nel cast figurano altri attori ben noti, anche se alcuni in ruoli marginali: William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Michael Pitt, etc. Il cast, insomma, c'è.

Il film al tempo fu presentato praticamente come un horror, in modo quasi truffaldino, e la cosa non giovò a livello di reazioni e critica: in realtà, The village non ha nulla di orrorifico, ma è un magnifico thriller psicologico, con sprazzi di dramma e sentimenti.
Alla sceneggiatura ottima si uniscono una scenografia molto evocativa, e una fotografia a dir poco eccellente: i colori sono magistrali, e M. Night Shyamalan, per quanto azzecchi un film sì e tre no, ha comunque la mano da regista di valore.

The village, oltre che essere un eccellente film nel suo genere, ha un altro valore, non da poco dal mio punto di vista: rappresenta in pieno la società odierna a livello di indottrinamento e mezzi di comunicazione di massa, i quali “insegnano” alle persone cosa devono credere e cosa no, e con tanta forza che quanto viene divulgato diviene verità, e verità sicura, tanto sicura quanto temuta…
… la società di oggi è un esempio di tale manipolazione collettiva, da ogni punto di vista: alimentazione, storia, salute, cultura, spiritualità, etc.
Non c’è un campo che sia “puro”, evidentemente perché la fonte a monte è contaminata, e in questo senso siamo tutti nel “villaggio”.
Così, che la cosa sia stata voluta o meno, The village è un film grandemente metaforico e simbolico,  anche didattico per chi si ferma a rifletterci un poco.

In aggiunta, nel film sono presenti alcune frasi interessanti, che riporto di seguito.

“Ci si può sottrarre al dolore, come abbiamo fatto noi…
… ma lui ti trova, sente l’odore.”

“Tu resti impassibile e noi siamo terrorizzati. Come mai?”
“Non mi preoccupo di cosa può capitare, ma di cosa bisogna fare.”

“Tu hai grande forza.
Tu sai guidare chi sa solo seguire.
Tu vedi la luce quando c’è solo tenebra.”

“Il mondo si muove per amore, si inginocchia davanti ad esso, ammirato.”

Fosco Del Nero



Titolo: The village (The village).
Genere: thriller, drammatico, horror, sentimentale.
Regista: M. Night Shyamalan.
Attori: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Cherry Jones, Celia Weston, John Christopher Jones, Frank Collison, Jayne Atkinson.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 15 ottobre 2019

Total recall - Atto di forza - Len Wiseman

Total recall - Atto di forza è il remake di Atto di forza, il celebre film di fantascienza del 1990 con protagonista Arnold Schwarzenegger
… anche se si potrebbe dire, e forse anche più correttamente, che è la seconda trasposizione cinematografica del racconto di Philip Dick Ricordiamo per voi.

Le due versioni filmiche sono peraltro piuttosto diverse, per cui non è nemmeno il caso di confrontarle quanto a trama e ambientazione, che anzi differisce in alcuni aspetti importanti: mentre il primo Atto di forza vedeva il protagonista recarsi su Marte, in questo caso egli rimane sulla Terra, benché si sposti ai suoi antipodi tramite una sorta di potentissimo “ascensore”.

Ecco in sintesi la trama di Total recall - Atto di forza, diretto nel 2012 da Len Wiseman (regista di pochi film, tra cui Underworld e Die hard - Vivere o morire): siamo alla fine del XXI secolo, e il pianeta, dopo una distruttiva guerra mondiale, è rimasto abitabile e abitato solo in due punti: l’Unione Federale di Britannia, ossia la Gran Bretagna e l'Europa occidentale più vicina, e la Colonia, in Australia. La prima, più ricca, usa i lavoratori della seconda come manodopera a basso costo, e ogni giorno fa loro percorrere la distanza tra i due pianeti tramite un ascensore che passa attraverso il centro della Terra fino all’opposta zona del globo.
L’ascensore è chiamato la "Discesa”… e sì, come premessa non siamo messi bene a livello scientifico.
Douglas  Quaid (il bravo Colin Farrell; The new world - Il nuovo mondo, Sogni e delitti, In Bruges - La coscienza dell’assassino, Animali fantastici e dove trovarli) è uno di tali lavoratori della Colonia, ed stufo della sua vita, che immaginava ben diversa: la delusione di una mancata promozione sul lavoro lo spinge a rivolgersi alla Rekall, un’azienda che in pratica vende ricordi, del tipo che preferisce il cliente: amore, avventura, ricchezza, successo, etc.
Douglas sceglie i ricordi di una vita da agente segreto… se non che qualcosa va storto, e sembra che i ricordi fittizi che avrebbero dovuto essergli installati nel cervello siano andati in conflitto con ricordi autentici di una vita da agente segreto. Di cui Doug non sa nulla, ma che dovrà affrontare ben presto, districandosi tra sua moglie Lori (Kate Beckinsale; Cambia la tua vita con un click) e la ragazza che gli appariva in sogno, e che finisce per apparirgli anche nella realtà (Melina; Jessica Biel; London, The illusionist, Un matrimonio all’inglese).

La trama di Total recall è simile ma contemporaneamente molto diversa da Atto di forza, tanto che i due film son solamente lontani parenti. Total recall si distanzia così molto sia dal suo predecessore sia dall’originario racconto di Philip Dick. E devo essere onesto: nel cambio non ci guadagna affatto: pur nella sua arretratezza tecnologica, fattore non irrilevante in un film di fantascienza, Atto di forza era un film con una sceneggiatura solida e ben bilanciato, persino intrigante, mentre Total recall è un mediocre film di fantascienza d’azione.

La tematica centrale, quella dei ricordi veri o falsi e dell'impossibilità di distinguere tra illusione e verità, che in Dick oscilla tra la paranoia e il senso di compassione verso il genere umano, giacché essa è una metafora della sua condizione esistenziale, diviene qua mera scusa per un film action essenzialmente composto da un unico, lunghissimo inseguimento. Troppo, troppo lungo.

Vi sono solo due cose in cui Total recall supera Atto di forza: la prima è la bellezza dei protagonisti (il trio originario Schwarzenegger-Stone-Ticotin, pur certamente non disprezzabile, è battuto dal trio contemporaneo Farrell- Beckinsale-Biel),

La seconda sono alcune frasi da sapore esistenziale (sapore che tradizionalmente si abbina bene ai film tratte dalle opere di Philip Dick, tra cui ricordiamo Blade runner, Minority report, A scanner darkly - Un oscuro scrutareI guardiani del destino), che riporto qua di seguito.

“Svegliati! Svegliati! Svegliati!”

“La discesa ci rende tutti schiavi.”

“Trova il sistema di affrontare qualunque cosa stai passando prima di incasinarti la vita del tutto.”

“La missione di ogni uomo è quella di scoprire chi è veramente.
La risposta si trova nel presente, non nel passato.”

“Il passato è solo una costruzione della mente, che ci acceca, ci inganna facendocelo vedere, mentre il cuore vuole vivere nel presente.”

Ad esse si aggiungono vaghi accenni a tematiche cospirative e ad attentati di stato.
Troppo poco però sia per fare di Total recall - Atto di forza un prodotto all’altezza del suo predecessore, sia per farne un buon film in generale.
Peccato perché, con una tecnica superiore e un’ispirazione esistenziale alla spalle, e un progetto ricco a livello di budget e di cast, avrebbe potuto uscire fuori un film assai migliore.

Fosco Del Nero



Titolo: Total recall - Atto di forza (Total recall).
Genere: fantascienza, azione.
Regista: Len Wiseman.
Attori:  Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel, Bryan Cranston, John Cho, Bill Nighy, Bokeem Woodbine, Will Yun Lee, Currie Graham, Steve Byers.
Anno: 2012.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 9 ottobre 2019

Warcraft - L’inizio - Duncan Jones

Warcraft - L’inizio è un film uscito nel 2016, ma basato sulla storia di un videogioco del 1994: Warcraft: orcs and humans

In cabina di regia, Duncan Jones, che avevo già incontrato per Moon, con buona valutazione.
Nel caso di Warcraft - L’inizio, lo scenario cambia completamente, spostandosi dalla fantascienza pura al fantasy puro, con grandissima distanza non solo di ambientazione, ma anche di dinamismo, di dialoghi, etc.

Devo dire che, nel campo, Jones ci ha nettamente perso, come infatti ha sottolineato anche buona parte della critica in relazione a Warcraft - L’inizio, film che ha ottenuto ottimi incassi nel mondo, senza dubbio per via dei numerosi fan del videogioco o del gioco da tavolo omonimo, ma che è risultato essere un fantasy davvero semplice, nel senso peggiore del termine: banale e privo di sostanza.
Nonché con troppi punti in comune con Il signore degli anelli… e infatti leggo che la produzione del film al tempo era stata messa in dubbio proprio per questo motivo. Anche qui, infatti, abbiamo da un lato gli orchi cattivi e dall’altro gli umani buoni, con nani ed elfi indecisi. E anche qui abbiamo il gran mago umano che si fa corrompere dal lato oscuro, per prendere in prestito un’espressione da Star wars, e diviene un mago nero.
Non siamo ai livelli di plagio di Terry Brooks, ma non è il massimo comunque.

Tuttavia questo non è il peggio: il peggio è che il film è di basso profilo da tanti punti di vista: a partire dal casting, con personaggi davvero poco carismatici e affatto memorabili; continuando con i dialoghi, infantili; anche la colonna sonora sembra spesso fuori luogo, volendo dare alla storia un tono epico che, di fatto, non riesce mai a sviluppare; tutta la sceneggiatura nel complesso sa davvero di poca roba, col film che si riduce in sintesi alle battaglie spettacolari tra uomini e orchi e a qualche magia altrettanto spettacolare, oltre che al tradimento suddetto.  
Davvero troppo poco per chi non si fa addormentare dagli effetti speciali.

Detto ciò, diciamo in sintesi la trama di Warcraft - L’inizio, di cui comunque abbiamo già detto qualcosa: nel pianeta Azeroth, il regno umano di Roccavento vive un periodo di pace e prosperità sotto la guida del buon Re Llane, fino a che esso non viene invaso da un’orda di orchi, i quali, sotto la guida del negromante Gul’dan, hanno distrutto il loro mondo, tanto che ora non resta loro nient’altro da fare che impossessarsi di un mondo altrui.
Vi sono però degli insider: tra gli orchi, il capoclan Durotan si rende conto che con la magia nera di Gul’dan prima o poi anche quel mondo andrebbe distrutto, e quindi medita di destituirlo; tra gli umani, la mezz’orca Garona (mezzo orca e mezzo umana… ma molto più umana, giacché di orchesco alla fine ha solo delle piccole zanne e un colorito verdastro, ma per il resto è una gran bella ragazza) parte dagli orchi, poi passa agli umani, e poi sarà chiamata ad una scelta difficile, specie dopo aver familiarizzato con Lothar, prode cavaliere e fratello della Regina Taria.
Da menzionare anche la figura dei due guardiani: quello senior, Medivh, e quello apprendista, Khadgar
Il film si chiude in modo interlocutorio, prospettando uno seguito, o probabilmente più di uno, dati gli incassi di questo primo, mediocre film.

Quando ero ragazzino i film fantasy si contavano sulle dita di una o due mani, e dunque c’era scarsità, mentre adesso la quantità è elevata (perché il genere nel frattempo ha acquisito popolarità e consensi), ma è la qualità che scarseggia.
Warcraft – L’inizio non è comunque un disastro completo: vi sono molti scenari assai belli, il film è vivace e colorato nei toni, ed è vivace anche nell’azione. Il tutto sa di film per l’adolescenza (interiore, non anagrafica) o di film per i fan sfegatati dei prodotti originari... che però chiudono un occhio sulla qualità.

Fosco Del Nero



Titolo: Warcraft - L’inizio (Warcraft - The beginning).
Genere: fantasy, azione, avventura.
Regista: Duncan Jones.
Attori: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster, Dominic Cooper, Toby Kebbell, Ben Schnetzer, Robert Kazinsky, Daniel Wu, Ruth Negga.
Anno: 2016.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 ottobre 2019

Amore con gli interessi - Barry Sonnenfeld

Amore con gli interessi non è certamente un film imperdibile, ma vi sono affezionato per diversi motivi.

Il primo è che si tratta di uno dei pochi film decenti con il mitico Michael J. Fox, esclusa ovviamente la trilogia di Ritorno al futuro.
Il secondo è il regista, quel Barry Sonnenfeld che ha diretto i due film de La famiglia Addams, i tre Men in black e qualche altro film curioso come Wild wild West.
Terzo motivo: vi recita la carinissima Gabrielle Anwar (Scent of a woman - Profumo di donna).
Quarto motivo: è la dimostrazione di come, con qualità nel casting e nei dialoghi, anche una sceneggiatura tutto sommato semplice può risultare piacevole e godibile.
Quinto motivo: è un film pulito con una bella morale di fondo. Che sarebbe: lavora e otterrai risultati, sii altruista e ne deriveranno dei meriti a tuo vantaggio, che prima o poi saranno riscossi. In tal senso, nel film soccorre un finale lieto oltre ogni dire: della serie, botte piena e moglie ubriaca.

Tali motivi gli fanno guadagnare un bel 7 nella valutazione, forse leggermente ampio ma comunque riconoscimento per tali punti.

Andiamo ora alla trama sommaria di Amore con gli interessi: Doug Ireland lavora come concierge, ossia come portiere-sovrintendente in un lussuoso albergo di New York, ed è sua premura soddisfare ogni singola richiesta dei suoi ospiti: preferibilmente quelli ricchi e importanti, ma anche di persone più comuni.
Il suo sogno però non è continuare a fare il “fattorino”, come viene spregiativamente chiamato da alcuni, bensì aprire il suo albergo. Egli ha già individuato quale sarà e dove, ma per agire prima della scadenza di un’opzione che ha ottenuto a caro prezzo gli occorre un capitale elevato, e quindi un finanziatore di alto livello… individuato in Christian Hanover, uomo sì ricco ed elegante, ma piuttosto infingardo; il quale, combinazione delle combinazioni, è l’amante extra-matrimonio della bella Andy Hart, ragazza a cui Doug stava facendo la corte, senza sapere però del suo impegno sentimentale, che lei ritiene tale a dispetto delle intenzioni dell'uomo.
Ecco che Doug si troverà a metà strada tra il suo sogno e la ragazza dei suoi sogni, nella curiosa posizione di dover ora coprire il suo futuro socio nelle sue scappatelle extra-coniugali.

Amore con gli interessi è esattamente quelle che sembra, e offre esattamente quel che promette: una commedia positiva e simpatica che si agita tra obiettivi personali e sentimenti.

Ricetta semplice, ma fatta con buoni ingredienti: il risultato è dunque, invariabilmente, un buon piatto. 

Fosco Del Nero



Titolo: Amore con gli interessi (For love or money).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Barry Sonnenfeld.
Attori:  Michael J. Fox, Gabrielle Anwar, Anthony Higgins, Bob Balaban, Udo Kier, Michael Tucker, Debra Monk, Fyvush Finkel.
Anno: 1993.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 1 ottobre 2019

Minority report - Steven Spielberg

Avevo già visto Minority report anni fa, ma prima di aprire il blog Cinema e film, fatto che lo aveva escluso dalle recensioni, almeno fino ad ora.

Minority report è uno dei tanti film tratti da un romanzo o un racconto di Philip K. Dick, il visionario autore di fantascienza morto nel 1982… proprio quando gli sarebbe stata consegnata fama mondiale per via del successo cinematografico di Blade runner, la prima delle conversioni filmiche dei suoi libri.
Sarebbero seguiti, tra gli altri, Atto di forza, Paycheck, A scanner darkly - Un oscuro scrutare, I guardiani del destino, così come, per l’appunto, Minority report.

Parlando invece di chi ha diretto il film, si tratta di Steven Spielberg, un altro nome che è quasi una garanzia di successo (Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, Incontri ravvicinati del terzo tipo, La guerra dei mondi, ET, etc).

Andiamo a vedere per sommi capi la trama di Minority report: siamo nel 2054, nella città di Washington, la quale negli ultimi anni è stata oggetto di una sperimentazione anticrimine: una speciale squadra di poliziotti, detta Pre-Crime, interviene sulla scena di un delitto, che è stato predetto con certezza da un trio di particolari esseri umani, detti Precog, e lo sventa, con conseguente arresto dell’assassino, posto poi in uno stato di sospensione di coscienza, simile a un carcere del futuro.
Il risultato di tale sperimentazione, che si confida di estendere a tutti gli Stati Uniti, è l’annullamento degli omicidi.
A guidare la suddetta squadra Pre-Crime è il capitano John Anderton (Tom Cruise; Vanilla sky, Eyes wide shut, Oblivion, Jerry Maguire, Intervista col vampiro), il quale però, un giorno, si vede improvvisamente catapultato dalla condizione di poliziotto a quella di ricercato, giacché esce il suo volto per l’appunto in una delle precognizioni dei tre veggenti.
L’uomo non si arrende, convinto della sua futura innocenza e, da convinto sostenitore del sistema, passa a cercarne le possibili crepe.


Minority report oscilla tra fantascienza, thriller e azione, non trascurando un elemento sentimentale, e ha un ritmo abbastanza trascinante da non annoiare mai lo spettatore. 
Il cast è buono, la trama accattivante, effetti speciali e costumi sono all’altezza… ma d’altronde stiamo parlando di una produzione importante con nomi importanti.
Particolare la scelta registica, a cominciare dai colori molto ovattati e tendenti allo scuro e al blu: questa può piacere o meno a seconda dei gusti.

Nel complesso, tuttavia, è impossibile affermare che Minority report di Steven Spielberg sia un brutto film, il quale, comunque, piacerà molto o poco a seconda dei gusti individuali, nonché della propria propensione a interrogarsi su questioni come la tecnologia, i sistemi sociali e giudiziari, le scelte personali, compresa la solita questione tra destino e libero arbitrio.

Chiudo la recensione con una frase tratta dal film: 
“Siamo adesso?”
“Sì, questo è il presente.”
“Sono stufa del futuro.”

Fosco Del Nero



Titolo: Minority report (Minority report).
Genere: fantascienza, azione, thriller.
Regista: Steven Spielberg.
Attori: Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell, Peter Stormare, Neal McDonough, William Mapother, Steve Harris, Patrick Kilpatrick, Jessica Capshaw, Anna Maria Horsford.
Anno: 2002.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.