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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 28 agosto 2019

Johnny Mnemonic - Robert Longo

Non avevo mai visto Johnny Mnemonic, né mi era a dire il vero mai venuta la voglia di guardarlo; tuttavia l’averlo visto in una classifica dei migliori film di fantascienza degli ultimi decenni mi ha convinto.

Purtroppo, però, non mi ha convinto il film... ma andiamo con ordine, partendo dalla trama sommaria di Johnny Mnemonic, film diretto nel 1995 da tale Robert Longo, che non ho mai sentito.
Conosco invece lo scrittore cyberpunk William Gibson (premio Hugo con Necromancer), ad un racconto del quale il film è ispirato. Anzi, lo stesso Gibson ha curato la sceneggiatura del film: Johnny Mnemonic (l’ennesima volta che vedo Keanu Reeves: Matrix, Constantine, The gift, Le riserve, Piccolo Buddha, A scanner darkly, Dracula, per citare solo i principali) è un corriere mnemonico, ossia una persona che affitta il suo spazio di memoria ad altri. Per avere più spazio a disposizione per il suo lavoro, si è fatto cancellare i ricordi d’infanzia, e si è fatto inoltre installare un’espansione. Insomma, è una specie di hard disk a pagamento, con i dati che sono protetti da un codice di accesso che lui non ha. Va da sé che gli affari più remunerativi sono quelli più loschi e pericolosi, e tale è l’affare che coinvolge la Pharmakom, un’importante azienda farmaceutica che vorrebbe lucrare sulla cura alla NAS, la malattia del secolo, che invece alcuni ricercatori vorrebbero diffondere gratuitamente (la cura, non la malattia).
Proprio la cura per la NAS è il contenuto del nuovo incarico di Johnny, che sarò così attaccato da svariati sicari, su cui spicca “il Predicatore”, e che sarà aiutato invece dalla bella guardia del corpo Jane, come anche dal gruppo dei Lotek, sorta di ribelli metropolitani… che curiosamente ricordano molto nell’abbigliamento e nello stile di vita i gitani della Corte dei Miracoli del musical Notre Dame de Paris.

Altra curiosità: il film racchiude tutta una serie di attori di seconda-terza fascia, da Dina Meyer (Starship troopers – Fanteria dello spazio) a Udo Kier (Dagon – La mutazione del male), da Dolph Lundgren a Val Kilmer, dal regista Takeshi Kitano (Battle royale) al rapper Ice-T... il che da solo suggerisce la qualità del film.

Ed ecco infine il mio commento: Johnny Mnemonic è essenzialmente una storia banale, giacché si tratta semplicemente di un corriere che trasporta materiale pericoloso. Finito. Il fatto che lo trasporti all’interno e non con un hard disk esterno è l’unico elemento di originalità, ma non basta certamente a farne una grande storia, tanto più che è zeppa di luoghi comuni e che non si distingue nei dialoghi o nei personaggi, anch’essi molto stilizzati e poco convincenti.
Insomma, abbiamo un corriere in un’ambientazione in stile Blade runner, e basta.
Davvero pochino.

Fosco Del Nero



Titolo: Johnny Mnemonic (Johnny Mnemonic).
Genere: fantascienza, cyberpunk, drammatico.
Regista: Robert Longo.
Attori: Keanu Reeves, Dolph Lundgren, Dina Meyer, Ice-T, Val Kilmer, Takeshi Kitano, Udo Kier, Dennis Akayama, Barbara Sukowa, Henry Rollins, Tracy Tweed, Don Francks.
Anno: 1995.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.



martedì 27 agosto 2019

Educazione siberiana - Gabriele Salvatores

Quest’oggi vediamo Educazione siberiana di Gabriele Salvatores, film che ha avuto un discreto successo.
Intanto, preciso che si tratta del sesto film di Salvatores che recensisco, dopo DentiMarrakech expressPuerto escondido, Il ragazzo invisibile e Nirvana.
Di tali cinque film, solo uno è stavo valutato negativamente, ossia Il ragazzo invisibile, mentre Nirvana spicca in positivo su tutti.
Vediamo come è andata con Educazione siberiana.

Premessa: Educazione siberiana è tratto dall’omonimo romanzo di Nicolai Lilin, che ho saputo essere piuttosto diverso dalla conversione cinematografica, come spesso accade in questi casi.
Tuttavia, non ho letto il romanzo per cui valuterò il solo film, essendo in questo senso “pulito dai confronti”.

Seconda premessa, legata al cast: conoscevo solamente due attori, ossia il celebre ed eccellente John Malkovich (L’ombra del vampiro, Burn after reading - A prova di spia, Rounders - Il giocatore, Ombre e nebbia, Essendo John Malkovich) e la meno celebre e decisamente più giovane Eleanor Tomlinson (La mia vita è un disastro, Il cacciatore di giganti, The lost future).

Terza premessa: il regista e il film sono italiani, ma come suggerisce il titolo del libro la storia è ambientata in Russia, e peraltro riguarda la minoranza delle genti siberiane, un popolo di “onesti criminali”, con proprie leggi e codici morali, che rispettano rigorosamente pur all’interno di gesta omicide e sovente anche crude (in una scena, per esempio, il nonno insegna ai nipoti come pugnalare in modo efficace per far morire la persona più rapidamente).
A dispetto della genesi italiana dell’opera, l’inizio del film come stile e atmosfera ricorda un po’ i film gitani di Emir Kusturica.

Ecco in sintesi la trama di Educazione siberiana: in un piccolo e assai semplice villaggio della Transnistria, nella Moldavia orientale, Kolyma cresce in simbiosi con l’amico fraterno Gagarin, sotto la supervisione del nonno, il quale è anche il capo della locale comunità siberiana, ivi mandata dal governo come sorta di segregazione razziale.
Il nonno Kuzja insegna loro come affrontare la vita… e i due poi l’affronteranno nel resto del film, per quanto in modo assai diverso, il primo più cavalleresco, seguendo l’educazione ricevuta, e il secondo in modo più facile, scegliendo la “via larga”.
Tra gli altri personaggi, da citare la bella e dolce Xenya, una “voluta da Dio”, ossia una ragazza di mente semplice.

Segue ora un mio commento: Educazione siberiana mi è piaciuto nettamente. Parte in modo accattivante e propone molta bellezza visiva; la fotografia, a questo proposito, è ottima, così come recitazione e regia.
Il film effettua molti salti temporali e a volte dà l’impressione di andare un po’ troppo frettolosamente, cosa peraltro frequente nelle trasposizioni da romanzi, che ovviamente hanno tempi narrativi diversi e solitamente molti più contenuti, che il film deve viceversa tagliare per motivi di tempo.
Nel complesso però il film regge, e ha un suo valore sia come bellezza sia come trama.

Inoltre propone dell’altro, che per quanto mi riguarda fa elevare notevolmente il valore del prodotto: Educazione siberiana non ha formalmente tematiche esistenzial-evolutive al suo interno, tuttavia ogni tanto nel film spuntano delle frasi che potrebbero benissimo esser presenti (e, anzi, lo sono) in qualche testo di crescita interiore.
Vado a citare.

“L’uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare.”
(lo sottolineo per i meno attenti: questa frase da sola vale la visione dal film)

“Kolima, dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi. Eccetto che per la polizia, la gente che lavora nel governo, i banchieri, gli usurai e tutti quelli che hanno il potere del denaro e sfruttano le persone semplici. Ti dico: rubare a queste persone è permesso.”

“Dovrai dare il meglio di te per imparare.
Per molti mesi farai soltanto una cosa: osservare.”

“Non chiederti quale destino gli dei abbiano scelto per te o per me.
Sii saggio: mesci il vino e, poiché è breve la vita, carpe diem: non pensare mai a domani.”

“Il cielo, i fiumi e i fiori: è tutto così bello.
È davvero bellissimo.”

“La fame viene e scompare ma la dignità una volta persa non torna mai più.”

“Io non credo a niente, per cui posso fare quello che voglio.”

“Tu non appartieni a nessuno e nessuno appartiene a te.”

Fosco Del Nero



Titolo: Educazione siberiana (Educazione siberiana).
Genere: drammatico.
Regista: Gabriele Salvatores.
Attori:  John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Eleanor Tomlinson, Vilius Tumalavicius, Jonas Trukanas, Vitalji Porsnev, Peter Stormare.
Anno: 2013.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 21 agosto 2019

Oculus - Il riflesso del male - Mike Flanagan

I film horror, praticamente tutti, si basano su un assunto di fondo: l’essere umano è stupido.
Ed è particolarmente stupido quando sa di avere a che fare con:
- una casa infestata,
- un oggetto malefico,
- un luogo maledetto…
… e tuttavia non scappa a gambe levate, ma resta in zona.

Anzi, non solo resta in zona, ma sfida il suddetto luogo/oggetto/casa.
Questo è esattamente quello che accade in Oculus - Lo sguardo del male, film horror a budget non troppo alto che comunque si giostra molto bene pur usando giusto un paio di attori e di location… ma mescolandoli sapientemente tra di loro e ottenendo un incremento della tensione graduale fino alla scena finale.

Partiamo dalle basi: il film è del 2013 ed è girato da Mike Flanagan, specializzato in film horror. Genere che mi piaceva molto da ragazzino, ma che nell’ultimo quindicennio praticamente ho snobbato. Per la cronaca, vi sono arrivato dalla filmografia di uno dei protagonisti del film, il giovane Brenton Thwaites, appena visto in The signal, anch’esso film di tensione, ma più tendente al fantastico e allo psicologico.
Anche Oculus - Il riflesso del male propone una componente psicologica, che però va scemando man mano, lasciando presto il campo a quella pienamente horrorifica.

Ecco in sintesi la trama del film, che poi è l’allungamento di un precedente cortometraggio: siamo nel 2013, quando il giovane Tim viene finalmente dimesso, al compimento dei 21 anni, dall’istituto psichiatrico nel quale era stato rinchiuso fin da quando aveva dieci anni. Motivo: al tempo uccise suo padre sparandogli un colpo di pistola, evento che nel frattempo ha rielaborato grazie all’aiuto degli psicologi: il padre era violento e aveva torturato e ucciso la madre, e aggredito gli stessi figli.
Sua sorella Kaylie, però, ha dei ricordi molto diversi, ed è convinta, anche dopo aver effettuato numerose ricerche storiche, che la follia che colpì i loro genitori fu dovuta all’influenza malvagia di uno specchio maledetto, che ha segnato in modo tragico la vita di tutti i suoi possessori negli ultimi secoli… compresa la sua famiglia.
E, siccome la ragazza è una di quelle persone sventate di cui si parlava all’inizio dell’articolo, si dà la pena di recuperare lo specchio in questione, di portarlo proprio nella loro vecchia casa di famiglia, nel mentre rimasta disabitata, di circondarlo di una miriade di strumenti scientifici, tra telecamere, luci e sistemi protettivi vari, in modo da affrontarlo e, finalmente, distruggerlo.
Ovviamente si porta appresso il fratellino Tim, appena uscito dall’istituto psichiatrico… e che forse avrebbe fatto bene ad andare da un’altra parte come “primo luogo frequentato dopo il manicomio”.

Se per certi versi Oculus - Il riflesso del male non è troppo originale (oggetto/casa infestata e gente poco sveglia che non scappa), per altri lo è parecchio: la regia è brillante, e il montaggio pure. La commistione tra passato e futuro nelle varie scene, dapprima sporadica e poi massiccia, contribuisce in modo efficace a calare lo spettatore nella tensione scenica, e come presumibile non mancano i colpi di scena o i momenti spaventevoli.

Anzi, a dirla tutta Oculus - Il riflesso del male è l’esempio di come si possa realizzare un buon prodotto cinematografico con pochi mezzi ma con buone idee, e questo al di là del genere del film.
Detto della buona esecuzione del film, rimane il fatto che il genere orrorifico ora mi interessa molto meno di prima, e anzi praticamente niente.

Fosco Del Nero



Titolo: Oculus - Il riflesso del male (Oculus).
Genere: horror, drammatico, psicologico.
Regista: Mike Flanagan.
Attori: Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, Miguel Sandoval, Katie Parker.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


martedì 20 agosto 2019

Guardiani della galassia - James Gunn

Non son mai stato un grande fan dei cinecomic, dal momento che spesso sono stati dei fenomeni commerciali atti ad attrarre il folto pubblico dei fumetti americani e l’ancor più folto pubblico dello spettatore medio, il che vuol dire appiattimento e mediocrità, tuttavia qualche buon prodotto ogni tanto spunta fuori, e in ogni caso i film in questione spesso sono ottimamente realizzati e discretamente avventurosi e divertenti.

Per questo motivo, mi sono avventurato a guardarmi Guardiani della galassia, film del 2014 diretto da James Gunn che ha avuto un clamoroso successo in termini di incassi, tanto che è già stato prodotto il suo seguito, Guardiani della galassia 2.

Cominciamo dalla trama sommaria, che parte da una scena del passato e poi si sposta nel presente del film, che ovviamente è un lontano futuro rispetto a noi: il piccolo Peter Quill (Chris Pratt) da bambino viene rapito da un gruppo di  pirati spaziali denominati Ravagers, capitanati da un certo Yondu Udonta, un alieno dalla pelle blu.
Da grande, lo ritroviamo per contro proprio, a sua volta nominatosi Star-Lord, a rubare oggetti di valore da rivendere. Capita così ch’egli s’imbatte nell’orb,una piccola sfera ricercata da tanti per il suo grande potere. Da tanti tra cui dal feroce Ronan (Lee Pace), a sua volta a capo di un gruppo di alieni cattivi, all’interno del gruppo ancora più ampio dell’ancora più cattivo Thanos. Si vorranno chi impossessare dell’orb, chi proprio di Peter, svariati personaggi, i principali dei quali saranno la bella Gamora, un’aliena verde (Zoe Saldana), il procione parlante Rocket, espertissimo in cose meccaniche, e il di lui braccio destro Groot, una creatura arboricola (deliziosa nella sua versione baby, visibile a fine film mentre balla) che dice solo “Io sono Groot”.

Piccolo appunto: il regista James Gunn non mi diceva niente, e infatti non aveva diretto praticamente niente.
Mi ha fatto piacere invece rincontrare alcuni nomi a me noti, come Lee Pace (Wonderfalls, Pushing Daisy), Benicio Del Toro (Sin City, The snatch - Lo strappo), John C. Reilly (Chicago, Boogie nights - L’altra Hollywood), Zoe Saldana (Star trek).

Torniamo ora al commento di Guardiani della galassia: il film fa una cosa intelligente, e non si prende mai sul serio, ma per niente per niente, nonostante una vaga aria da Star trek nei temi e nelle ambientazioni.
Tecnicamente è davvero ben fatto, e non si potrebbe chiedere di meglio quanto a realizzazione, azione ed effetti speciali.
La componente fantascientifica, quella avventurosa e quella umoristica sono ben dosate (alcune battute ironiche sono fulminanti), e anche la caratterizzazione dei personaggi principali, per quanto non originalissima e non strepitosa (lui in gamba, belloccio e un po’ ribelle, guarda caso proprio come il giovane James T. Kirk del film Star trek; lei dura ma sotto sotto dolce, guarda caso attrice del film Star trek; il tipo piccoletto e scaltro e la sua spalla meno brillante ma fortissima.. e di sicuro in Star trek ci sarà un personaggio così), funziona abbastanza bene.

Il problema di Guardiani della galassia, ammesso che vogliamo trovargli un problema, è che è tutto quanto “non originalissimo e non strepitoso”, e davvero non propone niente di nuovo.
Tanto che le due ore suonate potrebbero risultare un po’ lunghette per tutto quanto.
Inoltre, con le molte ambientazioni e le molte strutture organizzative (ufficiali e criminali), nonché col titolo stesso, il film vorrebbe senza dubbio proporre qualcosa di arioso, ma vi riesce solo in parte, e alla fine quel che rimane di Guardiani della galassia è essenzialmente la dinamica storia d’azione di Peter Quill e del suo simpatico gruppo.

Comunque, la realizzazione tecnica è eccellente, la storia sufficientemente animata, i personaggi sufficientemente d’impatto, l’umorismo ottimo, ciò che vale a Guardiani della galassia perlomeno una valutazione discreta.

Fosco Del Nero



Titolo: Guardiani della galassia (Guardians of the galaxy).
Genere: fantascienza, commedia, avventura.
Regista: James Gunn.
Attori: Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace, Michael Rooker, Karen Gillan, Djimon Hounsou, John C. Reilly, Glenn Close, Benicio Del Toro, Laura Haddock.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 14 agosto 2019

The signal - Will Eubank

Avevo trovato The signal in una lista online di film di fantascienza di valore, insieme ad altri che conoscevo e che valutato ottimi… ragion per cui mi son fidato dell’indicazione e mi sono visto il suddetto film.

Il quale, per la cronaca, è un film indipendente a basso costo, cosa che si nota in alcuni dettagli, per quanto il tutto sia molto ben mascherato.

Ecco la trama sommaria di The signal, diretto nel 2014 da tale Will Eubank, regista mai sentito: Nic, Jonah e Haley sono  tre studenti del MIT che effettuano un viaggio per accompagnare Haley in California, prospettiva che causa tensioni nella relazione sentimentale tra lei e Nic, costretti così a stare lontani per un anno, senza contare che il ragazzo si sente per lei un ostacolo per via della sua distrofia muscolare.
Tutto ciò smetterà di avere importanza quando i tre decideranno di fermarsi nel bel mezzo del deserto del Nevada, dove hanno rintracciato un hacker, tale Nomad, con cui da tempo si scambiano dispetti e sfide informatiche. Arriveranno nel punto di trasmissione del segnale nel bel mezzo della notte, ma vi troveranno solo una catapecchia abbandonata.
Quello che succede dopo è misterioso, e avvia una catena di misteri: la ragazza, rimasta in macchina, urla, i due corrono fuori e la vedono come ascendere in cielo, rapita da una qualche forza; poi svengono, e si ritrovano, ognuno per conto proprio, all’interno di una struttura militare-ospedaliera in chiaro stato di segretezza, prigionia e sperimentazione… tutte e tre cose poco incoraggianti.
La telecamera segue Nic, a cui il dottor Wallace Damon parla di un’entità extraterrestre (Nevada, Area 51), di un contagio avvenuto, del rischio di tornare in superficie e via discorrendo, rimanendo tuttavia sempre elusivo e poco chiaro.

Valutare The signal non è semplice: da un lato il film è di buona fattura, ed è ben eseguito, anche con soluzioni tecniche interessanti. Inoltre è ben recitato, ha una buona fotografia e un livello di tensione costante.
Dall’altro lato, però, si sente che si tratta di una produzione non troppo importante, si vede il cast ridottissimo (c’è Laurence Fishburne, il Morppheus di Matrix, tre ragazzini e poi basta), si assiste a continue domande senza spiegazioni, e anche nel finale vien spiegato poco. Insomma, tutta la tensione del film, tutte le domande e gli interrogativi, vengono quasi interamente frustrati, meccanismo psicologico che da spettatore non amo affatto, e che mi sa ogni santa volta di idee confuse mal dirette e tenute nella nebbia in modo da mascherare la pochezza di sostanza.

Peccato, perché c’erano le premesse per fare di meglio, a mio avviso.
In tal senso, nella valutazione preferisco sottolineare il “fattore nebbia”, caratteristico sempre di idee confuse, che non il fattore tecnico di buon livello.

Fosco Del Nero



Titolo: The signal (The signal).
Genere: fantascienza, thriller, psicologico.
Regista: Will Eubank.
Attori: Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp, Sarah Clarke, Lin Shaye, Robert Longstreet, Brenton Thwaites, Jeffrey Grover.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


martedì 13 agosto 2019

Misora per sempre - Mitsuru Adachi

Misora per sempre è ormai il quinto manga di Mitsuru Adachi che leggo... e praticamente tutti in rapida serie, dal momento che fino a questo momento avevo ignorato l’autore giapponese, per poi scoprirlo con entusiasmo grazie a Rough, cui sono seguiti poi TouchMiyuki e Slow step.
Il che, per coincidenza, è anche la mia personale classifica di gradimento, in cui purtroppo si inserisce lo stesso Misora per sempre.
Forse è un caso, ma quelli che ho gradito meno, ossia gli ultimi due, sono anche i più corti: forse Adachi si esprime meglio sul medio e sul lungo piuttosto che sul breve.

Ma andiamo a tratteggiare la trama sommaria di Misora per sempre, opera composta di cinque volumetti piuttosto corposi: il trio di amici Misora, Ryudo e Jushiro e l’altro trio di amici Miyako, Kouta e Chiyonosuke, in aperta rivalità tra di loro, si conoscono fin da bambini, e hanno condiviso un’esperienza strana, allorquando, all'età di sei anni, in una circostanza anomala fu predetto loro da un dio locale che al compimento dei tredici anni ciascuno di loro avrebbe ricevuto in dono un regalo come ringraziamento per la buona azione compiuta.
La prima a compiere i suddetti 13 anni è proprio Misora, la quale effettivamente riceve un dono: la capacità di spostare gli oggetti, per quanto di pochi centimetri e a costo di grande fatica fisica. Via via seguiranno tutti gli altri, ciascuno con un potere apparentemente di scarsa rilevanza.
Ma i poteri saranno decisivi allorquando i sei, ora amici anche per via della vicinanza nel Rental Club, club sportivo che “affitta” i suoi membri agli altri club che ne hanno di volta in volta bisogno, si troveranno ad affrontare una minaccia addirittura mondiale.

Misora per sempre, è notorio, è un manga atipico nella produzione di Mitsuru Adachi: intanto, il disegnatore giapponese solitamente si esprime in opere più lunghe.
Inoltre, di solito egli esplora la vita quotidiana, mentre in questo caso si lancia nel fantastico con tanto di poteri esp.
Ancora, solitamente vi è un protagonista e un triangolo amoroso, mentre qua abbiamo un gruppo di sei personaggi… nonché due nemici, altra novità.
E ancora: di solito Adachi riprende ragazzi del liceo, mentre qua abbiamo a che fare con tredicenni… per quanto con tredicenni che sembrano ragazzi del liceo sia nell’aspetto che nel comportamento.
Vi sono meno sentimenti, invero quasi del tutto assenti, e più gag e umorismo.
Ma, soprattutto, quasi non si parla di sport: un evento per un autore che ha sempre messo in mezzo in modo sostanzioso baseball, softball, pugilato, e via discorrendo.
Tocco finale alle stranezze: il gatto parlante Bake.

Detto questo, gli amanti dell’Adachi “puro” saranno forse rimasti delusi da tutte queste novità. Io, personalmente no, sia perché il genere fantastico mi piace, sia perché Misora per sempre è molto bello a vedersi, e anzi assai più maturo nei tratti rispetto ad altri fumetti di Adachi, non a caso precedenti.

Il problema di Misora per sempre, ciò che lo fa precipitare nella classifica di gradimento, a giocarsi l’ultimo posto con Slow step (ultimo, ma pur sempre relativo a opere discrete), è che la serie è incostante, va a salti, e si conclude in modo a dir poco frettoloso, oltre che inverosimile.

Sembra quasi che Adachi non sapesse come farla evolvere, o avesse altro da fare, e l’abbia conclusa il prima possibile.
Ma, in generale, dal momento in cui sono entrati in scena i fratelli cattivi la sceneggiatura è degenerata.

Peccato: opera comunque gradevole e più che sufficiente, ma ben lontana dalle vette di Rough o Touch.

Ed ora procedo con H2, la serie più lunga di Mitsuru Adachi… e vedrò se la mia teoria sul fatto che Adachi si esprima meglio sul medio-lungo è corretta.

Fosco Del Nero



Titolo: Misora per sempre (Itsumo Misora).
Genere: manga, commedia, fantastico.
Regista: Mitsuru Adachi.
Anno: 2000-2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


mercoledì 7 agosto 2019

Come d’incanto - Kevin Lima

Come d’incanto è un film particolare, dal momento che si presenta spurio per differenti motivi.

Intanto, parte come film d’animazione, ma poi diviene recitato, salvo riproporre ogni tanto qualche altro pezzo animato. Già questo lo rende un film anomalo.

In secondo luogo, si tratta di un film musicale, altro fattore particolare.

Ma forse la cosa più curiosa è che esso propone, in salsa da commedia sentimentale, molti topos di note fiabe, diventate peraltro a loro volta film animati marcati Disney: c’è un po’ di Biancaneve, un po’ di Cenerentola, un po’ de La bella addormentata nel bosco, si cita Cappuccetto Rosso e via discorrendo.

A dirigere le danze c’è Kevin Lima, nome che personalmente non mi dice niente, mentre davanti alla macchina da presa vi sono svariati personaggi famosi, anche se non troppo vicini ai miei interessi, almeno per i due attori principali, che ho incontrato ben di rado: Patrick Dempsey (The freedom writers) ed Amy Adams (Big eyes, Lei, Cruel intentions 2).
Ho incontrato più spesso, invece, alcuni dei comprimari: Susan Sarandon (Alfie, The Rocky horror picture show, Prima pagina, Le streghe di Eastwick, Cloud Atlas, Bill Durham - Un gioco a due mani), James Marsden (Interstate 60, The box) e Timothy Spall (i vari film di Harry Potter), 

Ecco in sintesi la trama di Come d’incanto: Giselle vive nel regno animato e magico di Andalasia, ed è la promessa sposa di Edward, un principe che se ne è innamorato a prima vista.
La di lui madre, però, la regina Narissa, non vuole che il figlio si sposi, altrimenti non sarebbe più lei la regina; allo scopo di non perdere il trono, spedisce Giselle in un altro mondo, che poi sarebbe New York, dove la ragazza è ora in carne ed ossa, e alle prese con una realtà ben diversa da quella che conosceva. Viene aiutata da Robert, buon uomo e padre della piccola Morgan, con esiti assai facilmente prevedibili.

Come d’incanto sta un poco al di sotto del film per famiglie, nel senso che è specificamente dedicato all’infanzia… e a qualche genitore compiacente.
Personaggi, situazioni e dialoghi sono infatti sempre semplici e lineari, e tutto è facilmente prevedibile a orientato ai buoni sentimenti e al lieto fine.

Detto così, sembra un prodotto banale e da evitare, e destinato solamente ai più piccoli, tuttavia Come d’incanto ha qualche elemento di valore trasversale che lo rende sufficientemente bello per tutti.
La parte animata, come prima cosa, è molto ben animata e bella a vedersi: disegni, colori, movimenti, tutto scorre bene ed è piacevole alla vista.
La parte audio comprende canzoni ugualmente gradevoli, anche se un po’ troppo sentimentaloidi e zuccherose per i miei gusti.
Gli attori protagonisti sono di buon livello.
I dialoghi sono vivacizzati dalla parlata fiabesca dei personaggi provenienti da Andalasia.
E in generale il film mostra molta positività.

Insomma, Come d’incanto non sarà certo un capolavoro del cinema, ma è un film di sufficiente valore, e tale valore va ad aumentare in presenza di bambini.

Fosco Del Nero



Titolo: Come d’incanto (Enchanted).
Genere: sentimentale, fantastico, animazione, commedia, musicale.
Regista:  Kevin Lima.
Attori: Amy Adams, Patrick Dempsey, James Marsden, Timothy Spall, Idina Menzel, Rachel Covey, Susan Sarandon, Julie Andrews, Jeff Bennett, Kevin Lima, Emma Rose Lima.
Anno: 2007.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


martedì 6 agosto 2019

Natural City - Byung-Chun Min

Avevo già visto Natural City molto tempo fa, ma senza dubbio non avevo ancora aperto il blog Cinema e film, motivo per cui esso non vi era recensito.
Poco male: ecco qui la recensione.

Al tempo, Natural City, film coreano del 2003, uscì con uno slogan dal sapore di proclama: “Finisce l’era di Blade runner, inizia il mito di Natural City”. 
Un proclama neanche di poco conto, e anzi parecchio ambizioso.

Ora vediamo la trama sintetica del film, e poi passiamo al commento: siamo nell’anno 2080, in Oriente. Il livello tecnologico è comprensibilmente molto più elevato, tanto che la società è letteralmente invasa dai cyborg, che fanno praticamente tutto: i camerieri, le ballerine, i soldati, e ovviamente le donne di piacere. 
C’è però un limite: i cyborg hanno una durata di vita molto bassa, di appena tre anni, e dopo vanno smaltiti, proprio come semplici oggetti… con l’unica difficoltà che molte persone si sono nel mentre affezionati a loro, che fossero aiutanti in negozio oppure sostituti di partner.
È questo il caso del poliziotto R, che peraltro ha strani traffici illegali col mercato nero, il quale si è invaghito della cyborg ballerina Ria, e vorrebbe salvarla trasferendo la sua identità dentro il corpo di una persona vera e propria, ovviamente sacrificandola.
A tal scopo, ha individuato chi dovrebbe eseguire l’operazione, lo scienziato Gyro, e su chi dovrebbe essere eseguita, la prostituta di strada Syon.  
Nel mentre però dovrà preoccuparsi anche di Cyper, un cyborg guerriero che vuole attuare la medesima cosa su di sé al fine di sopravvivere. 

E ora veniamo al commento: effettivamente Natural City ricorda Blade runner, giacché l’universo in cui è ambientato è identico, letteralmente identico: esseri umani, cyborg ribelli, cyborg amati, negozietti di strada, insegne luminose, megalopoli del futuro, e via discorrendo.
L’unica differenza estetica sta nel fatto che qua i protagonisti della storia hanno gli occhi a mandorla.
Il genere è dunque la fantascienza cyberpunk, con tendenza verso sentimenti e azione. Anche la trama ha certi elementi in comune, cosa che non facilita di certo la sua emancipazione dal famoso predecessore.

I lati positivi di Natural City: bella fotografia e bella l’atmosfera generale; inoltre, il doppiaggio italiano è buono.

I lati così così di Natural City: la colonna sonora a volte è ispirante, mentre a volte e fuori luogo e troppo discontinua. Anche il volume, di musica ed effetti sonori, è curiosamente discontinuo: a volte occorre alzarlo per sentire i dialoghi, e poco dopo occorre abbassarlo, e di molto, per via di sparatorie o rumoracci di altra natura.

I lati negativi di Natural City: la sceneggiatura è piatta, occorre dirlo, nonché eccessivamente ispirata a Blade runner. Inoltre, i personaggi hanno una caratterizzazione davvero scarsa, e si fatica a ricordarli nel tempo. Persino durante il film già ce li si è dimenticati.
Ancora: i dialoghi sono davvero pacchiani, cosa che fa di Natural City un film con una bella esecuzione tecnica, ma con un’anima interiore praticamente assente… e infatti il film è scomparso da qualunque radar, visto forse solo in Corea del Sud, e forse manco lì (la Corea del Nord credo non lo abbia mai visto per ripicca).

E se si pensa al proclama originario, beh, allora inevitabile considerare Natural City come un clamoroso tonfo.

Fosco Del Nero



Titolo: Natural City (Natural City).
Genere: fantascienza, cyberpunk, drammatico.
Regista:  Byung-Chun Min.
Attori: Yoo Ji-tae, Rin Seon, Lee Jae-eun, Yoon Chan, Yoon Eun-pyo, Shin Gu, Um Chun-nae, Yoo Ju-sang, Jung Doo-hong
Anno: 2003.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.