Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

giovedì 27 novembre 2014

Don’t drink the water - Woody Allen (film comico)

Don’t drink the water era uno dei pochissimi film di Woody Allen che non avevo ancora visto… e giacché c’ero ne ho approfittato per fare l’esperimento di vederlo in lingua originale, aiutato dai sottotitoli.

Ho fatto bene per ambo le cose: il film è divertente, e la lingua originale gli dà un brio e una vivacità che non so se aveva anche tradotto.

Comincio col dire che si tratta d una conversione filmica di una pièce teatrale scritta dallo stesso Woody Allen nel lontano 1966, divenuta film nel 1994 con protagonisti lo stesso Woody Allen, il mitico Michael J. Fox (indimenticato protagonista della serie di Ritorno al futuro) e Mayim Bialik (protagonista a sua volta della storica serie tv Blossom, nonché subentrata nella sitcom di successo Big bang theory), più pochi altri attori di contorno.

Ecco in sintesi la trama del film: siamo nel 1961, e infuria la guerra fredda tra Usa e Urss. In un non precisato paese dell’Europa dell’est, presso cui erano in vacanza, gli americani Walter e Marion Hollander corrono a perdifiato dentro l’ambasciata statunitense, inseguiti dalla polizia sovietica che li riteneva delle spie… per colpa di un’imprudente fotografia al tramonto.
Insieme a loro, c’è anche la figlia Susan, con i tre che, costretti loro malgrado a una permanenza in Europa più lunga di quanto previsto, intesseranno delle interessanti relazioni interpersonali con il personale dell’ambasciata che li ospita.
Tra di essi, il giovane Axel Magee, figlio del capo dell’ambasciata, Padre Drobney, altra presunta spia, costretta a vivere lì da ben sei anni, e Mr. Kilroy, abile professionista della diplomazia.

Va da sé che, come in tutti i film di Woody Allen (almeno, fino al 2.000 e rotti, prima del cambio di rotta semidrammatico), comicità e umorismo si sprecano.

Anzi, forse per la natura teatrale del prodotto, i dialoghi, e quindi le gag verbali, sono ancora più frequenti del solito, rendendo il film particolarmente vivace. Forse, in effetti, Don’t drink the water è uno dei film più frizzanti di Woody Allen, caratterizzato peraltro da personaggi forse un po’ troppo macchiette, ma comunque ben riusciti.

L’unica cosa poco convincente è la relazione che si instaura tra Axel e Susan… ma in un contesto grottesco e surreale come quello proposto dal film probabilmente non è il caso di badare allo stretto realismo, godendosi il film per quel che è: 100 minuti di gag e umorismo a tutto spiano.

In conclusione, dunque, Don’t drink the water è un film che merita di essere visto, specialmente se siete già dei fan del regista americano.

Fosco Del Nero



Titolo: Don’t drink the water (Don’t drink the water).
Genere: commedia, comico.
Regista: Woody Allen.
Attori: Woody Allen, Michael J. Fox, Mayim Bialik, Julie Kavner, Ed Herlihy, Dom DeLuise, Edward Herrmann, Austin Pendleton, Josef Sommer, Robert Stanton, Rosemary Murphy.
Anno: 1994.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 26 novembre 2014

Il buio oltre la siepe - Robert Mulligan (film drammatico)

La recensione di oggi è dedicata a un film piuttosto antico, per la precisione del 1962, che, sempre per la precisione, mi è stato consigliato da un mio lettore: Il buio oltre la siepe.

Non conoscevo né il film, né il libro da cui è stato tratto, né il regista, né gli attori principali, con la vaga eccezione di Gregory Peck, per cui partivo “in bianco”.

Genere del film: oscilla tra il drammatico e la commedia, propendendo per il primo fattore dati gli argomenti del film: violenza, razzismo, condanna, paura, morte.
Anche se, a dire il vero, il tutto assume delle fattezze talmente delicate che è difficile comunque percepirlo come film violento o minaccioso.

Ma andiamo in breve alla trama: siamo nel 1932 a Maycomb, un paesino del’Alabama: Atticus Finch è un avvocato che vive con i suoi due figli, Jeremy detto Jem (10 anni) e Jean Louise detta Scout (6 anni), mentre sua moglie è morta.
Mentre l’uomo si dedica al suo lavoro, e in particolare alla difesa d’ufficio di un nero accusato di violenza carnale nei confronti di una ragazza del paese, i due bambini, cui si unisce un altro bambino vicino di casa, sono alle prese con i loro giochi… e con le cose della vita che si scoprono man mano... non tutte piacevoli.

La trama de Il buio oltre la siepe è semplicissima, e anzi lineare, ma ciò che contraddistingue il film, e in positivo, è l’energia di fondo: dolce, positiva, piena di voglia di vivere, trasmessa in particolare dai due bambini, personaggi davvero belli (specialmente la piccola Scout, bellissima).

In effetti nel film non c’è nient’altro di notevole: la trama è semplice, la scenografia è semplice, pure i dialoghi sono essenzialmente semplici… però c’è qualcosa di bello nell’aria, ciò che rende il film di valore e meritevole di visione.

E difatti il film vinse al tempo numerosi premi, tra Oscar, Golden Globe e altri, e nel 1995 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, fatto dedicato a pellicole solitamente di ottimo livello.

Insomma, Il buio oltre la siepe, col suo bianco e nero e la sua storia dolce e delicata, è un film che vale assolutamente la pena di ripescare.

Fosco Del Nero



Titolo: Il buio oltre la siepe (To kill a mockingbird).
Genere: drammatico.
Regista: Robert Mulligan.
Attori: Gregory Peck, Phillip Alford, Mary Badham, Paul Fix, Frank Overton, Brock Peters, Robert Duvall.
Anno: 1962.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 20 novembre 2014

Il codice da Vinci - Ron Howard (film thriller)

Il film recensito questa volta è il famoso Il codice da Vinci, famoso a dire il vero più per il libro da cui è stato tratto che non per il film in sé.
Dico subito che non solo non ho mai letto il libro di Dan Brown, ma che non ne conoscevo minimamente la trama, per cui nel vedere il film non sono stato influenzato dal confronto col libro né dal conoscere già personaggi o trama.

L’unica cosa che mi era nota era l’argomento del film: ossia segreti, misteri, religione, cospirazioni e mistificazioni varie.
Così come mi era noto il genere: un thriller investigativo.

Ecco in sintesi la trama de Il codice da Vinci, diretto peraltro da quel Ron Howard (ossia il Ricky di Happy days), già regista di film di valore come A beautiful mind o Cocoon: l’anziano Jacques Saunière, curatore del Museo del Louvre di Parigi, viene trovato morto nel museo stesso, vittima di una pallottola ma soprattutto cosparso di segni e tagli, nonché circondato da scritte sul pavimento, cose che pare abbia fatto egli stesso nel tempo di vita rimanentegli.

A indagare sul caso, il capitano Fache (Jean Reno; Subway, Wasabi, Sta’ zitto, non rompere), il quale coinvolge Robert Langdon (Tom Hanks; Cloud Atlas, La retata, Forrest Gump), scrittore statunitense in quel momento a Parigi per presentare il suo ultimo libro. Ai due si aggiunge subito Sophie Neveu (Audrey Tautou; Il favoloso mondo di Amelie, Una lunga domenica di passioni), crittografa consultata per il caso in questione…

… nonché nipote dell’assassinato, la quale, sapendo che Langdon è l’unico sospettato dell’omicidio, lo avverte in modo nascosto, cominciando con lui una vorticante fuga per Parigi e nel mondo, alla ricerca di indizi e risposte per il caso in questione, che coinvolge storia e fede, tra Chiesa cattolica, Priorato di Sion, cavalieri templari, Leonardo da Vinci e Isaac Newton, santo graal, Gesù e Maria Maddalena.
E ancora, tra sequenza di Fibonacci, simboli dei rosacroce e dei templari stessi, Gioconda e altri dipinti, croci varie, uomo vitruviano, etc.

Il film peraltro è stato centro di accese e feroci discussioni, come sempre quando c’è di mezzo la religione e in particolare la Chiesa cattolica, tra chi lo ha considerato blasfemo e chi viceversa lo ha salutato come ventata di verità.
Anche se, a dire il vero, la storia scritta da Dan Brown non ha mai avuto pretese storiche, dichiarandosi mero romanzo.

Pur con all’interno degli elementi in precedenza assai discussi da ricercatori vari, come il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena, peraltro affermato da svariati vangeli e testi antichi.

Ciò che convince poco della trama, ma anche dell’incedere del film, è la commistione assolutamente globale e priva di discernimento, in cui si è fatto un grande calderone, mettendo dentro tutto ciò che aveva un vago alone di mistero, da Fibonacci a Leonardo da Vinci, passando per i templari (che certamente qualche mistero da custodire lo avevano).

A ciò si aggiunga, tornando al film, che la sceneggiatura convince poco (il ricercatore nemico del Priorato di Sion che riesce ad infiltrarsi in esso tanto da arrivare al suo vertice; due persone qualunque che riescono a sfuggire miracolosamente a tutto e a tutti, e sempre per un pelo; la grande facilità con cui vengono risolti all’istante enigmi che richiederebbero ben maggiore riflessione, e avanti così con continui capovolgimenti di fronte davvero poco realistici).

Senza contare che, personalmente, non ho mai apprezzato Tom Hanks, qua ancora meno brillante del solito; che Audrey Tautou, che ho amato come Amelie, è in fase decisamente calante; che non ho mai visto Jean Reno così rigido e monoblocco; e che uno degli attori più talentuosi del cast, Alfred Molina, ha un ruolo assolutamente marginale.
Per non parlare della figura del monaco masochista Silas, praticamente mutuata da Blade Runner, e pari pari, quasi a livello di sosia.

Nel complesso, Il codice da Vinci è un thriller sufficientemente interessante, in cui azione e dinamismo sono assicurati, ma niente di più: voto 5.5-6.

Fosco Del Nero



Titolo: Il codice da Vinci (The da Vinci’s code).
Genere: thriller, giallo, azione, storico.
Regista: Ron Howard.
Attori: Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Alfred Molina, Paul Bettany, Jurgen Prochnow, Ian McKellen, Francesco Carnelutti.
Anno: 2006.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 19 novembre 2014

Hollywood ending - Woody Allen (film commedia)

Oggi recensisco uno degli ultimi film di Woody Allen che mi sono rimasti da vedere della sua enorme filmografia: Hollywood ending, girato nel 2002, in un periodo particolarmente fecondo di film di qualità (La maledizione dello scorpione di giada, Anything else, lo stesso Hollywood ending), per quanto spesso non tanto apprezzati dal pubblico, particolarmente dal pubblico statunitense con cui Allen non ha mai avuto un grande feeling.
Il che, curiosamente (ma neanche troppo, conoscendo Allen) è proprio la trama di Hollywood ending, forse il film più autobiografico di Woody Allen.  

Abbiamo difatti un regista di talento, Val Waxman (lo stesso Woody Allen), il quale, dopo aver avuto un grande successo in passato, con tanto di conquista di Oscar, al momento è snobbato dai produttori, costretto ad accettare ingaggi come regista di spot pubblicitari.

Il problema di fondo: la fama di persona volubile ed emotiva, nonché pretenziosa, peraltro reduce dallo squilibrio di due matrimoni falliti… proprio come Woody Allen.
Accade però che la sua seconda moglie, Ellie (Tea Leoni; Amori e disastri, Spanglish), lo stimi ancora grandemente come professionista, nonostante ne ammetta i problemi psicologici, tanto che lo propone per una pellicola ambiziosa ambientata a New York, città che Hal conosce come le sue tasche (proprio come Allen che ci è nato).

Tuttavia Hal Jaeger, nuovo compagno di Ellie e direttore della casa produttrice del film, non è convinto della proposta, come peraltro anche altri personaggi coinvolti. Alla fine, comunque, il film andrà ad Hal, il quale troverà in esso anche una particina per la sua attuale compagna, Lori (Debra Messing; Will & Grace, Celebrity).

Hollywood ending propone il solito Woody Allen, o perlomeno il solito del passato, tutto vivacità e battute brillanti, ma in questo film c’è qualcosa di più: accanto ai problemi psicologici (insicurezze varie, nonché la trovata geniale della cecità psicosomatica proprio in avvio di riprese), c’è anche una visione più generale che sa di ispirazione, e che, conti alla mano, va a parlare di fiducia e di intuizione, di giudizio e di accettazione, di apprezzamento e di amore.

Certo, alcuni personaggi sono poco più che macchiette, e il comportamento di molti lascia intravedere semplice calcolo individuale (in pieno anticonformismo hollywoodiano, anch’esso tipico di Woody Allen), ma il conto generale è largamente positivo, e più ispirato di altri film di Allen, pur magari ugualmente divertenti.

Insomma, Hollywood ending va ad aggiungersi alla lista di film di Allen che mi sono piaciuti maggiormente, e lo fa con una nota di fondo un po’ particolare, che non presente negli altri film.

Fosco Del Nero



Titolo: Hollywood ending (Hollywood ending).
Genere: commedia, comico, sentimentale.
Regista: Woody Allen.
Attori: Woody Allen, Tea Leoni, Mark Rydell, Debra Messing, Tiffani-Amber Thiessen, George Hamilton, Treat Williams, Fred Melamed, Erica Leerhsen.
Anno: 2002.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 13 novembre 2014

Ishtar - Elaine May (film commedia)

Il film che recensisco quest’oggi è Ishtar, film ormai vetusto, diretto nel 1987 da Elaine May.

Non avevo mai sentito tale Elaine May, e proprio Ishtar è il motivo: il film, che in programma doveva essere un film di grandi incassi al cinema, costato la bellezza di 55 milioni di dollari, si rivelò un flop clamoroso al botteghino, con soli 14 dollari incassati, cosa che ha di fatto stroncato la carriera della regista statunitense, nata Elaine Berlin, che in precedenza aveva ottenuto un buon successo con È ricca, la sposo e l'ammazzo, in cui peraltro lei stessa era uno degli attori protagonisti.

Ma veniamo ad Ishtar, film che ho guardato esclusivamente per il titolo, giacché il nome di un’antica divinità babilonese mi sembrava un titolo un po’ curioso per un film di Hollywood.

La curiosità è cresciuta, devo dire, dopo i primi secondi di pellicola, quando ho visto che a produrre il film era la Columbia Pictures: l’ulteriore curiosità era dovuta al fatto che il simbolo della Columbia Pictures è una donna nella posizione della statua della libertà, la quale, per chi non lo sapesse, rappresenta proprio la dea Ishtar, chiamata anche Inanna oppure… Columbia.

Tra l’altro, sempre per curiosità, si tratta della dea conosciuta in Egitto come Iside, e che iconograficamente parlando ha generato poi la trasposizione dell’immagine in quella della Madonna, con l’analogo passaggio dal figlio Horus al figlio Gesù.

La statua della libertà peraltro è stata donata agli Usa e ai loro fondatori massoni dai loro colleghi francesi: fuprogettata dall’ingegnere Frédéric-Auguste Bartholdi, che difatti potete ammirare in qualche foto su internet nella classica posa massone della mano dentro il giubbotto, alla Napoleone; sempre per curiosità, fu amico di Garibaldi, e come sempre tutto torna... ma ora la smetto se no “rischio” di andare fuori tema!

Torniamo a Ishtar: mi aspettavo dunque un film con dei contenuti un po’ anomali, diciamo così, o perlomeno con qualche contenuto interessante, un po’ alla Hal Ashby, e in effetti qualche frasetta carina l’ho trovata. 
Ad esempio le due seguenti:

“La gente secondo me preferisce soffrire con quello che ha già piuttosto che affrontare l’ignoto.”

“La maggior parte degli uomini conduce vite di silenziosa disperazione.”

Oppure la canzoncina che i due protagonisti cantano a più riprese:
“Hallo Marocco, sei più di uno stato, sei anche uno stato mental.”

Al di là di queste piccolezze, invece, il film si è rivelato una commediola, che come detto non ha sfondato nonostante il grande budget e il cast di alto livello: i due protagonisti sono difatti Dustin Hoffman (Rayman, Mi presenti i tuoi?Tootsie, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita) e Warren Beatty (Shampoo, Dick Tracy), sex symbol degli anni 80, accompagnati da Isabelle Adjani (Nosferatu, il principe delle tenebre, Subway). 

Ecco in breve la trama di Isthar: due cantautori statunitensi Chuck Clarke e Lyle Rogers, non particolarmente talentuosi e pure con qualche problema psicologico, si trovano ad andare nella Repubblica di Ishtar, luogo inventato e teoricamente vicino al Marocco, per raggranellare qualche dollaro come cantanti negli alberghi occidentali.

Per qualche disavventura, conoscono Shirra, una giovane ribelle che vuole deporre l’emiro di Ishtar, città del luogo (non meglio precisato, e infatti è una città di fantasia). Tra i ribelli e la Cia, che li contatta anch’essa, inizia una sorta di commedia semi-demenziale, con i due che, del tutto ignari, cercano di cavarsela come possono…

Il film ha fatto fiasco al botteghino, ok, e certamente non è un “filmone”, però Ishtar fa, se non ridere, quantomeno sorridere, e spesso, tanto che l’ho preso in simpatia.
Inoltre è talmente surreale che non lo si può rendere sul serio, cosa che certamente ha contribuito al suo non successo, ma che a me non è dispiaciuta.

Se poi siete dei fan di Warren Beatty o di Dustin Hoffman, certamente vi farà piacere darci un’occhiata.

Fosco Del Nero




Titolo: Ishtar (Ishtar).
Genere: commedia.
Regista: Elaine May.
Attori: Warren Beatty, Dustin Hoffman, Isabelle Adjani, Charles Grodin, Jack Weston, Tess Harper.
Anno: 1987.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 12 novembre 2014

Il pianeta proibito - Fred McLeod Wilcox (film fantascienza)

La recensione odierna ci fa fare un salto indietro di quasi sessant’anni, visto che torniamo al 1956 e al film di fantascienza Il pianeta proibito, sorta di film culto del genere, che ha avuto molta influenza sui prodotti successivi, a cominciare dalla serie Star Trek, che in pratica ne ha ampliato lo schema di fondo.

La cosa curiosa è che Il pianeta proibito a sua volta si ispira a un’opera precedente, e nientemeno che a La tempesta, commedia teatrale di Shakespeare da cui il film diretto da Fred McLeod Wilcox ha ripreso alcuni personaggi e alcune dinamiche. 

Parlando del regista, si tratta del regista del famoso Torna a casa, Lassie!... un netto cambio di genere, quindi.
E, parlando di cambio di genere, che dire del protagonista del film, quel Leslie Nielsen poi divenuto famoso come attore comico-demenziale (Una pallottola spuntata, Scary movie 3, Dracula morto e contento, etc).

Ma andiamo alla trama sommaria del film: siamo nel 2200, e una nave spaziale, guidata dal comandante John Adams, è diretta al pianeta Altair 4 per indagare sulla scomparsa della spedizione del Bellerofonte, che era giunta sul pianeta in precedenza e di cui non si sono più avute notizie.

Ad attendere questa nuova spedizione, il dottor Morbius, unico sopravvissuto, insieme alla moglie, a duna serie di misteriose violenze avvenute tanti anni prima sul pianeta. La moglie però poi è morta, lasciando sul pianeta il marito e la figlia nata nel mentre… oltre ad alcune misteriore presenze… e oltre al robot Robby, grande innovazione per l’epoca, e avente avuto talmente tanto successo che poi gli fu dedicato un film apposito.

Il pianeta proibito, in effetti, fu un film di innovazioni: l’idea di equipaggio che vaga nello spazio con comandante, medico, ufficiale di bordo, etc; la colonna sonora completamente elettronica; robot; effetti speciali; civiltà antiche.

Il genere del film, fantascienza a parte, oscilla tra il dramma (c’è gente che muore), la commedia (il tono generale è piuttosto lieve) e il sentimentale (l’inevitabile storia d’amore tra il comandante John Adams e la la bella Alta Morbius).

Certo, col senno di poi Il pianeta proibito non risulta certamente impressionante, ma comunque rimane un discreto film, piacevole da guardare e con qualche componente interessante, seppur molto semplicistico a tratti.

Fosco Del Nero



Titolo: Il pianeta proibito (Forbidden planet).
Genere: fantascienza.
Regista: Fred McLeod Wilcox.
Attori: Leslie Nielsen, Walter Pidgeon, Anne Francis, Warren Stevens, Jack Kelly, Earl Holliman, George Wallace, James Drury.
Anno: 1956.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

giovedì 6 novembre 2014

Che fai, rubi? - Woody Allen, Senkichi Taniguchi (film comico)

Che fai, rubi? è un film decisamente particolare, e anzi è un vero e proprio esperimento cinematografico in cui Woody Allen si è imbarcato nel lontano 1966, ossia agli inizia della sua carriera di regista.

Ecco in cosa consiste l’esperimento, che per quanto ne so non è mai stato ripetuto: è stato preso un film giapponese, tale Kokusai himitsu keisatsu: Kagi no kagi, ed è stato rimontato e doppiato in inglese, in modo da generare una sorta di parodia del genere spionaggio alla James Bond (genere che evidentemente non dispiaceva a Woody Allen, che in quegli anni partecipò a un film non troppo dissimile da questo come genere: l’ottimo Casino royale).

Parodia, quindi molto umoristica, e anzi siamo in pieno non-sense: si dica solo che la trama del film riguarda la lotta tra due bande criminali rivali per il possesso di una ricetta di insalata di uova. 
Quindi, il genere del film è comico-grottesco.

Ogni tanto peraltro nel film sono aggiunte scene con attori americani, soprattutto a sfondo musicale, e anzi ne approfitto per segnalare la vivacissima colonna sonora, molto rock. 

Inoltre, ogni tanto compare lo stesso Woody Allen, inserito qui e là sempre con lo scopo di aumentare la dose di comicità e di surrealtà.
Da sottolineare anche una certa dose di sensualità, per via delle belle e spesso svestite attrici giapponesi, cosa che peraltro si evince fin dalla sigla di apertura del film… oltre che in quella di chiusura, che propone una scena tanto sexy quanto divertente.

Al tempo l’esperimento ebbe un certo successo, anche se poi, come detto, Allen non lo ripropose più. 
Dal mio punto di vista, Che fai, rubi? non è malaccio: fa ridere in svariati punti per il fatto di essere completamente senza senso, e le espressioni originali degli attori spesso cozzano in modo simpaticissimo con il doppiaggio che è stato loro affibbiato in sede di rimontaggio.

Tuttavia, fatico a considerare Che fai, rubi? un film vero e proprio, visto che trama e personaggi praticamente sono assenti, e che tutto è campato per aria, col solo scopo di far sorridere lo spettatore delle numerose scene di non-sense.

Comunque, trattandosi di un esperimento così particolare e raro, senza dubbio vale la pena vederselo, specialmente se si apprezza l’umorismo di Woody Allen.

Fosco Del Nero



Titolo: Che fai, rubi? (What's up, Tiger Lily?).
Genere: comico, spionaggio.
Regista: Woody Allen, Senkichi Taniguchi.
Attori: Tatsuya Nihashi, Mie Hana, Akiko Wakabayashi, Tadao Nakamaru, Woody Allen.
Anno: 1966.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 5 novembre 2014

Il lato positivo - David O. Russell (film psicologico)

Non mi ricordo perché mi ero segnato Il lato positivo, film girato nel 2012 da David O. Russell.
Forse proprio per via del regista, di cui avevo visto l’interessantissimo I heart Huckabees - Le strane coincidenze della vita, o forse per la presenza in esso di Bradley Cooper, già apprezzato non solo nel blockbuster Una notte da leoni, ma anche nell’effervescente Limitless.
O forse per l’unione delle due cose… come si dice: due indizi fanno una prova.

E in effetti la hanno fatta, visto che Il lato positivo è un film di valore, che non a caso ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, con tanto di Oscar alla migliore attrice protagonista assegnato a Jennifer Lawrence, che in effetti buca letteralmente lo schermo.
A completare il trio, anche Robert De Niro.

Ecco in sintesi la trama del film: Pat Solitano, giovane uomo, è appena uscito dall’ospedale psichiatrico, dove è stato per otto mesi.
La sua idea fissa, una volta uscito, è rimettersi in forma e riconquistare sua moglie Nikki.
Che detto così suona abbastanza normale, ma le cose si complicano quando si viene a sapere che la causa dell’ospedale psichiatrico era stata un pestaggio violento da parte di lui all’amante di lei, sorpreso da Pat a casa loro.
A complicare le cose, c’è anche un divieto di avvicinamento, tanto che Pat cerca di comunicare con lei per il tramite di Tiffany, anch’essa personaggio piuttosto problematico, lei reduce dalla morte del marito.

Ma in realtà in questo film di “normale” non c’è nessuno: anche i genitori di Pat non sono del tutto equilibrati, idem amici e vicini di casa.

Il tutto darebbe al film un’impronta drammatico-psicologica, se non fosse che per larghi tratti spunta fuori un tono da commedia, nonché alcune scene proprio comiche, che alleggeriscono il tutto, rendendo anzi impossibile considerare Il lato positivo un film drammatico vero e proprio.

Se in generale i film drammatico-melenso-psicologici non mi piacciono molto, devo dire che invece Il lato positivo mi ha letteralmente conquistato.
In esso infatti c’è molta bellezza, pur se immersa in tanta difficoltà, e la coppia protagonista è letteralmente irresistibile.
In particolare, meritano menzione il meraviglioso passaggio da attaccamento e rabbia a leggerezza e felicità, così come la testardaggine del protagonista nel cercare il lato positivo delle cose, da cui il titolo del film.
In effetti, varrebbe la pena di vedersi il film solo per l'insegnamento esistenziale dell'attaccamento-cecità a fronte dei suggerimenti-cose belle dell'esistenza.

In conclusione, dunque, non mi ha sorpreso l’ottimo successo de Il lato positivo, film che consiglio a mia volta.

Fosco Del Nero



Titolo: Il lato positivo (Silver linings playbook).
Genere: drammatico, commedia, sentimentale, psicologico.
Regista: David O. Russell.
Attori: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Jacki Weaver, Chris Tucker, Anupam Kher, Shea Whigham, Julia Stiles.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.