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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 6 maggio 2015

Il filo del rasoio - Edmund Goulding (film commedia)

Chi mi legge abitualmente sa che ogni tanto vado a ripescare qualcosa dal passato. Di recente, per esempio, sono andato a vedermi Il pianeta proibito (1956), Il buio oltre la siepe (1962), Le folli notti del dottor Jerrill (1963), Cittadino dello spazio (1955) e L’ultima spiaggia (1959).

Oggi, viceversa, è il turno de Il filo del rasoio, film del 1946 che mi sono guardato perché consigliatomi da un mio lettore in quanto film dai contenuti esistenziali di un certo spessore (e inoltre perché volevo vedermi un film con Tyrone Power, il padre di Romina Power, che solo da poco ho scoperto essere stato un attore).

Il filo del rasoio, difatti, è una sorta di precursore di Mangia, prega, ama, col personaggio protagonista che, in crisi di identità e alla ricerca di se stesso, decide di fare diverse esperienze, compreso un periodo di vita in India presso un maestro.

Lo sfondo “interiore” della trama, peraltro, non stupisce una volta che si viene a sapere che il film è tratto dall’omonimo romanzo di William Somerset Maugham, scrittore piuttosto tormentato e controverso, autore di romanzi anche molto impegnati come il mistico Il mago… ispirato alla figura di Aleister Crowley, e qua andiamo direttamente sulla magia, seppur vista con occhi un po’ cupi, come probabilmente erano quelli di Maugham.

Tra l’altro, lo stesso Maugham è un protagonista della storia, che si può sinteticamente riassumere così: Larry Darrell (Tyrone Power) è fidanzato con Isabella Bradley (Gene Tierney), e sembra tutto perfetto, dal momento che i due sono entrambi belli e di buona famiglia, avviati ad una vita agiata a serena negli Usa in piena espansione economica e demografica.

Tuttavia, Larry è alla ricerca di qualcosa, e per ciò è malvisto dallo zio di Isabella, lo snob ma divertente Elliott Templeton (Clifton Webb, premiato per questa interpretazione), che introduce Maugham (Herbert Marshall) presso nipote e amici, tra cui figura anche Sophie Nelson (Anne Baxter, premiata anche lei) con il futuro marito.

Avendo guardato il film al buio, non sapevo né della paternità di Maugham, né dove sarebbe andato a parare, per cui dall’avvio sembrava una commedia di tipo sentimentale piuttosto vivace e piacevole, proprio come ne sono state prodotte tante negli Stati Uniti di quel periodo (sul momento mi viene in mente il gradevolissimo Come sposare una figlia).

Tuttavia, dopo questo abbrivio da commedia, il film prende una piega inaspettata, e va a parlare di ricerca spirituale, di coraggio, dell’andare per la propria strada, dell’intuizione, del giudizio, di crescita interiore, di attaccamento (o non attaccamento) e di amore incondizionato (o condizionato).
Non un programma da poco.

Ovviamente il tutto viene affrontato in termini narrativi, e senza spiegazioni teoriche, per cui, come sempre, le cose saranno visibili sono a chi ha gli occhi per vederle.
Anche se, a dirla tutta, alcuni dialoghi parlano piuttosto chiaro, come questi che seguono.

“È questo il giovane di cui scrivo: non è celebre. Forse quando la sua vita giungerà al termine, egli non avrà lasciato maggior traccia di quella che lascia il sasso che cade nell'acqua. Ma forse la vita che egli si è scelta avrà un'influenza sempre crescente sull'umanità, e molto dopo la sua morte ci si renderà conto che ai nostri tempi viveva una creatura non comune.”

“Venni qui perché ero inquieto, perché ero inquieto, perché la mia mente era tanto confusa.
Venni a cercare le risposte a mille domande. Molte le ho trovate, altre forse non le troverò mai. Ormai non posso fermarmi.”

“- Ma che succederebbe al mondo se tutti fossero come te?
- Già, ma non tutti provano quello che provo io. La maggior parte di loro si contenta di seguire sempre la stessa via e di prendere le cose come vengono. Magari potessi anch'io...
- Ma tutto questo a che cosa ti porterà?
- Non lo so… può darsi che alla fine io trovi qualcosa da donare che gli altri saranno lieti di ricevere.”

“- Ho studiato, ho viaggiato, ho letto tutto quello che mi è capitato, ma nulla riesce a soddisfarmi. Come tutti gli altri desidero riuscire nella vita, e migliorare, ma non secondo l’idea che oggi il mondo in genere ha del successo. Non ho più alcuna fiducia nei valori generalmente accettati. Cerco di entusiasmarmi all’idea di sistemarmi, di fare i miei affari e di fare carriera, ma ciò non fa che aumentare il mio desiderio di migliorare. So perfettamente che quello che cerco potrò condividerlo con l’umanità, ma come trovarlo, e dove?
- Non siete il solo insoddisfatto e annebbiato, figliolo: tutto il mondo è irrequieto e insincero. E sarà sempre così fino a che gli ideali degli uomini non saranno più elevati. Non può esserci vera felicità finché non sapremo trovarla in noi stessi.”

“È scritto che l’uomo saggio vive chiuso in sé, cioè in Dio e nel suo cuore: è la via della calma, della pazienza, della compassione, dell’altruismo e della pace eterna.
La via della salvezza è difficile a percorrersi; così difficile come camminare sul filo di un rasoio.”

“Solo questo sappiamo, ed è in tutte le religioni: in ognuno di noi c’è una scintilla dell’infinita bontà che ci ha creati, e nel lasciare la Terra ci ricongiungiamo in essa, come la goccia che cade dal cielo si riunisce finalmente al mare che l’ha generata.”

“Tre strade portano a Dio: una è il sentiero della fede e dell’adorazione; una è il sentiero delle buone azioni; e la terza è quella che attraverso il sapere porta alla saggezza.
Avete scelto la via del sapere, ma finirete per trovare che i tre sentieri non sono che uno.”

Addirittura nel film vi è il racconto del momento del risveglio del protagonista, cosa che finora, almeno che mi ricordi, non avevo mai visto in un film.
Eccolo nel dialogo tra l’allievo Larry e il maestro indiano:
“- Era il momento che precede la fine della notte e l’inizio del giorno, quando l’intero mondo sembrò tremare in attesa. Gradualmente la luce prese a filtrare attraverso il buio, come una misteriosa figura che scivoli tra gli alberi. Vennero i primi raggi del sole: le montagne, i rami coperti di brina… non avevo mai visto e sentito nulla di simile. Mi sentivo liberato dal corpo, quasi sospeso a mezz’aria, e tutto ciò che prima era stato confuso divenne chiaro per me. Intuii una conoscenza più che umana: avevo spezzato le catene ed ero libero. Sapevo che se fosse durato ancora, ne sarei morto, ma nonostante questo ero pronto a morire piuttosto che rinunziare. Perché in quel momento avevo la sensazione che…
- Che tu e Dio eravate uno.
- Sì. Sono certo che potrei star qui e non stancarmene mai.
- No. Devi tornare. Ora sei pronto per tornare. Non è necessario lasciare il mondo, bensì vivere in esso, e amare gli oggetti del mondo, non solo per se stessi, ma per quel che c’è in essi di Dio.”

Questo avviene grossomodo a metà film, che è piuttosto lungo con i suoi 140 minuti, e non ne è la conclusione come sarebbe probabilmente stato in una storia più positiva e limpida.
Questa, tuttavia, è una storia di W.S. Maugham, e da qui in poi si intravede il tormento interiore dell’autore, che evidentemente qualcosa aveva intravisto, qualcosa aveva percepito, o forse semplicemente qualcosa sapeva, ma non tanto da aver trovato la pace interiore.
Ciò che può essere riassunto in una successiva battuta del film.

“Ti ricordi quella notte a Chicago, quando parlammo al club? Ti dissi che non sapevo se avrei mai trovato me stesso. Ancora no, non del tutto. Ho trovato alcune tra le cose che cercavo, e forse un giorno troverò le altre, e intanto continuerò sempre a cercare.”

Alla fine del film, il protagonista, Larry, è cresciuto, mentre la sua ex fidanzata, Isabella, no, cosa evidente nell’amore incondizionato del primo e nell’amore-attaccamento della seconda: uno è andato avanti e ha creato distanza dall'altra persona, cosa ovvia quando solo una delle due intraprende un cammino di crescita interiore.

E infatti è lo stesso personaggio di Maugham, l'autore della storia, a sottolineare tale distanza a Isabella quand'essa si rende conto di averlo perduto.

“Il suo mondo è distante dal nostro come noi dalla Luna.
Larry ha trovato ciò che tutti cerchiamo, ma invano, e credo che nessuno l'abbia conosciuto senza divenirne più nobile e più buono. Dopotutto, la bontà è la forza più grande che esiste nel mondo.”

Ora concludo brevemente la recensione, sottolineando che il caso non esiste e le energie si muovono sempre in una certa direzione: non è un caso che io sia arrivato a questo film, né il fatto che esso sia stato tratto da un romanzo di Maugham… proprio come, per fare un altro esempio, non è un caso che Mary Poppins sia stato tratto da un romanzo scritto da un'allieva di Gurdjieff: come sempre, l’energia è energia.

In conclusione, Il filo del rasoio è un buon film: scordatevi scenografie spettacolari (quella indiana per esempio è a dir poco naif e molto poco indiana), ma attendetevi dei dialoghi che oscillano tra l’elegante, il raffinato e l’ispirato. Il che, ancora una volta, non è poco.

Un ultimo spunto: vedere vecchi film in bianco e nero, anni "40 e dintorni, ha un sapore particolare se li si guarda con gli occhi dell'impermanenza: tutti gli uomini e le donne che vi hanno recitato sono infatti morti, e infinite cose sono altrettanto morte o mutate da allora... il che da solo è un insegnamento.

Fosco Del Nero



Titolo: Il filo del rasoio (The razor's edge).
Genere: surreale, drammatico, sentimentale.
Regista: Edmund Goulding.
Attori: Tyrone Power, Anne Baxter, Herbert Marshall, John Payne, Clifton Webb, Gene Tierney, Lucille Watson, Frank Latimore, Elsa Lanchester.
Anno: 1946.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.