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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 13 febbraio 2018

La bottega dei suicidi - Patrice Leconte (film grottesco)

Quest’oggi vi propongo un film d’animazione, il quale peraltro è un film d'animazione assai particolare: La bottega dei suicidi.

Premessa: si tratta di un film d’animazione francese, il che già depone bene il partenza, dato che l’animazione francese è la più brillante in Europa, l’unica in grado di rivaleggiare con quella giapponese (più matura e fantastica) e con quella statunitense (più tecnologica e umoristica).
Per cosa si distingue invece l’animazione francese? Per un certo senso del grottesco e dello strano, nonché per un sottofondo spesso educativo ed elevante.
Ripenso in tal senso a piccole opere d’arte come Azur e AsmarI figli della pioggia, Kirikù e la strega Karabà.

Ma veniamo a La bottega dei suicidi, diretto nel 2012 da Patrice Leconte, e partiamo con la trama del film: siamo in una non precisata città francese in un non precisato tempo futuro, allorquando la popolazione è immersa nella tristezza, tanto che il numero dei suicidi è elevatissimo.
Il che non stupisce, contando il livello di grigiore e di depressione di cui tutta la città è permeata.
In tale grigiore collettivo, vi è tuttavia un negozio che prospera, paradossalmente il più colorato di tutti: la Bottega dei suicidi, portata avanti dalla famiglia Tuvache: il padre Mishima (che ricorda da vicino Gomez Addams), la madre Lucrèce (Borgia?), e i due figli Marylin (che da grande diventerà una bionda in carne, forse omaggio alla Marylin per eccellenza) e Vincent (che a sua volta è probabilmente un omaggio al Vincent di Tim Burton).
Essi vendono alla gente strumenti per suicidarsi, offrendo a ciascun cliente quanto è più adatto a lui: "Soddisfatto o rimborsato" è  la garanzia di fondo, che loro convertono in "Trapassato o rimborsato".
Tutto sembra procedere come sempre, fino a che la signora Tuvache partorisce il terzo nato della famiglia: Alan, bambino che viceversa è l’emblema della gioia, assolutamente fuori posto in quell’atmosfera così lugubre: città in generale e bottega in particolare.
Egli tuttavia non è solo, e altri bambini, pur in minoranza, sono come lui. Proprio loro si daranno da fare per migliorare le cose in città…

La bottega dei suicidi è un film d’animazione con la classica tecnica bidimensionale, tuttavia i disegni sono assai particolari, e si lasceranno ricordare facilmente.
Altra particolarità del film: non è un musical, ma poco ci manca, visto che sono numerose le scene cantate… alcune davvero memorabili, le quali segnano letteralmente il film: penso per esempio alla canzone in apertura “Contro la crisi e il carovita”, o a quella in chiusura “La ruota del destino”, le quali due peraltro riassumono anche l’essenza del film, dall’apertura un po’ lugubre, ma comunque assai ironica, alla chiusura dolce e amorevole, e quasi in modo commovente, occorre dire.
Non mancano altre scene notevoli, come quella in cui Marylin balla nuda.

Il tutto fa de La bottega dei suicidi è un film in pratica per persone adulte; ragazzi è il minimo, e occorre che siano ragazzi maturi e con una certa sensibilità alla bellezza, altrimenti si perderebbero l’essenza del film; quanto ai bambini, li lascerei da parte, nonostante l’ottusa abitudine occidentale per cui ancora in tanti parificano l’animazione a prodotti per bambini.
Ma sarebbe come dire che i fumetti sono per i grandi e i film per i piccoli, o i libri per i piccoli e gli audiolibri per i grandi; idee del tutto arbitrarie, laddove si tratta semplicemente di differenti strumenti espressivi.

Diciamo qualcos’altro de La bottega dei suicidi: l’incipit è ottimo, per quanto un po’ macabro, giacché proietta subito lo spettatore nel mondo che descrive; se il riferimento a La famiglia Addams è piuttosto facile, lo è anche quello a Tim Burton, perlomeno come genere grottesco e un po’ dark; il progetto è assai originale, ma non vale nemmeno la pena di dirlo da quanto è ovvio; l’ironia è presente in tutta la storia, e la rende gradevole, anche se non tutto il film procede con lo stesso livello di brillantezza… ma d’altronde, sarebbe stato impossibile, giacché alcune scene sono davvero memorabili.

Nel complesso, La bottega dei suicidi è un piccolo gioiello, e nemmeno tanto piccolo, ennesima dimostrazione di quanto il cinema francese sia ora il leader in Europa; e a livello di animazione per lunga distanza.

Giacché ci sono, propongo anche un paio di frasi estrapolate dal film:

"Bella è la vita, senza dolor, viver tranquilli senza che niente ti possa buttar giù."

"Che senso ha l'avidità?
Ho condannato degli innocenti all'aldilà."

"L'amore ti aiuterà, la vita sarà più leggera e la paura sparirà."

Fosco Del Nero



Titolo: La bottega dei suicidi (Le magasin des suicides).
Genere: animazione, grottesco, commedia, musicale.
Regista: Patrice Leconte.
Anno: 2012.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.