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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 27 maggio 2020

Dead man - Jim Jarmusch

Dead man è il secondo film diretto da Jim Jarmusch che vedo,  dopo Broken flowers.
Il primo non mi aveva entusiasmato, così come non mi ha entusiasmato il secondo, pur catturando una stretta sufficienza.

Andiamo subito a leggere la trama sommaria di Dead man, film del 1995 con un giovanissimo Johnny Depp (accompagnato da altri nomi importanti allora oppure oggi come John Hurt, Crispin Glover, Alfred Molina, Gabriel Byrne… e c’è pure Iggy Pop): siamo nell’America di fine 800, tra cowboy, saloon, treni e nativi, quando il giovane William Blake (Johnny DeppLa nona portaI pirati dei Caraibi - La maledizione della prima lunaIl mistero di Sleepy HollowAlice in wonderlandEd WoodDark shadowsLa sposa cadavere, Edward mani di forbice), che si chiama proprio come il noto poeta, arriva nella desolante cittadina di Machine, forte di una lettera d’assunzione presso la ditta di tale John Dickinson, il quale è una sorta di boss del paese. Gli viene però preannunciato che si tratta di un’azienda poco affidabile, e difatti il ragazzo si trova appiedato, senza lavoro, senza soldi e senza sapere dove andare.
Il destino giungerà in suo soccorso, e in qualche modo egli si troverà sì ferito e fuggitivo, ma con una nuova carriera tra le mani, assistito dal grosso nativo indiano Nessuno… ma anche inseguito da tre sicari assassini.
Man mano che passa il tempo, il giovane smette i panni del timido contabile che era stato prima del viaggio, e indossa sempre più quelli del pistolero tutto d’un pezzo e lesto di pistola, fino al finale della storia.

Dead man è considerato un western sui generis, ed è inevitabile che sia così: intanto essendoci protagonista Johnny Depp non avrebbe potuto essere un western normale; ma tutto quanto è particolare, dalla colonna sonora alla sceneggiatura, dall’atmosfera alle battute.
Il tutto vorrebbe forse assumere i connotati di un western onirico, o forse anche “esistenziale”, ma in questo devo dire che non ha troppo successo.
È curioso, sì, e per certi versi interessante, e certamente propone personaggi insoliti, dal killer cannibale al trio di pistoleri omosessuali (oddio, forse ho sbagliato esempi), e inoltre ha ottimo gioco con il suo bianco e nero e la sua fotografia curata, ma non è un film imperdibile, diciamo, che non si distingue per nulla se non per la buona fotografia e lo stile vagamente surreale.
Ah, e anche per i peggiori nativo-americani della storia del cinema, dal momento che è stato scelto di mettere nei loro posti attori non nativi.

In conclusione, ho apprezzato Dead man per alcune cose, mentre per altre no, e in generale mi ha lasciato perplesso che alcuni considerino tale film un capolavoro. Ma forse solo perché è anomalo e alcuni celebrano le cose anomale per il solo fatto che sono tali, dimenticandosi che quella è una questione di differenze orizzontali, mentre occorre badare soprattutto alle differenze di tipo verticale.

Detto che non sono stato folgorato sulla via di Damasco, Jim Jarmusch avrà una terza e ultima occasione con Solo gli amanti sopravvivono; in caso di esito negativo, pazienza e cari saluti.

Chiudo con due frasi del film che mi sono segnato.

“Le cose che sono simili in natura finiscono per assomigliarsi.”

“Con chi stai viaggiando?”
“Con Nessuno.”
“Dove sei diretto?”
“Non lo so.”

Fosco Del Nero



Titolo: Dead man (Dead man).
Genere: avventura, western, commedia.
Regista: Jim Jarmusch.
Attori: Johnny Depp, Lance Henriksen, Gary Farmer, Alfred Molina, Crispin Glover, Michael Wincott, Eugene Byrd, John Hurt, Robert Mitchum, Iggy Pop, Gabriel Byrne, Jared Harris, Mili Avital.
Anno: 1995.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 26 maggio 2020

Questione di tempo - Richard Curtis

Ho iniziato a vedere Questione di tempo senza ricordarmi perché me lo fossi segnato in passato, come peraltro mi capita spesso: il che non è un problema, e anzi mi piace, giacché comincio a vedere un film senza sapere trama, genere, e nemmeno regista o attori: inizio “pulito”, insomma.

Tuttavia, l’aver visto subito Bill Nighy mi ha fatto ipotizzare una commedia, giacché finora l’attore inglese lo avevo visto solo in film comico-brillanti, come Guida galattica per autostoppisti o I love  Radio Rock… anche se in parti minori lo avevo incrociato anche ne L’alba dei morti dementi, I pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma e Harry Potter e i doni della morte - Parte 1, con forte prevalenza del genere fantastico, dunque.

Detto, fatto: Questione di tempo è una commedia di genere fantastico, giacché ha il tono da commedia, pur con qualche venatura drammatica, e tratta di viaggi nel tempo.
Anche se, a dire il vero, per come la storia è strutturata più che ricordare i viaggi nel tempo di Ritorno al futuro, essa ricorda le diverse giornate di Ricomincio da capo, film che ha dato seguito a un ricco filone sul tema.

L’altra attrice nota del film, Rachel McAdams, ugualmente l’avevo vista soprattutto in commedie: Mean girls, 2 single a nozze, Midnight in Paris, Sherlock Holmes (ma anche in un paio di film più emotivo-sentimentali come The lucky ones - Un viaggio inaspettato e La memoria del cuore).
Quanto al protagonista maschile, Domhnall Gleeson, anch'egli ha partecipato alla saga di Harry Potter, nei panni di Bill Weasley.

Ecco la trama sommaria di Questione di tempo, diretto da Richard Curtis (che prima di questo film aveva diretto solo Love Actually - L'amore davvero e I Love Radio Rock, anche se come sceneggiatore è affiancato a titoli ben più noti: Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Il diario di Bridget Jones... il suo genere preferito si è capito): un giorno il padre di Tim gli svela un segreto di famiglia: gli uomini della loro famiglia sono in grado di andare indietro nel tempo e modificare il passato, cosa che l’uomo ha fatto spesso e sulla quale dà consigli a suo figlio.
Il quale inizia a sua volta a sperimentare il viaggio indietro nel tempo, cominciando dalla cosa più ovvia, le ragazze, e poi proseguendo con altre questioni, a volte sue e a volte di persone a lui care.
Nel mentre il giovane si trasferisce a Londra e cerca sia una ragazza che un lavoro… assai aiutato in questo dalla sua capacità.

Ho guardato Questione di tempo come una commediola fino a venti minuti dalla fine (sui centoventi totali), ritenendola in tal senso piuttosto scialba e banale, né originale né incisiva, e predisponendomi a una valutazione severa… 
… quando all’improvviso il film mostra il suo insegnamento, e non è un insegnamento da poco per chi lo scorge.

Verso la fine della storia, il padre confessa al figlio che lui era abituato a vivere ogni giorno due volte: la prima volta in modo “normale”, con tutte le reazioni emotive “normali”, e la seconda volta in modo più lieve, mettendo da parte emozioni pesanti, attaccamenti, aspettative: aveva così scoperto che in quel modo si viveva molto meglio, con più efficacia e anche in modo più leggero e divertente. Il figlio man mano che passa il tempo completa l’opera paterna finendo per non ripetere più alcun giorno, avendo nel mentre aumentato la sua presenza e vivendo ormai appieno la vita. Ecco così che il potere del viaggio indietro nel tempo mostra il suo insegnamento… e nel mostrarlo diviene infine inutile.

Ed ecco che, in un lampo, Questione di tempo passa da commediola sentimental-fantastica scialba e banale a film che rimane sempre un po’ scialbo, ma che dentro ha un apprendimento importante per chi avrà voglia di farlo proprio.

La valutazione dell'opera guadagna dunque qualcosina, pur non trattandosi comunque di un grande film dal punto di vista cinematografico.

Fosco Del Nero



Questione di tempo - Richard Curtis (film fantastico)
Titolo: Questione di tempo (About time).
Genere: fantastico, commedia, drammatico, sentimentale.
Regista: Richard Curtis.
Attori: Domhnall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy, Tom Hollander, Margot Robbie, Rowena Diamond, Lindsay Duncan, Catherine Steadman, Vanessa Kirby, Matt Butcher, Lee Asquith-Coe.
Anno: 2013.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 20 maggio 2020

Il bambino d’oro - Michael Ritchie

Il film recensito oggi è Il bambino d’oro.

In vita mia ho visto davvero pochi film di Eddie Murphy, e infatti nel blog finora non ce n’era recensito manco uno.
Non che l’attore mi fosse antipatico, ma semplicemente non mi diceva niente con tutto quel ridere e quelle battute un po’ scontate e popolari.

Al regista Michael Ritchie invece è andata un poco meglio: nel blog figura il suo Lo strizzacervelli, commedia che peraltro mi era anche piaciuta abbastanza.

Siamo nel 1986, cosa evidente negli abiti, nella musica e nell’atmosfera generale, anche se gli anni “80 cercano di farsi un po’ da parte per lasciare campo al Tibet e ai suoi misteri, sotto forma di un bambino dai poteri esp.

Ecco la trama de Il bambino d’oro, film che si muove tra commedia, fantastico e azione: Chandler Jarrell (Eddie Murphy) è un investigatore specializzato nel ritrovamento di bambini scomparsi, che sta indagando sul caso di una ragazza sparita, tale Cheryl. Il caso in questione farà incrociare la sua strada con quella di Kee Nang (Charlotte Lewis), una bella donna che chiede la sua consulenza per il caso di un bambino rapito. Non si tratta però di un bambino normale, ma di un piccolo monaco buddhista dotato di poteri straordinari… come li detiene il suo rapitore, tale Sardo Numspa (Charles Dance; il Tywin Lannister di Trono di spade e il nonno-magnate di O.C. - Orange County… ma qui molto più giovane).
Abbiamo quindi i buoni da una parte, sorretti dall’umorismo leggero di Chandler e dalla dinamicità attraente di Kee, e i cattivi dall’altra, capitanati da Sardo… che è più cattivo di quanto sembri.

Veniamo al commento de Il bambino d’oro: intanto, un film che ha come protagonista negativo uno che di nome si chiama Sardo comincia già male… e purtroppo il film non si risolleva mai, dimostrandosi esattamente quello che sembra fin dal suo avvio: un film leggerissimo, per un target di pubblico ampio, che si muove tra azione e umorismo, tutto di livello piuttosto basico, e che utilizza la religione buddhista come escamotage per mettere su uno spettacolo di tipo fantastico. Il che sarebbe esattamente come se in India, Cina o Giappone inscenassero la religione cattolica come qualcosa oscillante tra stranezza, superstizione e mitologia.
Beh, per certi versi lo sarebbe, ora che ci penso.

Torniamo al film: Il bambino d’oro è simpatichino e offre qualche momento di leggero divertimento, nonché qualche scenario visivamente bello, ma non va oltre questo… e oltre la risata del doppiatore di Eddie Murphy. Avrebbe anche qualche contenuto interessante dal punto di vista esistenziale, tra reincarnazioni e proiezioni astrali, ma le cose sono appena citate e comunque trattate in modo esclusivamente spettacolarizzato, per cui qualunque ipotesi di valore in questo senso decade alla base.
Vedete voi se il prodotto vi interessa.

Fosco Del Nero



Titolo: Il bambino d’oro (The golden child).
Genere: commedia, fantastico, azione.
Regista: Michael Ritchie.
Attori: Eddie Murphy, Charlotte Lewis, Charles Dance, J.L. Reate, Victor Wong, Randall 'Tex' Cobb, James Hong, Shakti Chen, Tau Logo, Tiger Chung Lee, Pons Maar, Peter Kwong.
Anno: 1986.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 19 maggio 2020

Un’altra giovinezza - Francis Ford Coppola

Se sento dire “Francis Ford Coppola”, io immediatamente penso al suo Dracula di Bram Stoker, bellissimo film del 1992.
Tuttavia, nel blog finora il nome del regista statunitense, ma di ovvie origini italiane, non era mai comparso se non per l’episodio interno al film New York stories. Prima o poi verrà anche Dracula, molto più probabilmente de Il padrino, per citare un altro suo film famoso, ma per ora ci accontentiamo di Un’altra giovinezza, film del 2007 che segnava il ritorno alla regia di Coppola dopo dieci anni di assenza
Il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo del filosofo e storico delle religioni Mircea Eliade… e già solo da tale elemento ci si può aspettare un film “impegnato”, come infatti è.

Curiosamente, Un’altra giovinezza ha diversi e importanti punti in comune con Dracula: l’ambientazione rumena in primo luogo, ma anche e soprattutto la tematica del tempo, che si cerca di travalicare, e che effettivamente alcuni amori riescono a travalicare, inseguendosi incarnazioni dopo incarnazioni (in ambo i film si presenta il tema della reincarnazione).

Ma ecco la trama del film: siamo in Romania nel 1938, quando Dominic Matei (Tim Roth) è un settantenne docente di linguistica il quale, deluso dal fatto di non essere mai riuscito a completare il suo libro sulle origini del linguaggio, nonché pieno di rimpianti per il mancato matrimonio con l’amore della sua vita, Laura, decide di suicidarsi col veleno. Tuttavia, un fulmine agisce prima di lui, e lo colpisce. Sarebbe dovuto morire o rimanere fortemente menomato, e invece non solo si riprende bene, ma addirittura il suo corpo inizia a ringiovanire, e così la sua mente, che trova nuova vitalità.
Sopravvissuto così al fulmine, alla lunga degenza in ospedale, ma anche alla Seconda Guerra Mondiale, alla bomba atomica e alla guerra fredda, Matei decide di portare a termine la sua opera sullo sviluppo del linguaggio in relazione al procedere delle epoche e del tempo.
Tale opera troverà un aiuto nella giovane e bella Veronica (Alexandra Maria Lara), incarnazione di Laura, morta molti anni prima, la quale in alcuni momenti di perdita di coscienza inizia a parlare in lingue antiche, egizio, sanscrito, babilonese, sumero… via via sempre più indietro nel tempo, fino a lingue di cui l’uomo moderno non ha notizia.
Tuttavia…

Un’altra giovinezza propone molto, e forse anche troppo: ci sono l’incidente e la riabilitazione, c’è l’ambientazione storica con la guerra mondiale e i nazisti, ci sono problemi vari, alcuni viaggi, e ci sono anche gli esperimenti eugenetici del Terzo Reich, la questione della metempsicosi, la questione delle anime gemelle, il doppio che emerge dentro Dominic e che intrattiene con lui veri e propri dialoghi, la trance con i linguaggi antichi di cui si è detto, e c’è la questione del personaggio che ringiovanisce anziché invecchiare… che essenzialmente è presa da Il curioso caso di Benjamin Button, o almeno dal racconto del 1922 da cui è tratto (racconto del jazzista Francis Scott Fitzgerald, nientemeno). E c’è anche dell’altro, finale compreso, che tuttavia non anticipo al potenziale spettatore.
Forse è troppo, nonostante il film si prenda i suoi tempi nell’andare avanti in modo lento e compassato, nel suo moto che si potrebbe definire circolare e ritorto su se stesso. Nel suo spessore onirico, inoltre, il film si presenta di non semplice visione, e anzi ricorda quasi più un Lynch che non un Coppola (almeno, il Lynch più moderato degli inizi, non quello scriteriato ch'è venuto fuori dopo).

In tutto questo bailamme di cose strane, la morale del film sembra ridursi alla scelta tra il proprio obiettivo di vita e l’amore per una persona, con le due cose in insanabile conflitto l’una con l’altra.

Rimane ferma una cosa: il film comincia evidenziando fin da subito la questione del tempo, con il suo inquadrare orologi (che viaggiano all’indietro, peraltro), e termina ugualmente con la questione tempo, allorquando il giro di lancette è tornato al punto di partenza, si potrebbe dire.
Altra tematica frequente nel film: le cose sono spesso capovolte rispetto a come dovrebbero essere: ciò si vede tanto in alcune inquadrature letteralmente a testa in giù, e poi in tanti elementi letteralmente capovolti e fuori contesto: 90enni in corpi di 45enni, il tempo che scorre all’indietro, persone che parlano lingue estinte, contesti che sembrano come fuori dal tempo.

Nel mentre, l'opera offre molta bellezza visiva (molto belle fotografia, montaggio e colonna sonora), ma d’altronde parliamo di un regista che sa il fatto suo da questo punto di vista, come anche bellezza e passione interiore.
Nonché qualche spunto interessante dal punto di vista esistenziale (principio circolare, reincarnazione, missione di vita, amore incondizionato, il principio del sogno e dell’addormentamento), per quanto come detto citato en passant e non approfondito.

Chiudo la recensione con alcune frasi dal significato interessante.

“La storia ricomincia da capo.”

“Sto sognando, e quando poi mi sveglierò avrò la sensazione che quello sia un sogno appena cominciato.”

“Io sono perfettamente consapevole che sto sognando. Come succede nella favola del re e della farfalla: narra di un re che sognava di essere una farfalla, che sognava di essere un re, che sognava di essere una farfalla…”

Fosco Del Nero



Titolo: Un’altra giovinezza (Another youth).
Genere: drammatico, fantastico, sentimentale.
Regista: Francis Ford Coppola.
Attori: Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Bruno Ganz, Marcel Iures, André Hennicke, Adrian Pintea, Alexandra Pirici.
Anno: 2007.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 maggio 2020

La vita è meravigliosa - Frank Capra

La vita è meravigliosa, film diretto nel 1946 da Frank Capra, è uno dei film più vecchi che abbia mai visto, anche se non il più risalente in assoluto: lo battono infatti Scandalo a Filadelfia (1940), Susanna (1938) e soprattutto Metropolis (1927) e Faust (1926), mentre fa pari e patta con Il filo del rasoio e con Il grande sonno (anche questi del 1946).

Questo peraltro è il primo film di Frank Capra che vedo e recensisco, nonostante la sua fama e la sua discretamente ricca filmografia (tra gli altri, cito gli altri due classici Accadde una notte e Arsenico e vecchi merletti)… e nonostante si tratti di un italiano, nato in Sicilia e poi emigrato negli Stati Uniti, finendo per diventare una sorta di emblema del “self-made man all’americana” essendo anche naturalizzato statunitense.

In particolare, La vita è meravigliosa è un classico film di Natale negli Usa per via della sua positività… o almeno di quella che sembra tale, ma che tale proprio non è, e anzi il film si fa portatore di un messaggio assai ambiguo.

Ma cominciamo con la trama: George Bailey è nato in una cittadina di provincia, Bedford Falls, e fin da bambino ha elevate ambizioni, che concordano peraltro con le sue attitudini e il suo talento: egli vuole lasciare la provincia, andare a studiare e laurearsi, viaggiare, conoscere il mondo, divenire un importante architetto.
Tuttavia, nei momenti importanti della vita tende sempre a sacrificarsi e a mettere da parte i suoi obiettivi, e così i suoi sogni svaniscono uno a uno, e anzi lui finisce per rilevare il posto di lavoro del padre che ha sempre odiato… sempre per fare piacere a qualcun altro.
Anziché prendere il volo, così, la sua vita ristagna, sempre sul filo del rasoio, fino a un rovescio economico che lo porta a un tentativo di suicidio… che peraltro è anticipato da un’introduzione che lo svela subito, per poi andare a ripercorrere la vita di George fin da bambino.
Nell’introduzione, peraltro, davvero molto curiosa, sotto forma di galassie parlano Dio e San Giuseppe (…), e quest’ultimo suggerisce a Dio di inviare sulla Terra un angelo per aiutare George. Il suggerimento è approvato, e viene incaricato Clarence Oddbody, un angelo di seconda classe.
L’angelo in questione entrerà in azione e…

La vita è meravigliosa è una classica commedia a lieto fine dai buoni sentimenti: c’è un buono, c’è un cattivo, il cattivo sembra vincere, ma poi tutto si rimette a posto e in sostanza vince il buono.
Fin qui tutto bene, nonostante una certa banalità, melodrammaticità e pateticità della trama.
Il lato ambiguo di questo film è che viene insegnato a sacrificare se stessi e ad andare contro la propria indole e natura (messaggio molto pericoloso, perché induce a seguire l’infelicità e ad andare letteralmente contro se stessi), e viene insegnato che se le cose si mettono male interverrà la provvidenza divina a sistemarle (altro messaggio molto pericoloso perché tende a deresponsabilizzare le persone in attesa di un intervento esterno).

Lo so, c’è di peggio nella vita che un film un po’ sentimentaloide e dai buoni sentimenti (per quanto sentimenti inconsapevoli), ma visto che c’ero ve l’ho detto.

Inevitabile un commento sul lato tecnico: il film, originariamente girato in bianco e nero, è disponibile anche in una versione a colori, i quali sono stati aggiunti successivamente, dando luogo a un’opera visivamente davvero molto bella, colorata in modo simile alle cartoline colorate a mano che si usavano molti decenni fa.
Bella anche la regia, e anche alcune recitazioni… e inoltre è sempre bello vedere la testimonianza storica (strade, abbigliamento, usanze, etc) di un tempo che non c’è più.
Solo il fattore visivo secondo me vale la visione, e comunque il film si fa seguire con simpatia, anche se un po’ melodrammatico e un po’ ingenuo, da cui la valutazione sufficiente ma nulla più.

Fosco Del Nero



Titolo: La vita è meravigliosa (It's a wonderful life).
Genere: commedia, drammatico, fantastico.
Regista: Frank Capra.
Attori: James Stewart, Donna Reed, Gloria Grahame, Thomas Mitchell, Lionel Barrymore, Henry Travers, Beulah Bondi, Frank Faylen, Ward Bond, H.B. Warner, Frank Albertson, Todd Karns, Samuel S. Hinds, Mary Treen.
Anno: 1946.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 12 maggio 2020

Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure - Akira Kurosawa

Ho trovato Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure suggerito in una classifica online dei migliori film di sempre, e ho deciso di vedermelo, anche per via del regista: il famoso Akira Kurosawa, di cui avevo già recensito Sogni, raccolta di racconti-episodi a sé stanti, alcuni molto belli ed evocativi.

Kurosawa, peraltro, è famoso per il suo celebrare la natura e, viceversa, per la critica alla società contemporanea fredda, tecnologica e violenta.

Andiamo a tratteggiare la trama di Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure, film russo-nipponico girato nel 1975 e tratto da una storia reale: siamo agli inizi del ventesimo secolo e assistiamo all’incontro tra un gruppo di uomini russi impegnati in una spedizione topografica e comandati dal Capitano Arseniev e Dersu Uzala, un nomade di razza mongola appartenente al gruppo etnico degli Hezhen: l’uomo in questione, già anziano, piccolo di statura, ma sveglio e compassionevole, li aiuta nella missione facendo loro da guida; se all’inizio i russi lo guardavano con sospetto, vedendolo come un selvaggio, man mano iniziano a provare per lui rispetto e affetto, tanto che alla fine si dispiacciono al momento dei saluti.
Ma  il Capitano Arseniev e Dersu Uzala si incontreranno in un’altra occasione… 

Il film  è ambientato soprattutto nella taiga russo-orientale: siamo dunque immersi nella natura, e in una natura fredda e selvaggia, tra alberi e animali. L’ultima parte del film, invece, si colloca nella città di Chabarovsk, che si trova lungo la ferrovia transiberiana che termina a Vladivostock, 700 chilometri dopo (a solo 30 km dalla Cina).

Qualche curiosità: io ho visto la versione di 128 minuti, ma la versione integrale del film dura 140 minuti. Il film  ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero nel 1976. Kurosawa lo ha girato pochi anni dopo un tentativo di suicidio a seguito di una crisi personale.

Ora veniamo al mio commento sul film: Dersu Uzala è celebrato per il contrasto tra uno stile di vita semplice e l’urbanizzazione e la civilizzazione moderna, ed è solitamente visto come un elogio della natura e della vita naturale.
La cosa ci sta in parte, ma in parte no: infatti, non è naturale per l’uomo vivere in climi così freddi (difatti non potrebbe sopravviverci senza strumentazioni e invenzioni varie, dai vestiti alle armi), così come non è naturale per l’essere umano nutrirsi di carne (ricordiamo a tutti che l’uomo è un primate, appartenente alla famiglia dei grandi primati, famiglia di animali che si nutrono essenzialmente di frutta e verdura, naturalmente se li hanno a disposizione). Quindi il discorso “vita naturale” casca subito.
Il film non propone alcun insegnamento esistenziale (qualcuno me lo aveva suggerito in tale senso), se non vagamente la bontà d’animo di Dersu Uzala… ma è poca cosa anche da questo punto di vista.

Cosa rimane?

Rimane la natura, sempre bella e interessante, e i pochi dialoghi tra i protagonisti, tutto sommato scontati; forse l’unico interessante è quello in cui Dersu spiega ai russi “civilizzati” che nella natura tutto è animato e ha una sua forza, compresi gli elementi.

Questo dialogo, le riprese nella taiga che noi occidentali siamo soliti frequentare e l’amicizia inter-razziale sono le uniche cose di spessore di questo film… non è molto per un film di oltre due ore, da cui la mia valutazione sufficiente ma non di più.
Ricorderò dunque Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure con simpatia (nonostante il suo gran uccidere di qua e di là), ma non lo rivedrò mai più.

Chiudo la recensione con una bella frase che descriveva il personaggio di Dersu Uzala: “Dersu era dotato di una perspicacia sorprendente, affinata da tutta una vita passata nella foresta, la sua taiga. E poi aveva un animo generosissimo: era capace di preoccuparsi per qualcuno che non conosceva e che forse non avrebbe mai incontrato”.

Fosco Del Nero



Titolo: Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure (Dersu Uzala).
Genere: avventura, storico, drammatico.
Regista: Akira Kurosawa.
Attori:  Yuriy Solomin, Maksim Munzuk, Yuriy Solomin, Svetlana Danilchenko, Dmitri Korshikov, Suimenkul Chokmorov, Vladimir Kremena, Aleksandr Pyatkov.
Anno: 1975.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 6 maggio 2020

Il miglio verde - Frank Darabont

Oggi siamo qui con Il miglio verde, il famoso film del 1999 con protagonista Tom Hanks.

Partiamo dalle basi, dicendo che il film è tratto da un romanzo di Stephen King, che però non conosco (il romanzo, non Stephen King).

Seconda cosa: il regista è Frank Darabont, nome poco noto per via del fatto di aver diretto solamente quattro film, con tuttavia un successo medio piuttosto elevato (tre di essi tratti da testi di King, peraltro): Le ali della libertà, Il miglio verde, The Majestic e The mist.
Dopo di che, egli si è dedicato essenzialmente a serie televisive, in primis la famosa The walking dead, di sua creazione.

Terza cosa:  personalmente Tom Hanks (La retata, Cloud Atlas, Il codice Da Vinci, Angeli e demoni) non mi ha mai fatto impazzire. Sarà forse lui, saranno forse i film in cui ha recitato, ma pur valutandolo un buon attore non mi ha mai detto molto… e inoltre è invecchiato piuttosto male, cosa che ne ha peggiorato anche la presenza scenica.

Tra gli altri attori presenti, una citazione è doverosa per il gigante Michael Clarke Duncan (il quale è morto relativamente giovane per un infarto e che ho visto anche in FBI - Protezione testimoni e The island), per David Morse (attore di seconda fascia di Hollywood ma che ricordo sempre per il film coreano Double vision e che ho visto anche in Cuori in Atlantide), e per Doug Hutchison (che avevo lasciato a mangiare fegati umani in X-Files).

Quarta e ultima premessa: il film dura quasi tre ore; un’enormità, nonché una scelta coraggiosa dei suoi produttori, fiduciosi dunque ch’esso avrebbe catturato l’attenzione degli spettatori per un così lungo tempo… cosa che fa discretamente bene.

Ecco la trama sommaria de Il miglio verde: il film si apre con Paul Edgecombe, un anziano che sta in una casa di riposo e che si mette a raccontare la sua storia a un’amica della struttura. Si passa così dal 1999 al 1935, quando Paul lavorava nel braccio della morte del carcere di Cold Mountain, braccio ch’era chiamato “il miglio verde” perché il percorso che portava i detenuti condannati alla pena capitale  era per l’appunto pavimentato di verde.
La storia di Paul verte sul personaggio insolito di John Coffey, un omone che iniziava al piano terra e finiva al primo piano e che era stato condannato alla sedia elettrica per aver violentato e ucciso due bambine. Il quale, scopre Paul dopo un poco di tempo, ha un potere di guarigione di grande potenza: toglie il male dalle persone e ridona loro la salute, cosa di cui si beneficeranno vari individui, Paul in primis. Il racconto del giovane Paul va avanti fino al suo compimento, e poi si ritorna dall’anziano Paul a tirare le somme.

Il genere del film oscilla tra il drammatico, il melodrammatico e il fantastico-surreale, e comprende anche svariate scene violente.  

Il miglio verde è un film molto amato, un po’ per i due personaggi principali molto buoni e positivi, un po’ perché genera simpatia in reazione all’ingiustizia della situazione, e un po’ perché alla gente piacciono le storie melodrammatiche.

A me, però, le storie melodrammatiche e melense non piaccion molto, se durano tre ore rischiano di annoiarmi, Tom Hanks come detto non mi fa impazzire, e non assegno valutazioni alte a un film solo perché gli attori sono morti prematuramente (prematuramente si fa per dire, dal momento che non si può morire in anticipo) o perché hanno ricevuto molti riconoscimenti.
Da cui la mia valutazione “solamente” più che sufficiente, in onore di un film ben fatto e per molti versi godibile, ma dal mio punto di vista affatto imperdibile. Paradossalmente, più che il plot melodrammatico, in verità un po’ stucchevole, mi ha interessato di più l’aspetto storico-culturale dell’epoca.

Sarà un caso, sarà sfortuna, ma Tom Hanks dal mio punto di vista evita proprio i film di grande spessore… o forse sono questi a non cercare Tom Hanks, chissà.
Comunque, per essere il più possibile equo ho deciso di vedermi anche gli altri tre film di Frank Darabont; o almeno uno, e poi deciderò per gli altri due.

Chiudo con una bella frase presente nel film: “Uno non può nascondere quello che ha nel cuore”.

Fosco Del Nero



Titolo: Il miglio verde (Green mile).
Genere: drammatico, fantastico.
Regista: Frank Darabont.
Attori: Tom Hanks, David Morse, Michael Clarke Duncan, Michael Jeter, James Cromwell, Bonnie Hunt, Sam Rockwell, Barry Pepper, Graham Greene, Doug Hutchison, Jeffrey DeMunn.
Anno: 1999.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 5 maggio 2020

Edward mani di forbice - Tim Burton

Era il 1990 quando uscì Edward mani di forbice, il film che consacrò Tim Burton come uno regista originale e da tenere d’occhio in avvenire.
Vidi il film probabilmente qualche anno dopo, dal momento che nel 1990 avevo solo 11 anni, ma simpatizzai subito con esso e con il talento visionario di Burton, al contempo grottesco e dolce, ma non rividi più il film… sino a oggi.

Piccolo elenco: Edward mani di forbice è così il dodicesimo film di Tim Burton che recensisco sul blog, dopo, in ordine di apparizione: Beetlejuice - Spiritello porcello, Il mistero di Sleepy Hollow, Alice in wonderland, Big fish, Ed Wood, Dark shadows, Frankenweenie, Big eyes, La sposa cadavere, La fabbrica di cioccolato, Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali.
Ciò fa di Burton uno dei registi comparsi più spesso nelle pagine di Cinema e film, e a buon titolo.
Tra i suoi film assenti, mancano: Pee-wee's big adventure (il film d’esordio), Batman (che credo di non avere mai visto perché Batman non mi ha mai interessato molto), Batman - Il ritorno (idem come sopra), Mars Attacks! (visto molti anni fa), Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie (visto anni fa), Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street (visto ma considerato non imperdibile).

In tutta questa lista, di livello e qualità altalenante, devo dire che Burton, pur avendo mancato qualche colpo, dimostra di avere ancora molto da offrire: il suo ultimo film, in particolare, Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, è uno dei suoi film più belli.

Ma veniamo alla trama di Edward mani di forbice: siamo in una cittadina della Florida, e in unoquartiere ben definito, in cui tutti si conoscono e le donne fanno a gara a chi spettegola di più.
In tale quartiere, vive Peggy Boggs (Dianne Wiest; Hannah e le sue sorelle, La rosa purpurea del Cairo, Settembre), rappresentante di cosmetici, la quale un giorno finisce in un vecchio maniero in cima ad una collina, trovandovi Edward (Johnny Depp; (La nona portaI pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna, e numerosi film dello stesso Burton), una sorta di automa senziente costruito da un geniale inventore (Vincent Price; a proposito, inevitabile ricordare il bellissimo corto di Tim Burton intitolato proprio Vincent, e dedicato al famoso attore) morto però prima di riuscire a completare la sua creazione… da cui le forbici al posto delle mani.
La donna porterà quello che sembra un ragazzo bizzarro a casa propria, cercando con alterne fortune di inserirlo nella società.
Da sottolineare anche il ruolo della figlia Kim, interpretata dall’allora giovane Winona Ryder (Ragazze interrotte, Sirene, A scanner darkly - Un oscuro scrutare, Celebrity, Dracula).

Edward mani di forbice è un film di genere surreale, e anzi tecnicamente sarebbe un film di fantascienza, ma non lo è nella sostanza dal momento che oscilla tra commedia e dramma, tra psicologia e sentimenti.
Nel suo essere così dolce e nel presentare un personaggio inevitabilmente disadattato e inadatto alla vita sociale, è forse il film di Burton che è rimasto di più nell’immaginario popolare.

Non è personalmente il mio film preferito: pur apprezzando l’idea del personaggio, nonché il quartiere super colorato che funge da scena per gli eventi, trovo l'opera un po’ troppo naif e molto lontana dai migliori lavori di Tim Burton, che sono a mio avviso Big fish, Il mistero di Sleepy Hollow, Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali e La sposa cadavere (menzione anche per Nightmare before Christmas, di cui Burton ha curato soggetto e produzione).

Ma a ognuno il suo, e comunque anche per Edward mani di forbice provo una certa tenerezza e simpatia, tanto che la valutazione è comunque positiva, nonostante un tono un po’ naif, semplicistico e numerosi luoghi comuni (il ragazzo macho in stile quarterback, le donne pettegole del vicinato, un misterioso maniero, etc).

Fosco Del Nero 



Titolo: Edward mani di forbice (Edward scissorhands).
Genere: surreale, commedia, drammatico.
Regista: Tim Burton.
Attori: Johnny Depp, Winona Ryder, Dianne Wiest, Anthony Michael Hall, Kathy Baker, Robert Oliveri, Conchata Ferrell, Caroline Aaron, Dick Anthony Williams, Vincent Price, O-Lan Jones, Alan Arkin.
Anno: 1990.
Voto: 6.5.
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