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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 18 aprile 2017

La ricompensa del gatto - Hiroyuki Morita (film animazione)

La ricompensa del gatto, film d’animazione giapponese del 2002 è una sorta di seguito del precedente I sospiri del cuore, che avevo già visto e recensito in precedenza, e che aveva maturato un’ottima valutazione.

In realtà, avevo già visto anche il presente film, ma non lo avevo recensito, forse per una dimenticanza.
Poco male, provvedo ora.

Il genere del film è sempre il medesimo: siamo sulla commedia fantastica surreale, condita con un pizzico di sentimentalismo.

Ecco la trama: Haru è un’adolescente che si giostra come tutte le sue coetanee tra la scuola, le amiche e i ragazzi che le piacciono. 
Un bel giorno, l’equilibrio della sua vita viene scosso, e anzi proprio travolto, dalle conseguenze di un atto in teoria poco rilevante: la ragazza salva un gatto da un possibile investimento… 
… e poi viene a sapere che si trattava del principe del Regno dei Gatti, regno che provvederà a sdebitarsi con lei, seppure in modi inaspettati e non del tutto graditi, compresa la proposta di matrimonio del Re verso il figliol principe.

Haru, che ovviamente non vuole sposare un gatto, dietro suggerimento di una voce misteriosa (ma bella), si rivolge a un misterioso ufficio per risolvere le divergenze con i gatti, che vede come titolare Baron, che per l’appunto era uno dei protagonisti del precedente film I sospiri del cuore, col quale comunque questo non ha alcun rapporto di parentela a livello di trama.
Dell’ufficio fanno parte anche il gatto Muta e il corvo Toto.

I tre aiuteranno Haru nel suo tentativo di evitare le “ricompense” del Regno dei Gatti.

Ok, ok, detta così la trama sembra piuttosto demenziale, e in effetti il film ha una forte dose di surrealismo, come detto fin da subito, però La ricompensa del gatto non si propone come film giapponese “fuori di testa” (e Dio solo sa quanti ce ne sono, d’animazione o recitati), ma come sorta di favola dolce e un po’ bizzarra, sospesa tra mondo umano e mondo felino.

Dico la verità: La ricompensa del gatto non ha molto da offrire, se non un poco di passatempo di genere onirico-fantastico, magari a qualche appassionato di anime.
O magari a qualcuno cui era piaciuto I sospiri del cuore, decisamente superiore a questo suo seguito spurio.

Pur non essendo pessimo, La ricompensa del gatto è comunque un film d’animazione di cui si può benissimo fare a meno, senza dubbio uno dei prodotti peggiori che abbia mai visto dello Studio Ghibli
… e, per carità, se il peggio è questo ben venga il meglio.

Chiudo la recensione con una citazione di genere psicologico-introspettivo-esistenziale, che sapete che mi piacciono molto:
“Hai bisogno di riflettere su come imparare ad essere te stesso. Allora, non avrai più nulla da temere.”

Fosco Del Nero



Titolo: La ricompensa del gatto - Il ritorno del gatto (Neko no ongaeshi).
Genere: fantastico, commedia, surreale, sentimentale.
Regista: Hiroyuki Morita.
Anno: 2002.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 12 aprile 2017

Moebius - Gustavo Mosquera (film grottesco)

La recensione di oggi è dedicata a un film argentino del 1996… che peraltro dato il bassissimo budget sembra un film ben più vecchio, più o meno degli anni “80: parlo di Moebius.

Bassissimo budget, dicevo, e la perenne sensazione che sia un film fatto in casa, per così dire.

Ecco in sintesi la trama di Moebius: nella metropolitana di Buenos Aires sta succedendo un mistero: non solo alcuni semafori diventano rossi o verdi di testa loro, in contrasto con gli orari di traffico previsto, ma un intero convoglio è scomparso… passeggeri compresi.
Come se non bastasse, di tale convoglio ogni tanto si sente il rumore e la vibrazione, proprio come se stesse continuando a viaggiare nel circuito della metropolitana, ma senza essere guidato o visto.
Un mistero che porterà il direttore della metropolitana a chiedere assistenza: finirà ad occuparsene il giovane topologo Daniel Pratt, che dopo aver analizzato la questione (non molto dopo, in realtà, il ragazzo a quanto pare è svelto) formula un’ipotesi più inverosimile che strana, che non a caso viene rigettata dai suoi referenti.

Egli però insiste nelle sue indagini, e alla fine scopre il mistero della metropolitana, scoprendo che in esso era invischiato il suo vecchio professore di topologia, Hugo Mistein.

Veniamo ora al commento del film: va bene avere pochi soldi e mezzi a disposizione, però questo non è un buon motivo per mettere su un film che da un lato è noioso, e dall’altro completamente campato per aria.
Praticamente siamo nella fantascienza mistica, anche se la cosa viene affrontata in modo assolutamente naif.

Insomma, la mia valutazione di Moebius è complessivamente negativa. Non bastano in tal senso quegli unici due minuti di film con un qualche valore, durante i quali vengono enunciati alcuni principi esistenziali interessanti. In tali due minuti, peraltro, vi sono contenuti bastevoli per l’intero film, e forse da soli valgono la visione, ma la valutazione di un film deve comprenderlo per intero, e per questo è negativa.

Tornando ai minuti in questione, riassumo la scena per dare l’idea gurdjieffiana della situazione (chi non ha visto il film e vuole vederlo forse farebbe meglio a smettere di leggere): c’è un un treno fantasma che viaggia all’interno di un sistema a forma di infinito, nel quale dentro cui vi sono delle persone che sembrano come addormentate, mezze sonnambule, sveglie ma non sveglie.
Gli unici svegli sono il professore che ha capito com’è la questione e il suo ex allievo che lo raggiunge.
Il professore, quello sveglio che sa cosa sta succedendo, così definisce gli avventori mezzo addormentati: “Loro non potranno mai svegliarsi prima di rendersi conto che si sono addormentati.” 

Aggiungo inoltre che il giovane topologo cerca di spiegare la situazione ad alcuni signoroni, ognuno col suo titolone sociale di dottore, ingegnere, impresario, direttore, etc, ma nessuno capisce. Il professore commenta questo fatto dicendo al suo ex allievo, incompreso, che gli altri non comprendono perché non hanno voglia di ascoltare.

A parte questi due minuti gurdjeffiani, effettivamente molto emblematici, nulla di meritevole in Moebius, e se essi siano sufficienti per l’intera visione del film decidetelo voi.

Fosco Del Nero



Titolo: Moebius (Moebius).
Genere: fantastico, surreale.
Regista: Gustavo Mosquera.
Attori: Guillermo Angelelli, Roberto Carnaghi, Annabella Levy, Jorge Petraglia, Miguel Ángel Paludi, Fernando Llosa.
Anno: 1996.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 11 aprile 2017

Patch Adams - Tom Shadyac (film commedia)

Come immagino un po’ tutti, conoscevo perlomeno di fama Patch Adams, intendendo con ciò sia il film omonimo, sia il personaggio dalla cui vera storia è stato tratto il film, ma finora non me lo ero mai andato a vedere.

Anche perché, a dire il vero, pur apprezzando e ritenendo simpatico Robin Williams, non sono mai stato un suo fan sfegatato, e anzi non ho visto tantissimi suoi film.
Forse l’unico suo film cui sono particolarmente legato, per via delle tematiche esistenziali che propone, ma anche per la grande bellezza visiva, è Al di là dei sogni. Mentre i vari Miss Doubtfire e L’uomo bicentenario, pur gradevoli e ben fatti, mi hanno coinvolto decisamente meno.
E poi mi ricordo Jumanji, visto quando ero ragazzino.

Quanto al regista, Tom Shadyac, lo lego viceversa a film decisamente comici come Ace Ventura l’Acchiappanimali e Un'impresa da Dio, ma anche all’ispirato Dragonfly - Il segno della libellula.

Veniamo dunque a Patch Adams, che curiosamente e tristemente comincia col personaggio di Patch Adams in crisi depressiva dopo aver tentato il suicidio, tanto che si autoricovera in un istituto per persone con problemi mentali… alcuni grossi e alcuni meno grossi.
Qui l’uomo scoprirà la sua vera missione di vita: ossia aiutare il prossimo e farlo star meglio.
Seguirà quindi il corso di laurea in medicina, in cui il lato assistenziale e umoristico di Patch emergerà sempre di più… insieme ai problemi che gli porterà il suo essere così originale.

Il mio commento sul film è piuttosto semplice: Patch Adams è un film gradevole, che parte da una storia vera (che però non conosco nei particolari, ma solo nel binomio medicina-umorismo) e propone personaggi ed eventi interessanti e coinvolgenti, tanto sul lato “didattico” quanto su quello relazionale, compresa l’affettuosa storia d’amore con la bella Carin Fisher (Monica Potter; Saw - L'enigmista, Boston legal).

A tratti il film fa ridere, e a tratti commuove, ma soprattutto propone un tipo di assistenza medica meno formale e teorico, e più legata al paziente e al suo benessere.
Quando poi, e questa è una mia aggiunta, si sarà fatto il passo verso la medicina naturale, o ancora meglio verso il benessere di base con la singola persona che si prende cura di se stessa senza aver bisogno di medici, allora il percorso sarà completato.

Per ora accontentiamoci di tale passaggio, e di tale film, simpatico anche se un po’ qualunquista e semplicistico (e infatti non è piaciuto per tale motivo al vero Adams).

Chiudo la recensione di Patch Adams con due citazioni che mi sono piaciute.
La prima è relativa al percorso di ricerca personale, che in questa formulazione può essere inteso sia come percorso umano psicologico, sia come percorso animico-interiore:
“Tutti i cuori irrequieti del mondo cercano la strada di casa. È difficile descrivere cosa provassi allora. Immaginatevi di camminare per giorni in un turbine di neve, senza neppure accorgervi di camminare in tondo. La pesantezza delle gambe nei cumuli, le vostre grida che scompaiono nel vento, con la sensazione di essere piccoli, e immensamente lontani da casa”.

La seconda è relativa all’obiettivo assistenziale di Patch Adams: “Sarà una comunità dove la gioia è uno stile di vita, dove imparare è l’ambizione più alta, dove l’amore è il principale obiettivo”.

Fosco Del Nero



Titolo: Patch Adams (Patch Adams).
Genere: drammatico, commedia.
Regista: Tom Shadyac.
Attori: Robin Williams, Daniel London, Monica Potter, Philip Seymour Hoffman, Bob Gunton, Peter Coyote, Harold Gould, Josef Sommer.
Anno: 1999.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 5 aprile 2017

Mariti e mogli - Woody Allen (film sentimentale)

Mi manca ormai poco a terminare tutta la filmografia di Woody Allen, e per l’appunto Mariti e mogli è uno dei pochi esemplari finora mancanti.

Si tratta peraltro di un film che rispecchia in toto i canoni tipici del regista newyorkese, e che anzi per tanti versi è fortemente autobiografico, non solo perché ambientato a Manhattan, non solo perché tra i protagonisti vi sono lui stesso e l’allora sua compagna Mia Farrow, non solo perché il film comincia su note jazz di clarinetto, ma anche e soprattutto perché Mariti e mogli riflette per intero le caratteristiche tipiche di Allen: intellettualismo da un lato, ironia dall’altro, e per finire idiosioncrasie e turbe psicologhe, con ovvi effetti in campo relazionale.

Nonostante nel film sia presente l’intero campionario di Woody Allen, tuttavia, questo a mio parere non è affatto uno dei suoi migliori film, giacché si perde troppo nei dilemmi psicologici dei protagonisti, finendo per risultare non eccessivamente divertente e godibile.
Tra l’altro, ciò conferma la mia sensazione passata riguardo al “periodo Farrowesco” di Woody Allen, meno brillante e più contorto-psicologico-relazionale, e senza dubbio la cosa rifletteva il suo vissuto di quegli anni.

Ma ecco la trama in grande sintesi: la coppia formata da Gaby (Woody Allen) e Judy (Mia Farrow; Rosemary’s baby, Crimini e misfatti, Hannah e le sue sorelle, La rosa purpurea del Cairo, Ombre e nebbia, Una commedia sexy in una notte di mezza estate, Broadway Danny Rose), rimane scioccata nel sapere che la coppia di amici Jack (Sydney Pollack; Eyes wide shut, La morte ti fa bella, Tootsie) e Sally (Judy Davis; Il pasto nudo, Harry a pezzi, Alice, To Rome with love) ha deciso di separarsi di comune accordo.
Il risultato è che, mentre Gaby e Judy vanno avanti, pur tra qualche difficoltà, Jack si trova una ragazzina, mentre Sally non riesce a frequentare nessuno, ancora attaccata al marito.
Entrano poi in scena Michael (Liam Neeson; Star wars 1 - La minaccia fantasma, Haunting - Presenze), che Judy presenta a Sally ma che lei per l’appunto non vede come partner, e la giovanissima Rain (Juliette Lewis; Dal tramonto all’alba, Strange days), studentessa di Gaby, che si invaghisce del suo professore, in qualche mod ricambiata.

Le cose vanno avanti in modo instabile, fino a che…

In Mariti e mogli ci sono tanti topos, tipici del cinema di Allen ma più in generale della letteratura: la coppia che prova un periodo di separazione per vedere come va e poi torna insieme, la coppia che sembra solida ma poi si separa, l’uomo avventuriero e l’uomo più dolce e sensibile, la studentessa che ha una cotta per il suo professore e in generale per gli uomini grandi (altra tematica cara a Woody Allen, e non a caso la coppia Allen-Farrow si separa nella vita reale dopo questo film, per via della relazione tra Allen e la giovanissima figlia adottiva della Farrow… non so però se fosse allieva del regista), etc.

E in effetti uno dei punti deboli del film è proprio che non presenta originalità: né nella trama, né nei dialoghi, che solitamente Allen propone più ficcanti e brillanti.
Di qualche originalità (forse inserito proprio per sopperire a una carenza di innovazione interna del film) è lo stile documentaristico di alcune parti del film, in cui i vari protagonisti della storia commentano storia e personaggi proprio come se si trattasse di un documentario… curioso e di qualche interesse.

Ad ogni modo, pur non brillando di luce propria, Mariti e mogli si fa guardare e si conquista perlomeno una risicata sufficienza.
Stando così le cose, i film migliori di Allen per me rimangono Amore e guerraManhattanLa dea dell’amoreIl dormiglioneLa maledizione dello scorpione di giada, e ci aggiungo anche il più recente e brillantissimo Midnight in Paris.

Fosco Del Nero



Titolo: Mariti e mogli (Husbands and wives).
Genere: sentimentale, commedia.
Regista: Woody Allen.
Attori: Mia Farrow, Woody Allen, Judy Davis, Liam Neeson, Sydney Pollack, Juliette Lewis, Lysette Anthony, Cristi Conaway, Timothy Jerome, Ron Rifkin.
Anno: 1992.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 4 aprile 2017

Ipotesi di complotto - Richard Donner (film thriller)

La recensione odierna è dedicata al film Ipotesi di complotto, e la ragione per cui l’ho visto risiede nella tematica del film, tutta concentrata sul cospirazionismo… ma anche nel nome del regista, quel Richard Donner già direttore di Omen - Il presagio, de I Goonies, di S.O.S. fantasmi, di Ladyhawke, di Arma letale, tutti film di ottimo successo negli anni 80…

… ma poi più niente.
O meglio, qualche altro film come Ipotesi di complotto, ma evidentemente il periodo di creazione ispirata era già terminato.

Come evidente anche in Ipotesi di complotto, nonostante il film parta col botto per via del cast: Julia Roberts e Mel Gibson, come dire il top per il 1997.

Ecco in breve sintesi la trama del film: Alice Sutton (Julia Roberts; Mangia, prega, ama, Tutti dicono I love you, Closer, Pretty woman) è assistente alla procura di New York, mentre Jerry Fletcher (Mel Gibson; Arma letale, Braveheart - Cuore impavido, Batman) è un bizzarro tassista che appesta tutti i suoi clienti con teorie di genere cospirazionistico…

… che peraltro non sono inventate di sana pianta, ma sono reali, ma usate in modo semplicistico a beneficio del film e per la costruzione di un personaggio evidentemente un po’ svitato.

Il che già chiarisce il segno del film, piuttosto ridicolizzante…
… anche se poi a dire il vero esso tira in ballo addirittura l’Mk-Ultra, con tanto di personaggi (il dottor Jonas, interpretato da Patrick Stewart) e di obiettivi concreti.

Il tutto si muove tra commedia, dramma, sentimentale, psicologico, azione, thriller e cospirazionismo… con l’elemento bizzarro-grottesco che prevale, e che rende Ipotesi di complotto, nonostante le tematiche in teoria pesanti e importanti, e nonostante scene di sangue, sparatorie e morte, una commedia grottesca con l’elemento sentimentale sullo sfondo… e infatti a fine film esso esce fuori.

Durante lo svolgimento di tale “commedia sentimentale”, si citano il nuovo ordine mondiale, gli omicidi di stato, il controllo mentale, l’Mk-Ultra, e probabilmente altro che ora non mi ricordo… insomma, mica robetta.

Peccato che il film in sé siano piuttosto banalotto e poco verosimile, tanto nella successione degli eventi (un controllato mentale che ribalta la situazione e lotta contro i controllori), quanto nella relazione sentimentale davvero improbabile che ne vien fuori. 

E non diciamo niente sulla solita tendenza nel rendere ridicole proprio quelle questioni su cui la gente dovrebbe informarsi, altro che farne filmetti tonti per gente distratta.

Fosco Del Nero



Titolo: Ipotesi di complotto (Conspiracy Theor7).
Genere: drammatico, azione, thriller, sentimentale.
Regista: Richard Donner.
Attori: Julia Roberts, Mel Gibson, Patrick Stewart, Cylk Cozart, Steve Kahan, Terry Alexander, Alex McArhthur.
Anno: 1997.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 29 marzo 2017

Il velo dipinto - John Curran (film drammatico)

Mi ero segnato il film Il velo dipinto in quanto esso è stato tratto da un romanzo, dal titolo omonimo, di William Somerset Maugham, lo scrittore inglese noto per i suoi interessi esistenzial-esoterici…

… che per l’appunto è ragione che me lo rende interessante, anche sulla scorta di un ben più vecchio film tratto da un suo romanzo, ossia Il filo del rasoio, nonché di un romanzo, Il mago, che lessi molti anni fa e che solo molto tempo dopo seppi essere ispirato (credo in modo assai ingeneroso) alla figura dell’occultista Aleister Crowley.

Ad ogni modo, veniamo a Il velo dipinto, film diretto da John Curran, regista che non ho mai incontrato, e prodotto dagli stessi due attori protagonisti della pellicola, ossia Naomi Watts e Edward Norton: siamo a Londra, negli anni venti, allorquando il timido ricercatore Walter Fane (Edward Norton; Fight club, The illusionist, Rounders - Il giocatore, Birdman o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) chiede in sposa l’irrequieta e viziata Kitty Garstin (Naomi Watts; La promessa dell’assassino, I heart huckabees - Le strane coincidenze della vita, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, The ring), che accetta non per amore, ma più che altro per fuggire dalla vita di famiglia, che sente come opprimente.

Il primo risultato è un veloce adulterio; il secondo un’altrettanto velocemente rovinata armonia familiare; infine, lui praticamente la costringe dietro minaccia a seguirlo in una piccola provincia cinese, dove lavorerà come medico e ricercatore per cercare di debellare un’epidemia di colera… cosa che ovviamente non entusiasta affatto Kitty.

Sta di fatto che i due ci andranno… e che le cose evolveranno in modo decisamente inaspettato.

Il velo dipinto è un film davvero ben fatto: l’ambientazione, più quella cinese che quella londinese, è accattivante e affascinante, mentre sul valore dei due attori protagonisti non si discute, e non lo si scopre certo in questo film.

Fotografia e montaggio sono buoni, come l’accompagnamento sonoro, ma ancora più delle varie componenti tecniche convince l’atmosfera generale, davvero realistica, tanto dal punto di vista sociale quanto da quello psicologico.

L’unico potenziale problema del film è il suo genere: siamo nel dramma pieno, tra relazioni sentimentali conflittuali (e l’espressione “relazione sentimentale conflittuale” assume in questa storia una nuova accezione), per non parlare di colera, sofferenza e morte…

… vi piace codesto genere, o preferite orientarvi verso altri sentieri?

Vi confesso che, se avessi saputo che la storia era priva della componente esistenziale che spesso si associa a Maugham, probabilmente non avrei visto Il velo dipinto.
Anche se, ad onor del vero, a posteriori sono contento di averlo visto: c’è tristezza e dramma, è vero, ma anche bellezza, e non poca.

Fosco Del Nero



Titolo: Il velo dipinto (The painted veil).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: John Curran.
Attori: Naomi Watts, Edward Norton, Liev Schreiber, Diana Rigg, Toby Jones, Shihan Cheng, Bin Li, Marie-Laure Descoureaux, Sally Hawkins.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 28 marzo 2017

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra - Boris Sagal (film fantastico)

Il film proposto oggi sul blog è 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, film del 1971 che avevo già visto, ma prima dell’apertura del blog, da cui il fatto che ancora non vi era una recensione a riguardo.  
Anticipo due cose: la prima è che al tempo – credo parecchi anni ma, ma non ricordo con precisione – il film mi fece un’impressione discreta, o comunque più che sufficiente, tanto da riguardarmelo ora.

La seconda è che il film è tratto, per quanto con alcune modifiche, dal romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, il quale peraltro aveva già dato luogo ad una prima trasposizione cinematografica (L'ultimo uomo della Terra) e ne avrebbe data un'altra in seguito, in tempi più recenti (Io sono leggenda).

Ecco in grande sintesi la trama del film: nell’anno in questione, allora futuro prossimo, il mondo è stato quasi del tutto liberato dall’umanità, per via di una guerra batteriologica che ha sterminato quasi tutti. In una Los Angeles quasi deserta si aggira Robert Neville (Charlton Heston; Il pianeta delle scimmie2022 - I sopravvissuti), il quale di giorno vaga per la città procurandosi quel che gli serve per vivere, mentre di notte si asserraglia nel suo appartamento per difendersi dalla cosiddetta Famiglia, razza di mutanti divenuti albini fotosensibili alla luce… nonché vagamente simili per aspetto a zombie-vampiri.

Essi considerano la tecnologia la responsabile della distruzione del mondo e della loro condizione, e considerano Robert Neville, in quanto dottore nonché forte utilizzatore della suddetta tecnologia (automobili, mitra, luci, etc), il simbolo di tutto ciò che è quasi andato distrutto… e che va distrutto completamente, tanto che dottore e mutanti si danno la caccia reciprocamente.

Questa la trama di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra.
Quanto al commento, devo dire che si tratta di uno di quei film invecchiati davvero male, e soprattutto dal punto di vista dei dialoghi e dei contenuti, e non tanto da quello tecnologico-visivo, che pur ovviamente paga dazio ai più di quattro decenni nel mentre trascorsi.

I dialoghi sono difatti spesso puerili, così come le posizioni psicologiche dei protagonisti e molte delle loro azioni, tanto che il tutto ha un’aria quasi insopportabile di semplicismo e di infantilismo. 

Non viene data alcuna spiegazione per quanto accaduto, ma non importa tanto, giacché siamo abituati a premesse campate per aria come ipotesi di partenza, e quel che ci interessa è come si sviluppa poi la storia.
Anche se non sarebbe stato male sapere perlomeno perché Neville si considerava l’unico superstite al mondo…

Anche la conclusione del film lascia parecchio a desiderare, col suo messianismo concettuale e persino rappresentato (posizione da crocifisso, palo, sangue, “discepoli” che ringraziano e se ne vanno, etc).

Insomma, come detto 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra aveva probabilmente un certo fascino al suo tempo, ma lo ha perso quasi totalmente… e a ciò aggiungo anche che non ho mai ritenuto Charlton Heston un buon attore, nonostante la sua grande fama nella Hollywood di quegli anni.

Fosco Del Nero



Titolo: 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The omega man).
Genere: drammatico, fantastico.
Regista: Boris Sagal.
Attori: Charlton Heston, Rosalind Cash, Anthony Zerbe, Paul Koslo, Eric Laneuville, Lincoln Kilpatrick, Jill Giraldi, Anna Aries, Brian Tochi, DeVeren Bookwalter, John Dierkes.
Anno: 1971.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 21 marzo 2017

Cuori in Atlantide - Scott Hicks (film commedia)

Spesso mi capita che non mi ricordi come mai mi ero segnato un film… e mi è capitato anche per Cuori in Atlantide, che comunque sono contento di essermi segnato e di essermi visto.

La storia di Cuori in Atlantide è tutto sommato semplice, anche se a suo modo è curiosa e presenta qualche elemento di originalità… se pure va detto che la bellezza del film non sta tanto in una qualche innovazione, quanto nel fattore emotivo che emana, che oscilla tra il dolce e il delicato, pur se in mezzo a tanti eventi difficili.

Ecco in grande sintesi la trama del film: Bobby Garfield (Anton Yelchin; Il luogo delle ombre, Terminator salvation) è un bambino-adolescente che vive solo con la madre, giacché il padre è morto quando lui aveva cinque anni, lasciando la famiglia in difficoltà economica, tanto che la donna deve lavorare e lui spesso deve badare da solo a se stesso o alla casa.
Per sbarcare il lunario più facilmente, il piano superiore della casa viene affittato, e il nuovo inquilino è uno strano signore, tale Ted Brautigan (Anthony HopkinsInstinct - Istinto primordiale, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, La leggenda di Beowulf, Vi presento Joe Black, Il silenzio degli innocenti), il quale pare amar molto vivere in modo semplice e non vistoso… e in seguito Ted, che stringerà amicizia con lui, scoprirà il perché, e qua anticipo solo che di mezzo vi sono FBI e poteri esp, anche se tale elemento non è affatto centrale nel film, ma funge solo da contorno alla duplice storia affettiva tra Bobby e il suo primo amore Carol e lo stesso Bobby e Ted, che per un breve periodo in pratica funge da surrogato di padre.

In mezzo c’è anche la storia della madre di Bobby, donna ancora giovane e attraente, alle prese con problemi di soldi, di vanità, di uomini… e in definitiva il personaggio meno equilibrato del film.

Cuori in Atlantide non lesina difficoltà ai suoi protagonisti: il bambino che cresce senza un padre e che non può permettersi nemmeno una bicicletta, la donna che vorrebbe di più per se stessa e per suo figlio ma che si impelaga in situazioni difficili, l’uomo che fugge dal suo passato, e persino la bambina picchiata dal bullo del quartiere.

Nonostante tali scenari difficili, Cuori in Atlantide, che peraltro si apre con una scena del presente con Bobby uomo adulto e poi va indietro tramite un lungo flashback che in pratica dura quasi tutto il film, propone soprattutto la dolcezza del rapporto tra Bobby e i suoi due amici di allora, soprattutto la fidanzatina Carol, nonché quella del rapporto tra lo stesso Bobby e il bizzarro Ted, che con i suoi momenti di “visione” contribuisce peraltro a rendere il film più curioso e interessante.

In definitiva, Cuori in Atlantide è un film davvero ben realizzato, che con poco (non c’è dietro nulla di trascendentale) riesce comunque a offrire abbastanza, e che peraltro è impreziosito dalla recitazione di un grande attore come Anthony Hopkins… ma anche il piccolo Anton Yelchin si disimpegna bene, tanto che poi si è guadagnato diversi film anche da grande, cosa affatto scontata per gli attori bambini.

Chiudo il film con una frase su quello che a ben vedere è l’elemento emotivo di fondo del film: il cambiamento e lo scorrere delle cose, ciò che poi è anche un insegnamento esistenziale di discreta portata:
“Chissà perché ci aspettiamo che le cose restino sempre le stesse.
Niente resta uguale.”

Fosco Del Nero



Titolo: Cuori in Atlantide (Hearts in Atlantis).
Genere: drammatico, commedia.
Regista: Scott Hicks.
Attori: Anthony Hopkins, Hope Davis, David Morse, Anton Yelchin, Mika Boorem, Alan Tudyk, Will Rothhaar, Adam LeFevre, Celia Weston.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 marzo 2017

Noah - Darren Aronofsky (film fantastico)

Il film recensito quest’oggi su Cinema e film è il recente Noah, girato nel 2014 da Darren Aronofsky.

Partiamo dal regista: Darren Aronofsky ha la tendenza ad occuparsi di argomenti di confine, che vengono quasi a contatto con temi esistenzial-interiori-spirituali… ma lo fa per l’appunto solo come tendenza, come contatto di superficie, non addentrandosi davvero nelle tematiche esistenziali.

Il che non è un male, intendiamoci: sarà utile e attirerà un certo tipo di pubblico, e pure a me non dispiace, ma, semplicemente, non fungerà come canale per energie e ispirazioni elevate, tutto qui.

Di lui ho già recensito Pi greco - Il teorema del delirio e L’albero della vita, che rappresentano in pieno quanto appena detto, mentre in passato ho visto anche Requiem for a dream, che viceversa tende più al drammatico. Di vedere The wrestler non se ne parla nemmeno, mentre Il cigno nero ha qualche speranza.

Il regista statunitense peraltro ha, dal mio punto di vista, un certo pregio: quello di portare davanti alla macchina da presa due grandi bellezze: quella ormai matura di Jennifer Connelly (l’indimenticabile protagonista di Labyrinth - Dove tutto può accadere, ma anche di Phenomena, Innocenza infranta, Dark City, A beautiful mind) e quella decisamente più adolescenziale di Emma Watson (l’Hermione dei vari Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Harry Potter e il calice di fuoco… che già al tempo si intuiva essere assai brava).

Completano il cast il protagonista centrale Russell Crowe (che peraltro era già stato impegnato in una coppia con Jennifer Connelly in A beautiful mind) ed Anthony Hopkins (Instinct, La leggenda di Beowulf, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, Cuori in Atlantide, Il silenzio degli innocenti, Vi presento Joe Black), a far la parte di un saggio Matusalemme.

A proposito, sarebbe stata una buona occasione per chiedere a Matusalemme il segreto della durata di più 900 anni della sua vita… … ma ci saremmo accontentati anche del segreto dei 777 anni di Enoch, suo padre, ma anche in questo caso niente da fare (Noè, per la cronaca, arriva a 969, ma nel film ne dimostra di meno).

E sgombriamo subito il campo da un possibile fraintendimento: lasciamo perdere la Bibbia, quello che c’è scritto, i confronti con il film e le eventuali – e numerose – discrepanze, e guardiamo Noah semplicemente come un film di genere fantastico.

Devo dire che, sgombrato il campo da tutto ciò, Noah è un film godibilissimo: scenografia e fotografia sono di altissimo livello, costumi ed effetti speciali pure, e anche la caratterizzazione dei personaggi rende il tutto vivace e interessante.

Ecco in sintesi la trama del film (casomai servisse a qualcuno!): un bel giorno il Creatore si rende conto che l’umanità è degradata a livelli bassissimi (e non aveva ancora visto L'isola dei famosi), e decide di far piazza pulita mandando un diluvio colossale sulla Terra. Si dovranno però salvare le specie animali, e il compito di tale salvazione è affidato a Noè, che dovrà condurre la sua famiglia (la moglie Naameh, i tre figli Sem, Cam e Jafet, e la trovatella Ila) su un’arca, insieme per l’appunto a tutte le specie di animali, che si presenteranno spontaneamente una volta che l’arca è pronta ad ospitarle e il diluvio vicino ad arrivare.

In mezzo abbiamo: i Vigilanti, gli angeli caduti e puniti dal Creatore, gli uomini con i loro desideri e il loro ego, e ovviamente le tentazioni degli stessi membri della famiglia di Noè, lui per primo.

Darren Aronofsky non commette l’errore di “politicizzare” in qualche modo il film, che resta scevro da qualsiasi contenuto religioso o “didattico”, presentandosi essenzialmente come una specie di colossal di genere fantastico, misto a dramma, azione, psicologia e relazioni sentimentali.

Un bel calderone, a dirla tutta, che da un certo punto di vista non permette al film di eccellere in nessuno di questi ambiti, ma che al contempo lo consegna ad un pubblico assai vasto, e difatti ha avuto grandi incassi e anche numerosi riconoscimenti.

Meritati, per il buon lavoro svolto, e come detto Noah è un buon film di intrattenimento di genere fantastico.

Fosco Del Nero



Titolo: Noah (Noah).
Genere: drammatico, fantastico, sentimentale.
Regista: Darren Aronofsky.
Attori: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Emma Watson, Anthony Hopkins, Ray Winstone, Logan Lerman, Douglas Booth, Julianne Moore, Martin Csokas, Jóhannes Haukur Jóhannesson.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 14 marzo 2017

Quasi amici - Olivier Nakache, Éric Toledano (film commedia)

Mi ero segnato il film Quasi amici per qualche motivo che non ricordavo, tanto che, rileggendomi la trama, stavo per cancellarlo dai film da vedere, ma poi ho dato fiducia alla scelta precedente, e me lo sono visto.

Perché me lo ero segnato?
Non lo so, forse perché è un film francese e tendenzialmente amo molto la leggerezza e l’umorismo delicato dei film francesi.

Perché stavo per depennarlo?
Perché la trama, a una prima vista, potrebbe sembrare melodrammatica e pesante, esattamente quel tipo di film che evito: c’è un tetraplegico, un ricco francese di mezz’età che non può muovere nulla dal collo in giù, e il suo aiutante franco-maghrebino, con i due che, come suggerisce il titolo, stringono un rapporto di amicizia.

Alla fine valeva la pena vederlo?
Assolutamente sì.
Il film mantiene quell’umorismo e quel’ironia delicata tipica dei film francesi che mi piace così tanto, e non fa mai l’errore di scadere nel melodrammatico e nella retorica… cosa che viceversa sarebbe successa di sicuro in qualche altra nazione, senza fare nomi.

Detto questo, ecco in breve la trama di Quasi amici, film che inizia dalla fine, con una scena un po’ strana, e poi fa vedere come ci si è arrivati: Philippe (François Cluzet) è un ricco uomo francese, che per via di un passato incidente sportivo è divenuto tetraplegico, ossia non può muovere niente, è quindi completamente dipendente dalle cure altrui, e conseguentemente assume un badante che si prenda cura di lui durante quasi tutto il giorno.

Se parte del lavoro, quello più professionale, è svolto dalle sue segretarie-assistenti Yvonne (Anne Le Ny) e Magalie (Audrey Fleurot), la prima più ciarliera e alla mano e la seconda più algida e affascinante, serve proprio qualcuno che si occupi delle cose pratiche: fargli la barba, lavarlo, vestirlo, portarlo in giro in macchina o in carrozzella, etc.

All’appuntamento per il posto di lavoro, evidentemente ben pagato, si presentano in tanti, più o meno referenziati, e tra questi c’è anche Driss (Omar Sy), un ragazzone di colore dalla lingua lunga e dal carattere forte, ma tutto sommato un pezzo di pane. Lui è lì solo per avere una firma, in modo da potersi poi godere il sussidio di disoccupazione… ma finisce che Philippe lo prende in simpatia e lo assume.

Tra i due si creerà man mano una certa amicizia, davvero tenera, e i due si aiuteranno l’un l’altro in vario modo.

Quasi amici è tratto da un storia vera, sulla quale è stato scritto anche un libro, ed evidentemente è una storia che ha colpito nel segno, giacché il film in patria è stato campione d’incassi, e con cifre da capogiro per il paese d’oltralpe.
Svariati anche i riconoscimenti, che devo dire essere meritati: da un certo punto di vista il film non sembra proporre molto (non c’è una trama di spicco, non vi sono attori di spicco, men che meno vi sono effetti speciali o qualcosa di eclatante che possa attirare l’attenzione, e non c’è nemmeno una storia romantica, se non brevissimi accenni assolutamente marginali)… ma nonostante ciò il film finisce per proporre tanto, tanto che mi sento di consigliarlo.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Quasi amici (Intouchables).
Genere: commedia.
Regista: Olivier Nakache, Éric Toledano.
Attori: François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot, Clotilde Mollet, Alba Gaïa Bellugi, Cyril Mendy, Christian Ameri, Grégoire Oestermann.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 7 marzo 2017

Omen - Il presagio - Richard Donner (film horror)

Non avevo mai visto il film Omen - Il presagio, il classico dell’orrore diretto da Richard Donner nel 1976… e avevo fatto bene. 

Nonostante non mi abbia mai ispirato, sono andato a vedermelo essenzialmente per la presenza in esso di Gregory Peck, attore che ho sempre stimato molto e visto volentieri in film come Il buio oltre la siepe, L’ultima spiaggia, Vacanze romane… e cito anche il più recente I soldi degli altri.

Anche il regista non era un nome nuovo per me, giacché di Richard Donner avevo già visto I Goonies… e chi non lo ha visto tra quelli della mia generazione, o un poco più avanti o un poco più indietro?
Anche se vederlo da grande non è stato poi così esaltante, come ho scritto nella recensione. Nella carriera di Donner, comunque, rientrano altri film di grande successo, come Lady Hawke, S.O.S. fantasmi o Arma letale.

Ma andiamo a parlare de Il presagio, cominciando dalla trama: siamo a Roma e Katherine (Lee Remick), moglie di Robert Thorn (Gregory Peck), ha dato alla luce un bambino morto. L’uomo, dando seguito al suggerimento di uno strano sacerdote, acconsente all’ipotesi di consegnare alla donna, in sostituzione del suo, un bambino nato quella stessa notte, la cui madre era deceduta e non aveva parenti.

Tutti felici, dunque, con un piccolo particolare: il piccolo Damien (Harvey Stephens) nel corso degli anni si rivelerà assai strano, e anzi col passare del tempo mostrerà la sua diabolicità, aiutato in questo anche dalla bambinaia, la signora Baylock (Billie Whitelaw), peraltro presentatasi e assunta in circostanze misteriose.

In pratica, tutto Il presagio è strutturato così: succedono cose misteriose se non proprio inquietanti, ma la gente fa spallucce, non se ne cura, fino a ritrovarsi ad avere davanti morti, sangue e anticristi. 

Ciò che, per la cronaca, è l’identikit dei pessimi film horror: la stupidità dei protagonisti… o, per volerla inquadrare da un altro punto di vista, il fatto che la sceneggiatura sia palesemente forzata, con l’intento di procedere in una certa direzione quando qualunque essere umano di media intelligenza (forse persino bassa intelligenza) avrebbe agito in altro modo… fosse anche solo scappando a gambe levate.

Ma i protagonisti dei film horror tonti no, vanno avanti imperterriti!

Ad aggravare il pesante bilancio de Omen - Il presagio ci si mette anche il palese tentativo di plagio de L’esorcista, nonché il probabile tentativo di cavalcarne l’onda di successo, giacché il film di Richard Donner segue di tre anni quello di William Friedkin: abbiamo la religione cristiana, abbiamo sacerdoti, abbiamo un esorcista, abbiamo un bambino/a in cui c’è il diavolo dentro, abbiamo della gente benestante che non sa affrontare il problema, abbiamo la solita escalation di episodi inquietanti, abbiamo qualcuno che si accorge della cosa ma finisce male, etc.

La cosa ridicola, peraltro, è che Il presagio non fa per nulla paura, e non è inquietante se non nelle reazioni ottuse dei protagonisti… che infatti finiscono tutti male.

Mi dispiace solo che Gregory Peck, all’epoca già abbastanza avanti con gli anni e probabilmente a fine carriera o comunque alla ricerca di qualcosa che la rivitalizzasse, si sia prestato a questo progetto davvero mediocre… e soprattutto alla ridicola scena di lotta con la tata-governante, in cui incredibilmente l'uomo non riusciva a prevalere.

Beh, non aggiungo altro, se non: cercate qualcosa di bello altrove… oppure guardatelo con l’intento di farvi due risate, e in questo modo il film potrebbe acquisire un suo senso.

Fosco Del Nero



Titolo: Omen - Il presagio (The omen).
Genere: horror, drammatico.
Regista: Richard Donner.
Attori: Gregory Peck, David Warner, Lee Remick, Billie Whitelaw, Harvey Stephens, Patrick Troughton, Martin Benson, Robert Rietty.
Anno: 1976.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 28 febbraio 2017

A history of violence - David Cronenberg (film thriller)

Ogni tanto adocchio recente film di David Cronenberg, speranzoso di rivedere uno di quei film surreali e bizzarri che ne avevano caratterizzato la prima parte di carriera, quella che gli ha dato la fama peraltro, prima che egli svoltasse decisamente verso i film drammatici a sfondo sociale.

È con questo spirito che mi sono avvicinato a Una storia di violenza - A history of violence… anche se la descrizione della trama letta online lasciava poche speranze nel fatto che il geniale autore di Existenz o Il pasto nudo fosse resuscitato.

E, peraltro, questo non è il primo film del “secondo Croneberg” che vedo, giacché avevo già visto La promessa dell’assassino, sempre con Viggo Mortensen come protagonista (e anche quello si muoveva tra relazioni umani, drammi personali, violenze varie e cose simili), nonché Spider, questo con Ralph Fiennes (film meno action, ma più psicologico).

Andiamo subito alla trama di A history of violence: Tom Stall (Viggo MortensenLa compagnia dell’anelloLe due torri, Il ritorno del re, Carlito's way) è un brav’uomo che vive in una cittadina americana con la moglie Edie (Maria Bello; La vita segreta della signora Lee) e i due figli Jack e Sarah.

La donna è un avvocato, mentre l’uomo gestisce una tavola calda americana, e quindi si muove tutto il giorno tra caffè, torte, e cibo vario.

Un bel giorno entrano nella suddetta tavola calda due criminali, autori di efferate rapine nei giorni precedenti, e minacciano l’ennesima strage anche nel locale di Tom…
… il quale però reagisce in modo più pronto, lucido e spietato di quanto si sarebbe potuto supporre conoscendo il tranquillo uomo di provincia che era.

L’uomo sventa il tentativo di omicidio plurimo e diventa una specie di eroe locale, finendo anche su giornali e tv nazionali…
… e attirando così in paese degli uomini che sono superconvinti di averlo conosciuto in ben altre vesti, e con in mano coltelli e pistole.

Essenzialmente Una storia di violenza si muove su due binari: da un lato quello visivo, che ci racconta quel che succede nella vita di Tom e della sua famiglia, con tanto di casa, scuola, tavola calda, centri commerciali, visite non gradite, etc, e dall’altro lato quello introspettivo-psicologico, che ci mostra come un inaspettato evento esterno possa cambiare tutto, compreso il punto di vista che si ha sulle cose e che si riteneva essere solidissimo.

Il film peraltro è tratto da un fumetto, rispetto al quale è stato modificato qualcosa in termini di nomi e trama, pur essendo in buona parte ad esso fedele.

Nel complesso, A history of violence non mi ha annoiato, anche se, continuo a dire, il Cronenberg geniale che esplorava i temi della dualità tra veglia e sonno, realtà e finzione, e che aveva prodotto film come Existenz (un capolavoro), Il pasto nudo (un gran film), nonché tutta una pletora di film tra l’inquietante e il simbolico, come Videodrome o Il demone sotto la pelle, era tutta un’altra cosa, e purtroppo è ancora latitante.

Forse perché il nuovo Cronenberg, proprio per il fatto di essere meno geniale, meno bizzarro e più convenzionale piace di più al folto pubblico, e infatti si guadagna nomination e premi in quantità, che in precedenza al contrario gli sfuggivano.
Scelte della vita…

Fosco Del Nero



Titolo: A history of violence (A history of violence).
Genere: drammatico, thriller.
Regista: David Cronenberg. Attori: Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid, Sumela Kay.
Anno: 2005.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 21 febbraio 2017

The host - Andrew Niccol (film fantascienza)

Andrew Niccol è un regista che ho avuto modo di incontrare già un paio di volte, e sempre per soggetti di genere fantastico: l’ottimo Gattaca - La porta dell'universo, per esempio, oppure il discreto In time, mentre in mezzo ai due c’era stato S1m0ne, un altro film di genere fantascientifico, che magari mi guarderò in futuro.

Proprio per questo mi sono guardato The host, film fantastico del 2013, conversione cinematografica del romanzo L’ospite, di Stephenie Meyer (che non conosco, né autrice né romanzo).

Ecco in sintesi la trama di The host: siamo in un remoto futuro, e il pianeta Terra, e con lui la razza umana, ha subito l’invasione di una razza extraterrestre, talmente potente da riuscire a imporsi non tanto con le armi, ma con l’invasione vera e propria dei corpi umani, i quali vengono svuotati della loro componente psichica (se la si vuol chiamare anima) e riempiti della personalità dell’alieno che si vuole di volta in volta “innestare” nel singolo corpo.
Il risultato è un pianeta pacificato, pulito e sereno… ma al costo della quasi totale cancellazione dell'umanità. 

La quale resiste in piccole sacche di ribelli, e in una di queste c’è Melanie (Saoirse Ronan; Ember - Il mistero della città di luce, Grand Budapest Hotel), che un giorno, pur di proteggere il fratellino Jamie, si fa catturare… col risultato che in lei viene installata un’aliena, tale Viandante.
Ma Melanie è una di quelle personalità umane che lotta senza scomparire definitivamente, tanto che nel medesimo corpo, ora controllato dall’entità aliena Viandante, ora vi sono due menti… che avvieranno uno strano rapporto…

Lo dico subito: The host è una delusione totale.
Il film, pur ben diretto e ben realizzato, è semplicistico in modo assurdo, nonché per larghi tratti infantile e non credibile (ma già la premessa che due anime differenti possano stare nello stesso corpo la diceva lunga in partenza).
Ad ogni modo, pur con una premessa esistenzialmente inverosimile, la storia apriva il campo a tante possibilità e modi di affrontarla… ed è stato portato avanti quello più banale e sciatto tra tutti, tra il melodramma e il sentimentale.

Questo è il secondo film di fila dopo Divergent a essere un polpettone adolescenzial-femminile spacciato per filmone di fantascienza… cosa che mi spinge a proporre di mettere sui film di questo genere un bollino identificatore per tutti gli spettatori normodotati che preferirebbero non vederlo. 

Ok, ok, dovevo informarmi meglio io prima, ed essenzialmente mi sono fidato di un regista che in altre circostanze si era dimostrato valido.

Le uniche cose belle del film sono due frasi estrapolate dalla marea di dialoghi piatti.
Eccole, così non dovete far la fatica di vedere il film:

“La guerra che combatti è dentro di te.”

“Un viandante alla fine approda.”

Fosco Del Nero



Titolo: The host (The host).
Genere: fantascienza, psicologico, sentimentale, drammatico.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Saoirse Ronan, Max Irons, Diane Kruger, Jake Abel, William Hurt, Frances Fisher, Boyd Holbrook, Chandler Canterbury, Scott Lawrence, Raeden Greer.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 febbraio 2017

Daybreakers - L’ultimo vampiro - Michael Spierig, Peter Spierig (film fantastico)

Dei fratelli Spierig avevo visto di recente il buon Predestination, tanto buono da segnarmi un altro film dei due registi, di qualche anno precedente: Daybreakers - L’ultimo vampiro.

Il protagonista peraltro è il medesimo, ossia Ethan Hawke (Gattaca - La porta dell'universo, Waking life - Risvegliare la vita), affiancato da Willem Dafoe (L’ombra del vampiro, Il luogo delle ombreExistenz, C'era una volta in Messico, Grand Budapest Hotel), Claudia Karvan e Sam Neill (L’uomo bicentenario, District 9, Merlino).

Ecco la trama del film, che si muove tra genere fantastico, horror, e drammatico… ma che in realtà si può sin dal principio leggere come una grande metafora sul vegetarianesimo e lo sfruttamento degli animali, e visto in questo senso è davvero “didattico”: siamo nel 2019, quando il solito misterioso e potentissimo virus ha trasformato quasi tutta l’umanità in vampiri (o zombie o vampiri: la scelta di solito è questa).

La differenza rispetto a tante pellicole similari è che il mondo non è precipitato nel caos, ma, molto semplicemente, si è tramutato in un mondo governato perfettamente dai vampiri, organizzato e perfino assolutamente civile…
… se non si conta il piccolo particolare per cui vi sono allevamenti di esseri umani il cui scopo è quello di estrarre il loro sangue perché i vampiri se ne possano nutrire.

Proprio come la maggioranza dell’umanità ancora fa con gli animali, per l’appunto, e vederla dal lato psicologico delle vittime è un altro discorso (o meglio, per me è lo stesso, ma forse farà specie a tanti).

Sta di fatto che, in questo scenario, vi sono persone-vampiri che per motivi etici si rifiutano di bere il sangue umano, e che cercano da un lato di risparmiare sofferenze agli uomini negli allevamenti, e dall’altro di trovare una forma di nutrimento alternativa…
… anche perché le riserve di sangue umano stanno finendo giacché quel tipo di alimentazione non era sostenibile (...), cosa che porta molti vampiri “in astinenza” a diventare vampiri nel senso tradizionale del termine, ossia belve senza senno assetate di sangue e violenza.

Il protagonista della storia è Edward Dalton (Ethan Hawke), un vampiro che non beve sangue umano e che con le sue ricerche cerca di porre rimedio al doppio problema etico da un lato e nutrizionale dall’altro. Ma il tempo stringe, le riserve di sangue sono sempre meno… e soprattutto egli incontra per caso due esseri umani: Lionel "Elvis" Cormac (Willem Dafoe) e Audrey Bennett (Claudia Karvan), che gli chiedono di lavorare con loro… mentre il suo capo Charles Bromley (Sam Neill) ha una visione del tutto differente, e si candida dunque al ruolo di cattivo.

Daybreakers - L’ultimo vampiro ha dunque questa fortissima componente etica, che non può sfuggire, io credo, neanche al più distratto tra gli spettatori, anche se nel corso del film la cosa un po’ sfuma tra azione, sparatorie, scene splatter, scene horror, etc, tanto che del film rimane alla fine più una sensazione di storia dinamica, ma al contempo di atmosfera, curata e affascinante.

Per quanto a volte ciò che avviene non è del tutto credibile e coerente con la storia interna, e questo un po’ condiziona la valutazione al ribasso.

Ma solo in parte, e Daybreakers - L’ultimo vampiro rimane un film di buon valore e buon interesse, che conferma il buon talento dei fratelli Spierig.

Fosco Del Nero



Titolo: Daybreakers - L’ultimo vampiro (Daybreakers).
Genere: fantastico, fantascienza, horror, drammatico, azione.
Regista: Michael Spierig, Peter Spierig.
Attori: Ethan Hawke, Willem Dafoe, Claudia Karvan, Michael Dorman, Vince Colosimo, Isabel Lucas, Sam Neill, Christopher Kirby, Mungo McKay.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 14 febbraio 2017

Divergent - Neil Burger (film fantastico)

Il film recensito quest’oggi nel blog è il famoso (famoso libro e famoso film) Divergent.

Premessa: il regista Neil Burger ha sicuramente del talento, giacché su cinque film diretti due sono decisamente notevoli, ciascuno a suo modo: parlo di The illusionist - L'illusionista e di Limitless. Gli altri tre sono il film d’esordio Interview with the assassin, che non ho visto, e The lucky ones - Un viaggio inaspettato, che ho visto e che non è malaccio, anche se sta parecchie lunghezze dietro gli altri due.

E poi è arrivato l’ultimo film, Divergent, un pezzo grosso tra l’altro, dato il successo di vendite che si portava appresso l’omonimo romanzo di Veronica Roth.

Comincio subito con la trama sommaria della storia: siamo in un futuro non precisato, dopo la solita guerra totale che ha lasciato la società grandemente rimaneggiata e fortemente riorganizzata. Per la precisione, siamo nella città di Chicago, la quale all’esterno è circondata da un’enorme barriera difensiva e all’interno, sempre in chiave difensivo-protettiva, è organizzata in cinque gruppi, ciascuno dei quali presiede una funzione sociale… e a cui ciascuna persona, indipendentemente da quale è il suo gruppo familiare di origine, può accedere via libera scelta, salvo poi non poter mai più tornare indietro sulla propria scelta.
I gruppi sono questi cinque:
- gli Abneganti, un gruppo di persone semplici, tranquille, e altruiste, cui proprio per tale altruismo è stato affidato il governo della città,
- i Pacifici, che apprezzano molto l’armonia e la felicità, e che sono addetti alla produzione del cibo, poi distribuito a tutti,
- i Candidi, persone per natura particolarmente oneste e sincere, incapaci di mentire, cui è stato conseguentemente affidato il settore della legge e della giustizia,
- gli Intrepidi, persone orientate all’azione e al coraggio, sorta di polizia-esercito cittadina,
- gli Eruditi, i sapienti, portati allo studio e alla conoscenza.

La protagonista della storia, Beatrice Prior (Shailene Woodley), è cresciuta in una famiglia di Abneganti, ma nel momento di scegliere la sua futura fazione e quindi la sua vita intera sceglie gli Intrepidi… mentre suo fratello Caleb (Ansel Elgort) sceglie gli Eruditi, lasciando sgomenti i loro genitori, i quali ovviamente speravano in una scelta tradizionalista, in virtù anche del fatto che il padre Andrew è nel membro del consiglio della città.

Tra gli Intrepidi Beatrice, rinominatasi Tris, farà amicizia con Christina (Zoë Kravitz) e con Will (Ben Lloyd-Hughes).
Ma soprattutto conoscerà due boss degli Intrepidi: il capo Eric (Jai Courtney) e l’istruttore Quattro (Theo James).
E, ancor di più, scoprirà che c’è un sesto gruppo di persone, i cosiddetti Divergenti, che la società sta cercando a tutti i costi di scovare ed eliminare, perché un potenziale pericolo per l’intera struttura sociale.

Questa la trama di Divergent, film che oscilla tra il drammatico, il sentimentale, l’azione e soprattutto quella nicchia del genere fantastico nota come distopia, che ha visto tanti rappresentanti passati, più o meno celebri (e all’interno della quale si inserisce anche il tema del controllo mentale, per gli appassionati di tematiche cospirative).
Ne cito qualcuno a caso, a partire dai famosi libri 1984Fahrenheit 451Il mondo nuovo, fino agli altrettanto famosi film MetropolisL’uomo che fuggì dal futuroBrazilV per vendettaEquilibriumGattacaIn time, etc etc, fino ai recentissimi Hunger games, The giver e Maze runner, gli esponenti dell’ultima tranche, cronologicamente parlando.

Ebbene, Divergent cavalca il filone, ma lo fa in modo assolutamente banale, adolescenziale persino, non avendo dalla sua né l’originalità della storia di Hunger games, né l’ottimo abbrivio di Maze runner… e non chiamiamo in causa Metropolis o Brazil o altri film, perché è meglio non farlo.

Il tutto sa di prodotto cinematografico ad uso di una fascia bassa della popolazione, intendendo con “bassa” sia il basso cronologico sia il basso qualitativo.

In Divergent tutto è banale, e difatti un qualunque spettatore di media intelligenza avrà capito tutto entro la primissima parte del film, compreso il rapporto tra la classica eroina il cui valore si vede alla distanza e il classico belloccio, burbero ma in realtà dal cuore d’oro.

Anche la suddivisione sociale, nonché molti eventi che capitano, sono in nome del semplicismo e spesso anzi dell’insensatezza, nel senso che quello che succede non sta in piedi, ma tant’è.

E tutto ciò è un peccato, perché il film è fatto davvero bene a livello tecnico: fotografia, effetti speciali, ritmo, e ciò conferma il buon talento di Neil Burger, il quale si è semplicemente prestato a un progetto di basso valore artistico… senza dubbio in cambio di un ricco caché nonché magari del nome che si sarà fatto nel mentre portando a buon esito un film ad alto budget ed alti incassi.

Insomma, Divergent è una grande delusione… anche perché dalle storie che tirano in ballo questioni distopiche mi attendo sempre molto, compresi insegnamento, moniti e persino tematiche esistenziali.
Magari mi guarderò il suo seguito, ma giusto per la curiosità di vedere come procede la saga.

A proposito della poca originalità di Divergent, nonché del suo essere una specie di copia sbiadita di Hunger games, cito una curiosità: mentre in Hunger games recitava Lenny Kravitz, in Divergent recita sua figlia, Zoë Kravitz… giusto per renderlo ancora meno originale, se possibile.

Fosco Del Nero



Titolo: Divergent (Divergent).
Genere: fantastico, drammatico, azione, sentimentale, distopia.
Regista: Neil Burger.
Attori: Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Maggie Q, Kate Winslet, Zoë Kravitz, Ansel Elgort, Jai Courtney, Ray Stevenson, Miles Teller, Ben Lamb, Ben Lloyd-Hughes, Christian Madsen.
Anno: 2014.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 7 febbraio 2017

New York stories - Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Woody Allen (film commedia)

Nella mia maratona dei film di Woody Allen (che mi sta tenendo impegnato ormai da anni, per quanti ne ha diretti) uno degli ultimi ad esser stato considerato è New York stories, per un motivo ben preciso: non è un suo film, ma un film collettivo, di cui lui ha diretto uno dei tre episodi. Gli altri due sono invece stati assegnati a Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, altri due grandi registi, ma meno affini alle mie corde.

Ad ogni modo, nonostante la presenza di più registi e nonostante lo stile registico del cortometraggio, alla fine New York stories me lo sono visto, per cui ecco qua la recensione.

Intanto, dico subito il tema dell’opera: la città di New York, ciò che spiega anche la scelta dei registi, due neworkesi di nascita e uno che è nato a Detroit ma che comunque è cresciuto a New York fin da piccolo.

Ecco ora la lista dei tre corti, di circa 40 minuti ciascuno, col film che nel complesso sfonda di poco i 120 minuti:
- Lezioni dal vero, di Martin Scorsese,
- La vita senza Zoe, di Francis Ford Coppola,
- Edipo relitto, di Woody Allen.

Diversi registi, e generi molto diversi: spaziamo dal drammatico/sentimentale del film di Scorsese alla commedia brillante del film di Francis Ford Coppola (che come fanno sempre Coppola e famiglia estesa, si porta appresso parenti vari e amici), al film psicologico/fantastico di Allen.

Neanche a dirlo, è proprio il film di Woody Allen che lascia il segno: dopo l’avvio difficoltoso e pesante del primo corto e il buon ritmo del secondo, è il terzo a dare un senso a questa “compilation”, con una trovata davvero originale che rende il pezzo di Allen gustosissimo.

Tanto, che, con un 5 assegnato al primo corto, un 6.5 assegnato al secondo e un 8 assegnato al terzo, vien fuori una media di 6.5, media frutto soprattutto del corto di Allen… e ciò nonostante la presenza in esso della sua musa di allora, Mia Farrow, che spesso è sinonimo di pesantezza).

Ad ogni modo, ecco in grandissima sintesi le trame dei tre film.
Lezioni dal vero: il famoso pittore newyorkese Lionel Dobie (Nick Nolte; Peaceful warrior, In fuga per tre, Spiderwick - Le cronache) è in crisi d’ispirazione, anche per via della rottura del suo rapporto con la sua modella amante Paulette (Rosanna Arquette; FBI - Protezione testimoni).
In qualche modo la convincerà a tornare da lui per motivi professionali, ma la cosa inizierà a scricchiolare da subito…

La vita senza Zoe: Zoe (Heather McComb) è la figlia dodicenne di una fotografa (Talia Shire) e di un flautista (Giancarlo Giannini), entrambi in carriera.
I genitori sono separati, ma la piccola proverà a riavvicinarli… col tutto che finisce in un concerto al Partenone ad Atene.

Edipo relitto: Sheldon (Woody Allen; Manhattan, Amore e guerra, Il dormiglione, La dea dell'amore, La maledizione dello scorpione di giada) è un noto avvocato di New York, felicemente impegnato con Lisa (Mia Farrow; Crimini e misfatti, Ombre e nebbia, Una commedia sexy in una notte di mezza estate) e con un solo problema esistenziale: sua madre (Mae Questel; Chi ha incastrato Roger Rabbit?), che egli sogna in vari modi, spesso terminanti nel funerale di lei.
Un bel giorno, il suo sogno non confessato si realizza, e la donna sparisce durante un numero di un prestigiatore…
… salvo poi riapparire poco dopo in cielo, sotto forma di enorme visione che parla a tutta la città di New York, ovviamente imbarazzando il povero figlio.

Solo quest’ultimo corto vale la visione di tutto New York stories, col secondo film che ugualmente si mostra interessante.
Quanto al primo… beh, vedete voi se preferite saltarlo o guardare anche quello.

Fosco Del Nero



Titolo: New York stories (New York stories).
Genere: drammatico, sentimentale, commedia, comico, fantastico.
Regista: Martin Scorsere, Francis Ford Coppola, Woody Allen.
Attori: Nick Nolte, Rosanna Arquette, Patrick O'Neal, Steve Buscemi, Jesse Borrego, Heather McComb, Giancarlo Giannini, Talia Shire, Gia Coppola, James Keane, Woody Allen, Marvin Chatinover, Mae Questel, Mia Farrow, Julie Kavner.
Anno: 1989.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 30 gennaio 2017

Arsenio Lupin - Jean-Paul Salomé (film drammatico)

Non sono mai stato un grandissimo fan di Arsenio Lupin, e con ciò intendo riferirmi essenzialmente al noto cartone animato, mentre non ho mai letto il libro di Maurice Leblanc in cui l’autore francese introduceva il personaggio.

Però, avendo visto che era uscito un film francese nel 2004 dedicato proprio al famoso ladro, ne ho approfittato per vederlo, memore perlomeno della mia buona passione per il cinema d’oltralpe.

E difatti in esso vi ho ritrovato alcuni volti noti del cinema francese, a cominciare da Kristin Scott Thomas, che in realtà non è francese, ma inglese, ma che evidentemente si è conquistata un posto d’onore nel cinema dei nostri cugini, grazie soprattutto a un’innata classe (è la terza volta che la incontro dopo Una top model nel mio letto, Piccoli tradimenti e Un matrimonio all’inglese).

Terza partecipazione anche per la sempre bella Eva Green (lei, al contrario, francese, ma più nota ad Hollywood), dopo La bussola d’oro, Dark shadows e Sin Ciy – Una donna per cui uccidere.

Prima apparizione invece per il giovane e bravo Romain Duris, lui francesissimo, perfetto per il ruolo dell’elegante, brillante e al contempo guascone Arsenio Lupin.

Ma andiamo a vedere la trama dal film: Arsenio Lupin (Romain Duris) fin da bambino è educato alla lotta (savate, uno sport da combattimento francese) e al furto dal padre (un abile ladro), che sparirà presto dalla sua vita per via di un tentativo di arresto con conseguente fuga e probabile morte.

Una volta cresciuto, lo troviamo anch’egli ladro provetto, di grande fascino, eleganza, e ovviamente dalla mano veloce tanto quanto la lingua.
Il destino lo porterà a incrociare la strada con la sua cugina Clarisse de Dreux-Soubise (Eva Green), presso la cui casa abitava da piccolo prima che lo zio cacciasse lui e la madre dopo il tentativo di arresto del padre, onde evitare il disonore sulla sua famiglia.

Ma la vita gli farà incrociare la strada anche di Joséphine Balsamo contessa di Cagliostro (Kristin Scott Thomas), erede lontana del famoso mago e alchimista Cagliostro, che si diceva avesse scoperto l’elisir di lunga vita. Questa donna, di grande classe ed eleganza, così come astuzia e ambizione, segnerà in qualche modo la sua esistenza, generando peraltro nuovi incroci, che non svelo in questa sede.

Arsenio Lupin dura due ore, e dunque è un film piuttosto lungo: dotato di grande fascino e atmosfera, risulta però po’ indolente e poco ficcante, alternando fasi dinamiche e coinvolgenti a fasi invece più lente e fiacche, quasi come se il film stesse specchiandosi in se stesso e nella sua bellezza (la Francia di altri tempi).

A reggerlo, come detto, il suo buon fascino, nonché il buon cast: Romain Duris si disimpegna bene, Kristin Scott Thomas è una garanzia, mentre Eva Green, più vestita del solito, fa il suo come sempre.

Nel complesso il film è un discreto film, o perlomeno sufficiente, ma la sensazione è quella di un colpo che è andato a segno solo in parte, e che avrebbe potuto essere più efficace (spettacolare e coinvolgente e memorabile) con qualcosa in più.
Peccato… ma anche così potrebbe valere la pena vederlo se siete fan di uno dei suddetti attori o della figura di Arsenio Lupin o delle atmosfere della Francia ottocentesca.

Fosco Del Nero



Titolo: Arsenio Lupin (Arsène Lupin).
Genere: drammatico, sentimentale, avventura.
Regista: Jean-Paul Salomé.
Attori: Romain Duris, Kristin Scott Thomas, Eva Green, Pascal Greggory, Robin Renucci, Patrick Toomey, Mathieu Carrière, Philippe Magnan, Philippe Lemaire, Marie Bunel, Françoise Lépine.
Anno: 2004.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 24 gennaio 2017

La fine del mondo - Edgar Wright (film comico)

Ci sono alcuni registi che mi sono segnato e i cui nuovi film vedo invariabilmente per il valore o l’originalità delle loro pellicole: uno di questi è Edgar Wright, che mi aveva colpito positivamente con L’alba dei morti dementi, che mi aveva intrattenuto piacevolmente in Hot fuzz e che mi aveva mezzo esaltato con Scott Pilgrim vs. the World, uno dei film più strani che abbia mai visto.

Era solo questione di tempo (anzi, ne ho fatto passare anche troppo) prima che mi vedessi il suo ultimo lavoro: La fine del mondo (fine che peraltro chiude la cosiddetta Trilogia del cornetto dopo i menzionati L’alba dei morti dementi e Hot fuzz).

Il regista britannico unisce qua due dei suoi generi preferiti: la commedia in salsa britannico-pub e il genere fantastico… ovviamente tutto in salsa umoristica, ciò che è il vero motore del film.

Ecco la trama sommaria de La fine del mondo, film che, così come L’alba dei morti dementi prendeva le mosse da alcuni topos del cinema horror, ovviamente riadattandoli in chiave comica, prende le mosse da un classico della fantascienza degli anni "50, ossia L'invasione degli ultracorpi… e riadatta anche questo in chiave ultracomica: Gary King è un uomo di mezz’età che è rimasto nel passato, quando con la sua banda di quattro amici imperversava nei locali di Newton Haven, la cittadina in cui erano cresciuti i cinque e in cui avevano compiuto le loro “imprese” da adolescenti, tra alcol, conquiste sessuali e bravate varie.
Egli è talmente tanto attaccato al passato che cerca di riviverlo, riunendo la banda di allora, ora trasformata in cinque uomini con le rispettive posizioni lavorative e familiari, per ottenere quello che non erano riusciti ad ottenere ai bei tempi: il cosiddetto “miglio dorato”, un tour dei dodici pub della suddetta cittadina, ovviamente a suon di birra e alcolici vari.

L’impresa si presenta già difficile in partenza, un po’ per l’età avanzata un po’ per i dissapori nel mentre intervenuti tra alcuni membri del gruppo, ma diventerà addirittura mitica per via…
… dell’invasione extraterrestre in cui il gruppo si imbatterà.

Ovviamente senza rinunciare nel mentre a percorrere e ottenere il miglio dorato.

Gli attori protagonisti de La fine del mondo sono Simon Pegg e Nick Frost, gli stessi de L’alba dei morti dementi, cosa che accresce il livello di confidenzialità e familiarità del film, cui si aggiungono peraltro alcuni altri volti noti: Martin Freeman (il protagonista dell’ottimo Guida galattica per autostoppisti, nonché de Lo hobbit - Un viaggio inaspettato), nonché il noto Pierce Brosnan.

Ma i singoli nomi sono un dettaglio in quella che diviene, alla fine della fiera, una sorta di avventura picaresca di genere fantascientifico, con tanto di difesa del pianeta Terra e dichiarazioni di forza della razza umana… che prevedo peraltro diverranno in futuro una sorta di scena cult in rete (per quanto sono precise, dietro di essere c’è per forza o conoscenza o ispirazione-intuizione).

Il film si presenta a tratti debole, ma propone comunque molto, e anzi più di quanto ci si aspetterebbe dopo il suo avvio, peraltro pregno di quell’humor inglese che a me piace tanto.

In conclusione, La fine del mondo è un film che non potrà per forza piacere a tutti (commistione fortissima di genere, umorismo britannico, etc), ma per quel che mi riguarda è l’ennesima buona prova di Edgar Wright, un regista quantomeno coraggioso, cosa che occorre riconoscergli al di là dei gusti individuali.

Fosco Del Nero



Titolo: La fine del mondo (The world’s end).
Genere: fantastico, drammatico.
Regista: Edgar Wright. Attori: Simon Pegg, Nick Frost, Paddy Considine, Martin Freeman, Eddie Marsan, Rosamund Pike, Julian Seager, Paul Kennington, Mark Fox.
Anno: 2013.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.